CORNELIA SCIPIONE AFRICANA (MADRE DEI GRACCHI)





Nome: Cornelia Scipio
Nascita: 191-190 a.c.
Morte: 121 a.c.


CORNELIA SCIPIONIS AFRICANA

 nata nel 191 o 190 ac. e morta nel 100 ac. vissuta quindi non meno di 90 anni, fu la seconda figlia di Publius Cornelius Scipio Africanus, l'eroe della II Guerra Punica, e di Aemilia Paulla, figlia di Lucius Aemilius Paullus (console nel 216). Andò in sposa a Tiberius Sempronius Gracchus Major, di età già avanzata, padre di Tiberio Sempronio Gracco.

Nonostante la differenza di età l'unione fu felice ed ebbero ben 12 figli, di cui però solo tre sopravvissero: Sempronia, sposata a suo cugino Publius Cornelius Scipio Aemilianus; e i fratelli Tiberio e Gaio Gracco, che avrebbero sfidato le istituzioni politiche di Roma, con i loro tentativi di riforme popolari.



LA VEDOVA

PHYSCON
Dopo la morte di suo marito ella decise di restare vedova, pur avendo un alto stato sociale, per dedicarsi all'educazione dei suoi figli. Rifiutò perfino la proposta di matrimonio di re Ptolemy VIII, soprannominato Physcon, re d'Egitto.

Cornelia aveva studiato lettereatura latina e greca e parlava il greco fluentemente, e per questo fece venire a Roma grandi studiosi e filosofi come Blossius da Cuma e Diophanes da Mytilene, in qualità di educatori.

Durante il periodo della vedovanza continuò a coltivare i forti interessi culturali che le erano stati trasmessi dal padre circondandosi, presso la residenza di Miseno, nei dintorni di Napoli, di un nutrito stuolo di letterati e di intellettuali greci. 



PLUTARCO

Plutarco scrisse parecchio sulla relazione che aveva Cornelia con i suoi figli adulti, illustrandola nei libri: "Vita di Tiberio Gracco" e "Vita di Gaio Gracco". Ella partecipò attivamente all'azione politica dei suoi figli, specialmente durante il tribunato di Gaio.

Plutarco afferma che la gente aveva approvato la legge graccana per il gran rispetto che avevano di lei, dei suoi figli e di suo padre. 

Inoltre scrive anche che Cornelia aiutò Gaio a minare il potere delle console Opimio assumendo raccoglitori stranieri per aiutare la resistenza degli agricoltori. 

Plutarco riferisce di quando Gaio rispose a un avversario politico che aveva attaccato Cornelia:

"Che cosa? Tu abusi Cornelia, che ha dato vita a Tiberio?
E dal quel momento accusò l'altro di pratiche effeminate: 
"Con quale sfrontatezza, puoi confrontarti con Cornelia? Hai forse avuto figli, come ella ha fatto? E in verità tutta Roma sa che ella si trattenne dal commercio con gli uomini per quanto superiori di grado, se tu sei un uomo. "

Evidentemente Cornelia aveva fama di donna casta, e i Gracchi usarono questo a loro vantaggio nella loro retorica politica. Plutarco scrive anche di come Gaio fece rimuovere Marco Ottavio, perché Cornelia gli aveva chiesto di rimuoverlo.

Cornelia supportò sempre Tiberio e Gaio, anche quando le loro azioni si rivolsero contro le famiglie patrizie in cui ella era nata.

Cicerone, nell’esaltare le prerogative di Cornelia, che sapeva scrivere molto bene sia in latino sia in greco, sottolinea che i due Gracchi furono “figli non tanto del grembo della madre, quanto della sua cultura” (Brutus, 211).

CORNELIA E FIGLI


LA MORTE DEI FIGLI


Tiberio Gracco infatti, tribuno della plebe, nel 133 a.c. aveva fatto approvare la lex Agraria, che vietava l'accaparramento di terreno con la revisione degli appezzamenti già assegnati. I senatori, sentendosi danneggiati, posero il veto alla legge attraverso Marco Ottavio, il collega di Tiberio Gracco.

Tiberio riuscì però a far deporre Marco Ottavio ed a far approvare la legge. Dopo aver organizzato un triumvirato composto da lui stesso, Gaio ed Appio Claudio, venne tuttavia assassinato nel 132 a.c. da Scipione Nasica.

Alla sua morte, Gaio Gracco fra il 123 ed il 122 a.c. ripropose il progetto di Tiberio: la lex agraria, la lex frumentaria a favore delle distribuzioni di grano, dei provvedimenti a favore dei militari, la lex iudiciaria, che prevedeva che la competenza dei processi per corruzione passasse dai senatori ai cavalieri, la creazione di tre nuove colonie (Iunonia) a Cartagine, la concessione della cittadinanza romana ai Latini e del diritto latino agli Italici.

Il senato, allarmato, ricorse al suo collega Livio Druso, che, riuscendo a far approvare leggi ancora più democratiche, sminuì fortemente l ruolo dei Gracchi che, per rivalsa, organizzarono bande armate.

Il senato proclamò lo stato d'assedio e i graccani vennero massacrati. Gaio, fallito il suo progetto, si fece uccidere da uno schiavo.

Dopo le morti violente dei suoi figli elle si ritirò da Roma nella sua villa di Misenum, continuando però a ricevere ospiti.
Per Roma fu un esempio di virtù e quando ella morì a tarda età la città votò per innalzarle una statua in suo onore.

I GRACCHI
Grande il senso di dignità che traspariva dalla figura di Cornelia, figlia devota, sposa integerrima e madre orgogliosa: Plutarco (Vita di Gaio Gracco) riferisce, a tal proposito, che, sino al volgere dei suoi giorni terreni, la matrona decantò le lodi del padre, l’Africano, e dei figli, i due Gracchi, “ricordandoli senza manifestazioni di dolore e senza lacrime, come se si trattasse di personaggi delle età antiche”.

Cornelia fu una delle sole quattro donne romane di cui sopravvive uno scritto: una lettera scritta a Gaius Gracchus, il più giovane figlio di Cornelia.
Non tutti gli studiosi accettano come autentica la lettera di Cornelia, ma la maggior parte concordano.
La data della lettera doveva precedere il tribunato di Gaius nel 122 ac.
Gaio fu ucciso nel 121 ac. mentre il fratello Tiberio fu ucciso nel 133 ac. I brani sono stati conservati in manoscritti di Cornelio Nepote, il I biografo latino.


Il testo:

Tu dirai che è una bella cosa prendere la propria vendetta sui nemici. A nessuno appare cosa più grande o più bella di come appare a me, ma solo se è possibile perseguire questi fini senza agire contro il nostro paese. Ma vedendo come ciò non possa essere fatto, i nostri nemici non periranno per lungo tempo e per molte ragioni, e saranno come sono ora, e in più avremo un paese morto e distrutto. . . 

Giurerei solennemente che, ad eccezione di quelli che hanno ucciso Tiberio Gracco, nessun nemico si è imposto con tanta difficoltà e disagio su di me quello quanto quello che hai tu a causa delle questioni: ci si dovrebbe avere sulle spalle le responsabilità di tutti di quei bambini che io ho avuto in passato, e per fare in modo che io possa avere la minima ansia possibile nella mia vecchiaia, e che, qualunque cosa hai fatto, si vorrebbe farmi piacere più grande, e che si considerano un sacrilegio di fare qualcosa di contrario ai miei sentimenti, tanto più che io sono una persona con davanti solo un breve tratto di vita. 

Impossibile anche questo lasso di tempo, breve, come si è, essere voi opposti da me distruggendo il nostro paese? In ultima analisi, che fini ci saranno? 

Quando sarà la nostra sola famiglia a comportarsi follemente? Quando smettiamo insistendo sulla difficoltà, di causare loro sofferenza? 

Quando cominciamo a sentire vergogna per i danni al nostro paese? Ma se questo è del tutto in grado di prendere posto, cercano la carica di tribuno, quando sarò morta, per quanto mi riguarda, non quello che vi piace, quando non è percepire ciò che si sta facendo. 

Quando mi sono morti, si sacrifica per me come un genitore e invitare il Dio di un genitore. A quel tempo non si vergogna di chiedere preghiere di questi Dei, che voi considerate abbandonata e deserta quando erano vivi ed a portata di mano? 

Ma non Giove per un solo istante consente di continuare in queste azioni, né permettere che una simile follia di entrare nella tua mente. E se persistono, temo che, per colpa tua, si può incorrere in problemi del genere per tutta la vita che in nessun momento sarebbe in grado di farti felice."

CORNELIA CON I FIGLI
Nei primi anni del 40 ac, Cicerone, contemporaneo di Nepote, disquisiva col suo amico Attico sull'influenza delle madri sulla libertà di parola dei bambini, in cui Atticus leggeva le lettere di Cornelia, madre dei Gracchi. 
Attico sembra voler dimostrare  che i Gracchi siano stati fortemente influenzati dal discorso di Cornelia più che dalla sua educazione. 

Più avanti, Marco Fabio Quintiliano (35 circa - ca. 100) avrebbe riaffermato che nelle lettere di Cornelia si comprendeva quanto ella avesse influenzato i figli "abbiamo sentito che la loro madre Cornelia aveva contribuito notevolmente alla eloquenza dei Gracchi, una donna il cui dottissimo discorso inoltre è stata tramandata alle generazioni future nelle sue lettere "(Ist. Orat. 1.1.6). 

In un altro brano di Cornelio Nepote " Sugli storici latini " c'è una lettera di Cornelia a Gaio che era stata verbalmente recitato fino ad impararla a memoria  da Nepote:

"Mi permetto di fare un giuramento solenne che, fatta eccezione per gli uomini che hanno ucciso Tiberio Gracco nessun nemico mi ha dato così tanti problemi e fatica, come hai fatto tu a causa di questi problemi. Si dovrebbe invece aver cura che dovrei avere ansia il meno possibile in età avanzata, che qualunque cosa hai pensato di fare qualcosa di importante contro i miei punti di vista, soprattutto perché così poco della mia vita rimane. . . . Saprà la nostra famiglia mai desistere dalla follia? . . . Riusciremo mai a provare vergogna nel gettare lo stato nel caos e confusione? Ma se davvero non può essere, cerca il tribunato dopo la mia morte. "

Nella lettera, Cornelia esprime una forte opposizione alle intenzioni Gaio di ottenere il suo Tribunato. Si invita inoltre a non continuare le politiche rivoluzionarie del suo fratello Tiberio Gracco, che ha portato in ultima analisi, alla sua morte. I frammenti sono stati probabilmente inclusi nella Vita Nepote 'di Gaio Gracco, oggi perduto.

La prima immagine di Cornelia, dipinta in gran parte da vedute di Plutarco, è di una donna aristocratica, che a causa della vita stravagante e ricca nella villa della sua famiglia, mostra un notevole interesse per l'educazione (soprattutto quella greca), nella retorica latina e greca.
Nel corso dei secoli successivi Cornelia si evolve negli occhi di scrittori romani e il suo successo scolastico e le capacità diventano un esempio di ruolo di madre ideale.




LA STATUA DI CORNELIA

Dopo la sua morte venne eretta una statua di marmo di cui oggi solo la base è rimasta. Ma questa statua sopravvisse a Silla e divenne un modello per le donne romane culminando col modello di Elena, la madre di Costantino, 400 anni più tardi; comunque sulla base della statua la dicitura di "figlia di Scipone" venne sostituia con la dicitura "madre dei Gracchi".


Approfondimenti: 
CAIO SEMPRONIO GRACCO



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