CULTO DI GIANO





Carmen saliare di Ianus: "Cantate Lui, il padre degli Dei, supplicate il Dio degli Dei"


CULSANS ETRUSCO

Ani fu interpretato come il nome di una divinità etrusca simile a Ianus per una errata lettura di uno dei quaranta nomi di divinità presenti sul fegato di Piacenza. Nel 1981 una nuova lettura da parte dell'etruscologo Adriano Maggiani ha chiarito l'errore.

La sua posizione sul fegato di Piacenza corrispondeva a quella delle grandi divinità celesti che secondo la teologia etrusca risiedono nella parte nord-orientale del cielo. L'assonanza del nome con quello del dio romano Giano aveva fatto ritenere che tra loro ci fosse un'equivalenza; in realtà il corrispondente etrusco di Giano è il Dio Culsans.

Infatti a Cortona è stata rinvenuta una statua di Culsans, desunta da una dedica sulla sua gamba destra, anch'essa bifronte, pertanto corrispondente del dio romano Giano, ed è probabile che le due divinità corrispondessero anche nelle funzioni.

La statua maschile e nuda, porta un copricapo di pelle ferina, torques al collo e calzari, simili a quelli di Diana, gli endromidi. La mano sinistra è appoggiata sul fianco in atto di riposo, mentre il braccio destro, a cui corrisponde la gamba tesa e portante, è disteso in avanti, con il punto semichiuso a reggere un attributo perduto (forse una chiave o un chiavistello).

In effetti il nome di Ianus deriva da ianua, ovvero "porta", così come Culsans può essere connesso al nome di Culsu, divinità che in Etruria custodiva le porte. In entrambi i casi si tratta dunque di divinità che vengono rappresentate con un doppio volto, come doppia è la sua funzione di entrata e di uscita. Ma soprattutto la simbologia rigurdava la porta aperta o chiusa, come inizio e fine, di un'impresa, di una guerra, dell'anno e della vita, connesso pertanto con la morte.



IANUS ITALICO

Preghiera latina ad Ecate e a Giano:
"Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla bella prole;
salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza;
ma anche a te salve, o Giano, progenitore, Zeus imperituro;
salve Zeus supremo;
rendete luminoso il cammino della mia vita,
colmo di beni, stornate i funesti morbi
dalle mie membra, e l'anima, che sulla terra delira,
traete in alto, purificata dalle iniziazioni che risvegliano la mente."

Giano, Ianus, è il Dio degli inizi, sia di attività, sia temporali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. E' una divinità esclusivamente romano-italica, la più antica degli Dei nazionali, senza riferimenti greci, gli Di indigetes, invocato spesso insieme a Iuppiter.

STATUA DI VULCI
Il suo culto è antichissimo e risale ad un'epoca arcaica in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina. È stato sottolineato da più autori, fin dal secolo scorso (Vedi Il ramo d'oro) come Giano fosse probabilmente la divinità principale del pantheon romano in epoca arcaica.

In particolare rimarrebbe traccia di questo fatto nell'appellativo Ianus Pater che permase anche in epoca classica. Nei frammenti superstiti del Carmen Saliare Giano è salutato con particolare enfasi come padre e Dio degli Dei stessi.

Le porte del tempio di Giano si spalancavano in tempo di guerra e nel suo tempio si sacrificava spesso per avere vaticini sulla riuscita delle imprese militari.


Giano nelle città italiche

Giano viene assunto dal Medioevo a simbolo di Genova, in relazione al suo nome antico di Ianua. L'immagine di Giano è presente nel gonfalone di Tiggiano (provincia di Lecce) perché secondo un'etimologia popolare il nome del paese potrebbe derivare dal nome del dio Giano.
L'immagine di Giano è presente nel gonfalone di Subbiano (provincia di Arezzo) perché secondo un'etimologia popolare il nome del paese deriverebbe dal latino Sub Janum condita ("fondata sotto la protezione di Giano"), ma in realtà deriva dal gentilizio romano Sevius.
Il toponimo di Selvazzano Dentro (provincia di Padova), di origine romana parrebbe invece riportare alla presenza di un boschetto sacro a Giano (selva di Giano), l'attuale stemma comunale riporta infatti un altare dedicato al Dio.
Il nome del Dio è invece all'origine dei due toponimi Giano dell'Umbria e Giano Vetusto, non direttamente ma attraverso un nome di persona latino Ianus (al quale sarà originariamente appartenuto il fondo sul quale è sorto il centro abitato).



IANUS ROMANO

Alle origini della storia religiosa di Roma Giano dovette essere annoverato anche tra le divinità marine, e acquatiche; secondo il mito per cui sarebbe stato il primo Dio di Roma, dove giunse per mare dalla Tessaglia. Era quindi considerato l'inventore delle navi e il protettore della navigazione, dei porti e delle vie fluviali.

Più tardi gli venisse riconosciuta la potestà di far zampillare dal terreno sorgenti e polle d'acqua. Ad esempio, accadde che i Sabini, nemici dei Romani, stavano per entrare in città attraverso una porta, rimasta inspiegabilmente aperta: Giano fece scaturire un getto d’acqua, addirittura una cascata, che mise in fuga gli assalitori.

Già gli antichi mettevano il nome del Dio in relazione al movimento: Macrobio e Cicerone lo facevano derivare dal verbo ire "andare", perché secondo Macrobio il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da sé stesso a sé stesso ritorna. Ma che ci azzecchi con Ianus non si capisce.

Per altri era da connettere al Dio Dianus, da mettere in relazione con la Dea Diana e quindi derivato anch'esso dalla stessa radice del termine latino dies, "giorno". Ma il giorno per i latini era dies, mentre Giano era Ianus.

Varrone riporta però nel carmen anche l'epiteto di Cerus cioè "creatore", perché come iniziatore del mondo Giano è il creatore per eccellenza) Il console e augure Marco Valerio Messalla Rufo scrive nel libro sugli Auspici che Giano è colui che plasma e governa ogni cosa e unì circondandole con il cielo l'essenza dell'acqua e della terra, pesante e tendente a scendere in basso, e quella del fuoco e dell'aria, leggera e tendente a sfuggire verso l'alto, e che fu l'immane forza del cielo a tenere legate le due forze contrastanti. Settimio Sereno lo chiama "principio degli dèi e acuto seminatore di cose".

Giano presiede a tutti gli inizi e i passaggi e le soglie, materiali e immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelle sovrastati da un arco, ma anche l'inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli Dei stessi, del mondo, dell'umanità, chiamato anche Consivio, cioè propagatore del genere umano, che viene seminato per opera sua, nonchè della civiltà e delle istituzioni.

Nella sua riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio d'inverno, gennaio, che con la riforma giuliana del 46 a.c. passò ad essere il primo dell'anno. Gennaio vine da Giano.

Giano bifronte era preposto alle porte, ianuae, ai passaggi, iani, e ai ponti: ne custodiva l'entrata e l'uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores, una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, a custodire entrata e uscita. Questa funzione si estese fino a diventare il custode di ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine.

Al culto di Giano, a differenza delle altre divinità maggiori, non era preposto un apposito flamen. Le cerimonie a lui dedicate venivano invece amministrate dallo stesso Rex e, in età repubblicana dal particolare sacerdote che suppliva alle antiche prerogative regie, il Rex Sacrorum. Egli apriva dunque per primo le processioni e le cerimonie religiose, antecedendo anche lo stesso flamen Dialis, sacerdote di Giove.



IANUS - IANICULUM

Virgilio parla di Giano nel Libro VII dell’Eneide e narra dei profughi Troiani alla ricerca della antica madre. In quell’occasione il poeta ci ricorda che Giano avrebbe “… regnato in Italia prima di Saturno e di Giove”.

Ovidio ne “I Fasti” e ne “le Metamorfosi” afferma che Giano fissò la propria dimora sul Gianicolo che da lui prese il nome. Per questo Giano, che nella più antica religione si era presentato come divinità solare, come alter ego al maschile di Diana, come divinità che, al mattino, apre e, la sera, chiude le porte del cielo, le Janua.



IL MITO

Nel mito Giano avrebbe regnato come primo Re del Latium, fondando una città sul monte Gianicolo e donando la civiltà agli Aborigeni, suoi originari abitanti. Con la ninfa Camese avrebbe generato poi numerosi figli, tra i quali Tiberino, Dio del Tevere. Fu lui ad accogliere il Dio dell'agricoltura Saturno, spodestato dal figlio Giove, condividendo con lui la regalità e consentendogli di portare l'età dell'oro. Giano ricevette da Saturno, in cambio dell'ospitalità ricevuta, il dono di vedere sia il passato che il futuro, connessa alla sua rappresentazione bifronte.

Secondo un'altra leggenda, Giano fondò la città di Gianicola, in realtà una frazione della città di Roma denominata Gianicolo e secondo alcuni mitologi Giano sarebbe il fondatore di uno dei villaggi di Roma.



IL MITO PIU' ARCAICO

In realtà una delle grandi Madri più seguite nel Mediterraneo e oltre era la Dea Dia, Dea lunare del cielo notturno, detta anche Dea, da cui il termine per le divinità in genere e il nostro termine "Dio", infatti poi fu chiamata Bona Dea per distinguerla da una qualsiasi Dea, I miti più antichi, in ogni parte del mondo, sono lunari, nome che poi si mutò in Diana, da cui Iana e Ianua, o Janua, da cui derivò poi la Iuno latina e la Uni etrusca.

Ancora oggi c'è un retaggio nelle Janas, le fate notturne sarde, che hanno telai d'oro e setacci d'argento. Ianua ebbe un figlio, Ianus, il figlio vegetazione che cresce, muore e risorge regnando con la madre. Col patriarcato la divinità maschile prese le prerogative della Dea, così Ianus divenne l'inizio e la fine, il guardiano dell'anno, collegato pertanto con le acque e con la guerra.


Mogli e figli di Giano:

Camese, dalla quale ebbe tre figli:
Tiberino, il Dio del Tevere;
Camasena,
Clistene;
Venilia, citata da Ovidio, dalla quale avrebbe generato:
Canens,
Canente;
Carna, dalla quale avrebbe ricevuto il potere sulle porte;
Giuturna, dalla quale sarebbe nato:
Fons, Dio delle sorgenti, venerato ai piedi del Gianicolo.



APPELLATIVI DI GIANO
  • Divum Deus (Dio degli Dei)
  • Divum Pater (Padre degli Dei)
  • Ianus Bifrons (Giano bifronte)
  • Ianus Cerus (Giano creatore)
  • Ianus Consivius (Giano procreatore)
  • Ianus Pater (Giano padre)
  • Pater matutinae (Padre del mattino)



I TEMPLI


TEMPIO DI GIANO QUIRITO a Roma

Il Tempio di Giano era posto nel Foro romano, a cavallo dell'Argileto (la strada che separa la basilica Emilia dalla Curia) in direzione Subura, composto da un arco a due ingressi. Questo arco era il più antico e importante santuario di Giano, e la sua statua era collocata al centro del passaggio, che forse era un'antica porta cittadina.

RIPRODUZIONE DI RUBENS
Dell'edificio resta solo una traccia in una moneta di Nerone. Secondo Servio, l'edificio venne distrutto sotto Domiziano e sostituito da un arco quadrifonte, già al centro del vicino Foro Transitorio. Il tempio veniva chiuso durante i periodi di pace come avvenne durante il regno di Augusto e Nerone, secondo la testimonianza di Svetonio:

"Il tempio di Giano Quirino che, dalla fondazione di Roma, non era stato chiuso che due volte prima di lui, sotto il suo principato fu chiuso tre volte, in uno spazio di tempo molto più breve, poiché la pace si trovò stabilita in terra e in mare."
(Svetonio, Vite dei Cesari, Divus Augustus 22)
"Salutato imperatore per questo fatto, Nerone portò al Campidoglio una corona di lauro e chiuse il tempio di Giano Bifronte, come se non rimanesse da fare più nessuna guerra."

Il tempio venne aperto per l'ultima volta sotto il regno del giovane imperatore Gordiano III, prima della sua partenza per una campagna militare contro i Sasanidi nel 242. Del tempio non sono stati ritrovati resti. La sua collocazione resta tutt'ora incerta.


TEMPIO DI GIANO al Foro Olitorio Roma

Il tempio di Giano al Foro Olitorio è il secondo tempio dedicato al dio di cui si abbia notizia, oltre al tempio omonimo situato nel Foro Romano.

Fu costruito da Caio Duilio all'epoca della prima guerra punica, nel 260 a.c. dopo la vittoria di Milazzone, e restaurato da Tiberio nel 17. Si sa che era "iuxta theatrum Marcelli" e che vi si svolgevano feste in agosto ed ottobre. È probabile che sia uno dei tre templi contigui di epoca repubblicana nell'area dell'antico Foro Olitorio, dove ora sorge la chiesa di S.Nicola in Carcere, più precisamente quello più settentrionale, a destra guardando la facciata della chiesa.

Il tempio era esastilo, di ordine ionico, e possedeva un'altra fila di sei colonne dietro il fronte e presentava otto colonne sul lato lungo. Era tuttavia privo di postico, ossia la parte posteriore del tempio, poiché la peristasi di colonne non copriva anche il lato posteriore. Il tempio era rivestito di marmo peperino, come quello utilizzato per il tempio di Adriano, e poggiava su una base in cementizio ricoperta di travertino. Anche le colonne e i capitelli erano costituite da marmo, a differenza del vicino tempio di Portuno che presentava una copertura in stucco. Misurava circa 26 m in lunghezza e 15 in larghezza.

Del tempio restano sette colonne inglobate con architrave nel fianco destro della chiesa e due colonne rialzate sul basamento del tempio vicino al teatro di Marcello.


IANUS GEMINUS

Ianus geminus, dedicato al Dio Giano, era un passaggio coperto consacrato secondo la tradizione da Numa Pompilio nel Foro e precisamente nella parte più bassa dell'Argileto secondo Tito Livio, o ai piedi del Viminale secondo Macrobio, e che veniva aperto in occasione di guerre e chiuso in tempo di pace.


IANUS QUADRIFRONS

Ianus quadrifrons era un arco a quattro aperture situato nel Foro Boario e dedicato a Giano.
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