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PHOINIKE - FENICE (Albania)


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Fenice ovvero Phoinike in greco, è un sito archeologico dell'Albania meridionale che giace sulla sommità di una collina che si eleva di 283 metri s.l.m., al centro di un'ampia pianura solcata dai fiumi Caliassa e Bistrizamentre, confluendo nel lago di Vivari, sulle cui rive si trova Butrinto.

Alla base della collina sorge il moderno villaggio di Finiq, che ne ha attinto il nome e tutto intorno è circondata da un arco montuoso impervio, della catena montuosa degli Acrocerauni. Polibio, che descrive Phoinike come il centro meglio fortificato e più potente dell'antico Epiro, di cui fu per un certo periodo la capitale, con un abitato più antico, greco ed ellenistico, posto sulla sommità di una collina, circondata da forti mura, ancor oggi ammirevoli per la loro monumentalità.

La città si estende anche sulle pendici meridionali della collina, attraverso una serie regolare e scenografica di splendidi terrazzamenti, sistema caratteristico dell'urbanistica ellenica. Polibio narra la storia che portò alla presa della città da parte degli Illiri, e le continue incursioni dei pirati nei confronti dei mercanti italioti che frequentavano la zona.


Racconta inoltre che, all'inizio della guerra contro Filippo V di Macedonia (238 a.c. – 179 a.c.), alcuni ambasciatori romani contattarono gli abitanti di Phoinike e che la pace tra Filippo V di Macedonia e i romani al termine della I guerra macedonica venne firmata proprio a Fenice nel 205 a.c.. 

Sempre Polibio riferisce di Carope, uno dei re della Tracia che vessava i cittadini, e di un'ambasceria condotta a Roma nel 154 a.c. dai suoi cittadini per una richiesta di aiuto e sappiamo poi da Strabone, Livio e Tolomeo che Phoinike, sorgeva a poca distanza dal mare, a nord di Butrinto.

Procopio di Cesarea invece narra un episodio avvenuto al tempo di Giustiniano (482 - 565), quando l'imperatore avrebbe trasferito la città dai piedi alla sommità della collina. La città sorgeva prima in pianura, circondata da acque che rendevano paludoso il terreno dove dovevano sorgere le nuove mura, per cui l'imperatore decise di trasferire i centro sulla sommità della collina, doppiamente protetta dalle mura.



GIUSTINIANO

La città fiorì anche anche nell'età tardo antica, tra V e VI secolo, quando ottenne la sede vescovile bizantina, e quando l'imperatore Giustiniano fece spostare in alto la città a causa dei problemi di impaludamento della città bassa. Fenice venne citata nei due maggiori itinerari dell'antichità: l'Itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana, dove la città è collocata sulla strada per Nikopoli.

L'area su cui era sorta la città non ha restituito resti di età arcaica, pur essendo nella zona di influenza influenza di Corinto e Corcira, come dimostra il vicino emporion di Butrinto. Al contrario l'abitato di età romana, invece, pur continuando ad occupare diverse aree dell'acropoli, si sviluppò soprattutto nella parte bassa della collina, come era d'uso tra i romani conquistatori. Alla base del versante Sud è emersa una vasta area di necropoli, sfruttata sia in età ellenistica che in età romana.

LE MURA CICLOPICHE

LE MURA

Sul colle sono ancora visibili le mura, appartenenti a tre cinte: quelle dell'acropoli, quelle dell'ampliamento dell'acropoli, e infine quelle della città fortificata. Sono costruite con grossi blocchi parallelepipedi, talora enormi o con blocchi quasi cubici o trapezoidali. Le mura si possono datare alla fine del IV e al principio del III sec. a.c. Nell'interno dell'acropoli si osservano resti di muri, sia greci che romani.

Nel villaggio sono pochi resti di muri greci. Numerosi, invece, i muri romani, incorporati nelle case moderne. Alcuni di essi sono in opus reticulatum e mattoni, altri in opus incertum: discendono fino all'età tardoromana.

PERISTILIO MAGGIORE

GLI SCAVI

Il sito archeologico di Phoinike era già noto ai viaggiatori dell'Ottocento, ad esempio a William Martin Leake, quando Luigi Maria Ugolini, instancabile perlustratore delle antichità dell'Albania, visita per la prima volta l'area: siamo nella primavera del 1924 e lo studioso italiano resta impressionato soprattutto dalla maestosità della cinta muraria, ancora conservata per ampi tratti a conferma delle parole di Polibio.

Gli scavi vennero ridotti a due sole campagne, tra estate e autunno degli anni 1926 e 1927, condotte dalla Missione Archeologica Italiana d'Albania, diretta da L. M. Ugolini. I lavori, produssero una preziosa documentazione grazie all'ingegnere bolognese Dario Roversi Monaco, con una sensibilità stratigrafica non comune nel suo tempo.
 
Le sue ricerche si svolsero principalmente  sulla sommità dell'acropoli dove scavò:
- tre cisterne, 
- un tempietto ellenistico (da lui definito thesauròs), 
- una basilica cristiana 
- alla base della collina individuò numerose tombe ellenistiche e romane.

THESAURUS

IL THESAUROS

Il thesauros era una costruzione appoggiata per tre lati a un cocuzzolo del monte, di forma rettangolare (m 4,65 × 3,50), con muri conservati per un'altezza massima di m 1,50. L'ingresso aveva due ante, una delle quali manca, e in età bizantina è stata ricostruita con pietre piccole legate con calce. 
La costruzione dell'edificio è in blocchi regolari, con specchiature, e spesso con bugne di presa; a quanto sembra, era ipetrale (scoperto al centro). Sul pavimento sono tracce di un lastricato, al centro è la colymbethra (fonte battesimale) a forma di croce greca (attualmente distrutta dagli abitanti dei dintorni), per la trasformazione, in età bizantina, dell'edificio in battistero cristiano. 
A destra dell'ingresso è una lunga gradinata, della quale sono conservati tre gradini, il più alto dei quali, fornito di anathyrosis (piano di posa per un blocco superiore), mostra chiaramente di aver servito come base di un muro, quindi la gradinata stessa doveva essere usata come un sedile unito direttamente al tempio. Presso il thesauròs sono tracce di muri. 
IL TEATRO
- 2) Cisterna A; è una costruzione trapezoidale, quasi quadrata (m 17,60 × 18,20 × 18,92), dell'altezza conservata di 4 o 5 metri. La parte settentrionale si addossa al colle, a S il muro è rinforzato da quattro pilastri o lesene. La struttura è in opera a sacco, rivestita in opus incertum, e fasce di mattoni. All'interno i muri sono intonacati in coccio pesto. Età: II-III secolo d.c.

- 3) Cisterna B; costruzione di forma quadrilatera un po' irregolare, ben conservata nella parte inferiore. I muri sono a blocchi trapezoidali o parallelepipedi di dimensioni medie e variabili. Il pavimento è in mattoni, con pilastri, pure in mattoni, che dovevano sostenere una copertura. La costruzione originaria risale alla fine del V sec. a.c.; in età romana fu restaurata, vi furono aggiunti il pavimento, i pilastri e l'intonaco interno in cocciopesto. 

- 4) Cisterna C; posta al disotto di quella A. È costruita con blocchi quadrangolari, o a sei lati. Assai mal conservata: V-IV secolo a.c. 


- 5) Scala; è addossata al muro O della Cisterna C. Sono conservati cinque gradini, dell'altezza di m 0,25 e della profondità di m 0,40, molto rozzi. Il più basso ha una larghezza di m 1,70, l'ultimo è largo m 1,40. Questa scala, probabilmente non è molto posteriore all'età della Cisterna C.

- 6) Edifici minori. È stata scavata parte di un corridoio che immette in alcuni piccoli ambienti; inoltre sono stati rimessi in luce resti di vani in opera a sacco e opus incertum, alcuni muri, un basamento quadrato, e pochi resti di un acquedotto in mattoni. 

- 7) Necropoli. Le tombe sono situate sulle falde meridionali e su quelle settentrionali del colle, in località Scarsela. Le sepolture sono a inumazione e a cremazione. Le prime comprendono tombe a cassa di lastre di forma regolare e levigate, tombe a cassa di rozze lastre, e tombe con protezione di tegoloni (a cappuccina). Quelle a cremazione comprendono tombe a cassa di tegoloni con urna fittile all'interno. Appartengono tutte all'età ellenistica. Le opere d'arte ritrovate a Ph. si riducono a un torsetto virile di tarda derivazione policletea e a una testa, pure maschile, dell'età degli Antonini.

RICOSTRUZIONE DELLA VILLA DEI DUE PERISTILII

Fine degli scavi

Ugolini lasciò presto Phoinike, trasferendo i lavori della Missione Italiana nella vicina città di Butrinto, dove le aspettative erano di certo più attraenti. Ma anche dopo la morte di Ugolini, avvenuta nel 1936, i nuovi direttori della Missione Italiana, Pirro Marconi e Domenico Mustilli, non ritennero di riprendere più le ricerche archeologiche a Phoinike.

Nel secondo dopoguerra, fra gli anni settanta e novanta, alcuni archeologi albanesi (Dhimosten Budina e Astrit Nanaj) hanno effettuato singoli interventi di ricerca nell'area della città, purtroppo sempre limitati anche a causa della presenza di una base militare sulla collina.

Dal 2000 una nuova spedizione archeologica Italiana, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri (Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale) e guidata dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, in collaborazione con l'Istituto Archeologico Albanese, sta operando in sito.

Le attività di ricerca della nuova Missione Archeologica si sono concentrate su cinque distinti settori dell'area archeologica: 
- la cosiddetta "Casa dei due peristili", 
- l'area del thesauròs-basilica, 
- il teatro, 
- la necropoli e i siti del territorio.


BIBLIO

- Procopio, De Aedificiis -
- Itinerarium Antonini, 324, 4 - Tabula Peutingeriana VI, 3 -
- Luigi Maria Ugolini - L'acropoli di Fenice (Albania antica) - Roma-Milano - 1932 -
- Sandro De Maria - Phoinike. La città e il suo territorio. (Percorsi di archeologia. 1), Bologna, 2001 -
- L. M. Ugolini, Albania antica, II, L'acropoli di Fenice, Roma 1932 - 
- F. Ch. Pouqueville - Voyage de la Grèce - II - Parigi - 1920 -
- Sandro De Maria, Shpresa Gjongecaj - Phoinike V. - Rapporto preliminare sulle campagne di scavi e ricerche 2007-2010 - Bologna, 2011 -



APOLLONIA (Albania)


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ACROPOLI DI APOLLONIA
Apollonia è oggi un sito archeologico locato sulla riva destra del fiume Vjosa, nei pressi del villaggio di Pojan, nell'attuale Albania. Apollonia fu una città della Cirenaica, e venne fondata 588 a.c.,  dai coloni Greci di Kerkyra (odierna Corfù) e Corinto, edificata come porto di Cirene, la metropoli greca posta nel nord della odierna Libia.

Sembra che la città si chiamasse in origine Gylaceia, dal nome dal suo fondatore, un certo Glyax, ma in seguito la città venne dedicata al Dio Apollo. Si arricchì poi con il commercio degli schiavi e l'agricoltura, ma soprattutto per il porto.



LA STORIA

- dopo il 513 a.c. - Poichè Apollonia dipendeva dalla città più vecchia, non era un centro molto importante, e seguì il destino di Cirene. Così entrò a far parte dell'impero persiano o achemenide dopo il 513 a.c..
Il luogo era già usato dai commercianti di Corinto e dai Taulanti, una tribù dell'Illiria, che convisse con questo insediamento per secoli a stretto contatto con la civiltà greca.

PIANTA DEL SITO ARCHEOLOGICO (INGRANDIBILE)
365 a.c. - Un terremoto danneggiò la città nel 365 a.c., ma nonostante la distruzione di tanti edifici, Apollonia sopravvisse, e divenne ancor più importante, fino al V secolo (quando cadde nelle mani dei nomadi  Laguatan libici, Synesio di Cyrene descrive questi anni disastrosi nella sua Catastasis).

- 331 a.c. - Dopo che Alessandro Magno ebbe conquistato i persiani nel 331 a.c., Apollonia e Cyrene erano diventate parti dell'impero tolemaico, che venne fondato da uno dei generali di Alessandro, Tolomeo I Soter (367-282). essendo in zone periferiche, le città conservarono molto della loro autonomia.

- 296 a.c. - La città fece parte dei domini di Pirro (318 a.c. – 272 a.c.), re dell'Epiro tra il 306 e il 300 a.c. e tra il 298 e il 272 a.c. Fu uno dei più temibili antagonisti della Repubblica romana e fu uno dei migliori condottieri alessandrini, tanto che Annibale lo ritenne il più astuto degli strateghi. Avendo sposato nel 296 a.c. Lanassa, figlia di Agatocle, re di Siracusa, che gli portò in dote Corcira con annessa Apollonia, ne ricevette il dominio.

- 229 a.c. - la Cyrenaica venne integrata nella repubblica romana e Apollonia divenne un municipio indipendente da Cirene, sua antica padrona.


- 168 a.c. - Apollonia venne occupata dall'ultimo re degli Illiri, Genzio, che tuttavia venne sconfitto poco dopo dai Romani insieme all'alleato macedone Perseo, re di Macedonia. 

- 148 a.c. - Apollonia divenne parte della provincia romana di Macedonia, più tardi incorporata nella provincia romana dell'Epiro. 

- 48 a.c. - Durante la guerra civile tra Pompeo Magno e Cesare Apollonia si schierò dalla parte di Cesare, ma si consegnò a Marco Giunio Bruto, uno degli assassini di Giulio Cesare, nel 48 a.c.

- 44 a.c. - Il futuro imperatore romano Augusto compì alcuni studi in Apollonia nel 44 a.c. con il maestro Atenodoro di Tarso, e qui ricevette la notizia che il patrigno, Cesare, era stato assassinato.
Apollonia fiorì sotto l'impero romano come ci racconta Marco Tullio Cicerone nelle sue Filippiche, definita "magna urbs et gravis", vale a dire grande ed importante città.

- III secolo - qui iniziò il suo declino, quando un terremoto cambiò il corso del fiume Voiussa, causando al porto problemi di navigabilità e nelle zone circostanti casi di malaria. In quest'epoca vi si insediò il cristianesimo.

LE TERME
- 404 - La Catastasi, o Caduta della Cirenaica, è un lungo lamento sulle incursioni nomadi che avevano destabilizzato la regione dal 404 circa. Synesius scrisse questo testo, forse non per pubblicarlo, probabilmente per un discorso alla corte imperiale. 

- 411 -  La Catastasi fu composta dopo un intervento militare del generale Anysius e della sua unità di Unnigardae, che aveva offerto ai Cirenaici una tregua nel 411.

- 431 - 451 d.c. - L'arcivescovo di Apollonia presenziò il Concilio di Efeso del 431 e quello di Calcedonia del 451. Ma la città cominciò a svuotarsi in questo periodo per il continuo e progressivo sviluppo della vicina città di Valona, divenuta ora più importante. La città ridusse sempre di più la sua popolazione.

- Intorno al 300 - Apollonia divenne capitale di una nuova provincia, la Libia Superiore, creata dall'imperatore Diocleziano (284-305). Fu ribattezzata Sosouza ("salvatrice"), probabilmente in onore di una Dea qui venerata, probabilmente Iside. Il capo militare della regione, il dux, costruì il suo palazzo in città e ricostruì le mura originali del III secolo a.c..

La città venne riformata durante l'Ananeosis ("rinnovamento") ma alla fine conquistata dagli arabi, fu abbandonata nel Medioevo, ma reinsediata nel 1897 con i profughi musulmani di Creta, che la chiamarono Susa (da Sosouza).

L'ODEON

GLI SCAVI

Il primo a rendersi conto della localizzazione dell'antica Apollonia fu Ciriaco d'Ancona (1391- 1452), archeologo, umanista, epigrafista e viaggiatore italiano, considerato il padre dell'archeologia, che ne descrisse nel 1435 i resti e le iscrizioni.

«Spinto da un forte desiderio di vedere il mondo, ho consacrato e votato tutto me stesso, sia per completare l'investigazione di ciò che ormai da tempo è l'oggetto principale del mio interesse, cioè le vestigia dell'antichità sparse su tutta la Terra, sia per poter affidare alla scrittura quelle che di giorno in giorno cadono in rovina per la lunga opera di devastazione del tempo a causa dell'umana indifferenza…»
(Ciriaco d'Ancona)

La città fu poi "riscoperta" con il movimento del Neoclassicismo europeo del XVIII secolo, benché non fu indagata da archeologi austriaci prima dell'occupazione del 1916-1918. I primi scavi furono seguiti da un'équipe francese negli anni 1924-1938 e parte del sito fu danneggiato durante la II guerra mondiale. 

Dopo la guerra nuovi scavi furono condotti da esperti albanesi a partire dal 1948, benché molto del sito archeologico non sia stato ancora scavato ai giorni nostri. Molti degli oggetti trovati sono stati trasportati nel museo della capitale, Tirana. Durante il periodo di anarchia che seguì la fine della dittatura in Albania nel 1990, molti dei beni archeologici, manufatti e rovine, furono trafugati per essere venduti a ricchi mercanti e collezionisti occidentali all'estero.



I MONUMENTI

Fuori della cinta urbana, un km a ovest, sul rilievo di una piccola collinetta, è possibile vedere ben conservata la piattaforma di un tempio dorico di m 31,39 × 17,30. Le misure hanno permesso di ricostruire idealmente 6 colonne in facciata e 16 nei lati lunghi. 

Oltre ai tagli nella roccia, sono stati trovati sul posto alcuni frammenti architettonici, tra cui un capitello dorico con l'echino molto teso. L'echino è un elemento dei capitelli dorico e ionico, a profilo convesso verso l'alto, posto sotto l'abaco (la parte piatta sopra le volute del capitello).

Gli scavi di Montet hanno portato alla luce un frammento di altare con una dedica ad Atena e Ares, databile alla prima metà del V sec.; manca però ogni indicazione sulla originaria ubicazione dell'altare e del relativo santuario.

IL TEATRO

IL TEATRO

Il teatro di Apollonia si trova a est della città, appena fuori dalle mura. Fu costruito nel III secolo a.c. ed è uno dei monumenti più antichi di Apollonia. All'epoca non era così vicina al mare come lo è oggi; il rumore delle onde era probabilmente molto distante; le ventotto gradinate di posti a sedere sono ancora presenti.

Durante il regno dell'imperatore romano Domiziano (81-96) fu aggiunto un muro al palcoscenico. e venne costruito un muretto che circondava l'orchestra (lo spazio semicircolare di fronte al palcoscenico); questo suggerisce che il teatro sia stato ora utilizzato anche per le gare di gladiatori. 

Nel 365, Apollonia soffrì molto a causa di una grande onda di marea, e il teatro fu improvvisamente molto più vicino al mare. Il rumore delle onde deve aver reso impossibile una normale rappresentazione, e il muro del palcoscenico fu demolito nel V secolo, per riutilizzare le colonne della Basilica Orientale.

LE TERME

LE TERME

Le Terme vennero edificate durante il regno dell'imperatore Adriano (117-138). Probabilmente la corte, che è il cuore delle terme, è il peristilio di una casa più antica. Molte case greche di età ellenistica vennero costruite intorno ad un cortile-giardino, come la Villa del Mosaico delle Quattro Stagioni a Ptolemais e la Villa di Giasone Magno a Cirene.

Ancora oggi si può vedere il cortile, un tempo circondato da colonne corinzie, che doveva essere utilizzato da chi faceva gli esercizi sportivi (palaestra). Sono visibili anche le terme vere e proprie, che erano ancora in uso nel IV secolo.

L'ingresso originale doveva essere a nord, dove si trovava la strada principale di Apollonia fino a quando, nel 365, un grande maremoto distrusse gran parte della città. Dopo di che, le Terme furono abbandonate; sembra che la gente abitasse nel vecchio monumento.

PAVIMENTO DELLA BASILICA

LA BASILICA OCCIDENTALE

La basilica risale al 500 - 600 d.c. , ha l'ingresso a est e l'abside a ovest, ed è stata ricavata da una torre della cinta muraria. Al suo interno è stato reperito un Battistero tipico dell'epoca, che era comunemente usato nei primi periodi del cristianesimo come simbolo del rito del battesimo di Gesù nelle acque del Giordano.

BASILICA CENTRALE

LA BASILICA CENTRALE

La Basilica Centrale era la chiesa principale di Apollonia; è citata nel Sinesio di Cirene e deve quindi risalire almeno al IV secolo d.c. L'abside si trova nella parte orientale di questa basilica e l'ingresso è posto a occidente.

Oggi sono visibili il cortile, le tre navate e l'abside; l'ubicazione dell'altare è riconoscibile perché sono ancora in piedi quattro colonne, che un tempo sostenevano un baldacchino. Dietro l'abside c'era un battistero, il fatto interessante è che accanto ad esso c'era un forno per scaldare l'acqua del battesimo.

Le pareti della chiesa sono di scarsa qualità, il che è strano, perché alcune colonne di marmo e parti dei mosaici dovevano essere molto costose. Ma i mosaici sono incompleti e alcune colonne non sono di marmo. 

Si pensa che gli abitanti fossero riusciti ad ottenere un carico di materiali da costruzione ma non c'erano più gli abili costruttori romani di una volta. La chiesa fu a quel che sembra distrutta intenzionalmente: le colonne sono indeterminate nella loro provenienza.

BASILICA ORIENTALE

BASILICA ORIENTALE

Edificata nel V secolo, la Basilica Orientale è una delle chiese più antiche nel mondo ad essere stata costruita a forma di croce.

Venne eretta sopra un edificio più antico del I secolo a.c., il che spiega come mai l'entrata sia a nord: si entra in questa chiesa dalla strada principale.

Un'iscrizione suggerisce che la struttura più antica fosse un tempio, dedicato al Dio Apollo.

Pertanto le basi della colonna di granito rosa sono spolia di questo santuario.

Le colonne di marmo cipollino, d'altra parte, non erano certamente del vecchio tempio; sono stati rimossi dal teatro. 

Originariamente importato da Eubea alla fine del primo secolo, erano originariamente utilizzati nella parete del palcoscenico.

Dopo che il maremoto di 365 aveva reso impossibile l'uso del teatro, le colonne furono riutilizzate in questa chiesa.

La chiesa aveva alcuni interessanti mosaici del VI secolo, alcuni dei quali si trovano ora nel museo. Altri possono essere visti nel transetto meridionale e nell'abside

LE MURA

LE MURA

Apollonia venne fondata come porto di Cyrene, il che significa che non era il sito principale che, in caso di emergenza, doveva essere difeso. La cortina muraria è scandita ad intervalli di circa 60 m da torri aggettanti (ne rimangono 19) normalmente rettangolari, con la sola eccezione di due circolari ad occidente.

Delle porte che si aprivano nelle mura, conosciamo soltanto quella occidentale, mentre ogni torre è munita di una posterula. Le mura di Apollonia non possono essere anteriori al IV sec. a.c., in quanto tombe di questo periodo sono state ritrovate sotto il circuito murario.

Esse quindi dovrebbero datare all'età ellenistica, quando anche altre città cirenaiche furono munite di difesa. Sono molto ben conservate, soprattutto nella parte sud-est, anche se non è sempre facile riconoscere le porte.

IL PALAZZO

IL PALAZZO

Il palazzo risale al 300 a.c. Nella prima foto si può osservare uno dei cancelli che dava accesso alla corte centrale.

Come si può vedere, una croce è stata tagliata nella pietra sopra questa porta, a testimoniare che il cristianesimo era diventata religione di stato, soppiantando qualsiasi altro culto.
La croce è dunque il ricordo della cristianizzazione dell'impero romano durante il regno di Costantino il Grande (regno 306-337) e di suo figlio Costanzo II (regno 337-361).

Il palazzo un tempo aveva due piani, ma ne rimangono solo le stanze al piano terra, dove il governatore riceveva i suoi ospiti. 
Vicino a questo monumento c'erano due grandi ville, che probabilmente erano utilizzate come annesso al palazzo.

Apollonia divenne particolarmente importante nel V secolo, quando poi l'interno fu abbandonato ai nomadi laguatani (Sinesio di Cirene descrive questi anni disastrosi nella sua Catastasi). 
Il porto rimase una delle ultime basi delle truppe bizantine e il palazzo del dux doveva essere uno degli edifici militari più importanti della Cirenaica.

TERME E PORTO

IL PORTO

Il porto di Apollonia è stato costruito intorno a due o tre porti naturali, che sono scomparsi sotto le onde nel 365 d.c., quando un gigantesco maremoto ha distrutto le coste dell'Africa settentrionale. Sembra che il porto interno - che era circondato da banchine e magazzini - fosse utilizzato per le navi da guerra, e il porto esterno per le navi mercantili. 

Nella parte orientale c'erano un grande molo e un faro. Questo molo e il porto esterno sono stati costruiti dai Romani; il porto interno invece sembra essere greco. Nel 1987 è stata scoperta una piccola nave (lunga tredici metri), i cui resti si trovano ora nel museo di Sousa.



DYRRACHIUM - DURAZZO (Albania)


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LE MURA
Durazzo è tra le città più antiche dell'Albania ed è stata fondata dai coloni greci, con il nome di Epidamno, nel 627 a.c. e precisamente da alcuni colonizzatori corinzi e corciresi (da Corcira, cioè Corfù) in Illiria (Illyricum, in latino, la parte occidentale della penisola balcanica, verso la costa sud-orientale del Mare Adriatico), nel territorio dei Partini, un'antica popolazione dell’Illiria meridionale, ed è ritenuta una delle città più antiche dell'Albania.

Nella colonia sorgeva un famoso tempio di Afrodite, citato anche da Catullo nel carme 36 e frequentato da molti pellegrini che venivano anche da lontano per il miracoloso santuario della Dea.
Nel 433 a.c. la popolazione si ribellò e instaurò la democrazia ad Epidamno, ma poi gli aristocratici oligarchi della città massacrarono i dissidenti, che chiesero aiuto prima a Corcira e poi a Corinto.

I corciresi, su richiesta degli aristocratici, risposero e cinsero d'assedio la città e perciò i corinzi inviarono una flotta, guidata da Senoclide, che dovette affrontare la flotta congiunta di Epidamno e Atene, guidate rispettivamente da Miciade ed Euribaco e da Lacedemonio.

Questa battaglia viene ritenuta la causa della guerra del Peloponneso, che inizierà nel 431 a.c..

Nel 312 a.c. la città fu conquistata dai Glaukias, il re degli Illiri, e nel 229 a.c. fu conquistata dai Romani, che ne fecero un loro protettorato.

Finita la I guerra illirica, nel 229 a.c., e sconfitta nello stesso anno la regina Teuta, Epidamno divenne così stato cliente di Roma, cioè ancora indipendente, ma nella "sfera di influenza" dell'Impero romano, governato da Demetrio di Faro.

Questi però iniziò proditoriamente ad avventurarsi con atti di pirateria nel mare Adriatico, saccheggiando e distruggendo le città illiriche soggette ai Romani, violando la clausola del trattato.

LA BELLA DI DURAZZO - MOSAICO GRECO IV SEC. A.C.
I Romani sconfissero Demetrio che si rifugiò presso Filippo V di Macedonia (238 a.c. – 179 a.c.) di cui divenne fidato consigliere. I Romani inviarono una ambasciata al re, per chiederne la consegna, ma inutilmente.

Nel 217 a.c. Filippo seppe della vittoria cartaginese nella battaglia del lago Trasimeno e Demetrio, per riconquistare il regno perduto, gli consigliò di fare pace con gli Etoli e di attaccare l'Italia e l'Illiria.

Filippo il Macedone si fece convincere dai consigli di Demetrio, tanto che fu conclusa in breve tempo la pace con la Lega etolica e, dopo aver armato una nuova flotta, i macedoni iniziarono delle operazioni nel Mare Adriatico. Demetrio morì durante l'assalto a Messene nel 214 a.c.

Nel 219 a.c., dopo la II guerra illirica, Dyrrhachium passò nelle mani dei Romani, che la difenderanno dall'attacco dell'ultimo re illirico, Genzio. La città, sotto il dominio romano, verrà rinominata Dyrrachium. Due anni dopo la fine della IV guerra macedonica tutta la regione balcanica meridionale venne inclusa nella nuova provincia romana di Macedonia.

MOSAICO DI DURAZZO

GENZIO

All'inizio della III Guerra Macedonica, nel 171 a.c., 54 navi illiriche della flotta di Genzio vennero requisite dal pretore romano Caio Lucrezio, perchè servivano all'esercito romano.

LE COLONNE CHE SEGNANO L'INIZIO DELLA VIA IGNAZIA
Fino ad allora Genzio non aveva preso una posizione, nè con i romani nè con gli illiri. Le ambasciate romane andarono a vuoto, anzi uno degli ambasciatori, Lucio Decimio, fu accusato di essersi fatto corrompere da Genzio.

Anche le ambasciate di Perseo rimasero infruttuose: Genzio richiedeva ingenti somme di denaro per rivoltarsi contro i romani, ma Perseo era riluttante.

Giunti al IV al anno di guerra, il 168 a.c., piuttosto allarmato dai successi dei romani, Perseo si alleò con gli illiri, dopo il pagamento di 300 talenti.

Fu firmato un trattato, confermato da giuramenti e dallo scambio di ostaggi dopodichè Genzio iniziò la guerra contro Roma, ma senza aver ricevuto la cifra pattuita.

Compì atti che per Roma erano una dichiarazione di guerra: fece arrestare due legati romani e cercò di occupare le città di Apollonia (vicino a Fier, Albania), e di Dyrrhachium (Durazzo).

Visto che ormai Genzio era compromesso con la Macedonia, Perseo decise di ritirare i messaggeri e quindi di non pagare la somma concordata.



LA VIA EGNAZIA

Intanto i Romani, compresa l'importanza della città e del suo porto, iniziarono immediatamente i lavori della Via Egnatia (nel 146 d.c.), per ordine del proconsole romano Marco Egnazio, che, partendo da Dyrrhachium, giungeva sino a Bisanzio passando per Tessalonica, ponendo in comunicazione il basso Adriatico con l'Egeo settentrionale.

La Via Egnatia attraversava Salonicco a Bisanzio, ed è stata la strada più importante, considerata il proseguimento ideale della Via Appia, lunga circa 1.103 chilometri seguiva via del commercio che attraversa i Balcani, che ovviamente non è rimasta senza alcuna influenza sulla città.

Dyrrhachium in questo periodo stava sviluppando molto rapidamente, per l'approvvigionamento idrico e reti fognarie, nonché per l'anfiteatro che era in costruzione.

IL FORO ROMANO

LA III GUERRA ILLIRICA

Pur essendo stato tradito dall'alleato, Genzio, invece di chiedere la pace, radunò l'esercito per prepararsi alla III Guerra Illirica. Lucio Emilio Paolo (detto poi Macedonico dopo la sua vittoria nella III Guerra Macedonica - 229 - 160 a.c.), che in quel momento stava conducendo appunto la guerra contro Perseo, incaricò il pretore Lucio Anicio Gallo di procedere contro gli Illiri. Non appena Lucio Gallo iniziò ad avanzare in Illiria alla testa dell'esercito romano, molte città si arresero senza combattere.

Lucio Anicio, accampato presso Apollonia, sapendo che gli illiri stavano razziando le coste tra Apollonia e Dyrrhachium, condusse la flotta romana contro le navi degli illiri, catturandone alcune e facendo fuggire le altre.

Quindi accorse in aiuto di Appio Claudio e dei Bessaniti, assediati da Genzio. All'arrivo delle truppe romane il re però tolse l'assedio e corse a rifugiarsi nella sua roccaforte di Scodra, mentre il resto del suo esercito si arrendeva ai Romani.

ILLIRIA - DYRRACHIUM - STATERE ARGENTO
DI TIPO CORINZIO (350-229 A.C.)
Lucio Anicio, come in genere usavano i generali romani, fu clemente con quelli che si arresero e, perciò, tutte le città illiriche seguirono l'esempio dell'esercito: così che l'esercito Romano avanzò molto velocemente verso Scodra (Scutari, Albania).

Sotto le mura della città Genzio provò a combattere ma venne immediatamente sconfitto, per cui chiese, e ottenne, una tregua di tre giorni. Genzio sperava che il fratello Caravanzio giungesse con dei rinforzi, ma poichè nulla accadeva uscì dalla città e andò al campo romano dove si arrese senza condizioni.

Lucio Anicio Gallo entrò in Scodra e liberò i legati fatti prigionieri dagli Illiri ed inviò Perperna, uno dei legati, a Roma per informare il Senato della completa vittoria su Genzio. L'intera campagna era durata meno di trenta giorni. 

Il Senato stabilì tre giorni di festeggiamenti e, al suo ritorno a Roma, Lucio Anicio Gallo celebrò il proprio trionfo su Genzio che fu condotto prigioniero, e che, assieme alla moglie e ai figli, fece parte del trionfo di Anicio nel 167 a.c.. Quindi fu inviato al confino a Spoleto, dove probabilmente finì i suoi giorni. La città, sotto il dominio romano, venne rinominata Dyrrachium.



BATTAGLIA DI DYRRACHIUM

Durante la Guerra Civile del 49 a.c., a Dyrrhachium si scontrarono gli eserciti di Giulio Cesare (100-44 a.c.) e Gneo Pompeo (106-48 a.c.). Nonostante la battaglia sia stata vinta dai pompeiani, la ripiegata dei cesariani non fu un caso, perchè la fuga condusse gli inseguitori a dare battaglia nel luogo prescelto da Cesare.

STELE ATTICA IV SEC. A.C.
Infatti, pochi mesi dopo, nella battaglia di Farsalo, Cesare sconfisse definitamente Pompeo.

Due anni dopo la fine della IV Guerra Macedonica, che costò la distruzione di Corinto, tutta la regione balcanica meridionale divenne provincia romana di Macedonia. 

I Romani per l'occasione iniziarono subito i lavori della Via Egnatia che, partendo da Dyrrhachium, giungeva a Tessalonica e poi a Bisanzio.

In seguito, sotto il regno di Augusto, Dyrrhachium divenne una colonia per l'insediamento dei veterani della battaglia di Azio e venne proclamata "civitas libera".

Da allora la città e il suo porto prosperarono con gli scambi commerciali. Verso la fine del II secolo, sotto l'imperatore Traiano (53-117), venne edificato l'imponente anfiteatro romano, che, con i suoi 20.000 posti, era il più grande di tutti i Balcani.

Con la riforma tetrarchica di Diocleziano  (244-313), alla fine del III secolo, la provincia venne divisa in Epirus Novus ("Nuovo Epiro") e Epirus Vetus ("Epiro vecchio"). Dyrrhachium divenne capitale della nuova provincia dell'Epirus Novus, comprendente la zona meridionale dell'Albania e la zona nord-occidentale dell'attuale Grecia.

RESTI ROMANI
Dyrrachium risentì ovviamente della caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476, per l'enorme flessione dei commerci, inoltre, durante le invasioni barbariche del V secolo, come buona parte dei Balcani, la città fu saccheggiata più volte, e nel 481 venne stata assediata da Teodorico, re degli Ostrogoti, inoltre è stata ripetutamente attaccata dai Bulgari, che però non riuscirono a conquistarla.
Dopo la suddivisione dell'Impero Romano, Durazzo rimase parte dell'Impero Romano d'Oriente, (Bizantino).

Nel V secolo la città venne colpita da un violento terremoto che causò molti danni, tuttavia l'imperatore bizantino Anastasio I, nato a Dyrrachium nel 430, ordinò la costruzione di un ippodromo e di una possente cinta muraria, quella che possiamo ammirare anche oggi, alta 12 metri, a protezione della cittadella. Infatti la città rientrava nei territori dell'Impero Bizantino, ed era sede del "Thema" di Dyrrachion, che si trovava nell'Epiro ed aveva come capitale Durazzo.

L'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

Alla fine del II secolo, sotto l'imperatore Traiano (53-117), venne realizzato l'imponente anfiteatro romano, che poteva contenere dai 20000 ai 25.000 posti, ed era il più grande di tutti i Balcani. Esso era posto al centro della città e venne utilizzato fino al disastroso terremoto che colpì la città di Durazzo nella seconda metà del IV secolo.

Il monumento venne usato soprattutto per le corse dei cavalli e per i giochi gladiatori fino ad un disastroso terremoto che colpì Durazzo nella seconda metà del IV secolo. Ma non venne ricostruito anche a causa del bando imperiale dei giochi gladiatori.

Nel VI secolo venne costruita, all'interno di una stanza dell'anfiteatro, una cappella cristiana, decorata, con mosaici visibili ancora oggi. Ma non bastava e un'altra cappella venne ancora inserita nel sito nel XIII secolo, sempre con decorazioni a mosaico che però non si sono conservati.

ANFITEATRO 
L'anfiteatro è citato da Marino Barlezio (1450 –1513) nella sua "Historia de vita et gestis Scanderbegi Epirutarvm Principis", opera scritta nel 1508. Nel XVI secolo l'anfiteatro fu ricoperto dal terreno dopo l'invasione ottomana, e vi furono costruite sopra diverse case che ancora oggi impediscono la conservazione del sito.

Negli anni '60 del '900 iniziarono i primi scavi per riportare alla luce l'anfiteatro, tuttavia questo causò un forte deterioramento della struttura, dato che non furono presi provvedimenti per la sua conservazione, per cui tutti poterono prelevare ciò che volevano.

Attualmente è un'attrazione turistica, nonostante una buona parte della struttura non sia ancora stata ancora dissotterrata e giaccia per giunta sotto le case moderne della zona. Non si comprende cosa aspetti il comune ad espropriare le case risarcendo i proprietari.

Spesso i siti vengono abbandonati per mancanza di fondi, senza però aver stanziato, nella cifra iniziale, le spese di manutenzione del sito, in mancanza delle quali è meglio che il suddetto sito resti sepolto.

ANFITEATRO

LA VALORIZZAZIONE DEL CENTRO ARCHEOLOGICO

Il centro storico di Durazzo è ancora tutto da scavare, il che darebbe un grande aiuto all'economia della città apportando notevole turismo con conseguenti apposite strutture.

Dal 2004 fa parte di un progetto di valorizzazione del centro storico della città attraverso la creazione del Parco Archeologico Urbano di Durazzo, e il Ministero della Cultura della Repubblicana di Albania ha richiesto il supporto dell’Università di Parma per la nuova funzionalizzazione del grandioso anfiteatro romano, costruito nel II secolo d.c. e riscoperto nel 1966 dagli archeologi albanesi, ma solo parzialmente scavato e in una situazione di forte degrado.

Dal 2004 fa parte di un progetto di valorizzazione del centro storico della città attraverso la creazione del Parco Archeologico Urbano di Durazzo, in cui sono coinvolti l'università di Parma, il Ministero degli Affari Esteri, la municipalità di Durazzo e il Ministero della Cultura albanese.

Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha accolto questa proposta come Progetto Pilota cofinanziando nel 2004, 2005 e 2006 la missione archeologica italiana a Durazzo. 
(Progetto Pilota UNIPR-MAE D.G.P.C.C. uff.V “Progettazione e realizzazione del Parco Archeologico Urbano di Durrës”).

LE MURA DEL V SECOLO
Fin dall’inizio delle attività è stato determinante:
- il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Tirana, ed in particolare:
- del prof. Adriano Ciani, Addetto alla Cooperazione Universitaria, Scientifica e Tecnologica, 
- del Magnifico Rettore dell’Università di Parma, prof. Gino Ferretti, 
- e dell’on. prof. Neritan Cˇeka, membro dell’Accademia delle Scienze albanese, ai quali va la nostra particolare gratitudine. 
- Ringraziamo inoltre il prof. M. Korkuti, Direttore dell’Istituto Nazionale di Archeologia, per il sostegno e i preziosi consigli, 
- i colleghi del Dipartimento di Storia dell’Università di Parma 
- e il prof. P. Bobbio per l’appoggio scientifico e morale e il Direttore della Scuola Archeologica Italiana ad Atene, per avere generosamente accettato di ospitare questo primo rapporto di ricerca nella rivista della Scuola. 
- Il nostro grazie va, infine, al Direttore dell’Istituto dei Monumenti di Cultura, 
- a quello dell’Atelier dei Monumenti di Durazzo 
- e a tutto il personale dell’Atelier e del Dipartimento di Archeologia per la concreta collaborazione. .


BIBLIO

- Tucidide - Guerra del Peloponneso - III -
- Il Progetto Durres e la missione archeologica Italiana a Durazzo -
- André Piganiol - Le conquiste dei Romani - Milano -1989 -
- Throdor Mommsen - Storia di Roma antica - vol. II, tomo II -
- Giovanni Brizzi - Studi militari romani - Bologna - CLUEB - 1983 -



BUTHROTUM - BUTRINTO (Albania)


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IL TEATRO

Butrinto (in albanese Butrint o Butrinti) è una città e un sito archeologico in Albania, vicino al confine con la Grecia. Nell'antichità era conosciuta come Bouthroton in greco antico e come Buthrotum in latino.
Si trova su una collina vicina al Canale di Vivari. Abitata fin dai tempi della preistoria, Butrinto è stata nei secoli una città epirota e poi una colonia romana.
Questa era situata nella Caonia, regione dell'Epiro settentrionale, su una collinetta vicina al Canale di Vivari, in una piccola lingua di terra tra il lago di Vivari (antico Porto Pelode) e il canale di Corfù (Corcyra), e la sua ampia laguna comunicava col mare per mezzo di un canale di 3 km. di lunghezza (l'odierno canale di Butrinto). 



LA STORIA

Secondo Virgilio venne fondata dall'indovino troiano Eleno, figlio del re Priamo, che dopo la caduta di Troia sposò la cognata Andromaca e si spostò a occidente.

« Dov'è Eleno? Dove Cassandra (i miei figli
fatidici)? Loro potrebbero, amiche,
chiarire, forse, i miei sogni. »
(Ecuba, madre di Eleno. Dall'Ecuba di Euripide)

Una volta arrivati Elleno sacrificò un bue, che ferito si trascinò sulla risacca e morì sulla spiaggia. Considerandolo di buon auspicio, il luogo fu chiamato Buthrotum, cioè “bue ferito”.

LA TORRE DI PORTA
Lo storico Dionigi di Alicarnasso narrò che Enea visitò Butrinto dopo la sua stessa fuga dalla distruzione di Troia.

« protinus aerias Phaeacum abscondimus arces
litoraque Epiri legimus portuque subimus 
Chaonio et celsam Buthroti accedimus urbem »
(Aen.III, 290)

Sappiamo che dentro una leggenda c'è sempre un filo di storia, per cui viene da pensare che anticamente Butrinto sia stata approdata dai troiani in fuga dalla sconfitta e la distruzione di Troia.

La città dovette però la sua fama e conseguente prosperità a un santuario dedicato ad Esculapio, Dio della medicina, fondato nel IV sec. a.c. dove i fedeli andavano a curarsi e a ricevere miracoli.
In cambio i guariti o i miracolati donavano oggetti simbolici, i "per grazia ricevuta" ma pure denaro sonante al Dio e ai sacerdoti.

Grazie a questa fama ebbe contatti con la colonia greca di Corfù e le tribù dell'Illiria a nord. Butrinto fu originariamente una città della regione dell'Epiro, con contatti con la colonia greca di Corfù e le tribù dell'Illiria a nord. 

Infatti si trovava in una importante posizione strategica per l'accesso allo stretto di Corfù, che prendeva il nome da un'isola greca posta nel mar Ionio di fronte alle coste dell'Epiro, al confine tra Grecia e Albania.  

Butrinto commerciava sia con la colonia greca di Corfù, sia con l'antica tribù degli Illiri.
Sembra che i suoi resti archeologici più antichi risalgano al X sec. a.c..
Dalla media alla tarda età del bronzo una fattoria occupa il centro e forse il lato ovest della sommità della collina, adesso occupata dal castello posto sulla città alta, l'acropoli.  

Durante VIII-VI sec. a.c. la sommità della collina venne rioccupata, e la ceramica suggerisce coloni corinzi provenienti dalla vicina Corfù. Le tracce di un grande muro d'età arcaica nella parte meridionale della collina, come anche la cinta della sella dell'acropoli e la scultura della Porta del Leone ci fanno supporre che si trattasse di un santuario collocato nella parte orientale dell'acropoli, recintato a ovest.

Nel VII sec. era già munita di una fortezza ed un santuario, mentre dal IV sec. a.c. vantò un teatro, un tempio ad Asclepio e un'agorà. 

Molto sentito era il culto delle Ninfe, Dee della natura, a cui diversi monumenti erano dedicati, legate all’acqua. all'ispirazione e alla salute. Nell'acqua poi si immergevano i malati invocando miracolose guarigioni.

Non mancarono nemmeno le apparizioni come testimonia una grotta con diverse figurine votive a loro dedicate che è stata scoperta vicino a Konispoli, a sud di Butrinto. 

LA BASILICA ROMANA

Nel IV sec. a.c. Buthrotum era divenuta importante e così intorno al 380 a.c. l’insediamento fu fortificato con nuove e lunghe mura con cinque porte, a cintare un’area complessiva di 4 ettari.

Nel 228 a.c. Butrinto divenne un protettorato romano insieme a Corfù, e successivamente divenne parte della provincia dell’Illyricum. 

Nel 44 a.c. Cesare designò Butrinto come colonia per ricompensare i soldati che avevano combattuto per lui contro Pompeo, tuttavia il proprietario terriero locale Tito Pomponio Attico si oppose al piano. si che pochi coloni si spostarono a Butrinto.

Nel 31 a.c. L'imperatore Augusto,  vincitore della Battaglia di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra, per seguire i piani di suo zio come aveva fatto fino ad allora, volle di nuovo fare di Butrinto una colonia di veterani. Questa volta il piano riuscì, la città si ingrandì e vennero costruiti un acquedotto, le terme, un foro e un pure un ninfeo.

Butrinto romana prospera dall'età augustea al III secolo d.c. anche con l'edificazione del suburbio della piana di Vrina. Certamente vi furono investimenti monumentali in età augustea, flavia e traianea.
Nello stesso secolo gran parte della città venne distrutta da un terremoto, ma la città era già in declino e stava diventando un centro manifatturiero, anche se la città continuò comunque a sopravvivere, soprattutto grazie al suo porto.

Il centro pubblico della Butrinto romana, a giudicare dagli scavi sul foro, fu abbandonato alla fine del III secolo d.c. La città stessa si ridusse in superficie, ma forse un nuovo centro venne creato più vicino al porto che continuò a prosperare.

All’inizio del VI sec. Butrinto divenne un vescovato e vennero costruiti nuovi edifici come il battistero e la basilica. L’imperatore Giustiniano rafforzò le mura della città, che però venne saccheggiata nel 550 dagli Ostrogoti guidati dal re Totila.

IL PORTO

GLI SCAVI

Il colonnello inglese William Martin Leake fu il primo a far nascere l'interesse archeologico per Butrinto, l'antica Buthrotum. Il racconto della sua visita in barca al sito nel 1805 rimase non pubblicato per 30 anni, ma colpì sicuramente l'archeologo italiano Luigi Maria Ugolini che la visitò nel 1924 e tanto ne rimase impressionato che disse di voler emulare Schliemann, l'archeologo che scoprì Troia.

I primi moderni scavi archeologici cominciarono comunque nel 1928 quando il governo italiano mandò una spedizione verso Butrinto, condotta da Luigi Maria Ugolini, che lavorò ottimamente fino alla sua morte nel 1936, ma gli scavi continuarono fino al 1943, fermati dalla II guerra mondiale. Vennero riportate alla luce la città romana e la città greca, comprese la porta dei leoni e le porte scee, chiamate così da Ugolini in ricordo delle famose porte di Troia nominate nell’Iliade.

Dopo che il governo comunista prese il potere nel 1944, le missioni archeologiche straniere vennero bandite e il lavoro venne proseguito da archeologi albanesi. Nel 1959 le rovine vennero visitate da Nikita Khrushchev, il quale suggerì a Hoxha di convertire l’area in una base sottomarina (sigh). Negli anni settanta l’Istituto Albanese di Archeologia intraprese una campagna di scavi su larga scala.

Gli scavi hanno riportato alla luce i resti del Triconch Palace, l'area capitolina e forense, una torre tardoantica riusata nel periodo altomedievale come residenza, numerosi cimiteri urbani tra cui si segnala quello presso il pozzo di Junia Rufina, assieme a numerose altre strutture. Le indagini presso la pianura di Vrina hanno dimostrato l'esistenza di una colonia romana databile ad età augustea, attraversata da un imponente acquedotto che riforniva la città. 

Allo scavo presso Butrinto hanno preso parte specialisti da ogni parte del mondo e studenti albanesi in archeologia, ai quali è stato dedicato il Training Programme. A partire dal 1993 un'equipe di archeologi inglesi, guidati dal Prof. Richard Hodges (University of East Anglia, Penn Museum) ha ripreso le ricerche archeologiche all'interno ella città di Butrinto e nel vicino suburbio di Vrina. 



LE PORTE SCEE

Uno dei primi lavori condotti lungo l'imponente e quasi completo percorso delle mura, portò al dissotterramento di una porta monumentale, perfettamente conservata, provveduta di piattabande rette da mensole e misurante m. 5 di altezza a partire dall'originale soglia, ora sottostante al lastricato di età veneziana.

PORTA DEI LEONI O PORTE SCEE
Un'altra porta, non molto distante dalla precedente, è fornita d'un architrave con una scultura ornamentale in bassorilievo di stile arcaico, raffigurante un leone che divora un toro.

Butrinto dovette la sua fama e ricchezza soprattutto a un santuario dedicato ad Esculapio, Dio della medicina, sorto sul pendio meridionale dell’acropoli. Dagli scavi del 2006 nell'edificio tripartito, il santuario prospera dopo il 167 a.c., sotto l'egemonia della repubblica romana. Viene da pensare che la crescita della cosiddetta città ellenistica cinta da mura, risalga a questo periodo.

I fedeli approdavano al santuario in cerca di cure e di miracoli, e in cambio lasciavano exvoto e monete al Dio e ai suoi sacerdoti. Il santuario portò alla creazione di Butrinto e la sacralità dell’acqua miracolosa venne venerata per tutta la durata della città. 

IL TEATRO GRECO ROMANO

IL TEATRO

Il teatro di Butrinto fu edificato sul pendio dell’acropoli che dà sul Canale di Vivari. L’uso della naturale pendenza del colle fu una soluzione che si usava di solito in Grecia per edificare la cavea. 

Il primo teatro a Butrinto probabilmente era molto piccolo ed è stato poi ampliato nel III sec. d.c. e la cavea estesa fino ad arrivare accanto all’edificio della tesoreria. 

I posti a sedere erano organizzati gerarchicamente, con quelli più vicini al palco riservati ai cittadini più in vista. La prima fila reale è provvista di poggiapiedi e decorata con dei bei piedi di leone, mentre i posti a sedere dietro sono blocchi di pietra semplici. 

Gli spettacoli non avevano luogo nell’area circolare piana (orchestra) ma su un proscenio (scaenae frons). L’edificio col palco fu poi significativamente rimodellato in età romana e reso più profondo e alto almeno due piani. 
Le tre grandi aperture erano le entrate e le uscite per gli attori, e le nicchie contenevano probabilmente numerose statue. 

La platea fu inoltre ampliata per dar posto alla popolazione in aumento nell’età romana. Le corsie di accesso al teatro da ambi i lati del palco erano coperte da fornici. 
Non è chiaro quando il teatro fu dismesso, probabilmente nella Tarda Antichità come successe dappertutto nel Mediterraneo. Certamente la demolizione della struttura e il suo riutilizzo con altra funzione sembra esser stato un processo lungo.

IL TEATRO
La cavea è di età ellenistica e reca molte iscrizioni greche contenenti decreti di vario genere; la scena, abbastanza in buono stato, di età romana imperiale, presenta delle nicchie ai piedi delle quali furono ritrovate statue di gran pregio: tra queste particolarmente notevoli la cosiddetta Dea di Butrinto, con testa di stile prassitelico di superba bellezza; un personaggio in abito militare, opera firmata di Sosicle; una replica della cosiddetta Grande Ercolanese, di fine esecuzione: una vigorosa testa di Agrippa

Dopo la caduta del regime comunista nel 1992 il nuovo governo democratico progettò di sviluppare turisticamente il sito di Butrinto, e lo stesso anno venne iscritto nei Patrimoni dell'umanità dell’UNESCO. 

Nel 1997, a causa di una grande crisi politica e finanziaria, l’UNESCO inserì Butrinto nella lista dei siti in pericolo, a causa di furti di reperti, mancanza di protezione e problemi manageriali ed economici.

Nel 2000 il governo albanese istituì il Parco Nazionale di Butrinto, e grazie all’aiuto del governo albanese e di enti internazionali il sito venne cancellato dalla lista dei Patrimoni dell’umanità in pericolo nel 2005, anno in cui anche il Parco Nazionale entrò a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità.

IL BATTISTERO

IL BATTISTERO

Nel V secolo d.c. il cristianesimo a Butrinto si estese e la città era diventata diocesi. Il battistero fu costruito alla metà del VI secolo, adattando la struttura di un antico impianto termale di epoca romana, e fu scoperto nel 1928 dalla Missione Archeologica Italiana di Luigi Maria Ugolini. È il secondo battistero per grandezza nell’Impero Romano d’Oriente dopo quello di Aghia Sophia a Istanbul.

Un successivo scavo, diretto nel 1981 da Skender Anamali, rivela che la sala del battistero era solo una parte di un grande complesso monumentale risalente al periodo paleocristiano, non ancora scoperto.
È composto da una sala centrale a forma circolare, del diametro di m 13.5, inscritta in un ambiente quadrato realizzato con muratura in pietra. All’interno della sala centrale sono presenti 16 colonne distribuite lungo due cerchi concentrici ed al centro il fonte battesimale cruciforme rivestito con sottili piastrelle di marmo. 

La pavimentazione a mosaico raffigura sette fasce concentriche decorate con figure di animali, uccelli, pesci e cornici ondeggianti. Il muro perimetrale è formato da 24 pilastri, sormontati ognuno da un capitello in stile ionico, che in origine sostenevano le travi della copertura. 

Il battistero mantiene la sua funzione d’uso fino alla fine del VI sec.; successivamente sopra ai suoi resti furono costruite due chiese: una risalente al primo periodo medioevale e l’altra, nella parte occidentale del monumento, al XIV sec.


La pretesa simbologia

Ogni dettaglio di architettura e decorazione del battistero, a cominciare dallo splendido pavimento musivo, simboleggerebbe il rito battesimale, con la fontana dall’altro lato che rappresenterebbe la fonte della vita eterna. Lo straordinario mosaico pavimentale policromo del Battistero sarebbe dunque il più figurativamente e simbolicamente complesso di tutti i battisteri dello stesso periodo ancora esistenti.

Il disegno generale della pavimentazione consiste in sette fasce che circondano il fonte al centro per un totale di otto fasce, otto come il numero cristiano della salvezza e dell’eternità. Dominano la scena due grandi pavoni emergenti su un viticcio che cresce da un ampio vaso. 

I pavoni, già simboli pagani di Hera-Giunone, col cristianesimo diventano simbolo del paradiso e dell’immortalità; il vaso e il vitigno, quest'ultimo già simbolo pagano di Dioniso, diventano simboli dell’Eucaristia e del sangue di Cristo. Si nota però che il mosaico originario è pagano, con inserti posteriori e di fattura molto scadente, come nelle immagini della fonte con l'acqua e dell'inserto con la croce. Inoltre anche il numeroso bestiario non è simbologia cristiana ma dionisiaco-orfica- Anche i viticci che contornano il mosaico sono decisamente dionisiaci.

Nel Medioevo la struttura fu largamente modificata con piloni in pietra e una nuova abside semicircolare, mentre un pavimento lastricato fu posto sopra quello musivo. Questo edificio non nasce però come battistero, che difficilmente giustificherebbe le numerosissime immagini di animali che circondano la sala, ma appartiene in realtà a delle terme di tarda età romana imperiale, dove in un secondo tempo vi vennero incastrati due riquadri simbolici alludenti al battesimo e all'eucaristia.



PALAZZO TRICONCO 

SCAVI PALAZZO TRICONICO
E' una grande residenza tardoantica, collocata vicino al canale di Vivari, cominciata a scavare da Ugolini e finita dal team inglese. Il nome indica che è fornita di tre absidi.



ASCLEPION

Accanto al teatro è un Asclepieion, o santuario di Asclepio, figlio di Apollo  e Dio della medicina, che ha restituito un'abbondante stipe votiva. Questo santuario sembra risalire all'età di Pirro (III sec. a.c.), ma a giudicare dagli scavi del 2006 nell'edificio tripartito, il santuario prospera dopo il 167 a.c., sotto l'egemonia della repubblica romana. Viene da pensare che anche la crescita della cosiddetta città ellenistica cinta da mura, risalga a questo periodo.

RICOSTRUZIONE DELLA VILLA DI DIAPORT

LA VILLA DI DIAPORT

Durante la più grande espansione romana oltre la penisola italica, come testimoniato da Cicerone e Varo, verso l’interno della regione dell’Epiro nel tardo periodo repubblicano, furono costruite numerose ville lungo la costa del lago di Butrinto, compresa la Villa di Diaporit.

Apparteneva, probabilmente, a Pomponio Attico, un amico di Cicerone: l’esistenza di questa grande villa emerge proprio dallo scambio di corrispondenza epistolare tra i due amici.
Dalle lettere si deduce che Pomponio Attico aveva costruito, nella sua proprietà sul fiume Thiamis, un Amaltheum, un tempio dove offriva offerte e sacrifici in onore ad Amalthea. edificato vicino all’acqua e circondato di alberi, fu per lui una fonte di orgoglio, al punto che lo stesso Cicerone nel 61 a.c. gli chiese una descrizione dettagliata del monumento per poterne costruire uno simile, dato che Attico aveva riposto dei manoscritti dedicati all’amico all’interno del tempio:

 “…Io dovrei sentirmi contento delle scritte che avete messo nel Amaltheum, specialmente perché Tullio mi ha abbandonato ed Archia non ha più scritto nulla per me…Vi prego mandatemi una descrizione del vostro Amaltheum, della sua bellezza e del luogo dove si trova. E mandatemi una poesia sul vostro Amaltheum. Io vorrei averne uno simile nel mio paese in Arpinia.” (Ep. ad Att. I, 16, 15 – 18).


Amaltea

Amaltea fu una ninfa ovvero una Dea Capra poi mutata in capra nella mitologia greca. Secondo alcuni miti fu la ninfa che custodì la capra il cui latte alimentò Zeus infante, per altri fu direttamente la capra che allattò Zeus sul monte Ida a Creta. Diventato il re degli dei, Zeus, per ringraziarla, diede un potere alle sue corna: il possessore poteva ottenere tutto ciò che desiderava. Da qui la leggenda del corno dell'abbondanza, o cornu copiae (cornucopia), detto anche Corno di Amaltea.

LA DEA DI BUTRINTO
Alla sua morte Zeus la pose, insieme ai suoi due capretti, tra gli astri del cielo; consigliato da Temi, Zeus prese la sua pelle e se ne vestì come di una corazza, durante la lotta contro il padre Saturno, questo rivestimento è conosciuto come egida.

Evidentemente quel culto era molto sentito a Butrinto, non dimentichiamo che esiste anche una famosa Giunone vestita di pelle di capra che usa come mantello, col muso dell'animale sopra la testa.

Gli scavi archeologici effettuati e soprattutto dall'analisi delle fondamenta è emersa una stratificazione di costruzioni, risalenti a periodi diversi, una parte delle quali si trova al di sotto delle acque del lago di Butrinto. 

Le stanze della villa erano elegantemente decorate con lastre di marmo pregiato, forse provenienti dalla lontana Africa, fissate ai muri con particolari elementi di sostegno e successivamente spostate per rivestire, probabilmente, la chiesa. 

Nella parte meridionale del grande complesso residenziale, a fianco dei resti attualmente visibili, si è trovata traccia di un complesso di bagni termali. Gli edifici oggi visibili risalgono ad un periodo successivo a quello di Pomponio Attico e Cicerone e si presume sia stata abbandonata verso la fine del V sec. d.c.



ALTRI RESTI

Numerose statue, un ninfeo di età romana con due statue, un pozzo sacro di costruzione parte greca e parte romana, con iscrizione e pittura parietale. Dalla necropoli uscirono molte tombe di varie età.


BIBLIO

- Luigi M. Ugolini - L'acropoli di Butrinto - Roma - 1942 -
- Luigi M. Ugolini - Butrinto. Il mito d'Enea; gli scavi - Istituto Grafico Tiberino - Roma - 1937 - Ristampato dall'Istituto Italiano di Cultura - Tirana - 1999 -
- Neritan Ceka - Buthrotum its history and monuments - Tirana - 2002 -
- I Inge Hansen, Richard Hodges -Roman Butrint. An Assessment - Oxbow - Books Oxford - 2007 -
- Oliver J. Gilkes - The theatre at Butrint. Luigi Maria Ugolini's excavations at Butrint - 1928-1932 - London - 2003 -





 

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