DEMOGRAFIA DI ROMA




Roma fu la prima grande metropoli dell'umanità (tanto che il numero di abitanti della Roma augustea fu raggiunto solamente agli inizi del XIX secolo da Londra) ma soprattutto accolse la più importante civiltà antica, che influenzò la società, la cultura, la lingua, la letteratura, l'arte, l'architettura, la filosofia, la religione, il diritto e i costumi di tutti i secoli successivi.

Capitale della Repubblica prima e dell'Impero romano poi, estese il suo dominio su tutto il bacino del Mediterraneo e gran parte dell'Europa, in Asia e in Africa.  Roma è stata nella storia dell'Occidente la metropoli più popolosa fino all'età industriale.

Ci sono molti sistemi che gli storici hanno adottato per conoscere il numero della popolazione di Roma nel suo massimo apogeo che va dal partire del I sec. a.c fino al II sec. d.c. :
- si è pensato di calcolare gli abitanti in base alla quantità di acqua che gli acquedotti trasportavano ogni giorno a Roma;
- oppure la quantità di frumento che la Capitale del futuro Impero importava prevalentemente dal centro Italia e dalla costa Africana, che veniva distribuito gratis  alla popolazione Romana.
- e pure dalla la carne di maiale che anch'essa veniva distribuita gratis
-. oppure l'estensione di Roma e il numero delle insule che si ergevano all'interno delle mura.



XI SEC. A.C. 

- Roma fu centro urbano anzitutto sul Palatino, uno dei sette colli di Roma, situato tra il Velabro e il Foro Romano, scavi recenti hanno infatti dimostrato che delle popolazioni vi abitavano già nel 1000 a.c. circa. Si trattava di un villaggio di pochi ettari, circondato da paludi, dal quale era possibile controllare il corso del Tevere, che allora non aveva ponti ma solo un guado nei pressi dell'isola Tiberina.

Delle capanne del Palatino abbiamo i fondi di tre capanne del VII secolo a.c., scavati nella roccia tufacea e rinvenuti nel 1948 nell'area prospiciente il Tempio della Magna Mater. Si tratta dei migliori reperti dei primi insediamenti di Roma nella I e II età del ferro (dal X sec. a.c. alla metà del VII secolo a.c.), rispetto ad altri siti nel Foro Boario e sulle pendici della Velia.

Secondo fionigi di Alicarnasso i primi abitanti di Roma furono:
  • gli Aborigeni, popolo laziale, che cacciarono i Siculi,
  • i Peloponnesiaci di Enotro provenienti dall'Arcadia, 
  • i Pelasgi, 
  • gli Arcadi di Evandro, 
  • gli Eraclei, anche essi provenienti dal Peloponneso, 
  • i Troiani di Enea.
  • Aldilà del Tevere c'erano gli etruschi e si sa che tra le popolazioni di confine c'è sempre un rimescolio di razze. 
All'epoca molte genti erano nomadi pertanto sia per difesa che per offesa era abituate a combattere per uccidere e razziare, per cui si era spesso guardinghi verso i popoli limitrofi, o ci si alleava o si combatteva. A causa di tante guerre c'erano molti schiavi che arrivarono a migliaia già nei primi secoli della Roma monarchica. 

Infatti, soprattutto in età Imperiale, i "Liberti"(gli schiavi liberati) erano moltissimi e anche gli "ingenui"(i nati liberi da genitori libertini) col tempo divennero tanti, perchè i Romani furono spesso generosi con coloro che li avevano serviti bene per molto tempo, e la liberazione di uno schiavo era pertanto molto diffusa.



LA MONARCHIA


VIII SEC.  A.C.

- Il centro si ampliò notevolmente perchè già nel sec. VIII a.c. si estendeva su un terreno di oltre 100 ha, sotto l'autorità dei patrizi, i primi abitatori del Palatino che usarono questa precedenza come privilegio.

(TITO LIVIO)  - Romolo

Nel frattempo la città cresceva in fortificazioni che abbracciavano dentro la loro cerchia sempre nuovi spazi: si costruiva più nella speranza di un incremento demografico negli anni a venire che per le proporzioni presenti della popolazione. In seguito, perché l'ampliamento della città non fosse fine a se stesso, col pretesto di aumentare la popolazione secondo l'antica idea di quanti fondavano città (i quali, radunando intorno a sé genti senza un passato alle spalle, facevano credere loro di essere autoctoni), creò un punto di raccolta là dove oggi, per chi voglia salire a vedere, c'è un recinto tra due boschi.
"
Lì, dalle popolazioni confinanti, andò a riparare una massa eterogenea di individui, nessuna distinzione tra liberi e schiavi, avida di cose nuove: e questo fu il primo energico passo in direzione del progetto di ampliamento."



VI SEC. A.C.

- Verso la metà del VI secolo a.c., sotto la monarchia di Servio Tullio, sembra che Roma contasse già una popolazione di oltre 30.000 abitanti, all'epoca uno dei più importanti centri della regione etrusco-laziale.

- La città venne ricinta da solide mura  e difesa da un esercito campale, organizzato secondo le nuove tecniche militari di importazione greca, il cui reclutamento avveniva sulla base di una distribuzione dei cittadini in classi censitarie.

- Mentre l'originaria struttura gentilizia dello Stato era basata su una divisione degli abitanti in tre tribù genetiche, i Tities (Sabini del Quirinale), i Ramnes (gli abitanti del Palatino vicini al rumon, fiume) e i Luceres (gruppi di Latini del Celio), ognuna delle quali comprendeva dieci curie (assemblea curiata), in cui prevalevano le più antiche famiglie, la riforma serviana superò tale struttura senza però sopprimerla.

POPOLAZIONE A ROMA NEI SECOLI
- Creò così una una nuova distribuzione degli abitanti in base al censo, e quindi non più sul principio della nascita, e inserì nella vita attiva dello Stato i nuovi ceti artigianali e commerciali in espansione. Roma cominciò a moltiplicare i suoi abitanti, con gli immigrati dalle vicine contrade, di recente annesse, e con quanti da fuori venivano in città a cercare fortuna e che andavano a ingrossare i ceti plebei.

- L'esercito ebbe una nuova organizzazione nella legione e pure l'onere del servizio militare, che era anche un diritto per la distribuzione delle prede di guerra, che competé in primo luogo ai ceti più abbienti, indipendentemente dalla nascita. Roma cominciò a espandersi verso le foci del Tevere e nell'entroterra laziale raggiungendo presto la zona dei Colli Albani.

- L'abitato incluse poi il colle del Quirinale, cosicchè entro il VI sec., la Roma monarchica, governata dagli etruschi con tre re, diventò una grande città con il suo centro sacro del Campidoglio, dove venne edificato il tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva, e quello politico nel foro ai piedi del Palatino dove si indicavano i Comizi del popolo.

Questa politica suscitò opposizioni negli esponenti degli antichi ceti gentilizi formanti il patriziato, che si sentivano anche minacciati nei propri interessi dall'emergere di nuovi ceti plebei favoriti dai re di provenienza etrusca: approfittando dell'assenza di Tarquinio il Superbo, impegnato in una spedizione militare, con una congiura soppressero, verso il 510 a.c., la monarchia, instaurando al suo posto un regime repubblicano nel quale il potere esecutivo passò ai due pretori comandanti dell'esercito campale, successivamente chiamati consoli; solo in casi gravi di discordie interne o di pericoli esterni, richiedenti unità di comando, si faceva ricorso eccezionale a un dittatore nominato dai consoli.



V SEC. A.C.

Repubblica

- Roma, minacciata dalla calata dei popoli montanari: Equi, Volsci, Sabini, dovette abbandonare molte cittadine occupate nel Lazio e nel 493 a.c. strinse un patto di alleanza (foedus Cassianum) con le città latine, per combattere anche  la pressione degli etruschi.

- All'inizio del V sec. la classe patrizia controllava il Senato, manovrava con i suoi clienti le assemblee elettive e legislative e si accaparrava i terreni di proprietà dello Stato, su cui rivendicava diritti di precedenza.

-  La plebe che, costituita da piccoli commercianti, artigiani e piccoli imprenditori,  reclamò, attraverso  i propri tribuni  l'uguaglianza nell'ammissione alle magistrature, l'accesso all'ager publicus e l'alleggerimento dei debiti e dei tassi usurai.

Secessione Aventina

Non ottenendo nulla, i plebei si ritirarono una prima volta sull'Aventino, così  i patrizi accettarono come magistrati i tribuni della plebe con l'inviolabilità e il diritto di veto su ogni proposta dannosa per la plebe.

Poi i plebei ottennero la codificazione del diritto che pose fine all'arbitrarietà dei giudici che facevano gli interessi del patriziato, l'abolizione del divieto dei matrimoni tra i due ceti e l' accesso alle cariche pubbliche.



IV SEC. A.C.

Nella seconda metà del sec. IV a.c., Roma si espanse di nuovo nel Lazio. I Romani assediarono Veio, nel 396 a.c., e la conquistarono dopo un assedio di dieci anni.

Roma riorganizzò poi la Lega Latina e combattè a Sud con i Sanniti, che avevano occupato gran parte dell'Italia centromeridionale, strappando loro la Campania.

La lotta contro i sanniti (326 - 304 a.c.) fu vinta da Roma, che successivamente dovette affrontare Etruschi, Sabini, Umbri e Galli coalizzati contro di lei. Naturalmente vinse Roma.

Roma riorganizzò poi la Lega Latina e combattè a Sud con i Sanniti, che avevano occupato gran parte dell'Italia centromeridionale, strappando loro la Campania.

La lotta contro i sanniti (326 - 304 a.c.) fu vinta da Roma, che successivamente dovette affrontare Etruschi, Sabini, Umbri e Galli coalizzati contro di lei. Naturalmente vinse Roma.

Tutti i centri abitativi vennero divise in tre categorie:  i municipi con cittadinanza romana, per lo più in zone prossime a Roma; città e popoli alleati, cioè i socii, e le colonie. Tutti avevano autonomia amministrativa e non versavano tributi; dovevano però fornire contingenti militari, come ausiliari delle legioni, e non potevano stringere patti con altri popoli anche se alleati di Roma. Superate le lotte locali la popolazione crebbe ovunque, gli scambi commerciali si allargarono, favoriti da costruzioni di grandi strade.



III SEC.  A.C.

- Nel III sec., alla vigilia delle guerre puniche (270 a.c. circa), Roma, con circa 187.000 residenti, era seconda sul Mediterraneo occidentale, solo a Cartagine. Dopo la Lex Hortensia del 286 a.c., lo Stato romano stabilì che dei due consoli uno dovessero essere uno patrizio e uno plebeo,



REPUBBLICA

La classe patrizia controllava il Senato, manovrava con i suoi clienti le assemblee elettive e legislative e si accaparrava i terreni di proprietà dello Stato, su cui rivendicava diritti di precedenza.

Tutti i centri abitativi vennero divise in tre categorie:  i municipi, i cui abitanti avevano la cittadinanza romana, per lo più in zone prossime a Roma; città e popoli alleati, cioè i socii, e le colonie. Tutti avevano autonomia amministrativa e non versavano tributi; dovevano però fornire contingenti militari, inquadrati in reparti ausiliari delle legioni, e non potevano stringere patti separati con altri popoli e città anche se alleati di Roma.

Con il superamento delle lotte locali la popolazione crebbe ovunque, gli scambi commerciali si allargarono, favoriti da costruzioni di grandi strade. Ancora nel sec. III, dopo la Lex Hortensia del 286 a.c., lo Stato romano stabilì che dei due consoli uno dovesse essere patrizio e una plebeo.


Roma e Cartagine 

Cartagine andava allargando la sua penetrazione in Sicilia, per cui Roma dovette difendere gli interessi mercantili delle città greche del Sud, sue alleate, minacciate dai Cartaginesi in Sicilia, in Sardegna e Corsica. Così nel 264 a.c., scoppiò la I guerra punica, e Roma, dotatasi di forti flotte e di addestrati equipaggi, riuscì a sconfiggere Cartagine che dovette abbandonare prima la Sardegna e poi la Corsica.

Successivamente i Cartaginesi, rimessisi dalla sconfitta, avevano cercato di arricchirsi in Spagna, ma quando essi, al comando di Annibale, espugnarono la città di Sagunto, alleata di Roma, i Romani fecero scattare la II guerra punica, 218-202 a.c.



II SEC. A.C.

- Con la conquista di Cartagine del 146 a.c., Roma ebbe un notevole  allargamento delle zone abitate e quindi anche della popolazione, perchè moltissimi immigrati cartaginesi si spostarono a Roma per stanziarsi nella Capitale della Repubblica più importante di tutto il Mediterraneo; questo processo migratorio verso Roma però non iniziò solo dalla caduta di Cartagine, ma sin dall'inizio dell'espansione primordiale di Roma, solo che in modo minore.

Nella seconda metà del II sec. a.c., si ebbe un ulteriore sviluppo, Roma era il paese delle opportunità e tutti gli stranieri vi si recavano nella speranza di fare fortuna.  In effetti era sufficiente conoscere u qualsiasi mestiere: sarto, cappellaio, barbiere, massaggiatore, falegname, fabbro, marmista, ombrellaro, calzolaio, artigiano del cuoi per tende da carrozza, da finestra, tendoni da campo, mantelli, borse, sedute di sedie e sgabelli. Oppure una professione più qualificata come erborista, medico, insegnante, filosofo, avvocato, oppure un artista come  pittore, scultore, poeta e scrittore. Tutti cercavano fortuna a Roma. Dal 172 a.c. i consoli potevano essere ambedue plebei,

Al termine, Cartagine sconfitta, fu ridotta ai soli possessi africani, senza flotta e con enormi indennità da pagare; la Spagna rimaneva ai Romani. Seguirono guerre e spedizioni a catena, in cui Roma si estese su tutte le coste mediterranee, dal 199 al 146 a.c., Tra queste vi fu la III guerra punica, 149-146 a.c., in cui Cartagine fu distrutta e i suoi possedimenti africani divennero provincia romana

Capitolarono anche la Gallia meridionale, la Narbonese e il regno di Pergamo, venne creata la provincia d'Asia. Così Roma ebbe otto province: Sicilia, Sardegna-Corsica, Spagna Citeriore e Ulteriore, Macedonia, Africa, Asia, Gallia Narbonese. Ai confini delle province, poi, c'erano per lo più regni o città alleate.

Roma si arricchì di splendidi monumenti ed edifici. Ad essa tornarono in gran numero coloni romani e latini che, impoveriti dalle guerre e dalle ferme militari, abbandonavano le campagne italiche creando i latifondi. La popolazione romana aumentò enormemente, ma diminuì moltissimo nelle campagne italiche: nel censimento del 135 a.c. i cittadini romani adulti erano scesi a 317.993 da 337.452 registrati nel 163 a.c.. Ciò comprometteva l'efficienza dell'esercito legionario, che ora doveva montare la guardia da un capo all'altro del Mediterraneo. Era necessario ricostruire la classe contadina,

Tiberio Gracco si fece nel 133 a.c. promotore, come tribuno della plebe, di una riforma agraria per la distribuzione ai cittadini nullatenenti dell'ager publicus, l'insieme dei terreni confiscati ai popoli italici vinti e in larga parte occupati, in genere abusivamente, dai grandi proprietari patrizi

La riforma urtava contro gli interessi della nobiltà e turbava anche i rapporti con gli alleati latini e italici, essi pure colpiti dal recupero dell'ager publicus. Il Senato l'avversò con ogni mezzo: ne seguirono disordini e Tiberio Gracco venne ucciso dai suoi avversari.
Dieci anni dopo, il fratello Gaio che, eletto tribuno nel 123 a.c., ripropose la riforma agrariae anche lui venne ucciso nel 121 a.c..

Mancando i militari allo stato, Gaio Mario si servì degli arruolamenti volontari di proletari nullatenenti, per lo più ex contadini, che si attendevano poi la ricompensa, una volta congedati, in terre. Questo tipo di esercito di regola si rivelò più fedele al generale comandante che allo Stato stesso. Così Gaio Mario, col favore popolare, fu eletto console, e fu rieletto per cinque volte perchè vinse ogni nemico ed ogni battaglia

Prima di Cesare il censimento veniva fatto solo recandosi a Roma, e molti abitanti della Repubblica non si recavano nella capitale per registrarsi (solo i capi famiglia maschi potevano andarsi a registrarsi e dovevano dire al censore il numero dei componenti della propria famiglia); Tuttavia sappiamo che all'epoca di Augusto venne fatto un censimento in tutto l'impero, tanto è vero che nei Vangeli si dichiara che Maria e Giuseppe dovettero recarsi a Nazareth per farsi censire.



I SEC. A.C.

 Mario e Silla 

La necessità di donare le terre ai reduci di tante battaglie fece riesplodere la questione agraria e accese la rivolta degli Italici che chiedevano la cittadinanza romana per aver anch'essi, al momento del congedo, le assegnazioni terriere.

Scoppiò così la guerra sociale (90-88 a.c.) e infine Roma  sconfisse gli Italici, ma dovette accordargli la cittadinanza romana. I cittadini romani passarono allora di colpo da ca. 400.000 a ca. 900.000.

Cornelio Silla, di famiglia nobile ma decaduta, ricevette dal Senato il comando di una nuova spedizione contro Mitridate, ma i comizi tributi trasferirono a Mario l'incarico.

Allora Silla marciò, alla testa delle sue legioni, su Roma dove entrò in assetto di guerra, e ristabilì l'autorità del Senato.

Roma ritornò in mano ai seguaci di Mario, ma Silla tornato vincitore dalle battaglie, sconfisse alle porte di Roma l'esercito dei Mariani e si nominò dittatore e restaurò l'oligarchia del senato.

Morto Silla il console M. E. Lepido cercò di ribellarsi al Senato, ma fu facilmente travolto da Gneo Pompeo, già distintosi nella guerra civile dell'83-82 a.c. come valido alleato di Silla e più tardi per aver represso le ultime resistenze dei democratici in Sicilia e in Africa.

Alla morte di Silla, Pompeo, che nel 70, come console, aveva ripristinato i poteri tribunizi umiliati da Silla, ed eliminato la pirateria, ottenne dal senato un comando senza limiti di tempo e con piena facoltà di intraprendere guerre o concludere paci, ed egli se ne avvalse per sconfiggere Mitridate ed invadere l'Oriente conquistando l'Asia anteriore, la Siria e la Palestina.

A Roma Cicerone si illuse di aver reintegrato il Senato nell'antico prestigio, ma  si era visto negare dal Senato, geloso e timoroso della sua potenza, la ratifica delle misure prese in Oriente e la sistemazione dei veterani.

Allora Cesare, di discendenza nobile ma dei populares come suo zio Mario, eletto console nel 59 a.c., dopo aver fatto ratificare gli ordinamenti che Pompeo aveva dettato in Oriente, fece approvare la legge agraria per la distribuzione di terre ai veterani di Pompeo e alla plebe povera.

Partito poi, nel 58 a.c., con poteri proconsolari per la Gallia, Cesare riuscì a sottomettere tale immensa regione definitivamente nel 51 a.c., con un esercito addestrato e fedele e un'enorme riserva di ricchezze, con un prestigio militare che oscurava pure Pompeo.

Avendogli il Senato, istigato da Pompeo, intimato di cedere il comando della Gallia e di sciogliere l'esercito, Cesare, consapevole che ubbidire significava per perdere ogni potere, dopo aver cercato invano un compromesso, ordinò alle sue truppe di varcare il Rubicone (49 a.c.), che segnava il confine tra il territorio romano e quello provinciale, ponendosi così fuori della legge.

Dopo una rapida discesa lungo la penisola, Cesare entrò senza fare rappresaglie a Roma, dalla quale erano però fuggiti, rifugiandosi nella penisola balcanica, Pompeo e i suoi seguaci, e, impadronitosi del tesoro statale, passò in Spagna dove vinse l'esercito pompeiano. Fattosi eleggere console nel 48 a.c., dopo aver preso alcune misure per risollevare la precaria situazione economica, affrontò Pompeo a Farsalo (48 a. c.)  e lo vinse dimostrando grande abilità tattica, nonostante la superiorità delle forze pompeiane.

Stroncato nel 45 a.c. un ultimo focolaio di resistenza a Munda in Spagna, liquidando così ogni forma di opposizione, Cesare, si trovò padrone del mondo romano e poté dunque iniziare un'opera grandiosa di riforme costituzionali, amministrative e sociali: allargò il Senato, aumentò il numero dei magistrati, riorganizzò municipi e colonie, creò nuove colonie tra cui Cartagine e Corinto, represse gli abusi nel governo delle province, riformò il calendario.

Promosse a Roma anche grandiose opere pubbliche come la sistemazione del Foro, e favorì le lettere e le arti, istituendo la prima biblioteca pubblica di Roma. Ma alle Idi di marzo del 44 a.c., cadde ucciso in un complotto organizzato da Bruto e Cassio, al quale presero parte una sessantina di giovani, tutti esponenti della nobiltà.




I SEC. D.C.



Augusto

- Si aprì così una lunga serie di lotte civili che sconvolse il mondo romano. Marco Antonio, fedelissimo di Cesare, del quale voleva raccogliere l'eredità politica: ma Ottaviano venne designato inaspettatamente dal prozio Cesare come erede adottivo dei suoi beni.

- Preso il nome di Cesare Ottaviano, questi sottrasse ad Antonio, gran parte delle forze militari cesariane. Accortosi poi che il Senato cercava di estrometterlo per restaurare i suoi antichi poteri,  si presentò alle porte di Roma con un esercito, si fece nominare console e si accordò col rivale nel 43 a.c., assieme a Emilio Lepido, altro fedele cesariano, per costituire un triumvirato quinquennale, poi ratificato dal Senato, per di riordinare lo Stato.

- I triumviri sconfissero a Filippi, nel 42 a.c., le forze di Bruto e Cassio che tenevano sotto controllo l'Oriente, e si divisero il territorio dell'impero. Ottaviano, responsabile dell'Italia, si trovò a fronteggiare una ribellione causata dalle spogliazioni di terre a favore dei veterani.  Domata l'insurrezione, ristabilì l'accordo con Antonio, e distrusse nel 36 a.c. la flotta di Sesto Pompeo, dopo aver cacciato Lepido dal governo dell'Africa, Poi sconfisse Antonio e di Cleopatra e divenne padrone dell'Occidente, come princeps senatus,  ovvero primus inter pares, nonchè imperator.

- La città, con circa 1.200.000 abitanti, fino allora divisa in quattro distretti corrispondenti alle quattro tribù urbane (Esquilina, Palatina, Suburana, Collina), fu riorganizzata in quattordici regioni e l'Italia, che contava  una decina di milioni di abitanti, fu suddivisa in undici regioni con 300 municipi forniti di autonomia locale.

- L'abbandono della politica di espansione, inizio di un lungo periodo di pace, permise anche di fissare in venticinque legioni gli effettivi dell'esercito, 250.000 uomini, che Augusto trasformò in milizia stanziale distribuendola ai confini per la difesa.

- Come già Cesare, anche Augusto promosse grandiose opere pubbliche a Roma,: costruì o restaurò templi per favorire gli antichi Dei contro il diffondersi delle religioni orientali; eresse teatri, riparò strade. Favorì la cultura, e la letteratura latina conobbe in questo periodo, con Virgilio, Orazio, Livio, il suo momento più alto.

- Secondo alcuni studiosi in età imperiale Roma aveva circa 1.200.000 abitanti (schiavi e immigrati esclusi). Sappiamo per certo comunque che al tempo di Cristo l'Impero contava ben 25 milioni di abitanti e la città più popolosa appunto era Roma che aveva una densità abitativa pari a 50.000 persone per km quadrato, simile alla densità odierna di Genova e Napoli.

- In realtà la percentuale delle nascite era inferiore ai morti, ma a far salire la popolazione romana c'erano gli immigrati che per tutta la vita dell'Impero arrivavano ininterrotti a flussi costanti. Infatti Augusto spinse la popolazione a procreare, donde la lotta contro il celibato e i privilegi ai padri di tre figli o di quattro (se libertini).



Popolazione delle maggiori città dell'impero nel I sec. D.C.

Roma - 1,200,000
Alessandria - 600,000
Antiochia - 500,000
Cartagine - 400,000
Pergamo - 350,000
Efeso - 250,000
Atene - 150,000
Gerusalemme - 130,000
Lepitus Magna - 100,000
Mileto - 100,000
Lugdunum - 95,000
Smyrna - 80,000
Tarraco - 70,000
Mediolanum - 70,000
Ostia - 50,000

- Roma è bellissima, potente e rumorosa:
" La mattina non ti lasciano vivere i maestri di scuola, di notte i fornai e a tutte le ore del giorno i fabbri che battono con i loro martelli. Qua c'è un cambiavalute che, non avendo altro da fare, rivolta un mucchio di monete sul suo sudicio tavolo; là un orafo che batte l'oro di Spagna per modellarlo; e non smettono di vociare rumorosamente i religiosi, fanatici seguaci della dea Bellona. E non la smettono più! Il naufrago, tutto avvolto nelle bende, ripete la sua storia; il piccolo ebreo, ammaestrato dalla madre, chiede l'elemosina frignando; il venditore ambulante offre gridando la sua merce... E chissà quante mani battono in città su recipienti di rame quando, durante un'eclissi di luna, si fanno sortilegi e pratiche di magia? "
(MARZIALE)

Il traffico a piedi è un'impresa:
- " A me, che vado sempre di fretta, la folla che mi precede mi sbarra la strada; quella che mi segue mi spinge la schiena; uno mi pianta un gomito in un fianco, un altro mi colpisce forte con un bastone, un altro ancora mi sbatte in testa una trave, quell'altro una botte. Le gambe affondano nel fango, da ogni parte suole grandi così mi pestano i piedi, un militare mi buca l'alluce con i chiodi dei suoi scarponi " (GIOVENALE)

- C'erano due tipi principali di abitazione, la domus (residenza signorile) e l'insula (grandi caseggiati a più piani con appartamenti in affitto), per un totale di 1790 domus e 44.300 insulae. I più ricchi possedevano anche gli horti, vaste proprietà periferiche caratterizzate da enormi giardini, e le ville, costruite al di fuori dell'area urbana.

- Tuttavia il problema degli alloggi era gravissimo perché gli abitanti erano troppo numerosi. Vitruvio (I secolo d.c.) scrive che " i cittadini sono così numerosi che bisogna costruire dappertutto le abitazioni ".

Il traffico in carrozza, vietato di giorno, si scatena di notte:
- " A Roma la maggior parte degli ammalati muore di insonnia... Ma c'è una casa in affitto che a Roma permetta di dormire? Solo ai ricconi è permesso dormire. La colpa di questo malanno è soprattutto dei carri che vanno su e giù lungo i vicoli, e delle mandrie di animali che si fermano e fanno un fracasso che toglierebbe il sonno... ad una vacca marina".
(GIOVENALE)

- Ma non era solo il traffico a togliere il sonno.
" Abito proprio sopra le terme. Il vociare è tale che vorresti essere sordo. Se i più robusti si esercitano con i pesi, sento i loro mugolii quando aspirano l'aria, e ansimano affannosamente. Se qualcuno si fa fare un massaggio, sento il colpo della mano sulla sua spalla, con un suono diverso secondo che sia dato a mano piatta o concava. Se viene quello che vuole giocare a palla e comincia a contare i colpi ad alta voce, è finita ".
(SENECA)

- " Insomma, il povero non ha un luogo per pensare o per dormire in pace a Roma "
(MARZIALE)

In strada poi può cadere di tutto, dalle tegole ai topi e ai contenuti degli orinali:
" E pensa ora a tutti i diversi pericoli della notte: la distanza da te alla cima dei tetti, da dove una tegola può sempre cascare giù e spaccarti la testa; vasi crepati e rotti che spesso cadono dalla finestra: guarda che segno lasciano sul marciapiede! Sei considerato pigro ed imprevidente se esci di casa per andare a cena da qualche parte senza prima aver fatto testamento. Tante volte puoi morire, quante sono di notte le finestre aperte sulla strada per la quale tu passi. Augurati quindi che le finestre si contentino di versarti sulla testa i contenuti dei loro catini. "
(GIOVENALE)

Questi palazzi a cinque-sei piani, costruite da imprenditori disonesti, che usavano materiali scadenti, e amministrati da proprietari esosi, erano a rischio di crolli gli incendi. Infatti solitamente i palazzi erano troppo alti rispetto al perimetro di base, e i muri maestri non superavano i 45 cm di spessore: vedersi crollare la casa sulla testa era una delle esperienze più temute dagli inquilini, e una delle più probabili.

" Abitiamo in una città che si regge in gran parte su fragili puntelli. Con questi il padrone di casa tiene in piedi le mura pericolanti. Ricopre con della calce una vecchia crepa e ci invita a dormire tranquilli anche sotto la minaccia di un crollo improvviso ".
(GIOVENALE)

-  Altro incubo dei romani erano gli incendi, che in città erano frequentissimi. In caso di incendio, chi abitava ai piani superiori non aveva possibilità di scampo: i vigili del fuoco non erano in grado di far arrivare l'acqua oltre il secondo piano.
Il terzo piano è in fiamme; tu non te ne sei nemmeno accorto, perché mentre in basso sono già tutti scappati, chi sta lassù - dove le colombelle depositano le uova - quello, sia pure per ultimo, è destinato ad arrostire. "
(GIOVENALE)

- Città invivibile? Può darsi. Ma, per dirla con Marziale, " Dea del mondo e delle genti, Roma, cui nulla è pari e nulla è secondo. "

Dinastia Giulio-Claudia

- Dopo la morte di Augusto, il principato si trasmise agli esponenti della famiglia giulio-claudia (Tiberio, 14-37; Caligola, 37-41; Claudio, 41-54; Nerone, 54-68), fino a che i rapporti tra popolo col Senato e l'aristocrazia non si guastarono definitivamente con Nerone.

Tiberio
- Tiberio, fedele alla politica augustea di equilibrio col Senato, si dimostrò abile politico e ottimo amministratore, rivelandosi grande generale nelle campagne in Germania e in Armenia, ma fu ritratto come tiranno nella storiografia di parte aristocratica (vedi Tacito).

Claudio
- Claudio, succeduto al folle e crudele Caligola, svolse un'ottima politica curando l'organizzazione burocratica e finanziaria dell'Impero, e favorendo l'integrazione delle province, alle quali aggiunse anche la Britannia, ma fu oggetto di scherno e denigrazione da Seneca, esponente dell'aristocrazia senatoria. 

Nerone
Con Nerone sembrò tornare l'equilibrio, ma presto esercitò un assolutismo di tipo orientale, con un esagerato filellenismo, e con crudeli intrighi familiari che gli portarono l'ostilità del senato. Nel 64 fu sospettato di aver appiccato il grande incendio che distrusse Roma. Nel 65 riuscì a sventare una congiura ordita dai massimi esponenti dell'aristocrazia, tra cui i Pisoni, Seneca, Lucano, e ne confiscò i beni accrescendo il patrimonio imperiale. Ma quando il malcontento raggiunse l'esercito, Nerone si fece uccidere da un servo (68). 


Dinastia Flavia

Vespasiano
Dopo quasi un biennio (68-69) di dure lotte per la successione, nel quale i capi militari Galba, Otone e Vitellio riuscirono a farsi proclamare imperatori, finendo però tragicamente subito dopo, prevalse il generale italico Vespasiano, capostipite della dinastia Flavia, originaria della Sabina: fu acclamato imperatore dalle legioni di Oriente al comando delle quali si trovava nella repressione della rivolta giudaica del 66, che si concluse nel 70 con la presa di Gerusalemme a opera del figlio Tito.
Ristabilì l'accordo col Senato riportando nell'Impero l'elemento italico, introdotto sempre più nel Senato, nell'amministrazione e nella milizia, Con la Lex de imperio Vespasiani, estese le funzioni giuridiche del principe su tutte le magistrature civili, militari e religiose e in politica estera, perfezionò il sistema fiscale, riorganizzò il sistema giudiziario, rese più efficienti i governi locali, accentuò gli arruolamenti tra i provinciali, scarseggiando ormai gli italici che si davano alle carriere amministrative.

Tito
Durante il suo breve regno  (79-81), durante il quale avvenne la grande eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano, si dimostrò come il padre persona saggia e grande generale, 

Domiziano
(81-96) Continuò la politica paterna sia nell'incrementare l'apparato burocratico e giudiziario, sia nel coordinare lo sviluppo economico, sia ancora nel consolidare i confini, ma le sue tendenze dispotiche posero fine all'accordo col Senato che si vedeva sempre più esautorato dal consilium principis, un ristretto organo consultivo formato da familiari e da amici del principe, introdotto già da Augusto, ma divenuto potente a partire da Vespasiano. 

Nerva
- (96-98) Ultimo rampollo della dinastia Flavia, sempre per l'incremento della natalità, provvide all'assistenza all'infanzia con  le istituzioni alimentari a loro favore.

DEMOGRAFIA NELL'IMPERO (ANNO 117 D.C.)

II SEC. D.C.

Imperatori adottati

Traiano 
(98-117) ottimo princeps, ovvero  il migliore imperatore conosciuto da Roma nell'arco di tutta la sua lunga storia. Provvide all'assistenza all'infanzia con  le istituzioni alimentari a loro favore.
- La popolazione di Roma aumentò in età antonina (metà del II secolo), con 1.200.000-1.700.000 residenti stipati in circa 49.000 edifici, per la maggior parte insule. La città raggiunse gli stessi livelli demografici solo nel censimento del 1951.

Adriano
- (117-138) Ai cittadini condonò i debiti verso il fisco e stabilì che ogni quindici anni si facesse una revisione dei debiti e che le imposte, anziché col sistema degli appalti, venissero riscosse direttamente. Tolse ai padroni il diritto di vita e di morte sugli schiavi. Stabilì pene severe contro i padroni che maltrattavano i servi. Proibì il commercio degli schiavi quando si offendeva il pudore e le leggi dell'umanità. Tolse la pena di morte agli schiavi che, in caso di uccisione del padrone, Mantenne gli aiuti per gli orfani e i bambini indigenti. Roma mantiene il suo enorme abitato.

Antonino Pio
- (138-161 d.c.) Tra le tante riforme aumentò le elargizioni alla plebe di Roma, oltre ai 200.000 cittadini che avevano grano e acqua senza lavorare per la legge di Augusto, fece distribuire anche olio e vino.

Marco Aurelio
- (161-180 d.c.) Fu uno degli imperatori più generosi e giusti dell'impero, molto sollecito coi poveri e i derelitti, tuttavia la popolazione romana decrebbe a causa dell'inondazione del Tevere e della pestilenza.



III SEC. D.C.

Aureliano
- Occorre arrivare al III sec. d.c. per trovare un imperatore intelligente, equilibrato ed ottimo generale: Aureliano  (270-275 d.c.), purtroppo ucciso a tradimento dai soldati.



IV SEC. D.C.

- Al principio del sec. IV d.c. la lotta contro la denatalità cessa, forse perché le condizioni estremamente complesse della vita dell'impero non le avevano permesso di essere efficace. Le istituzioni alimentarie per i bambini poveri cessano del tutto con Costantino.




V SEC. D.C.

Circa cent'anni dopo (410 d.c.) Teodosio e Onorio aboliscono i privilegi dei padri di tre figli.
Colla decadenza dell'impero, nei duecento anni successivi, la popolazione decrebbe si che all'inizio del V secolo si attestava fra i 700.000 e il 1.000.000 di abitanti.

- Verso la metà del V secolo, dopo il sacco del 410, Roma si attestava a non più di 650.000 abitanti dentro le mura.



VI SEC. D.C.

- Il secondo sacco ad opera dei Vandali (455), molto più distruttivo del precedente, cui seguirono anni di guerre e carestie, decimarono la popolazione, si che all'inizio del VI sec. gli abitanti di Roma non superavano le 200.000 persone.

- Dopo la guerra gotica che per quasi un ventennio devastò il Lazio e buona parte d'Italia (535-553), la popolazione scese ancora a non più di 100.000 persone.



GLI IMPERATORI ADOTTIVI 

L'aristocrazia, colpita con indiscriminate confische di beni, ordì una congiura che eliminò Domiziano e portò al potere l'anziano senatore Cocceio Nerva, che dette inizio alla serie degli imperatori adottivi (Nerva, 96-98; Traiano, 98-117; Adriano, 117-138; Antonino Pio, 138-161; Marco Aurelio, 161-180), con i quali l'Impero conobbe il periodo della sua maggiore stabilità in una continuata prosperità economica. .

Seguaci dell'ideale stoico secondo cui al vertice dello Stato deve essere il migliore tra i cittadini in grado di operare per il benessere comune, gli imperatori adottivi, forti dell'alleanza con la classe dirigente dell'Impero, garantirono i confini con opere di difesa e con una sagace dislocazione delle legioni, migliorando l'apparato burocratico con la gerarchizzazione delle carriere, stimolando lo sviluppo economico con opere pubbliche e favorendo il progresso culturale.


TRAIANO

Traiano, primo imperatore provinciale nato a Italica in Spagna, abile generale, allargò un po' dovunque, dove lo richiedevano ragioni di sicurezza e di difesa, i confini dell'Impero che, con lui, raggiunse la sua massima espansione territoriale: conquistò infatti la Dacia, l'odierna Romania (105), assoggettò l'Arabia settentrionale (106), l'Armenia (114) e l'Assiria (116), riuscendo così a controllare anche le vie carovaniere del Mar Rosso.


ADRIANO

Riprese la politica difensiva augustea rafforzando ovunque i confini con nuove linee fortificate (come il vallo in Britannia) e stabilendo, dove era possibile, rapporti di alleanza con i barbari confinanti.

Il ritorno della pace, insieme all'oro della Dacia affluito in gran quantità sui mercati dell'Impero, fece riprendere vigore, in Italia e nelle province, all'attività produttiva in ogni settore, artigianale e agricolo: gli scambi commerciali, favoriti anche dalla grandiosa rete stradale, ovunque sviluppata, che univa tra loro le più lontane province, si infittirono rinsaldando così l'unità politica e culturale dell'Impero, che si estendeva su una superficie di oltre tre milioni di km² con 50-60 milioni di abitanti (ca. 15-20 ab. per km²). Numerose città furono abbellite con edifici e monumenti fastosi anche nell'Occidente, in Gallia, in Spagna, in Africa, province in cui la romanizzazione trovò stimolo in larghe concessioni della cittadinanza romana e dei diritti latini a interi centri urbani.

Tuttavia si andavano poi delineando differenziazioni sociali tra gli honestiores, i ceti dominanti da una parte, e gli humiliores, i nullatenenti diseredati dall'altra, nei confronti dei quali lo Stato non sapeva che prendere misure di assistenza momentanee e dispendiose come le distribuzioni di grano e di altri generi.


MARCO AURELIO

Un brusco e drammatico risveglio dalla lunga pace si ebbe durante l'impero di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo deciso a realizzare fino in fondo l'ideale stoico del sovrano impegnato costantemente, al servizio dello Stato, a migliorare le condizioni di vita dei sudditi: i Parti avevano attaccato l'Armenia e bande di Marcomanni, alla testa di una vasta coalizione germanica, avevano assaltato i confini danubiani, mentre una rovinosa pestilenza, venuta dall'Oriente, dilagava nell'Impero decimando le popolazioni, già stremate da carestie.

Per il momento il pericolo barbarico fu però scongiurato grazie all'abilità dell'imperatore: con l'aiuto del coreggente Lucio Vero, riuscì infatti ad aver ragione dei Parti e a riaffermare, con una pace conclusa nel 166, la superiorità romana nel settore armeno. Più tardi Marco Aurelio ristabilì la pace anche lungo il confine danubiano sconvolto per anni dai continui assalti barbarici (un'incursione di Marcomanni e Quadi aveva persino raggiunto Aquileia nel 167) e riportò le popolazioni germaniche alla clientela, senza tuttavia procedere a nessuna annessione.

Pure domate erano state alcune ribellioni in Spagna e Britannia (161) e in Mauretania (172-173) e la rivolta del governatore Avidio Cassio in Oriente (175). Le difficoltà e le angosce del tempo sono riflesse nei bassorilievi della superstite colonna dedicata alle campagne di Marco Aurelio (oggi in Piazza Colonna) in cui non c'è più la limpidezza descrittiva dell'altra colonna dedicata alle imprese di Traiano più di mezzo secolo prima.


COMMODO

Morto Marco Aurelio di peste nel 180, gli succedette il figlio Commodo il quale, con atteggiamenti dispotici e una condotta spesso dissennata, ruppe l'alleanza con l'aristocrazia senatoria sui cui membri infierì con esecuzioni e confische.

Eliminato Commodo in una congiura nel 192, il Senato non riuscì più a imporre stabilmente un proprio candidato, come aveva fatto un secolo prima con Nerva, e l'Impero precipitò temporaneamente nell'anarchia.


PERTINACE

Dapprima fu nominato imperatore il senatore Pertinace, ma, dopo soli tre mesi di principato, i pretoriani, preoccupati per il programma di austerità e parsimonia che egli aveva instaurato allo scopo di riparare ai danni causati alle finanze statali dalla politica folle del predecessore e dalle forti spese sostenute nelle guerre di Marco Aurelio, lo uccisero.


SETTIMIO SEVERO

Nella contesa che seguì per la successione tra vari aspiranti, cioè Didio Giuliano, che aveva ottenuto dal Senato il titolo di Augusto dopo aver versato a ciascuno dei pretoriani 25.000 sesterzi contro i 20.000 offerti dal concorrente Sulpiciano (l'Impero all'asta!), Pescennio Nigro, legato di Siria e sostenuto dalle legioni di Oriente, Clodio Albino, legato di Britannia, e Settimio Severo, un originario di Leptis Magna acclamato imperatore dalle legioni del Reno e del Danubio, ebbe la meglio quest'ultimo che riuscì a eliminare gli avversari a uno a uno, dopo aver occupato Roma nel giugno del 193 e aver fatto ratificare la sua nomina dal Senato.

Attivò una politica di accentramento, con cure particolari ai ceti bassi, esautorando, il Senato, potenziando  l'esercito (con sempre più elementi barbari), diminuendo i privilegi di cui ancora godeva l'Italia rispetto alle province.

Nel 198 sconfisse i Parti rafforzando il dominio romano in Mesopotamia, dove fu istituita una nuova provincia, rese più sicuri i confini danubiani, fece avanzare verso il deserto il limes africano, e, nel 208, assicurò la pace anche nella regione oltre il vallo di Adriano.

Tuttavia le grandi spese militari e le spese per l'amministrazione e le opere pubbliche, appesantirono il bilancio dello Stato, cosicché dovette inasprire la politica fiscale,: obbligando gli agricoltori a consegnare allo Stato, per il vettovagliamento delle truppe, parte dei loro raccolti.

La pressione fiscale, se mantenne in sesto il bilancio, danneggiò le attività commerciali e artigianali e l'ulteriore fuga dalle campagne di molti piccoli agricoltori, la classe media, specialmente quella italica, iniziò a decadere, mentre diventavano sempre più potenti i militari.


La cittadinanza romana ai cittadini dell'Impero 

Provvedimento sfavorevole al primato dell'Italia fu la Constitutio Antoniana de civitate (212), con la quale Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi dell'Impero, a esclusione dei dediticii (gli abitanti di centri rurali di origine barbarica). Il provvedimento, che sanciva l'uguaglianza di tutti gli abitanti dell'Impero, permise una tassazione uniforme e regolare con un gettito più abbondante, quale richiedevano sia le immense spese militari, sia le spese burocratiche e amministrative dello Stato.

Caracalla continuò la politica accentratrice del padre: uccise il fratello Geta, a lui associato nell'Impero, e fece sopprimere chiunque gli si opponesse, con una corte sempre più simile alle corti orientali e  propagatrice delle religioni orientali contro la vecchia religione romana, venne ucciso da una congiura a Carre nel 217.

Dopo il breve regno di Macrino, un cavaliere di origine mauretana che scontentò esercito e Senato finendo ucciso, il potere tornò nelle mani della famiglia dei Severi con Eliogabalo, appena quattordicenne e sacerdote del dio Sole di Emesa in Siria: anch'egli fu però presto eliminato, nel 222, per le ripetute follie e il dispotismo mistico di stampo orientale.

Il successore Alessandro Severo, giovanissimo e debole, cercò vanamente di ristabilire l'equilibrio tra la classe militare e l'aristocrazia senatoria, ma si alienò l'esercito che, nel 235, gli si ribellò e lo uccise, acclamando nuovo imperatore Massimino, un cavaliere della Tracia che aveva fatto tutta la carriera nell'esercito e che il Senato avversò per la dichiarata volontà di continuare l'assolutismo militare e la forte pressione fiscale.

Per quasi mezzo secolo, gli imperatori furono fatti e disfatti dall'esercito, mentre i barbari attaccavano da ogni parte le frontiere seminando terrore e distruzione. Nel 242-243 le orde di Goti e di Carpi, varcato il Danubio, dilagarono nella Tracia occupando la Mesopotamia e parte della Siria. Per il momento le invasioni furono respinte e, nel 248, l'imperatore Filippo poté celebrare  il millennio di Roma, ma dopo qualche anno, le inasini si ripeterono, e l'imperatore Decio (248-251), venisse ucciso in battaglia, e Valeriano (253-260), venne catturato e morì in prigionia.


POSTUMO

Con l'usurpatore Postumo, si costituì un Impero nell'Impero, comprendente Gallia, Spagna e Britannia, che mantenne la propria autonomia per quattordici anni (260-274); in Oriente il principe di Palmira, Odenato, e successivamente la vedova Zenobia col figlio Vaballato, estesero il loro dominio su gran parte di quelle province, mentre si infittirono sempre più le incursioni barbariche, una delle quali arrivò fino ad Atene.


CLAUDIO 

Con l'imperatore Claudio (268-270), ma soprattutto con Aureliano (270-275), ufficiale pannonico, ebbe inizio la ripresa, per i rinforzi militari venuti dalle regioni danubiane, sconfiggendo Alemanni, Marcomanni, Vandali, Goti. la Dacia transdanubiana, la cui difesa diventava difficile, venne però abbandonata, ma Palmira fu alla fine distrutta e l'Oriente riconquistato (272); nel 274 rientrava pacificamente anche la secessione occidentale e l'Impero era così riunificato.


AURELIANO

Per meglio difendere Roma, Aureliano la ricinse allora di una possente cerchia di mura (quasi 19 km).


DIOCLEZIANO

Grande figura di imperatore fu Diocleziano (284-305), un generale illirico di modeste origini (era figlio di un liberto).

Dopo aver domato, nei primi anni del suo governo, numerose rivolte militari e aver respinto le incursioni barbariche ai confini, rafforzò l'autorità dell'imperatore; riorganizzò i sistemi amministrativi, giudiziari e finanziari dello Stato; risanò l'economia sempre più in difficoltà e rinnovò i quadri militari.



LA TETRARCHIA

Per evitare le lotte interne e le usurpazioni  e per garantire la difesa e un maggior controllo del potere centrale nell'Impero, dette vita alla tetrarchia nominando come secondo Augusto per l'Occidente Massimiano, mentre egli tenne il governo dell'Oriente: ognuno dei due si nominò poi un Cesare, nelle persone rispettivamente di Costanzo Cloro e di Galerio, che avrebbero dovuto succedere loro scegliendo poi a loro volta altri due Cesari, in modo da garantire una successione automatica senza più contese.

I due Augusti e i due Cesari si suddivisero aree e compiti di governo, ognuno con una sua capitale prossima alle frontiere, che fu Nicomedia per Diocleziano e Sirmium per Galerio, Milano per Massimiano e Treviri per Costanzo: Roma era ormai troppo lontana dalle zone calde di confine.

Diocleziano suddivise gli effettivi dell'esercito, di 500.000 unità, in reparti di guarnigione, limitanei, stanziati stabilmente alle frontiere, e in reparti mobili, comitatenses, stanziati presso le capitali al seguito delle corti, ma pronti ad accorrere nelle zone più esposte a pericoli. Venne velocizzata la burocrazia e un nuovo sistema fiscale di tipo catastale rese la tassazione più regolare e copiosa in vista del risanamento dello Stato.

L'aggravarsi della pressione fiscale, anche se benefico all'inizio, procurò poi la diserzione delle campagne e l'abbandono della professione: venne allora sancita l'ereditarietà delle professioni e il divieto ai contadini di abbandonare i campi, cosa che ucciderà la libera iniziativa economica.

I cristiani erano aumentati, nonostante le persecuzioni a opera di Decio e Valeriano, dopo la tolleranza di cui avevano goduto nell'epoca degli Antonini. Contro di loro, ritenuti un pericolo per l'unità dell'Impero, Diocleziano scatenò nel 303 in Oriente, in Africa e in Italia una violenta persecuzione.




FINE DELLA TETRARCHIA


COSTANTINO

Costantino (306-337), figlio di Costanzo Cloro, col fallimento del sistema tetrarchico, nella lotta di successione seguita all'abdicazione di Diocleziano (305), si liberò degli avversari (tra cui Massenzio nel 312). Nel 313 emanò l'Editto di Milano che sancì la libertà di culto, ma di fatto instaurò come religione principale il cristianesimo, partecipando in persona al Concilio di Nicea nel 325.


GIULIANO 

- L'imperatore Giuliano (361 - 363 d.c.), una delle personalità più elevate della serie imperiale romana, per un suo senso del dovere e quella sete di giustizia che ricordavano Marco Aurelio: nipote di Costantino, già Cesare dal 355 di Costanzo II, al quale era succeduto nel 361, cercò di ridimensionare le spese, ma la sua azione finanziaria e politica ad ampio raggio, insieme al tentativo di restaurare la religione pagana in un ritorno allo spirito della tradizione repubblicana di Roma, rimase interrotta perchè fu ucciso nel 363 combattendo contro i Persiani in Mesopotamia.



LE INVASIONI BARBARICHE

- 363 d.c. -
Ripresero allora le incursioni barbariche ai confini, interrotte negli ultimi decenni grazie all'attenuarsi della pressione da Oriente dei più lontani popoli asiatici. Ma quando gli Unni, sospinti a loro volta dai Mongoli, varcarono il Volga, l'equilibrio fu nuovamente infranto e le popolazioni germaniche stanziate nell'Europa orientale furono costrette ad avanzare verso i confini dell'Impero.

- Nel 378 d.c. -
- I Visigoti attaccarono Adrianopoli: l'esercito romano, ormai costituito in maggioranza di barbari, venne travolto e lo stesso imperatore Valente, che aveva invano cercato un compromesso permettendo ai Visigoti di stanziarsi nel territorio romano, fu ucciso.


TEODOSIO

Teodosio, (379 - 395) ordinò la religione cristiana come unica ufficiale dello Stato romano mentre interdisse il culto pagano. la famosa tolleranza religiosa di Roma naufragò per sempre.

Il ritorno dell'ordine all'interno e della sicurezza ai confini per le riforme di Diocleziano, insieme alle ricchezze confiscate ai templi pagani, favorirono nel sec. IV una notevole ripresa economica, con gli stanziamenti di barbari operati dagli imperatori, l'agricoltura prosperò  e fu intensificata, anche con fabbriche di Stato, la produzione manifatturiera artigianale e pure i commerci, favoriti dalla ripresa dell'urbanesimo.

Grande incremento dell'attività edilizia soprattutto nella nuova capitale Costantinopoli la cui costruzione richiese ricchezze immense. Roma stessa ottenne nuovi grandiosi edifici, le terme di Diocleziano, la basilica di Massenzio, l'arco di Costantino.
Tuttavia la riorganizzazione che aveva reso più efficienti i servizi statali e permesso la ripresa, alla lunga portò a un tale aumento delle persone a carico dello Stato e ciò, insieme alle spese militari, al dispendio delle corti e alle distribuzioni di grano e di altri viveri alle plebi urbane per garantire l'ordine pubblico, causò una irreparabile dilatazione della spesa pubblica.

Teodosio consentì a numerose comunità di barbari di stanziarsi entro i confini dell'Impero come federati: ciò favorì il graduale insediamento barbarico nei posti di comando imperiali gettando le basi dei futuri regni romano-barbarici. Morto Teodosio, il potere centrale si indebolì, anche per l'inefficienza degli Augusti, spesso adolescenti sotto tutela, e le invasioni barbariche non trovarono più ostacoli.

 - Nel 410 d.c. -

I Visigoti, guidati da Alarico, irruppero in Italia all'inizio del sec. V: inizialmente furono fermati da un esercito composto in maggioranza di barbari ma riuscirono ad arrivare quasi indisturbati fino a Roma che presero e saccheggiarono .

- Nel 451 -

Gli Unni di Attila: scacciati dalla Gallia, dove si erano nel frattempo insediati i Visigoti, dopo una sconfitta a opera del generale barbarico Ezio che combatteva per Roma, invasero l'Italia settentrionale seminando terrore, ma poi si ritirò.

- Nel 455 -

Roma fu nuovamente messa a sacco dai Vandali di Genserico. Mentre la parte orientale sopravvisse per più secoli ancora, quella occidentale, a causa degli incessanti attacchi barbarici avvenuti nel corso della prima metà del sec. V, perse definitivamente la propria unità politica frantumandosi nei vari regni barbarici che si erano venuti a costituire nelle province romane.

- Nel 476 d.c.  -

Odoacre, il generale sciro salutato re dai mercenari dell'esercito romano, trovatosi padrone dell'Italia, depose l'ultimo imperatore, il giovane Romolo Augustolo, rimandò le insegne imperiali all'imperatore d'Oriente dichiarando di voler governare quale suo luogotenente col titolo di patrizio che da tempo veniva conferito ai comandanti delle forze imperiali. Odoacre e gli altri capi barbari si accordarono presto con i grandi proprietari e gli alti prelati eredi dell'Impero caduto.




FINE DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE

RIASSUMENDO:

IX secolo a.c. - (1000 abitanti circa)
Almeno un migliaio di abitanti, per lo più aborigeni e pelasgi che si allearono per cacciare i siculi dal Lazio. C'erano anche greci arcaici e troiani esuli. Gli Eraclei del Peloponneso presero il sopravvento ma vennero cacciati (Argei).

VIII secolo a.c. - (10.000 abitanti circa)
Gli etruschi si infiltrarono tra i romani con un grande apporto culturale. Ogni volta che si aggiungeva un popolo aumentava la popolazione insieme alla conoscenza.  Roma si estendeva per oltre cento ettari. Ai romani si unirono i sabini. Gli abitanti salirono, si pensa, a una decina di migliaia. E' l'epoca di Romolo (753 - 716 a.c.). I romani erano divisi in tre tribù: i Tities (Sabini del Quirinale), i Ramnes (gli abitanti del Palatino vicini al Rumon, fiume) e i Luceres (gruppi di Latini del Celio)

VII secolo a.c- (30.000 abitanti circa)
Epoca di Numa Pompilio (715 – 674 a.c.), Tullo Ostilio (673 – 641 a.c.) e Anco Marzio (640 – 616 a.c.), Roma ospita tutti i forestieri e conta circa 30.000 abitanti. L'abitato incluse il colle del Quirinale, gli etruschi a Roma sono in aumento, diventò una grande città con il suo centro nel Foro ai piedi del Palatino.

VI secolo a.c. - (50.000 abitanti circa)
Gli etruschi hanno il sopravvento su Roma impiantando sul trono ben tre re etruschi:
Tarquinio Prisco (616  – 579 a.c.), Servio Tullio (578  – 535 a.c.) e Tarquinio il Superbo (535  – 510 a.c.). Gli etruschi sono ottimi combattenti e vincono ogni nemico, ma i romani hanno una loro identità e cacciano i re instaurando la Repubblica Romana. Il centro sacro sta sul Campidoglio col tempio di Giove, Giunone e Minerva, il che ne testimonia la forte presenza greca e pure troiana, e il centro politico sul Foro coi Comitia. la popolazione è salita sia per l'apporto di nuovi immigrati sia per la popolazione stessa che si è arricchita.

V secolo a.c. - (70.000 abitanti circa)
Roma,  attaccata da diversi popoli, nel 493 a.c. dovette abbandonare molte cittadine occupate nel Lazio per cui strinse un patto di alleanza (foedus Cassianum) con le città latine, per combattere anche la pressione degli etruschi. L'abbandono dei centri comporta un aumento della popolazione che si è adattata allo stile di vita romano per cui emigra nella capitale.  

IV secolo a.c- (100.000 abitanti circa)
C'è un calo della popolazione perchè Roma deve abbandonare alcuni centri vicini per gli attacchi di vari popoli. Poi pian piano riesce a riprenderseli. Roma si espanse di nuovo nel Lazio. I Romani nel 396 a.c. conquistarono Veio,  e a sud vincono contro i sanniti (326 - 304 a.c.). La popolazione, superate le lotte locali, aumenta di nuovo ovunque, gli scambi commerciali si moltiplicano. Si contano circa 100.000 abitanti. C'è la secessione aventina della plebe, ormai sono tanti, che chiedono ed ottiengono nuovi diritti.

III secolo a.c. - (187.000 abitanti circa)
Roma, con circa 187.000 residenti, è la seconda città sul Mediterraneo occidentale, dopo Cartagine, che andava allargando la sua penetrazione in Sicilia, per cui Roma dovette difendere le città greche del Sud, sue alleate, in Sicilia, in Sardegna e Corsica. Nel 264 a.c., scoppiò la I guerra punica e Roma, dotatasi di forti flotte e di addestrati equipaggi, vinse Cartagine che dovette abbandonare Sardegna e Corsica.
Successivamente i Cartaginesi, rimessisi dalla sconfitta, avevano cercato di arricchirsi in Spagna, ma quando espugnarono Sagunto, alleata di Roma, i Romani fecero scattare la II guerra punica, 218-202 a.c.

II secolo a.c. (320.000 abitanti circa)
Con la conquista di Cartagine, nella III guerra punica del 146 a.c., Roma ebbe un notevole allargamento delle zone abitate e quindi anche della popolazione, perchè moltissimi immigrati cartaginesi si spostarono a Roma per stanziarsi nella Capitale della Repubblica più importante di tutto il Mediterraneo. Peraltro la conquista spagnola portò altri immigrati.
La popolazione romana aumentò enormemente, ma diminuì moltissimo nelle campagne italiche per la morte dei vari combattenti: nel censimento del 135 a.c. i cittadini romani adulti erano scesi a 317.993 da 337.452 registrati nel 163 a.c..

I secolo a.c. (da 650.000 a 800.000 abitanti circa)
E' il secolo di Cesare che partito nel 58 a.c., con poteri proconsolari per la Gallia, riuscì a sottomettere tale immensa regione nel 51 a.c., con un esercito addestrato e fedele e un'enorme riserva di ricchezze, con un prestigio militare che oscurava pure Pompeo. Negatogli il riconoscimento e i diritti di tale fantastica e ineguagliabile impresa, Cesare si prende il potere con la forza e diventa dittatore a vita.
Sotto di lui l'Urbe prospera ma dura poco, perchè viene ucciso alle Idi di Marzo. Intanto molti celti sono emigrati a Roma, la popolazione aumenta.

I secolo d.c. - (da 1.200.000 a 1.500.000 abitanti circa)
Il potere di Cesare viene conquistato, dopo una lunga e sanguinosa serie di guerre civili, dal figlio adottivo, Ottaviano Augusto, amministratore giusto e lungimirante. La città, con circa 1.200.000 abitanti, fino allora divisa in quattro distretti (Esquilino, Palatino, Suburana e Collina), fu riorganizzata in quattordici regioni e l'Italia, che contava  una decina di milioni di abitanti, fu suddivisa in undici regioni con 300 municipi forniti di autonomia locale.
Con la Dinastia Giulio-Claudia di Tiberio, Claudio e Nerone, Roma amplia ancora i suoi abitanti
e quelli meno abbienti vengono già da Augusto generosamente aiutati col grano e con i soldi.
Con la Dinastia Flavia di Vespasiano, Tito, Domiziano e Nerva, lo stato e l'Urbe prosperano ancora. Si pensa che Roma abbia toccato anche 1.500.000 abitanti, tantissimi, se si pensa che la media dei palazzi (insule) era di tre piani, considerando pure le molte domus.

II secolo d.c. - (da 1.200.000 a 1.700.000 abitanti circa)
E' il secolo degli Imperatori adottati: 
Traiano, che provvide all'assistenza all'infanzia con le istituzioni alimentari a loro favore.
Adriano, che ai cittadini condonò i debiti verso il fisco e stabilì che ogni quindici anni si facesse una revisione dei debiti e che le imposte, anziché col sistema degli appalti, venissero riscosse direttamente. Tolse ai padroni il diritto di vita e di morte sugli schiavi. Stabilì pene severe contro i padroni che maltrattavano i servi. Proibì il commercio degli schiavi quando si offendeva il pudore e le leggi dell'umanità. Tolse la pena di morte agli schiavi che, in caso di uccisione del padrone, venivano giustiziati. Mantenne gli aiuti per gli orfani e i bambini indigenti. Roma mantiene il suo enorme abitato.
Antonino Pio, che aumentò le elargizioni alla plebe di Roma, oltre ai 200.000 cittadini che avevano grano e acqua, fece distribuire anche olio e vino. In età antonina,, con 1.200.000-1.700.000 residenti stipati in circa 49.000 edifici, per la maggior parte insule, la città raggiunse gli stessi livelli demografici solo nel censimento del 1951.
Marco Aurelio, molto sollecito coi poveri e i derelitti, tuttavia la popolazione romana decrebbe a causa dell'inondazione del Tevere e della pestilenza.

III secolo d.c. - (da 1.200.000 abitanti circa)
Occorre arrivare al III sec. d.c. per trovare un imperatore intelligente, equilibrato ed ottimo generale: Aureliano  (270-275 d.c.), purtroppo ucciso a tradimento dai soldati. La popolazione di Roma è stabile, non c'è più la ricchezza di prima però c'è il fenomeno dell'urbanizzazione.

IV secolo d.c. - (da 700.000 a 1.000.000 abitanti circa)
Al principio del sec. IV d.c. la lotta contro la denatalità cessa, forse perché le condizioni economiche peggiorano. Le istituzioni alimentarie per i bambini poveri cessano del tutto con Costantino. Nonostante il fenomeno di urbanizzazione per l'abbandono delle campagne, il numero degli abitanti decresce per mancanza di lavoro e risorse. Roma conta ora tra i 700.000 1.000.000 di abitanti.

V secolo d.c. - (650.000 abitanti circa)
Verso la metà del V secolo, dopo il sacco del 410, Roma si attestava a non più di 650.000 abitanti dentro le mura.

VI secolo d.c. - (200.000 abitanti circa)
Il secondo sacco ad opera dei Vandali (455), molto più distruttivo del precedente, cui seguirono anni di guerre e carestie, decimarono la popolazione, si che all'inizio del VI sec. gli abitanti di Roma non superavano le 200.000 persone.

Dopo la guerra gotica che per quasi un ventennio devastò il Lazio e buona parte d'Italia (535-553), la popolazione scese ancora a non più di 100.000 persone.



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