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BRUMALIA (24 Novembre)


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Il nome di Brumalia deriva da bruma,"Solstizio d'inverno","freddo d'inverno"; un accorciamento di Brevima, presunta forma superlativa obsoleta di brevis, poi brevissima ("più piccola","più bassa","più breve"). I Brumalia erano un'antica festività romana in onore di Saturno, Cerere e Bacco, che introducevano i Saturnalia ed il solstizio d'inverno.

In questo giorno si traevano auspici sull'andamento dell'inverno appena iniziato. Ad esempio se avesse nevicato ci sarebbe stato un buon raccolto, perchè la neve impediva ai semi di gelarsi, da cui l'antico detto: "sotto la neve pane". Ma era importante pure che le querce producessero molte ghiande per nutrire i maiali e che gli animali potessero ingrassarsi per superare l'inverno.

"ubi solstitium fuerit ad brumam" (Cato, Agr. 17,1; Varro L. 6.8.) 
"eas (litteras) mihi post brumam reddiderunt" (Cicero ad fam. 3.7.3)
"muore continuos xxx sub bruma esse noctem (Caesar, guerra gallica 5.13.3; Vitruvius 9.3.3; (Livy 43.18.1; Ovid fasti 1.163; Manilius 2.404; Columella Arb. 24; Plinio l'Anziano, NH 18.231; Terence Ph . 709; Cicero Div. 2,52)
"solis accessus discessusque solstitiis brumisque cognosci" (ND (?) 2.19.)

CARRO DI PROSERPINA, BACCO E SATURNO
John Malalas nella sua "cronaca" 7.7 fornisce un resoconto delle origini delle brumalia. Questi ci dice che la festività cadeva in inverno, e che fu istituita da Romolo (o "Romus" come Malalas lo chiama).

"A causa di questo Romus ha ideato quello che è conosciuto come Brumalia, dichiarando che il re deve intrattenere tutto il suo senato e funzionari e tutti quelli che servono nel palazzo, dato che sono persone, e durante l'inverno vi è una tregua della giustizia. Così iniziò invitando e divertendo prima coloro i cui nomi cominciarono con alfa e così via, fino all'ultima lettera; ha ordinato al suo senato di intrattenere nello stesso modo. Anche loro hanno intrattenuto l'intero esercito e quelli che volevano. . . . Questa abitudine della Brumalia è persistita nello stato romano fino ad oggi."
[ La Cronaca di Giovanni Malalas , trans. E. Jeffreys et al. ( Byzantina Australiensia 4, Melbourne,
1986), p. 95]

SACRIFICIO DEL MAIALE
Per alcuni autori le Brumalia di Bacco venivano dunque celebrate dai Romani due volte nell'anno, il 12 di marzo e il 18 di settembre, e vennero istituite da Romolo che durante queste feste usava  intrattenere il Senato per la coesione dei cittadini e dello stato. Si dice che il termine Brumalia venisse da Brumus, un antico nome di Bacchus. 

Tertulliano è molto contrariato che tra altre feste pagane, che alcuni dei primi cristiani erano molto propensi a osservare, menziona la Brumalia, dato che i cristiani non erano coerenti nella loro religione come i pagani che non avrebbero mai rispettato una delle feste cristiane.

Le Brumalia furono anche chiamate anche Hiemalia dal nome delle fortezze in cui stazionavano i legionari in inverno, che si dicevano Castra Hiemalia (o Stationes Hibernae).

In epoca bizantina queste feste si facevano iniziare il 24 novembre e duravano un mese, fino ai Saturnalia, cioè il solstizio d'inverno, e tra i festeggiamenti c'erano banchetti, libagioni e divertimenti vari; durante la celebrazione si ricercavano inoltre auspici per l'inverno incombente, se sarebbe stato mite oppure no.

Si ha ancora testimonianza di questi festeggiamenti dall'imperatore cristiano Costantino Copronimo (718 - 775). Durante questi festeggiamenti c'era l'usanza di scambiarsi l'augurio "Vives annos!", "Vivi per anni", che equivale al "Lunga vita!"

La vita romana durante l'antichità classica era incentrata sull'esercito, l'agricoltura e la caccia, pertanto i giorni invernali, più corti e freddi, ostacolavano svariate attività. I Brumalia venivano così festeggiati in questo periodo di poca luce e poco lavoro, ed avevano un carattere ctonio associato ai raccolti, i cui semi venivano interrati prima di germogliare.

BACCO BAMBINO
In questo periodo i contadini sacrificavano maiali a Saturno e Cerere, mentre i viticoltori sacrificavano capre in onore di Bacco (dal momento che le capre erano un pericolo per le viti), che venivano poi scuoiate per ricavarne bisacce, su cui si saltava in modo augurale e apotropaico. I magistrati portavano le primizie delle viti, degli olivi, del grano e del miele ai sacerdoti di Cerere.

Le Brumalia riguardavano queste tre divinità, Saturno, Cerere e Bacco perchè esprimevano la vitalità della natura che nutriva uomini ed animali. Saturno era il Dio della semina, quindi del seme nascosto sotto terra, Cerere era il futuro della messe che sarebbe germogliata in primavera, e Bacco la vite che seppur morta, nei frutti, conservava nelle botti il suo prodotto vivificante, la gioia dell'uomo industrioso e affaticato. Il vino affogava tutti i dispiaceri e allietava ogni festività.

Ovunque nelle campagne si bruciavano le foglie e i rami secchi innaffiandoli di vino e libando alla triplice divinità. I contadini si raccoglievano attorno ai falò suonando e danzando, mentre si levavano i cori dedicati agli Dei. Era obbligatorio ad ogni libagione ricordarli tutti e tre.

Anche se le Brumalia vennero celebrate fino alla fine del VI secolo, i suoi  celebranti e coloro che vi partecipavano vennero ostracizzati dalla chiesa cristiana, finchè non furono vietate severamente dall'imperatore Giustiniano. Tuttavia, alcune pratiche, soprattutto nelle campagne, persistevano tuttavia nei mesi di novembre e dicembre.


BIBLIO

- Ovidio - Fasti  - V -
- W. Warde Fowler - The Roman Festivals of the Period of the Republic: An Introduction to the Study of the Religion of the Romans - London - Macmillan and Co. -1899 -
- Georges Dumézil - Feste romane - Genova - Il Melangolo - 1989 -
- Robert Turcan - The Gods of Ancient Rome - Routledge - 1998, 2001 -
- Philippe Borgeaud - Avec Doralice Fabiano - Perception et construction du divin dans l'Antiquité - Genève - Droz - 2013 -



M. VITRUVIO POLLIONE - VITRUVIUS POLLIO


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VITRUVIO

Nome latino: Marcus Vitruvius Pollio
Nascita: 80-70 a.c.
Morte: 23 a.c.
Professione: architetto e scrittore romano


"Archimede ha fatto una quantità di scoperte straordinarie ed eccezionalmente geniali. Fra esse voglio parlare soprattutto di una che porta i segni di una grande intelligenza. Quando Gerone regnava in Siracusa, per le sue fortunate imprese volle offrire ad un certo santuario una corona d'oro che aveva ammirato. 
Decise il prezzo dell'opera con un artista e gli consegnò la quantità di oro necessaria. A suo tempo la corona finita fu consegnata, con piena soddisfazione del re, ed anche il peso della corona risultò coincidere con quello dell'oro. Più tardi, però, Cerone ebbe motivo di sospettare che l'artista avesse sottratto una parte dell'oro e l'avesse sostituita con un ugual peso di argento. Indignato per l'inganno, ma non riuscendo a trovare il modo di dimostrarlo, pregò Archimede di studiare la questione. 
Un giorno che, tutto preso da questo pensiero, Archimede era entrato in un bagno, si accorse che mano a mano che il suo corpo si immergeva, l'acqua traboccava. Questa osservazione gli diede la soluzione del problema. Si slanciò fuori dal bagno e tutto emozionato si precipitò nudo verso casa, gridando con tutte le forze che aveva trovato quel che cercava: "Eureka! Eureka!".

(Vitruvio - De architectura)

ISCRIZIONE DI VITRUVIO
Marco Vitruvio Pollione, ovvero Marcus Vitruvius Pollio, fu un grande architetto, un ingegnere militare e un interessante scrittore romano del I sec. a.c., ma soprattutto il primo e più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.

Già ingegnere bellico sotto Giulio Cesare, ottenne da Ottaviano Augusto la gestione e la revisione delle macchine belliche di cui erano dotate le legioni romane.

Infatti il X libro del De Architectura, La Meccanica, raccoglie notevoli informazioni riguardo le macchine da attacco e da difesa.

Grazie ad Ottavia, sorella dell’imperatore, Vitruvio ricevette numerosi incarichi nella realizzazione di molte opere.

Per secoli la sua opera è stata una insostituibile fonte per l’architettura occidentale; a Vitruvio, infatti, si riconosce la capacità di aver trasformato l’architettura in un nuovo sapere tecnico capace di elevare la tecnica ad una vera e propria scienza.

Descrisse anche le proporzioni del corpo umano e Leonardo da Vinci le immortalò col suo disegno ormai famoso in tutto il mondo chiamato "Il Vitruviano".

Non si sa dove sia nato, chi dice a Roma, chi a Fano, Fondi, Verona, Formia, l'area campana in genere e addirittura in Numidia. Nacque comunque nell'80 a.c. e morì il 23 a.c. Anche della sua vita si sa poco, e quel poco è dedotto dalle autobiografiche inserite nel suo trattato.

Sembra fosse un ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere sotto Augusto, anche se l'unica opera che lui stesso si attribuisce è la basilica di Fano.

VITRUVIO PRESENTA AD AUGUSTO IL "DE ARCHITECTURA"

DE ARCHITECTURA

L'importanza di Vitruvio è dovuta al suo trattato De architectura (Sull'architettura), in 10 libri, dedicato ad Augusto che gli aveva concesso un vitalizio. Scritto tra il 29 e il 23 a.c. venne editato negli anni in cui Augusto progettava un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica. Era un'occasione per pubblicizzare la sua rara conoscenza, per proporre il nuovo stile e per entrare nelle grazie dell'imperatore,

Vitruvio si rivolge direttamente ad augusto in ciascuna delle introduzioni preposte ad ogni libro, ma ciò non deve scandalizzare perchè la dedica di un libro a un potente c'è stata in ogni parte del mondo fin circa alla fine del 1800.

Chi scriveva aveva bisogno di un mecenate o almeno che il potente non si opponesse allo scritto.

CITTA' VITRUVIANA
De architectura (Sull'architettura) è un trattato scritto in latino, l'unico testo sull'architettura giunto integro dall'antichità per cui è il fondamento teorico dell'architettura occidentale, dal Rinascimento fino alla fine del XIX sec.

L'opera costituisce una delle fonti principali sui metodi costruttivi degli antichi romani, della progettazione di strutture, sia grandi (acquedotti, edifici, bagni, porti) che piccole (macchine, strumenti di misurazione, utensili).

E' l'unico integro testo latino di architettura tra i pochi giunti, non integri fino a noi; l'influenza sulla cultura occidentale è dovuta a questo e alla sua genialità se perfino Raffaello non disdegnò di studiarla.

Del libro ne è pervenuta un'unica copia, priva delle illustrazioni, proveniente dalle isole britanniche e portata da Alcuino alla corte di Carlo Magno dove suscitò un interesse esclusivamente filologico. Copiato in vari esemplari a partire dalla copia originaria oggi persa, pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza, sull'architettura per tutto il medioevo, sebbene un manoscritto del De Architectura a Oxford rechi glosse al margine di mano di Petrarca, e Boccaccio ne possedesse una copia. Altre copie sono documentate, anche in Italia, a fine Trecento.

L'opera fu dedicata all'imperatore Augusto, auspicio di un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica. L'influenza di Vitruvio nell'antichità sembra sia stata però limitata, e pure le opere non furono molte, dato che nel trattato si attribuisce solo la basilica di Fano.

Nel suo trattato Vitruvio definisce la scenografia come lo schizzo della facciata e dei lati in scorcio con la convergenza di tutte le linee del centro:
"La geometria poi offre molti aiuti all’architettura, ed innanzitutto insegna l’uso della riga e del compasso, mediante i quali si possono disegnare con grande facilità nel piano piante di edifici, schizzi di livellamento e linee perpendicolari".
L'idea della convergenza delle linee al centro o in diversi punti sarà studiata particolarmente da Leonardo nei suoi quadri, soprattutto nella battaglia di Anghiari.

TRATTO DAL "DE ARCHITECTURA"
Tuttavia il suo trattato giunse in un momento in cui l'architettura romana voltava pagina con le grandi costruzioni in laterizio e l'utilizzo di volte e cupole, di cui Vitruvio, praticamente non si occupa. Ma la sua autorità in campo tecnico e architettonico è indiscussa anche se ignorata per tutto il medioevo, che d'altronde fu una regressione in molte scienze.

La riscoperta di Vitruvio si ebbe dal XV sec. in poi, soprattutto grazie ad architetti e umanisti come:
- Lorenzo Ghiberti,
- Leon Battista Alberti,
- Paolo Giovio,
- fra Giocondo da Verona
- Francesco di Giorgio Martini che la tradusse in volgare, e Raffaello che la fece tradurre da Fabio Calvo per poterla studiare.

Nel 1490 il trattato fu pubblicato a stampa per la prima volta da Sulpicio da Veroli. Nel 1521 uscì la prima edizione tradotta in italiano da Cesare Cesariano.
A partire dal XV secolo il trattato è stato uno dei fondamenti teorici dell'architettura occidentale fino alla fine del XIX secolo.



IL CONTENUTO

L'opera è suddivisa in dieci libri, ciascuno con una prefazione:

  • Libro I: definizione dell'architettura, dell'architetto e delle sue competenze.
  • Libro II: materiali, murature e tecniche edificatorie, con la famosa esposizione sull'origine dell'architettura, in un mondo primitivo in l'uomo scopre il fuoco e costruisce i primi ripari in legno, dando vita al mito della "capanna primigenia" e della colonna lignea come origine del tempio dorico e di tutte le forme architettoniche.
  • Libro III e IV: edifici sacri e ordini architettonici.
  • Libro V: edifici pubblici con particolare riferimento al foro, alla basilica ed ai teatri.
  • Libri VI e VII: edifici privati (luogo, tipologia, intonaci, pavimenti).
  • Libro VIII: Idraulica.
  • Libro IX: orologi solari, digressione astronomica e astrologica.
  • Libro X: Meccanica, con le tre apparecchiature per il sollevamento di pesi in cantiere attraverso combinazioni di carrucole, paranchi e verricelli, con la vite senza fine ed altre macchine idrauliche e belliche.

Vitruvio chiama l'architettura una scienza, anzi il primato delle scienze, in quanto raccoglie in sì tutte le altre scienze. Quindi l'architetto deve intendersi di:

PROGETTAZIONE DI VITRUVIO
  • geometria: per conoscere le forme con cui lavora;
  • matematica: per tutti i calcoli specifici che servono per la stabilità dell'edificio;
  • anatomia e medicina: poiché si costruisce per l'uomo, si devono conoscere le proporzioni umane, nonché i problemi di illuminazione, arieggiamento e salubrità di città ed edifici;
  • ottica ed acustica: specie nei teatri e nei luoghi pubblici;
  • legge: per rispettare le norme vigenti;
  • teologia: affinché i templi risultino graditi agli Dei;
  • astronomia: alcuni edifici, specie i luoghi di culto, dovevano tenere conto della posizione degli astri;
  • meteorologia: le caratteristiche dell'edificio devono tener conto del clima locale.

L'architettura è imitazione della natura, per cui l'edificio deve inserirsi armoniosamente nell'ambiente naturale.
Vitruvio, nei proemi, mira anche a conferire all'architetto prestigio culturale e sociale solitamente negato ai tecnici antichi.



I PRINCIPI VITRUVIANI

PROGETTO DELLA BASILICA IDEALE DI VITRUVIO
Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza. Avranno solidità quando le fondamenta, costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all'uso; bellezza, infine quando l'aspetto dell'opera sarà piacevole per l'armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l'avveduto calcolo delle simmetrie.

Da questo passo tratto dal III libro, nel XVII fu tratta, da Claude Perrault, una famosa triade vitruviana per cui l'architettura deve soddisfare tre categorie:
  • firmitas (solidità);
  • utilitas (funzionalità);
  • venustas (bellezza).
Nel "De Architectura" ci sono studi e splendidi schemi grafici come:
  • la costruzione di un teatro latino (basato sulla stella a dodici punte), 
  • la costruzione dello gnomone, 
  • la costruzione di un organo musicale idraulico


I BRANI

"Cosi' infatti la natura formò il corpo dell'uomo, la parte dal mento alla sommità della fronte e la radice più bassa del capello è la parte decima, e cosi pure la mano stesa dalla giuntura all'estremità del dito altrettanto il capo dal mento all'estremità, l'ottava, mentre nella parte posteriore del collo dalla parte più alta del petto verso le più basse radici dei capelli la sesta.
Poi, proprio all'altezza della bocca è la terza parte, dalla base del mento verso la parte più bassa delle narici, il naso, dalle più basse narici verso la metà delle sopracciglia la medesima quantità, ,da questo limite verso le più basse radici dei capelli si forma la fronte e così pure la terza parte. Il piede poi per l' altezza del corpo, la sesta, il gomito la quarta, il petto ugualmente la quarta. Anche le altre membra hanno i loro rapporti simmetrici con i quali antichi pittori e noti scultori ottennero grandi ed infinite lodi."

MACCHINARIO VITRUVIANO
Vitruvio alla fine del primo libro De Architectura quando descrive i requisiti occorrenti per fondare una città fa presente che il sito non è uno spazio tecnico, economico o geometrico, ma è molto. Il sito è innanzi tutto relazione tra la Terra e il Cielo, ciascuno distinto da proprietà e carattere che determinano il microclima clima, l'aspetto e gli esseri viventi.

Nel sito, in cui tutti i sensi sono coinvolti, c'è un’esperienza di umori, sapori, odori, suoni; degli effetti che provocano, sulla materia e sul corpo degli uomini e degli animali, le forze della natura e l’incontrarsi e combinarsi degli elementi. Un’esperienza di una totalità significativa che l’uomo deve considerare e rispettare quando costruisce un luogo artificiale.

"Così, il centro del corpo è naturalmente l'ombelico. Infatti, se si collocasse un uomo supino con le mani e i piedi aperti e si mettesse il centro del compasso sull'ombelico, descrivendosi una circonferenza si toccherebbero tangenzialmente le dita delle mani e dei piedi. Ma non basta: oltre lo schema del circolo, nel corpo si troverà anche la figura del quadrato. Infatti, se si misura dal piano di posa dei piedi al vertice del capo, e poi si trasporta questa misura alle mani distese, si troverà una lunghezza uguale all'altezza, come accade nel quadrato tirato a squadra."


Pitagora, e tanti altri filosofi dell'epoca dissero che gli elementi primordiali della natura erano quattro: aria, fuoco, terra, acqua, che combinandosi tra di loro secondo le leggi di natura, producevano tutte le forme e le qualità dell'universo.

Vitruvio concorda e sostiene che senza l’energia proveniente dai quattro elementi nulla può crescere e vivere; per questo una intelligenza divina ne ha reso facile la reperibilità. L’acqua, in particolare, “est maxime necessaria et ad vitam et ad delectationes et ad usum cotidianum”, e per giunta, come dice Vitruvio,  è gratuita.

PROGETTAZIONE DI UN ACQUEDOTTO
Dedicato all’idrologia e all’idraulica, il libro VIII del De Architectura di Vitruvio tratta i metodi per scoprire le fonti d’acqua, le proprietà delle acque, le tecniche di conduzione e la rete idrica urbana.

Tutte nozioni utili alla formazione degli architetti, visto anche che lo stesso Vitruvio fu consulente di Agrippa quando questi ricoprì l’incarico di curator aquarum.

“Gli autori greci, Teofrasto, Timeo, Posidonio, Egesia, Erodoto, Aristide, Metrodoro, con grande cura ed attenzione, hanno reso noto le proprietà delle acque, la natura delle zone geografiche in base al clima, le caratteristiche dei luoghi. Ed io, seguendo le loro orme, ho annotato quanto ho ritenuto sufficiente circa i vari tipi di acque, affinché fosse più facile per la gente scegliere le fonti dalle quali poter condurre acque correnti per l’uso nelle città e nei municipi.

Tutti gli esseri viventi, sia pur privati del frumento o dei frutti o della carne o del pesce o anche di qualsiasi altro nutrimento del genere, potranno mantenersi in vita utilizzando altre sostanze alimentari, ma senza acqua nessun organismo vivente può nascere o mantenersi o essere in attività. 
E per questo che, con grande zelo, bisogna cercare e scegliere le fonti, avendo di mira la salute dell’umanità. Chi va alla ricerca dell’acqua deve rivolgere la propria attenzione ai diversi tipi di terreno, poiché è in determinati terreni che essa nasce. 

Nell’argilla la quantità è esigua, sottile e poco profonda. Il suo sapore non sarà particolarmente buono. Nella sabbia di grana rossa sarà ugualmente esigua, ma si troverà ad una maggiore profondità. Sarà limacciosa e di sapore sgradevole. Nella terra nera, invece, si trovano umori e gocce sottili che si raccolgono in seguito alle tempeste invernali e si depositano nelle zone compatte e consistenti. Questi hanno un sapore ottimo. Nella ghiaia poi si trovano vene d’acqua modeste e irregolari. Anch’esse hanno un gusto veramente squisito.
Nel sabbione argilloso e nella sabbia e nella terra rossastra si trovano quantità più sicure e più costanti, e in più hanno un sapore gradevole. Nella roccia rossa se ne trovano tanto abbondanti quanto buone, se non si disperdono scolando attraverso gli interstizi.”

(Vitruvio - De Architectura, Libro VIII)

Vari tipi di tubazioni domestiche, dall’edizione di Cesare Cesariano del De Architectura

TIPI DI TUBAZIONI PROGETTATE DA VITRUVIO
“Se poi si scavasse in terreno duro, oppure non si trovasse a qualunque profondità vena d’acqua, allora debbonsi raccogliere acque, o dai tetti, o da altri luoghi alti, nelle cisterne con lastrico di smalto. 

I lastrichi poi debbonsi costruire con questa composizione: cioè che prima si abbia arena ben tersa, e più aspra che si può, ed i cementi siano di selce, né ciascuno più pesante di una libbra: la calcina sia della più gagliarda, e nel mortaio la mistura sia composta di cinque parti di arena e due di calcina; e con codesta mistura, e con cementi si faccia una fodera ai muri della fossa, profondata fino a quel piano che richiede l’altezza destinatavi, e si battano con pestelli di legno ferrati. 

Pestato che sia codesto smalto addossato alle pareti, lo spazio poi di mezzo occupato di terra si vuoti fino al del fondo delle dette pareti, e, spianato il suolo, si cuopra colla stessa mistura e si batta il pavimento fino a quella grossezza che sarà destinata. Codeste conserve d’acqua, ove si costruiscano duplicate o triplicate, in modo che dall’una all’altra si possano tramutare colando le acque, ne renderanno assai più salubre l’uso; imperocché se vi è un luogo al fondo ove depositi il fango, rimarrà più limpida l’acqua, e senza odore, e conserverà il suo natural sapore: in caso diverso fa d’uopo che essa sia purificata col porvi del sale.”

(De Archiectura - Libro VIII)


L'OROLOGIO DI VITRUVIO
"Quando la tua divina mente, o Nume, o Imperatore Cesare, acquistava l'impero del mondo, e con invitto valore abbattuti tutti i nimici, i cittadini gloriavansi del trionfo, e della vittoria tua, e le nazioni tutte soggiogate dipendevano dal tuo cenno, ed il popolo romano, ed il senato liberato dal timore, veniva governato da' tuoi altissimi pensamenti, e consigli; io non ardiva pubblicare questi trattati dell'Architettura, da me spiegati, sul dubio, che trovandoti grandemente occupato, venissi fuor di tempo a frastornarti, onde poi incorressi lo sdegno del tuo animo.

Ma poiché sonomi accorto, che tu non solamente prendi cura della comune salvezza di tutti, e dello stabilimento de' pubblici negozj, ma eziandio della commodità degli edifizj pubblici, affinché col tuo favore non solo la città venga fatta maggiore collo stato, ma che ancora la maestà dell'impero ottenga il bellissimo adornamento delle fabbriche pubbliche; per lo che ho pensato non essere più tempo a differire il presentar a te, alla prima occasione, questi trattati.

E ciò primieramente per la ragione, che io era già cognito al tuo padre, della cui virtù sono stato ammiratore. Ma avendo il concilio degli Dei celesti decretata l'apoteosi di lui, per innalzarlo alle sedi dell'immortalità, ed essendo nel poter tuo trasferito l'impero del padre, il mio medesimo studio che continua ad avere una certa venerazione alla sua memoria, da te ora ripete la protezione.

Quindi io fui mandato insiem con M. Aurelio, e con Publio Numidio, e Gn. Cornelio all'ammanimento delle baliste e degli scorpioni, ed al riattamento delle altre macchine belliche, e ne ricevei egualmente che essi il soldo, il quale così come l'ebbi da principio me l'hai confermato a titolo di gratificazione, a riguardo di tua sorella, che a te mi raccomandò. Ed essendo io per quel benefizio assai tenuto, poiché per tutto il tempo di mia vita non avrò timore di verun disagio, mi posi a scrivere queste cose per te. 

E perché avvertii, che avevi incominciato ad edificare di molto, e che seguitavi pure a fabbricare, e che saresti per aver sempre cura in avvenire alle fabbriche si pubbliche, che private, a proporzione delle tue grandi intraprese, affinché a' posteri ne rimanesse la memoria, ho scritti questi canoni precisi, che ho di già terminati; ed in modo che riflettendovi da te medesimo potessi giudicare sul merito delle opere fatte innanzi, e di quelle che dipoi verranno fatte; perciocchè in questi libri ho dichiarato apertamente tutte le ragioni degli ammaestramenti d'Architettura."

Vitruvio prima e Leonardo poi eseguirono studi sulle proporzioni dell'uomo all'interno di una stella a 6 punte. Ed esiste anche uno studio di Vitruvio strutturato su una pianta a stella con 12 punte.

L'UOMO VITRUVIANO (Leonardo da Vinci)
"L'Architettura è una scienza, ch' è adornata da più dottrine, e da varie erudizioni, col sentimento delle quali giudica di tutte quelle opere, che sono perfezionate dalle arti rimanenti. Ella nasce dall'esperienza non meno che dal raziocinio. L'esperienza è una continua, e consumata riflessione sull'uso, la quale sì perfeziona coll'operare sulla materia di qualunque genere, necessaria e giusta per l'idea del disegno.

Il raziocinio poi è quello che può dimostrare le cose fabbricate, e manifestarle con prontezza, e con la proporzione dei rapporti. Per lo che quegli Architetti, che senza lettere avevano tentato di operare sulla materia, non hanno potuto arrecare tanto di credito alle loro fatiche, che n'acquistassero fama; e quelli poi che nel raziocinio, e nella sole lettere fidati, l'ombra, non già la cosa, sembra che abbiano seguitata.

Ma quelli che fondatamente appresero l'una e l'altra, come uomini provveduti d'ogni sorta d'armi, son giunti assai più presto a conseguire col credito il loro intento. Conciosiache in tutte le cose, e soprattutto nell'Architettura, sonovi due parti, la cosa significata cioè, e quella che è significante. La cosa significata è quella dì cui si parla; quella ch'è poi significante, si è la dimostrazione sciolta colle ragioni delle dottrine. Sicchè sembra, che debba essere nell'una e nell'altra parte esercitato chi fa professione d'Architetto.

Laddove bisogna che egli sia uom di talento, e riflessivo nella dottrina; perciocchè nè talento senza disciplina, nè disciplina senza talento possono rendere perfetto un'artefice. Sia perciò egli letterato, prattico nel disegno, erudito nella geometria, e non ignorante d'ottica, istruito nell'arimmetica, siangli note non poche istorie, abbia, udito con diligenza i filosofi, saprà di musica, non dee ignorare la medicina, avrà cognizione delle leggi dei giurisprudenti, intenda l'astronomia, e i moti del cielo; e perchè la bisogna vada così, eccone qui le cagioni.


MACCHINARIO VITRUVIANO
Egli è necessario che l'Architetto sappia di lettere, perché leggendo, e notando in iscritto si faccia la memoria più ferma. In appresso abbia disegno, perché egli sia capace a potere cogli esemplari miniati mostrare ogni qualunque forma voglia fare d'alcun'opera. 

La geometria reca poi molti soccorsi all' Architettura; e in prima ella insegna l'uso della riga, e delle seste, co'quali strumenti soprattutto si formano più facilmente le piante degli ediflzj, si conducono le linee rette i livelli, e gli angoli a squadra. Parimente mediante l'ottica si prendono negli edifizj i lumi drittamente da' dati aspetti del cielo. 

Coll'arimmetica si calcolano le spese degli edifizj, si dimostrano i conti delle misure, e si sciolgono col metodo arimmetico i difficili problemi delle proporzioni. Bisogna che eglì abbia notizìa di molte istorie; poichè sovente gli Architetti disegnano nelle opere molti adornamenti, de' cui soggetti debbono eglino, a chi ne domanda, renderne la ragione del perché ve gli abbiano introdotti.

Siccome se alcuno avesse a luogo delle colonne alluogate statue di marmo, di donne vestite di stola, che cariatidi vengono chiamate, e sopra esse abbia collocati i modiglioni, e le cornici; cosi, a chi ne domandasse, renderà codesta ragione. Caria città del Peloponneso fece lega co' Persiani per invadere la Grecia. Quindi i Greci ottenuta la vittoria, e gloriosamente liberali da ccdesta guerra, di comune consiglio la intimarono a' Cariati. 

Presa dunque la città, uccìsi i maschi, spianata la città, ne condussero schiave le loro matrone; e non permisero ch'elleno deponessero le vesti, e gli ornamenti da matrone, affinché non fossero per una volta sola condotte in trionfo, ma con un'eterno esempio di schiavitù da grave scorno oppresse, sembrassero portare la pena per la loro città. Pertanto gli Architetti che fiorirono in quel tempo rappresentarono ne' pubblici edifìzi i ritratti di quelle matrone alluogate a reggere pesi, acciocché passasse a posteri la memoria della nota pena del fallo de' Cariati. 

Cosi pure i Lacon sotto il comando di Pausania figliuolo di Agesipolide avendo nel fatto d'arme di Platea con poca gente superato un numero infinito di Persiani, e con gloria trionfato delle spoglie, e della preda, col ritratto dal bottino fatto con lode, e valore de'cittadini, eressero il portico persiano come per trofeo e segno della vittoria, da tramandarsene la memoria a' posteri; ed ivi alluogarono i simulacri degli schiavi coll'ornamento barbaro della loro veste, che sostenendo l'intavolato, venisse a codesta foggia punita la loro superbia col meritato affronto, e perché così anche gl'inimici abbattuti pel timore della loro fortezza, si atterrissero, ed i cittadini rimirando codesto esempio di valore, animati dalla gloria, fossero pronti a difendere la libertà.

Per lo che da questo fatto ne avvenne che molti alluogarono nelle fabbriche le statue persiane per sostenere gli architravi coi loro adornamenti, onde ne nacque che da tal soggetto aggiungessero alle opere fabbricate degli ornamenti vari di gusto squisito. Vi sono parimente delle altre storie di simil sorta, delle quali 1'architetto dee averne contezza."


I REQUISITI DELL'ARCHITETTO

Per Vitruvio l'architetto doveva dunque essere:
- un uomo di lettere, in grado di catalogare e raccogliere le nozioni utili a svolgere il suo lavoro;
- doveva poi essere un ottimo disegnatore e conoscere le leggi della prospettiva per presentare le sue proposte con artistici disegni colorati;
- la geometria era indispensabile per tracciare la pianta degli edifici,
- con la matematica poteva calcolare il materiale e il lavoro occorrente, stabilire quanto e cosa si dovesse ordinare e fare preventivi di costo e di tempo.
- Veniva poi l'idraulica, un altro dei campi indispensabili per l'architetto, tanto più che da giovane Vitruvio aveva seguito le opere di Frontino, autore di un ottimo trattato sugli acquedotti, e capo di tutta l'idraulica del I sec. d.c..
- Doveva inoltre intendersi di medicina per scegliere luoghi salubri per i propri edifici;
- doveva poi essere un astronomo per orientare con esattezza gli ambienti,
- e pure un buon avvocato per sistemare in modo inattaccabile proprietà, confini, uso delle acque e servitù, e in tal modo evitare le liti e controversie.
- Doveva avere inoltre un buon orecchio musicale, e non solo per progettare teatri dall'acustica perfetta, ma anche perché, dovendo occuparsi di questioni militari, doveva controllare che le funi di balistae, catapultae e scorpiones, fossero ben tese e perciò emettessero il giusto suono se usate.
- Ma l'architetto doveva essere ineccepibile anche nella moralità, perciò onesto e sincero.

PROGETTO DI VITRUVIO SULLE TERME
L’architettura viene divisa da Vitruvio in sei categorie: 
  • Ordine (Ordinatio), 
  • Disposizione (Dispositio), 
  • Armonia (Eurythmia), 
  • Proporzione (Symmetria), 
  • Decoro (Decor), 
  • Distribuzione (Distributio).
"- L'Ordinazione è una moderata, e proporzionata quantità, presa separatamente, per determinare le parti dell'opera, ed è la eguaglianza delle parti nella proporzione del tutto insieme per istabilirne la simmetria; questa si mette in assetto colla quantità, che in greco si dice posathes.
- La Quantità poi è la giusta distribuzione de' moduli presi dalla stessa opera, ed un dicevole effetto ad ogni membro di ciascuna parte della medesima. 
- La Disposizione poi è una propria situazione dalle cose, ed un'elegante effetto dell'opera negli accordi, per la totalità. Le spezie della Disposizione, le quali in greco si chiamano idee, sono la Pianta, l'Alzato, e la Sezione.
- La Pianta contiene in poco l'uso delle seste, e della riga, secondo la quale si formano nel piano delle aree le figure delle Piante.
- L'Alzato poi è l'aspetto della facciata come va innalzata, ed un disegno in piccolo colorito, colle misure corrispondenti all'opera futura.
- La Sezione è un abbozzo della fronte in profilo, e de' fianchi che ritiransi, ed una corrispondenza di tutte le linee all'apertura delle seste. Tutte e tre queste nascono dal ritrovamento, e dall'invenzione.
- II Ritrovamento è un pensiero pieno di diligenza d'arte, e vigilanza, col piacere, che si ha della riuscita dell'opera proposta.
- L'Invenzione poi è la soluzione de' problemi oscuri, rendendosene la ragione della cosa nuova scoperta da una virtù docile. Codesti sono i limiti della Disposizione.
- L'Euritmia è la bella forma, ed il facile aspetto cagionato dallo assettamento delle membra. Questa si produce quando di dette membra corrisponde l'altezza colla larghezza, e la larghezza colla lunghezza, ed in somma che tutte le cose corrispondano alla loro proporzione.
- Così la Simmetria è un'accordo uniforme fra le membra della medesima opera, ed una corrispondenza di ciascuna delle medesime, prese separatamente, a tutta la figura intiera; secondo la proporzione che le comete; siccome nel corpo umano vi ha simmetria tra il braccio, il piede, il palmo, il dito, e le altre parti cosi anche adjviene nella squisitezza delle opere. E primieramente ne' templi sacri dalla grossezza delle colonne, ovvero dal triglifo si prende il modulo; cosi anche nelle baliste dal foro, che i Greci chiamano pemreton; nelle navi dal interscalmio.
La Disposizione poi è una propria situazione dalle cose, ed un'elegante effetto dell'opera negli accordi, per conto della totalità. L'invenzione poi è la soluzione de' problemi oscuri, rendendosene là ragione della cosa nuova scoperta da una virtù docile. Codesti sono i limiti della Disposizione propri, siccome modificati nella sodezza usata da' dorici, e nella delicatezza de' corinti."

SISTEMA DI RISCALDAMENTO PROGETTATO DA VITRUVIO
"Le parti deli' Architettura sono tre; Fabbricazione, Gnomonica, e Meccanica.
- La Fabbricazione è divisa in due parti, ma delle quali la situazione delle mura, e di tutte le opsre pubbliche, e l'altra dichiara gli edifizi privati. Ne'pubblici v'ha tre distribuzioni; la prima riguarda la difesa, l'altra la religione, la terza il commodo.
- Per riguardo alla difesa si hanno le mura, le torri, e le porte, ritrovate par resistere sempre agli assalti de' nemici. 
- Riguarda la religione la collocazione de'templi, ossiano i sacri edifìzi degl'immortali Dii.
- Riguarda finalmente il commodo, la disposizione di tutti que' luoghi, che sono per uso del ben pubblico, quali sono i porti, i bagni, i teatri, i passeggi, ed altri luoghi, che per i medesimi motivi si destinano tra i luoghi pubblici. In tutte queste cose che si hanno a fare deesi avere per iscopo la fermezza, il commodo, e la bellezza.
- La stabilità si riguarderà dal calare le fondamenta fino al sodo, e fare senza avarizia un'esatta scelta de' materiali qualunque siansi. Il commodo dipenderà dall'esatta distribuzione de' siti dell'edilìzio, senza che ne resti impedito l'uso, e siane la distribuzione, commoda, e necessaria, che abbia ciascuno aspetto, suo proprio. 
- La bellezza finalmente si ha dalla gradevolezza e dalla elegante forma dell'opera, e le misure delle parti abbiano i giusti rapporti della simmetria."


BIBLIO

- Marco Vitruvio Pollione - De architectura - a cura di L. Migotto - 1992 -
- Hanno-Walter Kruft - Storia delle teorie architettoniche da Vitruvio al Settecento - Roma-Bari - Laterza - 1988 -
- Lemerle Frédérique - Philandrier et le texte de Vitruve - Mélanges de l'école française de Rome - 1994 -
- Marco Vitruvio Pollione - su MacTutor - University of St Andrews - Scotland -


I NOMI ROMANI - NOMEN


34 comment


IL PRAENOMEN (plurale: Praenomina)

La prima parte del nome romano era il nome personale, o praenomen, quello attribuito ai bambini alla nascita, con cui venivano chiamati in famiglia, che però negli scritti, veniva ridotto alla sola iniziale.

Molti dei "praenomina" maschili usati vennero abbreviati ad una o due lettere nelle iscrizioni lapidarie, come: Aulus (A), Gaius (C), Gnaeus (Cn), Decimus (D), Kaeso (K), Lucius (L), Marcus (M), Mamercus (Mam), Manius (M'), Numerius (N), Publius (P), Quintus (Q), Servius (Ser), Sextus (Sex), Spurius (Sp), Titus (T), Tiberius (Ti). I "praenomina" Primus, Secundus, Tertius, Quintus, Sextus, Septimus, Octavius, Nonus e Decimus vennero in origine assegnati nell'ordine di nascita, con poca fantasia e forse poco affetto.


NOMEN GENTILITIUS

Il secondo nome era quello della gens (pl. gentes), ovvero il clan di appartenenza. Le gentes romane iniziali furono circa 100, tra queste ricordiamo la gens Iulia, la gens Cornelia, la gens Claudia, la gens Cassia, la gens Sempronia, la gens Domitia, la gens Valeria, la gens Fabia, la gens Sidonia.

Nel 242 a.c. però il numero delle tribù era fissato a 35, così abbreviate:
- Aemilia (Aem.) - Aniensis (Ani.) - Arnensis (Arn.)
- Camilia (Cam.) - Claudia (Cla.) - Clustumina (Clu.) - Collina (Col.) - Cornelia (Cor.)
- Esquilina (Esq.)
- Fabia (Fab.) - Falerna (Fal.)
- Galeria (Gal.)
- Horatia (Hor.)
- Lemonia (Lem.)
- Maecia (Mae.) - Menenia (Men.)
- Oufentina (Ouf.)
- Palatina (Pal.) - Papiria (Pap.) - Poblilia (Pob.) - Pollia (Pol.) - Pomptina (Pom.) - Pupinia (Pup.)
- Quirina (Qui.)
- Romilia (Rom.)
- Sabatina (Sab.) - Scaptia (Sca.) - Sergia (Ser.) - Stellatina (Ste.) - Suburana (Sub.)
- Teretina (Ter.) - Tromentina (Tro.)
- Velina (Vel.) - Voltinia (Vol.) - Voturia (Vot.)


COGNOMEN

Il terzo nome era il Cognomen, che in origine era un soprannome, dato da una caratteristica personale o ad un evento importante di cui si era stati protagonisti. Il cognomen, comparve all'inizio come soprannome o nome personale che distingueva un individuo all'interno della Gens (il cognomen non compare in documenti ufficiali fino a circa il 100 a.c.). Durante la Repubblica e l'Impero, il cognomen si trasmetteva dal padre al figlio.


PRAENOMINA

Molti nomi di gens divennero poi nomi propri, alcuni nomi furono identici per maschi e femmine. I nomi tra parentesi sono "tradotti" in italiano. Alcuni non sono tradotti in quanto identici in italiano.



NOMI ROMANI MASCHILI
  • A - Aburius (Aburio) - Acacius (Acacio) - Acidinus (Acidino) - Acilius (Acilio) - Acutus (Acuto) - Adimetus (Adimeto) - Afer (Afro) - Aebutius (Ebuzio) - Aegidius (Egidio) - Aemilius (Emilio) - Agrippa - Agrippinus (Agrippino) - Alanus (Alano) - Albanus (Albano) -  Albatius (Albezio) - Albinus (Albino) - Albius (Albio) - Alcaeus (Alceo) - Alfidius (Alfidio) - Allotenus (Alloteno) - Allius (Allio) - Alteius (Alteio) - Altius (Alzio) - Amadeus (Amedeo) - Amatius (Amazio) - Amatus (Amato) - Ambustus (Ambusto) - Amplicatus (Amplicato) - Amulius (Amulio) - Anatolius (Anatolio) - Anbinus (Ambino) - Ancus (Anco) - Anicetus (Aniceto) - Anicius (Anicio) - Aniellus (Aniello) - Annaeus (Anneo) - Anneius (Anneio) - Annius (Annio) - Antestius (Antestio) - Antiocus (Antioco) - Antoninus (Antonino) - Antius (Anzio) - Antonius (Antonio) - Apollinaris (Apollinare) - Apollodorus (Apollodoro) -  Apollonius (Apollonio) - Aponius (Aponio) - Appius (Appio) - Apuleius (Apuleio) -  Aquilius (Aquilio) - Arcarius (Arcario) - Armatus (Armato) - Armenius (Armenio) - Arrius (Arrio) - Arnobius (Arnobio) - Arsinius (Arsinio) - Artemone - Artorius (Artorio) - Ascanius (Ascanio) - Asinius (Asinio) - Asteropeus (Asteropeo) - Asturius (Asturio) - Ateius (Ateio) - Aternius (Aternio) - Atilius (Atilio) - Atius (Azio) - Atticus (Attico) - Attilius (Attilio) - Atrius (Atrio) - Auctus (Aucto) - Audius (Audio) - Aufidius (Aufidio) - Augurinus (Augurino) - Augustus (Augusto) - Aulus (Aulo) - Aurelius (Aurelio) - Aurelianus (Aureliano) - Ausonius (Ausonio) - Autronius (Autronio) - Avidius (Avidio) - Avienus (avieno) - Avitus (Avito) - Axius (Azio).
  • B - Babudius (Babudio) - Baebius (Bebio) - Bardus (Bardo) - Barrius (Barrio) Basiliscus (Basilisco) - Basilius (Basilio) - Benedictus (Benedetto) - Bibulus (Bibulo) - Blaesus (Bleso) - Blandius (Blandio) - Bruttius (Bruttio, Bruzio) - Brutus (Bruto).
  • C - Caecilianus (Ceciliano) - Caecilius (Cecilio) - Caelestinus (Celestino) - Caelius (Celio) - Caesum (Ceso) - Calidius (Calidio) - Callignotus (Callignoto) - Callimacus (Callimaco) - Calpurnius (Calpurnio) -  Calventius (Calvenzio) - Calvinus (Calvino) - Calvus (Calvo) - Camellus (Camello) - Camelius (Camelio) - Camilius (Camilio) - Camillus (Camillo) - Candidus (Candido) - Canius (Canio) - Cantrius (Cantrio) - Caphisus (Cafiso) - Caprenius (Caprenio) -  Carinus (Carino) - Carius (Cario) - Caristanius (Caristanio) - Cassius (Cassio) -Carulus (Carulo) - Caspius (Caspio) - Cattus (Gatto) -  Cattulus (Gattino) - Cedicius (Cecidio) - Ceius (Ceio) - Celadus (Celado) - Celsius (Celsio) - Cercurius (Cercurio) - Cervus (Cervo) - Cesezius (cesezio) - Cicurino - Cinnio - Claudius (Claudio) - Cleius (Cleio) - Cispus (Cispo) - Cleandrus (Cleandro)  - Clementis (Clemente) - Clodius (Clodio) - Cloelius (Clelio) - Clovius (Clovio) - Cluntius (Clunzio) - Cocceius (Cocceio) - Cominius (Cominio) - Cordius (Cordio) - Cornelius (Cornelio) - Cornificius (Cornificio) - Cornutus (Cornuto) - Coruncanius (Cornucanio) - Corvus (Corvo) - Cosconius (Cosconio) - Cossus (Cosso) - Costantinus (Costantino) - Costantius (Costanzo) - Crassus (Crasso) - Crescens (Crescenzio) - Crispinus (Crispino) - Crispius (Crispio) - Curiatius (Curiazio) - Curius (Curio) - Curtius (Curzio) - Cuspius (Cuspio).
  • D - Dafnicus (Dafnico) - Daphnus (Dafno) - Damide - Daulus (Daulo) - Decius (Decio) -  Decimus (Decimo) - Decumius (Decumio) - Didius (Didio) - Dillius (Dillio) - Difilus (Difilo) - Diodorus (Diodoro) - Diotimus (Diotimo) - Domitianus (Domiziano) - Domitius (Domizio) - Donatus (Donato) - Doricus (Dorico) - Drusus (Druso) - Duccius (Duccio) - Duilius (Duilio) - Durmius (Durmio) - Duronius (Duronio).
  • E - Ebutius (Ebuzio) - Ecdicius (Ecdicio) - Edilus (Edilo) - Edistus (Edisto) - Editus (Edito) - Egnatius (Egnazio) - Elenius (Elenio) - Eligius (Eligio) - Elpidius (Elpidio) - Elvius (Elvio) - Emilius (Emilio) - Epaphroditus (Epafrodito) - Epidius (Epidio) - Equitius (Equizio) - Eraclanius (Eraclanio) - Etius (Ezio) - Eubius (Eubio) Eubiotus (Eubioto) -  Eutropius (Eutropio) - Evagrius (Evagrio).
  • F - Fabius (Fabio) - Fabricius Fabritius (Fabrizio) - Fadius (Fadio) - Faenius (Fenio) - Falerius (Falerio) - Fannius (Fannio) - Faustulus (Faustolo) - Faustus (Fausto) - Favonius (Favonio) - Felix (Felice) - Fescennius (Fescennio) - Fidentinus (Fidentino) - Fidentius (Fidenzio) - Flavius (Flavio) - Flavonius (Flavonio) - Floridius (Floridio) - Florius (Florio) - Floronius Filodemus (Filodemo) - Filostratus (Filostrato) - Flaccus (Flacco) - Flavinius (Flavinio) - (Floronio) - Foca - Fonticellus (Fonticello) - Fufius (Fufio) - Fulcinus (Fulcino) - Fulvius (Fulvio) -  Fundanus (Fundano) - Furius (Furio).
  • G - Gabinius (Gabinio) - Galerius (Galerio) - Gaius (Gaio) - Gallius (Gallio) - Gallus (Gallo) -  Gavius (Gavio) - Geganius (Geganio) - Gellius (Gellio) - Geminius - Genialis - Genucio -Gerontius - Giorgius - Giunius - Gnaeus - Gotta - Granus - Grattius - Gratidius - Guerrinus.
  • H - Hadrianus (Adriano) - Harmatus (Armato) - Helius (Elio) - Hennius (Ennio) - Hennodius (Ennodio) - Herius (Erio) - Helvetius (Elvezio) - Helvius (Elvio) - Herennius (Erennio) - Herminius (Erminio) - Hirtius (Irtio) - Hispanicus (Ispanico) - Horatius (Orazio) - Hortensius (Ortensio) - Hosidius (Osidio) -  Hostilius (Ostilio).
  • I - Iginus (Igino) - Illiricus (Illirico) - Illus (Illo) -  Iovianus Gioviano) -  Irtius (Irzio) - Isidorus (Isidoro) - Iulius (Giulio) -  Iunius (Giunio) - Iustinus (Giustino) - Iustus (Giusto) - Iuventius (Giuvenzio).
  • L - Labienus (Labieno) - Laetonius (Letonio) - Lafrenius (Lafrenio) - Lampronius (Lampronio) - Langentis (Langente) - Larcius Lartius (Larzio) - Latinus (Latino) - Lattantius (Lattanzio) - Lelius (Lelio) - Lembius (Lembio) - Leontide - Leontius (Leonzio) - Lepidus (Lepido) - Lesbianus (Lesbiano) - Libonus (Libono) - Liburnius (Liburnio) - Licinius (Licinio) -  Lidanus (Lidano) - Lide - Ligustinius (Ligustinio) - Livius (Livio) - Lollius (Lollio) - Longinus (Longino) - Longus (Longo) - Loreius (Lorcio) - Licilius (Licilio) - Lucius (Lucio) - Lucretius (Lucrezio) - Lucullus (Lucullo) - Lupus (Lupo) - Lusius (Lusio) - Lutatius (Lutazio).
  • M - Macedonius (Macedonio) - Macrinius (Macrinio) - Macrinus (Macrino) - Maecilius (Mecilio) - Maecinius (Mecinio) - Maelius (Melio) - Mallius (Mallio) - Mamercus (Mamerco) - Manius (Manio) - Manlius (Manlio) - Manilius (Manilio) - Manlianus (Manliano) - Marcellus (Marcello) - Marcellinus (Marcellino) - Marcianus (Marciano) - Marcius (Marzio) - Marcus (Marco) - Maritimus (Marittimo) - Marius (Mario) - Martius (Marzio) - Matius (Mazio) - Maxsimius (Massimio) - Maximus (Massimo) - Maximinus (Massimino) - Maximilianus (Massimiliano) - Mauritius (Maurizio) - Meleagrus (Melagro) - Melsonius (Melsonio) - Memmius (Memmio) -Menius (Menio) - Menennius (Mennenio) - Mennenius (Menneio) - Messalus (Messalo) - Messienus (Messieno) - Metellus (Metello) - Micone - Minucius (Minucio) - Mircus (Mirco) - Modius (Modio) - Mucius (Mucio) - Munatius (Menazio) - Munius (Minio) - Murrius (Murrio) - Mustius (Mustio).
  • N - Naevius (Nevio) - Nasennius (Nasennio) - Nauius (Nauio) - Nemetorius (Nemetorio) - Nerva - Nepius (Nepio) - Nero (Nerone) - Nicus (Nico) - Nigidius (Nigidio) - Nigilius (Nigilio) - Nimfidio - Nicarcus (Nicarco) - Nipius (Nipio) - Nonius (Nonio) - Nonus (Nono) - Norbanus (Norbano) - Novius (Novio) - Noverius (Noverio) - Numerius (Numerio) - Numicius (Numicio) - Nummius (Nummio). 
  • O - Octavius (Ottavio) - Octavianus (Ottaviano) - Oculazius (Oculazio) - Ofellius (Ofellio) -  Olcinius (Olcinio) - Olconio - Onorius (Onorio) - Opimius (Opimio) - Oppius (Oppio) - Opsius (Opsio) - Oranius (Oranio) - Ortensius (Ortensio) - Otacilius, Otacillus (Otacilio) - Otalus (Otalo) - Ostilius (Ostilio) - Ostus (Osto) - Ovidius (Ovidio).
  • P - Paconius (Paconio) - Pacuvius (Pacuvio) - Paesentius (Pesenzio) - Palpellius (Palpellio) - Paolus (Paolo) - Papinius (Papinio) - Papirius (Papirio) - Patricius (Patrizio) - Paupius (Paupio) - Peltrasius (Peltrasio) - Pescennius (Pescennio) - Petellius (Petellio) - Petilius Petillius (Petilio) - Petreius (Petreio) - Petronius (Petronio) - Phileterus (Filetero) - Picus (Pico) - Picumnus (Picummo) -  Pinarius (Pinario) - Piscius (Piscio) - Pisentius (Pisenzio) - Pisone - Pittalacus (Pittalaco) - Pius (Pio) - Placidius (Placido) - Plautius (Plauzio) - Plinius (Plinio) - Plotinus (Plotino) - Plotius (Plozio) - Polibius (Polibio) - Pollius (Pollio) - Pompeius (Pompeo) - Pompilius (Pompilio) - Pompeus - Pompoius - Pomponius (Pomponio) - Pomptinus (Pontino) - Pontidius (Pontidio) - Pontius (Ponto) - Popidius (Popidio) - Popilius (Popilio) - Porcius (Porcio) - Portius (Portio) -Postumius (Postumio) - Priscus (Prisco) - Probus (Probo) - Procopius (Procopio) - Proculus (Proculo) - Prudentius (Prudenzio) - Publicius (Publicio) - Publilius (Publilio) - Publius (Publio) - Pulcrus (Pulcro) - Pollius (Pollio) - Pupius (Pupio).
  • Q - Quartus (Quarto) - Quintilianus (Quintiliano) - Quinctilius  Quintilius (Quintilio) - Quinctius (Quinzio) - Quintus (Quinto) - Quirinius (Quirino)
  • R - Rabirius (Rabirio) - Rabuleius (Rabuleio) - Ragonius (Ragonio) - Ravidus (Ravido) - Rianus (Riano) - Romanus (Romano) - Romulus (Romolo) - Rosciolus (Rosciolo) - Roscius (Roscio) - Rubellius (Rubellio) - Rubeus (Rubeo) - Rufius Rufus (Rufo) - Rufrius (Rufrio) - Rufinus (Rufino) - Rufus (Rufo) - Rullianus (Rulliano) - Rusonius (Rusonio) - Rustius (Rustio) - Rutilius (Rutilio).
  • S - Sabinus (Sabino) - Sabucius (Sabucio) - Sallustius (Sallustio) - Salonius (Salonio) - Salvius Salvus (Salvo) - Samellius (Samellio) - Saturninus (Saturnino) - Scribonius (Scribonio) - Secundinius (Secondinio) - Secundius (Secondo) - Seius (Seio) - Sempronius (Sempronio) - Sennius (Sennio) - Sentius (Senzio) - Septimius (Settimio) - Sepunius - Sepurcius (Sepurco) - Sergius (Sergio) -Sertorius (Sertorio) - Servilius (Servilio) - Servius (Servio) - Sextus (Sesto)- Sextilius (Sestilio) - Sestius - Severus (Severo) - Sicinius (Sicinio) - Sidonius (Sidonio) - Silius (Silio) - Silla - Similus (Similo) - Simplicius (Semplicio) - Sittius - Socellius - Socratius (Socrazio) - Sornatius (Sornazio) - Spartiano -Spurius (Spurio) - Stafilus (Safilo) - Staius - Statilius (Statilio) - Statius (Stazio) - Stenius (Stenio) - Stertinius (Stertinio) - Stronius (Stonio) - Suedius (Suedio) -Sulpicius (Sulpicio) - Suxessus - Svetonius (Svetonio).
  • T - Tacitus (Tacito) - Tadius (Tadio) - Tallus (Tallo) - Tanicius (Tanicio) - Tarpeius  (Tarpeio) - Tarquitius (Tarquizio) -Taurinus (Taurino) - Taurus (Toro) - Terentius (Terenzio) - Tertinius (Tertinio) - Tertius (Terzo) - Tertullianus (Tertulliano) - Tettidius - Tettienus - Tettius -Theophilus - Tiberius - Tiburtinus - Tiburtius - Tigellinus - Timarius - Titiedius - Titinius - Titius - Titurius - Titus - Topinus - Torquatus - Tranquillo - Trebatius - Trebellus - Trebonius -Tremellius - Tuccius - Tucidius - Tulmudius - Tullius
  • U - Ulpius (Ulpio) - Umbrenius (Umbrenio) - Umbrius (Umbrio) - Urgulanius (Urgulanio) - Ursus (Orso) - Uulius (Uulio).
  • V - Vagennius (Vagennio) - Vagionius (Vagionio) - Vagnus (Vanio) - Valentius (Valente) - Valentinianus (Valentiniano) - Valerianus (Valeriano) - Valerius (Valerio) - Varius (Varo) - Vassenius (Vassenio) - Vaticanus (Vaticano) - Vatinius (Vatinio) - Vedius (Vedio) - Velleius (Velleio) - Velius (Velio) - Veranius (Veranio) - Verecondius (Verecondo) - Vergilius (Virgilio) - Verginius (Virginio) - Vesnius (Vesnio) - Vesonius (Vesonio) -Vespasiano - Vesuvius (Vesuvio) - Vetius (Vezio) - Veturius (Veturio) - Vibenius (Vebenio) - Vibidius (Vibidio)- Vibius (Vibio) - Vibulanus (Vibulano) - Victorius (Vittorio) - Victricius (Vitricio) - Viducius (Viducio) - Villius (Villio) - Vincentius (Vincenzo) - Vinicius (Vinicio) - Virbius (Virbio) - Virginius (Virginio) - Vipsanius (Vipsanio) -Vipstanus (Vistano) - Viridius (Viridio) - Virius - Visolus - Vitellius (Vitellio) - Vitruvius (Vitruvio) - Volaginius (Volagino) - Volcatius (Volcazio) - Volerus (Volero) -Volumnius (Volumnio) - Volusenna (Volsenna) - Volusenus (Volseno) - Volusius (Volusio) - Vulsonius (Volsonio).
  • Z - Zosimus (Zosimo).


NOMI ROMANI FEMMINILI
  • A - Aelia (Elia) - Aemilia (Emilia) - Abeona - Abnoba - Abundantia (Abundanzia) - Acacia - Acidia - Acilla - Acme - Aebutia (Ebuzia) -  Aeclania (Eclania) - Aella (Ella) - Adriana - Agapta - Agricola - Agrippa - Agrippina - Alba - Alnia - Albina - Albinia - Alfidia - Alipia - Amadea - Amanda - Amatia (Amazia) - Amantia (Amanzia) - Ambrosia - Ambusta - Ametina - Androsilla - Anicia - Annia -Antistia - Antonia - Antonina - Apulia - Aquilia - Aquilina - Apollonia - Aprilia - Appia - Apuleia - Armenia - Arminia - Arria -Artoria - Arvina - Asilia - Aspasia - Atella - Atia (Azia) - Atria - Attilia - Attica - Attix (Attica) - Aternia - Atullia - Augustalia - Aula - Aurelia - Aurora - Augusta - Ausonia - Autronia - Auxilia (Ausilia) - Aventina - Avidia.
  • B - Bactria - Baebiana (Bebiana) - Balba -  Balbina - Balduina -Basilea - Barbia - Barria - Belisaria - Benedicta (Benedetta) - Betitia (Betizia) - Bibia - Bibiana - Bicula - Blanda - Bona - Bonifatia (Bonifazia) - Bruttia (Bruzia).
  • C - Caecilia (Cecilia) - Caelia (Celia) - Calliope - Calida - Calpurnia - Calvina - Camilla - Candidia - Candidiana - Carantia (Caranzia) - Caria - Carvilia - Cassia - Cassiana - Castria - Catula - Cecilia - Cencia - Cenisia - Cesezia - Cestilia - Cicurina - Cincinnata - Cinna - Cintia (Cinzia) - Citera - Clara - Claudia - Clelia - Cleia - Cleontide - Clodia - Clovia - Collatina - Cominia - Cornelia - Cornuta - Costantia (Costanza) - Costantina - Cossutia (Cossuzia) - Crisilla - Crispina - Curiatia (Curiazia) - Curia - Curtia (Curzia).
  • D - Dacia - Decia - Decima - Decumia - Demo - Desideria - Didia - Diotima - Decmidia  (Demidia) - Derclide - Diana - Domitia (Domizia) - Domitiana (Domiziana) - Domitilla - Domna (Donna) - Donata - Dora - Doride - Drauca - Drusa - Drusilla - Duilia - Durmia.
  • E - Egnatia (Egnazia) - Elenia - Elionora - Emilia - Ennia - Ennodia - Enotria - Eona - Epidia - Eraclania - Erennia - Erminia - Ermonasia - Ermonassa - Esquilina - Etia (Ezia) - Etruscilla - Euphemia (Eufemia) - Eumenia - Euplia - Eutropia.
  • F - Fabia - Fabiola - Fabricia - Fabritia (Fabrizia) - Facilis (Facile) - Facuvia - Fadia - Fannia Faleria - Fausta - Faustina - Faventina - Favonia - Fauna - Felicia - Feliciana - Felicina - Felicla (gattina) - Felicula (gattina) - Ferentia (Ferenzia) - Ferentina - Fescennia - Fidentia (Fidenzia) - Fides (Fede) - Filenide - Filinna - Filippa - Filomela - Filumena -  Flacilla-  Flaminia - Flamma (Fiamma) -  Flavia - Flaviana - Flora - Floriana - Floronia - Filippa - Fosca - Franca - Fulva - Fulvia - Fumilla - Furia.
  • G - Gabinia - Gaia - Galatea - Galeria - Galla - Gavia - Gelaria - Gelasia - Gellia - Gemina Geminia - Geminiana - Genicia - Germana - Giovenzia - Giunia - Giunonia - Gloria - Gnea - Gotta - Grata - Gratidia.
  • H - Hecatia (Ecazia) - Helena (Elena) - Helia (Elia) - Hennia (Ennia) - Herennia (Erennia) - Herminia (Erminia) - Hilaria (Ilaria) - Honoria (Onoria) - Hortensia (Ortensia) - Hortia (Orzia) - Hosidia (Osidia) - Hostia (Ostia) - Hostilia (Ostilia).
  • I - Igina - Ignatia (Ignazia) - Iliade - Illirica - Iocunda (Gioconda) - Ionide - Ioviana (Gioviana) - Ipsitilla - Iris - Isaura - Isis (Iside) - Italica - Iugurta (Giugurta - sia m. che f.) - Iulia (Giulia) - Iuliana (Giuliana) - Iunia (Giunia) - Iuniana - Iuno - Iustina - Iuventia - Iuventilla.
  • L - Laevina (Levina) - Lampronia - Larentia (Larenzia) - Lartia (Larzia) - Latina - Latona - Leonia - Leontia (Leonzia) - Lepida - Lesbia - Lesbiana - Letitia (Letizia) - Licia - Licinia - Liciniana - Lisistra - Livia - Liviana - Livilla - Lollia - Longina - Lorentia (Lorenzia) - Lucia -Luciana - Lucilia - Lucilla - Lucina - Lucretia - Luculla - Ludmilla - Luna - Lunaria - Luperca - Lupina - Lupa - Luteia.
  • M - Macula - Maecia (Mecia) - Maenia (Mania) - Malleola - Mamertia (Mamerzia) - Manlia -Manilia - Magia - Marcella - Marcellina - Marcia (Marzia) - Margarita (Margherita) - Marina - Mariniana - Marmeia - Massima - Massimina - Marta - Martia - Matidia - Matina - Mauritia - Melania - Melita - Melo - Melsonia - Mena - Menecratide - Menenia - Menennia - Mennia - Menofila - Merula - Messala - Messalina - Metella - Metronia - Minervina - Minucia - Mirta - Modesta - Mocia - Modia - Munia - Mustia - Murena - Mutia.
  • N - Naevia (Nevia) - Nautia (Nauzia) - Neronia - Nigra - Nocella - Novellia - Novia - Numeria - Numicia - Numidia - Numisia.
  • O - Ocella - Octavia (Ottavia) - Ofellia (Ofelia) - Opimia - Oppia - Oppidia - Orestilla - Oria -Oriana - Orsinia - Ortensia - Ovidia.
  • P - Pacila - Pacuvia - Paetina (Petina) - Paola - Papia - Papinia - Papiria - Paplianilla - Parisa -Patricia (Patrizia) - Paula (Paola) - Paulina (Paolina) - Perenna - Pero - Petronia - Pia - Placidia - Plautia (Plauzia) - Plinia - Plotina - Pobilia - Polibia - Polla - Pollia - Pompea - Pompeia - Pompilia - Pomponia - Popidia - Popillia - Poppaea - Porcia - Portia (Porzia) - Postumia -Prenestina - Prima - Primigenia - Primula - Prisca - Priscilla - Proba - Procopia - Procula -Prodice - Publia - Publicola - Pulcheria - Pulcherrima - Pulcra - Pulla - Pulsatilla - Pulvilla - Pupia - Purpurea.
  • Q - Quarta - Quieta - Quinctia (Quinzia) - Quinctilia (Quintilia) - Quinctilla (Quintilla) - Quinta - Quintia (Quinzia) - Quintilia - Quirina.
  • R - Rabuleia - Regilla - Regina - Regula - Rodoclea - Rodope - Romana - Romea - Romilia -Romula - Romulea - Rosa - Rubelia - Rubidia - Rufia - Rufina - Rutilia.
  • S - Sabina - Sallustia - Salonia - Salvia - Samellia - Satira - Satura - Saturnina - Sava - Saveria Scaeva (Sceva) - Scaptia (Scazia) - Scribonilla - Secunda - Semplicia - Sempronia - Sentia (Senzia) - Sentilia - Septilia - Septimia (Settimia) - Serena - Sergia - Sertoria - Servia - Servilia - Sestilia - Sestia (Sesta) - Severa - Severina - Silia - Silana - Silvana - Socratia (Socrazia) - Spuria - Statilia - Stenelaide - Structa - Sufficia - Sulpicia - Sura.
  • T - Tacita - Tarpeia - Taura - Terentia (Terenzia) - Termantia (Termanzia) - Tertia (Terza) - Tertullia - Tertulliana - Theophila (Teofila) - Tiberia - Tigellia - Tigellina - Timo - Titia (Tizia) - Titiana (Tiziana) - Titinia - Torquata - Tosca - Tranquilla - Traustila - Trebonia - Trezene - Triaria - Tricotilla - Tromentina - Tullia - Turia - Tuscia - Tutiria.
  • U - Ulpia - Umbra - Urbana - Urgulana - Urginalla - Ursa - Ursula.
  • V - Valeria - Vaticana - Vatinia - Velia - Velina - Vera - Verania - Verecondia - Vergilia - Verginia - Verina - Verrina - Vesonia - Vespasia - Vespasiana - Veturia - Vibia - Victoria (Vittoria) - Violentilla - Virginia - Vinicia - Virgula - Vipsana - Vistilia - Vitellia - Vitula -Vitruvia - Volumnia - Volusia - Voturia.
  • Z - Zenobia - Zenofila - Zosima.

Vedi anche: I COGNOMI ROMANI


BIBLIO

- George Davis Chase - The Origin of Roman Praenomina - in Harvard Studies in Classical Philology - vol VIII - 1897 -
- Edward Gibbon - Nomina Gentesque Antiquae Italiae  -1763-1764 -
- Mario Enzo Migliori - L’Origo Gentis Romanae. Ianiculum e Saturnia - 2015 -
- Teodoro Amayden - Storia delle famiglie romane - Collegio Araldico di Roma - Vol. I -
- Andrea Frediani, Sara Prossomariti - Le Grandi Famiglie di Roma Antica - Roma - Newton Compton Editori - 2014 -


TEMPIO AEDES CERERIS LIBERAE LIBERI


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AL CENTRO IL TEMPIO DI CERERE AVENTINA


LA STORIA 

"Nei primi anni della repubblica: nelle distrette d'una grave carestia, i libri sibillini, all'uopo interrogati, suggerirono di placare gli dei greci Demetra, Dioniso e Core, ai quali il dittatore Aulo Postumio votò, nell'anno 496 a.c., un tempio, che sorse presso il Circo Massimo, e fu poi dedicato tre anni più tardi, e alla cui decorazione lavorarono due artisti greci, Damofilo e Gorgaso."

Quando il tempio venne distrutto da un incendio nell'anno 31 a.c., fu sostituito con un altro, fatto costruire da Augusto e terminato al tempo di Tiberio, nel 17 d.c. Come luogo di provenienza del nuovo culto i Romani indicarono più tardi l'antico tempio di Demetra e Core a Enna di Sicilia. 

Considerando però la data molto antica della erezione di esso (496 a.c.), sembra più probabile che sia arrivato a Roma attraverso le città della Magna Grecia; tanto più che è noto essere stati i culti di Demetra e di Dioniso molto fiorenti nella Campania, e che dalla Campania, e precisamente da Napoli e da Velia, si facevano venire di preferenza le sacerdotesse, per celebrare in Roma i misteri di Cerere.

Entrò così nella religione romana una nuova triade divina, d'origine greca, i cui membri non mantennero però il loro nome originario (come accade, per es., per Apollo, per Ercole, per Esculapio), ma assunsero senz'altro il nome e la figura di quelle divinità indigeti, alle quali sembravano più somiglianti: sicché Demetra fu identificata con Cerere, Dioniso e Core con Libero e Libera, divinità anche queste dell'antico Lazio.

CERERE DI EMERITA AUGUSTA
Il tempio comune si chiamò ufficialmente aedes Cereris Liberi Leraeque; più semplicemente, aedes Cereris, giacché Cerere prese subito il posto principale nella nuova triade.

Perciò, la festa anniversaria della dedicazione del tempio fu assegnata al giorno delle Cerialia (19 aprile), e i giochi relativi furono detti ludi Ceriales, e le sacerdotesse addette al culto della triade designate come "sacerdotes publicae Cereris populi Romani Quiritium".

Sui nuovi sviluppi del culto di Cerere in Roma, dopo la sua assimilazione con la greca Demetra, abbiamo le seguenti notizie: nell'anno 217 a.c.,

- Per la prima volta sappiamo che fu compresa in un lettisternio di dodici Dei e appaiata, in questo rito, con Mercurio;

- Da allora si tennero ripetutamente nel suo tempio supplicazioni, per suggerimento dei libri sibillini.

- Press'a poco negli stessi anni, fu introdotta nel suo culto romano una cerimonia propria del rito greco di Demetra, il sacrum anniversarium Cereris.

- Scopo principale della festa era una rievocazione delle nozze di Persefone e di Plutone, con i relativi episodi del ratto e del ritorno di Persefone.

Alla cerimonia, che si celebrava secondo il rito greco dei misteri, partecipavano le matrone romane, in abito bianco e con particolare acconciatura del capo, accompagnate e presiedute dalle sacerdotesse della Dea, che, come abbiamo detto, si facevano venire dalle città della Magna Grecia.

- Per tutta la durata della festa, che cadeva in agosto, probabilmente intorno al 10, così le matrone romane come le sacerdotesse dovevano astenersi da qualunque rapporto sessuale e rimanere perciò separate dai loro mariti, ed evitare pure di mangiare pane; il rito vietava anche libagioni di vino.

- I ludi Ceriales ci sono testimoniati come feste a data fissa per la prima volta nell'anno 202: duravano otto giorni, dal 12 al 19 aprile, e consistevano in divertimenti di vario genere, di cui era parte principale una caccia alla volpe, nella quale si facevano correre gli animali con fastelli in fiamme legati alla coda (!).

- L'ultimo giorno era riserbato ai giochi del circo. Finalmente, nell'anno 191 a.c., fu introdotta, sempre dietro indicazione dei libri sibillini, un'altra festa: lo ieiunium Cereris, cioè un digiuno in onore di questa Dea, a espiazione di sinistri prodigi verificatisi. Fu prima quinquennale; dal tempo di Augusto in poi annuale, e ricorreva il 10 ottobre.

Rilievo fine del V sec. a.c, marmo pentelico con dedica a Demeter, rinvenuto negli anni '30, tra le fondazioni del Palazzo della Banca d'Italia e in cui oggi si trova la Questura. In esso appaiono: Kore nell'atto di sollevare il lembo della veste, un peplo dorico con kolpos e apoptygma; Demetra mentre regge una lunga torcia che poggia a terra.


LA STRUTTURA DEL TEMPIO SUL MODELLO ETRUSCO

CERERE E TELLURE

La Dea Cerere, così trasformata dall'influsso della greca Demetra, venne in nuovi rapporti con Tellure, e, talora, la sostituì, in certe attribuzioni per le quali la Tellure, o Tellus, romana somigliava piuttosto a Demetra che non alla originaria Cerere: così la troviamo quale Dea romana delle nozze, al posto dell'antica Tellure, per influsso della greca Demetra (legifera Ceres, in Virg., Aen., IV, 58).

A essa è rivolta più tardi, invece che a Tellure, nel rito funebre, l'offerta della porca praesentanea, e l'ingresso nell'oltretomba si chiama mundus Cereris, mentre in origine la Dea romana rappresentante dell'oltretomba non era stata Cerere, ma Tellure.



CERERE E LA PLEBE

Va infine ricordata la stretta relazione in cui il santuario di Cerere venne a trovarsi, fin dai primi decenni del sec. V a.c., con la plebe e con i suoi edili: sicché non pare possa mettersi in dubbio che questi magistrati plebei abbiano avuto il loro nome dal tempio, sia che questo si dicesse l'aedes per antonomasia o che quelli si chiamassero aedilei Cereris (poi semplicemente aediles), come mostrerebbe la denominazione di "aediles plebei Ceriales", introdotta da Cesare.

Forse, a parte la tradizione, il tempio fu edificato, nel corso del sec. V, da qualche plebeo o dalla plebe stessa: certo è che là si conservava, sotto la sorveglianza dei due edili, l'archivio della plebe e anche il suo tesoro, costituito dall'ammontare delle multe imposte dai magistrati plebei. E del resto la plebe festeggiava, in modo speciale, con riunioni e conviti le Cerialia.

In epoca imperiale, Cerere divenne soprattutto la Dea del frumento; e, in tale funzione, ebbe a compagna e satellite Annona (v.). Fra le provincie, quella che più vide fiorire il culto di Cerere fu l'Africa, in grazia appunto della sua ricca produzione di cereali; ivi spesso, al posto del nome della Dea, troviamo il plurale Cereres, con evidente allusione a Cerere e Proserpina, in dipendenza, probabilmente, del culto siciliano di Demetra e Core (v. Toutain, Les cultes païens dans l'Empire rom., I,1, 345 segg)





LA LOCAZIONE

Il tempio congiunto a Ceres, Liber Pater e Libera (equivalente a Demetra, Dioniso, e Kore: Dion Hal., Ant. Roma 6.17.2), di solito abbreviato a 'aedes Cereris' Circus Maximus (es. Vitr., De arch. 3.3.5: specie aedium ... uti est ad circum Massimo Cereris; Plinio NH 35.154: Cereris aedem ... ad Circus Massimo; Tac., Ann. 2.49: Libero Liberaeque et Cereri iuxta cir Maximum) e nei pressi dei templi di Flora e Luna. 

Non ne sono stati identificati i resti. Venne molto considerato anche per la sua immagine di Ceres, la "prima immagine di bronzo di una divinità a Roma" (Plinio, NH 34.15) e per le opere d'arte squisita lì esposte (Strabone 8.6.23, Pliny, NH 35.24, 35.154-55)

Secondo altri studiosi le divinità in questione erano peraltro antichissime, fra le prime create nel Lazio e facenti parte degli Dei Indigetes, a cui si sovrapposero successivamente le divinità greche.



LA BATTAGLIA

"Al timore di una nuova guerra sabina si aggiungeva la notizia, abbastanza certa, che trenta città si erano strette in giuramento sotto l'impulso di Ottavio Mamilio. Fu così che si affacciò per la prima volta l'idea di creare un dittatore."

DEA CERERE
Trenta città nemiche si erano alleate per distruggere Roma, allora il Senato di Roma nominò dittatore Aulo Postumio che reclutò le solite 4 legioni di 24.000 fanti e 3.000 cavalieri. 

« ...La notizia della presenza dei Tarquini tra le file latine suscitò un'indignazione tale nei Romani da non poter rimandare ulteriormente lo scontro. Per questo la battaglia non ebbe precedenti quanto a ferocia e accanimento. Infatti i comandanti non si limitarono a dirigere le operazioni, ma si buttarono di persona nella mischia.  Perfino Tarquinio Superbo che pure era appesantito e indebolito dall'età stava in prima fila... Il comandante latino fece avanzare una coorte di esuli di Roma comandata dal figlio di Lucio Tarquinio. E proprio grazie ad essa poté rialzare per un po' il livello dello scontro.. quasi nessun membro dei due stati maggiori, salvo il dittatore romano, uscì indenne dallo scontro... »

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri)

La battaglia era lunga e i Romani allo stremo. Postumio allora chiese ai cavalieri di scendere dai cavalli e aiutare i fanti nelle loro azioni. Una tattica che un giorno userà anche Giulio Cesare.
Livio:

"Essi obbedirono all'ordine; balzati da cavallo volarono nelle prime file e andarono a porre i loro piccoli scudi davanti ai portatori di insegne. Questo ridiede morale ai fanti, perché vedevano i giovani della nobiltà combattere come loro e condividere i pericoli. I Latini dovettero retrocedere e il loro schieramento dovette ripiegare."



LA LEGGENDA

Postumio, oltre all'aiuto dei cavalieri chiese un aiuto ai Dioscuri, i divini Castore e Polluce, facendo voto, come si usava, di dedicare loro un tempio in cambio dell'aiuto che portasse alla vittoria.

Si videro allora comparire due giovani guerrieri che nessuno dei Romani conosceva. Montati su cavalli bianchi si lanciarono nelle prime file trascinando i Romani alla vittoria.

Al termine della battaglia scomparvero riapparendo dentro le mura di Roma per portare ai cittadini la notizia della vittoria, poi, dopo aver abbeverato i cavalli alla fonte Giuturna, scomparvero.

Questo episodio portò per la prima volta nell'Urbe il culto dei Dioscuri (Dei Obscuri). Postumio poi sciolse il voto innalzando presso la fonte Giuturna un tempio a Castore e Polluce.

Ma c'era un altro tempio che era stato votato in anticipo, nel 496 a.c., e il dittatore Aulo Postumio lo disse voluto da un responso dei Libri Sibillini.

In realtà il voto di tale tempio, alla vigilia dell'importante Battaglia del Lago Regillo, dove Roma corse uno dei suoi più alti pericoli, con i Latini assoggettati fino ad allora che fecero causa comune con Tarquinio il Superbo, cacciato da Roma ed una parte degli Etruschi, doveva spingere la classe plebea a partecipare al conflitto. 

Il tempio infatti assunse fin dalla sua dedica, avvenuta nel 494 ad opera di Spurio Cassio Vecellino, connotazioni fortemente plebee. Il santuario infatti era dedicato alla triade di origine dionisiaca di Libero, Libera e Cerere, che si disse trasposizione latina degli Dei Demetra, Dioniso e Core. Questo tempio venne visto come la risposta plebea al tempio "aristocratico" della triade capitolina, (Giove, Giunone e Minerva), anch'esso con un tipo di culto triadico.

Cicerone sostiene che le sacerdotesse dedite al tempio suddetto provenissero solo ed esclusivamente dalla Magna Grecia (essendo il culto d’importazione greca), ma è un'informazione altamente opinabile. Infatti il culto di Libero e Libera era puramente latino, un culto antichissimo con una Dea madre che alleva un figlio-vegetazione che nasce e muore ogni anno, sostituito poi con la coppia adulta di Libero e libera. 

Non è vero, come alcuni sostengono, che la madre facesse assurgere il figlio a proprio paredro, o marito, è che, col passaggio sempre più pronunciato al patriarcato, il paredro non era più figlio ma paredro adulto, insomma fu una trasformazione.



LE VICENDE

Un illuminante episodio dimostra le implicazioni politiche del tempio, quando, nel 485 a.c., fu dedicato un simulacrum bronzeo, quindi una statua, da inserire nel tempio, grazie ai beni confiscati al democratico filo-plebeo Spurio Cassio Vecellino, una ritorsione aristocratica alle ambizioni democratiche di Cassio proprio nella roccaforte plebea che lui difendeva.

( Livio, XXVII, 6.19. - Dione Cassio, Historia Romana, L, 10; - Tacito, Annales, II, 49)

DEA LIBERA  (?)
Tuttavia nel 210 a.c., gli Edili plebei, Quinto Cazio e Lucio Porcio Licino, fecero costruire col denaro ricavato dalle multe comminate ai patrizi, alcune statue di bronzo dedicate al tempio di Cerere ed organizzarono i giochi con il fasto che l'epoca consentiva, in piena II guerra punica.

Il Tempio di Ceres era un luogo dove i plebei si autoidentificavano. L'edificio aveva un aspetto straordinariamente antico e Vitruvius (cit. Cit.) lo cita come esempio primario dello stile toscano poco prima che venisse distrutto dal fuoco nel 31 a.c.., anno della battaglia di Azio (Dio Cass. 50.10.3, cfr Strabo 8.6.23). 

Notevolmente, Augusto iniziò la sua ricostruzione (insieme al vicino Tempio di Flora e al Tempio di Iano presso il Foro Olitorio; RG 19-21 non è altro che questo aedes) e la sua ridedicazione non avvenne prima del 17 d.c. (Tac. , Ann 2.49: "coeptasque ab Augusto dedicavit" [Tiberius]), il che significa che questo santuario importante rimase sia una rovina che in cantiere durante tutto il periodo di Augusto. Venne riconsacrato solo nel 17 d.c. dal successore di Augusto, Tiberio.

La testimonianza più dettagliata per la posizione del tempio deriva da Dionigi di Halicarnasso, che lo descrive come "alla fine del Circo Massimo, direttamente sopra le porte di partenza" (Ant. Rom. 6.94.3). Pertanto il suo posto sul pendio più basso della punta nord aventina, appena sopra la testa del Circo, è concordato (Richardson 80, Coarelli LTUR I, 261). 



AEDES E TEMPIO

Il templum è tale in virtù della inauguratio compiuta dallo augure. La aedes invece non è inaugurata; è consacrata dal pontefice e dedicata dal magistrato; per i quali due atti diviene proprietà della divinità cui essa è dedicata. Quindi può essere templum anche un sito o un edificio di uso civile (p. es., il Comizio, la Curia); la aedes è sempre un edificio di culto.

Quando un edificio è inaugurato, consacrato e dedicato, è templum e aedes; è adibito al culto, ma può essere adibito anche a funzioni civili (p. es., riunioni del Senato). Il giorno della dedicatio è il dies natalis della aedes, e se ne celebra ogni anno la ricorrenza. La aedes, perché sacra, cioè proprietà della divinità, è inviolabile e non è commerciabile; il suo patrimonio è commerciabile, purché risponda allo scopo per il quale è costituito.

DIO LIBERO POI DIVENUTO DIONISO


DESCRIZIONE

Marco Vitruvio Pollione, nel II libro del suo trattato "De architectura" ci descrive il tempio come aerostilo, termine con cui Vitruvio indicava un tempio che avesse l'intercolumnio (distanza tra le colonne) con una larghezza maggiore di tre metri. Areostilo sarebbe anche il tempio etrusco, e i templi romani edificati su modello etrusco, se ne può dedurre che la trabeazione dovesse essere di legno per alleggerirne il peso sulle colonne. 

Aggiunge inoltre che il tempio era "schiacciato" ossia largo e basso, tipico di un genere di tempio di ordine tuscanico. Anche la decorazione del frontone era di tipo etrusco, ornato infatti con terrecotte. I muri della cella erano stati decorati successivamente da pitture di Damophilos e Gorgasos, artisti magnogreci di grande valore.

Il tempio divenne ben presto il centro dell'organizzazione politica ed economica della plebe, che proprio sull'Aventino aveva la sua storia e i suoi templi stranieri e plebei. Basti pensare alla famosa secessione plebea sull’”Aventino”, appena due anni dopo l’inizio della costruzione del Santuario. 

Il tempio, esastilo e con la statua della Dea al centro, mentre ai due lati c'erano le statue di Ade e Proserpina, serviva anche come quartier generale degli edili plebei e ospitavano il loro archivio, con copie dei decreti del Senato (Livy 3.55.13). Inoltre, il tempio disponeva dell'asilo Cereris, luogo di rifugio dove il pane era distribuito ai poveri (Varro in Non 63.1-4 Lindsay, cfr Coarelli, LTUR I, 130).



LETTERE DI PLINIO IL GIOVANE

"Per un avvertimento degli aruspici debbo ricostruire, abbellendolo e ingrandendolo, il tempio di Cerere che è nei miei possedimenti, ed è assai vecchio e angusto mentre per altro nel giorno stabilito è largamente visitato.

Infatti alle Idi di settembre da tutta la regione confluisce una gran folla, si trattano molti affari, si fanno e si compiono molti voti. Ma non v'è nei pressi nessun riparo dalla pioggia e dal sole.

Darò pertanto prova di munificenza e al tempo stesso di religiosità se farò costruire un tempio il più bello possibile, cui affiancherò un porticato, quello per uso della dea, questo per gli uomini.

Vorrei perciò tu comperassi quattro colonne di marmo, secondo il tuo gusto, e comperassi dei marmi per rivestire il pavimento e le pareti.

Bisognerà anche far fare una statua di quella dea, giacché quella antica di legno è smozzicata in parecchi punti a cagione della sua vetustà. Quanto al porticato, non mi viene in mente nulla per ora, che tu debba ricercare costì, se non forse che tu mi mandi un disegno adatto al luogo.

Non posso infatti circondare tutto il tempio: giacché il terreno ove esso sorge è limitato da una parte dal fiume con delle rive scoscese e dall'altra dalla strada.

Oltre questa vi è uno spazioso prato, che sarebbe un luogo abbastanza adatto per sviluppare, in faccia al tempio, il colonnato; se però non troverai una miglior soluzione tu, che sei capace con la tua bravura di superare gli ostacoli del terreno. Addio. "


Molti culti a Roma e nel Lazio si sovrapposero gli uni agli altri perdendo il loro carattere originario. Di certo Libero e Libera dominarono tutta la vita agreste romana, segnando con le feste i vari appuntamenti dell'agricoltura, quando i contadini si univano fra loro per la raccolta dei frutti della terra o per ringraziare gli Dei del raccolto.


BIBLIO

- Philippe Borgeaud - Avec Doralice Fabiano - Perception et construction du divin dans l'Antiquité - Genève - Droz - 2013 -
- Sant'Agostino d'Ippona - De Civitate Dei - IV -
- Walter Burkert - Antichi culti misterici - Laterza - Bari-Roma, 1987 -- J. Eckhel - Doctrina numorum veterum - IV - Vienna - 1794 -
- G. Wissowa - Liber - in Roscher - Lexikon - II - coll. 2021-2029 -
- G. Wissowa - Libera - in Roscher - Lexikon II - coll. 2029-2030 -
- Renato Del Ponte - Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica - ECIG - Genova - 1985 -






 

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