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LOCRI EPIZEFIRI (Calabria)


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«Dopo il Promontorio di Eracle, si trova quello di Locri, detto Zefirio, che ha il porto protetto dai venti occidentali e da ciò deriva anche il nome. Segue poi la città detta Locri Epizefiri, che fu colonizzata da quei Locresi che stanno sul golfo di Crisa, condotti qui da Evante, poco dopo la fondazione di Crotone e Siracusa. Eforo, perciò, non è nel giusto quando afferma che si tratta di una colonia dei Locresi Opunzi. Questi coloni, dunque, abitarono per tre o quattro anni presso lo Zefirio e c'è là una fonte, chiamata Locria, dove i Locresi posero il loro accampamento. Poi trasferirono la loro città, con l'aiuto dei Siracusani. Da Rhegion a Locri vi sono 600 stadi; la città sorge sul pendio di un colle detto Epopis

(Strabone, Geografia, VI, 1, 7C259)

Locri Epizefiri (greco Λοκροὶ Επιζεφύριοι, Lokroi Epizephyrioi) fu una città della Magna Grecia, fondata sul mar Ionio, all'inizio del VII secolo a.c., da greci provenienti dalla Locride che si stabilirono prima a Zephyrion Acra (Caput Zephirius), oggi Capo Bruzzano, spostandosi poi a pochi Km a nord dell'insediamento, in un centro che chiamarono Epizephyrioi (attorno a Zephyrio).

PERSEFONE - STATUA TRAFUGATA ED ESPOSTA OGGI A BERLINO


LA FONDAZIONE

Secondo Strabone la città fu fondata dai Locresi del golfo di Crisa, guidati dall'ecista (capo carismatico della spedizione) Evante. Secondo Polibio, Eforo e Virgilio i coloni venivano dalla Locride Opunzia (Locride orientale) di fronte all'isola Eubea, Secondo altri provenivano dalla Locride Ozolia, sul golfo di Corinto. Per Aristotele e Polibio i fondatori erano servi fuggiti con le mogli dei loro padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni. 

Sulle date della fondazione Pausania e Polibio la riportano alla I guerra messenica (743 - 724 a.c.), Eusebio di Cesarea nelle Cronache la riporta al 673 a.c., Girolamo al 679 a.c., e Strabone alla fine dell'VIII secolo a.c.. Secondo Pausania invece furono uomini liberi, per giunta aiutati da una commissiona spartana, tanto è vero che Locri ebbe come Sparta il culto di Persefone, di Achille, di Eaco e di Tetide. 

Per giunta i Locresi, prima della battaglia della Sagra, chiesero a Sparta un aiuto militare che, consistendo poi in un ristretto manipolo di soldati, dette origine, si crede, al culto dei Dioscuri, che si batterono materializzandosi sul campo, come accadde per i Romani la battaglia del lago Regillo. 

Prevale oggi l'idea di una spedizione di coloni, accompagnati da soldati spartani o da pirati, assoldati come mercenari da Sparta impegnata nella I guerra messenica. I coloni si trasferirono sul colle Epopis, dove però trovarono insediate popolazioni indigene di Siculi, che sarebbero state scacciate dai locresi, insediandosi sul luogo indicato dall'oracolo di Delfi, presso capo Zefirio, ma dopo alcuni anni i coloni si spostarono verso nord di circa venti Km, fondando una nuova città con lo stesso nome. 

Man mano Locri Epizefiri si estese dalla costa ionica al versante tirrenico calabrese, fondando tra il 650 a.c. ed il 600 a.c. le due colonie di Medma (Rosarno) e di Hipponion (Vibo Valentia) e occuparono Metauros (Gioia Tauro).

IL RAPIMENTO DI PERSEFONE


L'ORGANIZZAZIONE

"Si ritiene che i Locresi siano stati i primi a far uso di leggi scritte"
(Strabone, Geografia VI, 259 8)

La polis di Locri Epizefiri era organizzata come Sparta. Il potere era nelle mani di una aristocrazia rigida e guerriera che formava l'Assemblea dei Mille, che comprendeva tutti i cittadini dotati di pieni diritti politici, suddivisi in tre tribù e trentasei fratrie.

La legislazione si rifaceva a Zaleuco, il primo legislatore occidentale, risalente al VII sec. a.c., una legislazione scritta e pertanto non soggetta ad arbitri, con leggi severissime, basate sulla "legge del taglione", che potevano apparire barbare per un romano, ma che evitava soprusi e "faide" con vendette familiari tramandate da padre in figlio e, straordinariamente, proibivano la schiavitù.

"La più alta Giustizia governa Locri Epizefiri"
(Pindaro, Olimpiche X, 17-18)

Zaleuco nativo di Locri, fu il primo legislatore del mondo occidentale, ed Eusebio lo colloca tra il 663 ed il 662 a.c.. Purtroppo il Corpus delle leggi è andato perduto, e ne conosciamo solo alcune citate da autori come Cicerone, Polibio, Stobeo etc. 

La donna a sua volta, come a Sparta, godeva di grande prestigio, sia per la veste sacerdotale nei culti cittadini, sia per i molti diritti che vantava sul piano giuridico, come il diritto a tramandare ai figli l'eredità e il nome della famiglia anche in caso di scomparsa degli uomini, mariti, figli o fratelli che fossero. 

A Locri come a Sparta le donne partecipavano alle gare atletiche e Polibio riferisce che la nobiltà Locrese traeva origine dalle donne e non dagli uomini, certamente una società matrilineare derivata da una società matriarcale.

IL CAVALIERE DI LOCRI


I 14 FRAMMENTI DEL CORPUS LEGISLATIVO SOPRAVVISSUTO

- A nessuno è permesso alienare il proprio patrimonio, a meno che non gli sia accaduta qualche sventura, pubblicamente riconosciuta.
- Ai Locresi non è dato possedere nè schiavi nè schiave.
- Gli adulteri devono essere privati di entrambi gli occhi.
- Alle donne è vietato indossare vesti dorate e di seta e abbellirsi con ricercatezza se non per prendere marito.
- Le donne sposate devono indossare bianche vesti mentre camminano per il foro con i domestici, ed essere seguite da un'ancella. Le altre, nubili, possono indossare vesti di vari colori.
- Non ci si deve presentare armati all'adunanza del Senato.
- Si deve condannare ad un'ammenda chi, ritornando da lontane regioni, chiedesse novità.
- Si deve condannare a morte l'infermo che ha bevuto del vino contro il divieto del medico.
- E' vietato piangere i morti, anzi si deve banchettare dopo aver dato loro sepoltura.
- E' vietato intraprendere una causa tra due se prima non si è tentata una conciliazione.
- Si deve impedire la vendita di cibo se non operata dagli stessi produttori.
- Si deve condannare a morte il ladro.
- Dev'essere cavato un occhio a chi ne cavò uno ad un altro.
- Colui che proponga al Senato la riforma o la sostituzione di una legge vigente deve tenere un laccio al collo, pronto a strozzarlo se la proposta non venisse approvata.

Stupisce la terribile durezza di alcune leggi come l'accecamento degli adulteri e la legge del taglione ecc. ma stupisce pure il divieto di possedere schiavi, assolutamente unico nell'antichità, e segno di una grande evoluzione civile.




LE SUBCOLONIE

Tra il VII ed il VI sec. a.c. la prosperità delle città consentì un’espansione del controllo sul territorio anche attraverso la fondazione di sub-colonie, sia per l'eccessivo sviluppo demografico, sia per la voglia di scoprire nuovi territori e di instaurare nuovi commerci. Così, probabilmente verso la fine del VII sec. a.c., sorsero Medma (Rosarno) ed Hipponion (Vibo Valentia).

Con queste due sub-colonie Locri Epizefiri controllava buona parte del territorio che andava dallo Ionio al Tirreno, rivaleggiando però con Crotone e Reggio che avevano le stesse mire espansionistiche. Ciò doveva inevitabilmente condurre ad un conflitto che infatti avvenne anzitutto con Crotone.



LA BATTAGLIA DEL SAGRA

La battaglia avvenne nei pressi dell'attuale Roccella ionica (vicino al fiume Sagra), dove tra la rupe e il mare vi è uno spazio di soli 200 metri, un'anticipazione della scelta del campo di battaglia di Leonida alle Termopili, dove le scarse truppe locresi fermarono il grande esercito crotoniate come faranno gli Spartani contro i Persiani.

Sembra che i 15 000 uomini dell'alleanza locrese-reggina sbaragliassero ben 130 000 crotoniati, e Zeus avrebbe sorvolato la battaglia sotto forma di aquila, mentre i suoi figli (i Dioscuri) sarebbero apparsi a cavallo partecipando alla battaglia.

Un'iscrizione votiva su uno scudo rinvenuto a Delfi, cita " I cittadini di Hipponion e Medma e Locri dedicarono dal bottino dei Crotonesi. " Aiutati dai Dioscuri Castore e Polluce e da Aiace Oileo, i Locresi vinsero ed edificarono templi in loro onore

In seguito alla vittoria di Reggio e Locri si iniziò il culto dei Dioscuri e presso il tempio ionico di "Marasà" a Locri Epizefiri sono state rinvenute due statue, ovvero due acroteri in marmo dei due gemelli.



ALLEATA DI SIRACUSA


Dal V secolo a.c. Locri Epizefiri si alleò con Siracusa e, quando nel 477 a.c. Anassila di Reggio la attaccò, Locri si rivolse al tiranno Ierone di Siracusa. Poi contraccambiò quando Atene organizzò la spedizione in Sicilia, perchè Locri si schierò dalla parte di Siracusa nella guerra contro Reggio, alleata di Atene.

Il IV secolo a.c. fu per Locri Epizefiri un periodo di grande splendore artistico, economico e culturale. Fu il periodo della poetessa Nosside e dei filosofi Echecrate, Timeo ed Acrione fondatori di una scuola pitagorica presso cui, secondo Cicerone, Platone si sarebbe recato per apprenderne gli insegnamenti.

Dopo la morte di Dionigi I, Locri Epizefiri ospitò Dionigi II, esiliato da Siracusa, che vi instaurò la tirannide tra il 357 e il 347 a.c. ma il popolo insorse uccidendo tutta la sua famiglia e instaurando finalmente la democrazia.

IL PARCO ARCHEOLOGICO


LOCRI ROMANA

« Locri, città d'Italia ordinata da leggi bellissime, dove per abbondanza di beni e gentilezza di sangue non sta dietro a nessuno... »
(Platone. Timeo, II)

Nel 280 a.c. Locri Epizefiri si alleò con Pirro, re dell'Epiro, nel 306 - 300 a.c. e nel 298 - 272 a.c., nella guerra tra Romani e Sanniti, come alleata di Taranto. Dopo qualche anno però Locri passò dalla parte dei Romani e Pirro si vendicò nel 266 a.c. devastando la città e saccheggiando il tempio di Persefone.

Nella II guerra punica (dal 218 a.c. al 202 a.c.) la Puglia, la Lucania e buona parte della Campania caddero sotto il controllo cartaginese; ora Annibale doveva conquistarsi uno sbocco sul mare nel Bruzzio e dette ordine al suo luogotenente Annone di impadronirsi di Locri.

I locresi uscirono a cercare sul proprio territorio le maggiori risorse possibili per rifugiarsi all'interno della cinta muraria e resistere all'assedio. Ma Annone inviò la cavalleria per bloccarli al di fuori delle mura ordinando però di non fare del male a nessuno per garantirsi un gran numero di prigionieri. Così avvenne e i prigionieri vennero utilizzati come merce di scambio per ottenere la resa incondizionata della città cui fu promessa la protezione cartaginese.

L'assemblea popolare locrese, convocata per decidere la risposta ad Annone, dovette accettare lo scambio, soprattutto per la sorte dei loro congiunti prigionieri.

VILLA ROMANA DI CASIGNANA

Però, in ricordo del buon presidio romano, deliberò segretamente di permettere al presidio stesso, comandato da Lucio Atilio, di lasciare la città per imbarcarsi alla volta di Reggio dove si sarebbe ricongiunto alle altre truppe romane sfuggendo, così, alla devastazione cartaginese.

L'azione fu scoperta all'indomani dai cartaginesi ma alla fine Annibale mantenne la parola data. Pertanto a Locri venne concessa ampia libertà, mantenendo sotto il proprio controllo il porto e potendo autogovernarsi a patto che, in caso di bisogno, fornisse un valido sostegno alle forze cartaginesi.

Nel 215 a.c., Annone, su istanza di legati locresi, offrì la salvezza ai crotoniati assediati dai Bruzzi e dai Cartaginesi all'interno di Crotone, accordando loro di abbandonare la città per trasferirsi a Locri. Dell'episodio ci da notizia Livio (Ab Urbe Condita, XXIV 3, 14-15), anche se restano dubbi sul trasferimento in massa degli esuli a Locri.

Conquistata Locri, quasi tutte le altre città del Bruzzio e pure Taranto, Annibale sembrava pronto a sferrare il colpo finale contro Roma. Ma non andò così e anzi i romani iniziarono ad ottenere importanti vittorie, a cominciare dalla conquista di Siracusa ad opera dell'esercito truppe del console Marco Claudio Marcello.

Pian piano tutte le città dell'Italia meridionale conquistate dai cartaginesi o ribellatesi a Roma vennero riconquistate dai romani, che dopo aver ripreso Taranto si rivolsero a Locri, ancora nelle mani di Annibale, ma le truppe terrestri a supporto della spedizione navale guidata da Lucio Cincio Alimento vennero annientate presso Petelia con duemila morti e quasi millecinquecento prigionieri. Persino i due consoli romani, Marco Claudio Marcello e Tito Quinzio Crispino, trovarono la morte durante una ricognizione nei pressi degli accampamenti cartaginesi.

Intanto la spedizione navale di Lucio Cincio Alimento raggiunse Locri assediandola. Annibale radunò le sue truppe e si mise in marcia verso Locri. All'interno della città assediata Magone, comandante del presidio cartaginese, sapendo dei soccorsi, lanciò fuori delle mura un forte attacco contro gli assedianti romani che fuggirono risalendo sulle navi nel 208 a.c.

L'anno dopo però i romani uccisero Asdrubale, fratello di Annibale, tagliando ai cartaginesi la possibilità di ricevere rifornimenti e riconquistarono Metaponto ed Eraclea. Di Locri si occupò il console Publio Cornelio Scipione quando caddero nelle mani dei romani alcuni abitanti di Locri. Questi li informarono che i locresi intendevano ribellarsi e tornare all'antico alleato. 

Scipione fece rientrare a Locri i prigionieri, che nottetempo eliminarono le guardie cartaginesi sulle mura, della parte bassa della città, in modo da lascia passare al loro interno tremila legionari agli ordini dei tribuni militari Marco Sergio e Publio Mazieno, sotto la supervisione del propretore Quinto Pleminio.

VILLA ROMANA DEL NANIGLIO

I cartaginesi si rifugiarono nella parte alta della città dando inizio a una logorante battaglia di scaramucce quotidiane. Annibale, conosciuta la situazione si mise in marcia verso Locri, ma la popolazione locrese, stanca dei soprusi cartaginesi, scese in campo al fianco dei romani, volgendo la battaglia alla vittoria.

"Alla fine, (nel momento in cui) giungeva lo stesso Annibale, i Romani non avrebbero potuto resistere (a lungo) se la moltitudine dei Locresi, esasperata dall'arroganza e dalla cupidigia dei Cartaginesi, non si fosse schierata con i Romani ".
Livio (Ab Urbe Condita, XXIX 6, 17)

Giunse infine la flotta romana guidata da Scipione a soccorrere la città. Annibale dette l'ordine ai suoi uomini di fuggire e fuggì a sua volta. Locri era romana.




I RESTI

La zona archeologica di Locri si trova nel comune di Portigliola, 3 km più a sud, nel territorio pianeggiante compreso tra la fiumara Portigliola, la fiumara Gerace, le colline di Castellace, Abbadessa e Manella, e il mare.

La città antica, difesa da una cinta muraria di 7 km, in molti tratti ancora visibile, aveva all'esterno delle mura le varie necropoli, mentre la maggior parte delle aree sacre sono disposte accanto alle mura. I templi monumentali risalgono al periodo arcaico, mentre quelli situati immediatamente all'esterno sono meno monumentali.

IL TEATRO GRECO-ROMANO


IL TEATRO

Il teatro, del IV secolo a.c. con molti rifacimenti in età romana venne realizzato sfruttando una conca naturale ai piedi dell'altura di Casa Marafioti maggiormente scavato tagliando i gradini nell'arenaria tenerissima. La prima fase del teatro risale alla metà del IV secolo a.c.. Ne restano, oltre alle fondazioni della scena, parte dei gradoni in arenaria della cavea, che potevano accogliere circa 4 500 spettatori. Si pensa che il teatro servisse anche per riunioni politiche.

In età romana imperiale l'edificio fu trasformato eliminando le file più basse delle gradinate per allargare la scena e costruendo un alto muro semicircolare in blocchi di calcare, in modo da proteggere gli spettatori durante le lotte tra gladiatori o tra uomini e animali. Nello Museo naz. sono esposte alcune antefisse a testa di sileno, che ne ornavano la scena.

Il teatro romano fu realizzato nel I secolo a.c. sull'impianto originale greco del IV secolo a.c.; è la più importante testimonianza della romanizzazione della città, che venne trasformata in municipium, perdendo gradualmente di importanza. Nel tempo si susseguirono numerose spoliazioni prima e rimaneggiamenti poi. Fu riportato alla luce nel 1940 da Paolo Enrico Arias; gli scavi furono terminati nel 1957 da Alfonso De Franciscis.



TEMPIO DI ZEUS

Il santuario di Zeus nel corso del tempo venne ampliato ed arricchito. In base alla scoperta a metà altezza della collina della Mannella di un deposito di iscrizioni, così importante per la più tarda amministrazione della città, si è ipotizzata la presenza dell'agorà ai suoi piedi.



TEMPIO DI ATENA

E sempre all'interno della cinta di mura sulla collina della Mannella fu apprestato, con ogni probabilità nel VI secolo a.c., un luogo di culto per un'altra divinità olimpica, Atena.



SANTUARIO DI AFRODITE

L'area sacra di Afrodite si trova nei pressi dell'abitato di Centocamere, situato vicino alla costa, ed è un complesso formato da un tempietto, da una serie di ambienti con portico a "U" e da un cortile centrale; la sua costruzione, avvenuta in due tempi, è da collocarsi tra la fine del VII e la metà del VI secolo a.c., mentre il suo utilizzo si è protratto fino alla metà del IV secolo a.c. 

In località Marasà sud, immediatamente all'esterno delle mura, e a contatto con l'area delimitata dalla stoa ad U sorgono un sacello tardo arcaico (500 - 480 a.c.) dedicato ad Afrodite e la cosiddetta casa dei leoni, dove avevano luogo celebrazioni private delle Adonie, tenute da tiasi femminili. Di questo culto locrese ci dà notizia anche la poetessa Nosside, che forse faceva parte di uno dei thiasi femminili che onoravano il Dio. 

Secondo molti studiosi, il celebre Trono Ludovisi proviene proprio dal tempio ionico di Afrodite di contrada Marasà, del resto un frammento di pínax, quadretto votivo in terracotta del 470-60 a.c.circa rinvenuto nel tempio di Persefone in contrada Mannella presso Locri e attualmente nel Museo della Magna Grecia a Reggio Calabria, mostra parte di una figura femminile pressoché identica a una delle due donne rappresentate sui lati del Trono Ludovisi.

Secondo l'archeologa Margherita Guarducci, il Trono costituiva il parapetto del bothros; ipotesi avvalorata dal fatto che le dimensioni della scultura combaciano al centimetro con i tre lastroni di pietra superstiti, del rivestimento del bothros, ancora visibili nell'area archeologica del Tempio di contrada Marasà.

Sembra che Afrodite fosse la Dea più venerata a Locri nel V secolo a.c., come Dea della bellezza, dell'amore, e della fertilità di uomini, animali e piante. Altre divinità venerate erano Ermes e Dioniso collegati a vari miti.


PINAKE CON PERSEFONE E ADE


TEMPIO DI PERSEFONE

Il celebre Santuario di Persefone o Persephoneion era situato a mezza costa del colle della Mannella e sembra venisse adibito a Telesterion per i Misteri "Eleusini divinità dell'oltretomba, principalmente Persefone. Le ricchezze del Persephoneion locrese furono depredate da Dionisio II (360 a.c.), Pirro (276 a.c.) e dal comandante romano Pleminio luogotenente di Scipione dopo la cacciata da Locri Epizefiri durante la II guerra punica (205 a.c.). 

Gli oggetti votivi rinvenuti nel complesso architettonico (terrecotte figurate, frammenti di vasi, arule, pinakes, alcune riferite alla pratica della prostituzione sacra delle vergini, in uso presso la società locrese, specchi e iscrizioni con dedica alla Dea, il tutto datato tra il VII e il II secolo a.c.
I pinakes erano ex-voto dove soggetto raffigurato in genere è il rapimento di Kore, che è la figlia di Demetra, che diventa Persefone (regina degli inferi) e sposa di Ade, Dio dell'oltretomba. 



TEMPIO IONICO

Uno dei templi interni alla cinta muraria è l'antichissimo Tempio di Marasà, databile attorno al VI-V secolo a.c., che i locresi abbatterono per sostituirlo con uno più grande in stile ionico in calcare nel 470 a.c. su iniziativa del tiranno Ierone di Siracusa. Il nuovo tempio ha la stessa ubicazione ma è orientato diversamente.

Il tempio, di m 45,5 X per 19,8, aveva 17 colonne ioniche sui lati lunghi, e 6 colonne sulla fronte. Le colonne erano alte 12 m, con base a capitello ionico a volute. La cella era preceduta da un pronaos (vestibolo) con due colonne fra le ante, che si ripetevano anche fra le ante del vano retrostante la cella.

Al centro della cella tre grandi lastre di calcare, infisse verticalmente nel terreno, rivestivano un bothros, la fossa sotto il pavimento di uso cultuale. Questo tempio era molto più alto dei templi dorici, ed è uno dei pochi templi ionici della Magna Grecia. Il tempio è stato distrutto nel XIX secolo ed i ruderi mostrano oggi un solo rostro di colonna.



ALTRI SANTUARI

Altri luoghi di culto, sorsero fuori dalla cinta muraria, come il santuario delle ninfe in Contrada Caruso o quello di Demetra in Contrada Paparezza, e lo Iatreion di Demetra (Grotta Caruso).



I DIOSCURI

Tra i maggiori rinvenimenti statuari vi è il gruppo marmoreo dei Dioscuri a cavallo, esposto nel Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Si tratta di una imponente scultura raffigurante un Dioscuro che scende da un cavallo impennato sorretto da un tritone con la barba, il busto umano coperto da un panno e il resto del corpo con sembianze di pesce.



NECROPOLI

All'esterno della città vi sono diverse necropoli, presso le contrade Monaci, Russo, Faraone, Lucifero, dove sono state ritrovate oltre 1 700 tombe. La necropoli locrese più nota è quella di Lucifero, dove sono state rinvenute circa 1 700 tombe databili tra il VII e il II secolo a.c. e spesso segnalate da vasi di grandi dimensioni, di buona fattura e pregio, opera di ceramografi ateniesi di fama, oppure da "arule", piccoli altari in terracotta decorati con immagini del mondo dell'oltretomba.


BIBLIO

- Polibio - Storie - XII -
- Erodoto - Storie - VI -
- Livio - Ab Urbe Condita - XXIX -
- Cicerone - De finibus bonorum et malorum - V -
- Marcella Barra Bagnasco - Il culto di Adone a Locri Epizefiri - in Ostraka - 1994 -
- Locri Epizefiri - Raffaele Speziale, Franco Pancallo Editore - Locri - 2009 -
- Ettore M. De Juliis - Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana - 1996 - 
- Pino Blasone - Locri, divinità al femminile - 2020 -



MINERVIA SCOLACIUM (Calabria)


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SCOLACIUM - TAVERNA
Scolacium, città di Cassiodoro, detta anche Scylletium – in latino Scylacium, Scolatium, Scyllaceum, Scalacium, o Scylaeium e successivamente, Minervium e Colonia Minervia, è un'antica città costiera del Bruzio. Ebbe una storia millenaria attraverso greci, brettii, romani, bizantini, saraceni e normanni.

Giunti a Scolacium, ci si ritrova in un luogo scenografico, con vista mare sul golfo di Squillace, dove tra ulivi centenari spiccano i monumentali resti di una basilica bizantina. Ma Scolacium ha una storia molto più lontana nel tempo, quella della Magna Grecia e dell'antica Roma.

Le sue rovine si trovano sulla costa ionica nel Golfo di Squillace a Roccelletta di Borgia (CZ), tracce della città si trovano anche nella località Santa Maria del Mare in Caminia di Stalettì, ed altre ancora nei quartieri Lido e Germaneto di Catanzaro.


La cittadina di Squillace deve il suo nome attuale all'antica Scolacium. Nel comune di Borgia è situato un parco archeologico ormai indissolubilmente unito ai quartieri marinari di Catanzaro.
Quello che rimane oggi di Scolacium sono soprattutto i resti di una colonia romana, ma in realtà ha una lunghissima storia, prima e dopo il momento della sua fondazione nel I secolo d.c.

Precedentemente l'area era nota con il nome greco di Skylletion (da cui Scolacium), ed era una colonia di antichissima e leggendaria fondazione (attribuita a Ulisse oppure a Menesteo, eroi della guerra di Troia).

Per la sua posizione strategica sul mare giocò da cuscinetto per la Magna Grecia, trovandosi tra Crotone e Locri Epizefiri, che si contendevano il primato dei commerci marittimi. In un primo momento si sentì legata a Crotone, passò poi sotto la dominazione di Locri nel IV secolo a.c. La città fu coinvolta anche nella Guerra del Peloponneso, alla fine del V secolo, coinvolgendo un po' tutto il mondo greco.

IL TEATRO

MINERVA SCOLACIUM

Minervia Scolacium è il nome della colonia romana che fu fondata nel 123-122 a.c. nel sito dove precedentemente si trovava la città greca di Skylletion, a nord di Caulonia. Il centro greco è nominato da Strabone ed ha un mito di fondazione collegato alle vicende della guerra di Troia: sarebbe stata fondata da Ulisse, naufragato in quella terra o dall'ateniese Menesteo durante il ritorno da Troia.

Però secondo gli storiografi la fondazione di Skylletion si deve a Crotone, che si contendeva con Locri Epizefiri il controllo sull'attuale istmo di Catanzaro (la striscia di terra di 30 km che separa il mar Tirreno dal mar Ionio, la più stretta della penisola italiana).e dei traffici marittimi presenti in quel settore.

All'origine tuttavia il centro ebbe carattere specifico di presidio militare, presente fin dalla prima metà del VI secolo a.c. La Scolacium romana però ebbe vita prospera nei secoli seguenti e conobbe una fase di notevole sviluppo economico, urbanistico e architettonico in età Giulio-Claudia. 

RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA (by Capware)

Vi fu fondata una nuova colonia sotto Nerva, nel 96-98, col nome appunto di Colonia Minerva Nervia Augusta Scolacium. Sembra sia passata sotto il controllo dei Brettii nel corso del IV secolo a.c. e che abbia conosciuto un periodo di decadenza dal III secolo a.c., fino alla fondazione della colonia romana ad opera di Gaio Sempronio Gracco.

In età bizantina diede i natali a Cassiodoro (487-583), grande autore della tarda romanità a cui si devono molte opere a carattere teologico ed enciclopedico. Il declino cominciò con la guerra greco-gotica del VI secolo e le incursioni dei Saraceni dal 902 d.c., concludendosi con l'abbandono della città nell'VIII secolo. 

Gli abitanti trasferirono il loro insediamento sulle alture circostanti, fondando altri insediamenti tra i quali quello sulla collina prospiciente l'attuale quartiere Santa Maria di Catanzaro. Successivamente questi centri vennero riorganizzati in posizioni più difendibili e le popolazioni insediate intorno allo Zarapotamo come quelle della collina prospiciente l'attuale quartiere S. Maria di Catanzaro contribuirono alla fondazione della nuova città di Catanzaro.

LA BASILICA

IL PARCO ARCHEOLOGICO SCOLACIUM

Presso Marina di Catanzaro, sulla costa Ionica del golfo di Squillace, sorge tra gli ulivi secolari un tesoro artistico-culturale, chiamato “Parco Scolacium” di Roccelletta. Il Parco Archeologico di Scolacium si trova appunto in località Roccelletta di Borgia, purtroppo completamente inurbata con i quartieri marinari del comune di Catanzaro. 

Dell'abitato preromano rimangono interessanti resti che dimostrano l'impianto della colonia romana, con i suoi monumenti più importanti, tra cui vanno segnalati gli avanzi delle strade lastricate, degli acquedotti, dei mausolei, di altri impianti sepolcrali, della basilica e di un impianto termale.

L’area, oggi espropriata, faceva parte dei possedimenti dei baroni Mazza e, prima ancora, dei Massara di Borgia, proprietari di un’azienda per la produzione di olio. Il sito è infatti immerso in un magnifico uliveto secolare. I ritrovamenti nell’area del Parco testimoniano una frequentazione fin dal paleolitico inferiore e superiore.

IL FORO
Poco noto è l’insediamento greco, perchè non pubblicizzato e perchè della antica Skilletion greca restano poche tracce, visto l'abbellimento  e la ristrutturazione romane, qualcosa in più, scampato all'avidità e dalla iconoclastia religiosa, resta della romana Scolacium.

La fondazione di Skyllation risale al VI-V secolo a.c. a opera di coloni greci provenienti da Atene o da Crotone. Il luogo venne scelto 'cum grano salis', posto anzitutto lungo la rotta dell'istmo, sulla costa ionica e a presidio del Golfo di Squillace, ottimo per il controllo dei percorsi terrestri e fluviali e quindi per i commerci con tutto il bacino del Mediterraneo.

La colonia romana di Scolacium venne dedotta nel 123-122 a.c., con risistemazione della parte urbana e dell’intero territorio attraverso la centuriazione (secondo un reticolo ortogonale, di strade, canali e appezzamenti agricoli destinati all'assegnazione a nuovi coloni, in genere legionari a riposo).

Essa fiorì fino alla rifondazione da parte dell’imperatore Nerva, quando assunse il nome di Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium, in cui maggiormente prosperò e venne ulteriormente monumentalizzata. 

LA BASILICA

SKYLLETION

Qui fiorì l’antica città di Squillace, la greca Skylletion, della quale gli scavi hanno riportato alla luce numerosi reperti archeologici come edifici e ceramiche, insieme a numerose statue acefale di epoca romana. Skylletion era una colonia di antichissima data e nominata da Strabone con un mito di fondazione collegato alla guerra di Troia: sarebbe stata fondata da Ulisse, naufragato in quella terra o dall'ateniese Menesteo durante il ritorno da Troia.

Mentre le fonti storiche rimandano almeno all’VIII secolo a.c., i reperti archeologici recuperati fino ad oggi a Roccelletta (un frammento di ceramica a figure nere, orli di coppe attiche e coppe ioniche) testimoniano l’esistenza dell’insediamento greco presso il fiume Corace, di cui si ignora ancora il porto. La città fu coinvolta anche nella Guerra del Peloponneso, alla fine del V secolo. Un tempo legata a Crotone, Skylletion passò poi sotto la dominazione di Locri nel IV secolo a.c. 

Di Skylletion si ignora ancora oggi l’estensione e i caratteri urbanistici, poiché vi si sovrappose in seguito la colonia romana, ma essa fu di certo importante per il controllo della breve via istmica tra Ionio e Tirreno e per il controllo delle direttrici di traffico marittimo.

INTERNI DELLA BASILICA

SCOLACIUM

Scolacium ebbe una storia millenaria attraverso greci, brettii, romani, bizantini, saraceni e normanni. Le sue rovine si trovano sulla costa ionica nel Golfo di Squillace (CZ) a Roccelletta di Borgia, tracce della città si trovano anche nella località Santa Maria del Mare in Caminia di Stalettì, ed altre ancora nei quartieri Lido e Germaneto di Catanzaro.

Di Skylletion greca ci sono poche tracce, perché i Romani hanno completamente rivoluzionato l’assetto urbanistico coll'usueto reticolato di strade, delle quali ancora si conserva del rivestimento lastricato. Oltre a delle opere edilizie funzionali, come un acquedotto, l’impianto fognario, e le mura, sono visibili alcuni degli edifici principali risalenti prevalentemente al periodo della deduzione romana, I secolo d.c.

La Scolacium romana ebbe vita prospera nei secoli seguenti e conobbe una fase di notevole sviluppo economico, urbanistico e architettonico in età Giulio-Claudia.  Vi fu fondata una nuova colonia sotto Nerva, nel 96-98, col nome appunto di Colonia Minerva Nervia Augusta. In età bizantina diede i natali a Cassiodoro (487-583), grande autore della tarda romanità con molte opere di carattere teologico ed enciclopedico.


La Scolacium Romana ebbe un notevole sviluppo economico, urbanistico, ed architettonico di cui possiamo ammirare l’impianto della colonia romana con i monumenti più importanti:
- dagli avanzi delle strade lastricate,
- al Foro Romano
- ai resti del Capitolium,
- agli acquedotti,
- ai mausolei,
- agli altri impianti sepolcrali,
- a un impianto termale,
- più lontano, con la cavea appoggiata su una collina, si trova in buono stato di conservazione un teatro che poteva ospitare 5000 spettatori.
- un Anfiteatro Romano, anche se poco conservato.

Dal teatro provengono molti resti tra cui fregi e statue che sono conservate al museo del sito archeologico, che è compreso nella visita, insieme a dei ritratti storicamente rilevanti di personaggi della famiglia Giulio Claudia come Agrippina e Germanico, sempre legati al sito di Scolacium.
La città dette anche alla luce uno dei più importanti autori della tarda romanità, Cassiodoro, personaggio importante per il recupero della cultura antica.  

Meno conservati l’anfiteatro e una necropoli, mentre diversi elementi della città devono ancora essere scavati. Invece i resti imponenti che si notano entrando nel sito di Scolacium, appartengono a una chiesa di età medioevale.

Dal VII secolo d.c. in poi la città iniziò a passare da una dominazione all’altra, tra cui quella Bizantina e quella Normanna e a perdere pian piano di importanza. All'interno del parco, si trova il Museo Archeologico Nazionale di Scolacium, allestito in un edificio del 1800, dove sono conservati i reperti rinvenuti durante gli scavi nell'area. 

LA BASILICA

LA BASILICA

Nel parco è il primo rudere che viene ad incontrarsi, un tempo di edificazione ed uso laico poi religioso, in parte distrutta, ma una delle più grandi Cattedrali costruite dai Normanni in Calabria stile romanico con influenze bizantine. 

Costruita per volontà dei Normanni, nel corso del XII secolo e probabilmente mai portata a compimento, nel tempo servì come fortificazione, tanto che ancora oggi viene indicata come “il castello. Possedeva una grande navata, e coperta di capriate in legno e con 5 finestre laterali. Crollata dopo il terremoto del 1783 rimasero innalzate solo le maestose pareti.

RICOSTRUZIONE DEL FORO (http://www.scolacium.com)

IL FORO

Oggi è possibile visitare il Foro, con la sua singolare pavimentazione in laterizio che non ha eguali in tutto il mondo romano e i resti di alcuni edifici, tra cui la Curia, il Cesareum e il Capitolium. Il Foro è costituito da un’area rettangolare pavimentata con mattoni, circondata da portici. Visibili il tempietto, una fontana ed in oltre il tribunale. Proprio in quest’area vennero rinvenute statue e ritratti conservati nell’Antiquarium.

RICOSTRUZIONE DEL TEATRO (http://www.scolacium.com)

IL TEATRO

La città era anche dotata di terme, due acquedotti, fontane e necropoli. Poco distante dalla piazza, adagiato, secondo l'uso greco, alla collina che sfrutta il pendio vi è il teatro per 3500 persone. Nerva lo ampliò con una nuova scena.

Dal teatro provengono molti resti tra cui fregi e statue che sono conservate al museo del sito archeologico, che è compreso nella visita, insieme a dei ritratti storicamente rilevanti di personaggi della famiglia Giulio Claudia come Agrippina e Germanico, sempre legati al sito di Scolacium. 

Tra i pochi teatri di epoca romana ad appoggiarsi al declivio naturale di una collina (il romano sopraelevava in mattoni, rapido e organizzato), il teatro si apre a pochi passi dal Foro, edificato quasi certamente nel I secolo d.c. in occasione della deduzione a colonia romana dell'antica città greca di Skylletion.

IL TEATRO
Come il teatro greco di Locri Epizefiri, anche il teatro romano di Scolacium venne edificato sfruttando il pendio naturale e la cavità offerta da una collina argillosa posta a ridosso del foro romano, costruito intorno al I secolo d.c. una volta dedotta la colonia romana di Scolacium, che sostituì l'antica poleis di Skylletion. 

Nel corso del II secolo d.c. l'imperatore Nerva avviò una intensa opera di ristrutturazione della colonia, nell'ambito della quale il teatro romano venne ampliato e dotato di una nuova scena.Con l'ampliamento dell'intero abitato, il teatro subì alcuni ampliamenti riguardanti sopratutto la scena, con rifacimenti protratti sino al IV secolo d.c. 

IL TEATRO
Dall'area del teatro romano proviene la gran parte dei reperti archeologici messi in luce con gli scavi relativi al Parco Archeologico di Scolacium, e che oggi sono esposti nel nuovo Antiquarium di RoccellettaTra questi pregevoli frammenti architettonici, gruppi scultorei costituiti da due statue acefale di togati, e tre teste ritratto risalenti tutti al periodo compreso tra il I ed il II secolo d.c. 

Sempre dall'area del teatro di Scolacium proviene gran parte della decorazione marmorea e fittile della stessa struttura, tra cui capitelli, antefisse e colonne, che costituiscono elementi della scena, nonchè un'epigrafe della Fors Fortuna, tutto esposto nell'antiquarium. Il teatro romano di Scolacium è ancora oggi oggetto di restauro da parte della Sovrintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, e molto è ancora da fare.

L'ANFITEATRO SCAVATO SOLO IN PARTE
L'ANFITEATRO

“… di qui si scorge il golfo di Taranto sacra ad Ercole (se è vero quanto si dice) e di fronte si erge la dea Lacinia e le rocche di Caulon e Scylaceum che infrange le navi.”
(Virgilio, Eneide , III, 551-553)

Passeggiando dal foro, attraversato dal decumano e dominato dal capitolium, verso il teatro e la necropoli, si giunge alla collina dell’anfiteatro. Qui sono state reperite raffinate sculture come la statua della Fortuna, il Genio di Augusto, e un raro esemplare di Germanico, il figlio adottivo dell’imperatore Tiberio. 

L’Anfiteatro, dell’epoca di Nerva,  a pochi metri dal Teatro, seguito da almeno tre impianti termali, necropoli e acquedotti.  Sono i resti dell’unico anfiteatro romano in Calabria.

L'edificio sorge in un settore marginale della colonia romana di Scolacium, sfruttando una depressione naturale, ampliata e riadattata con l'impianto di muraglioni radiali in opera incerta con ammorsature e cinte di mattoni, integrati da strutture curvilinee, basate su uno schema ellittico.

L'ANFITEATRO
La tipologia edilizia riprende in parte le caratteristiche principali del tipo edilizio tardo repubblicano che sfrutta al massimo «le condizioni naturali del terreno [...]» e rientra nella «categoria che J.-Cl. Golvin definisce a struttura piena» (P. Gros). L'anfiteatro ha un asse maggiore di 85,50 m e asse minore di 65 m, un'arena con assi di 45 m e 32 m. f

Si impiantarono nella collina delle strutture radiali innestate sul muro perimetrale, creando vani trapezoidali allungati privi di finestre, in parte agibili, ed in parte costruendo cassoni sotterranei coperti talvolta da volte a botte, su cui si impiantavano le gradinate della cavea. 

Lungo il settore orientale si edificò invece un settore «a struttura cava», con diversi elementi superstiti, relativi ad almeno due livelli con arcate e volte in concrezione di laterizi e pietrame. Quella più bassa, che si sviluppa sull'asse maggiore dell'anfiteatro, fungeva anche da entrata all'arena (vomitorium). Ai suoi lati altri due vomitoria minori che permettevano agli spettatori di raggiungere i settori superiori della cavea.

IL MUSEO
Della facciata esterna si conservano parti in opera incerta e opera testacea, con robusti contrafforti per la sua stabilità. Due ampie mura con forte inclinazione verso l'arena e forse un terzo muro più stretto, posto in basso, prossimo all'arena, a diretto contatto con il poderoso muro del podio in opera testacea, garantivano la sicurezza degli spettatori dell'ima cavea, con vani di accesso dall'arena attraverso scale in pietra locale.

Nulla si può dire dell'arena non ancora scavata, riguardo alle gradinate per gli spettatori, nelle zone mediane e basse erano costituite da elementi in pietra locale (calcarenite bianca), mentre in altri settori probabilmente dovevano essere lignee.

Tra fine III e IV secolo un settore abbandonato dell'edificio fu occupato da una sontuosa dimora posta su varie terrazze (in gran parte distrutta, come i resti dell'anfiteatro, dai lavori agricoli tra XIX e XX secolo), su cui si sovrappose tra V e VI secolo un'altra costruzione con poderose fondazioni che tagliano le preesistenze e sfruttano in parte i resti dell'anfiteatro.

Le ricerche in corso stanno studiando la datazione dell'edificio che sembrerebbe del I secolo d.c., con rimaneggiamenti e ristrutturazioni del II sec. d.c., in un settore collinare già frequentato in età greca  e tra l'età repubblicana e la prima età augustea. Si segnala un'occasionale occupazione di settori dell'anfiteatro tra seconda metà del XIII e XIV secolo, per l'uso dell'abbaziale di S. Maria della Roccella come fortificazione.



IL DECLINO

Il declino cominciò con la guerra greco-gotica del VI secolo e le incursioni dei Saraceni dal 902 d.c., concludendosi con l’abbandono della città nell’ VIII secolo. Gli abitanti, come in tanti altri centri, trasferirono il loro insediamento sulle alture circostanti, fondando altri insediamenti tra i quali quello sulla collina prospiciente l’attuale quartiere Santa Maria di Catanzaro. 

Successivamente questi centri provvisori furono riorganizzati in posizioni più difendibili e le popolazioni insediate intorno allo Zarapotamo come quelle della collina prospiciente l’attuale quartiere S. Maria di CZ contribuirono alla fondazione della nuova città di Catanzaro.


BIBLIO

- Roberto Spadea - Da Skylletion a Scolacium: il parco archeologico della Roccelletta - Roma -Gangemi - 1989 -
- Alison E.Cooley - "History and Inscriptions, Rome" - in The Oxford History of Historical Writing - eds. A. Feldherr & G. Hardy - Oxford University Press - Oxford - 2011 -
- Lorenzo Braccesi e Flavio Raviola - La Magna Grecia - Bologna - il Mulino - 2008 -
- P. Larizza - La Magna Grecia - Reggio Calabria - Istar Editrice - 1993 -






 

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