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PEDANIUS DIOSCORIDES


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DIOSCORIDE DESCRIVE LA MANDRAGORA

Nome:
Pedanius Dioscorides (greco: Πεδάνιος Διοσκουρίδης, Pedánios Dioskourídēs) o Dioscurides
Nascita: Anazarbus, Cilicia, Asia Minor 40 d.c.
Morte: 90 d.c. 
Professione: medico, farmacista e botanico


Pedanius Dioscorides fu un botanico, farmacista e medico greco antico vissuto nella Roma imperiale sotto Nerone. Studiò medicina presso la scuola di Tarso in Armenia, dedicando i suoi libri di medicina al medico Laecanius Arius. 

Servì come medico nell'esercito romano, la sua farmacopea si riferisce quasi esclusivamente a piante trovate nel Mediterraneo orientale di lingua greca, il che rende improbabile che abbia prestato servizio in campagne (o viaggiato) al di fuori di quella regione. 

Scrisse "De materia medica", in 5 volumi, una enciclopedia greca sulle erbe medicinali e relative sostanze medicinali (pharmacopeia), libro che fu letto per circa 1.500 anni. Ma è noto principalmente come autore del trattato "Sulle erbe mediche". 

DIOSCORIDE

SULLE ERBE MEDICHE

Sì tratta di un erbario scritto in lingua greca, che ebbe una certa influenza nella fase medievale della medicina medievale che rimase in uso fino al XVII secolo, quando venne superato dalla nascita della medicina moderna. 

Dioscoride compose anche un macchinario rudimentale per la distillazione, con un serbatoio e una sorta di testa superiore, da cui i vapori entrano in una struttura dove vengono raffreddati e poi si condensano. Questi elementi solitamente mancheranno negli apparati di distillazione medievali. 



DE MATERIA MEDICA

Tra il 50 e il 70 d.c. Dioscoride scrisse in greco il libro di cinque volumi, conosciuto in Europa occidentale con il titolo latino "De Materia Medica" ("Sul materiale medico"), che divenne il precursore di tutte le farmacopee moderne. Nel periodo medievale, il De Materia Medica fu diffuso in greco, oltre che in latino e in arabo. 

Il trattato non venne mai dimenticato e giunse a eclissare la dottrina di Ippocrate. Pur essendo riprodotto in forma manoscritta nel corso dei secoli, è stato spesso integrato con commenti e aggiunte minori da fonti arabe e indiane. 

Sopravvivono numerosi manoscritti illustrati del De Materia Medica. Il più famoso è il Dioscuride di Vienna riccamente illustrato, prodotto a Costantinopoli nel 512/513. Copie arabe densamente illustrate sopravvivono dai secoli XII e XIII, mentre i manoscritti greci sopravvivono oggi nei monasteri del Monte Athos. 

Il "De Materia Medica" è la principale fonte storica di informazioni sui medicinali usati dai Greci, dai Romani e da altre culture dell'antichità. L'opera riporta anche i nomi daci, traci, romani, antichi egizi e cartaginesi per alcune piante, che altrimenti sarebbero andate perdute. L'opera presenta circa 600 piante. De Materia Medica ha costituito il nucleo della farmacopea europea fino al XIX secolo. 

DE MATERIA MEDICA


DE MATERIA MEDICA - LE TRADUZIONI 

- De Materia Medica: Being an Herbal with many other medicinal materials - Trad. Tess Anne Osbaldeston; based on the 1655 translation of John Goodyer. Johannesburg: Ibidis Press. 2000 - 
 - De Materia Medica - Trad. Lily Y. Beck. Olms-Weidmann: Hildesheim - 2005 -
- Gunter, R. T., ed. - The Greek Herbal of Dioscorides - Trad. John Goodyer - 1655 - 1933 - 
- De Materia Medica: libri V Eiusdem de Venenis Libri duo - Trad. I. A. Saraceno Lugdunaeo (Janus Antonius Saracenus). 1598 - 


 BIBLIO

- Allbutt, T. Clifford - Greek medicine in Rome - London: Macmillan - 1921 -
- Forbes A., Henley D., Henley D. - Pedanius Dioscorides - Health and Well Being: A Medieval Guide - Chiang Mai: Cognoscenti Books - 2013 -
- Riddle, John - Dioscorides - Catalogus Translationum et Commentariorum - 1980 -
- Riddle, John M. - Dioscorides on pharmacy and medicine - Austin: University of Texas Press - 1985 -
- Sadek, M. M. - The Arabic materia medica of Dioscorides - Québec - Canada: Les Éditions du sphinx - 1983 -
- Scarborough, J.. Nutton, V. - The Preface of Dioscorides - Materia Medica: introduction, translation, and commentary - Transactions & Studies of the College of Physicians of Philadelphia - 1982 -


AULO CORNELIO CELSO - A. CORNELIUS CELSUS


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Nome: Aulo Cornelio Celso, Aulus Cornelius Celsus
Nascita: Roma (?) 25 a.c. circa
Morte: 45 d.c. circa
Professione: medico


Aulo Cornelio Celso, (in latino: Aulus Cornelius Celsus; 25 a.c. circa – 45 d.c. circa) è stato un enciclopedista e un grande medico romano, probabilmente nativo di Roma, dove fu scoperta una incisione su lastra che lo riguarda, anche se qualche autore sostiene fosse vissuto nella Gallia Narbonense perché cita un tipo di vitigno, il marcum, che Plinio afferma essere di quella zona.

Aulo Cornelio Celso, vissuto sotto l'impero di Augusto e di Tiberio, secondo Plinio non fu medico di professione, ma lui stesso afferma di aver sperimentato tecniche e operazioni di ambito medico e chirurgico. 
Fu chiamato il Cicerone della medicina



LA SCUOLA DEI SESTII

Seguì probabilmente, nell'età giovanile, la scuola dei Sestii, che predicava l'astensione dalla vita pubblica e dalla politica, vivevano in comunità e praticavano un regime alimentare rigorosamente vegetariano, nonché un esercizio costante rivolto all'ascesi e all'esame di coscienza:

«Sestio riteneva che l'uomo avesse abbastanza per nutrirsi anche senza spargere sangue, e che divenisse un'abitudine alla crudeltà lo squarciare gli animali per il piacere della gola. Aggiungeva poi che bisogna limitare gli incentivi alla dissolutezza; concludeva che gli alimenti di varia qualità sono contrari alla salute e dannosi al nostro corpo

Profondo conoscitore di Ippocrate, il padre della medicina, ebbe sicuramente contatti con la medicina alessandrina e con alcuni medici greci trasferiti a Roma;  egli stesso riporta la sua grande stima per il grande chirurgo romano Megete e per l'oculista Evilpiade.

Non altrettanto buono fu il suo rapporto con Asclepiade e il suo allievo Temisone, medici di origine greca, propugnatori di nuove idee su una medicina diversa dalla ippocratica, basata sulla dietetica, ma anche su strane pratiche difficilmente efficaci.



DE ARTIBUS

L'opera principale di Celso è il De artibus, che raccoglie un insieme di trattati diversi:
- Agricoltura: in 5 libri, trattava dei campi, del bestiame, degli uccelli domestici e delle api;
- Zooiatria
- Giurisprudenza
- Retorica: in sette libri, che però lo fecero giudicare da Quintiliano "uomo di mediocre ingegno"
- Arte militare
- Filosofia
- Storia
- Medicina. in 8 libri

Di tutta questa enciclopedia, è giunto a noi solo il trattato sulla medicina, che contiene tutte le conoscenze greche e romane dei suoi tempi in quest'ambito e che di certo non è opera di un uomo mediocre.

All'epoca solo Vitruvio (80-15 a,c,) aveva scritto seguendo un metodo scientifico scientifico, per cui Celso ebbe un notevole coraggio e pure un grande impegno, a trattare insieme discipline pratiche e teoriche, per raccogliere tutto lo scibile in un'unica enciclopedia, come più tardi farà Plinio il Vecchio (23-79 d.c.) nella sua "Naturalis historia".



DE MEDICINA

CORNELIUS CELSUS
E' il primo trattato completo di medicina in latino, che segue rigorosamente le norme già dettate da Ippocrate e costantemente seguite dai suoi discepoli. La sua opera contiene descrizioni dettagliate dei sintomi e delle diverse varietà di febbre, con i segni cardinali dell'infiammazione noti come "tetrade di infiammazione di Celso": calor (calore), dolor (dolore), tumor (gonfiore) e rubor (rossore e iperemia).

Dopo un proemio in cui si tratta della medicina vista dalla guerra di Troia fino ad Asclepiade di Samo (310 a.c.-...) e si discute sul metodo di cura della medicina romana, nonchè delle sperimentazioni su uomini ed animali, Celso tratta in otto libri la scienza medica suddividendola in: dietetica, farmacologia e chirurgia.

Libro I - tratta di semeiotica e igiene, con una serie di norme per mantenere la salute,
Libro II - di dietetica, e  segni o sintomi, secondo Ippocrate,
Libro III - di medicina interna, trattando delle malattie di tutto il corpo,
Libro IV - delle malattie delle singole parti del corpo,
Libro V -  dei medicamenti e dei farmaci,
Libro VI - dei vizî delle singole parti del corpo,
Libro VII - della chirurgia in genere,
Libro VIII - della chirurgia delle ossa

Egli, pur non essendo medico, riporta numerosi esempi di sintomi, terapie e casi clinici che dimostrano almeno la sua conoscenza profonda dei testi greci e della sua frequentazione dei valetudinaria, gli ospedali in epoca romana, di cui alcuni dotati di strutture termali interne con latrine. 

Si è creduto che nella sua opera avesse in parte tradotto e in parte riassunto gli scritti del grande medico Asclepiade, contemporaneo di Pompeo Magno; ma sembra si sia valso invece dell'opera di un discepolo di Asclepiade, probabilmente di Tito Aufidio Siculo, buon medico e ottimo scrittore.

Celso utilizza un latino elegante e semplice, per cui venne chiamato anche il Cicerone della medicina, lodato anche da Quintiliano (35-96). Ciò permise di divulgare in latino ciò era stato tramandato solo in greco, tanto da diventare la maggiore autorità di didattica medica romana fino all'arrivo di Claudio Galeno (129-201). Rimasto ignoto nell'oscurantismo del Medioevo, il "De Medicina" fu riscoperto tra il 1425 e il 1427 e pubblicato a stampa per la prima volta nel 1478.

Con la caduta dell'impero romano decadde anche la medicina romana, il Medioevo portò le sue grandi epidemie e pestilenze con centinaia di migliaia di vittime. Con il sorgere del Cristianesimo, il culto di Esculapio-salvatore, venne sostituito dal Cristo, medico dell'anima e del corpo.
La medicina religioso-cristiana combatte le formule magiche e promuove le preghiere, l'imposizione delle mani e le unzioni con olio santo e studi e ricerche scientifiche vengono considerati inutili.


BIBLIO

- F. Marx, A. - Corneli Celsi quae supersunt, in Corpus Medicorum Latinorum - I - Lipsia - 1915 -
- Aulus Cornelius Celsus, De medicina, Venezia, Aldo Manuzio (eredi), Andrea Torresano, 1528
Aulo Cornelio Celso, Della Medicina, Firenze, Sansoni Editore, 1985 -
- Conde Parrado, Pedro-Martín Ferreira, Ana Isabel - "Estudios sobre Cornelio Celso. Problemas metodológicos y estado de la cuestión" - Tempus nº 20 - 1998 -
- Remigio Sabbadini - Sui Codici Della Medicina Di Cornelio Celso - in Studi Italiani Di Filologia Classica - 1900 -


SORANO DI EFESO - SORANUS EPHESIUS


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   MEDICUS VULNERARIUS

Nome: Soranus Ephesius
Nascita: Efeso. II sec. d.c.
Morte: II o III sec. d.c.
Professione: medico

Sorano di Efeso è stato un medico greco-romano antico. Secondo la Suda, un'enciclopedia storica del X secolo in greco bizantino riguardante l'antico mondo mediterraneo, sappiamo che lavorò prima ad Alessandria d'Egitto e più tardi a Roma agli inizi del II secolo.



LA SCUOLA DEI METODICI

Se Asclepiade di Bitinia è l’ispiratore della scuola metodica per averne posto le basi dottrinarie, Temisone di Laodicea dette un “metodo” a quelle idee che, per l’attuazione pratica erano forse troppo vaghe e inattuabili: di qui il nome di metodica a quella scuola.
 
Ma Sorano fu il principale esponente della scuola medica dei Metodici, una scuola che intendeva rettificare le regole fondamentali di Asclepiade, di determinare con migliore precisione il suo metodo e di renderlo assai più semplice e alla portata di qualsiasi intelligenza.

L’interpretazione della malattia, secondo i metodici, si basava sulla supposizione di Asclepiade, che la malattia e la salute consistessero nello stato di strettezza o larghezza dei pori di cui è composta la sostanza.

Si distinse così uno “status laxus” ed uno “status strictus”. Praticamente, lo status strictus si manifestava con rossori, calori, congestioni, sete ardente, stato eretistico [eccessiva eccitabilità nervosa], ipertonia; al contrario, lo status laxus era caratterizzato da pallore, polso debole, tessuti flaccidi, senso generale di astenia e rilassatezza.



GYNAECIA

Sorano scrisse un trattato di ginecologia, intitolato Gynaecia e tradotto in latino da Muscio nel VI secolo, che fu il principale testo di riferimento su questo tema della medicina per tutto il medioevo fino al testo del "Giardino delle rose" scritto da Eucario Rodione nel 1513.



SULLE MALATTIE ACUTE E CRONICHE

La sua opera più importante fu però quella "Sulle malattie acute e croniche" di cui però rimangono solo frammenti in greco ed una traduzione latina del V secolo ad opera di Celio Aureliano.



CELIO AURELIANO

Aureliano fu medico di grande fama soprattutto per l'opera intitolata "Genetia" che però in realtà era la traduzione latina, con poche aggiunte, della Ginecologia di Sorano di Efeso (Περὶ γυναικείων παϑῶν). Aureliano scrisse pure il libro "De morbis acutis et chronicis" che era in realtà la copia del libro di Sorano "Περὶ ὀξέων καὶ κρονίων καϑῶν", tradotta dal greco in latino.

Ciò nondimeno l'opera di Celio è importante perché in essa sono raccolte e conservate le dottrine della celebre scuola medica dei metodici derivante dalla scuola filosofica degli epicurei.



GLI EPICUREI

Gli Epicurei, tra cui Lucrezio, vedevano nella filosofia il conseguimento della felicità, intesa come atarassia (liberazione dalle paure e dalle passioni) per cui occorreva:
- Liberare gli uomini dal timore degli Dei, che non si curano delle faccende degli uomini;
- Liberare gli uomini dal timore della morte, perchè "quando ci siamo noi, non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo noi";
- Dimostrare la facile raggiungibilità del piacere stesso, che coincide con la felicità;
- Dimostrare la provvisorietà e la brevità del dolore che è di due tipi: quello sordo, con cui si convive, e quello acuto, che passa in fretta.



BIOGRAFIE DI MEDICI

La Suda attribuisce a Sorano l'opera "Biografie di medici", di cui oggi si ritiene faccia parte "La vita di Ippocrate" che fu il padre della medicina, opera comunemente ritenuta una delle poche fonti attendibili, con il geografo bizantino Stefano di Bisanzio, per le biografie di medici.



SULLE FASCIATURE

Ci sono giunte inoltre parti dei trattati scritti da Sorano "Sulle fratture" e "Sulle fasciature". Nel suo trattato "Sulle fasciature", fornito spesso di pratici consigli, Sorano raccomanda che la fasciatura sia di lana.

Raccomanda inoltre che il corpicino venga preventivamente unto ben bene di olio, e poi nella fasciatura dovevano essere stretti nelle fasce prima le braccia separatamente, poi il busto, poi le gambe una per una e poi unite; il tutto, coperto da un fasciatore dai piedi al collo, doveva essere ancora fermato da una lunga benda girata intorno a spirale.

Nove giorni dopo la nascita per il maschio e otto per la femmina (primordia), si procedeva, anche per le persone che avevano assistito al parto, alla purificazione attuata con l'acqua (dies lustricus corrispondente al rito greco dell'Amphidromia) ma nel trattato Ghynaikeia (Ginecologiaî), Sorano critica la pratica di immergere il neonato non nell'acqua ma nel vino, che con i suoi effluvi potrebbe stordire il neonato.


BIBLIO

- Johannes Ilberg - Sorani Gynaeciorum libri IV - De signis fracturarum - Berlin - 1927 -
- Johannes Ilberg - Sorani Gynaeciorum libri IV - De fasciis - Berlin - 1927 -
- Johannes Ilberg - Sorani Gynaeciorum libri IV - Vita Hippocratis secundum Soranum - Berlin - 1927 -
- Johannes Ilberg - Sorani Gynaeciorum libri IV - Corpus medicorum Graecorum - Berlin - 1927 -
- Paul Burguière, Danielle Gourevitch, Yves Malinas - Maladies des femmes - Collezione Budé - 1988 -
- Owsei Temkin et al. - Soranus' Gynaecology - Johns Hopkins Press - 1956 -


ASCLEPIADE DI BITINIA - ASCLEPIADES DI BITHYNIA


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ASCLEPIADE DI BITINIA

Nome:
Asclepiade di Bitinia, o Aschepliade di Prusa, o Asclepiade di Chio
Nascita: Prusa, 129 a.c.
Morte: Roma 40 a.c.
Professione: medico


Un giorno, passeggiando per la Via Sacra, s’imbatté in un corteo funebre. I portatori, stanchi, avevano deposto il feretro sul ciglio della strada, proprio nel momento in cui passava Asclepiade. Questi, fermatosi incuriosito, guardò il cadavere, interrogò i parenti e poco soddisfatto delle risposte, cominciò tra sé a dubitare della morte del soggetto. Persuasi i parenti e gli amici a sospendere le cerimonie funebri, Asclepiade fece portare il supposto cadavere in una casa vicina dove, accertatosi dello stato di morte apparente, potè in breve richiamare segni evidenti di vita in colui che tutti avevano pianto per morto.”
(Apuleio, L'asino d'oro)

Asclepiade di Bitinia (Prusa, 129 a.c. – 40 a.c.) è stato un antico medico greco. Noto anche come Asclepiade di Prusa (o di Chio), nacque nella città di Prusa, in Bitinia, studiò ad Atene e ad Alessandria e fu allievo della scuola filosofica degli Epicurei. Celebre fu il suo motto secondo il quale il medico deve guarire "cito, tuto, iucunde" (rapidamente, sicuramente, serenamente).

Vissuto ad Atene si recò a Roma nel 91, dove fu dapprima maestro di retorica, si diede poi all'esercizio della pratica medica e si acquistò rapidamente una vastissima clientela e furono suoi pazienti anche Cicerone, Crasso e Marco Antonio. Fu certamente il primo tra i medici giunti in Roma a praticare la medicina con concetti razionali e scientifici. Le sue opere principali sono conservate soltanto in frammenti.



TEORIA ATOMISTICA  

Fu un seguace della teoria atomistica di Democrito (per cui il mondo naturale è separabile in due aspetti: gli atomi indivisibili e il vuoto in cui si muovono) pertanto in medicina si oppose alla teoria ippocratica dell'origine delle malattie causate da squilibri degli "umori". Fu quindi ispiratore della scuola metodica che riconosce in Temisone il proprio fondatore.

Ritenendo il corpo composto di atomi separati da spazi vuoti ("pori") una specie di canali dove si sarebbero mossi altri atomi, teorizzò che la malattia fosse causata dallo squilibrio tra atomi e pori: se questi ultimi erano troppo larghi causavano pallore e mancanza di forze, se erano troppo stretti rossore e calori.



SOLIDISMO
 
Egli propugnò il solidismo, volgendo l'attenzione del medico sulla costituzione della materia, poichè in essa, oltre che in un’alterata crasi ematica, possa consistere la causa della malattia.
Già delineata in epoca alessandrina, l’interpretazione solidistica della malattia e la circoscrizione della sua attività al ristretto campo del tessuto, riprende vita nella concezione di Asclepiade di Bitinia.

La cause costante delle malattie vernacole (infettive), un miasma che Lucrezio e Varrone avevano già riguardato innanzi come “nembi di seminii” o “sciami di animaletti indiscernibili che dalla pelle e dalle vie della respirazione entravano nei corpi e producevano le febbri”, fece sorgere in Asclepiade il concetto che, oltre all’organismo bucherellato dai pori, vi fosse poi una materia che li riempisse costituita da altrettanti minutissimi corpiccioli o molecole.

Da osservatore acuto e critico severo, comprese quindi la necessità di ricondurre i Romani a una vita igienica: prescrisse soprattutto la dieta, la ginnastica, il massaggio, la moderazione nei cibi e nelle bevande, come mezzi essenziali per mantenere la salute e per conseguire la guarigione. I rimedi terapeutici si basavano su massaggi, bagni termali, passeggiate e musica, con il ricorso a farmaci o salassi solo in casi estremi.

Vietò i purgativi nelle febbri intermittenti; vietò gli emetici come mezzo igienico di che abusavano i greci ginnasi; prescrisse dieta severa e clisteri al posto delle purgazioni; nelle febbri proibì il salasso, adoperandolo, come semplice evacuativo, solamente nelle “pleuritidi”, nelle angine, e nelle infiammazioni accompagnate da gran dolore. Seppe distinguere e descrivere magistralmente l'idropisia, il tetano, la malaria; seppe praticare la laringotomia.

ASCLEPIADE DI BITINIA


LA SCUOLA METODICA

Fondò la scuola medica detta "metodica" e fu il primo a classificare le malattie in acute e croniche. Il suo allievo Celio Aureliano gli attribuì l'adozione della tracheotomia, che del resto descrisse egregiamente, come terapia d'urgenza nella difterite.

Venne citato da Stefano di Bisanzio, autore del VI secolo di un lessico geografico che lo nomina con onore citando, parimenti i suoi maggiori discepoli: 
- Filonide di Durazzo, autore di 45 libri; 
- Tito Aufidio, siciliano, di cui Celio Aureliano riporta parecchie cure riguardo alla “peripneumonia” e alle malattie mentali; 
- Marco Artorio, amico di Augusto e autore di un’opera sull’idrofobia; 
- Clodio, studioso del tetano;
- Nicerato, che si occupò della catalessi;
- Il poeta Lucrezio che, nel suo “De Rerum Natura”, si attiene al dottrinario del maestro.

Morì novantenne a Roma nel I secolo a.c.; all'opera sua di eccellente medico si deve il favore che i medici greci cominciarono a godere in Roma. Le sue opere principali sono conservate soltanto in frammenti.


BIBLIO

- Celio Aureliano - De morbo acuto  I e III -
- Celso - De Medicina - I -
- Plinio il vecchio - Naturalia Historia -
- Lucio Apuleio - L'Asino d'oro -
- Storia dell’Arte Sanitaria - di Adalberto Pazzini -


GALENO DI PERGAMO - GALENUS


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Nome: Galeno di Pergamo (e non Claudio)
Nascita: Pergamo 129
Morte: 200 circa
Professione: medico e scrittore enciclopedico


Galeno di Pergamo (Pergamo, 129 – Roma, 200 circa) è stato un medico greco che ha influenzato la medicina occidentale per tredici secoli, fino al Rinascimento, quando si eseguirono studi più approfonditi sull'anatomia, sulle malattie e sulle medicine. Dal suo nome deriva la galenica, l'arte del farmacista di preparare i farmaci.

Galeno portò la sua formazione come esempio a tutti gli aspiranti medici, che dovevano conoscere la tradizione medica dell'anatomo-fisiologia, della prognosi e dei metodi dimostrativi. Dovevano amare moltissimo lo studio e disprezzare invece le vanità mondane; in più dovevano conoscere la filosofia, soprattutto della tradizione platonico-aristotelica, ma anche quella stoica per seguire un sano stile di vita.



LE ORIGINI

Galeno nacque nel 129 a Pergamo (oggi Bergama, in Asia minore), da una famiglia molto dedita alla scienza, che vantava come architetti il padre e il nonno di Galeno, mentre il bisnonno era studioso di geometria. Galeno ebbe interessi eclettici prima di concentrarsi sulla medicina e cioè agricoltura, architettura, astronomia, astrologia e filosofia.

A 14 anni il padre lo avviò a un percorso educativo prevalentemente filosofico, permettendogli di frequentare le lezioni tenute dai maestri delle quattro principali scuole filosofiche dell'epoca: platonica, stoica, aristotelica ed epicurea da cui gli derivò un certo scetticismo verso le controversie di filosofia. Allora il padre lo avviò allo studio dei procedimenti dimostrativi della geometria euclidea: sicuramente scientifici.

All'età di 16 anni il padre, ispirato da un sogno, lo avviò agli studi di medicina, che intraprese senza trascurare gli studi filosofici. Ebbe come maestri l'empirico Aischiron, l'ippocratico Stratonico, allievo di Sabino, e l'anatomista Satiro, allievo di Quinto.

Divenne, per quattro anni, therapeutes ("addetto") del Dio Asclepio nel tempio locale. Dopo la morte di suo padre (148 o 149) lasciò il tempio per studiare a Smirne, a Corinto e ad Alessandria, dove perfezionò la propria formazione anatomica e venne in contatto con la tradizione ippocratica.

Studiò medicina per dodici anni. Quando tornò a Pergamo, nel 157, lavorò come medico alla scuola dei gladiatori per pochi anni in cui fece esperienza sui traumi e sul trattamento delle ferite, che lui, più tardi, descriverà come "le finestre nel corpo".

GALENO IL MEDICO FILOSOFO

A ROMA

Dal 162, all'età di 33 anni, visse a Roma, portandovi la scienza medica di Ippocrate, con la teoria umorale sulle origini della pazzia. Galeno fu medico, si basò molto sugli studi di Asclepiade il Giovane, e seguì la filosofia, tanto che Marco Aurelio lo considerava un filosofo professionale che praticava secondariamente la medicina: "primo fra i medici", ma "unico fra i filosofi". 

Qui scrisse e operò intensamente, dimostrando pubblicamente la sua conoscenza dell'anatomia e sfidando i rivali in ogni campo: dal capezzale del malato, agli spettacoli anatomici di vivisezione (sig!) di fronte a un pubblico di intellettuali, fino alle conferenze affollate di medici. Il grande successo gli dette fama ma pure invidie. 
Ebbe come paziente il console Flavio Boeto, che lo introdusse nell'aristocrazia romana e alla corte di Marco Aurelio di cui divenne medico personale, poi curò anche Lucio Vero, Commodo e Settimio Severo. Nel 166 dovette rifugiarsi a Pergamo, per una congiura da parte di suoi rivali, secondo altri per la grande epidemia di "peste" che scoppiò a Roma. 

Venne richiamato nel 168 da Marco Aurelio e Lucio Vero, che gli ordinavano di raggiungere gli accampamenti di Aquileia per la spedizione contro Quadi e Marcomanni. Galeno trascorse l'inverno presso l'esercito, su cui infieriva l'epidemia, ma infine convinse Marco Aurelio a consentirgli di tornare a Roma, dove avrebbe dovuto occuparsi della salute del giovane Commodo.

Dal 169 si dedicò alla sua grande produzione letteraria. Probabilmente visse a corte fino alla morte di Marco Aurelio, nel 180, e abbandonò il palazzo dopo l'ascesa di Commodo, che egli considerava il più crudele tiranno della storia. Salvo che per il breve rientro a Pergamo (166-169), Galeno trascorse tutto il resto della sua vita nella corte imperiale, scrivendo e conducendo esperimenti. 

Effettuò vivisezioni di numerosi animali, per studiare la funzione dei reni e del midollo spinale, soprattutto sulle scimmie. Impiegava ben 20 scrivani per annotare le sue parole. Molte delle sue opere e manoscritti furono però distrutti nel 191 nell'incendio della biblioteca del Tempio della Pace, a cui aveva donato i suoi scritti.

Morì probabilmente nel 200, la sepoltura avvenne presso Misilmeri in provincia di Palermo, dove il medico sbarcò durante la navigazione di ritorno verso l'Asia Minore, a causa di una grave malattia.

ACCADEMIA DI GALENO

LE OPINIONI

- Credette, come Platone, che l'anima fosse divisa in tre parti e che fosse al servizio del corpo che la ospitava. 

- Pensò che lo stoicismo, il platonismo e l'aristotelismo, farebbero parte della "buona scuola" da seguire, per essere da un lato razionali e dall'altro etici. A ciò contrapponeva la "cattiva scuola" degli atomisti, che, considerando la natura composta di particelle discontinue e immutabili, la attribuiscono al caso e alla necessità, negando la provvidenza divina e i valori morali, e riducendo così la vita umana a "quella delle bestie", che a suo parere non avevano sentimenti.

- Classificò le scuole dell'epoca in tre classi: metodica, empirica e dogmatica. Quella empirica e metodica rifiutavano la necessità dello studio dell'anatomia per il medico, poiché non necessaria per la diagnosi e la terapia delle malattie, che poteva basarsi sull'esperienza, aprendo così all'arte medica una folla di incompetenti. Quella dogmatica si basava sull'anatomia e il rapporto dell'uomo con la natura. L'anatomia costituiva la prova scientifica dell'esistenza di un ordine e della provvidenza nel mondo, fornendo prove ai principi filosofici che le sostenevano.

- Nel suo "Sugli elementi secondo Ippocrate" descrive il sistema del filosofo dei "quattro umori corporei", credeva che i tessuti fossero composti dai quattro elementi della fisica aristotelica, con le rispettive qualità: acqua (liquido), terra (secco), fuoco (caldo) e aria (freddo).

- Galeno innesta la teoria umorale ippocratica sulla fisica aristotelica. Mescolandosi, e a seconda del prevalere dell’uno o dell’altro, gli elementi determinano l’equilibrio degli umori nel corpo e danno luogo a quattro temperamenti: flegmatico, melancolico, collerico e sanguigno.

- Galeno credeva nella "creazione", benché non ex nihilo (dal nulla), fatta da un singolo "creatore" per cui venne facilmente accettato dai religiosi monoteisti: cristiani, musulmani, ebrei.

- Nell'opera Il miglior medico è anche filosofo, sostiene che un buon medico deve eccellere nelle tre principali branche della filosofia: etica, logica, fisica. L'etica è necessaria perché l'intervento medicale non deve avere il fine del massimo guadagno. La logica serve per interpretare in maniera coerente i sintomi del paziente, e per confutare le teorie errate dei colleghi. La fisica per comprendere la similarità delle leggi che governano l'uomo e l'universo

- Galeno distingue tre facoltà: razionalità con sede nel cervello, passionalità con sede nel cuore, desiderio con sede nel fegato. 

Sostenne che la mente era situata nel cervello e non nel cuore, a differenza di quanto affermava la tradizione aristotelica. 

- Per quanto riguarda la circolazione sanguigna, capì che i sistemi arterioso e venoso erano intercomunicanti attraverso minuscoli vasi, ma sbagliò sul cuore ritenendo che il sangue potesse passare direttamente dalla parte destra a quella sinistra.

- Lo spirito animale nel cervello controlla movimento, percezione e sensi, lo spirito vitale nel cuore controlla il sangue e la temperatura corporea, mentre lo spirito naturale nel fegato regola alimentazione e metabolismo.

- Nel trattato Sui semplici, in ossequio alla tradizione ippocratica che sosteneva che nella natura c'è il rimedio di ogni male, cita piante con funzioni curative anticipando la medicina naturalistica.

- Creò il "Galenos", una soluzione di alcol e oppio che aveva effetti analgesici su quasi tutti i mali, e con il quale rese dipendente dall'oppio l'imperatore Marco Aurelio. Galeno non adottò il bendaggio per bloccare le emorragie, ma perorò invece vigorosamente la pratica terapeutica del salasso come rimedio a molte patologie.
GALENO

LE OPERE   

- Scrisse opere voluminose di filosofia e medicina, di cui restano solo 108 scritti, parte nella stesura originale greca e parte nella versione araba.
- Compose decine di trattati su tutti gli aspetti del sapere medico, dall'epistemologia all'anatomo-fisiologia e alla psicofisiologia, dalla diagnostica alla terapeutica e alla farmacologia. 
- Scrisse numerosi commenti agli scritti di Ippocrate e numerose polemiche contro le tendenze rivali. 
- Ma scrisse anche trattati di argomento filosofico: di logica ed etica, su Platone, Aristotele, gli stoici, Epicuro, Favorino e altri. 
- Scrisse pure di critica letteraria ed erudizione linguistica.

Tra le centinaia di opere scritte da Galeno i più importanti furono:

- Sulla dimostrazione (De demonstratione)
- Procedimenti anatomici (Anatomicae administrationes)
- Facoltà naturali (De naturalibus facultatibus)
- Temperamenti (De temperamentis)
- Elementi secondo Ippocrate (De elementis secundum Hippocratem)
- Igiene (De sanitate tuenda)
- Metodo terapeutico (De methodo medendi)
- L'utilità delle parti (De usu partium)
- L'arte medica (De arte medica)
- Le mie opinioni (De propriis placitis)

Galeno scrisse anche dei libri per chiarire e ordinare la sua produzione e guidare il lettore ad una consultazione corretta, creando un percorso per la formazione medica e culturale. Questi scritti sono: 
- I miei libri (De libris suis)  
- L'ordine dei miei libri (De ordine librorum suorum).


I Manoscritti

- De naturalibus facultatibus lib. I-III - XV sec. - Modena - Biblioteca Estense - Fondo manoscritti -
- De temperatura simplicium medicamentorum libri XI, XV sec. - Modena - Biblioteca Estense - Fondo manoscritti -
- Galeni opera omnia - Karl Gottlob Kühn - Leipzig, Car. Cnoblochii - 1821-1833 -
- Galeno - Trattato sulla bile nera - Franco Voltaggio - Nino Aragno Editore - 2003 -
- Galeno - Nuovi scritti autobiografici -Mario Vegetti - Carocci editore - Roma - 2013 -
- Galeno - Galeni Ars medicinalis Nicolao Leoniceno interprete - Venetijs - officina Bernardini - 1537 -
- Galeno - Galeni De curandi ratione per sanguinis missionem - De sanguisugis: revulsione: cucurbitula: & scarificatione: tractatulus - Theodorico Gaudano interprete - Parisiis - apud Christianum Wechel sub scuto Basileiensi in via Iacobea - 1529 -
- Galeno - Claudii Galeni Pergameni De Hippocratis et Platonis decretis opus eruditum, & philosophis & medicis utilissimum - Ioanne Bernardo Feliciano interp. - Basileae, apud A. Cratandrum - 1535 -
- Galeno - Claudii Galeni Pergameni Vtrum conceptus in utero sit animal - M. T. Melanelio medico Antuerpien - interprete -
- Galeno - Vita medica. Hoc est, Galeni ugieinon, siue methodi sanitatis tuendae libri 6. Nova, eaque accuratissima versione, & perpetuis commentariis et castigationibus prudentissimis - Curante Sebastiano Scheffero - Francofurti - Joannis Justi Erythropili bibliop. - 1680 -
- Galeno - Claudii Galeni Pergameni - de compositione pharmacorum localium, siue secundum locos, Libri X, recens fideliter & pure conversi d. I. Cornario - Vaenales habentur Parisis, apud Geruasium Cheuallonium, sub intersignio D. Christophori - 1539 -
- Galeno - [Opere]. 1, 2, 3, 4, 5 - Basileae - 1538 -
- Galeno - Ricettario di Galeno, approuato, e molto utile alle infermità, à cui sono sottoposti li corpi humani. Con rimedi di conservare la sanità, e prolongare la vita, con altre nuove ricette, & altre da preservarsi contra il mal contagioso, Giovanni saracino (traduttore) - Bologna - A. Pisarri - 1671 -



LE CONSEGUENZE

L'autorità di Galeno dettò la medicina e i suoi metodi fino al XVI secolo. Gli eruditi musulmani le tradussero presto in arabo, assieme a quelle di molti altri classici greci, trasformando la sua opera in una delle fonti principali per la medicina islamica e per i suoi maggiori esponenti, quali Avicenna e Rhazes. Queste opere raggiunsero così l'Europa occidentale sotto forma di traduzione latina dei testi arabi.

I suoi seguaci, nella convinzione che la sua descrizione fosse completa, ritennero inutili ulteriori sperimentazioni e non procedettero oltre negli studi di fisiologia e di anatomia.

Uomo intelligentissimo ed enciclopedico mancò di una misura naturale che ridimensionasse l'antropocentrismo dell'epoca. Fu crudele con gli animali di cui eseguì numerosissime vivisezioni da svegli solo per dimostrazioni e fama. pur essendo enciclopedico non rispecchiò l'umanità, l'altruismo e la modestia di un altro grande autore enciclopedico: Plinio il vecchio.
 

BIBLIO

- Nicoletta Palmieri - L'antica versione latina del 'De Sectis' di Galeno - 1992 -
- D. Manetti (curatore) - Studi su Galeno. Scienza, filosofia, retorica e filologia - Atti del Seminario di Firenze - Dipartimento di Scienze dell'Antichità - 1998 -
- Danielle Gourevitch, I giovani pazienti di Galeno. Studio per la patogenesi dell'impero romano, Roma-Bari - Laterza - 2001 -
- Boudon-Millot, Véronique - Galeno di Pergamo. Un medico greco a Roma - Carocci - 2020 -


ARCAGATO


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Nome: Arcagato, in greco: Άρχάγαθος
Nascita: Sparta III secolo
Morte: III secolo
Padre: Lisania (?)
Professione: medico



"Fino a poco fa Diaulo faceva il medico, ora fa il becchino;
quel che fa ora come becchino, lo faceva da medico.
"
(Marziale Epigrammi, I, 47)

Arcagato (III secolo a.c. – ...) . figlio di un certo Lisania, fu un medico greco proveniente da Sparta nel Peloponneso, ed è stato uno dei primi medici nella Roma antica, se non il primo vero professionista, dove giunse per la prima volta nel 219 a.c., 

Quivi giunto si distinse nell'arte medica come chirurgo "vulnerarius" (curatore di ferite) per cui gli venne concessa la cittadinanza romana (jus Quiritum) e a spese pubbliche aprì un ambulatorio all'incrocio di Via Acilia.



CONTRO ARCAGATO

Plinio il Vecchio (23-79) riferisce come Arcagato fosse un maestro nel curare ferite, ma che faceva un suo uso troppo disinvolto degli strumenti chirurgici, specie del bisturi e del cauterio, e un eccessivo ricorso alle amputazioni, per cui venne soprannominato Carnifex, "il carnefice".

Catone il Censore, al riguardo, ritenne che l'arrivo a Roma di questi guaritori fosse il modo con il quale i Greci tentavano di vendicarsi dei loro conquistatori (Plutarco, Catone, 23). Questo comprensibilmente non giovò alla sua fama e fece calare la stima dei cittadini nei suoi confronti, finché non fu mandato in esilio.



A FAVORE DI ARCAGATO

Tuttavia un papiro greco restituitoci dalle sabbie d’Egitto, il quale dimostra inequivocabilmente che dopo oltre duecentocinquant’anni dalla venuta di Arcagato a Roma, i suoi rimedi erano ancora prescritti dai medici del periodo imperiale. Il documento in questione, P. Merton I, 12 (cfr. Fig. 3), proveniente dal Medio Egitto e datato al 26 aprile 59 d.C., è una lettera pervenutaci completa indirizzata ad un medico di nome Dionysios per un consulto in materia di formule per pomate e unguenti cicatrizzanti:


Chairas saluta il suo carissimo Dionysios e gli augura salute. Quando ho ricevuto la tua lettera fui così felice, come se io fossi stato realmente con te. Mi hai mandato due versioni di ricette, una della pomata di Arcagato, l’altra di quella cicatrizzante. Quella di Arcagato è composta correttamente, mentre a quella del cicatrizzante manca il dosaggio della resina. Ti prego di farmi sapere di un cicatrizzante energico che sia in grado di sanare senza rischio le piante dei piedi, giacché ne ho urgenza. Ti saluto e ricorda quello che ho detto. Anno V di Nerone il Signore,  I di Germanico."
(A Dionysios, medico)

Ma oltre alle fonti letterarie anche altri autori apprezzati e autorevoli in campo medico, quali Celso e Celio Aureliano, hanno apprezzato l'opera di Argato



ASCLEPIO DIO DELLA MEDICINA

Nel 293 da Epidauro viene introdotto a Roma il culto del Dio della medicina, Asclepio, con un tempio-santuario sull’Isola Tiberina per far fronte ad una terribile pestilenza, e nel 219 il primo medico greco si stabilisce in Italia. D’altra parte le reazioni all’operato di Arcagato testimoniano delle resistenze che l’arte medica greca dovette superare e fu solo alla fine del II secolo a.c. che un altro medico greco, Asclepiade di Bitinia, fu accettato a Roma.

Risulta allora poco comprensibile la brusca caduta della stella di Arcagato, che pure doveva avere lavorato a Roma per vari anni, esempio di medico mutualista ante litteram. Gli insuccessi o i metodi cruenti? Non dimentichiamo che, allora come oggi, la più temibile complicanza di una ferita è l’infezione e, in un’antichità priva di antibiotici, essa significava morte certa per cui interventi demolitivi erano frequenti e tesi a salvare vite umane, al giudizio odierno pienamente giustificabili.

In realtà gli antichi non condannavano la medicina se non come mestiere; farsi pagare per salvare vite umane era considerato indecoroso.  Pertanto che un medico greco a cui era stata conferita la cittadinanza e a cui era stato permesso di lavorare in una taberna acquistata con denaro pubblico scandalizza non poco. 

Celso invece loda Arcagato nel suo libro De Medicina sostenendo che, ancora al suo tempo, si continuava a prescrivere per la cura delle ferite il “cerotto di Arcagato”, composto di minio, rame bruciato, cerussa, trementina e letargirio il che farebbe supporre un certa conoscenza dei farmaci.


BIBLIO

- A.W. Zargniotti - Medical numismatics, a denarius commemorating Rome’s first doctor, Archagathus (219 BC) - Bull.N.Y.Ac.Med. XLVI - 1970 -
- L. Gil - Arcágato - Plinio y los médicos - Habis III - 1972 -
- S. De Carolis (a cura di) - Ars Medica. I ferri del mestiere. La domus del Chirurgo di Rimini e la chirurgia nell’antica Roma - Rimini - 2009 -
– I. Mazzini (a cura di) - I medici di Roma antica in cattedra. Salute, bellezza, benessere - Forlì - 2007 -
– I. Mazzini - La medicina dei Greci e dei Romani - II voll - Roma - 1997 -
– A. Pazzini - Storia dell’arte sanitaria dalle origini ad oggi - Torino - 1973 -
– G. Penso - La medicina romana. L’arte di Esculapio nell’antica Roma - Saronno - 1985 -


 

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