L' EXCURBITUM




A via della VII Coorte, una traversa di viale Trastevere, c'è un monumento particolare, l'Excubitorium, la casa dei vigili del fuoco dell'antica Urbe, ovvero la sede distaccata della VII coorte dei Vigili, o meglio di quella Militia Vigilum Regime, poi divenuta Cohortes Vigilum, istituita nel 6 d.c. da Augusto per vigilare la zona di Trastevere come una sorta di “polizia notturna”.

"L'excubitorium era la sede distaccata della VII coorte dei Vigili, incaricati di sorvegliare, soprattutto in funzione antincendio, la zona di Trastevere. Il termine deriva dal latino ex cubare, dormire fuori, vegliare, fare la guardia. La scoperta di questa caserma avvenne negli anni 1865-1866, durante gli scavi intrapresi per recuperare delle opere d'arte in riferimento ad un muro che si trovava in una casa di fronte a piazza S. Crisogono."

LE 2 STRUTTURE QUADRATE CENTRALI
APPARTENEVANO AI VIGILES
Alla data della fondazione del corpo il numero dei vigiles era di 600, poi fu ampliato fino a 7.000 uomini da Augusto.

L’area, rinvenuta per caso nel 1865-1866 in ottime condizioni, abbandonata alle intemperie fino al 1966 e restaurata solo nel 1986, ha perso molte delle sue bellezze architettoniche e pittoriche ma conserva ancora graffiti lasciati dai vigiles durante i momenti di riposo tra il 215 ed il 245 d.c., che chiedevano cambi di turno o così si sfogavano nei momenti di ozio. “lassum sum successorem date”, ovvero ”sono stanco, datemi il cambio”.

Durante lo scavo sono stati recuperati anche diversi ex voto fittili raffiguranti tutti il busto di una donna con il capo velato e con la mitra. Si è recuperato anche un busto attribuito ad Alessandro Severo, ora in Vaticano, mentre nei pressi della caserma il Comune di Roma ha individuato ed acquistato una grande fiaccola in bronzo scomponibile in quattro parti, chiusa, in alto, da un contenitore per l'olio a forma di fiamma.

Il monumento è segnalato da un'iscrizione minimalista, murata a sinistra del portale d'ingresso sormontato dallo stemma di Pio IX. Tuttavia il prospetto architettonico non è quello ottocentesco, che, ortogonale all'attuale strada, fu spostato nel corso degli sventramenti per l'apertura di viale Trastevere.

"L'edificio venne progressivamente abbandonato, dopo lo scavo, e questo provocò danni alle opere
murarie ed all'apparato decorativo, composto da uno splendido mosaico pavimentale in tessere bianche e nere e ad affreschi che ornavano i muri della sala principale e dell'edicola del dio protettore della caserma
."

La caserma comprendeva ben 7000 uomini che assicuravano la vigilanza notturna delle strade, svolgendo compiti di pubblica sicurezza oltre che di prevenzione dei numerosi incendi che, spesso, flagellavano la Città. Il motto di questi vigiles era "Ubi dolor ibi vigiles". Essi erano
arruolati tra i liberti che, dopo sei anni di servizio, ridotti poi a tre, potevano ottenere la cittadinanza
romana. I vigiles si dividevano in VII coorti, ciascuna di 1000-1200 uomini, suddivise in sette centurie di 100-160 unità.

Ogni coorte era comandata da un tribanus, così come a capo delle centurie vi era un
centurione affiancato da adiutores centurionis. In ciascuno reparto, poi, vi erano soldati specializzati
per le varie mansioni del corpo: acquarii, addetti alle pompe ed alle prese d'acqua, balneari, incaricati
della vigilanza nei bagni pubblici, horreari, sorveglianti nei magazzini, carcerarii, carcerieri e
quaestionarii, impiegati nell'interrogatorio dei prigionieri.

I Vigiles erano dotati di pertiche, scale e corde (funes), nonchè di centones, grandi coperte con le quali, una volta bagnate, si cercava di isolare e soffocare le fiamme. Per l'adduzione dell'acqua si utilizzavano pompe a sifone (siphones) che attingevano dalle tubature. Altre volte si ricorreva al passaggio di recipienti (hamae) o secchi di giunchi (vasa spartea) di mano in mano. Da questo l'epiteto dispregiativo di sparteoli che il popolo aveva affibiato ai vigili.



LA SCOPERTA

Situato ad una profondità di circa otto m rispetto al mantello stradale, fu scoperto nel 1865-1866 nel corso di uno scavo finanziato da due cercatori di opere d'arte: G.Gagliardi e A.Ciocci, memori del rinvenimento fortuito nel 1849 in vicolo delle Palme, oggi vicolo dell'Atleta, di numerose e splendide sculture, come la copia dell' Apoxyomenos di Lisippo poi esposta nei Musei Vaticani, un cavallo ed un toro in bronzo ora a Palazzo dei Conservatori in Campidoglio.

COORTE VII VIGILES
La ricerca partì da un un muro antico emergente dal giardino di una casa privata in piazza Monte di Fiore di fronte a piazza S.Crisogono, entrambe scomparse nelle più recenti modifiche del quartiere.

Fin dalle prime fasi dello scavo, completato poi successivamente a cura dello stato, apparve chiara la destinazione degli ambienti per il gran numero di graffiti presenti sulle pareti, ove era ripetutamente citata la VII Coorte dei Vigili, che secondo la riforma augustea era preposta alla sorveglianza della IX e XIV regione.

Venne identificato l'excubitorium o corpo di guardia distaccato nel Trastevere della VII Coorte, la cui sede centrale doveva essere a Campo Marzio. Nonostante il buono stato di conservazione del monumento e lo straordinario valore documentaristico dei graffiti, l'area  fu abbandonata a causa dell'ignoranza e l'inettitudine che spesso alligna nelle nostre classi politiche.

Così gli intonaci con i dipinti sono andati in rovina, e il magnifico mosaico pavimentale è andato perso durante l'ultima guerra. Solo nel 1966, a cento anni dalla scoperta, si è avuta una tardiva sistemazione con copertura del monumento, con ordinaria manutenzione fino al 1986, anno in cui è stato compiuto il restauro della decorazione architettonica e dei resti di pitture.

L'Excubitorium era stato adattato verso la fine del II secolo d.c. all'interno di una casa privata, probabilmente comprata dall'amministrazione pubblica, per sistemarvi questa caserma minore di vigili, ai quali competevano sia l'estinzione che la prevenzione degli incendi, nonché il servizio di pubblica sicurezza specialmente durante la notte.



DESCRIZIONE

La VII Coorte dei Vigili, a otto metri di profondità sotto al piano stradale, era un edificio privato adattato alla fine del II secolo d.c. a excubitorium o corpo di guardia della VII Coorte, distaccata a Trastevere per la sorveglianza delle regioni IX  Circus Flaminius e XIV Trans Tiberim.

Scendendo da scala moderna per raggiungere il livello sotterraneo del monumento, si entra in una grande aula, in origine pavimentata con mosaici in bianco e nero raffiguranti mostri marini, un cavallo, un caprone e un serpente.

Al centro è posta una vasca esagonale a lati concavi. Di fronte ad essa, sulla parete sud, compare un'elegante porta ad arco che, incorniciata in origine da due paraste con basi e capitelli corinzi e sormontata da un timpano, introduce nel larario. Qui si trova infatti il genio tutelare dei vigili, il Genio Excubitori, ricordato dai graffiti ormai scomparsi insieme a gran parte degli intonaci dipinti in cui erano stati tracciati.

Le pareti erano decorate a motivi architettonici e ghirlande che inquadravano figure su fondo bianco. A ovest c'è un bagno e ad est altri ambienti di servizio. Un corridoio immette in un magazzino per la conservazione di derrate alimentari, di cui resta un dolio interrato.

Le decorazioni pittoriche e musive e i graffiti sono andati perduti, ne restano solo le riproduzioni eseguite al momento della scoperta: ben cento graffiti dal 215 al 245 d.c. soprattutto sulle pareti della grande aula, dai saluti agli imperatori ai ringraziamenti agli Dei, ma anche i nomi e i gradi dei vigili. Le pareti erano decorate a motivi architettonici e ghirlande che inquadravano figure su fondo bianco.

E' composto da una grande aula pavimentata, in origine da un mosaico con tessere in
bianco e nero. Al centro vi è quel che rimane di un bacino di fontana esagonale, a lati concavi, a sud del quale si apre un'esedra rettangolare, con ingresso ad arco. All'interno si conservano ancora parti degli affreschi originari.

Si conservano infatti solo le pitture sulla sommità delle pareti corte dell'edicola, dove pannelli delimitati da fasce rosse inquadrano al centro un motivo architettonico di colonne sorreggenti architravi e ghirlande con al centro esili figure su fondo bianco. Le stesse figure sono riprodotte nella suddivisione geometrica del sottarco sempre a fasce rosse. Delle decorazioni della porta del larario realizzate tutte in mattoni è sopravvissuto soltanto il timpano con cornici di diverso aggetto, e con diverso colore dei laterizi.

La funzione di questo vano è quello di larario, cappella del Genio tutelare dei vigiles, il Genio Excubitori. Intorno si aprono altri ambienti, alcuni di incerta destinazione. Altri, invece, sono stati correttamente interpretati come un bagno ed un magazzino  per la conservazione di derrate alimentari (con un dolio interrato). La stanza con funzione di bagno è dotata di un chiusino proprio al centro e da pavimentazione ad opus spicatum, solitamente utilizzato per gli ambienti di servizio a cielo aperto, proprio per la resistenza e l'impermeabilità.

Tra i graffiti molti erano saluti agli imperatori e ringraziamenti agli dei, altri indicano il nome ed il
numero della coorte, i nomi ed i gradi dei vigili. Ricorre spesso il nome di sebaciaria e di milites
sebaciarii, collegata al termine sebum, cioè sego, grasso solido di bue o di montone utilizzato per
alimentare le torce per le ronde notturne. I graffiti risalgono tutti ad un arco temporale compreso tra il
215 ed il 245 d.c. e sono stati lasciati dai vigiles durante i momenti di riposo.

Davanti al Lararium c’era un pozzo di forma esagonale in laterizio e cocciopesto che probabilmente, oltre ad una cisterna, serviva ad attingere acqua per i bisogni del corpo di guardia. Dalla sala del Lararium partiva il corridoio che portava alla cisterna.

Purtroppo è scomparso il pavimento dell'aula costituito da un grande mosaico in bianco e nero, documentato da riproduzioni grafiche e fotografiche ove sono visibili sul lato nord "due tritoni, uno che tiene nella destra un grande tridente e nella sinistra una face spenta, simboleggiante il fuoco domato, l'altro ha invece una face accesa ed indica il mare, cioè l'acqua che serve a spegnere il fuoco".

In altre descrizioni si citano mostri marini, un cavallo, un caprone ed un serpente in mosaico. In modo analogo sappiamo che nelle altre stanze si conservavano "resti di pitture rappresentanti padiglioni, portichetti e tempietti secondo il IV stile pompeiano, oppure animali marini, piccoli geni, uccelli e fogliami".

Di tali pregevoli testimonianze, in sintonia con lo stile figurativo d'inizio III sec. d.c., non rimangono che miseri resti peraltro illeggibili negli ambienti situati a nord dell'atrio. Fa eccezione l'affresco con trama geometrica che incornicia un erote con cavalli marini nella lunetta sotto l'arco della porta che, quasi in asse con l'edicola, immette in un ambiente di passaggio su cui si aprono tre stanze.

Nella stanza situata ad ovest con il pavimento in coccio è inserito al centro un chiusino, segno evidente che si tratta di un bagno con relativo scolo fognario, mentre i due vani comunicanti tra loro sul lato opposto, con il pavimento in opus spicatum, (mattoni disposti a spina di pesce) fa presupporre ambienti di servizio a cielo aperto per la resistenza e l'impermeabilità del materiale.

Ma le sorprese non  sono finite perchè  a 25  cm circa sotto il rivestimento di mattoni c'è un precedente pavimento in mosaico a piccole tessere bianche e nere. Ci si domanda come mai il mosaico non sia stato recuperato magari restaurandolo, ma la spiegazione è semplice: il pavimento più antico era di un'abitazione, ed essendo forse da restaurare, era più pratico ed economico rivestirlo in mattone, visto che era un vano d'uso e non di rappresentanza.

L'opus spicatun continua nel corridoio e nel successivo e più stretto passaggio, raggiungibile attraverso un'apertura praticata nel muro a sacco di fondazione del palazzo sovrastante. A nord questo stretto ingresso è delimitato da una soglia di marmo, perfettamente allineata con il muro perimetrale di un vano con pavimento in opera spicata, la cui destinazione a magazzino è evidente per via di un dolio interrato. Sia la soglia del corridoio che l'ingresso di quest'ultimo ambiente attualmente affacciano su un'area priva di pavimentazione circondata su tre lati da pareti ricavate nell'opera a sacco che contiene le costruzioni superiori.

SEZIONE SOTTERRANEA DELLA STRUTTURA

I REPERTI

Nel corso dello scavo furono raccolti "diversi voti fittili tutti uguali" raffiguranti "il busto di una donna con capo velato e con mitra".... con mitra?

Si rinvenne anche un busto di Alessandro Severo trasferito poi in Vaticano, mentre nei pressi del monumento fu recuperata ed in seguito acquistata dal Comune la grande fiaccola in bronzo scomponibile in quattro parti, conclusa in alto dal contenitore per l'olio a forma di fiamma e con l'estremità inferiore a punta acuminata.



I GRAFFITI

Ma la testimonianza più importante sono il centinaio graffiti, nessuno dei quali pervenuto sino a noi, mentre fortunatamente il loro ricordo è stato affidato alle trascrizioni al rinvenimento del sito. Tracciate tra il 215 e il 245 d.c. dagli stessi militi sulle pareti intonacate nei momenti di riposo, queste trascrizioni hanno fornito notizie sull'organizzazione dei vigili e sulla vita in caserma.

PARTICOLARE DEL FRONTONE
Sono ricorrenti: i saluti agli imperatori, i ringraziamenti agli Dei ed in particolare al genio dell'excubitorio, il nome ed il numero della coorte, i nomi ed i gradi dei vigili, il servizio dei sebaciaria, un misterioso e rischioso incarico della durata di un mese, cui allude l'espressione "omnia tuta" (tutto a posto), mentre del faticoso impegno richiesto da tale mansione testimonia l'annotazione graffita dal vigile alla fine del turno: "lassus sum successorem date" (sono stanco, datemi il cambio). Il nome sebum (sego) lascia intendere un servizio notturno di vigilanza della città alla luce di torce di sego. I vigili infatti costituivano un corpo incaricato di spegnere, prevenire gli incendi e vigilare sulla sicurezza della città.

L’area del Lararium, cioè dove si trovavano la statua e l’altare del Genio Excubitorii, al momento della scoperta era completamente coperta di graffiti di ringraziamento al Dio per aver protetto i vigili in azione.

Purtroppo i graffiti, a causa delle intemperie e dell’ultima guerra, sono andati perduti: per fortuna gli archeologi li avevano trascritti e, così, almeno il testo si è potuto conservare.

I molti graffiti sulle pareti intorno alla cella del Genius Excurbitorii, cioè il protettore del corpo di guardia, ci permettono di ricostruire la loro vita e vedere quanto fosse pericoloso il loro mestiere. Tra tutti, il compito più pericoloso era quello dei sebaciarii: illuminando i vicoli bui in un quartiere malfamato, potevano anche fare brutti incontri.

Per dare un’idea della pericolosità del mestiere di vigile basti pensare che, mentre nell’esercito, per ottenere la cittadinanza romana, occorrevano trent’anni di servizio, poi portati a 26, per il corpo dei vigili ne bastavano sei, successivamente ridotti a tre dall’imperatore Augusto. Diceva Orazio con molto spirito che solo un pazzo poteva girare di notte a Roma senza aver fatto testamento.



ATTUALMENTE

Tutto scomparso, così come i mosaici del pavimento e parte delle volte e delle antiche mura:

POZZO ROMANO
«L'Excubitorium era aperto su prenotazione», dice Mario Bemardi, presidente della The GrandTour, associazione che organizza visite guidate di alto livello culturale nella Capitale, «noi per esempio ne abbiamo curato la gestione nel 2008 e avevamo circa 250 visite al giomo».

Ma ora è chiuso perché lo scorso novembre, a causa delle abbondanti piogge che bloccarono la città, si sono verificate pericolose infitrazioni che minano la stabilità della scala centrale.

Ci sono le impalcature e le reti di sostegno, ma nessuno ci lavora mai, almeno secondo quanto sostengono gli abitanti del quartiere. Addirittura la terrazza, una parte pavimentata  posta sopra il monumento, è ritrovo di barboni e tossici che passano le nottate a dormire là o a bivaccare.

Ci sono anche quattro sedie in fila: una location d'eccezione, non c'è che dire. Anche qui però è una questione di competenze e Zétema, società partecipata al 100% del Comune per il mantenimento dei beni culturali, dice: «I lavori sono fermi perché non ci sono i fondi, il bilancio del comune non è stato ancora approvato e noi non possiamo intervenire».

Per l'orario c'è scritto: Chiuso per lavori da lunedì 2 novembre 2009 fino a data da destinarsi.. e siamo a marzo 2011.. e di lavori non se ne parla.





1 comment:

Jordi il Catalano ha detto...

Che peccato che sia chiuso....

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