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| VICUS CAPRARIUS |
A Roma dove tocchi il sottosuolo scopri antichità romane, ma il guaio è che spesso vengono ricoperte, trafugate e distrutte. Durante i lavori si annuncia che verranno salvaguardati i beni sottostanti, che poi regolarmente diventano quattro anfore e tre tubi di piombo.
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| DOMUS DI VICUS CAPRARIUS |
Gli scavi hanno messo in luce due edifici, di cui uno è un'insula di almeno tre piani, con botteghe al pianterreno, conservato in alzato per circa otto metri. La prima fase costruttiva è di epoca neroniana, per un’altezza di circa 12 m, trasformata nel IV sec. in una domus signorile con le pareti rivestite di marmi e pavimenti in mosaici policromi.
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| DOMUS DI VICUS CAPRARIUS |
Questo era il piano di lusso dell'epoca, che si chiamò in seguito il piano nobile, siccome non esistevano gli ascensori per fare poche scale era il più comodo e poi l'acqua non ce la faceva a risalire ai piani superiori.
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| STATUA ACEFALA |
Quando poi i Vandali di Genserico nel 455 saccheggiarono la città causarono un incendio che distrusse il piano terra dell'edificio. Il pianterreno venne quindi colmato da un interro di circa 4 m il cui scavo ha restituito, oltre a numerosi elementi lapidei dell’apparato decorativo, circa 14.000 frammenti di ceramica ed oltre 800 pezzi monetali in bronzo.
L’edificio sud si conserva per quasi 6 m e in origine doveva ergersi su almeno due piani, per un’altezza complessiva di circa 11 m. Fin dalla fase edilizia originaria, databile anche qui in età neroniana, l’edificio doveva svolgere una funzione pubblica.
Infatti tra i nuovi reperti esposti oltre ai bellissimi marmi bianchi lavorati e quelli colorati che appartengono alla decorazione della domus, c'è anche l’eterogeneo materiale di uso quotidiano che riguarda le fasi post antiche del vicus.
Si va dal coltello e forchetta del XVII secolo, alle brocche e piatti in maiolica, alle olle e tegami del XVI-XVII secolo, alle bottiglie in vetro soffiato del XVII-XIX secolo. L’interesse del luogo è legato proprio al fatto che i materiali esposti possono ancora raccontarci tutta la loro storia perché, invece di essere decontestualizzati in musei esterni, sono stati sistemati direttamente nell’area.
I materiali esposti pertanto testimoniano l’esistenza, a partire dal Medioevo, di un’umile comunità stretta intorno alle fonti di approvvigionamento idrico rappresentate dalla Fontana di Trevi alimentata dall’Acqua Vergine, unico degli acquedotti antichi rimasto in uso.
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| ANTIQUARIUM |
Una “Città dell’Acqua”, che ebbe nel prezioso elemento il suo vero e proprio principio insediativo.
Gli scavi hanno così riportato in luce un grande serbatoio di distribuzione dell’antico acquedotto, che alimentava (attraverso tubazioni in piombo ancora conservate in posto) le vasche di una lussuosa residenza signorile posta nelle adiacenze. In secondo luogo l’acqua sorgiva, proveniente da una potente falda idrica, che sgorga nel sottosuolo filtrando attraverso le antiche murature in opera laterizia dell’area archeologica del Vicus Caprarius.
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| EX CINEMA TREVI |
Il 19 dicembre 2006, dopo un delicato restauro durato diversi mesi, in due apposite vetrine è stato esposto il “tesoretto” rinvenuto nel corso degli scavi: oltre 800 monete databili tra il IV e V secolo d.C. Tre anni dopo, il 22 dicembre 2009 è stato definitivamente completato l’allestimento dell’antiquarium.
BIBLIO
- Quellen u. Forschungen - XIV - 33 - vicus Caprarius in regione V - 1911 -
- Mario Attilio Levi - Nerone e i suoi tempi, Milano - Cisalpino-Goliardica - 1973 -
- Carlo Palumbo - La vita di Nerone - Le Grandi Biografie - Milano - Peruzzo - 1985 -
- Brian H. Warmington - Nerone: realtà e leggenda - Roma-Bari - Laterza - 1973 -













































