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VIA REGINA (Vie del Settentrione)


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Strabone: "Sopra Como, situata ai piedi delle Alpi, i passi montani che attraversano il territorio, che una volta erano pochi e difficili da superare, ora sono numerosi, sicuri dagli uomini e di transito facile, per quanto è possibile in seguito ai lavori compiuti. Cesare Augusto infatti aggiunse alla eliminazione dei briganti la costruzione di strade..."

Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico "Egli voleva che fosse aperta la via attraverso le Alpi, per dove erano soliti passare i mercanti con grande pericolo e con l'obbligo di forti pedaggi".

Il nome Regina deriva probabilmente dal toponimo della provincia romana della Rezia in quanto la strada conduceva, attraverso la Valchiavenna, in questa regione, la moderna Svizzera. Dal Medioevo la via Regina iniziò a essere chiamata strada regale e via Regia. Analizzando le tavole dell'Istituto Geografico Militare si notano diverse strade secondarie, che permettono di ricostruirne il percorso risalente all'epoca romana, lunga circa 130 miglia romane.

In epoca protostorica, Como era un importante centro di intermediazioni di commerci tra Etruschi e Celti, soprattutto a partire dal V secolo a.c., specie con il declino di Marsiglia, antica colonia greca, con conseguente spostamento dei traffici commerciali sui valichi alpini.

Secondo gli statuti comunali del 1335, la strada iniziava a Como e terminava a Chiavenna, ma forse comprendeva anche il tratto Milano - Como e il tratto oltre Chiavenna. Anche la strada che da Dongo sale al passo San Jorio è chiamata "via Regina" e costituiva in passato una variante per raggiungere Bellinzona e la Svizzera.

VIA REGINA SUL LAGO DI COMO

TRAFFICO FLUVIALE

La via Regina era costeggiata, in diversi tratti, da diversi corsi d'acqua, tra cui l'Adda, che le permetteva di essere affiancata dal traffico fluviale. Lungo il suo tragitto, che iniziava al porto fluviale di Cremona, lungo il Po e pertanto collegato al Mare Adriatico, la via Regina giungeva al porto fluviale romano di Milano e costeggiava la riva occidentale del lago di Como. Oggi dà il nome alla strada statale 340 Regina, moderna arteria statale che collega Como con Valsolda, comune della provincia di Como che confina con la Svizzera in direzione Lugano.

Il trasporto terrestre della via Regina era integrato dalla viabilità acquatica che sfruttava vari corsi d'acqua solcati da chiatte fluviali in grado di trasportare fino a 300 quintali di merce e da barconi che viaggiavano su un canale artificiale trasportando fino a 500 quintali, contro gli 8-20 di un carro che percorreva le strade terrestri.

I laghi, a differenza del mare, avevano venti moderati e costanti quindi con acque piuttosto calme, facilitando al massimo il trasporto fluviale e lacustre. Il sistema integrato terrestre-fluviale era basato sull'utilizzo di bestie da soma che trainavano le chiatte quando queste ultime navigavano i fiumi controcorrente.


IL PERCORSO  

Via Regina è il nome di due strade romane omonime ma distinte che collegavano, considerando il percorso complessivo delle due vie di comunicazione, il porto fluviale di Cremona con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano). 

La prima strada iniziava da Mediolanum, giungeva a Comum (Como) e terminava a Clavenna, mentre la seconda strada iniziava a Mediolanum e terminava a Cremona.

A Cremona la Via Regina coincideva con corso Garibaldi, via Ghinaglia e via Dattaro. Dalla città alla Cascina Cerro (presso Farfengo) coincideva con la vecchia Castelleonese, strada caduta in disuso verso la metà del XX secolo dopo la costruzione della parallela strada statale Paullese, e risistemato nel 2006 dall'Amministrazione Prov. di Cremona che l'ha adibito a pista ciclabile.

Tra la Cascina Cerro e Cappella Cantone si sovrapponeva alla strada statale Paullese, per deviare verso San Bassano, dove si trovava il passaggio per traversare il vecchio corso del fiume Serio (Serio Morto). Si proseguiva verso San Giacomo, un gruppo di cascine con oratorio dove si trovava la stazione per il cambio dei cavalli.

La strada proseguiva rettilinea a nord-ovest costeggiando a sudl'Isola Fulcheria, che è scomparsa nel Medioevo con il prosciugamento del lago Gerundo. Presso Rovereto (frazione di Credera Rubbiano) sono state rinvenute tracce dell'antica pavimentazione. Resti dell'antica strada si riscontrano fino a Roncadello di Dovera.

Oltre l'Adda la Via Regina è ancora visibile, tra Tribiano e Milano, lungo la roggia Serbellona, che costeggia la vecchia Paullese. A Mediolanum la via passava per Porta Comasina e Porta Tosa. dove era situato il porto fluviale romano di Milano.


Il percorso delle due via Regina attraversava, o intersecava:

IL PERCORSO (INGRANDIBILE)
- Clavenna (Chiavenna), prende spunto dal tema prelatino "clav" ("rupe sporgente") in riferimento al Sengio ("sénc"), montagna scoscesa che domina la cittadina. Fu importante centro strategico nel cuore della Rezia, sulla strada tra la Pianura Padana e il bacino del Reno.

- Iera (Gera Lario) La zona era frequentata dai romani. Lo attestano una necropoli scoperta presso la frazione di Sant'Agata e il ritrovamento, presso la chiesa di San Vincenzo, di un mosaico risalente al duecento e di un architrave di un tempio dedicato a Giove.

- Domaxium (Domaso), Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 riportano Domaso come il comune che, all'interno della pieve di Gravedona, ha in carico la manutenzione del tratto della Via Regina da ”… predicto tramite usque ad medium molum de Vercana”

- Dungum (Dongo), Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 riportano "Dugno" come il comune che, all'interno della pieve di Dongo, ha in carico la manutenzione del tratto della Via Regina dal “cantono vinee canonicorum de Dugno …” fino al “capud montis de Sancto Grigorio et ponte de Dugno”

- Menasium (Menaggio), All'epoca romana risalgono alcune tombe e lapidi ritrovate nel territorio (tra cui una dedicata a Lucius Mincius Exoratus, dal quale secondo alcuni deriverebbe il toponimo).

- Argenium (Argegno), Di epoca romana sono anche due lapidi rinvenute nella vicina Brienno e che parlano di un tale Publio Cesio Archigene, incaricato di erigere altari agli dei e il cui nome si suppone possa essere in qualche modo legato al nome di Argegno

- Laelium (Laglio), di epoca romana, quando il territorio ospitava guarnigioni militari e doganali. A testimonianza di ciò resta ancor'oggi l’antica torre situata in località Torriggia.

- Multrasium (Moltrasio), Sul territorio di Moltrasio sono stati fatti alcuni ritrovamenti archeologici: un'ascia di rame databile a circa 2000-2500 anni fa, un pavimento romano a mosaico e alcuni oggetti.

- Coenobium (Cernobbio), coll'antico oratorio

- Comum (Como), il cui nucleo storico presenta ancora l'aspetto del castrum romano, con mura medievali ben conservate e grandi torri di vedetta.

- Albesium (Albese con Cassano), situato nell'Alta Brianza, ai piedi delle Prealpi Comasche,

- Herba (Erba), dove intersecava la via Mediolanum-Bellasium, sorge ai piedi delle Prealpi lombarde a 320 m s.l.m., e in Brianza è situato nell'omonimo Piano d'Erba.

- Inverigum (Inverigo), nella Brianza comasca occidentale, lungo il fiume Lambro.

- Caratum (Carate Brianza), fa parte del Parco regionale della Valle del Lambro e il suo territorio è compreso tra i 215 e i 299 metri s.l.m.

- Serenium (Seregno), situato nella bassa Brianza, dove incrociava la via Mediolanum-Bellasium, che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Bellasium (Bellagio) realizzata forse da Gaio Giulio Cesare nel I secolo a.c..

- Dexium (Desio), da Decimum. Le origini dell'abitato di Desio sembrerebbero preromane, al tempo della dominazione dei galli insubri. Di questo periodo è stata infatti trovata un'ara sacrificale che porta incisa una dedicazione agli dei mani.

- Balsemum (Balsamo), dovuto dall'unione di Cinisello e di Balsamo.

- Sextus ab Urbe Lapis (Sesto San Giovanni), Da Sesto passavano la via Regina e la via Spluga, strada romana che metteva in comunicazione Milano con Lindau passando dal passo dello Spluga. Nato probabilmente come agglomerato di case contadine, e poi fondato dai romani.

- Mediolanum (Milano), dove intersecava la via Gallica, la via delle Gallie, la via Spluga, la via Mediolanum-Bellasium, la via Mediolanum-Bilitio, la via Mediolanum-Brixia, la via Mediolanum-Placentia, la via Mediolanum-Ticinum e la via Mediolanum-Verbannus, per poi proseguire verso Linatum (Linate).

- Cantium (Canzo), un piccolo quartiere situato nel territorio comunale di Peschiera Borromeo.

- Piscaria (Peschiera Borromeo), semplicemente Peschiera fino al 1863, è un comune della città metropolitana di Milano in Lombardia.

- Ad Octavum (San Martino Olearo), frazione del comune di Mediglia. indicava l'ottavo miglio.

- Trebianum (Tribiano), un piccolo borgo agricolo romano chiamato Trebianus

- Palus (Paullo), si trova nel Parco Agricolo Sud Milano

- Agellum Gomperticum (Zelo Buon Persico), Il nome completo risultante agellum Gomperticum (cioè piccolo podere di Gomperto) dovuto all'ubicazione del podere di origine, situato già all'epoca dei romani tra due grandi proprietà: Agrum Martianum (Marzano) e Agrum Mutianum (Muzzano).

- Dovaria (Dovera), piccolo borgo romano agricolo.

- Roboretus (Rovereto - Credera Rubbiano), Rovereto è una frazione del comune lombardo di Credera Rubbiano, della provincia di Cremona in Lombardia.

- Mons Odanus (Montodine), nel documento più antico (1023), in cui viene menzionato Castrum de Monte Odano, da cui derivano Muntodano (1034) e Muntothanum (1188), il nome attuale del paese deriverebbe dall'unione di monte e di un nome personale germanico, forse Odilo (Olivieri) od Odino.

- Capella (Cappella Cantone), un piccolo borgo agricolo romano chiamato Cappa

- Grumellum (Grumello Cremonese ed Uniti), località agricola di origine romana.

- Ad Sextum (Sesto ed Uniti), località agricola di origine romana, posta al sesto miglio..

Cremona (Cremona), dove intersecava la via Postumia, venne fortificata dai Romani nel 218 a.c. da 6.000 coloni come castrum avanzato in riva al Po, quando i Romani vennero a conoscenza dell'avanzata di Annibale dalla Spagna verso l'Italia.



I COMMERCI CON GLI STRANIERI

Da Como la via Regina consentiva il commercio con i Celti fino a Lugano e al passo del Monte Ceneri, e da lì a Bellinzona, altro importante centro della cultura di Golasecca della prima età del ferro. La strada conduceva infine verso il passo del San Bernardino ed il passo del San Gottardo. 

La riva del lago di Como era ampiamente frequentata per i popoli stanziati sulle sue sponde:
- gli Ausuciates di Ossuccio, del potente clan celtico degli Auxucii, federato agli Insubri, menzionato in una lapide romana del II secolo a.c. conservata nella chiesa dei SS. Agata e Sisinio, che alla conquista romana (196 a.c.), divenne un pagus iscritto come Ausucium, e gli abitanti Ausuciates. Lo conferma un'iscrizione del II-III secolo rinvenuta nella chiesa dei Santi Sisinnio e Agata,
- gli Aneuniates di Olonio, della comunità montana della Valtellina di Morbegno,
- i Clavennates di Chiavenna, attraversato da due strade romane, la via Regina e la via Spluga.
- i Bergalei della val Bregaglia, fondamentale via di comunicazione dell'Impero romano, attraverso il passo del Settimo.
Alla conquista romana di Como, il territorio era ben organizzato e sull'oppidum comense si contavano ben 28 castella.



DOPO CESARE

Dopo la trasformazione di Como in colonia romana da parte di Cesare, si iniziò una politica di nuovi insediamenti abitati verso le Alpi, soprattutto in epoca augustea con il rifacimento della rete viaria per facilitare il transito alpino.

Nel 15 a.c., Druso e Tiberio conquistarono tutto l'arco alpino "a mari supero ad inferum" stabilendo i confini dell'Impero romano fino al Danubio. Nel 12 a.c. venne tracciata la strada che da Altino saliva al passo Resia scendendo poi nella valle danubiana. La strada venne sistemata dal figlio di Druso, Claudio, venendo perciò chiamata via Claudia Augusta.

Alcuni storici ritengono la via Regina essenziale, mentre altri la credono secondaria, utilizzata prevalentemente per traffici locali, alla quale si preferiva la via d'acqua, da Como o da Bellagio, verso Samolaco.

I Nautae Comenses gestivano i commerci e quando Milano diventò capitale dell'Impero romano d'occidente, l'autorità comasca sarà il praefectus classis cum curis civitatis, mentre Como era addetta al controllo del traffico terrestre, della navigazione.



LA COSTRUZIONE DELLA VIA

La tradizione attribuisce la costruzione della via Regina alla regina Teodolinda, benchè sia stata realizzata durante l'epoca romana, quando governava l'imperatore Claudio. I primi documenti che la chiamano "via Regina" sono gli statuti comunali di Como del 1335, mentre in atti e documenti precedenti la chiamano strada regale (1352) o via Regia (1256). 

La via Regina è documentata dalle tabulae geographicae, le carte militari romane che Castorius trascrisse nel III secolo e che sono giunte a noi come Tavola Peutingeriana. In essa il tracciato, con l'aggiunta delle miglia tra una località e l'altra, è questo (i numeri romani indicano le distanze miliari):

- Curia - XXXII - Lapidaria - XVII - Conu Aureu - X - Tarvessedo - XX - Clavenna - XVIII - (Ad lacum) - XV - Como.

Il tracciato è confermato dall'Itinerario antonino, del II secolo, giunto in copia del IV secolo, che riporta due itinerari:

- Curia - LX - Tarvesede - XV - Clavenna - X - Ad lacum cumacenum per lacum - XL - Comum.
Curia - XX - Tinnetione - XV - Muro - XX - Summolacu - XV - Como.

per cui per spostarsi da Como a Coira, giunti a Samolaco e Chiavenna, si potevano seguire tre itinerari:

- la via dello Spluga (detta anche Via Iulia Drusilla, Via Drusilla Augusta),
- la via del Giulio attraverso la val Bregaglia,
- la via del passo del Settimo, sempre per la val Bregaglia.

La via Regina arrivava a Summus Lacus (Samolaco in "cima al lago", quando il lago di Mezzola e il lago di Como erano un unico lago), proseguiva in Valchiavenna con il nome di via Francisca (un tratto dell'antica via Regina che parte da Sorico e giunge in Valchiavenna oltrepassando lo spartiacque tra la provincia di Como e quella di Sondrio a est del monte Berlinghera).


BIBLIO

- M. Zecchinelli - La strada regina nella storia e nel paesaggio - c. nani ed. - Como - 1960 -
- G. Luraschi - Via Regina: inquadramento storico - Notitia dignitatum occidentis -
-, G. Luraschi - Il praefectus classis cum curis civitatis nel quadro politico e amministrativo del basso impero - 1977 -
- AA. VV. - L'antica via regina, Raccolta di studi della società archeologica comense - Como - 1995 -
- G. Coradazzi - La via regina nella storia, nelle strutture, nei documenti - RAC 173 - Como - 1991 -
- Mariuccia Zecchinelli - La strada regina nella storia e nel paesaggio - c. nani ed - Como - 1960 -


MEDIOLANUM - PLACENTIA (Vie del settentrione)


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VIA MEDIOLANUM - PLACENTIA

La via Mediolanum-Placentia, lunga circa 40 miglia romane, era situata nella Regio XI Transpadana e metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Placentia (Piacenza) passando per Laus Pompeia (Lodi Vecchio). La strada doveva collegare Milano con l'Emilia e Roma: da Piacenza passava infatti anche la via Emilia. Da Laus Pompeia partiva una diramazione secondaria della via Mediolanum-Placentia che giungeva a Cremona.


Laus Pompeia

Laus Veteris conosce lo splendore molto tempo prima della nascita di Cristo, come Laus Pompeia: da insediamento risalente all'età del bronzo fino a villaggio celtico, poi municipio romano, sino a trasformarsi in borgo medioevale.

Secondo Plinio II il borgo ludevegino fu fondato all'incirca nel 500 a.c. da una tribù dei Galli Boi.

i Romani giunsero nella Pianura Padana fra il 223 e il 222 a.c., anni in cui i consoli (Publio Furio Filo e Gaio Flaminio Nepote prima, Marco Claudio Marcello e Gneo Cornelio Scipione poi) attaccarono e sconfissero gli Insubri. Ma poi i Celti. con la discesa di Annibale, riconquistarono l'indipendenza. Nel 195 a.c. gli Insubri vennero sgominati e fino al 49 a.c., fece parte della provincia romana della Gallia Cisalpina.

- Nell'89 a.c. il borgo era stato ribattezzato "Laus Pompeia" in onore del console Gneo Pompeo Strabone, che quell'anno aveva promosso la Lex Pompeia de Transpadanis, concedendo il diritto latino  (status intermedio fra la piena cittadinanza e la condizione di suddito), agli abitanti  a nord del Po. Il latino fu adottato come lingua ufficiale e l'insediamento fu riedificato sul modello del castrum. 

- Nel 129, i laudensi divennero cives romani, Laus Pompeia divenne municipio, governato in autonomia da un quadrumvirato e da un consiglio cittadino, entrambi elettivi.

- Nel 1158 i milanesi, nemici di sempre, mettono a ferro e fuoco la città. Si distrugge ogni monumento, ogni costruzione, e centinaia di abitanti. E Laus muore.

 Laus divenne colonia romana nel 90 a.c., per volontà di Gneo Pompeo Strabone, e nel 49 a.C. con Giulio Cesare divenne municipium. Ma il destino della città era segnato dall'antica rivalità con la popolazione di Milano: il 24 maggio 1111, da Mediolanum, una colonna di soldati entrò in Laus, seminando panico e morte; ma la fine avvenne nel 1158, con la distruzione "ab imis fundamentis". Lì finiva Laus e da li iniziò Lodi Vecchio.

CASOLARE CON RESTI DI TORRE ROMANA

La via Mediolanum-Placentia è menzionata da:
- L'Itinerario Antonino, un registro delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse strade dell'Impero romano:
- l'Itinerarium Burdigalense, il più antico racconto conosciuto di un itinerario cristiano,scritto nel 333-334 da un pellegrino nel viaggio da Burdigala, attuale Bordeaux, fino a Gerusalemme, dov'era diretto per venerare il Santo Sepolcro;
- segnata sulla Tabula Peutingeriana, copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie stradali dell'Impero romano, dalle isole britanniche alla regione mediterranea e dal Medio Oriente alle Indie e all'Asia Centrale, mentre è andata perduta la sua sezione più occidentale.

LAUS  POMPEIA

LA COSTRUZIONE DELLA STRADA

La direttrice della via Mediolanum-Placentia era già utilizzata dai Celti, che avevano fondato Milano nel VI secolo a.c., per i traffici commerciali. I romani assediarono Milano nel 222 a.c., e la conquistarono sconfiggendo i Celti.  La via Mediolanum-Placentia venne costruita nel II secolo a.c.. durante la conquista romana della Gallia Cisalpina. 

Attraverso la via venivano facilitati i traffici commerciali locali e i traffici a medio e lungo raggio che transitavano anche dalla via Emilia, che iniziava a Placentia (Piacenza) e che era percorsa da merci provenienti anche da Roma, e dalla via Postumia, altra strada che passava da Placentia e che congiungeva i due principali porti romani del Nord Italia, Genova e Aquileia.

Nel dicembre del 49 a.c. Cesare con la Lex Roscia concesse la cittadinanza romana agli abitanti della provincia e nel 42 a.c. venne abolita la provincia, facendo della Gallia Cisalpina parte integrante dell'Italia romana.

PARCO ARCHEOLOGICO LAUS POMPEIA


IL POTENZIAMENTO

La via Mediolanum-Placentia venne potenziata nel III secolo d.c. quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente ( dal 286 d.c. al 402 d.c.), in particolare ad opera degli imperatori Teodosio I, Valentiniano II e Arcadio, che provvidero ai lavori di manutenzione, potenziamento e ristrutturazione della strada.

Quando Mediolanum divenne capitale dell'Impero romano d'Occidente crebbe anche la sua importanza militare, con ingenti truppe che risiedevano a Milano e a Lodi Vecchio, ma venne usata anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, visto che viene citata in documenti del XII secolo e sul Catasto Teresiano dell'inizio del XVIII secolo, monumentale opera di censimento di tutte le proprietà fondiarie dello Stato di Milano in un arco temporale di oltre quarant'anni, dal 1718 al 1760.

Su documenti del XII secolo la via Mediolanum-Placentia è chiamata Strada Romeria, Strada Romea e Strata Romeam. Nei comuni lodigiani di Massalengo e Pieve Fissiraga sono riemersi resti di pietre miliari della via Mediolanum-Placentia.

MEDIOLANUM

IL PERCORSO

- Iniziava a Mediolanum - città toccata anche dalla via Gallica, dalla via delle Gallie, dalla via Regina, dalla via Spluga, dalla via Mediolanum-Bellasium, dalla via Mediolanum-Bilitio, dalla via Mediolanum-Brixia, dalla via Mediolanum-Ticinum e dalla via Mediolanum-Verbannus, uscendo da Porta Romana.

- La via Porticata costituiva il primo tratto della via dall'uscita verso Placentia (Piacenza), una strada monumentale costeggiata da portici e colonne, con botteghe e punti di ristoro. Era situata fuori dalle mura romane di Milano ed era lunga 600 metri.

- Uscita da Mediolanum passava da Ad Sextum Lapidem ab Mediolanum (Sesto Gallo),
- Raggiungeva poi Ad Octavum (Cascina Occhiò),
- Poi Ad Nonum (Melegnano),
- Poi Laus Pompeia (Lodi Vecchio),
- Poi Tres Tabernae (Borghetto Lodigiano),
- Poi Ad Rotas (Ospedaletto Lodigiano)
- e da Placentia dove incrociava la via Emilia e la via Postumia.

Da Laus Pompeia (Lodi Vecchio), importante snodo stradale e commerciale, partiva una diramazione secondaria della via Mediolanum-Placentia che giungeva a:
- Cremona (Cremona)
- passando da Trianum (Turano Lodigiano),
- da Bretonicum (Bertonico),
- da Castellionum (Castiglione d'Adda)
- da Acerrae (Gera di Pizzighettone).


BIBLIO

- Appiano di Alessandria - Guerra illirica - 2017 -
- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana - XII -
- Cesare - De bello Gallico -
Eutropio, Breviarium historiae romanae 
- La via porticata e l'Arco Onorario - su books.google.it. - 2018 -
- La Mediolanum - Laus Pompeia nei secoli - su melegnano.net. - 2020 -
- Roberto Knobloch - " Così finì la guerra contro i Celti": gli scontri tra Romani e Insubri del 223 - 222 a.c. - Insula Fulcherìa -  2012 -
- Luisa Bertacchi - Aquileia: l'organizzazione urbanistica - Milano capitale dell'Impero romano (286-402 d.c.) - Mostra Milano capitale dell'Impero romani - Ed.Silvana - Milano - 1990 -


VIA MEDIOLANUM - BILITIO


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LE STRADE ROMANE

La Mediolanum-Bilitio era una strada romana situata nella Regio XI Transpadana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Bilitio (Bellinzona) o forse anche Curia Raetorum (Coira) passando da Varisium (Varese) e, solo ipoteticamente, da Luganum (Lugano, che poteva essere attraversata da due strade: la Mediolanum-Bilitio e la via Mala. La strada, oltre Bellinzona, tramite il Mons Vaium al Passo del San Bernardino o il Lucomagno, puntava verso Coira e si connetteva ad altre vie commerciali dirette in Rezia e oltre le Alpi.

L'Italia settentrionale era chiamata dai romani "Gallia Cisalpina", la quale era divisa dal Po in due regioni, la Gallia Transpadana, che accoglieva i territori compresi tra il fiume Adige a Levante, le Alpi a Ponente e a Settentrione e il Rubicone a Meridione, e la Gallia Cispadana, con i territori che corrispondevano all'attuale pianura padana, attorno al grande fiume Po, compresi i territori della Liguria a sud-ovest, fino all'attuale Veneto nella sua parte nord-orientale.

LE STRADE ROMANE

IL PERCORSO

- Il suo percorso iniziava a Mediolanum, dove incrociava: 
    - la via Gallica (che collegava i maggiori municipia della Pianura Padana), 
    - la via delle Gallie (che collegava la Gallia Cisalpina in Pianura Padana con la Gallia Transalpina), 
    - la via Regina (che collegava il porto fluviale di Cremona con Clavenna (Chiavenna), 
    - la via Spluga (che metteva in comunicazione Milano con Lindau), 
    - la via Mediolanum-Bellasium (che metteva in comunicazione Mediolanum con Bellasium), 
    - la via Mediolanum-Brixia (che metteva in comunicazione Mediolanum con Brixia), 
    - la via Mediolanum-Placentia (che metteva in comunicazione Mediolanum con Placentia), 
    - la via Mediolanum-Ticinum (che congiungeva Ticinum (Pavia) con Mediolanum) 
    - e la via Mediolanum-Verbannus (che congiungeva Mediolanum col Lago Maggiore), 

Uscendo da Da Porta Jovia (una delle porte di Mediolanum) 
- passando poi presso Cagnol (quartiere di Milano) e Villapizzone (quartiere di Milano)
- proseguiva poi traversando Ad Quartum (Quarto Oggiaro, quartiere di Milano), dove era il IV miglio, 
- Novatum (Novate Milanese, della città metropolitana di Milano), 
- Bollatum (Bollate, della città metropolitana di Milano), 
- Aresium (Arese, della città metropolitana di Milano), 
- Garbaniatum (Garbagnate Milanese, della città metropolitana di Milano), 
- Caronum (Caronno Pertusella, provincia di Varese), 
- Oleoductus (Origgio, della provincia di Varese), 
- Solomnum (Saronno, provincia di Varese), 
- Giranzanum (Gerenzano, provincia di Varese), 
- Turatum (Turate,  provincia di Como), 
- Cistellacum (Cislago, provincia di Varese), 
- Mozatum (Mozzate, provincia di Como), 
- Carbonaria (Carbonate, provincia di Como), 
- Locatum (Locate Varesino, provincia di Como), 
- Tradatum (Tradate, provincia di Varese), 
- Venegonum (Venegono Inferiore, provincia di Varese), 
- Castrum Stiliconis (Castiglione Olona, posta fra il lago Maggiore e il lago di Como), 
- Vedanum (Vedano Olona, provincia di Varese), 
- Lotia (Lozza, provincia di Varese) 
- e infine Varisium (Varese, in Lombardia).

MURA ROMANE A MILANO

Secondo alcuni la strada romana da Varisium proseguiva verso Lugano:
 
- intersecando la via Mala (o Viamala, una stretta gola lungo il corso del Reno Posteriore, tra Thusis e Zillis-Reischen, in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni) che metteva in comunicazione Como (Comum oppidum che Giulio Cesare rifonderà nel 59 a.c. chiamandola Novum Comum) con Splügen (frazione del comune svizzero di Rheinwald, nel Canton Grigioni) 
- attraverso poi il passo del San Bernardino (valico alpino nel cantone dei Grigioni in Svizzera, sullo spartiacque tra il Po e il Reno);
- poi si dirigeva a:
- a Vallis Ganna (Valganna, si sa che in epoca romana era traversata dalla Via Mediolanum-Bilitio),
- a Coliatum (Cugliate-Fabiasco in provincia di Varese),
- a Marchirolum (Marchirolo, in provincia di Varese),
- a Cadelianum (Cadegliano Viconago, provincia di Varese),
- a Pons Tretiae (Ponte Tresa, frazione del comune svizzero di Tresa, nel Canton Ticino),
- ad Anium (Agno, distretto di Lugano in Svizzera),
- a Luganum (Lugano, terminale della via Varesina, in Canton Ticino)
- passando per il Monte Ceneri (valico prealpino che divide il Canton Ticino nelle regioni Sopraceneri e Sottoceneri)
- fino a Bilitio (Bellinzona, capitale del Canton Ticino).


BIBLIO

- A. Palestra, "Le strade romane nel territorio della Diocesi di Milano", in Archivio storico lombardo, a. CIV, serie X, vol. IV, 1978 -
- A. Palestra, Strade romane nella Lombardia Ambrosiana, Nuove Edizioni Duomo, Milano, 1984 -
- P. G. Sironi - Note topografiche per il territorio dei Municipia di Mediolanum e di Comum - in Atti del Convegno Archeologia e storia nella Lombardia pedemontana occidentale - Como - 1968 -
- M. Colaone, S. Feltrin - Aggiornamenti topografici su un tratto dell’itinerario Milano-Varese - in Terra Insubre - n°79 - Varese - 2016 -


VIA FLAVIA (Vie del settentrione)


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LA VIA FLAVIA SULLA TAVOLA PEUTINGERIANA

Via Flavia (79 d.c.), nella provincia Venetia et Histria, fu costruita dall'imperatore Tito Flavio Vespasiano nel 78-79. La strada partiva da Tergeste (Trieste), ma esattamente da Lazzaretto di Muggia in provincia di Trieste e costeggiando il litorale istriano raggiungeva Pola e Fiume giungendo infine in Dalmazia, ma si è supposto che dovesse originariamente prolungarsi sino alla Grecia.

Nella I metà del 78, fu terminato il tratto da Carcauze della strada che collegava Targeste (Trieste) a Parenzo (Parentium) e Pola. L'arteria attraversava il Risano, fiume sloveno del comune di Capodistria, nel punto in cui oggi si trova lo svincolo stradale Sermino. 

Si prosegue per Via del Pucino e la via della Salvia. Poi finalmente la Flavia entra a Grado che fu scalo marittimo dell’emporio romano di Aquileia, nonchè rifugio dalle invasioni barbariche e infine la sua principale antagonista.

Conosciuto in antico col nome di Formione, termine questo usato dal geografo alessandrino Strabone (“Formìonos potamoù ekbolai”) il piccolo fiume entra nella storia al termine della guerra civile tra il triunvirato di Augusto, Antonio e Lepido e i repubblicani capitanati da Bruto e Cassio. I veterani delle legioni cesariane venivano congedati con l’ usuale assegnazione di terre e un certo numero di essi arrivavano, nel 42 a.c., sull’ agro di Trieste, che veniva elevata al rango di colonia. 

RICOSTRUZIONE DI TRIESTE ROMANA

Nel contempo il confine d’ Italia, con l’ annessione della Gallia Cisalpina, veniva spostato appunto al Formione. Evento ricordato da Plinio in questi testuali termini: “Formio amnis. . . . antiquus auctae Italiae terminus”. E lo scrittore padovano Palladio Fosco affermava nel 1500: “Est autem Formio fluvius permodicus, sed tamen insignis ”, piccolo ma insigne. 

È ininterrotta la tradizione, fondata ab antiquo su fonti letterarie, del primo confine d’ Italia sul Formione-Risano, sia pur per poco tempo perché nell’ assetto definitivo di Augusto esso passa all’Arsa. Scrive Attilio Degrassi: “Per motivi che non conosciamo, ma certo dipendenti dallo scompiglio della guerra civile, la Gallia Cisalpina continuò a sussistere come provincia sino al 42 a.c. Fu appena in questo anno che i triunviri dopo la battaglia di Filippi attuarono l’ idea di unire la Gallia Cisalpina all’ Italia. 

Ma il nuovo confine non sembra esser stato fissato a quella linea che aveva costituito il confine della Gallia Cisalpina. Nella nota descrizione geografica dell’ Italia Plinio chiama anticus auctae Italiae terminus il fiume Formione. E, poiché non vi è notizia di altri spostamenti del confine in questa zona, si ritiene ragionevolmente che il confine al Formione sia quello fissato dai triumviri nel 42 a.c.” e ciò come conseguenza della nuova condizione giuridica di Trieste.

AQUILEIA ROMANA

L’antica strada romana collegava la località del basso Friuli alla città di Fiume in Istria ed era una delle vie più importanti fra quelle che non partivano direttamente da Roma. Oggi a trecento metri dal confine italo - sloveno che si affaccia sul mare, partono i 115 chilometri della Via Flavia che portano ad Aquileia in provincia di Udine. Attualmente corre per circa il 70% su sterrati e il 30% su strade scarsamente trafficate e lontane dalla carreggiate.

La Via Flavia si trova inoltre nel mezzo della direttrice del Cammino Jacobeo che da Zagreb (Zagabria) porta a Puente la Reina e quindi nel tragitto sacro che costituisce il pellegrinaggio sacro a Santiago de Compostela, difatti completando lo Jakobova Pot sloveno, tramite il cammino ci si collega con la via Postumia che da Aquileia porta a Genova.

In epoca romana il Parentino (da Parentium in Croazia) era attraversato da una serie di strade, tra le quali la Via Flavia, che univa Aquileia alla colonia polese, indicata nella nota Tabula Peutingeriana del IV secolo. La Via, che deve il nome all’imperatore Vespasiano, aveva soprattutto un carattere militare. Il poter spostare rapidamente le truppe era una delle principali qualità guerriere dell'esercito romano che era basato sul perfetto addestramento e sulla perfetta organizzazione.

IL TRACCIATO DELLA VIA FLAVIA

LA VOCE DEL POPOLO (www.lavoce.hr)

“Per Castellier e per Tadini c’è un’altra cosa importante da comprendere e da valorizzare, prosegue Simonettiì. Nelle vicinanze passava la via Flavia romana, lungo la strada che oggi collega le due località a Verbanovizza, sulla sponda sinistra del Quieto. Grazie a questa strada che in epoca romana collegava Trieste e Pola, si sviluppò anche l’area di Castellier. In passato il fiume era navigabile fino a Gradole; dopo c’erano le secche.

Sotto l’area di Gradina, c’è una baia chiamata tuttora Porto, o Porat. Il che significa che fino lì, anche in epoca veneziana, giungevano le imbarcazioni. Il porto era un punto commerciale importante per la gente di Castellier, di Visinada e di Pinguente che, anche durante il Regno d’Italia, giungeva lì con gli asini. In questo punto passava la via Flavia, che poi proseguiva verso Buie.

La via Flavia fa parte della nostra cultura e il suo percorso andrebbe indicato in modo adeguato. Così pure il tratto di Parenzo, visibile sott’acqua nella baia di Peschiera. Ho invitato le autorità di Castellier a farlo per il tratto che intessa il loro territorio. Quando invito i turisti provenienti dal settentrione europeo, privo di una cultura millenaria come quella istriana, a percorrere la via Flavia romana, s’entusiasmano molto”.

AQUILEIA ROMANA

PARENTIUM

Supponendo a buon motivo che la Via Flavia passasse nei pressi di Ponte Porton, il dott. Ante Šonje nel suo libro “Putevi i komunikacije u prehistoriji u antici na području Poreštine” (Le strade e le comunicazioni nella preistoria e nell’antichità nel territorio Parentino) descrive il tragitto che i connazionali hanno affrontato: parte dalla Valle del Quieto, giunge all’area di soggiorno di Verbanovizza, all’abitato di Sabadini, prosegue per Castellier e Santa Domenica e termina, per il Parentino, nella Baia di Peschiera a Parenzo (Parentium).

Parentium si chiamava anticamente anche: Parentina Civitas, (Croatice: Poreč, Italiane: Parenzo) essendo una Urbs Croatiae e cioè un municipium, posto nella Regione Histriana e nella Histria historica e geografica. I cittadini di Parentium si chiamavano Parentini o Parentani.


BIBLIO

Antonio Nibby - Delle vie degli antichi - aggiunta a Roma Antica di Famiano Nardini -
- Mario Luni (a cura di) - Le strade dell'Italia romana - DEA Store - Milano - 2004 -
- Romolo A. Staccioli - Strade romane - L'Erma di Bretschneider -
- Samuel Ball Platner - Vici - A Topographical Dictionary of Ancient Rome - Oxford University Press - 1929 -



VIA MEDIOLANUM - VERBANNUS (Vie del settentrione)


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VIA MEDIOLANUM-VERBANNUS CON DIRAMAZIONE A DOMODOSSOLA

La via Mediolanum-Verbannus ("via Milano-Verbano") era una strada romana anche se il nome ora usato le è stato attribuito in epoca moderna, del resto non ne conosciamo il nome originario. Essa era situata nella regio XI Transpadana e si ritiene che sia stata edificata tra la fine dell'era repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale. La via congiungeva Mediolanum (Milano) con il Verbannus Lacus, ovvero il Lago Maggiore, e poi con il passo del Sempione, grazie al quale si potevano valicare le Alpi. 

In epoca romana è solo dopo la conquista del Vallese (15 d.c.) che, a causa della sua importanza militare e commerciale, venne edificata nel 47 d.c. una mulattiera militare che diventò il valico del Sempione, e i seppur pochi ritrovamenti di monete dell'epoca di Traiano (98-117 d.c.) fanno supporre uno scambio commerciale fra le due valli confinanti. Secondo una teoria ottocentesca la via fu ampliata dall'imperatore Settimio Severo (146 - 211), ma la cosa è dibattuta.

MEDIOLANUM (INGRANDIBILE)
Questa strada, finalizzata al trasporto terrestre, era integrata tuttavia da vie d'acqua, il cui asse principale era il fiume Olona. Lungo questa direttrice i trasporti erano quindi sia terrestri che acquatici. Abitato sulle coste dal Liguri e poi dai Celti, cadde poi nel dominio romano che chiamò il lago "Lacus Verbannus", mentre Virgilio lo chiamò "Lacus Maximus".

La Mediolanum-Verbannus fu costruita dopo la conquista romana della Gallia Cisalpina, in seguito alla pacificazione dei territori alpini. Nella battaglia di Talamone del 225 a.c. i Celti avevano costituito la più grande coalizione mai realizzata contro i Romani; il "metus gallicus" (il terrore gallico) era arrivato ancora una volta vicino all'Urbe, per cui nel 223 a.c. venne organizzata una spedizione militare con a capo entrambi i consoli in carica, con circa 40.000 uomini.

I consoli passarono le Alpi Marittime dalla valle dello Scrivia per un'azione combinata con gli alleati Cenomani, ma i Romani, non fidandosi di loro, rimandarono i Cenomani sulla sponda sinistra del fiume e tagliarono i ponti, restando però in forte inferiorità numerica. Le felici strategie di combattimento, il puntigliosissimo allenamento militare e il coraggio dei combattenti portarono però al massacro dei Galli. Roma era salva.



LA VIA ACQUATICA

La prima via di comunicazione utilizzata dagli antichi romani fu però quella acquatica lungo il fiume Olona, che venne frequentata assiduamente tra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale: al fiume Olona erano infatti affiancati i suoi numerosi affluenti e i laghi che insieme creavano una fitta rete di vie d'acqua navigabili.

Lungo queste vie vennero fondati città e villaggi e sorsero molte attività agricole, che ben presto richiesero una via terrestre che completasse in modo capillare la comunicazione tra i villaggi e le piccole città. Pertanto lungo la direttrice Milano-Verbano venne realizzata una strada che era completata da diverse ramificazioni laterali, le quali mettevano in collegamento i vari insediamenti rurali. 

Le vie d'acqua, in epoca romana, grazie alle chiatte, erano in grado di trasportare fino a 500 quintali di merce per ogni barcone che viaggiava su un canale artificiale e 300 su una chiatta fluviale, contro gli 8-20 di un carro che percorreva le strade terrestri.  Inoltre i laghi hanno venti moderati e costanti e acque tranquille, molto meno pericolosi dei mari.
 
L'uso della Mediolanum-Verbannus, dopo l'abbandono dovuto alle invasioni barbariche, venne ripreso nel Medioevo, quando di qui passavano i pellegrini che diretti a Milano. Gran parte del tracciato della via venne chiamato via Romana, o Romena. L'antica strada medievale, e il moderno corso Sempione, a Legnano, sono popolarmente conosciuti come "strada magna".

Dalle indagini archeologiche effettuate a Somma Lombardo si è scoperto che gli strati più profondi del selciato della Mediolanum-Verbannus erano costituiti da ghiaia e ciottoli di fiume pressati in uno substrato di argilla. Il manto stradale, anch'esso glareato (ciottoli e ghiaia),  aveva, ai lati, delle canaline di scolo per l'acqua piovana. 

Tutto ciò fece fiorire, fin dai tempi antichi, i trasporti fluviali e lacustri, in particolare il Lago Maggiore (Verbanus lacus), il Lago di Monate (Monati lacus), il Lago di Lugano (Ceresius lacus), il Lago di Varese (Gavirati lacus), il Lago d'Orta (Cusius lacus) e il Lago di Comabbio (Comavii lacus).

A questi si aggiunsero molti corsi d'acqua, tra cui l'Olona, specie per la via Mediolan e il Ticino (Ticinus), mentre più a sud il Po mise poi in comunicazione le popolazioni del territorio insubre con il mare Adriatico e di conseguenza con il mar Mediterraneo.

Gli antichi romani deviarono quindi l'Olona a Lucernate, scavando un canale artificiale diretto a Milano che costeggiava la via Mediolanum-Verbannus. Il sistema integrato terrestre-fluviale era infatti basato sulle bestie da soma trainavanti le chiatte che navigavano i fiumi controcorrente. Questa opera di ingegneria idraulica venne realizzata in concomitanza alla costruzione della via Mediolanum-Verbannus, tra la fine dell'era repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale.

PATERA DI PARABIACO

LA VIA TERRESTRE

- La via Mediolanum-Verbannus iniziava a Mediolanum, dove incrociava:
la via Gallica, la via delle Gallie, la via Regina, la via Spluga, la via Mediolanum-Bellasium, la via Mediolanum-Bilitio, la via Mediolanum-Brixia, la via Mediolanum-Placentia e la via Mediolanum-Ticinum, nei pressi della Porta Giovia romana (Porta Jovia), situata nei pressi del moderno Castello Sforzesco. 

- La strada poi proseguiva verso nord-ovest costeggiando la sponda orientale dell'alveo artificiale dell'Olona.

- Passava dalle odierne Pero, Rho (lat. Rhaudum), Nerviano, Parabiago (Parablacum), San Vittore Olona dove la strada è stata anche chiamata la via Severiana Augustae infine Legnano (lat. Legnianum). Il ritrovamento di numerosi reperti archeologici tra Canegrate e Castellanza fa supporre anche l'esistenza di una strada che andava in direzione di Saronno (lat. Solomnum).

- Giungeva poi alla attuale Castegnate, frazione di Castellanza (prov. di Varese), dove attraversava l'Olona grazie a un ponte spostandosi alla sponda occidentale e proseguiva per la moderna Castellanza. 

- Costeggiava Busto Arsizio e proseguiva per Gallarate (lat. Glaeratum) e Cardano al Campo, passando nei pressi di Arsago Seprio per poi giungere a Somma Lombardo (lat. Summa), dove tratti di strada sono stati scoperti nel 1985 e nel 2002.

- A sud di Somma Lombardo la via Mediolanum-Verbannus intersecava trasversalmente un'altra strada romana che collegava Novara (lat. Novaria) e Como (lat. Comum) passando da Castelseprio (lat. Sibrium). 

- Da Somma Lombardo andava a Sesto Calende, dove si divideva in due direttrici terminali. La prima raggiungeva direttamente Angera (lat. Sebuinus) costeggiando il lago, l'altra vi giungeva per via collinare attraversando Taino. 
Angera era in epoca romana un importante porto lacustre sul Verbano, centro per gli scambi commerciali con la val d'Ossola, Muralto e Bellinzona, da cui si potevano raggiungere i passi alpini della Novena, del Lucomagno e del San Bernardino.

- Tra i percorsi per la Svizzera, vi era quello che si distaccava dalla Mediolanum-Verbannus a Sesto Calende portandosi sulla destra del Ticino e percorrendo la val d'Ossola valicava le Alpi al passo del Sempione o al passo dell'Arbola, che mettevano in comunicazione la Gallia Cisalpina con la valle del Rodano.


BIBLIO

- G. Sena Chiesa - Via Mediolanum-Verbannus - in Enciclopedia dell'arte antica - Istituto dell'Enciclopedia Italiana - 2014 -
- G. D'Ilario, E. Gianazza, A. Marinoni, M. Turri - Profilo storico della città di Legnano - Edizioni Landoni -1984 -
- G. Ferrarini e M. Stadiotti - Legnano. Una città, la sua storia, la sua anima - Telesio ed. - 2001 -
- Cristina Miedico - Sulla strada per Angera - Viabilità terrestre ed acquatica tra Milano e la Svizzera in età romana - 
- G. Facchinetti e C. Miedico - Di città in città - Insediamenti, strade e vie d'acqua da Milano alla Svizzera lungo la Mediolanum-Verbannus - Soprint. Archeol. della Lombardia - 2014 -


VIA NOVARIA - COMUM (Vie del settentrione)


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CISTERNA A CASTELPIETRO ROMANA DOVE PASSAVA LA NOVARIA-COMUM

La via Novaria-Comum (via Novara-Como) era una strada romana situata nella regio XI Transpadana che metteva in comunicazione i municipia di Novaria (Novara) e Comum (Como) passando per Sibrium (Castel Seprio). La regio XI Transpadana era una regione augustea che confinava a sud con la Regio IX Liguria, a est con la Regio X Venetia et Histria, a nord con la provincia della Raetia e a ovest con le provincie delle Alpes Cottiae, delle Alpes Poenninae e delle Alpes Maritimae.

Talvolta la strada è chiamata via Novaria-Sibrium-Comum o anche come via Comum-Novaria ed è lunga 50 miglia romane. Molte fonti, sia antiche che medioevali, riportano questa via e sono fiorite diverse ipotesi sul suo tracciato ma i pochi ritrovamenti archeologici, unito al fatto che la strada aveva parecchie varianti, alcune delle quali utilizzate contemporaneamente, altre in periodi differenti, rendono difficoltoso individuarne il percorso preciso.

Il tracciato originario della via romana passava da Castel Seprio, borgo che fortificato nel tardo-antico perché importante snodo delle vie di comunicazione dell'Alto Milanese. La strada medioevale ricalcherebbe parzialmente la moderna strada statale 341 Gallaratese. 

In epoca romana Como era uno dei due terminali della via Novaria-Comum, strada romana che metteva in comunicazione i municipia di Novaria (Novara) e Comum (Como) passando per Sibrium (Castel Seprio). Ma da Como passava anche la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (la moderna Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).

La strada era un tratto di un percorso già utilizzato in epoca pre-romana che collegava Aquileia, fondata nel 181 a.c. dai Romani, nel territorio degli antichi Carni, con i centri lombardi pedemontani, da dove altre strade raggiungevano le Alpi dirette verso la Rezia. 

NOVARA MURA ROMANE

IL PERCORSO:  I IPOTESI 

La strada romana partiva da Novaria (Novara), dove incrociava la via delle Gallie, 
- dirigendosi verso Olegium Carulfum (Oleggio), 
- Castrum Novatum (Castelnovate), 
- traversando poi Summa (Somma Lombardo), dove incrociava la via Mediolanum-Verbannus, 
- poi passava per Arsagum (Arsago Seprio), 
- Besenzatum (Besnate), 
- Aliaragum (Ierago), 
- Solbiatum (Solbiate Arno), 
- Carnaguma (Carnago), 
Castrum Sibrium (Castel Seprio) - fortificato dai Romani nel IV sec. in quanto punto nodale per le comunicazioni tra Como, Milano, Varese, Novara. Nel 1287 venne distrutto e raso al suolo da Ottone Visconti, facendo decadere anche il castrum.
- Torba (Gornate Olona)
- Venegonum (Venegono Inferiore), dove incrociava la via Mediolanum-Bilitio, sull'area sembra ci fosse una torre di vedetta inserita nel sistema difensivo del Sibrium,
- per dirigersi a Binagum (Binago), 
- Olgeatum (Olgiate Comasco) 
- e infine Comum (Como), dove incrociava la via Regina.



IL PERCORSO:  II IPOTESI

- La strada romana partiva da Novaria (Novara), dove incrociava la via delle Gallie, 
- dirigendosi verso Olegium Carulfum (Oleggio), 
- Castrum Novatum (Castelnovate), 
- traversando poi Summa (Somma Lombardo), dove incrociava la via Mediolanum-Verbannus, 
- poi passava per Arsagum (Arsago Seprio), 
- Besenzatum (Besnate) - "Bessenus" o "Bissunus", l'antico proprietario del fondo agricolo con i fabbricati rurali del primo nucleo abitato.
- Aliaragum (Ierago) - abitata da pastori in epoca romana.
- Solbiatum (Solbiate Arno), 
- Carnaguma (Carnago), 
Castrum Sibrium (Castel Seprio) - fortificato dai Romani nel IV sec. in quanto punto nodale per le comunicazioni tra Como, Milano, Varese, Novara. Nel 1287 venne distrutto e raso al suolo da Ottone Visconti, facendo decadere anche il castrum. 
Però da cui vi è una divergenza:
- Poi Tradatum (Tradate), dove incrociava la via Mediolanum-Bilitio, 
- poi Aplanum (Appiano Gentile) - emersa una necropoli di età romana in via Monte Zuccolo.
- e Olgeatum (Olgiate Comasco) - con numerosi ritrovamenti archeologici tra cui ceramiche aretine del I° secolo dell'officina di Marco Perennio,
- e infine Comum.

RESTI DEL PONTE DO OLGINATE

IL PERCORSO:  III IPOTESI

Un'altra ipotesi, riferita a un percorso medievale più a sud dell'antico, ipotizza che da Novara la strada dirigesse su:
- Turbigo,
- Lonate Pozzolo,
- Gallarate, dove incrociava la via Mediolanum-Verbannus,
- poi Cassano Magnago,
- Castel Seprio,
- proseguendo per Comum sui percorsi già indicati.



IL PERCORSO:  IV IPOTESI

- da Castelnovate
- raggiunge Gallarate
- poi Cassano Magnago
- poi Bolladello
- quindi Peveranza (Cairate), 
- Lonate Ceppino, 
- Venegono Inferiore 
- per ricongiungersi con il primo tracciato a Binago.



IL PERCORSO:  V IPOTESI

- la Via Novaria-Comun attraversa il Ticino in questo caso più a sud, vicino a Turbigo lungo l'allineamento Cameri-Nosate.
- Passa poi per Lonate Pozzolo
- Poi Ferno
- Cardano, 
- quindi per Gallarate
- Cassano
- Cairate
- Lonate Ceppino
- Tradate
Castelnuovo Bozzente - con le rovine attuali del Castrum del V-VII secolo,
- e poi Olgiate Comasco.

Probabilmente la via venne abbandonata dopo il 1287 in seguito alla distruzione del borgo ad opera di Ottone Visconti. In alternativa ad essa vennero usate altre vie che passavano più a sud della strada originaria, ma anche di queste non esistono riscontri sufficienti a ricostruirne il percorso preciso, anche se sembra certo il loro passaggio per Turbigo e Gallarate.


BIBLIO

- L'antica strada Como Novara - su viestoriche.net -
- Turbigo - lombardiabeniculturali.it - Regione Lombardia -
- Autori vari - Di città in città. Insediamenti, strade e vie d'acqua da Milano alla Svizzera lungo la Mediolanum-Verbannus - Soprintendenza Archeologia della Lombardia - 2014 -
- Mirella Montanari - La Valle dell'Arno e le comunità del Seprio meridionale dall'età tardo antica alla fine del medioevo - in R. Ghiringhelli (a cura di) Oggiona Santo Stefano: una comunità del Seprio nella storia - Oggiona - 2004 -
- Paola Di Maio - Lungo il fiume. Terre e genti nell'antica valle dell'Olona - Corsico - Teograf, - 1998 -


VIA MEDIOLANUM - TICINUM (Vie del settentrione)


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TICINUM

La via Mediolanum-Ticinum (via Milano-Pavia) era un'antica strada romana situata nella regio XI Transpadana che congiungeva Ticinum (la moderna Pavia) con Mediolanum (Milano), che ebbe notevole importanza per la rete stradale dell'Italia settentrionale, creando non solo commerci e transiti militari ma centri abitati dislocati lungo il suo percorso. Lo testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici rinvenuti nei territori che la seguivano, per lo più del II e al III secolo, quindi all'epoca tardo imperiale.

L'attuale strada statale 35 dei Giovi, che unisce anch'essa Milano e Pavia passando per Binasco, corre qualche Km più a ovest dell'antica Mediolanum -Ticinum, ricalcando il percorso della strada maestra medioevale. Riguardo al traffico da sud verso nord in direzione Milano, la via Mediolanum-Ticinum era seconda solo alla via Emilia.

La via Mediolanum -Ticinum venne edificata in epoca repubblicana ricalcando un percorso preesistente; in epoca tardo repubblicana (I secolo a.c.) fu semiabbandonata in favore di un'altra via passante per il paese di Opera (attuale via Vigentina), ma tornò in auge dal II secolo d.c., in epoca imperiale. I nuovi traffici commerciali favorirono la costruzione di stazioni di posta e locande con conseguenti insediamenti abitativi. La strada fu utilizzata per molto tempo anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

Gli insediamenti abitativi nei pressi della via Mediolanum-Ticinum, erano piccoli nuclei rurali sparsi per la campagna, dove gli agricoltori lavoravano i terreni in modo intensivo, e i boscaioli fornivano il legname a Mediolanum, indispensabile non solo per scaldarsi ma pure nell'edilizia, vista la quasi totale assenza, nei dintorni della città, di cave di pietra.

Dopo la conquista romana della Gallia Cisalpina, anche i territori limitrofi alla futura via Mediolanum-Ticinum, precedentemente dominati dai Celti, conobbero una profonda crescita economica, frutto delle nuove tecniche agricole importate dai Romani, molto migliori di quelle celtiche.

Venne eseguita di conseguenza una rete capillare di strade per il trasporto dei prodotti, costituita anche da arterie minori e da strade vicinali, dette anche strade interpoderali, di proprietà privata e d'interesse locale, poste fuori dal centro abitato, per accedere a una serie di fondi o per collegarsi a una via. 

Nel 7 d.c., con la soppressione della provincia romana della Gallia Cisalpina e la contestuale istituzione delle regioni augustee d'Italia, la via Mediolanum-Ticinum entrò a far parte della regio XI Transpadana.



IL PERCORSO

Il percorso della via Mediolanum-Ticinum:

- iniziava a Mediolanum, dove incrociava la via Gallica, la via delle Gallie, la via Regina, la via Spluga, la via Mediolanum-Bellasium, la via Mediolanum-Bilitio, la via Mediolanum-Brixia, la via Mediolanum-Placentia e la via Mediolanum-Verbannus. 

MEDIOLANUM (INGRANDIBILE)
- La via usciva da Porta Ticinensis proseguendo lungo l'attuale corso di Porta Ticinese. I resti di Porta Ticinese romana si trovano a Milano all'angolo di via Torino con via del Torchio, nei pressi del Carrobbio, e sono conosciuti come Torre dei Malsani o Torraccia.
 
Il Carrobbio è la corruzione del latino Quadrivium, un largo di Milano di origini romane, posto alla confluenza fra via Torino, corso di Porta Ticinese, via San Vito, via Cesare Correnti e via del Torchio, nel centro cittadino. Seguivano poi una serie di rettifili perfettamente allineati che si inoltravano nelle campagne a sud di Milano, riconoscibili solo nelle fotografie aeree.

- La via si dirigeva poi verso "Ad Quintum" oggi Quinto de' Stampi, i cui abitanti sono chiamati quintostampini, a 5 miglia romane da Mediolanum.

- Poi Ad Sextus (Pontesesto), oggi frazione di Rozzano, a sei miglia romane da Mediolanum, nei pressi di Pontesesto, superava il Lambro Meridionale su un ponte di cui nel 1948 sono stati individuati pochi resti dallo studioso Gianfranco Tibiletti.

La via Mediolanum-Ticinum lambiva poi numerosi vici tra cui Basiglio e Lacchiarella, ambedue a sud di Milano. A Lacchiarella la strada passava da Ad Nonum (località oggi scomparsa, ma presente nel nome di Nono, in mappe del XVII secolo), e da Ad Decimum, oggi Cascina Decima, moderna corte lombarda e antico insediamento abitato, a 10 miglia da Mediolanum.

- Il tratto oltre Cascina Decima, è meno individuabile a causa delle modifiche al territorio per bonifiche agrarie e infrastrutture quali il Naviglio Pavese e la ferrovia Milano-Genova, si pensa però il percorso in linea retta fino a Turago Bordone, Cascina Darsena, per poi, superata presso Moirago la Roggia Barona, proseguire lungo la strada che costeggia il muro della Certosa di Pavia e arriva fino al cimitero di Borgarello.

- Da qui la via doveva continuare fino alle mura settentrionali di Pavia proseguendo lungo la Strada Nuova, ovvero l'antico cardo della città, la via terminava sul Ticino nei pressi dell'attuale ponte coperto, da dove nei periodi di magra è visibile la base di una pila del ponte romano che attraversava il fiume.


BIBLIO

- Mariavittoria Antico Gallina - La via Mediolanum-Ticinum nel quadro insediativo dell'agro mediolanense sud-occidentale - Civico museo archeologico di Milano - 2002 -
- Elena Banzi - I miliari come fonte topografica e storica. L'esempio della XI Regio (Transpadana) e delle Alpes Cottiae, École Française de Rome - 1999 -
- La Certosa di Pavia e la Mediolanum Ticinum nel contesto dell'Ager Ticinensis: una proposta di valorizzazione dei tracciati storic (PDF) - su atti.asita.it. -


BERGOMUM - COMUM (Vie del settentrione)


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PONTE LEMINE CHE CONGIUNGEVA  LA VIA BERGOMUM-COMUM

La via Bergomum-Comum, parte della trasversale che collegava Aquileia con i valichi alpini occidentali, si snodava lungo la fascia pedemontana della Lombardia centrale attraversando le attuali province di Bergamo, Lecco, Monza, Brianza e Como ponendosi in posizione intermedia tra l’ambiente prealpino e la fascia delle risorgive dell’alta pianura.

La via Bergomum - Comum, citata anche come via Comum-Bergomum, era una strada romana che metteva in comunicazione i municipia di Bergomum (Bergamo) e Comum (Como), ma, come spesso avviene per queste vie non consolari, non se ne conosce il nome originario. 

L'esistenza della strada Bergomum - Comum è attestata solamente dalla Tabula Peutingeriana, copia medioevale di una mappa delle vie dell'impero romano, che però non ci mostra il percorso. A questa via sarebbero riconducibili i pochi resti di due ponti romani che attraversavano il Brembo ad Almenno San Salvatore e l'Adda tra Calolziocorte e Olginate. 

VIA BERGOMUM-COMUM

Qui sopra il Ponte di Lemine, o "ponte della Regina", presso Almenno San Salvatore, da cui entrava e usciva la via Bergomum - Comum. Almenno deriva da "Lemine", la cui etimologia è dibattuta ma probabilmente è il termine romano di limen o limes, ciò che segnava il confine dell'Impero romano. 
 
In epoca romana, Almenno S. Salvatore comprendeva un ampio territorio strutturato in pagus. Il centro amministrativo si trovava nell'area del Castello in prossimità del ponte di Lemine, noto altrimenti come Ponte della Regina, fatto risalire grosso modo all'epoca di Traiano.

Il territorio almennese, abitato fin dalla protostoria, ha visto il passaggio dei Celti, dei Galli Cenomani e dei Romani che, oltre al ponte che essi edificarono sul fiume Brembo, lasciarono diverse testimonianze archeologiche. Bergamo a sua volta venne occupata dai Liguri, dai Celti, dagli Orobi, dai Cenomani e dai Senoni e poi dalla Repubblica romana che, dal 49 a.c., le concesse di diventare municipio romano.

In epoca romana Como era uno dei due terminali della via Novaria - Comum, strada romana che metteva in comunicazione i municipia di Novaria (Novara) e Comum (Como) passando per Sibrium (Castel Seprio). Ma da Como passava anche la via Regina, strada romana che collegava il porto fluviale di Cremona (la moderna Cremona) con Clavenna (Chiavenna) passando da Mediolanum (Milano).

La strada era un tratto di un percorso già utilizzato in epoca pre-romana che collegava Aquileia, fondata nel 181 a.c. dai Romani, nel territorio degli antichi Carni, con i centri lombardi pedemontani, da dove altre strade raggiungevano le Alpi dirette verso la Rezia. 

RESTI DEL PONTE SUL BREMBO

Questa via, che attraversava la pianura Padana al margine settentrionale della pianura, ai piedi delle Prealpi, più a nord delle altre strade consolari, avrebbe acquisito importanza in epoca imperiale, quando vennero realizzati i due ponti monumentali sui fiumi Brembo e Adda.

Oggi, da quando è stata chiusa la diga, il bacino del fiume Adda si è abbassato ulteriormente e la magra delle sue acque, mostra ciò che esso, in tempi normali è invisibile agli occhi degli abitanti. Passeggiando a bordo fiume, tra la diga ed il ponte, infatti si vedono le fondamenta dell'antico ponte, costruito in epoca Romana, principale via di collegamento tra Lecco, Milano, Bergamo e Como.

Alla località in cui la strada attraversava il Rio Torto fra il Cornizzolo ed il monte Barro, i romani assegnarono l'attribuzione di Clavis, ossia chiave, radice del nome Clavate - Clivate - Civate. (Origine del nome comune ad altre località di transito fortificate come Chiavenna, Chiusa ecc.)

La strada è andata persa nelle sue caratteristiche originali in quanto sostituita da percorsi più agevoli o ricoperta da massicciate adatte al traffico pesante moderno. Solo il tratto da Al Pozzo in Civate fino a Pusiano sembra conservare la struttura (almeno per i primi due chilometri in terra battuta) dell'itinerario romano passando a mezza costa lungo le pendici del monte Cornizzolo.

Gli studiosi si sono molto adoperati per ricostruire il percorso della strada romana, ma ancora non sono riusciti a trovare un inconfutabile accordo. Tutti concordano sul passaggio del Brembo ad Almenno San Salvatore, ma hanno opinioni divergenti per il tratto tra Cisano Bergamasco, dove c'erano solo piccole abitazioni che servivano ai militari ai messaggeri e ai mercanti, e la città di Como.

Infatti mentre alcuni ritengono che da qui il percorso proveniente da Bergamo deviasse per la valle San Martino e attraversasse il ponte tra Olginate e Calolziocorte, altri sostengono l'ipotesi dell'attraversamento dell'Adda a Brivio, con un percorso più diretto, a sud della precedente.


I DUE PONTI

Il Ponte di Lemine. Era il ponte sul Brembo ad Almenno San Salvatore. Detto popolarmente "ponte della Regina", fu costruito probabilmente nel II secolo, al tempo dell'imperatore Traiano. Più volte restaurato, fu utilizzato fino al XV secolo, quando crollò per una disastrosa alluvione nel 1493. Dai rilievi dello studioso ottocentesco Elia Fornoni risulta che la struttura avesse otto arcate alte 25 metri ed una lunghezza complessiva di 180 metri. Tre pilastri sono ancora visibili nell’alveo del fiume Brembo.

Ponte sull'Adda tra Olginate e Calolziocorte. Fu costruito probabilmente nel III secolo andando a sostituire un precedente ponte di barche in corrispondenza di un restringimento del fiume già utilizzato da secoli come guado. Poggiava su 16 o 18 pile, con una lunghezza complessiva di 150 metri e una carreggiata di 4 metri. Nei periodi di magra del fiume sono ancora visibili i pochi resti delle basi di cinque pile esagonali. Come accennato, non tutti gli storici concordano che la via transitasse su questo ponte.

Questa strada era un tratto di un percorso già utilizzato in epoca pre-romana che collegava Aquileia con i centri lombardi pedemontani, da dove altre strade raggiungevano le Alpi dirette verso la Rezia. Questa via, che attraversava la pianura Padana al margine settentrionale della pianura, ai piedi delle Prealpi, più a nord delle altre strade consolari, avrebbe acquisito importanza in epoca imperiale, quando vennero realizzati i due ponti monumentali sul Brembo e sull'Adda.


BIBLIO

- Viabilità antica - Via Bergamo-Como (PDF), su provincia.bergamo.it. 
- l ponte romano sull'Adda tra Olginate e Calolzio, su academia.edu.
- Il territorio di Bergamo in età romana - su fondazionestoriaeconomicabergamo.it.
- Abelàse: quaderni di documentazione locale - a cura del Sistema bibliotecario Area Nord-Ovest della Provincia di Bergamo -


 

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