OBELISCO DI ANTINOO






Obelisco del Pincio a Roma, ovvero l' obelisco di Antinoo. Alto 9 metri, risale all'epoca dell'imperatore Adriano (118-138), che lo aveva collocato davanti al cenotafio (tomba vuota) del suo amante Antinoo.
Si trova sul Pincio dal 1822, per volere di Pio VII. Scoperto nel XVI secolo fuori Porta Maggiore, proviene forse dal vicino Circo Variano, che faceva parte del Sessorium (villa imperiale di Eliogabalo)

Uno dei monumenti più interessanti del parco del Pincio è l'obelisco egizio conosciuto come obelisco Pinciano ma in realtà obelisco di Antinoo, perchè dedicato dall'imperatore Adriano al suo giovane amico annegato nel Nilo nel 130 d.c., forse per salvare l'imperatore stesso o sacrificandosi agli Dei per lui.

Il Pincio in era romana era chiamato Collis Hortolorum, e già durante la repubblica era stato scelto per le dimore residenziali delle famiglie romane più importanti, quali gli Horti di Lucullo e gli Horti degli Acili. Gli ultimi ad abitare il colle furono i "Pinci" che diedero il nome ai giardini, si insediarono qui nel IV secolo in una ricca domus il cui terrapieno noto oggi come il Muro Torto, faceva da muraglione di terrazzamento e di contenimento dei fianchi del colle, sul quale c'erano giardini e padiglioni vari.

Adriano aveva un grande interesse per l'Egitto e per i suoi monumenti che aveva replicato nella sua villa a Tivoli. Dopo la sua morte, Antinoo venne divinizzato ed in suo onore vennero costruiti templi in Egitto e a Roma. In Egitto gli venne anche dedicata una città, Antinopoli. A Roma gli venne dedicato un tempio, che conteneva anche l'obelisco, tra il 130 e il 138, ma di cui purtroppo non si sa dove fosse ubicato. Secondo una recente ipotesi però, sarebbe stato collocato all'interno degli Adonea sul Palatino. Secondo altri, era stato innalzato nei pressi nel Mausoleo di Augusto.

Questo obelisco, a differenza degli altri obelischi, ad eccezione dell'Obelisco Agonale e dell'Obelisco Sallustiano, era stato portato a Roma dall'Egitto, quando era già diventato provincia Romana. Infatti l'imperatore aveva fatto tagliare la pietra in Egitto con l'intenzione di trasportare l'opera terminata a Roma per porla davanti al monumento eretto in onore di Antinoo.  

I geroglifici però non furono scolpiti in Egitto, ma furono copiati dal monolito dell'Iseo Capitolino e intagliati dagli artigiani locali, che non avevano familiarità con la scrittura egizia per cui le iscrizioni risultarono incerte e con contorni modificati. 

L'obelisco, tagliato in granito rosa, alto 9,24 m, ma con basamento e stella compresi, alto 17,26 m, riporta scolpiti dei geroglifici che narrano la triste storia di Antinoo, venne trasferito poi da Eliogabalo, che risiedeva nella villa del Sessorium, nel III sec. d.c., nel Circo Variano, dove costituiva l'elemento principale della spina e dove fu ritrovato nel XVI sec.

Dopo la morte di Adriano il culto di Antinoo non terminò, ma anzi proseguì fino al trionfo del cristianesimo, che condannò il nome del giovane amante di Adriano alla " damnatio memoriae "; ma dal momento che l'obelisco era stato inciso con geroglifici, nessuno potè decifrarli nè accostarli alla memoria di Antinoo. La lingua egizia e soprattutto i geroglifici, un tempo decifrabili a Roma, a seguito della chiusura delle scuole voluta dai papi cristiani, e alla soppressione di tutti i circoli intellettuali pagani, divenne un grande mistero.

Così mentre i santuari di Antinoo vennero distrutti con statue, affreschi e bassorilievi, come del resto il 90% dei monumenti pagani, l'obelisco potè sopravvivere alla distruzione operata dalla nuova religione emergente.



LE ISCRIZIONI

I geroglifici che lo adornano in tutti e quattro i suoi lati raccontano  la drammatica morte di Antinoo, la sua apoteosi, deificazione ed installazione accanto agli altri Dei, oltre alle notizie sulla creazione della città di Antinopoli in suo onore e all'istituzione di un culto specifico dedicato ad Osiride-Antinoo.

Sul lato sud si chiede che Antinoo venga assimilato con Osiris, equiparato al Dio egizio Amon-Ra per la salvezza futura di Adriano e come premio concesso all'imperatore, che ha costruito questo obelisco.

Sul lato nord è segnalato tra varie altre cose, che una città di nome Antinopolis è stata fondata come un luogo di culto e giochi dedicati al nuovo Dio sul luogo esatto dove Antinoo annegò.

Della fondazione della città e della costruzione ed allestimento di un tempio per Antinoo-Osiride è riportato anche sul lato ovest.

Sul lato est è scolpito un elogio di Antinoo-Osiride con la richiesta rivolta a Thot, il Dio egizio dalla testa di ibis, affinchè conceda ad Antinoo la salvezza della sua anima.



IL RINASCIMENTO

Antonio da Sangallo nel 1525, lo descrisse e lo disegnò, pur essendo ormai crollato e spaccato in due pezzi, dicendo che era posto mezzo miglio fuori Porta Maggiore, nel Circo Navale situato sul lato dell'acquedotto di fronte a San Giovanni, nella vigna di Messer Girolamo Milanese.

L'antiquario Andrea Fulvio, umanista rinascimentale, ricorda l'obelisco di Antinoo nell'Antiquitates Urbis, e lo colloca: " tra la via Labicana e l'Acquedotto Claudio, fuori le mura del monastero di Santa Croce, dove c'era un circo, i cui contorni e le mura si possono ancora oggi vedere nella vicina vigna, con un obelisco rotto in due pezzi abbandonati nel centro ".

Pirro Ligorio, nel suo "Libro delle Antichità Romane", del 1553, narra che " l'ottavo circo era quello che oggi senza nome si vede rovinato fuori delle mura moderne, si vedono i segni di questo circo, e vi sono due pezzi dell'obelisco che vi era dedicato, molto bello, e probabilmente eretto qui dall'Imperatore Aureliano ". Per cui il monumento venne chiamato sovente, all'epoca, obelisco Aureliano. 

Nella seconda metà del Cinquecento il Circo e l'area intorno al circo erano di proprietà dei fratelli Saccocci, che nel 1570, scavarono ed estrassero i 3 frammenti dell'obelisco, e felicissimi del ritrovamento, posero una lapide a memoria su uno dei pilastri dell'Acqua Felice, 60 m a sud dove viale Castrense si apre sulla via Casilina.

Nel 1633 l'obelisco venne posto dalla famiglia Barberini nel giardino del loro Palazzo Barberini, senza essere però completare l'opera perchè non venne mai rialzato; venne poi donato al papa Clemente XIV, al soglio tra il 1769 e il 1772, che lo fece trasferire nel Cortile della Pigna in Vaticano.

Infine Papa Pio VII, al soglio dal 1800 al 1823, lo fece trasferire al Pincio, nel viale dell'Obelisco dove si erge a tutt'oggi. L'elemento bronzeo alla sommità dell'obelisco può essere riferito a Clemente XIV quanto a Pio VII, poiché i tre monti e le stelle sono presenti nello stemma di entrambi i papi.

ANTINOO OSIRIDE



In "Beloved and God - The Story of Hadrian and Antinous" di Royston Lambert si trova enunciata un'ipotesi interessante che gli ultimi scavi, condotti nel sito archeologico tiburtino, hanno poi dimostrato essere più di una semplice ipotesi. 

ANTINOO OSIRIDE DI TIVOLI
Considerato il grande amore che univa Adriano al giovane Antinoo (lo storico Elio Sparziano in Vita Hadriani, al capitolo XIV parla della dipartita del giovane e del lutto dell'imperatore affermando testualmente:
"Adriano piange come una donnicciola
ed elencando tutti gli onori che il sovrano volle decretare al giovane amante morto), è facile intuire che l'imperatore non potè o non volle cancellare il ricordo di Antinoo per cui, non potendolo avere in carne ed ossa vicino, fece in modo che ne potesse ammirare le fattezze nelle molte statue e busti a lui dedicati collocandoli nella splendida dimora di Villa Adriana. 

Il grande amore che Adriano nutriva per Antinoo ha indotto a pensare che, come tutti i mortali vogliono piangere sulla tomba dei propri cari defunti seppellendoli in luoghi vicini e facilmente raggiungibili, anche lui probabilmente non avrebbe lasciato il corpo del giovane seppellito chissà dove ma l'avrebbe fatto trasportare lì dove lui poteva averlo vicino: la sua imperiale Villa Adriana.
Ed ecco che i primi scavi condotti nel 2002 hanno permesso di individuare l'Antinoeion.

Solo nel 1896 l'obelisco fu oggetto di studio per decifrarne i segni; la cosa non fu semplice in quanto apparve chiaro subito che non erano stati scritti da scribi egizi "veraci" ma da maestranze (probabilmente romane) che si sforzarono di scrivere in geroglifico. Anche se la traduzione fu impegnativa, si capì che sull'obelisco era riportata tuta la narrazione della biografia di Antinoo e della sua morte.

Fu trovata anche una frase:
" O Antinoo! Il dio che è là che riposa in questo sepolcro, che è all'interno della tenuta agreste del Signore del potere di Roma, egli è conosciuto più di un dio nei luoghi di culto ".

Tale frase ha permesso quindi nel 2002 di scoprire l'Antinoeion, all'interno di Villa Adriana, luogo-memoria dove ricordare Antinoo, l'ultimo grande edificio costruito in questa dimora imperiale. L'obelisco quindi inizialmente si trovava nell'Antinoeion poi l'imperatore Elagabalo lo fece rimuovere e trasportare nella sua residenza suburbana per ornare la spina del Circo Variano. 



ANTINEION

L'Antinoeion è uno degli edifici della Villa di recente scoperta. Si tratta di un tempio che aveva la funzione di luogo-memoria dove ricordare Antinoo da vivo, il fanciullo di origine bitinica, divenuto amante dell'imperatore Adriano e morto vicino Besa in Egitto, annegando nel Nilo, nel 130 d.c.

La sua figura fu resa celebre dagli splendidi ritratti antichi e dalla moderna letteratura. Ancora oggi un velo di mistero avvolge la prematura morte del giovane: un incidente, un suicidio, un assassinio o un sacrificio alle divinità? E' comunque certo che, malgrado le circostanze della morte di Antinoo siano ancora oscure, Adriano piombò nella disperazione più cupa.

ISCRIZIONE
Aiuto decisivo per individuare il luogo ove era la tomba di Antinoo, furono gli scavi compiuti sull'accesso a Villa Adriana. Nel 2002 è stato riportato alla luce dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio un monumento in precedenza completamente interrato situato lungo la strada di accesso al "Grande Vestibolo", davanti le Cento Camerelle.

Si tratta di un vasto edificio costituito da un'ampia esedra semicircolare preceduta da un recinto rettangolare che racchiudeva due templi affrontati. Si conservano solamente le fondazioni in muratura, ma i numerosi elementi architettonici rinvenuti hanno consentito di ricostruire l'alzato dei templi e il portico dell'esedra con colonne tortili in giallo antico. La costruzione del monumento risulta posteriore al 134 d.c., anno del ritorno di Adriano dal viaggio in Egitto.

L'Antinoeion fu pertanto l'ultimo grande edificio realizzato nella Villa; collocato in area marginale e lungo una strada come si conveniva a una tomba, ma anche direttamente visibile dalle stanze del palazzo privato di Adriano (Edificio con Peschiera), per il quale il tempio-sepolcro doveva avere soprattutto la funzione di un luogo-memoria ove ricordare Antinoo da vivo.

Adriano riuscì a far realizzare i due templi, il giardino della tomba e il recinto che li racchiudeva ma non fece in tempo, morendo nel 138, a far edificare la parte monumentale della tomba, la grande esedra (di cui restano le fondazioni), il sacrario di Antinoo-Osiride.

Oltre ai barbari le spoliazioni compiute dalle popolazioni locali per riutilizzare come materiale edile e ornamentale statue, colonne ecc. fecero il resto. Nel giardino per abbellire il monumento funebre dedicato allo sfortunato Antinoo, fu realizzato e collocato anche l'obelisco che ora sta al Pincio.




1 comment:

manuel morcillo on 12 marzo 2018 13:52 ha detto...

Magnífico artículo. Gracias.

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