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URANIO ANTONINO (Usurpatore: 221)


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URANIO ANTONINO

Nome: Lucio Giulio Aurelio Sulpicio Severo Uranio Antonino, ovvero Lucius Iulius Aurelius Sulpicius Severus Uranius Antoninus
Nascita: III secolo d.c.
Morte: III secolo d.c.
Gens: Iulia
Identità: controversa


Identificato come un usurpatore contro l'imperatore Eliogabalo o Alessandro Severo nel 221 o come un usurpatore contro gli imperatori Valeriano e Gallieno, ribellatosi nelle province orientali nel 253/254. L'Uranio di cui parla Zosimo e che si sarebbe ribellato nel 221 contro Eliogabalo o Alessandro Severo potrebbe nascere da un errore dello storico nel riportare la storia di Uranio Antonino.

Qui sopra una moneta di Uranio Antonino, riportante iscrizioni in greco e datata secondo le ere seleucidi. Al rovescio è raffigurato il tempio dedicato alla divinità solare El Gabal ad Emesa con all'interno la sacra pietra.



IL SACERDOTE SAMPSIGERAMUS

In Siria, Uranio Antonino coniò delle monete con legende greche che lo proclamano imperatore, e datate al 253/254 in base alle ere seleucidi, seguite da altre che ne ridimensionano le pretese. È stata proposta l'identificazione di Uranio con il sacerdote Sampsigeramus, citato dallo storico siriano Giovanni Malala, come colui il quale guidò una limitata forza di soldati armati di fionde che inflissero una sonora sconfitta al re sasanide Sapore I durante la sua terza invasione del territorio romano. 

Secondo questa interpretazione, Uranio sarebbe diventato imperatore in occasione di questa invasione sasanide, in quanto la latitanza del potere centrale imponeva le personalità locali a provvedere alla difesa del territorio mediante la raccolta di forze autoctone, e l'autorità di un imperatore, sia pure locale, avrebbe facilitato questa opera. Con l'approssimarsi di Valeriano e del suo esercito, Uranio avrebbe ridotto le proprie pretese, forse a seguito di un compromesso con l'imperatore.

Di Panairjdde - English Wikipedia, Pubblico dominio,
(https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=380137)


URANIO ANTONINO

Zosimo riporta che nel 221 un certo Uranio si sarebbe ribellato ed avrebbe assunto la porpora contro uno dei Severi, Eliogabalo o Alessandro, senza successo. Questo resoconto, secondo alcuni storici moderni, potrebbe nascere da un errore dello storico nel riportare la storia di Uranio Antonino, altro usurpatore del trono imperiale nel 253 contro Valeriano (200 - 260). Secondo questi storici, l'Uranio di Zosimo sarebbe dunque Uranio Antonino.


BIBLIO

- Giovanni Malala Banchich, Thomas - Uranius Antoninus - De Imperatoribus Romanis - 2002 -
- Historia Augusta - Triginta tyranni -  
- Cassio Dione - Storia romana -
- Ronald Syme - Tacito - ed. it. A. Benedetti - Paideia - Brescia - 1967 -
- Zosimo - Storia nuova -
- Santo Mazzarino - L'Impero romano - Laterza, Roma-Bari - 1984 -
- Steve Pasek - Coniuratio ad principem occidendum faciendumque - München - 2013 -


DEMETRIOS PALEOLOGO (Usurpatore: 1449-1460)


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DEMETRIO PALEOLOGO DI BENOZZO GOZZOLI

Nome: Demetrios Paleologo, Demetrio Paleologo
Nascita: 1407
Morte: 1470
Padre: Giovanni VIII
Fratelli: Tommaso e Giovanni VIII
I moglie: la figlia di Kantakouzenos Strabomyte
II moglie: la figlia di Kantakouzenos Strabomytes, la "basilissa Zoe"
III moglie: Theodora Asanina
Figlia: Helena
Dinastia: Paleologa

Demetrio ambì sempre al trono imperiale che sentiva suo di diritto in quanto figlio dell'Imperatore bizantino Manuele II Paleologo e fratello più anziano quindi con pieno diritto di successione. Egli non aveva un buon carattere perchè litigioso e testardo, però aveva anche dei tratti particolarmente simpatici perchè se la cavò sempre proprio con quelli che avrebbero potuto eliminarlo o portarlo alla disperazione. Invece fu spesso risparmiato e pure aiutato proprio dai suoi nemici.

L'imperatore Manuele II Paleologo, il padre di Demetrios,  (r. 1391-1425) aveva sei figli, il figlio maggiore di Manuel, John, come di diritto, fu elevato a co-imperatore e designato a succedere a Manuele come unico imperatore alla sua morte. Il secondo figlio maggiore, Theodore, lo fece Despota della Morea e il terzo maggiore, Andronikos, Despota di Salonicco nel 1408 a soli otto anni. 

I figli minori di Manuel: Costantino, Demetrios (nato nel 1407) e Tommaso, vennero tenuti a Costantinopoli poiché non era rimasta altra terra per loro, ma con la distinzione di Porphyrogennetos ("nato nella porpora"; cioè nel palazzo imperiale durante il regno del padre).

Demetrios venne poi nominato despota dell'isola di Lemnos nel 1422 da Manuel, ma non soddisfatto rifiutò di vivere sull'isola, fuggendo alla corte del re Sigismondo d'Ungheria nel 1423 chiedendo protezione dai suoi fratelli, e tornò a Costantinopoli solo nel 1427.

Nel 1437, Demetrios accompagnò Giovanni VIII a Firenze, per unificare il credo cattolico romano e quello Ortodosso orientale affinchè l'Europa occidentale agisse in difesa del suo impero al collasso, minacciato dall'impero ottomano. Anche se era contrario all'unione delle chiese, Demetrio accompagnò Giovanni che non osava lasciarlo a est senza di lui. 

Lasciò invece Costantino, il fratello più fidato ed erede favorito, come reggente a Costantinopoli.
Il Concilio di Firenze ottenne l'unione delle chiese, ma durò diversi anni, e Giovanni tornò a Costantinopoli nel 1440, ma la notizia che le chiese erano state unificate suscitò il risentimento della popolazione, che si sentiva tradita da Giovanni.

TOMMASO PALEOLOGO

Nel 1442, Demetrios aveva formato un esercito, col supporto dei turchi, che si opponeva all'unione delle Chiese cattolica e ortodossa, muovendo contro il fratello Giovanni VIII, ma furono respinti e Demetrios fu imprigionato, in seguito liberato.

Teodoro e l'imperatore Giovanni VIII morìrono nel 1448. I possibili successori furono Costantino, Demetrio e Tommaso. John non aveva designato un erede, anche se favoriva Costantino, così prevalse la volontà della madre, Helena Dragaš, che preferiva Costantino.

Helena si riservò il diritto di agire come reggente fino all'arrivo di suo figlio maggiore, Costantino, bloccando il tentativo di Demetrios di conquistare il trono. Tommaso accettò la nomina di Costantino e Demetrio infine si unì a proclamare Costantino suo nuovo imperatore e la nomina fu accettata anche dal sultano Murad II.

Giovanni VIII aveva nominato Tommaso, il fratello minore di Demetrio, Despota della Morea, e Costantino voleva che i fratelli governassero insieme, ma i due despoti litigavano spesso. Demetrios tentò di espandere il despotato, e sposò Theodora Asanina, figlia di Paul Asan.

A causa dell'assedio ottomano di Costantinopoli, Costantino XI inviò un messaggio urgente alla Morea, chiedendo aiuto per Costantinopoli, che però cadde il 29 maggio 1453. Dopo la Caduta di Costantinopoli, la morte di Costantino XI e la fine dell'Impero bizantino il 29 maggio 1453, il sultano ottomano Mehmed II concesse a Thomas e Demetrios di continuare a governare come vassalli ottomani nella Morea.
 
Alcuni Moreot volevano proclamare Demetrios, il fratello più anziano di Costantino XI, come successore di Costantino. Thomas sperava in una campagna per ripristinare l'impero, con il sostegno dal Papato e dell'Europa occidentale. I continui litigi con Demetrios, che sosteneva invece gli ottomani,
spinsero il sultano a invadere e conquistare la Morea nel 1460.

Tommaso fuggì in esilio, Demetrio fu catturato nella capitale del dispotato, Mystras, si arrese agli Ottomani il 29 maggio 1460, e Mehmed gli concesse terre in Tracia e alcune isole, il che
permise a Demetrios di vivere in tranquillità fino a quando non fu privato delle sue terre e delle sue entrate nel 1467 a seguito di accuse contro suo cognato.

Quando gli emissari di Tommaso e Demetrio visitarono il Sultano ad Adrianopoli mesi dopo la caduta di Costantinopoli, il Sultano non chiese la resa del territorio, ma solo che i despoti pagassero un tributo annuale di 10.000 ducati. Poco dopo però, il sultano gli concesse una tenuta ad Adrianopoli, dove visse con sua moglie, Theodora Asanina. Dopo la morte della sua unica figlia, Helena, nel 1469, Demetrios si ritirò e si fece monaco, morendo un anno dopo nel 1470.

Poco dopo la caduta di Costantinopoli, scoppiò una rivolta degli immigrati albanesi contro i despoti della Morea. Gli albanesi avevano rispettato i primi despoti, come Costantino e Teodoro, ma disprezzavano i due attuali despoti. Non potendo sconfiggere gli albanesi da soli, i despoti si appellarono agli ottomani. Mehmed II inviò un esercito ma la ribellione fu completamente schiacciata solo nel 1454, in cambio Mehmed aumentò a Thomas e Demetrios il tributo di 10.000 ducati a 12.000 ducati all'anno ma era impossibile soddisfare tale richiesta.

GIOVANNI VIII PALEOLOGO

LA CROCIATA

Nel settembre 1453, Papa Niccolò V lanciò la II Crociata "Etsi ecclesia Christi", che invitò i cristiani di tutto l'occidente a prendere la croce, ovvero le armi. e intraprendere una crociata per recuperare Costantinopoli. 

La risposta fu straordinaria: i governanti più potenti d'Europa presero la croce (non su di sè ma sugli altri, visto che portavano guerra), e tra questi Filippo il Buono di Borgogna e Alfonso il Magnanimo d'Aragona e Napoli che promise di guidare personalmente una schiera di 50.000 uomini e 400 navi contro gli Ottomani. A Francoforte, l'Imperatore del Sacro Romano Impero Federico III riunì un consiglio di principi tedeschi e propose che 40.000 uomini fossero inviati in Ungheria.

Ma non partì alcuna crociata per combattere gli ottomani. I due despoti, aspettando tali aiuti ed essendo piuttosto scarsi in denaro non pagavano il tributo annuale agli ottomani da tre anni. Mehmed infine perse la pazienza e inviò un esercito ottomano che nel 1458, entrò nella Morea e la conquistò.

Non appena Mehmed lasciò la Morea, i due fratelli ripresero a litigare tra loro. Demetrios era sempre più filo-ottomano dato che Mehmed gli aveva promesso che avrebbe sposato sua figlia Helena, mentre Thomas sperava sempre nell'occidentale. Nel 1459, Tommaso si ribellò contro Demetrio e gli Ottomani, unendosi a degli albanesi.

Poichè Demetrios aveva più mezzi e più soldati, Thomas e gli albanesi chiesero aiuto all'Occidente. Poi Tommaso inviò a Roma 16 soldati turchi catturati, per convincere il Papa che era impegnato in una guerra santa contro i musulmani. Il Papa commosso gli inviò 300 soldati italiani, ma la Crociata alla fine non si fece.

Il sultano radunò di nuovo il suo esercito nel 1460 e Demetrios si arrese agli ottomani senza combattere, avendo già mandato in salvo la sua famiglia in Monemvasia. Mystras cadde nelle mani degli ottomani, i pochi luoghi della Morea che avevano resistito al sultano vennero devastati, gli uomini massacrati e le donne e i bambini portati via.

Nel 1460 Mehmed II arrivò di persona fuori Mystras, invitando il despota terrorizzato nella sua tenda. Gli chiese di richiamare sua moglie Theodora e la sua unica figlia, Helena, dal loro rifugio a Monemvasia e di consegnarli al sultano, poi gli dette dei doni e promise un appannaggio in Tracia per la perdita della Morea. Teodora ed Elena furono affidate ad alcuni eunuchi e Demetrios fu obbligato ad accompagnare Mehmed mentre andava a sottomettere il resto della Morea.

L'appannaggio promesso fu mantenuto e Demetrios visse a Enos per sette anni, insieme a sua moglie Teodora e suo fratello, Matteo Paleologo Asen, però si scoprì che aveva permesso ai suoi sottoposti di ingannare il governo su alcune entrate. Indignato Mehmed II privò Demetrios dei suoi territori e delle sue entrate. 

Demetrio, Teodora e Matteo furono cacciati, ma Mehmed fornì a lui e alla moglie una piccola tenuta ad Adrianopoli, dove all'epoca viveva la loro figlia Helena. Dal momento che il sultano temeva che Helena, descritta come vivace, potesse tentare di avvelenarlo, non l'aveva mai presa nel suo harem. Helena aveva la sua proprietà e il suo appannaggio fornita da Mehmed, ma le era stato proibito di sposarsi. 

Dopo che Helena è morta per cause sconosciute nel 1469, Demetrio e Teodora dal dolore che si ritirarono alla vita monastica, e Demetrio si fece monaco. Morì nel 1470 senza discendenti. Teodora gli sopravvisse di poche settimane.


BIBLIO

- Gilliland Wright, Diana - "La Fiera di Agios Demetrios del 26 ottobre 1449: Relazioni bizantino-veneziane e questioni legate alla terra nella metà del secolo" - 2013 -
- Harris, Jonathan - La fine di Bisanzio - New Haven: Yale University Press. - 2010 -
- Nicol, Donald M. - "La visione bizantina dell'Europa occidentale" - Studi greci, romani e bizantini - 1967 -
- A. Pernice - Giovanni VIII Paleologo, imperatore d’Oriente - Enciclopedia Italiana, Enciclopedia Treccani - 1933 -
- Paleologo, ultimo imperatore dei romani - Cambridge: Cambridge University Press -
- Runciman, Steven - Capitale perduta di Bisanzio: la storia di Mistra e del Peloponneso - New York: Tauris Parke Paperbacks - 2009 -


THORO II (Usurpatore: 1144/1145–1169)


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Nome: Thoro II, o Toros II il Grande,  o Thoros II il Grande, detto il "Signore delle montagne"
Nascita: ...
Morte: 6 febbraio 1169
Regno: 1144/1145–1169
Padre: Leone I
Fratelli: Roupen, Stephen, Mleh 
Figlie: 
- Rita  moglie di Hethum III di Lampron
- Irene, moglie di Isaac Komnenus di Cipro
Figli:
- Tommaso Roupen II di Cilicia (1165 circa - Hromgla, 1170)
- Ghazarian, Jacob G., in Cilicia durante le crociate: integrò degli armeni cilici con i latini (1080-1393).
Religione: Apostolica Armena



LA PERSONALITA'

"Thoros era di un'alta figura morale e una mente di forte intelligenza. la sua compassione era universale; come la luce del sole risplendeva per le sue buone opere e fioriva per la sua fede; era lo scudo della verità e la corona della giustizia; era ben versato nelle Sacre Scritture e nelle scienze profane. Si dice che fosse di una comprensione così profonda da poter spiegare le difficili espressioni dei profeti - le sue spiegazioni esistono ancora."
(Vahram di Edessa: La cronaca in rima dell'Armenia Minore)



REGNO DI CILICIA

Il regno di Cilicia venne fondato dalla dinastia Rupenide, un ramo collaterale della dinastia Bagratide che in tempi diversi salì sui troni di Armenia e Georgia. Per lungo tempo la Cilicia rimase alleata dei Crociati e si promosse come caposaldo e baluardo della Cristianità in Oriente. Essa ebbe anche la funzione di fulcro della cultura e della identità nazionale armena quando l'Armenia rimase sotto la dominazione di potenze straniere.

Thoros II, principe di Armenia, era il sesto Signore della Cilicia armena dal Dinastia Rubenid dal 1144/1145–1169. Insieme a suo padre, Leone I e suo fratello, Roupen venne fatto prigioniero a Costantinopoli nel 1137 dopo che l'Imperatore bizantino Giovanni II Comneno nella campagna contro Cilicia e Principato di Antiochia, aveva posto con successo l'assedio a Gaban e Vahka (Feke in Turchia). Tutta la Cilicia rimase otto anni sotto il dominio bizantino.

Al contrario di suo padre e suo fratello, Thoros sopravvisse e fuggì da Costantinopoli nel 1143. Giunto in Cilicia, la trovò occupata da molte guarnigioni greche, allora radunò intorno a sé gli Armeni delle parti orientali della Cilicia.

Mentre la conquista di Thoros delle fortezze prima del 1150 non aveva compromesso il potere greco, la sua conquista di Mamistra nel 1151 e il resto della Cilicia nel 1152 arrecavano gran danno. Non riuscendo ad accordarsi con Thoros l'imperatore dovette fare tre campagne militari contro di lui ma con successo limitato, peraltro invece assicurarono stabilità alla Cilicia armena.

LEONE II


VHARAM DI EDESSA: LE CRONACHE IN RIMA DELL'ARMENIA MINORE

"Thoros era il secondo figlio di Leone I, signore della Cilicia armena. Il nome e l'origine di sua madre non sono noti con certezza. È possibile che fosse una figlia del conte Ugo I di Rethel, o potrebbe essere stata la figlia di Gabriele di Melitene.

Nel 1136, Leone I (il padre di Thoros) fu fatto prigioniero da Baldovino di Marash che lo mandò in cattività ad Antiochia. In sua assenza, i suoi tre figli litigarono; il maggiore, Costantino, fu infine catturato e accecato dai suoi fratelli. Dopo due mesi di reclusione, Leone I ottenne la sua libertà acconsentendo a condizioni dure.

All'inizio dell'estate del 1137, l'imperatore Giovanni II Comneno giunse in Cilicia con tutte le forze per prendere Antiochia; il suo esercito successivamente riprese Seleucia, Korikos, Tarso, Mamistra, Adana, Tel Hamdoun (Toprakkale in Turchia) e Anazarbus. Leone mi rifugiò nel Monti del Tauro, ma alla fine trovò la situazione senza speranza e si arrese al conquistatore,

Anche Thoros e suo fratello minore, Roupen, furono presi prigionieri insieme al padre. Furono trascinati via a Costantinopoli, dove Leone I morì in prigione nel 1141. Roupen, dopo essere stato accecato, fu assassinato dai greci."



LIBERAZIONE DELLA CILICIA ARMENA 

Thoros fuggì da Costantinopoli bel 1143 e andò nell'isola di Cipro, allora sotto la sovranità bizantina, su una nave veneziana nave e poi fino ad Antiochia, alla corte di suo cugino, il conte Joscelin II di Edessa. Da lì, con pochi fidati compagni, venne assistito dal sacerdote Siriano che di notte li conduceva in un rifugio sicuro in riva al fiume Pyramus (Ceyhan in Turchia).

Traversarono il Gamma Amanus (Monti Nur in Turchia) e raggiunsero le roccaforti armene dove Thoros raccolse un nuovo seguito. Riconquistò la roccaforte della famiglia di Vahka e due dei suoi fratelli, Stefano e Mleh si unirono a lui. Fece amicizia con un vicino signore franco, Simone di Raban, e ne sposò la figlia.


VAHARAM  DI EDESSA: LA CRONACA IN RIMA DELL'ARMENIA MINORE

"Leo è morto ed è stato elevato a Cristo; l'imperatore allora provò compassione per Thoros, lo portò fuori di prigione e lo accolse nelle guardie imperiali. Essendo ora nel palazzo imperiale e soldato tra i soldati, ben presto si distinse, e anche l'imperatore lo guardò con benevolenza. 

Prima della fine dell'anno 1141 l'imperatore lasciò Costantinopoli con un grande esercito e andò ad assistere il principe di Antiochia, che era duramente pressato dai turchi. Essendo in una battuta di caccia nella valle di Anazarbus, una delle sue stesse frecce avvelenate lo ferì e cadde morto sul colpo; ha così incontrato il suo meritato destino"

L'esercito greco è tornato, di Thoros alcuni dicono che si ritirò del tutto da solo, andò via mare da Antiochia alla Cilicia, e prese possesso dei suoi domini, trovando i mezzi per guadagnare prima la città di Amouda, e poi tutti gli altri luoghi. Ma il partito dell'imperatore dice che Thoros, durante il periodo in cui i greci rimasero nel paese, visse con una signora che gli diede una grande somma di denaro; con questi tesori fuggì sulle montagne e si scoprì da un sacerdote che egli era figlio di Leone, il vero re del paese. 

Il sacerdote era estremamente felice a queste notizie, e Thoros si travestì da pastore. C'erano molti armeni in questa parte del paese che, essendo trattati barbaramente dai greci, sospirarono per i loro antichi padroni; a questi uomini, come si dice, il sacerdote diede la lieta novella; si riunirono immediatamente e nominarono Thoros loro barone; ottenne il possesso di Vahka e in seguito di molti altri luoghi. 

Sia come sia, è stato certamente ordinato da Dio che quest'uomo, che è stato portato via come un prigioniero, diventasse il capo del paese dei suoi antenati, che avrebbe dovuto togliere il governo dalle mani dei Greci, e distruggere i loro eserciti. 

ANAZARBE - CILICIA

ATTACCO BIZANTINO DELLA CILICIA 

Nel 1151, mentre i bizantini erano impegnati dall'attacco musulmano a Turbessel, Thoros scese nel Pianura cilicia e sconfisse e uccise il governatore bizantino, Tommaso, alle porte di Mamistra. L'imperatore Manuele I mandò subito suo cugino Andronico Comneno con un esercito per recuperare il territorio preso da Thoros. 

Ma Thoros era ben preparato per gli ignari greci e di conseguenza vinse una vittoria decisiva al Battaglia di Mamistra nel 1152. Quando Andronico Comneno si mosse per assediare Thoros a Mamistra, gli armeni fecero un'improvvisa sortita e lo colsero alla sprovvista. Il suo esercito fu messo in rotta e tornò in disgrazia a Costantinopoli.

Nel frattempo, gli Hethumids, che erano filo-bizantini, si impegnarono in vari conflitti Roupeniani però molti furono uccisi dalla strategia aggressiva di Thoros e molti fatti prigionieri tra cui Oshin II di Lampron che venne infine rilasciato dietro riscatto e suo figlio Hethum che venne tenuto in ostaggio; ma Thoros organizzò il matrimonio di sua figlia con Hethum e restituì metà del riscatto al padre dello sposo, Oshin II di Lampron.

Nello stesso anno, 1151, Thoros, prese Mamistra e Tel Hamdoun dai romani e sequestrò il duca Tommaso. Il duca Andronico, incaricato di proteggere la terra dei Cilici per ordine dell'imperatore, arrivò nella città di Mamistra con 12.000 cavalieri contro Thoros gridando: 
«Ecco le catene di ferro di tuo padre. Ti porterò legato con esse a Costantinopoli, come tuo padre ». Quando il coraggioso Thoros lo udì, radunò le sue forze, fece breccia nelle mura di Mamistra di notte e attaccò le truppe bizantine come un leone, passandoli a fil di spada. 

Tra coloro che morirono davanti alle porte della città c'era Sempad, signore di Barbaron, tra quelli catturati il signore di Lampron, Oshin, il signore di Partzepert, Vasil e il signore di Prakan, Tigran, tutti dalla parte dell'imperatore. Le truppe di Thoros vinsero e spogliarono le deboli forze romane e poi le lasciarono andare. 



SMBAT SPARAPET: CRONACA

Guerre con i Selgiuchidi e Antiochia

L'imperatore Manuele I Comneno convinse il Selgiuchide sultano di Rûm, Mesud I, ad attaccare Thoros e chiedere la sua sottomissione al Sultano. Tuttavia, il conseguente attacco selgiuchide, in Cappadocia nell'inverno del 1154, fu vinto da Thoros in collaborazione con un contingente del Cavalieri Templari.

Nel 1154  ancora una volta l'imperatore bizantino Manuele cercò di alimentare Masud e gli inviò il doppio del tesoro come in precedenza, dicendo: «Spegni il fuoco del mio cuore verso il popolo armeno, distruggi le loro fortezze e sterminalo.» Così il sultano venne ad Anazarbus con molte truppe, ma non fu in grado di ottenere nulla. Mandò uno dei suoi grandi, di nome Yaqub, a devastare il territorio di Antiochia

Quando ebbero varcato il cancello, i Fratelli, i Cavalieri Templari, come se fossero stati mandati da Dio, piombarono su di loro in quel luogo e li massacrarono tutti, compreso il loro capo. Quando quelli nell'esercito del sultano seppero di questo, rimasero inorriditi. Non era tutto, perché l'ira di Dio era stata investita su di loro. 

I loro cavalli morirono di diarrea e loro stessi si volsero alla fuga, fratello che non aspettava di aiutare il fratello, né compagno il compagno. Hanno ostacolato molti dei cavalli e sono fuggiti a piedi attraverso luoghi difficili e paludosi, come perseguitando se stessi. Perché a quel tempo Thoros non era nel suo paese. Piuttosto, era andato a Tsets. Quando tornò e vide ciò che era accaduto, tutti ringraziarono Dio, perché erano stati sconfitti senza l'uso di armi e senza una battaglia fisica. 

Quindi l'imperatore si rivolse ad Antiochia per chiedere aiuto; offrendo di riconoscere il nuovo principe, Raynald di Châtillon, se i Franchi di Antiochia avessero combattuto per lui contro Thoros; ha anche promesso un sussidio in denaro se il lavoro fosse stato svolto correttamente. Raynald acconsentì volentieri poiché gli armeni erano avanzati nel distretto di Alexandretta (İskenderun in Turchia) che i Franchi rivendicavano come parte del Principato di Antiochia.

STEMME DEL REGNO DI CILICIA


I ATTACCO BIZANTINO IN CILICIA

Dopo una breve battaglia vicino ad Alexendretta, Raynald ricacciò l'armeno in Cilicia; e ha presentato il paese riconquistato ai Cavalieri Templari. Un altro punto di vista è che dopo la battaglia Raynald fu costretto a tornare a casa, coperto di umiliazione; e più tardi, Thoros si arrese volontariamente ai fratelli delle fortezze in questione, ei Cavalieri a loro volta prestarono giuramento "Per assistere gli armeni in tutte le occasioni in cui avevano bisogno di aiuto". 

Nel 1156, il Giacobiti furono autorizzati a costruire una nuova cattedrale ad Antiochia, alla cui dedicazione assisterono Costanza di Antiochia e Thoros. Avendo assicurato la terra che voleva, Raynald chiese i suoi sussidi all'imperatore che li rifiutò, sottolineando che il compito principale doveva ancora essere fatto. Raynald si schierò rapidamente con Thoros e cospirò per attaccare Cipro; e gli Armeni attaccarono le poche fortezze bizantine rimaste in Cilicia.



IL SACCO DI CIPRO

Nella primavera del 1156 Raynald di Châtillon e Thoros sbarcarono improvvisamente a Cipro Thoros e Raynald che saccheggiarono l'isola. Altrettanto fecero i Franchi e gli Armeni su chiese e conventi, negozi e case private. Le mandrie furono radunate, insieme a tutta la popolazione, e condotte fino alla costa. Le navi erano cariche di bottino; e ogni cipriota fu costretto a riscattare se stesso.

Nel frattempo, Thoros stabilì rapidamente un rapporto amichevole con Kilij Arslan II, il nuovo sultano selgiuchide di Rûm, e nel 1158 fu concluso un trattato di pace. Nell'anno 1157 il fratello di Thoros, Stephen, il figlio di Leo, motivato dalla sua natura malvagia e all'insaputa di suo fratello Thoros, con la sua brigata di truppe conquistò Kokison e Berdus anche se il sultano Kilij Arslan e Thoros avevano rapporti amichevoli tra loro. 

Kilij Arslan andò nel distretto di Kokison e ha pacificato tutti, senza incolpare gli abitanti. Di lì andò a Berdus, mentre Thoros, per affetto per il sultano, ingannò suo fratello e si arrese Berdus al sultano, contro la volontà di Stefano. 

Il sultano a sua volta, a causa del suo affetto per Thoros, liberò gli abitanti della fortezza illesi.  Ora è successo che il sultano Kilij Arslan avesse un vero affetto per Thoros. Inviò un emissario a Gerusalemme e Antiochia a Thoros, e di nuovo rafforzò quell'amicizia con un giuramento.



SMBAT SPARAPET: CRONACA

II ATTACCO BIZANTINO IN CILICIA

Nell'estate del 1158, Manuele I Comneno lanciò il secondo assalto a Thoros; a capo di un esercito, marciò lungo le solite rotte che portano a Seleucia. Lì, con un piccolo esercito di cavalieri e truppe seleuciane, lanciò un attacco a sorpresa su Thoros che era a Tarso, quando il pellegrino che aveva intrattenuto tornò di corsa alla sua corte per dirgli che aveva visto le truppe imperiali a solo un giorno di marcia. Thoros raccolse la sua famiglia, i suoi amici intimi e il suo tesoro e fuggì subito sulle montagne.

Il giorno dopo l'imperatore Manuele entrò nella pianura cilicia; nel giro di due settimane tutte le città cilicie fino ad Anazarbus erano in suo potere. Ma Thoros stesso gli sfuggiva ancora. Mentre i distaccamenti bizantini perlustravano le valli, fuggì da cima a collina e alla fine trovò rifugio su una rupe chiamata Dadjog, vicino alle sorgenti del fiume Cydnus; solo i suoi due servitori più fidati sapevano dove giaceva nascosto. Così gran parte della Cilicia fu restituita al controllo bizantino, ma Thoros deteneva ancora le regioni montuose del nord.

Infine, Baldovino III di Gerusalemme è intervenuto e ha mediato con successo un trattato di pace tra l'imperatore e Thoros: Thoros doveva camminare a piedi nudi e a capo scoperto fino all'accampamento dell'imperatore; lì si prostrò nella polvere davanti alla piattaforma imperiale. Il perdono venne concesso per le sue trasgressioni in Cilicia e a Cipro, e gli fu permesso un parziale possesso in Cilicia.


L'omicidio di suo fratello

Il fratello di Thoros, Stephen, ignorando le promesse ufficiali di Thoros a Manuele I, con l'aiuto di alcuni dei suoi sostenitori, continuò ad attaccare le guarnigioni greche dando così ad Andronico Euforbeno, il governatore bizantino di stanza a Tarso, l'opportunità di sabotare il trattato. Stefano fu invitato a un banchetto tenuto nella residenza del governatore dove fu sequestrato e il suo cadavere mutilato fu gettato oltre le porte di Tarso.

Thoros, che aveva le sue ragioni per desiderare l'omicidio di Stefano, accusò di complicità Andronico Euforbeno e travolse Mamistra, Anazarbus e Vahka, sorprendendo e uccidendo le guarnigioni greche. Alla fine, la riconciliazione con l'imperatore fu negoziata attraverso la mediazione del re Amalrico I di Gerusalemme. Andronico Euforbeno fu richiamato e sostituito da Konstantinos Kalamanos come il nuovo governatore bizantino a Tarso.

Nel 1164, quando Nur ad-Din, l'emiro di Aleppo, seppe che Amalric ero partito per l'Egitto, colpì il Principato di Antiochia e pose l'assedio alla fortezza di Harenc. Il Principe Boemondo III di Antiochia invocò il conte Raimondo III di Tripoli, Thoros e Konstantinos Kalamanos per venire in suo soccorso. 

Alla notizia del loro arrivo, Nur ad-Din si ritirò, e Boemondo decise di inseguirlo. Gli eserciti si affrontarono il 10 agosto 1164 nella battaglia di Harim, vicino ad Artah. Ignorando un avvertimento di Thoros, Boemondo attaccò subito, e quando i musulmani finsero di fuggire si lanciarono dietro di loro, solo per cadere in un'imboscata. Thoros e suo fratello Mleh, che erano stati più cauti, fuggirono dal campo di battaglia.

In quel periodo (nel 1164 o nel 1167) Thoros visitò Gerusalemme suggerì la colonizzazione di un gran numero di armeni, ma i prelati latini costrinsero Amalrico I a rifiutare l'offerta insistendo affinché pagassero il dime (una tassa speciale).

ANTICA CILICIA


III ATTACCO BUZANTINO IN CILICIA

Combattimenti intermittenti scoppiarono ovunque, molestando le forze greche in tutta la Cilicia. Nel 1168, l'imperatore Manuele I, ossessionato dal dilemma con Thoros, fece marciare i suoi eserciti in Cilicia per la terza volta sotto il comando di Konstantinos Kalamanos. Ma Kalamanos riuscì a produrre solo limitati successi che alla fine indussero Bisanzio a rinunciare al diritto di possesso dell'intera Cilicia purché avesse accesso ai porti della Golfo di Alexandretta. 

Bisanzio negò anche tutti i diritti al governo diretto della Cilicia e accettò nell'insediamento solo il riconoscimento di Thoros della sovranità bizantina. Thoros litigò con suo fratello Mleh che era un uomo malvagio e traditore, e progettava di uccidere suo fratello. 

Incontrando altri della stessa tendenza, un giorno mentre erano usciti a caccia di cervi, Mleh voleva uccidere suo fratello lì, tra Mamistra e Adana. Ma Thoros era stato avvertito. Afferrò furiosamente Mleh e lo interrogò davanti alle truppe e ai principi su ciò che sperava di ottenere. 

Rimproverò Mleh in loro presenza e lui si vergognò. Poi Mleh dette a Toros cavalli, muli, armi e tesori, e lo rimossero dal suo distretto. Così non ricevette nulla in cambio della sua malvagità. Così Mleh  andò da Nur ed-Din, signore di Aleppo, ed entrò al suo servizio.



LA MORTE

Thoros, stanco dopo quasi un quarto di secolo di governo e guerra, abdicò in favore del suo giovane figlio Roupen II, che era posto sotto la tutela di suo suocero, il reggente Tommaso. Dopo la sua abdicazione, Thoros si fece monaco. Morì nel 1169. Fu sepolto nel monastero di Drazark.


BIBLIO

- Runciman, Steven. A History of the Crusades - Volume II .: Il Regno di Gerusalemme e l'Oriente dei Franchi: 1100–1187 - Cambridge University Press  - 1988 -
- Cawley, Charles - Signori delle Montagne, Re dell'Armenia (Cilicia) (Famiglia di Rupen), Database delle terre medievali - Fondazione per la genealogia medievale - 2009 -
- Baldwin, Marshall W. . Gli Stati latini sotto Baldovino III e Amalrico I, 1143–1174 - Vahram - 2008 -
- Smbat Sparapet (Sempad the Constable) - "Cronaca". Laboratorio di storia: Fonti storiche armene del V-XV secolo - 2005 -
- W. H. Rudt de Collenberg -  "L'empereur Isaac de Chypre et sa fille (1155-1207)" - Byzantion - 1968 -
- Edwards, Robert W. - Le fortificazioni della Cilicia armena, Dumbarton Oaks Studies XXIII - Dumbarton Oaks: Trustees for Harvard University - 1987 -
- Ghazarian, Jacob G - Il regno armeno in Cilicia durante le crociate: l'integrazione degli armeni cilici con i latini (1080-1393) - RoutledgeCurzon - 2000 -


BARDANES TOURKOS (Usurpatore: 803)


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BARDANES

Nome: Bardanes, detto il turxo, Tourkos
Nascita: Armenia fl. 725
Morte: fl. 803
Titoli: Domestico delle Scuole (un alto incarico militare), strategos del Tracei e degli Anatolici, monostrategos dei temi anatolici
Moglie: Domnika
Figlie: Thekla. Barka
Figlio: Bryennios o Bryenes


Fu un bizantino generale di origine armena che si ribellò senza successo contro l'Imperatore Nikephoros I (r. 802–811) nell'803. Sebbene fosse uno dei principali sostenitori dell'Imperatrice bizantina Irene di Atene (r. 797–802), subito dopo il suo rovesciamento fu nominato da Nikephoros comandante in
capo dell'esercito anatolico. Da questa posizione, lanciò una rivolta nel luglio 803, contro le politiche economiche e religiose di Nikephoros. 

Marciò verso Costantinopoli, ma senza ottenere il sostegno popolare. Allora i suoi sostenitori lo abbandonarono e Bardanes si arrese e si ritirò in un monastero che aveva fondato, dove fu accecato, forse su ordine di Nikephoros.

Bardanes era sposato con una certa Domnika, dalla quale ebbe diversi figli. una fu Thekla, la moglie di Michele Amoriano,  Warren Treadgold identifica la seconda figlia con Barka, la prima moglie di Leone l'Armeniano da cui Leo divorziò poco dopo la sua ascesa nell'813 per sposarsi Theodosia. Sarebbe quindi la vera madre del figlio primogenito di Leo, Simbati / Costantino. Teodosia, tuttavia, è l'unica moglie chiaramente attestata di Leone, e non ci sono prove di un divorzio o di un nuovo matrimonio. 

Leo è anche chiamato il "cugino" di Bardanes, non si sa se letterale o nel significato di "cognato". Se cugino, non potrebbe sposare una cugina. Un suo figlio Bryennios o Bryenes, ricoprì un alto incarico ufficiale nell'813. Insieme a Domnika, fu lasciata loro una parte della fortuna di Bardanes, parte della quale fu donata ai poveri, e con il resto fondò un piccolo monastero a Costantinopoli, dove si ritirarono.

Nel 795 Bardanes era "Domestico delle Scuole" (comandante delle guardie Scholai), e fu inviato ad arrestare il monaco Platone di Sakkoudion per la sua opposizione al secondo matrimonio dell'Imperatore Costantino VI (r. 780–797) con la nipote di Platone Theodote. 

IRENE

Nel 797, come strategos (governatore militare) del Tema della Tracia, sostenne l'imperatrice-madre Irene di Atene quando usurpò il trono di suo figlio. Il lunedì di Pasqua, I aprile 799, è registrato come uno dei quattro patrikioi che guidò i cavalli della carrozza dell'Imperatrice in un corteo trionfale dal palazzo di Costantinopoli alla Chiesa dei Santi Apostoli. Ma Irene fu rovesciata ed esiliata dal "logothetes tou genikou" (ministro delle finanze)

Nikephoros il 31 ottobre 802. All'epoca Bardanes era ancora patrikios e strategos dei Traci,
ma fu presto trasferito al comando dei potenti Tema anatolici. L'anno successivo, l'imperatore nominò Bardanes al posto dei cinque monostrategos dell'Impero Anatolico, ma la nomina non è certa. Nel luglio 803, un esercito abbaside marciò contro di lui che ordinò agli eserciti tematici dell'Anatolia di riunirsi nel tema anatolico e a metà luglio 803, Bardanes fu proclamato imperatore dalle truppe riunite dei temi dell'Anatolico, Opsician, Tracia e Bucellarian. Ma il Tema armeno non si unì alla rivolta. 

Tra le cronache bizantine che riportano la rivolta di Bardanes, il X secolo Theophanes Continuatus e il XIII secolo Sinossi Chronike indicano che le truppe erano motivate principalmente da preoccupazioni economiche. Nikephoros aveva avviato una rigorosa politica di bilancio per sostenere le finanze dell'Impero, revocando l'esenzione dall'imposta di successione per i soldati e, che è peggio, non li aveva pagati da un po' di tempo. Bardanes invece aveva una buona reputazione per aver diviso equamente il bottino vinto contro gli arabi tra i soldati.

Secondo i cronisti bizantini, accettò l'acclamazione a malincuore, dopo aver supplicato i soldati di lasciarlo partire. Secondo altri Bardanes visitò un sant'uomo a Philomelion che profetizzò correttamente il fallimento della sua ribellione, la rivolta di Tommaso e che Leone e Michele avrebbero regnato come imperatori.  Bardanes  sostenne il regime dell'imperatrice Irene, come oppositore alle politiche e nella religione di Nikephoros, neutrale nei confronti degli iconoclasti e degli iconofili,

Si pensò anche che la rivolta fosse una reazione contro l'usurpazione di Nikephoros mirata alla restaurazione di Irene. La sua morte, tuttavia, a Lesbo l'8 agosto ha privato i ribelli di ogni pretesa di legittimità. La rivolta iniziò ad Amorion, la capitale del tema anatolico. Da lì, l'esercito ribelle, quasi la metà delle forze militari dell'Impero, marciò verso Nicomedia e poi a Chrysopolis dove Bardanes si accampò per otto giorni, in attesa di una rivolta contro Nikephoros nella capitale. 

Non essendovi alcuna ribellione si ritirò a Malagina dove due dei suoi soci, Michele l'Amoriano e Leone l'Armeniano, lo abbandonarono e furono riccamente ricompensati da Nikeforos: Michele divenne Conte della tenda all'imperatore, e Leone comandante del reggimento dei Foederati.

MICHELE L'AMORIANO

Allora Bardanes per non affrontare l'esercito lealista in battaglia, offrì una resa negoziata attraverso la mediazione di Joseph, del monastero di Kathara che aveva officiato il secondo matrimonio di Costantino VI. Bardanes ricevette una lettera firmata dal Patriarca Tarasios e da diversi senatori che garantiva l'immunità sua e dei suoi subordinati se si fossero arresi.

L'8 settembre Bardanes lasciò l'esercito e si rifugiò nel monastero di Herakleios a Cius, da lì, si imbarcò e giunse sull'isola di Prote. Con il nome di Sabbas, Bardanes entrò qui in un monastero da lui stesso fondato. Dopo il suo ritiro, Nikephoros gli confiscò gran parte della sua proprietà. Gli altri generali tematici rivoltosi vennero licenziati, i vescovi metropolitani di Sardis, Amorion e Nicomedia furono puniti esiliandoli a Pantelleria presso la Sicilia, e i soldati degli eserciti anatolici non vennero pagati per un anno. 

Nel dicembre 803 tuttavia, un gruppo di soldati "Lycaonian" sbarcarono a Prote e accecarono Bardanes. Nikeforos giurò che non era voluto da lui, ma comunque non punì i soldati. La rivolta di Bardanes indebolì Bisanzio, ma l'invasione araba di Qasim non provocò grandi disastri ma l'insoddisfazione dei soldati per Nikephoros, che sarebbe tornata negli anni successivi.


BIBLIO

- Garland, Linda - Donne bizantine: varietà di esperienze 800–1200 - Hampshire - Gran Bretagna e Burlington - Vermont: Ashgate Publishing. Kaegi, Walter Emil - 1981 - 
- Bizantine Military Unrest 471–843: An Interpretation - Amsterdam - Paesi Bassi: Adolf M. Hakkert - ISBN Kiapidou, Irini-Sofia (17 gennaio 2003) -
- "Ribellione di Bardanes Tourkos, 803" - Encyclopaedia of the Hellenic World - Asia Minor - Atene -  Grecia: Fondazione del mondo ellenico - 2010 -
- Kountoura-Galaki - Eleonora - 1983 - 
- La rivolta di Bardanes Tourkos - Bizantina Symmeikta - 2010 -22 -
- Treadgold, Warren T. - The Byzantine Revival, 780–842 - Stanford - California: Stanford University Press - 
1988 -


FLAVIO CASTINO - FLAVIUS CASTINUS (Usurpatore: 425)


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TEODOSIO II

Nome: Flavio Castino, Flavius Castinus
Nascita: ... 
Morte: dopo il 425
Professione: politico e militare


E' stato un patricius e un generale dell'Impero romano d'Occidente, uomo di potere alla corte di Onorio dopo la morte di Costanzo III, avversario di Galla Placidia e Bonifacio, e sostenitore dell'imperatore Giovanni Primicerio in opposizione all'imperatore Teodosio II. E' considerato quasi un usurpatore perchè aiutò Giovanni a tentare di usurpare il trono.

Alla morte di Onorio nel 423 , quando l'imperatore d'Oriente Teodosio II esitò sulla scelta di un nuovo imperatore per l' Occidente, Castino scelse Giovanni, un alto funzionario d' Occidente (primicerio notariorum). Ma la posizione di Giovanni era molto delicata perchè l'impero era devoto al lignaggio Teodosiano. Giovanni fu catturato nell'anno 425 e giustiziato, è probabile che Castino abbia subito la stessa sorte.

GALLA PLACIDIA

GALLA PLACIDIA

Dopo la morte di Costanzo III nel 421, Onorio rimase l'unico imperatore d'Occidente. Il suo successore era il futuro Valentiniano III, che però aveva solo 4 anni. La madre di Valentiniano, Galla Placidia, temette che un generale potesse divenire tanto potente da prendere il posto di Valentiniano e temeva soprattutto Castino.

Questi era stato comes domesticorum («comandante della guardia») di Costanzo, che venne associato al trono da Onorio (421) e agli ordini di Costanzo aveva combattuto contro i Franchi nel 419. Poi venne elevato a magister militum, per combattere contro i Vandali in Spagna, con secondo in comando Bonifacio, e le truppe costituite dai Visigoti di re Teodorico I provenienti dall'Aquitania.

Bonifacio abbandonò Castino dopo una divergenza prima di lasciare l'Italia, per dirigersi in Africa. Castino ebbe alcuni successi in Betica, dove mise i Vandali sotto assedio, ma quando volle affrontare i Vandali in una battaglia campale, fu abbandonato dai Visigoti, scontenti del suo comando, per cui dovette ritirarsi a Tarraco. Castino ritenne Galla Placidia responsabile del tradimento dei Visigoti (di cui era stata un tempo regina) e dell'abbandono di Bonifacio (il quale ne divenne in effetti un alleato). 

Ne informò Onorio che gli credette e allontanò Placidia, che si recò alla corte di Costantinopoli. Si pensa che Teodosio avesse raggiunto un accordo con Castino, dove Castino avrebbe agito come suo vice-reggente in Occidente e in cambio Teodosio nominò Castino e il console Vittore orientale per 424. Se un tale accordo è stato fatto, Castino lo ha rotto quando si è unito a dichiarare Giovanni, il funzionario statale anziano, come nuovo imperatore occidentale alla fine del 423.



GIOVANNI PRIMICERIO

Alla morte di Onorio (agosto 423), l'imperatore d'Oriente, Teodosio II, esitò a nominarne il successore, forse per riunire i due imperi sotto il proprio comando: ad ogni modo nominò Castino console per l'anno successivo.

SOLIDO DI PRIMICERIO
Ma Castino si ribellò a Teodosio, forse per la presenza alla corte di Placidia, che voleva far eleggere Valentiniano, divenendo lei tutrice del giovane imperatore,

In più Teodosio nominò Bonifacio Comes Africae. Così il 20 novembre 423, Castino fece conferire la porpora al primicerius notariorum Giovanni Primicerio, cioè il capo o decano dei funzionari civili.

Gli storici si sono chiesti perché Castino non abbia assunto direttamente il potere: forse si fidava più dell'esercito che della corte,

Però Teodosio si rifiutò di riconoscere come collega l'anziano funzionario, nominò Valentiniano caesar e confermò Galla Placidia augusta. Giovanni e Castino si trovarono a dover affrontare la minaccia di un attacco dall'Oriente, senza peraltro avere il pieno controllo della metà occidentale dell'impero: Bonifacio, in Africa, si rifiutò infatti di riconoscere Giovanni, schierandosi dalla parte di Valentiniano e di sua madre e tutrice Placidia.

Giovanni venne catturato e giustiziato nel giugno o luglio 425, a Ravenna, dall'esercito orientale; Castino venne inviato in esilio, forse perchè non ritenuto ambizioso verso il trono, ma non si sa se visse o dove visse.


BIBLIO

- Generalissimos of the Western Roman Empire - University of Alberta - 1983 -
- Hugh Elton - Ioannes - De Imperatoribus Romanis -
- Paolo Diacono - Historia Romana. Giovanni di Antiochia - Historia chronike. -
- Chronica minora - Procopio di Cesarea - De Bello Vandalico - I -
- Conte Marcellino - Chronicon -
- I generalissimi dell'Impero romano d'Occidente - Ar - Padova - 2020 -
- Stewart Oost - Galla Placidia Augusta - Chicago: University Press - 1968 -


ELEUTERIO - ELEUTERIUS (Usurpatore: 619-620)


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ERACLIO I

Nome: Eleuterio, Eleuterius
Nascita; ... 
Morte: Castrum Luceoli, 620
Professione: esarca bizantino, che significava vice-re, e poi esarca d'Italia dal 616 al 619.
Regno: 619-620  


Di lui si sa solo che era un eunuco di corte che deteneva la carica influente di cubicularius, cioè addetto alla camera imperiale. Gli eunuchi erano ragazzi di basso rango, che perlopiù venivano fatti evirare dalle proprie famiglie per poterli rivendere a buon prezzo o nella speranza che facessero carriera arricchendo i genitori.

In Grecia apparvero al tempo dei successori di Alessandro Magno e a Roma in età imperiale. Nella corte imperiale bizantina occuparono i più alti posti nella gerarchia civile, ecclesiastica e militare, sì che molti eunuchi si distinsero come uomini di Stato, patriarchi, generali, giungendo anche a occupare il trono imperiale. Agli eunuchi erano riservate in modo esclusivo funzioni particolari, come quella di Parakoimòmenos (che dormiva nella stanza prossima a quella del basilèus e ne era talvolta il più intimo consigliere) o di Protovestiàrios (sovrintendente al guardaroba imperiale).

I potenti si fidavano degli eunuchi perchè non potevano nè tradirli con le loro donne, nè avere mire sessuali su di loro, nè essere trascinati da violenti sentimenti di aggressione, di rivalsa o di potere. Quest'ultima idea era spesso errata perchè nell'animo degli evirati c'era spesso un forte sentimento di rivalsa per il male che gli era stato fatto, risentimento che spesso rivolgevano sugli altri, rei se non altro di non aver subito l'evirazione.



ESARCA D'ITALIA

All'epoca Eleuterio era molto stimato dall'Imperatore Eraclio I tanto che gli affidò il governo dell'Italia bizantina nominandolo esarca in un periodo di grande turbolenza, A Ravenna una rivolta aveva ucciso l'esarca Giovanni I Lemigio con la complicità dei "giudici della Repubblica" (iudices reipublicae), mentre Napoli era stata conquistata da Giovanni di Compsa. Sembra che la causa principale fosse il mancato pagamento delle truppe, che si sarebbero rivoltate.

"A quei tempi giunse a Ravenna da Costantinopoli Eleuterio, patrizio e cubiculario dell’Imperatore, e inflisse una pena pecuniaria o uccise tutti coloro che erano coinvolti nell’assassinio del potente per dignità esarca Giovanni e dei giudici della Repubblica."

Eleuterio si mosse per reprimere le rivolte a Ravenna e Napoli. Giunto a Ravenna Eleuterio represse duramente la rivolta, giustiziando tutti coloro che erano stati coinvolti nella rivolta e nell'assassinio dell'esarca, compresi i "giudici della Repubblica". 

"Costui [Eleuterio] venne a Roma e fu ricevuto ottimamente dal santissimo Papa Adeodato. Uscito da Roma, venne a Napoli, che era sotto il potere del ribelle Giovanni Compsino, combattendo il quale il patrizio Eleuterio entrò a Napoli e uccise questo tiranno, e molti altri con lui. Ritornò a Ravenna e, pagato il soldo ai soldati, una grande pace fu ottenuta in tutta l’Italia."

Riportato l'ordine a Ravenna, Eleuterio si mosse con il suo esercito verso Napoli, fece sosta a Roma, dove fu accolto con reverenza dal Papa Adeodato I. Poi riprese il viaggio verso Napoli, rivoltatasi all'Impero sotto la guida di Giovanni di Compsa, e, dopo un breve assedio, la espugnò, ponendo fine alla rivolta; il ribelle fu giustiziato, insieme ai suoi seguaci, per ordine di Eleuterio.

"Costui [Eleuterio] venne a Roma e fu ricevuto ottimamente dal santissimo Papa Adeodato. Uscito da Roma, venne a Napoli, che era sotto il potere del ribelle Giovanni Compsino, combattendo il quale il patrizio Eleuterio entrò a Napoli e uccise questo tiranno, e molti altri con lui. Ritornò a Ravenna e, pagato il soldo ai soldati, una grande pace fu ottenuta in tutta l’Italia."

Ritornato a Ravenna, pagò ai soldati la roga, ovvero il soldo arretrato, e, secondo il biografo di Papa Adeodato, ciò determinò il ritorno della pace in Italia, segno che le rivolte erano dovute a un ritardo nelle paghe.



I LONGOBARDI (617-619)

Eleuterio passò quindi alla lotta ai Longobardi, secondo il volere di Eraclio: «Eraclio inviò Eleuterio a proteggere tutta l'Italia, che i Longobardi non avevano ancora occupato». Per rinforzare la posizione bizantina nell'Italia centro-settentrionale e indebolire il regno longobardo, retto dal minorenne Adaloaldo sotto la reggenza della madre Teodolinda, tra il 617 e il 619 Eleuterio mosse guerra ai Longobardi. La campagna, tuttavia, fu un insuccesso, come racconta l'anonimo continuatore del Chronicon di Aquitano:

«Eleuterio, iniziata una guerra con i Longobardi, venne battuto ripetutamente da Sundrarit, generale supremo dei Longobardi, che si era formato alla scuola di Agilulfo. Persosi d’animo di fronte alle frequenti sconfitte dei suoi, stipulò la pace con i Longobardi, però a condizione che i Romani versassero il tributo annuale di cinque centenaria, già stabilito quando re Agilulfo aveva assediato Roma»
(Auctari Auniensis Extrema, 22.)
Come risultato i Longobardi si impadronirono di Concordia Sagittaria, nel Veneto.



L'USURPAZIONE (619-620)

Poi Eleuterio, pur non potendo come eunuco assumere la porpora imperiale, si rivoltò contro Eraclio facendosi proclamare imperatore d'Occidente. forse per « ridare all'Italia un impero indipendente, pari di rango all'impero in Oriente », e può darsi che Eleuterio si fosse comprato la neutralità dai Longobardi schierati dalla parte del re Adaloaldo e della reggente Teodolinda, che auspicavano la restaurazione di un Impero romano d'Occidente autonomo da quello d'Oriente. Vi era però una fazione dei Longobardi che non approvava i rapporti amichevoli di Teodolinda e Adaloaldo con l'Impero, temendo che Eleuterio fosse stato sottovalutato come nemico.

« Eleuterio, iniziata una guerra con i Longobardi, venne battuto ripetutamente da Sundrarit, generale supremo dei Longobardi, che si era formato alla scuola di Agilulfo. Persosi d’animo di fronte alle frequenti sconfitte dei suoi, stipulò la pace con i Longobardi, però a condizione che i Romani versassero il tributo annuale di cinque centenaria, già stabilito quando re Agilulfo aveva assediato Roma ». (Continuatore di Aquitano, Extrema, 22)

Eleuterio nel 619 usurpò il trono assumendo il nome imperiale di Ismailius, e agli inizi del 620, si recò dall'arcivescovo di Ravenna Giovanni IV per farsi incoronare ma l'arcivescovo consigliò ad Eleuterio di recarsi a Roma per farsi incoronare o dal papa o dal senato romano. 

Ciò «rivelava la consapevolezza di ciò che sempre rappresentava Roma, prima sede e culla dell'impero, come perenne custode dell'antica tradizione imperiale. Provava inoltre che a Roma esisteva sempre un senato, e che ad esso si attribuiva ancora la prerogativa di essere il depositario del potere sovrano in concorrenza con gl'imperatori, e la capacità giuridica di convalidare la proclamazione di un nuovo imperatore. Al senato di Roma, infatti, e non al papa, ebbero certo la mente così l'arcivescovo di Ravenna come l'esarco ribelle.»

Eleuterio ingenuamente gli credette e partì verso Roma nell'estate del 620, ma giunto nei pressi di Castrum Luceolis con i pochi che lo accompagnavano, l'esarca ribelle fu ucciso da soldati fedeli a Eraclio. Forse i militari erano quelli del Castrum Luciolis, che avrebbero sbarrato la strada a Eleuterio e ai pochi che lo accompagnavano, e una volta vinto l'esercito di Eleuterio e fatto prigioniero l'esarca, lo uccisero. Tuttavia, secondo la biografia di Papa Bonifacio V contenuta nel Liber Pontificalis, Eleuterio fu ucciso da soldati ravennati ("militibus ravennatis"). Il Liber Pontificalis e Agnello Ravennate riferiscono che, ucciso con la spada, venne decapitato e la sua testa spedita in un sacco a Eraclio a Costantinopoli.


BIBLIO
- Mirko Rizzotto - Eleuterio. Un eunuco sul trono dei Cesari - Gerenzano (Varese) - Paginesvelate - 2010 -
- Thomas S. Brown, Eleuterio- Dizionario biografico degli italiani - vol. 42 - Roma - Istituto dell'Enciclopedia Italiana - 1993 -
- Mirko Rizzotto - Ismailius e la renovatio imperii occidentalis: Eraclio e la rivolta dell'esarca Eleuterio-
- AA. VV., Vita di Adeodato, in Liber Pontificalis.
- Ottorino Bertolini - Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi - Bologna - 1941 -
- Giorgio Ravegnani - I Bizantini in Italia - Bologna - Il Mulino - 2004 -


CAIO GIULIO SATURNINO - IULIUS SATURNINUS (Usurpatore: 280)


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AUREO DI GIULIO SATURNINO

Nome: Gaio Giulio Saturnino, Caius Iulius Saturninus
Nascita: Mauritania ...
Morte: Apamea, 281
Professione: comandante militare
Regno: 280

Saturnino fu un usurpatore contro l'imperatore Marco Aurelio Probo. Da non confondersi con un altro usurpatore di nome Lucio Antonio Saturnino dell'88-89. 
Il suo nome ci è noto attraverso una sola fonte che è pure relativamente affidabile: la rinomata e più volte citata Historia Augusta, componimento storico-biografico che tratta di trenta imperatori redatto intorno al 285 - 337 d.c. da sei diversi autori, ovvero Aelio Lampridio, Aelio Sportiano, Flavio Vopisco - da tenere in considerazione  insieme a T. Pollione - Giulio Capitolino, Trebellio Pollione e Vulcacio Gallicano.



LA PELLE NERA

Sembra che Giulio Saturnino fosse di origine africana ed esattamente della Mauritania, tanto è vero che lo storico Zonara sostiene che fosse un moro, anche se la Historia Augusta sostiene invece che fosse di origine gallica. 

Nulla di cui stupirsi, il colore della pelle per i civili antichi romani non aveva alcun significato e nelle raffigurazioni in genere veniva ignorato. I romani non conoscevano il razzismo, d'altronde si calcola che a Roma il 75% degli abitanti fossero stranieri.

Saturnino era fra l'altro un uomo colto e aveva accuratamente seguito corsi di retorica prima in Africa e poi a Roma, dove si era inserito anche in alcuni circoli culturali. Saturnino era inoltre stato amico dell'imperatore Marco Aurelio Probo e fu lui infatti a nominarlo nel 279 circa governatore della Siria. 

La Historia Augusta, un documento tardo-imperiale spesso considerato poco affidabile dagli storici moderni, racconta che fu l'imperatore Probo a porre Saturnino a capo delle province orientali, ordinandogli però di stare lontano dalla turbolenta provincia egiziana, il cui popolo, adulatore e lusingatore per natura, l'avrebbe sicuramente corrotto e portato sulla strada dell'illegalità.



PROBO

Proclamato imperatore (276) dalle truppe in Oriente, fu instancabile contro barbari e usurpatori che non gli dettero tregua. Difese il confine danubiano, soffocò in Oriente la ribellione degli Isauri. Stanziò entro i confini dell'Impero Bastarni, Gepidi, Grautungi e Vandali, liberò l'Egitto dai Blemi 

Nel 280 l'imperatore Probo era stato ad Antiochia per controllare meglio la frontiera orientale e i nemici persiani. Ma il deteriorarsi delle condizioni della frontiera occidentale dell'impero spinsero l'imperatore ad abbandonare l'Oriente e a tornare in Occidente.



IL RITIRO DELL'IMPERATORE

Dopo che Probo aveva lasciato la Siria per recarsi sulle frontiere del Reno, Saturnino, seppur riluttante, venne costretto nel 280 ad accettare il titolo di imperatore da alcuni soldati ribelli e dalla popolazione di Alessandria d'Egitto che effettivamente lo salutò in maniera entusiastica: 
"Saturnino Augusto, gli dei ti salvino!
(Vopisco, Historia Augusta). 
Qualcuno ritiene che in realtà fosse in astio con Probo per essersi sentito abbandonato dal ritiro dello stesso.

PROBO

USURPAZIONE E FUGA 

Per evitare questa situazione, che viene infatti da pensare che egli non avesse effettivamente voluta, Saturnino fuggì da Alessandria e si rifugiò in Palestina, dove però decise di assumere l'incarico affidatogli. Si proclamò quindi imperatore nel 280. Probo non dovette però intervenire, anzi gli avrebbe mandato una lettera, promettendogli il perdono se si fosse sottomesso.

Saturnino era molto pentito della sua decisione, riporta Pollione nella Historia Augusta le sue parole di rimpianto rispetto a Roma a cui si rivolge: "Hai perso un comandante utile e guadagnato un imperatore miserabile".

Anche Vopisco sempre nella Historia Augusta riporta: "Egli piangeva esclamando: "Lo Stato ha perduto, se posso parlare senza presunzione, un uomo prezioso. Io ho senza dubbio ristabilito l'ordine nelle Gallie, ho riconquistato l'Africa caduta in potere dei Mauri, ho pacificato le Spagne. Ma a che giova? Una volta che mi sono arrogato la dignità imperiale è stato cancellato".



LA MORTE

Avrebbe voluto tornare indietro ma i soldati di Saturnino lo convinsero a diffidare della promessa del suo vecchio amico e il titubante usurpatore si lasciò convincere. Ma dopo poco tempo furono gli stessi soldati a uccidere Saturnino, probabilmente ad Apamea, prima che Probo potesse prendere delle contromisure. 

Secondo invece la versione della Historia, Saturnino sarebbe stato catturato mentre si rifugiava in una roccaforte e ucciso da soldati mandati da Probo, ma contro il desiderio di Probo. Sembra che Probo volesse veramente salvarlo perchè si dimostrò sempre molto clemente anche con i propri nemici. 

Anzi, secondo alcuni studiosi, Probo arrivò persino a coniare un aureo pesante ad Antiochia con al R/ la Vittoria in biga trionfante (RIC 919), che recava la legenda VICTORIAE AVGG: l'altro Augusto sarebbe Saturnino, indicato come tale in un ultimo disperato tentativo di riconciliazione


BIBLIO

- Zonara - Epitome -
- Historia Augusta - Saturninus -
- Zosimo - Storia nuova -
- Autore sconosciuto - trad. e prefaz. di André Chastagnol - Histoire Auguste - Robert Laffont - coll. "Libri" - 1994 -
- Morello Andrea - Caio Giulio Saturnino, usurpatore del potere imperiale nel 280 a.c. -


PRISCO ATTALO - PRISCUS ATTALUS (Usurpatore: 409 - 414)


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MONETA DI PRISCO ATTALO

Nome: Prisco Attalo, Priscus Attalus
Nascita: ...
Morte: Lipari, ...
Padre: Publio Ampelio
Figlio: Ampelio
Regno: 409/410 e 414/415


Fu un senatore romano, usurpatore dell'Impero romano, una volta nel 409–410, e un'altra nel 414-415, eletto con il sostegno dei Visigoti. Era nato nella Ionia, ma fin da giovane visse a Roma, dove ebbe cariche onorifiche dagl'imperatori Teodosio ed Onorio e fu amico di Simmaco con cui condivideva la religione pagana.

SOLIDO AUREO DI ATTALO
Attalo era un greco dell'Asia ed uno dei più influenti membri del Senato romano, riconosciuto inoltre sia come oratore che come poeta aulico, Aveva un figlio di nome Ampelio, e suo padre era Publio Ampelio. Era pagano, e dai suoi detrattori sappiamo che era interessato agli indovini.

Quelli che i cristiani chiamavano indovini erano in realtà gli astrologi che nell'antica Roma facevano per consuetudine l'oroscopo a tutti i nuovi nati, dall'imperatore al plebeo. 

C'erano poi le sacerdotesse divinatorie, come a Preneste (Palestrina) o le pitonesse in Grecia che dietro pagamento predicevano il futuro agli avventori del tempio.



LA PERSONALITA'

Paolo Orosio (Hist. adv. Pag., VII, 42, 7, 8) lo chiama "l'infelicissimo Attalo, mimo e trastullo dell'impero, vana immagine della dignità imperiale": un giudizio in parte veritiero, essendosi piegato sempre ai barbari pur avendo a volte certi principi di romanità del tutto pagani. 

ONORIO
Ma Orosio odia i pagani e su Attalo calca la mano. Non si possono in effetti ignorare le sue capacità, essendo uomo intelligente, abile e di grande personalità, che fu da tutti onorato e stimato per la sua straordinaria abilità e il suo fascino.

Nel 394 Prisco viene già definito come un vir spectabilis, è un ottimo oratore, sa parlare e conquista gli animi, infatti Quinto Aurelio Simmaco, il grande oratore e scrittore romano, lo fece conoscere a Nicomaco Flaviano. grammatico e storico pagano di grande cultura e di grande influenza sulla società aristocratica romana.

Nel 397 Attalo acquistò una villa a Tibur (Tivoli), dove fece erigere un complesso termale di nuova concezione; canta Orazio:
"Non avorio, non oro si veggono risplendere nella mia casa, né colonne affricane e travi d'Imetto; né fatto di repente ignoto erede di Attalo occupai la sua regia, né vanto porpore Laconie,
ma solo un animo schietto, ed una benigna vena d' ingegno,
per cui il ricco accorre alta mia povera casa
"

Quindi la villa di Attalo è paragonata a una reggia, ma Attalo aveva anche una prestigiosa casa in città, sul Celio. Nel 398 fece parte di un gruppo di senatori romani, in rappresentanza di tutto il senato, che perorò l'imperatore Onorio (384 - 423), l'esenzione dei senatori dal reclutamento di soldati per l'esercito; e l'imperatore accontentò il senato.

Dopo l'assedio di Roma del visigoto Alarico I nel 408, in cui si era trovato un accordo tra assedianti e assediati anche grazie a lui, Attalo fu messo a capo di una delegazione presso la corte imperiale a Ravenna, onde perorare le richieste di Alarico che desiderava del suolo italico per stanziare il suo popolo nonchè di un comando militare per sé; l'ambasceria non ebbe successo, ma Attalo ricevette da Onorio la carica di comes sacrarum largitionum, grazie all'influenza di Olimpio. 

Tornato poi a Roma, Attalo licenziò Eliocrate, incaricato di confiscare le proprietà dei sostenitori di Stilicone, che non aveva assolto al suo dovere. Continuò il lavoro di confisca in qualità di comes fino all'arrivo del suo successore, Demetrio; Onorio, infatti, onorò Attalo della prestigiosissima carica di praefectus urbi della città di Roma.



L'USURPATORE (409-410)

Nel 408, re Alarico I occupò Roma, ed elevò Attalo al soglio imperiale, in opposizione a Onorio, che si era rinchiuso a Ravenna. L'anno successivo Eracliano, fedele a Onorio, fece mettere sotto controllo i porti principali dell'Africa, bloccando l'esportazione di grano verso Roma, causando la fame della popolazione romana.

Attalo non solo accettò tradendo la fiducia di Onorio che tanta carriera gli aveva consentito di fare ma si fece battezzare dal vescovo ariano goto Sisegaro e tra i primi atti di governo prima estese i privilegi della gerarchia cattolica, come l'esenzione dai tributi, a quella ariana, e poi distribuì le cariche civili e militari ai suoi sostenitori.  

Attalo, d'accordo con Alarico, assediò Ravenna accompagnato dal re visigoti. Onorio offrì ad Attalo di condividere il potere, ma questi rifiutò, ma dovette  tornare a Roma, per la mancanza di grano causati dal blocco ordinato da Eracliano, che aveva sconfitto le forze inviategli contro da Attalo.

Attalo rifiutò di affidare a un capo goto il comando di una seconda spedizione contro Eracliano: e Alarico depose Attalo (410) spogliandolo dei paramenti imperiali e lo carcerò assieme al figlio Ampelio. In seguito al fallimento delle trattative, Alarico mise in atto il sacco di Roma.



DI NUOVO USURPATORE (414-415)

Morto Alarico, Prisco rimase comunque con i Visigoti, seguendoli in Gallia. Nel gennaio 414, a Narbona, il nuovo re Ataulfo sposò Galla Placidia, la figlia di Teodosio I nonché sorella di Onorio, e Attalo pronunciò il panegirico matrimoniale.

In quello stesso anno, Flavio Costanzo, (futuro Costanzo III) generale di Onorio e co-imperatore nel 421, iniziò un'offensiva militare contro i Goti. Ataulfo nominò allora Prisco Attalo imperatore per la seconda volta. Il blocco imposto da Costanzo fu tanto efficace che i Visigoti abbandonarono la Gallia per l'Hispania, nel 415. 

Attalo tentò di fuggire, ma fu catturato dalle forze di Costanzo e inviato a Ravenna. Con due dita mozzate, dovette camminare davanti al carro di trionfo di Onorio a Roma nel 416, e poi venne esiliato a Lipari. Tutto sommato poteva andargli peggio.


BIBLIO

- Quinto Aurelio Simmaco - Lettere - 
- Zosimo - Storia nuova«Priscus Attalus 2», PLRE II -
- Elton, Hugh - "Attalus (409-410, 414-415 A.D.)" - De Imperatoribus Romanis
- Sirago, Vito Antonio - Galla Placidia. La nobilissima - Jaca Book - 1996 -
- Paolo Orosio - Historia adversus Paganis -
- A. Thierry -  Alaric - Parigi  - 1880 -
- J. B. Bury - History of the later Roman Empire - Londra - 1923 -


 

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