APOLLONIO DA TIANA




Nome: Apollonius
Nasita: 4 d.c. Tiana (Cappadocia)
Morte: -
Personaggio: Sapiente, filosofo, divino, pitagorico e taumaturgo


Filostrato Flavio, nato intorno il 170 d.c., ci racconta la vita di Apollonio nato nel 4 d.c, poco dopo la morte di Gesù, che in effetti fu da molti considerato una sorta di Cristo pagano per i miracoli compiuti e lo stesso carisma di predicatore incurante del potere e dei potenti.

Non dimentichiamo che i Vangeli sono: 
- di Matteo (70 - 90 d.c.)  - di Marco (65 - 70 d.c.) - di Luca (70 - 90 d.c.)  - di Giovanni (100 d.c.). 

Tutti posteriori al Cristo e ad Apollonio. Ma vi furono pure i Vangeli Apocrifi riconosciuti effettivi dalla Chiesa ma non adatti alla divulgazione, con contenuti anche esoterici (?), tra cui:

I Vangeli apocrifi dell'infanzia: - Giacomo (150 d.c.) - Tommaso (150 d.c.)  -  Matteo (700-800 dc)
I Vangeli apocrifi della passione e della resurrezione: - Nicodemo (150 d.c.)  -  Pietro (150 d.c.)

Apollonio, oltre che sapiente divino e taumaturgo, era devoto e seguace di Pitagora, pertanto:

" rifiutava vestimenti tratti da animali morti, e che per mantenersi puro si asteneva da ogni cibo che avesse avuto vita, e dai sacrifici: non bruttava di sangue gli altari, ma le sue offerte erano focacce di miele e grani di incenso e canto di inni, poiché sapeva che gli dei prediligono questi doni più che le ecatombe e il coltello disposto nel canestro.". 

Nonostante questo l'imperatore Domiziano, temendo la sua predicazione contro la tirannia, lo accusò di aver fatto a pezzi un fanciullo " bello come gli Arcadi ", per propiziarsi gli Dei. Nello stesso processo, ingiusto come quello di Socrate, fu accusato di cospirazione contro l'imperatore a favore di Galba e di praticare la magia. 

Al termine della sua autodifesa, Apollonio, scomparve improvvisamente agli occhi di tutti " in modo soprannaturale e inspiegabile ", dal tribunale di Roma per comparire dopo poche ore, aldilà delle leggi spazio-temporali, a Dicearchia (Pozzuoli) dove si trovava Damis di Ninive, il discepolo preferito. 

Si narra che fece molti miracoli: 
- liberò Efeso dalla peste, 
- guarì un fanciullo morso da un cane idrofobo, 
- fece risorgere dalla morte una fanciulla romana.

APOLLONIO
La vita di Apollonio da Tiana fu scritta da Filostrato, agli inizi del III° secolo d.c., su suggerimento di Giulia Domna, moglie dell’Imperatore romano Lucio Settimio Severo. Egli si servì " Degli avanzi" scritto da Damis in cui venivano raccolti, quali  preziosi doni divini, dei detti di Apollonio, nello stesso modo in cui gli evangelisti si servono dei detti di Gesù.

L’Imperatrice coltivava interessi che andavano dalla magia all’astrologia, dalla filosofia all’esoterismo ed amava circondarsi di sapienti provenienti dall’oriente. Non poteva pertanto restare indifferente ad Apollonio, Sapiente, Taumaturgo e Mago.

L'opera ebbe grande successo, perchè secondo Dione Cassio, non solo Caracalla lo divinizzò, ma Settimio Severo fece porre la sua statuetta nel suo larario insieme a Abramo, Orfeo e Cristo, e Aureliano che aveva deciso di distruggere la città di Tana, la risparmiò per il profondo rispetto al divino Apollonio:
Narra il cosiddetto Vopisco nella Vita Aureliani compresa nell’Historia Augusta che, accingendosi Aureliano a distruggere, nel corso di una delle sue campagne, la città di Tiana, l’«antico filosofo e davvero amico degli dei» Apollonio sia apparso all’imperatore e, « parlandogli in latino visto che Aureliano era originario della Pannonia », gli abbia detto:
« Aureliane, si vis vincere, nihil est quod de civium meorum nece cogites. Aureliane, si vis imperare, a cruore innocentium abstine. Aureliane, clementer te age, si vis vivere » 
(Vita Aureliani)
 « Aureliano, se vuoi vincere non devi assolutamente massacrare i miei concittadini. Aureliano, se vuoi serbare il comando astieniti dal sangue degli innocenti. Aureliano, agisci con la massima clemenza, se vuoi vivere » 
Si nota subito la forma della comunicazione tripartita che è oracolare.



LA GIOVINEZZA

Nacque a Tiana, in Cappadocia, allora provincia dell'Impero Romano, all'inizio del I sec. d.c., anche se alcune fonti ne anticipano o posticipano la nascita di parecchi decenni, da una famiglia nobile e ricca che si diceva discendere dai fondatori della città.

APOLLONIO
Apollonio sin dai primi anni della sua giovinezza studiò la filosofia Platonica presso i sacerdoti del Tempio di Esculapio. Ciò che forgiò il suo carattere fu però la Teosofia di Pitagora tanto da essere considerato il Messia del Pitagorismo.

Divenne ben presto vegetariano ed escluse il vino dai suoi alimenti, asserendo, che il cibo più puro è quello prodotto dalla terra e che la carne disturba il corpo e logora l’Anima.

Già a 16 anni, perfettamente consapevole dei pericoli del potere, seppe respingere le insistenze del governatore della Cilicia, che tentava di coinvolgerlo in una cospirazione politica.

Apollonio avrebbe condotto una vita ascetica secondo la dottrina pitagorica, osservando un periodo di silenzio di cinque anni, praticando il celibato, e vestendo abiti di lino. 

Si asteneva dalla carne e si nutriva spesso di piante spontanee. Uno dei suoi detti preferiti era: “Prima parla con gli Dei e poi parla degli Dei”.



IL VIAGGIO

Apollonio prima di partire rinunciò a tutti i suoi averi distribuendoli ai parentiViaggiò scalzo e vestì con lunghe tonache di lino bianco, sia al caldo che al freddo. 
Durante il suo viaggio apprese i segreti dei Magi di Babilonia ed i misteri degli Egizi. Dimorò alcuni anni in Egitto dove constatò la somiglianza tra l’espressione di vita dei Gimnosofisti del posto con gli Asceti Indiani; entrambi abbandonavano tutto rinunciando al mondo.
APOLLONIO
Si recò in India dove conobbe e frequentò i Brahamani e gli Asceti, soggiornando presso i monasteri Buddhisti. Per un certo periodo visse nel cuore di Shambala, là dove hanno dimora tutti i Grandi Maestri ed Iniziati del Mondo di tutte le epoche, quando non sono in giro per il pianeta a porgere ed insegnare il loro messaggio di sapienza Divina.

Nei suoi lunghi viaggi oltre ad aver conosciuto la saggezza degli Indiani, conosceva tutte le lingue degli uomini, comprendeva anche il linguaggio degli animali, e si considerava il più ricco di tutti in quanto non aveva desideri.

Visitò poi altre regioni dell’Asia Minore, entrando in contatto con sapienti ed iniziati del luogo, per poi recarsi in Grecia e trascorrere degli anni, tra Atene e Creta, insegnando la propria saggezza a molti discepoli che lo seguivano ovunque.

Sia Apollonio che Damis raggiunsero l'India dopo aver oltrepassato una impervia montagna, oltre la quale si troverebbe la dionisiaca Nisa: “non siamo lontani dal Dio, hai sentito dalla guida che è vicino il monte Nisa sul quale si dice che Dioniso compia molti portenti” dice Apollonio al suo discepolo, come se Dioniso e il suo culto siano tappa obbligata al suo traguardo.

Racconta Filostrato che a Delfo c'era un disco d’argento proveniente dall'India, su cui era scritto “Dioniso figlio di Zeus e Semele dall’India per Apollo delfico”. Ciò fa supporre che esistessero dei legami religiosi e spirituali, tra il mondo Greco Ellenistico e quello Indiano, soprattutto in ambito orfico-pitagorico. Perchè Delfo è sacra sia ad Apollo che a Dioniso e Delfo può essere considerata la culla del Pitagorismo. 

Raggiunta Nisa infatti, i viaggiatori trovano un tempio dedicato a Dioniso, circondato da alberi di alloro, pianta sacra ad Apollo, su cui però si arrampicavano tralci di vite. Inoltre gli abitanti del luogo avevano consacrato falci, torchi e ogni altro attrezzo per produrre il vino. Infatti, prima di giungere a Nisa, Apollonio e Damis avevano rifiutato di compiere una libagione col vino estratto dalle palme. Essi aspettavano il vino sacro dell'India.

Ciò che stupisce Filostrato e che stupì Apollonio, fu che il re del luogo si esprimeva perfettamente in lingua Greca. Ma più stupefacente è la descrizione della mensa del re, una tavola rotonda a forma di altare, attorno alla quale siedono trenta nobili personaggi.

Apollonio visse attorno alla metà del I sec d.c, e Filostrato è dell’epoca dei Severi, quindi della prima metà del III, secoli e secoli prima che si creasse la saga di re Artù e della sua Tavola Rotonda. Il re indiano e la sua dimora sembrano essere la premessa ad una iniziazione misteriosa, che avrà seguito dopo i tre giorni di Apollonio presso il re. 

Solo per tre giorni infatti uno straniero può soggiornare presso il monarca che vive ai confini del mondo e al quale viene conferita la corona da un misterioso gruppo di Sapienti che sembrano provenire da una diversa dimensione. 

Essi leggono nella mente delle persone, come fossero immagini proiettate in uno specchio, e si servono di folgori, con cui colpiscono gli ospiti indesiderati. Infatti colui che è stato incaricato di condurre Apollonio verso il luogo dei sapienti ne è terrorizzato.

Sono simboliche le impronte biforcute e i volti di satiri, che Apollonio vede impresse sulla roccia della collina per il tentativo di Dioniso di impadronirsene. L'attacco si interruppe provocando invece una trasmutazione. Infatti il Ditirambo dionisiaco si tramutò nel Peana apollineo. 

APOLLO DI PRASSITELE
Come se coloro che tentano di passare dall’immanenza del divino alla sua trascendenza, da Dioniso ad Apollo, subiscano una profonda trasformazione.

Ma i saggi per nascondere alla folla il loro pensiero, parlano per enigmi, e danno al fenomeno della trasformazione in fuoco, il nome di Apollo per la sua unicità, ma quando il mutamento del dio trapassa in aria, acqua e terra parlano di smembramento e fanno il nome di Dioniso
( Plutarco - Adelphi).

A questo punto compaiono oggetti straordinari: un pozzo da cui promana una luce intensamente azzurrina che nell’ora del mezzogiorno “spacca in due il giorno”, va in alto e si trasforma in un arcobaleno ardente. L'altro oggetto è un cratere di fuoco, entro il quale brucia una fiamma color del piombo, che non sprigiona fumo né odore. 

Il punto in cui si trovano, è considerato un luogo di purificazione, per cui l’uno è detto “pozzo della prova” l’altro “fuoco del perdono” Ricordano tanto l'espressione alchemica di: "Un fuoco che lava e un'acqua che brucia".

Ci sono poi due giare nere, da cui i Sapienti estraggono il vento o la pioggia, sicuramente simboli delle forti emozioni umane. E infine ci sono i sette Saggi che secondo quel che Damis racconta e che Apollonio ha lasciato scritto : “Essi abitano sulla terra e non vi abitano, e stanno al chiuso senza mura, e non possiedono nulla se non gli averi di tutti gli uomini

Ricordiamo che il simbolo posto tra le sopracciglia del giovane araldo, che si fa incontro ad Apollonio appena arrivato, è la luna, simbolo universale dell'anima.
 “Natura mista e figura di demone è essenzialmente la Luna, la cui rivoluzione concorda con questo genere demonico, in quanto essa si mostra ora calante, ora crescente, ora cangiante e si fa chiamare perciò con vari nomi, ora astro della terra, ora terra olimpia, ora possesso di Hecate, la Dea sotterranea e a un tempo celeste” (Plutarco  - De Defectu Oraculorum ).

Alla Luna, secondo Plutarco, si accorda alla natura quasi divina di certi esseri, che come demoni vanno considerati e venerati. Questi mettono in relazione il mondo degli uomini con quello degli Dei: 
E’ nostra fede che il mondo sia percorso da demoni, alcuni dei quali volti a sorvegliare i sacrifici agli Dei e i riti misterici ” e Plutarco spiega che vi sono delle Anime purificate che appartengono alla condizione di demoni e pertanto divine.

I Saggi sono sette, il numero perfetto, infatti sette sono i giorni della settimana, che indicano il quarto di luna, sette sono i colori dell'arcobaleno ma perfino in Biancaneve, favola antica dai risvolti esoterici, la principessa vive aldilà di sette monti, di sette mari e di sette cascate, e pure i nani sono sette.

I perfetti sapienti hanno un potere sulla terra che dona loro ciò di cui hanno bisogno senza dover cercare, e mentre pregano, si staccano dal suolo in stato di levitazione. Essi hanno già operato la trasmutazione dal dionisiaco all’apollineo, realizzando il ritorno all’età felice, quando la Terra era Madre e non Matrigna e dava agli uomini tutto quel che serviva. 

Come per le Baccanti, spiega Filostrato, che ottengono dal suolo ciò che desiderano per cui “possiedono tutto pur non possedendo nulla”. In effetti i Savi sono tra gli uomini, pur non essendoci, “stanno al chiuso senza mura” perchè vivono entro una sorta di bolla invisibile, simile all’aria che li protegge da vento e pioggia, cioè dai turbamenti emotivi.

Si parla inoltre di un fuoco strano che essi traggono dal Sole, che pur essendo materiale non viene conservato nei focolari ma, permane sospeso nell’aria, simile a un raggio di luce quando si rifrange sull’acqua. Il che rimanda all'alchemico "Fuoco segreto dei Saggi".

I loro poteri scaturiscono dal possesso di due oggetti dalle proprietà straordinarie: un bastone e un anello, che alludono chiaramente alla magia cerimoniale antica che si eseguiva principalmente con l'anello e il bastone, o bacchetta, di nocciolo.

Dal dialogo di Apollonio con Iarca, il capo dei Sapienti, si comprende la ricerca Apollonio: la conoscenza, il riscatto dall’ignoranza, colpa e limite degli esseri umani.

DIONISO
Questa si ottiene attraverso la Memoria di se stessi, come Iarca svela ad Apollonio. “noi conosciamo tutto appunto perchè prima di ogni altra cosa conosciamo noi stessi, infatti nessuno di noi potrebbe accedere a questa sapienza senza prima conoscere se stesso”. Non a caso sul tempio della Dea Terra, come narra Plutarco, era scritto: "Conosci te stesso".

Occorre pertanto riandare con la “Memoria” non solamente a tutta la propria vita ma anche alle altre “vite passate”. E questo è il Pitagorismo pieno ma Apollineo, cioè cosciente. Apollo Dio del sole si è unito a Dioniso Dio della ombrosità lunare.

C'è poi il banchetto che Iarca offre al re di una città vicina, che arriva con la sua corte con gran fracasso, in contrasto col “Silenzio” del luogo abitato dai Saggi. L’abbigliamento del re è ricco e tempestato di pietre preziose, mentre i Saggi vestono con una semplice tunica. Sono la ricchezza materiale e quella spirituale in eterna antitesi.

E' simbolica la presenza di 4 tripodi colmi di vino ed acqua, due con acqua fredda e calda, quella fredda per la fredda morte, l’altra per la nascita, calda come il liquido amniotico.

Gli altri due tripodi, colmi di vino che dovrà essere stemperato con i due tipi di acqua, alludono all'accesso al divino che permea la possibilità di ognuno nella nascita o nella morte. Per quel che riguarda i quattro coppieri di bronzo, quasi dei robot, sono l'ananke, il destino indifferente alla sorte degli uomini, se non sono essi stessi disposti a forgiarlo trasmutandosi.

All'istante degli addii, Iarca offre al re e a tutti gli altri una misteriosa coppa, chiamata la coppa di Tantalo, il cui contenuto non si esaurisce mai. Tantalo sarebbe il benefattore dell’umanità, colui che con il proprio sacrificio tenta di affrancare gli uomini dalla morte. 

Secondo Iarca, Tantalo ruba agli Dei per donare agli uomini ciò che rende immortali, per cui è condannato a restare nel Tartaro, legato a un albero fruttifero e immerso in uno specchio d’acqua. E' condannato in eterno a soffrire la fame e la sete, perchè l’acqua e i frutti si allontanano da lui ogni volta che tenta di prenderli.

Tantalo è la volontà umana che anela al raggiungimento dell’immortalità divina, ma è proprio questo rifiuto della morte a impedire la conoscenza. E' la mente ad anelare l'immortalità, perchè l'anima non anela a qualcosa, essa già è di per sè se la mente non la tiene prigioniera.

MIRACOLO DI APOLLONIO

RITORNO A ROMA

La sua vita di pellegrino lo portò in Spagna, in Africa ed in Sicilia prima di ritornare nuovamente ad Atene, all’età di 68 anni. Terminati i suoi viaggi, compiuta la sua trasformazione e giunto più tardi a Roma, Apollonio conobbe la tirannide di Nerone, persecutore di tutti i filosofi dall'Urbe.

Ciononostante, egli continuò a fare discorsi e proseliti, non facendosi mai condizionare, perché « nulla tra le cose umane può atterrire il sapiente ». 
Una sua battuta su Nerone, dipinto come un buffone, gli procurò in tribunale l’accusa di empietà. 
Ma al momento della lettura del capo di imputazione, il foglio si divenne bianco per miracolo.
Venne così assolto con formula piena con lo sbigottimento dell'accusatore che gli disse: 
« Vattene dove vuoi, sei troppo forte per essere sotto il mio potere ».

Apollonio non era un rivoluzionario nè un anarchico, come Cristo non voleva rovesciare il potere di Cesare, anzi sperava che il ruolo dell'imperatore durasse: 
« poiché non voglio che l’umano gregge perisca per mancanza di un pastore giusto e saggio ».

L’imperatore Vespasiano si accorse del suo valore e fece uso dei suoi saggi consigli:
« Poiché si dice che tu più di chiunque altro conosca il volere degli Dei ». 
Anzi Apollonio invitava Vespasiano a « garantire le proprietà dei ricchi, usare con moderazione il potere assoluto, onorare gli Dei ed esercitare l’autorità sui figli » 

Ma quando si accorse che l’imperatore adottò alcune misure crudeli e illiberali, ruppe ogni legame con lui. Eufrate, un suo discepolo invidioso, lo denunciò poi (novello Giuda) all'imperatore Domiziano, accusandolo di praticare la magia e di organizzare un'insurrezione. 

Avendo fama di filosofo e mago, venne portato da Domiziano in tribunale, ma Apollonio gli disse durante il processo:
« Non mi ucciderai, perché io non sono mortale », 
poi scomparve misteriosamente dinanzi agli occhi di tutti, ricomparendo poco dopo a Dicearchia (attuale Pozzuoli), dove fu salvo.



LA BIOGRAFIA

Apollonio divenne noto soprattutto dalla biografia compilata dallo scrittore Flavio Filostrato, che su richiesta dell'imperatrice Giulia Domna, partendo da una collezione di scritti del discepolo Damis, uno scriba assiro che avrebbe seguito Apollonio nei suoi viaggi, tra cui quello in India, divulgò la sua particolarissima biografia. 

PITAGORA IL VEGANO
Domna, figlia del gran sacerdote ad Emesa della divinità solare siriaca El-Gabal (Sol Invictus), sposò Settimio Severo, proconsole della Gallia Lugdunensis e poi imperatore, a cui dette due figli maschi, Caracalla e Geta.

Dotata di un notevole carisma di matrice orientale e costantemente presente col marito sui campi di battaglia. Giulia Domna ottenne il titolo di Augusta e di Mater Castrorum,

Si dedicò ampiamente a studi filosofici e religiosi valendosi di un circolo di intellettuali, tra cui il filosofo Flavio Filostrato a cui commissionò la biografia di Apollo di Tiana.  

Questa venne tratta dal diario di un certo Damis in cui si documentavano quotidianamente dichiarazioni ed atti del suo maestro in una raccolta di 97 codici.

Queste cronache delle esperienze di vita di Apollonio, vennero pertanto utilizzate da Flavio Filostrato per scriverne la celebre biografia che intitolò "La vita di Apollonio di Tiana".

Lucio Flavio Filostrato (172 – 247) fu uno scrittore greco detto anche Filostrato d'Atene o Filostrato II, che poi si stabilì a Roma, dove acquistò fama come retore (l'arte del bell'eloquio) entrando nel circolo letterario e filosofico dell'imperatrice Giulia Domna, divenendone l'esponente più illustre.



APOLLONIO - GESU'

La Vita di Apollonio di Tiana, in 8 libri, è una biografia piuttosto romanzata in cui sono narrati soprattutto i viaggi di Apollonio nel mondo greco-romano fino in India. L'opera non voleva essere una specie di vangelo per le società pagane, né contrapporre Apollonio a Gesù. Il neopitagorismo mistico, ascetico e taumaturgico era un ideale realizzabile e realizzato, nel quadro di una biografia miracolosa che pretendeva di essere storica e veniva considerata tale, come d'altronde lo pretesero i Vangeli di Gesù.

Era inevitabile che il paganesimo scegliesse questo libro per opporlo ai Vangeli. Questo fu fatto alla fine del sec. III da Ierocle Sossiano, governatore di Bitinia. Palmira e Fenicia sotto Diocleziano, nel suo Λόγος ϕιλαλήϑης, confutato da Eusebio e Lattanzio, con un successo scandaloso (per i cristiani) che si è prolungato fino ad oggi.

I cristiani consideravano Apollonio un ciarlatano o un malvagio praticante di arti magiche, mentre molti pagani lo vedevano come una figura soprannaturale da contrapporre a Gesù. L'intento di Flavio Filostrato, coerentemente alle intenzioni di Giulia Domna (che morì prima di poter leggere l'opera finita), fu quello di rivalutare il saggio di Tiana difendendolo dalle accuse. La biografia, oltre agli scritti di Damis, usa opere e lettere dello stesso Apollonio e varie altre testimonianze.

Morì sotto l'imperatore Nerva ed ascese al cielo come il Cristo. C’è però chi dice che non sia morto affatto ma, che sia solamente scomparso, dopo essersi inoltrato nel tempio di Atena.



I POSTERI

Alcuni miracoli simili a quelli di Gesù, altri elementi biografici, tra cui il fatto di aver studiato a Tarso, hanno fatto ritenere ad alcuni studiosi antichi e recenti che Apollonio fosse in realtà Paolo di Tarso, e che Damis fosse l'apostolo Tommaso, soprattutto per gli scritti apocrifi a lui attribuiti. Ma la cosa è ancora molto controversa.

Secoli dopo, alcuni alchimisti avrebbero fatto riferimento alla sua figura, tra cui Geber, il cui "Libro delle pietre" è un'analisi di opere alchemiche attribuite ad Apollonio (da lui chiamato "Balinas"), e Artefio, autore del De Vita Propaganda, che affermava di essere Apollonio stesso. 
Così Apollonio viene  ritenuto l'ultimo grande iniziato pagano e a lui è attribuito il ritrovamento della tavola di smeraldo (Tavola Smeragdina o Tavola Smeraldina).

Il poeta greco Costantino Kavafis gli dedicò una bella poesia intitolata "Se pure è morto":

« Forse non è venuto il tempo
d’una sua nuova comparsa 
nel mondo, o forse, ignoto, 
in una strana metamorfosi,
fra noi s’aggira.
Un giorno apparirà com’era, 
in atto di insegnare il vero ».



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