CULTO DI BONA DEA





Fu anticamente una Grande Madre ed ebbe il suo tempio sull'Aventino, poco più a nord dell'attuale S. Cecila in Trastevere, ma non se ne conservano resti. Il fatto però che la chiesa avesse precedentemente un pavimento cosmatesco lascia supporre fosse stato ricavato da un tempio, perchè nell'edificio, scoperto sotto la chiesa, non c'è traccia di marmi nè di altra pavimentazione, segno che qualcuno gliel'ha sottratti. Si sa del resto che sopra i templi il cristianesimo sovente ricostruiva le sue chiese.

Sembra che alla Dea fosse riservato un culto collegato alle guarigioni, e il suo tempio era un centro di guarigioni, attestato dal fatto che dei serpenti si muovevano intoccati e innocui per il tempio, in cui era anche custodito un magazzino di erbe medicinali. Essendo un culto prettamente femminile, agli uomini non era concesso l'accesso al luogo sacro.

Si suppone che il nome fosse un appellativo dell'antica Dea Fauna, ma non sembra vero, perchè il suo nome era segreto e nessun uomo poteva pronunciarlo, ma neppure le donne, perchè solo le iniziate conoscevano il vero nome della Dea, che era assolutamente riservato, e associarla a Fauna sarebbe stato troppo facile.

" Divinità misteriosa di cui li uomini ignoravano il nome. Le donne solo il potean sapere. Varrone vuole che fosse moglie di Fauno e che non vedesse mai per castità altro uomo che suo marito il quale non potè mai neppur sapere il suo nome. Le donne le facean sacrifizi in segreto e la chiamavano Bona. Era vietato agli uomimi il penetrare nel misterioso suo tempio. Publio Clodio che amava Mucia si travesti da donna e violò così i detti sacrifizj. In detto tempio si coprivano con velo tutte le figure maschili anche d'animali. I pretori avean cura di sì misteriosi riti in cui s'immolava una porca. Il vaso del vino si chiamava mellarium ed il vino lac. I serpenti che si trovavano in quel tempio si poteano mirare senza timore."



IL POZZO SACRO

Il costume di lasciar memoria del perforamento dei pozzi era frequente presso i romani, massimamente se ciò era fatto per servigio di luoghi pubblici o sacri, di scholae di collegi ecc.

Il pozzo dell' INSVLA BOLANO, una delle 4405 isole della regione XIV, fu scoperto nel maggio 1744 nella piazza fra s. Cecilia e s. Giovanni de' Genovesi, cavandosi le fondamenta del conservatorio di s. Pasquale Baylon.

« Era un pozzo molti palmi sotto terra coll'orificio sollevato quattro palmi dal suolo, di bocca sferica, lavorato a mattoni detti a cortina e profondo e. 17 palmi, otto de quali occupati sono dall'acqua, di diametro p. 2 e mezzo. In ambedue i lati e nella parte posteriore innalzavasi una fabbrica di mattoni quadrata, un tempietto come un tabernacolino, co' muri di un palmo di grossezza, divisa nel mezzo da una iscrizione scolpita in tevertino. 

BONa • DEAE . RESTITVTrte • SIMVLACR2*?n • INTWTclam • INSWLae • BOLANi • POSVIT ITEM • AEDem DEDIT • CLADVS • Libens • fAerito

onde formava due nicchie .... nell'angolo sinistro del nicchio inferiore eravi piantata un'ara di pietra peperino con iscrizione:

Bonae • Deae • KestUulae ' CLADVS • D • D».


Redazione Archaeogate, 23-11-2005

"Mercoledì 23 novembre 2005 riprendono gli scavi archeologici in un pozzo nell'area sacra di epoca romana trovata nell'ex cinema Modernissimo di Imola. Un pozzo pieno di sorprese. È quanto sperano gli archeologi che mercoledì prossimo inizieranno a svuotare un largo pozzo situato a ridosso di uno dei recinti per i sacrifici rinvenuti nell'area dell'ex cinema Modernissimo di Imola. 

Un auspicio più che fondato visto che è assai probabile che il pozzo stesso abbia una valenza culturale e possa contenere quanto offerto dalle devote alle divinità per implorare una grazia o per "grazia ricevuta".

Le nuove ricerche all'interno dell'ex cinema in via Aldrovandi seguono le indagini archeologiche iniziate nel 2003 che hanno messo in luce una delle aree sacre d'epoca romana più interessanti del nord Italia.

Noti fin dal 1925, gli scavi hanno individuato un complesso culturale che, edificato in tarda epoca repubblicana (fine I secolo a.c.), ha continuato ad essere utilizzato, pur con continue ristrutturazioni, almeno fino al III secolo d.c. Un'area sacra agli Dei della fertilità che ha restituito un altare dedicato alla Bona Dea - invocata per fruttificare la terra e concedere alle donne il dono di procreare - e numerosi reperti riconducibili al culto dei Fauni, divinità agresti cui si attribuiva il potere di fecondare le greggi e proteggerle dai lupi, e degli dei Nixi, le divinità maschili protettrici del parto.

Se la prima campagna di scavo ha consentito di individuare l'articolata planimetria del luogo sacro, con spazi ben differenziati, zone di passaggio, aree cortilizie, recinti, vani coperti e zone destinate al rogo sacrificale delle vittime, la ripresa dei lavori si concentrerà sull'ispezione del pozzo che affianca uno dei recinti sacrificali."




LE FESTE

Le feste dedicate alla Bona Dea erano variabili, ma ruotavano attorno al 3 dicembre. Il tempio veniva decorato con tralci di vite, oltre ad altre piante e fiori. Vi si conservava il vino, riferito però col nome di "latte", e la coppa in cui veniva servito era chiamata "vasetto di miele".

Nella festa di maggio invece, alla Dea veniva sacrificata una scrofa, con una cerimonia segreta, condotta annualmente dalla moglie del magistrato più anziano presente a Roma, ma dentro la sua casa, assistita dalle Vergini Vestali. Il rituale era strettamente proibito agli uomini e non potevano esserci neppure animali, a parte la scrofa.

BRONZO ROMANO I SEC. D.C.
Questa cerimonia, a differenza della festa di maggio. non celebrava la Dea nel tempio, non veniva pagata dallo stato e la notte della sua celebrazione, perchè di notte avveniva, non era fissa. Questo rituale infatti, molto diverso dalla pubblica celebrazione di maggio, era privato, abbastanza esclusivo e a invito.

Queste celebrazioni dovevano far parte di un culto misterico, sicuramente di origine agricola, e l'esclusione attenta del mirto (associato ai morti e alla flagellazione) sembra legata alle origini e a una cerimonia di purificazione. La sua immagine è di una matrona romana con una cornucopia e un serpente, che erano i simboli di ogni Grande Madre nella sua veste benefica.

I resti dei suoi templi imperiali mostrano i suoi legami con la famiglia imperiale e il suo culto, con offerte e dediche personali, sono attestate tra tutte le classi, in particolare plebei, liberti e schiavi. Tuttavia circa un terzo di tutte le dediche sono di uomini, alcuni dei quali possono essere stati col tempo coinvolti nel suo culto: uno sostiene addirittura di essere stato il suo sacerdote. Ma sul coinvolgimento degli uomini vi sono molti dubbi.

La Bona Dea fu associata sia alla castità che alla fertilità delle donne, ma anche alla guarigione nonchè alla protezione dello stato e del popolo romano. Sembra che il culto sia stato importato dalla Magna Grecia durante la prima epoca della repubblica. Le donne non solo non ammettevano al rito gli uomini ma solo loro conoscevano il nome segreto della Dea. I riti pubblici erano aperti alle donne rispettabili di tutte le classi sociali, ma non se avevano dato scandalo o erano cadute in disgrazia ufficialmente. Durante il periodo medio-repubblicano una dedica o riconsacrazione, operata da una vestale nel 126 a.c., fu annullata dal Senato in quanto ritenuta illegittima.

Augusto restaurò il suo tempio sull'Aventino, e stabilì la sua festa il 1 maggio di ogni anno, festa talmente sentita che il cristianesimo dovette adottare la festa sostituendo la Dea con la Madonna. La moglie di Augusto, Livia, fu identificata con la Dea come virtuosa matrona ideale. Poco si sa degli sviluppi nel suo culto. se non che Adriano restaurò il suo tempio aventino o forse lo ricostruì.
Nel territorio di Volterra, in Toscana, si possono trovare i resti di un tempietto costruito nel III. secolo d.c. e dedicato alla Dea Bona. Dietro il teatro romano ci sono anche i resti delle Terme di Bona Dea.

Plutarco, Vita di Cesare 9-10:
I romani hanno una Dea che essi chiamano Bona, che i Greci chiamano la Dea delle donne. I Frigi dicono che questa dea nacque da loro, e che era la madre del loro re Mida. I romani dicono invece che era una ninfa Driade che sposò Fauno, ed i Greci sostengono che era l'innominabile Una tra le madri di Dioniso. Per questo motivo le donne che celebrano i suoi riti coprendo le loro tende con tralci di vite, e un serpente sacro siede accanto alla Dea sul suo trono, come nel mito. È illegale che un uomo si avvicini o sia in casa quando i riti vengono celebrati. Le donne, e solo tra loro, si dice eseguano i riti del rito orfico durante la cerimonia sacra.



LO SCANDALO

La notte tra il 4 e il 5 dicembre, si eseguivano i riti segreti  in onore della Bona Dea in casa di Cesare, pretore e pontefice massimo, riti che erano interdetti agli uomini e officiati da sole donne. Clodio, amante della moglie di Cesare, Pompea, curioso dei riti, si travestì da donna per assistervi, ma fu scoperto e la madre di Cesare, Aurelia Cotta, che coordinava i preparativi, lo scacciò.

Così commentò Cicerone in una lettera all'amico Tito Pomponio Attico:
"Publio Clodio, figlio di Appio, è stato colto in casa di Gaio Cesare mentre si compiva il sacrificio rituale per il popolo, in abito da donna, ed è riuscito a fuggire via solo per l'aiuto di una servetta; grave scandalo; sono sicuro che anche tu ne sarai indignato."

Clodio fu costretto ad allontanare parte dei suoi schiavi perchè non li interrogassero sotto tortura, ma a confermare la sua colpevolezza furono soprattutto la madre e la sorella di Cesare, il quale invece, non testimoniò contro Clodio, ma ripudiò la moglie Pompea.

Clodio se la cavò ma la pena prevista per chi violasse i sacri riti della Bona Dea era la morte. Il che dimostra che, come scrisse poi Bachofene nel suo celeberrimo o libro"Il matriarcato", che a Roma vigevano ancora resti di antichissimi culti ed usanze matriarcali. Di retaggio prettamente matriarcale erano del resto tutti i Sacri Misteri, tra cui quelli della Bona Dea. .




2 comment:

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Francesca Romana d'Alessandro on 2 agosto 2019 17:52 ha detto...

É possibile saperne di più? Pare che anche in Umbria si celebrava questo rito a Spoleto in un bosco sacro.
Grazie Francesca

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