Bignor Roman Villa è una grande villa le cui stanze sono centrate su un cortile romano che è stata scavata e messa in mostra al pubblico nella tenuta di Bignor nella contea inglese del West Sussex. La villa è famosa per i suoi pavimenti a mosaico di alta qualità, che sono tra i più belli del paese.
La villa si trova poco a nord dei South Downs vicino alla strada romana di Stane Street, a circa nove miglia a nord-est di Chichester, la città romana di Noviomagus Reginorum, e del vicino e molto più grande Palazzo Romano di Fishbourne.
La Noviomagus Reginorum fu il forte invernale della II legione Augustea sotto Vespasiano (il futuro imperatore) poco dopo l'invasione romana nel 43 d.c.. In seguito divenne un insediamento civile romano-britannico.
RICOSTRUZIONE DI COME DOVEVA APPARIRE LA VILLA ANTICAMENTE
Il Palazzo Romano di Fishbourne, edificato trenta anni dopo la conquista romana della Britannia, sul sito di un accampamento usato dai romani per i rifornimenti, fu un'enorme costruzione abitativa ricca di splendidi mosaici.
La villa si trova sul versante esposto a sud di una collina, onde prendere al meglio luce e calore; questa ottimas esposizione e la sua vicinanza alla Chichester romana (Noviomagus Reginorum) nonchè al Palazzo di Fiishbourn, fece sì che i proprietari, rifornendo questi centri di prodotti del suolo potessero arricchirsi con l'agricoltura del proprio territorio.
I ritrovamenti indicarono infatti l'esistenza di una fattoria romano-britannica sul sito entro la fine del I secolo, ma i primi resti strutturali sono di una semplice struttura di fattoria in legno risalente al 190 d.c. circa. A metà del III secolo d.c. fu costruito invece un quadrilocale in pietra, ampliato tra il 240 e il 290 d.c., con l'aggiunta di alcune nuove stanze, un ipocausto e un portico che si affacciava a est verso Stane Street.
All'inizio del IV secolo vennero aggiunte aggiunte due ali a nord e a sud mentre il vecchio edificio ne costituì l'ala occidentale. Dopo questi ampliamenti, la enorme villa era una mega-costruzione costituita da circa sessantacinque stanze che circondavano un cortile, con una serie di fabbricati agricoli periferici, sicuramente piena di lavoranti schiavi.
L'ultimo intervento di costruzione ha ampliato ed abbellito l'ala nord tra il 300 e il 350 d.c. circa, ed è qui che si trovano la maggior parte dei pregiati mosaici voluti dal signore locale, evidentemente non solo ricco ma colto e di buon gusto.
Non conosciamo bene la storia successiva della villa, che tuttavia diminuì gradatamente di importanza, salvandosi tuttavia dal destino catastrofico, come l'incendio che ha distrutto la maggior parte di Fishbourne Palace, il palazzo del principe britanno Tiberio Claudio Cogidubno.
LUCERNARIO
LA SCOPERTA
Nel 1806 il geologo e scrittore John Hawkins acquistò Bignor Park, nel Sussex, già residenza della poetessa Charlotte Turner Smith. Nel 1826-32 ricostruì la casa come residenza secondaria più conveniente per Westminster rispetto alla sua tenuta della Cornovaglia, e raccolse un gran numero di dipinti e disegni di valore da aggiungere alla sua collezione di oggetti antichi, soprattutto di grande estimatore dell'epoca della antica Roma.
George Tupper, un contadino, scoprì la villa nel 1811 quando il suo aratro colpì una grossa pietra che si rivelò poi parte di una colonna romana. Ne conseguì che il sito venne quasi interamente scavato da John Hawkins che viveva nel vicino Bignor Park e dall'antiquario Samuel Lysons.
Al termine degli scavi il sito venne ripulito e aperto al pubblico nel 1814, divenendo rapidamente un'attrazione turistica, con quasi un migliaio di visitatori solo nei primi nove mesi.
Nel 1815 i resti della villa romana erano stati ulteriormente scoperti e gli edifici di protezione erano stati eretti su molti dei mosaici. Nel 1818 Samuel Lysons lesse il suo terzo e ultimo articolo sulla villa alla Society of Antiquaries raccogliendo un grande interesse.
Aveva già pubblicato una serie di incisioni della villa con l'aiuto di Richard Smirke e Charles Stothard. Queste incisioni insieme alle sue tre carte e alla corrispondenza sua e di suo fratello con John Hawkins costituiscono l'unico documento degli scavi originali. Gli scavi cessarono nel 1819 dopo la morte di Samuel Lysons.
Gli scavi sul sito non ripresero fino al 1925, quando S. E. Winbolt fece alcuni lavori di piccola entità. Ma tra il 1956 e il 1962 Sheppard Frere portò alla luce ulteriori parti della villa per determinarne la cronologia.
Da allora Thomas Tupper, il discendente diretto dello scopritore, la cui famiglia possiede ancora il sito, ha intrapreso ulteriori scavi: con Margaret Rule negli anni '70 e David Rudling negli anni '80.
DESCRIZIONE
Le sale esposte oggi sono per lo più situate all'estremità occidentale dell'ala nord, compresa una sala da pranzo estiva e invernale (in inverno riscaldata a pavimento), mentre lo stabilimento delle terme è a sud-est. Il nucleo principale abitativo includeva notevoli ricchezze sia scultoree che pittoriche che musive.
Le stanze contengono alcuni dei migliori mosaici romani che si trovano in Gran Bretagna, sia in termini di conservazione, sia come valore artistico delle composizioni e sia per l'abbondanza di articolazione e dettagli.
Il corridoio settentrionale adornato da una greca che lo percorre per intero si estende per circa 79 piedi cioè per 24 metri rendendolo il più lungo corridoio dei siti archeologici che ospiti la Gran Bretagna.
BIBLIO
- The Heritage Trail (Bignor Villa) - at the Wayback Machine - Archived 2012 - - Bignor Roman Villa: The Discovery - 30 May 2009 - - Frere, Sheppard; et al. - The Bignor Villa - Britannia - Society for the Promotion of Roman Studies - 1982 - - Fred Aldsworth - Bignor Roman Villa Guide Book Bignor: Trustees of Bignor Roman Villa - 1986 - - Trent, V. - An Introduction to Bignor Roman Villa - 2013 -
La villa romana di Lullingstone è una villa romana situata presso Eynsford, nel distretto di Sevenoaks in Kent (Inghilterra). Si trova nella valle del fiume Darent, un affluente del Tamigi, insieme ad altre sei residenze romane, tra cui le ville romane di Crofton, di Crayford e di Dartford, lungo l'antica via della Watling street, tra Londinium (Londra) e portum Dubris (Dover).
Si tratta di una villa di stile romano risalente al 82 d.c., sorta durante il dominio romano della Britannia. Nei secoli a seguire, la villa fu ampliata e divenne un luogo di culto cristiano durante il dominio sassone, fino all'arrivo dei Normanni.
RICOSTRUZIONE GRAFICA DELLA VILLA
GLI SCAVI
I primi scavi furono eseguiti nel 1750, anche se le attuali rovine vennero alla luce solo a metà del XIX secolo, ma i resti della villa furono scoperti nel 1939, in seguito alla caduta di un albero che aveva rimesso in luce un frammento di mosaico.
Gli scavi si protrassero negli anni sessanta, al di sotto di una copertura realizzata per proteggere i resti. Oggi la villa è protetta all'interno di un edificio, dove opportuni cartelli spiegano la sua storia e i ritrovamenti effettuati.
Alla metà del II secolo venne arricchita da sculture in marmo e nel IV secolo vi venne aggiunto un impianto termale mentre il triclinio, già esistente, fu ripavimentato con un mosaico figurato policromo.
Diversi mosaici policromi del IV secolo, decorano i pavimenti con soggetti tratti dalla letteratura latina classica, come le battaglie con Troia, e dalla mitologia romana, il che denota la villa come abitata da ricchi e colti romani.
Vi è inoltre un tempio pagano che fu in seguito convertito in un oratorio cristiano. Alle pareti è possibile ammirare le figure di tre ninfe e altre divinità. La vasta sala centrale era utilizzata come triclinio per banchetti. Fu distrutta da un incendio agli inizi del V secolo.
DESCRIZIONE
La villa si articolava simmetricamente ai lati di una vasta sala centrale, utilizzata come triclinio e decorata da un mosaico pavimentale con scene del ratto di Europa e di Bellerofonte che uccide la Chimera inserite nella decorazione geometrica.
Uno degli ambienti era stato utilizzato in origine come sacello pagano, con nicchia decorata da un affresco con le figure di tre ninfe. Agli inizi del IV secolo la nicchia fu riempita e l'intero ambiente fu ridecorato con intonaco dipinto a bande rosse e vi furono collocati due busti in marmo.
Nel corso del IV secolo la stanza sovrastante divenne un oratorio cristiano, affrescata con figure di oranti e con il monogramma di Cristo.
Un mausoleo a forma di tempietto romano celtico fu costruito intorno al 300. Vi furono deposti i resti di un giovane e di una giovane, entrambi ventenni, con il loro corredo funerario.
I busti marmorei provenienti dal sacello pagano, gli affreschi della cappella e il corredo funerario del mausoleo sono conservati presso il British Museum di Londra.
Il fatto che i dipinti risalgano a circa 40 anni dopo potrebbe essere spiegato in diversi modi. I proprietari di Lullingstone potrebbero non aver adottato il cristianesimo fino a molto tempo dopo la sua accettazione ufficiale.
In alternativa, mentre il mosaico di Bellerofonte illustra un mito ben noto, a Lullingstone potrebbe anche essere stato inteso come un'allegoria per il trionfo del bene sul male e, dato che il mosaico potrebbe precedere la casa-chiesa di qualche anno, potrebbe essere un messaggio di ispirazione cristiana mascherato da espressione di apprendimento classico.
Del resto nei primi secoli del cristianesimo spesso vennero usati come cristiane delle figure pagane: Orfeo e Mitra come Gesù Cristo, il cervo sacro a Diana come Cristo ecc.
PLANIMETRIA DELLA VILLA (INGRANDIBILE)
Il palazzo è datato intorno all'80 d.c. e sostituì uno più piccolo che a sua volta fu costruito su granai, magazzini e altre strutture che furono usate dalle legioni romane come base logistica per le loro spedizioni verso ovest, forse anche da Vespasiano nel 43 d.c. quando era comandante della Legio II Augusta.
Oggi una struttura moderna protegge i mosaici pavimentali dell'ala nord e alcuni dell'ala ovest.
Sono la principale e forse l'unica testimonianza residua del palazzo e possono essere osservati grazie alle nuove strutture sotto una luce naturale e a distanza ravvicinata.
Il palazzo potrebbe essere stato la residenza di Cogidubnus, un re di uno stato cliente romano nell'attuale West Sussex e Hampshire. I suoi mosaici del primo piano erano in bianco e nero come usava a Roma, a Pompei e in tutto il suolo italico.
I mosaici in bianco e nero erano ravvivati dalla rappresentazione di una grande varietà di motivi geometrici che molto spesso creavano un effetto ottico come in un altro mosaico in bianco e nero dello stesso periodo.
DIPINTI CRISTIANI
Più tardi i gusti cambiarono e un po' si imbarbarirono, il Mosaico della Città Cinta di Mura fu sostituito da uno parzialmente colorato, come si vede nel Mosaico di Cupido sul Delfino. I mosaici successivi mostrano l'uso iniziale di tessere colorate con una prevalenza di quelle rosse e grigie e l'introduzione di piccole figure e vari oggetti come vasi, delfini, fiori, e così via.
Gli storici dell'arte, data la grande somiglianza tra i mosaici pavimentali romani in luoghi molto distanti dell'impero, hanno pensato che i disegni dei motivi decorativi tipici circolassero tra le officine dei mosaicisti, per lo più romani ma anche della stessa provincia, che erano attive un po' in tutte le province dell'Impero Romano.
BIBLIO
- Martin Henig - Art, religion and letters in a fourth-century villa. the Lullingstone Villa mosaic - The Association for the Study and Preservation of Roman Mosaics - - Michael Fulford - Lullingstone Roman Villa Kent - English Heritage - 2004 - - G. W. Meates -The Roman Villa at Lullingstone, Kent - 1979-1987 -
Bad Neuenahr-Ahrweiler è una città della Renania-Palatinato, uno dei 16 stati federati della Germania situato nella parte sud-occidentale del paese. Nel marzo 1980, durante la costruzione di una strada nella periferia di Ahrweiler, gli operai scoprirono i resti di un antico edificio, che si rivelò essere una scoperta archeologica abbastanza sensazionale. A poco a poco, è emerso questo pezzo di storia dell'epoca romana.
Dopo 10 anni di scavi e di studi da parte del dipartimento dell'amministrazione provinciale per i monumenti storici di Coblenza, se ne è dedotto che l'edificio era stato un grande palazzo di campagna romano ben conservato con un ampio bagno separato.
LA RICOSTRUZIONE DEL NUCLEO ABITATIVO
LA CASA PIU' ANTICA
Il palazzo venne costruito alla fine del I secolo, quando la zona era governata come provincia romana. Sotto la costruzione sono stati trovati i resti di una casa più antica, risalente alla metà del I secolo che era stata abbattuta per consentire la costruzione del grande palazzo.
Una parte della cantina del primo edificio è stata portata alla luce durante gli scavi e ha permesso di identificare l'edificio più antico, ma per non danneggiare il palazzo di campagna sorprendentemente ben conservato, l'esame dell'edificio più antico è stato molto sommario.
LA VOLTA CON I FRAMMENTI DI PITTURA
Molto impressionante è questo soffitto volta a botte, il cui intonaco è stato restaurato con estrema perizia e pazienza attraverso gli infinitesimali pezzi trovati tra i detriti, riportandolo pressoché alla sua decorazione originale. E' collocato in una piccola stanza sul lato nord dell'edificio; fa venire in mente alcuni affreschi rinascimentali a Roma.
IL PALAZZO
Il palazzo di stile romano venne abitato in continuità durante il II e III secolo da parte di una famiglia estesa di circa 10-20 persone. Non si sa se gli abitanti fossero romani o tedeschi romanizzati, ma da un graffito murale trovato è certo che nella casa si parlasse il latino corretto.
RESTI DELLE PITTURE
LE TRASFORMAZIONI
- Alla fine del III secolo l'edificio fu trasformato in una locanda stradale e in un ostello. - Nella seconda metà del IV secolo l'edificio fu trasformato in una "fabrica" per la lavorazione dell'argento. - Nel V secolo le case furono coperte da una frana e tutto scomparve. - Sono state rilevate nel sito anche delle tombe paleocristiane, risalenti al VII e VIII secolo.
Lo scavo è ora completato e si procede al restauro conservativo dell'edificio. Lo stato di conservazione della grande casa è unico ovunque a nord delle Alpi e può essere paragonato a ritrovamenti archeologici simili nell'area mediterranea. Gli impianti di riscaldamento a pavimento sono quasi intatti e potrebbero addirittura essere rimessi in funzione per dimostrare il loro funzionamento.
Qui sopra: piccolo museo della villa romana: in alto i frammenti di affreschi; (sotto-sinistra) piastrelle di mattoni con impronte di un cane domestico; (sotto-destra) frammento di un mosaico pavimentale trovato in città.
LA STORIA
La valle dell'Ahrueiler fu conquistata dai Romani sotto Giulio Cesare. Nel secolo successivo fu costruita una fortezza alla foce dell'Ahr nel Reno. Fu chiamata Rigomagus, da cui l'odierna Remagen, situata immediatamente a nord del confine tra le province romane di Germania superiore e Germania inferiore. Il suffisso "weiler" deriva dal latino villa, ma fu solo nel marzo 1980 che degli scavi casuali portarono alla luce il sito di una villa romana.
La prima casa, costruita a metà del I secolo d.c., venne sostituita da una più grande alla fine del secolo che venne usata come residenza per circa due secoli, dopo di che fu trasformata in una locanda e poi in una fonderia, finchè, nel V secolo, fu interamente coperto da una frana. Gli archeologi hanno scelto di ricostruire parzialmente l'edificio residenziale e di conservare alcuni elementi delle costruzioni precedenti e successive.
FORNO PER SCALDARE LA STANZA
DESCRIZIONE
L'edificio era preceduto da un lungo portico che si affacciava a sud-est giovandosi al massimo della luce solare. Un'ala orientale e una occidentale erano unite da un edificio più piccolo. Delle piccole terme erano situate all'estremità della struttura oltre un piccolo cortile.
Le sale di ricevimento nell'edificio più piccolo furono trasformate in una locanda. L'accesso alla villa era preceduto da un orto in una prima fase, mentre più tardi il portico dava direttamente su una strada.
A differenza di altri monumenti romani che hanno sofferto molto per essere usati come cava, la villa di Ahrweiler è stata conservata dalla frana e molti muri sono stati trovati in piedi quasi fino al soffitto. Come visto, una piccola sala conteneva ancora i frammenti di intonaco dipinto del suo soffitto a botte.
Essi suggeriscono che la stanza era decorata con un finto giardino, una decorazione molto usuale nelle case romane, sia a Roma, per esempio a Villa di Livia, sia nelle province, per esempio a Vichten in Lussemburgo.
BAGNI
Poiché le ville romane avevano solitamente pavimenti mosaicati, e poiché in alcune stanze i pavimenti sono stati trovati in buone condizioni con uno strato di intonaco e le pareti erano finemente dipinte, è possibile che siano stati usati intarsi di marmo (vedi quelli di Villa dei Quintili a Roma) per decorarli e che le tessere di marmo siano state vendute quando l'edificio è stato trasformato in una locanda.
La stanza 3 fu aggiunta all'edificio ed era esposta a nord, quindi era dotata di riscaldamento a ipocausto (sotto il pavimento) tramite una fornace in un piccolo spazio adiacente che aveva delle aperture in cima alle pareti per permettere la ventilazione. Le stanze avevano finestre di vetro, così chi viveva al loro interno godeva delle comodità che noi associamo alla vita moderna.
CUCINA DELLA LOCANDA
Nell'edificio separato che ospitava le terme, uno spogliatoio riscaldato (23, apodyterium) dava accesso ad una stanza tiepida (24, tepidarium) che era affiancata da una stanza calda (32, calidarium) e forse da una stanza fredda (31, frigidarium) con una piccola piscina (natatio).
Si può vedere una pagina con la descrizione di una giornata in uno stabilimento balneare di Seneca e con immagini delle Terme di Caracalla a Roma.
Quando la villa fu trasformata in una locanda (caupona) con alcune camere per l'alloggio, le sale di ricevimento vicino all'entrata dell'edificio furono modificate per permettere la preparazione di cibo (11a, culina) che in parte era venduto in un chiosco adiacente (12a, thermopolium) al quale si poteva accedere direttamente dal portico. Per comprendere meglio ci si può riferire ad alcuni thermopolia a reperiti a Pompei e a Ostia.
BIBLIO
- Alexander G. McKay - Römische Häuser und Paläste - Feldmeilen - 1980 -
- Maureen Carroll - Romans, Celts & Germans: the german provinces of Rome - 2001 -
- S. Rinaldi Tufi - Archeologia delle province romane - Roma - 2007 -
- AAVV - Roma sul Danubio - a cura di M. Buora e W. Wobst - Roma - 2002 -
Le foto qui riportate sono di Carole Raddato e riguardano la ricostituzione della antica e romana Villa Borg, il Website da cui è stato tratto è: http://www.villa-borg.de
Verso la fine del XIX secolo, l'insegnante di una scuola locale scoprì, fuori dal villaggio di Borg nel comune di Perl, vicino a dove il fiume Saar sfocia nel fiume Mosella, in Germania, una antica villa rustica romana composta da tre ali che coprivano un'area di oltre 7,5 ettari. In base agli studi e le ricerche effettuate, la villa doveva risalire al II o III secolo d.c..
All'epoca non venne data la giusta importanza al ritrovamento per cui il sito rimase alla mercè di tombaroli abituali o occasionali. Il sito è stato depredato e parti importanti di esso sono scomparse. Il complesso è infatti stato scavato solo alla fine degli anni '80. Tuttavia oltre a scavare si pensò a organizzare un prezioso progetto.
Si progettò allora di ricostruire fedelmente gli edifici della Villa Rustica come dovevano apparire nel II e III secolo d.c., i lavori iniziarono nel 1994 e terminarono nel 2008. Oltre ai ritrovamenti locali e agli scavi, la ricostruzione si è basata su siti simili della regione della Saar (come la villa di Echternach in Lussemburgo).
L'INGRESSO ALLA VILLA
Sono state prese in considerazione sia la letteratura antica (Vitruvio) che quella moderna (ad esempio per la ricostruzione delle pitture murali). Gli edifici ricostruiti si trovano ora sui muri di fondazione romani, solo in parte visibili, rivelando il loro probabile aspetto nel II-III secolo.
La ricostruzione fornisce un'impressione dettagliata di come era la vita di allora in campagna e in quella zona, chi lavorava e come lavorava e come si veniva trattati, di cosa ci si nutrisse e quali strumenti avessero a disposizione, nonchè quanto si fosse sensibili alla cultura e alle arti, strumento indispensabile di qualsiasi civiltà.
La villa romana di Borg accoglie 50.000 visitatori all'anno, che vengono ad esplorare gli edifici, tra cui spiccano il salone principale, le camere da letto, tre bagni, lo spogliatoio e il solarium relax, una cucina e le latrine, insieme all'atrio e ai giardini.
I visitatori entrano nel sito della Villa Borg romana attraverso il cancello d'ingresso del custode. L'edificio poggia sulle fondamenta originali e probabilmente ha lo stesso aspetto che aveva durante il II e III secolo d.c.
Il pregio è di poter dare a tutti un'idea precisa di come potesse essere una villa rustica romana, quindi un fine di educazione, diffusione e cultura; il difetto è quello di aver dovuto coprire i resti delle fondazioni romane, in ogni caso un reperto archeologico che è stato coperto da una costruzione moderna.
La sala di ricevimento (in latino "atrium" cioè atrio), sta nell'edificio principale della villa, era ed è ancora la struttura su cui si concentra l'intero complesso della villa. Come la villa romana di Nennig, il salone aveva un grande pavimento a mosaico, in questo caso in bianco e nero.
RICOSTRUZIONE DELL'ATRIUM USATO COME MUSEO
Il disegno in pianta dell'ala principale ha fatto supporre che l'edificio fosse a due piani. La sala del maniero e alcune stanze adiacenti sono oggi utilizzate come museo dove sono esposti i reperti degli scavi.
Da febbraio a luglio 2013, una mostra sul vetro romano (CIRCUS BEAKERS & RIBBED BOWLS ROMAN GLASSMAKERS Mark Taylor & David Hill - ricostruzioni 1989-2012) si è tenuta nella sala di ricevimento. Diverse decine di vasi di vetro trovati nel sito di Villa Borg erano in mostra accanto a centinaia di ricostruzioni di bicchieri fatte da Mark Taylor & David Hill.
Alcune delle stanze al piano superiore espongono riproduzioni di mobili come sgabelli, tavoli, armadi, stipi, seggiole in vimini e in legno, e bracieri in ferro.
Ogni oggetto è stato eseguito artigianalmente in ottemperanza ai modelli romani reperiti o attraverso le pitture o attraverso in resti, sopravvissuti anche se carbonizzati, a Ercolano e Pompei.
Il corridoio che unisce le varie stanze viene usato come esposizione da museo con vetrine da esposizione contenenti autentici reperti del luogo e, fuori dalle vetrine, reperti riprodotti per far conoscere i prodotti dell'epoca che venivano usati in una azienda agricola dell'Impero Romano.
Il complesso comprende anche delle terme romane perfettamente funzionanti che fungono da grande attrattiva turistica. I bagni sono stati ricostruiti nel loro modo originale e danno un'indicazione di quanto fosse importante la cultura dei bagni nell'Impero Romano.
Dalla zona d'ingresso si raggiunge il bagno freddo (frigidarium) con la sua grande piscina natatoria ma non mancano nè il calidarium per i bagni caldi, nè il tiepidarum per i bagni tiepidi.Accanto al frigidarium è infatti stato ricostruito il caldarium, una stanza a volta con tre finestre che contiene una vasca con acqua calda.
Le sue pareti, tinte di un discreto azzurrino sono decorate da figure mitologiche di repertorio molto delicate. Ai lati due busti di personaggi celebri e in altra sala due statue acefale e tronche. I bocchettoni dell'acqua sono ornati da teste di leone e le pareti hanno tinture diverse a seconda delle stanze, in verde e in rosso, traversate da motivi floreali.
Accanto al caldarium e in linea con le antiche usanze balneari, è stato ricostruito il laconicum, la stanza di sudorazione secca delle terme romane.
La stanza di riposo era portata a una temperatura più alta e non aveva un bagno.Il laconicum era riscaldato da un ipocausto. Il pavimento sospeso, costruito con piastrelle a ponte, era sostenuto da pilastri costituiti principalmente da piastrelle quadrate, come si vede qua sotto.
Il laconicum, una specie di sauna, si serviva dell'ipocausto per scaldare la stanza, cioè di un forno sottostante in cui si scaldava la stanza attraverso calderoni d'acqua inviata nei tubi nascosti nelle pareti. Il riscaldamento riguardava in genere le varie stanze delle terme e le stanze per i banchetti o comunque per gli ospiti.
Come combustibile si usava in genere la legna che veniva tagliata dagli alberi del bischetto di proprietà dello stesso dominus della villa padronale.
IL LACONICO
La stanza successiva è la stanza mediamente calda delle terme, vale a dire un tepidarium. Essa contiene una statua di Clio, la Musa della storia e un larario ricostruito, e un piccolo Larario, cioè un santuario dedicato agli spiriti guardiani della casa romana (Lar Familiaris).
I membri della famiglia eseguivano riti quotidiani in questo santuario per garantire la protezione di questi spiriti domestici, i più significativi dei quali erano i lares.
Un larario aveva spesso l'aspetto di una piccola struttura simile a un tempio che conteneva una piccola statua, una nicchia nel muro o un piccolo santuario indipendente. Il dipinto nel larario ricostruito è basato su un affresco di un larario nella Casa del Centenario a Pompei. La statua che si vede è una riproduzione è una statua della Musa Clio, deputata alla storia e all'epica.
La figura di Bacco, Dio del vino e della fertilità, si trova ai piedi del Vesuvio. Il serpente, che è il genio Agatodemone, è protettivo della famiglia e pure beneaugurale.
STANZA DEL RIPOSO NELLE TERME
Oggi una taverna in una delle ali di Villa Borg serve ai visitatori cibo e bevande basate su antiche ricette romane. La cucina romana dato il commercio tra Roma e le sue province, disponeva di carni, pesci, molluschi, frutta e verdure di ogni dove, e soprattutto era ricca di spezie. Se oggi la cucina italiana è riconosciuta dell'Unesco come patrimonio dell'umanità, lo deve proprio dalla cucina antica romana da cui deriva.
Villa Borg produce il proprio pane romano che si può acquistare alla taverna. Il pane viene cotto all'interno della cucina romana ricostruita (culina) con ricette tradizionali e strumenti tradizionali romani. La cucina romana è immediatamente adiacente all'ala dei bagni, secondo l'uso romano.
I giardini, che sono stati progettati nel modo più autentico possibile sulla base dell'analisi dei pollini rinvenuti localmente e della letteratura pertinente, consistono in un giardino di erbe con spezie e piante curative, un giardino di fiori e un orto con frutta e verdura.
Il roseto e il giardino interno sono anch'essi basati su modelli romani e danno un'idea dell'architettura dei giardini romani con le loro fontane, balaustre, sentieri, statue, oscilla, siepi e vegetazione.
LA STANZA DEL LARARIO
Ogni anno durante il primo fine settimana di agosto si tengono alla Villa le "Giornate Romane" (Römertage). Legionari romani, commercianti e artigiani si accampano nella tenuta di Villa Borg e presentano l'antico stile di vita.
La Villa offre anche una varietà di eventi durante tutto l'anno, dagli spettacoli dell'epoca, come musiche e danze, o teatro o giochi gladiatori o esibizioni militari, o saghe e banchetti.
Fino ad oggi stata scavata solo la pars dominica (del dominus, o parte urbana) che era la zona residenziale esclusiva del padrone (dominus) e della sua famiglia che accoglieva clientes ed ospiti.
Attualmente si sta scavando nella zona della pars rustica, la zona riservata ai servi e ai lavoratori della fattoria.
LA CULINA
Qui sotto gli scavi operati a Borg per recuperare le mura di fondazione superstiti, non risultano statue, vasche marmi o muri dipinti, probabilmente tutto già asportato a suo tempo. però l'intelligente progetto si è rivelato un ottimo investimento per il centro abitato.
Tolemaide (Tolmeta in latino) era un antico centro della Cirenaica (una regione storico-geografica della Libia orientale), che sorgeva presso l'attuale città araba di Tolmeita. Il nome della città deriva probabilmente da quello di Tolomeo III Evergete, che sposò Berenice II, figlia di Magas di Cirenaica, ricevendone in dote l'intera regione, annessa all'Egitto.
Nel I secolo fu conquistata da Roma che la incluse nella Provincia di Cirene e Creta ed entrò a far parte del Limes Africano. Durante le invasioni barbariche del III secolo la caduta della città costrinse l'imperatore Marco Aurelio Probo, ad affrontare, nel 279 - 280, una nuova invasione dei Blemmi in Egitto. Nel 428, la città fu devastata dai Vandali.
Sotto Giustiniano fu ricostruita con la realizzazione di una cisterna e di una chiesa i cui resti sono ancora visibili nel sito archeologico. Fu nuovamente devastata dagli Arabi nel VII secolo, per cui quasi tutta la popolazione abbandonò la città.
Fin dal periodo della dominazione italiana ebbero luogo numerosi scavi che portarono alla luce il centro e la cinta di mura in parte conservate. L'abitato aveva pianta regolare, all'uso greco e gli scavi archeologici hanno rivelato vari edifici ellenistici, tra cui il mausoleo e il cosiddetto Palazzo delle Colonne.
Di età romana sono i resti del foro, l'anfiteatro e un arco onorario a tre fornici del sec. IV d.c. Sono state rinvenute anche notevoli sculture di età ellenistica. Nel 2001 una missione dell'Istituto di archeologia dell'Università di Varsavia diede corso ad ulteriori scavi archeologici.
MOSAICO DI DIONISO ED ARIANNA DORMENTI
LA MISSIONE ARCHEOLOGICA
La missione archeologica dell’Università di Varsavia, guidata da Jerzy Zelazowski, ha scoperto a Tolemaide, sulla costa cirenaica libica, già sede di un’importante delegazione italiana durante il periodo del colonialismo, una villa romana del III sec. d.c., con splendidi mosaici e affreschi, per un'estensione di 600 mq. Sono inoltre venute alla luce delle statue e un tesoretto di 553 sesterzi in argento e bronzo.
Forse si trattava del compenso di artigiani locali per i lavori svolti nella domus, comunque la maggior parte delle monete sono state trovate all’interno di una stanza di una sorta di laboratorio che produceva lucerne di terracotta (il Nord Africa era uno dei grandi fornitori di manufatti ceramici nel periodo imperiale e post imperiale dell’intero bacino del Mediterraneo, soprattutto di Roma).
LA STORIA
La città di Tolemaide venne fondata quasi 2300 anni fa, agli inizi del IV secolo a.c., dai Greci di Barce, cittadina anch'essa libica. Non si conosce il nome originale ma si sa che venne chiamata Tolemaide, sicuramente voluto sotto
il dominio della dinastia macedone dei Tolomei.
La dinastia dei Tolomei iniziò a governare la regione nel 305 a.c., con Tolomeo I Soter. Il suo dominio si estendeva su una vasta area che andava dalla Siria alla Nubia. La capitale del regno era Alessandria d'Egitto.
Nel 96 d.c. l'intera provincia della Cirenaica, inclusa la città di Tolemaide, venne consegnata pacificamente ai Romani. che però finirono per disinteressarsi della nuova provincia, non avendo questa molte risorse.
Così Tolemaide finì per diventare un covo di pirati, ma nel I secolo d.c., durante le guerre mitridatiche, i Romani fecero un notevole sforzo per ristabilire l'ordine in Cirenaica.
La villa con i mosaici è stata costruita centinaia di anni dopo queste vicende, quindi in un florido periodo di pace.
La storia dei viaggi e delle missioni archeologiche in Oriente è legata alla storia delle grandi biblioteche e delle collezioni di
antichità, nate in Italia e Francia dal periodo rinascimentale in poi. Furono intraprese diverse spedizioni, per acquisire nuovi monumenti per le raccolte già esistenti, oltre al piacere di viaggiare nei territori dell’Impero Ottomano.
Comunque i
viaggi nei paesi del Nord Africa erano poco numerosi, soprattutto a causa della pirateria diffusa a Tunisi e Tripoli.
Quando nel Settecento e Ottocento a Tolemaide giunsero i primi viaggiatori, la città era un ammasso di rovine in circa 250 ettari abbandonati. Alcuni studiosi ritengono che la città non sia stata devastata nell’invasione araba, né era stata
completamente abbandonata.
Secondo Al-Idrisi, un geografo arabo dell’XI
secolo, era una grande città fortificata, con il porto commerciale frequentato dalle navi di Alessandria. Tuttavia l’insediamento
arabo occupò i limiti settentrionali e occidentali della città antica e dunque
la parte centrale della città rimase in realtà intatta. Le osservazioni fatte dai
viaggiatori in autunno erano le più precise per il diradarsi della vegetazione.
I viaggiatori, spostandosi verso Oriente, incontravano uno stupefacente complesso di cui era difficile stabilire la natura, sulla cui destinazione si discute oggi come allora, chiamato “agora”, oppure “forum”, oggi detta “Piazza delle Cisterne”. Si tratta di una piazza di 60 x 70 m, pavimentata di mosaico, circondata da un portico, sotto la quale fu costruita, tra roccia e muratura, un'enorme cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, o per conservare la riserva dell’acqua portata dall'acquedotto dalla sorgente lontana 20 chilometri ad est. La cisterna sotterranea si compone di una serie di criptoportici, composti a loro volta da 21 gallerie chiuse da una volta a botte, lunghe 18 metri e alte 5 m.
DANIELE MANCINI
"La villa si sviluppava intorno ad un cortile che fungeva da peristilio, secondo lo schema classico delle ville romane. I mosaici reperiti in loco archeologica sono estremamente preziosi. Uno di essi raffigura Arianna e il suo sposo, il Dio Dioniso, addormentati. Un altro mosaico riproduce il ciclo di Achille, con l'eroe greco raffigurato sull'isola di Skyros, dove sua madre, temendo la sua morte prematura nella guerra di Troia, lo aveva inviato travestito da fanciulla.
Due altri mosaici, uno nel cortile della vitta e l'altro nella camera da pranzo, sono stati chiamati Leukaktios, dalla sovrapposizione, in epoca successiva, forse dai nuovi proprietari, di un pavimento di pietra bianca. Alcuni affreschi parietali della villa imitano il marmo, con forme geometriche colorate, altri presentano raffigurazioni di diversi uccelli.
L'abbandono di questa elegante abitazione avvenne, quasi certamente, al culmine di una serie di terremoti che funestarono la regione. Due, in particolare, registrati nella metà del III sec. d.c. e nel 365 d.c., possono aver inflitto all'edificio il colpo fatale. Il tesoretto di monete d'argento e di bronzo era sepolto sotto il crollo della casa.
La città di Tolemaide, però, sopravvisse a questi disastri naturali e rimase, almeno per un certo lasso di tempo, capitale della Cirenaica. Nel 428 d.c. venne distrutta o almeno devastata dai Vandali che avevano invaso il nord Africa. Tolemaide venne ricostruita sotto Giustiniano I, imperatore bizantino dal 527 al 565 ma venne nuovamente rasa al suolo nel VII secolo d.c. dagli Arabi e non venne più ricostruita.
La villa con i mosaici recuperati è stata edificata qualche secolo più tardi intorno a un cortile, il classico peristilio romano.
Il mosaico più scenografico raffigura Dioniso e Arianna dormienti; Arianna, figlia di Minosse, dopo aver aiutato Tèseo contro il Minotauro, dopo essersi disperata per la sua partenza, sarebbe diventata la moglie della divinità.
L’antica Tolemaide è stata fondata tra il VII e il VI sec. a.c. da coloni greci dell’antica Barce, sempre in Libia, ed è stata ribattezzata con questo nome durante la dominazione tolemaica sull’Egitto, con Alessandria capitale.
Durante il regno di Cleopatra, i Romani hanno occupato anche Tolemaide e nel 96 a.c. l’intera provincia della Cirenaica è stata pacificamente consegnata ai Romani. Roma, però, ha mostrato sempre poco interesse per la loro nuova provincia che si è trasformata in un nido di predoni e pirati. Nel I secolo a.c., dopo le guerre civili, i Romani hanno fatto uno sforzo per ristabilire l’ordine in Cirenaica ed estendere la “romanitas” in tutta la zona, sedando tutti i piccoli conflitti tra le varie tribù e gruppi religiosi.
In altro mosaico vi è, invece, raffigura un momento del ciclo di Achille, la raccolta di poemi epici sulle avventure dell’eroe greco. Nella rappresentazione musiva Achille è rappresentato sull’isola di Skyros dove sua madre Teti, temendo che avrebbe incontrato la sua morte e la sua gloria a Troia, lo vestì come una ragazza per evitare Ulisse e i suoi reclutatori militari.
Altri due mosaici della villa, uno nel cortile e uno nella sala da pranzo, riportano il nome “Leukaktios“. Il nome sembra sia stato sovrapposto sulla pietra della muratura in un secondo momento, forse a causa di un cambio di proprietà nel corso della sua vita.
Le pareti della villa, inoltre, sono decorate da affreschi colorati con disegni geometrici che imitano il rivestimento in marmo. Sono raffigurate anche diverse figure rappresentanti principalmente varie specie di uccelli.
La fine di questa elegante casa, dopo anni di occupazione, è probabilmente da attribuire a eventi catastrofici come i terremoti piuttosto frequenti nella regione, soprattutto quello a metà del III secolo d.c. e quello del 365 d.c., che devastano irrimediabilmente la casa. Il tesoro di monete d’argento e di bronzo è stato trovato infatti all'interno degli strati di distruzione della casa.
La città di Tolemaide, invece, è sopravvissuta ancora per qualche periodo come capitale della Cirenaica fino al 428 d.c. Venne poi distrutta dai Vandali che invasero il Nord Africa. Fu ricostruita da Giustiniano I, l’imperatore bizantino dal 527 al 565, ma nel VII secolo d.c. le armate arabe rasero nuovamente al suolo la città decretandone la definitiva fine."
(Daniele Mancini)
BIBLIO
- Gennaro Pesce - Il "Palazzo delle colonne" - Tolemaide di Cirenaica - Monografie di archeologia libica - Roma - L'Erma di Bretschneider - 1950 -
- Roques,D. - Procope de Cesaree et la Cyrénaïque du VIe s. ap. J.C. (De Aedificis, VI, 2) - Rendiconti della Accademia di Archeologia. Lettere e Belle Arti - Napoli - 1993-1994 -
Ci rifacciamo al sito di Samuel López Iglesias, originario di Carranque e nel 1983 scopritore dei resti di una villa romana di circa 1700 anni fa, nella fattoria Santa Maria de Abajo a Carranque. Dopo lunghi anni di scavi, la città è stata aperta al pubblico come parco archeologico di Carranque.
LO SCOPRITORE
Samuel López non poteva immaginare la ripercussione che avrebbe avuto la sua scoperta di alcune perle di tessere di mosaico durante l'esecuzione di compiti sul campo la mattina del 23 luglio 1983.
Così racconta come avvenne la scoperta della Villa Romana di Carranque:
“Un giorno, mentre annaffiavo, ho trovato un piccolissimo tassello di mosaico; Aveva solo quattro o cinque tessere, ma era sufficiente per dimostrare che quei resti erano romani e naturalmente c'erano mosaici negli edifici romani della zona. Questo fatto suscitò ancora di più la mia curiosità, poiché era possibile che parte di quei mosaici rimanesse ancora nella zona.
Il tempo passò senza che apparisse nulla di nuovo, tranne un pezzo di sigillata e poco altro, ma la mattina del 23 luglio 1983 avvenne il miracolo. Sotto la paglia di stoppie, ho visto delle tessere sciolte e ho trovato alcuni pezzi di mosaico che l'aratro aveva estratto. Con un bastoncino ho cominciato a grattare il pavimento e, subito, è comparso il resto del mosaico.
PIANTA DELLA VILLA
Era lì, solo quattro pollici di profondità. Così sono andato a cercare i miei fratelli e siamo tornati con le zappe per scavare. In pochi minuti avevamo davanti a noi il mosaico delle Metamorfosi e, anche se ancora non lo sapevamo, uno dei siti archeologici più importanti della Spagna. Ovunque abbiamo scavato, appariva un mosaico. Erano ovunque. È stato fantastico.
Abbiamo immediatamente avvisato il museo di Toledo, sono venuti a vederlo e hanno confermato che si trattava di una villa romana con più di 1.700 anni. Un anno dopo gli scavi iniziarono a portare alla luce ciò che era già stato scoperto ”. Nonostante fossero passati 20 anni prima che il sito, aperto al pubblico come Parco Archeologico, potesse essere visitato, Samuel non ha mai perso il contatto con l'evoluzione degli scavi e con le attività intorno al paese"
Ma il suo interesse va oltre Carranque, poiché il suo entusiasmo per l'archeologia e l'arte romana lo ha portato a visitare altri siti e ville romane in vari luoghi e ad approfondire la sua conoscenza del nostro vasto patrimonio culturale romano.
MOSAICO DELLE METAMORFOSI
IL SITO ARCHEOLOGICO DI CARRANQUE
Il sito archeologico di Carranque risale alla seconda metà del IV secolo della nostra era. È una villa o una tenuta ricreativa della fine dell'Impero Romano. È composto da più edifici, tra i quali ne
spiccano tre: la villa, il palazzo sontuoso e il mausoleo.
RICOSTRUZIONE DEL COMPLESSO ARCHEOLOGICO
LA VILLA
La villa è un palazzo signorile dotato di tutti i comfort del periodo tardo imperiale, come il riscaldamento ipocausto (qualcosa di simile alle glorie castigliane), acqua corrente e scarichi, nonché lussuose decorazioni, mosaici sui pavimenti, pareti stuccate e dipinto con motivi architettonici e floreali e mobili di lusso.
La villa romana di Carranque o Materno, per il nome che compare in un'iscrizione del mosaico di Las Metamorfosis, rinvenuta nel cubicolo o camera da letto del proprietario. La grande casa è di quaranta metri lineari di lato, circa seicento metri quadrati.
Si ritiene che la villa appartenesse a Materno Cinegio, di origine ispanica, che fu comes sacrarum largitionum (ministro del tesoro e delle finanze) tra il 381 e il 383, sotto Teodosio I, anche lui ispanico. Divenne poi quaestor sacri palatii e poi Prefetto del pretorio d'Oriente dal 384: in quanto cristiano, proibì i culti pagani e chiuse i loro templi in Egitto e Siria nel 386, cadde nel fanatismo e promulgò leggi antisemite.
MORTE DI ADONE
I pavimenti della villa erano ricoperti quasi interamente da meravigliosi mosaici, dove spiccano i mosaici figurativi con temi della mitologia greco-romana, come la morte di Adone, la consegna di Briseida ad Achille e Ulisse o il Dio Oceano, allegorie come il mosaico di pesci che è una chiara allegoria dell'abbondanza di cibo, con pesci, crateri vivi e ceste con frutta. Non mancano i disegni geometrici o floreali con motivi tipici del mosaico romano come i nodi di Salomone.
La Villa disponeva di acqua corrente, scarichi e riscaldamento, sono rimasti resti di condutture in piombo per l'approvvigionamento idrico, condutture di drenaggio con tubi in terracotta e impianti di riscaldamento ad ipocausto, costituiti da tubazioni interrate attraverso le quali i gas di combustione di forni predisposti a tale scopo, con diversi camini per l'evacuazione dei fumi verso i tetti.
Vi si accedeva attraverso un portico porticato sorretto da colonne in mattoni, fiancheggiato da due torri quadrate. Dal portico si accedeva all'atrio, a pianta circolare, e da questo ad un corridoio o peristilio che circondava il patio centrale sorretto anch'esso da colonne in mattoni.
IL DIO OCEANO
I MOSAICI
Per realizzare i mosaici, come il resto della costruzione, nel più breve tempo possibile, sono stati impiegati un gran numero di professionisti. Vi sono stati impiegati almeno tre laboratori museali, dei quali due hanno lasciato la firma sui loro mosaici.
La collezione è composta da circa ventidue mosaici, di cui diciannove sono conservati, la maggior parte dei quali in ottime condizioni. Ne abbiamo quattro con temi figurativi e il resto sono temi geometrici e floreali, ma con una grande varietà di disegni e colori, che si differenziano notevolmente l'uno dall'altro.
I più importanti sono quattro: mosaico di Adone, sul triclinio; Mosaico di Achille, nell'oecus; mosaico delle Metamorfosi, nel cubicolo o camera da letto della Materna e mosaico degli Oceani, nell'anticamera dell'oecus.
Nella villa spiccano tre delle sue sale: l'oecus, il cubicolo e il triclinio.
ACHILLE E BRISEIDE
L'Oecus o ampia sala ricevimenti
Di forma esagonale e lati curvi, si trova al centro dell'edificio, proprio di fronte all'ingresso principale. Vi si accede dal peristilio, ampliato da un semicerchio o abside con fontana che manteneva umido il mosaico oceanico, con grandi barbe che simboleggiano le onde del mare e chele di aragosta sulla sommità della testa, accompagnate da animali marini, reali e immaginari, barbigli, delfini, molluschi e una pantera marina.
Questo spazio semicircolare sarebbe bagnato da una fontana, evidenziando la vividezza dei colori. Su entrambi i lati, le stanze ottagonali potrebbero fungere da biblioteche.
All'ingresso dell'oecus, un'iscrizione riporta il nome della bottega che ha realizzato il mosaico: EXOFFICINA IVL ..... PRVD, che direbbe qualcosa di simile. DALLA BOTTEGA DI IULIUS PUDENTE
Il pavimento rappresenta al centro una piazza figurativa con il tema dell'Iliade. Il ritorno del prigioniero Briseide ad Achille da parte di Ulisse. Mostra Briseide in un velo, in piedi e a sinistra. Al centro, Ulisse, molto deteriorato, con una corta tunica e una spada in mano, al centro e a destra del dipinto, Achille, nudo, seduto accanto al suo scudo. Il mosaico è completato da un bordo attorno al medaglione centrale con un curioso bordo 3D. Motivi geometrici con i nodi di Salomone rivestono il resto della stanza. Sui tre lati curvi del fondo e dei lati della sala sono rappresentati crateri vinicoli con tralci e foglie di vite.
Il Cubicolo
- o camera da letto con anticamera. Questa camera da letto era decorata con il mosaico delle Metamorfosi, uno dei più importanti dell'intera imponente collezione della villa, quello più importante, quello delle Metamorfosi. È il mosaico della camera da letto principale della casa, cioè quella del proprietario. Si chiama così, per i temi dell'amore erotico che contiene e che rappresentano diversi tipi di metamorfosi. All'ingresso troviamo un cartello, che dice in un tardo latino e con difetti,
EXOFFICINAMA MAS ........ NI PIGI HIRINIUS UTERE FELIX MATERNE HUNC CUBICULUN,
tradotto: dalla bottega di più ... ..... ni, Hirinio l'ha dipinto, Materno usa felicemente questo cubicolo.
Al centro del mosaico un medaglione circolare, con una donna riccamente vestita di aureola e corona, forse la padrona di casa, circondata da quattro scene d'amore e quattro busti di Dei ed eroi della mitologia greco-romana: il bagno di Diana con Diana al centro e una ninfa che pettina la Dea nuda, mentre un'altra ninfa le versa sopra l'acqua da un'anfora e un altro terzo indica sullo sfondo la figura di Atteone, che spia la scena e la cui testa cornuta indica l'inizio della sua metamorfosi, punizione per la sua audacia.
LA CACCIA
Una seconda scena mostra il rapimento di Hilas da parte delle ninfe. Al centro, Hilas viene trascinata da due ninfe sul fondo delle acque, mentre una terza osserva l'azione. Una terza scena rappresenta il mito di Piramo e Tisbe, con il giovane che si trasforma in un gelso, mentre Tisbe, spaventata, fuggi dalla leonessa che porta il velo strappato e macchiato di sangue tra le fauci. Secondo la mitologia, i frutti di questo albero avevano cambiato colore assorbendo il sangue di Priamus.
Infine una scena difficile da interpretare, in cui un cavallo, forse Nettuno, guidato da un erote insegue una ninfa, forse Amimone. Dei quattro busti agli angoli, tre sono sopravvissuti: Diana con faretra e corona; Atena con chitone, elmo trapuntato e lancia; Eracle, barbuto, calvo e con un chiodo.
Dei quattro busti agli angoli, tre sono sopravvissuti: Diana con faretra e corona; Atena con chitone, elmo trapuntato e lancia; Eracle, barbuto, calvo e con un chiodo. Dei quattro busti agli angoli, tre sono sopravvissuti: Diana con faretra e corona; Atena con chitone, elmo trapuntato e lancia; Eracle, barbuto, calvo e con un chiodo.
Il Triclinio o sala da pranzo
- una grande stanza rettangolare, con un'esedra su un palco, di circa 65 mq, in cui si trova il mosaico di Adone, a tema geometrico con tanti rosoni, tutti diversi tra loro. Al centro è presente un medaglione di circa sei metri quadrati, con un tema mitologico che rappresenta la morte di Adone.
Adone combatte nudo con un cinghiale, mentre viene osservato da Marte, anche lui nudo, ma con mantello, lancia e scudo, e Venere, che con il braccio teso segnala la lotta di Adone. Sotto di loro due cani feriti dal cinghiale, con i rispettivi nomi, Leandro e Titurus. Completano la scena una lepre, una pernice e il posteriore di un altro cinghiale, che fuoriesce dal disegno attraverso la cornice.
Da notare il doppio tema che questo pannello rappresenta, da un lato e in alto, il tema mitologico con la morte di Adone, e in fondo all'arazzo, un tema di caccia con due cani. La cosa più curiosa dell'argomento è che i nomi di nessuno degli dei non compaiono, ma quelli dei cani, forse i veri nomi dei cani del proprietario della casa.
Il triclinio è preceduto da un'anticamera, con un mosaico a forma di ottagoni, esagoni, croci e cesti con fiori e frutti, crateri e pesci. Salendo due gradini si raggiunge una piattaforma che presiede il triclinio, decorata da un mosaico geometrico con un grande vaso appuntito coronato da un grande fiore. Sui gradini è rappresentata una razza di levrieri e lepri, modalità di caccia molto frequente nella zona. forse i veri nomi dei cani del proprietario della casa.
Altre Stanze
Oltre a queste unità sono presenti diversi cubicoli, unità di servizio e un magazzino. La zona nobile aveva il riscaldamento ad ipocausto, che consisteva in un forno esterno dove veniva riscaldata l'aria che passava sotto il pavimento, sostenuta da colonnine, per uscire attraverso tubi di ceramica come camini.
Aveva anche acqua corrente e uno scarico. La decorazione dell'edificio era molto lussuosa, con pavimenti decorati con mosaici geometrici, floreali o figurativi. Le pareti sono state stuccate e dipinte con motivi geometrici e vegetali, dove compare anche un uccellino.
RICOSTRUZIONE DEL PALAZZO
IL PALAZZO SONTUOSO
Si tratta di un edificio unico per la sua pianta ed eccezionale per i materiali utilizzati. A differenza della villa dedicata alla residenza di Materno, suo proprietario, il palatium è un edificio di rappresentanza dove il "dominus" riceve i suoi ospiti.
La costruzione e la decorazione sono impressionanti: i muri non sono più fatti frasche e fango, ma vengono utilizzati conci di calcare portati da centinaia di chilometri di distanza. Le colonne di marmo sono portate dalla Turchia.
RICOSTRUZIONE DEL PALAZZO
Vi sono cupole in mattoni ricoperte di mosaici realizzati con tessere in pasta di vetro e foglia d'oro, e con un'infinità di colori, pavimenti decorati con il più costoso di tutti i pavimenti dell'epoca, l'opus sectile (marmi tagliati a mano motivi floreali e geometrici), inoltre i battiscopa sono ricoperti di fregi in marmo multicolore dell'altra estremità del Mediterraneo.
Potremmo confrontare questo tipo di costruzione con il mausoleo costruito nel 420 a Ravenna per la figlia dell'imperatore Teodosio I, Gala Placidia. Questo stile di decorazione annuncia la fine dell'arte tardo romana e l'inizio di quella bizantina.
RICOSTRUZIONE DEL PALAZZO
IL MAUSOLEO
Si tratta di un piccolo edificio a pianta quadrata con abside semicircolare in testa. Il suo lavoro consiste in una combinazione di pietra e cemento (opus caementicium) e mattoni cotti (opus testaceum) e colonne attaccate al muro all'esterno. Il pavimento era a mosaico, di cui si è conservato solo un piccolo frammento.
IL TORCULARIO
Ovvero il mulino. Questa è la zona produttiva del paese, dove si producono olio e vino.
GLI EDIFICI DI SERVIZIO
Il complesso è completato da un'altra serie di edifici dedicati alla servitù, stalle, fienili ed eventualmente alcune sorgenti termali, ancora non scavate. Questo insieme di edifici sono gli unici del periodo teodosiano, che sono stati scoperti fino ad oggi in Spagna.
BIBLIO
- Carmen Fernández Ochoa - Virginia García-Entero - La storia di Carranque attraverso la sua archeologia -
- Archeostorie. Manuale non convenzionale di archeologia vissuta - Feltrinelli -
- Eslava Galán, Juan - 1000 posti da vedere in Spagna almeno una volta nella vita - Barcellona - 2017 - - Orensanz, Toni - MARMI Come il lusso romano è arrivato sull'Altopiano. Scoperta a Carranque (Toledo) la più importante collezione di marmi d'Occidente]. La Vanguardia - Barcellona -