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MASSIMINO - MAXIMINUS


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Nome completo: Gaius Valerius Galerius Maximinus (Daia)
Nascita: Illiria 285
Morte: Tarso 313
Predecessore: Massenzio
Successore: Costantino I
Regno: 308-313 d.c.



LE ORIGINI

Gaio Galerio Valerio Massimino Daia, nacque nel 275 in Dacia, avendo per madre la sorella di Galerio, il che gli facilitò non poco la strada.

Fu descritto da Lattanzio come un corrotto, licenzioso e autore di condanne ingiuste:

- Massimino Daia tenta impadronirsi dell´Impero e riprende a perseguitare i cristiani con maggior violenza - Sperperi pazzi e crudeltà di Massimino Daia - Immoralità e scandali di Massimino Daia - Massimino tenta sedurre Valeria vedova di Galerio - Due matrone amiche di Valeria condannate a morte da Massimino Daia - Valeria in esilio. - Diocelziano interviene inutilmente presso Massimino in favore della figlia. -
Tutto per dimostrare che Dio punisce chi perseguita la Chiesa.

Ma l'apoteosi fu la descrizione della morte di Massimino:
- Sotto l´incalzare delle truppe di Licinio il tiranno si era dato alla fuga. Anche a Tarso si trovò tra due fuochi perché non poteva fuggire né per terra né per mare senza possibilità di sfuggire alla morte che Dio gli comminiva: la morte era il suo ultimo scampo ed egli l´affrontò con la paura e la disperazione. 
Ma prima di prendere il veleno si rimpinzò di cibo e vino ben sapendo che quello era il suo ultimo pasto. Così l´efficacia del veleno, attutita per la quantità del cibo, non poté recare subito la morte, ma si cambiò in un malore simile alla pestilenza che fece sentire il dolore più a lungo senza liberare lo spirito. 

Alla fine il veleno si fece sentire con tutta la violenza del dolore e penetrando nelle viscere e corrodendole atrocemente lo portò a un punto tale di esasperazione e di rabbia che prendeva manate di terra e le mangiava come un affamato. 

Questo supplizio durò quattro giorni, nei quali egli, dilaniato da bruciature atroci, sbatteva la testa contro i muri fino a far uscire gli occhi dall´orbita. Poco prima della morte diventò cieco e nelle tenebre materiali ebbe una visione in spirito: Dio gli apparve circondato da angeli in atteggiamento severo. Allora egli gridava come uno che fosse sottoposto alla tortura: 

"Non sono stato io! Sono stati gli altri che hanno fatto tutto questo!" Poi, prostrato dalla sofferenza, si rivolgeva a Cristo e lo pregava che avesse pietà di lui. Così tra urli feroci e grida come se fosse stato bruciato vivo esalò con una morte detestabile il suo spirito crudele e colpevole. -

Eusebio di Cesarea, anch'egli cristiano, ne sparlò altrettanto ma studi più recenti considerano queste opinioni propaganda cristiana per colpire un nemico di Costantino. Sembra che Massimino avesse delle capacità e che la persecuzione contro i cristiani più che mirare alle persone tendesse a riappropriarsi dei numerosi beni che questi avevano ottenuto dalla stato.



LA STORIA

Nel 305, in seguito all'abdicazione degli augusti Diocleziano e Massimiano in favore di Galerio e Costanzo Cloro, Massimino fu nominato Cesare e suo successore al titolo di Augusto da Galerio, insieme all'altro Cesare Flavio Severo, scelto da Costanzo Cloro. Fu così un imperatore della Tetrarchia ed ottenne il governo delle province balcaniche.

Nel 308 spinse suo zio Galerio a conferirgli la nomina ad Augusto insieme a Costantino. La tetrarchia però visse diversi conflitti di potere, tra cui le discordie religiose, anche per l’editto di Costantino che poneva fine alla persecuzione dei cristiani.



LA MORTE

In seguito alla sconfitta di Massenzio da parte di Costantino I, combatté contro Licinio per la supremazia sulla parte orientale dell’impero e fu sconfitto nel 313 ad Adrianopoli in Turchia e poi a Tzirallum, in Asia.

Si ritirò allora a Tarso e si suicidò, si narra, col veleno, per altri strangolandosi colle sue mani, il che è inverosimile, perchè al primo senso di asfissia le mani non avrebbero più la forza di strangolare. Si sospetta dunque che l'omicidio per strangolamento, molto usato dai Romani, sia stato spacciato per suicidio.


BIBLIO

- Eusebio di Cesarea - Historia ecclesiastica - IX -
- Sesto Aurelio Vittore - Liber de caesaribus - 40 -
- Hoeber, K. - Caius Valerius Daja Maximinus - In The Catholic Encyclopedia - New York - 1911 -
- Torben Christensen, C. Galerius Valerius Maximinus - Studies in the Politics and Religion of the Roman Empire AD 305-313 - The Theological Faculty Copenhagen University -

MASSENZIO - MAXENTIUS


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Nome completo: Marcus Aurelius Valerius Maxentius
Nascita: 278
Morte: 312
Predecessore: Massimiano
Successore: Costantino I
Padre: Massimiano
Regno: 306-312 d.c.



LE ORIGINI

Marco Aurelio Valerio Massenzio nacque nel 278 a.c. da Massimiano e da Eutropia, si sposò nel 293 a soli quindici anni, poi si autoproclamò imperatore romano, ma in effetti fu un usurpatore perchè non venne mai riconosciuto dal Senato. Governò l'Italia e l'Africa tra il 306 e il 312.



L'AUGUSTO

Nel 305 i due augusti della Tetrarchia, Diocleziano e il padre di Massenzio, Massimiano, abdicarono e al loro posto successero i Cesari Galerio e Costanzo Cloro. Tuttavia alla morte di Costanzo Cloro, nel 306, Massenzio fu proclamato Augusto dai Pretoriani col plauso della plebe, al posto del successore designato Severo, nei territori già governati dal padre, ossia l'Italia e l'Africa, mentre in Gallia e Britannia l'esercito proclamava Augusto il figlio illegittimo di Costanzo Cloro, Costantino.

Massenzio riuscì a tenere l'Italia e l'Africa sotto il suo dominio, appoggiato dal popolo di Roma che vedeva soppiantata l'importanza della città a favore delle capitali delle province (Treviri capitale della Gallia Belgica, Milano, Nicomedia, Antiochia) e della Guardia pretoriana, che si vedeva messa da parte dai precedenti tetrarchi. In più la provincia africana gli permise per lungo tempo di assicurare a Roma il vettovagliamento di grano e olio, che a volte ultimamente era venuto a mancare.

Massenzio, per difendersi dalle richieste degli eredi di Diocleziano, richiamò al potere suo padre Massimiano, cercando contemporaneamente l'alleanza con Costantino, anche lui con un potere in bilico, facendogli sposare la propria sorella Fausta nel 307, e il 21 aprile 308 si proclamò Augusto legittimo.



LE OPERE

Sognò il ripristino della grandezza di Roma e dei suoi Dei, come appare evidente nella sua monetazione, coniata nelle officine di Roma e di Ostia, ispirato alle grandi leggende di fondazione della Città: la lupa che allatta Romolo e Remo, Marte dio guerriero e padre dei gemelli fondatori.

La sua opera più grandiosa fu la Basilica di Massenzio, il più grande monumento del Foror Romano, con all'interno una statua gigantesca originariamente raffigurante Massenzio ma in seguito adattata per Costantino.

Dell'edificio a tre navate coperte a crociera rimane solo una navata, mentre i suoi splendidi materiali, (tra cui le lastre di bronzo dorato che rivestivano le volte, asportate da papa Onorio I nel 626 per San Pietro), furono tolti e reimpiegati in altre chiese e palazzi di principi romani.

Dette anche l'avvio alla ricostruzione del vicino Tempio di Venere, fece ampliare la Via Sacra, dove innalzò un mausoleo a suo figlio Romolo.

Inoltre fece costruire la Porticus margaritaria, operò il restauro e l'innalzamento delle mura di Aureliano, che dotò anche di un fossato, restaurando inoltre la via Appia fino a Brindisi e diversi acquedotti.

Nella sua proprietà sulla Via Appia stabilì una grande villa suburbana, che si estende tra il secondo e terzo miglio con tre edifici principali: il palazzo, il circo ed il mausoleo dinastico, destinato ad accogliere i suoi discendenti.

Il monumento più noto è il circo, l’unico dei circhi romani ancora ben conservato in tutte le componenti architettoniche. All’interno di un quadriportico allineato sulla via Appia Antica, si erge il mausoleo dinastico, noto anche come “Tomba di Romolo” dal giovane figlio dell’Imperatore che qui fu presumibilmente sepolto.



LA MORTE

Tuttavia la secessione africana del 308 guidata da Lucio Domizio Alessandro non gli era favorevole, tanto è vero che due anni dopo si alleerà con Costantino, in più i rapporti con Massimiano peggiorarono fino al punto che anche questi defezionerà passando dalla parte di Costantino. L'ultimo colpo fu la morte del figlio Valerio Romolo, nel 309, che lo privava definitivamente di eredi.
SCETTRO DI MASSENZIO

Dopo la morte di Galerio gli altri due augusti, Licinio e Massimino Daia, occupati a contendersi la metà orientale dell'impero, lasciarono a Costantino il compito di eliminare l'usurpatore Massenzio.

Questi accettò l'incarico e vinse prima la battaglia di Verona che gli dette in mano l'Italia del nord, quindi scese coll'esercito verso Roma.

Massenzio, invece di ripararsi dietro le mura che aveva ricostruito, uscì in battaglia incontro al suo avversario, e ne fu sconfitto a Ponte Milvio (28 ottobre 312). Morì annegato nel Tevere per alcuni, per altri fu decapitato e gettato nel fiume, a trentaquattro anni di età.

Diversamente riferisce un panegirico dell'epoca indirizzato a Costantino:
"Egli che aveva già abbandonato due giorni prima il palazzo (sul Palatino); con la moglie e con il figlio spontaneamente si era ritirato nella sua casa privata, agitato per la verità da sogni terrificanti e perseguitato da furie notturne, perché tu (Costantino), la cui presenza era già da lungo tempo desiderata, potessi succedergli in quelle dimore sacre dopo lunghe purificazioni e sacrifici espiatori".

Scavi alle pendici del Palatino hanno portato recentemente alla luce le sue insegne: due globi di vetro verde dorato e un’altra sfera in calcedonio, facenti parte di due scettri e uno scettro intatto con un fiore a 8 petali che reggeva un globo verde scuro; accanto le armi da parata, di cui 3 lance e 4 porta stendardi.


BIBLIO

- R. De Angelis Bertolotti, G. Ioppolo, G. Pisani Sartorio - La residenza imperiale di Massenzio. Villa, mausoleo e circo - Roma - 1988 -
-  J. J. Rasch, Das Maxentius-Mausoleum an der Via Appia in Rom - Mainz - 1984 -
- Mats Cullhed - Conservator urbis suae - Studies in the Politics and Propaganda of the Emperor Maxentius - Stoccolma - 1994 -
- Ross Cowan - Milvian Bridge AD 312: Constantine's battle for Empire and Faith - Bloomsbury Publishing - 2016 -



FLAVIO SEVERO - FLAVIUS SEVERUS


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Nome: completo Flavius Valerius Severus
Morte: 16 settembre 307
Predecessore: Costanzo Cloro e Galerio
Successore: Licinio e Galerio
Figli: Severiano
Regno: 306-307 d.c.



LE ORIGINI

Valerio Severo nacque nelle province illiriche da famiglia di umili origini. Di lui si sa poco se non che fu un generale dell'esercito. Di lui si trova poco, tranne una base lapidea a Teiano, risalente al periodo romano che celebra la nomina, per decreto dei Decurioni, di Flavio Severo come esattore dell'Impero e un'iscrizione a lui dedicata in qualità di Cesare, a Castrum Novum in Etruria.

Quando Diocleziano, a Nicomedeia e Maximianus Herculius, a Mediolanum, abdicarono nel 305, vennero nominati augusti Costanzo Cloro e Galerio, con Valerio Severo e Massimino Daia come Cesari. Entrambi Cesari erano in realtà creature di Galerio, di cui Severo era molto amico.



LA TETRARCHIA

Severo fu coinvolto per intercessione di Galerio nella seconda tetrarchia del 305. Governò sull'Italia, il Nordafrica e la Spagna. Costanzo I e Severo si divisero l'impero occidentale, mentre Galerio e Massimino Daia l'impero orientale.

Morto Costanzo Cloro nel 306 a Eboracum, le truppe acclamarono imperatore suo figlio Costantino. Galerio intervenne, offrendo a Costantino di riconoscerlo non come augusto ma come cesare, e questi accettò; Severo divenne augusto ma Massenzio, figlio di Massimiano, si fece proclamare imperatore dalle truppe a Roma.



LA MORTE

Galerio rifiutò ancora di riconoscere un usurpatore, e nel 307 inviò Severo a Roma con un esercito, per deporre Massenzio. Gran parte dei soldati di Severo avevano servito sotto Massimiano, per cui, dopo aver accettato denaro da Massenzio, abbandonarono Severo. Questi fuggì a Ravenna, dove fu assediato da Massimiano.

La città era molto ben fortificata, praticamente inespugnabile, per cui Massimiano offrì promesse e ottime condizioni di resa che Severo ingenuamente accettò, ma, ingannato, fu preso e chiuso in Tres Tabernae a Roma come ostaggio.

Quando Massimiano convinse Severo a recarsi a Roma, le versioni divergono. C'è chi afferma che Severo andò a Roma con Massimiano e qui si dette la morte svenandosi e chi invece, che, recandosi egli a Roma, durante il tragitto, Massenzio gli tese un'imboscata e lo strangolò mettendogli un cappio intorno al collo.

Comunque quando Galerio entrò in Italia con un esercito, Severo morì nel 307 d.c..


BIBLIO

- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita -
- Lattanzio - De mortibus persecutorum -
- Aurelio Vittore - Cesari -
- Giorgio Ravegnani - Imperatori di Bisanzio - Bologna - Il Mulino - 2008 -
- Silvia Ronchey - Lo Stato Bizantino, Collana Piccola Biblioteca - Nuova serie n.47 - Torino - Einaudi - 2002 -
- S. Ronchey, Tommaso Braccini - Il romanzo di Costantinopoli - guida letteraria alla Roma d'Oriente - Collana Super ET - Torino - Einaudi - 2010 -



GALERIO - GALERIUS


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Nome completo: Gaius Galerius Valerius Maximianus
Altri titoli: Persicus maximus, Sarmaticus maximus, Britannicus maximus
Nascita: nei pressi di Serdica, 250 circa
Morte: vicino Serdica, 5 maggio 311
Sepoltura: Felix Romuliana (Gamzigrad, Serbia)
Predecessore: Massimiano e Diocleziano
Successore: Costantino I
Consorte: Galeria Valeria
Madre: Romula
Regno: 305-311 d.c.


LE ORIGINI

Caio Galerio Valerio Maximiano, detto Galerio, nacque nella Dacia Ripense, nell'Illiria, vicino a di Serdica, nel 250, da una famiglia di contadini. Il nome di suo padre non ci è pervenuto, della madre si sa che si chiamava Romula e che proveniva dalle terre aldilà del Danubio. Durante la giovinezza fece il pastore, come dimostra il suo soprannome di Armentarius, da armentum, "gregge".

Iniziò la sua carriera servendo come soldato sotto Aureliano e Probo, ma di lui non si sa nulla prima della sua elezione a Cesare. Nel 293 fu nominato cesare dell'augusto Diocleziano, come governatore delle province illiriche, in cambio di ciò ripudiò la moglie sposando Valeria, figlia di Diocleziano.


LE GUERRE

Da Cesare combattè in Egitto nel 294, contro Narsete di Persia, e fu sconfitto vicino Ctesifonte nel 295. Nella battaglia di Callinicum poi, nel 296, fece perdere a Roma la Mesopotamia. Riprese però la guerra contro i Persiani, ottenendo la vittoria decisiva sul sasanide Narsete, e ricavandone un enorme bottino, nel 298 d.c..

Riconquistò poi la città di Ctesifonte e costrinse Narsete alla pace, riportando il dominio romano sulla Mesopotamia, la massima espansione dell'impero mai ottenuta verso est. Tra il 299 e il 305 combattè e vinse i Sarmati e i Carpi lungo il Danubio.

Perseguitò la Chiesa cattolica, applicando l'editto emanato nel 303 dall'imperatore Diocleziano, che ripristinava la religione pagana obbligando i cristiani a seguire il culto del divo imperator pena la morte.



LA NUOVA TETRARCHIA

A causa della pesante malattia contratta nel 304, Diocleziano a Nicomedia abdicò, invitando Maximianus Herculius, a Mediolanum, a fare altrettanto nel 305.

Così Costanzo e Galerio vennero nominati Augusti, mentre Massimino Daia, figlio di sua sorella, e Flavio Valerio Severo, suo fedele seguace, vennero nominati Cesari.

Costanzo e Severo regnarono in Occidente, Galerio e Massimino in Oriente. Sebbene Costanzo era il senior Augusto, il reale potere fu gestito da Galerio perché entrambi i Cesari erano sue creature, in più la presenza del figlio di Costanzo Cloro, Costantino, alla propria corte, rafforzava la sua posizione.


COSTANTINO

Nel 306 però Costanzo, col figlio Costantino al suo fianco, giunto a York per combattere le incursioni Pitti morì forse per malattia e l'esercito proclamò Costantino suo successore come Augusto.
Galerio, appresa la notizia, dette subito il titolo di Augusto a Severo, accettando Costantino come nuovo Cesare in Occidente.

Ma Massenzio, con suo padre Maximiano, si fece nominare Augusto nello stesso anno. Galerio inviò allora Severo con un esercito per assediare Roma, ma Massenzio, e suo padre Maximiano, lo convinsero a desistere. Nel 307 Severo venne messo a morte mentre Galerio combatteva contro i Sarmati.

Galerio tentò di invadere l'Italia e vendicare la morte di Severo, ma il suo esercito era troppo ridotto, per cui si ritirò. Vide una nuova possibilità quando Maximianus Herculius cercò di riguadagnare il trono cacciando il figlio Massenzio, tentando di portare Costantino alla sua causa ma fallì, e cercò allora di convincere Diocleziano e Galerio riunendosi con loro a Carnunto nel 308. Il risultato fu che Licinio fu nominato Augusto al posto di Severo e Costantino Cesare per la parte occidentale, tagliando fuori Massimino.



I QUATTRO AUGUSTI

Costantino e Massimino non accettarono la posizione subordinata e si accordarono allora per quattro augusti, con Galerio e Massimino in oriente, Licinio in Illirico e Costantino in Gallia, Spagna e Francia, mentre Massenzio restava, come usurpatore, in Italia e Africa.

Nel 310 Massimiano però pagò con la morte, insieme a suo figlio, la lotta contro Costantino e Galerio tornò a Sardica dove morì nel 311.

Nello stesso anno fu emesso a Nicomedia un editto di Galerio, Licinio e Costantino, che segnò la fine delle persecuzioni contro i cristiani. Lattanzio riporta con gusto nella sua cronaca la fine violenta di tutti i persecutori puniti da Dio, descrivendo con gioia la cancrena che portò Galerio alla morte.

Erano finite le persecuzioni dei cristiani e iniziarono quelle sui pagani, ben più violente delle prime. Infatti mentre le persecuzioni sui cristiani non riuscirono ad estirpare il cristianesimo, quelle sui pagani estinsero completamente e irreversibilmente una religione romana e litalica antica almeno di un millennio.


BIBLIO

- DiMaio, Michael - "Galerius (305–311 d.C.)." - De Imperatoribus Romani -
- Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio - Morte dei persecutori - L -
- Aurelio Vittore - De Caesaribus - XXXIX -
- Timothy David Barnes - Constantine: dynasty, religion, and power in the later Roman Empire - Blackwell, - 2011 -
- Edward Gibbon - Declino e caduta dell'Impero romano - Mondadori -



COSTANZO CLORO - COSTANTIUS


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Nome completo: Flavius Valerius Constantius
Altri titoli: Germanicus maximus, Gothicus maximus, Sarmaticus maximus, Persicus maximus, Britannicus maximus, Carpicus maximus, Medicus maximus, Adiabenicus maximus
Nascita: Illirico, 31 marzo 250 circa
Morte: Eboracum, Britannia, 25 luglio 306
Predecessore: Massimiano (con Diocleziano in Oriente)
Successore: Flavio Severo (con Galerio in Oriente)
Coniuge: Elena, Teodor
Figli: Costantino I, Dalmazio, Giulio Costanzo, Annibaliano, Costanza, Anastasia, Eutropia.
Dinastia: costantiniana
Padre: Eutropio
Madre: Claudia
Regno: 305-306 d.c.



LE ORIGINI

Nacque nel 250 nella regione illirica, e fu soprannominato Chlorus "pallido" per il suo colorito chiaro. Era un uomo alto, con un mento molto lungo e la fronte bassa che lo connotava di bassa estrazione e tutt'altro che bello. Certamente di scarsa cultura ma intelligente e scaltro, nonchè valente soldato e generale, tanto che fece una rapida carriera.

Ricoprì infatti le cariche di protector sotto gli imperatori Aureliano e Probo, tribunus, e praetor Dalmatiarum (governatore della Dalmazia) sotto l'imperatore Caro. Sposato in prime nozze con Elena, ebbe da lei il primo figlio Costantino, nato nel 270.
Per quanto alcuni autori cristiani sostengano che Costanzo Cloro fosse un cristiano che si fingeva pagano (ragioni di propaganda cattolica), si ritiene fosse invece un seguace di Mitra, il Sol Invictus, come la maggior parte dei soldati romani.



LE GUERRE

Nel 288, quando era prefetto del pretorio, l'imperatore Massimiano lo incaricò di combattere gli alleati franchi di Carausio, un usurpatore che aveva occupato la Britannia romana. Costanzo traversò combattendo tutta la Britannia fino al Mare del Nord. I Franchi chiesero la pace e Massimiano rimise al potere il deposto re franco Gennobaude, che riconosceva la supremazia di Roma.

Come premio nel 293 a Mediolanum, Massimiano dette a Costanzo il titolo di cesare, con cui divenne suo luogotenente per l'impero occidentale. Sposato in seconde nozze Teodora, la figlia di Massimiano, ottenne il governo di Gallia e Britannia, con compito però di sconfiggere Carausio. Contemporaneamente Diocleziano nominò cesare Galerio, dando luogo a un governo a quattro: la tetrarchia.

Costanzo entro il 293 cacciò l'armata di Carausio dalla Gallia settentrionale, poi Carausio venne assassinato e sostituito dal tesoriere Alletto. Massimiano nel 296 tornò in Gallia, per difendere le frontiere dai Franchi alleati di Carausio mentre Costanzo sconfisse Alletto che venne ucciso ed entrò trionfalmente a Londinium guadagnandosi il titolo di Germanicus maximus.

Nel 298 Costanzo ricacciò gli Alamanni nel territorio dei Lingoni e rinforzò i confini sul Reno. Con il ritiro di Diocleziano e Massimiano, divenne augusto nel 305, scegliendo come cesare e successore Flavio Valerio Severo. Alla sua morte l'anno seguente durante una spedizione contro Pitti e Scoti, le truppe proclamarono augusto suo figlio Costantino, che aveva lottato al suo fianco, e che prese tutto l'impero romano sotto il suo dominio nel 324. Costantino fece cremare e seppellire il padre a Treviri, dove ancora giacciono i resti del suo mausoleo.



LA MADRE ELENA

Mentre alcune leggende medievali riportano che Elena, la madre di Costantino, fosse una schiava costretta a prostituirsi in una taverna, per la chiesa cattolica venne invece fatta santa. Elena in effetti fu ripudiata da Costanzo Cloro, si dice per ordine dell'imperatore Diocleziano, in realtà per sposare la figlia di Massimiano, il che dava un enorme balzo alla sua carriera. Quando il figlio Costantino, sconfiggendo il rivale Massenzio, divenne padrone assoluto dell'impero, Elena venne riabilitata e insignita del titolo di Augusta.

Le leggende cristiane si moltiplicarono e si racconta che ritrovò la tomba di Cristo nonchè la sua croce e pure quelle dei due ladroni. Ma tutto ciò si fece in base alla campagna di Costantino in favore del Cristianesimo. Del resto anche suo figlio Costantino è stato fatto santo dalla Chiesa, pur avendo, tra i numerosi assassinii, fatto uccidere il suo stesso figlio.


BIBLIO

- M. Grant - Gli imperatori romani, storia e segreti - Roma - 1984 -
- Barnes - Constantine and Eusebius - Barnes - New Empire -
- Bond, Sarah, and Oliver Nicholson - "Constantius I." - The Oxford Dictionary of Late Antiquity - Oxford University Press - 2018 -
- Pierfrancesco Porena - Le origini della prefettura del pretorio tardoantica - L'erma di Bretchneider -
- Sesto Aurelio Vittore - Epitome de Caesaribus e De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum -



MASSIMIANO - MAXIMIANUS


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Nome completo: Marcus Aurelius Valerius Maximianus Herculius
Altri titoli: Herculius, Germanicus maximus, Sarmaticus maximus III, Persicus maximus II, Carpicus maximus, Britannicus maximus, Armeniacus maximus, Medicus maximus, Adiabenicus maximus.
Nascita: Sirmio (Sremska Mitrovica, Serbia), 250 circa
Morte: Massilia (Marsiglia, Francia), luglio 310 circa
Predecessore: Diocleziano
Successore: Costanzo Cloro e Galerio
Consorte: Eutropia
Figli: Flavia, Massimiana, Teodora, Massenzio, Fausta
Regno: 286-305 d.c.


LE ORIGINI

Marco Aurelio Valerio Massimiano Erculio, detto Massimiano (Marcus Aurelius Valerius Maximianus Herculius) nacque a Sirmio, nell'area dei Balcani, tra il 249 e il 250 d.c., da una famiglia di bottegai.

Uomo non bello, ma dotato di grande energia, magro, con lineamenti marcati, fronte bassa e occhi un po' infossati, era aggressivo ma fedele e leale, con scarsa cultura ma molta capacità decisionale, un ottimo candidato al ruolo di collega di Diocleziano.

Lattanzio lo accusò di aver sverginato figlie di senatori ma è poco credibile anche perchè il puritano Diocleziano non l'avrebbe tollerato, e perchè Lattanzio odiava e diffamava i pagani ed era un gran bugiardo.

Massimiano si dedicò da subito all'arte della guerra ed entrò nell'esercito servendo con Diocleziano sotto gli imperatori Aureliano (270–275) e Probo (276–282). Sposò la siriana Eutropia, da cui ebbe due figli: Massenzio e Fausta.

Da un precedente matrimonio, non si sa con chi, ebbe la figlia più grande Teodora. Fausta sposò poi Cosatntino I, mentre Teodora sposò il padre di Costantino: Costanzio Cloro.



IL CO-IMPERO

A Mediolanum nel 285 Diocleziano proclamò Massimiano coimperatore, dandogli il titolo di Cesare. Il coimpero non degenerò mai in conflitti di potere. Le leggi e le celebrazioni avvenivano sempre in nome di entrambi i sovrani e coniavano le stesse monete.

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

LE CAMPAGNE MILITARI


Stabilì la propria capitale a Treviri, ma passò la sua vita a combattere. Partecipò probabilmente alla campagna mesopotamiche di Caro nel 283, partecipando all'acclamazione a imperatore di Diocleziano il 20 novembre 284 a Nicomedia. Nel 285 soppresse la ribellione dei Bagaudi in Gallia; tra il 285 e il 288 combatté contro i Germani lungo il Reno; insieme a Diocleziano sgominò gli Alemanni nel 288.



CARAUSIO

Sebbene gran parte della Gallia fosse pacificata, le regioni che davano sulla Manica erano preda della pirateria di Franchi e Sassoni. Allora Massimiano nominò Carausio al comando della flotta della Manica.

Questi ebbe ottimi risultati ma Massimiano venne a sapere che Carausio attendeva che i pirati terminassero i saccheggi prima di attaccarli e il loro bottino finiva nelle tasche di Carausio invece di tornare alla popolazione. Ordinò che fosse giustiziato, ma Carausio fuggì in Britannia dove tre legioni passarono dalla sua parte, proclamandolo Augusto.

Carausio si dichiarò capo della Britannia e delle Gallie, e coniò monete di purezza superiore a quelle di Massimiano e Diocleziano, guadagnandosi il sostegno dei mercanti britannici e gallici. Massimiano non riuscì nemmeno a combattere Carausio, perchè la sua flotta fu distrutta dalle tempeste.

Visto l'evento di Carausio, nel 286 Massimiano assunse il titolo di Augusto, in modo che lo scontro fosse tra due Augusti invece che tra un Cesare e un Augusto, e, nella propaganda imperiale, Massimiano fu proclamato fratello di Diocleziano, eguale in autorità e prestigio.

Mentre veniva eletto console nel 287, Massimiano seppe di un attacco di barbari, per cui si mise in marcia contro i Galli e ne riportò una vittoria. Poi si diresse contro Burgundi e Alemanni sconfiggendoli e distruggendo le loro terre.

Poi mosse contro Eruli e Chaibones, che sconfisse in una singola battaglia, cavalcando lungo lo schieramento finché la linea germanica ruppe e le forze romane inseguirono e dispersero i nemici.

Coi nemici indeboliti dalla fame, Massimiano lanciò una grande invasione al di là del Reno. Entro il 287 le terre del Reno erano libere dai Germani ed erano tornate proprietà dell'impero; per cui Massimiano dichiarò «tutto ciò che vedo oltre il Reno è romano».

Diocleziano intanto aveva invaso la Germania attraverso la Rezia, prendendo territori a sua volta. Finita la guerra si ricostruirono le città sul Reno, come Magonza e Colonia, con una frontiera di forti, strade e paesi fortificati; una strada militare partì dal Belgio, passando per la Francia fino a Colonia.

Nel 287 pertanto la relazione tra i due sovrani fu ribadita in termini religiosi, e divennero Diocleziano Iovius e Massimiano Herculius; con chiara allusione al comando civile e a quello militare. Alla fine dei riti, Massimiano assunse il controllo della parte occidentale dell'impero e si recò in Gallia a combattere i Bagaudi, mentre Diocleziano tornò in Oriente.



L'EDILIZIA

La capitale scelta da Diocleziano per la parte orientale era Nicomedia, la capitale dell'impero occidentale fu Mediolanum, l'attuale Milano. Nei pochi anni del suo regno Massimiano lasciò in questa capitale delle opere imponenti, e tra queste un grande ippodromo, un mausoleo ottagonale con un sarcofago di porfido egiziano, diventato il fonte battesimale del duomo di Milano.

Ampliò i palazzi imperiali, fece costruire mura poderose, dotate di torri a 24 lati, oltre alle terme Erculee, a est delle città. Massimiano operò altre costruzioni monumentali ad Aquileia, e a Roma proseguì la costruzione delle Terme di Diocleziano.



L'ABDICAZIONE

Sempre nel 288 Massimiano incaricò il suo vice, il Prefetto del Pretorio Flavio Costanzo (Costanzo Cloro) di condurre una campagna contro gli alleati franchi di Carausio, che controllavano gli estuari del Reno. Costanzo giunse fino al Mare del Nord. I Franchi chiesero la pace e Massimiano rimise al potere il deposto re franco Gennobaude che divenne il vassallo di Massimiano.

A molte tribù fu permesso di insediarsi in cambio del riconoscimento del dominio romano, da una parte per l'arruolamento di truppe, dall'altra impedivano lo stanziamento delle popolazioni franche, un cuscinetto lungo la frontiera che permetteva di ridurre le guarnigioni romane.

A seguito dell'invasione fallita del 289, Massimiano dovette concedere controvoglia una tregua a Carausio. Diocleziano però si convinse che due imperatori non erano sufficienti e nel 293, a Mediolanum,

Massimiano nominò Costanzo proprio Cesare, una vice-imperatore per la parte occidentale dell'impero e Diocleziano fece lo stesso con Galerio: era nata la tetrarchia, il "governo a quattro. A Costanzo, cui era stata fatta sposare la figlia di Massimiano, Teodora, fu affidato il compito di sconfiggere Carausio.

Poi Costanzo iniziò poi una campagna contro Alletto, successore di Carausio, mentre Massimiano era impegnato sui confini del Reno. Costanzo entro il 293 espulse le forze di Carausio dalla Gallia settentrionale; il sovrano ribelle fu assassinato e sostituito dal tesoriere Alletto.

Costanzo sconfisse gli alleati franchi di Carausio e assunse il titolo di Germanicus maximus. Massimiano, nel 296 tornò in Gallia, difendendo le frontiere renane dagli alleati franchi di Carausio mentre Costanzo lanciò l'invasione della Britannia. Alletto fu sconfitto e ucciso nel 296; Costanzo sbarcò e marciò su Londinium (Londra), dove fu accolto come un liberatore.

Massimiano andò a combattere i pirati Mauri in Iberia e i Berberi in Mauretania. Dopo lunghe battaglie fece ingresso trionfale a Cartagine. La popolazione gli fu grata e lo chiamò redditor lucis aeternae "restitutore della luce eterna".

Dopo le vittorie tornò in Italia dove iniziò la persecuzione contro i cristiani, con esecuzioni e distruzione di chiese, ma fu presto spenta perchè Diocleziano era molto tollerante.
Massimiano tornò a Roma nel 303, in occasione del ventennale del regno di Diocleziano, e ai due augusti fu innalzato un arco trionfale, l'Arcus Novus.

Nel 305, quando Diocleziano gli chiese di abdicare insieme a lui, Massimiano passò il titolo di augusto a Costanzo e si ritirò nell'Italia meridionale. mentre Diocleziano fece augusto Galerio; mentre Massenzio e Costantino, figli di Massimiano e Costanzo furono nominati cesari. Costanzo passò il suo tempo a difendere l'impero: dal 300 al 302 combatté i Franchi, battendosi poi contro le tribù germaniche nell'alto Reno.



LA SUCCESSIONE

La successione però non andò come Massimiano aveva sperato: i nuovi cesari furono Severo e Massimino, con l'esclusione di suo figlio Massenzio. Entrambi avevano militato con Galerio, Severo era suo nipote e Massimino un vecchio collega nell'esercito.

Galerio assunse così la posizione ricoperta da Diocleziano che si ritirò in Dalmazia; Massimiano andò in una villa in Campania mantenendo i contatti con Diocleziano.

Dopo la morte di Costanzo, nel 306, il figlio Costantino assunse il titolo di augusto; Galerio gli offrì anche il titolo di cesare che Costantino accettò, mentre Severo che successe a Costanzo.
Ma Massenzio, geloso del potere di Costantino, persuase una coorte della guardia imperiale a proclamarlo imperatore, e inviò al padre delle vesti imperiali salutandolo "Augusto per la seconda volta", con un ruolo però inferiore.

Galerio rifiutò di riconoscere Massenzio e inviò a Roma Severo con un esercito, che però passarono dalla parte di Massenzio. Severo fuggì a Ravenna, dove fu catturato da Massimiano e tenuto come ostaggio. Nel 307 Galerio guidò un secondo esercito contro Massenzio, ma anche questa volta non riuscì a conquistare Roma.

Intanto Massimiano si recò in Gallia per negoziare con Costantino, stabilendo che Costantino avrebbe sposato la figlia minore di Massimiano, Fausta, e sarebbe stato creato augusto nel dominio secessionista di Massenzio; in cambio Costantino avrebbe confermato l'alleanza tra Massimiano e Costanzo, sostenendo la causa di Massenzio e rimanendo neutrale nella guerra contro Galerio.

Massimiano tornò a Roma nel 308, ma in contrasto col figlio aspettandosi che i soldati lo acclamassero, ma questi si schierarono con Massenzio, e Massimiano fu obbligato a lasciare l'Italia.

Verso la fine del 308 si tenne a Carnuntum, sull'alto Danubio, un incontro tra Galerio, Massimiano e Diocleziano; Massimiano fu obbligato ad abdicare, Costantino fu degradato a cesare, e Licinio, amico di Galerio, fu nominato augusto d'Occidente. Nel 309 Massimiano tornò alla corte di Costantino in Gallia, l'unica dove fosse ancora ben accetto.



LA MORTE

Ma Massimiano non aveva pace e nel 310 si ribellò contro Costantino, impegnato in una campagna contro i Franchi. Massimiano era stato inviato a difendere la Gallia meridionale dagli attacchi di Massenzio; giunto in città, annunciò la morte di Costantino e assunse la porpora imperiale.

Ma la gran parte dell'esercito rimase leale a Costantino, e Massimiano fu obbligato a fuggire. Costantino, all'annuncio del tradimento, lo raggiunse e lo invitò al suicidio. Nel 310 Massimiano si impiccò.

Dopo il suicidio di Massimiano Massenzio si atteggiò a figlio devoto; coniò monete con l'immagine del padre divinizzato e dichiarò di volerne vendicare la morte. Costantino, invece, prima presentò il suicidio come una disgrazia, poi disse che Massimiano, perdonato da Costantino, aveva invece cercato di ucciderlo. Ne decretò poi la damnatio memoriae, facendo cancellare il suo nome da tutte le iscrizioni e distruggendo tutte le opere pubbliche che recavano la sua effige.

Infine Costantino sconfisse Massenzio a Ponte Milvio nel 312 diventando padrone dell'Italia. Eutropia dichiarò sotto giuramento che Massenzio non era figlio di Massimiano, e Costantino riabilitò la memoria del suocero che comparve sulla monetazione di Costantino come divus, assieme a Costanzo e Claudio il Gotico divinizzati; tutti e tre presentati come antenati di Costantino.


BIBLIO

- DiMaio, Michael - "Maxentius (306–312 d.C.)." - De Imperatoribus Romanis - 1997 -
- Rees, Roger - Diocletian and the Tetrarchy - Edinburgh: Edinburgh University Press - 2004 -
- Liebeschuetz, J. H. W. G. - Continuity and Change in Roman Religion - Oxford - Oxford University Press - 1979 -
- Giorgio Ravegnani - La storia di Bisanzio - Roma - Jouvence - 2004 -



DIOCLEZIANO - DIOCLETIANUS


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Nome completo: Gaius Aurelius Valerius Diocletianus
Nascita: Doclea o Salona, 22 dicembre 244
Morte: Spalato, 3 dicembre 316
Predecessore: Carino
Successore: Costanzo Cloro e Galerio
Coniuge: Prisca Serena di Roma
Figli: Galeria Valeria
Regno: 284-305 d.c.



LA NASCITA

Diocleziano nacque nel 237 sulla costa dalmata, forse a Salona. Fu chiamato Diocles, e ricevette una sommaria educazione letteraria con un certo senso di pietas romana, cioè la tollerante religiosità dei Romani unita a un profondo senso di onestà e giustizia. Sposò Prisca da cui ebbe la figlia Valeria, ambedue ritenute cristiane.

Dal 275 al 285 d.c. a Roma si succedettero una serie di imperatori che vennero eliminati violentemente uno dopo l'altro. Le rivolte non venivano dai barbari o dai partici che Roma combatteva ma dagli stessi militari, all'interno di quell'esercito che era romano solo formalmente, perchè dentro c'era di tutto. I militari chiesero una paga sempre più alta e l'acclamazione degli imperatori dipendeva dalle loro donazioni in oro. Così i generali romani divennero tra loro rivali del trono aprendo le guerre civili.

Ne profittarono Franchi, Alemanni, e Goti, e ad ovest i Sassanidi Persiani per invadere i confini, dando il via a un triste periodo di guerre interne ed esterne, finchè non giunse al potere Diocleziano. Egli aveva fin da giovanissimo seguito la carriera militare, percorrendola fino ai più alti gradi, distinguendosi per coraggio, prudenza e metodo; era stato console sotto Probo, poi governatore della Mesia.

Nel 282, sotto Caro imperatore, fu nominato comandante della cavalleria e dei pretoriani. Nel 283 ottenne il Consolato. Sembra che una veggente, gli avesse predetto da giovane che sarebbe stato imperatore il giorno che avesse ucciso un cinghiale (aper). In effetti era arrivato alla corona quando, al cospetto delle legioni, uccise a Nicomedia quell'uomo che del cinghiale portava il nome (Apro).

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL VOLTO (By Haroun Binous)

L'ASCESA AL POTERE

« Diocleziano fu scaltramente costumato, inoltre sagace e d'ingegno assai sottile e tale che voleva saziare la sua severità con l'altrui invidia. Principe diligentissimo però e assai solerte e che primo introdusse nell'impero Romano forme più degne delle usanze regali che della libertà Romana e si fece adorare mentre prima di lui tutti ricevevano un saluto. »

(Eutropio, Breviarium historiae Romanae, IX.26)

Nel 284 d.c., dopo l'assassinio di Caro, prima Numeriano poi Apro si fecero acclamare imperatori, ma il primo morì in circostanze misteriose e il secondo, accusato di averlo assassinato, da imperatore campò poche ore. Carino rimase imperatore nell' ovest, ma Diocle fu acclamato imperatore sostituendo Numeriano. Nel 285 anche Carino morì e Diocleziano rimase padrone dell'impero. Così Caio Aurelio Valerio, illirico, da Diocle, sua patria, prese il nome di Diocleziano.

Diocleziano aveva 37 anni, con esperienza degli uomini, ormai maturo e riflessivo. Dopo la battaglia del Margus, in cui la vendetta di un ufficiale gli aveva data la vittoria (l'ufficiale aveva ucciso Carino vendicandosi per avergli violentato la moglie) Diocleziano si dimostrò magnanimo coi sostenitori di Carino: nessuno fu toccato o rimosso dalle cariche e lo stesso Aristobulo, prefetto del pretorio e creatura della Curia, rimase al consolato.

Se però all'interno aveva ottenuto pace, all'esterno c'erano serie minacce. Elpidio Achille fomentava la rivolta ad Alessandria; in Egitto minacciavano l'invasione i Blemmi; nella Numidia le tribù dei Bavari e dei Quinquangentanei razziavano il paese; nella regione danubiana Sarmati e Germani varcavano i confini; i Franchi invadevano i paesi del Reno, e le coste galliche del nord erano infestate dai pirati sassoni; in Gallia i Bagaudi saccheggiavano le campagne per ricostituire l' impero gallico.



LA TETRARCHIA DI DIOCLEZIANO

Diocleziano stabilì allora di dare all'impero una tetrarchia di governo, con due imperatori (Augusti), di cui uno più anziano e di maggiore autorità, e in sottordine due Cesari. Morto un imperatore, doveva succedergli il suo Cesare il quale, divenuto Augusto doveva nominarsi, a sua volta, un Cesare. I due Cesari, al pari dei due Augusti, dovevano avere la potestas tribunicia e l' imperium, ma non il potere legislativo, e potevano batter moneta e comandare eserciti in nome degli imperatori di cui erano luogotenenti con diritto alla successione.

Il Cesare che Diocleziano si scelse fu il dace Valerio Galerio, soldato rude e violento nativo di Sardica; quello di Massimiano fu Flavio Costanzo, detto Cloro per il suo pallore, originario della Dardanica, che discendeva da Claudio il Gotico ed era colto e mite.

Nel 293 i due Cesari ebbero le insegne, il primo a Nicomedia e il secondo a Milano. Per rinsaldare i vincoli, Galerio sposò Valerla, figlia di Diocleziano, Costanzo Cloro (già padre di Costantino avuto da una Giulia Elena di Bitinia) divenne marito di Teodora, figliastra di Massimiano.
  • Galerio ebbe il governo delle province illiriche, della Macedonia, della Grecia e di Creta con sede a Sirmio,
  • Costanzo quello della Gallia e della Britannia con residenza a Treveri.
  • Massimiano l' Italia, la Rezia, la Sicilia, la Sardegna e l'Africa,
  • Diocleziano prese l'Egitto e la Libia insieme alle province d'Asia.
Ora Costanzo aveva si avuto il governo della Gallia e della Britannia, ma quest'ultima era in potere di Carausio, che occorreva combattere insieme ai Franchi suoi alleati. Costanzo sbarrò il porto di Gessoriaco con una diga e costrinse con la fame alla resa le navi e la guarnigione ribelle (293), poi sconfisse i Franchi, e mentre si preparava ad assalire in Britannia Carausio, questi fu ucciso dal suo ufficiale Alletto, che ne prese il potere.

Costanzo divise la flotta in due squadre, una era comandata da lui, l'altra dal comandante della guardia, Asclepiodoto, che riuscì ad approdare vicino Brighton. Saputo dello sbarco, Alletto combattè contro Asclepiodoto, ma fu sconfitto ed ucciso; il suo esercito, gettatosi sulla città per saccheggiarla fu assalito dalle truppe imperiali e sterminato. Così Britannia tornò provincia dell' impero romano.

Costanzo si diresse poi alla frontiera renana, sotto la custodia di Massimiano che doveva recarsi in Africa, dove i Mauritani si erano ribellati: la Numidia era percorsa da Bavari e Quinquangentanei con il pretendente Giuliano che si era fatto proclamare imperatore. Massimiano in Africa sconfisse i Mauri ribelli e Giuliano si suicidò.

Costanzo Cloro intanto, mentre fortificava la frontiera tra Magonza e il lago di Costanza, seppe che gli Alemanni, superato il Reno, devastavano i villaggi. Così mosse contro di loro sconfiggendoli a Langres e a Vindonissa. Galerio a sua volta dovette combattere contro Quadi, Jazigi, Bastami e Carpi per quattro anni, dal 293 al 296. Finalmente i Carpi, i nemici più pericolosi, più volte battuti, furono sconfitti e deportati come coloni, nella Mesia e nella Pannonia.

Diocleziano stava a Nicomedia quando seppe di un' insurrezione in Egitto. Corse ad Alessandria e l'assediò per otto mesi finchè non le tagliò gli acquedotti. Alessandria fu abbandonata alle truppe e saccheggiata, le Città di Koptos e Bosiris distrutte (296). Con i Blemmi nell'alto Egitto Diocleziano, dopo averli sconfitti, si accordò. Contemporaneamente nelle vicinanze di Siene venne stanziata la tribù dei Nobati che ebbe il compito di guardare i confini meridionali.

Intanto Narsete, successore al trono di Persia, invase l'Armenia costringendo Tiridate a ritirarsi in territorio romano, quindi penetrò in Mesopotamia (296). Il comando della guerra contro i Persiani, in assenza di Diocleziano, fu assunto da Galerio che prese come collaboratore Tiridate, ma fu sconfitto pesantemente. A stento Galerio e Tiridate riuscirono a salvarsi e i Persiani avrebbero invaso la Siria se non fosse sopraggiunto Diocleziano.

Questi difese la linea dell' Eufrate (297) e mandò Galerio nell'Illirico per raccogliervi un nuovo esercito che sorprese i Persiani e li sconfisse. Narsete fuggì, ma la sua famiglia e i suoi tesori caddero nella mani dei vincitori. Intanto che Tiridate percorreva l'Armenia punendo i nemici, Diocleziano entrato in Mesopotamia, si congiungeva a Nisibi con Galerio.

Narsete chiese allora la pace e Diocleziano accettò a patto che venisse restituita tutta la Mesopotamia, che cedesse cinque province, che l'Armenia tornasse sotto Roma e che sul trono fosse rimesso Tiridate. Una pace vantaggiosissima che assicurava le frontiere occidentali e le vie del Caucaso per i commerci.



LE RIFORME

La tetrarchia dunque, grazie a Diocleziano, assicurò la pace sperata, così l'imperatore si occupò di riforme.
  • Passò le antiche attribuzioni del Senato al Concistorium principis con tutte le questioni di carattere legislativo.
  • L'ordinamento provinciale venne mutato, dal lato territoriale e dal lato amministrativo, e il potere civile venne diviso dal potere militare. Ogni provincia aveva un praeses, un governatore civile, ed uno o più duces per il comando delle truppe. 
  • Portò il numero delle province da 57 a 96, creando gruppi di province, dette diocesi, governate da vicari. Si formarono così nel 297, 12 diocesi, 5 in Oriente e 7 in Occidente.
  • Lasciò le antiche coorti pretorie, creando però nuove guardie del corpo, reclutate specialmente in Illiria, per i due Augusti e i due Cesari.
  • L'esercito da 350000 fu portato a 500000 uomini, vennero ridotti i soldati delle legioni e accresciuto il numero degli ufficiali.
    Rinnovò il catasto e le imposte sui terreni, che vennero tassati a seconda della categoria. L'imposta fondiaria, in denaro o natura, veniva riscossa dai decurioni sotto loro responsabilità.
    Cadde così l'esenzione dell'Italia dalle imposte, che riguardò solo la urbicaria regio, il territorio che si estende fino a cento miglia dalle mura dell'Urbe.
  • Coniò nuove monete: l' aureus di grammi 5,45, l' argenteus di grammi 3,40 e il follis di bronzo, ma non potè togliere dalla circolazione i denari di bassissima lega.
  • Nel 301, fissò il massimo dei prezzi "rerum venalium", con la pena di morte per i trasgressori. Ma poi lo revocò vedendone il pessimo effetto.


LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI

Gli ultimi anni dell' impero di Diocleziano furono insanguinati dalle persecuzioni contro i Cristiani.
Il Cristianesimo si era diffuso in tutto l'impero, e le chiese disponevano di ingenti beni con una potente gerarchia, che in certe città aveva una grandissima autorità anche fuori della comunità cristiana.

La religione non era più una religione con confini precisi come quella romana, ma un potere temporale che gareggiava ed entrava in conflitto col potere dello stato, tanto è vero che divenne poi in Italia una vera monarchia con potere assoluto, senza neppure la mediazione di un senato.

Il Cristianesimo divideva i cittadini credenti da quelli che professavano altre fedi, predicava l'astensione dalle pubbliche cariche, univa il romano al barbaro, era contrario alla guerra e all'esercito, e non riconosceva la divinità dell'imperatore. Però in realtà poi si prese tutte le cariche cambiandogli nome e fece guerre in nome di Dio, a cominciare da Costantino.

Diocleziano non era un pagano fanatico e nei primi anni fu molto tollerante verso i Cristiani,
- ma quando due magistrati di Samosato si rifiutarono di sacrificare agli Dei per la vittoria sui Persiani,
- quando i sacerdoti affermarono che le viscere delle vittime consultate, non rispondevano per la presenza disturbatrice nell'esercito di soldati di altra fede,
- quando il suo consiglio privato si pronunciò per la persecuzione dei Cristiani
- e questa venne approvata dall'oracolo di Apollo, l'imperatore, istigato anche da Galerio che odiava i seguaci di Cristo passò alle persecuzioni.

Nel 303, il prefetto del pretorio, coi soldati, invase il tempio cristiano di Nicomedia, bruciò i libri sacri e distrusse la chiesa. Seguì un editto che ordinava la distruzione delle chiese e dei libri cristiani, ne scioglieva le comunità, ne confiscava i beni, proibiva le riunioni, li escludeva dalle cariche pubbliche e dalla cittadinanza e rimetteva nella schiavitù i liberti se non ritornavano al paganesimo.

L'editto provocò in Oriente tumulti e resistenza dalle comunità cristiane, giunse allora un secondo editto per cui i Cristiani venissero ricercati ed obbligati a sacrificare agli Dei e che tutti i vescovi e i preti che si rifiutavano di consegnare i libri sacri venissero messi in carcere. Con un terzo editto si accordava l'amnistia a coloro che, abbandonato il Cristianesimo, ritornassero alla fede pagana.

Nell'Occidente, per merito di Costanzo Cloro e della sua corte in gran parte convertita al Cristianesimo, la persecuzione si limitò alla distruzione di qualche chiesa e alla proibizione delle assemblee dei cristiani; in Oriente invece, più per opera di Galerio che di Diocleziano, gli editti vennero applicati con rigore fino alla crudeltà.

Molti cristiani abiurarono e sacrificarono ai vecchi Dei, parecchi vescovi consegnarono i libri sacri e ci furono anche di quelli che, dopo di avere fatto apostasia, aiutarono i magistrati a perseguitare gli antichi compagni di fede.

Il 20 novembre Diocleziano e Massimiano fecero il loro ingresso nell'Urbe sopra un magnifico carro tirato da quattro elefanti, seguiti da senatori, magistrati e ufficiali, da una selva di insegne, dai trofei delle vittorie e dalle figure di Narsete, delle sue donne e dei suoi figli. Le feste furono accompagnate da un'amnistia e da elargizioni alle principali città per un totale di trecentodieci milioni di denari.



L'ABDICAZIONE

Diocleziano rimase a Roma solo 28 giorni, e partì improvvisamente per Ravenna, e da qui fece ritorno a Nicomedia. Probabilmente stanco delle lamentele del popolo e infelice: la moglie Prisca non lo amava, e insieme alla figlia Valeria aveva abbracciato una religione intollerante e severa, aveva fallito il tentativo di alleviare la miseria con la disciplina dei prezzi e il popolo non gli era grato per tutto ciò che aveva fatto per la sua pace.

Da parecchi anni Diocleziano aveva iniziato la costruzione di un immenso palazzo a Solona (Spalato) in Dalmazia, per passarvi la vecchiaia. Così nel 305, a tre miglia da Nicomedia, abdicò proclamando Augusto Galerio e chiamando Cesare Massimino Caio. Contemporaneamente, a Milano, Massimiano abdicò nominando come Augusto Costanzo Cloro col nome di Cesare Flavio Valerio Severo. Massimiano si ritirò in una sua villa in Lucania.

- Costanzo prese per sé la Gallia, la Britannia e la Spagna;
- Severo l'Italia, l'Africa e la Pannonia;
- Galerio ebbe tutto il resto dell'impero
- eccettuati l'Egitto e la Siria che furono dati a Massimino Caio.


(CIL III 5810 = ILS 618).
PROVIDENTISSIMO PRINCIPI, RECTORI ORBIS AC DOMINO, FUNDATORI PACIS AETERNAE DIOCLETIANO P(io) F(elici) INVICTO AUG. PONT. MAX., GER. MAX., PERS. MAX., TRIB. POT. VII, COS. IV, PATRI PAT(riae), PROCOS., SEPT(imius) [Vale]NTIO V(ir) P(erfectissimus) P(raeses) P(rovinciae) R(aetiae) D(evotus) N(umini) M(aiestati)QUE EIUS D(edit) D(edicavit).

La dedica, proveniente da Augusta Vindelicorum (od. Augsburg, in Baviera), è interessante, fra l’altro per gli epiteti che precedono il nome di Diocleziano. Essi riecheggiano taluni motivi propagandistici sbandierati anche nelle leggende monetarie (comunissimi quelli della PROVIDENTIA AVG. e della PAX AVG.), le quali poi rappresentavano a loro modo una risposta all’aspirazione universale verso un mondo di ordine e di pace.

Per quanto riguarda la titolatura, il cognomen di Germanicus maximus fu assunto nel 285, quello di Persicus maximus nel 288, quando Diocleziano strinse un trattato col re sassanide Bahram II e si fece restituire alcuni territori della Mesopotamia. La settima potestà tribunicia, coincidente con il quarto consolato, fu rivestita nel 290, l’anno in cui fu posta questa dedica.



LA MORTE

Nel 308 Diocleziano fu invitato a riprendere la porpora, ma rifiutò e morì a Spalato nel 316, dopo aver invano pregato Massimino di rimandargli indietro moglie e figlia. Infatti dopo la morte di Galerio sua moglie e sua figlia, poichè cristiane, vennero esiliate in Siria, dove vennero giustiziate dall'imperatore Licinio nel 315.

Diocleziano venne sepolto nel mausoleo che s'era fatto erigere di fronte al tempio di Giove Ottimo Massimo. Di lui restano a Roma soprattutto le grandiose terme con splendidi ambienti ricchi di mosaici, decorazioni e statue.



BIBLIO

- Eutropio - Breviarium historiae Romanae - IX -
- Umberto Roberto - Diocleziano - Roma - Salerno Editrice - 2014 -
- André Chastagnol - L'accentrarsi del sistema: la tetrarchia e Costantino - in: AA.VV. - Storia di Roma - Einaudi - Torino - 1993 -
- Corcoran, Simon - The Empire of the Tetrarchs - Imperial Pronouncements and Government AD 284–324 - Oxford - Clarendon Press -1996 -
- Timothy D. Barnes - The New Empire of Diocletian and Constantine - Harvard University Press - 1982 -
- Alan Bowman - Diocletian and the First Tetrarchy - in The Cambridge Ancient History, XII: The Crisis of Empire (CAH) - New York - Cambridge University Press - 2005 -
- Bruno Bleckmann - Diocletianus - Brill's New Pauly - IV - Leiden - Brill - 2002 -



 

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