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PUBLIA FULVIA PLAUTILLA


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PLAUTILLA
Nome: Publia Fulvia Plautilla Augusta
Nascita: 182 d.c. Roma
Morte: 212 d.c. Lipari
Coniuge: Caracalla
Padre: Gaio Fulvio Plauziano
Madre: Hortensia


Publia Fulvia Plautilla (187-211) fu il nome di una principessa romana, moglie di Caracalla, nonché augusta dell'Impero romano dal 202 al 205.
Plautilla era la figlia di Gaio Fulvio Plauziano, il prefetto del pretorio dell'imperatore romano Settimio Severo (.193-211), e una donna che era sua sposa o viveva con lui di nome Hortensia.

Plautilla sposò il figlio dell'imperatore, Caracalla, nel mese di aprile 202, e poiché le ragazze romane di solito sposavano all'età di quindici anni, probabilmente era nata nel 187.
All'epoca il padre non aveva ancora raggiunto la posizione per la quale sarebbe diventato famoso.

In realtà, egli era ancora un ufficiale equestre di umile rango in Africa, forse anche un esiliato.
La fortuna del padre di Plautilla migliorò quando il suo amico Settimio Severo divenne imperatore (193) e venne così promosso da questi a praefectus vigilum (comandante delle guardie di Roma).

Poi, nel 196, venne promosso a prefetto del pretorio. Divenne così uno degli uomini più potenti di Roma, e le nostre fonti sono generalmente ostili su di lui.
Pensiamo però che questa ostilità fosse un tentativo di ingraziarsi Caracalla che non vide mai di buon occhio la sua sposa e tanto meno la figura di suo suocero, autore del matrimonio con Plautilla.

Cassio Dione scrive di Plauziano:

"Aveva fatto castrare un centinaio di cittadini romani di nascita nobile. ... e non solo ragazzi, ma uomini adulti, e dei quali alcuni avevano moglie. Il suo scopo era che Plautilla, sua figlia, che Caracalla poi avrebbe sposato, dovesse avere solo eunuchi come suo seguito, in generale, e in particolare i suoi maestri di musica e altre branche dell'arte."

Questa è, naturalmente, una calunnia, nessun romano poteva castrare qualcuno, neppure gli schiavi, perchè sarebbe stata giudicata un'usanza barbara. Un cittadino romano poi non poteva assolutamente essere toccato, e men che meno un nobile. Il senato romano e gli imperatori ci tenevano a che i romani facessero figli, e se qualcuno avesse danneggiato la sessualità di un romano sarebbe stato messo a morte, chiunque egli fosse.

BRACCIALE CON L'EFFIGE DI CARACALLA E PLAUTILLA


GAIO FULVIO PLAUZIANO

Originario di Leptis Magna, come Settimio Severo, Plauziano, il padre di Plautilla, era di famiglia plebea ma si era distinto nell'esercito, apprezzato pertanto da altri generali tra cui anche il futuro imperatore Settimio Severo.

Questi, dopo aver ottenuto la porpora nel 193, lo inviò subito in Oriente, a catturare i figli del suo rivale. aspirante imperatore, Pescennio Nigro, che venne sconfitto, esiliato e poi ucciso nel 196.

Dato i successi di Plauziano. l'anno seguente Severo gli assegnò la prefettura del pretorio e, tra il 197 e il 202, ottenne i "consularia ornamenta" (un consolato onorario).
Come amico dell'imperatore, Plauziano aveva una influenza notevole, da cui derivò una vasta fortuna. Ottenne lo "ius gladii", cioè il diritto di vita o di morte in casi di necessità, e il clarissimato (la classe inferiore della gerarchia senatoria)
Sembra che fece morire il suo collega Quinto Emilio Saturnino, già governatore d'Egitto dal 197 al 200,  in modo da restare per lungo tempo unico prefetto del pretorio.

Con la sua influenza presso Severo ottenne che l'erede dell'imperatore, Caracalla, sposasse nel 202 sua figlia, Fulvia Plautilla. Divenuto consuocero dell'imperatore, Plauziano venne accettato nel Senato romano e la sua famiglia raggiunse il patriziato

Nel 203 ottenne inoltre il consolato ordinario assieme al fratello dell'imperatore, Publio Settimio Geta; contemporaneamente al consolato e al pontificato, ottenne la prefettura del pretorio, e in questo ruolo accompagnò Severo nella sua campagna contro i Parti.

CARACALLA

LE NOZZE

La calunnia, posteriore ai gravi fatti che seguirono, furono tentativi di blandire Caracalla imperatore infamando chiunque fosse da lui odiato e temuto.

Plauziano aveva fatto molto per l'educazione di sua figlia, facendola studiare filosofia e greco, facendole insegnare la musica, la poesia e la pittura. Egli sapeva che il matrimonio di sua figlia con il principe ereditario non solo gli avrebbe giovato alla carriera, ma avrebbe anche messo pace tra l'imperatore e la sua famiglia.

PLAUTILLA
Il matrimonio, stabilito dai genitori dei giovani, era stato programmato per l'aprile 203, quando l'imperatore avrebbe festeggiare il suo decennalia, cioè il decimo anniversario della sua salita al potere.

Per evitare che Caracalla potesse sposare una fanciulla aldisotto del suo rango, Plauziano, che era un semplice cavaliere equestre, doveva prima ricevere un consolato, che infatti ottenne nel gennaio 203. Il matrimonio ebbe luogo, fastoso e ricco come pochi, con rito romano e rito barbaro, ma fu un matrimonio infelice.

L'Augusta fu immediatamente immortalata nelle monete che la raffigurano con tratti di bambina, con la tipica pettinatura associata a Diana, pettinatura popolare tra le giovani donne romane. In seguito i suoi tratti facciali divennero più adulti, ed introdusse, nelle monete coniate in suo nome, un nuovo tipo di pettinatura rimasto di moda fino al V sec. Gli ultimi ritratti la raffigurano con la pettinatura usata dalla suocera Giulia Domna.

Già il volto della fanciulla fa capire quanto divenne dura e infelice, con una vera trasformazione della sua immagine in pochissimi anni. Infatti Caracalla non la amò mai, neppure quando, appena quattordicenne, la sposò, rifiutando di mangiare con lei e di giacere nel suo letto. 

All'epoca però i figli erano possesso dei padri e pertanto questi non si preoccupavano della felicità o infelicità dei figli, disponendone come più gli conveniva. Cassio Dione riferì pure che Caracalla si fosse lamentato per la dissipatezza della moglie, che spendeva in abiti, gioielli e avvenimenti alla reggia.

Plautilla in effetti cercò di superare il suo dolore circondandosi di gente colta ed erudita, gente però che non fu mai apprezzata da Caracalla che era uomo piuttosto violento e di rozzi costumi. Invitò a palazzo uomini di cultura e poeti, principi stranieri e patrizi romani, sfoggiando abiti e gioielli, nonchè la sua raffinata erudizione.

Il motivo per il quale Plautilla ricevette grande attenzione iconografica sia nelle monete che nella statuaria fu a causa dell'influenza del padre, onorato attraverso la figlia, e per il suo ruolo di madre dei futuri eredi della dinastia dei Severi.

TESTA DI PLAUTILLA CON COLORI ORIGINALI
Caracalla però odiava Plauziano tanto quanto invece egli era caro a suo padre che ne fece uno strettissimo suo collaboratore. Al figlio di Settimio non restò che corrompere la guardia imperiale per inscenare un tradimento di Plauziano nei riguardi di Severo.

Infatti nel gennaio del 205 il ricco e potente Plautianus venne accusato dai pretoriani di complotto contro l'imperatore Severo e ucciso dalle stesse guardie dell'imperatore.

In suo onore vennero erette molte statue, ma a causa del suo vasto potere, venne percepito come un pericolo da parte di Caracalla e della sua influente madre Giulia Domna. Del resto Caracalla percercepì molte persone come pericolose, tra cui suo fratello minore Geta che fece uccidere.

Così Caracalla accusò Plauziano di aver organizzato un tentativo di assassinio di Severo, e ne ordinò l'esecuzione, avvenuta il 22 febbraio 205.

Dopo la sua morte, Plauziano venne colpito da "Damnatio memoriae": le sue statue vennero distrutte, il suo nome cancellato dalle iscrizioni, le sue raffigurazioni scalpellate dai monumenti pubblici.

I suoi due figli, Gaio Fulvio Plauto Ortensiano e sua sorella Flavia Plautilla vennero esiliati a Lipari nelle isole Eolie ed uccisi nel 211, subito dopo l'ascensione al trono di Caracalla.
Non solo Caracalla la fece uccidere ma la condannò alla damnatio memoriae, per cui i suoi ritratti vennero sfigurati, con interventi molto precisi, in genere sfigurandole il naso, come si usava in tali casi.

Ogni riferimento a Plautilla venne rimosso dall'Arco degli Argentari a Roma, da un pannello in cui era raffigurata col padre e dalla quarta riga dell'iscrizione. Alcuni dei suoi ritratti furono rimossi ed immagazzinati con cura per un riutilizzo successivo, se è vero che esistono ritratti dell'epoca tetrarchico-costantiniana rimodellati a partire da quelli di Plautilla.

Un ritratto totalmente diverso venne fatto da Ettore De Ruggiero:

"Plautilla era figlia di Plauziano, cittadino d'origine africana, e da Settimio Severo innalzato ai più eccelsi gradi dello Stato. Pari alla sua fortuna furono la tracotanza e la superbia di lui, che osò perfino minacciare l'imperatrice e Caracalla. La sua superbia passò ogni limite quando egli nell'anno 202 riuscì ad unire la sua figlia Plautilla al giovane Caracalla (y. Cohen Med. Imp. 4, Plautilla Aug. n. 21). 
La dote che venne data alla sposa poteva bastare a cinquanta regine. L'unione non fu felice: essa colle maniere violente ed imperiose meritò l'odio di Caracalla che minacciò di farla morire insieme al padre suo, appena avesse avuto in sua mano l'lmpero. Allora Plauziano congiurò contro la vita dei due imperatori; ma scoperto nella camera dell'imperatore, venne disarmato da Caracalla ed ucciso dalle guardie. 
Plautilla c Plauzio suo fratello furono esiliati nell'isola di Lipari; dopo 7 anni d'esilio miserando venne uccisa nel 210, quando Caracalla salì al trono. Caracalla ebbe da Plautilla due figli, un maschio, Antonino, che morì bambino, una femmina che divise la sorte della madre. 
Nelle iscrizioni il nome di Plautilla, non si trova che assai raramente, essendo stato emanato l'ordine che esso venisse eraso. Es. C. X 7336. Nelle monete: Cohen, Med. Imp. 4 p. 243 Car. e Plautilla 1-4, e p. 244 n. 1-49, come pure nelle monete di Corinto. Cohen 1. c. n. 80-42, di Heliopolis, nella Celesiria p. 247 n. 43, di Tyras, nella Fenicia, Cohen I. c. 44. "

(Dizionario Epigrafico di Antichità Romane - Ettore De Ruggiero - 1886)



BIBLIO

- Historia Augusta - Antoninus Caracalla -
- B.M. Comucci Biscardi - Donne di rango e donne di popolo nell'età dei Severi - Firenze - Olschki - 1987 -
- A. Calderini - "Le donne dei Severi" - Quaderni di Studi romani - V - 1945 -
- Ettore De Ruggiero - Dizionario Epigrafico di Antichità Romane - 1886
- Ronald Syme - Emperors and Biography: Studies in the Historia Augusta - 1971 -



TERME DI CARACALLA


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"Nel XVI sec. ma incerta è la data precisa dell'aneddoto riferito dal Vacca nelle Memorie circa gli scavi clandestini fatti da stranieri « in certe grotte nel cerchio di Caracalla dove sarebbero stati trovati «vasi come vettine » e forse un tesoro."

Le Terme di Caracalla o Antoniniane furono edificate dall'imperatore Caracalla sull'Aventino, tra il 212 e il 217 d.c, come dimostrano i bolli laterizi. Il recinto esterno fu invece opera di Elagabalo e Alessandro Severo. Grandiose e cariche di ornamenti preziosi, furono destinate al popolo dei vicini quartieri popolari della XII Regione, e potevano contenere circa 1600 persone.
Polemio Silvio, nel V secolo, le citava come una delle sette meraviglie di Roma.

(INGRANDIBILE)
Come i maggiori capolavori ingegneristici romani, le terme avevano come elementi base l'arco ed enormi volte a botte che coprivano passaggi e ambienti, mentre le volte a crociera sovrastavano le vastissime sale centrali, con l'impiego congiunto di calcestruzzo e opera laterizia, e fu innovativo per i problemi dei servizi quali spogliatoi, lavanderie, trasporti ecc.

Come le analoghe costruzioni del II sec., aveva un grande edificio centrale, circondato da ampi giardini, a cui si accedeva da quattro porte. Tutte le sale erano rivestite da mosaici e marmi preziosi, in genere di provenienza asiatica e nord africana.

L'alimentazione acquea fu ottenuta da un ramo dell'Acqua Marcia: l'Acqua Antoniniana, acquedotto appositamente costruito nel 212 e potenziato con una nuova sorgente. Le terme di Caracalla hanno i pavimenti alla quota di 23 m sul livello del mare; ma l'acqua poteva innalzarvisi fino a m. 39,65, come si può dedurre da varie particolarità della conserva locale.

Il che significa un dislivello di circa 17 m, per cui si poteva riempire qualsiasi piscina, raggiungibile grazie alla pendenza apposita dell'acquedotto.

Al riscaldamento dell'acqua provvedevano i focolari nei piani inferiori, che diffondevano aria calda nelle intercapedini sotto il pavimento sostenuto da corti pilastri di mattoni: gli ipocausti.

Vari lavori di restauro furono realizzati da Aureliano, Diocleziano e Teodorico. In seguito però al taglio degli acquedotti ad opera di Vitige, re dei Goti, dal 537 le terme di Caracalla, come tutte le altre terme, cessarono di funzionare.

Le terme furono oggetto di scavo sin dal XVI secolo, quando molte statue, entrate nella collezione Farnese, passarono a Napoli, per vicende ereditarie. Nel 1938 si scoprì il mitreo, il più grande di Roma. Per tutta la seconda metà del XX secolo la parte centrale delle terme è stata utilizzata per concerti e teatro per la stagione lirica dell'Opera di Roma. Nel 2000 sono state tolte le strutture per gli spettacoli.



IL COMPLESSO

Recinto compreso, l'edificio misurava 337 m. x 328 m., con le esedre 400, e il solo corpo centrale era di 220 m. x 114. L'orientamento sfruttava al meglio l'esposizione solare, ponendo il calidarium sul lato sud e sporgente come un avancorpo.

All'interno la distribuzione degli ambienti era simmetrica: al centro la basilica, coperta da tre volte a crociera, il Frigidarium, il Tepidarium e il Calidarium, ai lati palestre, vestiboli, spogliatoi.

RICOSTRUZIONE GRAFICA

IL RECINTO

Una serie di stanze con archi a due piani sostenevano un lato del terrapieno su cui poggiavano le terme. Sopra si ergeva un recinto esterno con un portico di cui resta quasi nulla.
Ai due lati del recinto sfilavano due colonnati, due esedre simmetriche e due sale absidate, ai fianchi due ambienti minori: uno a basilica absidata e uno a pianta centrale.

Sul fondo, un'esedra schiacciata, con gradinate, nascondeva le enormi cisterne poste in doppia fila, con capacità di 80.000 l.
Ai lati le biblioteche absidate, di cui resta quella di destra. Una passeggiata sopraelevata e porticata seguiva il recinto, mentre lo spazio tra recinto e corpo centrale era a giardini.

RICOSTRUZIONE GRAFICA

CORPO CENTRALE

Era un blocco rettangolare con avancacorpo tondo sporgente a sud-ovest, con le sale più importanti lungo l'asse centrale e le altre disposte simmetricamente.

Aveva 4 porte, 2 sui vestiboli e 2 sulle palestre. Dal vestibolo, che si apriva sulla natatio con un portico a 4 colonne, si entrava nell' apodyterium, lo spogliatoio.

Da qui nelle due palestre, poste simmetricamente lungo i lati brevi, con un cortile centrale di 50 metri x 20, chiuso sui tre lati da un portico di colonne in prezioso marmo giallo antico, con volta a crociera e pavimentato in mosaico policromo a squame.

Sul portico si apriva un grande ambiente a emiciclo coperto da semicupola con nicchie alle pareti, che dovevano accogliere statue, sull'altro lato una lunga sala tripartita e absidata.

Sul lato minore tre ambienti a mosaico bianco e nero con volte a crociera; sull'altro lato minore della palestra il percorso proseguiva in quattro sale, riscaldate e con piccoli ingressi obliqui, per evitare la dispersione del calore.

Nella sala rettangolare con due lati curvi il laconicum (la sauna), dove due file di finestroni ricevevano la luce solare da mezzogiorno al tramonto, praticamente l'orario delle Terme. Oltre alla vasca centrale, 6 vasche lungo il perimetro, poste tra un pilone e l'altro.

Da qui si entrava nel caldarium, sala circolare di 34 metri, con al centro una vasca tonda di acqua calda per inumidire l'aria. Questo percorso era simmetrico e identico nell'altra metà dell'edificio.

Poi si unificava nel tepidarium, più piccolo e temperato, una sala quadrata con due vasche laterali e nicchie alle pareti.

Infine, attraverso il grande salone centrale, la basilica, si giungeva alla natatio, la piscina all'aperto. Tutte le vasche erano di marmo lavorato.

La basilica, 58 metri x 24, aveva forma a croce e volte a crociera su 8 pilastri e 8 colonne di granito: al centro le due magnifiche vasche di granito per il frigidarium, oggi le fontane di piazza Farnese.

Ai lati le sale per gli oli e per le sabbie. Si scendeva poi nella natatio, ambiente scoperto con piscina di 50 metri x 19.

Su uno dei lati lunghi si aprivano due absidi, incorniciate da 4 colonne monolitiche in granito: l'unica superstite si trova, dal 1563, nella piazza di S.Trinita a Firenze.

Di fronte 18 nicchie sovrapposte su due piani, con 3 gigantesche colonne di granito grigio, colonnine e statue, e 4 grandi capitelli figurati con divinità.

RICOSTRUZIONE GRAFICA

LA PISCINA OLIMPICA

(Il Messaggero.it - 19/12/12)

"E restano un’attrazione la Natatio, piscina olimpionica ante litteram e scoperta, 50 x 22 metri e pareti alte 20; c’era una scalinata per entrarvi. O le biblioteche: l’unica che è riconoscibile (scoperta nel 1912 e scavata negli Anni 80) è accanto all’ingresso dall’Aventino: un rettangolo di 38 per 22 metri, tre pareti coperte con 32 nicchie e una più vasta al centro, forse per una statua di Atena. 

Nelle palestre, è stata ritrovata parte della decorazione, assai complessa e in pregiatissimo marmo del monte Pentelikon, sopra i fusti in granito grigio con basi, capitelli e trabeazione. Aveva corone di quercia, immagini di Giove, un’architrave, altri simboli. 

Dagli amorini ai putti alati, che cacciavano anche un cinghiale; le armi, e perfino la testa di un barbaro: li rivedremo, ora, nelle due nuove gallerie. Il rilievo doveva comprendere varie tappe d’una campagna e di scene militari, forse di Settimio Severo, padre di Caracalla, al quale si devono le Terme, inaugurate nel 216. Per esse, è abbattuto un intero quartiere: sei metri sotto l’attuale livello, si vede ancora una domus adrianea, che fu rasa al suolo.

I capitelli, le colonne e le basi della Biblioteca non ci sono invece più: dall’inizio del XIII secolo, sono quelli della navata centrale di Santa Maria in Trastevere; ancora conservano i busti delle divinità egizie, e rimandano alla Biblioteca di Alessandria, decorata proprio così. Ma restano immagazzinati ben 2.600 frammenti".

SOTTERRANEI DELLE TERME DI CARACALLA

I SOTTERRANEI

Gli unici sopravvissuti dai grandi impianti termali di Roma, inaugurati nel 216 d.c., le uniche terme di cui si conoscono le parti interrate. In questo caso uno strabiliante sistema di gallerie monumentali carrozzabili, larghe oltre sei metri, che per due chilometri corrono intatte nelle loro volte a botte alte sei metri, articolandosi in un dedalo di crocevia e curve.

Un mondo sconosciuto, un gigantesco e attrezzatissimo spazio di servizio, dato che l'affluenza delle terme era tra le 6000 e le 8000 persone al giorno, che oggi testimonia tanto la capacità artistica quanto il genio ingegneristico romano.

Vi si trovavano le stanze di servizio per la gestione delle terme, con una rete stradale sotterranea che permetteva il passaggio anche ai carri trainati da muli, per carico e scarico delle merci, come la biancheria usata, gettata dai piani superiori attraverso botole, nonchè la sabbia per l'arena, e le fascine e la legna, accumulate in grandi depositi accanto ai forni.

Certamente qui c'erano pure i magazzini, con i cuscini, gli asciugamani, i teli, le tende, i cibi, i vini, e qualsiasi attrezzo scenico potesse allietare i ricchi romani.

Vi correva inoltre una complessa rete di condutture che guidavano l'acqua calda o fredda a vasche e fontane, e c'era pure, incredibile a dirsi, ma proporzionato alla fastosità e alla grandezza delle terme, un mulino ad acqua che provvedeva al ricambio delle acque.

SOTTERRANEI

Se le grandi opere d’arte che erano qui sono ormai disperse in tanti tra i musei del mondo, e specialmente l’Archeologico di Napoli dall’immenso Toro Farnese in poi, quanto resta non è certo meno affascinante.

"Il gigantesco gruppo scultoreo noto come Toro Farense infatti si trovava nelle terme Antoniniane o di Caracalla. Stava al centro di un oecus di tipo Ciziceno affacciato su una delle due palestre, il cui pavimento a mosaico raffigurava atleti. Nell’oecus affacciato sull’altra palestra era probabilmente un gruppo scultoreo con Scilla. Le vasche di piazza Farnese si trovavano invece nelle sale ai lati del frigidarium. " (Andrea Carandini)

Vi si scopre infatti una riserva di reperti fantastici, tutti pezzi magnifici ed imponenti che permettono di immaginare e ricostruire la fastosità della decorazione originaria: I capitelli ad esempio, sono grandi anche un metro e mezzo, e sono esposti a tre metri d’altezza su false colonne.

"Se infatti le statue che si sono salvate dalle calcare e dai marmorarii medievali sono tutte confluite nei musei d'Europa, in particolare nel Museo Nazionale Archeologico di Napoli, circa 2600 frammenti di varia misura degli ordini architettonici sono rimasti immagazzinati qui nei sotterranei". 

Oggi, con un allestimento museale suggestivo e armonioso, i sotterranei diventano un Antiquarium spettacolare, reso ancora più suggestivo dall'effetto penombra degli ambienti ipogei, con le alte vetrine, con la luce che piove improvvisa dalle strette feritoie in alto, con il verde tenue delle colonne che sorreggono gli enormi capitelli o i giganteschi travertini istoriati.

Tra le scoperte la più importante è il rilievo a carattere storico nella decorazione delle palestre dove troneggia la rappresentazione delle campagne dell'imperatore contro i barbari. Tema insolito in un ambiente termale, che dimostra quanto le Terme furono il Foro imperiale e la pubblicità romana di Caracalla.


THERMAE ANTONINIANAE (cioè di Caracalla) « Al di sotto di santa Sabina (Balbina?) è stato un magnifico pallacium Antonini (nome allora caratteristico e speciale delle terme) ove adesso si scavano marmi preziosi » p. 260.

Infatti vi si trovano pezzi unici in un edificio termale, come i rilievi con cataste di armi e come sopra la cornice del colonnato erano collocati i blocchi con il rilievo di armi che formavano una specie di zoccolo. con le armi delle popolazioni germaniche e nordiche, che correva su quasi cento metri di lunghezza.

I reperti marmorei sono suddivisi in 7 isole espositive a creare un Antiquarium. Le trabeazioni architettoniche finemente lavorate sono sistemate in armadiature metalliche e i capitelli, tra cui quelli monumentali provenienti dal frigidarium, raffiguranti Ercole, Venere e Marte, sono montati su false colonne per restituire, almeno parzialmente, la visione dal basso per la quale erano nati, suggerendo tutta la grandiosità dell’intero complesso, una volta splendidamente decorato da marmi rari (di cui si vedono alcuni tasselli), sculture e mosaici.

L’allestimento dei reperti è collocato su pedane ricoperte con una finitura verde-azzurro a suggerire l’idea dell’acqua e, con essa, l’ambientazione originaria dei marmi. Per l’apertura dei sotterranei si è anche provveduto all’impermeabilizzazione delle volte che coprono le ampie gallerie e all’illuminazione degli ambienti facendo particolare attenzione ad esaltare i marmi esposti.

Il percorso espositivo si articola lungo due gallerie parallele, che dalle scale d’accesso conduce prima alle due isole espositive dedicate alle palestre, poi a quella del frigidarium, per proseguire nella seconda galleria che contiene le isole della natatio e delle biblioteche.

Il traffico da e verso le terme sotterranee doveva essere continuo ma perfettamente organizzato secondo i costumi romani. Infatti all’ingresso delle gallerie, sul lato di Via Antonina, è ancora visibile e perfettamente conservata una grande rotatoria stradale con al centro il posto di guardia per il custode-controllore del traffico di carri, legname e uomini impegnati a mandare avanti la complessa macchina tecnologica delle terme. Le volte a botte che coprivano i sotterranei erano foderate da mattoni quadrati (bessales), di cm 19x19, a loro volta foderati da bipedali.

Oltre ai due piani in alzato, che in alcuni punti misurano ben 37 metri d’altezza, delle Terme di Caracalla restano tre livelli sotterranei, di cui si aprono al pubblico, per ora, solo due gallerie dei circa 2 km conservati.

È nei sotterranei il fulcro della vita delle terme, il luogo dove lavoravano centinaia di schiavi e di operai specializzati per far funzionare la complessa macchina tecnologica delle terme. Lì erano collocati i forni necessari per il riscaldamento delle acque destinate al caldarium e alle saune.

Si calcola che vi siano ancora da scavare ambienti sotterranei per una lunghezza pari al doppio del conosciuto: un dedalo di grandi gallerie carrozzabili (6 metri di altezza x 6 metri di larghezza
circa) che corre sotto buona parte dell’edificio, Nel 1938 vi si scoprì il più grande mitreo di Roma, con vestibolo fiancheggiato da due ambienti di servizio, con la stalla per il toro del sacrificio, seguito da un piccolo atrio e dall'aula principale.

Questa, coperta da piccole volte a crociera, ha i due banconi laterali per il banchetto, un pavimento a mosaico bianco, la fossa per la raccolta del sangue del sacrificio, alcune basi per statue e una nicchia per un bassorilievo con Mitra che uccide il toro.
Vi si accede nei giardini dall'esterno del recinto.

RICOSTRUZIONE GRAFICA

RODOLFO LANCIANI

"Incerta parimente è la data dell'aneddoto riferito dal Vacca circa gli scavi clandestini fatti da stranieri « in certe grotte nel cerchio di Caracalla dove sarebbero stati trovati vasi come vettine » e forse un tesoro."

RICOSTRUZIONE GRAFICA

RIDOLFINO - TERME DI CARACALLA

"Le vestigie più grandi e maravigliose che siano in questo Colle sono quelle delle Terme dell'Imperatore Antonino Caracalla dette volgarmente l'Antoniane. Prima di venire alla descrizione di queste Terme bisogna premettere che tanto queste quanto quelle di Diocleziano e di Tito sono uniformi nella disposizione delle membra e nella situazione riguardo ai venti come si vede dalle piante dateci dal Signor Piranesi e sono ancora l'istesse nella distribuzione degli usi poco variando nella forma.

Nell'individuare le membra di queste Terme il detto Signor Piranesi si è allontanato dal parere de moderni Scrittori ma fa vedere con acutezza che il suo disparere non è fondato sopra congetture e probabilità equivalenti a quel che essi ne vedono bensì sopra le ispezioni delle medesime membra che con la loro disposizione poterono fargli conoscere che il secondo piano delle medesime il quale è quello che in oggi rimane sopra terra non era specialmente destinato ad uso de bagni come danno malamente ad intendere i medesimi Scrittori ma agli esercizi ed a giuochi del Disco della palla del pugilato e altri simili veniamo adesso alla spiegazione.

Questo grandioso Edificio era composto di due vasti piani de quali come dissi il Signor Piranesi ha inciso solamente il secondo come quello che in oggi solo comparisce sopra terra e che unicamente si osserva essendo il primo quasi tutto riempito dagli scarichi per mezzo degli abbaini. 

Il primo piano era specificamente destinato ad uso dei bagni ed ornato di magnifici portici e anditi per dove si passava ne vestiboli poi agli atri indi alle stanze suddivisioni di fabbrica le quali erano tutte accomodate per uso de labri, alvei e bagni che dovevano essere moltissimi per quello che si congettura dalla sua vastissima estensione e da 1600 sedie di cui erano capaci questi bagni come raccontano Olimpiodoro e Sparziano, Eutropio le chiama opus egregium.


Quale sia stata la loro magnificenza non solo potrà riconoscersi dai suoi avanzi ma ancora dalle antichità preziose trovatevi e da ciò che ne scrivono gl'lstorici .Scrive Sparziano che tra le altre vi era una stanza coperta con volta sostenuta da un armatura di metallo Ciprio fatta a cancello fatto con tale artifici che questo Autore dice essere impossibile l'imitarlo. 
(INGRANDIBILE)

A giudizio del Serlio queste Terme erano le più magnifiche di tutte, Olimpiodoro afferma che vi erano mille e seicento sedie di marmo per bagnarsi, alcune di queste sedie di marmo si vedono trasportate in queste Chiese antiche di Roma. Due labri di Basalto bellissimi furono trovati gli anni scorsi poco lontano dalle Terme che ora si vedono in una stanza nella Porteria del Collegio Clementino a cui appartengono.

I suoi magnifici vestigi si cominciano a vedere nella Vigna del Capitolo di S Pietro detta del Lamajo ove si vedono avanzi di muro fabbricato da Caracalla con barbacani architettati a nicchioni per sostegno delle falde dell'Aventino alle quali erano sottoposte le Terme, questi avanzi sono ancora nella vigna del Collegio Romano detta la Balbina e in altre circonvicine come nel'orto detto del Carciofolo si vedono avanzi di mura della Piscina attenente alle dette Terme e una Tribuna la quale faceva testa ai portici aggiuntavi da Alessandro Severo.

Il primo piano delle Terme è tutto interrato nelle rovine, si entra nel detto piano per la vigna del Lamajo e del Collegio Romano i respettivi possessori vanno tuttavia riempiendo di terra questo piano per mezzo degli abbaini affine di pareggiare il terreno del loro predj e perciò pochi ora sono gli abbaini i quali rimangono scoperti avendone io veduti molti più negli anni scorsi.
 

Tra le altre rovine di queste Terme si vedono quattro spaziose Sale appartenenti al Seminario Romano in molti luoghi delle quali vi si vedono delle nicchie per le statue. Nelle sale di mezzo si riconoscono i siti ne quali erano le grosse ed alte Colonne di granito le quali tolte caddero le volte di calcina e di pezzi di pomice per renderle più leggiere che seppellirono i pavimenti di Mosaico.

Le mura erano rivestite di lastre di marmo come ne fa testimonianza un frammento da me veduto in un angolo a sinistra dell'entrata della seconda sala.

Nella Cella Solare della Palestra come la chiama il Signor Piranesi o le stanze sia interiori che esteriori avevano de cancelli di raccomandati a fodere dell'istesso metallo ribattute dall'uno e l'altro lato de stipiti nel mezzo vi erano atrj scoperti le di cui mura erano adornate di un continuato bassorilievo di marmo sostenuto da spranghe di metallo al pari della cornice del Tablino.

In questi ultimi tempi se ne vedea un frammento rappresentante due soldati in oggi per mio mezzo acquistato dal Signor Cardinale Alessandro Albani, al1'altra parte di questo sontuoso edificio ridotto a Vigna e Orto posseduto da Padri Gesuiti del Collegio Romano e da altri particolari ha l'ingresso nella via pubblica dalla parte che riguarda la Chiesa di S Sisto.

lvi rimaneva l'altro rovinato ordine delle camere de bagni che veniva diviso da quello di sopra da un muro moderno che negli anni scorsi furono distrutte. Vi è solo adesso il piacere di osservare le alte mura esteriori dell edificio con canali dalla cui sommità venivano l'acque per i bagni. Vi resta altresì ciò che non osservò il Serlio nella pianta che diede di queste Terme forse per essere stato il luogo più ricoperto: una fabbrica rotonda che potrebbe essere un Tempio dedicato a Bacco o ad Ercole con le sue tribune esistenti alla sinistra dopo le predette rovine.

Egli ha una scala dal destro lato che conduce al di sopra ed è nell'angolo di una larga ed alta nicchia simile all'altre tre che dovevano contenere Statue Colossali.

Dietro detto Tempio e nicchia girava all'intorno una galleria con archi e colonne di terra cotta imbiancate essendo state spogliate dei loro capitelli rimanendo nelle mura qualche segno d'antica pittura ed aveva il passeggio in ambe le fiancate e tanto quella che riguardava il muro della detta gran nicchia come l'altra seguente era ripiena di nicchie per le statue che indi sono state tolte e a piedi vi erano scale che conducevano nei portici sotterranei ne quali si poteva scendere per altra commoda scaletta avanti un lato della predetta nicchia altissima che conteneva antiche pitture mescolate con delle moderne. 


Questi portici alti e lunghi imbiancati avevano di quando in quando finestrelle bislunghe dalle quali ricevevano il lume e sopra era lo Stadio per la corsa e per altri giuochi e pure tutto questo ne passati anni fu distrutto e messo ad ortaglia. 

Rimaneva questo lungo sito tra il muro laterale a piè dell altura del Colle e delle rovine delle mura laterali delle quattro sale sopraddette dopo le quali separatamente a sinistra rimane l'altra gran nicchia che a diritto filo corrisponde con l'altra consimile presso il Tempio e la Galleria suddetta.

I 3 tori che accrebbe a queste Terme dei Portici i quali furono da Alessandro Severo alcuni avanzi di portici si vedono nella vigna del Conte Catucci. Si vedono ancora de bottini che l'acque piovane de tetti delle Esedre medianti le gronde che anche oggi rimangono sopra gli stessi bottini. Tali acque quivi purgate poi condotte per via d'altre fistole che si veggono nei muri bagni del primo piano vedendovisi ancora de tubi testacei queste Terme verso le mura della Città anteriori a quelle d'Aureliano ma dilatate da Caracalla per l'estensione delle Terme.

Molte celebri antichità si sono trovate in queste Terme: 
- l'Ercole col nome di Glicone che si ammira nel Palazzo Farnese 
- la Dirce colli fratelli Zeto e Ansione 
- e il Toro nella sala di mezzo 
- nello scavarsi non è gran tempo si trovò un pezzo di colonna di granito di palmi 10 di circonferenza, palmi 22 nell'altra contigua, 
- nel 1712 vi si scoprì una colonna ben grossa di antico, 
- in terra vi ho veduto pezzi di colonne incavate di marmi ed anche un avanzo di condotto incavato nel travertino.

Il Cardinal Farnese nipote di Paolo lll vi trovò Colonne Statue Bassirilievi oltre la quantità di cose minute come:

- cammei,
- statue piccole di metallo,
- medaglie,
- lucerne, e cose simili che resero com'è anche in oggi ragguardevole il Palazzo potendosi egli solamente vantare d aver colossi d eccellente scultura come.
- l'Ercole
- la Dirce,
- la Flora
- quantità di teste di busti di bassirilievi
- piccole statue di cui è ripieno tutto il Palazzo,
- le due gran conche o labri di granito che sono alle fontane della piazza appartenevano a queste Terme gran colonna di granito che innalzò il Gran Duca Cosimo I in nella piazza avanti il Ponte S. Trinità fu tolta da queste.

Negli anni scorsi vi si sono trovati:

- alcuni tegoloni elegantissimi in alcuni de quali osservai Archi trionfali di uno o fornici con trofei e quadrighe, sopra in altri viddi le Deità, in altri Ercole ed altri Numi ed ancor questi davano grande indizio della magnificenza di queste Terme potendosi nel Museo del Collegio Romano". 

(Ridolfino Venuti Cortonese 1763)


RICOSTRUZIONE GRAFICA

RIDOLFINO - I PORTICI DELLE TERME DI CARACALLA

"Erette da Alessandro Severo, alcuni avanzi di portici si vedono nella vigna del Conte Catucci. Si vedono ancora de bottini che l'acque piovane de tetti delle Esedre medianti le gronde che anche oggi rimangono sopra gli stessi bottini. Tali acque quivi purgate poi condotte per via d'altre fistole che si veggono nei muri bagni del primo piano vedendovisi ancora de tubi testacei queste Terme verso le mura della Città anteriori a quelle d'Aureliano ma dilatate da Caracalla per l'estensione delle Terme.

Molte celebri antichità si sono trovate in queste Terme:

- l'Ercole col nome di Glicone che si ammira nel Palazzo Farnese,
- la Dirce colli fratelli Zeto e Ansione e il Toro nella sala di mezzo

Nello scavarsi non è gran tempo si trovò:

- un pezzo di colonna di granito di palmi
- 10 di circonferenza,
- palmi 22 nell'altra contigua,

Nel 1712 vi si scoprì

- una colonna ben grossa di antico,
in terra vi ho veduto

- pezzi di colonne incavate di marmi
- un avanzo di condotto incavato nel travertino.

Il Cardinal Farnese nipote di Paolo lll vi trovò Colonne Statue Bassirilievi oltre la quantità di cose minute come:

- cammei,
- statue piccole di metallo,
- medaglie,
- lucerne,

e cose simili che resero com'è anche in oggi ragguardevole il Palazzo potendosi egli solamente vantare d aver colossi d'eccellente scultura come:

- l'Ercole
- la Dirce,
- la Flora
- quantità di teste di busti di bassirilievi
- piccole statue di cui è ripieno tutto il Palazzo,
- le due gran conche o labri di granito che sono alle fontane della piazza appartenevano a queste Terme gran colonna di granito che innalzò il Gran Duca Cosimo I in nella piazza avanti il Ponte S. Trinità fu tolta da queste.

Negli anni scorsi vi si sono trovati:

- alcuni tegoloni elegantissimi in alcuni de quali osservai Archi trionfali di uno o fornici con trofei e quadrighe, sopra in altri viddi le Deità, in altri Ercole ed altri Numi ed ancor questi davano grande indizio della magnificenza di queste Terme potendosi nel Museo del Collegio Romano".

(Ridolfino Venuti Cortonese 1763)




RIDOLFINO - IL TEMPIO DI BACCO OD ERCOLE

"Eravi (accanto alle Terme) una fabbrica rotonda che potrebbe essere un Tempio dedicato a Bacco o ad Ercole con le sue tribune esistenti alla sinistra. Egli ha una scala dal destro lato che conduce al di sopra ed è nell'angolo di una larga ed alta nicchia simile all'altare tre che dovevano contenere Statue Colossali. 

Dietro detto Tempio e nicchia girava all'intorno una galleria con archi e colonne di terra cotta imbiancate essendo state spogliate dei loro capitelli rimanendo nelle mura qualche segno d'antica pittura ed aveva il passeggio in ambe le fiancate.

Tanto quella che riguardava il muro della detta gran nicchia come l'altra seguente era ripiena di nicchie per le statue che indi sono state tolte e a piedi vi erano scale che conducevano nei portici sotterranei ne quali si poteva scendere per altra commoda scaletta avanti un lato della predetta nicchia altissima che conteneva antiche pitture mescolate con delle moderne. 

Questi portici alti e lunghi imbiancati avevano di quando in quando finestrelle bislunghe dalle quali ricevevano il lume e sopra era lo Stadio per la corsa e per altri giuochi e pure tutto questo ne passati anni fu distrutto e messo ad ortaglia (sig!). Rimaneva questo lungo sito tra il muro laterale a piè dell'altura del Colle e delle rovine delle mura laterali delle quattro sale sopraddette dopo le quali separatamente a sinistra rimane l'altra gran nicchia che a diritto filo corrisponde con l'altra consimile presso il Tempio e la Galleria suddetta.

(Ridolfino Venuti Cortonese 1763)

RICOSTRUZIONE GRAFICA

I MEDICI A ROMA 

 « Particolarmente interessante per l'arricchimento del Museo de Medici fu il viaggio di Cosimo a Roma nel 1560-61. Papa Pio IV, che teneva più che al prezzo all'alleanza del sovrano di Toscana, che all'integrità delle collezioni pontificali non esitò a fa dono di 4 vassoi colmi di « anticaglie  » Miintz, p. 22.
« Il duca Cosimo . . . levò (dalle terme di Caracalla) una gran colonna di granito, e la condusse in Firenze sopra la piazza della SS. Trinità, dirizzata con una Vittoria di porfido, in memoria della vittoria ottenuta contro Pietro Strozzi » .

Questa operazione incominciata nel 1561, e compiuta solo nel 1565, in mezzo a difficoltà d' ogni genere, può essere seguita per mezzo di documenti grafici contemporanei.

L' imbarco avvenne dalla sponda subaventina del Tevere, di prospetto a Ripagrande, come dimostra un interessante disegno scoperto da Tommaso Ashby, direttore della scuola Britannica in Roma, in un album intitolato « Disegno de le ruine di Roma e come anticamente crono " posseduto da C. W. Dyson Perrins di Malvern. Ai ff. 12'- 13 di questa raccolta di vedute, disegnata sotto il pontificato di Gregorio XIII, è riprodotta la scena aventinese, Duperac 33, con una barcaccia ormeggiata alla ripa. La leggenda dice: « A dimostra i fondamenti del ponte Sublicio ... G G G, si chiama Marmorata perchè qui si scaricavano i marmi, et anch' hoggi ve n' è copia, e quivi si caricò la colonna che è a S.'* Trinità in Fiorenza » .



OPERE D'ARTE

Nelle terme sono stati rinvenuti:

- il mosaico con atleti, scoperto nel 1824, ora ai Musei Vaticani.
- le vasche di granito ora a piazza Farnese, altre vasche si trovano nel cortile del Belvedere (Musei Vaticani), a Firenze la colonna della Giustizia proviene dalla natatio delle terme di Caracalla.
- la statua di Minerva,
- la statua di Venere,
- statua di una vestale
- statua di una baccante,
- il Supplizio di Dirce ( Toro Farnese),
- l'Ercole in riposo (Ercole Farnese)
- la grande Flora (Flora Farnese), le quali andarono a far parte della grande Collezione Farnese e oggi al Museo Nazionale di Napoli.

L'arte raffinata di queste statue e degli altri reperti fa capire il lusso e la bellezza delle terme, rifinite con bronzi, marmi pregiati, statue, bassorilievi, giardini, colonnati e sentieri alberati che le rendevano somiglianti agli splendidi Horti romani, le cosiddette "tranquille dimore degli Dei", come le definì Lucrezio.

RICOSTRUZIONE GRAFICA

LA DEVASTAZIONE

Anche qui nella Roma papalina avvenne il saccheggio di materiali pregiati per il riutilizzo edilizio, come nel XII secolo per la ricostruzione della chiesa di S.Maria in Trastevere.

LE TERME OGGI

RODOLFO LANCIANI

1139 - Innocenzo II, dei Papareschi, ricostruisce dai fomdamenti la chiesa di s. Maria in Trastevere. Tra i materiali di scavo messi in opera nella nuova fabbrica primeggiano i capitelli ionico-compositi delle terme di Caracalla, intorno ai quali vedi Huelsen, Arkitektonische Studien von S. A. Iwanoff, Berlin, Keimer, 1898, p. 8; e Bull. com. 1883, p. 35. Le due colonne di granito, presso la tribuna, e le quattro colonne di porfido del ciborio vengono forse dallo stesso luogo.

Del resto tutti i marmi cosmateschi delle chiese di Roma sono stati ottenuti facendo a pezzi i pregiatissimi marmi romani.

A lungo vi operarono anche le calcare, che trasformavano in calce i marmi antichi, uno scempio.

Soltanto dal XV sec. in poi, cioè dal primo Rinascimento, iniziò la trascrizione dei ritrovamenti di maggior pregio mentre nel secolo successivo le rovine furono studiate dai grandi architetti dell'epoca che spesso vi si ispirarono.

Non dimentichiamo che il Rinascimento sorse proprio per la riscoperta delle bellezze dell'antica Roma. Gli scavi del XIX sec. portarono al ritrovamento, nel 1824, di ampi lembi di mosaici pavimentali policromi con 28 figure di atleti, oggi conservati in Vaticano. Ancora oggi proseguono gli scavi, che molto hanno ancora da dare, visto che tutta la zona intorno cela nel sottosuolo abitazioni, negozi e monumenti romani. Non è raro, passeggiando attorno ai suoi confini, vedere al suolo tessere di mosaico romano, indizio di costruzioni arcaiche ulteriori.



LA VITA NELLE TERME

Anzitutto va sfatata la credenza per cui a Roma esistessero terme per poveri e terme per ricchi.
Le terme erano completamente gratuite ed erano aperte a tutti, e i Senatori vi si recavano accanto ai poveri.

A Roma per giunta non si facevano distinzioni di razza, perchè il 75% della popolazione era straniera naturalizzata. La distinzione era tra chi aveva la cittadinanza e chi no. Gli schiavi ad esempio non l'avevano. I liberti la acquistavano con la cessazione della schiavitù.

Per cui alle terme andavano tutti i Romani, per questo a Roma ce n'erano diverse sparse nei vari quartieri. Di solito aprivano a mezzogiorno e chiudevano al tramonto. Andare alle terme non serviva solo per lavarsi, ma per farsi fare massaggi, trattamenti di bellezza, farsi ungere di unguenti o farsi profumare o truccare.


Ma alle terme c'era di tutto e vi si poteva passare l'intera giornata. Era come un centro benessere unito a un centro ricreativo, dove i servizi extra si pagavano ma le piscine, la palestra e l'ingresso erano liberi.

Ad esempio si poteva pranzare evitando di passare da casa, perchè c'erano termopoli che offrivano pasti caldi e freddi, nonchè bevande, e bancarelle piene di stuzzichini, cotti o crudi.

Nella biblioteca si poteva leggere o parlare di libri, poi si poteva passare dal barbiere per barba e capelli, o farsi depilare totalmente il corpo, o andare dai massaggiatori.

Si poteva fare ginnastica, correre, giocare alla palla, usare attrezzi ginnici, con palestre sia all'aperto che al chiuso.


Ma c'erano anche gli spettacoli, i mimi, i giocolieri, i danzatori o i suonatori, gratuiti come il resto, e c'erano anche sale che potevano essere usate per le feste. Vi si trovava di tutto, dal gioco d'azzardo (clandestino) alle bancarelle che vendevano di tutto: dalle stoffe ai mobiletti, ai gioielli, ai manufatti in legno, vimini, avorio, osso o ambra.

C'era il fresco dei portici ombrosi e dell'acqua sempre corrente e fresca delle piscine per la stagione calda, e il riscaldamento in tutte le sale per la stagione fredda.

In più c'erano stupendi giardini con piante esotiche, esedra di pietra pomice attraverso cui l'acqua disegnava arabeschi di capelvenere, con statue di fauni o ninfe, e poi sedili di granito e tavolini di pietra per accomodarsi sia all'aperto che al chiuso.

C'erano gli stupendi colonnati dalle volte a crociera, a botte o stuccate, e statue bellissime, balaustre di ferro e di bronzo, enormi coppe di pietra o terracotta traboccanti di fiori, e pavimenti in mosaico di ogni colore.

Insomma si poteva trascorrere l'intero pomeriggio curando il corpo e chiacchierando con i conoscenti, o stringendo amicizie, o spettegolando, o mettersi in mostra per trovare un innamorato/a o per ottenere voti per una carica pubblica. Insomma il divertimento era assicurato, in un ambiente fastoso, lussuoso e bello come pochi al mondo si potrebbero sognare oggi.


BIBLIO

- Giuseppe Simone - Les thermes de Caracalla - G. Bardi - 1962 -
- Leonardo Lombardi e Angelo Corazza - Le Terme di Caracalla - Roma - Palombi - 1995 -
- Romolo Augusto Staccioli - Acquedotti, fontane e terme di Roma antica: i grandi monumenti che celebrano il "trionfo dell'acqua" nella città più potente dell'antichità - Roma - Newton & Compton Ed. - 2005 -
- I. Nielsen - Considerazione sulle prime fasi dell’evoluzione dell’edificio termale romano - Analecta Romana Instituti Danici - XIV - 1985 -




CARACALLA


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Nome completo: Lucius Septimius Bassianus (fino al 195)
- Marcus Aurelius Antoninus Caesar (fino al 198)
- Caesar Marcus Aurelius Antoninus Augustus (fino al 211)
- Caesar Marcus Aurelius Severus Antoninus Pius Augustus (fino alla morte)
Nascita: Lugdunum (Lione, Francia), 4 aprile 188
Morte: Harran, Turchia, 8 aprile 217
Titoli: Parthicus maximus, Sarmaticus maximus
Predecessore: Settimio Severo
Successore: Macrino
Consorte: Fulvia Plautilla
Dinastia: severiana
Padre: Settimio Severo
Madre: Giulia Domna
Regno: 211-217 d.c.



L'INFANZIA

Settimio Severo aveva due figli: Bassiano Antonino, nato a Lione nel 188, detto Caracalla dal nome del mantello militare che distribuì a popolo e soldati, e Geta nato nel 189.

Ambedue si odiavano, non tenevano alla patria nè alla guerra, amando solo i giochi gladiatori, le corse dei cocchi e i piaceri.
Settimio Severo li condusse al campo e alla battaglia fin dai primi tempi, ma non riuscì ad inculcare loro alcuno dei valori paterni.

CARACALLA GIOVINETTO

L'ASPETTO E IL CARATTERE

Le sue immagini lo mostrano piuttosto pingue da fanciullo, snellito in età giovanile e di nuovo pingue con l'età.
Il volto sembra di bassa estrazione sociale, di certo non aveva preso dalla madre che si diceva bellissima.

Fronte bassa, naso largo, sguardo accigliato, mento lungo, capelli ricci, insomma una persona incline all'ira e al rancore. Assetato di potere, vedeva in chiunque un possibile pericolo, incluso il proprio fratello.

Allevato dai migliori precettori, aveva preso il gusto dell'arte grandiosa, ricca di marmi pregiati, fregi e mosaici, come dimostra l'opera più grande da lui lasciata, le terme di Caracalla.

MEDAGLIONE IN ORO CON L'IMMAGINE DI CARACALLA (BODE MUSEUM DI BERLINO)

IL FRATRICIDIO

Alla morte di Settimio i fratelli tornarono a Roma con le ceneri del padre seppellendolo nella tomba degli Antonini, poi si stabilirono nella reggia sul Palatino, ciascuno con i propri soldati.

La madre Giulia Domna tentò invano di riconciliarli. Caracalla ben presto si sbarazzò del fratello, praticamente sotto gli occhi della madre.
Giulia Domna, aveva infatti chiamato Geta per rappacificarlo con il fratello, quando gli piombarono addosso i sicari di Caracalla che lo pugnalarono a morte.

L'arma per l'assassinio fu da Caracalla consacrata nel tempio di Serapide, indirizzando al fratello morto la frase: "Sit divus dummodo non vivus", Sarai un Dio ma non sei vivo.

IL FANTASMA DI SETTIMIO SEVERO APPARE A CARACALLA PER PUNIRLO DEL DELITTO DI GETA
Caracalla si recò quindi al campo dei Pretoriani, dove Geta era popolare, e raccontò d'essere sfuggito a un attentato dal fratello, e per essere più convincente regalò a ciascun soldato duemila e cinquecento denari. Al Senato raccontò la stessa storia accordando l'amnistia generale.
Invece fece uccidere tutti gli amici e i simpatizzanti di Geta dai soldati che ne saccheggiarono le case.

Per Dione Cassio fece una strage di ventimila persone, fra cui un figlio di Pertinace, un pronipote e una sorella di Marco Aurelio, e Ostilio Papiniano, per aver risposto all'imperatore, che voleva l'apologia del fratricidio, che era più facile commetterlo che giustificarlo.

Sempre secondo Dione Cassio, Caracalla innalzò un santuario ad Apollo di Tiana, discepolo di Pitagora, mago e taumaturgo di cui, per ordine di Julia Domna, Flavio Filostrato scrisse la biografia tratta da un libo di un suo allievo, detto Damis di Ninive. Pertanto Caracalla lo divinizzò e adorò.

Giulia Domna sembra non tenesse rancore al figlio per averle ammazzato l'altro figlio. Anzi collaborò con Caracalla al governo, dirigendo la cancelleria imperiale, così ogni editto portava anche il nome della madre.

LE TERME DI CARACALLA

LE TERME

A Caracalla resta legato uno dei più bei monumenti di Roma, le grandiose Terme di Caracalla, per accogliere oltre 1600 persone, con mille e seicento vasche marmoree, musei, biblioteche, sale da studio, palestre ginnastiche, portici e giardini. Per le terme fu costruito un apposito acquedotto, e vennero considerate una delle sette meraviglie del mondo.
Se ne conservano molti resti e ancora vengono usate per concerti e opere liriche.



I PROVVEDIMENTI
  • alzò la paga ai legionari;
  • impose all'esercito la falange macedone quando era già superata;
  • fece applicare agli adulteri la pena di morte;
  • fece diminuire del 25% la quantità di argento nei denari;
  • emanò la Constitutio antoniniana, per cui diventavano cittadini dell'Impero tutti gli abitanti liberi che lo popolavano;
  • migliorò la situazione degli schiavi;
  • garantì la successione e la tutela dei minorenni;
  • portò dal dieci al venti per cento la tassa di affrancamento;
  • portò dal dieci al venti per cento la tassa di successione anche ai parenti prossimi dell'estinto;
Il Senato si vide togliere potere e privilegi, che aumentarono invece nell'esercito.
Dione Cassio narra che Caracalla fosse solito dire:

"Nessuno, all'infuori di me, deve avere denaro, affinchè io possa darlo ai soldati".
Regalò molto denaro al popolo e ai cortigiani; ordinò sontuosi palazzi nelle città che lui doveva visitare, palazzi che l'imperatore non tutti né vide né mai abitò, di costruirgli circhi ed anfiteatri, che dopo venivano demoliti, nei luoghi in cui doveva risedere per un periodo.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

LE GUERRE

Circa un anno dopo l'assassinio di Geta Caracalla lasciò Roma e si recò in Gallia; di là in Rezia contro un popolo che minacciava i confini occidentali dell' impero, gli Alemanni.
Ne riportò una vittoria visto che l'imperatore si fregiò dei titoli di Germanicus e di Alemannicus, ma per alcuni perse e dovette comprare dai barbari pace e alleanza.

Comunque riuscì a mettere la discordia tra Vandali e Marcomanni, punì i Quadi ribelli mettendone a morte il re, e pose in sicurezza i confini.

Dalla Rezia Caracalla si recò in Oriente. Volendo emulare le gesta di Alessandro il Grande cercò di assoggettare la Parzia, tanto più che nel 209 era morto Vologeso IV e, dopo un periodo di contrasti, i due figli, Vologeso V e Artabano V, avevano diviso fra loro l'impero.

Caracalla volse verso il Danubio. Concluse un accordo coi Daci Uberi facendosi consegnare ostaggi, in Tracia costituì una falange di sedicimila uomini, poi passò in Asia e si stanziò a Nicomedia per preparare la guerra.

Intanto andò nella Troade e copiò sulla tomba del suo liberto Festo il sacrificio di Achille sul sepolcro di Patroclo.

Invitò poi Abgare, principe dell'Osroene, a Nicomedia con l'inganno, e, dopo averlo fatto prigioniero, si impadronì del suo stato facendo di Edessa una colonia romana.

Evidentemente le notizie non circolavano, perchè fece lo stesso col re dell'Armenia che prese prigioniero insieme a moglie e figli, ma la popolazione rifiutò di sottomettersi e dovette desistere.

Passò quindi in Antiochia e in Alessandria di Egitto. Gli abitanti di questa città avevano dato a Giulia Domna il nome di Giocasta alludendo ai rapporti incestuosi tra l'imperatrice e il figlio, e a questo il nome di Alexander Geticus alludendo alla mania di emulare Alessandro e al fratricidio.

Caracalla di nuovo usò l'inganno. Invitò i primi cittadini a un banchetto, li fece uccidere tutti, poi sparse le soldatesche per le vie, dove fecero un massacro di cittadini. Alessandria venne abbandonata al saccheggio e poi divisa con un muro in due quartieri non comunicanti.

Nel 214 d.c. si tenne la battaglia di Tebessa (oggi in Algeria). Questa vittoria fu significativa nel contesto della sua guerra contro i popoli berberi e contribuì a consolidare il controllo romano sulla regione.

Nel 216 Caracalla fece ritorno in Antiochia e mosse guerra ai Parti per punire Artabano V che gli aveva rifiutato la mano della figlia. Devastò la Media, occupò la città di Arbela e distrusse i sepolcri degli antichi re.

Lo spirito dei due Ceasari che rispettavano i vinti, le loro opere e i loro costumi, la proverbiale clemenza dei due imperatori, che fece sopportare a molti popoli il giogo di Roma, non esisteva più.
Però non si avventurò nella Parzia, con tutto che il nemico era fuggito, e fece ritorno in Mesopotamia per svernare a Edessa.



LA CONGIURA

Qui venne ordita la congiura per uccidere l'imperatore da Opellio Macrino, prefetto del pretorio; l'esecutore fu Marziale, della guardia imperiale, che odiava Caracalla per la mancata promozione.

Si era nel 217 d.c., Caracalla si recò a Carre per fare un sacrificio alla Dea Luna e durante il viaggio venne assassinato da Marziale, poi inseguito e trucidato dalle guardie dell'imperatore.

Giulia Domna apprese ad Antiochia l'uccisione del figlio, ma mentre per Geta non aveva versato una lacrima, per Caracalla si disperò al punto di lasciarsi morire di fame.

Forse le dicerie sul suo rapporto incestuoso non erano così prive di realtà.

Oppure la ferì maggiormente l'acclamazione di Opellio Macrino, che le avrebbe tolto tutti i privilegi da imperatrice, visto che a Roma, più del figlio aveva imperato lei.


RODOLFO LANCIANI

La libertà goduta dalla Chiesa sotto Caracalla è testimoniata dai graffiti della Domus Gelotiana, descritti nella mia "Roma antica". Quello caricaturale della crocifissione, che è riprodotto a p. 122 di quel volume, non è affatto il solo a certificare la diffusione della fede nel palazzo imperiale.
Il nome di Alexamenos, "i fedeli", si ripete tre volte. C'è anche un nome, LIBANUS, sotto il quale un'altra mano ha scritto EPISCOPUS e, più in basso, LIBANUS EPI [SCOPUS].

È molto probabile una battuta su Libano, una pagina cristiana come Alexamenos, che i suoi compagni discepoli avevano soprannominato "il vescovo". È vero che il titolo non è necessariamente cristiano, essendo stato usato a volte per denotare un ufficiale comunale; ma questo non può essere il caso in un'assemblea di giovani, come quella della Domus Gelotiana; e la connessione tra i graffiti di Libano e quelli di Alexameno sembra evidente.

Leggendo questi graffiti, oggi molto feriti dall'umidità, dall'esposizione e dalle mani senza scrupoli dei turisti, stiamo assistendo in realtà a liti familiari tra pagani e cristiani nel palazzo imperiale, in uno dei quali Caracalla, quando era ancora giovane, ne vide uno i suoi compagni di gioco colpiti e puniti a causa della sua origine cristiana e persuasione.


BIBLIO

- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Historia Augusta - Antoninus Caracalla -
- András Mócsy - Pannonia and Upper Moesia - Londra 1974
- Ronald Syme - Emperors and Biography: Studies in the Historia Augusta - 1971 -
- Cesare Letta - La dinastia dei Severi - AA.VV. - Storia di Roma - Einaudi - Torino - 1990 - vol. II - tomo 2 -
- Anthony R. Birley - Septimius, Geta, Publius - in The Oxford Classical Dictionary - IV ed. - Oxford - 2012 -



 

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