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LARISSA (Grecia)


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IL TEATRO

Larissa (gr. Λάρισσα o Λάρισα) fu una città della Grecia centro-orientale, posta sulla riva destra del fiume Peneo. Il pendio orientale di Larissa e il terreno pianeggiante a est vennero abitati nel tardo Bronzo dal popolo dei Dori, e il loro insediamento e il tempio divennero il nucleo dell'Argo classica. 

In epoca micenea, il principale insediamento e il tempio si trovavano sulla collina dell'Aspis, a nord di Larissa. Qui abitava una comunità che teneva il suo cimitero principale sul colle di Deiras, che in epoca classica divenne il luogo della Porta di Deiras. 

Inoltre nel 196 a.c. Larissa divenne alleata di Roma e lì si tennero i quartier generali delle città confederate nella Lega Tessalica. Infatti a Larissa Filippo V di Macedonia aveva firmato nel 197 a.c. un trattato con i Romani dopo la sua sconfitta nella Battaglia di Cynoscephalae (Cinocefale), e fu ancora lì a Larissa che Antiochus III il Grande, ottenne una gloriosa vittoria nel 192 a.c.. 

Larissa fu spesso menzionata in connessione delle Guerre Civili romane che precedettero lo stabilizzarsi dell'Impero Romano e a Larissa si rifugiò Pompeo Magno cercando scampo dopo la sconfitta subita nella Battaglia di Farsalo.

MURA GRECHE


LE MURA

Le mura di Larissa, analoghe alle lunghe mura ateniesi, erano collegate con Nauplia, che nel 628 a.c., al tempo della II Guerra Messenica, fu conquistata da Argo che prese il suo posto nella confederazione, poiché era il porto di Argo. I cittadini espulsi si rifugiarono in territorio di Sparta, dove ricevettero la città di Metone in Messenia. Nel 371 a.c., quando fu restaurato lo Stato messeno, gli abitanti di Nauplia poterono conservare Metone.

Le sue mura vennero riprese verso il 421 a.c . dagli ingegneri ateniesi, ma ad un certo punto, nel timore di un'invasione minacciata degli Spartani, gli Argivi si impegnarono con uomini non qualificati, donne e schiavi a lavorare sul muro; nonostante questi sforzi, il muro fu completato solo a metà quando Argo fu attaccata dal re Agide II di Sparta, i cui uomini abbatterono poi tutte le mura.

Secondo un caso del tribunale ateniese dello Pseudo-Demostene, il Golfo Argolico era pieno di pirati che vendevano i loro beni rubati nell'agora di Argo in totale impunità. A un certo punto prima del 272 a.c. la città fu cinta da mura, dove Pirro fu ucciso assieme ai suoi uomini dato che furono intrappolati dentro nel momento in cui dovettero ritirarsi a causa del cadavere di un elefante da guerra.

IL TEATRO

Le mura successive collegavano le due cittadelle tra Larissa e l'Apsis, e poi continuavano attorno alle loro pendici orientali per circondare la città classica. C'erano dei cancelli in ciascuna delle direzioni cardinali: 
- le Porte di Deiras a ovest (sulla strada per Mantinea); 
- la porta Nemeana a nord sulla strada per Nemea; 
- la Porta Eilithuiana all'Heraion di Argo e Epidauro 
- la Porta di Kylabris sulla strada per Nauplia, entrambe ad est; 
- e una porta a sud che portava a Tegea.

Le mura circondavano solo le parti importanti della città classica e non tentavano di raggiungere il mare fino a Nauplia come le prime mura lunghe, estendendosi per un massimo di 300 metri ad est da Larissa prima di virare verso nord per completare infine il loro circuito all'Aspis.

Ai tempi di Pausania la città era in rovina però egli menziona come ancora esistenti il tempio di Poseidone, alcuni forti e una fontana chiamata Canathus in cui Era (ovvero le sue sacerdotesse) si bagnava una volta l'anno rinnovando grazie a questo bagno la sua verginità. Evidentemente vi si praticava la ierodulia, cioè la "prostituzione sacra".


Nel II secolo a.c., Argo e la Lega achea erano alleate con Filippo V di Macedonia, che fu dapprima un avversario, e in seguito un alleato di Roma. Gli argivi erano divisi tra partiti pro e anti-romani. I pro-romani firmarono un trattato con i Romani contro Filippo e portarono il comandante acheo Enesidemo, mentre gli anti-romani convocarono una forza macedone sotto Filocle per sostenerli.

Le due parti si scontrarono nell'agorà sotto Larissa, ma i sostenitori di Enesidemo, che erano a favore di Roma, essendo in minoranza si arresero. Enesidemo negoziò una tregua in base alla quale i suoi uomini potevano lasciare la città, ma lui stesso rifiutò l'offerta e venne ucciso.

Nel 198 a.c. Filippo incontrò i rappresentanti della Lega achea per negoziare il ritorno di Argo e di Corinto sotto il controllo degli Achei, ma si decise invece di consegnare la città a Nabide, il re-tiranno riformista di Sparta, che occupò poi sia Larissa che Aspis con le sue truppe e mandò molti degli aristocratici all'esilio o a Sparta come ostaggi.

PARTICOLARI DEL TEATRO

GLI ACCORDI CON ROMA

Gli Achei si avvicinarono allora a Tito Quinzio Flaminino, che aveva già promesso di consegnare entrambe le città agli Achei se avesse sconfitto Filippo. Dopo la sconfitta di Filippo nella Battaglia di Cinocefale, Flaminino marciò con il suo esercito per collegarsi con la forza achea a Cleonae, da dove procedettero verso la piana Argiva per assediare Argo.

Nabide aveva ulteriormente fortificato entrambe le cittadelle. Dopo la prima scaramuccia, Flaminino attese fuori dalle mura per vedere se gli Argivi si sarebbero ribellati contro Nabide; quando non lo fecero, fu persuaso dai suoi alleati greci a marciare verso sud per attaccare Sparta, mentre gli Spartani erano la fonte ultima del conflitto. 

Alla fine questa mossa costrinse Nabide a fare arrendere Argo al partito acheo. I Romani inizialmente occuparono sia Larissa che l'Aspis, ma Flaminino mantenne la sua parola e evacuò le truppe romane da lì e dall'Acrocorinto nel 194 a.c..

Una volta occupata dai Romani, dopo la battaglia di Cinoscefale, nel 197 a.c., la città rimase fedele a Roma e ne fu favorita in qualità di capitale della lega dei Tessali. Fu sede metropolitana della Thessalia I dal tempo di Costantino, e venne fortificata da Giustiniano. 

Larissa cadde in mano degli Ostrogoti sotto Alarico I nel 395 d.c., che vendette molti degli abitanti in schiavitù, e cadde in un'incursione slava nel 600 d.c.. In seguito alla conquista latina di Costantinopoli (1204) divenne feudo dipendente da Bonifacio, marchese del Monferrato.

LARISSA MUSEUM

I RESTI

Dell'antica Larissa, si conservano i resti del teatro (con sedili di marmo recanti i nomi dei cittadini più in vista), quelli di alcuni templi, dell’Odèion e numerose iscrizioni dedicatorie del periodo tardo-ellenistico e romano. Il Teatro ellenistico (archaio Theatro), conserva resti dell´orchestra, della scena e proscenio, posta ai piedi della collina dell´acropoli, dominata oggi dal Frourio, il castello, circondato dai resti di una basilica paleo-cristiana, delle terme romane e del bezestan, l´area di mercato dell´epoca turca.

Tra la produzione artistica: una grande stele votiva del IV secolo a.c., dedicata a Poseidone; una testa di Atena e la serie di stele di marmo con figure di profilo. Il Larissa Museum conserva codesta produzione artistica, 


BIBLIO

- William Smith (a cura di), Thessalia - A Dictionary of Greek and Roman Antiquities - 1890 -
- Thargelia - in Encyclopaedia The Helios - 1952 -
- Lega tessala - su Enciclopedia Britannica - Encyclopædia Britannica, Inc. -
- Peter Connolly - Greece and Rome at war - Londra - Greenhill Books - 2006 -
- Adolfo Domínguez Monedero - El tema de la colonización griega en las "Antigüedades romanas" de Dionisio de Halicarnaso -



HERACLEA LYNCESTIS (Grecia)


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Heraclea Lyncestis, detta pure Herakleia Lynkestis, fu un'antica città greca, le cui rovine giacciono a 2 km (1.2 mi) a sud dell'odierna città di Bitola, nel North della Macedonia. Essa venne fondata da Filippo II di Macedonia (regno 359 - 336 a.c.) verso la metà del IV secolo a.c., dopo che aveva conquistato la regione circostante della Lincestide e l'aveva inserita nel suo Regno di Macedonia.

La città venne così chiamata in onore del grande e mitico eroe Heracles (o Eracle, Ercole). Il nome Lynkestis invece originò dal nome di un antico regno, conquistato da Filippo, su cui la città venne costruita, e i cui abitanti venivano chiamati Lyncestae o Lynkestai.

ATHENA PARTHENOS
La regione di Lynchestia fu governata da re e capi indipendenti o semi-indipendenti fino a quando i sovrani Argead di Macedon (Aminto IV, Filippo II) neutralizzarono l'indipendenza di Lynchestia con alleanze dinastiche e la pratica di allevare i figli dei capi tribali nei palazzi di Filippo II.

I ricchi re di Lynkestis risalivano ai re Bacchiad che vennero espulsi da Corinto nel VII secolo a.c.. Durante la guerra del Peloponneso (431- 404 a.c.) Arrhabaeus, re di Lyncestis, mosse guerra contro Perdicca II di Macedonia (regno 451-413 a.c.) nella battaglia di Lyncestis nel 423 a.c..

Secondo Strabone, Irra era la figlia di Arrhabaeus e sua nipote era Euridice, madre di Filippo II, pertanto il trono era di diritto per lui.

Heraclea era una città importante dal punto di vista strategico nel periodo ellenistico, visto che si trovava al limitare del confine fra Macedonia ed Epiro a ovest e del mondo non-greco verso nord, fino a quando i Romani conquistarono la Macedonia nel II secolo a.c. e la divisero in 4 regioni. Heraclea si trovava nella IV regione, nella provincia di Macedonia Prima.

La principale strada romana della zona, la Via Egnatia, attraversava Eraclea, ed Eraclea era una città importante che molto si avvantaggiò per questa via di comunicazione che facilitava i viaggi e soprattutto il commercio. La prosperità della città si sviluppò principalmente a causa di questa strada. Gli oggetti scoperti dal tempo del dominio romano a Eraclea sono monumenti votivi, un portico, le terme, un teatro e le mura cittadine.

Inoltre, all'inizio del periodo cristiano, Eraclea era un'importante sede episcopale. Alcuni dei suoi vescovi sono menzionati nei sinodi di Serdica e in altre città vicine. La città fu gradualmente abbandonata nel VI secolo d.c. a seguito di un terremoto e di invasioni slave.

LA GRANDE BASILICA

I MONUMENTI ROMANI

La principale strada romana nell'area, la Via Egnatia, passava per Heraclea, e fu citata anche da Giulio Cesare nel De Bello Civili. L'imperatore romano Adriano, nella sua lunghissima visita ai possedimenti imperiali, fece costruire, per la romanizzazione del popolo, un teatro nel centro della città, su una collina, ordinando anche il restauro di molti edifici nella provincia romana della Macedonia.

Il teatro cominciò ad essere usato durante il regno di Antonino Pio. Nel 1931, venne rinvenuta una tavoletta che era un biglietto per un posto nella XIV fila (su XX file), cosa che fornì la prima prova all'epoca dell'esistenza del teatro. Infatti il teatro stesso non fu scoperto fino al 1968.

All'interno del teatro c'erano tre gabbie per animali (per gli spettacoli venatori) e nella parte occidentale c'era un tunnel per il loro transito fino all'arena. Il teatro andò in disuso durante la fine del IV secolo d.c., quando furono banditi i combattimenti dei gladiatori nell'Impero romano, a causa della diffusione del cristianesimo, della formulazione dell'Impero Romano d'Oriente e dell'abbandono di tutto ciò che allora venne percepito come pagano sia nei rituali, sia nell'arte, che negli spettacoli e nell'intrattenimento.


IL PERIODO BIZANTINO

All'inizio del periodo bizantino (dal IV al VI secolo d.c.) Eraclea conquistò una nuova importanza, divenendo un notevole centro episcopale. Il quest'epoca il potere e la ricchezza erano in gran parte nelle mani della Chiesa. I nobili non miravano più a diventare generali per arricchirsi ma si gettavano sulla redditizia carriera ecclesiastica. Alcuni dei suoi vescovi vengono ricordati negli atti dei Concili della Chiesa come Evagrius di Eraclea negli Atti del Concilio Sardica che si svolse dal 343 al 344 d.c.

Di questo periodo abbiamo resti notevoli: una piccola e una grande basilica, la residenza del vescovo, una basilica funeraria e la necropoli. Tre navate nella Grande Basilica sono ricoperte da complessi mosaici policromi con immagini umane, animali e floreali; questi mosaici ben conservati sono spesso considerati ottimi esempi del periodo dell'arte paleocristiana, anche perchè il resto di quest'arte degenerò dimenticando totalmente le prospettive e le forme.

Altri vescovi di Eraclea sono noti tra il IV e il VI secolo d.c. come il vescovo Quintilino menzionato negli Atti del Secondo Concilio di Efeso, dal 449 d.c. La città venne saccheggiata da Ostrogoti e Visigoti, comandata da Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti dal 474 d.c. e, nonostante un grande dono che il vescovo della città gli fece, nel 479 d.c. fu nuovamente saccheggiata. La città fu restaurata verso la fine del V e il principio del VI secolo d.c.



TEODORICO IL GRANDE

I numerosi successi di Teodorico portarono l'imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo stato di federato romano e a eleggerlo a console nell'anno 484 (alcuni anni dopo gli fu anche eretta una statua equestre a Costantinopoli), accettando così "corum populi" il predominio ostrogoto sull'area balcanica.

La presenza di Teodorico stava diventando però sempre più minacciosa per Zenone, ma nel contempo Odoacre in Italia si stava inserendo pericolosamente minacciando gli interessi di Bisanzio.
Così Zenone pensò di risolvere i suoi problemi mettendo in conflitto fra di loro i due re barbari, per cui, con l'aiuto di Bisanzio, nell'autunno del 488 Teodorico preparò la spedizione verso l'Italia, varcando le Alpi orientali nel 489 con al seguito un esercito di circa 100.000 Ostrogoti.

Condusse per 5 anni una guerra cruenta contro gli Eruli, un insieme di tribù germaniche che, entrate al servizio dell'Impero romano in qualità di mercenari, ne decisero infine la sorte infelice. I grandi legionari romani non esistevano più, tra la decimazione delle pesti e il nuovo credo cristiano per cui si dovevano amare i propri nemici. Così nel 476, fu il re Odoacre a deporre l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto, e assunse il controllo dell'Italia. Il regno degli Eruli fu però di breve durata, perchè nel 493 venne cacciato dagli Ostrogoti di Teodorico.

IL TEATRO
Teodorico, una volta conquistato il potere, lasciò ai Romani che gli si dimostrarono fedeli gli impieghi amministrativi e politici che già detenevano, riservando ai Goti i compiti di sicurezza e difesa. Inoltre riscattò i cittadini romani fatti prigionieri da altri popoli barbari e procedette alla distribuzione delle terre, mai suoi luogotenenti, non furono altrettanto onesti.

Venne varata una legge, presa dai costumi germanici, che permetteva ai contadini vittime di atti di schiavismo di uccidere i padroni come legittima difesa. Si scatenò l'eccidio dei proprietari terrieri latini che vennero uccisi e le terre passarono ai goti o a latini collaborazionisti.
Diminuì così la produzione agraria, perchè i barbari poco capivano dei sistemi di coltivazione e molti latini, per la crescente prepotenza degli Ostrogoti che avevano occupato i possedimenti agricoli, ripararono nell'Impero Bizantino. La popolazione si ridusse pian piano alla fame.
Quando un terremoto colpì Eraclea nel 518 d.c., gli abitanti abbandonarono gradualmente la città. Successivamente, alla vigilia del VII secolo, i Dragoviti, una tribù slava spinta dagli Avari verso il nord, si stabilirono nell'area. L'ultima emissione di monete risale a ca. 585, il che suggerisce che la città fu catturata dagli slavi. Di conseguenza la civiltà svanì completamente e al posto del teatro della città deserta furono costruite diverse capanne.



LA PICCOLA BASILICA

La cosiddetta Piccola Basilica è stata scoperta in scavi effettuati prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale tra il 1936 e il 1938. All'inizio si pensava che fosse un antico palazzo, ma nelle ricerche successive, dal 1960 al 1964, si è capito che si trattava di una basilica paleocristiana.

All'interno della basilica era stato montato un mosaico pavimentale decorato ad "opus sectile", poi sono state scoperte diverse stanze dopo di quella. La prima sala veniva utilizzata per il battesimo, mentre la seconda sala aveva un altro mosaico pavimentale realizzato ad "Opus tessellatum".



LA GRANDE BASILICA

La Grande Basilica era un edificio monumentale con una sala di portici aperti, una sala di esonartece (un tipo di nartece rivolto verso l'esterno della chiesa), una di nartece (vestibolo porticato interno riservato ai catecumeni o ai fedeli), due annessi a nord e una sala di tre annessi a sud.

I pavimenti di queste sale hanno mosaici con disegni geometrici e floreali. Il mosaico del nartece è di arte protobizantina, una grande composizione a 100 m. con uccelli, alberi, cespugli, un cane rosso (secondo alcuni simbolo del paradiso, ma è molto opinabile) e altri animali della terra. Questo mosaico risale alla fine del VI secolo.

Dopo che il complesso della Grande Basilica era stato realizzato, la funzione di questi ambienti venne modificata. Con la scoperta delle pareti, la plastica architettonica e i pavimenti sono stati ricostruiti elettronicamente.

La Grande Basilica però è stata costruita sopra un'altra preesistente che si ritiene sia stata edificata tra il IV e il VI secolo. Il pavimento a mosaico della Grande Basilica è raffigurato sul retro dei denari macedoni.

Nella Basilica Maggiore, tre navate sono ricoperte di mosaici con iconografia a base di motivi floreali molto ricchi e figurativi; questi mosaici ben conservati sono spesso presi come bell'esempio del periodo iniziale dell'arte cristiana. Sono noti anche altri vescovi di Heraclea vissuti tra il IV ed il VI secolo d.c., come il vescovo Quintilinus menzionato negli Atti del Secondo Concilio di Efeso del 449 d.c..



LA RESIDENZA EPISCOPALE

La residenza episcopale è stata scavata tra il 1970 e il 1975. La parte occidentale è stata scoperta per prima e il lato sud è vicino alle mura della città. Le camere di rappresentanza si trovano nella parte orientale. La II, III e IV stanza hanno tutte pavimenti a mosaico. Tra la III e la IV stanza c'è un buco che portava all'ingresso orientale della residenza. Il foro è stato creato appositamente tra il IV e il VI secolo.


IL PERIODO BIZANTINO

Al principio del periodo bizantino (dal IV al VI secolo d.c.), dunque Heraclea fu un'importante sede episcopale. Alcuni dei suoi vescovi sono stati citati negli atti dei Concili della Chiesa, come il vescovo Evagrius di Heraclea negli Atti del Concilio di Sardica del 343 d.c.. Dove c'erano vescovi c'era potere e ricchezza e fiorivano le opere d'arte.

L'arte perse la prospettiva, la sinuosità dei movimenti, la capacità di ritrarre con pochi tratti i volti, i corpi, le espressioni e i movimenti, divenne statica e inespressiva, si colmò di ori e dette però degli ottimi mosaici. .



GORTYN - GORTINA (Creta - Grecia)


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RESTI DI GORTYN
Gortina (in greco Γόρτυνα, Gòrtyna) è un comune della Grecia situato nell'isola di Creta (unità periferica di Candia), nella zona meridionale dell'isola. Il nome gli deriva da un'importante città dell'antichità situata nel suo territorio.

Sebbene alcuni studiosi dubitino che la città fosse in fase di sviluppo durante il periodo minoico, è comunque certo che la città esisteva durante i tempi eroici, perché è citata da Omero tra le città di Creta che erano fiorenti e ben fortificate.
Ma soprattutto venne rinvenuta una villa minoica di campagna nella zona di Kannia vicino al villaggio di Mitropolis, non lontano da Gortys.

La città di Gortyn nel primo millennio a.c., superò il potere di Festo divenendo la città più significativa di Creta durante il periodo minoico. e il potere principale della Mesara, incentrato sull'acropoli fortificata con il tempio di Atena Poliouchos (protettrice della città).

La città fu ricordata per la sua bellezza da Platone e da molti altri. 
Il periodo della sua grande prosperità, tuttavia, coincise con l'era ellenistica. 
Gortyn o Gortys era la città più potente e prospera di Creta e conquistò l'isola, dominando l'intera valle da Messara a Levina. 

Più tardi nel II secolo, dopo la distruzione di Festo, Gortina estese il suo potere su Matala.
Durante la guerra di Lyttian nel 220 a.c., i Gortyniani furono divisi dal conflitto civile. 
I più anziani rimasero fedeli al loro tradizionale alleato Cnosso, mentre i più giovani favorivano i Lyttiani. 

Rinforzati da un contingente di etoli, i Cnossiani marciarono verso Gortys in favore degli anziani per occupare la cittadella. 

Decisero quindi di uccidere o espellere i loro avversari più giovani. I giovani sopravvissuti si rifugiarono nel porto di Festo e attaccarono il porto di Gortys, che occuparono per assediare i loro avversari nella cittadella. 

L'ODEION

I ROMANI

Stabilì poi ottimi rapporti con Tolomeo IV d'Egitto e conobbe un nuovo periodo di prosperità durante il periodo romano, quando venne occupata da Quinto Cecilio Metello Cretico nel 68 a.c.. Il governatore romano, dell'unica provincia romana di Creta assieme alla Cirenaica, si stabilì a Gortina che divenne la capitale cretese e beneficiò pertanto di un nuovo periodo di prosperità e la popolazione diminuita durante le guerre aumentò. 

In nome della grande tolleranza romana la religione fu influenzata ed oltre alle divinità cretesi Diktynna e Britomarti si adorarono i dodici Dei greci nonché divinità egizie ed orientali ed a Gortina in particolare vennero adorate Iside e Serapide. 

Con i romani vennero costruiti numerosi grandi anfiteatri per ospitare i combattimenti dei gladiatori o animali e ciò avvenne anche a Gortina. Così come ivi costruirono l'Odeon due teatri due Ninfei le terme i templi di Apollo Pizio e di Iside ed altri.



IL CRISTIANESIMO

Uno dei primi paesi ove si diffuse il cristianesimo fu proprio l'isola cretese poiché l'Apostolo Paolo incaricò il suo collaboratore Tito greco d'origine di occuparsi della diffusione della religione proprio a Gortina nel 58 ed egli fondò la prima chiesa. Ne fu vescovo e mori nel 105. Nel 148 sotto l'imperatore Decio iniziarono le persecuzioni contro i cristiani e 10 cristiani divennero martiri. Da qui il nome del villaggio vicino, i 10 santi ossia Haghii Deka.

Quando la capitale di Roma fu prima Bisanzio e poi, nel 330 d.c,. la fondata Constantinopoli, Creta passò sotto l'Impero Romano d'Oriente (Teodosio il Grande 395 d.c.) e venne governata da uno stratega bizantino per cui si scollegò da Roma per far parte dell'Impero Greco Bizantino d Oriente. 

La religione cristiana obbligò tutto il popolo alla conversione pena la confisca dei beni e la morte, quindi, prima soggetta al Papa, passò al Patriarcato di Costantinopoli e si ebbero molte grandi chiese tra cui 40 basiliche e le principali furono in diverse grandi città tra cui Gortina. 

Oggi è ancora visibile una delle prime cattedrale cristiane di Creta. Questa cattedrale, dedicata a San Tito, il primo vescovo di Creta, fu eretta nel VI secolo d.c.



LA DISTRUZIONE

Oggi è ancora visibile una delle prime cattedrale cristiane di Creta, dedicata a San Tito, il primo vescovo di Creta, eretta nel VI secolo d.c. 

Costruita con grandi pietre isodomiche, questa cattedrale mantiene la sua altezza prevista solo nelle aree del Santo Bema e in pastophoria. 

La struttura della chiesa è a croce con una cupola che si basa su quattro pilastri.

Nel villaggio di Santi Dieci (Agioi Deka) c'è un piccolo museo archeologico dove sono esposti reperti minori degli scavi di Gortina. 

Il suo nome le deriva da una chiesa bizantina dedicata ai 10 martiri. Nel 796 d.c. la città fu colpita da un terremoto che quasi la distrusse. 

Dopo che gli arabi andalusi che fuggivano dalla Spagna conquistarono Creta nell'828 d.c., poiché lo stato bizantino era in crisi. 

La capitale fu trasferita a Chandax, l'odierna Heraklion e Gortina con le altre vecchie città furono ridotte in rovina. 

IL SANTUARIO DI APOLLO

GLI SCAVI

Gli scavi di Gortyn furono iniziati nel 1884 dalla Scuola di Archeologia italiana ad Atene. Gli scavi hanno mostrato che Gortyn era abitata dal Neolitico. Vennero scoperte le rovine di un insediamento sulla cittadella di Gortyn  risalenti al 1050 a.c., il loro crollo risale al VII secolo a.c.

Successivamente l'area fu fortificata con delle mura. In questa zona sono stati trovati due piatti in rilievo, insieme a diverse altre sculture e dipinti. Nel tempio sono stati trovati plastica daedalica e molte altre figurine di argilla, dipinti di figure nere e rosse e molte ceramiche, in particolare il tipo chiamato kernos.

Gli scavi hanno portato alla luce importanti edifici e reperti, anche se gran parte della città romana rimane ancora inesplorata oggi. I reperti più importanti sono esposti nel Museo archeologico di Heraklion, mentre alcuni saranno ospitati nel Museo archeologico di Mesara una volta che questo sarà costruito tra qualche anno.

Essi hanno portato in luce:

- delle tombe appartenenti all'età geometrica,
- il pretorio, sede del governatore romano di Creta, edificato nel I secolo d.c., ma modificato profondamente nei successivi otto secoli,
- il tempio delle divinità egizie con le statue di culto di Iside, Serapide e Anubi,
- l'Agorà (mercato),
- il teatro del II secolo d.c.,  con due ingressi e un'orchestra semicircolare, il cui contorno è ancora visibile oggi,
- il tempio di Apollo Pizio, che si trova a 600 metri dall'Agorà,
- tra l'Agorà e il tempio di Apollo sono emerse le terme,
- un arco onorario,
- ai piedi del profeta Elia sono state rinvenute tracce di un santuario di Demetra,
- Dietro il teatro romano si trovano quella che è stata definita la "regina delle iscrizioni", che sono le leggi della città di Gortyn, scritte in dialetto dorico su grandi lastre di pietra e ancora chiaramente visibili.

LA GRANDE ISCRIZIONE DI GORTINA

LE LEGGI DI GORTYN

Tra gli archeologi, gli storici antichi e gli storici, le Leggi di Gortyn è uno dei più importanti Codici degli antichi greci. Nel 1884 la scoperta della Grande Iscrizione portò agli scavi nell'area di Gortys. Gli scavi furono intrapresi dalla Missione Archeologica Italiana in collaborazione con il Servizio Archeologico dopo che Creta divenne uno stato autonomo nel 1898 e durò fino al 1940.

Il codice delle leggi venne scolpito sulla Grande iscrizione in dodici colonne. 

Il codice di legge era originariamente fissato nella parete circolare di un edificio pubblico utilizzato come Voulefterion o Ekklesiasterion, il luogo di incontro per l'assemblea dei cittadini. 

Nel I secolo a.c. fu eretto un nuovo edificio sul sito del Bouleuterion e le leggi furono nuovamente incastonate.

IL DETTAGLIO
La grande iscrizione di Gortys non è stata trovata in un unico pezzo. Due viaggiatori francesi, G. Perrot e L. Thenon, hanno scoperto una piccola parte con le prime 15 linee dell'undicesima colonna, facente parte di un mulino ad acqua ad Agioi Deka. 

Venti anni dopo, un altro francese, B. Haussoulier, trovò un'altra parte dell'iscrizione recante le prime 15 righe del Codice di legge, incastonata nel muro di una casa nello stesso villaggio.

DEMETRA
Il principale scopritore dell'iscrizione, tuttavia, fu l'archeologo italiano Federico Halbherr nel 1884. In uno scavo sistematico dell'area scoprì le prime quattro colonne del Codice di Gortyn. Halbherr Ernst Fabricius, che trovò il resto della Grande Iscrizione. All'epoca, la Grande Iscrizione era considerata la scoperta archeologica del secolo.

La Grande Iscrizione è scritto in youtrophedon ("svolta dell'aratro di bue"), corre da destra a sinistra nella prima riga e da sinistra a destra nella successiva, e così via. Assomiglia al modo in cui un bue gira quando ara un campo, da cui il suo nome (in italiano "Bustrofedica", come la lingua etrusca). Essa è composta da 12 colonne o deltoi (da cui il suo nome greco Dodecadeltos), con un totale di 630-640 linee, di cui 605 sono conservate.

Tratta del diritto civile, con clausole di diritto penale o commerciale. Le leggi, molto progressiste, sono straordinarie per la loro liberalità. Non sono solo le leggi della città-stato di Creta, ma costituiscono la più antica legge greca e sono considerati il ​​maggior contributo della Creta classica alla cultura mondiale.

Il codice è stato scoperto sul sito di una struttura dell'imperatore romano Traiano, l'Odeon, che per la seconda volta venne incorporato prima nella fondazione di una precedente struttura ellenistica e poi nello stesso odeion. Alcune parti del codice si trovano nel Louvre a Parigi.
Una copia del codice è stata restituita ad Atene dal Museo italiano di Taranto ed è ora ospitata nel museo greco Bouli. Il curatore del Museo di Taranto ha parlato in greco e ha detto agli ospiti politici e famosi: "La Grecia non fa parte dell'Europa, è l'Europa".


LE LEGGI FAMILIARI DI GORTINA

Il contenuto dell'epigrafe riguarda soprattutto il diritto di famiglia. La struttura familiare dell'epigrafe non è più quella patriarcale precedente, dove i diritti delle donne erano inesistenti. A Gortina le donne, pur contraendo il matrimonio solo dopo la scelta del marito da parte del pater familias, godevano tuttavia di diritti patrimoniali: potevano ereditare il patrimonio familiare e in parte amministrarlo autonomamente. 
Anche se il diritto è fondamentalmente tradizionale, come nelle età precedenti, le leggi contemplano la possibilità della circolazione monetaria. Da ciò si è inferito che le leggi risalgano agli ultimi decenni del VI secolo a.c. o i primi del V secolo a.c., quando a Creta venne introdotta la moneta
Secondo molti studiosi le epigrafi costituirebbero quindi una innovazione legislativa. Le leggi di Gortina presentano numerose analogie con il diritto di numerose poleis, e pertanto sono servite per la ricostruzione del diritto civile nella Grecia del V secolo a.c., sebbene numerosi passi mostrino come la società che le abbia prodotte, per il prevalere di società primarie (la famiglia, la fratria) avesse istituzioni più arcaiche rispetto alla polis.
LA CHIESA PALEOCRISTIANA

IL MITO DI EUROPA

La mitologia classica greca dice che Gortyn fu un luogo a cui Zeus si interessò. Nel mito la principessa fenicia Europa, il cui nome è stato applicato al continente, l'Europa, venne rapita dal Libano da un toro, ed ebbe una relazione sotto un platano, un albero ancora visibile a Gortys. 
In seguito a questa vicenda nacquero bambini, Minosse, Rhadamanthys e Sarpedone, che divennero i re dei tre Palazzi Minoici di Creta. L'identificazione di Europa in questo mito fa comprendere che la civiltà del continente europeo è nata sull'isola di Creta. 
Una statua colossale di Europa seduta sul dorso di un toro fu scoperta nell'anfiteatro di Gortyn nel diciannovesimo secolo ed è ora nelle collezioni del British Museum. Sono stati trovati molti angoli con rappresentazioni di Europa sul retro, a dimostrazione del fatto che il popolo onorò Europa come una grande Dea, e non come una semplice principessa.



L'ODISSEA

Secondo il libro III dell'Odissea di Omero, Menelao e la sua flotta di navi, tornando a casa dalla guerra di Troia, furono spazzati via sulla costa di Gortyn. Omero descrive i mari in tempesta che hanno spinto le navi contro una barriera corallina, distruggendo alla fine molte delle navi ma risparmiando l'equipaggio.

MONETA RITROVATA DEL MINOTAURO E DEL LABIRINTO


L'UNIPD RITROVA IL MINOTAURO A CRETA

La città di Gortyna a Creta, dove è stato ritrovato il più importante codice di leggi del mondo greco, veniva ricordata da Platone (428 a.c. – 348 a.c.) come la più ragguardevole dell’isola. Creta è da sempre considerata il ponte ancestrale tra il Vicino Oriente e l’Occidente nella formazione delle civiltà greca e romana e conserva intatti i tesori monumentali, che dal fiorire della civiltà minoica fino alla conquista veneziana, raccontano tanta parte dello svolgersi della storia del Mar Mediterraneo e delle nostre radici.

In questo straordinario contesto storico e archeologico l’Università di Padova ha da poco concluso l’annuale campagna di scavi riportando eccezionali risultati. Gli interventi diretti dal Professor Jacopo Bonetto e coordinati da numerosi dottorandi e specializzandi dell’Ateneo patavino si sono concentrati all’interno del Tempio di Apollo della città di Gortyna, enorme insediamento urbano che ha un’estensione pari a 400 ettari.

Lo scavo nel santuario di Apollo, sede delle prime leggi scritte incise appunto sul basamento e sulle pareti dell’edificio, è stato avviato per ricostruire cronologicamente la storia del monumento posto all’origine della fondazione urbana nel VII secolo a.c..

IL SANTUARIO DI APOLLO

GORTINA DI CRETA - SCAVI E RICERCHE (1978-2000)

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Già alla fine degli anni ’70, quando divenne Direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, Antonino Di Vita coinvolse allievi e docenti maceratesi nelle ricerche a Gortina, capitale della Provincia di Creta e Cyrene in età romana, ma già prima importantissima città cretese, dove nel 1884 Federico Halbherr, scoprendo la “regina” delle iscrizioni greche, la “Grande Iscrizione”, che su 12 colonne costituiva una vera summa delle leggi cittadine all’inizio del V sec. a.c., scelse questo centro come campo privilegiato di ricerche degli Italiani in Grecia.

Dopo le tante scoperte dei primi decenni del ‘900, rimaste però in gran parte inedite, Antonino Di Vita avviò le prime moderne ricerche di carattere topografico, volte alla realizzazione della carta archeologica della città (affidata all’arch. M. Ricciardi, con la collaborazione dell’arch. Chighine, e alla cui redazione hanno poi collaborato diversi allievi maceratesi, tra cui R. Perna che si è occupato dell’area dell’Acropoli), dando anche l’avvio a innovativi studi sull’urbanistica, volti a definire diacronicamente lo sviluppo della città a partire dall’VIII-VII sec. a.c. fino all’età tardo-romana e bizantina, seguendo due diverse strade di ricerca.

Da una parte sono stati effettuati scavi estensivi che hanno interessato gli insediamenti di età geometrica sulle pendici di Profitis Ilias, i quartieri ellenistici nella zona di Mitropoli - area dove sono stati poi individuati i quartieri cristiani, con ben sei basiliche, tra cui la maestosa chiesa metropolitana, tra le più grandi di Creta e dell’intera Grecia con ben 5 navate ricche di mosaici, i circuiti murari, i diversi tratti degli acquedotti, alcune delle principali arterie, quali le strade Ovest e Nord, i quartieri bizantini nell’area adiacente al Pretorio, questi ultimi oggetto delle recenti campagne di scavo dell’Università di Macerata a partire dal 2002.

Al contempo sono stati portati finalmente a compimento studi e ricerche relativi ai monumenti scavati dagli Italiani prima della guerra e lasciati inediti. Mirati saggi e nuovi rilievi hanno permesso così di ricostruire le fasi di vita di molti di essi, ad es. l’Odeion e l’agorà greca, il grande teatro romano da parte di G. Montali e il tempio delle Divinità Egizie da parte dello stesso Di Vita, il tempio di Apollo Pythios da parte di M. Ricciardi, anche se il complesso al quale è stato rivolto l’impegno maggiore è il grande isolato del Pretorio, campo di ricerca di numerosi allievi maceratesi, dove con intense campagne di scavo, a partire dalla fine degli anni’80, sono state identificate ben 12 fasi edilizie dall’età tardo-ellenistica fino all’età tardo-romana.

Sempre nell’area del Pretorio nuovi scavi, condotti da M.A. Rizzo, prima con la Scuola di Atene, poi con l’Università di Macerata, hanno permesso di portare alla luce uno straordinario monumento, l’altare al Theos Hypsistos, rimasto intatto nei suoi metri 3.50 di altezza, testimonianza di un culto ad un Dio senza nome al quale potevano rivolgersi sia pagani monoteisti che ebrei che cristiani. Studi e ricerche tuttora in corso che hanno reso Gortina uno dei centri meglio conosciuti del Mediterraneo antico.

(Maria Antonietta Rizzo)



AMBRACIA - ARTA (Grecia)


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MOSAICO DI AMBRACIA
Ambracia, odierna Arta, situata nella periferia dell'Epiro, fu un'antica città greca, capitale del regno d'Epiro (Epirus vetus) durante il regno di Pirro (318 a.c. - 272 a.c.). Nella mitologia greca, Ambracia (in greco antico: Άμβρακία) era una principessa Oeachalian e figlia di Melaneus, figlio di Apollo e Oechalia, e quindi sorella di Eurito. La città di Ambracia in Epiro prese il suo nome (Antoninus Liberalis - Metamorphoses).

Secondo diversi autori essa venne fondata da Gorgo, figlio di Cipselo (tiranno di Corinto dal 657 al 628 a.c.), nella fertile valle del fiume Aracto, a nord della baia di Azio. Già dal V secolo a.c. il nome originale passa da Ἀμβρακία a Ἀμπρακία.

TEATRO DI AMBRACIA

FRANCESCO ZANOTTO

- Scimmo di Chio (v 452) dice che Ambracia è una colonia di Corintij e che Gorgo, figlio di Cipselo, ne fu il primo abitante. 
- Strabone (l VII) scrive che la città di Ambracia è opera di Tolgo figlio di Cipselo. 
- Antonio Liberale (Met l 4) chiama Torgo quello che Scimmo di Chio e Strabone chiamano Gorgo e Tolgo e lo fa fratello di Cipselo. 
- Questo autore assicura che Ambracia diggià esisteva quando vi fu spedita una colonia di Corinti. 
- Cipselo, tiranno di Corinto, viveva 620 anni circa prima dell'era volgare.
- Gli Ambraci gemevano sotto la tirannia di Faleco quando la colonia dei Corinti giunse in Epiro condotta da Cipselo che li tolse dalla tirannia di Faleco e verosimilmente li pose sotto la propria poichè Periandro figlio di Cipselo è chiamato tiranno degli Ambraci da Aristotele e da Massimo di Tiro ed Aristotele dice che il popolo avendo scacciato Periandro recuperò la sua libertà.
- Gli Ambraci ebbero pure dissenzioni coi Molossi da cui furono vinti.
- Furono egualmente soggiogati dai re d'Epiro e sconfitti dagli Ateniesi secondo Tucidide (l. 5) comandati da Demostene. 

LE MURA ANTICHE DI AMBRACIA
- Diodoro di Sicilia dice che la città d Ambracia restò quasi distrutta per le conseguenze della guerra contro gli Ateniesi. 
- Demostene riferisce che Filippo padre d'Alessandro re di Macedonia assalì poscia gli Ambracj. 
- Secondo Polibio, Marco Fulvio li sottomise ai Romani e Paolo Emilio li spogliò dei loro privilegi e dei loro beni come il resto degli Epiroti al dir di Plutarco (in Emilio). 
- Pausania (l. 10 c. 18) nota che vedevasi a Delfo un asino di bronzo offertovi dagli Ambraci in riconoscenza di una vittoria riportata sopra i Molossi. Le statue, i quadri e le cose preziose che i Romani tolsero ad essi sono innumerabili."

(Dizionario pittoresco di ogni mitologia - Francesco Zanotto - 1840)

IL TEATRO PICCOLO DI AMBRACIA

SECONDO UN'ALTRA TRADIZIONE

Secondo un'altra tradizione Ambracia fu, originariamente, una città dei Tesproti (antica tribù greca di Tesprozia, Epiro, consanguinei ai Molossi), fondata da Ambrace, figlio di Tesproto, mitico figlio di Licaone.

I Molossi erano un'antica tribù epirota che abitava la regione dell'antico Epiro sin dall'età Micenea, in antichità avevano abitato le coste della Tessaglia, e vennero portati da Neottolemo, figlio di Achille caduto presso Troia, in Epiro dove occupò Dodona. Ambracia era così celebre per l’oracolo di Giove che da tutta la Grecia erano inviati spesso ambasciatori per consultare l’oracolo. Qui i Molossi tanto furono forti per le armi e per la loro potenza e la loro fama tanto crebbe che furono ritenuti i più forti di tutti i popoli confinanti.
Tuttavia non venivano amati dai Greci, che li ritenevano ignoranti e rozzi. La più antica delle loro città fu Passarone, in seguito espugnata dai Romani.

Ambracus figlio di Tesproto pose le fondamenta della città d Ambracia presso la foce dell'Arete, oggidì Arta, sul golfo dello stesso nome.
Nella seconda metà del VII secolo a.c. (tradizionalmente nel 635 a.c.) nella città vi si insediarono i Corinzi di Cipselo, che la trasformarono in una città greca.

Presto Ambracia divenne una florida e importante città tanto da inviare 7 navi ad Atene durante la II guerra persiana ( il secondo tentativo di aggressione, invasione e conquista della Grecia ad opera dei Persiani, comandati da Serse I di Persia, tra il 480 e il 479 a.c.)

NECROPOLI OCCIDENTALE DI AMBRACIA
Fu in guerra contro i vicini acarnaniesi, appartenenti alla Lega Acarnana, una alleanza tra più città dell'Acarnania (regione greca fondata nel V secolo a.c., che si affaccia sul Mare Ionio, situata tra il fiume Acheloo ed il Golfo di Arta), durante la guerra del Peloponneso, il secondo tentativo di aggressione, invasione e conquista della Grecia ad opera dei Persiani, comandati da Serse I di Persia tra il 480 e il 479 a.c.

Nel IV secolo a.c. divenne uno stato federale con a capo Anfilochia per il controllo della baia, fino allo scoppio della guerra del Peloponneso, dove Ambracia raggiunse la massima potenza. Nel 426 a.c. la città fu però sconfitta da questi suoi nemici grazie al loro alleato ateniese.

Occupata dalla Macedonia al tempo di Filippo (382 -386 a.c.), Ambracia passò poi a Pirro, re dei Molossi, che l'abbellì.
Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.c.), la città venne conquistata dalla Lega Etolica.

Nel 212 a.c., gli Etoli affiancarono i Romani accanto a Sparta contro Filippo V nel corso della I guerra macedonica (214 - 205 a.c.), ma nel 206 a.c. dovettero giungere a una pace separata con Filippo V, che li indebolì ulteriormente. 

RESTI DEL TEMPIO DI APOLLO
Schieratisi con Filippo nella guerra di Creta, nella II guerra macedonica, combatterono al fianco di Roma, alleatasi con Attalo I di Pergamo e Rodi, contro Filippo V di Macedonia alleato del re di Bitinia, Prusia I. 
Filippo venne sconfitto e costretto ad abbandonare i possedimenti macedoni in Grecia e in Tessaglia il console Tito Quinzio Flaminino proclamò nel 196 a.c. la libertà di tutta la Grecia.

Nel 189 a.c. venne eletto console Marco Furio Nobiliore che si recò in Etolia al comando di un esercito. L'Etolia, infatti, aveva parteggiato per Antioco III di Siria e, quando questi fu sconfitto alla battaglia di Magnesia, dovette subire la rappresaglia romana. La capitale, Ambracia, si arrese dopo un lungo assedio.

Per celebrare la sua vittoria (31 a.c.) su Marco Antonio ad Actium, Ottaviano (futuro Augusto) fondò la nuova città di Nicopoli Atia a pochi Km di distanza; di conseguenza, Ambracia andò in declino.
PONTE DI ARTA

IL PONTE ROMANO

Arta è caratterizzata principalmente da un gran numero di interessanti monumenti bizantini. L'emblema della città è il famoso ponte di Arta. rinomato per la sua architettura e la leggenda che coinvolge il capomastro, che si suppone abbia sepolto la moglie nelle fondamenta, per placare gli Dei altrimenti il ponte aveva continui crolli. Si dice che il ponte risalga all'epoca di Pirro, oggetto però di diverse trasformazioni e adattamenti.

Secondo altri, e il suo aspetto lo conferma decisamente, il ponte è romano ed è a cinque arcate e quattro oculi a livello di guardia per le piene che qui possono defluire, tral'altro alleggerendo il peso del ponte.


I MONUMENTI

- Il teatro (III sec. a.c.) scoperto di recente,
- Le fondamenta del tempio dorico di Apollo Pythios (V sec. a.c.),
- Una parte delle antiche mura,
- La base di un monumento del VI sec. a.c. (la fortezza di Arta fu costruita nel XIII secolo in un tratto di mura antiche). Attualmente è utilizzato come teatro comunale,
- Il ponte romano.
Si conoscono tre principali parti in cui la città di Ambracia era suddivisa:
- L'acropoli
- Il monte Perrante
- Il porto Ambraco




TROVATO UN MOSAICO IN CIOTTOLI AD AMBRACIA (Fonte)

Un mosaico in ciottoli pertinente a dei bagni del IV secolo a.c. è venuto alla luce durante uno scavo presso il piccolo teatro dell'antica città di Ambracia, scavo condotto dall'Eforato delle Antichità di Arta, in Grecia.

Il mosaico è composto da ciottoli di fiume dalla superficie arrotondata che rappresentano scene legate all'acqua, amorini che giocano con gli animali, cigni, pesci, uccelli acquatici ed un polipo. Il mosaico è antecedente alla costruzione del teatro ed è simile a quello scoperto negli anni '70 nella parte orientale del teatro e successivamente rimosso per essere esposto nel Museo Archeologico di Arta.

La datazione del mosaico è stata attribuita in base alle sussistenze architettoniche ed in base ai mosaici in ciottoli trovati nelle terme dell'antica città di Corinto e datati alla metà del IV secolo a.c.Arta, che si trova nella Grecia occidentale, è stata abitata ininterrottamente dall'antichità all'età moderna.

La stratigrafia dei vecchi insediamenti è tuttora visibile in varie parti della città attuale. Il piccolo teatro, per esempio, si trova proprio nel centro della città moderna. Nell'antichità Arta era conosciuta come Ambracia.

Molto noto è il suo ponte medioevale sul fiume Arachthos, ma anche per i resti risalenti all'epoca di Pirro, re dell'Epiro, l'antica regione greca nella quale era situata la città. Consistenti sono anche i resti dell'epoca bizantina, quali la chiesa Panagia Paregoretissa, costruita nel 1290 da Niceforo I Komnenos Doukas.

Il primo insediamento nell'area ora occupata dalla moderna Arta risale al IX secolo a.c.. Ambracia venne fondata come colonia corinzia nel VII secolo a.c.. Nel 294 a.c., dopo molti anni di semi-autonomia sotto la sovranità macedone, Ambracia venne ceduta a Pirro, re dei Molossi e dell'Epiro.
Questi fece di Ambracia la sua capitale e il punto di partenza per la sua spedizione in Italia contro i Romani. Nel frattempo Pirro adornò la città con palazzi, templi e teatri. Nel 146 a.c. Ambracia venne inserita nei possedimenti romani.



CORCYRA - CORFU' (Grecia)


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PIEDISTALLO DEL TORO DI CORCIRA
"A Corcira vi era Marco Bibulo con centodieci navi. Ma quelli, non fidandosi delle proprie forze, non osarono uscire dal porto, sebbene Cesare avesse condotto di scorta in tutto solo dodici navi lunghe da guerra, fra cui quattro coperte; e Bibulo, a sua volta, dal momento che non aveva le navi in ordine per salpare e i rematori erano dispersi, non lo affrontò in tempo poiché Cesare fu visto vicino a terra prima che la notizia del suo arrivo si fosse sparsa in quei luoghi.

Bibulo infatti, che aveva saputo a Corcira dell'arrivo di Cesare, sperando ancora di poter incontrare qualcuna delle navi cariche di soldati, si imbatté in quelle scariche e, capitato su una squadriglia di una trentina di navi, sfogò su di loro la rabbia della propria trascuratezza e dello scacco subito: le incendiò tutte facendo morire tra le fiamme i marinai e i capitani, nella speranza di terrorizzare gli altri con l'enormità del castigo.

Fatto ciò, occupò con la flotta, in lungo e in largo, tutto il litorale dal porto di Sasone a quello di Curico, disponendo anche con particolare attenzione i posti di guardia; egli stesso, dormendo sulle navi nonostante il rigore invernale, senza risparmiarsi nessuna fatica o incombenza, o aspettare aiuto, per vedere se poteva bloccare Cesare."

(Cesare - DE BELLO GALLICO)

Corcyra, oggi Corfù, è il nome latino di un'isola posta al largo della costa nord-occidentale della Grecia, nel Mar Ionio, citata da Omero come il paese dei Feaci. Essa giace a 75 km dall'Epiro, con un'estensione di oltre 700 km2.

Città fiorente in età arcaica e classica, per essere tappa obbligata delle rotte commerciali interessate ai mercati della Magna Grecia e dell'Adriatico, fu colonia di Corinto (ca. 734 a.c.) e, assieme alla metropoli, fondò a sua volta subcolonie sulla vicina costa illirica. 

Cresciuta in potenza, grazie soprattutto alla sua felice posizione geografica, divenne ben presto aperta concorrente della madrepatria.

FRONTONE DELL'ARTEMISION


LA STORIA

- Nel 733 a.c. Corinto fondò la colonia di Corcyra che molto prospera, grazie anche alla ricchezza della vite nelle sue terre, che consente loro in breve tempo un gran commercio ed esportazioni in tutto il mondo ellenico, tanto da poter vantare, al tempo delle guerre persiane, la maggior armata dopo quella di Atene.

- Siamo nel 435 a.c., a Corcyra scoppia la guerra civile, gli aristocratici di Epidamnos si rifugiano presso gli Illiri, intervengono Corinto e Corcyra per farli rientrare e ne nasce la guerra del Peloponneso che coinvolge infine tutta la Grecia (Thuc. I, 24-29; Diod. XII, 30, 2-4; 31, 2)

DECORAZIONE TEMPIO
IV SECOLO A.C.
Le cose andarono così: quando ad Epidamno, colonia corcirese, nel 435 a.c., scoppiò la guerra civile, i democratici vincitori espulsero gli oligarchi, i vecchi governanti della città, che chiesero e ottennero l'aiuto degli Illiri. 

I democratici, a loro volta, chiesero aiuto alla madrepatria Corcira, ma non l'ottennero, pertanto i democratici si rivolsero a Corinto nemica però dei Corciresi. 

- L’inevitabile scontro venne vinto da Corcira che, dopo aver assediato Epidamno, sconfisse i Corinzi, in una battaglia navale. L’anno successivo, nel 434 a.c., Corinto si preparava alla controffensiva, per cui Corcira chiese aiuto ad Atene promettendo, in caso di vittoria, la sua flotta.    

(Il toro di Corcira era una statua bronzea di toro opera dello scultore Teopropo di Egina che i Corciresi offrirono all’inizio del V secolo a.c., in ricordo di una pesca miracolosa di tonni che, come di ricorda Pausania, era stata loro indicata da un toro fermo sulla spiaggia, il quale venne poi sacrificato a Poseidone)
                                       
- Gli Ateniesi, temendo l'imminente lo scontro con Sparta, accettarono inviando dieci triremi. Nella battaglia delle isole Sibota, nel 433 a.c., in una battaglia navale, descritta da Tucidide come la prima battaglia navale della storia (La guerra del Peloponneso, 1,13), i Corinzi vinsero le circa cento triremi corciresi; ma gli Ateniesi, evitarono che Corinto cingesse d’assedio Corcira annullando la vittoria corinzia.

- Corcira per ora era salva, ma il contrasto con Corinto, alleata di Sparta, portò alla guerra del Peloponneso, in seguito alla quale si ebbe un indebolimento della potenza navale di Corcira, e l'inizio del suo declino. 

- Nel III secolo a.c. fu conquistata da Siracusa.

- Nel 229 a.c. venne conquistata dagli Illiri, popoli indoeuropei stanziati nella penisola balcanica nord-occidentale, Illiria e Pannonia, e lungo la costa sud-orientale dell'Italia: Messapia (Murgia meridionale e Salento).

- Filippo V venne sconfitto nel 197 a.c. a Cinocefale da Tito Quinzio Flaminino, che proclamò nel 196 a.c. la libertà per le città greche.


- Nel 194 a.c. le legioni abbandonarono la regione, dove i Romani continuarono comunque ad intervenire, formalmente come arbitri esterni, nelle contese tra le città greche o tra i Macedoni e le tribù confinanti.

Nel 148 a.c. Corcyra entra tuttavia a far parte della provincia romana di Macedonia. 

"Decretata da Romani la guerra contra Filippo qui Lucio Apustio si colle navi al suo comando commesse e con genti d arme a vernare e poi Aulo Paolo console il quale da Caropo uomo d autorità fra gli Epiroti ed a benevolo fu fatto consapevole come il re avesse occupato le strette d'Epiro accamparsi sicuro sulla sponda dell'Aio. 

Qui parimente Tito Quintio Flamminio con 8000 fanti e 500 cavalieri discese ed indi passò a Prossimi dell'Epiro. 
Quì Lucio Quintio fratello suo approdò coll'armata e mandò custodire i principali degli Acarnani che soli e per la fede a quelle genti innata. 
Per odio degli Etoli s'erano tenuti fermi nell'amicizia di Filippo. 
E poichè pacificossi co Romani e nuovo inimico ad essi Antioco di Siria in Grecia passò su Corcira la prima delle città greche nella quale Caio Livio prefetto dell armata per conoscere a che termine fosse la guerra. 
E vinto Antioco per terra e per mare e ridotti gli Etoli a non poter volgersi ad altro partito che la pace fra condizioni che loro impose il Senato una si fu il dover rendere i ribelli i fuggitivi ed i prigioni de Romani e de compagni e collegati loro e nello spazio di cento dopo la sanzione del trattato rappresentarli senza inganno o froda alcuna avanti all'arconte o magistrato de Corciresi.

Dal che per avventura si deduce che li tenessero in qualche conto quei di Corcira onde in questo giro d'anni veggiamo fra gli abitanti di Azoro città della Perrebia ed i Mondei della Tessalia le quali già erano sotto la romana tutela essendo surta certa contesa uno de giudici eletti a scioglierla si fu Senofanto di Damea corcirese.

Deliberato avendo i Romani di guerreggiare Perseo poichè scorgevano ch'egli rapidamente le sue forze stendeva e sollevava a belle speranze l'animo esasperato de Greci, mandarono in Corcira con mille pedoni Quinto Marzio Aulo Attilio Publio e Servio Corneli Lentuli Lucio Decimio con ordine che tra loro le provincie si dividessero le quali ciascuno doveva visitare e confortassero le città a mantenere la fede ed il favore mostrato nelle prime guerre di Filippo e di Antioco.

MONETA DI CORCIRA III SECOLO A.C.
E qui avanti che i legati si partissero furono per lettere da Perseo richiesti che cagione si avessero di traghettare genti in Grecia ed inviare guardie nelle città a Accesa poi la guerra Marco Lucrezio mandato innanzi dal fratello suo Caio Lucrezio con una quinquereme e le triremi ricevute dai Regini dai Locresi e dagli Uriti e 64 lembi presi agl'Illirj passò in Corcira e quindi subito in Cefallenia.

E vi passò anche Quinto Marzio console con 5000 soldati in supplimento delle legioni e Marco Popilio uomo consolare ed alquanti giovanetti della medesima nobiltà che seguitarono il console per essere tribuni militari delle legioni di Macedonia e Caio Marzio Figulo di cui era la cura dell'armata. 

Qui in fine da Brundusio recossi prima quel Paolo Emilio per la cui opera fu abbattuto il regno di Macedonia e date in preda a soldati le 70 città dell Epiro e 150000 persone menate in cattività. Quasi giunta alla vittoria della guerra macedonica fu la sconfitta e la prigionia di Gentio confederato di Perseo nè v ha dubbio che in questa come in altre occasioni cooperassero i Corciresi se per rimeritarli il Senato deliberò che fra essi e gli Apolloniati ed i Dirrachini fossero spartiti in dono i 120 lembi tolti a quel re degli Illiri.

Nè più tardi vennero meno i riguardi che pe Corciresi manifestarono i Romani secondo che ci narra Polibio. Imperciocchè al cominciare della III guerra punica Marco Manilio console il quale trovavasi al Lilibeo richiese per lettere agli Achei che a lui sollecitamente mandassero per alcune pubbliche necessità. 

Polibio stesso e gli Achei assentendo il cittadino loro che per molte ragioni stimava doversi al console obbedire posposto ogn'altro negozio partissi in sul principio della state. Ma giunto ch'ei fu in Corcira allora i Corciresi si ricevettero lettere dai consoli nelle quali annunziavasi che i Cartaginesi avevano consegnato gli ostaggi e parati erano di obbedire ad ogni altro comando e quindi giudicò Polibio che fosse finita la guerra nè più di lui duopo si avesse e rinnavigò quindi al Peloponneso e Olimpia. 
144 anno 4 Olimp 157 anno 4 a.c.

(Andrea Mustoxidi - Delle cose corciresi - 1848)

- Nel 27 a.c. Ottaviano Augusto trasforma la Grecia e l'Illirico nella provincia romana di Acaia. La provincia di Macedonia viene ascritta tra quelle senatorie ed ha un governatore di rango pretorio.

- Nel periodo 15-44, l'Acaia viene unita a Mesia e Macedonia come provincia imperiale.

- Negli anni 103-114 d.c. l'Epiro venne scorporato dalla Macedonia e divenne provincia autonoma grazie all'imperatore Traiano.
- Al tempo di Teodosio I, 380 - 386, la Macedonia venne divisa in Macedonia I e Macedonia II Salutaris. Il territorio della Prefettura del pretorio dell'Illirico fu oggetto di disputa tra le due metà dell'impero fino alla sua spartizione, nel 395, alla morte di Teodosio.
 Nel 382, Eutropio negoziò un trattato di pace con Alarico e i Visigoti che ottennero nuove terre da coltivare e Alarico divenne magister militum per Illyricum. Claudiano, panegirista di Stilicone, espresse indignazione per il trattato: "il devastatore dell'Acaia e dell'Epiro privo di difese [Alarico] è ora signore dell'Illiria; ora entra come amico dentro le mura che un tempo assediava, e amministra la giustizia a quelle stesse mogli che aveva sedotto e i cui bambini aveva assassinato. E questa sarebbe la punizione di un nemico...?"
La Macedonia venne distrutta dai barbari ma soprattutto dai cristiani che fecero strage di monumenti pagani e non.

MONETA DI CORCIRA CON TESTA DI ARTEMIDE

ARTEMISION

L' Artemision, o santuario di Artemide, corrispondente alla latina Dea Diana, è un tempio pseudodiptero ottastilo edificato nel primo quarto del VI secolo a.c., e risulta il primo pseudodiptero dorico conosciuto.

RESTI DELL'ARTEMISION
È il primo ad essere stato progettato interamente in pietra, anche se contiene ancora alcune decorazioni in terracotta. È un tempio con otto colonne sulla fronte e con diciassette colonne su ogni lato lungo.

Attualmente rimangono solo le sculture del frontone occidentale, in lastre a rilievo in poros (pietra tufacea), in origine sicuramente policromi. 

Del frontone sono state rinvenute 10 lastre su 21 tra il 1911 e il 1914 da Wiilhem Dörpfeld (1853 - 1940) uno dei fondatori del metodo scientifico archeologico, presso il monastero di Garitza. 

La ricostruzione del frontone, eseguita dall'archeologo tedesco Gerhart Rodenwalt (1886 - 1945), è esposta nel Museo archeologico di Corfù.

La pianta del tempio, di ordine dorico è stata ricostruita del tipo pseudodiptero (con un colonnato coperto dove le colonne sono distanziate il doppio dalle pareti della cella, come dovessero lasciare spazio per una fila intermedia che invece non c'è), e ottastila (con otto colonne sulla fronte) e con 17 colonne sui lati lunghi. 

Lo spazio della cella, lungo e stretto, è suddiviso in navate da due file di colonne: anteriormente la cella è preceduta da un pronao con due colonne tra le ante, e sul retro presenta un spazio posteriore simmetrico al pronao.

Atena, dunque - scrive Luciano - sullo scudo risplendente
come su uno specchio, gli fa vedere l’immagine
di Medusa, e lui allora, presala con la sinistra per i capelli,
con l’occhio fisso alla sua immagine, tenendo nella destra la scimitarra, gli tagliò la testa, e prima che si svegliassero le sorelle, se ne volò via
. -

PHITOS DA CORCIRA
VI SEC. A.C.
Il frontone, datato intorno al 585 a.c. presenta al centro una Gorgone nello schema della corsa in ginocchio, affiancata da due pantere, e dai figli, Pegaso e Crisaore (figlio di Medusa o, a seconda del mito, nato dal suo sangue) oppure da Pegaso e Perseo), di dimensioni ridotte. 

Pegaso è il cavallo alato nato dal terreno bagnato dal sangue versato quando Perseo tagliò il collo di Medusa. Secondo un'altra versione, Pegaso sarebbe balzato direttamente fuori dal collo tagliato del mostro, insieme a Crisaore. Perseo è il figlio di Zeus e Danae che uccide la Medusa.

Ai lati, sempre con figure più piccole, sono raffigurati episodi mitologici, la cui interpretazione non è ancora chiara, forse l'uccisione di Priamo, re di Troia da parte di Neottolemo, figlio di Achille, e Zeus che uccide un Gigante, terminanti negli angoli con figure di morti sdraiati. Si tratta del primo passaggio dalle raffigurazioni religiose a quelle narrative nello spazio frontonale.

La Gorgone che corre in ginocchio (come tutte le Dee che corrono in ginocchio, vedi anche Atena) sono il simbolo del tempo che scorre, somigliando al simbolo della svastica, per l'avvicendarsi di vita e morte che coglie uomini e bestie e la natura tutta. Pertanto la Gorgone è la Potnia Theron, la Signora delle belve, ovvero la natura selvaggia che tutto crea e tutto distrugge.


BIBLIO

- Giulio Cesare - De Bello Gallico -
- Omero - Iliade - a cura di Guido Paduano - Mondadori - Milano - 2007 [1997] -
- Luciano Canepari - Corcira - in Il DiPI - Zanichelli - 2009 -
- Giovanni Pugliese Carratelli - La Grecia antica - Milano - 1959 -




 

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