TEMPIO DELLA FORTUNA EQUESTRE



NEL PLASTICO NON VIENE RIPORTATO MA E' ALTAMENTE PROBABILE CHE SI
TROVASSE NEL PUNTO EVIDENZIATO

Il Tempio della Fortuna Equestre venne promesso e dedicato nel II sec. a.c., e collocato secondo i più, tra il Circo Flaminio e il Teatro di Pompeo nel Campus Marzio; Non ne esistono resti archeologici e la sua posizione esatta è una questione piuttosto dibattuta ancora oggi.



QUINTO FULVIO FLACCO

Questi nel 185 a.c. fu designato come edile curule senza mai ottenerne la carica. Diventato finalmente pretore nel 182 a.c. ottenne la Spagna Citeriore dove riuscì a scacciare i Celtiberi (popolo celtico) dalla città di Urbicua, che avevano conquistato, e subito dopo li sconfisse in una grande battaglia, uccidendone 23.000 e facendone prigionieri 4.000 (Liv. 40,10, 44,9). 

Quindi riconquistò la città di Contrebia Belaisca, sconfisse nuovamente i Celtiberi, i quali per la maggior parte si sottomisero ai Romani. Quando, però, stava per lasciare la Spagna, i Celtiberi lo attaccarono mentre passava attraverso una gola. Flacco, nonostante la posizione disperata, e grazie soprattutto alla sua valorosa cavalleria, mise alla fuga i Celtiberi che fuggirono dopo aver perso circa 17.000 uomini. Flacco aveva promesso, per la salvezza sua e dei suoi in questo frangente, di indire giochi in onore di Giove e di costruire un tempio alla Fortuna Equestre, quindi tornò a Roma.

Nel 180 a.c., al suo ritorno, gli fu concesso il trionfo, i giochi promessi a Giove furono deliberati dal Senato e quindi celebrati a spese dello stato. Flacco, nominato intanto console, marciò contro i Liguri, li sconfisse di nuovo e conquistò il loro campo, tanto che, al suo ritorno a Roma, gli fu concesso un secondo trionfo.

Nel 174 a.c. fu impegnato nella costruzione del tempio promesso in Spagna, per il quale fece rimuovere il tetto del tempio di Giunone Lacinia a Crotone, che si trovava nel Bruzio, per poter riutilizzare le lastre in marmo per il nuovo tempio. Il senato però si adirò per il sacrilegio, gli fece riconsegnare il marmo nel Bruzzio e gli ordinò di compiere sacrifici riparatori da offrire a Giunone. Dedicò il tempio alla fine del suo mandato come censore il 13 agosto del 173 a.c.. (Livy 42.10.5, Degrassi, Inscr. Ital. 13.2, 494-95).

Dopo la censura Flacco divenne pontefice, ma dette segni precisi di disturbi mentali e i romani ritenevano fosse la punizione di Giunone per il sacrilegio. Quando poi gli giunse notizia che dei suoi due figli, che combattevano in Illiria, uno fosse morto e l'altro gravemente malato, si impiccò nella sua camera da letto (173 a.c.).



LA LOCALIZZAZIONE

Vitruvio ((3.3.2) localizza il tempio vicino al teatro edificato in pietra "Fortunae Equestris aedis ad theatrum lapideum", e lo menziona come esempio di tempio "sistilo" (con l'intercolumnio, o spazio tra due colonne, pari a due volte il diametro di una colonna). Dal momento che ciò venne scritto prima della metà degli anni 20 a.c., il tempio vicino a quello della Fortuna Equestre potrebbe essere stato solo il "Theatrum Pompeium", il Teatro di Pompeo.

Fu infatti nel 55 a.c che Pompeo aveva eretto questo teatro, che da lui prese il nome. Era in affetti il teatro più grande e nessuno dopo poteva uguagliarlo. Vi si scorgono le grandi scale che portano al tempio di Venere, così come lo stadio, composto da una serie di gallerie accatastate. In realtà, per sfuggire ai censori che vietavano questo tipo di intrattenimento, la formula del tempio teatrale permise di eludere il divieto includendo un tempio.

Pietilä-Castrén, seguendo Coarelli (1981), teorizza che questo tempio fosse invece a nord del teatro di Pompeo e che fu distrutto quando Agrippa costruì lo "Stagnum Agrippae". Richardson offre una diversa teoria: nel 22 d.c. l'Ordine Equestre chiese a Tiberio di edificare un Tempio della Fortuna Equestre dove potessero fare offerte votive per la salute di Livia (TAC, Ann 3.71.1).

A Roma edificare un tempio era un problema non tanto per il costo quanto per il luogo; la città era edificata in ogni suo mq e non rimanevano posti liberi tranne che distruggendo qualcos'altro. D'altronde l'imperatore non poteva ignorare la richiesta degli equites, un ordine così importante sia per l'enorme apporto nelle battaglie, sia perchè questi militari provenivano in genere da ottime famiglie.

TEMPIO DELLA FORTUNA EQUESTRE
Era importante perciò accontentare una tale richiesta sia per non scontentare gli equites, sia perchè chiedevano di poter fare sacrifici alla Fortuna Equestre per la salute di Livia, la madre di Tiberio. L'anziana augusta, vedova di Augusto era molto cara alla popolazione e pure agli equites. Era invece meno cara a Tiberio che non vedeva di buon occhio le sue intromissioni nella sua politica.

Richardson suggerisce che in quel momento la mancanza di un appropriato santuario a Roma sembrò diventare un problema, perchè il tempio era stato distrutto di recente, forse nell'incendio del 21 d.c. che gravemente danneggiò il Teatro di Pompeo (Tac., Ann 3.72. 4, 6.45.2). Non sappiamo però se fu ricostruito sopra al vecchio o rifatto ex novo, tuttavia gli equites ottennero il loro tempio.

Infine, una nota di Obsequens indica che questo tempio sorgeva ad una estremità di un portico collegato al Tempio di Iuno Regina, che si trova a sud est del Teatro Pompei; Supponendo che il portico seguisse la linea del fiume e / o il Circo Flaminio, potremmo trovare tranquillamente il Tempio della Fortuna Equestre anche a sud del teatro. Su questa prova, quindi, il tempio si suppone che non sia stato situato a nord del teatro, dove lo Stagnum lo avrebbe sostituito nell'ultimo quarto del I sec. a.c, ma a sud di esso, dove fu distrutto nel 21 d.c.





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