PORTA VIMINALIS (Porte Severiane)



ECCO COME DOVEVA APPARIRE LA PORTA VIMINALIS
"Porta Pia prossima all'antica Nomentana così detta perché conduceva una nomina in Sabina detto volgarmente Lomentona come la firada che conduce E dubbioso se la Viminale sia la medesima credendosi che fosse piùttosto verso la parte che riguarda l'Aggere di Servio Tullio.  


Prese nome dal Colle Viminale così chiamato secondo Pesio per esservi stato un Boschetto di Viminí e in altri luoghi più alti. Topograsi situano la Porta Viminale avanti Aureliano come dicemmo tutti Aggere di Servio tra Porta Pia e Porta di Lorenzo più dentro Roma".

(Francesco Schinardi 1750)

Invece Strabone indica la Porta Viminalis al centro delle mura serviane che stanno tra la Porta Collina e quella Esquilina, corrispondente alla località in cui è stata eretta la Stazione Termini di Roma.

Strabone: «Servio aggiunse alle altre colline l'Esquilino e il Viminale, facili ad attaccare dall'esterno: per questo fu scavata una fossa profonda e rigettata la terra verso l'interno, formando così un terrapieno di sei stadi [almeno sette, in realtà], sul margine interno della fossa. Su questo innalzarono un muro con torri dalla porta Collina fino a quella Esquilina. 

Al centro del terrapieno è una terza porta, che ha lo stesso nome del Viminale».



LA STAZIONE TERMINI

Nel 1865 venne edificata a Roma una grande stazione ferroviaria e l'esproprio dei terreni fruttò ai Massimo, proprietari della bellissima Villa Montalto, la bella somma di 62.485 scudi. Il primo fabbricato venne realizzato nel 1867 ma alla fine degli anni '30, divenne insufficiente e il nuovo progetto, firmato Angiolo Mazzoni, venne ripreso nel dopoguerra da una équipe coordinata dagli architetti Montuori e Vitellozzi, che rinunciarono, però, al gigantesco colonnato d'ingresso di quel progetto, per sostituirlo con un fabbricato frontale.

BOTTINO ROMANO E MURA SERVIANE (STAZIONE TERMINI)
Per l'occasione l'obelisco egiziano dedicato ai soldati italiani caduti a Dogali, situato all'ingresso principale della stazione, venne spostato nel giardino di via delle Terme di Diocleziano.

La stazione oggi, sicuramente molto più ampia e moderna, ma molto meno bella di quella antica, purtroppo abbattuta, conserva aldifuori un tratto delle Mura Serviane.

Queste subirono forti rifacimenti e rafforzamenti nel IV secolo a.c. quando la cinta più antica in cappellaccio fu sostituita con quella in opera quadrata di blocchi di tufo giallo, di cui restano ancora alcuni tratti.

Il tratto serviano della stazione, conservato fino ad oggi, è lungo circa 94 m, con un'altezza di 10 ed uno spessore di 4 m, per un totale di 17 filari di blocchi di tufo di Grotta Oscura, che recano incisi i segni di cava; conservando le linee di sutura tra i vari segmenti eseguiti da cantieri diversi. I blocchi della facciata interna sono lavorati grossolanamente poiché su questo lato vi si addossava il terrapieno. 

La porta Viminalis prendeva il nome dal colle sul quale si aprivano i resti imponenti di un lungo tratto di mura, relativi a rifacimenti di età repubblicana, sono visibili a piazza dei Cinquecento sul lato di via Marsala. A nord della porta Viminalis, all’interno della città, giungevano anche gli acquedotti dell’Aqua Iulia, Tepula e Marcia, di cui si serbava il bottino come i n foto.

La fortificazione in questo tratto comprendeva un terrapieno retrostante le mura e dotato di un fossato (agger), che correva per 1300 m da Porta Collina a Porta Querquetulana, nella parte meno difesa in modo naturale, della città. Parte del muro di contenimento del terrapieno è ancora visibile nel piano sotterraneo della Stazione Termini. Un altro tratto dell’agger è stato messo in luce a piazza Manfredo Fanti.

L'immagine al la è l'edificio denominato "bottino di presa" nel quale sono contenute tutte le vasche e le apparecchiature che danno origine ad un acquedotto. Questa immagine, di Rodolfo Lanciani riproduce appunto il bottino situiato presso la Porta Viminale.



LA DATAZIONE 

La Porta Viminalis risale a circa un paio di secoli prima della costruzione delle mura repubblicane nel 378 a.c. Le quattro porte originarie risalgono all'ampliamento della città operato da Servio Tullio, che incluse nel territorio dell'Urbe, oltre agli iniziali sette colli, anche il Quirinale, il Viminale, l'Esquilino e il Celio.

MURA SEVERIANE SOTTO LA STAZIONE TERMINI
D'altronde il nome delle porte, che deriva direttamente dall'altura cui davano accesso, non può che essere successiva all'inglobamento dell'area nel perimetro urbano.

Le strade a cui davano accesso sembra fossero la via Collatina, o la via Tiburtina. Le distruzioni operate in epoca imperiale per l'edificazione delle Terme di Diocleziano, poi da papa Sisto V che spazzò la zona di ogni resto romano, e per ultimo per la costruzione della stazione di Roma. Sembra ci fosse ancora la Porta Collatina nei pressi di via del Castro Pretorio o nell'area della stazione ferroviaria, e delle strade originarie in tutto il perimetro adiacente.

La porta Viminalis si apriva all'incirca al centro del lungo tratto di mura tuttora esistente in piazza dei Cinquecento, a destra di chi esce dalla Stazione Termini. Il giardino che contorna le mura copre il terrapieno dell'antico aggere, il cui muro di sostegno è ancora visibile nel piano sotterraneo della stazione, di fronte al ristorante McDonald's.



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