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APAMEA (Siria)


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Apamea sorge sulla riva destra del fiume Oronte, in Siria, a circa 50 chilometri a nord ovest di Hama e fu abitata fin dal Neolitico da una popolazione stanziale dedita all'agricoltura, proseguendo nell'età del bronzo antico e medio, come dimostrano i ritrovamenti di selci lavorate, frammenti ceramici a disegni geometrici e dalle tombe con ricchi arredi. 

La città venne costruita da Seleucos Nikator ( 358 a.c. circa –281 a.c.), primo re seleucida (300 a.c.), prima diadoco di Alessandro Magno e poi primo sovrano dell'impero seleucide, che da lui prese il nome.
Successivamente divenne una città greca con struttura ortogonale, struttura mantenuta anche quando divenne romana e poi bizantina.  Il centro può probabilmente essere identificato con Nija, località menzionata in testi egizi ed ittiti del XVI secolo a.c. e del XV secolo a.c.. 

PLANIMETRIA DEL SITO ARCHEOLOGICO
(INGRANDIBILE)
Nel corso degli scavi è stata scoperta una stele ittita su cui era scritto che la città era "stata fondata dal re Orhilina di Hamath" (oggi Hama). - In seguito, assieme a tutta la Siria, fu occupata dai Persiani, che la rinominarono Pharnake.

Dopo l'accordo di Triparadeiso, la spartizione dei territori conquistati da Alessandro Magno tra i suoi generali (diadochi), in cui stabilirono la ripartizione delle loro satrapie, Apamea fu occupata dai macedoni e ribattezzata per un breve periodo Pella (320-300 a.c.) divenendo la capitale di Apamene.

- Nel 300 a.c., dopo la Battaglia di Ipso, avvenuta tra i successori di Alessandro Magno nel 301 a.c., Seleuco I Nicatore, fondatore della dinastia seleucide, fece costruire nel 300 a.c. sulla cima della collina, dominante la valle del fiume Oronte, l'acropoli e qui fondò una nuova città, a cui diede il nome della moglie persiana, Apama (a cui dedicò diverse città). 

Sotto i Seleucidi la città venne utilizzata come base stanziale dell'esercito, per la presenza dell'acropoli fortificata e per l'abbondanza di risorse per l'approvvigionamento delle truppe. Apamea divenne in brevissimo tempo uno dei maggiori centri del regno seleucide, sede anche della cavalleria reale.

- Mantenne la sua importanza, come base militare e commerciale, anche durante il periodo romano, dopo che Pompeo l'aveva conquistata nel 63 a.c., distruggendone l'acropoli.

All'apogeo del proprio sviluppo poteva contare fino a 500.000 abitanti, inclusi gli schiavi.

MOSAICO DEI FILOSOFI - SOCRATE

- Probabilmente dopo un terremoto, l'imperatore Claudio intervenne nella ricostruzione e la rinominò Claudia  Apamea, come testimoniano alcune iscrizioni.

- Distrutta ancora da un terremoto nel 115, la ricostruzione fu iniziata da Traiano (53 - 117), che in quel periodo si trovava ad Antiochia.

L'imperatore predispose la riedificazione completa della città che, in quel periodo, vide erigere il teatro, le terme e vari templi favorendo la fioritura di arti, scienza ed economia.

- Sempre all'inizio del III secolo, sino al 231, Apamea ospitò il quartier generale della Legio II Parthica, impegnata nelle guerre contro i Sasanidi, che riuscirono a conquistare la città, nel 252/253, sotto la guida del re Shāhpur (Sapore). 

- All'inizio del IV secolo, Apamea divenne uno dei maggiori centri culturali dell'Oriente, anche per merito di Giamblico di Calcide (250 - 330 filosofo famoso) che vi diresse la scuola neoplatonica. 

- Tra il 384 e il 388 il prefetto Materno Cinegio, distrusse molti templi pagani di immenso pregio tra cui anche la sede dell'oracolo di Zeus Belos, famosissimo e meta di lunghi pellegrinaggi, che già l'imperatore Settimio Severo, all'inizio del III secolo, era uso interpellare. Nel suo fanatismo fece anche promulgare leggi antisemite.

- Dopo la divisione dell'impero, Apamea divenne capoluogo della provincia Syria Secunda e arcivescovado metropolitano, conobbe nel corso del V secolo un notevole sviluppo, ma poi, come tutte le città della Siria del nord, dovette subire vari assalti da parte dei persiani e, nel corso del VI secolo, fu colpita da due gravi terremoti e fu ricostruita da Giustiniano (482 - 565).

- Nel 636 fu conquistata praticamente senza colpo ferire dagli arabi del califfo Khalid ibn al-Walid, che pian piano ripristinarono la cittadella fortificata sull'acropoli, che permise loro di resistere ai bizantini che tentarono invano di riconquistare Apamea. 
Divenne di nuovo al tempo dei crociati e dal XX secolo una quadruplice sede titolare cattolica.



LA STORIA

Dopo la conquista della regione da parte di Alessandro Magno e le successive guerre tra i suoi generali, e secondo la nuova interpretazione di un mosaico di Apamea scoperto nel 2011, proposta da Olszewski e Saad, la fondazione di Pella, il campo militare macedone (katoikia) ebbe luogo nell'autunno del 320 a.c., subito dopo il trattato di Triparadeisos (320 a.c.) su iniziativa di Antipatro, e l'ispirazione di Cassandro. 

Gli autori pertanto non concordano con le ipotesi precedenti che attribuiscono la fondazione di Pella ad Alessandro Magno o ad Antigonos I Monophtalmos. Comunque dal 300 a.c. circa, Pella divenne una polis, fu fortificata e stabilita come città (polis) da Seleuco che le diede il nome della sua moglie bactriana, Apama figlia del signore della guerra Sogdiano Spitamenes. 

Il sito era racchiuso in un'ansa dell'Oronte che, con il lago e le paludi, gli diede una forma peninsulare da cui il suo altro nome di Cherronêsos. Si trovava in un crocevia strategico per il commercio orientale e divenne una delle quattro città della tetrapoli siriana. 

Seleuco ne fece anche una base militare con 500 elefanti e un armamento equestre con 30.000 cavalle e 300 stalloni. Dopo il 142 a.c., il pretendente Diodoto Trifone fece di Apamea la base delle sue operazioni.

Q. Aemilius Secundus fece un'indagine sulla popolazione della città e del territorio che le apparteneva nel 6 d.c., in cui contò "117.000 hom(ines) civ(ium)" - 117.000 esseri umani cittadini, una cifra che è stata interpretata come una popolazione totale di 130.000 o 500.000, a seconda dei metodi utilizzati.

Nel 64 a.c., Pompeo marciò verso sud dai suoi quartieri d'inverno probabilmente ad Antiochia o nelle vicinanze e rase al suolo la fortezza di Apamea quando la città fu annessa alla Repubblica Romana. Nella rivolta della Siria sotto Quinto Cecilio Basso, resistette contro Giulio Cesare per tre anni fino all'arrivo di Cassio nel 46 a.c. 

Allo scoppio della guerra giudaica, gli abitanti di Apamea risparmiarono gli ebrei che vivevano in mezzo a loro e non volevano che fossero uccisi o condotti in cattività. Apamea fu brevemente catturata nel 40 a.c. dalle forze pompeiano-partiche. Gran parte di Apamea fu distrutta nel terremoto del 115 d.c., ma fu successivamente ricostruita.




IL MONOFISISMO

Apamea divenne un centro di studi filosofici e vi si affermò il monofisismo (affermazione della natura unica di Cristo) che dalla Chiesa di Roma venne dichiarato falso e quindi eretico, affermando il diofisismo come unica tesi vera della cristologia. 

E' considerato falso anche il titolo di christotokós (madre di Cristo) attribuito a Maria, che la Chiesa riconosce invece come theotókos (madre di Dio). L'appellativo di christotokós le veniva rivolto dai nestoriani, l'opposto dei monofisiti, in quanto nella loro dottrina le due nature, umana e divina, di Gesù Cristo non possono coesistere.

Alla fine del IV secolo Apamea divenne sede di un importante vescovado e vi fu costruito un santuario per custodire una reliquia ritenuta preziosissima: la Vera Croce (quella su cui sarebbe stato crocefisso il Cristo). Dopo i terremoti del VI secolo un nuovo complesso di edifici cristiani comprendente una cattedrale sostituì il santuario.

Nel 392 l'imperatore Teodosio dichiarò la fede cristiana l'unica religione dell'Impero Romano, facendone cioè la religione di stato, pena la morte e la confisca dei beni alla famiglia per chi non si convertiva nella convinzione che questa decisione avrebbe portato l'unità e rafforzato l'impero.

Ma non ottenne il successo sperato, perchè le diverse sottigliezze teologiche causarono tali animosità tra i seguaci di diverse dottrine, che gli arabi furono quasi ben accetti quando conquistarono Apamea e l'intera Siria dopo la battaglia di Yarmouk del 636.

ROMOLO E REMO


IL SITO

Molti dei resti di Aphamea, sono di epoca romana e bizantina. Il sito si trova a circa 55 km (34 mi) a nord-ovest di Hama, in Siria. Apamea è città greca, poi romana, persiana e dei Macedoni, che la ribattezzarono Pella; due terremoti la rasero al suolo nel 1100, e fu ritrovata dai belgi, dopo secoli di disinteresse, nel 1925. Conserva ancora importantissimi reperti.

I predatori non hanno trascurato un solo metro quadro di terreno. Si può solo immaginare l’immensa quantità di reperti accumulati in 25 secoli, dai primi insediamenti ai terremoti che rasero al suolo la città nel XII secolo, e ormai dispersi. Ittiti, persiani, macedoni, greci, romani, bizantini, arabi e crociati lasciarono sul posto il loro segno e i loro manufatti. Un altro tesoro polverizzato, sacrificato alla guerra.

Le campagne archeologiche hanno avuto un buon successo nel trovare mosaici pavimentali che, grazie alla solida tecnica di posa, hanno resistito alle ingiurie del tempo. Le province romane della Siria e dell'Africa (Tunisia) sono quelle dove la realizzazione di mosaici pavimentali colorati ha raggiunto i suoi migliori risultati. 

HELIOS

GLI SCAVI

Il sito antico, dopo secoli di disinteresse, iniziò ad essere riscoperto da una missione di scavo belga, nel 1925, e continua ancora oggi. Infatti sono stati fatti nuovi, importanti, ritrovamenti archeologici. Autori, gli archeologi di una nuova missione universitaria belga, che hanno ritrovato muri e pavimenti risalenti a diverse fasi storiche di Apamea.

 
I RESTI

La cittadella presenta vaste torri che guardano l'altopiano. Di interesse anche il caravanserraglio costruito dai Turchi nel XVI, trasformato oggi nel museo archeologico, dove sono conservati i mosaici.
La via colonnata era quasi sempre l’arteria principale della città e perciò vi si affacciavano gli edifici più importanti: templi, mercati, bagni, teatri, taverne, negozi.

Di relativamente intatto restano, forse, i monumenti più imponenti, certo non facili da trafugare: il colonnato che affianca il Cardo maximus, quello delle terme; le rovine del teatro, della Porta di Antiochia, della Casa delle mensole; il caravanserraglio; la cittadella fortificata. 

Le strade colonnate caratterizzarono molte città del Mediterraneo orientale tra l’età ellenistica e quella bizantina (fra I sec. a.c. e V-VI sec. d.c.), senz’altro per il loro appariscente ruolo estetico, ma anche per un’importante funzione nella vita sociale, politica ed economica.   

SARCOFAGO LUNGO IL COLONNATO

LE MURA

Le mura della città sono formate da piccole pietre del periodo omayyade ed abbaside, mentre la pavimentazione emersa è costituita da grandi lastre di pietra. Una serie di pilastri marcano un'antica distruzione e ricostruzione, risalente, con tutta probabilità, al VI secolo d.c..

La città di Apamea era protetta da un muro lungo 4 miglia che includeva l'acropoli. La cinta muraria venne edificata al tempo dell'Impero seleucide, ma venne più volte modificata; si sa che fu rafforzata all'inizio del III secolo d.c. e tuttavia nel 252 i Sassanidi riuscirono ad occupare per breve tempo Apamea. 

Le mura che proteggono la parte settentrionale di Apamea furono ricostruite dall'imperatore Giustiniano (482 – 565) dopo i due terremoti del 526 e del 528. Oggi le antiche mura sono visibili principalmente nel settore nord-orientale della città.
 

 
LA PORTA DI ANTIOCHIA

È l'unica rimasta delle sette porte della città, da cui partiva la strada diretta ad Antiochia, verso nord, per cui era detta anche porta nord. Nei pressi si possono ancora ammirare alcuni tratti delle mura cittadine, lunghe oltre 6 km, dal perimetro irregolare che un tempo includevano anche la cittadella. All'interno delle mura, ma soprattutto in quest'area si vedono anche numerosi esempi di conduttore idriche in cotto. Oggi la porta risulta ostruita da cumuli di macerie causate dai terremoti.



LE TERME ROMANE

Lungo il cardo, sulla destra si trovano le rovine delle terme, un tempo accessibili dalla strada tramite
un ingresso monumentale. Durante gli scavi sono state trovate tracce di una strada ricoperta di mosaici che conduceva al complesso delle terme.

Esse furono donate alla città da Giulio Agrippa nel 116 d.c., per la splendida usanza romana dell'evergetismo, e cioè il dono al popolo di monumenti ed edifici pubblici, assieme ad un ricco corredo di statue. Esse si trovano nella zona nordorientale di Apamea, dove  sono state ritrovate quattro vasche, un gran numero di colonne circolari in mattoni e condotti termali ancora in situ sotto la superficie intatta del pavimento anch'esso in mattoni. 

Le terme, ricostruite da Traiano dopo un terremoto del 115 d.c., furono utilizzate fino al VII secolo d.c.. Sempre alla stessa epoca risale il cardo maximus di Apamea, che taglia la città in due per una lunghezza di due chilometri.



LA VIA COLONNATA

Era l'asse centrale della città ricostruita da Traiano come cardo maximus, una splendida via colonnata che tagliava Apamea da nord a sud, dalla porta di Antiochia a quella di Hama, per una lunghezza di
circa 2 km ed una larghezza di 37,5 m, maggiore delle vie di Palmira e di Antiochia.

La sola carreggiata, i cui lastroni conservano ancora i segni del passaggio dei carri, misura oltre 22 m; i portici laterali hanno una profondità di 7–8 m. Il tratto settentrionale, costruito durante i regni di Traiano e di Marco Aurelio, conserva ancora colonne con capitelli corinzi e fusti lisci, mentre il tratto meridionale ha colonne scanalate, una rarità per la Siria, che testimonia anche la ricchezza e il benessere dei suoi abitanti durante il III secolo. 



AGORA' E TEMPIO DI ZEUS BELOS

Poco prima dell'incrocio con il decumano massimo i porticati delle grandi colonne presentano scanalature a spirale con andamento inverso da una all'altra. Tre di queste colonne avevano mensole dove erano poste le statue degli imperatori Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero, probabilmente in bronzo. 

Qui si trovava l'agorà su cui si affacciava il magnifico tempio di Zeus Belos. Nel 386 d.c., il tempio fu fatto radere al suolo dal vescovo Marcello, demolendo uno dei più belli monumenti dell'epoca.



NINFEO

Poco prima di raggiungere il decumano massimo si arriva al ninfeo.



DECUMANUS MAXIMUS

Oggi il decumano massimo coincide con una strada asfaltata, lungo la quale si trovano i resti di una
villa romana, La casa delle mensole, con imponente ingresso ed un cortile colonnato.

Dall'altra parte del decumano sorge una cattedrale del V secolo. Si tratta di una chiesa a pianta centrale quadrilobata, prolungata da una cappella sul lato orientale. La pianta ha la forma tipica dei martyrion ed effettivamente nella chiesa era conservata una reliquia della Santa Croce.
 


TEATRO

Trasformato in fortezza durante il Medioevo, fu poi usato come cava di pietra; ora ben poco delle
originarie gradinate, anche se la struttura è ancora visibile. Di dimensioni notevoli, circa 139 m di
diametro, era il più grande teatro della Siria romana ed uno dei maggiori del mondo antico, più grande
perfino di quello di Bosra, con una capacità stimata di oltre 20.000 posti.



MUSEO

Situato in un khan ottomano ben conservato che una volta offriva alloggio ai pellegrini in viaggio verso
la Mecca, questo piccolo museo mostra alcuni reperti della città vicina, tra cui diversi bei mosaici e
alcune sculture. Sul cortile, c'è una collezione di lapidi di legionari romani, che potrebbero essere stati
uccisi in azione durante la guerra civile tra Macrino ed Eliogabalo (218).

Il museo contiene una interessante raccolta di mosaici romani e bizantini, tra i quali i più significativi
sono Socrate che siede tra i sapienti e la Vittoria di Cassiopea sulle Nereidi, entrambi rinvenuti al di
sotto del pavimento della Cattedrale, appartenenti ad un precedente edificio non cristiano.

La simbologia dei due mosaici va interpretata nell'ottica della filosofia neoplatonica, che aveva in
Apamea una celebre scuola. Numerosi altri mosaici, provenienti anche dal vicino villaggio di Huarte, sono esposti nel museo. Come le rovine di Apamea stessa, il museo di Apamea potrebbe essere stato saccheggiato durante la guerra civile siriana. 



I MOSAICI

Il grande mosaico di cui la figura sopra decorava il triclinio, la sala da pranzo di una ricca casa patrizia, molto probabilmente quella di un governatore della città. La sua forma rettangolare con un'abside, dove il padrone di casa e i suoi parenti più stretti o i suoi ospiti più importanti si sdraiavano sui divani, si può notare in molte altre parti dell'Impero Romano tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna.

Le terme, ricostruite da Traiano dopo un terremoto del 115 d.c., vennero utilizzate fino al VII secolo d.c.. Sempre alla stessa epoca risale il cardo maximus di Apamea, che taglia la città in due per una lunghezza di due Km.

Gli archeologi raccomandano spesso la rimozione dei mosaici pavimentali nei musei per garantirne la conservazione. Per uno scherzo del destino, la decisione di spostare questo mosaico pavimentale a Bruxelles ha portato alla sua quasi totale distruzione nel 1946, quando quest'ala del museo fu ridotta in cenere da un incendio. 

L'ampia documentazione fotografica disponibile ha permesso, con una grande pazienza e abilità, la ricostruzione accurata del mosaico che, a causa delle sue dimensioni, non ha potuto essere rimosso in tempo.

Una cornice decorativa circonda una serie di scene di caccia che sono rappresentate in cinque file su uno sfondo bianco, simile a quello che si può notare nel mosaico pavimentale del Grande Palazzo di Costantinopoli. 

LA CASA DEI CONSOLI

Il mosaico è datato approssimativamente all'inizio del V secolo, quando Apamea aveva completamente adottato la fede cristiana, ma le scene di caccia, che erano molto spesso rappresentate nei mosaici pavimentali del periodo pagano, erano considerate adatte anche per una società cristiana.

La caccia era infatti considerata un'attività che evidenziava il coraggio del cacciatore e la sua abilità mentre le bestie selvatiche potevano essere ampiamente maltrattate e uccise per puro divertimento. I ricchi proprietari terrieri spesso decoravano le loro ville con scene simili in molte parti dell'Impero, per esempio in Algeria.

Queste scene di caccia non sono molto diverse da quelle che si possono vedere nei mosaici e nei sarcofagi della parte occidentale dell'Impero, se non fosse per la rappresentazione di cacciatori che usano l'arco per uccidere grandi animali. 

Questo modo di cacciare era radicato nella regione perché assiri e persiani erano arcieri molto abili e i Parti erano noti per i loro colpi all'indietro a cavallo. I Romani reclutarono arcieri nelle loro province orientali per integrare la potenza dei loro eserciti. Le ombre e alcuni alberi e cespugli sparsi danno un senso di prospettiva alle scene, simile a quello che si può vedere nei mosaici della "scuola africana".

IL MUSEO GIA' CARAVANSERRAGLIO

LA PERDITA INSANABILE

Tutto il resto di Apamea, in Siria, lungo il mitico fiume Oronte, è perduto. Le bande di predoni che la guerra civile nel Paese siriana ha lasciato libere di muoversi senza disturbo hanno razziato con meticolosità pressoché scientifica l’antichissima città greco-romana sulle rive dell’Oronte.

A rivelarlo sono due serie di foto satellitari scattate da Google Earth a dieci mesi di distanza: il 20 luglio 2011 e il 4 aprile 2012. Le ha confrontate e analizzate Ignacio Arce, responsabile della missione archeologica spagnola in Giordania. 

La prima mostra un’estensione di territorio uniforme, indisturbato, riarso dall’estate, su cui spiccano solo i rilievi dei monumenti maggiori. Nella seconda il terreno erboso appare perforato da migliaia e migliaia di buche, sconvolto, depredato da cima a fondo.


BIBLIO

- M. Titien Olszewski, H. Saad - Pella-Apamée sur l'Oronte et ses héros fondateurs à la lumière d’une source historique inconnue: une mosaïque d’Apamée - M. P. Castiglioni, R. Carboni, M. Giuman, H. Bernier-Farella (eds.) - Morlacchi University Press - Padoue - William Smith (editor) - 2018 -
- Finlayson, Cynthia - Uncovering the Great Theater of Apamea - Popular Archaeology - Archived from the original - 2012 -
- Giuseppe Flavio - Bellum Judaicum - II -
- Michael Peppard - Mosaics from a Church in the Diocese of Apamea, Syria - 2014 -
- A.D. Jean Ch. Balty - Apamea in Syria in the Second and Third Centuries  - The Journal of Roman Studies Vol. 78 - Published by: Society for the Promotion of Roman Studies - 1988 -



STRATA DIOCLEZIANA (Siria)


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LIMES ARABICUS

La Strata Diocletiana era una via di comunicazione militare del tardo Impero romano (o Basso Impero romano), che va dalla presa di potere di Diocleziano (244 - 313), nel 284, alla caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476.

La strada venne costruita lungo il tratto del limes arabicus, un lunga catena di mura, forti, fortini e torri di avvistamento, ai tempi dell'Imperatore romano Diocleziano, attorno al 298, al termine delle campagne sasanidi di Galerio, dopo una guerra durata due anni, dal 296 al 298. La strada rimase in uso fino al VI secolo.

La Strata Diocleziana era munita di una lunga serie di fortificazioni, costruite tutte allo stesso modo: si trattava di castra rettangolari con mura molto spesse e con torri sporgenti verso l'esterno. Erano situate normalmente ad un giorno di marcia (ca. 20 miglia romane) le une dalle altre.

STRATA DIOCLETIANA

Il percorso cominciava presso il fiume Eufrate a Sura, città posta nella parte meridionale dell'antica Babilonia, nonchè città della Mesopotamia antica, situata sull'Eufrate, lungo il confine prospiciente il nemico sasanide.

La strada continuava poi verso sud-ovest, passando prima per Palmira e poi per Damasco, che fece parte dell'Impero romano per circa 700 anni, inclusa nel territorio della provincia siriaca che aveva per capitale Antiochia, la terza città dell'impero. Infine la Strata Docleziana andava a congiungersi con la Via Traiana Nova. 

Quest'ultima, già nota come Via Regia, era stata ricostruita dall'imperatore Traiano tra il 111 ed il 114 ed era chiamata Via Traiana Nova per distinguerla dalla Via Traiana in Italia. Essa collegava Aelana, città posta sulle rive del Mar Rosso, con la fortezza legionaria di Bostra, antica città nel sud della Siria, per un certo periodo capitale del regno nabateo e capitale della Provincia Arabica sotto i romani, provincia denominata Arabia Petraea.

IL PERCORSO

Il suo proseguimento naturale era appunto la Strata Diocletiana, costruita quasi duecento anni più tardi da Diocleziano e che congiungeva Bostra con il fiume Eufrate. L'imperatore romano fu il creatore della «tetrarchia», ovvero il «governo dei quattro», dove ciascun Augusto avrebbe governato su metà dell'impero coadiuvato dal proprio Cesare, al quale avrebbe delegato il governo di metà del proprio territorio e che gli sarebbe succeduto (come nuovo Augusto) dopo venti anni di governo, nominando a sua volta un nuovo Cesare.

Vi era poi una diramazione che si spingeva ad est dell'Hauran, regione della Siria meridionale, per Imtan (con le sue rovine di bagni pubblici romani), fino all'oasi di Qasr Azraq, grande fortezza situata, oggi, nell'est della Giordania. Si trattava in sostanza di un sistema continuo di fortificazioni che dall'Eufrate collegava il Mar Rosso presso Aila.



BIBLIO

- D. Graf -  The Via Militaris and the Limes Arabicus in "Roman Frontier Studies 1995" - XVIth International Congress of Roman Frontier Studies - ed. W. Groenman-van Waateringe, B. L. van Beek, W. J. H. Willems, e S. L. Wynia - Oxbow Monograph 91 - Oxford: Oxbow Books -
- Sergio Rinaldi Tufi - Archeologia delle province romane - Roma - 2007 -
- David Kennedy - L'Oriente - in Il mondo di Roma imperiale: la formazione - Bari - 1989 -
- S. Parker - The Roman Frontier in Central Jordan Interim Report on the Limes Arabicus Project - 1980-1985 - BAR International Series - Oxford - 1987 -



NOVA TRAIANA BOSTRA - BOSRA ( Siria )


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Bosra, detta anche: Bostra, Busrana, Bozra, Nova Trojana Bostra, è un'antica città nel sud della Siria, che per un certo periodo fu capitale del regno nabateo (l'area che fungeva da confine fra la Siria e l'Arabia, dall'Eufrate al mar Rosso) e successivamente divenne capitale della Provincia Arabica (creata nel 106 da Traiano e affidata ad un legatus Augusti pro praetore di rango pretorio sotto i romani, detta Arabia Petraea.

Bosra, che in aramaico significa cittadella, è una cittadina dal prestigioso passato, caratteristica per le sue costruzioni in pietra nera di basalto. Situata a circa 140 km a sud di Damasco, nei pressi della frontiera giordana, fu nel passato un importante punto strategico all'incrocio delle vie carovaniere tra Mar Mediterraneo e Golfo Persico e tra l'Anatolia ed il Mar Rosso.

Attualmente è un importante sito archeologico con un ben conservato teatro romano e, dal 1980, fa parte dei patrimoni mondiali dell'umanità della nazione mediorientale.



LA STORIA

Il nome di Bosra è citato nelle preziose tavolette di Tell el-Amarna in Egitto, che risalgono al XIV secolo a.c. e rappresentano la corrispondenza reale scambiata tra i faraoni e i re fenicio e amorrei.
Qui la città viene citata per la prima volta negli archivi del Faraone Akhnaton esattamente nel 1334 a.c.

Dopo la conquista della regione da parte di Alessandro Magno (365 a.c. - 323 a.c.), Bosra fece parte del regno della Dinastia seleucide. Nel 163 a.c., la città venne conquistata da Giuda Maccabeo, l'eroe della ribellione ebraica contro l'oppressione del re Antioco IV Epifane, sovrano di Siria e dell'area palestinese, che, salito al trono nel 176 a.c., aveva tentato di ellenizzare il mondo ebraico e di abolire il monoteismo, nominando sommi sacerdoti greci, obbligando gli Ebrei ad abiurare, pena la morte, proibendo la circoncisione nonché l'osservanza del sabato.

Inoltre consacrò a Zeus un altare del tempio di Gerusalemme. Fece insomma quello che gli ebrei fecero per mezzo di Ezechia (716-687), distruggendo tutti i culti cananei, uccidendo i cittadini o obbligandoli a convertirsi pena la morte. Nel I secolo a.c., la città venne dominata dal regno nabateo e, tra il 70 e il 106 d.c. divenne capitale dei Nabatei sotto il re Rabbel II.

IL DECUMANO
Dopo una lunga campagna Aulo Cornelio Palma Frontoniano, un generale dell'imperatore Traiano, nel 106, sconfisse i Nabatei e per questo fu nominato governatore d'Arabia, dove godette di una forte popolarità.

Traiano nel 105 conquistò la nuova provincia d'Arabia, posta tra il fiume Giordano ed il Mar Morto, zona desertica e povera di risorse, ma fiorente per i commerci con Persia, India ed altri prosperosi centri quali Petra e Bosra, che divenne capitale della Provincia Arabica, col nome di "Nova Traiana Bostra", nonchè sede stanziale della Legio VI Ferrata e poi, dal 123, della Legio III Cyrenaica.

In questo periodo la città assunse importanza strategica e aumentò la sua importanza dal punto di vista economico. Nel 129, la città venne visitata dall'imperatore Adriano. 

Nel III secolo ebbe il periodo di massimo splendore, poi Alessandro Severo (208 -235) il buon imperatore dal motto:«Quod tibi fieri non vis, alteri ne feceris» (Non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te) la rese colonia per cui si chiamò "Colonia Bostra". 

Infine Filippo l'Arabo (204 - 249), successore di Gordiano III, la dichiarò metropoli cambiando il suo nome in "Colonia Metropolis" ovvero "Filippopoli" per la quale l'imperatore fece coniare una moneta speciale. (244-249). Con i Bizantini fu sede arcivescovile.
RESTI DEL PALAZZO DI TRAIANO
Nel 260, la cerchia di mura fu rinforzata per difesa dagli eventuali assalti dei re sasanidi, ma, nel 269, la città venne conquistata dall'esercito di Palmira della regina Zenobia (240 - dopo 275), che distrusse il tempio di Giove Ammone, nume tutelare della Legio III Cyrenaica.

La base della Legio III Cyrenaica, occupava circa 17 ettari; nel 115 fu colpita da un terremoto e venne ricostruita soprattutto mediante il lavoro di questa legione. La III Cirenaica la ritroviamo ancora a Bosra all'inizio del V secolo.

Fin dal II secolo la città era divenuta sede episcopale; dopo varie vicissitudini Bosra conobbe ancora un periodo di prosperità, nel VI secolo, sotto il regno di Giustiniano I, arricchendosi di nuovi palazzi e nuove chiese, purtroppo molto a spese dei vecchi edifici romani e soprattutto pagani, visto che ormai il cristianesimo era obbligatorio per tutti.

Ma nel 634 verrà conquistata da Khalid ibn al-Walid (592 - 642) considerato il miglior uomo d'armi del periodo islamico classico, tanto da essere normalmente ricordato come la "Spada dell'Islam" (Sayf al-Islām).e da questa data rimase sotto il dominio arabo.

PORTA OCCIDENTALE DEL VENTO

I RESTI ARCHEOLOGICI

Il glorioso passato dell'antica Bosra si evince dai numerosi e splendidi resti archeologici, che possono rivaleggiare con Jerash, Palmyra, e Apamea. Tra questi il monumento più importante è il teatro romano del II secolo d.c., numerose chiese cristiane sorte sui monumenti romani, le strade e le mura. 

La città è stata inserita nella lista dei siti di importanza mondiale dell'UNESCO nel 1980.
Certamente le sue opere d'arte si accrebbero soprattutto quando divenne la capitale della appena fondata Provincia di Arabia, l'Arabia Felix, in seguito alla conquista romana della fertile regione di Hauran nel 106 d.c.

Di certo una nuova era si aprì per la città quando fu integrata nell'impero romano, data l'abitudine degli imperatori romani di abbellire, ingrandire e arricchire le proprie province e soprattutto le proprie colonie. Riedificarle sullo stile romano era il miglior modo per romanizzarle.

Durante il periodo bizantino, la Bosra ebbe un ruolo importante come mercato di frontiera per le carovane arabe. I suoi vescovi hanno preso parte al Concilio di Antiochia. Bosra è la prima città bizantina a cadere nelle mani degli arabi nel 634, durante la fase di espansione islamica. 


Oggi, Bosra è un importante sito archeologico in cui convivono rovine di epoca romana, bizantina e musulmana. La città ha anche monumenti nabatei e romani, chiese cristiane, moschee e madrase.
Vennero edificati nel II secolo: il teatro, diverse cisterne, le terme e forse un ippodromo; risale agli inizi del III secolo l'arco della porta centrale. 

Di questa città, che una volta contava 80.000 abitanti, oggi rimangono importanti resti di edifici nabatei, romani, bizantini. I monumenti più caratteristici rimasti a Bosra testimoniano l'eccezionale valore universale del sito. 

La loro ambientazione, tuttavia, pone problemi perché un villaggio moderno si è sviluppato in mezzo alle rovine. Una politica di reinsediamento istituita dalla Direzione Generale delle Antichità e dei Musei (DGAM) consente alla maggior parte delle famiglie di trasferirsi in nuove case al di fuori delle vecchie mura cittadine. 

Alla fine di questa operazione, la città vecchia sarà nuovamente abbandonata per essere completamente portata alla luce e diventare una città morta che rinascerà come museo all'aperto.
IL TEATRO

IL TEATRO

Il suo monumento più caratteristico è il teatro romano del II secolo, probabilmente costruito sotto Traiano, che è stato completamente preservato. E 'stato fortificato tra il 481 e il 1251.

Il teatro romano del II secolo, eccezionalmente intatto e completo con la sua galleria superiore, fu incorporato nelle successive fortificazioni per creare una potente cittadella a guardia della strada di Damasco, costituendo così un risultato architettonico unico.

Venne costruito con pietra basaltica, risalente alla prima metà del II sec. e poteva contenere seduti fino a 15.000 spettatori che potevano essere accomodati o evacuati in soli 15 minuti. La scena e il frontescena sono ben conservati, mancano però i marmi policromi che lo rivestivano, e delle colonne corinzie che lo decoravano, è rimasto solo il primo ordine.
CHIESA A TRE NAVATE DELLE TERME SUD

LA BASILICA

I resti della basilica del VI secolo, i martiri Sergios, Bacchos e Leontios, che divenne la cattedrale di Bosra, rappresentano un esempio estremamente significativo di una chiesa con un piano centrato che ha segnato l'evoluzione delle prime forme architettoniche di chiese.

Non dimentichiamo che Bosra, a circa 140 km a sud di Damasco, nei pressi della frontiera giordana, fu nel passato un importante punto strategico all'incrocio delle vie carovaniere tra Mar Mediterraneo e Golfo persico e tra l'Anatolia ed il Mar Rosso.

LE TERME

LA SOFFERENZA DEL SITO

Il sito ha sofferto di atti di vandalismo e negligenza e non ci sono piani completi per la sua conservazione. Le risorse finanziarie e tecniche sono estremamente necessarie per lo sviluppo e l'attuazione di un piano generale di conservazione per questa meraviglia classica.

Il bombardamento ininterrotto nella campagna orientale di Daraa ha inflitto danni sufficienti all'anfiteatro romano nell'antica cittadella Bosra al-Sham, nel sud della Siria.

Ahmad al-A'dawi, capo dell'Ufficio delle Antichità di Bosra, ha dichiarato a Enab Baladi che le forze aeree siriane e russe hanno preso di mira la cittadella con quattro raid aerei il 28 giugno, causando un enorme danno al luogo.

Ha aggiunto che i raid aerei hanno in gran parte influenzato il secondo e il terzo piano del teatro romano, oltre al danno "serio" del cortile dell'orchestra della Cittadella.

In effetti le città e i paesi di Daraa stanno subendo un'escalation di azioni militari da parte del regime siriano e del suo alleato russo, iniziato nove giorni fa, in un notevole progresso delle forze del regime nelle parti rurali orientali e occidentali di Daraa a spese del fazioni di opposizione.

I DANNI DEL TEATRO
Le fazioni dell'opposizione hanno avuto il controllo totale sulla città di Bosra al-Sham nel marzo 2015 e hanno formato un corpo noto come "Ufficio delle Antichità di Bosra", per proteggere, restaurare e documentare i monumenti e i musei della città.

Questa non è la prima volta che il regime siriano prende di mira le rovine di Bosra, perché questo è stato preceduto da un'altra offensiva che ha seguito il controllo della fazione di opposizione sulla città, che si è conclusa con la deturpazione del sito archeologico.


Necessità di protezione e gestione (2009)

La proprietà è protetta dalla legge 222 sulle antichità, modificata nel 1999. Non ha un piano di gestione e sorgono problemi di conservazione a causa di controversie con la comunità e mancanza di fondi e risorse così come la mancanza di manodopera qualificata.

La Direzione Generale delle Antichità e dei Musei cerca di risolvere questi problemi con l'aiuto di istituzioni nazionali e internazionali e di esperti stranieri.


Il governo siriano ha recentemente lanciato una bozza di piano generale per riconoscere l'importanza del sito e supervisionare l'uso futuro della città di Bosra. Nel 2007 è stato istituito un comitato di protezione per sostenere questo progetto.

La Direzione Generale delle Antichità prepara una serie di specifiche per l'implementazione di un sistema di informazione geografica (GIS) sul sito; il progetto è iniziato nel 2009 e durerà un anno. La struttura della proprietà dovrebbe essere protetta creando una zona cuscinetto definita e concordata.


BIBLIO

- Alfonso Anania - Antonella Carri - Lilia Palmieri - Gioia Zenoni - Siria, viaggio nel cuore del Medio Oriente . 2009 - Polaris -- La Stampa di Torino - 8/11/2013 - a cura di Carla Reschia - Siria - in macerie i gioielli dell'Unesco -
- G. Bejor, M.T. Grassi, S. Maggi, F. Slavazzi - Arte e archeologia delle Province romane - Milano 2011 -
- Paul Zanker - Arte romana - Bari - Economica Laterza - 2008 -






PALMYRA (Siria)


3 comment
COME APPARIVA IN ORIGINE IL TEMPIO DI BEL

Ricordiamo Palmyra com'era, prima dell'avvento dell'isis..


TADMOR (o Tadmur)

Palmira fu in tempi antichi un'importante città della Siria, posta in una oasi 240 km a nord-est di Damasco e 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Zor, che si trova sul fiume Eufrate. Il nome greco della città, Palmyra, è la traduzione dell'aramaico, Tadmor, che significa 'palma'.

IL DECUMANO DI PALMYRA (INGRANDIBILE)
Oggi appare come una distesa di rovine monumentali nel deserto, ma durante l'Impero Romano Palmira fu una delle metropoli commerciali più vive, come testimoniano le fonti storiche e archeologiche.

È stato per lungo tempo un importante centro carovaniero, tanto da essere soprannominata la Sposa del deserto, per i viaggiatori ed i mercanti che traversavano il deserto siriaco per collegare l'Occidente (Roma e le principali città dell'impero) con l'Oriente (la Mesopotamia, la Persia, fino all'India e alla Cina), ed ebbe un notevole sviluppo tra il I ed III sec. d.c.

L'archeologo Jørgen Christian Meyer nel 2008 ha iniziato a rilevare l’area montuosa a nord di Palmira. I terreni su cui si è concentrata la ricerca di Meyer, più di 100 Kmq, su cui ingegnosamente veniva incanalata l’acqua piovana verso la pianure, rendendo così possibile l’agricoltura.

Gli archeologi vi hanno individuato i resti di più di 20 villaggi raggiungibili da Palmira in pochi giorni di cammino, che si aggiungono ai 15 insediamenti precedentemente scoperti da un altro gruppo di ricercatori nella zona ad ovest della grande metropoli antica.

Gli archeologi hanno anche trovato le tracce di una vasta rete di serbatoi e canali artificiali che raccoglievano e convogliavano l’acqua in occasione degli improvvisi temporali stagionali.

IL DECUMANO MASSIMO
Il paesaggio intorno alla città era quindi caratterizzato da colture - tuttora diffuse in Siria - di olivi, fichi e pistacchi come testimoniano i resoconti romani. Veniva coltivato anche l’orzo, come dimostrano le analisi polliniche condotte su un mattone di fango proveniente dalle aree rilevate da Meyer.

Si è discusso sui cambiamenti climatici nell’antichità e alcuni ricercatori si affidano a questa spiegazione; ma oggi si sa che il clima non è mutato granchè negli ultimi duemila anni. Anche se la zona a nord di Palmira è una steppa desertica,  potrebbe avere un enorme potenziale per l'agricoltura se si investissero tempo ed energia nel controllo delle risorse.

Il fatto è che un tempo si usufruiva di ogni pioggia con cisterne e canali, nel massimo rispetto della natura, mentre oggi o si parla di centrali idroelettriche che inquinano ma che piacciono a multinazionali e a governanti, oppure non si provvede a nulla perchè ci si arricchisce solo la popolazione.

I suoi antichi abitanti riuscivano a catturare e canalizzare dai 12 ai 15 centimetri di pioggia ogni anno. Le testimonianze archeologiche indicano che questo sistema durò fino a circa il 700 d.c., periodo in cui iniziò il declino della città.

In effetti, anche se la fonte sulfurea che alimentava l'oasi di Palmira sembra esaurita, ma oggi Tadmor, con un sistema di irrigazione del terreno, riesce a mantenere viva una fiorente oasi che permette ai 45.000 abitanti di vivere non solo di turismo ma anche di agricoltura.

BAAL, YARHIBOL E AGLIBOL

LA STORIA

I più antichi ritrovamenti di insediamenti umani risalgono a ben 75.000 anni fa. La prima documentazione storica di Palmyra risale al XIX a.c. in un contratto assiro rinvenuto a Kültepe in Cappadocia (Anatolia), dove si fa riferimento al nome Puzur-Ishtar di Tadmor antico nome di Palmyra, nome che mantiene tuttora la città vicina al sito archeologico.

La città di Tadmor è menzionata così negli archivi assiri di Kanech, in Cappadocia, nel XIX secolo a.c., e poi è citata più volte negli archivi di Mari, nel XVIII secolo a.c., dove si parla di personaggi palmireni e di Palmyra; un'altra tavoletta, del XIV-XIII secolo a.c., ritrovata a Meskenè sull'Eufrate parla sempre di personaggi palmireni e ha l'impronta del sigillo di uno di questi. In epoche successive Palmyra è stata abitata dagli Amorrei, Aramei e Arabi.

Poi viene citata ancora negli archivi assiri, nell'XI secolo a.c., come Tadmor del deserto. A quel tempo era solo una città commerciale nella estesa rete commerciale che univa la Mesopotamia e la Siria settentrionale.

Tadmor è citata anche nella Bibbia come una città del deserto fondata e fortificata da Salomone, nel Primo libro dei Re, ma in realtà esistente molto prima.

Non si sa più nulla di Palmira fino al I sec. a.c., quando la città viene citata col nuovo nome, assegnatole durante il regno dei Seleucidi (IV - I sec. a.c.).



I Seleucidi

Quando i Seleucidi presero il controllo della Siria nel 323 a.c. la città fu abbandonata a sé stessa e divenne indipendente. Palmira fiorì come città carovaniera durante il I sec. a.c., come riferisce  Flavio Giuseppe (37 - 100), nel secolo successivo, con un proprio dialetto semitico e un proprio alfabeto.

Dopo aver traversato l’Asia, navigato nell'Oceano Indiano e nel Golfo Persico, le merci che dovevano raggiungere l’Europa venivano trasportate in parte lungo il fiume Eufrate fino alla Siria e da qui, passando per Palmira, raggiungevano sulle carovane dei cammelli i porti del Mediterrano.

Altri percorsi più a nord sarebbero stati più veloci e diretti. Ma duemila anni fa Palmira si trovava tra l’Impero Romano a ovest e gli imperi dei Parti e dei Persiani a est, e tutta una serie di piccoli regni, lungo l'Eufrate, ognuno dei quali esigeva un pedaggio.

Palmira offriva quindi ai carovanieri una via senza pedaggi, consentendo loro di traversare ai cammelli i campi col raccolto già effettuato campi coltivati, pascolando liberamente e concimando così i campi, ricevendo in cambio l'acqua e magari qualche altro scambio di beni. In epoca ellenistica, Palmyra era già una fiorente città divisa in classi sociali: sacerdoti, artigiani, e mercanti.

VIA COLONNATA E TETRAPILO

Il Dominio romano

Dopo il controllo dell'impero romano, nel 64 a.c., mantenne una certa indipendenza e l' importanza commerciale. Plinio il Vecchio (23 e il 79 d.c.), nella sua Naturalis Historia scritta nel 77 d.c. dice di Palmyra:

" Palmyra è una nobile città per il sito in cui si trova, per le ricchezze del suolo, per la piacevolezza delle sue acque. Da ogni lato distese di sabbia circondano i suoi campi, ed ella è come isolata dal mondo per opera della natura. Godendo di una sorte privilegiata tra i due maggiori imperi, quello dei Romani e quello dei Parti, ella viene sollecitata dall'uno e dall'altro, quando si scatenano le discordie "
La città era tanto ricca che, nel 41 a.c., Marco Antonio cercò di occuparla per saccheggiarla, ma senza riuscirvi e dovette desistere. Sotto Tiberio (14-37) Palmira fu annessa ufficialmente alla provincia romana di Siria, verso il 19 d.c., e sotto Nerone (54-68) fu integrata nella provincia. Sotto Tiberio la città, ormai ricchissima, costruì il santuario di Baal, col tempio dedicato a Baal, a Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna).

Con la cooperazione degli sceicchi nomadi l'autorità di Palmira fu riconosciuta dalle oasi del deserto, tanto di renderla un vero stato che, nel 24, aveva fondato una colonia sull'Eufrate e un fondaco a Vologasia, la città del regno dei Parti, da dove raggiungevano le coste del Golfo Persico, dove arrivavano la navi provenienti dall'India.

Sotto il regno di Traiano (53 - 117) la città fu annessa all'impero, ma nel 129 Adriano visitò Palmira e le fu concesso lo stato di Civitas Libera che permetteva al senato e al popolo di Palmyra di stabilire e raccogliere le tasse, dandole il nome di Palmira Hadriana (Tadmur Adriana).

Palmyra, Temple of Allat, cult statue
ATENA - TEMPIO DI ALLAT - COPIA DI FIDIA
Tra la fine del II e l'inizio del III secolo, Settimio Severo o suo figlio Caracalla, concessero a Palmira lo statuto di città libera.
La generosità dell'imperatore, o il suo calcolo mirato, permise il grande sviluppo della città culminato nel II sec., il periodo d'oro di Palmyra. Le attività economiche si estendevano ad est fino all'India e alla Cina attraverso la via della seta, e ad ovest fino a Roma, sostituendo il ruolo di Petra che aveva perso importanza dopo l'annessione da parte dei romani nel 106 d.c.

La dinastia romana dei Severi, in parte di origine siriana, era molto favorevole a Palmyra, tanto che l'imperatore Caracalla (188 - 217), figlio del fondatore della dinasta, Settimio Severo, e di Giulia Domna originaria di Emesa, concesse alle città di Emesa e a Palmyra il titolo di colonia romana e la cittadinanza romana ad alcuni contabili arabi. Questo aumentò lo sviluppo di Palmyra ma ne decretò anche la  fine.

Benché di fronte all'impero partico, Palmira non era mai stata coinvolta nelle guerre contro Roma. Ma dopo che il fondatore della dinastia sasanide Ardashir I, nel 224, era asceso al potere, a partire dal 230 il commercio palmireno diminuì per l'occupazione sasanide della Cappadocia  e della Mesopotamia, il territorio tra il Tigri e l'Eufrate.

Carre (dove fu assassinato Caracalla) cadde nel 238 e le incursioni dei Sasanidi continuarono anche sotto il regno del successore Shapur I, che arrivò a minacciare Antiochia

Un contabile palmireno, Hairan, discendente della famiglia gentilizia dei Settimi, ottenne la cittadinanza romana e divenne senatore a Roma. Intanto la dinastia dei sassanidi, ostile a Roma,  sotto lo scettro di Ardashir I, aveva conquistato le foci del Tigri e d'Eufrate, precludendo a Palmira l'accesso al golfo arabico.

Il figlio del senatore Hairan, Odenato, avendo parteggiato per Settimio Severo contro Pescennio Nigro, era stato nominato governatore della provincia di Siria da Valeriano. Odenato combattè varie battaglie contro i sassainidi fino a cacciarli dall'Anatolia meridionale. Questi successi militari furono grandemente ricompensati dall'imperatore Galieno che gli conferì il titolo di dux romanorum ed egli stesso si fece proclamare in seguito Re dei Re, finchè un suo cugino lo fece assassinare insieme a suo figlio nel 267.

ZENOBIA

ZENOBIA

Poco dopo la morte di Odenato, sua moglie Zenobia (242 - 275) prese la corona in nome del figlio minorenne, Vaballato, si sottrasse al controllo di Roma e si autoproclamò Augusta.

Quindi nominò suo figlio Vaballato Augusto e accrebbe i propri domini attaccando nel 270 l'Arabia, la Palestina e l'Egitto e conquistandole. Poi Zenobia si spinse a nord, conquistò la Cappadocia e la Bitinia arrivando sino alla città di Ancira.

Però nel 270 Aureliano venne acclamato imperatore e nel 272 riconquistò l'Egitto, poi la Bitinia e la Cappadocia, poi sconfisse l'esercito palmirense ad Emesa. La regina rifugiò a Palmira, ma Aureliano raggiunse l'oasi e iniziò delle trattative per la resa della città. Durante le trattative, Zenobia ed il figlio, Vaballato, fuggirono, ma furono catturati.

Palmira non soffrì danni nella resa, ma nel 273 si ribellò e stavolta fu saccheggiata, i suoi tesori furono portati via e le mura furono abbattute; la città, abbandonata, tornò a essere un piccolo villaggio e divenne una base militare per le legioni romane.


Tardo impero

Nel 293 Domiziano fortificò la città, per difendere Palmira dai Sasanidi e fece costruire, entro le mura un grande accampamento, con un pretorio ed un santuario per le insegne per la Legio I Illirica.

Non si hanno più notizie finchè l'imperatore Giustiniano (482 - 565), nel VI secolo, per l'importanza strategica della zona, fece rinforzare le mura e vi installò una guarnigione. Ma la città venne conquistata dagli Arabi nel 634 e sotto il loro dominio Palmira andò in rovina.



IL SITO ARCHEOLOGICO


L'AGORA

Presso l'edificio del senato si trova l'agorà, il foro delle città romane, circondata da quattro portici, sulle cui colonne, sorrette da mensole, erano situate le statue dei dignitari dal lato nord, dei militari sul lato ovest, dei capi delle carovane dal lato sud e dei senatori sul lato est, dove giustamente si trovava l'edificio del senato.

L'agorà di Palmira risale all'inizio del II secolo, presenta una pianta quadrangolare (m 84 x 71), con portici sui quattro lati e un muro quasi del tutto crollato.

Sembra disponesse di 2 fontane, 10 porte e 95 colonne.

Aldifuori di una delle pote nel XiX sec. venne ritrovata una stele che aveva incisi i dazi doganali in epoca romana (Tariffe di Palmira), del 137 d.c.. Il passaggio di un cammello costava 2 dinari, se carico 12 dinari, per uno schiavo 20 dinari, una giara di vino 7 dinari ecc.

Le colonne presentano delle mensole che erano sormontate da statue. Nell'insieme dovevano esserci quasi duecento mensole, in parte sulle colonne e in parte sui muri interni dei portici. Uno degli ingressi nell'agorà era situato nel portico dei senatori, la porta centrale era adornata da statue dei familiari di Settimio Severo, la cui moglie Giulia Domna era figlia del gran sacerdote di Emesa.

Le iscrizioni più antiche dell'agorà datano dagli anni 76-81 d.c., benché nella maggioranza i portici fossero costruiti all'epoca di Adriano. Alcuni blocchi di pietra e alcune colonne dell'agorà, parzialmente distrutta durante il regno di Zenobia, furono adoperati da questa regina per la costruzione delle mura di fortificazione.

Presso l'angolo sud-ovest dell'agorà sorgeva una basilica rettangolare (81,5 m x 12) che si suppone potesse servire per le riunioni e per i banchetti.

INGRESSO AL TEMPIO DI BEL

SANTUARIO DI BEL O BAAL

« Bel, tua abitazione è Babel, Borsippa la tua corona;
i cieli nella loro estensione sono il tuo addome.
Con i tuoi occhi penetri il tutto,
con i tuoi oracoli tu scruti gli oracoli,
con uno sguardo impartisci gli ordini.
[Con] il tuo tocco consumi i potenti,
[...] gli umili li prendi per mano;
[quando] li guardi ti prendi pietà per loro,
fai vedere loro la luce ed essi vantano il tuo valore.
»

(Dalla preghiera a Marduk In Rituale dell'Anno Nuovo a Babel)

RICOSTRUZIONE GRAFICA DEL TEMPIO DI BAL
L'edificio religioso, dedicato a Bel o Baal, assimilato al greco Zeus ( Jupiter, cioè Padre Giove), fu edificato sotto il dominio partico riportando sia lo stile greco-corinzio, sia babilonese, come si osserva nella strana merlatura superiore del tempio (I sec. d.c.). Il tempio fu consacrato tra il 32 e il 38, mentre il colonnato e i propilei furono innalzati alla fine del II sec.

INGRESSO
Il grande recinto sacro è quadrangolare, di m 205 x 210, circondato da un alto muro di cinta alto ben 11 m, con un portico sorretto da un doppio colonnato. L'ampio cortile interno era completamente lastricato in pietra e all'interno aveva una cella centrale consacrata nel 32 d.c. ma la costruzione del tempio fu completata solo alla metà del II sec. d.c.

I portici sui lati nord, est e sud erano a doppia fila di colonne corinzie. Nel lato ovest, dove si trova l'ingresso attuale, aveva una sola fila di colonne ma aveva un triplo arco monumentale conducente all'ingresso alla cella centrale. Purtroppo tale ingresso venne modificato dagli Arabi che lo trasformarono in fortezza.

Il tempio ha due nicchie, una rivolta a nord, che conteneva la triade della divinità palmirene, Baal, Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna). In epoca araba la cella del tempio fu trasformata in moschea, come dimostra il mihrab presente sul muro meridionale.

Il monumento attuale è costruito sopra un precedente santuario di epoca ellenistica che a sua volta è stato costruito sopra ad un terrazzamento artificiale, infatti sono stati trovati dei manufatti dell'epoca del Bronzo Medio (2200-1500 a.c.) a circa 6 metri di profondità.

In questo tempio si venerava, come Dio principale, il Dio Bel, corrispondente a Zeus per i greci e Giove per i romani. Il nome Bel deriva dalla pronuncia babilonese della parola semitica Ba'al che significava signore. Nell'antica Palmyra si pronunciava Bol che divenne Bel pe fondersi col Dio babilonese Bel Marduk.

Altre due divinità erano molto seguite a Palmyra: Yarhibol, Dio del sole, e Aglibol, Dio della luna. Bel assieme a queste due divinità formavano la triade di Palmyra e sono rappresentate nel soffitto del vano a nord della cella.

SOFFITTI NICCHIA NORD
A circa metà dell'altezza delle colonne sono presenti delle mensole dove erano poste le statue dei cittadini benemeriti che avevano contribuito alla costruzione del tempio come indicano le scritte in greco e in palmireno. Queste mensole sono tipiche di Palmira e non risultano in altre zone.

Al centro della corte si trova la cella, il tempio vero e proprio, dove potevano entrare solo i sacerdoti. Si arriva all'ingresso della cella tramite un ampio scalone in lieve pendenza. L'ingresso è formato da una grande porta leggermente rastremata come nell'uso etrusco e miceneo.

La cella. di m 10 x 30, era circondata da un portico colonnato (peribolo) di 15 + 8 colonne. Al suo interno, ai lati nord e sud, sono presenti due vani, usuali dei templi orientali, chiamati thalamos. I soffitti dei vani sono in un solo mastodontico blocco di pietra, scolpito con decorazioni geometriche a cassettoni.

In quello sud il soffitto a cupola è scolpito a bassorilievi raffiguranti i busti delle sette divinità planetarie con al centro Bel. Alla sinistra della cella una scala conduce al tetto dove sopra si innalzava una terrazza, decorata da quattro torri angolari. All’interno c’erano le statue della triade Bel, Aglibol e Yarhibol, e sicuramente si osservavano i movimenti della luna, del sole e dei pianeti.

INTERNO
Il tetto del peribolo era sorretto da monumentali architravi trasversali sulle quali erano scolpiti bellissimi bassorilievi con divinità e scene di vita, due di queste architravi sono poste ai due lati della porta monumentale tra la porta e la cella. Tracce di colore residuo dimostrano che, in origine, questi bassorilievi erano dipinti.

Il tempio ha due nicchie, una rivolta a nord, che conteneva la triade di Palmira: Baal, Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna) e venne consacrato tra il 32 e il 38, ma il colonnato fu ultimato solo verso il 120, mentre i propilei furono innalzati alla fine del II sec.

L'ampio cortile interno era completamente lastricato in pietra.  In epoca araba la cella del tempio fu trasformata in moschea, come dimostra il mihrab presente sul muro meridionale della cella.
Vi si trovano bassorilievi con immagini di frutta, offerta al Dio. In primo piano una palma, simbolo di Palmira.

VIA COLONNATA CON MENSOLE


LA VIA COLONNATA O IL GRANDE COLONNATO

La via colonnata inizia di fronte all'ingresso del santuario di Baal ed il primo tratto si conclude con l'arco severiano, a tre fornici, collocato ad arte per nascondere una deviazione di 30 gradi del secondo tratto della via.

I resti dell'antica città si estendono per una superficie maggiore di 10 Kmq, il commercio rese Palmyra un centro internazionale di dimensioni paragonabile alla città di Antiochia, la capitale della Siria del tempo.

I quartieri più importanti di Palmyra si trovavano ai lati della strada principale, Decumanus. Questa strada attraversa la città di epoca romana da est a ovest, la prima sezione e più larga delle altre, iniziava dai propilei del tempio di Baal e arrivava alla porta trionfale che è stata costruita a pianta triangolare per mascherare l'angolo di questa prima sezione con la seconda.

ALTARE
Essa era la prosecuzione della grande via carovaniera, che si trasformava in una grande e splendida strada colonnata che divideva in due parti il centro cittadino.

La strada era decorata da un ampio portico, alto una decina di m, le cui colonne mantenevano con l’aiuto di mensole ben 95 statue, che rappresentavano i personaggi più importanti di Palmira.

La via colonnata, di cui si osservano le colonne con le mensole per le statue, aveva una carreggiata larga 11 metri, affiancata da due portici di 7 m.

Alcune colonne più alte nelle file delle colonne hanno iscrizioni importanti. La penultima di queste conserva le tracce di una mensola strappata, sulla quale si trovava la statua della regina Zenobia, come è dimostrato da un'iscrizione greca e palmirena, incisa sul tronco della colonna.

Jupiter Heliopolitanus
GIOVE HELIOPOLITANO
A sinistra di questa un'altra colonna, la cui mensola, come dalla iscrizione in palmireno, sosteneva una statua di Odenato, il marito della regina.

Entrambe le iscrizioni sono dell'anno 271. Furono dunque incise un anno prima che P. venisse conquistata dalle truppe di Aureliano.

L'andamento non rettilineo è dovuto al fatto di dover evitare edifici già preesistenti come il santuario di Nabo, il teatro e l'agorà.

Questa prima sezione, che collegava il tempio di Bel alla città, sembra fosse utilizzata per scopi religiosi.

La seconda sezione arriva fino al tetrapylon uno dei centri della città e non era pavimentata per permettere il passaggio dei cammelli, i portici laterali, invece, avevano una pavimentazione parziale.

Ciascun portico era largo 7 m mentre la strada era larga 11 m, una specie di autostrada.

Continuando sul Decumanus si incontra per primo il tempio di Nabo, posto sulla sinistra.

La pianta di questo tempio è del tipico tempio siriano: un'ampia corte chiusa da mura e portico interno con al centro il tempio. La corte non ha una pianta regolare ma trapezioidale, probabilmente a causa di monumenti precedenti.



IL COLONNATO TRASVERSALE

Il Colonnato Trasversale, lungo 230 m, è due volte più largo della parte scoperta del Grande Colonnato, e cioè 22 m. I due portici coperti laterali sono larghi 6 m ciascuno. Esso corre da sud - ovest a nord - est, inizia presso le mura e presso la porta detta oggi di Damasco con uno spiazzo ovale.

Come rilevano le iscrizioni, rimaste su alcune colonne, questo colonnato aveva caratteristiche piuttosto sacre. La maggioranza delle iscrizioni risale agli inizi del sec. II, quindi precedente al Grande Colonnato.

Sicuramente attraverso la Porta di Damasco entravano in città le grandi carovane dei mercanti, che procedevano lungo la Valle delle Tombe, provenienti da Damasco.

Da nord - ovest il Colonnato Trasversale è adiacente al quartiere occidentale della città; nel periodo di Diocleziano questo quartiere fu diviso dal colonnato tramite un muro innalzato sul luogo degli antichi magazzini e botteghe, che si trovavano nel porticato nord - ovest dello stesso colonnato.

TETRAPILO

IL TETRAPILO

Questo particolare monumento romano, di forma cubica, fu costruito nel II sec. d.c. ed è una porta quadrupla situata nel Grande Colonnato. Si trova al centro di una piazza ovale che si colloca all’estremità ovest della via colonnata di Palmira. Esso è composto da quattro piedistalli con quattro colonne ciascuno, in granito rosa, provenienti dall’Egitto. ognuna delle quali sosteneva una trabeazione. Ogni colonna era decorata con ornamenti a viticci.

All'interno di ogni gruppo di colonne era collocata una statua, ma non sappiamo quali perchè ce ne sono pervenuti solo i piedistalli senza iscrizioni. Aveva pertanto un’entrata per ognuno dei quattro lati.  Di questo edificio monumentale sono rimaste soltanto le rovine di quattro giganteschi zoccoli, innalzati sopra un podio quadrato, dal lato di 18 metri.


Dal tetrapylon inizia la terza sezione del decumanus che piega di dieci gradi rispetto la precedente. Questa sezione, lunga circa mezzo Km, attraversa la zona residenziale della città e porta al campo di Diocleziano

Non lontano dal tetrapilo sorgeva l’agorà, un ampio spazio rettangolare lungo m 84 x 71 circondato da portici colonnati in stile corinzio. In origine,più di 200 statue raffiguranti militari, personaggi importanti e dignitari decoravano le colonne e le nicchie della piazza.

A S-O del tetràpylon si trovano ancora le rovine del portico che conduceva sulla piazza, situata a N dell'agorà. Un'altra strada stretta era tracciata a N-E del tetràpylon e conduceva al santuario di Ba῾alshamīn, esplorato negli anni 1954-56 dal Collart.

L'ARCO DI SETTIMIO SEVERO

SANTUARIO DI NABU

Poco dopo passato l'arco severiano, sulla sinistra, vi è il santuario di Nabu, una divinità mesopotamica, assimilata ad Apollo. Figlio di Marduk e di Ṣarpanitum, detto più raramente figlio di Enki, era il Dio della scrittura e della sapienza, protettore degli artigiani e degli scribi, scrittore dell'universo.

Il Dio era effigiato con l'alta tiara neo-assira, una spada al fianco e un arco dietro le sue spalle: la mano destra è alzata in gesto propiziatorio, la sinistra tiene forse una tavoletta scrittoria. Fu associato ad Apollo per via dell'arco.

Il santuario fu edificato tra la fine del I sec. e la metà del II sec. d.c. La cella, o tèmenos, di forma trapezoidale, è accessibile da sud attraverso un propileo con sei colonne sul fronte e, poco più indietro, due semicolonne e due altari che inquadrano la porta. All'interno del recinto tre lati hanno un portico sorretto da colonne, mentre il quarto è chiuso da un muro.

La corte, circondata da portici costruiti a varie fasi nel II sec. d.c., fu poi tagliata a nord per far posto alla costruzione del Grande Colonnato; le colonne dei portici hanno una base modanata e capitelli simil dorici filettati. Un altare monumentale munito di ampio zoccolo, ornato di bassorilievi e circondato da colonne, è stato eretto verso la fine del II sec. d.c. nella parte anteriore della corte.

SANTUARIO DI BAALSHAMIN

SANTUARIO DI BAALSHAMIN

Il santuario di Baalshamin (il signore del cielo), che riporta iscrizioni del 130, in cui si ringraziava l'imperatore Adriano per l'edificazione del tempio, era stato dedicato in realtà il 17 d.c. al Dio Baalshamin, che i romani assimilarono a Mercurio, ma che era il Dio dei tuoni dei fulmini e delle piogge.

Adriano l'aveva riedificato sul tempio più antico, ed era gestito da una tribù nomade. Sorge solitario a nord, a 200 m della Via Colonnata. Una strada stretta tracciata a nord est del tetràpylon consentiva di raggiungere il santuario, esplorato negli anni 1954-56 dal Collart.

Esso fu fondato negli anni 130-131, come illustra l'iscrizione bilingue sulla mensola a sinistra dell'entrata. Male è il nome del fondatore del tempio, uomo molto facoltoso, che finanziò non solo il tempio voluto da Adriano ma pure il soggiorno di Adriano a Palmira nel 126, quando per l'occasione il nome della città era diventato Hadriana Palmyra. Il tempio prostilo ha sei colonne nel vestibolo e pilastri corinzi sul lato esterno delle pareti.

Le 6 colonne ospitavano originariamente, sulle 6 mensole che si protendevano all'esterno, altrettante statue di culto, in seguito demolite e fatte a pezzi.

Venne costruito sul un tempio preesistente della metà del I sec., eretto nello stesso periodo in cui furono costruite le mura che circondano il santuario. La cella del tempio è illuminata da finestre, particolare architettonico che non appartiene all'architettura classica. A nord - est del tempio, nel recinto del santuario, si trova un colonnato parzialmente ricostruito.

Il cerimoniale religioso si svolgeva nei cortili; in uno è stata rinvenuta una sala per i banchetti sacri, designata da un iscrizione; vi erano stati eretti altari con una dedica e talvolta bassorilievi; pozzi e canalizzazioni di terracotta provvedevano alla distribuzione dell'acqua; nicchie votive, monolitiche o in muratura, contenenti l'immagine di divinità, erano incastrate nei muri. Sull'architrave monumentale di un'edicola era scolpito un bassorilievo stupendo, sotto la forma di un'aquila che accoglie sotto le ali spiegate i busti radiati di un Dio lunare e di un Dio solare, vale a dire Ba‛alshamīn, il Signore dei Cieli, che accoglie i due paredri, Aglibōl e Malakbēl, che costituivano con lui una triade.

ARCO DI SETTIMIO SEVERO

ARCO DI SETTIMIO SEVERO

Tra la fine del II e l'inizio del III secolo, Settimio Severo oppure il suo successore, il figlio Caracalla, concessero a Palmira lo statuto di città libera. L'arco, a tre fornici, deve essergli stato dedicato in questa occasione.



TERME DI DIOCLEZIANO

Sulla destra della via colonnata, di fronte al tempio di Nabu, si trova il portico composto di quattro colonne monolitiche di porfido egizio, sporgenti rispetto alla linea dei portici. sorgevano le terme di Diocleziano, edificate nel II secolo d.c. da Sossiano Ierocle, scrittore governatore della Siria fenicia ai tempi di Diocleziano (284-305), nonchè nemico dei cristiani. L'edificio, di non grandi dimensioni, 85 metri x 51,

I RESTI DELLE TERME
L'iscrizione incisa da Sossianus Hierocles, governatore della provincia di Siria-Fenicia all'epoca della tetrarchia, ne aveva fatto attribuire la costruzione a Diocleziano. Ma si trattò soltanto di un rifacimento, perché gli scavi hanno dimostrato che sono più antiche: tanto lo stile della decorazione scolpita quanto le statue di marmo scoperte all'interno (fra cui un torso loricato di Settimio Severo) ci riportano agli ultimi anni del II sec. d.c. 

Gli scavi hanno messo in luce installazioni idrauliche e gli impianti termali usuali, frigidarium, calidarium, gymnasium: una piscina quadrata, profonda, circondata su tre lati da colonnati; una sala ottagonale con bacino centrale; un cortile a peristilio.

Gli scavi condotti dal Service des Antiquités siriano negli anni 1959-1960 hanno messo in luce la piscina centrale delle terme, circondata da colonnato, un profondo canale aperto e altri locali appartenenti alle terme di Diocleziano.

Cento metri a nord - ovest da questo edificio si trova la sorgente del Serraglio con l'acqua potabile.

IL TEATRO


IL TEATRO

Il teatro è un tipico teatro romano edificato nella seconda metà del II sec., ancora in buone condizioni di conservazione ed utilizzato per spettacoli. Una buona sonorizzazione permette di sentire l'eco della propria voce se posti nel centro dello spazio che veniva occupato dall'orchestra.

L'edificio che contiene la scena, ben conservato e lungo m 48, è disposto parallelamente al Grande Colonnato; la, scena è larga m 10,5, ha tre esedre, una curvilinea in mezzo e due rettangolari ai lati. Il piano dell'orchestra è pavimentato con lastre quadrangolari ed ha un diametro di 20 m.

La cavea ha conservato 9 gradini e resti del decimo, ed è divisa in 11 cunei. A sinistra e a destra dell'edificio scenico si trovano due ingressi arcuati che conducono all'orchestra.


Palmyra, theater

Dietro il teatro si erge un porticato semicircolare, che costituisce l'ambulacro, in forma di una cavea estremamente tondeggiante. Dal porticato, in direzione sud ovest, si diparte una strada stretta con colonne da ambo i lati, che conduce ad una porta nelle mura, adorna di nicchie.

Accanto alla porta si trova un piccolo locale per la guardia, dal lato esterno delle mura sono due bastioni semicircolari. A 120 m da questa porta, verso sud ovest, all'odierno incrocio dei sentieri delle carovane per Homs e per Damasco, coricata per terra si trova una delle tre colonne onorifiche erette a Palmira. Essa fu costruita nel 139 d.c. e sulla sua cima si trovavano due statue.

SENATO E NEGOZIO

SENATO (CURIA)

Il Senato, piuttosto piccolo, aveva un vestibolo ed una corte interna ed era contornato da alcune botteghe.



LA BASILICA

LA BASILICA
Presso l'angolo sud-ovest dell'agorà sorgeva una basilica rettangolare (81,5 metri x 12) che si suppone potesse servire per le riunioni e i banchetti



TEMPIO DI ALLAT

A nord est del tetràpylon si trovano le rovine del tempio di Allat e la già menzionata colonna onorifica; su uno dei suoi rocchi è inciso un orologio solare. La Dea Allat era una divinità molto adorata e forse più arcaica della stessa triade.

Alla Dea gli arabi facevano una libagione sacra che si accompagnava a queste parole: - Alla Terra, al Sale e ad Allat, che è la migliore di tutte. -
Col tempo la Dea venne soppiantata da Allah che divenne il Dio unico della religione araba e Allat scomparì.

TEMPIO DI ALLAT

SANTUARIO BEL HAMMON

Il santuario dedicato al Dio Bel-Hammon venne scoperto nel 1965 da un gruppo archeologico francese diretto da R. du Mesnil du Buisson, partendo dalla scoperta dell'impianto della sorgente Efca, di carattere sacro, da cui sgorga l'acqua che irriga l'oasi.

Tra le costruzioni erette in cima alla montagna che domina la sorgente, riconobbero un'iscrizione datata al maggio dell'89 d.c. ha permesso di riconoscere la corte del tempio di Bēl, il cui scavo ha permesso di risalire fino alle tracce di un passato molto antico, con ceramiche dell'Età del Bronzo Antico, del 2100 - 2200 a.c. 



TEMPIO SEPOLCRALE

Tra il Grande Colonnato e il Colonnato Trasversale, c'è una grande tomba del III sec., oggi chiamata il Tempio Sepolcrale. Si pensa che l'edificio si trovasse al di fuori del recinto urbano e che vi sia stato incorporato ai tempi di Zenobia, quando durante i lavori di fortificazione, le mura furono spostate più a nord ovest, inglobando le esistenti costruzioni tombali a forma di case, un po' come le mura aureliane a Roma inglobarono gli acquedotti. 
Nel Tempio Sepolcrale si notano sei colonne che sostengono il timpano parzialmente distrutto.



PORTA PRETORIA

Circa 90 m dalla Porta di Damasco, nel muro fortificato che corre da nord ovest lungo il Colonnato Trasversale si trova la cosiddetta Porta Pretoria, scoperta dalla missione archeologica polacca nel 1959; la porta è disposta obliquamente all'asse del Colonnato Trasversale. 

La porta, che ha un ingresso principale e due passaggi laterali, si trova probabilmente sul luogo di un'altra più antica, o forse di un arco che portava dal Colonnato Trasversale al quartiere occidentale.

Dalla Porta Pretoria, attraverso un portico romano, probabilmente del II sec. e parallelo al Colonnato Trasversale, una larga via Pretoria conduce al tetràpylon scoperto nel 1960. All'interno della porta invece, la cui facciata è parallela alla via, s'innesta di sbieco l'asse della strada che non le è perpendicolare



TEMPIO DELLE INSEGNE

Dal tetràpylon, la via Pretoria conduceva attraverso un edificio a forma di propileo fino ad un tempio oblungo, eretto sopra un alto zoccolo, con scale monumentali dai tre lati. La cella di questo tempio termina con un'abside. L'edificio serviva forse nell'epoca di Diocleziano come tempio delle insegne; esso è costruito quasi interamente con blocchi provenienti da altri edifici.


IL SERRAGLIO

Del palazzo di Zenobia non è restata traccia.





LA NECROPOLI 

Palmyra è circondata da una serie di necropoli. Vicino al santuario di Ba‛alshamīn, all'interno di un recinto quadrangolare, preceduto da un vestibolo a cielo aperto, sono state scavate quattordici tombe, disposte ai due lati di un dròmos, coperte di lastre sormontate da una volta di mattoni crudi. 

Ciascuna tomba conteneva molti corpi, disposti in successive inumazioni; un'iscrizione, dell'11 d.c., era probabilmente una delle più recenti. Si rinvenne un ricco corredo funerario: armi, gioielli, lucerne, ceramica, coppe di alabastro, della metà del II sec. a.c. Si sono trovate anche sepolture individuali, ma le famiglie più importanti si costruivano il loro mausoleo. Questi mausolei sono divisi in tre tipi fondamentali:


Tombe a torre

Sono i monumenti funerari più antichi, risalenti fino al I secolo a.c., costruite a forma di torre a base quadrata sopra un podio a gradini, mentre i vari piani sono collegati da una scala in pietra. Le prime torri erano molto semplici e i loculi erano esposti all'esterno, dal I sec. d.c. invece iniziarono a decorare le torri sia all'esterno che all'interno.

Questo tipo di tombe sono tipiche di Palmyra e non hanno uguali nelle città dell'antico oriente a parte delle tombe nella regione dell'Eufrate che, però, dipendeva da Palmyra.


Gli ipogei

La costruzione di questo tipo di tombe inizia dal I sec. d.c., fino ad ora ne sono state scoperte più di cinquanta ma ne rimangono decine che devono essere ancora scavate. La pianta di queste tombe è quasi uguale per tutte: una galleria principale davanti all'ingresso e due o quattro ali o esedre laterali.


Le tombe-case

Queste tombe sono le più recenti, la maggior parte delle tombe casa risale al III secolo d.c. Come dice il nome hanno la forma di una piccola casa con un portico colonnato.

La più ben conservata delle tombe a torre è quella di Elahbel. Il nome deriva da uno dei suoi quattro fondatori Elahbel, Ma'nai, Shokayi e Maliku.


Tomba a torre di Elahbel 

TOMBA DI ELAHBEL
È stata costruita nel 103 d.c. ed è composta da un ipogeo con l'ingresso sul lato nord e di una torre a quattro piani con l'ingresso sul lato sud.

Il primo piano è ornato da pilastri scanalati con capitelli corinzi che dividono i sostegni per i loculi. Il soffitto è dipinto e diviso in cassettoni.

Sulla parete est si possono vedere i resti dei busti della famiglia e, sopra la porta, è presente il busto di uno dei figli dell'amministratore della tomba.

Queste tombe venivano costruite dalle famiglie palmirene più ricche che ponevano i corpi dei loro familiari nei loculi al primo piano.

Gli altri piani erano concessi ai corpi di famiglie sufficientemente ricche da pagare "l'affitto", ma non abbastanza da potersi costruire una propria tomba.

Tra gli ipogei quello detto dei Tre Fratelli è il più interessante.

Ci si accede scendendo su una larga scala in pietra di sei gradini, sulla porta d'ingresso sono incise cinque iscrizioni le quali informano che l'ipogeo è stato costruito dai tre fratelli Na'amai, Male e Sa'adai e che alcune parti sono state vendute nel 160, 191 e 341.


I loculi 

L'interno è diviso in due ali con le volte a botte, i muri sono ricoperti di stucco e contengono 65 campate formate da sei loculi. Il fondo della galleria centrale è decorato da affreschi in stile siro-ellenistico.

I PIANO TOMBA ELAHBEL
Le immagini dei defunti sono dipinte entro spazi rotondi, mentre in alto è rappresentato Achille tra le figlie di Licomede.

Nell'ala sinistra si trova il monumento funebre di Male con la data di fondazione 142-143

I palmireni seppellivano i loro morti all'interno di loculi posti uno sopra l'altro.

Questi loculi erano composti dalle sporgenze scolpite su due pilastri di roccia paralleli.

Queste sporgenze avevano lo scopo di sorreggere delle lastre di pietra che separavano i vari loculi e dove venivano appoggiati i corpi.

I loculi venivano chiusi da un'altra lastra di pietra sulla quale era stato scolpito, in rilievo, il busto del defunto e il suo nome.

Si pensa che, grazie alla grande individualità dei palmireni, ogni busto rappresentasse veramente il defunto, ma non è da escludere che gli artigiani esponessero nelle loro botteghe una serie di effigi già pronte dove bastava aggiungere il nome.

Oppure, come è accaduto fra gli Etruschi, veniva sbozzata la figura della persona cui poi veniva attaccata una testa somigliante a quella del defunto.



LA SCOPERTA

Il sito e l'oasi di Palmira vennero visitate, a quel che si sa, solo nel 1751, da un gruppo di disegnatori, tra cui l'italiano Giovanni Battista Borra che ne tratteggiò varie tavole, capeggiati da due inglesi, Robert Wood e James Dawkins, che nel 1753, pubblicarono in inglese e francese "Les Ruines de Palmyra, autrement dite Tadmor au dèsert", che crearono enorme interesse nel mondo accademico.

Solo verso la fine del XIX secolo però iniziarono le ricerche scientifiche, copiando e decifrando le iscrizioni; ed infine, dopo l'instaurazione del mandato francese sulla Siria, vennero iniziati gli scavi, che continuano ancora oggi.


BIBLIO

- A.A.V.V. - Palmyra: impianto urbano, via colonnata e ninfeo - B, Youcanprint - Tricase - 2014 -
- V. Smedile - Palmira: Dinamiche politico-economiche e fenomeni culturali nei primi tre secoli dell'impero - Aracne - Roma - 2018 -
- Phillip K. Hitti - History of Syria, Including Lebanon and Palestine - Gorgias Press LLC - 2004 -
- Pierre Gros - Le province orientali. Realtà e ideologia dell'urbanistica romana - in Pierre Gros, Mario Torelli - Storia dell'urbanistica. Il mondo romano - Nuova ed. - Roma-Bari - Laterza - 2007 -



 

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