BAIA ( Campania )



BAIA

LA BAIA SOPRA TERRA

Baia è situata nel comprensorio dei Campi Flegrei ovvero Ardenti visto che tutta l'area è in realtà la caldera del vulcano detto appunto Baia nato circa 15000 anni fa durante l'eruzione del Tufo giallo napoletano e il cui cratere è l'attuale golfo di Pozzuoli. Questa eruzione però, si verificò all'interno di un altro cratere molto più grande i cui resti costituiscono l'attuale golfo di Napoli, ossia l'eruzione dell'Ignimbrite campana avvenuta circa 39.000 anni fa.

Circa 2.400 anni fa, l’attuale porto era in larga parte occupato dalla terraferma, ed ai suoi lati i promontori di Punta dell'Epitaffio e di Punta del Castello  si chiudevano formando un bacino, detto il Lacus Baianum. Successivamente su questo istmo venne aperto al centro costruendo un canale largo 32 metri e lungo più di 200 che dava sull'attuale golfo di Pozzuoli.

Da questa piccola baia di origine vulcanica prese il nome la località. La leggenda invece vuole che derivi da Bajos, timoniere e compagno di Ulisse morto e sepolto in questa zona. I primi insediamenti si stabilirono nel III secolo a.c. e già nel I sec. a.c. non si riusciva a distinguere i confini di Baia da quelli di Bauli (l’antica Bacoli) e di Puteoli (Pozzuoli). Le villae si moltiplicarono ricche di ornamenti e opere d'arte, e dotate quasi tutte di peschiere o piscine per l’allevamento delle murene: vera prelibatezza culinaria romana.

All'inizio dell'impero Baia, detta "la piccola Roma" divenne residenza estiva degli imperatori per cui vi si precipitò anche la corte e la zona divenne ancor più di gran lusso. Scrive Orazio (65 a.c.- 8 d.c.)
che  "Nullus in orbe sinus Baiis praelucet amoenis": nulla al mondo splende più dell’ameno golfo di Baia.

Nella zona sgorgavano copiose le sorgenti d’acqua termale e Tito Livio (59 a.c. – 17 d.c.) racconta che un console romano, di nome Cornelio, alleviò i postumi di una caduta da cavallo proprio con queste acque. Per l'importante frequentazione del luogo e per queste preziose terme i più ricchi e famosi personaggi dell’antica Roma, vi si riversarono edificando stupende ville soprattutto lungo il litorale.

IL TEATRO NINFEO
Augusto incaricò l’architetto Sergio Orata di inglobare tutte le vecchie ville in un unico complesso termale. Questi incanalò le varie sorgenti d’acqua calda in modo da servire i diversi ambienti adattati e realizzati in questo modo.

A Baia furono sperimentate ed eseguite le più moderne, ardite e raffinate tecniche architettoniche come il "Tempio di Mercurio", la cui cupola non solo è più antica ma misura la metà del Pantheon a Roma, per cui si può supporre che ne fosse il prototipo.

Dopo Augusto le terme di Baia vennero ingrandite da Nerone, Adriano, Antonino Pio, Alessandro Severo fino a diventare un’immensa città termale. Furono costruiti ampi edifici per i bagni, le palestre, gli svaghi, le biblioteche, e i giardini porticati. I portici divennero anzi una caratteristica del luogo, sorreggendo i vasti terrazzamenti che si spingevano verso il mare permettendo inoltre di ripararsi dai temporali o dalla gran calura estiva.

Dell’antica Baia, oggi rimane ben poco anche a causa degli eventi bradisismici che hanno nascosto sott’acqua la parte più preziosa ed antica della cittadina. Gli scavi iniziarono nel 1941, s'interruppero a causa la guerra e ripresero nel 1950 con il prof. Amedeo Maiuri. Dai lavori di dragaggio lungo il lido, dal 1923 al 1928, sono emersi numerosi frontoni e manufatti di marmo finemente lavorati che danno un'idea del lusso e la sontuosità delle antiche ville.

Le terme col passare dei secoli persero la loro funzione diventando ora prigione ora rifugio. Il corteo di archi, ancora oggi visibili, che le costeggiavano erano sormontati da una copertura in muratura sul lato destro che dividevano questa zona in un lato soleggiato ed uno ombreggiato.
Sui muri regna l'opus reticulatum a tufelli, e in alto sono visibili alcuni ambienti voltati forse usati dal personale di servizio mentre altri, posti alla fine del viale, sono cisterne adibite alla raccolta d’acqua.


Baia era rifornita di acqua potabile dall’acquedotto proveniente dalla sorgente del Serino (Avellino) e proseguiva fino alla Piscina Mirabilis (a Bacoli). L’approvvigionamento dei vari ambienti avveniva per caduta, dalle cisterne ai vari locali.

Sempre sul lato destro, una lunga scala porta sulle terrazze superiori ove si notano resti di ambienti residenziali;  si tratta della villa detta  "Villa dell’Ambulatio" (del passeggio).

Guardando dall’alto verso il mare, sulla sinistra è visibile l'edificio Termale di Diana riconoscibile nel cosiddetto "Tempio di Diana", così chiamato per gli affreschi con scene di caccia al suo interno. Della grossa cupola con punta ad ogiva ne resta la metà e, fatto incredibile, rimane di là della ferrovia in proprietà privata e quindi al di fuori degli Scavi. In origine doveva essere un enorme "laconico" che raccoglieva i vapori caldi che scaturivano alla base della collina.

Seguono le Terme di Mercurio con il cosiddetto "Tempio di Mercurio" (o "Tempio dell’eco" per la sua eccezionale acustica, che però non è un tempio ma solo terme), le Terme di Sosandra, Dea protettrice degli uomini, la cui statua (attualmente al Museo Nazionale) fu ritrovata alla base della nicchia centrale situata sulla parete di fronte. E'collocata nella zona sottostante, alla destra della rampa di scale che porta nella parte inferiore degli Scavi.

Le Terme di Venere ancora più a destra, e, anche questo incredibile e scandaloso, "decapitata" del cosiddetto "Tempio diVenere" (in origine probabilmente uno "stagnum") dalla strada sottostante e quindi anch’esso al di fuori del Parco Archeologico di Baia.

La zona zona più antica degli Scavi sono le "Piccole Terme", dove c'era un "laconicum" (una sauna), realizzato con pavimento a "suspensurae" che permetteva le esalazioni di vapore caldo dal basso ed in modo uniforme.

Dall’alto della terrazza è ben visibile il Teatro Ninfeo, una costruzione ad emiciclo con varie nicchie e prospetto a colonne con una vasca al centro, scenograficamente molto interessante. Esso era utilizzato per rappresentazioni, come luogo di frescura e belvedere. Proseguendo, subito a destra una piccola esedra con due colonne rivestite di marmo rosa doveva essere fornita di sedili come luogo di conversazione per gli ospiti.

A sinistra si apre un ambiente che presenta la volta ornata di stucchi. Poi una stanza, con una scalinata che permetteva l’accesso alla zona superiore. Alla destra un piccolo cunicolo che permette l’accesso ad una cisterna completamente rivestita di uno spesso strato di calcare lasciato dalle acque che cadevano dall’alto.

Attiguo a questi locali si apre il grande complesso termale denominato "adrianeo" dall’epoca di costruzione (inizio II sec. d.c.). Con la decadenza dell’Impero Romano, anche Baia seguì inevitabilmente la stessa sorte. Secolo dopo secolo subì alterne vicende, con ricostruzioni alle quali seguivano distruzioni, sia da parte degli invasori stranieri che dalla natura, come l’eruzione del 1538.

RICOSTRUZIONE DELLE TERME DI PUNTA DELL'EPITAFFIO

LA BAIA SOMMERSA


PORTUS IULIUS 

Nessun alto luogo al mondo è più splendente del golfo di Baia...".
Orazio: "

Il Portus Iulius oggi costituisce un sito archeologico di straordinario interesse scoperto nel 1956 dal comandante Raimondo Bucher. Sono ancora visibili i resti dell'antica città romana di Baia, sprofondata in mare a causa del bradisismo.

Siamo in una delle più importanti zone di immersione della intera area flegrea. Zona e non punto di immersione vista la grande estensione dei resti monumentali giacenti sott'acqua.
Qui sono visibili splendidi mosaici, pavimenti ancora integri, basamenti di mura di splendide ville, file di colonne, pareti, decori, vasche e statue.

La costruzione del Portus Iulius, intestato alla gloriosa gens Iulia, fu voluta nella zona tra l’Averno e il Lucrino dal collaboratore di Ottaviano M. Vipsiano Agrippa, nel 37 a.c., nella preparazione dello scontro navale e campale contro Sesto Pompeo che aveva in assoluto il dominio dei mari.

I lavori della realizzazione e le relative infrastrutture furono affidati all’architetto Cocceio.
Da questa battaglia doveva uscire un solo vincitore che avrebbe cambiato i destini del mondo.

Il porto funzionò dal 37 a.c. fino al IV sec, un suburbio portuale della città romana di Puteoli (Pozzuoli), realizzato sulla costa napoletana presso il lago di Lucrino. Un complesso portuale enorme e attrezzatissimo esteso fino al lago d'Averno.

Risparmiato dalle distruzioni cristiane e rinascimentali dell'eruzione del Monte Nuovo, vulcano che nel 1538 gli si è formato a ridosso verso settentrione, attualmente gli impianti risultano sommersi per effetto del bradisismo flegreo.

Nell’antichità il porto era difeso da una stretta e lunga diga, giacente sulla spiaggia, che partiva dalla Punta dell’Epitaffio e si congiungeva alla punta Caruso, sulla quale passava la Via Herculanea.

Nella diga si apriva un canale che permetteva l’entrata delle navi nel bacino del Lucrino e da qui, con un’altro canale scavato nella roccia, nel lago d’Averno.
Però la vita militare di questo porto fu breve, a causa dell’insabbiamento, poiché già nel 12 a.c., la flotta militare fu spostata nel vicino bacino naturale di Miseno e il porto venne riconvertito a scopo civile.

La zona, dopo la parentesi militare, ritornò ad essere un luogo sacro delle divinità infernali, dato la sacralità dei luoghi comunicanti col sottosuolo rovente e alle cure termali, perchè i romani amavano sempre unire la sacralità al business e al confort, nonché un luogo ricco di lussuose residenze.

IL NINFEO DI BAIA NELLE DIVERSE EPOCHE
Le infrastrutture portuali, nei secoli successivi sono legate al destino del bradisismo.

Cassiodoro ci informa, che alla fine del V secolo, la diga del porto fu distrutta dagli agenti marini, per poi scomparire totalmente nei secoli successivi con tutte le strutture antiche, tanto che il Lucrino si unificò con il mare.
Nel X sec. i Campi Flegrei subirono la massima sommersione, attestata a Pozzuoli dal Serapeo dove le parti delle colonne sommerse dal mare ma non sepolte da detriti vennero attaccate dai litodomi fino a 6,30 m. 
Nel XI sec. il movimento bradisismico si invertì con una progressiva emersione dell'area flegrea.
Nel XV sec. Pozzuoli subì altri terremoti che la rasero al suolo.
Nel XVI sec. il bradisisma ascendente diventava visibile si che due editti regi assegnarono al demanio di Pozzuoli le terre emerse.

Dopo il 1511 si ebbero nuovi terremoti finchè nel 1538 si scatenarono ininterrotti giorno e notte.

Del Portus Iulius si iniziò a riparlarne alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, grazie alla fotografia aerea e alle prime foto effettuate dal pilota, nonché subacqueo, R. BUCHER, le quali mettevano in risalto la topografia del grande complesso portuale che si estende su una superficie di circa dieci ettari.

La fotografia aerea ha avuto il merito di sensibilizzare studiosi e Soprintendenza, quest'ultima, in seguito alle immagini aeree, ha emesso i primi provvedimenti di tutela avviando alcune campagne subacquee finalizzate sia al rilievo diretto sia allo studio del grande complesso portuale.


Il rilievo e lo studio diretto delle strutture, a partile dal 1998, condotto tramite le indagini sottomarine sono state indirizzate ad est dell'insenatura baiana, e più precisamente la parte antistante il “Lido Augusto” che consistono in edifici adibiti a magazzini con muratura in opera reticolata che si elevano da pochi centimetri fino ad un metro circa, con affaccio su una corte centrale; casa padronale con peristilio di colonne in laterizi, posta nel lato Ovest dei magazzini.

La stragrande maggioranza del complesso, purtroppo, non è stato ancora oggetto di rilievo, tutte le elaborazioni grafiche sono state ricavate da foto-interpretazioni. La scarsezza dei mezzi finanziari della Soprintendenza, il limitato numero di archeologi subacquei, il disinteresse delle autorità locali, non ha permesso fino ad oggi la continuazione dei rilievi diretti.

Obiettivo della ricerca era il limite costiero dell'amico lago Lucrino, che, a causa del bradisismo e dell'eruzione di Monte Nuovo, è oggi ridotto ad un piccolo specchio d'acqua. Ma ben altre dovettero essere le dimensioni del lago e, sebbene il rilievo sia solo agli inizi, i dati raccolti hanno già fornito informazioni degne di interesse.

Una poderosa gettata cementizia (larga da 5 a 8 m), rinforzata all'esterno da una scogliera, si diparte dalle terme orientali della villa dei Pisoni in direzione di Puteoli e si perde nella sabbia dopo un percorso di 420 m. Dalla parte opposta, un'altra gettata cementizia (larga da 5 a 10 m), sempre rinforzata all'esterno da una scogliera, è percorribile in direzione di Baia per una lunghezza di 440 m a partire dal lato occidentale del canale di accesso al porto Giulio.


I due lunghi moli, posti sullo stesso asse, sono paralleli alla odierna linea di spiaggia e distano m 400 dalla battigia. Essi costituivano molto verosimilmente il limite costiero dell'antico Lucrino. Strabone e Diodoro Siculo lo descrivono come un istmo sabbioso su cui correva la via Herculanea, che Strabone stima lunga otto stadi (circa 1500 m).

La distanza che separa la villa baiana dei Pisoni dal canale di accesso al Portus Juliusè all'incirca di un km e mezzo.A 750 m dalla costa tra le due gettate sommerse si trova la Secca Fumosa. Quest'area, nota per la presenza di fumarole e di polle d'acqua calda ma poco conosciuta dal punto di vista archeologico, è occupata da una grandiosa barriera frangiflutti, costituita da numerosi massicci piloni disposti su due file ad angolo retto (m 160 x 100).

Essa proteggeva dai marosi un'ampia zona retrostante, caratterizzata dalla presenza di una banchina e di un molo. Le pilae sono ben allineate e rivestite in opus reticulatum e in opus vittatum. Misurano mediamente m 9 x 9, si conservano in altezza fino a 6-7 m e si impiantano alla profondità massima di m 15.

Erano presumibilmente collegate fra loro ad arcata, come attestato dalla presenza di riseghe affrontate poste sulla sommità di alcune pilae, e da anfore, prive di parte del fondo e del puntale, ammorsate nel cementizio delle pareti in modo da creare delle cavità atte a reggere le centine per la costruzione delle volte. Parte di un'arcata sembra riconoscersi tra i crolli nell'ultimo tratto ad ovest della distesa di piloni.

A causa delle pessime condizioni di conservazione di una pila, in un caso è stato possibile riconoscere e recuperare un'anfora Dressel 2-4 priva del fondo, ancora in sito, parzialmente inglobala nel cementizio. A questo punto della ricerca sorgono alcune domande. Perché questa imponente protezione è posta 350 metri all'esterno dell'antica linea di costa? Se e come si collegava con essa, e quando fu costruita?

Dalle fotografie aeree appare che l'ingresso al lago Lucrino avveniva attraverso un canale navigabile lungo m 350 e largo da 40 a 50. La Secca Fumosa, poco distante, poteva ospitale la struttura di un faro e riparare un secondo ingresso al Lucrinus lacus? E’ auspicabile che da successive indagini scaturiscano maggiori dati, che diano risposte a questi interrogativi e gettino nuova luce sull'antica estensione del lago Lucrino.


Certo, il lavoro è enorme, ma la competenza e le capacità dei nuovi archeologi subacquei, riuscirà a dare quella spinta necessaria e a trovare quelle risorse che permetteranno di completare, in pochi anni, lo studio diretto e il lavoro grafico-topografico del Portus Julius.

Oggi è possibile vedere ad una profondità che va da 3 m a 5 m i resti della struttura portuale, di cui si conservano bene il molo d’ingresso presso Secca Caruso e numerosi Magazzini (horrea). Si incontrano alzati di mura in opera reticolata, molto ben conservati, impianti idraulici e numerosi pavimenti a mosaico di ville costruite dopo l’inabbissamento del porto a causa del bradisismo.

Materiale tratto in parte da www.ulixes.it

 


COMMENTO

Riteniamo che Baia sia un monumento unico al mondo, non solo per le bellezze ma come documento storico dell'impero di Roma e della sua architettura. Non riusciamo però a comprendere come si possa lasciare sommersa tanta parte di un patrimonio così prezioso che dovrebbe essere a nostro avviso recuperato quanto più è possibile, riportandolo sulla terra ferma e ricostruendolo magari in parte per far visitare a chi non è sommozzatore un così alto tesoro artistico. Purtroppo in italia i beni archeologici non hanno la valutazione che meritano, qualcuno dice dipenda dal fatto che abbiamo troppe cose, ma l'archeologia non è mai troppa è solo curata o abbandonata a se stessa, tenendo conto inoltre che essa offre anche sviluppi economici di ritorno con il turismo.

Una parziale ricostruzione di Baia sommersa sulla terra ferma che preveda una parte moderna insieme all'antica per evidenziare la villa romana, richiamerebbe turismo da ogni parte del mondo perchè è cosa totalmente inedita.



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