Showing posts with label I Valentiniani. Show all posts
Showing posts with label I Valentiniani. Show all posts

TEODOSIO - THEODOSIUS


9 comment

Nome completo: Flavius Theodosius
Nascita: Caica, 11 gennaio 347
Morte: Milano, 17 gennaio 395
Predecessore: Valente
Successore: Onorio in Occidente, Arcadio in Oriente
Coniuge: Elia Flaccilla (fino al 385) Galla
Figli: Pulcheria, Arcadio e Onorio da Flaccilla,
Graziano, Galla Placidia e Giovanni da Galla
Dinastia: casata di Teodosio
Padre: Teodosio
Madre: Termanzia
Regno: 379-395 d.c.


LE ORIGINI

Flavio Teodosio nacque a Caica in Hispania, ed era figlio di Teodosio il Vecchio, valente generale imperiale che seguì in battaglia fin dalla giovane età. Seguì il padre anche in Britannia nel 368, per combattere contro una cospirazione, riuscendo a sconfiggere i Sassoni e le altre popolazioni di Scozia e Irlanda.

Divenuto comandante militare in Mesia, nel 374 perse due legioni ad opera dei Sarmati e venne esonerato dall'imperatore Valentiniano I. L'anno successivo suo padre venne giustiziato per l'accusa di corruzione e Teodosio amareggiatissimo e convinto di dover rinunciare alla carriera militare si ritirò nella terra d'origine.

Nel 378 però Graziano lo richiamò per respingere nuovamente i Sarmati, creandolo poi augusto nel 379, dopo la morte dell'imperatore Valente nella disastrosa Battaglia di Adrianopoli ad opera dei Goti, affidandogli l'Oriente con la Mesia e la Dacia.


TEODOSIO E I GOTI

Teodosio pose il suo quartier generale a Tessalonica ed arruolò al servizio militare molti Goti. Nel 380 però I Goti, insediati nei Balcani, cominciarono scorrerie e razzie, tanto che Graziano rinunciò a mantenere il controllo delle province illiriche e si ritirò a Treviri, per consentire a Teodosio di condurre a suo modo le operazioni militari.

Non potendo far combattere i Goti contro i Goti, Teodosio inviò le sue nuove reclute in Egitto, rimpiazzandoli con soldati romani, più esperti e più affidabili.

Ma ci volle comunque l'aiuto di Graziano che spedì alcuni generali per liberare l'Illiria dai Goti, consentendo a Teodosio di entrare finalmente a Costantinopoli nel 380, dopo una campagna di ben due anni. Nel 382 fu stipulato con i Goti un trattato che li autorizzava a stanziarsi lungo il corso del Danubio, nella diocesi di Tracia, godendo ampia autonomia. Teodosio non aveva brillato come generale ma la pace coi Goti era fatta.



EDITTO DI TESSALONICA

All'inizio del suo regno Teodosio, insieme agli altri due augusti, Graziano e Valentiniano II, aveva promulgato nel 380 l'editto di Tessalonica, con cui si dichiarava il cristianesimo religione di stato, con pene e persecuzioni per chi praticasse culti pagani. Il decreto “Cunctos populos”, concesse grandi privilegi ai sacerdoti cristiani versandogli inoltre tutti i profitti dei sacerdoti pagani.

Con lo stesso fanatismo con cui erano stati perseguitati i cristiani, furono perseguitati i giudei e i pagani. In questa prima "pulizia religiosa" furono distrutti grandi e magnifici templi pagani come l'Oracolo di Apollo a Delfi, dall'ignoranza e fanatismo cattolici.

Teodosio perseguitò ferocemente l'arianesimo, espellendo da Costantinopoli il vescovo ariano Demofilo di Costantinopoli e affidando la conduzione delle chiese al niceno Gregorio di Nazianzo. Dopo una lunga malattia, si era fatto battezzare dal vescovo Acolio di Tessalonica e nel 381 convocò un concilio di 150 vescovi d'Oriente, facendogli proclamare come sola chiesa ortodossa quella di Nicea, assegnando il primato vescovile a Roma con Costantinopoli a lei asservita.

Nel 382 si sanciva, tuttavia, la conservazione degli oggetti pagani che avessero valore artistico, cioè si decise che i templi più belli anzichè venire distrutti fossero trasformati in tempi cristiani. Il divieto dei sacrifici cruenti e dei riti pagani venne ribadito nel 385. La confessione fu resa segreta sotto Teodosio, quando una donna, dinanzi a migliaia di fedeli, si accusò d'essere andata a letto col diacono che la stava in quel momento confessando.

Nel 383 Teodosio rese obbligatorio il giorno di riposo, il Dies Solis, festa di Elios, rinominandolo Dies Dominicus, il giorno del Signore, la domenica, da allora sacra fino ad oggi per tutti i Cristiani.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

L'USURPATORE MASSIMO

Nel 383 Graziano morì assassinato prima di battersi contro Magno Massimo, proclamato imperatore dalle legioni di Britannia. Massimo propose allora a Teodosio un trattato di amicizia che fu accettato, anzi l'imperatore orientale gli fece erigere una statua in suo onore ad Alessandria. Ma Massimo non era tranquillo e nel 387 traversò le Alpi minacciando Milano, sede della prefettura di Valentiniano II e sua madre che si rifugiarono in oriente da Teodosio I.

Questi, per garantirsi il potere sposò Galla, la sorella di Valentiniano, poi marciò contro Magno Massimo, sconfiggendolo nella battaglia della Sava e poi ad Aquileia nel 388. Valentiniano II fu restaurato a Milano e per compiacere Teodosio dovette sconfessare l'arianesimo aderendo alla fede cattolica di Nicea.

Nel 390 Teodosio fece trasportare dall'Egitto a Costantinopoli l'obelisco del faraone Tutmosi III, col simbolo del Dio Helios, che si erge tuttora nell'Ippodromo. Sul grande basamento di marmo bianco ci sono i bassorilievi di Teodosio, la famiglia imperiale e i nobili, su un palco imperiale separato dal pubblico.



I MASSACRI DI TEODOSIO

Nel 390 la popolazione di Tessalonica (Salonicco) si ribellò e impiccò il magister militum dell'Illirico e governatore della città Buterico, per aver arrestato un famoso auriga perchè omosessuale e fatto chiudere i giochi. Teodosio per rappresaglia organizzò una gara di bighe nel circo della città, fece chiudere le porte e trucidare tutti i presenti, donne e bambini compresi, ben 7000 persone, tutte uccise a caso.

Ambrogio, vescovo cattolico di Milano, scrisse a Teodosio una lettera sdegnata e lo costrinse a mesi di penitenza e ad una richiesta pubblica di perdono che venne infine concessa nel Natale del 390. Secondo molti storici l'inasprimento della politica religiosa di Teodosio nei confronti del paganesimo fu in gran parte dovuta proprio all'influenza di Ambrogio e la penitenza inflittagli una messa in scena.

Infatti le persecuzioni si moltiplicarono: venne interdetto l'accesso ai templi pagani e ribadita la proibizione di qualsiasi forma di culto, compresa l'adorazione delle statue; pene amministrative per i cristiani che si riconvertissero nuovamente al paganesimo e nel decreto emanato nel 392 da Costantinopoli, l'immolazione di vittime nei sacrifici e la consultazione delle viscere erano punibili con la morte.

I templi pagani furono sistematicamente distrutti dai fanatici cristiani e dai monaci appoggiati dai vescovi locali, come il tempio di Giove ad Apamea. Ad Alessandria d'Egitto il vescovo Teofilo ottenne nel 391 il permesso imperiale di trasformare in chiesa un tempio di Dioniso, provocando una ribellione dei pagani, che si asserragliarono nel tempio.

Il vescovo Teofilo guidò personalmente i cristiani all'assalto del tempio di Serapide massacrando tutti i rifugiati e distruggendo il tempio, procedendo poi all'incendio della gloriosa Biblioteca di Alessandria, la più grande ed erudita del mondo. Scomparvero così migliaia e migliaia di testi greci che tutta l'antichità aveva studiato e ammirato, perchè il fanatismo porta inevitabilmente alla violenza e all'ignoranza.



IMPERATORE UNICO

Dopo il 392, a seguito della morte dell'imperatore Valentiniano II, Teodosio governò come imperatore unico, sconfiggendo anche grazie all'aiuto del re goto Alarico I, l'usurpatore Flavio Eugenio nella Battaglia del Frigido nel 394.

La guerra scatenata da Eugenio, i cui eserciti marciavano al grido di "Ercole invincibile", rappresentò l'ultimo tentativo di restaurare gli antichi culti religiosi contro l'intransigente avanzata del Cristianesimo. Nell'inverno del 394 Teodosio si ammalò di idropisia e nel 395 morì, lasciando il generale Stilicone come protettore dei figli Arcadio e Onorio. Infatti lo stesso Alarico I si rivoltò contro Arcadio, figlio di Teodosio e suo successore, subito dopo la morte dello stesso Teodosio.

Nel febbraio del 395 si tennero i solenni funerali di Teodosio celebrati dal vescovo Ambrogio, che pronunciò il De Obitu Theodosii. Le esequie si svolsero per la prima volta col rito cristiano. Poi la salma di Teodosio venne tumulata nella basilica degli Apostoli di Costantinopoli, dove rimarrà fino al saccheggio della città del 1204.


BIBLIO

- Zosimo - Historia Nea - IV -
- Stefan Rebenich - Gratian, a Son of Theodosius, and the Birth of Galla Placidia - Historia 34 - 1985 -
- Hartmut Leppin - Teodosio il Grande - Salerno editrice - 2008 -
- Mariateresa Amabile - Nefaria Secta. La normativa imperiale ‘de Iudaeis’ tra repressione, protezione, controllo - I, Jovene - Napoli - 2018 -
- Silvia Ronchey - Lo stato bizantino - Einaudi - Torino - 2002 -



VALENTINIANO II - VALENTINIANUS II


0 comment


Nome completo: Flavius Valentinianus
Nascita: 371
Morte: Vienne, 15 maggio 392
Predecessore: Valentiniano I
Successore: Teodosio I
Dinastia: valentiniana
Padre: Valentiniano I
Madre: Giustina
Regno: 375-392 d.c.



LE ORIGINI

Flavio Valentiniano, figlio di Valentiniano I e di Giustina, una nobile siciliana, nacque nel 371 e a soli sette anni ricevette simbolicamente il titolo di Augusto.

Alla morte del padre alcuni generali cristiani chiesero che gli venne consegnato il trono insieme al fratellastro Graziano. A Valentiniano andò l'Italia, l'Africa e l'Illirico, mentre Graziano ottenne l'impero d'occidente, Gallia, Spagna e Britannia. Avendo Valentiniano solo quattro anni, la reggenza andò alla madre Giustina e di fatto al fratello maggiore Graziano.

Giustina e Graziano spostarono la sede a Milano scontrandosi con i cattolici della città guidati dal vescovo Ambrogio, poichè Giustina era ariana. Nel 378 i Goti avevano sconfitto e ucciso ad Adrianopoli l'imperatore Valente, zio di Graziano e di Valentiniano II.

Così Graziano aveva associato al trono come augusto Teodosio I, che aveva già richiamato a combattere per lui in Pannonia, affidandogli il governo dell'impero d'oriente. Teodosio ne approfitta nel 380 per emanare un editto in cui chiede a tutti i popoli a lui sottomessi di abbracciare la fede cristiana nicenea, mentre Ambrogio viene nominato vescovo. Nel 381 Teodosio rinnova l'editto e il re dei Goti accetta la conversione. I Goti non sono più una minaccia.

Nel 383 Graziano morì assassinato combattendo contro Magno Massimo, proclamato imperatore dalle legioni di Britannia. Valentiniano fa proclamare nel 385 la libertà di culto per gli Ariani. Ambrogio dichiara in una epistola che nelle cose della fede il potere imperiale deve dipendere dalla Chiesa in modo totale, e nessun imperatore ha il diritto di far valere con la forza il suo punto di vista in materia di fede.

E' la lotta per le investiture, papato e impero pretendono di controllarsi l'un l'altro assumendo il pieno potere. Il tentativo dell'impero di rafforzarsi attraverso una religione unica gli si rovescia addosso perchè creerà pian piano il potere della Chiesa di rovesciare o appoggiare gli imperatori che verranno.

Nel 387 Magno Massimo, galvanizzato dalla vittoria, traversò le Alpi per assalire Milano cosicchè Velentiniano e la madre si rifugiarono in oriente alla corte di Teodosio I.

Questi per rafforzare la sua posizione sposò Galla, sorella di Valentiniano, e l'anno dopo sconfisse Magno Clemente Massimo.

Dopo la caduta dell'usurpatore Massimo, Teodosio restaurò sul trono d'occidente Valentiniano, che nel frattempo, tanto più che questi, per compiacere Teodosio, aveva lasciato l'arianesimo e aderito alla fede nicena.

Così Valentiniano II si ritrovò imperatore di tutto l'occidente, ma in realtà era sotto tutela del magister equitum Arbogaste, essendo morta sua madre. Arbogaste era un generale romano nominato da Teodosio magister equitum, cioè luogotenente e tutore di Valentiniano.

Pertanto anche Valentiniano era sotto il suo potere, però rapporti tra l'imperatore ed il suo tutore furono conflittuali e forse non estranei alla sua morte.

Arbogaste fece allora proclamare Imperatore d'Occidente Flavio Eugenio, responsabile della cancelleria imperiale, avendo dalla sua il senato che sperava in un ritorno al paganesimo, ma Teodosio non approvò e proclamò Imperatore d'Occidente il figlio Onorio. Flavio Eugenio venne poi sconfitto da Teodosio nella battaglia del Frigido del 394, dove Arbogasto si suicidò ed Eugenio venne decapitato. Così l'impero ebbe nuovamente un solo imperatore.



LA MORTE

Nel 392 Valentiniano II morì a Vienne, in Gallia, il suo corpo venne trovato impiccato ad un albero e tutto lascia presupporre fosse stato assassinato. Arbogaste spedì il corpo di Valentiniano a Milano e Teodosio scrisse ad Ambrogio, vescovo di Milano, di organizzare il funerale; Ambrogio compose per l'occasione l'orazione "De obitu Valentiniani consolatio".


BIBLIO

- John M. O'Flynn - Generalissimos of the western Roman empire - University of Alberta Press - 1983 - I generalissimi dell'Impero romano d'Occidente - Ar, - Padova - 2020 -
- Giorgio Ravegnani - Imperatori di Bisanzio - Bologna - Il Mulino - 2008 -
- Georg Ostrogorsky - Storia dell'Impero bizantino - Torino - Einaudi - 1968 -
- Runciman, Steven - Byzantine Civilisation. Meridian - 1956 -


FLAVIO GRAZIANO - FLAVIUS GRATIANUS


0 comment


Nome completo: Flavius Gratianus
Nascita: Sirmio, (Serbia), 18 aprile/23 maggio 359
Morte: Lione, 25 agosto 383
Predecessore: Valentiniano I
Successore: Valentiniano II
Consorte: Flavia Massima, Faustina Costanza Leta
Dinastia: valentiniana
Padre: Valentiniano I
Madre: Marina Severa
Regno: 375-383 d.c.


LE ORIGINI

Figlio maggiore di Valentiniano I, nacque a Sirmio, in Serbia nel 359 d.c.. Il padre lo nominò augusto a soli otto anni, il 4 agosto del 367, ma alla morte di suo padre a soli 44 anni, nel 375, le truppe di stanza in Pannonia proclamarono imperatore il suo fratellastro, Valentiniano II.

E' vero che Graziano aveva solo nove anni, ma il suo fratellastro ne aveva cinque, però per lui esercitò il potere la madre Giustina, vedova di Magnenzio. Graziano aveva invece per madre una figlia di Costanzo, nonchè nipote di Costantino ed era cristiano ortodosso.

Fu secondo alcuni uomo gentile e collaborativo, senza sete di potere, rifiutò la veste di porpora pur accettando la nomina, rifiutando anche il titolo di Pontifex Maximus, data la sua fede. Per altri fu facilmente influenzabile e schivo dai compiti dello stato preferendo le sfide e i circhi dove si esibiva abbondantemente.



IL COIMPERO

Graziano era vissuto dall'età di sei anni insieme all'esercito come mascotte, per cui era stimato dai soldati ma Giustina spinse alla nomina di Valentiniano, che però chiamò il fratellastro al suo fianco.

Valentiniano II e la madre Giustina governarono l'Italia, l'Illiria e l'Africa, con sede a Milano, mentre Graziano governò il resto dell'impero con sede a Treviri. La divisione era comunque nominale; il potere reale rimase nelle mani di Graziano.

Nel maggio del 378 Graziano sconfisse i Lentiensi, un ramo degli Alemanni, nella battaglia di Argentovaria, vicino l'odierna Colmar. In seguito al disastro di Adrianopoli, e alla morte di Valentiniano, Graziano governò anche la parte orientale dell'impero; sentendosi impreparato a fronteggiare da solo la pressione barbarica, nominò il 19 gennaio 379 Teodosio I imperatore d'oriente.

Strana nomina, visto che ne aveva fatto uccidere il padre accusato ingiustamente di congiura, tanto più che Teodosio, temendo per la sua vita, si era rifugiato in Spagna fuggendo qualsiasi potere o carica. Ma per ordine di Graziano, doveva assumersi l'onere di sconfiggere i Goti di Fritigeno.



LA RELIGIONE

Papa Damaso I intanto lottava contro l'arianesimo e Costantinopoli, coll'intento di riportare la cattedra papalina a Roma. Il successore di Pietro dovrà risiedere nella medesima città di Pietro e la Chiesa d'Oriente dovrà sottomettersi a lui, quindi alla Chiesa cattolica. Dei principi cristiani di pace e fratellanza non rimaneva nulla, soppiantati da brama di potere e ribellioni a scopi personali.
Invece Wulfila, vescovo dei Goti, converte all'arianesimo i popoli del Nord Europa.

Nel 380 Graziano promulgò l'editto di Tessalonica che dichiarava il cristianesimo religione di stato. Dietro l'influenza dell'intransigente e intrigante Ambrogio, vescovo di Milano, ordinò nel 382 la soppressione dei collegi sacerdotali pagani, dirottandone le rendite al sacerdozio cristiano, e la rimozione della statua e dell'altare della Dea Vittoria, che era il simbolo di Roma, nonostante le proteste del Senato romano e dei patrizi pagani capeggiati dal senatore Simmaco. Questo dette il via alle persecuzioni dei pagani, e alla demolizione di tutti i loro templi, grandi opere d'arte furono così distrutte per sempre.


ARCO DI GRAZIANO, VALENTINIANO E TEODOSIO

"1451-1454. ARCVS GRATIANI VALENTINIANI ET THEDOSII.
Nicolao V distrugge gli avanzi dell' arco per dirizzare la via di s. Celso (de Banchi): s' intende quelli che emergevano da terra. La parte nascosta dall'accrescimento del suolo fu scavata nel primo quarto del secolo seguente, Cf Fulvio-Ferrucci, p. 115.
" Gli archi di Teodosio etc non lontani dal ponte del Castello, i fragmenti de' quali, poco fa, furono disotterrati vicino alla chiesa di Santo Celso (Vedi anche Bull. Com. 1893, p. 20 segg)."


LA MORTE

Graziano aveva grande propensione per i soldati Germani, molto meno per i Romani che gliene serbarono rancore. Inoltre si occupava più di arene e giochi circensi che non di battaglie.
Nel 383 l'ispanico Clemente Magno Massimo venne proclamato imperatore dalle legioni di Britannia; sbarcato in Gallia, sconfisse vicino a Parigi Graziano, conquistandone la provincia.

Graziano, impopolare tra le truppe, che passarono dalla parte di Magno Massimo, si recò nella Gallia meridionale, ma a Lione fu assassinato dal magister equitum Andragazio nel 383.
Per Zosimo fu invece ucciso da Andragazio a Sigidunum nella Mesia. Aveva solo 24 anni.


BIBLIO

- Zosimo - Historia Nea - IV -
- Auguste A. Beugnot - Histoire de la Destruction du Paganisme en Occidente - 1832 -
Orosio - Historiarum adversus paganos libri septem -
- Antonio Lombatti - Il culto delle reliquie. Storia, leggende, devozione - Sugarco 2007 -
- Peter Manseau - La bottega delle reliquie - Fazi - Roma 2012 -



VALENTE - VALENS


0 comment

Nome completo: Flavius Iulius Valens
Nascita: Cibalae (vicino Sirmio), Pannonia, 328
Morte: Adrianopoli, 9 agosto 378
Predecessore: Valentiniano I (da solo, l'intero impero)
Successore: Teodosio I
Consorte: Albia Dominica
Figli: Carosa, Anastasia, Valentiniano Galate
Dinastia: valentiniana
Padre: Graziano il Vecchio
Madre: Albia Dominica
Regno: 364-378 d.c.


LE ORIGINI

Fratello di Valentiniano imperatore, nacque nella città di Cibalae, nel 328 d.c. da una famiglia non povera ma di umili origini. Il padre Graziano il Vecchio, valoroso ufficiale dell'esercito, aveva ricevuto terre e bestiame in cambio dei suoi servigi, come si usava nel tardo impero.

Così Valente, insieme a Valentiniano, era vissuto nelle tenute d'Africa e pure in Britannia. Mentre Valentiniano si era dedicato da subito alla carriera militare, Valente aveva trascorso la giovinezza nelle proprietà familiari dedicandosi agli studi, e si unì all'esercito solo intorno al 360.



L'IMPERO

Nel 364 d.c., l'imperatore Gioviano morì misteriosamente asfissiato in un viaggio a Costantinopoli durante una sosta. Valentiniano aveva già una fama e un credito verso i soldati, e aveva pure ottenuto la carica di tribunus scutariorum, in più era illirico come Gioviano.

A differenza di Gioviano Valentiniano fu acclamato, e non imposto, per il titolo di Augusto i primi del 364. Il suo primo gesto fu richiamare presso di sè suo fratello Valente per condividerne il governo, nominandolo Augusto all'Ebdomonte, futuro luogo di incoronazioni per una serie di imperatori.

Dopo due mesi di governo affiancato, si capì che era meglio spartire l'impero per evitare conflitti, così tornarono in Illirico dividendosi le amministrazioni, le terre e l'esercito.
Valentiniano, in qualità di Massimo Augusto, tenne:
- Italia,
- Illirico,
- Spagna,
- Gallia,
- Britannia
- e la provincia d'Africa;
Valente invece, in qualità di Augusto Junior, tenne:
- la metà orientale dei Balcani,
- Grecia,
- Egitto,
- Siria
- e Asia minore fino ai confini con la Persia.

Valente tornò a Costantinopoli e l'anno dopo, nel 365, Valentiniano si recò a Mediolanum, dove risiedette per un anno prima di raggiungere Treviri, eletta a capitale fino al 375.



LE PERSECUZIONI

Valente e Valentiniano avevano credo religiosi differenti: Valente era Ariano e Valentiniano adottava il Credo di Nicea. Ancora più intransigente del fratello, perseguitò chi non la pensasse come lui, cioè i cristiani niceni e i pagani, condannandone pure la filosofia ellenica, il che creò numerosi conflitti interni. Pur amministrando con capacità fece grossi danni alla libertà romana, giungendo a chiedere la conversione universale, Goti compresi.

La tolleranza romana che rispettava costumi e religioni dei vinti era scomparsa. Aderendo a una fede che era dettata solo dal timore, col dovere di affermare una fede non sentita, i cristiani imposero agli altri il credo con la forza. La vera fede non chiede potere nè conferme, perchè è paga di sè, ma se non è sentita nel cuore si associa al potere e richiede continue affermazioni all'esterno, molto spesso con la violenza.



L'USURPATORE

Valente aveva ereditato la parte orientale di un impero che aveva ceduto i possedimenti in Mesopotamia e Armenia per lo svantaggioso trattato di Gioviano col re di Persia Sapore II. A Valente quel trattato non piaceva per cui verso la fine del 365 cominciò a marciare contro i Persiani. Ben presto però venne distratto da una più grave priorità: un usurpatore si era proclamato imperatore a Costantinopoli.

Procopio, cugino per parte di madre, messo a capo di una divisione dell'esercito di Giuliano durante la spedizione in Persia, era già sospettato di tradimento. Valente aveva ordinato di arrestarlo, ma l'altro riuscì a fuggire e a portare dalla sua due divisioni militari di passaggio che lo proclamarono imperatore nel 365.

Temendo la reazione di Costantinopoli Procopio organizzò una massiccia azione di propaganda bloccando tutte le notizie in arrivo e divulgando che Valentiniano fosse morto.

Poi fece coniare monete che lo sancivano di dinastia costantiniana. Questa propaganda ottenne il successo sperato.

Valente si spaventò della rivolta, prima pensò di abdicare o addirittura di suicidarsi, poi inviò contro Procopio due legioni che però passarono dalla sua parte, e Valente stesso per poco non fu catturato, inoltre Valentiniano si disinteressava del problema.

Quando Procopio si impossessò delle diocesi di Tracia e d'Asiana, Valente dovette riorganizzare il suo esercito e nel 366 si recò in Frigia, sconfisse il generale di Procopio nella battaglia di Thyatira e lo stesso Procopio a Nacoleia. Procopio fu decapitato e la sua testa inviata a Valentiniano a Treviri.



LA QUESTIONE GOTICA

I Goti nel nord, rimasti in pace dalla vittoria di Costantino nel 332, avevano aiutato Procopio contro Valente che se l'era legata al dito. Quindi nel 367, con l'aiuto del nipote Graziano, Imperatore Romano d'Occidente, traversò il Danubio e marciò incontro al loro capo Atanarico.

Questi si ritirò tra i Carpazi, finchè un'alluvione del Danubio impedì all'Imperatore di passare il fiume, consentendogli solo opere di fortificazione. Nel 369 traversò nuovamente il fiume, attaccando e vincendo Atanarico che chiese una tregua, Valente accettò, con detrimento dei suoi commerci con l'oriente a la possibilità di reclutare truppe.



IL TRONO DI ARMENIA

Il re Sapore II, incarcerato il re armeno Arsace e presone il trono, mandò un esercito contro l'Iberia, e un altro contro il figlio di Arsace, Pap, che riuscì a scappare e a raggiungere Valente a Marcianopoli, dove stava conducendo la campagna contro i Goti.

Per risposta Valente fece reimporre Pap sul trono, ma Sapore reagì invadendo ancora la regione. Pap fuggì di nuovo e fu fornito di un nuovo esercito che riuscì ad aver ragione del contrattacco di Sapore. La pace fu stabilita e durò cinque anni.

Ma sorsero problemi anche con Pap, che uccise il patriarca Narses pretendendo il controllo di alcune città romane, tra cui Edessa. Valente lo fece catturare e uccidere ponendo al suo posto Varazdat, che governò sotto la reggenza di Masel Mamikonean, fedele a Roma.

Alla morte di Valentiniano gli succedettero i due figli Graziano e Valentiniano II, nominati augusti dalle truppe in Pannonia.

Nel 377 i Saraceni comandati dalla regina Mavia si ribellarono, devastando i territori dalla Palestina al Sinai, ma la rivolta fu sedata, e si giunse ad un accordo, per cui Mavia divenne anche alleata dei romani

VALENS - MAINZ MUSEUM

LA RIVOLTA DEI BARBARI

Nel 376 gruppi di Goti, circa 200.000, sotto la spinta degli Unni, chiesero all'imperatore d'Oriente Valente il permesso di oltrepassare il Danubio: questi accettò, contando su nuove braccia per coltivare le terre e nuovi guerrieri per l'esercito. Chiese però ai Goti di convertirsi al cristianesimo, il disarmo dei guerrieri e la consegna di bambini come ostaggi, promettendo in cambio terre da coltivare e sussidi dall'Impero.

Ma i Goti erano molto di più di quanto dichiarato, il disarmo dei guerrieri non funzionò, e funzionari corrotti si rivendettero le derrate dei Goti, portandoli a fame e miseria. I Goti giunsero stremati a Marcianopoli, ma gli abitanti della città non gli permisero neppure di approvvigionarsi.

La ribellione fu inevitabile, tanto più che il comes Lupicino tentò, al termine di un banchetto, di assassinare il capo goto Fritigerno assieme agli altri capitribù ma questi fuggì e raggiunse la sua gente, avvertendo del tradimento.

Così i Goti entrati nell'esercito romano si ribellarono nel 377 sconfiggendo i Romani a Marcianopoli. Dopodichè, uniti ai Visigoti, agli Unni e agli Alani, si scontrarono con le truppe imperiali vincendo e conquistando la Tracia.

Nel 378 Valente uscì da Antiochia con l'esercito e raggiunse Costantinopoli. I suoi consiglieri lo pregarono di aspettare Graziano in arrivo dalla Gallia con le sue legioni vittoriose, cosa che anche Graziano auspicava, ma Valente, geloso dei successi del nipote, non intese ragioni.



LA BATTAGLIA DI ADRIANOPOLI

Valente dette il comando ai generali Traiano e Profuturo, i quali progettarono di attaccare all'alba Fritigerno, che però intuì la mossa preparandosi al contrattacco. Ambedue le partì subirono pesanti perdite senza alcun vincitore.

Per impedire ai Goti di avanzare Valente fece costruire fortificazioni sui passi montani e per alcuni mesi l'esercito romano li presidiò, ma i Goti scoprirono un varco sulle rive del Danubio a nord e chiamarono i contingenti di Alani, che passarono il fiume e si unirono a Fritigerno.

Il nuovo comandante romano Saturnino intanto, per timore di venire accerchiato si rifugiò nelle città fortificate e l'orda barbara ormai forte come un fiume superò le montagne e saccheggiò la Tracia.

L'imperatore, ottenuta una tregua con i Persiani e concordato l'aiuto militare di Graziano, affidò a Sebastiano il comando delle operazioni. Questi attuò una strategia di controguerriglia, cercando di rintracciare i gruppi di barbari che razziavano la zona e di affrontarli separatamente.

Valente intanto decise di aspettare la discesa dei barbari erigendo un accampamento fortificato alle porte di Adrianopoli. Invano il magister equitum Vittore lo consigliò di aspettare; alla fine Valente, per non dividere il successo con Graziano che stava sopraggiungendo con l'esercito, decise di dirigersi da solo contro il nemico: 60.000 soldati romani contro un'orda di circa 150.000-200.000 barbari. Una follia.

Furono comunque avviate trattative di pace: l'imperatore ricevette una delegazione di preti cristiani ariani con una lettera di Fritigerno che chiedeva terre per i Goti. Ma due reparti di cavalleria di arcieri a cavallo, attaccarono di propria iniziativa dando il via alla battaglia.

Gli arcieri furono sopraffatti e fu necessario l'intervento dei catafratti (cavalieri corazzati). I Romani comunque avanzarono fino ad arrivare addosso ai fanti, ma si resero conto che non erano stati seguiti dal resto della cavalleria e, in inferiorità numerica, furono massacrati.



LA MORTE

La cavalleria gota colpì il fianco sinistro romano ormai scoperto. I fanti romani, schierati in ordine compatto e con scarso margine di manovra, dopo una ferrea resistenza, si sfaldò e fuggì. Valente rimase al suo posto fino all'ultimo ma venne ucciso e i resti del suo esercito si dette alla macchia.

Non si è mai saputo di preciso in che modo Valente morì: forse colpito da una freccia o bruciò vivo nell'incendio di una fattoria in cui si era rifugiato per una ferita. Con lui caddero anche due comites, tre duces, trentacinque tribuni e circa 10.000 soldati, una strage. In seguito alla vittoria i barbari dilagarono nei territori intorno alla città razziando e massacrando le popolazioni romane.

Il magister equitum Vittore riportò di notte il resto dell'esercito a Graziano, rimasto a oltre 300 km. dal campo di battaglia. Questi appena diciannovenne non osò intervenire finchè non nominò Teodosio I nuovo imperatore d'oriente.



DOPO VALENTE

La battaglia di Adrianopoli fu un duro colpo per i Romani fino ad allora invincibili, e la cavalleria gotica cambiò completamente il modo romano di combattere da allora in poi, perchè uno dei pregi dei Romani fu quello di copiare ogni sistema che funzionasse meglio del loro. L'ufficiale bizantino Rufino chiamò la sconfitta di Adrianoponi "l'inizio dei mali per l'Impero romano, ora e in seguito".


BIBLIO

- Noel Emmanuel Lenski, Failure of empire: Valens and the Roman state in the fourth century A.D., University of California Press, 2002
- Macpherson, Ewan - "Flavius Valens " - The Catholic Encyclopedia - Vol. 15 - New York: Robert Appleton Company - 1912 - 15 Jul. 2020 -
- Silvia Ronchey - Lo Stato Bizantino - Collana Piccola Biblioteca - Nuova serie n.47 - Torino - Einaudi - 2002 -
- S. Ronchey, Tommaso Braccini - Il romanzo di Costantinopoli - guida letteraria alla Roma d'Oriente - Collana Super ET - Torino - Einaudi - 2010 -



VALENTINIANO - VALENTINIANUS


3 comment



Nome completo: Flavius Valentinianus
Nascita: Cibalae Vinkovci, Pannonia, 3 luglio 321
Morte: Brigezione sul Danubio, 17 novembre 375
Predecessore: Gioviano
Successore: Valente, Graziano e Valentiniano II
Consorte: Marina Severa Giustina
Figli: Graziano, Valentiniano II, Galla e Giusta
Dinastia: valentiniana
Padre: Graziano il Vecchio
Regno: 364-375 d.c.


LE ORIGINI

Nacque nella Pannonia nel 321 da famiglia cristiana di umili origini. Il padre Graziano il Vecchio era un valoroso ufficiale dell'esercito, il che gli aprì la carriera militare. Fin da giovanissimo seguì infatti il padre nelle campagne militari, apprendendo da lui l'arte della guerra, ma solo nel 357 ottenne il comando di un reparto di cavalleria nell'esercito del Cesare d'Occidente Giuliano.

Nell'esercito vi era però una forte competizione per distinguersi agli occhi dell'imperatore onde ottenere cariche. Era ormai caduto quell'amor di patria che aveva caratterizzato molti generali romani. Un tribuno del prefetto Barbazione, Cella, impedì infatti al tribuno Bainobaude e a Valentiniano di attaccare gli Alamanni che, saccheggiato un villaggio romano, tornavano oltre confine.

Barbazione, per tema di rappresaglie, fece un falso rapporto all'imperatore Costanzo II, addossando la colpa del mancato intervento a Valentiniano e Bainobaude. L'imperatore, circondato da cattivi consiglieri e affetto da manie di persecuzione, credette a Barbazione e senza indagini fece congedare i due.

Si ritiene però che dei dubbi li avesse, altrimenti per insubordinazione sarebbero stati puniti in modo più grave. Eppure aveva cocordato il matrimonio di Valentiniano con Valeria Severa, una nipote di Costantino.

Ebbe infatti due mogli, la prima fu la madre di Graziano, la seconda di Valentiniano II. Nel 363 salì al trono Gioviano, che ripristinò il cristianesimo e richiamò Valentiniano nell'esercito, affidandogli il comando di una truppa a guardia dell'imperatore.



LA PORPORA IMPERIALE

Alla morte di Gioviano, nel 364, i comandanti dell'esercito, a Nicea, nominarono Valentiniano imperatore, forse grazie alla moglie nipote di Costantino che gli dava una parentela imperiale. Valentiniano chiamò subito al suo fianco il fratello Valente nominandolo Augusto d'oriente, mentre prese per sé le prefetture Occidentali e l'Illirico.



LE BATTAGLIE

Intanto l'usurpatore Procopio, un discendente di Giuliano, tentò di prendergli il trono, ma Valente sconfisse la sua armata nel 366 e lo fece uccidere. Nel frattempo i Germani proseguivano incursioni e saccheggi sul territorio romano. Come tutti gli imperatori dai tempi di Diocleziano, Valentiniano stabilì la sua sede a Milano per essere più vicino ai tormentati confini del nord.

Dapprima dovette affrontare gli Alemanni che avevano conquistato Magonza, riuscì a ricacciarli e si spostò a Parigi, poi ancora più a nord, per combattere i Sassoni che volevano invadere la provincia romana della Britannia.

Per sette anni costruì e rafforzò fortificazioni sul Reno e una fortezza a Basilea, il che lo prese come un chiodo fisso senza curarsi nè dell'Oriente nè di altro.

Secondo la tradizione romana del dividi et impera cercò di far combattere tra loro le diverse tribù; inoltre i soldati sconfitti venivano insediati nei territori romani come coloni, ponendo fine alla loro vita nomade di conquista.

Firmo era un nobile berbero cristiano, che nel 371 entrò in contrasto con il comes Africae Romano, che aveva rifiutato la protezione dalle incursioni delle tribù africane a quelle città romane che si erano rifiutate di pagargli delle tangenti. Firmo provò ad avere udienza da Valentiniano, ma Romano riuscì a farglielo negare. Allora Firmo iniziò una rivolta che durò dal 372 al 375.

Valentiniano inviò in Africa il proprio magister militum, Teodosio con l'ordine di deporre Romano. Firmo cercò di trovare un compromesso ma Teodosio rifiutò di contrattare con Firmo, che si era proclamato imperatore.

Sostenuto dalle tribù africane, Firmo costrinse Teodosio ad una campagna sanguinosa e inconcludente: alla fine, però, venne tradito da uno dei suoi sostenitori, e scelse di suicidarsi per non farsi catturare.

Poiché Firmo aveva sostenuto i donatisti contro i sostenitori del Credo di Nicea e per questo aveva messo a morte degli abitanti di Rusuccuru che professavano il credo, Valentiniano promulgò delle leggi contro i donatisti, colpevoli di aver sostenuto Firmo.



LA RELIGIONE

Dapprima Valentiniano seguì il principio romano della tolleranza religiosa, poi cadde sotto l'influenza di Eudossio che era a capo della dottrina Nicena, la più forte a Costantinopoli per seguaci e per chiese e possedimenti. In più venne il carismatico Basilio di Cesarea, grande oratore e sofista che disputò con tutte le altre dottrine, per lui eretiche. Valente ne rimase affascinato e lo tenne con sè come guida spirituale.

Insomma il messaggio chiaro e diretto di Cristo, dettato dall'anima e dalla compassione era andato perduto. Il cristianesimo, tranne in suoi particolari seguaci, non ebbe più una fede ma un agglomerato di contorsioni mentali che discutevano su mille inutili particolari per cui erano disposti a scannarsi. In realtà ogni chiesa aveva un capo che poteva acquisire grande potere sia religioso che politico. Sulla fede non si litiga mai, ma sul potere si.

Iniziò così un rovesciamento di situazione, e furono i Cristiani a perseguitare i pagani. Il termine pagano viene da Pagus, villaggio, perchè ogni terra aveva i suoi Dei, per cui le mille divinità comportarono per il Cristianesimo un massacro di persone, di templi, di immagini come mai ce ne furono nella storia.

Ogni angolo fu controllato e ripulito con l'accusa di essere oggetto di stregoneria, tutto ciò che prima era stato oggetto di devozione divenne impuro e demoniaco, suscitando terrore e fantasmi. Perirono così un'infinità di opere d'arte, con seguente tracollo della capacità artistica che diventò infantile e rozza, statica e imbambolata, perchè mentale e priva di entusiasmo.



LA MORTE

Nel 374 Valentiniano si recò sul Danubio, nelle Pannonie, per combattere i Quadi ed gli Iazigi, una tribù sarmatica di origine iranica. L'anno seguente, il 17 novembre, morì durante un colloquio con i Quadi per un ictus cerebrale.


BIBLIO

- Tomlin, R. - The Emperor Valentinian I - 1973 -
- Ammiano Marcellino - Res Gestae - XXX -
- M. Fasolino - Valentiniano I. L'opera e i problemi storiografici - Società editrice napoletana - Napoli - 1976 -
- Milena Raimondi - Valentiniano I e la scelta dell'Occidente - Edizioni dell'Orso - Alessandria - 2001 -



 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies