VILLA LE MUSE - LAS MUSAS (Arellano, Spagna)




La villa romana di "Las musas" ("Le muse") è situata nel comune spagnolo di Arellano, nella comunità autonoma della Navarra. Basandosi sui mosaici di Piazza Armerina (Italia), il pavimento è datato nella prima metà del IV secolo d.c., datazione confermata dalla stratigrafia documentata nell'area scavata del comune di Arellano. Lo studio di questo mosaico ci permette di sapere com'era una villa o una casa rurale romana.

Tra il I e il III secolo la villa fu adibita alla produzione di vino, mentre tra il IV e il V secolo fu ricostruita dopo un incendio come residenza ornata di mosaici, collegata ad un santuario dedicato a Cibele ed Attis, con taurobolio.


RICOSTRUZIONE DELLA VILLA

Il taurobolium era il sacrificio di un toro, nel culto orientale di Cibele o di Mitra (più tardivo a Roma). Narra Prudenzio che il sacerdote, vestito con una toga e una corona in testa, si reca in un sotterraneo sovrastato da un piano perforato, su cui sta il toro che viene ucciso irrorando di sangue il sacerdote sul viso, sulla lingua e in bocca.

Si sa però che Prudenzio era cristiano e ostile al paganesimo per cui aveva esagerato. Comunque il 24 marzo si festeggiava il Dies Sanguinis in onore di di Cibele e Attis con un rito di rigenerazione che durava venti anni per chi lo faceva.

SALA DEL BANCHETTO

IL MOSAICO
Nel 1882 fu scoperto casualmente,  in occasione dell'adattamento del terreno alla coltura di un vigneto, il mosaico ottagonale con la raffigurazione delle Muse, portato al Museo archeologico nazionale di Madrid. L'attuale pavimentazione della villa è una riproduzione dell'originale esposto a Madrid.
MOSAICO DELLE MUSE  (INGRANDIBILE)
Gli scavi del 1942 da parte dell'archeologo Blas de Taracena, portarono alla luce una villa romana e gli scavi sistematici che ne rimisero in luce i resti furono realizzati dal 1985 al 1998. La villa aveva pianta rettangolare e fu dotata di un muro di contenimento e di recinzione sul lato occidentale, con una porta di accesso a cui si saliva per una 
scala.

L'impianto per la produzione del vino della prima fase si disponeva sui lati nord ed ovest e comprendeva piattaforme coperte per la spremitura meccanica dell'uva, sopraelevate per facilitare il deflusso del mosto e rivestite di intonaco impermeabile, collegate ad una vasca, ugualmente impermeabilizzata, per la raccolta del mosto.

C'era poi un ambiente destinato alla cottura del mosto, probabilmente utilizzato anche come cucina domestica quando non era tempo di vendemmia. L'invecchiamento del vino veniva accelerato nel fumarium, attraverso fumo e calore.

Il vino prodotto era immagazzinato in una cella vinaria, un grande ambiente situato ad un livello inferiore, con dolii che poteva raccogliere tra i 45.000 e i 50.000 litri di vino e che ospitava un larario. Al di sopra della cella vinaria erano presenti ambienti di abitazione, con pavimenti in signino (cocciopesto) e pareti dipinte. 
MOSAICO DELLE MUSE

NEL IV SECOLO
Nella fase di IV secolo l'accesso agli ambienti residenziali avveniva dal lato sud, con un ingresso marcato da pilastri in pietra; da qui un corridoio conduceva al peristilio su cui si aprivano le stanze. Sul lato est si trovano gli ambienti decorati a mosaico.
PIANTA DELLA VILLA (INGRANDIBILE)
La stanza di rappresentanza era preceduta da un ampio vestibolo eretto sopra la cisterna scavata nella roccia della prima fase dell'edificio, ed era costituita da un vasto ambiente quadrangolare, con mosaico ad emblema centrale raffigurante la Partenza di Adone per la caccia e da un ambiente semicircolare, utilizzato come triclinio con mosaico raffigurante le Nozze di Attis.

Una piccola stanza ottagonale, accessibile ancora da un ampio vestibolo ospitava il mosaico con le Muse rinvenuto nell'Ottocento ed ipotizzato come luogo dedicato allo studio e alle attività intellettuali. 

Questo mosaico, anch'esso a pianta ottagonale, occupa l'intera stanza e si adatta alla sua pianta ed è decorato con piastrelle multicolori (bianco, azzurro e scuro, ocra, castagna, grigio, nero e verde). È incorniciato da un'ampia striscia intrecciata, che lascia all'interno nove scomparti i cui motivi decorativi sono figurativi.


Questi scomparti sono articolati attorno a un medaglione centrale. In ognuna è rappresentata una musa con il suo rispettivo insegnante, le scene sono accompagnate da uno sfondo architettonico, in cui appaiono diversi edifici fiancheggiati da alberi. La composizione delle scene segue uno schema di base che si ripete in tutte. Il medaglione centrale è quasi scomparso.
In ciascuno degli scomparti, appare come sfondo la rappresentazione di una città, con diversi esempi di vegetazione che fungono da cornice per le diverse muse accompagnate dal "maestro".


Tra queste c'è Calliope, musa dell'oratoria,  accompagnata da Omero; Terpsichore con una lira, musa della danza, accompagnata da un giovane; Melpómene, in atteggiamento declamatorio, musa della tragedia; Talía, musa della commedia accompagnata da Menandro, rappresentante della nuova commedia; Euterpe, musa della canzone e della danza; Clío, musa della storia, accompagnata dallo storico Cadmo; Urania, musa dell'astronomia, lasciando un compartimento non identificato dato il suo scarso stato di conservazione.

Dopo aver analizzato il tema dei rimanenti mosaici, si è concluso che questa scena doveva anche essere collegata al mito di Cibele e Attis. Si pensa che io possa rappresentare una figura femminile, che porta gli attributi di una delle nove Muse, in piedi accanto a un personaggio maschile, identificato con uno dei più importanti maestri d'arte che la Musa protegge. Dietro di loro, sullo sfondo, un edificio, che potrebbe essere una villa. Il culto di Cibele, già stabilito in Grecia, fu introdotto a Roma alla fine del III secolo a.c. Fu più tardi, al tempo dell'imperatore Claudio, che l'atto di Attis fu integrato nel calendario romano.


Successivamente, il festival in onore di Cibeles e Attis è stato istituito nel mese di marzo. Infine cubicolo (stanza da letto), conserva un mosaico raffigurante la Nascita di Attis.

Sul lato sud, di lato all'ingresso, una scala portava a un grande ambiente supposto all'accoglienza degli ospiti del santuario. Staccato dal corpo principale su questo stesso lato è presente un vasto ambiente rettangolare, probabilmente una stalla. Sempre staccato dal corpo principale, sul lato est si trovava il santuario dedicato a Cibele con un recinto con portico interno a pilastri che al suo ospitava una struttura ad U, con altari taurobolici decorati da teste di toro.



BIBLIO


- B. Taracena Aguirre - Carta arqueológica de España - Soria - 1941 -
- B. Taracena Aguirre - Excavaciones en Navarra -1 edition - first published in 1947 -
- Appiano di Alessandria - Guerre spagnole -
- Paolo Rovati, La Via de la Plata nella Penisola Iberica- Fano - 2010 -



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