COLONNA MINUCIA



RAPPRESENTAZIONE DELLA COLONNA MINUCIA

Il tribuno militare era un ufficiale dell'esercito romano chiamato a fare la funzione di console per arginare le rivolte plebee contro i patrizi che, dopo la cacciata dei re, si erano arrogati tutti i poteri civili. L'alternativa erano i consoli, anch'essi di estrazione aristocratica, pertanto il popolo romano era in fermento. Nel V e IV sec. a.c. spesso si alternarono tribuni e consoli, con la prevalenza dei primi.

Nel 439 a.c. tuttavia vennero eletti consoli Agrippa Menenio Lanato insieme a Tito Quinzio Capitolino Barbato, al suo sesto consolato. Nello stesso anno la carestia colpì la città.

Tito Livio narra che secondo alcuni storici la colpa era delle discussioni politiche che avevano tenuto i coltivatori lontano dalla terra, secondo altri storici invece la colpa era del maltempo che aveva rovinato le colture.

Venne eletto Lucio Minucio Prefetto all'Annona e pertanto incaricato di procurare grano alla popolazione. Minucio inviò richieste in molte terre ma con risultati scarsi; solo qualcosa dall'Etruria. Evidentemente il maltempo aveva penalizzato anche le altre popolazioni.

Allora Minucio cercò di ridurre i consumi; rese obbligatoria la denuncia della quantità di derrate possedute e obbligatoria la vendita delle eccedenze, ridusse la razione degli schiavi e denunciò pubblicamente gli speculatori che furono spesso giustiziati dalla folla. 

La popolazione era allo stremo, si che alcuni si suicidarono
« si gettarono nel Tevere dopo essersi velati il capo. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita)

RESTI DEL PORTICUS MINUCIAE
Spurio Melio, un plebeo molto ricco promise un grande quantitativo di denaro per sfamare la popolazione chiedendo in cambio di diventare re. Era il peggior reato che si potesse compiere nella Roma repubblicana. 

Melio, pur essendo un privato cittadino e non rivestendo alcuna carica pubblica, grazie alle conoscenze e ai buoni uffici dei propri clientes riuscì a comperare, con fondi propri, una certa quantità di frumento e iniziò a distribuirlo. 

Ovviamente la cosa lo rese molto popolare e, come si usava nella Roma dell'epoca, Melio cominciò ad essere accompagnato nel Foro da una scorta nutrita di cittadini. La speranza di Melio era sicuramente quella di diventare console, cosa che però all'epoca non era consentita ai plebei.

« La popolarità fondava la speranza di un consolato senza problemi: ma l'animo umano non si sazia nemmeno con le più belle promesse della sorte, ed egli prese a mirare ad obiettivi ancora più alti e proibiti: poiché il consolato lo si doveva strappare all'opposizione dei senatori, mirava a farsi re. »
(Tito Livio, Ab Urbe condita)

Intanto Lucio Minucio era ancora prefetto dell'annona e, venuto a sapere che Melio stava ammassando armi e teneva delle riunioni in cui si progettava una restaurazione della monarchia, riferì al Senato che i tribuni della plebe erano stati comprati, e che tutto era pronto per il colpo di stato.

Quinzio nominò il fratello Lucio Quinzio Cincinnato, seppure ottantenne, come dittatore, e questi nominò magister equitum Gaio Servilio Ahala che andò immediatamente ad arrestare Melio. Poichè cercò di resistere, Servilio lo uccise, poi Cincinnato spiegò al popolo la colpa di Melio, a cui vennero confiscati i beni e ceduti all'erario, e le sue ampie scorte di frumento vennero fatte vendere da Minucio al popolo ad un prezzo irrisorio.

Per decreto del dittatore i beni di Melio furono confiscati a il ricavato andò all'erario, la sua casa fu distrutta e il terreno libero che ne derivò in ricordo dell'atroce progetto fu chiamato "Esquimelio" (spianata di Melio) e adibito a mercato degli animali destinati ai sacrifici.
LA COLONNA

Livio narra che i Tribuni Quinto Cecilio, Quinto Giunio e Sesto Titinio non smisero mai di accusare Minucio e Servilio per l'azione secondo loro delittuosa. Accuse che pesarono sulla loro immagine e che inficiarono la nomina, per l'anno successivo, di nuovi consoli, sostituiti da tribuni con potere consolare, magistratura cui poteva accedere anche la plebe.

Alcune fonti riportano a Minucio che per la sua azione venne donato "un bove d'oro", non si sa se un bue da sacrificio con le corna dorate o una statuetta collocata alla porta Trigemina, nei pressi del foro boario. In realtà gli venne eretta la colonna Minucia (lo denuncia anche il denario di cui sopra), sempre nel 439 a.c. davanti alla porta Trigemina come ricompensa per il modo in cui, come praefectus annonae, aveva provveduto all'approvvigionamento della città. Alcuni sostengono venisse pagata dallo stato, altri dalla plebe stessa. Si tratta dunque di una colonna onoraria sormontata da una statua, una sostituzione dell’arco onorario.

La colonna fu eretta per voto del Senato, secondo Dione di Alicarnasso; per volontà popolare, secondo Plinio. e venne detta Minucia, e collocata "extra portam Trigeminam", recante una statua di Minucio. Da allora, durante la Repubblica, le frumentationes, ovvero la vendita, a prezzo politico, del grano, avvenne sotto i portici della gens Minucia, ovvero sotto il Porticus Minucia vetus.

Nella moneta la colonna appare eretta come a corpi tondi e degradanti posti uno sull'altro, con un capitello dorico, il soggetto che distribuisce pane è Publio o Marco Minucio, rispettivamente console nel 492 e 491, quando avvennero grandi distribuzioni di grano; l’altra figura, con il lituo, è Marco Minucio Feso, uno dei primi auguri plebei del 300 a.c. Insomma una moneta a celebrazione della gens Minucia.





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