CENTUM CELLAE - CIVITAVECCHIA (Lazio)




Per la prima volta il nome di Centumcellae, letteralmente cento camere, appare in una lettera in cui Plinio il Giovane avverte l'amico Corneliano di essere stato chiamato dall'imperatore Traiano per il "Consilium Principis" non a Roma, ma presso la sua villa, situata a Centum Cellae, una «Villa pulcherrima cingitur viridissimis agris», come descritta da Plinio.

Questo luogo era prossimo al cantiere dove erano in corso grandi lavori per la costruzione di un nuovo porto sul Mar Tirreno a nord di Roma, ai piedi dei monti della Tolfa nel 107 dc. Ivi giunto Plinio poté ammirare i grandi lavori, destinati a far sorgere il porto che avrebbe conservato in eterno, come Plinio auspicava, il nome del suo fondatore. 

L'imperatore Traiano vi aveva infatti trasferito la propria residenza per controllare e accelerare la costruzione del porto. Dopo l’eruzione del Vesuvio (79 d.c.) e il lento insabbiamento del porto di Ostia (che oggi si trova a 8 Km. dal mare) Roma si sentì costretta a trovare una soluzione.

Così L'Imperatore Traiano inviò qui il suo fidato architetto Apollodoro di Damasco che progettò e gettò le basi del nuovo porto di Roma. Le esigenze portuali di Roma spinsero in effetti per la costruzione di un nuovo bacino che supplisse all’uso non più conveniente del Tevere, di Ostia e degli scali campani. 

I lavori per il nuovo approdo vennero affidati si ad Apollodoro di Damasco, ma seguiti direttamente dall’imperatore Traiano.

Il significato di Centum Cellae per anni è stato luogo di discussioni, alcuni ritengono che esso si riferisca al numero di insenature naturali presenti sulla costa, oppure ai numerosi ambienti costruiti nella darsena per la raccolta merci, ma è stato ritenuto più probabile che centum, aggettivo latino che indica un numero grande ma indefinito, si riferisca alle stanze della Villa di Traiano, la quale, dicono, è ancora da collocare... e da scoprire.

Ma non è vero, è stata già trovata e ampiamente fotografata, ma nessuno ne vuol sapere perchè nella zona navigano a vista troppe speculazioni edilizie. 




LA VILLA DELL'IMPERATORE
(Fonte)

" La costruzione era imponente e comprendente gli elementi che caratterizzano il rango imperiale del luogo. Si possono vedere la base del peristilio, la probabile piscina, l’abside circolare e probabili ambienti termali, visto che si trovava a metà strada fra Terme e porto come descritto da Plinio il Giovane. 

TERME TRAIANE
Tali elementi sono evidenti, dall’alto e da vicino. 
 In quei terreni sino al 1996 non esistevano costruzioni. 

Le foto attuali dimostrano, invece, che molte case son state costruite anche a ridosso della Villa di Traiano e altre se ne vorrebbero edificare intorno”. 

In parole estremamente povere, si tratta di un altro tesoro di Civitavecchia la cui esistenza viene ignorata dalla maggior parte della popolazione e dalle varie classi dirigenti che si sono succedute, come i resti romani sotto Corso Marconi o sotto Piazza Vittorio Emanuele, o come quelli della Mattonara e della località Casaverde. 

Ebbene, Traiano fu l’imperatore che ingrandì, più di tutti gli altri, l’impero romano e la nostra città ne seppellisce ogni ricordo. E’ superfluo ricordare che l’antichità di Roma è un unicum nella storia mondiale, Civitavecchia ne possiede alcuni frammenti e non solo non li valorizza a livello turistico, ma cerca anche di farli passare del tutto inosservati, altrimenti qualcuno potrebbe cercare di lottare per far finire questa vergognosa speculazione edilizia che affigge da decenni la città.

Passino le situazioni in cui il danno è ormai irreparabile, nessuno dice di buttar giù le case dei cittadini, ma per la Villa di Traiano il discorso non vale: la zona è immersa nel verde circostante, abbandonata a sé stessa e con il cemento delle costruzioni sempre più vicino, troppo pericolosamente vicino. 

Nessun intervento per preservare e valorizzare reperti storici di valore, senza nessuna esagerazione, inestimabile.

- Credo che  bisognerebbe impedire ulteriori speculazioni ed informare gli organi interessati di ciò che in questi anni è avvenuto in barba a vincoli e buon senso, ed eventualmente predisporre una fruizione da parte di cittadinanza e circuito turistico. - ”

RICOSTRUZIONE DEL PORTO

L'IMPIANTO ROMANO

Pertanto Civitavecchia dovrebbe essere stata fondata intorno al 107, quando iniziarono i lavori del porto, terminati poi nel 110, in soli 3 anni... Naturalmente la città ebbe un'urbanistica romana, con un Foro, Cardo Massimo, l'attuale Corso Marconi e un Decumano Massimo.

TERME TRIANE TAURINE
La città fu edificata su progetto dell’architetto di Traiano, Apollodoro di Damasco, insieme al grandioso Porto, ed ebbe vita prospera per tutta l’età imperiale e ancora oltre fino all’inizio del IX secolo, quando fu distrutta dai Saraceni. 

La città romana era dotata di basiliche, magazzini, acquedotto, terme. Centumcellae, già municipio poco dopo la sua fondazione, divenne municipio successivamente all’editto di Costantino.

Col declino dell'Impero decaddero città e porti, anche se Centum Cellae, come riferisce il poeta Rutilio Namaziano verso l'inizio del V secolo ancora esisteva.

Infatti Namaziano, tornando via mare in Gallia, si fermò presso Centocelle e ne descrisse sia la bellezza del porto che delle Terme di Traiano. Queste infatti, seppur lontane tre miglia dalla riva, erano di facile accesso al viaggiatore che stanco dei viaggi voleva rinfrescarsi e divertirsi un po'.

Nell'828, in seguito all'invasione distruttiva dei Saraceni, la popolazione abbandonò la città rifugiandosi prima sui monti, poi in un nuovo sito chiamato "Cencelle" (per distinguerla dal precedente), fino a quando non fece definitivamente ritorno nel 889 nella città d'origine, cambiandone il nome in Civitas Vetula (Città Vecchia) per distinguerla da Cencelle.




LE TERME

L’impianto moderno si è quasi completamente sovrapposto alle strutture antiche, di cui si conservano i resti del porto, con due moli e torri con funzioni di faro, e il complesso delle Terme Taurine, già di età sillana, ma risistemate in età traianea.

Nella parte di età repubblicana si trovano il calidarium, il laconicum (sauna), il tepidarium (ambiente tiepido di passaggio dopo il bagno caldo), l’apodyterium(spogliatoio) e il frigidarium.

La zona imperiale consiste in un raddoppio degli ambienti esistenti, oltre ad una biblioteca, a una sala di rappresentanza e a una serie di piccoli ambienti (cubicula), usati come camere da letto (forse le famose cento celle).

Le terme sfruttavano tre sorgenti distinte. 

La prima è situata su un colle e viene chiamata di Sferracavalli; le altre due sono poste a nord-est e distano dalla città non più di 5 chilometri: una sgorga dentro le rovine delle Terme Taurine e l’altra è quella della Ficoncella, l’unica sorgente attualmente sfruttata.


L'edificio, in eccellente stato di conservazione, si estende su una superficie di due ettari.
Il primo nucleo del complesso risale ad età tardo-repubblicana o augustea mentre gli impianti successivi sono d’età flavia e adrianea.

L’impianto è di forma rettangolare, in opus reticulatum, imperniato intorno ad un grande peristilio.

Tutto l’edificio ruota in realtà attorno alle strutture termali: vi sono un taepidarium, unlaconicum, un calidarium e altri piccoli vani di servizio; notevole il secondo piano con terrazza coperta a padiglione costruito sopra il calidarium. 

Sul colle detto "La Ficoncella", ad un chilometro circa in linea d'aria dalle Terme Taurine, esisteva un altro piccolo centro denominato Aquae Tauri, di origini molto antiche. 

In età Sillana (tra il 90 ed il 70 a.c.) fu eretto un nuovo edificio che prese il nome di Terme Taurine, data la vicinanza con il predetto centro abitato, ed ebbe il massimo sviluppo in età Traianea, subendo un ulteriore ampliamento verso la fine dell'impero di Adriano. 

La zona termale fu notevolmente frequentata durante tutta l'età imperiale, ma perse progressivamente di importanza con la decadenza dell'impero fino all'abbandono causato dalla guerra tra Goti e Bizantini.

MARMI PREGIATI
Le terme erano stupende, decorate con marmi pregiati di varie qualità e colore, con pavimenti musivi a tessere bianche e nere che ricoprivano i pavimenti come tappeti arricchiti di disegni fantasiosi e diversi, non c'erano due mosaici uguali. 

Inoltre i marmi ricoprivano pareti, archi, si innalzavano i molteplici colonne e fontane, in statue e bassorilievi, epigrafi e decorazioni raffinate.

Ogni zona delle terme aveva le sue colonnette, le sue erme, i suoi vialetti, i suoi alberi, siepi, erme e cornicioni scolpiti, con stanzette di relax e di svago, per mangiare, leggere, fare salotto o fare affari.



GLI SCAVI

Le prime indagini sull'area archeologica risalgono alla metà del 1700, ad opera del governo pontificio. 

Agli inizi del 1900 si operarono i primi interventi sistematici, a spese dello Stato, che portarono alla scoperta delle Terme Repubblicane, delle quali sino ad allora si ignorava l'esistenza. 

MURA ROMANE DEL PORTO
Per anni sono proseguite le indagini che hanno messo in luce buona parte del complesso termale, permettendo di identificarne diversi settori. 

Il complesso cessò di funzionare durante la guerra tra Goti e Bizantini, tuttavia le prodigiose acque continuarono a sgorgare nell'edificio abbandonato ed ormai in rovina. 

Alla metà del secolo scorso si studiarono progetti per riattivare le Terme mediante il restauro dell'edificio antico, ma poi l'idea venne abbandonata. 

Attualmente l'intero complesso è visitabile, e si consiglia di iniziare il percorso dalla zona delle Terme Repubblicane, presso la casetta del custode.

Nelle vicinanze del sito archeologico, tra le colline della campagna laziale, si trova lo stabilimento delle Terme di Finconcella. 

Le Terme hanno conservato la loro antica struttura, fatta di cinque vasche in pietra all'aperto da cui si può ammirare il panorama delle vallate sottostanti e del mare da una parte, dei Monti della Tolfa dall'altro.



L’ACQUEDOTTO

Contemporaneamente alla costruzione del porto traianeo e alla fondazione della città di Centumcellae, tra il II e il III secolo d.c., venne costruito un acquedotto per l’approvvigionamento idrico della popolazione che si stava stabilendo alle spalle del porto, lungo i due assi viari, il Cardo Massimo e il Decumano di cui restano ancora numerose testimonianze nel sottosuolo della città. 

TERME
La città romana, già notevolmente ingranditasi dopo solo qualche anno dalla fondazione del porto, dato i numerosi traffici via mare che procuravano guadagni e lavoro, fece si che l’imperatore Traiano decidesse che, accanto alla costruzione del suo grandioso scalo portuale dovesse essere messa in cantiere anche l’edificazione di un grandioso acquedotto che provvedesse alla fornitura di acqua potabile.

Una città senza acqua non sarebbe mai stata nè civile nè bella. I romani tenevano alle acque come nessun popolo al mondo. 

Si consideri che un romano a Roma consumava di acqua pro capite tre volte quello che può consumare un cittadino romano di oggi.

Un romano degno di tale onorevole cittadinanza doveva essere pulito e profumato. Perfino i soldati lo erano. Ricordiamo che Giulio Cesare disse dei suoi soldati: - Si profumano ma combattono bene. -

Poi coll'avvento del cristianesimo la nudità e la pulizia divennero peccato, il corpo diventò una cosa spregevole e curarlo troppo divenne segno di tendenze demoniache e peccaminose. 

Pertanto il colera, da tanti anni debellato a Roma dalle numerosissime terme, tornò ad essere di casa tra la popolazione, letteralmente sterminandola durante tutto il medio eco.

Per iniziare i lavori dell’imponente ed impegnativa struttura furono aperte cave di pietra e di vari materiali, fornaci per produzione di mattoni e strade di servizio per il passaggio degli uomini e dei carri, ancora oggi percorribili e giunte fino a noi grazie al recupero che, alla fine del XVII secolo, venne fatto dell’intera struttura da Papa Innocenzo XII.

Se infatti oggi abbiamo memoria tangibile di tutto il percorso dell’acquedotto di Traiano è grazie alla perfezione dell’antico tracciato romano, talmente funzionale ingegnoso da essere recuperato e restaurato dopo oltre quindici secoli per dotare la città di Civitavecchia di acqua fresca e abbondante.

Il ritrovamento di numerosi mattoni in laterizio con bollo PORT-TRAI nell’aerea della sorgente delle Trinità e in varie parti dell’acquedotto, conferma la presenza di fornaci presso le quali venivano prodotti direttamente i mattoni per valorizzare, attraverso l’acquedotto e le terme, l’area di Centumcellae.

Gli stessi mattoni sono stati infatti rinvenuti sia presso le Terme Taurine che nel cimitero dei Classiari a Prato del Turco. Stando ai ritrovamenti, sembra che l’acquedotto sia stato edificato su una struttura preesistente, sicuramente etrusca.

CISTERNA ROMANA


LA CISTERNA ROMANA

E' stata aperta al pubblico l’antica cisterna romana, di Civitavecchia, situata all’interno della Caserma Giorgi.

ACQUEDOTTO SOTTERRANEO
Lo ha annunciato il Centro Simulazione e Validazione che ha spiegato: 

«La cisterna è stata scoperta alla fine degli anni ‘80 dall’archeologo civitavecchiese Ennio Brunori che, sulla base di piante e documenti di fine XVII secolo, ha rinvenuto un locale utilizzato per la misura di portata dell’acqua che immetteva, tramite due stretti e separati ingressi con scale di pietra, in due ampie cisterne ancora intatte»

Con il contributo della Fondazione Cariciv sono stati effettuati, a cura del Centro, lavori per rendere più agevole l’accessibilità alla cisterna, così da rendere possibile la visita al manufatto.





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