L'ANFITEATRO ROMANO






IL TEATRO

La costruzione di edifici da spettacolo di carattere fisso trovò per la rigidità senatoriale della Roma repubblicana un'opposizione accanita.

IL TEATRO
I senatori, in nome dei mores maiorum (mores maiorum servandi sunt iuvenibus - i giovani devono rispettare le usanze degli antenati), non consentivano di erigere a Roma teatri in muratura, quantunque moltissime città in Italia avevano già da vari decenni i teatri fissi.

A Roma i teatri erano di legno, con panche smontabili e rimontabili nelle grandi occasioni. Poichè montare un teatro era un'impresa, la cosa si faceva in casi eccezionali, per cui anche gli spettacoli erano eccezionali.

Secondo i senatori i divertimenti infiacchivano gli animi e li rendevano cattivi combattenti. Invece i migliori combattenti nonchè generali brillarono proprio in età imperiale, quando i romani avevano spettacoli a non finire.

Comunque si dovette aspettare Pompeo perchè Roma venisse dotata di un teatro stabile, mentre per la costruzione del primo anfiteatro si dovrà aspettare il principato di Augusto (anfiteatro di Statilio Tauro, nel Campo Marzio). Questo fu distrutto dall'incendio del 64 d.c. e Nerone ne costruì uno in legno.




L'ANFITEATRO

I combattimenti gladiatori, come le gare con i carri, si tenevano in origine in grandi spazi aperti con dei sedili provvisori; è stato attestato che alcuni munera avevano luogo nel foro, ad esempio. Quando, in seguito, i giochi divennero più frequenti e popolari, si rese necessaria una struttura più grande e permanente.

Anche se a tale scopo veniva spesso usato il Circo Massimo per via della sua maestosa capacità, i romani alla fine crearono un edificio specificatamente per questo tipo di spettacoli, chiamato Anfiteatro perchè i sedili erano distribuiti tutti intorno alla struttura ovale o ellittica dell'area in cui avvenivano i combattimenti nell'arena, il cui terreno era ricoperto di sabbia.

Un anfiteatro è diverso dal circo romano che era usato per corse con i cavalli aggiogati a dei carri, e che ha una forma molto più allungata (di solito supera i 400 m). Tuttavia i circhi erano piuttosto rari, mentre teatri e anfiteatri (assieme alle terme) rappresentano un reperto tipico di ogni città romana grande o piccola.

L'Anfiteatro, nell'architettura romana, era uno spazioso edificio scoperto, generalmente ellittico, costituito da uno spazio centrale piano, l'arena, circondata da gradinate disposte in file concentriche e attraversate da corridoi radiali. Sotto l'arena potevano trovare posto ambienti di servizio, celle, gabbie per animali. Come i teatri Romani così gli anfiteatri erano delle strutture provvisorie: non essendo scavati nel declivio naturale del terreno infatti, questi potevano essere costruiti ovunque.

Uno degli anfiteatri più antichi è quello di Pompei, che risale all'80 ca. a.c. con una capienza di circa 20.000 posti, è ancora ben conservato. Si possono vedere attraverso il livello superiore delle arcate una serie di sedili in pietra disposti a gradinate, oltre alle mura esterne.

Nella città di Roma, il primo anfiteatro, in legno, fu costruito nel 59 a.c. dal pontifex maximus Caio Scribonio Curio, mentre il primo parzialmente realizzato in pietra risale al 30 a.c., edificato da Ottaviano. Ma furono i Flavi a dotare Roma di un grande edificio per gli spettacoli dei gladiatori, degno della Capitale. L'edificio, l'Anfiteatro Flavio, sarebbe passato alla storia come Colosseo. Vi si svolgevano lotte di gladiatori, combattimenti di animali feroci e altri spettacoli; talvolta l'arena veniva allagata per ospitare battaglie navali.

Solo con il Colosseo la città ebbe un anfiteatro interamente costruito in pietra; l'anfiteatro Flavio venne iniziato dall'imperatore Vespasiano nel 72 d.c. e inaugurato dal figlio Tito nell'80. Secondo un documento del IV secolo, esso riusciva a contenere circa 85.000 spettatori, ma gli studiosi contemporanei ritengono che potesse ospitarne solo 50.000, almeno da seduti. Tutte le principali città dell'impero ebbero un anfiteatro. Fra gli edifici meglio conservati, si ricordano gli esempi di Pozzuoli, Capua, Verona in Italia, Tarragona in Spagna, Nîmes e Arles nella Francia meridionale, El Djem in Tunisia.



GIOCHI GLADIATORI

Come le gare con i carri, anche le lotte gladiatorie ebbero origine probabilmente come giochi funebri privati, pur essendo molto meno antichi rispetto alle prime. Il primo combattimento gladiatorio in Roma di cui si ha testimonianza ebbe luogo quando tre coppie di gladiatori lottarono fino alla morte durante il funerale di Giunio Bruto nel 264 a.c., ma si pensa che non fossero stati i primi.

I giochi gladiatori, chiamati "Munera" poichè costituivano in origine una sorta di "tributo" versato agli antenati defunti, gradualmente si spostarono dai funerali di cittadini individuali e divennero una parte importante degli spettacoli pubblici, finanziati dai politici e dagli imperatori. La popolarità di questi giochi è testimoniata dall' abbondanza di dipinti murari e mosaici che ritraggono i gladiatori.



I GLADIATORI

I gladiatori, il cui nome deriva dalla spada romana chiamata gladius, erano in genere criminali, condannati, prigionieri di guerra, schiavi; alcuni però erano volontari, liberti o uomini liberi delle classi inferiori, che sceglievano di assumere lo stato sociale di uno schiavo per il compenso economico o per la fama e l' eccitazione.

Chiunque diventasse gladiatore era automaticamente infamis per la legge e quindi non rispettabile. In realtà anche un esiguo numero di esponenti delle classi più elevate si confrontava nell' arena, benchè proibito dalla legge, ma costoro non vivevano con gli altri gladiatori e combattevano in un modo molto ritualizzato, per una specie di dottrina esoterica, per cui affrontavano la morte come forma di liberazione della paura e dalle passioni. Anche le donne fornivano uno spettacolo molto particolare, estremamente però anche perchè la maggior parte degli imperatori proibì loro di combattere.



I  RITUALI

Vi erano, comunque, molti rituali nell’arena.

Quando un gladiatore era stato ferito e intendeva dichiarare la resa, sollevava il dito indice: a questo punto, la folla avrebbe manifestato con particolari gesti simbolici la sua volontà riguardo alla sorte del gladiatore sconfitto: se cioè egli dovesse essere ucciso o risparmiato.

Secondo quanto si è soliti credere, "pollice verso"equivaleva alla morte, "pollice alto"alla salvezza, ma non vi sono effettive testimonianze di questo fatto, e i testi scritti riportano che, se "pollicem vertere" indicava la morte, era invece "pollicem premere"ad esprimere la volontà di risparmiare il gladiatore.

In ogni caso, il finanziatore dei giochi decideva a questo punto se concedere o meno una sospensione della condanna (missio).

Se il gladiatore doveva essere ucciso, egli era tenuto a subire il colpo finale con una sorta di ritualità, senza lamentarsi o tentare di sottrarvisi.

Alcuni studiosi ritengono che si seguisse un rituale anche per rimuovere il cadavere del gladiatore, con un uomo mascherato da Caronte che tastava il corpo per accertarsi che fosse veramente morto, e quindi uno schiavo che lo trascinava con un uncino attraverso un cancello chiamato Porta Libitinensis (Libitina era una dea della morte).



IL COLOSSEO

La sua costruzione fu iniziata da Vespasiano nel 72 ed inaugurato da Tito nell'80, tuttavia, l'opera fu rifinita in tutti i suoi particolari solo da Domiziano. È probabile che sotto questo imperatore furono creati i sotterranei in muratura dell'arena, altrimenti non si potrebbe comprendere la notizia di "naumachie" (battaglie navali) date sotto Vespasiano e Domiziano nell'anfiteatro. Da allora in poi non si parlò più di tali spettacoli ma bensì di giochi gladiatori ("munera") e cacce di animali selvatici ("venationes").

Il Colosseo come sistema complesso era molto simile ad uno stadio attuale: le arcate a pianterreno, 80 in tutto, tramite dei passaggi chiamati "vomitoria" perché permettevano una veloce evacuazione, davano accesso alle gradinate della cavea.

Sopra ognuno degli archi superstiti è ancora indicato il numero progressivo che corrispondeva al numero di biglietto (tessera di cui ogni spettatore era munito).

I quattro ingressi posti in corrispondenza degli assi principali non avevano numero. L'unico di essi intatto è quello settentrionale che mostra tracce evidenti di un portichetto che lo caratterizzava particolarmente.

Al suo interno sono evidenti resti di stucchi figurati: questo era, infatti, l'ingresso che portava alla tribuna imperiale, collocata al centro del lato nord. Gli altri tre ingressi assiali dovevano avere la stessa funzioni per categorie privilegiate: i magistrati, le vestali, gli ospiti d'onore, i collegi religiosi..

Entrando, si scorge subito l'arena, lo spazio per le rappresentazioni, una volta formato da una pavimentazione mista di muratura e legno é oggi del tutto scomparso. Al suo posto vediamo però i sotterranei, dove erano alloggiati gli apparati di supporto alla preparazione e allo svolgimento dei giochi.

Nei due piani sotterranei si trovavano ascensori e montacarichi, a contrappeso, dei quali oggi sono ancora visibili i binari, erano considerati gli effetti speciali dell'epoca, venivano infatti usati per sollevare velocemente animali e gladiatori che irrompevano sull'arena da botole, apparendo d'improvviso in una nuvola di polvere dando al pubblico uno strepitoso effetto sorpresa. Un complesso sistema di cerniere e strutture ad ascensore permetteva di far emergere anche sfondi scenografici di forte impatto, usati per gli spettacoli di caccia.

Le manifestazioni che vi si svolgevano erano ad un tempo simboliche e concrete e creavano un legame fra la cittadinanza e il suo capo attraverso la comune partecipazione ad importanti eventi pubblici avendo inoltre la non trascurabile funzione di divertire il popolo e sviare la sua attenzione su problemi diversi da quelli politici. Da sfatare è la credenza che nel Colosseo venissero uccisi i cristiani come forma di spettacolo, questo avvenne in altre epoche ed in altri anfiteatri.



NEL COLOSSEO

I Ludi Gladiatori nel Colosseo vengono annunciati con l'indicazione sui muri della città della data, del motivo per cui il magistrato li offre e di altre notizie, come quella se l'anfiteatro verrà o no coperto da velario a protezione del pubblico. Gli spettatori, muniti di tessere con il numero del posto da occupare sulle gradinate, entrano già alle prime luci dell'alba e inizialmente assistono a spettacoli molto crudeli.

Per motivi di sicurezza tutti i cancelli del Colosseo vengono chiusi e in uno scenario esotico, che riproduce l'ambiente da cui provengono, le fiere, incatenate l'una all'altra, si combattono tormentandosi atrocemente tra loro, tra le accanite scommesse del popolino. Ma vi erano molti combattimenti tra uomini e bestie. Plinio il Vecchio riferisce di orsi abbattuti con il cranio fracassato da pugni. L'imperatore Commodo fa una strage di bestie feroci, uccidendole con le sue proprie mani e il suo biografo racconta che arriva a trapassare con una lancia un elefante da parte a parte.

MAPPA DEGLI ANFITEATRI DELL'IMPERO (clicca per ingrandire)
A mezzogiorno, cessato l'ingresso in pista di bestie e ripulita la sabbia dell'arena, entra nell'anfiteatro il corteo dei gladiatori. Tra costoro ci sono prigionieri, delinquenti, schiavi puniti e persino uomini liberi, gente finanziariamente dissestata, che combatte per compenso ed è preferita dalla plebe che affolla le gradinate ai damnati ad gladium. I gladiatori sfoggiano nomi che alludono alla loro forza, come Leone e Tigre oppure mitici come Ercole e Icaro.

La loro età va dai 18 ai 48 anni. Il loro abbigliamento ed armamento è quello degli antichi nemici di Roma, ma tra essi ci sono anche degli effeminati che duellano indossando preziose tuniche. Con il corteo entrano nell'arena i musicanti, che si sistemeranno sulla pista e suoneranno strumenti a fiato, persino l'organo, durante tutto lo spettacolo, rimarcandone le fasi salienti.

Il duello inizia con scambio di assalti nel clamore assordante del pubblico, talvolta organizzato in claque, che applaude, fischia e, se insoddisfatto, arriva addirittura a lanciare pietre all'organizzatore. Apprezzati i combattenti mancini, che per questa loro caratteristica disorientano l'avversario. I gladiatori poco aggressivi o quelli in fuga per l'arena sono frustati o ustionati dagli inservienti.

Le immagini ci dicono della gestualità del vinto e del vincitore nella scena finale del duello, quando si attende solo il verdetto del magistrato.
- La sentenza verrà pronunciata su indicazione del pubblico e delle sacerdotesse Vestali.
- Al gladiatore soccombente nel momento in cui nell'anfiteatro sta entrando l'imperatore viene per questo solo fatto accordata la grazia.
- Il magistrato accorda o rifiuta la grazia con gesti convenzionali. Un questore la rifiuta soffiandosi il naso.
- Non sempre si ha riguardo per il giudizio del pubblico, quanto del costo dei gladiatori, che, se elevato, finisce col favorire la grazia.
- Questa è raramente accordata a chi è caduto anche incidentalmente in terra durante il duello.
- La grazia è preferibilmente accordata a chi ha combattuto valorosamente, finendo il duello in piedi. - Se la grazia è rifiutata il vinto deve essere sgozzato dal vincitore, al quale in epoca tarda è addirittura rimesso il verdetto.
- I cadaveri verranno trascinati via da addetti mascherati da divinità infernali.
- Un editto dell'imperatore cristiano Costantino abolirà i duelli di gladiatori, ma essi continueranno per un altro secolo, fino al 439.

L'ANFITEATRO DI LECCE

I PIU' GRANDI ANFITEATRI DELL'IMPERO

- Il Colosseo resta anche quello con le dimensioni maggiori (diametri esterni: 188 x 156 m, arena: 86 x 54 m).
- Il secondo è l'anfiteatro di Capua (I-II sec, 170 x 140 m).
- Il terzo è quello di Milano ( I sec. 155 x 125). Fino a qualche tempo fa l'arena pareva eccessiva (90 x 60 m), ma solo di recente si è scoperta la presenza di un anello interno che la porta a dimensioni più ragionevoli (71 x 40,5 m).
- Vi è poi l'anfiteatro di Verona (chiamato impropriamente Arena) con diametri esterni 152 e 123 m e arena di 75,68 x 44,43 m.
- A seguire l'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli (147 x 117),
- Poi quello di El Jem (tardo e mai ultimato ma in buono stato di conservazione) 148 x 122 m,
- Arles 136 m x 107,
- Nimes 133 x 101,
- Pola 132,5 x 105 m
- Tarragona 109,50 per 86,50 m (l'arena era di 62,50 m per 38,50).



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