CULTO DI ABUNDANTIA





Si tratta di un'antica Dea Italica, antecedente alle importazioni greche, una Dea che forniva vita e cibo a tutte le creature viventi, siano uomini, animali o piante.

Il suo simbolo era la cornucopia, che non è un culto originario della Grecia, ma è anche italica.
La cornucopia deriva dal corno degli animali da latte: mucca, capra, bisonte ecc.

Il fatto che Giove strappò il corno alla capra Amaltea significa che si appropriò dell'attributo della Dea Capra, quella che in Italia fu sostituita con Giunone Caprotina.

Tutte le antiche Dee Mediterranee avevano una cornucopia, che aveva il duplice, anzi il triplice valore di terra, cielo e inferi. Si tratta insomma della Dea Triforme, o Trina, ovvero la Madre degli Dei e di tutte le creature, insomma la Madre Terra, o Madre Natura.

La cornucopia, o corno di animale, in genere di mucca o di toro, era il simbolo del corno lunare, a significare che la Dea era Caelestis, cioè regnava sulla luna.

Il regno della luna indicava la capacità di guardare il mondo notturno senza esserne sconvolti, cioè guardare dentro di sè e comprendere, nel buio del mondo interiore, alla luce della face lunare, i propri istinti e le proprie emozioni. Era insomma il "Conosci te stesso" riapplicato duemila anni dopo da Sigmund Freud.

Contemporaneamente però la Dea faceva crescere le piante fornendo cibo ad animali e uomini, e in questo caso la cornucopia era piena, traboccante di spighe e di frutta, pertanto era anche Dea delle messi.

Ma quando la cornucopia era vuota e rovesciata essa indicava il mondo degli Inferi, perchè la Dea regnava anche nel mondo dei morti. Pertanto proteggeva defunti e soprattutto gli antenati della famiglia, che a loro volta proteggevano la loro gens.

ANTONINO PIO E LA DEA ABUNDANTIA
Basti guardare l'immagine della Dea a Piazza Armerina. Nel mosaico la Dea è nera, lei è oscura, e tiene nella mano destra un albero con uccelli appollaiati e nella sinistra una cornucopia vuota. Lei è la Signora della Vita e della Morte, è la Signora delle belve, e pure della caccia, determinandone la vita e la morte.

Nello stesso modo determina la vita e la morte degli uomini e accanto a lei è raffigurata la fenice, l'uccello meraviglioso che si incendia ogni cento anni per poi rinascere dalle proprie ceneri, simbolo dei cicli della vita e morte sulla terra.

Che si tratti della Dea non ci sono dubbi, le fiere la attorniano con deferenza, perchè lei è anche la Ptonia Theron, la Signora delle Belve, ovvero la Dea Primigenia.

Abundantia era la Dea dell'abbondanza, quindi di beni, di ricchezze, di terre, di animali, di fortuna e prosperità. Era pertanto la Dea che faceva fiorire gli alberi, o faceva crescere un buon raccolto, o faceva partorire gli animali. Ma era pure la Dea della Fortuna che faceva combinare ottimi affari per aumentare la prosperità della famiglia.

"Della Dea dice Ovidio che tenne dietro a Saturno quando fu detronizzato da Giove. Essa non ebbe nè templi nè altari presso gli Antichi. La si rappresenta sotto l'aspetto d'una giovane Ninfa, grassotta, a vivi colori, con una ghirlanda di vari fiori in testa, e una una veste verde, ricamata in oro. Colla mano destra tiene il corno d'Amaltea, e colla sinistra un fascio di spiche, che cascano alla rinfusa. Le sta vicino un vascello, che indica l'introduzione del frumento forestiero. La statua dell'Abbondanza che conservasi nel Campidoglio tiene una borsa nella mano destra ed un corno nella sinistra. L'Abbondanza marittima si raffigura con una donna che tiene in una mano un timone, nell'altra un fascio di spiche."

(Luigi Rusconi 1859)

LA DEA ABUNDANTIA (Rubens)
Dea inclusa nel Pantheon romano, venne in seguito assimilata a diverse Dee: Bona Dea, Dea Fortuna, Dea Providentia, Dea Felicitas, Dea Pomona, Cerere, Opi, Annona ecc. Anticamente veniva molto invocata nelle campagne per il buon esito dei raccolti, che non venissero gustati dalla grandine, o che piovesse al momento opportuno, o affinchè il vento gelido non uccidesse i germogli.

I romani comunque la invocavano parecchio anche in città, soprattutto le donne, affinchè riempisse la dispensa della casa, per fare figli o per la fortuna sul lavoro. Fu comunque rimpiazzata molto dalla Dea Fortuna, invocata anche dagli uomini nella carriera politica o negli affari commerciali.

Molti culti romani sopravvissero nel segreto delle campagne fino al 1500 d.c., pagando poi questa sopravvivenza col rogo, le torture e la morte.

Guglielmo d'Alvernia (1180 - 1249) vescovo di Parigi narra della Domina Abundia (padrona dell'abbondanza), che d'altronde compare anche nel poema allegorico “Roman de la Rose” (1237 - 1280) come “Dame Habonde”,anche se la scrittrice Christine de Pizan ebbe molto da ridire sul maschilismo dell'opera.

Sembra che di notte le Domina Abundia entrassero nelle case dove le famiglie lasciavano offerte preparate per loro, quindi bevevano e mangiavano, lasciando per miracolo intatte le libagioni, se le offerte erano gradite portavano prosperità e fertilità alla famiglia.
Il vescovo Guglielmo d'Alvernia considerava queste pratiche come una forma di idolatria da estirpare, e sicuramente aveva ragione, che lo fossero, perchè erano residui di un culto pagano sopravvissuto alle persecuzioni dei cristiani sui pagani.

Il cardinale Nicola Cusano (1401 - 1454), grande dotto, teologo, filosofo, umanista, giurista, matematico e astronomo tedesco, ma pure crudele, bigotto e torturatore,.riferisce che durante un suo viaggio attraverso le Alpi francesi nel 1475 incontrò due vecchie donne che riferiva il sospetto potessero essere al servizio della Domina Abundia. Nicola di Cusa le identificò come apostati (traditori della propria religione) e le fece imprigionare per stregoneria consigliando la tortura quale penitenza, ma non il rogo in quanto le donne erano state solo illuse dal diavolo e non seguaci di questo.



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