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ISEO CAMPENSE


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RICOSTRUZIONE DELL'ISEO CAMPENSE (di Jean-Claude Giovin)

"Il Serapeo, il cui splendore è tale che le semplici parole possono solamente sminuirlo, è talmente ornato di grandi sale colonnate, di statue che sembrano vive e tanta moltitudine di altre opere, che niente altro, eccetto il Campidoglio, simbolo dell'eternità della venerabile Roma, può essere considerato più fastoso al mondo."



LA STORIA

- Con l'avvento della dinastia tolemaica (323 a.c.) il culto di Iside si diffuse in tutto il Mediterraneo. Iside divenne il prototipo della Madre e del Figlio.

- Il culto di Iside fu introdotto a Roma nel I sec. a.c. dai viaggiatori, eminentemente mercanti non senza resistenze da parte dell'aristocrazia romana che mal vedeva una nuova Dea così seguita e potente.

- Verso l'88 a.c. c'è notizia a Roma di un collegio di pastophori: una confraternita di sacerdoti che portavano nelle processioni piccole edicole con le immagini di Iside.

- Nel 65 a.c. un altare dedicato ad Iside sul Campidoglio venne distrutto per ordine del Senato.
I seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica.


- Il Senato ordinò la distruzione di templi, altari e statue della Dea nel 58, nel 54, nel 50 e nel 48 a.c. Infatti Cassio Dione ci informa che nel 53 a.c  il senato ordinò la demolizione di tutti i templi privati, all'interno delle mura, dedicati sia ad Iside che a Serapide.

- Nel 50 a.c. il console Emilio Paolo non trovò nessun operaio disposto ad abbattere il santuario di Iside.
I seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica.

- Nel 43 a.c. i triumviri (Antonio, Ottaviano e Lepido) promisero di consacrare un tempio isiaco a spese della Repubblica, promessa mai mantenuta.
Però sul mantenimento della promessa ci sono pareri discordi, per alcuni fu edificato perchè il voto di un tempio era sacro per i Romani e romperlo significava attirarsi le ire della divinità, per altri se fosse stato promesso nel 43 ci sarebbero voluti anni per farlo, il che però non sarebbe stato un problema.

- Comunque, dopo la battaglia di Azio (31 a.c.) e la morte di Cleopatra e di Antonio ripresero le persecuzioni contro i culti greco-egiziani.

- Nel 28 a.c. Augusto proibì il culto di Iside entro il pomoerium. Nel 21 a.c. Agrippa, in assenza di Augusto, proibì i culti alessandrini entro 1,5 km dalla città.

- Nel 19 d.c. Tiberio fece demolire il tempio di Iside e gettare nel Tevere la statua della Dea. Inoltre ne fece giustiziarne i sacerdoti.

- Caligola invece (12- 41), pronipote di Augusto e di Antonio, ricostruì il grande tempio dedicato ad Iside in Campo Marzio: l'Iseo Campense.

Dopo la reintroduzione del culto da Caligola, e la completa ricostruzione di Domiziano in seguito all'incendio dell' 80 d.c., l'Iseo Campense ed il culto della Dea Iside continuano la loro vita fino alla fine dell'età imperiale.


- Lo stesso Apuleio dovrà accoratamente difendersi dall'accusa, sicuramente fondata, di aderire ai culti misterici della Dea, tanto amata da alcuni imperatori e tanto odiata da altri.


- Claudio, Nerone e Vespasiano diedero il loro appoggio al culto della Dea.

- Vespasiano, prima di festeggiare insieme al figlio Tito la vittoria sugli ebrei ribelli, trascorse una notte di preghiera nell'Iseo per ringraziare la grande Dea. Nel 71 venne coniata una medaglia con l'Iseo Campense.

- Domiziano (51-96) si salvò dai partigiani di Vitellio nascondendosi in una processione isiaca.
Quando l'Iseo Campense venne distrutto da un incendio nell'80 d.c. che devastò tutto il campo marzio meridionale, Domiziano lo ricostruì.
Eresse inoltre un Arcus Isis ricordando che suo padre e suo fratello, Vespasiano e Tito, avevano vegliato pregando la Dea.

- Nel II secolo d.c. Roma divenne il centro della religione di Iside: divenne la sacrosancta civitas secondo la denominazione di Apuleio nelle Metamorfosi.

- Adriano (76-138) volle costruire nella sua villa imperiale di Tivoli un Canopo in miniatura culminante in un Serapeo. Nel 126 inaugurò un santuario dedicato ad Iside a Luxor. Nel 127 fece costruire ad Ostia un Iseo.
Alla perdita dell'amato Antinoo, fece istituire in suo onore uno speciale sacerdozio isiaco proprio nell'Iseo Campense.

Ulteriore restauri furono attuati da Alessandro Severo.

- Marco Aurelio (121-180) invocò l'ausilio degli Dei egiziani per salvarsi durante una crisi militare in Bosnia.

- Commodo (161-192) si fece rasare come un pastoforo. Le monete del suo tempo lo mostrano in compagnia di Iside e di Serapide.

- Settimio Severo (146-211) favorì il culto isiaco. Sulle monete di Julia Domna, seconda moglie dell'imperatore, si vede Iside che allatta Horus.

- Caracalla (188-217) riammise il culto isiaco entro i confini sacri della città di Roma. La religione della grande dea raggiunse il suo apogeo.

- Alessandro Severo (208-235) restaurò l'Iseo Campense e gli altri templi della Dea.

- Diocleziano (245-316), che regnò fino al 305 d.c. quando decise di abdicare, costruì probabilmente l'Iseo della III Regio di Roma. Fece coniare molte monete con la Dea Iside.

- Il suo nome era all'inizio Iside Euploia o Pelagia, “protettrice dei naviganti”.
Ma la molteplicità delle divinità romane le permise di assumere svariate forme e denominazioni, e di diventare una delle principali divinità associate ai culti misterici.
Iside è infatti chiamata Panthea, e “Dea dai mille nomi”, come sottolinea Apuleio nei versi successivi del suo inno a Iside.

- In tutto l'Impero Romano si ritrovano simboli della dea su gioielli, spille, fermagli, anelli. Vennero costruiti santuari, statue e monumenti in molte località. 
Due solenni festività legate a Iside venivano celebrate nell'Impero Romano: il Navigium, o vascello di Iside, il 5 marzo e l'Inventio di Osiride, dal 29 ottobre al 1° novembre. 

- Questa felice era ebbe termine nel 312 con l'avvento al trono di Costantino (280-336).


ROBERTO LANCIANI


1368. ISEVM ET SERAPEVM. 
Le spogliazioni dell'Iseum et Serapeum durarono parecchi anni ancora. Nella estate del 1368 un maestro Paolo di Matteo comprò marmo « da Paulo di Converrone da Roma, il quale avita in Cammigliano » per fiorini 4 d'oro: da » Paulo Salvatelli il quale avita in Treio » per 3 fiorini. Non so se costoro si debbano con- derare proprietarii di rovine-petraie del Camilliano e del campo d'Agrippa, ovvero semplici marmorarii. Marmorario fu per certo quel « Donato d'Alberto da Rezzo il quale avita a Roma ... de Santa Maria Rotonna » e scolpisce « LX pezzi di ciercini » (CCXXI).

ISIDE

LA DEA ISIDE

Io sono la genitrice dell'universo,
la sovrana di tutti gli elementi,
l'origine prima dei secoli,
la totalità dei poteri divini,
la regina degli spiriti,
la prima dei celesti...
Perciò i Frigi, i primi abitatori della terra,
mi chiamano madre degli dei,
adorata in Pessinunte;
gli Attici autoctoni, Minerva Cecropia;
i Ciprioti bagnati dal mare,
Venere di Pafo;
i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia;
gli abitanti dell'antica Eleusi,
Cerere Attea;
alcuni Giunone; altri Bellona;
Ma le due stirpi degli Etiopi,
e gli Egiziani valenti per l'antico sapere,
mi onorano con riti che appartengono a me sola,
e mi chiamano col mio vero nome:
Iside Regina.

(Apuleio, Metamorfosi XI, 5)



IL DECLINO E LA FINE

Dopo l'editto di Costantino (313 d.c.) i cristiani iniziarono a perseguitare le altre religioni.

- Nel 380, con l'editto di Tessalonica, Teodosio (347-395) dichiarò il cristianesimo religione di stato. Tutti gli altri culti furono proibiti, i templi distrutti, le statue abbattute, i sacerdoti e i fedeli processati dalle autorità o linciati dalle folle guidate da vescovi e monaci fanatici.

- Nel 391 Teofilo, il patriarca cristiano di Alessandria, chiamò i monaci a "purificare" la città del Serapeum.

- Nel 394 vennero celebrati gli ultimi riti ufficiali in onore di Iside a Roma.

- Nel 396 il barbaro Alarico, re dei Goti, al cui seguito erano gli "uomini vestiti di nero" (i monaci cristiani), incendiò il santuario di Eleusi.


- Nel 415 un gruppo di monaci cristiani, seguaci del patriarca di Alessandria, Cirillo, linciò Ipazia (370-415), donna che aveva raggiunto una grande fama nella filosofia e nella matematica, figura rilevante della scuola neoplatonica, esponente del mondo intellettuale pagano. 

Con la sua morte iniziò il declino di Alessandria come centro culturale.

- Nel 536 l'imperatore Giustiniano (483-565) ordinò la chiusura dell'ultimo tempio di Iside, situato nell'isola di File sul Nilo ai confini con la Nubia, e lo fece trasformare in una chiesa cristiana.

- Nel 431 i vescovi cristiani si erano riuniti ad Efeso, la città sacra alla dea Artemide, una delle manifestazioni della Grande Madre.

Il Concilio, stanco di uccidere e crocifiggere i seguaci della Dea (circa 30000) decretò che Maria, madre di Gesù, doveva essere chiamata Theotokos, Mater Dei, Madre di Dio. L'antico titolo della grande Dea Iside. 



LO SPLENDORE

"Io sono la genitrice dell'universo, la sovrana di tutti gli elementi, l'origine prima dei secoli, la totalità dei poteri divini, la regina degli spiriti, la prima dei celesti; l'immagine unica di tutte le divinità maschili e femminili". (Apuleio, Metamorfosi XI, 5)

Il tempio maggiore di Iside a Roma, costruito nel 43 a.c., era un Iseo cioè un Tempio dedicato alla Dea Iside e al suo consorte Serapide nel Campo Marzio, tra il Saepta Iulia e il tempio di Minerva.

L'Iseo, o Serapeo campense, si trovava nella zona tra il Pantheon e la chiesa di Sant'Ignazio, e misurava ben m 240 x 60.

L'obelisco che si trova in piazza della Minerva, su cui è stato posto il celebre elefantino, fu realizzato nel VI secolo a.c. in Egitto e portato a Roma da Domiziano come decorazione per l'Iseo Campense.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare non fu con Cesare la diffusione del culto, anche se Cleopatra che ne era devota seguace lo divulgò alquanto.

Prova ne sia che nel 53 a.c. il Senato aveva decretato la demolizione dei sacelli privati costruiti dentro le mura.

L' Iseo nel Campo Marzio fu costruito nel 43 a.c, per ordine di Giulio Cesare, in realtà di Cleopatra, e fu un'opera colossale e meravigliosa.

Venne spesso restaurato e arricchito di opere d'arte dai diversi imperatori, e ora alloggia i suoi resti sotto il Palazzo del Seminario e le chiese di Santa Maria sopra Minerva, di Santo Stefano del Cacco e di S. Ignazio.

Diversi anni fa si sono compiuti dei lavori sotto la piazza della Minerva e i passanti hanno potuto scorgere, a notevole profondità, una scalinata con enormi lastroni in travertino, sicuramente traccia di un tempio di notevoli dimensioni.

FIRENZE
Ma tutto è stato precipitosamente ricoperto, e ci si chiedeva perchè non si potesse scavare più in là, pur sapendo che sotto la chiesa c'era il tempio di Minerva calcidica, e accanto l'Iseo e il Serapeo egizi.

Il Tempio colossale era formato da tre parti: una piazza rettangolare decorata nei lati lunghi da una sequenza di obelischi e sfingi; una area centrale con monumentali archi di ingresso sui due lati corti, (verso Piazza del Collegio Romano e Via di S. Caterina da Siena). e una struttura semicircolare sul fondo con portico e cella, proprio dove oggi c'è la chiesa di S. Stefano del Cacco il cui nome deriverebbe dal ritrovamento di una statuetta del Dio egizio Anubis con la testa di cane.

Il nome popolare di macacco, storpiatura di macaco, poi abbreviato in "cacco", indicava in epoca medievale un personaggio strano e un po' spregevole, visto che il medioevo aveva cancellato ossessivamente ogni residuo antico e romano come epoca diabolica.

Secondo altri la statua apparteneva al Dio Toth, sotto forma di cinocefalo, e sembra si trovasse proprio sulla facciata della chiesa di S. Stefano, evidentemente un lastrone con statua riutilizzato come ampiamente si usava all'epoca.

Nello stesso luogo è stata rinvenuta una dedica a Serapide (IG XIV 1031).

A causa del Dio consorte di Iside il tempio venne anche chiamato Serapeo, ma in realtà la divinità di
gran lunga più onorata fu Iside, spesso raffigurata con bambino in braccio, cioè Horus.

RIONE PIGNA CON SOVRAPPOSIZIONE ISEO


LA COLLOCAZIONE

Giovenale (6.528 e segg.) colloca il tempio nei pressi dei Saepta Iulia, confermato da tre frammenti della Forma Urbis con cui è stato possibile ricostruire le dimensioni in pianta (220x70 mt.) (fig. 3).
Ancora nel 1590 Flaminio Vacca (Memorie, 27) ebbe l’occasione di vedere, durante uno scavo, le colonne in marmo giallo, gli altari per i sacrifici e gli arieti.
Il Tempio segue un asse Nord-Sud, delimitato a Nord da piazza S. Macuto e via del Seminario, a Est da via di Sant'Ignazio, a Sud da via S. Stefano del Cacco e ad Ovest, in parte, da via di Santa Caterina da Siena. 
S. Stefano del Cacco; la chiesa che dà il nome alla via, ribattezzata subito dal popolino con il nome di "Macacco" e poi "Cacco", e qui vanne rinvenuta una dedica a Serapide (IG XIV 1031). 
Via del Piè di Marmo, che collega piazza del Collegio Romano con via di Santa Caterina da Siena, ripercorre il senso della prima piazza rettangolare, porticata, dell’Iseo Campense. 
Essa costituiva l’accesso sui lati brevi del complesso templare, e fungeva anche da passaggio verso gli edifici vicini; due archi monumentali presenti sul lato occidentale e su quello orientale ne fornivano l’accesso.

Uscendo da via S. Stefano del Cacco ci troveremmo esattamente in corrispondenza dell’arco di Camigliano, ora scomparso, che F. Castagnoli (Bcom 1941, 59) ha identificato con l’Arcus ad Isis del rilievo degli Haterii.

La sua pianta a tre fornici è riscontrabile sia nella forma urbis sia da cartine di Roma del XVI sec.,  del Tempesta e del Du Perac Lafrery.

PIANTA
L’arco fu mutilato a più riprese, fino alla totale demolizione proprio negli ultimi anni del XVI sec., ma resti di alcuni blocchi in travertino del fornice settentrionale sono stati riscoperti nel 1969 e nel 1980-81 all’altezza del civico 24 di via del Piè di Marmo.
Le vicissitudini della sua sopravvivenza sono rintracciabili grazie all’archivio della Compagnia della Ss. Annunziata, allora proprietaria dello stabile. In una pianta del 1563, conservata nel codice n° 920, si menziona il “massiccio anticho”, cioè il pilastro settentrionale, all’interno dell’ambiente “B”.

L’Arco di Iside esisteva ancora quando via del Piè di Marmo viene chiamata “strada sotto l’arco di Camigliano, strada denanzi che va alla piazza innanzi al Collegio de Giesuiti”

Si prosegue lungo via del Piè di Marmo: fino al centro della piazza, dove la Forma Urbis mostra un elemento quadrato ed uno circolare. 

Nel primo c’è chi vuole riconoscere l’obelisco domizianeo, ora a Piazza Navona; nel secondo è probabile l’identificazione con una fontana, forse adornata dalla pigna bronzea, che ha dato il nome al rione romano, ora nella città del Vaticano.

Via di Santa Caterina da Siena riporta all’altro estremo della prima piazza porticata dell’Iseo, sul fronte sud della chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

Via del Seminario  corrisponde al limite settentrionale dell’Iseo, e a piazza della Rotonda è ospitato, su una fontana, un piccolo obelisco, ritrovato nel Trecento in piazza San Macuto.

Antonio da Sangallo il giovane fu il primo a riconoscere l’arco di Camigliano come quello che dava accesso all’Iseo Campense sul fronte occidentale.

Nel XVI secolo, in questa stessa area, furono rinvenute le famose statue delle divinità fluviali del Nilo e del Tevere, ora conservate rispettivamente ai Musei Vaticani ed al Louvre.

Per entrare nella seconda piazza del monumento dobbiamo tornare indietro fino al Collegio Romano, e camminare lungo via di sant’Ignazio. Stiamo percorrendo il lato lungo dell’area aperta, con al centro il tempio di Iside.

ARCUS AD ISIS

DESCRIZIONE

Grazie ad una moneta dell’età di Vespasiano sappiamo che il tempio era tetrastilo, con una
raffigurazione della Dea a cavallo della stella Sirio scolpita sul frontone, mentre alcune sculture egiziane, sorrette da basamenti, inquadravano la scalinata principale.

La statua di culto era raffigurata nell’atto di libare, con un recipiente, sembrerebbe una coppa, nella mano destra. Il monumento era arricchito da sculture di varie dimensioni e da obelischi: sparsi per le vie di Roma e in vari musei.

SANTA MARIA SOPRA MINERVA
L'ingresso alla parte interna era decorato con degli obelischi in granito rosso o rosa di Siena, importati nel I secolo ed eretti a coppie: un gran numero di essi è stato ritrovato, a pezzi e incompleto, nei pressi della basilica di Santa Maria sopra Minerva. L'ingresso esterno, per altri quello interno sembra fosse introdotto da sfingi di marmo, alcuni dei quali giacciono a piazza del Popolo a Roma.

Attraverso due iscrizioni (CIL VI, 2247, 2248) reperite in Campidoglio, ove sono citati due sacerdotes Isidis Capitolinae, sappiamo che il culto era vivo a Roma fin dal II sec. a.c..

Ebbe così largo seguito che all'edificazione di semplici are, si passò ai templi monumentali, come il tempio corrispondente alla chiesa di San Silvestro al Quirinale, e soprattutto l'Iseo Campense, il più grande iseo di Roma.

Il santuario, di m 240 x 60, quindi immenso, occupava un’area tra i Saepta Iulia e la Porticus Divorum, era preceduto da una sorta di dromos ornato da sfingi e da obelischi, di cui molti finirono nei palazzi dei cardinali o ad ornamento di piazze e monumenti.

Era un complesso formato da tre parti: una lunga piazza scoperta decorata da obelischi e sfingi; una area centrale con monumentali archi di ingresso sui due lati corti (verso le moderne Piazza del Collegio Romano e Via di S. Caterina da Siena).

Era una struttura di forma semicircolare con portico e il tempio vero e proprio sul fondo, proprio dove oggi c'è la chiesa di S. Stefano del Cacco.

Il dromos si apriva su un grande cortile rettangolare a cui si accedeva sui lati corti tramite archi monumentali.
Abbiamo di questi i resti in opera quadrata di travertino conservati nelle cantine di una casa all’angolo di via di Sant’Ignazio, appartenenti all’arco a tre fornici del lato orientale (cd. Arco di Camilliano) e sono tra i pochi resti superstiti del monumento.

Nell' VII-VIII sec. cominciò la progressiva distruzione dell'Iseo e, a poco a poco, gli edifici della Roma medievale e moderna si sono sovrapposti all'antico monumento: i resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m. al di sotto delle strade attuali.



LA DISTRUZIONE

Il tempio cadde in disuso nel corso del V secolo d.c. dopo le prime spoliazioni ad opera di Massenzio e dopo Teodosio.

DOGALI
Tutti i preziosi marmi e i travertini vennero in parte riutilizzati e in parte calcinati, onde cancellare una così vistosa testimonianza di una tempio dedicato ad una Dea Madre con Bambino da cui pur tanto attinse la Chiesa Cattolica.

A cominciare dal VII-VIII secolo era cominciata la progressiva distruzione dell'Iseo e, a poco a poco, gli edifici della Roma medievale e moderna si sono sovrapposti all'antico monumento: i resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m al di sotto delle strade attuali.

La distruzione dell'Arco di Iside avvenne  purtroppo per creare un accesso più ampio per il nuovo palazzo del Collegio Romano, la cui costruzione si concluse nel 1583. Le vestigia avrebbero potuto essere inglobate ma all'epoca molti prelati ancora non comprendevano il valore dell'antico.

Nel 1872 i resti dell'arco che ancora sopravvivevano vennero demoliti e Rodolfo Lanciani, presente allo scempio, ne notò la qualità costruttiva e ne trascrisse le dimensioni (26 mt. di larghezza e più di 27 mt. di altezza) anche se lo associò alle strutture delle Terme di Agrippa.



I REPERTI

Le sculture sono numerosissime, ma tra le più importanti sono da ricordare:

- la Statua del Nilo (Museo Chiaramonti in Vaticano)

- la Statua del Tevere (Louvre).

ISIS
- Il rilievo di Nectanebo II di granito grigio e rosa, in cui il faraone fa un'offerta a tre Dei (Museo Nazionale palazzo Altemps).

- I due leoni che decorano la Fontana dell'acqua Felice (angolo via XX settembre)

- i due leoni ai piedi della scalinata che porta a Piazza del Campidoglio (si tratta di copie, gli originali si trovano rispettivamente nel Museo Egizio vaticano e nel Museo Capitolino di Roma).

- Il Torso Ludovisi di granito grigio scuro.

- Frammento di una statua colossale di basalto nero di cui restano un piede e l'iscrizione sullo zoccolo. (Museo Nazionale palazzo Altemps).

- Naoforo, cioè sacerdote egizio che porta tra le mani un bacile rituale, cui manca il busto e un piede, il tutto in breccia verde. (Museo Nazionale palazzo Altemps).

- Testa maschile in granito grigio di età tolemaica, ritrovata sotto il palazzo Poste telegrafi nel 1930. (Museo Nazionale palazzo Altemps).

- Sfinge della regina Hatshepsut, che ha sul capo la parrucca di Hator e il cartiglio di Tutmosis III sul petto. (Museo Barracco)

- La cosiddetta "Madama Lucrezia", una delle statue parlanti a cui il popolino oppresso dal potere dei Papi affidava i fogli scritti delle proprie proteste, in Piazza San Marco, che in realtà rappresenta Iside o una sua sacerdotessa.
E' evidente come non solo la consunzione ma soprattutto i colpi del martello abbiano irrimediabilmente corrotto il suo viso.

Dall'Iseo e Serapeo campense provengono gli obelischi di Piazza Navona, Piazza della Rotonda, Piazza della Minerva, Piazza dei Cinquecento a Roma e quelli portati nel XVIII secolo a Firenze e a Urbino.

- Di fronte alla facciata della Chiesa di Santa Maria sopra Minerva c'è un elefantino sormontato da un altro piccolo obelisco, trovato nei giardini dei domenicani della chiesa, anche questo proveniente dall'Iseo.


- Un altro obelisco è conservato a Firenze nel giardino di Boboli.

- Tra gli obelischi che ornavano il complesso sono ancora visibili quello del Pantheon,  e uno più piccolo, si trova oggi a Urbino. 

- Quello di Dogali fu rinvenuto nel 1883 dall'archeologo Rodolfo Lanciani presso la chiesa di Santa Maria sopra Minerva. 
Venne rialzato nel 1887 dall'architetto Francesco Azzurri davanti la Stazione Termini per commemorare i caduti della battaglia di Dogali in Eritrea.
Nel 1925 fu spostato nei giardini presso le terme di Diocleziano, attualmente viale Luigi Einaudi.

- Una clessidra di basalto, ornata di fregi e geroglifici, prima metà III sec. a.c. (Museo Barracco).

- Due statue con teste di cane seduti su un alto cubo con un'iscrizione al faraone Nactanebo. (Musei Capitolini)

- Un grande piede di marmo che apparteneva ad una statua di culto egizio e che si trova all'angolo di una via che si chiama, appunto, via del Pie' di marmo, che ancora si trova presso l'incrocio con via Santo Stefano del Cacco. Si presuppone parte di una gigantesca statua di Iside (ma altri pensano a Serapide).

- Il "cacco" fu rimosso dalla chiesa ed è attualmente esposto nella sezione egizia dei Musei Vaticani.

- La statuetta di una gatta in marmo murata sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, sull'omonima piazza Grazioli, e che dà il nome a via della gatta.

- Si suppone che un paio delle sfingi di piazza del Popolo provengano dall'Iseo, visto che aveva obelischi e sfingi alternate.

- La parte sud-orientale del Campus Martius, chiamata Isis et Serapis dai due famosi templi dedicati a queste divinità egiziane.

La seconda via prende il nome da una chiesa, Santo Stefano de Pinea (cioè "della pigna"), chiamata dal popolo Santo Stefano del Cacco.

La pigna, ritrovata presso le terme d'Agrippa e firmata da un Publio Cincio Salvio, decorava probabilmente una fontana presso il tempio di Iside e Serapide e gettava acqua dalle punte.

Nel Medioevo dette il nome al rione Pigna e più tardi venne collocata nell'atrio dell'antica basilica di S. Pietro, dove alimentava il «cantharus».

- La fiancheggiano le riproduzioni di due pavoni in bronzo (gli originali si trovano nel Braccio Nuovo) che si ritengono provenienti dal mausoleo di Adriano; sotto, due leoni accovacciati, in basalto, sul cui basamento è il nome del faraone Nectanebo I




GLI SCAVI del '600 e dell'800


S. STEFANO DEL CACCO

Siamo nel XVI sec.

- ISEVM ET SERAPEVM R. IX. n. 1882. Cornicione di buon intaglio « isendo fori della chiessia di s. Stefano del chacho inquela piazeta ». n. 1538.
Altra trabeazione intagliata nel solo dentello « questa chornixe fu trouata di quella chava apresso a san Stefano dell chacho i nella via ».
Gli scavi erano stati intrapresi per conto della fabbrica di s. Pietro. Vedi scheda n. 1541: «questa chornice fu trovata allarcho di chamilgiano, ed io la mixurai a sanpietro, io e giadominicho (Gian Domenico) mentre se faceva la chasa in piaza di sanpietro cholitori».


VIA E CHIESA S.IGNAZIO

Siamo nel 1898 e un certo Pietro Tranquilli, ricostruendo le fondamenta della sua casa in via di s. Ignazio n. 23, scoprì il pavimento del peribolo del tempio d'Iside, cosparso di stupendi avanzi di sculture egizie, o di stile imitante l'egizio, tutte sommerse sott'acqua.
Scorreva nei canaloni di travertino, i quali una volta dovevano raccogliere gli stillicidi del portico.

Successivamente fu data una breve descrizione dello scavo operato dal sig. Tranquilli nella sua casa situata nel vicolo dietro la tribuna di S. Maria sopra Minerva, nel luogo preciso del tempio d'Iside :

- Colonna di granito rosa, di m. 1,50 di diametro, lunga sino alla frattura m. 5.00. Il terzo inferiore del fusto, scolpito a rilievo, rappresenta una cerimonia isiaca.

-  Iside in forma di vacca allattante Horus, in granito rosso. Manca di tutta la parte anteriore. la parte superstite è alta m. 1,50, lunga, dalla coda alla frattura m. 0,75. Nel plinto sono incisi segni geroglifici.

- Una figura molto picccola, inginocchiata per terra viene allattata dalla vacca. La scultura è accompagnata da alcuni geroglifici dipinti in rosso in una forma poco curata. Non si è potuto ben determinare che la formula finale riprodotta alla fine di due righe, il cui inizio è stato distrutto per sempre, come il sole.

- Una statua inginocchiata, naophora, di cui manca la parte superiore. Sul piedistallo dei geroglifici il cui stile nonchè il soggetto della statua sembrano appartenere alla 26 ma dinastia (Saitica).

- Sfinge di granito verde alta 0,54, lunga 0,78 con targa geroglifica nel petto. Manca delle estremità delle zampe anteriori. Nel geroglico il re offre al sole au soleil, dio benefico, signore delle due terre, sole governatore del mondo: Rè-men-to, che è il prenome di Thoutmès IV, lostesso nome effigiato sull'obelisco di S Giovanni in Laterano.

- Sfinge intatta di granito rosso, senza geroglifici, lunga 1,85 alta 0,68.

- Pastoforo di basalte alto m. 1,32 , con geroglifici sul dorso e nel giro del plinto.
- Frammento di panneggio di statua in marmo greco, alto m. 0,78.

- Metà di un capitello a cista, alto m. 1,35, di diametro corrispondeste a quello della colonna.

- Si presuppone provenga dall'Iseo campestre un altro prezioso e particolare elemento: la Tavola di Iside.
La cosa inusuale e curiosa è che nella tavola, sia pure di pregevole fattura, i geroglifici sono privi di senso e le scene di culto sono piuttosto di invenzione. 

Non si comprende nemmeno se le figure siano divinità oppure sovrani, essendo gli attributi piuttosto arbitrari. 

Tuttavia la figura al centro di una cappella è Iside e ciò suggerisce possa provenire dall'Iseo Campense. 

Probabilmente la detta tavola fu realizzata da maestranze romane, poco addentro alla religione egizia, e del tutto estranei alla sua scrittura.

Dovendo però abbellire il tempio con oggetti raffinati, ed essendo questi maestri nella loro arte metallurgica, si permise loro di esprimersi come volevano e potevano.

La tavola rappresenta un’importante testimonianza delle tecniche metallurgiche dell’antica Roma, con la superficie decorata con vari tipi di metalli, sia preziosi che vili.

I metalli preminenti furono argento, oro e oro unito a molto rame, ma pure stagno. 

Questi metalli vennero in parte colorati e forse il colore più interessante della tavola è il nero, spesso erratamente ritenuto niello, in realtà una lega di rame e stagno con piccole quantità di oro o argento. 

Poichè la quantità di oroe argento era minima, circa il 2 per cento, si doveva ottenerla immergendo la stessa in acido organico. 

Sia Plinio (Naturalis historia) che Plutarco (Moralia) citano una pregiata lega di bronzo nero, il «bronzo corinzio», che conteneva oro e argento.

TEMPLVM ISIDIS R- IX. Obelisco.

La grande e interessante tavola fatta incidere da Nicolò van Aelst nel 1589 porta la seguente nota: « questo obelisco si crede che sia uno de quelli che furono posti nel campo Marzio: imperochè uno simile a questo si ritrova nella piazza di san Mahutto cet ». L' istessa nota è ripetuta nella brutta incisione di Giovanni Maggi, che fa parte degli Ornamenti di fabbriche dell'alma città di Roma, editi da Andrea della Vaccaria pel giubileo dell'anno 1600.



I RESTI

L'arco d'ingresso est del tempio, detto Arco di Camilliano, è stato rinvenuto nel 1969 nella casa d'angolo tra via S. Ignazio e piazza del Collegio Romano, conservato dalle cantine al primo piano, in opera quadrata di travertino.

Nel 1590 Flaminio Vacca ebbe l’occasione di vedere, durante uno scavo, le colonne in marmo giallo, gli altari per i sacrifici e gli arieti dell'iseo.
Un unico frammento è oggi ancora visibile, un piede di marmo, forse pertinente all'acrolito del culto, situato all'incrocio con la via a cui dà il nome.

Uscendo da via S. Stefano del Cacco ci troveremmo in corrispondenza dell’arco di Camigliano, ora scomparso, identificato con l’Arcus ad Isis del rilievo degli Haterii .

L’arco carmilliano fu mutilato a più riprese, fino alla totale demolizione alla fine del XVI sec., ma alcuni blocchi in travertino del fornice settentrionale sono stati riscoperti nel 1969 e nel 1980-81 in via del Piè di Marmo.

Se ne ha testimonianza nell’archivio della Compagnia della Ss. Annunziata, allora proprietaria dello stabile. In una pianta del 1563, si menziona il “massiccio anticho”, cioè il pilastro settentrionale, all’interno dell’ambiente.



LE RICOSTRUZIONI ANTICHE

L’edificio era il cuore dell’Iseo Campense, e proprio per questo è stato al centro di curiose ricostruzioni, ideali, come quelle di Pieter Schenck, che lo raffigura come un “piccolo pantheon”, immerso tra edifici moderni, e del gesuita Athanasius Kircher, che lo rappresenta avulso dal proprio contesto urbano, con l’aspetto di un tempietto egizio. 

RICOSTRUZIONE DI PIETER SCHENCK
La ricostruzione del gesuita tuttavia si avvicina alla realtà nel raffigurare un dromos egiziano, con la presenza alternata di piccoli obelischi e arieti. 

Nella Forma Urbis infatti sono presenti quattro punti, incisi secondo lo stesso andamento della Porticus Meleagri, la cui eccessiva distanza non permette di identificarli come colonne.

In realtà la pianta, conservatasi nella Forma Urbis Romae, consente una discreta ricostruzione.

Per questo si deve rilevare che il complesso occupava in età severiana un’area di circa 14.000 m2, e comprendeva un’esedra absidata a sud, un cortile centrale servito da due ingressi monumentali posti sui lati est ed ovest, ed un tempio a nord.

La struttura presentava una tipologia ellenistico-romana ed una decorazione egiziana. 

RICOSTRUZIONE DI ATHANASIUS KIRCHER
Possiamo distinguere una zona absidata, larga 70 m e profonda 50 m, una sorta di ninfeo a peristilio, il luogo dedicato a Serapide. 

La presenza dell’acqua è riconducibile all'aspetto osiriaco di Serapide, connesso con l’inondazione e la rinascita del Dio. 

L’ampio spazio a nord era dedicato al culto isiaco. 

Si trattava di un tempio di concezione e di stile greco-romano, ma la decorazione era di chiara matrice egiziana e si serviva di materiali egiziani ed egittizzanti.

Parte del clero campense era formato da sacerdoti egiziani, e l’Iseo Campense continuò ed esistere finché il culto isiaco fu attivo in Egitto. 

Per il sacerdozio romano però, come in quello egizio, prevalevano le donne, tanto che su una tomba sull'Appia Antica c'è il bassorilievo della defunta descritta come sacerdotessa di Iside.

Anche quando in alcuni periodi il culto venne proibito si sa che molti romani lo tenevano in segreto.
A Firenze venne trovata uno scritto in cui erano stati annoverati ben cinquecento iscritti ad una diciamo setta isiaca. 

Soprattutto non dimentichiamo che oltre al culto ufficiale esisteva il culto riservato, cioè i Sacri Misteri di Iside, di cui ne conosciamo l'esistenza dalle fonti ma, come per tutti Sacri Misteri, non ne venne mai svelato il contenuto, o almeno non giunse mai fino a noi.


BIBLIO

- Laurent Bricault - Atlas de la diffusion des cultes isiaques - Diffusion de Boccard - 2001 -
- Ermanno Arslan (a cura di) - Iside: il mito, il mistero, la magia - Milano - Electa - 1997 -
- Laurent Bricault e Miguel John Versluys (a cura di) - Isis on the Nile: Egyptian Gods in Hellenistic and Roman Egypt - IV International Conference of Isis Studies - Liège - 2008 - Brill - 2010 -
- Laurent Bricault e Miguel John Versluys (a cura di) - Power, Politics and the Cults of Isis - V International Conference of Isis Studies - Boulogne-sur-Mer - 2011 - Brill - 2014 -
- Apuleio - Metamorfosi - XI - 5 -



CULTO DI SERAPIDE - SERAPIS


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SERAPIDE EGIZIO

Le origini

Divinità derivante dal Dio tardo egizio Osorapi (Osiride-Api) con vari attributi greci di Zeus, Esculapio e Dioniso. Per altri le sue origini sono sinopitico-babilonesi.

Il faraone Tolomeo I (304-284 a.c.) accolse nella nuova capitale d'Egitto, Alessandria, il culto di Serapide, forse perchè poteva unire Egiziani e Greci.

Plutarco nel De Iside et Osiride racconta che un sogno profetico indusse Tolomeo a trasferire in un nuovo tempio del quartiere di Alessandria (Rakotis) una statua di Zeus custodita a Sinope, in Asia Minore, intitolandola al nuovo Dio.

 Qui il tempio di Serapide sorgeva su una collina chiamata Sen-Hapi, che nella trascrizione greca fu resa con Synopion, causando l'omonimia con Sinope.

Anche secondo Plutarco l'immagine del Dio proveniva da Sinope, colonia assira ellenizzata dove si adorava la divinità semitica Ea, il Sar-Apsi ("signore degli abissi"). L'oracolo di questo dio, secondo Arriano, sarebbe stato consultato a Babilonia dai generali di Alessandro Magno malato. L'assonanza dei nomi Sarapsi e Osorapis avrebbe spinto Tolomeo I alla scelta del Dio per farlo accettare al popolo egizio.


Iconografia

Serapide venne raffigurato come uno Zeus o un Ade, barbuto assiso in trono, con sul capo il basso diadema greco o la corona atef di Osiride, con doppia piuma e corna d'ariete. Il carattere di Dio dei defunti e della vegetazione, proprio di Osiride, rendeva Serapide assimilabile, per i Greci, ad Ade e a Dioniso insieme, mentre la capacità nelle guarigioni lo assimilava d Esculapio.

A volte aveva sulla testa un mogio di grano, caratteristica osiridea di divinità della vegetazione.
Il culto di Serapide, dall'Egitto passò sull'isola di Delo e da qui in Italia.

L'essere seduto sul trono, come Zeus e Ade, con uno scettro in una mano, lo avvicinava ancor più alle due divinità, spesso con l'altra mano si posava su Cerbero, a rappresentare la sua qualità ctonia.

Per i sacerdoti egizi il Dio fu l'equivalente antropomorfo di Api, ovvero la manifestazione terrestre di Osiride. Così l'importanza di Serapide crebbe fino a farne la maggiore divinità egizia, sostituendosi ad Osiride ed associandosi quindi ad Iside, Horo (nella forma di Harpocrate) e Anubi.

Serapide fu dunque identificato con Zeus, Ade, Dioniso, Asclepio, ed anche Helios, nell'aspetto solare. Il culto di Serapide si confuse anche col cristianesimo:

« Gli adoratori di Serapide sono cristiani e quelli che sono devoti al dio Serapide chiamano se stessi Vicari di Cristo »
( Storia Augusta, Adriano)

Serapide ebbe il suo culto in molte città del mondo greco e romano, fino al IV sec., quando, in seguito all'editto di Teodosio I, il Serapeo di Alessandria fu distrutto ed i culti pagani vietati.



ATTRIBUTI

Il moggio di grano, il toro, lo scettro, Cerbero, la corona, il serpente.



SERAPIDE ROMANO

Spesso i suoi seguaci romani lo osannarono, insieme a Iside, come unici Dei da seguire, piuttosto simili a Cristo e la Madonna, per questo il culto fu spesso avversato. Il senato non vedeva di buon occhio quello che per loro era fanatismo. Il culto venne pertanto spesso eseguito in privato, con affiliati segreti, e spesso accogliendo i Misteri Isiaci, di cui però nulla sappiamo.



TEMPLI

La Roma imperiale vantava parecchie opere di cultura egizia:
- almeno 17 obelischi,
- 3 piramidi e 9 tra templi e sacelli a Iside (iseo) e a Serapide (serapeo).
Erano:
- l'Iseo e il Serapeo campense (Campo Marzio),
- l'Iseo e il Serapeo della Regio III, sul Colle Oppio (così importante da dare il nome alla regio, cioè al quartiere: Isis et Serapis),
- l'Iseo Capitolino (Campidoglio),
- l'Iseo vicino la chiesa di Santa Sabina sull'Aventino,
- il Serapeo del Quirinale (uno dei templi più grandi della città),
- il Tempio di Iside presso le Terme di Caracalla,
- il sacello isiaco conosciuto come "Larario di via Giovanni Lanza",
- il sacello dei Castra Praetoria,
- il sacello degli Horti Sallustiani.


Tempio di Iside e Serapide a Campo Marzio

Marcellino: Il Serapeo, il cui splendore è tale che le semplici parole possono solamente sminuirlo, è talmente ornato di grandi sale colonnate, di statue che sembrano vive e tanta moltitudine di altre opere, che niente altro, eccetto il Campidoglio, simbolo dell'eternità della venerabile Roma, può essere considerato più fastoso al mondo.

Il tempio di Iside al Campo Marzio era un iseo, costruito nel 43 a.c. dedicato alla Dea Iside e al suo consorte Serapide, costruito tra il Saepta Iulia e il tempio di Minerva. L'ingresso aveva un corteo di obelischi in granito rosso o rosa di Siene, alternati alle sfingi.

Gran numero di essi è stato ritrovato, a pezzi e incompleti, nei pressi della basilica di Santa Maria sopra Minerva. Si ritiene che le sfingi fossero quelle portate da Cleopatra dall'Egitto, infatti la regina giunse a Roma nel 46 a.c. e vi rimase fino alla morte di Cesare, nel 44 a.c.

Il santuario, lungo 240 m e largo 60, aveva al centro un'area rettangolare a cui si accedeva tramite archi monumentali; poi la piazza scoperta con obelischi e sfingi, con al centro il tempio isiaco; poi un'esedra semicircolare con abside ospitava il serapeo.

L'edificio fu distrutto da un incendio nell'80 e ricostruito da Domiziano; modifiche successive furono attuate da Adriano, ed altre età severiana. La sopravvivenza del santuario è attestata fino al V secolo.

I resti del tempio si trovano sotto il Palazzo del Seminario e le chiese di Santa Maria sopra Minerva e Santo Stefano del Cacco. Il tempio vero e proprio stava dove oggi c'è la chiesa di S. Stefano del Cacco.

Questo nome deriva dal ritrovamento di una statuetta del Dio egizio Anubis con testa di sciacallo: il popolino l'aveva scambiata per una scimmietta e chiamata "macacco", da macaco, abbreviato in "cacco".

A cominciare dal VII-VIII secolo era cominciata la distruzione dell'Iseo e la sovrapposizione degli edifici. I resti del tempio sono tra i 5 e gli 8 m. al di sotto delle strade attuali.

Tra gli obelischi che ornavano il complesso sono ancora visibili quello del Pantheon, quello della Minerva e quello di Dogali; un quarto, più piccolo, si trova forse oggi a Urbino.

Sono riferiti al tempio:
- la statua di Iside Sothis, oggi davanti alla basilica di San Marco, nota come "Madama Lucrezia";
- la Statua del Nilo che si trova nel Museo Chiaramonti in Vaticano, - la Statua del Tevere al Louvre,
- i due leoni che decorano la Fontana dell'acqua Felice (angolo via XX settembre),
- e i due leoni ai piedi della scalinata che porta a Piazza del Campidoglio (copie, gli originali si trovano nel Museo Egizio vaticano e nel Museo Capitolino di Roma).

Il gigantesco piede di marmo di una statua egizia che si trova in via del Pie' di marmo, e la statuetta di una gatta in marmo murata sul primo cornicione all'angolo di palazzo Grazioli, in via Della Gatta.


Tempio di Serapide al Quirinale

Il Tempio di Serapide, sulle pendici del Quirinale a Roma, era il più grande tempio del colle, i cui resti sono ancora visibili tra palazzo Colonna e l'Università Gregoriana.

Il santuario, tra piazza della Pilotta e piazza del Quirinale, dedicato da Caracalla a Serapide ed Iside, sviluppava 13.320 m.q. con 135 m. x 98.

Era composto da un lungo cortile colonnato e dal santuario decorato con statue ed obelischi. Da una grandiosa scalinata si raggiungeva l'edificio al di sopra del dislivello naturale. Le colonne erano alte 21,17 m., per un diametro ciascuna di 2 m.

Ne rimane anche un enorme frammento di trabeazione, di circa 100 tonnellate di peso e di oltre 34 m.3, il più grande esistente a Roma.


Tempio di Serapide ed Iside al Colle Oppio

di cui rimangono archi e mura che svettano dal sottosuolo ancora non portato in luce, e da cui sono emersi fino ad ora un mosaico e una statua di Iside, accanto all'attuale piazza di Iside.


Tempio di Serapide sull'Aventino

I cui resti giacciono in parte sotto la chiesa di santa Sabina, e in cui fu rinvenuto il famoso Serapide Aventino, giovane e nudo Dio completamente avvolto dalle spire di un serpente, come le antiche Dee sumere.


Tempio di Serapide a Pozzuoli

Detto Macellum, è situato nei pressi della stazione Cumana. Ancora oggi sono visibile le erosioni dovute agli abbassamenti ed innalzamenti del suolo visibili sulle colonne ed indicanti le progressive modifiche apportate nei secoli dalle variazioni del livello delle acque.

Il tempio di Serapide è sicuramente stato un importante centro termale dell'antichità. Durante gli scavi del 1750 fu rinvenuta una statua del Dio Serapis.

Si sviluppa su un'area rettangolare di 75 m. x 58), risale all'età flavia e i successivi interventi di restauro testimoniano la longevità del centro in epoca romana.

Di particolare valore artistico i materiali utilizzati per l'interno del tempio, con bellissimi marmi e mosaici. L'abside è a semicupola; la statua di Serapis è collocata al di sotto di esso.


Tempio di Serapide a Monteu da Po

A Monteu da Po, in Piemonte, ci sono i resti dell'antica città romana di Industria Bodincomacum, dove si conservano importanti vestigia del tempio di Iside e il tempio di Serapide.

Per molti il culto di Serapide, con canti, luci, campane, processioni, rappresentava una trasformazione finale del salvatore Osiride in una figura monoteistica, virtualmente identica al Dio Cristiano.

Come Cristo era un agnello sacrificale, così Serapide era un toro sacrificale e anche un Dio in forma umana. Egli veniva sacrificato annualmente a riparazione dei peccati degli uomini.

Ma non dimentichiamo che fin dai Sumeri e dai Babilonesi già esisteva ovunque la Dea Madre Vergine che partoriva senza contributo maschile un figlio che lei allevava, con cui poi si accoppiava, che poi faceva morire e quindi risorgere. Pertanto anche Serapide era la vegetazione annuale della natura.

Vedi anche: LISTA DELLE DIVINITA' ROMANE


BIBLIO

- M. Damiano-Appia - Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane -
- Walter Burkert - Antichi culti misterici - Bari-Roma - Laterza - 1987 -
- Maurizio Damiano-Appia - Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane - Mondadori -
- Jacqueline Champeaux - La religione dei romani - A cura di N. Salomon - Editore Il Mulino - Traduzione G. Zattoni Nesi - 2002 -


CULTO DI ISIDE - ISIS


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ISIDE EGIZIA

Inno a Iside
Papiro di Ossirinco n.1380, 1. 214-216, II sec. a.c. :

Dea dalle molte facoltà, onore del sesso femminile. 
Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle assemblee, 
nemica dell'odio.
Tu regni nel Sublime e nell'Infinito.
Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali.
Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiri),
che hai ben governato la barca, e gli hai dato
una sepoltura degna di lui.
Tu vuoi che le donne si uniscano agli uomini.
Sei tu la Signora della Terra
Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini!


Iside o Isis o Isi, originaria del Delta, fu la Dea egizia della maternità e della fertilità. Divinità in origine celeste, associata alla regalità, faceva parte dell'Enneade.


Il Mito 

- Ego sum omne quod fuit, 
quod est, quod futurum est.
Velum meum nemo mortalium rilevavit -

(Plutarco - Iside)


Figlia di Nut, Dea del cielo, e Geb, Dio della terra, sorella di Nefti, Horus il vecchio, Seth ed Osiride, con cui si unì quando ancora erano nel ventre materno, generando Horus.

Regnarono felici sull'Egitto finchè Seth, geloso perchè sua moglie Nefti si era innamorata di Osiride, con un inganno fece entrare durante un banchetto Osiride in un bara che fece sigillare e gettare nel Nilo.

Iside disperata si mise, accompagnata da Anubis, a cercare e ritrovò la bara, ma Seth gliela rubò e smembrò il corpo di Osiride seminando i pezzi in diverse città sulle coste del Nilo. Con l'aiuto della sorella Nefti Iside cercò e assemblò le parti del corpo di Osiride, riportandolo in vita attraverso la sua acqua sacra. Solo il membro virile non fu trovato e Iside lo sostituì con un fallo d'oro.

Comunque Osiride, vendicato dal figlio Horus e resuscitato da Iside, regnò sul regno dei morti.
Per la sua capacità di riportare dalla morte alla vita Iside era considerata una divinità associata alla magia e all'oltretomba. Aiutò Osiride a civilizzare il mondo, ed inventò il sistro, l'agricoltura, il tessere e il ricamare, e istituì il matrimonio. Inoltre era la guardiana di uno dei vasi canopi: Hamset, il cui coperchio aveva forma di testa di un uomo e che conteneva il fegato.


Iside scorpione

Dopo aver ucciso Osiride Seth imprigionò Iside che tuttavia riuscì ad evadere, accompagnata da sette scorpioni.
Nella stele Mettermich del 370 a.c., Iside parla delle sue compagne.
" Le due scorpione Tefen e Befen erano dietro di me; Mestet e Mestetef erano ciascuna ai mie lati; Petet, Thetet e Matet mi precedevano per prepararmi la strada".
Queste Dee dettero fuoco alla casa della donna che rifiutò alloggio a Iside, ma la Dea pietosa fece piovere spegnendo così l'incendio. A questo punto, la donna la riconobbe e decise di aiutarla.

Piramide di Unas nella Piana di Giza, Egitto:

Ave Iside, gloriosa Dea,
Il giorno è finito e la notte è giunta,
il sole è tramontato e le stelle sorgono.
Questo è il rito della sera,
il rito per terminare il giorno di luce.
Lascia che il tuo strumento suoni
salutandoti con tutti gli onori,
Iside, gloriosa Dea.
Con il fiammifero accendo il fuoco
sull'altare preparato per te,
Iside, gloriosa Dea,
E l'incenso notturno sale, dolcemente mischiato,
per mettermi nell'animo per percepire te,
Iside, gloriosa Dea,
Che sorge dietro di me come una fiamma d'oro
e sfiora la mia schiena con le sue abili ali.
Rendo accessibile la base del mio collo a Te.
Lascia che il tuo portale ti dia il benvenuto,
O Iside, Grande e Gloriosa dea.
Sollevo le mie mani e sostengo il curvo inchino dell'esaltazione,
E mi alzo ancora una volta all'acuto angolo dell'invocazione.
Vieni, o grande e gloriosa Dea,
Vieni nella pienezza di forza e amore,
lascia che il tuo indumento per un attimo vesta Te,
O Iside, dea Grande e Gloriosa.


Plutarco disse “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole, Osiride, e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.


Iconografia

Raffigurata come una donna con una lunga tunica, che reca sul capo il simbolo del trono, mentre tiene in mano l'ankh o l'uadj. Più tardi, in associazione con Hathor, fu raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Talvolta invece appariva totalmente nuda.

Rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello, simbolo del il vento. In forma alata fu dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. A volte allatta il figlio Horo. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco.

Il toro sacro Apis, allevato a Menfi, era la manifestazione terrena di Serapide, col manto nero, ma pezzato di bianco su fronte, fianchi, zampe e coda. Dai suoi zoccoli e dal suo modo di mangiare si leggevano gli oracoli del Dio; alla sua morte, cui seguivano cordoglio e solenni funerali, lo spirito di Apis si incarnava in un altro toro. I tori morti, imbalsamati e racchiusi in sarcofagi a Menfi, erano adorati come manifestazione di Serapide e  mistero della resurrezione del Dio.




ISIDE ROMANA

Iside Regina - Apuleio, Metamorfosi:

Io sono la genitrice dell'universo,
la sovrana di tutti gli elementi,
l'origine prima dei secoli,
la totalità dei poteri divini,
la regina degli spiriti,
la prima dei celesti;
l'immagine unica
di tutte le divinità maschili e femminili:
sono io che governo
col cenno del capo
le vette luminose della volta celeste,
i salutiferi venti del mare,
i desolati silenzi degli inferi.
Indivisibile è la mia essenza,
ma nel mondo io sono venerata ovunque
sotto molteplici forme,
con riti diversi, sotto differenti nomi.
Perciò i Frigi, i primi abitatori della terra,
mi chiamano madre degli dei,
adorata in Pessinunte;
gli Attici autoctoni, Minerva Cecropia;
i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo;
i Cretesi abili arcieri, Diana Dictinna;
i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia;
gli abitanti dell'antica Eleusi, Cerere Attea;
alcuni Giunone; altri Bellona;
gli uni Ecate; gli altri Rammusia [Nemesis].
Ma le due stirpi degli Etiopi,
gli uni illuminati dai raggi nascenti
del dio Sole all'alba,
gli altri da quelli morenti al tramonto,
e gli Egiziani valenti per l'antico sapere,
mi onorano con riti che appartengono a me sola,
e mi chiamano col mio vero nome:
Iside Regina.


Iside, la cui originaria associazione col Dio Osiride fu sostituita dalla Dinastia tolemaica con quella del Dio Serapide, fu dall'epoca tolemaica venerata come simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, diffondendosi nel mondo ellenistico, fino a Roma. Grande impulso le dette Cleopatra quando giunse a Roma con Cesare vittorioso che le concesse di edificare vari templi. In breve il culto conquistò molta gente, soprattutto le matrone.

Ed ecco la descrizione della sua immagine fatta da Apuleio:
- In primo luogo una massa di capelli folti e lunghi,
leggermente riccioluti, si allargava ovunque,
sulla nuca divina, e fluiva giù con molta grazia.
Una corona intessuta di molti e svariati fiori
le cingeva il capo alla sommità, proprio nel mezzo,
sopra la fronte, emetteva una chiara luce un disco
dalla superficie piana che somigliava a uno specchio,
o che anzi voleva imitare la luna.
Sui lati, a destra e a sinistra si drizzavano due vipere
con le loro spire, e, dalla parte superiore,
spire sacre a Cerere, si protendevano ad attirare gli sguardi.
La sua tunica multicolore, intessuta di bisso sottile,
pareva ora bianca come il brillar della luce,
ora gialla come il fiore dello zafferano,
ora fiammeggiante come il fulgor delle rose.
Ma soprattutto confondeva il mio sguardo
un manto nero come l’ebano,
che splendeva d’una sua lucentezza tenebrosa.
Esso correva tutto intorno al corpo,
rimontava sotto al fianco destro fino alla spalla sinistra,
fino a formarvi un nodo, poi tendeva in basso
in pieghe molteplici fino all’orlo inferiore,
e con molta grazia si raccoglieva in onde
con i suoi fiocchi e le sue frange. -

ISIDE (Pompei)

Iside "Regina Coeli"

Preghiera a Iside (Apuleio, Metamorfosi XI, 2 a Iside Regina)
"O Regina del cielo,
tu feconda Cerere,
prima creatrice delle messi,
che, nella gioia di aver ritrovato
tua figlia, eliminasti l'antica usanza
di nutrirsi di ghiande come le fiere,
rivelando agli uomini un cibo più mite,
ora dimori nella terra di Eleusi;
tu Venere celeste,
che agli inizi del mondo congiungesti
la diversità dei sessi
facendo sorgere l'Amore
e propagando l'eterna progenie
del genere umano,
ora sei onorata nel tempio di Pafo
che il mare circonda;
tu [Diana] sorella di Febo,
che, alleviando con le tue cure
il parto alle donne incinte,
hai fatto nascere tanti popoli,
ora sei venerata nel tempio illustre
di Efeso; tu Proserpina,
che la notte con le tue urla spaventose
e col tuo triforme aspetto
freni l'impeto degli spettri
e sbarri le porte del mondo sotterraneo,
errando qua e là per le selve,
accogli propizia
le varie cerimonie di culto;
tu che con la tua femminile luce
rischiari ovunque le mura delle città
e col tuo rugiadoso splendore
alimenti la rigogliosa semente
e con le tue solitarie peregrinazioni
spandi il tuo incerto chiarore;
con qualsiasi nome, con qualsiasi rito,
sotto qualunque aspetto
è lecito invocarti:
concedimi il tuo aiuto
nell'ora delle estreme tribolazioni,
rinsalda la mia afflitta fortuna,
e dopo tante disgrazie che ho sofferto
dammi pace e riposo."


Si trovano testimonianze del culto di Iside ad Atene, a Titorea presso Delfo (dove si trovava il più sacro dei santuari greci di Iside), in molti centri della Grecia, nelle isole dell'Egeo (in particolare a Delo), in Asia Minore, in Africa settentrionale, in Sicilia, in Sardegna, in Spagna, in Italia (soprattutto in Campania a Pompei, Pozzuoli, Ercolano), in Gallia e in Germania.

A Roma il culto ebbe un grande successo. Verso l'88 a.c. era in funzione a Roma un collegio di pastophori: una confraternita di sacerdoti che portavano nelle processioni piccole edicole con le immagini divine della Dea.

Il culto di Iside fu infatti introdotto a Roma nel I secolo a.c., assimilandola talvolta con molte divinità femminili locali, quali Cibele, Demetra e Cerere, e molti templi furono innalzati in suo onore.

Il più famoso fu quello di File, l'ultimo tempio pagano ad essere chiuso nel VI sec. Durante il suo sviluppo nell'Impero il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste allegre e ricche, e perchè, al contrario dei templi pagani, i fedeli potevano entrare e pregare nel tempio, che era infatti molto più grande e ornato all'interno dei templi pagani.

Il culto disponeva di parecchi sacerdoti e sacerdotesse, anche perchè diffondevano il culto attraverso la predicazione, pratica in seguito imitata dal cristianesimo.

Apuleio - l’Asino d’oro - alla Grande Madre Iside -
"Tu sei santa, 
tu sei in ogni tempo salvatrice dell’umana specie,
tu, nella tua generosità, porgi sempre aiuto ai mortali,
tu offri ai miseri in travaglio il dolce affetto che può avere una madre.
Né giorno né notte, per attimo alcuno, per breve che sia,
passa senza che tu lo colmi dei tuoi benefici:
tu per mare e per terra proteggi gli uomini,
allontani le tempeste della vita
e porgi con la tua destra la salvezza,
tu sempre con la mano sciogli le fila
che il destino aggroviglia in nodi inestricabili,
tu calmi le bufere della Fortuna
e poni un freno alle funeste rivoluzioni delle stelle.
Te onorano gli dei del cielo e rispettano quelli dell’Inferno,
tu fai ruotare la terra, dai la luce al sole,
governi l’universo, calchi col tuo piede il Tartaro.
A te obbediscono le stelle, per te ritornano le stagioni,
di te si allegrano i numi, a te servono gli elementi.
Al tuo cenno spirano i venti, offrono il nutrimento le nubi,
germogliano i semi, crescono i germogli.
La tua maestà temono gli uccelli vaganti nel cielo,
le fiere erranti pei monti,
i rettili celantisi nel terreno,
i mostri nuotanti nel mare.
Povero è il mio ingegno nel cantare le tue lodi,
scarso il mio patrimonio nell’offrirti sacrifici,
la mia voce non ha sufficiente ricchezza
per esprimere i sentimenti che m’ispira la tua maestà;
e non riuscirei neppure se avessi mille bocche e altrettante lingue,
neppure se potessi parlare senza stancarmi per tutta l’eternità.
Perciò quel poco che può un tuo fedele ma povero seguace,
io cercherò di farlo: le tue divine sembianze e la santissima tua volontà,
ora che le ho accolte nell’intimo segreto del mio cuore,
le custodirò in eterno e sempre le contemplerò nell’animo mio
"

I sacerdoti portavano una veste di lino bianca senza maniche annodata sotto le ascelle. I Diaconi vi indossavano sopra una sopravveste bianca incrociata sul petto con il nodo sacro di Ankh; per le Diaconesse la sopravveste era rossastra. I Pastofori oltre alla sopravveste indossavano un mantello nero. La suprema sacerdotessa di ogni tempio era una donna e portava un fiore di loto in fronte ed un ureo, vivo o di bronzo, attorno al braccio. I sacerdoti maschi avevano la testa rasata, mentre le sacerdotease mantenevano lunghi i propri capelli.

Le sacerdotesse della Dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell'influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castità alla Dea Iside. Sull'Appia antica c'è un sarcofago con 4 effigi: sopra quella dei genitori, sotto quella della prima sacerdotessa di Iside, ma al suo fianco non ha una figura maschile, bensì l'umbone solare, il simbolo del maschile interiore ritrovato, dunque casta e senza marito, ma completa del suo maschile in sè stessa.



VICISSITUDINI ROMANE
  • Nel 65 a.c. un altare dedicato ad Iside sul Campidoglio venne distrutto per ordine del Senato.
  • I seguaci di Iside, appartenenti a tutte le classi sociali, furono coinvolti nelle lotte politiche e sociali degli ultimi tempi della Repubblica. Il Senato ordinò la distruzione di templi, altari e statue della dea nel 58, nel 54, nel 50 e nel 48 a.c.
  • Nel 50 a.c. il console Emilio Paolo non trovò nessun operaio disposto ad abbattere il santuario di Iside.
  • Nel 43 a.c. i triumviri (Antonio, Ottaviano e Lepido) promisero di consacrare un tempio isiaco a spese della Repubblica. Ma la promessa non venne mantenuta.
  • Dopo la battaglia di Azio (31 a.c.) e la morte di Cleopatra (69-30 a.c.) e di Antonio (81 -30 a.c.) le persecuzioni contro i culti greco-egiziani ripresero.
  • Nel 28 a.c. Augusto (63 a.c.-14 d.c.) proibì il culto di Iside entro il recinto sacro della città (pomoerium).
  • Nel 21 a.c. Agrippa, in assenza di Augusto, proibì i culti alessandrini entro un chilometro e mezzo dalla città.
  • Nel 19 d.c. Tiberio (42 a.c.-37 d.c.) fece demolire il tempio di Iside e gettare nel Tevere la statua della Dea. Un fatto scandaloso, riportato da Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche, aveva turbato la città di Roma, accadde all’ombra del tempio di Iside. L’intervento di Tiberio fu drastico verso i sacerdoti, condannati alla crocifissione e verso il tempio di Iside raso al suolo, la statua della Dea fu gettata nel Tevere.
  • La situazione cambiò con Caligola (12-41), pronipote di Augusto e di Antonio, che costruì un grande tempio dedicato ad Iside in Campo Marzio: l'Iseo Campense.
  • Claudio (10 a.c.-54 d.c.), Nerone (37-68) e Vespasiano (9-79) diedero il loro appoggio al culto della Dea. Vespasiano, prima di festeggiare insieme al figlio Tito la vittoria sugli ebrei ribelli, trascorse una notte di preghiera nell'Iseo per ringraziare la grande Dea. Nel 71 venne coniata una medaglia con l'Iseo Campense.
  • Domiziano (51-96) si salvò dai partigiani di Vitellio nascondendosi in una processione isiaca. Quando l'Iseo Campense venne distrutto da un incendio nell'80 d.c. Domiziano lo ricostruì.
  • Nel secondo secolo d.c. Roma divenne il centro della religione di Iside: divenne la Sacrosancta Civitas secondo la denominazione di Apuleio nelle Metamorfosi.
  • Adriano (76-138) volle costruire nella sua villa imperiale di Tivoli un Canopo in miniatura culminante in un Serapeo. Nel 126 inaugurò un santuario dedicato ad Iside a Luxor. Nel 127 fece costruire ad Ostia un Iseo.
  • Marco Aurelio (121-180) invocò l'ausilio degli Dei egiziani per salvarsi durante una crisi militare in Bosnia.
  • Commodo (161-192) si fece rasare come un pastoforo. Le monete del suo tempo lo mostrano in compagnia di Iside e di Serapide.
  • Settimio Severo (146-211) favorì il culto isiaco. Sulle monete di Julia Domna, seconda moglie dell'imperatore, si vede Iside che allatta Horus.
  • Caracalla (188-217) riammise il culto isiaco entro i confini sacri della città di Roma. La religione della grande Dea raggiunse il suo apogeo.
  • Alessandro Severo (208-235) restaurò l'Iseo Campense e gli altri templi della Dea.
  • Diocleziano (245-316), che regnò fino al 305 d.c. quando decise di abdicare, costruì probabilmente l'Iseo della III Regio (quartiere) di Roma. Fece coniare molte monete con la Dea Iside.
  • In tutto l'Impero Romano si ritrovano simboli della Dea su gioielli, spille, fermagli, anelli. Vennero costruiti santuari, statue e monumenti in molte località.
  • Due solenni festività legate a Iside venivano celebrate nell'Impero Romano: il Navigium, o vascello di Iside, il 5 marzo e l'Inventio di Osiride, dal 29 ottobre al 1° novembre.
  • Questa felice era ebbe termine nel 312 con l'avvento al trono di Costantino (280-336).
  • Dopo l'editto di Costantino (313 d.c.) i cristiani iniziarono a perseguitare le altre religioni.
  • Nel 380, con l'editto di Tessalonica, Teodosio (347-395) dichiarò il cristianesimo religione di stato. Tutti gli altri culti furono proibiti, i templi distrutti, le statue abbattute, i sacerdoti e i fedeli processati dalle autorità o linciati dalle folle guidate da vescovi e monaci fanatici.
  • Nel 391 Teofilo, il patriarca cristiano di Alessandria, chiamò i monaci a "purificare" la città del Serapeum.
  • Nel 394 vennero celebrati gli ultimi riti ufficiali in onore di Iside a Roma.
  • Nel 396 il barbaro Alarico, re dei Goti, al cui seguito erano gli "uomini vestiti di nero" (i monaci cristiani), incendiò il santuario di Eleusi.
  • Nel 415 un gruppo di monaci cristiani, seguaci del patriarca di Alessandria, Cirillo, linciò Ipazia (370-415), donna che aveva raggiunto una grande fama nella filosofia e nella matematica, figura rilevante della scuola neoplatonica, esponente del mondo intellettuale pagano. Con la sua morte iniziò il declino di Alessandria come centro culturale e Cirillo venne fatto santo per questa encomiabile azione.
  • Nel 536 l'imperatore Giustiniano (483-565) ordinò la chiusura dell'ultimo tempio di Iside, situato nell'isola di File sul Nilo ai confini con la Nubia, e lo fece trasformare in una chiesa cristiana. Era finito per sempre il culto della "Dea dai molti nomi"
  • Nel 431 i vescovi cristiani si erano riuniti ad Efeso, la città sacra alla Dea Artemide, una delle manifestazioni della Grande Madre. Il Concilio decretò che Maria, madre di Gesù, doveva essere chiamata Theotokos, Mater Dei, Madre di Dio. L'antico titolo della grande Dea Iside.


ISIDE E LA VERGINE

Esistono tratti comuni nell'iconografia relativa a queste due figure, ed è ragionevole supporre che già l'arte paleocristiana si sia ispirata alla raffigurazione classica di Iside per rappresentare la figura di Maria.

La comunanza in vari dipinti si ritrova per esempio nei tratti delicati ed eterei, nel tenere entrambe in braccio un infante, che è Gesù Bambino nel caso della Madonna ed Horus per Iside.

Ancora, con il primo vero affermarsi del Cristianesimo nell'Impero romano, sotto imperatori come Costantino I e Teodosio I e con il conseguente rifiuto e persecuzione delle altre religioni a Roma e nei domini.

Il fatto che vari templi consacrati ad Iside siano stati riadattati e consacrati come basiliche dedicate alla Vergine, così come a volte modificati i dipinti e le opere raffiguranti la dea egiziana, ha sicuramente aiutato l'accomunarsi delle due figure a livello iconografico.


Gli attributi

Apuleio:
"Su una piccola urna forgiata in modo egregio, con fondo pressoché rotondo, effigiata esternamente con meravigliose immagini egiziane, un serpente dalle contorte spire sedeva ergendosi con il gonfiore striato della testa ricoperta di squame".Dunque erano suoi attributi, oltre al serpente e la cista, il sistro, l'anfora contenente l'acqua di vita, le rose, lo scorpione, l'avvoltoio, la mucca, Horus bambino in braccio, le ali, il canopo, l'ankh, il nodo di Iside, la luna, il sole, le stelle, la sfinge, la gatta.



I TEMPLI

Ogni città aveva uno o più templi di Iside, serviti da un minimo di tre sacerdoti e da zacori (sagrestani); ma vi erano anche molti tempietti domestici per il rito privato. 
I santuari più importanti erano: File sul Nilo, dove si prendeva l'acqua santa, cioà l'acqua di vita; la necropoli dei faraoni ad Abido; la necropoli dei tori sacri a Saqquara, presso Menfi, il Serapeion di Alessandria d'Egitto. In Grecia i più imponenti erano a Titorea presso Delfo e nel porto di Atene; l'Isola di Faro era consacrata ad Iside. Roma era considerata la città santa di Iside.


Il tempio di Iside a Pompei

Il Tempio di Iside, eretto a Pompei tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.c., testimonianza della straordinaria diffusione nel mondo romano di questo culto egizio.

Assai danneggiato dal terremoto, il tempio fu ricostruito dopo il 62 a.c., ed è stato rinvenuto in ottimo stato di conservazione, adorno di stucchi, statue e dipinti, e con tutta la suppellettile per il culto ancora al suo posto.

Numerosi affreschi provenienti dal tempio di Iside sono conservati presso il Museo archeologico nazionale di Napoli, dove è anche esposto un plastico che ricostruisce l'originale struttura del tempio.


Tempio di Iside a Marechiaro

La Chiesa di Santa Maria del Faro, fu costruita a Marechiaro sulle rovine di un precedente tempietto della Dea Iside, denominata poi Dea Fortuna. La famiglia Mazza nel 1600 aveva collocato una grande lapide nella nicchia di un’antica rovina romana sotto la chiesa, in riva al mare, con l’attestazione della presenza in quel luogo di un antico tempietto dedicato alla Dea Iside - Fortuna; purtroppo la preziosa iscrizione venne frantumata e dispersa come diabolica. Tuttavia possiamo ritrovarla nell’opuscolo del Guiscardi (Napoli, 1906).


Tempio di Iside a Firenze

Gli operai che lavoravano all’interno del tribunale di Firenze si sono imbattuti in una colonna tortile, un trapezofolo, ovvero il sostegno di un tavolo, un’incisione e centinaia di frammenti policromi che si ritiene di un tempio di epoca romana dedicato alla dea side.

I resti, risalenti al II sec.d.c, sono emersi da un’area di 5 m x 3, aperta per realizzare una cisterna d’acqua per il sistema antincendio del tribunale. I resti sembrano compatibili con altri rinvenuti nella stessa zona negli ultimi 3 secoli che hanno fornito importanti elementi per l’attribuzione del tempio ad Iside, di cui l’ubicazione esatta è sconosciuta, ma che sisuppone poco al di fuori dell’area romana della città, nei pressi dell’attuale tribunale.


Ara di Iside a Casamari

Nel Museo di Casamari è conservata un’ara di Iside, rinvenuta nel comune di Fontana Liri, costituita da un monoblocco alto m. 0,88, lungo m. 0,63, profondo m. 0,50. La parte superiore consiste in un pulvino a volute, sotto il quale sono disposte ghirlande con bende sacrificali e bucrani agli angoli. Sulle quattro facce bassorilievi isiaci, e su quella anteriore, al di sopra e al di sotto della figurazione, segue l'iscrizione:
Ex testamento/ Aburenae Quartae/ sacra reddita.
"Aburena mediante testamento lascia delle sostanze, affinché sia ripristinato il culto di Iside". La datazione risale alla prima metà del I sec. d.c.

Sulla faccia anteriore dell’ara è rappresentata una cista mistica che ha in rilievo una luna crescente con sopra un serpente che con la testa si interpone fra il nomen ed il cognomen della dedicante. Sulla faccia posteriore è rappresentata in alto una pantera umbilicata, oggetto sacrificale comunemente scolpito nei monumenti funerari. Sulla faccia laterale sinistra è rappresentato un sistro, mentre sulla faccia laterale destra c'è una situla per libagioni.


TEMPLI DI ISIDE A ROMA



Iseo Campense

Il tempio maggiore di Iside a Roma, costruito nel 43 a.c., era un iseo dedicato a Iside e al suo consorte Serapide nel Campo Marzio, tra il Saepta Iulia e il tempio di Minerva.

L'ingresso alla parte interna era decorato con degli obelischi in granito rosso o rosa di Siene, importati nel I secolo ed eretti a coppie: un gran numero di essi è stato ritrovato, a pezzi e incompleto, nei pressi della basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Il santuario, lungo 240 m e largo 60, era articolato in tre parti: al centro vi era un'area rettangolare, alla quale si accedeva tramite archi monumentali; seguiva una piazza scoperta ornata da coppie di obelischi in granito rosso di Siene e sfingi, nel centro della quale sorgeva il tempio isiaco; un'esedra semicircolare con abside ospitava presumibilmente il serapeo. Alcune di quelle sfingi che facevano da entrata al tempio sono conservate a Roma a Piazza del Popolo.

L'edificio fu distrutto da un incendio nell'80 e ricostruito da Domiziano; modifiche successive furono attuate da Adriano, mentre ad età severiana risale il restauro di gran parte delle strutture. La sopravvivenza del santuario è attestata fino al V sec..

Tra gli obelischi che ornavano il complesso sono ancora visibili quello del Pantheon, quello della Minerva e quello di Dogali; un quarto, più piccolo, si trova forse oggi a Urbino.

La Dea Iside era venerata anche nell'antica Benevento, dove l'imperatore Domiziano fece erigere un tempio in suo onore. Molti studiosi ricollegano il culto della Dea egizia della magia alla leggenda delle Janare, che fa di Benevento la città delle streghe. All'interno del Museo del Sannio, un'intera sala è dedicata alla Dea, Signora di Benevento.

Sarebbe da porre in connessione con il santuario la statua di Iside Sothis, collocata davanti alla chiesa di San Marco e nota come "Madama Lucrezia".


Iseo nel foro boario

Un piccolo santuario di cui resta una statuetta di Iside, scoperta nel 1935, nella zona di Santa Maria in Cosmeden.


Iseo presso le Terme di Caracalla

Se ne scoprì un larario isiaco e una citazione del santuario come Iside Athenodoria, forse dal nome dello scultore della statua.


Iseo in Santa Sabina

A ridosso delle mura serviane sull'Aventino, con pitture egraffiti del I sec. a.c., appartenente a una comunità isiaca.


Iseo di Porta Portese

Con resti dell'edificio romano, di una clessidra egizia in granito nero del III sec. a.c. e di una iscrizione dedicata ad Iside.


Iseo in Vaticano

Nel 1941 si rinvenne in via della Conciliazione su scavi di mura romane in grande bassorilievo con Iside, Serapide e Arpocrate.


Iside Athenodorica

- Il tempio d'Iside Antenodorica era nella regione della Piscina Publica in testa della via nuova ove, pochi anni or sono, furono dissotterrati alcuni marmi spezzati, ove era scritto, cioè intagliato, le seguenti parole:
« seculo felici Isias sacerdos, Isidi Salutaris consecratio ».
Nell'altro pezzo era scritto in questo modo :
« pontiflcis votis annuant dii romanae reipu. arcanaque morbis presidia annuant quorum nutu. rom. imp. regna cessere ».

E si comprende che il CIL. abbia rilegato tra le false l'iscrizione data da costoro così: « seculo felici phisias sacerdos fidi salutaris consecralis ». Ma se si prenda in esame il testo completo del Fulvio si riconoscerà che la dedicazione ad Iside, benché negligentemente copiata, appartiene alla classe numerosa di quelle che furono dedicate a divinità peregrine durante le estreme lotte tra i pagani e i cristiani che si svolsero circa e dopo la metà del secolo IV.

Il Cod. di Padova conferma il sito del trovamento « Inter aedem s. Xisti et thermas antoniniauas versus Circum maximum et palacium maius, ubi olim templum Isidis in via nova ... in quadro marmoreo serpentino ». Il Feliciano, che si vorrebbe credere l'autore dell'impostura (CIL. VI', p. XLII, col. 11) tace del sito del rinvenimento, ma dice che la lapide era stata affissa « Rome inter Campum Flore et ludeorum plateam via triumphali ad angulum eminentem domus Andree gentis Cruce » .


Iside via S.Ignazio

Pietro Tranquilli, ricostruendo nell'anno 1858 le fondamenta della sua casa in via di s. Ignazio n. 23, scoprì il pavimento del peribolo del tempio d'Iside, cosparso di stupendi avanzi di scolture egizie, o di stile imitante l'egizio, tutte sommerse sott'acqua. Scorreva nei canaloni di travertino, i quali una volta doveano raccogliere gli stillicidi del portico.

Ecco l'esatto catalogo dei marmi scoperti dal Tranquilli:
1. Iside, in forma di vacca allattante Horus, in granito rosso. Manca della parte anteriore : la superstite è alta m. 1,50, lunga, dalla coda alla frattura m. 0,75. Nel plinto sono incisi segni geroglifici.
2. Sfinge di granito verde alta 0,54, lunga 0,78 con targa geroglifica nel petto. Manca delle estremità delle zampe anteriori.
3. Sfinge intatta di granito rosso, lunga 1,85 alta 0,68. —
4. Pastoforo di basalte alto m. 1,32, con geroglifici sul dorso e nel giro del plinto. —
5. Frammento di panneggio di statua in marmo greco, alto m. 0,78. —
6. Colonna di granito bigio, di m. 1,50 di diametro, lunga sino alla frattura m. 5.00. Il terzo inferiore del fusto è scolpito a rilievi esprimenti una pompa isiaca. —
7. Metà di un capitello a cista, alto m. 1,35, di diametro corrispondeste a quello della colonna.



NOMI DI ISIDE
  • L'Immortale
  • L'Ineffabile Governatrice
  • Creatrice del flusso del Nilo
  • L'Inventrice (di tutte le cose)
  • Raggio di sole
  • Madre di Dio
  • Colei che tutto cura
  • Colei che tutto riceve
  • Isis-Aphrodite
  • Isis-Astarte
  • Isis-Pelagia
  • Isis-Euploia
  • Isis-Fortuna
  • Isis-Hathor
  • Isis-Ceres
  • Isis-Athena
  • Isis-Hera
  • Isis-Hestia
  • Isis-Hecate
  • Isis Ammantata di Nero
  • Vascello di salvezza
  • Regina del Cielo
  • Signora delle due terre
  • Colei che Abbraccia la Terra
  • Africa
  • Distruttrice delle Anime degli Uomini
  • Colei che tutto vede
  • Agape
  • Albula
  • La Dea ex Machina
  • La Figlia di Nut
  • L'Allattante di Horus
  • Dictynian Diana
  • Amenti (La nascosta)
  • La Figlia di Ra
  • Il Destino
  • L'Ankhet (Donatrice di Vita)
  • Anquet (Che Abbraccia la Terra e rende Fertili le Acque)
  • La Dinamica
  • Arbitro in Questioni di Amore Sessuale
  • Aut (suo titolo a Denderah)
  • Base del più Bel Triangolo
  • Benefattrice del Tuat (Inferi)
  • La Figlia di Nut
  • Conquistatrice dei Cuori
  • Dikaiosyne (giustizia)
  • Cornucopia di Tutti i Nostri Dei
  • Creatrice della Corona di Ra-Heru
  • Figlia di Geb Figlia di Seb
  • Figlia di Thoth
  • Diadema di Vita
  • Sventatrice di Attacchi
  • Madre Divina
  • L'Una Divana
  • Combattente in Netru
  • La Dinastia
  • La Terra
  • Prima Sorgente del Tempo
  • Epekoos (Colei che tutti guarisce)
  • L'Una Segreta
  • Euploia (Datrice di buoni commerci)
  • Occhio di Ra
  • Horus Femmina
  • Femmina Principio di Natura
  • Ra Femmina
  • Amante del Fuoco
  • Prima tra le Muse in Hermopolis
  • Libertà
  • Fresca Trapunta
  • La Fruttifica
  • Galactotrouphousa (colei che elargisce il latte di vita)
  • La Gentile
  • Datrice di Vita
  • Dea Gloriosa
  • Quindicesima Dea
  • Dea di Tutti gli Dei
  • Dea dell'Amore e della Magia
  • Grande Scrofa Bianca di Eliopolis
  • Dea delle Misture
  • Dea del Romanzo
  • Dea dei Crocicchi
  • Dea dell'Alba
  • Dea-Madre
  • La più Grande degli Dei
  • La Grande Prostituta
  • La Grande Dea del Sottosuolo
  • Grande Maga che Cura
  • Grande Vergine
  • Dea Verde
  • La Guardiana
  • La Guida
  • Ascoltatrice di Preghiere
  • Hent (Regina)
  • Heqet (Grande Maga)


LE FESTE
  • Lychnapsia - Festa celebrata il 12 agosto in onore della dea egiziana Isis, ossia Iside.
  • Navigium Isidis - La festa veniva celebrata il 5 marzo in onore di Isis, Dea egiziana della vita e della resurrezione. Si celebrava il ritorno della primavera e la ripresa della navigazione.
  • Pelusia - Festa celebrata il 20 marzo in onore di Isis. Pelusium era una città alla foce orientale del Nilo.


BIBLIO

- Luca Graverini - Le Metamorfosi di Apuleio - Letteratura e identità - Ospedaletto - Pacini - 2007 -
- Adriano Pennacini, Pierluigi Donini, Terenzio Alimonti, Anna Monteduro Roccavini - Apuleio letterato, filosofo, mago - Bologna - Pitagora - 1979 e 1984 -
- Mario Tosi - Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto - vol. 1 - Torino - Ananke - 2004 -
- M. Isidora Forrest - Isis Magic: Cultivating a Relationship with the Goddess of 10,000 Names - Llewellyn Worldwide - 2001 -
- Ermanno Arslan (a cura di) - Iside: il mito, il mistero, la magia - Milano - Electa - 1997 -
- J. Gwyn Griffiths (a cura di) - Plutarch's De Iside et Osiride - University of Wales Press - 1970 -
- Walter Burkert, M. Rosaria Falivene - Antichi culti misterici - Bari-Roma - Laterza - 1983-1991 -


 

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