Showing posts with label Colonne e Obelischi. Show all posts
Showing posts with label Colonne e Obelischi. Show all posts

LA COLONNA DUILIA


0 comment
RIPRODUZIONE DELLA COLONNA DI CAIO DUILIO

Molte Colonne furono già come Trofei poste nel Foro. Plinio, lib 34 cap 5, parlando delle Colonne Maenia e Duilia dice che più antico del porvi le statue fu l'uso delle Colonne. 
"Siccome quella a Caio Maenio che avea vinti gli antichi Latini a' quali per patto il Popolo Romano la Terza parte delle Prede concedea in quello stesso Consulato, vinti gli Antiati, aveane fissati i Rostri (sproni di navi) sopra i suggesti (luoghi elevati per arte donde si parlava al Popolo e a soldati) nell'anno della Città 416, ed a Caio Duilio che riportò il primo un Trionfo navale da i Cartaginesi la quale è ancora nel Foro.
I Rostri erano di Bronzo anticamente tolti dalle dette Navi Puniche prese in guerra marittima (Silio lib 6 ver 663)

"Giusta al marin Decoro e qual navale Trofeo Rostri portante, una Colonna Sorgeva  in bianca Mole e a Marte eccelso dedicava Duillio le spoglie Della sommersa già Punica Classe Rostrata

COLONNA DELLA VITTORIA (VENEZIA)
Da questi versi puossi dedurre una colonna rostrata posta a Duillio ma non che quei Rostri fossero di bronzo. Questa di cui qui si tratta non potrebbe nemmeno esser quella poichè la voce Mole, significante grandezza più che ordinaria, non le conviene. Essendo questa una picciola Colonna, non più alta d'un uomo di bassa statura, e di troppo delicato lavoro in marmo pario, per assegnarla a quei tempi ne conviene l'Overbeke chiamandola Nuova. 

Rostri di marmo veggonsi in questa Nuova Colonna la cui Base, ovvero Pilastro quadrato o Zoccolo, fu non à gran tempo scavata da Ruine nel Foro Romano, non lunge dall'Arco di Settimio; da chi e quando questo Pilastro fosse dal Foro trasportato sul Campidoglio s'ignora dal Ciacconio e dagli altri.

ll Boherello Tamaquillo Faber e il Gassendo ancor prima non credono che la vera Iscrizione di Duilio sia quella fissata ora nel muro del Palazzo laterale de Conservatori sul Campidoglio a sinistra del piè della scala. Il Ciacconio vuole che dopo Cesare, anzi dopo Plinio e Quintiliano, questa Base fosse ristaurata perchè scritta all'antica moda ed egli stesso supplendone con doti altissime congetture le mancanze nelle consumate parti il dimostra.

Nel detto Autore l'antica emendata e la sua riduzione a forma di migliore ortografia latina i curiosi potran vedere. Al nostro proposito basterà la Traduzione:

" Caio Duilio, figlio di Marco Console, contra i Cartaginesi in Sicilia, Comandante gli Egestani soci del Popolo Romano, da strettissimo assedio liberò. Poichè tutte le Legioni del Cartaginesi che assediavano Egista ed Amilcare massimo loro magistrato, per maggior fretta lasciati nove elefanti, fuggirono dagli alloggiamenti, di poi espugnò Macella, munita e forte Città.

E nel magistrato medesimo il primo prosperamente, qual Console, oprò in mare, il primo i Remigi e le Armate adornò e allesti in sessanta giorni e con queste navi tutte le Classi Puniche pugnando in alto mare superò. Trenta navi co' loro uomini prese e la settireme nave Pretoria (a sette ordini di remi), affondò 20 navi fra quinqueremi e triremi. 

La Preda in oro monete nummi 3700, in argento 10000 libre, di Bronzo o Rame due milioni: nel Trionfo navale tutta la preda portò nell'Erario del Popolo Romano. Tutti gl'ingenui nobili Cartaginesi prigionieri gli precedevano il Carro Trionfale. E il primo fra Consoli trionfò de Siciliani e de Cartaginesi. A cagione di quelle Geste il Senato e il popolo Romano  quella colonna pose, ovvero a Marte la donò e dedicò."

(- Degli avanzi delle antichità - Bonaventura Overbeke - a cura di Paolo Rolli - Tommaso Edlin - Londra - 1739 -)



COLUMNA ROSTRATA GAII DUILII

La Colonna Duilia, ovvero Columna Rostrata Gaii Duilii, (Colonna rostrata di Gaio Duilio) era un'antica colonna rostrale, la prima di cui abbiamo menzione, che si ergeva nel Foro Romano.

La colonna si trovava accanto ai Rostra imperiali, pur essendo molto più antica, verso il Volcanale, l'antichissimo santuario dedicato al Dio Vulcano collocato nel Foro Romano, sopra il Comitium. Venne eretta durante il trionfo del generale Gaio Duilio, un antico trionfo romano per una vittoria navale, la battaglia di Milazzo contro i Cartaginesi del 260 a.c., ed era costruita con i rostri delle navi nemiche, da cui derivò lo stesso nome della tribuna dei Rostri, in origine eretta, come poi le altre, nei Comitia.



GAIO DUILIO

COLONNA DUILIA (PINCIO - ROMA)
Gaio Duilio, ovvero Gaius Duilius; (260 a.c. – ...) fu un politico e militare della Repubblica romana, un homo novus, non appartenendo all'aristocrazia romana. Divenne console nel 260 a.c., giusto allo scoppio della guerra con Cartagine. Al suo collega, il patrizio Gneo Cornelio Scipione Asina (310 - 245 a.c.), Duilio diede il comando della flotta. Ma, peccando d'ingenuità, Asina fu catturato dai cartaginesi nella Battaglia delle Isole Lipari. Duilio rimase solo al comando della guerra.

Allora Duilio fece costruire una flotta di 120 navi, e poiché i romani erano abituati a combattere solo sulla terraferma fece collocare su ogni nave un ponte mobile con uncini, detto corvo. La battaglia navale avvenne in quello stesso anno a Milazzo. 

Quando le navi nemiche furono sufficientemente vicine, i corvi furono calati contro le navi nemiche, ancorandovisi saldamente e consentendo un vero e proprio arrembaggio. Nel combattimento corpo a corpo i romani avevano un'indubbia superiorità e i cartaginesi furono sconfitti. Con questa vittoria i romani divennero i nuovi padroni del Mediterraneo occidentale.

Così, come primo romano a vincere in mare, Duilio fu onorato con un trionfo e con l'erezione nel Foro di una colonna costruita con i rostri delle navi nemiche. Nell'iscrizione (260 a.c.) della base rinvenuta era inciso:

EODEM MACistratud bene rEM NAVEBOS MARID CONSOL
PRIMOS Ceset copiasque Clasesque NAVALES
PRIMOS ORNAVET PAravetque
CVMQVE EIS NAVEBOS CLASEIS POENICAS OMNis
item maxVMAS COPIAS CARTACINIENSIS
PRAESENTEd hanibaled DICTATORED OLorOM
INALTOD MARID PVCNandod vicet
VIQVE NAVEis cepeT CVM SOCIEIS SEPTEResmom I,
quinqueresmOSQVE TRIRESMOSQVE NAVEIS Xxx
merset XIII. aurOM CAPTOM: NVMEI MMMDC
ARCENTOM CAPTOM PRAEDA NVMEI …
oimne CAPTOM AES …
primos quoOQVE NAVALED PRAEDAD POPLOM donavet
primosque CARTACINIEnsIS inceNVOS
Duxit in Triunphod EIS CAPT

COLONNA DUILIA
Per il trionfo del console Caio Duilio, sulla Sicilia e sulla flotta punica venne inciso:

C. DVILIVS M.F. M.N. COS.
PRIMVS NAVALEM DE SICVLeis
ET CLASSE POENICA EGIT
K. INTERCALAR. AN. CDXCIII

Per ringraziamento agli Dei delle sue vittorie Gaio Duilio fece erigere a sue spese il Tempio di Giano nel Foro Olitorio, attiguo al porto Tiberino.

Parte principale di quanto resta dell’iscrizione incisa sulla base della colonna rostrata di Caio Duilio (CIL I, 00025): "da console, primo fra i Romani, si illustrò con le navi in mare; egli fu il primo ad armare ed addestrare equipaggi e flotte di navi combattenti; e con queste navi sconfisse in una battaglia nell'alto mare le flotte puniche e parimenti le più possenti truppe dei Cartaginesi, in presenza di Annibale, il loro comandante in capo. E con la forza egli catturò le seguenti navi con i rispettivi equipaggi: una settereme, 30 quinqueremi e triremi; mentre 13 ne affondò. Oro catturato: più di 3600 monete" ... "E fu anche il primo a donare al popolo una preda navale, nonché il primo a condurre in trionfo dei cittadini Cartaginesi catturati

(Degli avanzi delle antichità - Bonaventura Overbeke - a cura di Paolo Rolli - Tommaso Edlin - Londra - 1739)

Vedi anche: GAIO DUILIO

ISCRIZIONE DELLA BASE DELLA COLONNA DUILIA

La colonna oggi

La base della colonna duilia venne rifatta all'epoca di Augusto, copiando esattamente l'antica iscrizione. Dispersa la colonna dal vandalismo, la base venne rinvenuta nel XVI secolo presso l'arco di Settimio Severo, nella collocazione originaria. Oggi si trova nel Museo Nuovo Capitolino.



BIBLIO


- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita lib. II -
- Degli avanzi delle antichità - Bonaventura Overbeke - a cura di Paolo Rolli - Tommaso Edlin - Londra - 1739 -
- David Potter -The Roman Army and Navy - in Harriet I. Flower (a cura di) - The Cambridge Companion to the Roman Republic - Cambridge University Press - 2004 -
- Michael Reddé - Mare nostrum, les infrastructures, le dispositif et l'histoire de la marine militaire sous l'empire romain - Parigi - Ecole Française de Rome - 1986 -
- Michael Reddé, Jean Claude Golvin - I Romani e il Mediterraneo - Roma - Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - 2008 -



COLUMNA LACTARIA - COLONNA LATTARIA


0 comment
RICOSTRUZIONE DELLA COLONNA LATTARIA

ANTICA GRECIA

Nell'antica Grecia, l'abbandono dei neonati era ammesso, tanto che questo, col tempo, divento' pratica comune. Molti erano i motivi per cui alcuni bambini venivano rifiutati dai genitori: problemi economici creati dal nuovo nato, la presenza di una malformazione fisica, l'essere il frutto di una violenza, di un incesto o di una relazione illecita.

Le femmine erano più abbandonate dei maschi in quanto destinate a diventare comunque un peso per la famiglia: se si sposavano infatti, dovevano essere fornite di dote; ma se al contrario rimanevano nella casa d'origine, avrebbero pesato gravemente sul bilancio familiare: la legge prevedeva addirittura che un padre potesse vendere come schiava la figlia diventata vergine "attempata".

Spesso ai piedi di questa colonna, la sorte che attendeva i bambini abbandonati, era la morte per fame o la schiavitù presso chi li raccoglieva. Immaginiamo il dolore delle madri romane che dovevano staccarsi dal piccolo e dovevano continuare a vivere accanto all'assassino dei loro figli. Insieme al figlio moriva un po' anche la madre.

FORO OLITORIO, LA COLONNA LATTARIA A SINISTRA (DI GIUSEPPE GATTESCHI)

ANTICA ROMA

Nell'antica Roma il costume era pressoché identico, i figli venivano abbandonati per le stesse cause e motivazioni dei greci, e l'abbandono non era considerato delitto; i Romani, al padre che non voleva accettare il figlio come proprio, consentivano di portarlo ai piedi di una colonna ( la "columna lactaria"), affinchè fosse "esposto" all'attenzione e alla pietà di chi passava.

La Columna Lactaria era dunque un punto di riferimento posto nel Forum Holitorium, o mercato dei prodotti. Il grammatico romano Festo dice che era così chiamato "perché avrebbero portato i bambini lì per essere nutriti con latte".

Chi infatti si commuoveva al piccolo se non poteva prenderlo poteva almeno offrirgli del latte, cosa che sicuramente faceva, se poteva, la propria madre, oppure mandava ogni giorno e in gran segreto la propria schiava. Parecchi bambini, se non malformati, venivano presi come schiavi, o per adoperarli o per rivenderli non appena cresciuti, infatti potevano costituire un'occasione per guadagnare denaro.

L'esposizione dei bambini diventò così frequente da attivare tra la popolazione addirittura la vendita di appositi panieri di vimini dove adagiare i neonati prima dell'abbandono. D'altronde la società dell'epoca attribuiva notevole importanza alla castità e alla fedeltà della donna, tanto che quella sposata, non esitava a far sparire con ogni mezzo la prova della sua libertà sessuale, così pure per una violenza subita che si sarebbe comunque riversata su di lei, pena la sua emarginazione se non l'uccisione.



L'ADOZIONE

C'erano poi alcune donne che non avevano figli, per cui qualcuna si poteva prendere cura del piccolo, adottandolo, sempre che avesse marito e questi fosse d'accordo, perchè le vedove non potevano adottare. 

Naturalmente il modo c'era, perchè si facevano adottare da una coppia di schiavi che vivevano con la vedova. Poi si faceva una donazione di beni al piccolo che successivamente veniva liberato divenendo liberto.

POSSIBILI LUOGHI IN CUI SI TROVAVA LA COLONNA LATTARIA

LA COLONNA LATTARIA 

La Columna Lactaria si ergeva su di un ambiente che proteggeva il piccolo dalle intemperie della pioggia, della neve o dal sole cocente. Sul tetto del locale sembra vi fossero le statue delle antiche Dee Antevorta e Postvorta, antiche divinità della vita e della morte. 

La colonna si trovava vicino al Tempio della Dea Pietas, che si dice contenesse un dipinto sul tema della Caritas Romana ("Carità Romana"), su una donna che dava il latte materno a un genitore anziano. Strano che si trovasse pietoso allattare il genitore ma non muovesse a pietà un piccolo affamato. 

La colonna fu probabilmente distrutta dalla costruzione del Teatro di Marcello, a partire dagli anni '40 a.c., come venne raso al suolo l'adiacente Vicus Sobrius, dove gli abitanti offrivano libagioni di latte a un Dio punico romanizzato come Mercurius Sobrius. 

Questa comunità avrebbe ereditato e mantenuto la Columna Lactaria e si dice che ancora all'inizio del XX secolo, in piazza Montanara adiacente al teatro, fossero ancora visibili i resti dell'antica colonna.

Plutarco ritiene la povertà dei genitori un'attenuante dell'abbandono e lo storico Musonio Rufo denuncia i genitori ricchi che in epoca imperiale, per assicurare il benessere ai figli che allevano "uccidono i loro fratelli" con l'esposizione, equiparata ad una condanna a morte. Del resto in epoca feudale i figli cadetti (non primogeniti) delle nobili famiglie verranno espulsi dalla famiglia dirottandoli nella carriera militare o in quella ecclesiastica.



I DELITTI

Altri luoghi dove in genere i neonati venivano abbandonati, erano frequentati da uomini senza scrupoli chiamati "nutricatores" perchè si impossessavano degli innocenti abbandonati, li nutrivano servendosene poi per loschi commerci di pedofilia e pratiche superstiziose.

Le femmine venivano utilizzate nei lavori domestici, a volte vendute come schiave o destinate alla prostituzione; i maschi venivano avviati alle attività gladiatorie nei circhi. Addirittura la mutilazione dei piccoli abbandonati, non era considerata delitto nemmeno da filosofi come Lucio Anneo Seneca, poichè i bambini "esposti", non appartenevano a nessun censo.

Secondo Seneca , in De Ira I, XV, 2 , il bambino non accettato dal padre veniva eliminato annegandolo:

"portentoso feto extinimus, liberta quartina, se debole mostrosique editi sunt, mergimus; nec ira sed ratio est  sanem ab inutile secernere". 
"Distruggiamo i mostruosi feti, anche i nostri figli, se nascono malati o malformati, li anneghiamo; ma non la rabbia, ma la ragione, che separa l'inutile dagli elementi sani".

D'altronde un figlio maschio non sano non poteva combattere per la patria e una femmina non sana avrebbe potuto partorire figli non sani.

L'area della Colonna Lattaria era una zona molto frequentata, accanto al mercato e sulla strada per il forum. Qui i bambini esposti accanto alla colonna venivano visti da molte persone, in modo che potessero essere raccolti da coppie che non potevano avere figli, per allevarli da bambini, ma potevano anche essere raccolti per essere destinati a schiavitù o prostituzione. Nel
peggiore dei casi morivano di freddo o di fame.

IL LOCO OGGI

L'IMPERATORE AUGUSTO

L'Imperatore Augusto inveendo con la nota esclamazione "per gli esposti sia gioia la morte e sia supplizio la vita", mostrò tutto il suo disprezzo nei confronti di questi sfortunati. E lo dimostrò coi fatti esponendo suo nipote al freddo e alla fame, pur essendo figlio di sua figlia Iulia, che condannò poi all'esilio per la sua condotta libertina. Non ebbe neppure la pietà di farlo esporre alla Colonna Lattaria dove avrebbe potuto avere una possibilità di vita.



IL CRISTIANESIMO

Con l’avvento del Cristianesimo venne punito l'infanticidio e i bambini abbandonati vennero accolti nei brefotrofi, in Medio Oriente come in Occidente, ed a Milano nel 787 fu istituito il primo ospizio per i neonati abbandonati. Purtroppo i brefotrofi furono spesso luoghi di sopraffazione ed orrore, e parecchi lo sono anche oggi.


BIBLIO

- Seneca - in De Ira - I - XV, 2 -
- Jorg Rupke - La religione dei Romani - Torino - Einaudi - 2004 -
- Florence Dupon - Daily Life in Ancient Rome - Blackwell Publishing - 1993 -
- Antonietta Dosi - Spazio e tempo - (coautore Francois Schnell) - Vita e Costumi dei Romani Antichi - Quasar - Roma - 1992 -



OBELISCO ESQUILINO LIBERIANO


0 comment
OBELISCO ESQUILINO

I DUE OBELISCHI ANEPIGRAFI

Due obelischi anepigrafi (senza geroglifici), quasi identici tra loro, si ergono sulla sommità di due diversi colli, l'Esquilino e il Quirinale: sono la coppia di guglie che un tempo fiancheggiava l'ingresso del mausoleo dell'imperatore Ottaviano Augusto in Campo Marzio, nel rione omonimo.

Non risulta che in origine facessero parte del mausoleo, in quanto non ne esiste menzione fino alla seconda metà del I secolo, pertanto dovrebbero essere stati aggiunti al monumento almeno una cinquantina di anni dopo la sua costruzione. 

In quanto al loro trasferimento dall'Egitto a Roma alcuni studiosi ritengono che risalgano a pochi anni prima del suddetto mausoleo, probabilmente acquisiti dall'Impero romano di Augusto prima ancora che fossero stati effigiati con i geroglifici. Secondo altri  invece non sarebbero di fattura egizia ma sarebbero romani, e risalirebbero all'epoca di Domiziano, anche se la moda dello stile egizio doveva essere a Roma già tramontata da un pezzo.

L'OBELISCO INCOMPIUTO DI ASSUAN
Gli obelischi nel mondo, o almeno quelli antichi, cioè egiziani, non sono molti, Roma ne vanta 13 e in Egitto ne sono rimasti solo 9, sicuramente furono in gran parte distrutti dalle varie intransigenze religiose.

Durante il medioevo i due obelischi giacquero accanto al mausoleo di Augusto, parzialmente sepolti e in vari pezzi. Papa Leone X (1513-21) ne fece dissotterrare uno, che fu poi trascinato lungo la vicina strada che corre parallela al fiume (in alto a sin.), dove viene raffigurato in alcune piante rinascimentali, ma sempre in pezzi. 

Era un lavoro troppo arduo farli a pezzi minuti o tagliarlo per ricavarne altro, visto che le numerosissime taberne artigiane della scultura greco-romane non esistevano più, crollate con la caduta dell'impero.

Le cave di Assuan forniscono un pregiato granito rosso non troppo scuro e, particolare curioso, nelle sue cave si conserva ancora un esemplare di obelisco in messa in opera ma  mai terminato. Da ricordare inoltre che a Roma c'è un altro obelisco nato dalle cave di Assuan, ed è l'obelisco Laterano, posto oggi a piazza San Giovanni in Laterano.

IL MAUSOLEO DI AUGUSTO

L'OBELISCO LIBERIANO

L’obelisco Liberiano, che si trova in piazza dell’Esquilino, dietro la basilica di S. Maria Maggiore, come l’obelisco del Quirinale, fu realizzato a Roma con granito rosso proveniente dalle cave di Assuan. Fu detto Kiberiano per la sua vicinanza con la Basilica Liberiana e venne costruito all’epoca di Domiziano ad imitazione degli obelischi egiziani, oppure reperito in Egitto, e collocato insieme all'obelisco del Quirinale all'ingresso del Mausoleo di Augusto. 

Sisto V usò questo obelisco, rinvenuto nei pressi della chiesa di San Rocco a Ripetta, durante una campagna di scavi del 1519, per adornare la piazza alle spalle della basilica di Santa Maria Maggiore e la sua complessa opera di erezione avvenne il 28 luglio 1587, per opera dell'architetto Domenico Fontana.

L'obelisco venne posto dietro la chiesa e non dinanzi ad essa perchè la piazza segnava il punto finale della lunga e diritta via Felice, aperta dal papa per collegare il Pincio all'Esquilino, che era stata chiamata col nome di battesimo dello stesso pontefice. Secondo altri invece per la ragione che sulla piazza dell'Esquilino si apriva il cancello principale di Villa Montalto, una grande e preziosa proprietà appartenente proprio a Sisto V.

La guglia dell'obelisco non termina, come solitamente avviene, con un pyramidion alla sommità, bensì ha l'estremità del fusto piatta, o perchè scolpita in questa forma, oppure il piccolo terminale venne rimosso prima di innalzare l'obelisco. Pertanto l'elemento bronzeo che sta sll'estremità superiore non è inserito sul pyramidion, ma poggia direttamente sulla parte piatta del fusto. La guglia presenta una croce e una stella a otto punte, il simbolo araldico di Sisto V.

SANTA MARIA MAGGIORE COM'ERA
Come già detto l'obelisco non presenta alcuna iscrizione. Venne ritrovato nel 1527 insieme al gemello e fu eretto nel 1587 per ordine di papa Sisto V ad opera di Domenico Fontana. Sul piedistallo furono fatte eseguire delle iscrizioni. 

Quella verso la chiesa mostra:
- Cristo per l’invitta Croce dia pace al suo popolo, egli che volle nascere nel presepe al tempo della pace di Augusto. -

La faccia a nord: 
- Io adoro Cristo Signore che Augusto vivente adorò nascituro da una Vergine, dopo di che egli non volle più essere detto Signore. -

A levante: 
- Con grande gioia venero la culla di Cristo Dio vivente in eterno, io che triste servivo al sepolcro del morto Augusto. -

Infine nella facciata verso via Panisperna: 
- Sisto V Pontefice Massimo questo obelisco portato dall’Egitto e dedicato ad Augusto nel suo mausoleo, in seguito abbattuto e spezzato in più parti, giacente sulla strada presso S. Rocco, restituito all’antico suo aspetto, comandò che fosse qui più felicemente eretto in onore della salutifera Croce, nell’anno 1587, terzo del suo pontificato -
Le scritte alludono alla leggenda, ovviamente del tutto  inventata, di Augusto, da parte di Jacopo da Varagine (Varazze), detta Legenda Aurea. Siccome Augusto era molto amato dalla popolazione che non sopportava calunnie sul suo conto, si ritenne bene da parte della chiesa, di infondergli un carattere cristiano onde giustificare questa affezione popolare: 

" - Narra papa Innocenzo III che il senato voleva adorare come un dio Ottaviano per aver riunito e pacificato tutto il mondo ; ma il prudente imperatore non volle usurpare il nome di immortale poiché ben sapeva di essere come uomo, mortale. Insistevano i senatori nel loro proposito onde Ottaviano interrogò la Sibilla per sapere se mai sarebbe nato nel mondo qualcuno più grande di lui.

- Era il giorno della Natività di Cristo e la Sibilla si trovava in una stanza, sola con l’imperatore: ed ecco apparire un cerchio d’oro attorno al sole e in questo cerchio una vergine bellissima con un fanciullo in grembo. 

- La Sibilla mostrò questo portento all’imperatore: mentre costui teneva gli occhi fissi alla visione sentì una voce che diceva: 
- Questa è l’ara del cielo ! - 
Esclamò allora la Sibilla: - Questo fanciullo è più grande di te ; adoralo -
- La stanza dove avvenne tale fatto è stata poi consacrata alla Madonna ed ora si chiama Santa Maria Ara Coeli.
- Timoteo ci dice di aver trovato negli antichi libri romani lo stesso fatto raccontato in modo diverso: dopo trentacinque anni di regno, Ottaviano salì in Campidoglio e chiese agli Dei chi avrebbe retto l’impero dopo di lui. Udì in risposta queste parole: 

- Un fanciullo celeste, figlio del Dio vivente, nato da una vergine immacolata
Ottaviano fece allora costruire un altare e vi fece scolpire queste parole: 
- Questo è l’altare del figlio del Dio vivente -

(Jacopo da Varagine, Legenda Aurea, Libreria Editrice Fiorentina)



BIBLIO

- Domenico Fontana - Della trasportazione dell'obelisco vaticano et delle fabriche di Nostro Signore Papa Sisto V fatte dal Cavallier Domenico Fontana architetto di Sua Santità - libro I - Domenico Basa - Roma 1590 -
- Cesare D'Onofrio - Gli obelischi di Roma - Bulzoni - 1967 -
- Erik Iversen - Obeliscs in exile - Vol. I - Copenaghen - 1968 -
- Armin Wirsching - Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom - Norderstedt - III ed. - 2013 -



COLONNE ROSTRATE


0 comment

COLONNE ROSTRATE DI ISPIRAZIONE ROMANA A PIETROBURGO

La colonna rostrale o rostrata, prendeva nome dal rostrum, lo sperone delle navi, un oggetto da sfondamento che veniva montato sulla prua per affondare le navi nemiche. In genere il rostro era costituito da un unico pezzo fuso in bronzo inserito nella congiunzione tra la parte finale della chiglia e la parte più bassa della prora, sopra il tagliamare.

La colonna rostrale è una colonna commemorativa di tradizione greca e romana, eretta per commemorare una vittoria navale. Questa ha il fusto adorno di prue rostrate; la prua, ovvero la prora, termine più appropriato perchè più arcaico, è l'insieme delle strutture sporgenti della parte anteriore dello scafo di un'imbarcazione.

ARCO TRIONFALE DI TRAIANO CON I FORI DEI ROSTRI STRAPPATI (ANCONA)
La parte anteriore del rostro era costituita da un potente fendente verticale rafforzato da fendenti laminari orizzontali. Con questo micidiale strumento le navi venivano lanciate a tutta velocità contro le fiancate delle navi nemiche per procurare falle e affondarle. Secondo Plinio il Vecchio (Nat. Hist. VII, 57 VIII, 209) il rostro sarebbe stato inventato dall'etrusco Piseo figlio di Tirreno, figlio del re di Lidia.
I più antichi Rostra, detti Rostra vetera, facevano parte del Comizio, la piazza circolare delle assemblee politiche pubbliche, occupavando le gradinate ad arco sul lato sud-orientale, con la concavità rivolta a nord. Essi rimasero in uso finché non vennero demoliti per far spazio al Foro di Cesare.

Dei Rostra repubblicani resta solo un basamento ad arco di cerchio, tra l'altare del Lapis niger e la facciata della Curia Iulia, visibile oggi attraverso una botola che si apre nel pavimento in travertino di età augustea.

I rostri vennero usati anche come decorazioni architettoniche, non solo sulle colonne ma anche sugli archi trionfali, come quello di Traiano collocato ad Ancona, cui i vandali nostrani hanno strappato i rostri per recuperarne il bronzo, senza alcun rispetto per l'antico monumento.

I Rostri (in latino Rostra) erano infatti le tribune nel Foro Romano dalle quali i magistrati tenevano le orazioni. I primi rostri, strappati dalle prue delle navi nemiche dai Romani, risalivano alla vittoriosa battaglia di Anzio, città italica che sorgeva sulla costa dell'antico Lazio, a sud di Roma, già capitale dei Volsci, e vennero qui collocati nel 338 a.c.

I Romani avevano già fondato una colonia latina ad Anzio nel 467 a.c. ma riuscirono a sottomettere definitivamente la città solo nel 338 a.c grazie alla battaglia del fiume Astura; in cui venne occupata anche la rocca portuale, Cenone. Così i rostri delle navi della flotta volsca furono portati nel Foro Romano a ornare le tribune degli oratori (dette da allora Rostri).


LA CATTURA DI ANZIO

QUEL CHE RESTA DEI ROSTRI VICINO AL LAPIS NIGER
Anzio, città volsca tra le più potenti, con un porto famoso e importante, aveva ben presto parte attiva alle lotte dei Volsci contro Roma che era piuttosto desiderosa invece di impossessarsi del suo porto, distante solo 32 miglia da Roma  cioè km. 58, pertanto pericoloso, ma soprattutto per compensare almeno in parte le difficoltà dell'estuario tiberino, piuttosto angusto e non sempre utilizzabile per le navi da carico.

Cenone era una cittadella che sorgeva sulla costa a sud di Roma e che ungeva da porto ed emporio della città di Anzio. Vero è che gli Anziati partivano da qui per le loro scorrerie piratesche fin dal III sec. a.c., spingendosi fino al Mare Egeo. ma soprattutto osando colpire anche il territorio di Roma. 

Nel 469 a.c. la rocca di Cenone fu attaccata dai Romani guidati dal console Tito Numicio Prisco, l'unico membro della gens plebea Numicia ad essere eletto console. Infatti Numicio nel 469 a.c. era stato eletto console e con il collega Aulo Verginio Tricosto Celiomontano era stato inviato dal Senato a combattere contro gli Equi ed i Volsci, che avevano bruciato delle fattorie nei pressi di Roma.

Numicio marciò allora verso Anzio, distrusse le installazioni del piccolo porto di Cenone, incendiò le case e riportò come bottino; bestiame, schiavi, mercanzie e ventidue navi da guerra. Ma solo nel 338 a.c., dopo la battaglia del fiume Astura avvenne la definitiva capitolazione di Anzio, Cenone venne distrutta e i rostri delle navi della flotta volsca furono portati nel Foro Romano a ornare le tribune degli oratori.

TRIBUNA DEI ROSTRI



LE VARIE COLONNE

Vennero erette varie altre colonne rostrate, di cui alcune citate dalle fonti antiche:

- La più famosa fu la Colonna Duilia, che si ergeva nel foro romano.

- Colonna ignota nel Campo Vaccino -
Tra gli antichi Scrittori e fra i più eruditi interpreti delle vetuste Antichità niuna menzione si trova di questa Colonna e vane sul luogo furono le Inchieste che ne feci. Ella è però di bel lavoro eppure sconosciuta ai Romani. Se v è congettura a farsene, la direi del Vestibolo di qualche tempio perch'è di quella sorta onde solea farsi uso in tal parte d'edificio.
E' scannellata di marmo pario, d'ordine Corintio ed ha il diametro di palmi 6 ed un oncia 3. Non dice però dov'ella ivi sia, se colca o stante, e si vanta di molto facile congettura dalla quale niuna cognizione si trae.

- un'altra, ancora esistente nel IV secolo, era posta "vicino al Circo, sul lato delle porte", come riferito dal grammatico Servio che l'attribuisce erroneamente a Caio Duilio (oltre a quella nel Foro) e che sicuramente era dedicata a qualcun altro, 

- una eretta in Campidoglio in onore del console Marco Emilio Paolo per la vittoria navale ch'egli conseguì nelle acque dell'odierno Capo Bon (255 a.c.).

Console nel 255 a.c. con Servio Fulvio Nobiliore, Emilio Paolo con lui vinse i Cartaginesi al Capo Ermeo (Capo Bon); sbarcato a Clupea, salvò i resti dell'esercito di Regolo, ma perdette poi la flotta in uno scontro.

MARCHIO DI INCROCIATORE INTITOLATO A GAIO DUILIO
Celebrò comunque il trionfo.

- quattro colonne rostrate vennero erette, nel 29 a.c. e non sappiamo dove, in onore di Cesare Ottaviano e Marco Agrippa. 

Vi furono comunque diversi trionfi navali:

- Caio Attilio Regolo (257 a.c.),
- Lucio Manlio Vulsone Longo (256 a.c.),
- Servio Fulvio Petino Nobiliore (254 a.c.)
- Marco Emilio Paolo (254 a.c.),
- Caio Lutazio Catulo (241 a.c.)
- Quinto Valerio Faltone (241 a.c.).
- Lucio Emilio Regillo (189 a.c.)
Quinto Fabio Labeone (188 a.c.)
- Gneo Ottavio (167 a.c.)  
- Quinto Cecilio Metello Balearico (121 a.c.)
- Marco Antonio (102 a.c.)
- Publio Servilio Vatia Isaurico (74 a.c.)
- Lucio Licinio Lucullo (63 a.c.)
- Quinto Cecilio Metello Cretico (62 a.c.)
- Gneo Pompeo Magno (61 a.c.)
- Giulio Cesare Ottaviano (21 a.c.)
- Imperatore Claudio (44 d.c.)


OGGI

Uno dei primi crest araldici dell'incrociatore lanciamissili intitolato a "Caio Duilio" della marina militare italiana, fusione in bronzo su base di legno.


BIBLIO

- Eutropio - Breviarium ab Urbe condita lib. II -
- Degli avanzi delle antichità - Bonaventura Overbeke - a cura di Paolo Rolli - Tommaso Edlin - Londra - 1739 -
- David Potter -The Roman Army and Navy - in Harriet I. Flower (a cura di) - The Cambridge Companion to the Roman Republic - Cambridge University Press - 2004 -
- Michael Reddé - Mare nostrum, les infrastructures, le dispositif et l'histoire de la marine militaire sous l'empire romain - Parigi - Ecole Française de Rome - 1986 -
- Michael Reddé, Jean Claude Golvin - I Romani e il Mediterraneo - Roma - Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato - 2008 -




COLONNE ONORARIE


0 comment
COLONNA DI TRAIANO
A Roma, specie nel Foro Romano sin dall’età arcaica furono eretti edifici e monumenti, soprattutto per celebrare le glorie di guerra, tanto che si diceva che già nel I secolo a.c. per potervi costruire qualcosa si doveva demolire dell’altro.

Per celebrare le vittorie romane sui nemici si usava dedicare ai generali vittoriosi un trionfo con archi celebrativi e colonne onorarie, innalzate nel foro o in luoghi di importanza simbolica allo scopo di celebrare e di lasciare memoria ai posteri del glorioso evento. A volte le colonne erano interamente rivestite da rilievi scolpiti con scene che raccontavano le gesta militari, oppure erano più semplici ma sormontate dalla statua del vincitore.

Secondo Plinio, questa pratica era in voga già nel terzo secolo a.c., al tempo delle prime conquiste di Roma. Le imponenti colonne di Traiano e di Marco Aurelio a Roma, sono un esempio del grande livello artistico e celebrativo che raggiunse la civiltà romana.

PILA ORATIA

Secondo la leggenda tuttavia Rea Silvia rimase incinta del Dio Marte da cui partorì i gemelli Romolo e Remo. Amulio ordinò che i gemelli venissero uccisi, ma questi furono invece abbandonati nel Tevere e si salvarono venendo allattati da una lupa.

Divenuti grandi e conosciuta la propria origine scacciarono Amulio dal trono, restituendolo al nonno Numitore e da questi ottennero poi il permesso di fondare una nuova città, Roma. Con il crescere della potenza di Roma, sotto il re Tullo Ostilio, nella metà del VII sec. a.c., le due città vennero a contrasto e ci fu la guerra.

Era re di Alba Longa, secondo Tito Livio, Mezio Fufezio che, per evitare l'eccidio tra fratelli, in quanto le due popolazioni erano entrambe discendenti da Romolo. Altri invece pensano, per evitare che la guerra indebolisse entrambe le città, finendo per favorire i comuni nemici Etruschi, propose il duello tra tre fratelli Orazi e tre fratelli Curiazi, per risolvere il conflitto. La sfida fu vinta dai Romani e Alba Longa si sottomise:

"La contesa sembrò sfavorevole ai Romani, infatti due di loro morirono subito e il terzo Orazio si trovò a sostenere da solo tre Curiazi. Allora escogitò un espediente. Si dette alla fuga correndo verso Roma, e corse così a lungo e così energicamente che gli inseguitori si distanziano tra loro. Così li finì uno ad uno."

In ricordo e in ringraziamento di ciò il senato romano innalzò una colonna onoraria all'Orazio superstite, che venne denominata la Pila Orazia. Era in realtà più che una colonna un pilastro, eretto nel Foro, sul quale per trofeo furono poste da Orazio le spoglie de' Curiazi da lui uccisi. Si ha menzione di loro nel primo libro di Livio, e più ampiamente nel terzo di Dionigi; da cui vi si aggiunge, che al suo tempo vi durava ancora il pilastro, ma non le spoglie .



COLONNA MENIA E DUILIA

Più colonne furono erette nel Foro in Trofei, l'uso delle quali essere stato più antico delle statue,
scrive Plinio nel quinto del libro 34. raccontando della Menia, e della Duilia:

COLONNA MENIA
"Antiquior columnarum sicut Caius Menio, qui devicerat priscos Latinos, quibus exfœdere tertias pradep Romani Populi preestabat, eodemque in Consulatu in sua erectu rostra devictis Antiatibus fixerat anno Vrbis Item C. Duellio, - qui primus navalem Triumphum egit de Pœnis, luce est etiam nunc in Foro";

Dalle cui parole ultime si può supporre, che la Colonna eretta a Menio, in tempo di Plinio non vi era più.

Vi era bene altra colonna di un altro Menio nel vedere la sua casa a Catone si riservò, come già dissi. Vicino a questa solevansi da' Triumviri Capitali castigare i ladri, e i servi cattivi. Asconio nella Divinazione c. 16. "Ut fures, et servos nequa, apud Triunvviros Capitales apud Columnam Meniam puniri solent";

Di che veggasi il Polleto nel V del Romano Foro al cap. XIV ivi da Nerone esservi fatto morire Plauzio Laterano, sembra a me, che dica Tacito nel 15. c. 60. "Raptus in locum servilibus pœnis sepositum" etc. , e non, come gli altri credono, nel Campo Esquilino; ove essere stato 
solito far giustizia, non de' servi soli si legge, ed avervi Tiberio fatto morire Publio Marcio, scrive 
Tacito, Come nella Regione quinta toccai.

(Plinio il Vecchio)



COLONNA CLAUDIA

E della Colonna dirizzta a Claudio il secondo scrive Trebellio Pollione 
"Illi totius orbis judicio in gostris posita est columna cuni palmata Statua superfixa librarum ti mille uingentarum" . Ancorchè Santo Isidoro nel principio della Cronica de' Goti dica essergli stato posto nel Foro uno scudo, e nel Campidoglio statua d'oro; ed Orosio nel settimo al cap. 25. Cui a Senatu Clipeus aureus in Curia; et Capitolio Statua teque aurea decreta est. 

Sopra una colonna presso i Rostri essere stato un oriuolo da Sole scrive Plinio nell' ultimo del settimo libro: "M. Varro primum statutum in publico secundum Rostra in columna tradit, bello Punico 
primo a M. Valerio Messala Consule Catana capta in Sicilia: deportatum inde post XXX. annos , 
nam de Papiriano Horologio traditur, anno Urbis CCCCLXXIII., nec congruebant ad horas eius 
linete . Paruerunt tamen eis annis undecentum, donec Q. Marcius Philippus, qui cum L. Paulo fuit 
ordinatum posuit ".



COLONNE ROSTRATE

Nel 260 a.c. il generale Caio Duilio vince i cartaginesi a Milazzo, cattura 31 navi e ne affonda 14.
Ne seguì a Roma il trionfo navale del console sulla Sicilia e sulla flotta punica, e una colonna rostrata elevata in suo onore, a cui vennero appesi i rostri bronzei delle navi vinte.
Da allora vennero in voga le colonne rostrate per le battaglie vinte in 
mare da parte dei generali romani.

Ma non dimentichiamo però che altri seppero supplire con la fantasia ad alcune incapacità marinare, e in particolare con Gaio Giulio Cesare.

"Cesare decise di portar guerra al Veneti. L'impresa era difficilissima poichè i Veneti erano superiori per la flotta:

La nostra flotta negli scontri poteva risultare superiore solo per rapidità e impeto dei rematori, ma per il resto le navi nemiche erano ben più adatte alla natura del luogo e alla violenza delle tempeste.

In effetti, le nostre non potevano danneggiare con i rostri le navi dei Veneti, tanto erano robuste, né i dardi andavano facilmente a segno, perché erano troppo alte; per l'identica ragione risultava arduo trattenerle con gli arpioni.

Inoltre, quando il vento cominciava a infuriare e le navi si abbandonavano alle raffiche, le loro riuscivano con maggior facilità a sopportare le tempeste e a navigare nelle secche, senza temere massi o scogli lasciati scoperti dalla bassa marea, tutti pericoli che le nostre navi dovevano paventare."


(De Bello Gallico)






BASE DELLA COLONNA CESAREA
COLONNA CESAREA

Cesare fece costruire una specie di arpioni che vennero lanciati sulle vele dei Veneti squarciandole, di modo che le navi del nemico non riusciva più a navigare e potevano essere arrembate. Non a caso anche a lui venne eretta una colonna.

Della rizzata a Giulio Cesare fa menzione Svetonio nell' 85.

" Postea solidam columnam prope viginti pedum (che fanno quasi ventotto palmi nostrali) lapidis Numidi. qui in Foro statuit scripsitque PATER PATRIAE.
Apud eam longo tempore sacrificare, l'Ota suscipere, controversias quasdam interposito per C. Cesarem jurejurando distrahere perseveravit."

'Della colonna rizzata a Giulio Cesare fa menzione Svetonio. Nell'85, una solida colonna alta quasi venti nel Foro su cui era scritto 'Padre della Patria'. Per lungo tempo presso di essa si sacrificò e si giurò all'imperatore per risolvere le loro controversie.'

COLONNA TRAIANA (110-113 d.c.) VEDI
COLONNA DI ANTONINO PIO (161 d.c.) VEDI
COLONNA DI MARCO AURELIO (180 d.c.) VEDI
COLONNA DI FOCA (602-610 d.c.) VEDI



I SEI BASAMENTI

Situate sul lato meridionale della piazza dove si trova la colonna di Foca, si possono vedere sei alti basamenti in laterizio destinate a sostenere delle Colonne Onorarie di età tardo-antica. Di queste, due sono state rimontate con le colonne di granito grigio e di marmo bianco ritrovate intorno, operazione svolta verso la fine del XIX secolo. La scomparsa di tutte le iscrizione ha reso impossibile sapere a chi furono dedicate le colonne.



BASAMENTO DI MASSENZIO

Presso il Lapis niger si leva una base marmorea con la dedica a Massenzio (278- 312), a Marte e a Romolo e remo. Il nome dell'imperatore fu scalpellato via dopo la sua sconfitta e morte nella battaglia di Ponte Milvio contro Costantino I (312).

COLONNE ONORARIE NEL FORO

BASAMENTO DELLA VITTORIA SUI GOTI

Si tratta del basamento della colonna onoraria posta accanto all'Arco di Settimio Severo e dedicata alla vittoria di Arcadio, Onorio e Teodosio I contro i Goti di Alarico nel 403 o contro quelli di Radagaiso nel 406.

« ...Alarico divenne ribelle e disobbediente alle leggi, in quanto contrariato per non aver ricevuto il comando di altre forze militari al di fuori dei Barbari, che Teodosio gli aveva assegnato quando lo assistette nella deposizione dell'usurpatore Eugenio. Rufino, pertanto, comunicò privatamente con lui, esortandolo a condurre i suoi Barbari, e ausiliari di ogni altra nazione, [in Grecia] in modo che potesse agevolmente insignorirsi dell'intera nazione. Alarico allora abbandonò la Tracia per marciare in Macedonia e Tessaglia, commettendo le più grandi devastazioni lungo la via. »
(Zosimo, Storia Nuova, V,5.)

Anche qui un nome è stato cancellato, quello di Stilicone, ucciso nel 408. Il monumento era stato eretto dal praefectus urbi Pisidio Romolo.

Zosimo, V,34, sostiene che Stilicone fu giustiziato «dieci giorni prima delle calende di settembre» , che corrisponde al 23 agosto (cfr. Zosimo, Storia Nuova, a cura di Fabrizio Conca, BUR, p. 577). Secondo la continuazione di Copenhagen della Cronaca di Prospero Tirone, invece, Stilicone fu ucciso a Ravenna «l'undicesimo giorno prima delle calende di settembre», corrispondente al 22 agosto.

BASE DEL DECENNALIA

BASAMENTO DEI DECENNALIA

Presso il Basamento della Vittoria sui Goti si erge un altro basamento scolpito su quattro facce che un tempo reggeva una colonna onoraria. Sulla facciata principale c'è un'iscrizione posta su uno scudo clipeo retto da due vittorie alate che cita:

CAESARVM DECENNALIA FELICITER (CIL VI, 1187 e CIL VI, 31256), e ricorda i Decennalia (decimo anniversario) della Tetrarchia di Costanzo Cloro e Galerio nel 303 (con riferimento ai due Cesari che affiancavano i due Augusti nel governo dell'impero). Probabilmente la colonna è dovuta alla visita di Diocleziano a Roma che si svolse in quello stesso anno:

IMPERATORIBUS INVICTISSIMIS FELICISSIMISQUE
Dominis Nostris ARCADIO ET HONORIO FRATRIBUS
SENATUS POPULUSQUE ROMANUS
VINDICATA REBELLIONE
ET AFRICAE RESTITUTIONE LAETUS
aRMIPOTENS LIBYcUM DEFENDIT HONORIUs
DI
IUS
NINA
RUS
pareNTES

DECENNALIA- LATO SINISTRO

Le altre facce rappresentano:

- il sacrificio solenne della scrofa, la pecora e il bue (suovetaurilia);
- la libazione dell'imperatore coronato della vittoria al dio Marte, ambientata probabilmente al Campo Marzio dove era l'altare del dio; accanto alla divinità è presente un sacerdote col tipico copricapo del Flamine martialis, un ragazzo con la cassetta dell'incenso, un flautista, un personaggio togato (che simboleggia il Senato stesso), la dea Roma seduta e la testa radiata del sole;
- la processione dei senatori.

Le Vittorie e il sacrificio dell'imperatore sono caratterizzati dal forte chiaroscuro, tipico del III secolo, dato dal frequente uso del trapano, mentre gli altri due lati hanno un tono più plebeo e provinciale, della nuova corrente che si manifesterà nei rilievi dell'arco di Costantino.

In un rilievo dell'arco di Costantino questa colonna onoraria appare assieme ad altre quattro colonne dietro ai Rostri. Di questo gruppo vennero trovate due basi con iscrizioni nel Rinascimento, che andarono poi perdute:

- una ricordava il ventesimo anniversario degli Augusti (Augustorum vicennalia feliciter),

- l'altra il ventesimo anniversario degli imperatori (Vicennalia Imperatorum), probabilmente era la colonna centrale che reggeva una statua di Giove, mentre le altre reggevano statue degli imperatori.

RICOSTRUZIONE DELLE SETTE COLONNE DEL FORO

SETTE BASAMENTI IN MATTONI

Sul lato meridionale della piazza si allineano sette grandi basamenti in laterizio, che reggevano altrettante colonne onorarie. Due di esse sono state rialzate ricollocando i loro fusti, tuttora allineati nel Foro Romano davanti alla “basilica Iulia”. Grazie ai bolli sui mattoni si sono potuti datare questi monumenti all'epoca della tetrarchia (inizio del IV secolo).

Huelsen, che all'inizio del Novecento lavorò con Giacomo Boni agli scavi nel Foro, riporta come su alcuni dei “sette grandi basamenti di mattoni, un tempo incrostati di marmo” che furono rinvenuti sul lato della piazza del Foro che fronteggia la Basilica Giulia si procedette all'anastilosi dei frammenti di colonna che erano stati ritrovati nei pressi.

Questi basamenti che reggevano delle colonne alla cui sommità erano poste probabilmente delle statue, furono costruiti dopo il grande incendio del 283 al tempo dell'imperatore e secondo Huelsen potevano avere anche la funzione di coprire in parte la facciata della Basilica Julia che era stata danneggiata dall'incendio e non restaurata.


BIBLIO

- Filippo Coarelli - Storia dell'arte romana. Le origini di Roma - Milano - ed. Jaca Book -
- Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari - I tempi dell'arte - volume 1 - Bompiani - Milano - 1999 -
- Christian Hülsen - The Roman Forum: Its History and Its Monuments - 1906 -
- Patrizio Pensabene - Provenienze e modalità di spogliazione e di reimpiego a Roma tra tardoantico e Medioevo - in O.Brandt - Ph. Pergola - Marmoribus Vestita - Miscellanea - F. Guidobaldi - Città del Vaticano - 2011 -



GLI OBELISCHI DI ROMA


6 comment
Roma è la città ornata dal maggior numero di obelischi al mondo, in gran parte di origine egiziana e trasportati nell'Urbe a partire dall'epoca di Augusto, dopo la conquista dell'Egitto avvenuta con la battaglia di Azio del 31 a.c. Neanche in Egitto ne esistono così tanti, dato poi che la maggior parte li hanno presi i romani come bottino di guerra.

Data la moda egizia portata a Roma da Cleopatra, anche gli obelischi vennero ambiti come ornamenti ma, anche se del medesimo granito utilizzato dagli Egizi, alcuni furono realizzarti a Roma in epoca imperiale. In questo caso il monolite era privo di iscrizioni, oppure vi venivano copiati dei geroglifici egizi, ma non essendo ancora compresi nel significato, contenevano errori e fraintendimenti.

Il più antico in assoluto è l'obelisco che si trova ora in Piazza San Giovanni in Laterano: l’obelisco Lateranense. E’ di origine egizia, è stato eretto nel XV secolo a.c. e non solo è il più antico, ma è anche il più alto obelisco monolitico al mondo, interamente ricoperto da geroglifici.


I romani solevano adornare la cuspide dell'obelisco con una sfera dorata ed interporre tra basamento marmoreo ed obelisco gli astragali, 4 cubi di bronzo.

Per primo Augusto fece rimuovere da Eliopoli due grandiosi obelischi e con zattere sul Nilo e poi per mare fino ad Ostia e quindi passando per il Tevere furono portati a Roma poco prima del 10 a.c. ed eretti uno sulla spina del Circo Massimo e l'altro in Campo Marzio, come gnomone per il Solarium Augusti, una enorme meridiana incisa su una platea presso l'Ara Pacis, dove oggi è San Lorenzo in Lucina.

Erano lunghi 22 metri (obelisco di montecitorio) e 24 metri (obelisco flaminio) e i Romani per trasportarli costruirono navi di grandezza straordinaria per l'epoca; la prima suscitò tale meraviglia che Augusto volle che venisse conservata nell'arsenale di Pozzuoli dove poi un incendio la distrusse.
 
LE 7 CHIESE ED I 4 OBELISCHI INNALZATI DA SISTO V (1589)
Successivamente Caligola fece portare un altro obelisco, lasciato senza iscrizioni geroglifiche e la cui datazione di realizzazione appare difficile, eretto nel circo Vaticano nel 40 d.c. (obelisco vaticano).
Domiziano fece tagliare l'obelisco ora in piazza Navona.

Adriano ne fece realizzare due, quello del Pincio e quello di Benevento, ad eterno ricordo del divinizzato Antinoo, il suo puer delicatus favorito. L'ultimo obelisco egizio giunto a Roma è quello lateranense, arrivato nel 357 d.c. quando era Imperatore Costanzo, figlio di Costantino.

I vari papi, nella demolizione della Roma imperiale e ricostruzione della Roma rinascimentale e barocca, hanno fatto  trasportare i pesantissimi monumenti nelle varie piazze di Roma e fuori di essa; Il primo fu Sisto V (1585-1590), con l'ausilio dell'architetto Domenico Fontana, che fece trasformare Roma in un luogo di pellegrinaggio, perchè ormai l'esistenza doveva trascorrere totalmente dedicata a una religione molto esigente.

Fece pertanto costruire grandi strade rettilinee per collegare le basiliche che ogni pellegrino doveva visitare (il famoso "giro delle sette chiese") onde ottenere "l'indulgenza plenaria" (valida tutt'oggi) e salvarsi dalle fiamme dell'inferno. Le chiese di Roma erano tutte un gioco di indulgenze e il devoto doveva farsi i conti di quanti giorni, mesi o anni poteva guadagnare attraverso le varie visite e preghiere, ma la visita delle sette chiese nell'anno santo salvava i fedeli dall'inferno.

Allo scopo della salvezza dell'anima c'è tutt'oggi l'associazione "Le chiese di Roma - visite guidate e i Percorsi Giubilari della Misericordia", per la remissione dei propri peccati.

Come punti di riferimento fece trasportare, e collocare, quattro obelischi: a Piazza San Pietro, sull'Esquilino, a San Giovanni in Laterano e a Piazza del Popolo. A Roma esistono ancora 13 obelischi originali, che però erano almeno 17.


Nel XVIII secolo:
- un obelisco è stato portato a Firenze, nel Giardino di Boboli a Palazzo Pitti;
- due sono stati portati ad Urbino, davanti alla chiesa di San Domenico;
- un altro obelisco si trovava sull'isola tiberina: è crollato a terra nel XVI secolo e nessuno si è preso briga di rimetterlo in piedi e restaurarlo; alcuni frammenti sono conservati al Museo Nazionale di Napoli e nel museo di Monaco di Baviera, perchè  non si è dato abbastanza valore a un obelisco ma i suoi pezzi, come una larga parte dei nostri monumenti, sono stati venduti all'estero per fare moneta.

Ecco l'elenco degli obelischi romani ancora visibili:



OBELISCO VATICANO

1) - Posto al centro della famosa piazza progettata dal Bernini, Piazza San Pietro. Alto 25,367 metri, e con il basamento e la croce posta alla sua sommità raggiunge i 40,285 metri; opera di Nencoreo (XII dinastia, 1991-1786 a.c.). Proveniente da Heliopolis, portato a Roma da Caligola da Alessandria d’Egitto nel 37 d.c. e collocato nel Circo di Caligola e Nerone.

E’ fatto da granito rosa e non ha geroglifici incisi sopra, inoltre è l’unico degli obelischi di Roma a non essere mai caduto. Infatti tutti gli altri hanno subito degli “incidenti” ed hanno subito delle restaurazioni e delle sistemazioni nel corso dei secoli.



OBELISCO FLAMINIO

2) - Collocato al centro di Piazza del Popolo. Alto 24 metri, venne innalzato davanti al Tempio del Sole dai Faraoni Seti I e Ramsete II (1279-1213 a.c.) poco prima del 1200 a.c.. Fu uno dei primi ad essere trasportato a Roma da Augusto nel 10 a.c. e collocato nel Circo Massimo dove venne utilizzato come spina.

Originariamente sistemato nel Tempio di Iside, il Senato lo donò nel 1582 a Ciriaco Mattei dopo essere stato per molto tempo alla base della scalinata dell'Ara Coeli a partire dal XIV secolo.
Fu portato a Roma per volere dell’imperatore Ottaviano Augusto, insieme all’obelisco di Montecitorio. Venne poi sistemato e ricomposto a seguito della rottura in 3 pezzi, per volere di papa Sisto V. Nel 1817 fu spostato a piazza del Popolo.


 OBELISCO LATERANENSE

3) - Posto a Piazza San Giovanni in Laterano. È il piú antico obelisco egizio esistente a Roma, nonché il piú alto. Misura infatti 32,185 metri, che arrivano con il basamento a 45,70 metri. È in granito rosso e proviene da Tebe, dove era dedicato al faraone Tutmosi III (XV secolo a.c.) e posto davanti al Tempio di Amon, a Karnak. Portato da Costanzo II nel 357 e collocato nel Circo Massimo 

Si disse che nel suo globo dorato erano le ceneri di Cesare e nel Mirabilia viene riferito che sulla sfera si fosse ritrovata la seguente epigrafe:
Caesar, tantus eras quantus et orbis,
sed nunc in modico clauderis antro

Cesare, tu sei stato una volta grande come il mondo,
ma ora sei chiuso in un piccolo antro.



OBELISCO MONTECITORIO

4) - Collocato a Piazza Montecitorio: obelisco alto 22 metri, edificato in onore di Psammetico II (594-589 a.c.), a Heliopolis. Portato da Augusto e collocato come gnomone nell'Orologio solare in Campo Marzio, a nord dell’attuale piazza del Parlamento, dove le sole lettere in bronzo misuravano di lunghezza tre metri ciascuna. Venne portato a Roma insieme all’obelisco Flaminio, con uguale storia alle spalle. 

La sua sistemazione in questa piazza è di epoca recentissima, cioè nel 1998 ed è stato collocato in modo da formare una grande meridiana, proprio perchè inizialmente era stato pensato essere come l’ago di una meridiana in Campo Marzio, voluta da Augusto.
Vedi anche: OBELISCO DI MONTECITORIO



OBELISCO DEL MAUSOLEO

5) - Posto sulla Piazza del Quirinale, venne collocato originariamente davanti al Mausoleo di Augusto. Oggi fa parte della fontana dei Dioscuri. Ha un'altezza 14,63 metri e con il basamento raggiunge 28,94 metri.

Realizzato in Egitto con granito rosso di Assuan, fu trasportato a Roma nel I sec. d.c., probabilmente all'epoca di Domiziano. Fu collocato insieme all'obelisco Esquilino all'ingresso del Mausoleo di Augusto. Il fatto di non avere iscrizioni fa presumere che la sua costruzione non sia così antica come la maggior parte degli obelischi egizi.

Venne ritrovato nel 1527 insieme al gemello, ma fu eretto solo nel 1786, per volere di papa Pio VI, accanto alle statue dei Dioscuri provenienti dalle vicine terme di Costantino.


 OBELISCO ESQUILINO

6) - Collocato a Piazza dell'Esquilino, alle spalle dell'abside della Basilica di Santa Maria Maggiore, centro del rione Esquilino dal quale prende il nome. Ha un'altezza di 14,75 metri e con il basamento e la croce raggiunge i 25,53 metri.

Fu realizzato probabilmente all'epoca di Domiziano ad imitazione degli obelischi egiziani e collocato insieme all'obelisco del Quirinale, all'ingresso del Mausoleo di Augusto. Qui venne ritrovato nel 1527 insieme al gemello e fu eretto nel 1587 per ordine di papa Sisto V e ad opera di Domenico Fontana.
Vedi anche: OBELISCO ESQUILINO LIBERIANO



OBELISCO DELLA FONTANA DEI FIUMI

7) - Collocato a Piazza Navona. Detto pure obelisco Agonale. Opera romana dell'età di Domiziano, proviene dal Circo di Massenzio sull'Appia antica, ma in origine era collocato forse nel Tempio di Iside in Campo Marzio (Iseo campense) o nel Tempio di Serapide (Serapeo) sul Quirinale. Secondo altri invece sarebbe una riproduzione di un obelisco egizio, ma risalente all’epoca di Domiziano.

Una curiosità: papa Innocenzo X incaricò il Bernini di realizzare il suo progetto della fontana dei Fiumi, proprio per l’idea che l’artista ebbe di porre nel centro questo obelisco, togliendo così l’incarico al Borromini e agli altri candidati per la progettazione della piazza.

Sulla sua sommità è stata posta una colomba, simbolo dei Pamphilj, ed assunta a emblema dello Spirito Santo che si diffonde nelle quattro regioni dell’universo (simboleggiate dai quattro lati dell’obelisco) e nei quattro continenti (rappresentati dai quattro fiumi). È alto 16,539 metri, ma con il basamento, la fontana e la colomba raggiunge 30,172 metri.



OBELISCO DEL PANTEON

8) - Posto in Piazza della Rotonda, sulla fontana davanti al Pantheon. Alto 6 metri, di granito rosso, fatto erigere in onore di Ramses II (1279-1213 a.c.) circa nel 1200 a.c., proveniente da Heliopolis, e portato a Roma, in epoca imprecisata,  da Domiziano che amava particolarmente gli obelischi, e che lo collocò come decorazione dell'Iseo Campense (tempio dedicato a Iside).

Si erge al centro di una fontana fatta costruire nel 1578 da Gregorio XIII a Giacomo Della Porta con quattro mascheroni zampillanti su un catino antistante il Pantheon. Nel 1711 la fontana venne fatta modificare da Clemente XI.



OBELISCO DEL MONUMENTO AI CADUTI DI DOGALI

9) - Dall'Iseo campense, oggi in Piazza dei Cinquecento. E' in granito rosso e fu eretto a Heliopolis da Ramsete II nel XIII secolo a.c. (1279-1213 a.c.), a Heliopolis, e fu trasportato a Roma nel I secolo d.c. dall'imperatore Domiziano per ornare (insieme a quelli oggi situati in piazza della Minerva, in piazza della Rotonda ed a Villa Celimontana), il "Tempio di Iside". 

Alto metri 6,34 (con il basamento e la stella raggiunge m 16,92), ne fu rinvenuta casualmente la sommità nel 1719 in via di S.Ignazio durante i lavori di ristrutturazione della Biblioteca Casanatense, ma soltanto nel 1883 fu rinvenuto in Via di Sant’Ignazio, presso la tribuna di Santa Maria sopra Minerva e completamente dissotterrato dall'archeologo Rodolfo Lanciani. L'obelisco venne restaurato e dedicato come Monumento ai caduti di Dogalii, in Etiopia (1887).



OBELISCO DELL'ELEFANTE

10) - Detto pure obelisco della Minerva, proveniente dall'Iseo campense. Oggi al centro di Piazza della Minerva: obelisco del berniniano Elefante obeliscoforo (portatore di obelisco). Alto 6 metri, opera del faraone Apries (VI secolo a.c.). è di origine egiziana ed il suo posizionamento sull’elefante fu per opera del Bernini.

Venne ritrovato nel 1665 nell’area del vicino Tempio di Iside, detto Iseo Campense, cioè del Campo Marzio. Si tratta del piú piccolo obelisco di Roma.Questo obelisco sorge di fronte alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove fu celebrato il processo contro Galileo Galilei.



OBELISCO DI TRINITA' DEI MONTI

11) - Detto anche obelisco sallustiano, proviene dal Circo degli Horti Sallustiani (villa di Sallustio), posto in cima alla scalinata di Trinità de Monti, a Piazza di Spagna da Pio VI, nel 1789. È una imitazione romana, dell'epoca dell'imperatore Aureliano, degli obelischi egizi dell'età di Ramses II (1279-1213 a.c.)

Nato senza epigrafe venne inciso con la copia di un’iscrizione di età faraonica. In granito rosso, alto 13,91 metri, recava le iscrizioni di Seti I e Ramses II letteralmente ricopiate dall’obelisco di Augusto in Piazza del Popolo. Alcuni segni erano errati, altri addirittura capovolti.



OBELISCO DI VILLA CELIMONTANA

12) - Il piccolo obelisco matteiano, noto anche come “Obelisco Capitolino” visto che fino al 1952 si trovava in Campidoglio, su cui è scolpito il nome di Ramses II (1279-1213 a.c.), è proveniente da Heliopolis, dove era dedicato al culto del Sole dal faraone Ramsete II.

Inizialmente decorava un piccolo Tempio di Iside sul Campidoglio, dono dell'imperatore Domiziano. Nel XVI secolo è stato spostato in quanto non era contemplato nella nuova piazza michelangiolesca del Campidoglio. Poi venne spostato ai piedi dell'Aracoeli.

Il Senato Romano lo ha donato, nel 1582, a Ciriaco Mattei, che lo ha sistemato nella sua villa sul Celio, a Villa Celimontana, in Via della Navicella.. E’ costituito da due blocchi di due epoche differenti, la superiore è egiziana, come dicevamo, mentre l’inferiore è più recente, ma di epoca romana.



OBELISCO DEL PINCIO

13) Obelisco di epoca egiziana, realizzato per volere di Adriano, collocato inizialmente per decorare un monumento dedicato al giovane Antinoo dopo la sua morte avvenuta nel Nilo in circostanze rimaste in parte oscure. Ha avuto diverse collocazione nel corso dei secoli, fino a quando nel 1800 venne posizionato sulla terrazza del Pincio.



RODOLFO LANCIANI

OBELISCI 
« uno ne fu posto nel cerchio Massimo di piedi centoventidoi et hoggi si vede nel mezzo del detto cerchio à giacere et ricoperto di terra et occupa una gran parte di esso spacio 
— (l'obelisco solare) si vede hoggi spezzato in molte parti et ricoperto di terra à pie del monte Citorio che da noi poco fa è stato veduto scoperto con la sua base, ove sono intagliate le infrascritte lettere (CIL. VI, n. 702). 
— Vedesi anchora un'altro obelisco spezzato sul colle de gli hortuli negli horti Sallustianì, il qual luogo è chiamato Giralo. 
— Veggonsene duoi piccoli, i quali mi penso essere la sommità de' grandi che sono stati rotti, l' uno è in Campidoglio nell' orto d'Araceli, l'altro è su la piazza di Santo Macuto 
— un'altro ne è fuori delle mura tra '1 tempio di Santa Croce in Gerusalé et le vigne. 
— Un altro ne è grande et bellissimo vicino alla Via Appia nello Hippodromo tra Santo Bastiano et capo di bove spezzato in molte parti, ove ancora sono i segnali delle Mete in mezzo al cerchio, poste per lo lungo, ordinatamente »

(Rodolfo Lanciani)


BIBLIO

- Domenico Fontana - Della trasportazione dell'obelisco vaticano - ristampa anastatica dei libri I e II - a cura di Adriano Carugo - introduzione di Paolo Portoghesi - Il Polifilo - Milano - 1978 -
- Cesare D'Onofrio - Gli obelischi di Roma - Bulzoni - 1967 -
- Erik Iversen - Obeliscs in exile - Vol. I - Copenaghen - 1968 -
- Armin Wirsching - Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom - Norderstedt - III ed. - 2013 -
Francesco Maria Caligiuri - «La totalità dei fatti» - ed. Ferrari - Roma - 2013 -


 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero - Info - Privacy e Cookies