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LUCIO ELIO CESARE - LUCIUS AELIUS CAESAR


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LUCIO ELIO CESARE
Lucio Elio Cesare, o Lucio Elio Vero (in latino Lucius Aelius Caesar; 13 gennaio 101 – I gennaio 138), è stato un politico e generale dell'Impero romano, figlio adottivo e successore designato dell'imperatore romano Adriano. (24 gennaio, 76 - 10 luglio, 138).

Tuttavia Elio Vero non divenne mai imperatore, in quanto morì poco prima di Adriano. Era il padre di Lucio Vero (15 dicembre, 130 - 169) che diventerà poi co-imperatore di Marco Aurelio (161-169).

Nato con il nome di Lucio Ceionio Commodo, apparteneva ad una famiglia di rango consolare originaria dell'Etruria e suo padre, anche lui di nome Lucio Ceionio Commodo, fu console nel 106 e suo nonno, anche lui con lo stesso nome, fu console nel 78. Sua madre fu Aelia or Fundania Plautia.

Sappiamo che prima del 130 sposò Avidia Plauzia, figlia del senatore Gaio Avidio Nigrino, console suffetto nel 110 durante il principato di Traiano di cui era un parente. Traiano avrebbe voluto come suo successore Gaio Avidio Nigrino, ma Adriano l'aveva fatto ben presto assassinare, designando ne però come suo successore il genero Lucio Ceionio Commodo. 

- Nel 130 venne eletto pretore, 
- nel 136 ottenne il titolo di Caesar da Adriano, 
- nel 137 venne eletto console insieme al collega Publius Coelius Balbinus Vibullius Rufus); 
- nello stesso anno venne eletto proconsole in Pannonia.
Da Avidia Lucio ebbe due figli e due figlie: 
- Lucio Ceionio Commodo, che diventerà poi il co-imperatore Lucio Vero;
- Gaio Avidio Ceionio Commodo,
- Ceionia Fabia (125 d.c. - II metà II secolo d.c.) che Adriano promise in sposa al giovane Marco Aurelio, ma alla morte di Elio Cesare e quella di Adriano, Antonino Pio, nuovo principe, propose a Marco di annullare il fidanzamento con Ceionia Fabia e di sposare al suo posto la propria figlia, Faustina minore. Marco, erede designato, accettò la proposta. In seguito, Fabia sposò il nobile Plauzio Quintillo, appartenente ad una famiglia di rango consolare.
Ceionia Plauzia.
Il senatore Elio Cesare beneficiava di grandi alleanze politiche, ma forse non godeva di ottima salute. I suoi gusti erano lussuriosi e orgiastici e la sua vita frivola e annoiata. Si diceva che avesse vicino al letto un libro di poesie erotiche di Ovidio ma soprattutto "un libro riguardo Apicio" (presumibilmente Sulla lussuria di Apicio del sofista Apione Plistonice).

DENARIUA AELIUS

IL TETRAFARMACUM

Di lui si diceva che avesse inventato il lussurioso "tetrafarmacum", un costoso e complicato piatto della cucina romana, contenente mammelle di scrofa, fagiano, cinghiale e prosciutto che si supponeva donasse grande energia sessuale.

La sola fonte che ha permesso di conoscere e di tramandare fino ai giorni nostri il "tetrafarmacum" è la Historia Augusta, che lo menziona tre volte traendolo dalla biografia di Adriano, che però non è giunta a noi. Si dice che la ricetta inventata da Lucio Elio Cesare piacesse molto all'imperatore Adriano, ma anche al morigeratissimo Alessandro Severo.



LA SUCCESSIONE

Nel 136 fu dunque adottato, all'età di 35 anni, dal vecchio e malato Adriano e nominato suo successore al trono sebbene tutte le persone a lui vicine glielo avessero sconsigliato, non godendo Lucio Elio di buona considerazione. In seguito all'adozione imperiale Lucio Ceionio cambiò nome in Lucio Elio Cesare.

Fu quindi inviato in Pannonia, nel 137, in qualità di proconsole, nel castrum di Carnuntum, in quello stesso anno, per combattere le popolazioni suebe di Marcomanni e Quadi che avevano compiuto scorrerie lungo il limes di questo settore strategico.

Lucio Elio tornò a Roma per pronunciarvi, il capodanno del 138, un discorso davanti al Senato riunito. La notte prima del discorso, però, si ammalò e morì di emorragia nel corso della giornata, all'età di 37 anni. Probabilmente ebbe un aneurisma o aveva un tumore o una qualsiasi malattia, di cui forse ignorava l'esistenza.

Il 24 gennaio del 138 Adriano scelse allora Tito Aurelio Antonino, il futuro Antonino Pio, che sarà imperatore dal 138 al 161 come suo nuovo successore e che a sua volta adottò il giovane Lucio Vero e il suo nipote acquisito, Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile, 121 - 17 marzo, 180).

BIBLIO

- Historia Augusta - Aelius -
- Antonio Aste (a cura di) - La Vita Aelii dell'Historia Augusta - Aracne - Roma - 2007 -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana - LXIX -
- Ronald Syme - Emperors and Biography: Studies in the Historia Augusta - 1971 -
- Ronald Syme - The Historia Augusta: A Call for Clarity - 1971-



ANTINOO - ANTINOUS


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Nome: Antinoo o Antinous
Nascita: Claudiopoli, 27 novembre 110-111
Morte: Egitto, 30 ottobre 130
Partner: Adriano Imperatore



DA «Memorie di Adriano» di Marguerite Yourcenar:

"Il mio pastorello diventava un giovane principe. Non era più il fanciullo zelante che, alle soste, si gettava da cavallo per offrirmi l'acqua delle sorgenti attinta nel cavo delle sue palme; ora, il donatore conosceva il valore immenso dei suoi doni. Durante le cacce organizzate nelle terre di Lucio, in Etruria, m'ero divertito a mescolare quel volto perfetto alle fisionomie grevi e aggrottate dei grandi dignitari, ai profili acuti degli Orientali, alle rozze grinte dei cacciatori barbari, a costringere il mio diletto alla parte difficile di amico. 
VIBIA SABINA

A poco a poco, la luce cambiò. Dopo due anni e più, si notavano i segni del tempo, i progressi d'una giovinezza che si forma, s'indora, sale quasi allo zenit; la voce fonda del fanciullo s'abituava a dare ordini a nocchieri e capicaccia; la falcata era più lunga del corridore; le gambe del cavaliere che stringono la cavalcatura con maggiore esperienza; l'alunno, che a Claudiopoli aveva imparato a memoria lunghi versi di Omero, e si appassionava di poesia lasciva e raffinata, ora si estasiava ad alcuni brani di Platone. 

 A Roma, s'erano orditi intrighi intorno alla sua giovane testa, s'erano biecamente adoperati per catturare la sua influenza e sostituirla con un' altra. La capacità di chiudersi in un pensiero unico dotava quel diciottenne d'una certa indifferenza che manca ai più saggi: aveva saputo sdegnare tutte quelle trame, o ignorarle. Ma la sua bella bocca aveva assunto una piega amara che non sfuggì agli scultori. Offro qui ai moralisti un'occasione facile per trionfare su di me. I miei censori cercano di scoprire, all'origine della mia sventura, le conseguenze d'un traviamento, il risultato d'un eccesso. Mi è difficile contraddirli non riuscendo a scorgere in che cosa mi sia traviato, in che cosa io abbia ecceduto. 

Mi sforzo di ridurre il mio delitto, se tale si può chiamare, a proporzioni esatte; mi dico che il suicidio non è poi così raro, che è un fatto abbastanza comune morire a vent'anni. La morte di Antinoo è un problema, oltreché una sciagura, per me solo. Può darsi che questa sciagura sia stata inseparabile da un eccesso di gioia, da un sovrappiù d'esperienza, di cui non avrei consentito a privarmi, né a privare il mio compagno di pericolo. I miei rimorsi, a poco a poco, sono divenuti anch'essi un aspetto amaro di possesso, un modo per assicurarmi d'esser stato sino alla fine lo sventurato padrone del suo destino. 

Ma non ignoro che bisogna fare i conti con le iniziative personali di quell'estraneo affascinante che resta, malgrado tutto, ogni essere amato. Se m'assumo tutta la colpa, riduco quella giovane figura alle proporzioni d'una statuetta di cera che io avrei modellata, e poi infranta con le mie mani. Non ho il diritto di avvilire quel raro capolavoro che fu la sua fine; devo lasciare a quel fanciullo il merito della propria morte."

ANTINOO E ADRIANO
Antinoo, il bellissimo giovinetto originario della Bitinia e fortemente amato da Adriano, secondo Dione Cassio sarebbe morto gettandosi volontariamente nelle acque del Nilo, forse per prolungare la vita all’Imperatore, seguendo il consiglio di una profezia. Secondo altri venne ucciso ma il risultato fu comunque che Adriano pianse e si disperò e lo divinizzò, e lo consegnò ai posteri dedicandogli città, templi, un'infinità di statue in ogni angolo del suo impero. Così tante che i cristiani non ce la fecero a distruggerle tutte.

Il bell'Antinoo, uno schiavo di appena 13 anni, venne notato dall'imperatore Adriano nell’ottobre del 123 d.c. e ne fece immediatamente il suo amante, portandoselo appresso in tutti i suoi viaggi nel vasto impero. Era bellissimo, simile a una divinità greca, con i capelli ricci, leggermente imbronciato come una bellezza che non si concede facilmente, in molle atteggiamento sensuale come tutte le bellissime statue greche.

Tale usanza, che oggi ci fa rabbrividire, nell'etica romana era ammessa, anche se non così frequente come in Grecia. Il marito romano infatti poteva avere un'amante o più amanti, efebi o femmine che fossero, ma cercando di non far soffrire la moglie, se possibile nascondendole i tradimenti, e trattando con generosità e rispetto la sua sposa. Così fece Cesare che non ripudiò la moglie per l'amante Cleopatra, e così fece Adriano con Antinoo e i suoi altri amanti, pur onorando fortemente e pubblicamente la moglie Vibia, da cui non si separò mai, portandola in tutti i suoi viaggi attraverso l'impero.

Tra i romani non disdiceva avere l'amate maschio adolescente, mai adulto, il romano doveva essere colui che penetrava e che mai era penetrato. Cesare infatti, che non amava gli adolescenti, ma le donne e gli uomini adulti, fu molto criticato per il suo presumibile rapporto passivo ma, da quel grande che era, Cesare non se ne preoccupò.

Adriano ebbe buon gioco sul giovane Antinoo, che tradiva abbondantemente con i numerosi amanti che si portava appresso, per questo si pensò, e si pensa tutt'ora, che Antinoo alla fine si sia suicidato per porre fine alle sue sofferenze amorose. Comunque Adriano ne soffrì grandemente, mostrandogli più amore in morte di quanto gliene abbia dimostrato in vita.

ANTINOEION (TIVOLI)

LA MORTE DI ANTINOO

Adriano per onorare l'amato trasformò il villaggio di Besa in una città chiamata Antinoopoli, organizzò dei giochi in suo onore, diede il suo nome ad una costellazione, fece scolpire innumerevoli statue e busti, e coniare monete con l’effige del giovane. Inoltre dichiarò festa pubblica il 27 del mese di novembre, giorno della nascita di Antinoo. Si dice che Adriano fosse talmente ossessionato dall’immagine di Antinoo che nella sua Villa di Tivoli si circondò di decine di sue statue e busti, un'attenzione che i contemporanei giudicarono eccessiva da parte di un uomo, soprattutto di un imperatore, insomma una inammissibile debolezza.

Della tomba di Antinoo restano i tre emicicli concentrici di un'esedra su cui dovevano sorgere mura di circa 1.30 m di spessore. probabilmente un tempio, che nel contempo era la tomba di Antinoo, ovvero, l’Antinoeion. Poiché quell’area della Villa non è stata ancora completamente scavata, è possibile che il corpo di Antinoo riposi proprio là.

RICOSTRUZIONE DELL'ANTINOEION


L'OBELISCO

Sull’obelisco che ora si trova sul Pincio, a Roma, una serie di geroglifici narrano la storia di Antinoo e la sua morte. Nel 1896 si è riusciti ad identificare questa frase “O Antinoo! Il dio che è là (l’Aldilà) che riposa in questo sepolcro, che è all’interno della tenuta agreste del Signore del potere di Roma, egli è conosciuto più di un dio nei luoghi di culto”. Sul lato sud si chiede che Antinoo venga assimilato con Osiris, equiparato ad Amon-Ra per la salvezza futura di Adriano.

Sul lato nord si narra che una città di nome Antinopolis è stata fondata come un luogo di culto e giochi dedicati al nuovo dio sul luogo esatto dove Antinoo annegò. Il lato est infine contiene un elogio di Antinoo-Osiride con la richiesta rivolta a Thot, per ottenere la salvezza della sua anima. 



CORRIERE.IT - 4 aprile 2012 ( Fonte )

Statue e busti, rilievi e medaglioni, monete e gemme: sono una cinquantina i pezzi esposti nella mostra dedicata ad Antinoo, il ragazzo amato per sette anni da Adriano e annegato nel Nilo durante un viaggio in Egitto al seguito dell'imperatore. Morte carica di misteri. Tra le ipotesi, la più romantica è quella di Cassio Dione, che suggerisce un sacrificio del giovane per proteggere Adriano, cinquantaquattrenne e ossessionato dall'astrologia, al quale i maghi avevano predetto la morte entro un anno, a meno che un volontario non si fosse immolato al posto suo. Ipotesi ripresa e avvalorata, quattro anni fa, dallo studioso francese Yves Roman nel suo «Adriano» (ed. Salerno).

Cassio Dione riporta anche la leggenda più poetica riguardante il giovane efebo scomparso e raccontata da Adriano ai cortigiani: «Disse di aver visto di persona una stella, quella di Antinoo, nata dalla sua anima». Sono alcune delle pochissime notizie sulla vita di Antinoo. Ma hanno affascinato e commosso intere generazioni di artisti, dal 130 d.c., quando il giovane scomparve nel Nilo e l'imperatore lo fece divinizzare e immortalare in migliaia di ritratti, fino al ventesimo secolo.

 «La figura di Antinoo, nonostante sia storicamente indefinita se non per quanto riguarda il legame con Adriano, è all'origine di una serie iconografica di eccezionale ricchezza e varietà, tanto da aver costituito sia in Antico, sia nelle riprese dell'Antico, un vero e proprio modello ben noto agli archeologi e riconoscibile anche da parte del più vasto pubblico», fa notare Marina Sapelli Ragni, soprintendente archeologica del Lazio, che ha curato la mostra e il catalogo edito da Electa. La testa di Antinoo, infatti, è caratterizzata da alcuni elementi ben definiti, come si può osservare nella cinquantina di ritratti presenti in mostra: mento arrotondato, bocca carnosa, naso largo e dritto, sopracciglia inarcate verso l'esterno, chioma folta e ricciuta. L'immagine dell'eroe giovane, bello e morto anzitempo. Un'immagine tramandata anche dalla memoria popolare.


«A Roma, quando vedono qualcuno dall'aria seria e privo di barba è un console; quando ha una lunga barba è un filosofo; e se è un ragazzo è un Antinoo», scriveva Montesquieu nel suo «Voyage d'Italie», nel 1728. Di lì a poco sarebbe scoppiata nella Città Eterna una specie di febbre di Antinoo che avrebbe contagiato tutta l'Europa. Nel 1735 appare infatti un bassorilievo in marmo raffigurante Antinoo, proveniente da una presunta scoperta durante gli scavi a Villa Adriana.

La scultura finisce nella collezione del cardinale Alessandro Albani, che nel 1755 assume come bibliotecario Johann Joachim Winckelmann. Lo studioso tedesco individua nell'arte greca, conosciuta attraverso le copie romane raccolte dal cardinale, la realizzazione dell'ideale assoluto di bellezza. Ma soprattutto esalta il bassorilievo di Antinoo, giudicandolo, per la sua qualità esecutiva, una delle più straordinarie testimonianze del culmine supremo dell'arte «nell'epoca migliore».

In virtù di questo autorevole giudizio, calchi del Rilievo Albani divennero richiestissimi dall'aristocrazia europea e la domanda di statue originali di Antinoo diventò così insistente che «le sempre più prolifiche campagne di scavo ne restituirono forse troppi esemplari tutti insieme», come suggerisce Nunzio Giustozzi, uno degli studiosi che hanno compilato il catalogo.

Il dubbio su tanti di questi esemplari non è ancora sciolto. Forse per questo i curatori hanno evitato di segnalare accanto alle opere in mostra, la data di appartenenza. Il percorso resta comunque un viaggio nel «fascino della bellezza», come recita il sottotitolo dell'esposizione. I busti di Antinoo raffigurano il giovane bitinio in veste di Apollo, o di Dioniso con tralci di edera tra i capelli, come nel marmo proveniente dal British Museum, o corone di grappoli d'uva, come nel bronzo scolpito nel Cinquecento da Gugliemo Della Porta.

In alcune teste si sovrappone l'immagine di Osiride, come in quella proveniente dalle collezioni Chigi oggi a Dresda, o in quella scolpita da un anonimo verso il 1920 e conservata da Franco Maria Ricci. Addirittura il volto antico di Antinoo viene trasformato in quello di un santo o di un profeta, con l'aggiunta di un'ombra di barba e di baffi, incisi sul marmo probabilmente nel medioevo, come è successo alla testa riutilizzata per ornare la cantonata della chiesa degli Innocenti a Pisa.

Tra i pezzi più celebri, l'Antinoo Farnese, il ritratto bronzeo delle raccolte medicee, il busto in marmo di Palazzo Pitti, restaurato per l'occasione, e quello della collezione veneziana di Giovanni Grimani. 



LA REPUBBLICA.IT - TIVOLI (Roma) - ANTINOEION (6 aprile 2012) ( Fonte )

E' stata una delle scoperte più importanti mai avvenute a Villa Adriana, durante la campagna di scavo tra il 2002 e il 2005, che ha rivoluzionato le interpretazioni del sito archeologico. Si tratta dell'Antinoeion, la tomba-tempio fatta edificare dall'imperatore Adriano verso il 134 d.c. per celebrare la memoria del suo amato Antinoo, lo schiavo adolescente conosciuto in Bitinia nel 123 d.c. (quando Antinoo aveva verosimilmente intorno ai 13 anni) durante i suoi viaggi lungo i confini dell'impero, e morto annegato misteriosamente nelle acque del Nilo nel 130 d. c.

Mai aperto al pubblico, nè documentato in modo approfondito nel panorama dei capolavori presenti nel complesso archeologico, l'Antinoeion, collocato lungo l'ingresso monumentale che conduceva al Vestibolo, diventa protagonista di un nuovo percorso di visita all'interno di Villa Adriana in occasione della prima grande mostra dedicata al favorito dell'imperatore, "Antinoo. Il fascino della bellezza", dal 5 aprile al 4 novembre, sotto la cura scientifica della soprintendente ai beni archeologici del Lazio Marina Sapelli Ragni.

 Evento nell'evento, l'Antinoeion diventa finalmente visibile nella sua articolazione architettonica e decorativa e soprattutto nel suo significato storico-archeologico. Grazie a nuovi apparati didattici, si riesce a leggere il perimetro del recinto rettangolare che racchiude due templi in marmo pario che fronteggiano un'ampia esedra semicircolare colonnata. I due templi sono separati da un basamento che fino agli inizi del Cinquecento sosteneva l'obelisco in granito rosso di Antinoo (oggi sul Pincio, a Roma).

 "L'obelisco fornisce la chiave per interpretare il complesso - racconta il responsabile dei lavori Zaccaria Mari - poiché da una delle iscrizioni in geroglifico dedicate ad Antinoo, divinizzato come Osiride dopo il misterioso annegamento nel Nilo, si apprende che l'obelisco era eretto sulla tomba del favorito dell'imperatore". "Antinoo riposa in questa tomba situata all'interno del giardino, proprietà del Principe di Roma", si legge nell'iscrizione. "Risalire alla collocazione del monumento significa, quindi, identificare il luogo di sepoltura che in precedenza è stato ipotizzato in Egitto, a Roma o nella stessa Villa Adriana", avverte Mari.

L'Antinoeion testimonia la fortuna di Antinoo, icona romantica dell'eroe bello e giovane, strappato troppo presto dalla morte, che l'imperatore Adriano stesso alimentò, divinizzandolo come Osiride, la massima divinità religiosa cui erano assimilati i faraoni. L'edificio, infatti, era riccamente decorato con originali in marmo nero di divinità e sacerdoti, statue di animali e di bassorilievi egittizzanti, alcuni esposti in quest'occasione.

"L'Antinoieion dovette accogliere le spoglie del giovinetto - dice Mari - ma si caratterizzò anche come luogo di culto ove il nuovo dio figurava nel pantheon delle altre divinità egizio-romane". Le recenti scoperte dall'Antinoeion vengono documentate anche nell'ambito del percorso della mostra nelle sale dell'Antiquarium del Canopo, dove sfilano oltre 50 opere tra sculture, rilievi, gemme e monete, in molti casi provenienti da musei internazionali che tornano per la prima volta nel famoso sito archeologico, dove furono rinvenute.

"Con questa esposizione vogliamo affrontare la figura del giovane Antinoo per documentarne verità storica, iconografia e tracce nell'archeologia dell'impero romano ed, in primis in questa villa tiburtina, che significa per noi continuare il lungo percorso che da tanti storici e tanti archeologi è stato condotto in questo ultimo ventennio alla ricerca dell'uomo e dell'imperatore Adriano", dichiara la soprintendente Sapelli Ragni.

Antinoo è una "figura efebica - continua la Sapelli Ragni - e storicamente indefinita, legata all'imperatore per sette anni in un rapporto che certo nocque ad Adriano nel giudizio dei contemporanei e non già per il carattere omosessuale del loro legame, ma per l'ostentato, eccessivo attaccamento che Adriano mostrò verso il giovane, pianto come una donnicciola dopo la tragica morte". Un mistero. Secondo fonti antiche, la vicenda non fu mai chiara, si parlò di un suicidio sacrificale per prolungare la vita dell'imperatore, ma anche di omicidio, consumatosi durante una spedizione che risaliva il corso del Nilo.



BIBLIO

- Cassio Dione - Historia Augusta - Hadrianus - 69 -- Elio Sparziano - Historia Augusta - Hadrianus - 14 -
- M.A. Levi - Adriano, un ventennio di cambiamento -
- Alessandro Galimberti - Adriano e l'ideologia del principato -
- Craig Williams - Roman Homosexuality - Oxford University Press - 1999, 2010 -
- Caroline Vout - Power and Eroticism in Imperial Rome  - Cambridge University Press - 2007 -


IL VALLO DI ADRIANO


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FORTIFICAZIONI ROMANE IN BRITANNIA

La prima fortificazione romana in Scozia fu il Gask ridge, ad est delle Highlands scozzesi, la regione montuosa della Scozia, ed a nord del limes del Forth-Clyde, eretta dopo le campagne militari di Agricola, a nord dell'antica provincia della Britannia.

Il Gask ridge era costituito da una serie di forti e fortini con torri di segnalazione che partivano da nord a sud, con un fortino a sud, due al centro sud, tre al centro nord e quattro a nord.

Si trattava di una serie di forti a nord degli estuari del Clyde e del Forth, nel Perthshire, che però vennero presto abbandonati in quanto sostituiti dal Vallo di Adriano.

Quindici anni dopo il completamento del Vallo, un terrapieno di zolle di terra, il Vallo Antonino, venne costruito in modo che creasse una barriera tra i due fiumi: il Clyde e il Forth. Il Vallo era molto più corto di quello di Adriano, ma richiedeva un numero di soldati quasi uguale. 

Il Vallo Antonino era più articolato, e comprendeva grandi piattaforme per le baliste ma anche questo venne abbandonato di nuovo in favore del Vallo di Adriano che venne rioccupato.



IL VALLUM HADRIANI

Questo nome viene talvolta ancora usato per indicare il confine tra Scozia e Inghilterra, anche se il muro non seguiva il confine attuale.
Venne costruito dall'impero romano, esattamente per volere dell'imperatore Adriano, come limes della Britannia Romana, che inizia a Wallsend, sul fiume Tyne, e finisce alla foce del fiume Solway Firth.

Esso doveva “separare i Romani dai Barbari”, intendendo come barbari i popoli che non accettavano l'integrazione con la civiltà romana. Due furono i popoli che più si ribellarono al dominio di Roma: i Germani.e i Pitti. Per i Germani Giulio Cesare fece costruire il limes sul Danubio, per i Pitti Adriano fece costruire il suo vallo.

I FOSSATI DENTRO E FUORI IL VALLO
Il muraglione venne iniziato nel 122 e venne terminato nel 128, una lunghissima muraglia di pietra, di ben 120 km, (pari a 80 miglia romane), per segnare il confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia (Scozia).

Praticamente impiegarono meno tempo di quanto ne occorra a Roma, coi mezzi moderni, per costruire una metropolitana di pochi km.

Il vallo traversava totalmente l'isola da est a ovest, dividendola tra sud e nord in due parti, onde arginare le bellicose tribù dei Pitti che non attaccassero o invadessero la Britannia. 

Fu il confine più settentrionale dell'Impero Romano in Britannia, per gran parte del dominio romano su queste terre, anche se i Romani erano giunti fino al Mar Baltico, ed era in assoluto il confine più fortificato dell'impero. Le guardatissime porte di accesso attraverso il vallo fungevano anche da dogane per la tassazione delle merci.

INTERNI DI UN CASTRO ROMANO
Era largo dai 2,5 m. ai 3 m., e alto dai 4 ai 5 m. Possedeva ben 80 fortini, di cui due accanto alle porte, e uno ogni miglio romano, con una torretta ogni due fortini per vedetta e segnalazioni. Il terreno che ospita il vallo andava (e va) da pianeggiante a lievemente collinare, con ondulazioni continue ma con pendenze modeste e dislivelli massimi di 50 m. I romani infatti resero facilmente percorribile la strada del vallo onde permettere rapidi spostamenti alle guarnigioni.

Il muro venne costruito inizialmente con una larghezza di 3 m, ma successivamente i nuovi tratti vennero edificati a una larghezza di 2,5 m. L'altezza era invece circa 4 o 5 m. Lungo il vallo erano posizionati 14 forti ausiliari, compreso il forte romano di Housesteads, un castrum di truppe ausiliarie le cui rovine si trovano nella parrocchia civile di Bardon Mill nel Northumberland, e Birdoswald (un tempo chiamato Banna, uno dei forti meglio conservati).
C'erano 80 fortini adiacenti alle porte, uno ogni miglio romano. Due torrette erano poste nel tratto che separava ogni coppia di fortini, probabilmente utilizzate come punti di osservazione e segnalazione.



Notitia dignitatum

Molti di questi forti sono menzionati nella cosiddetta Notitia dignitatum ovvero la "Notitia dignitatum et administrationum omnium tam civilium quam militarium" ("Notizia di tutte le dignità ed amministrazioni sia civili sia militari").

Trattasi di un documento redatto da un anonimo tra la fine del IV secolo e l'inizio del regno di Valentiniano III (425-455).

Non si sa se l'originale derivasse da fonti ufficiali. E' diviso in due parti, per l'Impero d'Oriente e per quello d'Occidente, dove elenca una lista di "alti" dignitari imperiali con le loro aree di competenza, oltre ai corpi militari, secondo la distribuzione territoriale.

L'originale della Notitia è conservato presso la Bibliothèque nationale de France a Parigi, e risalirebbe al Rinascimento.



Il Vallo comprendeva, dall'esterno all'interno:

  1. Un glacis e un profondo fossato, armato con file di pali appuntiti. Nella terminologia militare, il glacis è il termine francese per spalto, che identifica il terrapieno rivolto verso l'esterno di una fortificazione, che dal parapetto della controscarpa scende progressivamente verso la campagna, in modo da esporre gli attaccanti al fuoco dei difensori, protetti invece dal parapetto.
  2. Un muro di pietra;
  3. Una strada dove le truppe potessero spostarsi velocemente;
  4. Il Vallum vero e proprio cioè due grossi argini con un altro fossato nel mezzo. Il Vallum probabilmente delimitava una zona militare piuttosto che essere inteso come fortificazione principale, anche se le tribù britanniche stanziate a sud erano anch'esse talvolta un problema.
  5. HORREA DEI CASTA
  6. Una guarnigione perennemente stanziata.
Il muro era sorvegliato da unità legionarie e ausiliarie per un totale di 9.000 uomini, tra fanteria e cavalleria. Col decadere dell'impero, entro il 400 d.c. la guarnigione fu abbandonata e il muro cadde in disuso. Gran parte delle pietre vennero depredate e riutilizzate per edifici locali fino al XX sec.

Oggi in molte zone il vallo non esiste più, ma nella zona centrale, collinosa e montagnosa, è ancora intatto, con delle piccole fortificazioni ogni miglio, in tutto circa 80 fortini, e 14 forti più grandi, alcuni ancora esistenti, anche se sono solo resti. 

Per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi e costituisce oggi la principale attrazione turistica dell'Inghilterra settentrionale, dove è noto come Roman Wall (muraglia romana). Il Vallo di Adriano è diventato patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1987.



LA STORIA

Gli antichi romani guardarono alla conquista della Britannia fin dall'epoca di Cesare. Si iniziò con una spedizione esplorativa e poi con una di conquista (54 a.c.) che portò però a conquiste limitate. Del resto il territorio non era particolarmente appetitoso per i romani, cioè non particolarmente ricco di risorse e commerci.

COSTRUZIONE DEL VALLO DI ADRIANO
Tuttavia, e lo si scoprirà poi, la Britannia disponeva di oro, anche se in quantità limitate, ma anche di molto stagno (indispensabile per la produzione del bronzo) che invece era all'epoca difficile da reperire.

Le spedizioni più impegnative vennero fatte con l'imperatore Claudio contro le numerose tribù locali (importanti furono le battaglie presso i fiumi Medway e Tamigi). Per giunta durante il primo periodo di occupazione vi fu la grande rivolta del 61 d.c., guidata da Buddica, regina degli Iceni. 

Le conquiste proseguirono più a nord, tra il 78 e l'83, guidate dal grande generale Gneo Giulio Agricola, governatore della Britannia ai tempi dell'imperatore Domiziano. Tuttavia l'imperatore divenne comunque geloso delle trionfanti del suo condottiero, per cui lo richiamò in patria.

La situazione dei confini peggiorò finchè l'imperatore Adriano, desideroso di conoscere il suo impero e di constatarne personalmente le condizioni sia di difesa che di esigenze civili ed artistiche, visitò quasi tutto l'impero, compresa la Britannia.

Si accorse dunque della necessità di riparare il limes dell'impero romano-britannico dalle incursioni dei feroci e indomabili Pitti e incaricò della costruzione del Vallo il governatore di Britannia, Aulo Platorio Nepote, che aveva con l'imperatore un'amicizia con alterne vicende. Gli esecutori materiali furono invece i soldati di tutte e tre le legioni occupanti. 

I PITTI

I PITTI

Un popolo di cui non si sa molto, se non che non furono mai assoggettati al dominio romano e che furono agricoltori, pescatori, allevatori ma, soprattutto, come i loro avi Celti, guerrieri tenaci, valorosi e terribili.

Erano valorosi combattenti ma privi di organizzazione, combattevano quasi nudi nonostante il freddo della zona, si tatuavano il corpo e si dipingevano il viso. Erano alquanto crudeli, non facevano sopravvivere i prigionieri che spesso facevano morire tra le sofferenze più atroci.

Non avevano scrittura per cui non abbiamo nulla di documentato se non quel che gli altri scrissero di loro. Certamente per i romani che erano abituati a combattere in terreno aperto furono una spina nel fianco, battendosi con scaramucce ed eclissandosi tra alberi e rocce.

I PITTI

LA DIFESA DEL VALLO

INTERNO DI UNA TORRE DI GUARDIA
Il muro era sorvegliato da un misto di vexillationes, distaccamenti delle legioni, e unità ausiliarie dell'esercito romano. Il loro numero sicuramente variò, ma sempre intorno ai 9.000 uomini, compresi la fanteria e la cavalleria.

Queste unità vennero spesso e ferocemente attaccate, prima nel 180, ma soprattutto tra il 196 e il 197, quando la guarnigione era piuttosto sguarnita e indebolita, nelle forze e nell'umore.

In seguito alle insurrezioni fu intrapresa una grossa opera di ricostruzione del muro sotto Settimio Severo; dopo la dura repressione delle tribù attuata sempre sotto Settimio, la regione limitrofa alla muraglia rimase pacificata per gran parte del III secolo.

Si ritiene che molti membri della guarnigione possano essersi integrati nella comunità locale. Nel IV secolo una delle unità stanziate lungo il Vallo di Adriano fu la legio pseudocomitatense Defensores Seniores, in accordo con la Notitia Dignitatum. La legio pseudocomitatensis constava di unità legionarie di limitanei (unità militari di confine) entrate poi a far parte del comitatus, cioè dell'esercito mobile il cui compito era di intervenire lì dove c'era necessità.

Col declino dell'impero la guarnigione venne ritirata e il muro cadde in disuso. Gran parte delle pietre vennero riutilizzate per la costruzioni di edifici del posto; il prelievo continuò fino al XX secolo.



IL PERCORSO

La strada A69 segue il percorso del muro iniziando a Newcastle-upon-Tyne, e fino a Carlisle, quindi prosegue attorno alla costa settentrionale della Cumbria. Il muro è completamente in territorio inglese, e rimane a sud del confine della Scozia per 15 km ad ovest e per 110 km ad est.

Esso pullulava di forti romani che si chiamavano:
  • Arbeia
  • Segedunum
  • Pons Aelius
  • Condercum
  • Vindobala
  • Onnum
  • Cilurnum
  • Brocolita
  • Vercovicium
  • Aesica
  • Magnis
  • Banna
  • Camboglanna
  • Petriana/Uxelodunum
  • Aballava
  • Coggabata
  • Maia

Oltre a questi a nord di Banna fu eretto l'avamposto Fanum Cocidi

ARBEIA

ARBEIA

Questo forte sorse nei South Shields, Tyne & Wear, poi distrutto e parzialmente ricostruito. Venne scavato nel 1870 e tutte le costruzioni moderne sorte nel sito vennero abbattute nel 1970. Esso è gestito dal "Tyne and Wear Museum" come Arbeia Roman Fort and Museum.

Il forte si estende sulla cima del Lawe, a guardia del fiume Tyne. Venne fondato nel 120, e divenne il supporto marittimo per il Vallo di Adriano, e contiene gli unici granai in pietra trovati in Britannia. Venne usato fin quando i romani non abbandonarono la Britannia nel V sec..

Un corpo di guardia, le caserme e la casa di Comandante sono stati ricostruiti ad Arbeia sulle loro fondamenta originali. Il corpo di guardia contiene molti documenti legati alla storia del forte, e i suoi livelli superiori forniscono una interessante panoramica del sito archeologico.

SEGEDUNUM

SEGEDUNUM

Segedunum si trova al termine orientale della Strada delle Mura (in Wallsend) vicino alle rive del fiume Tyne. E 'stato in uso per circa 300 anni come presidio, quasi fino al 400 d.c.. 

Un ampio fossato e un terrapieno circondano il forte su tutti i lati.  Quest'ultimo giace a est  del vallo vicino alla riva del fiume Tyne, costituendo una larga porzione del muro in quel punto.

Inizialmente aveva quattro porte doppie con i cancelli di est, ovest e nord che si aprivano all'esterno e solo il cancello a sud che si apriva all'interno del forte. 

Come i Pitti divennero più pericolosi, venne costruito un grande cancello ovest supplementare all'interno del muro e il cancello per l'esterno venne bloccato. 

Il sito del forte ora contiene i resti degli scavi delle fondazioni della metà meridionale del forte originario (l'altra metà è ancora sepolta sotto le case a nord). 

C'è anche la ricostruzione dei bagni militari romani sulla base di esempi scavati nei forti di Vindolanda e Chesters. Oggi Segedunum è il più scavato dei forti del Vallo di Adriano, in quanto operò sia come forte romano che come Terme e oggi come Museo.

PONS AELIUS

PONS AELIUS 

Oggi Newcastle-upon-Tyne. Tra Benwell e Newcastle City Centre il Vallo di Adriano più o meno corre presso l'attuale Westgate Road. Questa strada è stata costruita sul sito di una struttura di difesa giusto a nord del Vallo.

Il Pons Aelius a Newcastle non fu probabilmente importante come Benwell, in quanto doveva solo guardare un ponte Romano che traversava il fiume Tyne. Così Pons Aelius era tanto il nome del ponte che del fortino. 

Esso fu costruito in pietra e come tutti i ponti romani resse per parecchi secoli, addirittura fino al 1248 a causa di un incendio (evidentemente aveva parti in legno). Venne ricostruito sfruttando le stesse fondazioni romane.

Inizialmente costituì l'estremo limite del Vallo, ma in seguito venne esteso tre miglia a est, dove sorgeva il forte di Segedunum. Questo forte fu situato nel punto in cui un breve tratto verso nord scorre accanto al fiume Tyne  che funse da naturale continuazione delle difese romane. Ciò è dimostrato dal fatto che una delle mura difensive della fortezza Wallsend effettivamente si estende fino allo stesso fiume Tyne.

Il forte misura 453 feet (138 m) da nord a sud e 393 feet (120 m) da est a ovest, coprendo 17000 mq.
Un ampio fossato e un terrapieno circondavano il forte da tutti i lati. Aveva quattro porte doppie a est, ovest e nord con cancelli che si aprivano al di fuori del muro. Un solo cancello a sud introduceva all'interno del forte.
Si sono trovate ampie tracce di un vicus che circondava il forte, probabilmente il villaggio viveva del commercio con i soldati del forte.



CONDERCUM

Condercum era un forte romano in località odierna Benwell, un sobborgo sul Tyne. Era il III forte del Vallo di Adriano, dopo Segedunum (Wallsend) e Pons (Newcastle), ed è stato situato a 2 miglia (3 km) a ovest della città. Di tutto ciò restano solo run piccolo tempio dedicato ad Antenociticus, una divinità locale, e la strada rialzata originale elevata sulla palizzata.

IL FORTE DI VINDOBALA

VINDOBALA 

Era un forte romano corrispondente oggi al castello di Rudchester, Northumberland.
Era il IV forte del Vallo, dopo Segedunum (Wallsend), Pons Aelius (Newcastle) e Condercum.
Situato a circa 11 km (6.8 mi) a ovest di Condercum. il castrum di Vindobala, che corrispondeva all’attuale città di Rudchester, aveva nelle sue vicinanze un piccolo mitreo ad uso dei soldati.

Il tempio venne scoperto nel 1844 da un contadino che scavando nel suo terreno vi trovò una statua e cinque altari. La statua venne successivamente spezzata ed è andata perduta, mentre gli altari si sono preservati (troppo difficili da spaccare).  Il tempio originale data tra la fine del II e l’inizio del III sec.: si tratta della classica sala rettangolare dei mitrei, con un’unica navata centrale e dei banconi ai due lati lunghi. Un vestibolo precedeva l’ingresso al tempio come di consueto.

Poi il tempio venne ricostruito, i banconi laterali ampliati, riducendo lo spazio degli adepti, e rimuovendo il vestibolo. Un podio in pietra, rialzato rispetto al livello del pavimento, venne posto nella zona absidale, probabilmente per il sacrificio rituale del toro.

Delle statue dei Dadofori (Cautes e Cautopates) furono ritrovate solo le teste, ulteriore segno di una deliberata distruzione del sito. 
Il mitreo si mantenne operativo per circa un altro secolo, e che dalla metà del IV secolo esso si trovava già in abbandono.

La testa di uno dei dadofori, una ciotola per il lavaggio rituale delle mani, e tre degli altari che furono ritrovati all’interno. 
Scarsissimi resti, invece, rimangono del tempio nel sito archeologico di Vindobala, all’interno del villaggio di Rudchester.

FIORE DELLA VITA
Gli altari scolpiti sono tre. Uno dedicato da Lucius Sentius Castus, della VI Legione, presenta da un lato del capitello una testa di toro con ghirlanda, dall’altro un berretto frigio del tipo indossato da Mitra. Alla base, un bassorilievo mostra il Dio in lotta con il toro. 

Evidentemente Lucio Casto era stato iniziato al grado di Miles (Soldato) e per questo fece realizzare l’altare.

Un altro riporta la dedica di Tiberius Claudius Decimus Cornelius Antonius e venne realizzato per il restauro del tempio, come l’iscrizione attesta. 

Sul capitello, delle borchie decorative riportano incisioni di Fiori della Vita. L’ultimo dei tre è più semplice e  reca la dedica al Dio Invitto da parte di Publius Aelius Titullus.


ONNUM

Hunnum (o Onnum, o col nome moderno di Halton Chesters) era il forte nord del moderno villaggio di Halton, Northumberland. Il suo nome significa ”La Rocca", riferendosi alla Down Hill situata ad est. Era il V forte, dopo Segedunum (Wallsend), Pons Aelius (Newcastle), Condercum e Vindobala.

Era situato a circa 7 miglia e mezzo da Vindobala, e a due miglia e mezzo a nord di Corstopitum. Il sito è tagliato in due dalla strada militare B6318, che corre lungo il muro del vallo.



CILURNUM

E' menzionato nella Notitia Dignitatum.e viene identificato con quello rinvenuto a Chesters nei pressi del villaggio di Walwick, nel Northumberland. Venne costruito nel 123, subito dopo il completamento del vallo ed è considerato uno dei forti per la cavalleria romana meglio conservati lungo il Vallo di Adriano. Nel sito si trovano un museo e resti di abitazioni.

Il forte era a guardia a un ponte sul fiume Tyne, di cui restano i pilastri, che portava alla strada militare dietro il Vallo.

Dapprima, come attestato da un'iscrizione di dedica alla dea Disciplina, il forte ospitò un'ala di cavalleria, l'Augusta, che serviva per incursioni di rappresaglia in territorio barbarico a nord del Vallo. Adriano incoraggiò il culto della Dea Disciplina tra le legioni di stanza al Vallo.

In seguito, come mostrano altre iscrizioni, ospitò truppe di fanteria: la prima coorte di Dalmati e la prima coorte di Vangioni, provenienti dall'alta Renania.


Dea Disciplina

Nel panteon romano, la Dea Disciplina era una divinità minore, personificazione della disciplina. Ad essa erano preposte l'istruzione, la formazione, l'autocontrollo, la determinazione e la conoscenza in un campo di studio, ma era anche un modo ideale di vivere. Soprattutto era la Dea della disciplina militare, verso Roma, l'imperatore e i superiori dell'esercito.

Fu venerata dai soldati romani soprattutto in età imperiale, in particolare quelli che vivevano lungo i confini. Altari a lei dedicati sono stati trovati in Inghilterra e in Nord Africa. Il forte di Cilurnum, lungo il Vallo di Adriano, era consacrato alla dea Disciplina, come testimonia un'iscrizione di un altare di pietra trovata nel 1978. 

Le sue virtù principali erano Frugalitas, Severitas e fidelis: frugalità, severità e fedeltà. Nell'adorare Disciplina un soldato diventava frugale nel denaro, nel consumare energie e nelle azioni. La virtù della Severitas veniva dimostrata nella sua concentrazione, determinazione e nel comportamento deciso. Era fedele alla sua unità, al suo esercito, agli ufficiali e al popolo romano.


BROCOLITA

TEMPIO DI BROCOLITA
Il tempio romano di Brocolitia

Brocolitia, Mitreo del III sec. appena fuori del forte di Carrowburgh. Esso era il più ampio di tali edifici che occupavano il sito. Il culto persiano di Mitra e del Dio Sole erano molto popolari tra i romani.

Nel 1837 venne scoperto il bagno militare romano fuori della porta ovest, e tre anni più tardi la torre di sud ovest. Insieme si scoprì il pozzo di Coventina, un santuario celtico della Dea delle acque, durante gli scavi del 1876. Un tempio del Dio Mitra venne scoperto qui nel 1949, e subito dopo di un altro tempio, dedicato alle ninfe delle acque.

VERCOVICIUM

VERCOVICIUM

VERCOVICIUM OGGI
Venne edificato in pietra intorno al 124, subito dopo la costruzione del Vallo.

Venne costruito sulle fondazioni originali del Broad Wall e della torretta 36B.

Il forte fu riparato e ricostruito varie volte, essendo le difese a nord spesso vicine al collasso.

A sud di esso esisteva un insediamento civile (vicus) fuori del forte, ed alcune delle pietre di fondazione sono ancora visibili, inclusa la "Casa del delitto" dove sono stati rinvenuti due scheletri posti in loco sotto un plancito appena messo, insomma una occultazione di cavadare.


AESICA

Fu un forte romano, un miglio e mezzo a nord della cittadina di Haltwhistle in Northumberland. Era il IX forte del Vallo di Adriano, tra Vercovicium (Housesteads) a est e Magnis (Carvoran) a ovest. Doveva fare la guardia al Caw Gap, dove il fiume Haltwhistle Burn taversa il Vallo. La strada militare B6318 passa a un miglio e mezzo a sud del forte.

Venne completato nel 128 dc. A differenza degli altri forti, Aesica è a sud del Vallo che in quel punto è più stretto, pur essendo presso le fondazioni preparate per il muro ampio e non se ne comprese il perchè.

Nel 1939 si capì che il forte 43 era già stato costruito in preparazione per l'ampio muro, e si pensa che fosse la presenza di questo forte che impediva alla parete nord della fortezza di edificarsi sulle fondamenta originali. Sembra che il fortino fu demolito quando il forte venne completato. Sia la porta che il muro est non furono mai rintracciati.


MAGNIS

Ovvero il forte romano di Carvoran, posto tra il castrum di Aesica a oriente e quello di Banna a occidente.

Fu costruito originariamente per controllare la congiunzione della strada romana che oggi si chiama Maiden Way, che da Magnis andava ad Epiacum ed a Kirkby Thore, con la Stanegate, la direttrice di approvvigionamento principale che congiungeva Coria (Corbridge) a est con Luguvalium (Carlisle) ad ovest; fu dunque edificato prima del Vallo di Adriano.
I suoi resti si trovano a Carvoran, nei pressi di Greenhead (Northumberland).



BANNA

Ovvero il forte romano di Birdoswald, era posto tra il forte di Camboglanna (Castlesteads) a occidente e quello di Magnis (Carvoran) a oriente.

Una strada romana, chiamata oggi Maiden Way, lo collegava al castrum di Fanum Cocidi, 11 km più a nord, col quale comunicava attraverso due torrette di segnalazione. 

Il castrum di Banna era in cima ad un alto sperone triangolare delimitato da scarpate a sud e a est e dominante un ampio meandro del fiume Irthing, in Cumbria. 

Si tratta dell'unico forte del Vallo di Adriano per il quale sia stato possibile dimostrare l'uso anche nel periodo successivo al dominio romano.

Aveva due vici esterni, uno a est e uno a ovest del forte. Accoglieva inoltre i principia (quartier generale), gli horrea (granai) e gli alloggi dei soldati; cosa insolita per un forte destinato alle truppe ausiliarie, nonchè una basilica exercitatoria (palestra),


CAMBOGLANNA

I RESTI DEL FORTE DI CAMBOGLANNA
Questo forte romano era posto tra il forte di Petriana (Stanwix) a occidente e quello di Banna (Birdoswald) a oriente. Situato ove sorge la moderna Castlesteads, si ergeva in cima ad un alto sperone che domina la Valle di Cambeck.

Esso si trovava a circa 11 km a ovest di Birdoswald, e controllava un importante accesso al Vallo, difendendo il versante orientale del Cambeck dagli invasori provenienti dall'area di Bewcastle.
Il sito fu drasticamente sbancato nel 1791, quando vi furono costruiti i giardini di Castlesteads House. 

Il forte era un quadrato di 120 m di lato che dominava il burrone del Cambeck, la cui erosione ha distrutto il lato nord-ovest del forte stesso. Esso fu costruito all'interno del Vallo, ma eccezionalmente staccato da esso, in quanto già costruito nel punto migliore per attraversare il Cambeck.


PETRIANA - UXELODUNUM 

Petriana (anticamente Uxelodunum) era un castrum romano posto tra il forte di Aballava a occidente e quello di Camboglanna a oriente. Situato ove sorge l'attuale Stanwix, in Cumbria, fu il forte più esteso di tutto il Vallo. Nisurava 180 m da nord a sud e 210 m da est a ovest, per un'area di circa 3,8 ettari.

Proprio per la sua grande estensione, non giustificata per una normale legione, si ritiene che abbia alloggiato una coorte miliaria di cavalleria. Gli studiosi optano per l'ala Augusta Gallorum Petriana, l'unico reggimento di quella dimensione del Vallo. Si trattava di un'unità ausiliare di prestigio, i cui soldati erano stati fatti cittadini romani per il loro valore sul campo di battaglia. Pare che il forte abbia preso dall'unità il proprio nome, che soppiantò quello originale di Uxelodunum.

Si riscontrarono alloggiamenti all'interno del forte, compreso, nel 1939, un vasto granaio  durante i lavori di ampliamento del cortile di una scuola. L'anno successivo vennero alla luce la torre di sud-ovest, oltre alle mura meridionali e orientali. Nel 1934 furono ritrovati degli oggetti che evidentemente furono trascinati nel fiume dal forte; tra di essi vi erano spille, supporti per le armature dei cavalieri e imbracature.


ABALLAVA

Il castrum era situato tra Petriana (Stanwix) ad est e Coggabata (Drumburgh) a ovest, corrispondente alla moderna Burgh by Sands.

PRINCIPIA
Aveva il compito di sorvegliare il lato meridionale di due guadi del Solway, Peat Wath e Sandwath, punti di accesso favorevoli agli incursori.

Era kungo 184 m (nord-sud) per 113 m (est-ovest) di larghezza, per un'area di quasi due ettari.

Si ritiene che il forte sia stato costruito sul sito della torretta 71b.

Una chiesa fortificata, costruita interamente con materiale di recupero del Vallo, fu successivamente costruita sul presunto luogo dei principia (quartier generale). A sud-ovest del forte era presente un vicus (villaggio), e a sud del forte un cimitero.


COGGABATA

Il forte era situato ove sorge l'attuale Drumburgh, si trovava tra Aballava (Burgh by Sands) a oriente e Maia (Bowness on Solway) a occidente. Il castrum venne costruito su di una collina che domina le pianure a occidente e oriente e la costa dell'estuario del Solway verso nord; onde controllare due importanti guadi del Solway: Stonewath e Sandwath.

Gli scavi nel 1947 hanno rivelato che la fortezza di pietra fu costruita verso l'anno 160 all'interno di una fortezza leggermente più grande con bastioni d'argilla livellati e che possedeva un grande granaio con contrafforti.


MAIA

Situato ove sorge la moderna Bowness-on-Solway, in Cumbria, era il forte più occidentale del Vallo, a ovest di Coggabata (Drumburgh).

La Notitia dignitatum non be parla, ma è citato dalla Cosmografia ravennate. Si ritiene che il nome del forte fosse Maia, «la più grande», in quanto il secondo più grande forte sul Vallo; esiste però la possibilità che fosse dedicato alla Dea Maia.

Il forte fu originariamente costruito con un bastione in torba e argilla, sopra una scogliera di 15 m, ma quando il Vallo fu ricostruito in pietra, anche il forte fu rifatto in pietra. Si ritiene che il forte misurasse 220 m per 130 m, per circa 3 ettari di superficie.


FANUM COCIDI

Ovvero il Forte romano di Bewcastle, un castrum romano a 11 km a nord del castrum di Banna, con cui era collegato da una strada e da due torrette di segnalazione. Il castrum era addetto all'avvistamento delle incursioni dei predoni provenienti da nord e le informazioni nel territorio al di là del Vallo. I suoi resti si trovano nei pressi del villaggio di Bewcastle, in Cumbria.

Il nome «Fanum Cocidi» significa «Santuario di Cocidio», per il culto del Dio nord-britannico ocidio; infatti ci sono stati rinvenuti nove altari, di cui sei dedicati a Cocidio.



VINDOLANDA (di Agricola)

Vindilanda o Vindolandia invece era un forte di truppe ausiliarie costruito dai romani in Britannia per ordine di Gneo Giulio Agricola nel 79 dopo la conquista della Britannia del nord. Si trova a circa due Km dalla parte meglio conservata del Vallo di Adriano, in Northumbria, al confine con l'odierna Scozia.

VINDOLANDIA
Di fatto serviva a vigilare sulla Stanegate, strada che andava dal Tyne al Solway Firth. Dagli scavi archeologici risulta che il forte fu ricostruito molte volte.

Da questo forte provengono delle tavolette scritte in antico corsivo romano da cui emergono molti interessanti dettagli sulla vita delle guarnigioni delle zone di frontiera. 

Gli scavi archeologici in questo sito iniziarono negli anni Trenta del XX secolo. Vi fu successivamente un susseguirsi di scavi, finchè gli archeologi non fecero una delle loro scoperte più importanti dal 1992: 25 nuove tavolette di legno, scritte direttamente dai soldati verso la fine del I sec. d.c. Le tavolette da scrittura a Vindolanda (circa 2.000) sono le prime registrazioni scritte di vita militare e di tutti i giorni nella Britannia romana. Tavolette simili, tagliate solo da legno di quercia, furono scoperte nella Dacia romana.


BIBLIO

- Anthony Richard Birley - The People of Roman Britain - Londra - Batsford - 1979 -
- Anthony Richard Birley - The Fasti of Roman Britain - Oxford - Clarendon - 1981 -
- Anthony Richard Birley - Garrison Life at Vindolanda: A Band of Brothers, Stroud, Tempus - 2002 -
- Robin Birley - Vindolanda: a Roman frontier post on Hadrian's Wall - Londra - Thames e Hudson - 1977 -
- James L. Forde-Johnston - Hadrian's Wall - Londra - Michael Joseph - 1978 -


MATIDIA MAGGIORE - SALONINA MATIDIA


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Nome: Salonina Matidia
Nascita: 68 d.c.
Morte: 119 d.c.
Parentela: nipote di Traiano e suocera di Adriano
Dinastia: Antoniniana


Una delle figure più importanti e più obsolete dell'Impero romano, per giunta citata nelle Memorie di Adriano da Marguerite Yourcenar con una certa antipatia.

Eppure ebbe le sorti dell'impero nelle sue mani, in qualità di nipote di Traiano, di suocera di Adriano, e di  nonna della moglie di Antonino Pio (il successore di Adriano), per ben tre dinastie imperiali.
Matidia aveva un bell'aspetto, con un volto molto regolare ma severo, con naso greco, labbra piene e occhi dal taglio lungo.

Passò per una bellezza dell'epoca e pure Adriano ne esaltò l'avvenente aspetto nella sua orazione funebre.
Nel ritratto qui accanto è in giovane età ma già si nota una leggera durezza nel volto. che indica se non rigidità almeno una notevole determinazione.



LE ORIGINI

Salonia Matidia nacque nel 68 d.c.:e fu la figlia unica di Ulpia Marciana, la sorella del futuro imperatore Traiano, e del pretore Gaius Salonius Matidius Patruinus.

Tra l’81 e l’82, Matidia sposò Lucius Vibius Sabinus, quindi aveva 13 o 14 anni, un'età non infrequente nei matrimoni romani che venivano combinati dai genitori per loro scopi utilitari in cui le figlie non potevano decidere nulla.

Lucio era di una potente famiglia di rango consolare (cioè che aveva avuto consoli), era parente di Lucio Junio Quinto Vibio Crispo, che fu legato nella Hispania Citeriore, che fu console suffetto per tre volte sotto Nerone, Vespasiano, e Domiziano. così come fu parente del di lui fratello Quinto Vibio Secondo, che fu anche lui console suffetto e pure proconsole della provincia dell'Asia.

Nell'83 accaddero per lei due fatti importanti: le nacque una figlia, Vibia Sabina, la futura moglie dell'imperatore Adriano, e le morì il marito (secondo altri l'anno successivo, nell'84).
Così Matidia si ritrovò madre e vedova a circa 16 anni. Si sposò altre due volte ed ebbe altre tre figlie, tra le quali la futura nonna di Marco Aurelio, Rupilia Faustina. Ma anche gli altri due mariti morirono presto, forse perchè parecchio più grandi di lei.

Matidia cominciò ad assaporare un po' di libertà, un po' di vita mondana ed una certa cultura. La sua casa divenne un vero salotto letterario, piena di libri e di gente colta. L’atmosfera non doveva essere molto diversa dalla casa della colta Plotina, moglie di Traiano, ma Matidia univa alla cultura il coraggio e un certo buon carattere che la faceva amare da uomini e donne.

Già Matidia aveva seguito lo zio Traiano sui campi di battaglia, naturalmente non per combattere ma per assisterlo, sostenerlo e consigliarlo, tanto forte era il suo ascendente su di lui. Matidia amava la vita di palazzo e spesso la dirigeva nell'ombra, il suo potere era di sponda, senza parere e senza che desse fastidio ad alcuno. Stranamente la moglie di Traiano non ne fu gelosa, non solo perchè suo marito non guardava le donne, ma perchè non la sentiva ostile o che volesse metterla in ombra.

Trovò anzi una buona alleata nella moglie di Traiano, la severa e malinconica Plotina, che sfogava la sua delusione di donna tradita (Traiano aveva un debole per i fanciulli) attraverso la letteratura ma soprattutto influenzando le stanze del potere. Le due donne trovarono su questo un'ottima intesa e insieme brigarono per assicurare a Traiano un degno discendente e una nuora adatta a lui.

Per questo le due donne posero gli occhi sul giovane Adriano, verso il 100 d.c., un irrequieto giovane di 28 anni, nonchè suo lontano parente.
Adriano era uomo colto, intelligente e seguace della filosofia greca, ma oltre a questo aveva il vizio del gioco e dei giovinetti, un vizio molto diffuso a Roma, ma soprattutto che condivideva con l'imperatore Traiano. Viene da chiedersi cosa le due donne avessero trovato di così entusiasmante in quel giovane gaudente, e pure cosa quel giovane avesse trovato in loro, perchè il loro affetto sembrava ricambiato.

Verrebbe da pensare che Plotina avrebbe potuto detestare un uomo omosessuale come suo marito, invece ne sembrò entusiasta, tanto da complottare per far arrivare il giovane al trono. Forse ambedue conoscevano abbastanza bene il giovane e ne avevano saggiato l'intelligenza e l'affettuosità, si da pensare che loro stesse sarebbero state al sicuro con un imperatore come Adriano.

Matidia era donna piuttosto ambiziosa oltre che lungimirante. Riuscì infatti a farsi benvolere da Traiano, da Plotina, ma pure da Adriano, per quel suo modo leggero e un po' suadente con cui riusciva a far fare agli altri ciò che voleva senza aver l'aria di imporsi.

Ma evidentemente non aveva un profondo senso materno, del resto non tanto frequente all'epoca, per cui per i suoi piani indusse Adriano a sposare sua figlia Vibia, che di certo non gliene fu grata perchè la poveretta aveva solo 12 anni.

Adriano invece accettò ritenendolo evidentemente parte del piano che gli avrebbe portato la corona. L'omosessualità verso gli efebi non era considerata scorretta dai romani, purchè l'uomo in questione potesse prendere moglie e fare dei figli.

Gli storici antichi sostennero che Traiano, per quanto senza figli, fosse invece contrario sia al matrimonio sia alla scelta di Adriano come suo successore.

Forse avrebbe preferito il giurista Nerazio Prisco, già console suffetto nel 97 durante il regno di Nerva, un funzionario di fiducia dell'imperatore, che continuò poi con Adriano che parimenti gli accordò la sua fiducia, ma non è certo, o forse non voleva nominare alcun successore, altrimenti l'avrebbe fatto.Plotina, sua moglie, era invece a favore.

Le due donne comunque avevano le stesse simpatie e gli stessi intenti, ambedue volevano Adriano come successore, probabilmente perchè sentivano che di lui potessero fidarsi, che non le avrebbe cacciate o estromesse.

Come o cosa accadde alla morte di Traiano, nel 117, non si sa. L’Historia Augusta, una raccolta di biografie imperiali, dice che Plotina fece imitare la voce di Traiano da un presente. Lo storico Cassio Dione afferma che la notizia della morte fu tenuta segreta per giorni e che l’adozione di Adriano fu annunciata al Senato romano con una falsa lettera di Traiano, scritta dalla stessa Plotina.

Complice della falsa lettera di successione, assieme a Matidia e Plotina, era stato il prefetto del pretorio Publio Acilio Attiano, ex tutore nonchè amico di Adriano. Con Plotina fu infatti al capezzale dell'imperatore Traiano in Cilicia, a Selinunte, prima che questi morisse designando il suo successore.

Matidia era comunque rispettata e riverita da tutti, a cominciare dal senato, tanto che nel 117, fu attribuito a lei l’onore di deporre le ceneri di Traiano ai piedi della colonna detta Traiana a Roma.

Publio Acilio fu prefetto del pretorio anche sotto Adriano, tra il 118 e il 119 d.c.. Per ordine suo venne giustiziato Avidio Nigrino, favorito dall'Imperatore Adriano come proprio successore, per contrasti politici, sembra per istigazione del Senato, nel 118. Adriano, irritato dal'accaduto per timore dell'opinione pubblica, lo destituì dalla carica di prefetto, ma non risulta lo facesse uccidere come sostenuto da alcuni autori.

Adriano doveva tutto alle due donne, dall'affetto al potere e non se ne dimenticò. Infatti consentì a Matidia di assisterlo nella sua carica di imperatore finchè non le sopraggiunse la morte, a 57 anni, dopo solo due anni dall'incoronazione di Adriano, dal 117 al 119.

Adriano mostrò grande rimpianto nei suoi confronti, le fece una toccante orazione funebre  il giorno del suo funerale, il 23 dicembre dell'anno 119, in cui decantò tutte le qualità della suocera, dal tatto, all'onestà, all'intelligenza, alla sensibilità, suocera “amatissima”, moglie “carissima”, “castissima” pur essendo di “summa pulchritudo” (bellissima), madre “indulgentissima” (di Vibia Sabina), cognata “piissima”, che non fu mai di peso e molestia a nessuno (“nulli gravis, nemini tristis”).

RESTI DEL TEMPIO DI MATIDIA
L'imperatore ricordò inoltre che Matidia aveva sopportato con pazienza la lunga vedovanza anche dall’ultimo marito.

Dell’elogio è rimasto un lungo brano inciso su pietra: forse era esposto nel foro di Tivoli.

A parte gli spettacolari giochi gladiatori, Adriano ordinò che dopo la morte della suocera, già nominata Augusta dallo zio Traiano nel 107, fossero distribuite al popolo, come d’uso, rami di mirto e sostanze aromatiche.

Infine le dette il massimo onore che si potesse concedere, la divinizzò facendole immediatamente costruire un tempio a Roma.

Sappiamo dell'edificio da una moneta del 120 che lo raffigura e da una condotta d’acqua ritrovata in via del Seminario e che porta impresso il nome del tempio.

Oggi del tempio non resta quasi nulla, se non un pezzo del muro esterno del tempio che sporge dalla strada per circa un metro. Tenendo conto però che in questa zona l'antica Roma giaceva a 10/12 m sotto il manto stradale odierno, sarebbe interessante scavare sotto l'edificio e la strada.

Dopo la sua morte ottenne riti e tributi ovunque poiché le sue statue erano sparse in tutto l’Impero. Soprattutto tra Asia Minore e isole greche, dove aveva viaggiato e dove si era mostrata più volte al popolo.

Salonia Matidia, nel periodo dei cosiddetti Cinque imperatori d’oro (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio) ebbe un grande ruolo, per giunta era ricchissima e seppe utilizzare i suoi soldi per numerose opere pubbliche che riportarono il suo ritratto e il suo nome. Fu amata pertanto molto anche dal suo popolo.


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RINASCE IL TEMPIO DI MATIDIA

La più grande scoperta archeologica fatta a Roma negli ultimi anni è dietro un portoncino verniciato di verde, in piazza Capranica, a destra della facciata di Santa Maria in Aquiro: in un piccolo atrio, in uno spazio ricavato dalla demolizione di alcune stanze, si scopre un brandello della Roma imperiale che, fino ad oggi, è rimasto tra le carte degli studiosi, introvabile, una specie di miraggio per archeologi e storici: il Tempio di Matidia, suocera dell' imperatore Adriano, divinizzata nel 119 d.C. 

«Si tratta di un pezzo di un grande monumento», spiega il sovrintendente per i Beni archeologici di Roma Angelo Bottini, «Un tratto del Porticus Matidiae, con grandi colonne, un lastricato, un' opera di grandi dimensioni che procede verso via Spada d' Orlando: una scoperta clamorosa». 

Una scoperta dovuta alla scelta fatta dal Senato di affittare un' ala dell' antico Ospizio degli Orfani dell' Istituto di S. Maria in Aquiro per farne uffici per i senatori: 3 mila metri quadrati su quattro piani che due anni fa erano praticamente pericolanti. «Abbiamo cominciato col consolidare la struttura», spiega Roberto Tartaro, «perché la situazione poteva degenerare da un momento all' altro». 

I lavori hanno portato alla luce questa scoperta stupefacente. All' inizio, del portico monumentale non era visibile che un tronco di colonna di grandi dimensioni, in marmo cipollino, lungo il vicolo della Spada d' Orlando. «Si sapeva dell' esistenza del Tempio di Matidia», spiega Fedora Filippi, della Sovrintendenza dei Beni archeologici, «ma non dove fosse. Poi, cominciati i lavori, abbiamo trovato questi tronconi di colonne che, per le dimensioni, non potevano che appartenere a un edificio monumentale. Accanto alla fila di colonne c' è una scalinata: e sotto una platea di calcestruzzo di 8, 9 metri, adatta quindi a reggere un grande tempio». 

Non solo, sotto il calcestruzzo è stata trovata una piattaforma di palafitte datate col radiocarbonio tra il 50 a.C e il 70 d.C., un sistema di costruzione che fino ad oggi non era stato documentato. Matidia, nipote di Traiano e suocera di Adriano, aveva per l' imperatore un' importanza dinastica: era il legame con la famiglia imperiale. Per questo Adriano ne fece una dea e le dedicò un tempio nell' area di Campo Marzio. 

«Adriano», spiega l' archeologa Filippi, «cambiò l' asse urbanistico dell' area di Campo Marzio deviandolo dal mausoleo di Augusto a questa zona, in cui fu eretto l' Adrianeo, le cui tracce sono oggi in piazza di Pietra». E al centro di questo colossale progetto c' era il Tempio di Matidia, i cui resti stanno venendo alla luce nelle fondamenta dell' Ospizio eretto nel XVI secolo. 

Tra due anni, al termine dei lavori, quando qui si insedieranno gli uffici dei senatori, tutta l' area sarà musealizzata: una lastra di vetro lascerà intravedere le grandi base delle colonne e la scalinata. E intanto si continuerà a scavare sotto i palazzi vicini per portare alla luce quel che resta del Porticato.

(Renata Mambelli - 3 dicembre 2006) 


BIBLIO

- Anthony R.Birley - Hadrian, the restless emperor - London & New York - Routledge - 2000 -
- Silvio Imperi - Della chiesa di S. Maria in Aquiro in Roma - Roma - B. Morini - 1866 -
- Renata Mambelli - Rinasce il tempio di Matidia - 2006 -
- A Topographical Dictionary of Ancient Rome - Samuel Ball Platner, Thomas Ashby - London - Humphrey Milford - Oxford University Press - 1929 -
- Lawrence Richardson, Jr. -. Templum divi Marci - in A New Topographical Dictionary of Ancient Rome - Baltimore - JHU Press - 1992 -


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