ALBINTIMILIUM - VENTIMIGLIA (Liguria)





Albintimilium è un sito archeologico di epoca preromana e romana, collocato a levante dell'attuale città ligure di Ventimiglia, in località Nervia. Il nome Ventimiglia deriverebbe dalla parola ligure albom "città capoluogo" e dal genitivo plurale del nome etnico Intemelion, quindi "città capoluogo dei Liguri Intemeli". Il sito e l'area archeologica sono gestiti della Soprintendenza Archeologia della Liguria. L’ingresso dall'Antiquarium è in Corso Genova, n. 134.

Denominato anticamente Albium Intemelium (oggi Ventimiglia) fu, unitamente ad Albium Ingaunum (oggi Albenga), una delle più importanti sedi degli antichi Liguri. Sorta in epoca arcaica si sviluppò già in epoca preromana come centro marittimo ed agricolo.

I liguri furono ottimi guerrieri, infatti Cicerone informa che combattessero insieme alle loro donne che non erano per nulla inferiori, per capacità e coraggio ai loro uomini. Dovette infatti difendere a lungo la propria indipendenza contro i Greci di Marsiglia, che avevano colonizzato la costa provenzale sino a Monaco.

Alleata con gli Ingauni di Albenga si pensa fu dalla parte di Cartagine durante la II guerra punica, poi, dopo un periodo di ostilità con Roma, entrò nel 180 a.c. nell’orbita romana ed accettò a poco a poco leggi e costumi più civili. A lato dell’oppidum dei Liguri Intemelii, che occupava le ultime propaggini della ripida collina sulla destra del Nervia, si insediò probabilmente un castrum con un presidio romano, che fu antesignano della città romana.

Si ritiene che nell’89 a.c. i Liguri Intemelii conseguirono il diritto latino costituendo un municipium, con costumi ed edifici romani. Il suo territorio si estese per tutto l'entroterra di Ventimiglia, il bacino del Roia, aggregando alla civitas degli Intemelii i Liguri Montani, nelle zone di Saorgio, di Sospello e di Briga, sottomessi successivamente, e giungendo lungo la costa sino ai confini di Monaco e di Sanremo.

Nel 49 a.c. il centro urbano, ormai romanizzato, ottenne la concessione della cittadinanza romana grazie a Giulio Cesare. Albium Intemelium contrasse in età augustea il suo neme in Albintimiium e fu nell’organizzazione augustea l’ultima città considerata amministrativamente italica, quindi con una certa autonomia. 

Zona di passaggio per la Gallia meridionale e sede di importanti traffici provenienti da tutto il Mediterraneo, acquisì una notevole prosperità. Strabone la definì "città assai grande"e Cicerone, sempre nel 49 a.c. informa che il partito pompeiano provocò disordini, facendo assassinare un concittadino, il nobile Domizio, che aveva ospitato Giulio Cesare.

LE MURA ROMANE
Le due fazioni erano in armi ma gli Intemelii insorsero (provocando il motto della Città: Civitas ad arma iit) e M. Celio Rufo, luogotenente di Cesare, accorse con le sue truppe dalla Provenza a soccorrere il presidio minacciato dai pompeiani. 

La città doveva essere a quest’epoca completamente romanizzata, grazie soprattutto alla sua posizione di nodo stradale sulla via Aurelia, che nel 13 a.c. venne denominata Julia Augusta, di cui restano diverse pietre miliari tra Ventimiglia e Nizza. 

Ormai la Iulia Augusta era divenuta la principale via di comunicazione terrestre con l’Occidente. ed entrò a far parte della IX Regio contraendo il suo nome in Albintimilium.

La città aveva come supremi magistrati i duoviri, cariche simili ai consoli di Roma, nonchè un senato municipale di decuriones. 

Aldisotto tutte le altre cariche civili e religiose di ogni città romana: edili, prefetti, questori, flamini e collegi corporativi.

I cittadini di Albintimilium, iscritta alla tribù Falerna, combattevano a fianco di Roma nelle legioni e nelle coorti pretorie, e e se il cursus honorum era degno ottenevano le carriere pubbliche fino ai gradi più alti. 

Ne fanno fede il il cippo funerario e il sigillo di Mario Emilio Basso, che al tempo di Adriano ebbe molti incarichi di primo piano nella carriera procuratoria e che fu tra l’altro un successore di Ponzio Pilato nel governo della Giudea.

Anche Gneo Giulio Agricola, il conquistatore della Britannia, era nato ad Albintimilium e Tacito, che era il genero di Agricola, narra della sventurata madre del generale, Juiia Procilla, trucidata nei suoi poderi suburbani durante il saccheggio della città, nel 69 d.c., da parte dell’armata navale di Otone, dopo la battaglia contro il rivale Vitelio sulla costa nizzarda.

Tacito narra dei funerali della donna, svoltisi ad Albintimilium mentre Vespasiano veniva proclamato imperatore; e descrive la città città con "pieni agri" e "apertae domus" cioè terre fertili e grandi case, in contrasto con la povertà delle valli interne.

Solo nella Val Nervia, vicina alla città, sembra si fosse sviluppata una vita rurale più ricca.

Per non parlare della costa da Bordighera a Mentone, costellate di ville suburbane.

Dopo il saccheggio del 69 d.c. Albintimilium si riprese, sicuramente aiutata da Agricola e col favore di Vespasiano, e prosperò per i secoli a venire, fino al IV e al principio del V secolo, quando fu oggetto delle invasioni barbariche.

La città decadde rapidamente anche dal punto di vista civile ed economico, mentre la popolazione cercava rifugi più sicuri nelle valli e sulle alture circostanti.

Dopodichè, mutando il suo nome in Vintimilium, venne governata da una delle prime sedi vescovili della Liguria, che ereditò la giurisdizione territoriale del municipium romano. Nel VI secolo fu un castrum, a difesa del limes bizantino contro i Longobardi, e resistette fino al 641, anno della conquista di Rotari, e forse ancora per qualche decennio dopo, nella "Provincia Maritima Italorum quae dicitur Lunensis et Vigintimiliensis", ultimo baluardo della difesa bizantina. 

In questo periodo avvennero il definitivo abbandono della città distrutta nella piana di Nervia e il trasferimento della sede principale e giurisdizionale sul colle meglio fortificato di Ventimiglia alta, a ponente del Roia.



TEATRO

Il teatro di Ventimiglia, posto vicino alla Via Julia Augusta, tra II e III secolo, fu edificato nella parte occidentale della città ligure. La struttura di forma canonicamente semicircolare è rivestita, in gran parte, con una pietra calcarea bianca detta Pietra della Turbie, località sopra Monaco, la stessa pietra con cui venne elevato il trofeo di Augusto.

PORODOS - ACCESSO AL TEATRO
Si accedeva nel teatro dall'entrata ovest (Versura Parodos), ancora ben conservata, che permetteva l'entrata ad almeno 2000 persone, visto che che 2000 erano i posti a sedere (anche sei teatri, come nei circhi, esistevano i posti in piedi). A fianco del teatro si trovava la Porta di Provenza, che si apriva sulla Via Julia Augusta e, di fronte, le terme ornate da mosaici pavimentali.

Nulla è rimasto della summa cavea, la parte più alta, a causa delle estrema spoliazione che venne eseguita su molti monumenti ma soprattutto su quelli di spettacolo, ritenuti peccaminosi dalla nuova religione imposta da Teodosio e a seguire da altri.

PRAEFUNIUM
Gli spettacoli erano principalmente commedie, danze e mimi, e raccoglievano la cultura dell'epoca con opere greche e romane.  Con la chiusura dei teatri, che collimò con la chiusura delle scuole, si entrò nel buio culturale del medioevo.

Il teatro è uno dei più piccoli nel suo genere, e fu abbandonato nel IV secolo. La vetrina all'interno dell'Antiquarium adiacente mostra una riproduzione in scala che raffigura l'aspetto originale del teatro.

Il teatro fu scavato nel corso del XIX secolo da Girolamo Rossi e in seguito da Pietro Barocelli negli anni dieci del XX secolo e da Nino Lamboglia nei decenni successivi.



LA VIA JULIA AUGUSTA

Entrando a nord del teatro, la Via Julia Augusta attraversava Albintimilium, lungo l'asse est-ovest, e il suo tracciato veniva a corrispondere con il decumano massimo della città.

La strada romana, larga circa 3 m, era dotata di due marciapiedi e lastricata in pietra della Turbie, e al centro scorreva una cloaca (canale), che permetteva la raccolta delle acque piovane e degli scarichi.

All'inizio del XX secolo un tratto della carreggiata, scoperta nel 1929, è stato ricollocato, per esigenze di conservazione, nel giardino del Museo Bicknell di Bordighera.

LE TERME

LE TERME

Nelle terme rinvenute si possono distinguere i due grandi vani affiancati che venivano riscaldati con dell'aria calda convogliata nell'intercapedine sotto il pavimento. Accanto vi sono la stanza dei forni, la piscina, lo spogliatoio e la palestra all'aperto. Le terme all'ingresso dell'ex ospedale Santo Spirito conservano invece due bei mosaici, uno a motivi floreali e geometrici e uno raffigurante Nereide in groppa a un delfino.



ANTIQUARIUM

L'Antiquarium è un museo archeologico situato al centro del sito archeologico, a valle del teatro, dalla quale lo divide l'attuale corso Genova.

IL CALIDARIUM
L'edificio originario era noto come istituto di educazione. Parzialmente distrutto nel corso della II guerra mondiale, è stato rinnovato nel 1980 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ed è ora un centro espositivo e didattico per la visita dell'area archeologica.

All'interno dell'Antiquarium un percorso espositivo illustra, con riproduzioni in scala, i principali monumenti della città romana:
- la Porta di Provenza, eretta nel I secolo a.c., che si apriva nelle mura di cinta sul lato occidentale;
- il teatro, edificato tra il II e il III sec. in pietra della Turbie;
- le terme, erette dopo la metà del I sec. presso l'angolo sud-est del teatro.

All'esterno, la visita dell'Antiquarium si integra con quella dell'area delle terme e del teatro, dove è possibile vedere in situ i resti scoperti degli impianti termale e teatrale.



GLI SCAVI

Nella seconda metà dell'Ottocento, in seguito all'ampliamento della città nell'area della piana del Nervia, vennero alla luce le rovine dell'antica Albintimilium, rimaste coperte a partire dal Medioevo da una vasta duna di sabbia.

SCAVI ATTUALI
Lo studioso locale Girolamo Rossi (1839-1914), riporta le notizie degli scavi svoltisi ra il 1854 e il 1914, relativi a teatro, necropoli e terme. Molti dei materiali rinvenuti finirono però in mano a collezionisti ed antiquari esteri. 

Scavi sistematici vennero compiuti dalla Soprintendenza alle Antichità del Piemonte e della Liguria: sul teatro, le mura e 145 tombe della necropoli. Nel 1938 gli scavi furono ripresi giungendo fino ai livelli preromani nella parte nord della stessa. Verso la fine degli anni quaranta, la ricerca si concentrò nuovamente nel teatro e aree limitrofe, in particolare nella necropoli, nella zona del nuovo Cavalcavia e successivamente nelle insulae occidentali.

Il materiale epigrafico fu reperito principalmente nelle tre necropoli:
- la necropoli occidentale, allineata con il decumano massimo, detta "Via dei Sepolcri", con tombe di I-II sec., ricche di epigrafi e suppellettili;
- la necropoli orientale, lungo il decumano massimo;
- la necropoli settentrionale, in corrispondenza della strada che collegava la città con l'entroterra della Val Nervia.

SET DA VIAGGIO
Gli ultimi scavi archeologici hanno riportato in vista una consistente parte della cinta muraria della città, la parte terminale di un cardine, una strada orientata nord/sud, e una porta urbica aperta ai probabili collegamenti con la retrostante Val Nervia.

Si è individuata inoltre una necropoli di età tardo antica con tombe di diversa tipologia, orientate est-ovest, che presentavano ciascuna i resti di almeno due sepolture, di cui è attualmente in corso di scavo la tomba in anfora n. 309.

Tra i reperti: nell'Antiquarium marmi provenienti dalle terme, vasi, boccette di vetro, attrezzi per la toilette, gioielli, statuine, monete e utensili per la vita quotidiana mostrano un certo grado di benessere. Particolarissimo il set da viaggio in argento, con un manico dal quale si diramano ben sette elementi ruotanti: un cucchiaio, un colino, un pulisci-orecchie, un punteruolo, una forchetta, uno stuzzicadenti e un coltello.





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