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TORRE DI ERCOLE


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La Torre di Ercole (Torre de Hércules) è un faro di origine romana sulla penisola della città di Coruña, in Galizia, Spagna. La città, situata nel Magnus Portus Artabrorum dei geografi classici, e di probabile origine celtica, fu attivo porto all'epoca romana e ne conserva ancora lo splendido faro. Dal 2009 il faro è inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, ed è considerato il più antico faro ancora funzionante esistente al mondo.

La Torre di Ercole fu costruita per assolvere alla funzione di faro per la navigazione nel II secolo durante il mandato dell'imperatore Traiano (53-117) o Adriano (76 - 138) come riporta l'iscrizione che si trova ai piedi della torre. La sua realizzazione si attribuisce all'architetto del II secolo Caio Servio Lupo, di origine portoghese (lusitano), come testimonia questa epigrafe sul monumento:

"MARTì /AGO[USTO] SACR[UM] /C[AIUS] SEVIUS /LUPUS /ARCHITECTUS /AEMININIENSIS /LUSITANO EX VO[TO]"
"Consacrato a Marte Augusto. Gaio Sevio Lupo, architetto dell'Eminio Lusitano in adempimento di una promessa"

Eminium (latino: Aeminium) è un'antica città romana costruita sul sito dell'attuale città portoghese di Coimbra, Il progetto fu dunque affidato a Caio Servio Lupo, un architetto romano ma di origine lusitana, chiamato a erigere un faro di segnalazione per le navi che costeggiavano la Penisola iberica, e che contemporaneamente servisse come punto di osservazione per l'antico porto di Brigantium, cioè l'attuale A Coruña. Secondo alcuni Servio Lupo fu anche l'architetto del criptoportico.


Secondo il progetto originale, la Torre di Ercole, di pianta quadrata, doveva avere muri laterali larghi 18 metri, per una altezza di 36, (ma l'attuale aspetto è di 48 m, che diventano 68 se ci si aggiunge la base), era suddivisa in tre piani e ogni piano aveva quattro stanze comunicanti tra loro con scala esterna, con sopra un pinnacolo di 4 metri, di forma cilindrica. 

Il faro fu consacrato al Dio della guerra, Marte, in quanto la sua funzione era anche di punto di avvistamento per proteggere il porto di Brigantium, l'odierna A Coruña. La torre è suddivisa in tre parti progressivamente più strette fino ad arrivare alla lanterna.

La luce che emana si scorge in mare da una distanza di 32 miglia. e all'epoca era prodotta dal fuoco che ardeva in alcuni bracieri intorno al pinnacolo. La Coruna romanizzata di Brigantium con la sua torre di Ercole fanno dunque parte dell'eredità della conquista dell'lmpero Romano in GaIlaecia (Galizia).

Che A Coruna fu sottoposta a romanizzazione, lo testimoniano:
- Un accampamento militare (la Cittadella di Sobrado),
- i ponti e le strade che ne strutturavano il territorio (la strada romana sul Ponte dos Brozos ad Arteixo),
- il porto che era un centro commerciale di grandi dimensioni.


La torre ha perso il suo uso come strumento utile per la navigazione nel corso del Medioevo quando fu convertita in fortificazione. L'aspetto odierno della fortificazione è del 1788, quando essa fu interessata da un restauro in stile neoclassico condotto dall'ingegnere navale (e successivamente governatore intendente del Paraguay) Eustaquio Giannini, per ordine del re Carlo IV.

La Torre romana all'esterno aveva un muro in pietra con due porte nella parte inferiore e finestre asimmetriche che lo attraversavano fino al piano superiore. L'interno presenta anch'esso una base quadrata, con 4 aperture interne. 

Gli spazi erano tutti ricoperti da volte a botte e secondo gli studiosi servivano come riparo per il personale che erano in servizio alla torre e che vi alloggiavano almeno temporaneamente, ma anche per conservare il combustibile che avrebbe bruciato nella parte superiore.

L’architetto Giannini rivestì l'antica Torre con una copertura in granito, che le conferì maggiore volume, ridistribuendo le finestre e le porte e costruendo una scala interna in pietra. Infine, smontò la cupola e al suo posto eresse un edificio ottagonale in cui ospitò il faro. Una fascia diagonale percorre attualmente la Torre d'Ercole in ricordo dell'originaria rampa.



I MITI


Nel corso dei secoli sono state raccontate molte storie mitiche sull'origine del faro.


I MITO

Secondo un mito che mescola elementi celtici e greco-romani, l'eroe Ercole uccise il gigante tiranno Gerione dopo tre giorni e tre notti di battaglia. Ercole quindi ordinò che fosse costruita una torre sul punto esatto in cui aveva seppellito la testa di Gerione con le sue armi. Il faro, sopra a un teschio e ossa incrociate che rappresentano la testa del nemico ucciso da Ercole, appare nello stemma della città di A Coruña.


II MITO

Invece nel Lebor Gabála Érenn, ovvero "Il libro della Presa dell'Irlanda" si dice che Breogán, un discendente del patriarca biblico Noè, costruì la torre, e che il figlio di Breogán, Ith, riuscì a vedere per la prima volta dalla torre l'Irlanda (!), che si trovava 900 Km a nord di A Coruñ. Successivamente Ith fu a capo della prima spedizione che partì dalla penisola iberica alla volta dell'Irlanda, che fu infine conquistata dai figli di Míl Espáine, pronipoti di Breogán.


III MITO

Breogán fu un mitico sovrano celtico proveniente dalla Galizia (Spagna), di cui sarebbe stato il fondatore. Era figlio di Brath. Secondo il Lebor Gabála Érenn (Il libro della presa dell'Irlanda), fondò la città di Brigantium (La Coruña), che avrebbe preso il nome da lui, e vi costruì una gigantesca torre, identificata con la Torre di Ercole.

Secondo la leggenda, suo figlio Ith riuscì a scorgere l'Irlanda dalla cima della torre, e lui e suo fratello Bile giunsero sull'isola verde, dove furono accolti dai Túatha Dé Danann (nelle tradizioni irlandesi uno dei sei popoli preistorici che invasero e colonizzarono l'Irlanda prima dei Gaeli), che in seguito uccisero Ith. Decenni dopo i pronipoti di Breogan, AmerSecondo il Lebor Gabála Érenn, Breogán ebbe dieci figli. Bile fu il padre di Míl Espáine, e Ith fu il padre di Lughaidh. 

Gli altri figli furono Breogha, Cuailgne, Muirtheimhne, Cualu, Fuad, Bladh, Eibhle e Nár. La maggior parte di essi sono ricordati in nomi di località o montagne irlandesi. L'idea secondo cui l'origine dei moderni irlandesi sia da tracciare nella Spagna settentrionale è basata probabilmente sulle similarità tra i nomi Iberia e Hibernia, e tra Galizia e Gaeli.

Al di là del mito, tuttavia, la conquista dell'Irlanda da parte di immigrati provenienti dalla penisola iberica in epoca preistorica si accorda con uno studio genetico condotto nel 2006 presso l'Università di Oxford, dove si notò che la maggior parte degli abitanti delle Isole britanniche discendono in realtà da pescatori neolitici che attraversarono il Golfo di Biscaglia provenienti dalle regioni costiere del nord della Spagna.

La storia di Breogán è ancora piuttosto popolare in Spagna, e in particolare in Galizia, dove è sentita l'origine celtica del popolo gallego (della Galizia). A La Coruña è stata posta vicino alla Torre di Ercole una statua che lo raffigura, e anche l'inno gallego cita molte volte il personaggio. Ma la torre di Ercole è squisitamente romana e stupisce ancora il mondo per la sua maestosità e bellezza.


BIBLIO

- Squire, Charles - Celtic Myth and Legend - Newcastle Publishing Co. - USA - 1975 - 
- Celts descended from Spanish fishermen, study finds - in The Independent - 2006 -
- Patricia Monaghan - The Encyclopedia of Celtic Mythology and Folklore - Infobase Publishing - 2004 -


COLONNA DI GIUSTINIANO - COLUMNA JUSTINIANI


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La Colonna di Giustiniano era una colonna romana di trionfo eretta a Costantinopoli dall'imperatore bizantino Giustiniano I (482 - 565), a celebrazione delle sue vittorie del 543. Questa si trovava nella parte occidentale della grande piazza dell'Augustaeum, corrispondente alla piazza Hagia Sophia, tra la Basilica di Santa Sofia e il Grande Palazzo (dell'Imperatore), e sopravvissuta fino agli inizi del XVI secolo, quando fu demolita dagli Ottomani.

La colonna si trovava su un piedistallo di marmo di sette gradini, ed era sormontata da una colossale statua equestre di bronzo dell'imperatore in trionfo che indossava un'antica lorica, un elmo con un arco di piume di pavone, (il toupha), e in possesso di un "crucifer globus" sulla sua mano sinistra mentre stendeva la mano destra verso l'Oriente.

ESEMPIO DI CRUCIFER GLOBUS
La colonna è descritta di grande altezza, di 70 metri secondo il frate viaggiatore Cristoforo Buondelmonti (1386 - 1430). Era visibile dal mare, e una volta, in base alle Gregora, quando cadde il toupha, il suo restauro richiese i servizi di un acrobata, che usò una corda appesa dal tetto della Basilica di Santa Sofia.

Particolarmente imponente nelle dimensioni, il copricapo (toupha) venne fatto scendere dalla statua nel IX secolo per farne la dovuta manutenzione onde poi rimontarlo a mezzo di un acrobata.

Per costui era stata tesa una corda tra il tetto di Santa Sofia e la sommità della colonna, per mezzo di una freccia.

Lungo questa fune, il funambolo camminò e si mosse per togliere e rimettere il copricapo dopo che era stato restaurato, e per questo pericoloso servizio l'imperatore Teofilo lo ricompensò con 100 nomismata d'oro, per allora una cifra astronomica..

Disegno Contemporaneo della statua equestre di Giustiniano (1430). Si noti l'iscrizione THEO DOSI , che punta al suo probabile riutilizzo da un monumento precedente.

La colonna venne fatta in laterizio, e coperta con targhe in ottone.  Sembra di capire dalle iscrizioni della statua che potrebbe in realtà essere stata un riutilizzo di una statua di Teodosio I e/o Teodosio II.

La colonna è sopravvissuta intatta fino all'epoca tardo-bizantina, quando è stata descritta da Niceforo Gregorio che ha anche ricordato, prima della colonna, un gruppo di tre statue in bronzo di "pagani o imperatori saraceni", posti su colonne più corte o piedistalli, che si inginocchiavano in segno di sottomissione. 

Si può capire che gli ottomani poi devastassero tutte le statue, già colpevoli di appartenere agli infedeli. D'altronde tutte le religioni monoteiste hanno abbattuto le immagini di altre divinità.

Queste statue sopravvissute fino alla fine del 1420, vennero rimosse qualche tempo prima del 1433. 

Nel XV secolo, la statua, in virtù della sua posizione di rilievo, è stata creduta essere quella del fondatore della città, Costantino il Grande, mentre l'antiquario italiano Ciriaco di Ancona (1391 - 1453) sosteneva che rappresentasse Eraclio.

Si riteneva inoltre che il cruciger globus, o "mela", come era popolarmente noto, rappresentasse il genius loci della città. 

Di conseguenza, la sua caduta dalla mano della statua, tra il 1422 e il 1427, venne visto come presagio della caduta della città. Poco dopo la loro conquista della città nel 1453, gli ottomani smantellarono completamente la statua, mentre la colonna fu distrutta intorno al 1515.

Pierre Gilles, uno studioso francese che viveva in città verso il 1540, ha scritto sui frammenti rimanenti della statua, che si trovava in Palazzo Topkapi, prima di essere fuso per farne cannoni:

"Tra i frammenti erano la gamba di Giustiniano, che ha superato la mia altezza, e il suo naso, che era lungo più di nove pollici. 

Non osavo misurare le gambe del cavallo [...] ma misurai privatamente uno degli zoccoli e l'ho trovato essere nove centimetri in altezza."

L'aspetto della statua stessa con le sue iscrizioni è conservato, tuttavia, disegno, eseguito nel 1430,  su ordine dell'antiquario Ciriaco di Ancona.


BIBLIO

- John W. Barker - Justinian and the later Roman Empire - University of Wisconsin Press - 1966 -
- G. Gerola, "Le Vedute di Costantinopoli di Cristoforo Buondelmonti," SBN 3 (1931)
- Toupha - di Alexander Kazhdan (ed.) - Oxford Dictionary di Bisanzio - III voll. - Oxford University Press - 1991 -
- Ralph-Johannes Lilie - Bisanzio la seconda Roma - Roma - Newton e Compton - 2005 -
- Alexander A. Vasiliev - History of the Byzantine Empire - Vol. I - The University of Wisconsin Press - 1980 -
- Christopher Kelly - Theodosius II: Rethinking the Roman Empire in Laten Antiquity - Cambridge University Press - 2013 -


COLONNE ROMANE DI BRINDISI


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COME APPARIVANO (Opera di Stefano Edoardo Erario)
"Non è possibile, oggi, essere europei senza avere un dialogo con l’Antichità, senza sentire il suo richiamo"
( Jacques Le Goff )

Le Colonne romane di Brindisi sono situate presso il porto della città, due colonne gemelle, e come tali furono raffigurate già dal XIV secolo come emblema della città. A seguito del crollo di una delle due colonne nel 1528, il monumento si è ridotto a una sola colonna, l'altra, non si sa perchè, non venne mai restaurata e rimase in terra per secoli, per l'ignoranza dei governanti.

La colonna superstite venne smontata durante la II guerra mondiale per evitare crolli o danni causati dai furiosi bombardamenti subiti dalla città e quindi rimontata. Tuttavia tra il 1996 e il 2002 la colonna è stata nuovamente smontata nelle sue componenti e questa volta interamente restaurata, mentre nel piazzale circostante sono state svolte indagini archeologiche.


LE DUE COLONNE OGGI AL PORTO
Finalmente si è eseguita una copia del capitello da esporre senza timore sul piazzale, mentre l'originale è stato esposto in una sala del Palazzo Granafei-Nervegna. Peccato che il palazzo sia privato e solo in caso di mostre espone i suoi preziosi contenuti, sia pure in modo gratuito.

Quanto all'epoca della costruzione, gli storici locali si sono sbizzarriti, attribuendone l'erezione a Ercole (genitore di Brento, mitico fondatore della città); a Silla, che avrebbe anche concesso ai brindisini molti benefici, e all'imperatore Traiano, per celebrare la costruzione del tratto finale (da Benevento a Brindisi) della Via Traiana.

Secondo Eugen Von Mercklin, il capitello appartiene allo stile degli Antonini o dei Severi (II -  III secolo). Tuttavia la diversità dei marmi impiegati, l'evidente uso del reimpiego in diverse parti, la particolare decorazione con i busti di divinità pagane come telamoni e i risultati degli scavi archeologici effettuati nei dintorni, fanno propendere per una datazione posteriore, in parte anche bizantina.

IL CAPITELLO

I TERMINALI DELLA VIA APPIA

Per lungo tempo le colonne sono state ritenute terminali della Via Appia, ma l'ipotesi settecentesca non sembra valida agli odierni studiosi. 

L'ipotesi che abbiano funzionato da faro non è attendibile, mancando qualsiasi esempio di fanale romano sorretto da una traversa bronzea sorretta da due colonne.

La collocazione delle colonne all'imbocco del porto di Brindisi e in posizione levata confermano invece l'intento celebrativo, allusivo soprattutto alle due statue bronzee. 

Si suppone che le due colonne (col Leone di san Marco e la statua di San Teodoro) che i veneziani innalzarono in piazza San Marco, proprio in fronte alla banchina più importante della città lagunare, siano una replica medievale di quelle di Brindisi.

IL CAPITELLO
La colonna rimasta sul porto di Brindisi è di marmo proconnesio, quindi bianco, alta 18,74 metri con una base di 4,44 m, un totale degli otto rocchi di 11,45 m, e un capitello di 1,85 m e, infine, il metro del cosiddetto pulvino (tra il capitello e l'imposta dell'arco). 

Il capitello raffigura quattro divinità e otto tritoni tra foglie di acanto; l'elemento sovrastante presenta tre ordini di fregi rispondenti alla tripartizione dell'architrave

Sul piedistallo della colonna un'iscrizione che ricorda una ricostruzione della città del IX secolo, in seguito alla distruzione da parte dei Saraceni) ad opera del protospatario Lupo:

«ILLUSTRIS PIVS ACTIB. ATQ: REFVLGENS - PTOSPATHA LVPVS VRBEM HANC STRVXIT AB IMO - QVAM IMPERATORES MAGNIFICIQ: BENIGNI...»

«Lupo Protospata, illustre pio e splendido per le azioni benefiche, ricostruì dalle fondamenta questa città, che gli Imperatori magnifici e benigni...»



IL DONO DELLA COLONNA A LECCE

SANT'ORONZO
Il 20 novembre 1528 una delle colonne crollò per un terremoto e i suoi pezzi di marmo rimasero a terra per oltre un secolo. Nel 1657 la peste riprese a seminare morte nel regno di Napoli, ma non toccò la Puglia. 

A Lecce, dove si fece credere all'intercessione di Sant'Oronzo, il popolo volle ringraziare il santo patrono e l'allora sindaco di Brindisi decise di offrire i pezzi della colonna caduta, danneggiati e in stato di abbandono, così non doveva spendere per raccoglierli.

Il sindaco che gli succedette invece rifiutò di consegnare la colonna, ma nel 1659 il Viceré di Napoli, conte di Castrillo, ordinò l'invio a Lecce dei pezzi della colonna e nel 1666 l'architetto Giuseppe Zimbalo innalzò nella piazza principale la statua di Sant'Oronzo su una colonna marmorea che riutilizzava, benché rastremati e rilavorati, i rocchi e il capitello della colonna brindisina.

Così la colonna romana perse le sue caratteristiche di colonna romana e a Brindisi restò un'unica colonna romana, probabilmente con la sua gemella segnava, a nostro avviso, proprio il termine della Regina Viarum: la Via Appia.


BIBLIO

- Francesco Maria Pratilli - Della Via Appia riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi - Libri IV - Napoli - 1745 -
- Susanna Le Pera Buranelli e Rita Turchetti (a cura di) - Sulla Via Appia da Roma a Brindisi - Le fotografia di Thomas Ashby 1891 - 1925 - Roma - L'Erma di Bretschneider - 2003 -
- Rodolfo Lanciani - La distruzione dell'antica Roma - Roma - A. Curcio - 1986 -
AA. VV. - La Puglia fra Bisanzio ed Occidente, in Civiltà e culture in Puglia - vol. 2 - Milano - 



COLONNA DI COSTANTINO (Istanbul)


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La colonna di Costantino, detta la "colonna abbruciata" (per il motivo che fu oggetto di un incendio) venne eretta nel foro della nuova capitale dell'Impero Romano Costantinopoli, voluta dall'imperatore Costantino.

COM'ERA
Si tratta di una colonna composta da otto tamburi di porfido proveniente da Eliopoli. i Romani chiamavano "porfido" (lapis porphyrites) una particolare varietà proveniente dall'Egitto, da cave di proprietà imperiale sul Mons Porphyrites, nel deserto orientale egiziano. Si tratta di un materiale estremamente duro e difficile da lavorare, estremamente apprezzato tuttavia, per il suo acceso colore rosso, associato alla dignità imperiale.

Il porfido era quindi usato per opere destinate all'imperatore e alla ristretta cerchia della sua famiglia. Dal V secolo il suo colore rosso venne assimilato al culto del corpo di Cristo, riservandone l'uso all'onore dei soli imperatori, secondo una tradizione che si mantenne nell'Impero bizantino e che poi venne emulata anche da altri regni europei.

Per esempio nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli la posizione dell'imperatore alle funzioni è segnalata da un disco rosso di porfido, anche nella Basilica di San Pietro in Vaticano, sul pavimento all'inizio della navata centrale, è visibile il disco di porfido rosso (la cosiddetta Rota Porphyretica) originariamente ai piedi dell'altare dell'antica basilica costantiniana (Antica basilica di San Pietro in Vaticano).



IL DIO HELIOS - SOL - MITRA

In origine la colonna era sormontata da una statua raffigurante l'imperatore in veste di Helios, il Dio Sole identificato anche con il Dio Mitra di cui Costantino era ardente seguace. La statua teneva con la mano destra un globo su cui era infissa una croce, il cosiddetto "Globus Crucifer", mentre nella mano sinistra portava una lancia.

Sul capo indossava una corona a sette raggi, caratteristica di Helios, per connotarsi come Sol Invictus, pertanto imperatore invitto e invincibile, e in cotal modo compare anche nella monetazione dell'imperatore fino al 326.
La suddetta colonna portava l'iscrizione "Costantino, che splende come il sole"; e lo sguardo della statua era rivolto a oriente, verso il sole nascente. La colonna era alta 50 metri, oggi per vari motivi è solo di 35 metri. La base è in muratura, realizzata nel XVIII secolo. I blocchi di porfido sono stati rinforzati con cerchi di ferro durante il regno di Mustafa II, sultano dell'Impero ottomano dal 1695 al 1703.

LA COLONNA OGGI

IL PALLADIO

Durante il tardo impero una tradizione bizantina affermava che il Palladio, trasferito da Roma a Costantinopoli da Costantino, era seppellito sotto questa colonna. Il Palladio era un simulacro ligneo della Dea Pallade-Atena che, secondo le credenze dell'antichità, aveva il potere di difendere un'intera città.
Il più famoso era custodito nella città di Troia, a cui garantiva l'immunità: infatti, la città fu distrutta solo dopo che Ulisse e Diomede riuscirono a rubare il Palladio.

Un'altra versione del mito dice che il Palladio era custodito nell'antica città di Roma, ove giunse portato da Enea.

Nel 1106 un tifone fece cadere la statua. L'imperatore bizantino Manuele I Comneno ordinò il restauro della colonna facendola sormontare stavolta da un blocco recante una croce. In tal modo cadeva il riferimento pagano e la colonna serviva unicamente da riferimento cristiano.

Nel 1453, all'indomani della conquista turca della città, sulla cima della colonna sarebbe stata esposta, per spregio, la testa di Costantino XI. La colonna subì un incendio nel 1779 da cui prese il nome di "colonna abbruciata".

Dal 1968 si suppone che sotto la colonna si trovino parti della presunta croce di Gesù ritrovate non si sa come dalla regina Elena, madre dell'imperatore. Questa ipotesi venne fatta dal giornalista greco Sevket Rado analizzando alcuni libri del XVII secolo. 
Di recente è stato effettuato un restauro della colonna, ora di nuovo visibile al pubblico.



COLONNA DEI GOTI - COLUMNA GOTHORUM


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LA COLONNA DEI GOTI

La Colonna dei Goti è una Colonna della Vittoria romana del III o IV secolo d.c. situata oggi nel Parco Gülhane, a Istanbul, in Turchia, alta 18,5 m, in marmo proconnesio (bianco). La colonna, sormontata da un capitello corinzio, ha alla sua base una iscrizione latina che commemora una vittoria romana nel corso degli invasori Goti; venne eretta tra il 268 e il 337.

Fortunae Reduci OB DEVICTUS Gothos ( "Per la Fortuna Reduce, che torna in ragione della vittoria sui Goti "), sembra però che sotto vi fosse una precedente iscrizione latina. La datazione e la dedizione originale della colonna sono incerte.

Molto probabilmente, la colonna fu eretta per onorare le vittorie di entrambi: Claudio II il Gotico (r. 268-270), e Costantino il Grande (r. 306-337), entrambi noti per aver conseguito vittorie sui Goti. 

Secondo lo storico, astronomo e teologo izantino Niceforo Gregorio ( c. 1295-1360), la colonna è stata un tempo sormontata da una statua di Byzas il Megarian. Byzas fu il fondatore semileggendario di Bisanzio e Megara è città storica dell'Attica occidentale, in Grecia.

BYZAS IL FONDATORE DI BISANZIO

Byzantion fu dunque un'antica colonia greca, sulle cui rovine venne costruita la città di Costantinopoli. Il suo fondatore, Byzas, era figlio del re Nisos di Megara. Ma secondo la mitologia greca, Byzas era figlio di Poseidone e di sua madre, Ceroessa, che era la figlia di Io e di Zeus.

Altre fonti citano invece una statua della Dea Tyche, comunque ambedue le statue, sicuramente entrambe venerate a Bisanzio, sono andate entrambe perdute. In ogni caso la colonna rappresenta il più antico monumento di epoca romana, che probabilmente precede la fondazione di Costantinopoli, ancora esistente nella città.


BIBLIO

- Giorgio Ravegnani - La storia di Bisanzio - Roma - Jouvence - 2004 -
- Cyril Mango - "La Via Trionfale di Costantinopoli e il Golden Gate" - 2000 -
- Ralph-Johannes Lilie - Bisanzio la seconda Roma - Roma - Newton e Compton - 2005 -
- Alain Ducellier, Michel Kapla - Bisanzio (IV-XV secolo) - Milano - San Paolo - 2005 -
- A.A.Vasiliev - History of the Byzantine Empire - Univ. Of Wisconsin Press - Vol.I -



COLONNA DI POMPEO (Egitto e Turchia)


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COLONNA DI POMPEO IN EGITTO

COLONNA DI POMPEO IN EGITTO

Le più grandi colonne monolitiche vennero utilizzate dai costruttori romani che le preferivano ai tamburi impilati tipici dell'architettura greca classica. Le colonne monolitiche furono caratteristiche di templi dell'antico Egitto, ma pure dei templi dorici in Grecia.

La logistica e tecnologie coinvolte nel trasporto e montaggio di extra-grandi colonne formate da un pezzo unico richiedevano grandi mezzi e grande esperienza. In effetti se le colonne greche e doriche erano a rocchi, le più antiche venivano montate intere, come si può vedere nei siti più antichi, anche a Catania.

Di regola il peso dei fusti di colonna lunghi tra i 40 e i 60 piedi romani (da 11.8 a 17.8 m ) veniva raddoppiato con ogni dieci piedi dalle 50 tonnellate, alle oltre 100 e alle 200. Nonostante questo, alti quaranta e anche cinquanta piedi, i fusti monolitici possono essere trovati in un certo numero di edifici romani, ma potevano raggiungere i sessanta piedi, come dimostrano due incompiuti di colonne di granito che si trovano ancora nella cava romana di Mons Claudianus, in Egitto.

COLONNA DI POMPEO IN EGITTO

Uno dei due incompiuti, che è stato scoperto solo nel 1930, ha un peso stimato di 207 t. Tutte queste dimensioni, tuttavia, vengono superate dalla Colonna di Pompeo, una colonna celebrativa di una vittoria eretta in Alexandria, in Egitto, scolpita in marmo di Assuan, nel 297 d.c.

Essa misura 20,46 m di altezza con un diametro di 2,71 m alla base, il peso del suo fusto di granito è stato calcolato di 285 t., ed è la più grande colonna di trionfo romano costruita al di fuori delle due capitali imperiali di Roma e di Costantinopoli, e si trova presso il Serapeo di Alessandria.

Pur venendo chiamata colonna di Pompeo, la colonna, di stile corinzio è stata effettivamente costruita nel 297 d.c., per commemorare la vittoria dell'imperatore romano Diocleziano (244-311) contro una rivolta alessandrina.

In realtà la colonna onoraria venne eretta in onore dell'imperatore Diocleziano, per la rivolta di Domizio Domiziano contro Roma nel giugno/luglio del 297. Nel marzo di quell'anno era stata promulgata una nuova legge sulle tasse e forse la rivolta ne era la reazione.

Secondo altri invece la colonna riguarda la sconfitta del cesare Galerio nella battaglia di Callinicum del 296 e quindi la debolezza del potere imperiale in Egitto. All'inizio si sollevò la Tebaide, con centro la città di Coptos, poi si ribellò il Basso Egitto, inclusa Alessandria d'Egitto.

RESTI DEL TEMPIO DORICO DI TARANTO CON COLONNE MONOLITICHE

Secondo altri ancora si tratterebbe della rivolta di Aurelio Achilleo. Sebbene il capo della rivolta e auto-proclamato imperatore fu Lucio Domizio Domiziano, pare che si trattasse di un fantoccio, mentre il potere effettivo fosse nelle mani di Aurelio Achilleo, il quale concentrò nelle proprie mani il potere politico e quello militare assumendo la carica di Corrector dell'Egitto.

Oppure è possibile che Achilleo, responsabile della difesa di Alessandria, tenesse la città dopo la morte di Domiziano. Diocleziano comunque andò personalmente in Egitto per sedare la rivolta, assediò la città per otto mesi per strapparla all'usurpatore Lucio Domizio Domiziano e ad Aurelio Achilleo, e da lì dirottò un carico di grano per Roma allo scopo di sfamare la popolazione colpita dall'assedio. 

Riprese dunque il controllo della Tebaide e qui le date si discostano dal 297 al 298. Perchè Domiziano morì nel dicembre 297, ma la città resistette ancora, cadendo solo nel marzo del 298. 
Comunque la colonna di Pompeo non veniva chiamata così al tempo dei romani ma ricevette questo nome dai Crociati, che la ritenevano costruita sul luogo dove era stato sepolto il generale romano Gneo Pompeo Magno.



COLONNA DI POMPEO A ISTAMBUL

Si tratta della colonna romana più antica di Istanbul ed é situata all’ingresso del Bosforo. Viene chiamata Colonna di Pompeo questa volta giustamente, perché venne eretta per celebrare la vittoria di Gneo Pompeo Magno contro Mitridate re del Ponto nel 63 a.c..

CIO' CHE RESTA DELLA COLONNA DI ISTAMBUL
La Pompei Sütunu, così viene chiamata in turco, é stata eretta in un luogo abbastanza inusuale ma con scopo preciso, e cioè per evitare che i marinai venissero ingannati da un “falso” ingresso del Bosforo. Infatti le navi che provenivano dal Mar Nero se non notavano o conoscevano quello che poi era un segnale, entravano in questa insenatura e si schiantavano, inevitabilmente, contro gli scogli.

Si pensa che la colonna probabilmente sorgesse in un luogo dove era presente un tempio antico.

Essa presenta una iscrizione in romano:
CAESARI AVGVSTO
F (E) C (I) T ANNIDIVS
LF CLA (VDIA) FRONTO. 
“Lucio Annidio Fronto, figlio di Lucio del clan Claudia, eretto per Cesare Augusto”.

Questa iscrizione conferma che la colonna risale alla fine della repubblica e probabilmente, vista la sconfitta di Pompeo contro Cesare, si é voluto “cambiare” il destinatario dell’opera ormai sconfitto.


BIBLIO

- Ralph-Johannes Lilie - Bisanzio la seconda Roma - Roma - Newton e Compton - 2005 -
- Alexander A. Vasiliev - History of the Byzantine Empire - Vol. I - The University of Wisconsin Press - 1980 -
- Giorgio Ravegnani - La storia di Bisanzio - Roma - Jouvence - 2004 -
- Alain Ducellier, Michel Kapla - Bisanzio (IV-XV secolo) - Milano - San Paolo - 2005 -



LA COLONNA SERPENTINA (Istanbul)


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La Colonna Serpentina o Τrikarenos Οphis "A tre teste di Serpente" o Tripode di Delphi, è una colonna greco-romana di bronzo che era posta nell'Ippodromo di Costantinopoli, e faceva parte di un complesso antichissimo che comprendeva un antico tripode greco.

Si definisce greco-romana in quanto edificata in epoca greca ma poi adottata, se non sequestrata dai romani per ornare l'ippodromo di Costantinopoli, secondo la volontà di Costantino I che trasferì la capitale dell'impero da Roma a Costantinopoli.

Il complesso riguardava la capacità oracolare della Pitia o Pitonessa, che vaticinava sul tripode sacro, o treppiedi, prima che gli invasori Dori abbattessero il santuario della Madre Terra, dove era il tripode e lo spostassero nel tempio di Apollo. L'immagine sopra mostra la colonna com'era, da una riproduzione del '700, e come è oggi da una foto attuale.

UNA DELLE TESTE DI SERPENTE ANCORA CONSERVATA
La colonna era serpentina in onore del serpente pitone, il serpente sacro, simbolo della Madre Terra nel cui nome oracolavano in versi le sacerdotesse, o pitonesse, del tempio prima che i nuovi seguaci del Dio Apollo abbatterono il tempio della Grande Madre costringendo le sacerdotesse ad oracolare per loro.

Originariamente la colonna locata a Delphi, creata per commemorare i greci che combatterono e sconfissero l'impero persiano nella battaglia di Platea del 479 a.c. venne trasferita a Costantinopoli da Costantino il Grande nel 324. La colonna rimase intatta fino alla fine del XVII secolo (una testa di serpente è in mostra presso il vicino Musei archeologici di Istanbul).

La colonna Serpentina ha una lunghissima storia di quasi 2500 anni, lunga come quello del suo originale tripode dorato e il suo calderone, che si dice fosse un trofeo, oppure l'offerta che ricordava una vittoria militare, dedicata all'Apollo di Delfi.

L'offerta venne fatta nella primavera del 478 a.c., diversi mesi dopo la sconfitta dell'esercito persiano nella battaglia di Platea (agosto 479 a.c) da quelle città-stato greche in alleanza contro l'invasione persiana del continente Greco, durante le guerre greco-persiane

Tra gli scrittori che menzionano la Colonna nella letteratura antica ci sono Erodoto, Tucidide, pseudo-Demostene, Diodoro Siculo, Pausania il viaggiatore, Cornelio Nepote e Plutarco; insomma la conoscevano tutti.

La rimozione della colonna dal imperatore Costantino per la sua nuova capitale, Costantinopoli, è descritto da Edward Gibbon, citando la testimonianza dei bizantini storici Zosimo, Eusebio, Socrate Scolastico e Sozomeno. .


BIBLIO

- Jordan, David - Gibbon e il suo Impero Romano - Urbana, IL - University of Illinois Press - 1971 -
- Fabrizio Fabbrini - Paolo Orosio: uno storico - Roma - Edizioni di storia e letteratura - 1979 -
- F. Paschoud Zosime - Histoire Nouvelle - Paris - 1971 -
- Paolo Orosio - Historiae adversus paganos - Coloniae - apud Maternum Cholinum - 1561 -
- Eusebio di Cesarea - Vita Constantini - ( La vita del Beato imperatore Costantino ) -
- Socrate Scolastico -  Pierre Maraval - nel Sources Chrétiennes collezione -



 

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