VIA AURELIA


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La via Aurelia è una via consolare, cioè ordinata da un console, iniziata nella metà del III sec. a.c., dal console Gaio Aurelio Cotta per collegare Roma a Cerveteri, unificando in un solo tracciato differenti tratti viari già esistenti per collegare le città etrusche.

Con l'espansione dell'Impero Romano verso nord, si rendeva necessario infatti creare rapidi ed efficienti spostamenti verso le colonie militari fondate sulla costa tirrenica, dopo la definitiva sottomissione dell'Etruria. Le stazioni principali erano Pyrgi (Santa Severa), Centumcellae (Civitavecchia) e Forum Aurelii (Montalto di Castro) mentre la destinazione iniziale era Cosa, fondata nel 273 a.c. Presto si rese necessario prolungarne il percorso per tratti successivi fino a Luna (Luni), Genova e Arles, in Gallia.

Sul promontorio di Santa Marinella (antica Pyrgi) si conservano importanti resti della via, con una stele che ricorda gli interventi di Settimio Severo e di Caracalla. Oltre Civitavecchia si conservano i resti della statio Tabellaria, subito dopo il fiume Marta.
Nel corso delle invasioni dei Goti nel V secolo furono distrutti importanti centri posti lungo la costa determinando la decadenza della via, anche se una certa importanza fu mantenuta dal tratto ligure.


IL PERCORSO

L'Aurelia Vetus, o via Aurelia antica, partiva da Porta San Pancrazio fino a Vada Volaterrana, odierna Vada, poi prolungata fino a Pisa. Qui si interrompeva per la zona paludosa detta Fossae Papirianae, nell'attuale costa della Versilia, da Migliarino Pisano fino a Luni; ma anche a causa dei bellicosi Apuani, detti anche Liguri Montani o Sengauni che infestavano la zona come briganti.

Dopo Pisa l'Aurelia deviava verso Lucca, passando per Corliano, Rigoli e Ripafratta, oggi San Giuliano Terme.

Quindi raggiungeva il Forum Clodii, nella Garfagnana, entrava in Lunigiana solcando la valle del Serchio (Auser) e la val d'Aulella (Audena) per ricongiungersi con la strada verso Luni.

I pochi km di palude da Pisa a Luni interrompeva la strada costiera, fino a che. nel 56 a.c., Giulio Cesare non pensò di abbreviare il percorso accingendosi alla conquista della Gallia, incaricando così Marco Emilio Scauro di costruire una scorciatoia da Pisa a Luni, l'attuale strada provinciale Sarzanese, che collega Lucca con Camaiore (Campus Major) e con Massa (Tabernae Frigidae), fino a Sarzana. L'Aurelia fu poi proseguita verso Marsiglia (antica Massalia) dall'imperatore Augusto con la via Julia Augusta.



L'AURELIA DENTRO LE MURA


PORTA AURELIA (Porta S. Pancrazio)

Celebre per il vicino sepolcro del martire cristiano Pancrazio, e delle catacombe a lui dedicate, mete di pellegrinaggi, si che dal V sec. le venne attribuito il nome del santo che conserva tuttora. Completamente ricostruita, sembra fosse all'epoca ad un solo fornice con due torri quadrangolari ai lati, come in tutte le ristrutturazioni di inizio V sec. dall’imperatore Onorio. La controporta invece ha funzionato da controporta alla porta barocca fino al 1849.


PONTE ROTTO

Secondo Plutarco e Tito Livio e da una raffigurazione monetale, fu opera di Manlio Emilio Lepido, contemporaneamente alla costruzione della via Aurelia, intorno al 241 a.c. Nel 179 a.c. il ponte fu ricostruito insieme al vicino porto fluviale.

Nel 142 i censori Publio Cornelio Scipione Emiliano e Lucio Mummio sostituirono alla passerella lignea le arcate in muratura. Il ponte fu restaurato sotto Augusto nel 12 a.c.


GIANICOLO

Il nome del colle deriva dal Dio Giano, Ianus, col suo centro abitato Ianiculum. Per ora è stato rinvenuto solo un sacello sul Gianicolo dedicato al figlio Fons figlio di Giano, ma il colle è ancora tutto da scavare. C'era anche un piccolo centro abitato, il Pagus Ianiculensis, ai piedi del colle in zona Trastevere, oggi zona piazza Mastai.

Sulla riva destra del Tevere, in territorio originariamente etrusco, il colle fu occupato e annesso a Roma da Anco Marzio che gli creò delle mura e lo collegò alla città col Ponte Sublicio sul quale doveva passare l'antica strada proveniente dall'Etruria, la futura Via Aurelia. Rimasto poi escluso dalle antiche mura serviane, il Gianicolo venne parzialmente incluso nelle mura aureliane.

Un'area del Gianicolo era coperta di boschi sacri dedicati, con un tempio, all'antica divinità Furrina. Un'altra area cultuale, più tarda, è il santuario isiaco sulla pendice orientale, oggi via Dandolo. Il sito è bello e interessante, ma trascurato e spesso chiuso, mentre i suoi reperti sono esposti nella collezione egizia di Palazzo Altemps.

Oggi purtroppo gran parte del Gianicolo è diventata zona extra-territoriale, espropriata da Roma e donata al Vaticano per tutto il lato destro della salita, dall'ospedale Bambin Gesù alla sommità del colle, con parchi, costruzioni vaticane di ville, università, collegi, monasteri e alberghi, per cui non solo si è perduta una parte importante del colle ma anche il suo sottosuolo di epoca romana non più scavabile.



L'AURELIA FUORI LE MURA


CASALE DI GIOVIO

Il settore occidentale di Villa Doria Pamphilj è interessata da importanti testimonianze funerarie di età romana. Il Casale, già ristrutturato alla fine del XVIII secolo, era in origine un sepolcro di età imperiale a tempietto.

Era costituito da un’aula rettangolare con accesso ad ovest, probabilmente attraverso un avancorpo.

La distanza di circa 140 m dalla via Aurelia fa supporre un sentierino che si staccava della via consolare.

Il sepolcro, meglio conservato sul lato nord, presenta una struttura muraria con cortina di laterizi caratterizzati da una variazione cromatica che va dal rosso cupo al giallo. Sono integrazioni moderne il primo piano e il corpo aggiunto all'estremità del lato occidentale; quest’ultimo verosimilmente costruito sul nucleo cementizio pertinente alla gradinata di accesso del sepolcro antico.


COMPLESSO CIMITERIALE DI CALEPODIO

Caledopio fu un presbitero che venne ucciso sotto Alessandro Severo (222-235) e sepolto in questa necropoli per poi essere traslato nella basilica di S. Maria in Trastevere. Il cimitero di Caleopio includeva anche una basilica con pianta a croce greca che fu costruita da Giulio I (337-352 d.c).


MALAGROTTA

Nel sito di Malagrotta (Mola rupta) si rinvengono tratti di basolato dell'antica via Aurelia e il sepolcro di tipo a torre denominato 'Monumentum magnum rotundum'. Ma c'è di più: lungo la via di Malagrotta, a ridosso della più grande discarica d’Europa, stanno venendo alla luce le antichissime vestigia di una necropoli.

Questi nuovi scavi sono poco distanti da quelli di via Castel Malnome-Piana del Sole dove sono venute alla luce oltre 300 sepolture.
Sembra che il nome Malarupta, poi Malarotta e Malagrotta, deriverebbe da una mola sul fiume Galeria di cui sono ancora visibili i resti.


TORRETTA TROILI

In via della Faggella, all’incrocio dei tratti suburbani della via Aurelia, sta la Tor retta, costruita sui resti di una antica villa romana, che prende il nome dagli ultimi proprietari che ne posero lo stemma sulla facciata. Essa è di forma quadrata, ogni lato misura 5 m, è alta circa 8 m e i muri hanno lo spes­sore di 1 m.

Per la costru­zione sono stati uti­liz­zati mate­riali edili di recu­pero, come i mat­toni e pie­trame vario, men­tre per la parte supe­riore, per ren­derla più visi­bile, sono stati impie­gati spez­zoni di marmo e selce. Nei paraggi della Tor­retta furono ese­guiti scavi archeo­lo­gici, tra il 1880-1900, che portarono alla luce lunghi cuni­coli di epoca impe­riale, alti 2 m. e larghi 1 m., con sof­fitti a botte e into­ncato. Nel 1881 fu sco­perto l’ipogeo di un sepol­cro con cin­que loculi e nume­rose lastre di marmo con iscri­zioni.


LORIUM

Lorium era una località situata sulla via Aurelia, nei pressi dell'odierna Castel di Guido (XVI municipio del comune di Roma). La località era citata nella Tabula Peutingeriana come prima stazione di posta sulla via, al XII miglio da Roma. Vi si trovava una villa costruita dall'imperatore Antonino Pio, che vi morì nel 161 d.c. e nelle quale risiedettero anche Adriano e Marco Aurelio.

Nella località si sono rinvenute tracce di un borgo di epoca romana che attraversò una fase ricca di costruzioni nel corso della seconda metà del I sec. a.c. Resti di costruzioni ai lati della strada e di tombe furono rimessi in luce in scavi condotti nel 1823-24.

Sulle vicine colline esistono numerose tracce di ville romane suburbane residenziali.

Gli scavi della Soprintendenza archeologica di Roma presso la villa dell'Olivella nel 2006, hanno riportato in luce un impianto termale con pavimenti a mosaico, di una grande villa residenziale del II-III sec.

Altri due nuclei residenziali erano già stati individuati nei pressi sul monte delle Colonnacce, "villa delle Colonnacce", già depredata dai tombaroli negli anni '70, e sul monte Aurelio.
Le ville dell'Olivella e delle Colonnacce erano ricche di affreschi, colonne e mosaici.

Sommerso dalla vegetazione e danneggiato negli anni da ladri e da vandali, l'antico borgo romano di Lorium, sede di residenze e villeggiature imperiali, all'interno dell'azienda agricola comunale di Castel di Guido, stupisce per la quantità e la ricchezza dei ritrovamenti: tre i cantieri aperti dalla Soprintendenza per studi e ricerche sulla Villa delle Colonnacce, divisa in tre livelli, che sta rivelando un particolare apparato murario esterno in opus reticolatum in calcare bianco, con cornici scenografiche a prua di nave.

Gli scavi nella Villa di Olivella hanno portato alla luce nuovi ambienti dell'impianto termale e nuove pavimentazioni con tappeti a tessere bianche e nere. Ritrovate anche tessere colorate in pasta vitrea e lastrine di rivestimento con foglia d'oro.

Vicino al Casale della Bottaccia sono state tro­vate tracce di un mitreo, che con­si­stono in ambienti con sedili sca­vati nel tufo e bas­so­ri­lievi con rap­pre­sen­ta­zione di un ser­pente ed un volto abra­sato della divi­nità Mitra.

Nell’ottocento fu rin­ve­nuto un gruppo mar­mo­reo raf­fi­gu­rante Mitra tau­roc­tono con­ser­vato attual­mente nella Gal­le­ria Doria Pamphilj.

Recuperato, scavato e parzialmente documentato anche l'insediamento Monte Aurelio, in prossimità del fiume Arrone, antico confine tra il territorio etrusco e Roma: il complesso si sviluppa intorno a una cisterna ipogea con copertura a botte. Considerate le diverse epoche dei reperti, la continuità di vita del complesso coprirebbe un lunghissimo arco di tempo, dalla protostoria alla Roma repubblicana.


VILLA ROMANA

Al 13° chilometro della consolare, XVIII Circoscrizione, il progetto stadio della Roma calcio ha incontrato i primi ostacoli: la cartografia indica su tutti i 145 ettari un “diffuso interesse archeologico”.

Infatti nella zona di costruzione del futuro stadio sono stai ritrovati una villa romana di età imperiale ed una necropoli con centinaia di scheletri. «Gli scavi non sono ancora finiti», spiega la responsabile della Soprintendenza Anna Paola Anzidei, «ma trasformeremo una parte dell'area in museo e la villa resterà sotto tutela». Speriamo sia vero.


STATUA - AD TORRES

Si tratta di una località posta al km 42 della via Aurelia, che prende il nome attuale dal ritrovamento di un probabile ritratto di Seneca.

Vi sorgeva una grande villa romana della prima età imperiale, di enorme estensione, con vasche ed impianto termale decorato da un mosaico a tessere bianche e nere raffigurante scene marine (ora al Museo di Villa Giulia), vicino all'incrocio della Via Aurelia con via Doganale, verso Valcanneto, Ceri e Bracciano.

Da questa villa, dalla statio di Hasta, o da altro insediamento romano sconosciuto provengono i marmi e i laterizi reimpiegati nella pavimentazione della fase romanica dell'Abbazia di San Rabano.

Qui sono emersi, oltre a un tratto dell'antica Aurelia in basolato, una fornace forse adibita per la fabbrica del vetro, una stazione di posta romana (Ad Turres è segnata sulla Tavola Peutingeriana), un ponte romano con cui l'Aurelia scavalcava il fosso Cupino, di cui ancora sono visibili i bei piloni antichi sulle sponde, e i resti di un sepolcro del VII sec. a.c.


BIBLIO

- G. M. De Rossi, P. G. Di Domenico, L. Quilici - La via Aurelia da Roma a Civitavecchia - La Via Aurelia da Roma a Forum Aureli - QITA 4 - Roma - 1968 -
- La via Aurelia ed Aemilia Scauri del prof. Giovanni Caselli -
- Strabone - Rerum Geographicarum -
- Via Appia, Ardeatina ed Aurelia, Firenze - Leo Samuele Olschki - 1979 -
Antonio Nibby - Delle vie degli antichi - aggiunta a Roma Antica di Famiano Nardini -


AREA SACRA SANT'OMOBONO


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L'AREA SACRA

L'area di Sant'Omobono è una area archeologica di Roma, scoperta nel 1937 nella chiesa di Sant'Omobono all'incrocio tra via L. Petroselli e il Vico Jugario, ai piedi del Campidoglio.
Dei pozzi scavati sotto la chiesa di S. Omobono per ricavarne una cripta, rivelarono i resti di una capanna databile all’VIII secolo a.c., poi un’area di culto con altari e residui di ossa animali, con un frammento di vaso con iscrizione.

Vicino al podio del tempio, una stipe votiva ha restituito in grande quantità materiali databili alla prima metà del VI secolo a.c., tra cui numerose ceramiche d’importazione greca, vasi etrusco-corinzi, buccheri ed un leoncino d’avorio con sul retro l’iscrizione etrusca "araz silqetenas spurianas", che ricorda il nome di un aristocratico tirreno.

La trasformazione monumentale dell’area avvenne nel 580 a.c. con due templi, dei quali uno solo è stato trovato in profondità e in posizione obliqua al di sotto delle fondazioni della chiesa, il tempio della Dea Fortuna e il tempio della Mater Matuta, che compare nella decorazione dei tempio.

Quest'ultimo era un tempio etrusco-italico con alto podio in tufo, struttura in legno, pareti in mattoni crudi ed una unica cella con due colonne frontali, con al centro la scala di accesso. Se ne sono rinvenute le grandi placche e le lastre di rivestimento in terracotta, databili intorno al 530 a.c., le quattro volute acroteriali poste sugli spioventi del tetto, sormontato da un gruppo statuario sempre in argilla raffigurante Eracle ed Athena.

Questi straordinari reperti, insieme ai materiali rinvenuti nel deposito votivo del tempio: balsamari, coppe in ceramica greca, pendagli in osso, ambre, oggetti miniaturistici e altri, sono esposti nei Musei Capitolini, a Palazzo dei Conservatori.

Connesse alle fasi repubblicane, sono apparsi una base di donario, che sosteneva in origine statuette di bronzo, e frammenti d'iscrizione relativi a M. Fulvio Flacco, il conquistatore di Volsinii (264 a.c.): una parte delle duemila statuette che il generale romano avrebbe portato via dalla città etrusca (e probabilmente anche dal vicino santuario del Fanum Voltumnae).



IL PORTO FLUVIALE

Il Vicus Iugarius congiungeva anticamente il Foro con il porto fluviale sul Tevere, al confine tra Foro Olitorio e Foro Boario. Alla fine del VI sec. a.c. sorsero sull'area già occupata un tempo da capanne protostoriche, due templi arcaici gemelli, dei quali solo uno è stato possibile scavare, perchè il secondo è sotto la chiesa e il consenso ecclesiastico non è stato dato.

Dalle fonti sono stati indicati come i templi della Fortuna e della Mater Matuta. I due templi non erano pavimentati ed erano preceduti da un altare. Il podio, sagomato a "cuscino", sosteneva un'unica grande cella con quattro colonne sul fronte.

La Mater Matuta era una divinità legata alla navigazione (la "stella mattutina" che salvava dai naufragi e indicava la rotta), quindi popolare tra i marinari e mercanti stranieri che dovevano frequentare il porto.

Le fonti collegano il tempio della Fortuna a Servio Tullio, molto devoto alla sua divinità protettrice, alla quale dedicò ben 26 templi a Roma, ciascuno con un appellativo diverso della Dea.



LE DEE ARCAICHE

La Dea Fortuna era un po' il Fatum o l'Ananke Greca, colei che stabilisce le sorti, la bilancia del destino, come si vede dalla Fortuna Primigenia venerata a Preneste, la prima nata dagli Dei, la Dea genitrix, la Grande Madre da cui tutto proviene.

La Mater Matuta era la manifestazione della Dea Fortuna, una divinità legata alla natura ma pure alla navigazione, la "stella mattutina" che salvava dai naufragi e indicava la rotta, simile alla greca Ino e alla Madonna cristiana poi, stella maris, quindi popolare tra i frequentatori del porto.

Secondo il mito Leucotea, Dea di origine tebana, approdò con l'aiuto delle Naiadi sulle rive del Tevere, assumendo il nome di Mater Matuta insieme al figlio Portunus, al quale è dedicato un tempio nella stessa zona, esattamente all'imbocco del ponte Emilio, nel foro Boario.

Anzi il tempio era dedicato all'inizio ad ambedue, poi slittò al figlio. Pertanto la Dea compare nell'iconografia del tempio col figlio, spesso col figlioletto in braccio o accanto, altra caratteristica della Madonna.



IL TEMPIO ARCAICO

La costruzione del primo tempio arcaico, dedicato alla Mater Matuta, la Grande Madre, fu attribuito al re Servio Tullio (579-534 a.c.). Il tempio è largo m.11,54, a pianta quadrata, su un podio dì tufo alto m.1,61, l'altezza del muro della cella è di m. 4,70, l'altezza totale del tempio era invece di m.7,50 circa.

Gli scambi che avvenivano tra romani, greci, etruschi, fenici e cartaginesi, erano protetti dalle due divinità, dunque un santuario internazionale, ricco e frequentato, come a Pirgi, a Locri o a Samo. Nei templi si praticava la prostituzione sacra, una pratica molto rispettata perchè una volta sciolti i voti, le sacerdotesse potevano sposarsi ambendo ad un buon matrimonio, perchè il sacerdozio svolto aveva dato loro molto prestigio. Successivamente la ierodulia verrà abolita perchè ignobile, però le prostitute resteranno e verranno usate, ma stavolta con disprezzo anziché con rispetto.

In questa fase il culto si svolgeva su un'ara, ma senza edificio templare.

Vi è stata ritrovata un'iscrizione etrusca arcaica fine VII e metà VI sec. a.c.: è la più antica testimonianza di una presenza etrusca certa nell'area di Roma.

Nel materiale di riempimento di un terrapieno successivo, prelevato da un villaggio del Campidoglio, sono stati ritrovati resti di manufatti in ceramica risalenti all'età del bronzo (XIV-XIII sec. a.c.), all'età del ferro e frammenti di importazione greca risalenti alla metà dell'VIII sec. a.c..

Si sono rinvenuti reperti sia degli antichi insediamenti nell'area palatino-capitolina, sia di antiche tracce di rapporti con il mondo greco, nonchè la conferma archeologica della realtà storica sulle origini leggendarie della città.

Di quest'epoca si sono ritrovate numerose terrecotte architettoniche del 570 a.c. circa, di grande pregio, tra cui corna di bue in terracotta posizionate sul tetto, e frammenti di due animali rampanti, pantere, o leopardi perchè alcuni erano maculati; il tutto colorato di bruno, azzurro, rosso, bianco e nero, i colori disponibili all'epoca.

Inoltre frammenti di due statue in terracotta, una di Ercole, con pelle leonina legata sul busto, e una figura femminile con elmo dotato di paraguance e cimiero alto, forse Minerva, o Bellona o la Fortuna armata. L'area sacra, secondo i materiali rinvenuti negli scavi, venne restaurata nel 540 a.c. e abbandonato alla fine del VI sec. a.c..



UN SECOLO DOPO

La zona venne riedificata circa un secolo dopo, quando il livello del santuario venne rialzato di quattro m, con un vastissimo podio quadrato, con lato di 47 m e un perfetto orientamento nord-sud. I gradini, secondo il modello italico-etrusco, si trovano solo nella parte frontale, diversamente dal mondo greco dove sono sui quattro lati. Sopra il podio vennero riedificati i due templi gemelli, con le colonne che circondavano tre lati degli edifici, come dimostrano le fondazioni di un colonnato sui tre lati di ciascun tempio.

I rispettivi altari stavano davanti ai templi, a forma di U e con sagome a cuscino tipiche dell'Etruria e del Lazio della metà del IV sec. a.c.

Il tempio fu riedificato, forse per un incendio, con ampliamento del podio, sostituzione delle terrecotte architettoniche ed edificazione, sempre ad opera di Servio Tullio, del tempio dedicato alla Dea Fortuna, altra Grande Madre.

Alla fine del VI sec. a.c. l'area viene distrutta e abbandonata, il che coincide con la cacciata del re Tarquinio, per cui alcuni hanno attribuito a questa demolizione un aspetto rivoluzionario, ma sia la Mater Matuta che la Dea Fortuna sono Dee italiche che nulla hanno a che fare con le divinità etrusche.

Il rifacimento venne attribuito dalle fonti a Camillo, inizi IV sec. a.c., dopo la presa di Veio nel 396 a.c.. Il pavimento venne ancora rifatto dal console Marco Fulvio Flacco dopo la conquista di Volsinii nel 264 a.c., con due nuovi basamenti di "donario", dove si raccoglievano le offerte votive, quadrate e un donario circolare al centro, dove venivano poste le statuette bronzee saccheggiate nella città etrusca e nel santuario della federazione etrusca, circa duemila pezzi. Davanti ai due templi, collegati alla Porta Triumphalis ed al percorso del trionfo, Lucio Stertinio collocò nel 291 a.c. i primi due archi trionfali coronati da statue dorate.

Un nuovo restauro dei templi risale a dopo l'incendio del 213 a.c.. L'ultimo intervento risale a Domiziano, con rifacimenti adrianei, come dimostrano i bolli sui mattoni: i due templi vennero ricostruiti su una base di travertino, con al centro un arco quadrifronte che fungeva da porta trionfale, come compare anche in alcune monete e in due rilievi aureliani dell'arco di Costantino.

Forse la Fenicia Astarte era anche venerata nell'Area Sacra di Sant'Omobono, la dea che proteggerva Roma e Pyrgi.  Il suo nome compare nelle lamine d’oro trovate presso Santa Severa:  "divinità femminile armata, protettrice della rocca e dei confini, regina degli eserciti e creatrice di sovrani"



LE RICOSTRUZIONI

Realizzazione di un grandioso terrapieno che rialzò il livello stavolta di 6 m, per quella, benedetta per noi, usanza romana di riedificare sopra al vecchio, e di una pavimentazione in lastre di cappellaccio, un tufo friabile grigio scuro, su cui furono costruiti due templi che presentavano orientamento diverso.

Ancora successiva la nuova pavimentazione di tufo di Monteverde e di tufo dell'Aniene e la ricostruzione dei due templi, di due are orientate ad est e di un grande “donario” di forma circolare in peperino al centro dell'area, su cui dovevano essere collocate statuette di bronzo delle quali è stata trovata traccia. Sui blocchi di peperino sono stati rinvenuti frammenti di un'iscrizione che consentono la datazione del reperto:
"Marco Fulvio, figlio di Quinto, console, dedicò dopo la presa di Volsinii"
Infatti il console M. Fulvio Flacco conquistò, nel 264 a.c., Volsinii, da dove asportò circa 2000 statue in bronzo, forse da un vicino santuario etrusco.

Ricostruita ancora l'area sacra, in seguito ad un incendio ricordato da Tito Livio nel 213 a.c. e nuova pavimentazione in lastre di tufo di Monteverde, con ampiamento di tabernae varie, come usava ed usa presso ogni porto.

Un'ulteriore e ultima pavimentazione in travertino, di età imperiale, forse domizianea, con ritrovamento anche di mattoni bollati d'epoca adrianea. Restano tracce, al centro dell'area, di un doppio arco quadrifronte, forse la Porta Triumphalis, attraverso la quale entravano in città i cortei dei trionfatori, dando inizio alla cerimonia.

Nel VI sec. una chiesa paleocristiana si insediò sopra al tempio pagano; nel XII - XIII sec. la chiesa fu restaurata con una nuova pavimentazione di tipo cosmatesco, che, come tutti pavimenti cosmateschi, fu realizzata facendo ahimè a pezzi il marmo romano preesistente.
L'area archeologica di Sant'Omobono è visitabile telefonando al numero 0667103819 per richiedere il permesso.



AREA SACRA DI SANT'OMOBONO

SANTUARIO DI FORTUNA E MATER MATUTA FONDATO DA SERVIO TULLIO

22 Luglio 2013

Situata all'angolo tra via del Teatro di Marcello e il Vico Iugario, è visibile un'area di scavi che prende il nome di Area Sacra di San Omobono dalla chiesa che vi è sopra. Durante gli scavi sono stati rimessi in luce i resti del santuario di Fortuna e Mater Matuta fondato da Servio Tullio.
Per volontà di Servio Tullio sorse dunque l'importante santuario emporico dedicato alle Dee Fortuna e Mater Matuta, divinità di antichissima origine protettrice delle nascite e della luce. 

Della dea Fortuna Servio Tullio fece la propria divinità tutelare ponendo sotto i suoi auspici il proprio operato, tanto che le fonti attribuiscono alla sua figura la fondazione di numerosi santuari sui colli di Roma dedicati alla Dea.

Ma Roma è ancora ricca di sorprese archeologiche e solo ieri è stato scoperto, in pieno centro storico, un altro importante pezzo di storia antica della città: un tempio del VI secolo a.c. a via Petroselli
Il basamento del tempio che risale niente meno che all'età regia di Servio, durante la ripulitura degli scavi nell'Area Sacra, in via Petroselli, riaffiorano con i resti del muro in pietra del tempio.

L'assessore capitolino alla Cultura, Flavia Barca:

"Un pezzo importantissimo dell'opera di conservazione e valorizzazione della Roma antica"

Gli archeologi della sovrintendenza capitolina dei Beni Culturali, in cooperazione con i colleghi delle università del Michigan e del dipartimento Studi umanistici dell'ateneo della Calabria, durante un'operazione di ripulitura degli scavi hanno riportato alla luce i resti del muro in pietra di un tempio arcaico del VI secolo a.c., dell'età regia di Servio Tullio.

Si tratta, spiega l'archeologo Paolo Brocato, insieme al tempio di Giove capitolino, i cui resti si trovano sotto il Campidoglio:

"del più antico tempio in pietra trovato a Roma, realizzato con blocchi squadrati in stile etrusco-italico. Sono stati recuperati anche frammenti delle decorazioni. Il nuovo tempio è stato individuato dopo 4 anni di lavoro, nel centro dell'area sacra, vicino ai templi di Mater Matuta e della Fortuna".

La scoperta è stata mostrata alla stampa alla presenza dell'assessore capitolino alla Cultura, Flavia Barca.

"Si tratta di un ritrovamento bellissimo - sono state le sue parole - che mostra il patrimonio eccezionale della città ma anche il valore del lavoro prezioso degli archeologi che spesso, purtroppo, non viene valorizzato. Invece sono un pezzo importantissimo dell'opera di conservazione e valorizzazione della Roma antica".

Il team italo-americano ha portato in luce, nel sito archeologico, i resti imponenti del muro del tempio di stile etrusco italico, recuperando ingenti quantità di reperti riferibili agli ex voto donati dai fedeli, fra cui ceramiche di importazione greca, pendenti in ambra, terrecotte architettoniche e ossa lavorate.

«Sono testimonianze eccezionali del rapporto fra Roma e la Grecia durante il regno di Servio Tullio, quando il livello della produzione artistica crebbe notevolmente per il contributo di artisti greci» spiega Claudio Parisi Presicce, sovrintendente ad interim. 
Che aggiunge: «Sapevamo che il tempio era lì, ma lo scavo era complicato perché nel sottosuolo c' è una falda acquifera e abbiamo dovuto utilizzare tecnologie speciali». 

La storia della scoperta del santuario di Fortuna e Mater Matuta risale agli anni Trenta: da allora le indagini e i sondaggi eseguiti hanno permesso di ricostruire il quadro delle sequenze edilizie avvicendatesi in questa zona prima dell'età Repubblicana.

In un primo tempo doveva sorgervi un tempio etrusco di tipo "tuscanico", inteso secondo la definizione di Varrone, provvisto sul lato posteriore di tre celle o di una cella inquadrata da due spazi laterali definiti da muri (alae).

Tale edificio conobbe almeno due fasi edilizie e fu decorato con un programma architettonico di lastre fittili. La prima costruzione del tempio sarebbe da porsi intorno al 580 a.c., come peraltro indicano anche le fonti storiche. 

Uno solo è infatti l'edificio sinora documentato e si ritiene che esso fosse quello titolato a Mater Matuta. La continuità del doppio culto appare confermata anche in età Repubblicana con la presenza di due edifici affiancati intervallati da uno spazio lasciato vuoto. 

Circa un cinquantennio dopo la costruzione dell'edificio si provvide a rinnovare la decorazione architettonica, nell'ambito della quale trovò posto uno splendido gruppo scultoreo in terracotta che rappresentava Ercole e Minerva, con l'eroe effigiato nel momento in cui viene introdotto dalla dea nell'Olimpo.

Il gruppo statuario di Eracle e Athena, è oggi esposto ai Musei Capitolini. Alcuni studiosi ritengono invece trattarsi non di un gruppo acroteriale, da porsi cioè sul culmine del tetto, bensì di un donario, con chiari riferimenti al mondo greco-orientale. 

La costruzione del secondo santuario, che le fonti porrebbero in concomitanza con la caduta di Veio, avvenne forse su un grande riporto di terreno che obliterò la distruzione del primo tempio.
Diversamente è stato anche ipotizzato che unica fu la fase di costruzione, intorno al 530 a.c.

Certo è che l'area sacra ebbe a subire, a partire dalla metà del VII secolo sino alla metà del V, una serie di pavimentazioni e ripavimentazioni, mentre la costruzione del tempio munito di scalinata che consentiva l'ascesa del podio sul quale l'edificio, secondo il modello tuscanico era impostato, sarebbe da porsi nella seconda metà del VI secolo a.c. Ai decenni intorno al 530 a.c. o poco dopo dovrebbero riferirsi alcuni interventi di ristrutturazione, mentre alla prima metà del V secolo potrebbe ascriversi la distruzione della sacra struttura.

In generale non è forse un caso che Roma proprio nel VI secolo a.c. presenti questi forti tratti etruschi sul piano politico e culturale ed è a tal proposito molto significativa la coincidenza fra la data convenzionalmente assegnata all'inizio dell'arte arcaica in Etruria (580 a.c. circa) e l'esordio della regalità di Servio Tullio.

RICOSTRUZIONE TEMPIO TUSCANICO

DESCRIZIONE

Collocato in posizione dominante sul porto fluviale del Foro Boario, e in connessione con il guado sul Tevere, il tempio accoglieva mercanti e visitatori della città di epoca regia. Il santuario era costituito da un podio in pietra su cui si ergeva un edificio ornato da rilievi policromi con la caratteristica forma tuscanica. 

Successivamente, il complesso fu rialzato e quindi munito di ulteriore gradinata con la realizzazione di due templi gemelli dedicati alla Fortuna e a Mater Matuta che continuarono a caratterizzare l' area fino a tutta l'età imperiale.

Come tutti i templi tuscanici aveva una pianta di larghezza poco inferiore alla lunghezza, con la metà anteriore occupata dal portico colonnato e la metà posteriore costituita da una cella fiancheggiata da due alae o ambulacri aperti”. Il tempio era accessibile solo attraverso una scalinata frontale.


BIBLIO

- Tito Livio - Ab Urbe condita - XXIV -
- Area Sacra di S. Omobono - su Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali -
- Publio Ovidio Nasone - Fasti - VI - 545-547: Leucothea Grais -
- Vittorio Dini - Il potere delle antiche madri - Firenze - Pontecorboli - 1995 -
- Filippo Coarelli - Guida archeologica di Roma - Arnoldo Mondadori Editore - Verona - 1984 -





TOMBA DEL FORNAIO


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Monumento funebre di Marco Virgilio Eurisace e di sua moglie Atistia, detta dai romani "tomba del fornaio.

Verso la fine del I sec. a.c., quando la zona era ancora fuori dall´abitato, visto che era proibito porre sepolcri entro le mura, Eurisace, ricco panettiere e fornitore ufficiale dello stato, decise di costruire qui il suo particolarissimo monumento funebre, copia in travertino di un grande forno con le sue bocche di dolii in argilla refrattaria e i suoi sacchi.

IL MONUMENTO OGGI
Il sepolcro sta appena fuori Porta maggiore, e risale al 30 a.c., e riproduce un edificio a pianta trapezoidale, con:
- le bocche del forno e i recipienti in cui veniva impastata la farina,
- con i bassorilievi della panificazione,
- dalla pesatura del grano alla molitura,
- alla setacciatura della farina,
- alla preparazione dell'impasto,
-  alla pezzatura
- e infine all'infornata del pane per la cottura,
fasi non molto cambiate nei secoli, rappresentate lungo tutto il fregio decorativo che scorre alla sommità del monumento.

Su tre lati del sepolcro è posta la stessa epigrafe "Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris, redemptoris, apparet", cioè:

"Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore", da cui si comprende che il fornaio lavorava per lo Stato, al quale forniva i suoi prodotti, e che era pure un ufficiale subalterno (apparitore) di qualche personaggio di alto rango (un magistrato o un sacerdote).

Nel bassorilievo operai in tunica, probabilmente schiavi, macinano il grano, impastano, cuociono e pesano pagnotte di medie dimensioni, sotto il vigile controllo di uomini togati che sembrano presiedere alle varie fasi della lavorazione.

BASSORILIEVO DELLA TOBA

Nell’epitaffio Marco Virgilio Eurisace è definito "pistor et redemptor", ovvero fornaio ed appaltatore di mercati pubblici, ma se forniva lo stato sicuramente provvedeva alle focacce per l'esercito.

IL MONUMENTO OGGI
Oltre a tutto, l'urna che conteneva le ceneri della moglie, ora conservata al Museo delle Terme, ha la forma dei cesti con i quali si pesava il pane.

Sul lato orientale del piccolo edificio funebre, ora perduto, trovava probabilmente posto il rilievo con i due coniugi, che attualmente è visibile ai Musei Capitolini.

Si suppone trattarsi du liberto, molti schiavi risparmiando denaro sui loro magri salari, si comprarono la libertà, oppure la ottenevano per benevolenza dei padroni, Ottaviano e sua moglie Livia ne liberarono ben 3500, come risulta dai colombari per loro costruiti dalla coppia imperiale. I liberti crearono molte attività commerciali e artigianali, fino a diventare la spina dorsale dell’economia romana.

RICOSTRUZIONE DEL MONUMENTO

Operai in tunica macinano il grano, impastano, cuociono e pesano pagnotte di medie dimensioni, sotto il vigile controllo di uomini togati che sembrano presiedere alle varie fasi della lavorazione. Pistor et redemptor, ovvero fornaio ed appaltatore di mercati pubblici (forse per impegnative forniture agli eserciti) è definito Marco Virgilio Eurisace nell’epitaffio scolpito sulla sua tomba, e ciò convaliderebbe la tesi che individua nel lavoro dei pistores romani, durante l’Impero, modelli di aggregazioni corporative.

IL MONUMENTO OGGI
Il sepolcro, alto più di 7 m, deve la sua forma trapezoidale all'adattamento allo spazio a disposizione e alle preesistenze funerarie.

La facciata principale, rivolta ad est, è completamente perduta ma in essa doveva inserirsi il grande rilievo con i due coniugi, il cui il rilievo, reimpiegato nella torre di Onorio, è oggi conservato nei Musei Capitolini.

Nel podio della costruzione c'è una cavità per la deposizione delle ceneri. La struttura era completamente rivestita in travertino e presentava una decorazione su diversi registri.

Dal basso verso l'alto:
- una zona con elementi cilindrici disposti verticalmente tra listelli,
- una fascia orizzontale dove è incisa l'iscrizione,
- una zona liscia con lesene ed elementi cilindrici, cavi e con la faccia rivolta verso l'esterno, forse copia dei recipienti nei quali si impastava la farina;
- un fregio figurato;
- una cornice a mensole.
- La sommità doveva essere coronata da un elemento piramidale.

RICOSTRUZIONE DEL MONUMENTO (PARTICOLARE)

Il sepolcro di epoca repubblicana, quasi poggiato alle mura aureliane, fu più tardi, sotto Onorio, inglobato in un bastione più avanzato, con una nuova porta e tre torri, una rotonda al centro e due quadrangolari ai lati, in una delle quali, nella centrale, rimase incluso il sepolcro di Eurisace.

Fu scoperto nel corso della demolizione, disposta nel 1838 da papa Gregorio XVI, delle torri difensive costruite da Onorio su Porta Maggiore a Roma, al fine di ripristinare l’antico assetto risalente all'epoca aureliana.


LA TOMBA DI UN FORNAIO  di Andrea Carandini

Subito oltre il limite della regione V augustea, dove in seguito sorgerà la porta Praenestina e Labicana delle mura Aureliane, è la tomba del fornaio Eurisace e di sua moglie Antistia (30-20 a.C.). A illustrare i due sono un rilievo con i defunti stanti, due iscrizioni e tre fregi. 

Questi ultimi mostrano la consegna del grano, la macinazione e la setacciatura della farina, l’impasto e la cottura e la pesatura dei pani. Fin qui nulla d’insolito, basti ricordare il finale della cena di Trimalcione (Petronio Arbitro, Satyricon, 27-31). 

Ma in questo monumento vi è qualcosa di più ed è la trasformazione in decorazione architettonica dello strumento ritenuto principale per fare il pane: l’impastatrice. Al livello iii del sepolcro si notano 9 + 15 + 6 = 30 impastatrici. 

Il pane deve aver reso bene a Eurisace, che è vissuto e morto per e nel suo mestiere, che lo ha soddisfatto al punto da tradurlo in scrittura, in figurazioni, in rappresentazioni delle impastatrici e in monumento alla panificazione.

(Andrea Carandini)




BIBLIO

- Paola Ciancio Rossetto - Il sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace a Porta Maggiore - Roma - Ist. Nazionale di Studi Romani - 1973 -
- Filippo Coarelli - Guida archeologica di Roma - Verona - Arnoldo Mondadori Editore  - 1984 -
- J. Bodel - Death on display: looking at Roman funerals - in The art of ancient spectacle - eds. B. Bergmann, C. Kondoleon - Washington - 1999 -
- Rodolfo Lanciani - Roma pagana e cristiana - 1893 -





IL CONSOLE ROMANO


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LE ORIGINI

I Consoli romani entrarono in carica dal 367 a.c. in poi, ma secondo la tradizione dal 509, cioè dalla cacciata dei re cioè alla fondazione della Repubblica. I Consoli erano eponimi, ossia l'anno di servizio era conosciuto con i loro nomi. Successivamente, nella tarda repubblica, si cominciò a contare gli anni dalla fondazione di Roma (anno ab urbe condita) che tradizionalmente veniva fissata nel 753 a.c. Perciò in alcune iscrizioni il numero dell'anno è seguito dall'acronimo avc che indica appunto Ab Vrbe Condita.



I LORO POTERI
  • il comando dell'esercito;
  • la facoltà di riunire il popolo a comizio;
  • la facoltà di convocare e presiedere il SENATO per fare approvare leggi e provvedimenti;
  • l'amministrazione della giustizia e della finanza;
  • la promozione di opere di censimento;
  • l'esecuzione di opere pubbliche.
I due Consoli erano infatti l'organo esecutivo dello Stato Romano, eletti dai Comizi Centuriati su proposta del console in carica, un anno prima del loro mandato, e le insegne della loro autorità erano, oltre al seguito di 12 littori coi fasci littori, la sella curulis e la toga praetexta. Essi esercitavano collegialmente il supremo potere civile e militare ed erano eletti ogni anno. All'inizio detenevano anche il potere religioso, perchè non si poteva condurre un esercito in battaglia senza aver consultato gli auspici.
Secondo Livio, il loro nome deriverebbe dal Dio Conso, una divinità che "dispensava consigli", come dovevano fare i due massimi magistrati della Repubblica romana. La parola consulenza, di origine latina, indica una capacità di consigliare decisioni.


Ius intercedendi

I due Consoli avevano uguale potestà, salvo che ognuno poteva invalidare i provvedimenti dell’altro mediante il veto dello ius intercedendi. Per evitare però lo Ius intercedenti che poteva bloccare ogni decisione, si preferiva un accordo politico tra i due Consoli: in certi periodi o in determinate attività un solo console esercitava effettivamente il potere, senza che l'altro ponesse il veto. In genere seguivano dei turni, dividendo l'anno in periodi, in genere mensili, in cui si alternavano negli affari civili. Per il comando militare, se ambedue erano alla guida dell'esercito, i turni erano giornalieri. Talvolta invece i due consoli si spartivano le competenze su cui ognuno esercitava il potere in esclusiva. Ciò non riguardava però le proposte di legge su cui i due Consoli dovevano essere uniti.


Il potere militare

In campo di battaglia avevano poteri illimitati, ma, trascorso l’anno di carica, erano chiamati a render conto dell’operato. Avevano ai loro comandi le due legioni originarie, addette al servizio in campo e composte di 84 centuriae iuniorum, in tutto 8400 uomini, a cui solo più tardi si aggiunsero altre due legioni, legiones seniorum, addette alla difesa della città.
La cavalleria era costituita dai membri del ceto senatorio: gli equites.

Se un console moriva durante il suo mandato (fatto non raro quando i consoli erano in battaglia alla testa dell'esercito), un altro veniva eletto, e veniva detto consul suffectus.Terminato l'anno di carica diventava "Vir Consularis" e restava fino alla morte nel Senato.

I Consoli, nonostante la limitazione del potere penale tramite il giudizio d’appello ai comizi centuriati, sancito dalla lex Valeria de provocatione, avevano nelle loro mani l'imperium, che mantrneva il carattere preminentemente militare dello Stato, rendendo possibili i grandi successi di guerra. Così la scienza militare si tramanda dalle gentes maiores ai nuovi membri della nobiltà.



IL DICTATOR


Magistrati ausiliari dei consoli erano due quaestores, portati poi a 4 nel 447. In caso di pericolo per lo Stato si procedeva, come tra le popolazioni latine, alla nomina di un Dux, per i romani un Dictator, nominato dai consoli, che dal 356 in poi potè anche appartenere alla classe plebea. Il Dittatore comandava anche sui consoli, era a capo dell'esercito ed aveva un potere assoluto, ma solo per 6 mesi, ed egli stesso nominava il suo luogotenente, il magister equitum (celerum).

Durante i periodi di guerra, la loro nomina dipendeva dall'abilità militare e dalla reputazione, data anche dalla gens di provenienza, ma soprattutto dalla connotazione politica. Inizialmente solo i patrizi potevano divenire consoli. Con le Leges Liciniae Sextiae del 367 a.c., i plebei divennero anch'essi elettori dei consoli; il primo console plebeo fu Lucio Sestio, nel 366 a.c.


I segni del console

I consoli avevano l'obbligo di indossare la toga, il mantello ufficiale dei consoli della Repubblica spesso indossata fissandola con una fibula alla spalla. Era chiamata la Toga Pieta, era di color porpora o violetto scuro, ornata ai bordi da foglie d'alloro in oro.
Poi subentrò la Toga Praetexta: un manto di lana vergine, di colore bianco, con una striscia di porpora sul fondo, di forma trapezoidale, che si posava sulla spalla sinistra, mentre l’estremità inferiore scendeva fino a mezza gamba. La lana doveva essere di colore immacolato e non doveva assolutamente strisciare per terra. Ai piedi calzava i "calcei", ossia stivaletti alti quasi fino al polpaccio, di colore rosso. Naturalmente coi capelli corti e sbarbato.
Nell’anulare sinistro portava l'anello-sigillo della sua carica. Aveva sempre la scorta di dodici Littori, recanti appunto i fasci littori, ma non dentro al pomerium, lì i Littori non potevano entrare, a meno che non si trattasse di un Dictator, che non se ne separava neppure nel pomerium. Un altro emblema era la sedia curule, sella curulis, ove sedeva nel Senato.



IL CONSOLE NELLA REPUBBLICA

Le cariche magistrali maggiori in età repubblicana erano:
Console Tribuno Consolare Dittatore Decemviro

Seguite da altre cariche:
censura, pretura, edile curule, tribuno della plebe, questura, edile plebeo.

Durante la repubblica, l'età minima per l'elezione a console era di 40 anni per i patrizi e di 42 per i plebei. Tutti i poteri esorbitanti al Senato o ad altri magistrati erano dei due consoli. Grazie a Varrone si conoscono i nomi dei due consoli di ciascun anno dal V sec. a.c., anche se mancano alcuni anni.

In eventi straordinari i consoli ricevevano dal senato i pieni poteri per Senatus Consultum Ultimum cioè estremo provvedimento del senato con la formula "Caveant consules ne quid detrimenti res publica capiat" cioè "Provvedano i consoli affinché lo stato non abbia alcun danno".
Si ebbero:
  • nella prima metà del II sec. a.c. per regolamentare i misteri bacchici a Roma,
  • durante la scalata al potere del tribuno della plebe Gaio Gracco, nel 121 a.c.,
  • in occasione della marcia su Roma di Lepido nel 77 a.c.,
  • nella congiura di Catilina nel 63 a.c.,
  • quando Cesare traversò il Rubicone nel 49 a.c.
( Suff.= Consul Suffectus - I, II, II, IV = di I II III nomina ecc.)



IL CONSOLE NELL'IMPERO

In età imperiale i consoli continuarono, però nominati dall'imperatore e, dopo la fondazione di Costantinopoli, si eleggeva un console per l'Occidente ed uno per l'Oriente. La carica durò ancora a Roma anche dopo la caduta dell'Occidente, sino al 566, ed a Costantinopoli sino al VII sec. d.c.

Quando con Augusto finì la repubblica e iniziò il Principato, il potere passò nelle mani del Princeps, ossia di Augusto. Il potere del Senato si ridusse, e durante il lungo regno di Augusto, molti consoli lasciarono l'incarico prima del termine ai consul suffectus. Quelli che erano in carica il 1º gennaio, i consules ordinarii ebbero l'onore di associare il proprio nome a quell'anno. Così circa la metà di coloro che avevano il grado di pretore potevano raggiungere anche quello di console non più a 40 anni, ma a 33.
Talvolta i suffecti si ritiravano e un altro suffectus veniva nominato. Questa pratica raggiunse il suo estremo sotto Commodo, quando nel 190, si alternarono 25 consoli. Alcuni Imperatori spesso nominavano loro stessi, o loro protetti o parenti, senza guardare all'età minima. Ad Onorio venne conferito il titolo di console al momento della nascita.

Reggere il consolato era un tale onore che pure il secessionista Impero delle Gallie nominò la sua coppia di consoli (260 - 274). Costantino I assegnò uno dei consoli alla città di Roma e l'altro alla città di Costantinopoli. Quando l'Impero Romano venne diviso in due, alla morte di Teodosio I, oguno dei due imperatori acquisì il diritto di nominare uno dei consoli. Dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, molti anni vennero ancora denominati da un singolo console.

I due consoli designati entravano in carica ancora alle calende di gennaio, con una cerimonia solenne che comportava un corteo (processus consularis) e una distribuzione di denaro alla folla (sparsio), proibita dall’imperatore Marciano di Bisanzio ma reintrodotta da Giustiniano nel 537.

Questa carica decadde durante il regno di Giustiniano: prima con il console di Roma Decio Teodoro Paolino nominato nel 534 dalla regina Amalasunta, e quindi con il console di Costantinopoli, Anicio Fausto Albino Basilio, nel 541. In seguito il consolato venne assunto dall'imperatore stesso, ed era incondivisibile, tanto che, quando il generale bizantino Eraclio coniò monete col titolo di console, in effetti si proclamò imperatore, in opposizione all'imperatore in carica Foca. Ci furono consoli onorari anche nel VII sec., infatti, nel 656, il vescovo di Cesarea in Bitinia si recò in visita da san Massimo di Costantinopoli insieme ai due consoli Teodosio e Paolo.



CONSOLI

509 a.c.
Lucio Giunio Bruto - Lucio Tarquinio Collatino - suff. Spurio Lucrezio Tricipitino - Publio Valerio Publicola - suff. Marco Orazio Pulvillo I
507 a.c.
Tito Lucrezio Tricipitino I - Publio Valerio Publicola II
507 a.c.
Publio Valerio Publicola III - Marco Orazio Pulvillo II
506 a.c.
Spurio Larcio I - Tito Erminio Aquilino
505 a.c.
Marco Valerio Voluso - Massimo Publio Postumio Tuberto I
504 a.c.
Publio Valerio Publicola IV - Tito Lucrezio Tricipitino II
503 a.c.
Agrippa Menenio Lanato - Publio Postumio Tuberto II
502 a.c.
Opitero Virginio Tricosto - Spurio Cassio Vecellino I
501 a.c.
Postumio Cominio Aurunco I - Tito Larcio Flavo (o Rufo)
501 a.c.
dictator Tito Larcio Flavo - magister equitum Spurio Cassio Vecellino
500 a.c.
Servio Sulpicio Camerino Cornuto - Manio Tullio Longo
499 a.c.
Tito Ebuzio Helva - Gaio Veturio Gemino Cicurino
499 a.c.
dictator Aulo Postumio Albo Regillense - magister equitum Tito Ebuzio Helva
498 a.c.
Quinto Clelio Siculo - Tito Larcio Flavo (o Rufo) II
497 a.c.
Aulo Sempronio Atratino I - Marco Minucio Augurino I
496 a.c.
Aulo Postumio Albo Regillense (dictator per 6 mesi) - Tito Virginio Tricosto Celiomontano
495 a.c.
Appio Claudio Sabino Inregillense - Publio Servilio Prisco Strutto
494 a.c.
Aulo Virginio Tricosto Celiomontano - Tito Veturio Gemino Cicurino
494 a.c.
Dictator Manio Valerio Massimo - Magister equitum Quinto Servilio Prisco
493 a.c.
Postumio Cominio Aurunco II - Spurio Cassio Vecellino (o Viscellino) II
492 a.c.
Tito Geganio Macerino - Publio Minucio Augurino
491 a.c.
Marco Minucio Augurino II - Aulo Sempronio Atratino II
490 a.c.
Quinto Sulpicio Camerino Cornuto - Spurio Larcio II
489 a.c.
Gaio Giulio Iullo - Publio Pinario Mamercino Rufo
488 a.c.
Spurio Nauzio Rutilo - Sesto Furio Medullino Fuso
487 a.c.
Tito Sicinio Sabino - Gaio Aquillio Tusco
486 a.c.
Spurio Cassio Vecellino (o Viscellino) III - Proculo Virginio Tricosto Rutilo
485 a.c.
Servio Cornelio Maluginense - Quinto Fabio Vibulano I
484 a.c.
Lucio Emilio Mamercino I - Cesone Fabio Vibulano I
483 a.c.
Marco Fabio Vibulano I - Lucio Valerio Potito I
482 a.c.
Quinto Fabio Vibulano II - Gaio Giulio Iullo
481 a.c.
Cesone Fabio Vibulano II - Spurio Furio Medullino Fuso
480 a.c.
Marco Fabio Vibulano II - Gneo Manlio Cincinnato
479 a.c.
Cesone Fabio Vibulano III - Tito Virginio Tricosto Rutilo
478 a.c.
Lucio Emilio Mamercino II - Gaio Servilio Strutto Ahala - suff. Opitero Virginio Esquilino
477 a.c.
Gaio Orazio Pulvillo I - Tito Menenio Lanato
476 a.c.
Aulo Virginio Tricosto Rutilo - Spurio Servilio Prisco
475 a.c.
Publio Valerio Publicola I - Gaio Nauzio Rutilo I
474 a.c.
Lucio Furio Medullino - Aulo Manlio Vulsone
473 a.c.
Lucio Emilio Mamercino III - Vopisco Giulio Iullo
472 a.c.
Lucio Pinario Mamercino Rufo - Publio Furio Medullino Fuso
471 a.c.
Appio Claudio Sabino Inregillense - Tito Quinzio Capitolino Barbato I
470 a.c.
Lucio Valerio Potito II - Tiberio Emilio Mamercino I
469 a.c.
Tito Numicio Prisco - Aulo Virginio Tricosto Celiomontano
468 a.c.
Tito Quinzio Capitolino Barbato II - Quinto Servilio Prisco I
467 a.c.
Tiberio Emilio Mamercino II - Quinto Fabio Vibulano I
466 a.c.
Quinto Servilio Prisco II - Spurio Postumio Albo Regillense
465 a.c.
Quinto Fabio Vibulano II - Tito Quinzio Capitolino Barbato III
464 a.c.
Aulo Postumio Albo Regillense - Spurio Furio Medullino Fuso I
463 a.c.
Publio Servilio Prisco Lucio Ebuzio Helva
462 a.c.
Lucio Lucrezio Tricipitino - Tito Veturio Gemino Cicurino
461 a.c.
Publio Volumnio Amintino Gallo - Servio Sulpicio Camerino Cornuto
460 a.c.
Publio Valerio Publicola II - Gaio Claudio Crasso Inregillense Sabino - suff. Lucio Quinzio Cincinnato I
459 a.c.
Quinto Fabio Vibulano III - Lucio Cornelio Maluginense Uritino
458 a.c.
Gaio Nauzio Rutilo II Carvetus (?) - suff. Lucio Minucio Esquilino Augurino
458 a.c.
Dictator Lucio Quinzio Cincinnato I - Magister equitum Lucio Tarquinio Flacco
457 a.c.
Gaio Orazio Pulvillo II - Quinto Minucio Esquilino Augurino - o Lucio Quinzio Cincinnato II - Marco Fabio Vibulano
456 a.c.
Marco Valerio Massimo Lettuca - Spurio Virginio Tricosto Celiomontano
455 a.c.
Tito Romilio Roco Vaticano - Gaio Veturio Cicurino
454 a.c.
Spurio Tarpeio Montano Capitolino - Aulo Aternio Varo Fontinale
453 a.c.
Sestio Quintilio Varo - Publio Curiazio Fisto Trigemino - suff. Spurio Furio Medullino Fuso II
452 a.c.
Tito (o Gaio) Menenio Lanato - Publio Sestio Capitone
451 a.c.
Appio Claudio Crasso Inregillense - Sabino Tito Genucio Augurino



DECEMVIRI

451 a.c.
Appio Claudio Crasso Inregillense Sabino I - Aulo Manlio Vulsone - Tito Genucio Augurino - Publio Sulpicio Camerino Cornuto - Lucio Veturio Crasso - Publio Curiazio Fisto Trigemino - Publio Sestio Capitone (o Capitolino) - Tito Romilio Roco Vaticano - Gaio Giulio Iullo - Spurio Postumio Albo Regillense
450 a.c.
Appio Claudio Crasso Inregillense Sabino II - Quinto Petelio Libone Visolo I - Marco Cornelio Maluginense I - Tito Antonio Merenda I - Marco Sergio Esquilino I - Gaio Duilio Longo I - Lucio Minucio Esquilino Augurino I - Spurio Oppio Cornicino I - Quinto Fabio Vibulano I - Marco Rabuleio I
449 a.c.
Appio Claudio Crasso Inregillense Sabino III - Quinto Petelio Libone Visolo II - Marco Cornelio Maluginense II - Tito Antonio Merenda II - Marco Sergio Esquilino II - Gaio Duilio Longo II - Lucio Minucio Esquilino Augurino II - Spurio Oppio Cornicino II - Quinto Fabio Vibulano II - Marco Rabuleio II



CONSOLI

449 a.c.
Lucio Valerio Potito - Marco Orazio Barbato
448 a.c.
Lars Herminius Coritinesanus - Tito Virginio Tricosto Celiomontano
447 a.c.
Marco Geganio Macerino I - Gaio Giulio Iullo I
446 a.c.
Tito Quinzio Capitolino Barbato IV - Agrippa Furio Medullino Fuso
445 a.c.
Marco Genucio Augurino - Gaio Curzio Filone



TRIBUNI CONSOLARI

444 a.c.
Aulo Sempronio Atratino - Tito Clelio Siculo - Lucio Atilio Lusco



CONSOLI

444 a.c.
Lucio Papirio Mugillano I - Lucio Sempronio Atratino
443 a.c.
Marco Geganio Macerino II - Tito Quinzio Capitolino Barbato V
442 a.c.
Marco Fabio Vibulano Postumio - Ebuzio Helva Cornicino
441 a.c.
Gaio Furio Pacilo Fuso - Manio Papirio Crasso
440 a.c.
Proculo Geganio Macerino - Lucio Menenio Agrippa Lanato
439 a.c.
Agrippa Menenio - Lanato Tito Quinzio Capitolino Barbato VI
439 a.c.
Dictator Lucio Quinzio Cincinnato II - Magister equitum Gaio Servilio Strutto Ahala



TRIBUNI CONSOLARI

438 a.c.
Mamerco Emilio Macerino - Lucio Giulio Iullo - Lucio Quinzio Cincinnato I



CONSOLI

437 a.c.
Marco Geganio Macerino III Lucio Sergio Fidenate I - suff. Marco Valerio Lactuca Massimo
437 a.c.
Dictator Marco Emilio Mamercino I - Magister equitum Lucio Quinzio Cincinnato
436 a.c.
Lucio Papirio Crasso - Marco Cornelio Maluginense
435 a.c.
Gaio Giulio Iullo II - Lucio Virginio Tricosto I
435 a.c.
Dictator Quinto Servilio Fidenate I - Magister equitum Postumio Ebuzio Helva Cornicino
434 a.c.
Gaio Giulio Iullo III - Lucio Virginio Tricosto II - Quinto Sulpicio Camerino Pretestato
434 a.c.
Dictator Marco Emilio Mamercino II - Magister equitum Aulo Postumio Tuberto



TRIBUNI CONSOLARI

434 a.c.
Servio Cornelio Cosso - Quinto Sulpicio Camerino Pretestato - Marco Manlio Capitolino
433 a.c.
Marco Fabio Vibulano - Lucio Sergio Fidenate I - Marco Folio Flaccinatore
432 a.c.
Lucio Pinario Mamercino - Spurio Postumio Albo Regillense - Lucio Furio Medullino I



CONSOLI

431 a.c.
Tito Quinzio Peno Cincinnato I - Gaio Giulio Mentone
431 a.c.
Dictator Aulo Postumio Tuberto - Magister equitum Lucio Giulio Iullo
430 a.c.
Lucio Papirio Crasso - Lucio Giulio Iullo
429 a.c.
Osto Lucrezio Tricipitino - Lucio Sergio Fidenate II
428 a.c.
Aulo Cornelio Cosso - Tito Quinzio Peno Cincinnato II - oppure Lucio Quinzio Cincinnato Aulo - Sempronio Atratino
427 a.c.
Gaio Servilio Strutto Ahala - Lucio Papirio Mugillano



TRIBUNI CONSOLARI

426 a.c.
Tito Quinzio Peno Cincinnato I - Marco Postumio Albino Regillense - Gaio Furio Pacilo Fuso - Aulo Cornelio Cosso
426 a.c.
Dictator Marco Emilio Mamercino III - Magister equitum Aulo Cornelio Cosso
425 a.c.
Aulo Sempronio Atratino I - Lucio Furio Medullino II - Lucio Quinzio Cincinnato II - Lucio Orazio Barbato
424 a.c.
Appio Claudio Crasso - Lucio Sergio Fidenate II



CONSOLI

423 a.c.
Gaio Sempronio Atratino - Quinto Fabio Vibulano Ambusto - Spurio Nauzio Rutilo - Sesto Giulio Iullo



TRIBUNI CONSOLARI

422 a.c.
Lucio Manlio Capitolino - Lucio Papirio Mugillano - Quinto Antonio Merenda



CONSOLI

421 a.c.
Numerio Fabio Vibulano - Tito Quinzio Capitolino Barbato



TRIBUNI CONSOLARI

420 a.c.
Tito Quinzio Peno Cincinnato II - Marco Manlio Vulsone - Lucio Furio Medullino III - Aulo Sempronio Atratino II
419 a.c.
Agrippa Menenio Lanato I - Spurio Nauzio Rutilo I - Gaio Servilio Axilla I - Publio Lucrezio Tricipitino
418 a.c.
Lucio Sergio Fidenate III - Gaio Servilio Axilla II - Marco Papirio Mugillano
418 a.c.
Dictator Quinto Servilio Fidenate II - Magister equitum Gaio Servilio Strutto Ahala
417 a.c.
Publio Lucrezio Tricipitino II - Agrippa Menenio Lanato II - Spurio Veturio Crasso Cicurino - Gaio Servilio Axilla III
416 a.c.
Aulo Sempronio Atratino III - Quinto Fabio Vibulano Ambusto I - Marco Papirio Mugillano II - Spurio Nauzio Rutilo II
415 a.c.
Publio Cornelio Cosso - Numerio Fabio Vibulano - Gaio Valerio Potito Voluso I - Quinto Quinzio Cincinnato I
414 a.c.
Gneo Cornelio Cosso - Quinto Fabio Vibulano Ambusto II - Lucio Valerio Potito I - Publio Postumio Albino Regillense



CONSOLI

413 a.c.
Aulo Cornelio Cosso - Lucio Furio Medullino I
412 a.c.
Quinto Fabio Vibulano Ambusto - Gaio Furio Pacilo
411 a.c.
Marco Papirio Mugillano - Gaio Nauzio Rutilo
410 a.c.
Manio Emilio Mamercino - Gaio Valerio Potito Voluso
409 a.c.
Gneo Cornelio Cosso - Lucio Furio Medullino II



TRIBUNI CONSOLARI

408 a.c.
Gaio Giulio Iullo I - Gaio Servilio Strutto Ahala I - Publio Cornelio Cosso
408 a.c.
Dictator Publio Cornelio Rutilo Cosso - Magister equitum Gaio Servilio Strutto Ahala
407 a.c.
Lucio Furio Medullino I - Numerio Fabio Vibulano II - Gaio Valerio Potito Voluso II - Gaio Servilio Strutto Ahala II
406 a.c.
Publio Cornelio Rutilo Cosso Numerio - Gneo Fabio Ambusto I - Gneo Cornelio Cosso I - Lucio Valerio Potito II
405 a.c.
Tito Quinzio Capitolino Barbato - Aulo Manlio Vulsone Capitolino I - Quinto Quinzio Cincinnato II - Lucio Furio Medullino II - Gaio Giulio Iullo II - Manio Emilio Mamercino I
404 a.c.
Gaio Valerio Potito Voluso III - Gneo Cornelio Cosso II - Manio Sergio Fidenate I - Cesone Fabio Ambusto I - Publio Cornelio Maluginense - Spurio Nauzio Rutilo III
403 a.c.
Manio Emilio Mamercino II - Marco Quintilio Varo - Lucio Valerio Potito III - Lucio Giulio Iullo - Appio Claudio Crasso - Marco Furio Fuso
402 a.c.
Gaio Servilio Strutto Ahala III - Quinto Sulpicio Camerino Cornuto - Quinto Servilio Fidenate I - Aulo Manlio Vulsone Capitolino II - Lucio Virginio Tricosto Esquilino - Manio Sergio Fidenate II
401 a.c.
Lucio Valerio Potito IV - Gneo Cornelio Cosso III - Marco Furio Camillo I - Cesone Fabio Ambusto II - Manio Emilio Mamercino III - Lucio Giulio Iullo



TRIBUNI CONSOLARI

400 a.c.
Publio Licinio Calvo Esquilino I - Publio Melio Capitolino I - Publio Manlio Vulsone - Spurio Furio Medullino - Lucio Titinio Pansa Sacco I - Lucio Publilio Filone Volsco
399 a.c.
Gneo Genucio Augurino I - Gaio Duilio Longo - Lucio Atilio Prisco I - Marco Veturio Crasso Cicurino - Marco Pomponio Rufo - Volero Publilio Filone
398 a.c.
Lucio Valerio Potito V - Lucio Furio Medullino III - Marco Valerio Lactucino Massimo I - Quinto Servilio Fidenate II - Marco Furio Camillo II - Quinto Sulpicio Camerino Cornuto II
397 a.c.
Lucio Giulio Iullo II - Aulo Postumio Albino Regillense - Lucio Furio Medullino IV - Publio Cornelio Maluginense - Lucio Sergio Fidenate - Aulo Manlio Vulsone Capitolino III
396 a.c.
Lucio Titinio Pansa Sacco II - Quinto Manlio Vulsone Capitolino - Publio Licinio Calvo Esquilino II - Gneo Genucio Augurino II - Publio Melio Capitolino II - Lucio Atilio Prisco II
396 a.c.
Dictator: Marco Furio Camillo I - Magister equitum: Publio Cornelio Maluginense
395 a.c.
Publio Cornelio Cosso - Lucio Furio Medullino V- Publio Cornelio Scipione I - Quinto Servilio Fidenate III - Cesone Fabio Ambusto I - Marco Valerio Lactucino Massimo II
394 a.c.
Marco Furio Camillo III - Lucio Valerio Publicola I - Lucio Furio Medullino VI - Spurio Postumio Albino Regillense - Gaio Emilio Mamercino I - Publio Cornelio Scipione II



CONSOLI

393 a.c.
Lucio Valerio Potito I - Publio Cornelio Maluginense Cosso - suff. Lucio Lucrezio Tricipitino - Flavo Servio Sulpicio Camerino
392 a.c.
Lucio Valerio Potito II - Marco Manlio Capitolino



TRIBUNI CONSOLARI

391 a.c.
Lucio Lucrezio Tricipitino Flavo I - Lucio Furio Medullino VII - Servio Sulpicio Camerino Agrippa Furio Fuso - Marco Emilio Mamercino - Gaio Emilio Mamercino II
390 a.c.
Quinto Fabio Ambusto - Quinto Sulpicio Longo - Cesone Fabio Ambusto IV - Quinto Servilio Fidenate IV - Numerio Gneo Fabio Ambusto II - Publio Cornelio Maluginense
390 a.c.
Dictator: Marco Furio Camillo II - Magister equitum: Lucio Valerio Potito
389 a.c.
Lucio Valerio Publicola I - Aulo Manlio Capitolino I - Lucio Virginio Tricosto - Lucio Emilio Mamercino I - Publio Cornelio Lucio - Postumio Albino Regillense
389 a.c.
Dictator: Marco Furio Camillo III - Magister equitum: Gaio Servilio Strutto Ahala
388 a.c.
Tito Quinzio Cincinnato Capitolino I - Quinto Servilio Fidenate V - Lucio Giulio Iullo I - Lucio Aquilio Corvo - Lucio Lucrezio Tricipitino Flavo II - Servio Sulpicio Rufo I
387 a.c.
Lucio Papirio Cursore I - Gneo Sergio Fidenate Cosso I - Lucio Emilio Mamercino II ? - Licinio Menenio Lanato I - Lucio Valerio Publicola III
386 a.c.
Marco Furio Camillo IV - Servio Cornelio Maluginense I - Quinto Servilio Fidenate VI - Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino I - Lucio Orazio Pulvillo - Publio Valerio Potito Publicola I
385 a.c.
Aulo Manlio Capitolino II - Publio Cornelio - Tito Quinzio (Cincinnato ?) Capitolino II - Lucio Papirio Cursore II - Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino II - Gneo Sergio Fidenate Cosso II
385 a.c.
Dictator: Aulo Cornelio Cosso - Magister equitum: Tito Quinzio Capitolino
384 a.c.
Servio Cornelio Maluginense II - Publio Valerio Potito Publicola II - Marco Furio Camillo V - Servio Sulpicio Rufo II - Gaio Papirio Crasso - Tito Quinzio Cincinnato Capitolino II
383 a.c.
Lucio Valerio Publicola - IV Aulo Manlio Capitolino III - Servio Sulpicio Rufo III - Lucio Lucrezio Tricipitino Flavo III - Lucio Emilio Mamercino III - Marco Trebonio
382 a.c.
Lucio Papirio Crasso o Lucio Papirio Mugillano I - Servio Cornelio Maluginense III - Spurio Papirio Crasso - Quinto Servilio Fidenate I - Gaio Sulpicio Camerino - Lucio Emilio Mamercino IV
381 a.c.
Marco Furio Camillo VI - Aulo Postumio Albino Regillense - Lucio Postumio Albino Regillense - Lucio Furio Medullino Fuso I - Lucio Lucrezio Tricipitino Flavo IV - Marco Fabio Ambusto I
380 a.c.
Lucio Valerio Publicola V - Publio Valerio Potito Publicola III - Servio Cornelio Maluginense IV - Licinio Menenio Lanato II - Gaio Sulpicio Petico - Lucio Emilio Mamercino V - Gaio Sergio Fidenate Cosso III o Gneo Sergio Fidenate - Cosso Tiberio Papirio Crasso - Lucio Papirio Crasso o Lucio Papirio Mugillano II
380 a.c.
Dictator: Tito Quinzio Cincinnato Capitolino - Magister equitum: Aulo Sempronio Atratino
379 a.c.
Publio Manlio Capitolino I - Gneo Manlio Vulsone (o Gaio) - Lucio Giulio Iullo II - Gaio Sestilio
Marco - Albinio Lucio Antistio - Publio Trebonio Gaio Erenucio?
378 a.c.
Quinto Servilio Fidenate II - Spurio Furio Medullino - Licinio Menenio Lanato III - Publio Clelio Sículo - Marco Orazio Pulvillo - Lucio Geganio Macerino
377 a.c.
Lucio Emilio Mamercino - Publio Valerio Potito Publicola IV - Gaio Veturio Crasso Cicurino I - Servio Sulpicio Pretestato I - Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino III - Gaio Quinzio Cincinnato
376 a.c.
Lucio Papirio Crasso II ? - Licinio Menenio Lanato - Servio Cornelio Maluginense V - Servio Sulpicio Pretestato II

Dal 375 al 371 a.c.: nessun console.



TRIBUNI CONSOLARI

370 a.c.
Aulo Manlio Capitolino IV - Lucio Furio Medullino Fuso II - Servio Sulpicio Pretestato III - Servio Cornelio Maluginense VI - Gaio Valerio Potito - Publio Valerio Potito Publicola V
369 a.c.
Quinto Servilio Fidenate III - Gaio Veturio Crasso Cicurino II - Aulo Cornelio Cosso I - Marco Cornelio Maluginense I - Quinto Quinzio Cincinnato - Marco Fabio Ambusto II
368 a.c.
Servio Cornelio Maluginense VII - Servio Sulpicio Pretestato IV - Spurio Servilio Strutto - Tito Quinzio Cincinnato Capitolino - Lucio Papirio Crasso - Lucio Veturio Crasso Cicurino I
367 a.c.
Aulo Cornelio Cosso II - Marco Cornelio Maluginense II - Marco Geganio Macerino - Publio Manlio Capitolino II - Lucio Veturio Crasso Cicurino II - Publio Valerio Potito Publicola VI
366 a.c.
Lucio (Lucio o/e Marco) Emilio, figlio di Lucio, Mamercino (Mamerco) - Lucio, figlio di Sestio - Sestino Laterano



CONSOLI

365 a.c.
Lucio Genucio, figlio di Marco, Aventinense - Quinto Servilio, figlio di Quinto, Ahala
364 a.c.
Gaio Sulpicio, figlio di Marco, Petico - Gaio Licinio, figlio di Gaio, Calvo.
363 a.c.
Gneo Genucio, figlio di Marco, Aventinense II - Lucio Emilio Mamercino II
362 a.c.
Lucio Genucio, figlio di Marco, Aventinense II - Quinto Servilio, figlio di Quinto, Ahala II
361 a.c.
Gaio Licinio, figlio di Gaio Stolone - Gaio Sulpicio Petico II
360 a.c.
Marco Fabio, figlio di Numerio, Ambusto - Gaio Petelio, figlio di Gaio, Libone Visolo
359 a.c.
Marco Popilio, figlio di Marco, Lenate I - Gneo Manlio, figlio di Lucio, Capitolino Imperioso
358 a.c.
Gaio Fabio, figlio di Numerio, Ambusto, - Gaio Plauzio, figlio di Publio, Proculo
357 a.c.
Gaio Marcio, figlio di Lucio, Rutilo - Gneo Manlio, figlio di Lucio, Capitolino Imperioso II
356 a.c.
Marco Fabio Ambusto II - Marco Popilio, figlio di Marco, Lenate II
355 a.c.
Gaio Sulpicio, figlio di Marco, Petico III - Marco Valerio, figlio di Lucio, Publicola
354 a.c.
Marco Fabio, figlio di Numerio, Ambusto III - Tito Quinzio Peno Capitolino Crispino
353 a.c
Gaio Sulpicio, figlio di Marco, Petico IV - Marco Valerio, figlio di Lucio, Publicola II
352 a.c.
Publio Valerio, figlio di Publio, Publicola - Gaio Marcio, figlio di Lucio, Rutilo II
351 a.c.
Gaio Sulpicio, figlio di Marco, Petico V - Tito Quinzio Peno Capitolino Crispino (Gaio o Cacso) II
350 a.c.
Marco Popilio, figlio di Marco, Lenate III - Lucio Cornelio, figlio di Publio, Scipione
349 a.c.
Lucio Furio, figlio di Marco, Camillo - Appio Claudio, figlio di Publio, Crasso Inregillense
348 a.c.
Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo - Marco Popilio, figlio di Marco, Lenate IV
347 a.c.
Gaio Plautio Vennox Hypseo - Tito Manlio, figlio di Lucio, Imperioso Torquato I
346 a.c.
Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo II - Gaio Petelio, figlio di Gaio, Libone Visolo II
345 a.c.
Marco Fabio Dorsuo - Servio Sulpicio Camerino Rufo
344 a.c.
Gaio Marcio, figlio di Lucio, Rutilo III - Tito Manlio, figlio di Lucio, Imperioso Torquato II
343 a.c.
Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo III - Aulo Cornelio, figlio di Publio, Cosso Arvina
342 a.c.
Quinto Servilio, figlio di Quinto, Ahala III - Gaio Marcio, figlio di Lucio, Rutilo IV
341 a.c.
Gaio Plauzio Venoce II - Lucio Emilio Mamercino Privernate
340 a.c.
Tito Manlio, figlio di Lucio, Imperioso Torquato III - Publio Decio, figlio di Quinto, Mure
339 a.c.
Tiberio Emilio Mamercino - Quinto Publilio, figlio di Quinto, Filone I
338 a.c.
Lucio Furio, figlio di Spurio, Camillo - Gaio Menio Publio I
337 a.c.
Gaio Sulpicio, figlio di Servio, Longo - Publio Elio Peto
336 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Lucio, Crasso - Cesone (Gaio) Duilio
335 a.c.
Marco Atilio Regolo Caleno - Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo IV
334 a.c.
Spurio Postumio Albino (Caudino) - Tiberio Veturio Calvino
333 a.c.
dictator Publio Cornelio Rufino
332 a.c.
Gneo Domizio, figlio di Gneo, Calvino - Aulo Cornelio, figlio di Publio, Cosso Arvina II
331 a.c.
Gaio Valerio, figlio di Lucio, Potito (Flaco) - Marco Claudio Marcello
330 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Lucio, Crasso - Lucio Plauzio, figlio di Lucio, nipote di Lucio, Venno
329 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Lucio, Mamercino Privernate II - Gaio Plauzio, figlio di Publio, Deciano
328 a.c.
Publio Plauzio Proculo - Publio Cornelio Scapula
327 a.c.
Lucio Cornelio Lentulo - Quinto Publilio, figlio di Quinto, Filone II
326 a.c.
Gaio Petelio, figlio di Gaio, nipote di Quinto, Libone Visolo - Lucio Papirio, figlio di Spurio, nipote di Lucio, Cursore
325 a.c.
Lucio Furio, figlio di Spurio, Camillo II -Decimo Giunio Bruto Sceva
324 a.c.
dictator Lucio Papirio, figlio di Spurio, nipote di Lucio, Cursore
323 a.c.
Gaio Sulpicio, figlio di Servio, Longo II - Quinto Emilio (Aulio), figlio di Quinto, Cerretano
322 a.c.
Quinto Fabio Massimo Rulliano (Rullo) - Lucio Fulvio, figlio di Lucio, Corvo
321 a.c.
Tiberio Veturio Calvino II - Spurio Postumio Albino (Caudino) II
320 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Spurio, Cursore II - Quinto Publilio, figlio di Quinto, Filone III
319 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Spurio, Cursore III - Quinto Aulio, figlio di Quinto, Cerretano II
318 a.c.
Lucio Plautio, figlio di Lucio, Venoce - Marco Folio, figlio di Gaio, Flaccinatore
317 a.c.
Quinto Emilio, figlio di Quinto, Barbula - Gaio Giunio, figlio di Gaio, Bubulco Bruto
316 a.c.
Spurio Nauzio, figlio di Spurio, Rutilo -Marco Popilio, figlio di Marco, Lenate
315 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Spurio, Cursore IV - Quinto Publilio, figlio di Quinto, Filone IV
314 a.c.
Marco Petelio, figlio di Marco, Libone - Gaio Sulpicio figlio di Servio, Longo III
313 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Spurio, Cursore V - Gaio Giunio, figlio di Gaio, Bubulco Bruto II
312 a.c.
Marco Valerio, figlio di Marco, Massimo Corrino - Publio Decio, figlio di Publio, Mure
311 a.c.
Gaio Giunio, figlio di Gaio, Bubulco Bruto III - Quinto Emilio, figlio di Quinto, Barbula II
310 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Marco, Massimo Rulliano II - Gaio Marcio, figlio di Gaio, Rutilo Censorino
309 a.c.
dictator Lucio Papirio, figlio di Spurio, nipote di Lucio, Cursore
308 a.c.
Publio Decio, figlio di Publio, Mure II - Quinto Fabio, figlio di Marco, Massimo Rulliano III
307 a.c.
Appio Claudio, figlio di Gaio, Cieco - Lucio Volumnio, figlio di Gaio, Flamma Violente
306 a.c.
Quinto Marcio, figlio di Quinto, Tremulo - Publio Cornelio, figlio di Aulo, Arvina
305 a.c.
Lucio Postumio, figlio di Lucio, Megello I - Tiberio Minucio, figlio di Marco, Augurino - suff. Marco Fulvio, figlio di Lucio, Curvo Petino
304 a.c.
Publio Sempronio, figlio di Publio, Sofo - Publio Sulpicio, figlio di Servio, Saverrio
303 a.c.
Servio Cornelio, figlio di Gneo, Lentulo - Lucio Genucio Aventinense
302 a.c.
Marco Livio Denter - Marco Emilio, figlio di Lucio, Paolo
301 a.c.
dictator Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo
300 a.c.
Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo V - Quinto Appuleio Pansa
299 a.c.
Marco Fulvio, figlio di Gneo, Petino - Tito Manlio, Figlio di Tito, Torquato - suff. Marco Valerio, figlio di Marco, Corvo VI
298 a.c.
Lucio Cornelio, figlio di Gneo, Scipione Barbato - Gneo Fulvio, figlio di Gneo, Massimo Centumalo
297 a.c.
Quinto Fabio Massimo Rulliano IV - Publio Decio, figlio di Publio, Mure III
296 a.c.
Appio Claudio, figlio di Gaio, Cieco II - Lucio Volumnio, figlio di Gaio, Flamma Violente II.
295 a.c.
Quinto Fabio Massimo Rulliano V - Publio Decio, figlio di Publio, Mure IV
294 a.c.
Lucio Postumio, figlio di Lucio, Megello II - Marco Atilio, figlio di Marco, Regolo
293 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Lucio, Cursore - Spurio Carvilio, figlio di Gaio, Massimo
292 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Gurgite - Decimo Giunio, figlio di Decimo, Bruto Sceva
291 a.c.
Lucio Postumio, figlio di Lucio, Megello III - Gaio Giunio, figlio di Gaio, Bubulco Bruto
290 a.c.
Manio Curio, figlio di Manio, Dentato - Publio Cornelio, figlio di Gneo, Rufino
289 a.c.
Marco Valerio, figlio di Marco, Massimo Corvino II - Quinto Cedicio, figlio di Quinto, Nottua
288 a.c.
Quinto Marcio, figlio di Quinto, Tremulo II - Publio Cornelio, figlio di Aulo, Arvina II
287 a.c.
Marco Claudio Marcello - Gaio Nauzio Rutilo
286 a.c.
Marco Valerio Massimo Potito - Gaio Elio Peto
285 a.c.
Gaio Claudio, figlio di Marco, Canina - Marco Emilio Lepido
284 a.c.
Gaio Servilio Tucca - Lucio Cecilio Metello Denter
283 a.c.
Publio Cornelio Dolabella - Gneo Domizio, figlio di Gneo, Calvino Massimo
282 a.c.
Gaio Fabricio, figlio di Gaio, Luscino - Quinto Emilio, figlio di Gneo, Papo
281 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Quinto, Barbula - Quinto Marcio, figlio di Quinto, Filippo
280 a.c.
Publio Valerio Levino - Tiberio Coruncanio
279 a.c.
Publio Sulpicio, figlio di Publio, Saverrione - Publio Decio, figlio di Publio, Mure
278 a.c.
Gaio Fabricio, figlio di Gaio, Luscino II - Quinto Emilio, figlio di Gneo, Papo II
277 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Gneo, Rufino II - Gaio Giunio, figlio di Gaio, Bubulco Bruto I
276 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Gurgite II - Gaio Genucio, figlio di Lucio, Clepsina
275 a.c.
Manio Curio, figlio di Manio, Dentato II - Lucio Cornelio, figlio di Tiberio, Lentulo
274 a.c.
Manio Curio, figlio di Manio, Dentato III - Servio Cornelio, figlio di Publio, Merenda
273 a.c.
Gaio Fabio, figlio di Marco, Dorso Licino - Gaio Claudio, figlio di Marco, Canina II
272 a.c.
Lucio Papirio, figlio di Lucio, Cursore II - Spurio Carvilio, figlio di Gaio, Massimo II
271 a.c.
Gaio (o Cesone) Quinzio, figlio di Lucio, Claudo -Lucio Genucio, figlio di Lucio, Clepsina
270 a.c.
Gaio Genucio, figlio di Lucio, Clepsina II - Gneo Cornelio, figlio di Publio, Blasione
269 a.c.
Quinto Ogulnio, figlio di Lucio, Gallo - Gaio Fabio, figlio di Gaio, Pittore
268 a.c.
Publio Sempronio, figlio di Publio, Sofo - Appio Claudio, figlio di Appio, Russo
267 a.c.
Marco Atilio, figlio di Marco, Regolo - Lucio Giulio, figlio di Lucio, Libone
266 a.c.
Decimo Giunio, figlio di Decimo, Pera - N. Gaio Fabio, figlio di Gaio, Pittore
265 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Gurgite - Lucio Mamilio, figlio di Quinto, Vitulo
264 a.c.
Appio Claudio, figlio di Gaio, Caudex - Marco Fulvio, figlio di Quinto, Flacco
263 a.c.
Manio Otacilio, figlio di Gaio, Crasso - Manio Valerio, figlio di Marco, Massimo (Messalla)
262 a.c.
Lucio Postumio (Albino), figlio di Lucio, Megello - Quinto Mamilio, figlio di Quinto, Vitulo
261 a.c.
Lucio Valerio, figlio di Marco, Flacco - Tiberio Otacilio, figlio di Gaio, Crasso
260 a.c.
Gneo Cornelio, figlio di Lucio, Scipione Asina - Gaio Duilio figlio di Marco
259 a.c.
Lucio Cornelio Scipione - Gaio Aquilio, figlio di Marco, Floro
258 a.c.
Aulo Atilio, figlio di Aulo, Calatino - Gaio Sulpicio, figlio di Quinto, Patercolo
257 a.c.
Gaio Atilio, figlio di Marco, Regolo - Gneo Cornelio, figlio di Publio, Blasio II
256 a.c.
Lucio Manlio, figlio di Aulo, Vulsone Longo - Quinto Cedicio, figlio di Quinto - suff. Marco Atilio Regolo II
255 a.c.
Marco Emilio, figlio di Marco, Paolo - Servio Fulvio, figlio di Marco, Petino Nobiliore
254 a.c.
Gneo Cornelio, figlio di Lucio, Scipione Asina II - Aulo Atilio, figlio di Aulo, Calatino II
253 a.c.
Gneo Servilio, figlio di Gneo, Cepione - Gaio Sempronio, figlio di Tiberio, Bleso
252 a.c.
Gaio Aurelio, figlio di Lucio, Cotta - Publio Servilio, figlio di Quinto, Gemino
251 a.c.
Lucio Cecilio, figlio di Lucio, Metello I - Gaio Furio Pacilo
250 a.c.
Gaio Atilio, figlio di Marco, Regolo II - Lucio Manlio, figlio di Aulo, Vulsone II
249 a.c.
Publio Claudio, figlio di Appio, Pulcro - Lucio Giunio, figlio di Gaio, Pullo
248 a.c.
Gaio Aurelio, figlio di Lucio, Cotta II - Publio Servilio, figlio di Quinto, Gemino II
247 a.c.
Lucio Cecilio, figlio di Lucio, Metello II - Numerio (Marco) Fabio, figlio di Marco, Buteone
246 a.c.
Manio Otacilio, figlio di Gaio, Crasso II - Marco Fabio, figlio di Gaio, Licino
245 a.c.
Marco Fabio, figlio di Marco, Buteone - Gaio Atilio, figlio di Aulo, Bulbo
244 a.c.
Aulo Manlio, Figlio di Tito, Torquato Attico - Gaio Sempronio, figlio di Tiberio, Bleso II
243 a.c.
Gaio Fundanio, figlio di Gaio, Fundulo - Gaio Sulpicio, figlio di Gaio, Gallo
242 a.c.
Gaio Lutazio, figlio di Gaio, Catulo - Aulo Postumio, figlio di Aulo, Albino
241 a.c.
Aulo Manlio, Figlio di Tito, Torquato Attico II - Gaio Lutazio, figlio di Catulo, Cercone
240 a.c.
Gaio Claudio, figlio di Appio, Centone - Marco Sempronio, figlio di Gaio, Tuditano
239 a.c.
Gaio Mamilio, figlio di Quinto, Turrino - Quinto Valerio, figlio di Quinto, Falto
238 a.c.
Tiberio Sempronio, figlio di Tiberio, Gracco - Publio Valerio, figlio di Quinto, Falto
237 a.c.
Lucio Cornelio, figlio di Lucio, Lentulo Caudino - Quinto Fulvio, figlio di Marco, Flacco
236 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Lucio, Lentulo Caudino - Gaio Licinio, figlio di Publio, Varo
235 a.c.
Tito Manlio, Figlio di Tito, Torquato I - Gaio Atilio, figlio di Aulo, Bulbo II
234 a.c.
Lucio Postumio Albino - Spurio Carvilio, figlio di Spurio, Massimo Ruga
233 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Verrucoso - Manio Pomponio, figlio di Marco, Matone
232 a.c.
Marco Emilio, figlio di Marco, Lepido - Marco Publicio, figlio di Lucio, Malleolo
231 a.c.
Marco Pomponio, figlio di Manio, Matone - Gaio Papirio, figlio di Gaio, Masone
230 a.c.
Marco Emilio, figlio di Lucio, Barbula - Marco Giunio, figlio di Decimo, Pera
229 a.c.
Lucio Postumio Albino II - Gneo Fulvio, figlio di Gneo, Centumalo
228 a.c.
Spurio Carvilio, figlio di Spurio, Massimo II - Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Verrucoso II
227 a.c.
Publio Valerio, figlio di Lucio, Flacco - Marco Atilio, figlio di Marco, Regolo
226 a.c.
Marco Valerio, figlio di Manio, Massimo Messala - Lucio Apustio, figlio di Lucio, Fullone
225 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Quinto, Papirio, Pappo o Papo - Gaio Atilio, figlio di Marco, Regolo
224 a.c.
Tito Manlio Figlio di Tito Torquato II - Quinto Fulvio, figlio di Marco, Flacco II
223 a.c.
Gaio Flaminio, figlio di Gaio, Nepote - Publio Furio, figlio di Spurio, Filone
222 a.c.
Gneo Cornelio Scipione Calvo - Marco Claudio Marcello I
221 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Gneo, Scipione Asina - Marco Minucio, figlio di Gaio, Rufo - suff. Marco Emilio, figlio di Marco, Lepido II
220 a.c.
Marco Valerio, figlio di Publio, Levino I - Quinto Mucio, figlio di Publio, Scevola - suff. Lucio Veturio, figlio di Lucio, Filone - Gaio Lutazio Catulo
219 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Marco, Paolo I - Marco Livio, figlio di Marco, Salinatore
218 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Lucio, Scipione - Tiberio Sempronio, figlio di Gaio, Longo
217 a.c.
Gneo Servilio, figlio di Publio, Gemino - Gaio Flaminio, figlio di Gaio, Nepote II - suff. Marco Atilio, figlio di Marco, Regolo II
216 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Marco, Paolo II - Gaio Terenzio, figlio di Gaio, Varrone
215 a.c.
Tiberio Sempronio, figlio di Tiberio, Gracco - Lucio Postumio Albino III - suff. Marco Claudio, figlio di Marco, Marcello II, che abdicò - Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Verrucoso III
214 a.c. - Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Verrucoso IV - Marco Claudio, figlio di Marco, Marcello III - dictator Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Verrucoso
213 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo - Tiberio Sempronio, figlio di Tiberio, Gracco II
212 a.c.
Appio Claudio, figlio di Publio, Pulcro - Quinto Fulvio, figlio di Marco, Flacco III
211 a.c.
Publio Sulpicio, figlio di Servio, Galba Massimo I - Gneo Fulvio, figlio di Gneo, Centumalo Massimo
210 a.c.
Marco Valerio, figlio di Publio, Levino II - Marco Claudio Marcello II
209 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Massimo Verrucoso V - Quinto Fulvio, figlio di Marco, Flacco IV
208 a.c.
Marco Claudio Marcello III - Tito Quinzio, figlio di Lucio, Crispino
207 a.c.
Gaio Claudio, figlio di Tiberio, Nerone - Marco Livio, figlio di Marco, Salinatore II
206 a.c.
Quinto Cecilio, figlio di Lucio, Metello - Lucio Veturio, figlio di Lucio, Filone
205 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Publio, Scipione Africano - Publio Licinio, figlio di Publio, Crasso Divite
204 a.c.
Marco Cornelio, figlio di Marco, Cetego - Publio Sempronio, figlio di Gaio, Tuditano
203 a.c.
Gneo Servilio, figlio di Gneo, Cepione - Gaio Servilio, figlio di Gaio, Gemino
202 a.c.
Tiberio Claudio, figlio di Publio, Nerone - Marco Servilio, figlio di Gaio, Pulice Gemello
201 a.c.
Gneo Cornelio, figlio di Lucio, Lentulo - Publio Elio, figlio di Quinto, Peto
200 a.c.
Publio Sulpicio, figlio di Servio, Galba Massimo II - Gaio Aurelio, figlio di Gaio, Cotta
199 a.c.
Lucio Cornelio, figlio di Lucio, Lentulo - Publio Villio, figlio di Tiberio, Tappulo
198 a.c.
Tito Quinzio, figlio di Tito Flaminino - Sesto Elio, figlio di Quinto, Peto Catone
197 a.c.
Gaio Cornelio, figlio di Lucio, Cetego - Quinto Minucio, figlio di Gaio, Rufo
196 a.c.
Lucio Furio, figlio di Spurio, Purpureo - Marco Claudio, figlio di Marco, Marcello
195 a.c.
Marco Porzio, figlio di Marco, Catone - Lucio Valerio, figlio di Publio, Flacco
194 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Publio, Scipione Africano II - Tiberio Sempronio, figlio di Tiberio, Longo
193 a.c.
Lucio Cornelio, figlio di Lucio, Merula - Aulo Minucio, figlio di Quinto, Termo
192 a.c.
Lucio Quinzio Figlio di Tito Flaminino - Gneo Domizio, figlio di Lucio, Enobarbo
191 a.c.
Manio Acilio, figlio di Gaio, Glabrione - Publio Cornelio, figlio di Gneo, Scipione Nasica
190 a.c.
Lucio Cornelio, figlio di Publio, Scipione (Asiatico) - Gaio Lelio, figlio di Gaio
189 a.c.
Gneo Manlio, figlio di Gneo, Vulsone - Marco Fulvio, figlio di Marco, Nobiliore
188 a.c.
Gaio Livio, figlio di Marco, Salinatore - Marco Valerio, figlio di Marco, Messalla
187 a.c.
Marco Emilio Lepido I - Gaio Flaminio, figlio di Gaio,
186 a.c.
Spurio Postumio, figlio di Lucio, Albino - Quinto Marcio, figlio di Lucio, Filippo
185 a.c.
Appio Claudio, figlio di Appio, Pulcro - Marco Sempronio, figlio di Marco, Tuditano
184 a.c.
Publio Claudio, figlio di Appio, Pulcro - Lucio Porzio, figlio di Lucio, Licino
183 a.c.
Quinto Fabio, figlio di Quinto, Labeone - Marco Claudio Marcello
182 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Lucio, Paolo I - Gneo Bebio, figlio di Quinto, Tamfilo
181 a.c.
Publio Cornelio, figlio di Lucio, Cetego - Marco Bebio, figlio di Quinto, Tamfilo
180 a.c.
Aulo Postumio, figlio di Aulo, Albino Lusco - Gaio Calpurnio, figlio di Gaio, Pisone - suff. Quinto Fulvio, figlio di Gneo, Flacco
179 a.c.
Lucio Manlio, figlio di Lucio, Acidino Fulviano - Quinto Fulvio, figlio di Quinto, Flacco
178 a.c.
Marco Giunio, figlio di Marco, Bruto - Aulo Manlio, figlio di Gneo, Vulsone
177 a.c.
Gaio Claudio, figlio di Appio, Pulcro - Tiberio Sempronio, figlio di Publio, Gracco
176 a.c.
Gneo Cornelio, figlio di Gneo, Scipione Ispallo - Quinto Petilio Spurino - suff. Gaio Valerio, figlio di Marco, Levino
175 a.c.
Publio Muzio, figlio di Quinto, Scevola - Marco Emilio, figlio di Marco, Lepido II
174 a.c.
Spurio Postumio, figlio di Aulo, Albino Paululo - Quinto Muzio, figlio di Quinto, Scevola
173 a.c.
Lucio Postumio, figlio di Aulo, Albino - Marco Popilio, figlio di Publio, Lenate
172 a.c.
Gaio Popilio, figlio di Publio, Lenate - Publio Elio, figlio di Publio, Ligure
171 a.c.
Publio Licinio Crasso, figlio di Gaio, Gaio - Cassio, figlio di Gaio, Longino.
170 a.c.
Aulo Ostilio, figlio di Lucio, Mancino, Aulo - Atilio, figlio di Gaio, Serrano
169 a.c.
Quinto Marcio, figlio di Lucio, Filippo II - Gneo Servilio, figlio di Gneo, Cepione
168 a.c.
Lucio Emilio, figlio di Lucio, Paolo Macedonico II - Gaio Licinio, figlio di Gaio, Crasso
167 a.c.
Quinto Elio Peto - Marco Giunio Penno
166 a.c.
Gaio Sulpicio Gallo - Marco Claudio Marcello
165 a.c.
Tito Manlio Torquato - Gneo Ottavio
164 a.c.
Aulo Manlio Torquato - Quinto Cassio Longino
163 a.c.
Tiberio Sempronio Gracco II - Manio Giovenzio Talna
162 a.c.
Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo - Gaio Marcio Figulo
161 a.c.
Marco Valerio Messalla - Gaio Fannio Strabone
160 a.c.
Marco Cornelio Cetego - Lucio Anicio Gallo
159 a.c.
Gneo Cornelio Dolabella - Marco Fulvio Nobiliore
158 a.c.
Marco Emilio Lepido - Gaio Popilio Lenate II
157 a.c.
Sesto Giulio Cesare - Lucio Aurelio Oreste
156 a.c.
Lucio Cornelio Lentulo Lupo - Gaio Marcio Figulo II
155 a.c.
Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo II - Marco Claudio Marcello II
154 a.c.
Lucio Postumio Albino - Quinto Opimio - suff. Manio Acilio Glabrione
153 a.c.
Tito Annio Lusco - Quinto Fulvio Nobiliore
152 a.c.
Lucio Valerio Flacco - Marco Claudio Marcello III
151 a.c.
Aulo Postumio Albino - Lucio Licinio Lucullo
150 a.c.
Tiberio Quinzio Flaminio - Manio Acilio Balbo
149 a.c.
Manio Manilio Nepote - Lucio Marcio Censorino
148 a.c.
Spurio Postumio Albino Magno - Lucio Calpurnio Pisone Cesonino
147 a.c.
Publio Cornelio Scipione Africano Emiliano I - Gaio Livio Druso
146 a.c.
Gneo Cornelio Lentulo - Lucio Mummio Acaico
145 a.c.
Quinto Fabio Massimo Emiliano - Lucio Ostilio Mancino
144 a.c.
Servio Sulpicio Galba - Lucio Aurelio Cotta
143 a.c.
Appio Claudio Pulcro - Quinto Cecilio Metello Macedonico
142 a.c.
Quinto Fabio Massimo Serviliano - Lucio Cecilio Metello Calvo
141 a.c.
Gneo Servilio Cepione - Quinto Pompeo
140 a.c.
Quinto Servilio Cepione - Gaio Lelio Sapiente
139 a.c.
Gneo Calpurnio Pisone - Marco Popilio Lenate
138 a.c.
Publio Cornelio Scipione Nasica Serapione - Decimo Giunio Bruto Callaico
137 a.c.
Marco Emilio Lepido Porcina - Gaio Ostilio Mancino
136 a.c.
Lucio Furio Filo - Sesto Atilio Serrano
135 a.c.
Quinto Calpurnio Pisone - Servio Fulvio Flacco
134 a.c.
Gaio Fulvio Flacco - Publio Cornelio Scipione Africano Emiliano II
133 a.c.
Lucio Calpurnio Pisone Frugi - Publio Muzio Scevola
132 a.c.
Publio Popilio Lenate - Publio Rupilio
131 a.c.
Lucio Valerio Flacco - Publio Licinio Crasso Dive Muciano
130 a.c.
Lucio Cornelio Lentulo - Marco Ebuzio Perperna
129 a.c.
Gaio Sempronio Tuditano - Manio Aquillio
128 a.c.
Tito Annio Rufo - Gneo Ottavio
127 a.c.
Lucio Cornelio Cinna - Lucio Cassio Longino Ravilla
126 a.c.
Marco Emilio Lepido - Lucio Aurelio Oreste
125 a.c.
Marco Fulvio, figlio di Marco, Flacco - Marco Plauzio Ipseo
124 a.c.
Gaio Cassio Longino - Gaio Sestio Calvino
123 a.c.
Tito Quinzio Flaminio - Quinto Cecilio Metello Balearico
122 a.c.
Gneo Domizio Enobarbo - Gaio Fannio
121 a.c.
Quinto Fabio Massimo Allobrogico - Lucio Opimio
120 a.c.
Gaio Papirio Carbone - Publio Manilio
119 a.c.
Lucio Aurelio Cotta - Lucio Cecilio Metello Dalmatico
118 a.c.
Quinto Marcio Re - Marco Porcio Catone
117 a.c.
Lucio Cecilio Metello Diademato - Quinto Mucio Scevola Augur
116 a.c.
Quinto Fabio Massimo Eburno - Gaio Licinio Geta
115 a.c.
Marco Emilio Scauro - Marco Cecilio Metello
114 a.c.
Manio Acilio Balbo - Gaio Porzio Catone
113 a.c.
Gneo Papirio Carbone - Gaio Cecilio Metello Caprario
112 a.c.
Lucio Calpurnio Pisone Cesonio - Marco Livio Druso
111 a.c.
Publio Cornelio Scipione Nasica Serapione - Lucio Calpurnio Bestia
110 a.c.
Spurio Postumio Albino - Marco Minucio Rufo
109 a.c.
Quinto Cecilio Metello Numidico - Marco Giunio Silano
108 a.c.
Servio Sulpicio Galba -Lucio Ortensio - suff. Marco Aurelio Scauro
CONSOLE
107 a.c.
Lucio Cassio Longino - Gaio Mario I
106 a.c.
Quinto Servilio Cepione - Gaio Atilio Serrano
105 a.c.
Gneo Mallio Massimo - Publio Rutilio Rufo
104 a.c.
Gaio Flavio Fimbria - Gaio Mario II
103 a.c.
Lucio Aurelio Oreste - Gaio Mario III
102 a.c.
Quinto Lutazio Catulo - Gaio Mario IV
101 a.c.
Gaio Mario V - Manio Aquilio
100 a.c.
Lucio Valerio Flacco - Gaio Mario VI
99 a.c.
Aulo Postumio Albino - Marco Antonio Oratore
98 a.c.
Quinto Cecilio Metello Nepote - Tito Didio
97 a.c.
Gneo Cornelio Lentulo - Publio Licinio Crasso
96 a.c.
Gaio Cassio Longino - Gneo Domizio Enobarbo
95 a.c.
Lucio Licinio Crasso - Quinto Mucio Scevola
94 a.c.
Gaio Celio Caldo - Lucio Domizio Enobarbo
93 a.c.
Gaio Valerio Flacco - Marco Erennio
92 a.c.
Gaio Claudio Pulcro - Marco Perperna
91 a.c.
Sesto Giulio Cesare - Lucio Marcio Filippo
90 a.c.
Lucio Giulio Cesare - Publio Rutilio Lupo
89 a.c.
Gneo Pompeo Strabone - Lucio Porzio Catone
88 a.c.
Lucio Cornelio Silla I - Quinto Pompeo Rufo
87 a.c.
Lucio Cornelio Cinna I - Gneo Ottavio - suff. Lucio Cornelio Merula
86 a.c.
Lucio Cornelio Cinna II - Gaio Mario VII - suff. Lucio Valerio Flacco
85 a.c.
Lucio Cornelio Cinna III - Gneo Papirio Carbone I
84 a.c.
Lucio Cornelio Cinna IV - Gneo Papirio Carbone II
83 a.c.
Lucio Cornelio Scipione Asiatico - Gaio Norbano
82 a.c.
Gneo Papirio Carbone III - Gaio Mario
81 a.c.
Gneo Cornelio Dolabella - Marco Tullio Decula
80 a.c.
Lucio Cornelio Silla II - Quinto Cecilio Metello Pio
79 a.c.
Appio Claudio Pulcro - Publio Servilio Vatia Isaurico
78 a.c.
Marco Emilio Lepido - Quinto Lutazio Catulo
77 a.c.
Mamerco Emilio Lepido Liviano - Decimo Giunio Bruto
76 a.c.
Gneo Ottavio - Gaio Scribonio Curione
75 a.c.
Gaio Aurelio Cotta - Lucio Ottavio
74 a.c.
Marco Aurelio Cotta - Lucio Licinio Lucullo
73 a.c.
Gaio Cassio Longino - Marco Terenzio Varrone Lucullo
72 a.c.
Gneo Cornelio Lentulo Clodiano - Lucio Gellio Publicola
71 a.c.
Publio Cornelio Lentulo Sura - Gneo Aufidio Oreste
70 a.c.
Marco Licinio Crasso I - Gneo Pompeo Magno I
69 a.c.
Quinto Cecilio Metello Cretico - Quinto Ortensio Ortalo
68 a.c.
Lucio Cecilio Metello - Quinto Marcio Re
67 a.c.
Manio Acilio Glabrione - Gaio Calpurnio Pisone
66 a.c.
Manio Emilio Lepido - Lucio Volcacio Tullo
65 a.c.
Lucio Manlio Torquato - Lucio Aurelio Cotta
64 a.c.
Lucio Giulio Cesare - Gaio Marcio Figulo
63 a.c.
Gaio Antonio - Marco Tullio Cicerone
62 a.c.
Decimo Giunio Silano - Lucio Licinio Murena
61 a.c.
Marco Valerio Messalla Corvino - Marco Pupio Pisone Frugi Calpurniano
60 a.c.
Lucio Afranio - Quinto Cecilio Metello Celere
59 a.c.
Gaio Giulio Cesare I - Marco Calpurnio Bibulo
58 a.c.
Lucio Calpurnio Pisone Cesonino - Aulo Gabinio
57 a.c.
Publio Cornelio Lentulo Spintere - Quinto Cecilio Metello Nepote Minore
56 a.c.
Gneo Cornelio Lentulo Marcellino - Lucio Marcio Filippo
55 a.c.
Marco Licinio Crasso II - Gneo Pompeo Magno II
54 a.c.
Appio Claudio Pulcro - Lucio Domizio Enobarbo
53 a.c.
Marco Valerio Messalla Rufo - Gneo Domizio Calvino I
52 a.c.
Quinto Cecilio Metello Pio Scipione - Gneo Pompeo Magno III
51 a.c.
Marco Claudio Marcello - Servio Sulpicio Rufo
50 a.c.
Lucio Emilio Paolo - Gaio Claudio Marcello
49 a.c.
Lucio Cornelio Lentulo Crure - Gaio Claudio Marcello
48 a.c.
Gaio Giulio Cesare II - Publio Servilio Vatia Isaurico I
47 a.c.
Quinto Fufio, figlio di Quinto, nipote di Gaio, Caleno - Publio Vatinio
46 a.c.
Gaio Giulio Cesare III - Marco Emilio Lepido I
45 a.c.
Gaio Giulio Cesare IV, senza collega
44 a.c.
Gaio Giulio Cesare V - Marco Antonio
43 a.c.
Aulo Irzio - Gaio Vibio Pansa - suff. Gaio Giulio Cesare Ottaviano - suff. Publio Ventidio Basso
42 a.c.
Marco Emilio Lepido II - Lucio Munazio Planco
41 a.c.
Publio Servilio Vatia Isaurico II - Lucio Antonio
40 a.c.
Gaio Asinio Pollione - Gneo Domizio Calvino - suff. Lucio Cornelio Balbo
39 a.c.
Gaio Calvisio Sabino - Lucio Marcio Censorino
38 a.c.
Appio Claudio Pulcro - Gaio Norbano Flacco
37 a.c.
Lucio Caninio Gallo - Marco Vipsanio Agrippa
36 a.c.
Marco Cocceio Nerva - Lucio Gellio Publicola
35 a.c.
Lucio Cornificio - Sesto Pompeo
34 a.c.
Marco Antonio II - Lucio Scribonio Libone - Suffecti: Lucio Sempronio Atratino - Paolo Emilio Lepido - Gaio Memmio - Marco Erennio Picente
33 a.c.
Gaio Giulio Cesare Ottaviano II - Lucio Volcacio Tullo - suff. Lucius Vinicius
32 a.c.
Gneo Domizio Enobarbo - Gaio Sosio
31 a.c.
Gaio Giulio Cesare Ottaviano III - Marco Valerio Messalla Corvino


BIBLIO

- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Tito Livio - Ab Urbe condita libri - XXI-XXX -
- Plinio il Vecchio - Naturalis historia -
- F.F. Abbott - A History and Description of Roman Political Institutions - Elibron Classics - 1901 -
- Mario Pani - Elisabetta Todisco - Società e istituzioni di Roma antica - Roma - 2005 -
- Antonietta Dosi - Così votavano i Romani - Vita e Costumi nel mondo romano antico – 2ª serie, Quasar, Roma - 2004 -
- Antonietta Dosi - Gruppi e partiti politici di età repubblicana - Vita e Costumi dei Romani Antichi – Quasar - Roma - 2002 -


 

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