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GAIO CASSIO LONGINO - G. CASSIUS LONGINUS (Cesaricida)


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GAIO CASSIO LONGINO

Nome: Gaius Cassius Longinus - Gaio Cassio Longino
Nascita: 86 a.c.
Morte: 42 a.c.
Moglie: Tertullia
Suocera: Servilia, amante di Cesare
Gens: Cassia

« Fiat iustitia et pereat mundus! »
« Sia fatta giustizia e perisca pure il mondo! »
(Gaio Cassio Longino, in Svetonio, Cesare)


Gaio Cassio Longino fu tra i promotori se non il promotore della più famosa congiura della storia: la congiura contro Giulio Cesare alle Idi di Marzo del 44 a.c. che portò all'assassinio di uno degli uomini più straordinari della storia. Cassio era membro della gens Cassia, gens che aveva scalato molte cariche dello stato riuscendo perfino a procurarsi dei consoli. Plutarco riferisce che fosse un seguace di Epicuro.

Il matrimonio di Cassio con Tertulla, figlia di Servilia (eterna amante di Cesare) lo avvicinò agli optimates ma soprattutto a Marco Porcio Catone Minor (Catone l'Uticense). Si sa che nel 53 a.c. riuscì a salvarsi nel disastro romano della battaglia di Carre salvando anche la parte di esercito che lui guidava decidendo di riparare in Siria per un certo tempo.

Tornato a Roma e spinto dai suoi sentimenti repubblicani fu uno degli irriducibili nemici di Cesare. I congiurati, guidati da Marco Giunio Bruto e Cassio Dione, temevano, a detta di alcuni studiosi, che il dittatore, dopo le Gallie, potesse conquistare anche il potere assoluto nell’Urbe.

Ma in realtà Cesare aveva già il potere assoluto, era una storia antica, subita spesso dai grandi personaggi della storia, specie da quelli che avevano capacità straordinarie rispetto al resto della popolazione, personaggi odiati perchè fortemente invidiati, come appunto Giulio Cesare, ma pure Scipione l'Africano che dovette autoesiliarsi dopo aver salvato Roma dai Cartaginesi e e lo stesso Annibale che anch'egli tradito dai suoi connazionali dovette suicidarsi.

Fatto sta che Cesare rimase nella memoria dei posteri come il più grande generale e condottiero della storia, che venne assassinato a cinquantacinque anni e fu annoverato tra gli Dei, non per volere dei suoi amici ma del popolo intero che sulla sua pira bruciò gioielli, stoffe preziose ed armi. Ancora oggi, dopo duemila anni, vengono lasciati dai visitatori fiori sulla sua tomba.

Cesare era uomo intelligentissimo e perfettamente conscio della sua supremazia intellettiva, delle sue grandi abilità e del suo grande coraggio. Non a caso il grande Mario lo aveva istruito in palestra sia fisicamente che intellettualmente avendo riscontrato in lui un valido erede. Non a caso Silla dichiarò di aver visto in lui venti Mario riuniti in quel coraggioso ragazzo. Ma fu proprio per queste immense doti che venne ucciso. Silla, molto più crudele e subdolo non subì alcun attentato, nemmeno quando abdicò al suo potere.

GIULIO CESARE

SEGUACE DEL I TRIUNVIRATO

Partecipò alla guerra contro i Parti, al fianco di Marco Licinio Crasso, membro del I triumvirato, che voleva una vittoria militare per guadagnarsi prestigio come Cesare e Pompeo per cui attaccò l'Impero dei Parti. Nella successione al trono dei Parti i Romani appoggiavano Mitridate, ma vinse Orode e Mitridate chiese il loro intervento.

Secondo Plutarco, la decisione di attraversare il deserto fu presa dopo che tre nobili Parti, presentatisi orribilmente mutilati, convinsero Crasso di volersi vendicare per le torture subite e gli consigliarono di seguire un percorso alternativo, per sorprendere le forze partiche stanziate nel deserto. Crasso seguì il consiglio avventurandosi tra le sabbie, ma i nobili si erano fatti mutilare per tendergli il tranello.

Così i Parti, invece di accettare uno scontro campale attaccavano con gli arcieri a cavallo, dileguarsi prontamente. Crasso pensò che i Parti fossero codardi, incapaci di un confronto aperto, invece quelli attaccarono quando i romani furono stanchi di correre nel deserto.

I Romani ormai stremati fuggirono nel loro accampamento per la notte, ma Crasso decise di lasciare i feriti ai nemici rifugiandosi nella roccaforte di Carre, ma invece di resistere aspettando rinforzi e contro la volontà di Cassio, fuggì a nord, dove fu intercettato da Surena e annientato vicino ad Orfa.



SCHIERATO CON POMPEO

Solo i 10.000 soldati di Cassio si salvarono, rifugiandosi in Siria. Tornato a Roma fu nominato tribuno della plebe nel 49 a.c., e nella guerra civile si schierò con Pompeo, che gli affidò alcune navi nelle acque del Mediterraneo.

Cassio fu tribuno della plebe nel 49 a.c., combattè al fianco di Pompeo l'anno seguente nella battaglia di Farsalo. Cesare, sconfitto il Magno, volle perdonare chi aveva combattuto contro di lui e tra i graziati ci fu Cassio. Nonostante graziato, Cassio continuava tuttavia a covare sentimenti contro la dittatura cesariana temendo volesse farsi re, o almeno così si vuole credere.

Fu dunque Cassio, assieme ai due Bruti (Marco Giunio e Decimo Bruto Albino) la mente della congiura contro il dittatore, che fu sempre anche l'amante palese di sua madre, alle Idi di marzo. Cesare si apprestava a partire per l'Asia per sconfiggere una volta per tutti i Parti, cosa che sicuramente avere compiuto gloriosamente annettendo a Roma nuove ricchezze e nuovi territori che nessun altro era in grado di fare, e allora i congiurati entrarono in azione prima della partenza del dittatore perchè con un'eventuale altra vittoria l'avrebbe reso più invincibile e inattaccabile.

Purtroppo non fu il timore che Cesare volesse farsi re, era troppo intelligente per volerlo anche perchè coi suoi titoli egli aveva già i poteri di un re, ma fu la grande invidia contro questa sua superiorità la ragione per cui molti lo invidiavano e odiavano, e l'invidia è la belva più pericolosa al mondo.



SCHIERATO CON CESARE

Dopo la battaglia di Farsalo e la morte di Pompeo, egli decise di beneficiare della clemenza di Cesare: lo raggiunse in Cilicia, vicino Tarso, da dove il dittatore stava pianificando l'attacco a Farnace.



IL COMPLOTTO CONTRO CESARE

Nonostante il suo rapporto con Cesare si fosse consolidato, Cassio decise, nel 44 a.c., di organizzare il complotto che lo portò alla morte.

Dopo l'assassinio del dittatore, Cassio insieme a Bruto, fuggì da Roma, temendo Marco Antonio e il giovane Ottaviano, ma Cassio e Bruto vennero sconfitti nella battaglia di Filippi il 3 ottobre del 42 a.v. e si suicidarono.

Cassio viene definito da più fonti come Ultimus Romanorum per aver difeso la repubblica, ma in effetti aveva difeso i patrizi dai popolares che cesare rappresentava. Aveva dato amplissime cariche pubbliche ai plebei, soprattutto in senato a premiava i militari a seconda del loro valore e non del loro ceto sociale.

Morì a cinquantacinque anni e fu annoverato tra gli dei, non per volere di pochi ma per intima convinzione del popolo intero. Dei suoi assassini, nessuno sopravvisse più di tre anni e nessuno morì di morte naturale. Tutti, dopo essere stati condannati, per un verso o per l’altro, morirono tragicamente, chi per naufragio, chi in battaglia. Alcuni, poi, si uccisero con lo stesso pugnale con il quale avevano assassinato Cesare.

L'ASSASSINIO DI CESARE

IL SEGUITO

Morto il dittatore, Cassio e Bruto, subito dopo il funerale del Divus e l'orazione di Marco Antonio, partirono per l'Oriente per timore di rappresaglie della plebe contro i cesaricidi. Da varie epistole scritte a Cicerone, di cui una poco prima della battaglia di Mutina (od.Modena nel 43 a.C), il cesaricida informò l'arpinate che stava ottenendo buoni risultati in Oriente.

Uno di questi risultati fu quello di far passare dalla sua parte la guarnigione cesariana di Apamea assieme ai suoi comandanti, Lucio Staio Murco e Quinto Marcio Crispo. A dar manforte a Cassio arrivò anche Aulo Allieno con quattro legioni ( queste quattro legioni unite a quelle sei di Apamea facevano dieci e tutte pronte allo scontro contro i Triumviri) provenienti dall'Egitto. Queste legioni dapprima attaccarono Publio Cornelio Dolabella, che aveva sconfitto e ucciso un altro cesaricida, ovvero Gaio Trebonio.

Inoltre i triumviri (Ottaviano, Marco Antonio e Lepido) avevano emanato la Lex Pedia che condannava all'esilio i cesaricidi. Bruto e Cassio combatterono strenuamente a Filippi (od.Macedonia) nel 42 a.c. ma entrambi capitolarono. Cassio fu sconfitto da Antonio e ritenendo a torto che anche Bruto fosse stato sconfitto da Ottaviano ordinò al suo schiavo Pindarus di ucciderlo.

Lo schiavo usò la stessa daga che Cassio aveva usato nella congiura contro Cesare. Nei secoli successivi la figura di Cassio assunse toni sempre più negativi in quanto visto come traditore mentre Cesare sarà onorato per sempre.



I 22 CESARICIDI E LA LORO FINE

CESARIANI

- Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Minucio Basilo, cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Publio Servilio Casca, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Tillio Cimbro, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Trebonio, cesariano, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..


REPUBBLICANI

Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano.
Gaio Cassio Parmense, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano ad Atene (catturato dopo Azio, 31 a.c.).
Domizio Enobarbo, repubblicano.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Marco Spurio, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.


BIBLIO

- Cassio Dione Cocceiano -Storia romana - XL -
- Svetonio Vite dei dodici Cesari -
- Tacito - Annales - IV, 34 -
- Cassio, epistola a Cicerone ex castris Taricheis - Charles Chaulmer - Les Epitres familières de Ciceron - ed. Antoine e Horace Molin - 1689 -
- Charles Chaulmer - Cassio, epistola a Cicerone ex castris Taricheis -  ed. Antoine e Horace Molin - 1689 -
- R. Syme - La rivoluzione romana -


LUCIO PONZIO AQUILA - PONTIUS AQUILA (cesaricida)


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Nome: Lucius Pontius Aquila
Nascita: ... - ...
Morte: 43 a.c.
Professione: politico romano, tribuno della plebe
Gens: Pontia


Pur provenendo da una gens di origine plebea Lucio Ponzio Aquila durante la guerra civile tra l'esponente dei Populares Cesare e e il rappresentante degli Optimates Pompeo si schierò dalla parte di quest'ultimo. Sicuramente chiese ed ottenne poi il perdono da parte di Cesare, altrimenti non avrebbe potuto ricoprire la carica di Tribuno della plebe nel 45 a.c. 

Si ipotizza però che egli sia lo stesso Ponzio Aquila al quale, secondo Cicerone, furono confiscate alcune proprietà nei pressi di Napoli, che poi furono donate da Cesare alla sua amante Servilia, oppure solo acquistate all'asta da quest'ultima a prezzo vantaggiosissimo.

Servilia fu l'eterna amante di Cesare che tale restò anche quando Cesare si era sposato, e che fu madre di Marco Giunio Bruto, che si suppone fosse anche figlio di Cesare, che lui lo supponesse o meno, una delle figure preminenti della congiura delle Idi di marzo assieme a Gaio Cassio Longino e a Decimo Bruto.

Giunio Bruto, noto dopo l'adozione come Quinto Servilio Cepione Bruto (Quintus Servilius Caepio Brutus), fu un politico, oratore, filosofo e senatore della tarda Repubblica romana, che costituì una delle figure preminenti della congiura che portò all'assassinio di Cesare.


Ad ogni modo, che agisse per motivi di risentimento personale, oppure per suoi ideali repubblicani, Lucio Ponzio Aquila si rese protagonista di un atto di temerarietà e di insubordinazione che viene riferita a quando Cesare celebrò, ai primi di ottobre del 45 a.c., il suo quinto trionfo. 

Infatti, quando Cesare sfilò col suo carro trionfale davanti ai seggi dei dieci Tribuni della plebe, nove di essi si alzarono in piedi, ma Ponzio Aquila rimase seduto. Il dittatore anzichè adirarsi lo sbeffeggiò: "Toglimi dunque, o Aquila, la Repubblica, tu che sei Tribuno". (Repete ergo a me Aquila rem publicam tribunus)

Ma Cesare aveva un animo generoso e più che vendicarsi amava ironizzare, tanto che per diversi giorni, ironizzò ancora sul gesto di Ponzio Aquila e ogni volta in cui prometteva qualcosa aggiungeva: "Sempre che Ponzio Aquila sia d’accordo". (Si tamen per Pontium Aquilam licuerit)

E ancora una volta la famosa clemenza di Cesare non venne ripagata e avrebbe avuto buoni motivi per farlo almeno esiliare. Pochi mesi dopo infatti, Ponzio Aquila partecipò alla congiura delle Idi di Marzo del 44 a.c. nella quale Cesare fu assassinato.

Lucio Ponzio Aquila fu, secondo alcuni, un lontano parente di Ponzio Pilato, ma la cosa non è accertata. Comunque Ponzio morì poi nella seconda battaglia di Modena, il 21 aprile del 43 a.c., combattendo quale luogotenente di Decimo Bruto contro Marco Antonio.


BIBLIO

- Barry Strauss - La morte di Cesare. L'assassinio più famoso della storia - Editori Laterza - 2015 -
- Svetonio - Le vite dei dodici cesari - Cesare LXXVIII -
- Barry Strauss - La morte di Cesare -
- Roger Caillois - Ponzio Pilato - Sellerio Editore - Palermo -


GAIO SERVILIO CASCA - G. SERVILIUS CASCA


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MONETA DELLA GENS SERVILIA


Gaio Servilio Casca (Roma, ... – ...) fu un congiurato che assieme a un gruppo di circa sessanta senatori partecipò all'uccisione di Gaio Giulio Cesare il 15 marzo del 44 a.c., nelle "Idi di marzo" secondo il calendario romano. Si ignora completamente la biografia di Gaio Servilio Casca se non per il fatto che apparteneva alla famiglia dei Servilii come il suo più noto fratello Publio Servilio Casca.

Della stessa famiglia fece parte uno dei maggiori autori del cesaricidio: Marco Bruto Giunio Cepione, figlio di un autorevole sostenitore di Cesare, il console Decimo Giunio Bruto e di Servilia Cepione, amante dello stesso Cesare. Quando Marco Bruto Cepione fu adottato per testamento nel 59 a.c. dallo zio Quinto Servilio Cepione, entrò anche lui a far parte della gens Servilia.

Questo fatto spiegherebbe l'espressione famosa di Cesare morente « Tu quoque, Brute, fili mi! » che potrebbe aver ritenuto che Bruto fosse suo figlio naturale (dell'argomento parlano Plutarco (Bruto 5), Appiano (Le guerre civili 2, 112, 468) e Svetonio (Vita di Cesare 50, 2)



LA DINAMICA DEI COLPI

Riguardo all'assassinio di Cesare le fonti non specificano chi dei due fratelli colpì per primo Cesare e chi da questi fosse stato ferito a sua volta:

«Quando [Cesare]si fu messo a sedere, i congiurati gli si fecero attorno come per rendergli onore, e immediatamente Cimbro Tillio, che si era assunto il compito di dare il segnale, gli si avvicinò come per chiedergli qualcosa, e poiché Cesare gli opponeva un rifiuto e col gesto mostrava di voler rinviare quella faccenda a un altro momento, lo afferrò per la toga su ambedue le spalle; e mentre egli gridava: "Ma questa è violenza!" uno dei due Casca lo colpì di fronte, ferendolo poco sotto la gola. Cesare, afferrato il braccio di Casca, lo trapassò con lo stilo, e tentò di balzare in piedi...»

Anche Cassio Dione riporta l'avvenimento, ma il testo non chiarisce se il Gaio Casca citato fosse il fratello di Publio Servilio Casca e anzi sembrerebbe che questo Gaio, forse un semplice omonimo, non avesse partecipato all'assassinio di Cesare. 

Ma se non era lui il fratello di Publio non si capisce perché temesse di subire l'ira del popolo Romano che avrebbe confuso lui, a suo dire cesariano, con il fratello dallo stesso nomen e prenomen: 
« In quella confusione accadde anche un fatto che merita di essere ricordato. Il tribuno Gaio Casca, vedendo che Cinna era stato ucciso a causa dell'omonimia con il pretore Cinna, temette di fare la stessa fine perché il tribuno Publio Servilio Casca era stato uno degli assassini di Cesare. Allora diffuse una dichiarazione nella quale affermava che i due Casca avevano uguale nome ma diversi sentimenti.»

Anche lo storico Appiano nel riferire del cesaricidio non chiarisce il ruolo di ognuno dei due fratelli.
Lo storico statunitense Barry Strauss (n. 1953) ritiene invece che Gaio Servilio Casca «...fratello di Publio pugnalò Cesare alle costole sferrando forse il colpo fatale»


I 22 CESARICIDI E LA LORO FINE

EX - CESARIANI

Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Minucio Basilo, cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Publio Servilio Casca, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Tillio Cimbro, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Trebonio, cesariano, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..


REPUBBLICANI

Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi. L'ipotesi diffusa che Bruto fosse figlio di Cesare è scarsamente sostenibile, anche se la madre di Bruto, Servilia Cepione era l'amante di Cesare, poiché tra i due vi erano solo quindici anni di differenza.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano.
Gaio Cassio Parmense, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano ad Atene (catturato dopo Azio, 31 a.c.).
Domizio Enobarbo, repubblicano.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Marco Spurio, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.



BIBLIO

- Svetonio - Caesar - LXXXII -
- Cassio Dione - Storia romana - XLIV -
- Appiano Alessandrino -  Guerre civili II. 115 - presso Vincenzo Poggioli - 1826 - 
- Barry Strauss - La morte di Cesare: L'assassinio più famoso della storia - Gius. Laterza & Figli Spa - 2015 -
- Barry Strauss - La morte di Cesare: L'assassinio più famoso della storia - Laterza - 2015 -
- Michael Parenti - The Assassination of Julius Caesar: A People's History of Ancient Rome - The New Press - 2003 -


GAIO TREBONIO - GAIUS TREBONIUS (cesaricida)


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MARCO ANTONIO

Nome: Gaio Trebonio, in latino Gaius Trebonius
Nascita: 90 a.c.
Morte: 43 a.c.
Professione: politico e comandante romano, nella tarda Repubblica romana, 
Gens: Trebonia

Fu un fedele seguace di Cesare, prima di divenire nel 44 a.c. complice del suo assassinio. Suo padre fu un eques, ma non ricoprì mai la carica di magistrato; il figlio fu considerato un homo novus, uno dei pochi nella cerchia di Cesare. 

- 60 a.c. - Egli ricoprì la carica di questore attorno al 60 a.c., 

- 55 a.c. - Fu poi tribuno della plebe nel 55 a.c., fautore della Lex Trebonia con la quale si assegnava, per cinque anni, la Spagna a Pompeo e la Siria a Crasso.

- 54 a.c. - Successivamente trascorse cinque anni come legato di Cesare durante le campagne in Gallia e in Britannia. Infatti accompagnò Giulio Cesare durante la sua seconda spedizione in Britannia nel 54 a.c. e nel 49.

Trebonio comandò insieme a Decimo Bruto l'assedio di Marsiglia, organizzato da Cesare capo dei populares, contro gli optimates, capeggiati da Pompeo. Entrambe le fazioni volevano l'appoggio di Massalia (Marsiglia). Cesare si mosse con l'esercito nella Spagna Citeriore ma, non avendo alcuna flotta la raggiunse via terra ottenendone l'appoggio.

- 48 a.c. - Gaio Trebonio venne eletto pretore nel 48 a.c.

- 47 a.c. - Fu mandato in Spagna  per combattere contro l'esercito di Pompeo, ma non riuscì a sconfiggerlo e Cesare, che aveva ricoperto la carica di console nel 45 a.c., si dimise nominando consoli suffetti Trebonio e Q. Fabio Massimo. Si risentirono sia i senatori che l'opinione pubblica.

- 45 a.c. - Secondo Cicerone, Trebonio aveva cercato di animare una congiura contro Cesare già un anno prima delle Idi di Marzo: egli infatti, nel 45 a.c. avrebbe avvicinato Marco Antonio a Narbo (Narbonne), con l’intento di reclutarlo per un complotto di cui poi non si fece nulla.

- 43 a.c. - Trebonio fu poi scelto da Cesare come governatore della provincia dell’Asia per il 43 a.c., ma sembra si sentisse offeso dal dittatore quando, alla morte del suo collega Q. Fabio Massimo, il 31 dicembre Cesare fece addirittura nominare un sostituto, Caninio Rebilo, solo per poche ore, come sfregio alle istituzioni romane.



L'ASSASSINIO DI CESARE

Trebonio fu l’unico ex console a prendere parte all’assassino di Cesare, e svolse un ruolo cruciale, in quanto si assunse l’incarico di tenere Marco Antonio fuori dal Senato mentre Cesare veniva pugnalato, in modo da evitare che Antonio potesse prestargli aiuto, o per evitare che quest’ultimo fosse ucciso insieme al dittatore. Cicerone, del quale Trebonio era amico abbastanza intimo, gli scrisse infatti in seguito:

Quanto mi dispiace che tu non m’abbia invitato a quel banchetto meraviglioso delle Idi di marzo! Non avremmo questi avanzi che ci creano ora tutti questi problemi. Il beneficio quasi divino che tu e i tuoi compagni avete reso alla repubblica lascia spazio tuttavia a qualche critica. Quando penso che fosti proprio tu, magnifica persona, a tirarlo da parte [Antonio] e che grazie a te questa peste è ancora in vita, ogni tanto mi monta la collera verso di te. Hai lasciato a me solo più seccature che a tutti gli altri messi insieme!”.

Secondo alcune fonti, quando si preparava l’assassinio del dittatore, alcune settimane prima delle Idi di Marzo, gli altri congiurati avevano proposto di avvicinare Antonio per coinvolgerlo nell’assassinio, ma Trebonio li aveva dissuasi raccontando loro il suo rifiuto dell’anno precedente. A quel punto tra i congiurati si fece strada l’ipotesi di uccidere anche Antonio, ma Bruto rifiutò e Cicerone deprecò il grave errore.

Dopo la congiura, probabilmente ai primi di aprile del 44 a.c., avendo il senato deciso che gli atti di Cesare fossero comunque ratificati, Trebonio partì per la provincia dell'Asia, per assumerne il governatorato come proconsole. 

Verso la fine del febbraio del 43 a.c. si rifiutò di aiutare il console Publio Cornelio Dolabella negandogli l'accesso nelle città della provincia. Dolabella, che aveva espugnato Smirne e Pergamo, piazzeforti tenute da Trebonio. continuò il suo viaggio verso la Siria, ma fu raggiunto dall'esercito mandato da Trebonio con il compito di ucciderlo.

Informato, Dolabella tese un'imboscata al nemico e fece ritorno a Smirne dove Trebonio era rimasto senza difese. Per il tradimento, Trebonio fu decapitato dagli uomini di Dolabella, che fece esporre poi la sua testa ai piedi della statua di Cesare. Trebonio fu quindi il primo dei cesaricidi a morire.

Soltanto due uomini, Gaio Calvisio Sabino e Lucio Marcio Censorino, due misconosciuti, avevano cercato di difenderlo. Loro, e lo stilo che Cesare stringeva in mano. Non era rimasto altro dello stuolo di soldati che un tempo aveva protetto e idolatrato il dittatore.


I CESARICIDI E LA LORO FINE


Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Gaio Trebonio, cesariano prima e cesaricida poi, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..
Lucio Minucio Basilo, ex-cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Lucio Tillio Cimbro, ex cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Publio Servilio Casca, ex-cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
- Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.. ne conosciamo solo il nome.
- Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano, nonostante avesse combattuto nella guerra civile per Cesare in Tessaglia e in Grecia. Fu tribuno della plebe nel 44 a.c. e oppositore di Antonio, col quale si riconciliò nel 41. Console nel 30 d.c., partigiano di Seiano; sposò nel 33 Drusilla sorella di Caligola, dalla quale però si separò per volontà dell'imperatore. La sua figura di congiurato è dibattuta.
Gaio Cassio Parmense (74 – 31 a.c.) scrittore romano di una delle famiglie fondatrici della città di Parma (ramo della gens Cassia) e autore di tragedie ed elegie. Fu tra i congiurati che assassinarono Giulio Cesare nel 44 a.c. e venne ucciso per ordine di Cesare Augusto ad Atene, fu l'ultimo degli assassini di Cesare a morire, nel 31 a.c..
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.
Domizio Enobarbo, repubblicano, su cui esistono dubbi perchè sembra che nel 31 si conciliò con Augusto che di certo non avrebbe perdonato l'assassino di suo padre.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato). Potrebbe essere identificato con Lucio Rubrio, tribuno della plebe nel 49 a.c., o con Marco Rubrio, che fu con Catone a Utica. 
Marco Spurio, repubblicano. Senatore o cavaliere. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Senatore o cavaliere. Fine ignota (probabilmente assassinato).


BIBLIO

- Cicerone - Filippiche - II.34 -
- Plutarco - Antonio - 13.1 -
- Appiano - Guerre civili - II.114 -
- Christian Meier - Giulio Cesare - Garzanti Libri - Il Giornale Biblioteca Storica - 2004 -
- Barry Strauss - La morte di Cesare. L'assassinio più famoso della storia - Editori Laterza - 2015 -
- Luciano Canfora - Augusto figlio di Dio . Editori Laterza . 2015 -
- Costanza Novielli - La retorica del consenso. Commento alla tredicesima Filippica di M. Tullio Cicerone - Edipuglia - Bari - 2001 -


QUINTO LIGARIO - QUINTUS LIGARIUS


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ORAZIONE PRO LIGARIO

Nome: Quinto Ligario, in latino Quintus Ligarius
Nascita: Roma, I secolo a.c.
Morte: Roma, I secolo a,c,
Professione: militare romano,
Fratello: Tito Ligario, questore urbano di Roma fedele a Gaio Giulio Cesare.
Gens: Ligaria originaria della Sabina

 
Ligario fu un condottiero romano, di famiglia d'Ordine equestre. Pur essendo di famiglia plebea fu un repubblicano vicino al partito degli optimates di Gneo Pompeo Magno. Divenne Governatore della provincia d'Africa come legato del proconsole Gaio Considio Longo che, nominato propretore in Africa nel 50 ac., aveva lasciato temporaneamente la provincia per porre la sua candidatura al consolato, lasciandone l'amministrazione ad interim al suo legato Q. Ligario.

Sempre nel 46, durante la guerra africana condotta da Cesare contro i resti delle forze pompeiane, era al comando del presidio di Hadrumetum (tenuto da seguaci di Pompeo da poco ucciso in Egitto) .
Lasciò poi la città, sempre combattendo dalla parte dei pompeiani superstiti e insieme a P. Azio Varo, che poi trovò la morte nella battaglia di Munda, e occupò la città di Curubis (Kourba).

Ligario fu accusato di tradimento da Quinto Tuberone per essersi opposto a Gaio Giulio Cesare e condannato all'esilio da Roma in Africa.  Oltre ad aver opposto strenua resistenza a Cesare, Ligario fu accusato di connivenza con l'alleato di Pompeo Giuba I, re di Numidia, e di aver respinto Tuberone, governatore in possesso di un mandato ufficiale da parte del Senato romano.



PRO QUINTO LIGARIO

Quinto Ligario fu difeso da Marco Tullio Cicerone, che chiese a Cesare la fine del suo esilio nella celebre orazione Pro Quinto Ligario. Ottenuto di poter tornare a Roma, Ligario rimase nemico di Cesare e prese anche parte alla congiura contro di lui.

All'inizio delle ostilità, o Cesare, anzi quando la guerra era stata già in gran parte combattuta, senza cedere ad alcuna costrizione sono partito per raggiungere quelle armi che erano state impugnate contro di te.

Ma che altro abbiamo tentato di fare, o Tuberone, se non raggiungere il potere che ora detiene il qui presente [Cesare]? Dunque, sarà proprio la parola di quelli, la cui impunità rappresenta, o Cesare, l'elogio della tua clemenza, a incitarti alla crudeltà?

Codesta accusa non mira alla condanna ma all'uccisione di Quinto Ligario. Questo, prima di te, non l'ha mai fatto alcun cittadino romano: rientra negli usi degli stranieri o nella leggerezza dei Greci o nella efferatezza dei barbari. Tu dunque non vuoi privarlo della patria che gli manca, ma della vita.

Quello che noi invochiamo con suppliche e lacrime, prostrati ai piedi [di Cesare], fiduciosi non tanto nella nostra causa quanto nella sua generosità, tu ti opporrai a che noi lo otteniamo, e farai di tutto per impedirci di piangere e di supplicare giacendo ai suoi piedi?


Le tue grandissime benemerenze verso di me, o Cesare, non mi sembrerebbero, certo, così grandi, se pensassi d'essere stato salvato da te come uno scellerato. Orbene, ti sembra, o Cesare, che io sia preoccupato della causa di Ligario e che io discuta della sua condotta? Quanto ho detto intendo che si riconduca ad un punto solo, alla tua umanità, alla tua clemenza, alla tua generosità.

Non credere, o Cesare che noi stiamo trattando della sorte di uno solo: o tutti e tre i Ligari devono essere mantenuti tra i cittadini o tutti e tre espulsi. Ci giungevano, infatti, all'orecchio, queste tue parole: che noi giudicavamo nemici tutti quelli che non erano con noi; tu giudicavi tuoi amici tutti quelli che non erano contro di te.

Tito Ligario, dunque, che allora non cercò altro che d'essere giudicato da te un galantuomo a te devoto, ora è qui a chiederti supplichevole la salvezza di suo fratello. Se, memore anche del servigio di costui, la concederai ad entrambi i fratelli qui presenti, restituirai tre fratelli, fior di galantuomini, non solo a se stessi, né soltanto a così numerosi e ragguardevoli personaggi che si trovano qui, né solo a noi, che siamo tuoi amici, ma anche allo Stato.

Compi, dunque, ora nel Foro, a favore di questi ottimi fratelli, carissimi a tutta questa folla, il medesimo gesto che hai compiuto poco fa in senato a favore d'un personaggio di grande nobiltà e fama. Il dono più grande della tua fortuna è che tu puoi dare salvezza al maggior numero di persone, il pregio più bello della tua natura è che tu lo vuoi. "

(Cicerone - da Pro Quinto Ligario)

L'opera di Ligario nella città di Curubis è ricordata anche in un'iscrizione lì ritrovata e Ligario da cui si evince che egli continuò a combattere le truppe romane di Cesare e i suoi alleati africani anche quando non si vedeva segno di vittoria.



LA MORTE

Ciò fino a quando, sempre nel 46 a.c., combattendo le truppe romane di Cesare e i suoi alleati africani venne ucciso da cavalieri getuli, antica popolazione del nord-Africa, mentre difendeva la città di Tisdro contro i cesariani.


I 22 CESARICIDI E LA LORO FINE


CESARIANI

- Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Minucio Basilo, cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Publio Servilio Casca, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Tillio Cimbro, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Trebonio, cesariano, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..


REPUBBLICANI

Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano.
Gaio Cassio Parmense, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano ad Atene (catturato dopo Azio, 31 a.c.).
Domizio Enobarbo, repubblicano.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Marco Spurio, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.


BIBLIO

- Marco Tullio Cicerone - Pro Quinto Ligario - 46 a.c. -
- Appiano di Alessandria - De bellis civilibus - Storia Romana -
- Giorgio di Trebisonda - De Artificio Ciceronianae Orationis pro Q. Ligario - Venezia - 1477 -
- Gaio Giulio Cesare - Bellum Africum -
- Bartolomeo Cavalcanti - Retorica (libro terzo) - Pesaro - 1564 -


LUCIO MINUCIO BASILIO - L. MINUCIUS BASILUS


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BRONZI DI CARTOCETO

I bronzi dorati da Cartoceto costituiscono l'unico gruppo statuario e bronzeo, di provenienza archeologica romana, un gruppo equestre composto da due cavalieri, due cavalli e due donne in piedi; si presuppone che uno dei due cavalieri fosse Lucio Minucio Basilo. 

Il complesso scultoreo, custodito nel Museo dei Bronzi Dorati della Città di Pergola, è realizzato a cera persa indiretta in una lega rameica ricca di piombo e dorato a foglia, testimonianza delle immagini monumentali celebrative dalla tarda Repubblica in poi. 

L'opera di ottimo livello tecnico e artistico rappresenta un gruppo familiare, con due coppie di figure femminili ammantate e velate, e due cavalieri in veste militare d’alto rango, con cavalli riccamente ornati. 

Le statue ritrarrebbero i componenti di una famiglia magnatizia d’alto rango, legata al territorio marchigiano; secondo alcuni i Dominizi Enobarbi, secondo altri Marco Satrio, senatore e probabile patrono di Sentinum, e il cuprense Lucio Minucio Basilo, luogotenente di Giulio Cesare e futuro Cesaricida. Una teoria più recente, la identificherebbe con la famiglia di Marco Tullio Cicerone.
BRONZI DI CARTOCETO


Nome: Lucius Minucius Basilus.
Nascita: ... - ...
Morte: 43 a.c.
Professione: politico e generale romano
Gens: Minucia


Uomo politico romano, legato di Cesare nella guerra gallica e nelle guerre civili (distintosi particolarmente presso Durazzo); amico di Cicerone; prese parte alla congiura contro Cesare.

È menzionato nella guerra contro Ambiorige, principe eburone, nel 54 a.c., e nuovamente nel 52 a.c., a conclusione della campagna di Gallia, quando si fermerà a svernare presso i Remi, popolo della Gallia Belgica meridionale, al comando di due legioni. Continuò la sua permanenza in Gallia fino allo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo nel 49 a.c., in cui guidò parte della flotta di Cesare.

Nelle Lettere di Cicerone, Basilo è così descritto:« L. Minucius Basilus fu un eminente ufficiale, probabilmente un legatus sotto Cesare in Gallia, e, sembra, anche durante la Guerra civile. Egli si ritenne tuttavia mortalmente offeso dalla decisione di Cesare di non concedergli una provincia dopo la sua Pretura nel 45 a.c., ma solo una somma di denaro in cambio dei servigi resi, e così si unì alla congiura ordita contro di lui. »

Nell'assassinio infierì infatti con particolare violenza tanto da ferire inconsapevolmente Rubrio, uno degli altri congiurati. Dopo le Idi di marzo fu proprio Basilo il destinatario della prima, concitata lettera, che Cicerone scrisse per congratularsi dopo aver avuto notizia dell'assassinio di Cesare:

« Tibi gratulor, mihi gaudeo; te amo, tua tueor; a te amari et, quid agas quidque agatur, certior fieri volo. »
(Cicerone, Ad Familiares, vi, 15)

« Con te mi congratulo, per me sono contento; ti sono vicino, ho cura delle tue cose; ti chiedo di volermi bene e di farmi sapere che cosa fai e che cosa succede. »


La data della lettera non è conosciuta ma viene ritenuta vicinissima o coincidente alla congiura. L'espressione « quid agas quidque agatur » la indicherebbe come scritta prima che Cicerone si recasse al Campidoglio, dove i cospiratori avevano trovato rifugio dopo l'assassinio, asserragliati nel tempio capitolino e protetti dai gladiatori di Marco Giunio Bruto, noto dopo l'adozione come Quinto Servilio Cepione Bruto.

Bruto fu politico, oratore, filosofo. senatore della tarda Repubblica romana e uno degli assassini di Giulio Cesare, una delle figure preminenti della congiura delle Idi di marzo. Minucio Basilo l'anno successivo fu assassinato da un suo schiavo, quale vendetta di una barbara mutilazione punitiva inflitta ad uno di loro.



MARCO SATRIO

Secondo William Smith, nel suo Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, si tratterebbe di quel Marco Satrio che, dopo l'adozione, prese il nome dallo zio materno Lucio Minucio Basilo, patrono del Piceno e della Sabina. Ma:« Dovrebbe essere probabilmente persona distinta dal L. Minucius Basilus, che prese il nome (al posto di M. Satrius) dopo l'adozione da parte di un ricco zio, menzionato per aver assunto con la forza la posizione di patrono su alcune città dell'Italia. »

Dovrebbe comunque trattarsi di persona diversa dall'omonimo personaggio attaccato da Cicerone, nella seconda Filippica (c. 41), quale amico di Antonio.


I 22 CESARICIDI E LA LORO FINE


CESARIANI

- Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Minucio Basilo, cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Publio Servilio Casca, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Tillio Cimbro, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Trebonio, cesariano, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..


REPUBBLICANI

Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano.
Gaio Cassio Parmense, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano ad Atene (catturato dopo Azio, 31 a.c.).
Domizio Enobarbo, repubblicano.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Marco Spurio, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.



BIBLIO

- Appiano - Guerra civile -
- Cesare - Bellum Gallicum -
- Lucano - Pharsalia -
- Cicerone - de Officiis -
- Cicero, Marcus Tullius - W.W. How, and A.C. Clark. Select letters - Oxford: Oxford University Press - 1925 -
- Frank Frost Abbott - Commentary on Selected Letters of Cicero -


PUBLIO SERVILIO CASCA - P. SERVILIUS CASCA


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P. SERVILIO CASCA

Publio Servilio Casca (in latino: Publius Servilius Casca Longus; Roma, ... – Filippi, 42 a.c.) è stato uno degli assassini di Gaio Giulio Cesare, ucciso il 15 marzo 44 a.c.. Nel dipinto di Karl Theodor von Piloty di cui sotto, Cimbro (al centro) mostra la petizione e tira la tunica di Cesare, mentre uno dei due fratelli Casca si prepara a colpirlo da dietro.


Nome: Publio Servilio Casca Longo, in latino: Publius Servilius Casca Longus
Nascita: 84 a.c.
Morte: 42 a.c. circa 
Gens: Servilia   

Gli assassini di Cesare furono una ventina di senatori i quali si consideravano custodi e difensori della tradizione e dell'ordinamento repubblicani e che, per loro cultura e formazione, erano contrari a ogni forma di potere personale. Spesso però dietro tali ideali si nascondevano le delusioni per non avere ricevuto da Cesare quanto sperato nel sostenerlo come remunerazione di ricchezze e poteri o la semplice invidia.

Servilio viene chiamato "invidioso Casca" da Marco Antonio nell'opera di William Shakespeare "Giulio Cesare" pubblicata nel 1599: "Vedi ciò che di male ha fatto l'invidioso Casca"



I DUE FRATELLI CONGIURATI

Sebbene la sua famiglia fosse fedele a Cesare, Publio Servilio e suo fratello Gaio Servilio Casca, anch'egli amico di Cesare, parteciparono all'assassinio. Dopo che Lucio Tillio Cimbro ebbe distratto  Cesare afferrando la sua toga, Casca sferrò il primo colpo, attaccandolo da dietro e colpendolo sul collo. Cesare rispose gridando: "Casca, cosa stai facendo!?" Intimidito dalla viva reazione di Cesare. Publio gridò a Gaio in greco: "Fratello, aiutami!". Solo allora gli altri assassini si unirono ai due.

Casca, che era già stato eletto dal popolo tribuno della plebe, posizione che non gli era sembrata abbastanza ragguardevole, venne proscritto e privato della sua carica, dovendo pertanto fuggire da Roma perdendo tutti i suoi beni per andare in Oriente presso i pretesi liberatori Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino. Morì suicida nel 42 a.c. in seguito alla comune sconfitta nella battaglia di Filippi.

MONETA DI P. SERVILIO CASCA

MAGISTRATO MONETARIO

Casca è stato magistrato monetario ed ha emesso due monete; un denario e un aureo. Sul primo è raffigurato accanto al suo nome il Dio Nettuno e al rovescio, accanto al nome di Bruto e al titolo di imperator, una Vittoria che cammina sopra uno scettro spezzato. Sull'aureo è presente al dritto il ritratto di Bruto e al rovescio è raffigurato un trofeo militare posto sopra due prore.



I 22 CESARICIDI E LA LORO FINE


CESARIANI

- Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Minucio Basilo, cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Publio Servilio Casca, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Tillio Cimbro, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Trebonio, cesariano, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..


REPUBBLICANI

Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano.
Gaio Cassio Parmense, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano ad Atene (catturato dopo Azio, 31 a.c.).
Domizio Enobarbo, repubblicano.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Marco Spurio, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.



BIBLIO

- Wayne G. Sayles - Ancient Coin Collecting III: The Roman World-Politics and Propaganda - Krause Publications - 2007 -
- Michael H. Crawford - Roman Republican coinage - Londra - Cambridge University Press - 1974 -
- Appiano di Alessandria - Historia Romana -
- Dione Cassio - Storia romana -
- Floro - Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC libri duo -
- Plutarco - Vite parallele -
- Svetonio - De vita Caesarum libri VIII -


LUCIO TILLIO CIMBRO - L. TILLIUS CIMBER


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ASSASSINIO DI CESARE

Nome: Lucio Tillio Cimbro, in latino Lucius Tillius Cimber
Nascita: Roma, 85 a.c. circa
Morte: Filippi, 42 a.c.
Gens: Tillia


Lucio Tillio Cimbro, in latino Lucius Tillius Cimber,  è stato un politico romano, tra i promotori della congiura che causò l'uccisione di Gaio Giulio Cesare nel 44 a.c.. Come diversi altri, quando Giulio Cesare ottenne il potere supremo, cioè la dittatura perpetua, fu dapprima un suo acceso sostenitore si che anche Cicerone sfruttò la sua influenza presso il Dittatore per conto di un amico che chiedeva un atto di clemenza. 

In cambio di questa sua leale devozione Cimbro aveva ottenuto da Cesare il governo della Bitinia, ma ciò evidentemente non bastò e comunque per ragioni alquanto incerte, successivamente passò tra le file dei cospiratori. Forse questi gli avevano offerto di più.

Secondo Seneca infatti lo fece per alcune sue aspirazioni disattese e la cosa appare piuttosto verosimile. Cesare era solito infatti essere molto chiaro nelle promesse che non disattendeva mai perchè conosceva e prevedeva le reazioni degli uomini, ma la fedeltà non era una virtù molto diffusa, almeno in quell'epoca.

Il giorno fatale delle Idi di marzo Cimbro era all'ordine in Senato con il pretesto di presentare una petizione a Cesare per pregarlo di richiamare il fratello dall'esilio. Cesare gli fece cenno e Cimbro, prendendo la toga del Dittatore con entrambe le mani, lo tirò per il collo in modo da tirarlo in avanti.

Dopo l'assassinio Cimbro ritornò nella sua provincia e raccolse una flotta, con la quale, se è attendibile l'autore delle Epistole dello Pseudo-Bruto indirizzate a Cicerone, sconfisse Publio Cornelio Dolabella. Quando Cassio e Bruto marciarono in Macedonia, Cimbro mise a disposizione la flotta e il suo servizio fu elogiato dai cesaricidi. 



LA MORTE

Morì combattendo nella battaglia di Filippi nel 42 a.c.. Di lui non resta un buon ricordo. Era un uomo attivo ed audace, ma dedito al vino e alla vita dissoluta, tanto che, come riportato da Seneca, in modo scherzoso chiedeva frequentemente: «Ego quemquam feram, qui vinum ferre non possum?» (Io che porto [sopporto] qualsiasi cosa, perchè non posso portare [sopportare] il vino?)


I 22 CESARICIDI E LA LORO FINE


CESARIANI

Servio Sulpicio Galba (pretore 54 a.c.), cesariano, fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Minucio Basilo, cesariano. Assassinato nel 43 a.c..
Publio Servilio Casca, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Servilio Casca (fratello del precedente), cesariano. Fine ignota.
Decimo Giunio Bruto Albino, cesariano. Ucciso in Gallia per ordine di Marco Antonio 43 a.c.
Lucio Tillio Cimbro, cesariano. Ucciso nella battaglia di Filippi 42 a.c.
Gaio Trebonio, cesariano, ucciso in Asia per ordine di Publio Cornelio Dolabella 43 a.c..


REPUBBLICANI

Gaio Cassio Longino, repubblicano, suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Marco Giunio Bruto, repubblicano, ucciso o suicida dopo la sconfitta nella battaglia di Filippi.
Quinto Ligario, repubblicano, fine ignota.
Lucio Cassio Longino (fratello di Gaio Cassio Longino) repubblicano.
Gaio Cassio Parmense, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano ad Atene (catturato dopo Azio, 31 a.c.).
Domizio Enobarbo, repubblicano.
Cecilio Bucoliano (fratello di Bucoliano), repubblicano. Fine ignota probabilmente assassinato con il fratello.
Bucoliano Cecilio (fratello di Cecilio), repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Rubrio Ruga, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Marco Spurio, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Publio Sesto Nasone, repubblicano. Fine ignota (probabilmente assassinato).
Lucio Ponzio Aquila, repubblicano. Ucciso nella battaglia di Modena 43 a.c.
Petronio, repubblicano. Ucciso a Efeso per ordine di Marco Antonio nel 41 a.c.
Publio Decimo Turullio, repubblicano. Ucciso per ordine di Ottaviano dopo Azio nel 31 a.c.
Pacuvio Antistio Labeone, repubblicano. Probabilmente suicida dopo sconfitta battaglia di Filippi.


BIBLIO

- Marco Tullio Cicerone - Filippiche - II -
-  Seneca - De Ira - III -
- Cicerone - Epistulae ad familiares - VI -
-  Appiano di Alessandria - De bellis civilibus - IV, -
- Seneca - Epistulae -
- William Smith - Cimber L. Tillus - Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology  - 1870 -


BRUTO ALBINO - BRUTUS ALBINUS


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DENARIO DI BRUTO ALBINO


Nome: Decimo Giunio Bruto Albino, Decimus Iunius Brutus Albinus
Nascita: 85/80 a.c. ca.
Morte: 43 a.c
Padre: Decimo Bruto xonsole nel 77 a.c.
Professione: 
- politico e militare romano,
- pretore nel 45 - 44 a,c.
- legatus legionis dal 56 al 52 a.c. in Gallia
- propretore 43 a.c. in Gallia cisalpina
- consul designatus da Cesare per il 42 a.c.
- proconsole 48-46 a.c. in Gallia Comata



DECIMO GIUNIO BRUTO ALBINO

Giunio Albino fu uno dei congiurati che assassinarono Cesare alle idi di marzo del 44 a.c.. Egli era figlio del Decimo Bruto che era stato console nel 77 a.c. ed era forse stato adottato da un certo Postumio Albino. Decimo Bruto sarebbe nato tra l'85 e l'80 a.c., poiché nel De bello Gallico Cesare lo definisce adulescens, termine spettante a chi non avesse ancora raggiunto l'età per diventare questore. In gioventù fu amico, tra gli altri, di Publio Clodio Pulcro e di Marco Antonio.


 

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