VILLA A PROTIRO (Baia sommersa - Campania)




profondità media - 5 m, max: - 6 m

"Egli ideò un nuovo e inaudito genere di spettacolo, per colmare il divario tra Baia e la mole di Puteoli, una distanza di circa  3600 passi, riunendo navi mercantili prelevate da ogni parte facendole ancorare in doppia fila, per poi ricoprirle con tumuli di terra e asfaltarle allo stesso modo con cui era stata costruita la Via Appia.

PLANIMETRIA DELLA VILLA
Sopra questo ponte egli guidò avanti e indietro per due giorni consecutivi ... 

So che molti hanno supposto che Caio avesse ideato questo tipo di ponte in rivalità di Serse, che suscitò non poca ammirazione colmando l'Ellesponto in un punto molto più stretto, ma secondo altri, lo faceva per ispirare paura in Germania e in Britannia, in cui aveva avuto giardini, per la fama di questo lavoro stupendo.

Ma quando ero un ragazzo, udii mio nonno raccontarmi la ragione di quel lavoro, come rivelato in confidenza dai cortigiani dell'imperatore, che Thrasyllus l'astrologo avrebbe dichiarato a Tiberio, quando era preoccupato per il suo successore e incline verso il suo nipote naturale, che Gaio non aveva più possibilità di diventare imperatore che di cavalcare sopra il golfo di Baia con i cavalli."

(Vite dei dodici Cesari: Gaius Caligula da Suetonius)

Il sito di immersione Villa a Protiro è situato all'interno del primo nucleo del Parco Archeologico Sommerso di Baia, e, come la Villa dei Pisoni, è visitabile seguendo un tracciato sagolato (con una corda sottile che segna il percorso). 

Sotto la superficie è un'antica strada romana costeggiata da taverne che conduce fino a Villa protiro e al suo ingresso colonnato.

Il nome protiro si può tradurre con "portale colonnato" che allude al particolare piccolo portico d'ingresso della villa incorniciato da due lunghe panche di pietra.



Il termine viene dal greco "pro" davanti e "thyra" la porta di casa e indica nella casa romana il vestibolo e lo spazio di accesso esistente tra la porta d'ingresso e l'atrio. 

I marmi, i resti di affreschi ed uno splendido mosaico (tessellatum) perfettamente conservato, incantano il visitatore lungo il percorso. 
È inoltre possibile ammirare anche i resti di antiche botteghe ed impianti termali con condutture tutt'ora funzionanti e manufatti di ogni genere.

Colonne marmoree, resti di anfore e di oggetti vari sono visibili in gran numero per tutta la durata dell'immersione.

Dopo il ritrovamento, su una tubazione di piombo, dello stemma della famiglia dei Pisoni si è attribuita la proprietà all'altra villa situata poco distante.

La Villa è fornita di una serie di stanze disposte attorno a un atrio centrale che fornisce loro l'aria e la luce.
Le camere appaiono fornite di splendidi mosaici, soprattutto a nord-est con tessere di marmo bianche e nere disposte come a costituire dei tappeti.
A sud dell'atrio si apre una vasta sala con un'abside di cui il semicerchio rimane estendersi su una larghezza di 10,37 m. 


Questo semicerchio non apparteneva al progetto iniziale ma è stato aggiunto successivamente, riccamente decorato con grandi e belle lastre di marmo del tardo-imperiale.

La villa disponeva di un vasto bacino occidentale (m 80 x 110) utilizzato come approdo per i natanti di discrete dimensioni e protetto a sud da una doppia fila di piloni.

Lo spezzone urbanistico prossimo al canale vede la sua emergenza più importante in una villa allungata per circa 120 metri sul fronte stradale. 

Preceduta da una fila di botteghe, la villa consta di due parti, una termale ed una residenziale, separate da un bacino rettangolare in comunicazione col mare ed ornato da statue, una delle quali (del tipo dell'Afrodite dei Giardini di Alcamene) è stata recentemente recuperata.

 L'ingresso a protiro era inquadrato da due lunghi sedili in muratura, oltrepassato il vestibolo (sul quale si affaccia l'ambiente dell'"ostiarius" o portinaio), si giunge nell'atrio dalle pareti rivestite di marmo, similmente agli ambienti adiacenti che, in diversi casi, erano pavimentati in mosaico.

In un vano nell'angolo nord-orientale dell'atrio, è tuttora visibile un mosaico in bianco e nero ornato da una trama di esagoni.

A sud dell'atrio si apre una vasta aula absidata (l'emiciclo sul fondo è ampio ben 10,37 m.), probabilmente estranea al progetto iniziale e simile, anche per il ricco rivestimento in grandi lastre marmoree, alle aule tardo-imperiali delle ricche "domus" ostiensi.

Il canale d'accesso al Lago Baiano merita una visita, non fosse altro per la sua suggestiva imponenza.
Oggi è quasi completamente insabbiato e giace tra gli 8 e i 6 metri di profondità. 

I due muraglioni che lo delimitano sono in opera cementizia spessa mediamente 8 metri: si può seguirli in tutta la loro lunghezza di circa 230 m, fino alle testate occidentali arrotondate e in più punti si possono riconoscere i fori lasciati dai pali delle cassaforme entro le quali, forse agli inizi dell'età imperiale, si effettuò l'enorme gettata.





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