SACRI MISTERI DI CERERE DEMETRA




DEMETRA
Sofocle
"O tre volte felici i mortali che dopo aver contemplato questi Mysteria, scenderanno nell'Ade; solo loro potranno vivervi; per tutti gli altri tutto sarà sofferenza".

Omero - Inno a Demetra - 
"Felice chi possiede, fra gli uomini, la visione di questi Mysteria; chi non è iniziato ai santi riti non avrà lo stesso destino quando soggiornerà, da morto, nelle umide tenebre"

Anonimo latino
"Avanziamo sui prati fioriti, dove abbondano le rose, giocando alla nostra maniera, la più vicina alle belle danze, sotto la guida delle Moire felici. Per noi soltanto è gioioso il sole e il lume delle torce, per tutti noi che siamo iniziati e abbiamo condotto una vita religiosa verso gli stranieri e i concittadini" .

La celebrazione dei Mysteria era la festa dell'entrata dell'anima nell'oscurità e dell'uscita verso la luce.



I MISTERI GRECI

I riti eleusini erano antichissimi, si svolgevano già prima dell’invasione ellenica (periodo miceneo, circa 1600-1100 a.c.). Secondo alcuni studiosi il culto di Demetra fu fondato nel 1550 a.c. ma quando, nel VII sec. a.c. Eleusi dentrò a far parte dello Stato ateniese, i riti si estesero a tutta la Grecia antica e alle sue colonie.

Per Erodoto - II libro delle Storie -

"le figlie di Danao hanno fatto conoscere alle «donne pelasgiche» la telete «quella che i Greci chiamano Thesmoforia»; egli dichiara che può riferire ciò che è lecito narrare, sottolineando l’aspetto esoterico delle cerimonie introdotte nel Peloponneso, ma solo in Arcadia si sono tramandate le tradizioni da generazione in generazione, per via femminile. Le feste infatti sono delle donne."

In effetti esiste un’iscrizione arcadica del VI sec. a.c. con le prescrizioni rituali dedicate a "Demetra Thesmoforos".

Inoltre le figlie di Danao sono quelle che sfuggite dall’Egitto perché avrebbero dovuto sposare i cugini, si rifugiarono ad Argo, dove costrette a nozze indesiderate uccisero gli sposi.

DEMETRA ARCAICA
Per questo furono condannate nell'Ade a versare acqua in recipienti bucati.

E' evidente l'allusione alla costrizione della donna a legarsi in matrimonio.
Sicuramente vi furono ribellioni su vasta scala, e probabilmente l'amazzonismo derivò da questo.

I misteri di Demetra e Core si celebravano nelle Termoforie, chiamate Misteri a causa del segreto a cui erano tenuti gli iniziati, come scrive Erodoto:

De Cereris quoque iniziazione, quam Greci Termoforia vocant, a ferendis legibus, absit ut eloquar, nisi quatemus sanctum est de illa dicere.”

I Misteri  erano due specie: i Grandi Misteri e i Piccoli Misteri; in entrambi si era tenuti a custodire il segreto.

I Piccoli Misteri servivano di noviziato preliminare prima d’essere ammessi ai Grandi Misteri, e si celebravano ad Agra nelle vicinanze di Atene, i Grandi invece ad Eleusi.
Il tempo della prova per essere ammessi durava ben cinque anni in cui si doveva osservare assoluta castità.

Dopo aver subito molte prove si diventava Misto o candidato Epopta, il che significa che si poteva assistere alle cerimonie segrete.

Dunque già era durissimo il percorso di attesa per l'iniziazione, poi c'erano da superare gli anni dei Piccoli Misteri, e finalmente si passava ai Grandi Misteri, ma anche qui, essere ammessi non significava arrivare sino alla fine, perchè pochi potevano giungere fino in fondo e conoscere il segreto della vita e della morte, quel famoso segreto che toglieva la paura di morire.

La festa dell’Iniziazione durava nove giorni. Una strada, detta Via Sacra, univa Eleusi ad Atene; ai piedi dell'acropoli c'era un santuario, l'Eleusinion, dove si svolgevano i riti dei Mysteria. 



I MISTERI DI CERERE-DEMETRA

Il culto di Demetra fu di origine antichissima. In Grecia, Demetra fu venerata come la Dea della terra coltivata, delle messi e della fertilità, protettrice dei campi. Sul  mito di Demetra e di sua figlia Persefone furono fondati, a partire dal VII sec.a.c. , i misteri eleusini, di origine pre-ellenica, che si svolsero ad Eleusi, in Attica, quali feste propiziatrici dell’agricoltura e della fertilità dei campi, con significati e simboli in relazione al mistero della nascita e della morte, essendo imperniati su Demetra, su Persefone, sposa di Plutone, e sul Dio degli inferi.

CERERE E KORE
Nei secoli che precedettero la colonizzazione greca e in una cultura preesistente anche a quella sicula, ci un culto italico e latino della Dea Madre, divinità collegata alla terra e a una produzione spontanea di grano che, solo a partire dal V sec.a.c., sarebbe stata assimilata alla Demetra greca, diventando una delle maggiori divinità romane.

In ambito romano, precedentemente all’influsso greco, già esisteva un culto di Cerere, inizialmente identificata con la Dea delle Biade e onorata in feste antichissime (le Sementive e le Paganalia) insieme con la Dea Tellus, la primigenia madre della terra, che spesso finì per essere assimilata alla stessa Cerere.

Il culto di Demetra, bene presto, si fuse con quello dell’antichissima Dea italica e romana della Terra, Cerere, cui furono dedicate solenni feste, verso la metà di aprile, i Cerealia, durante le quali veniva ricordato il famoso mito greco di Demetra e di Persefone. 

La Dea, attraverso il dono della vegetazione e la coltivazione dei campi, nella mentalità pragmatica dei latini, costituì il punto di partenza per lo sviluppo di una civiltà gestita sapientemente ed elevata dalle barbarie proprio in quanto fondata sul lavoro della terra.

Infatti il santuario maggiore di Cerere fu edificato nel V sec.a.c., ai piedi dell’Aventino, in epoca di assimilazione del suo culto a quello di Demetra, e nel tempio la Dea fu venerata insieme con i suoi figli, Libero e Libera, una triade ripresa dalle divinità elleniche di Demetra, Dioniso e Kore.


LA CELEBRAZIONE

Il nuovo culto fu celebrato da sacerdotesse provenienti soprattutto dalla Sicilia, che fu il primo importante centro di irradiazione del mito, per la presenza ad Enna, di uno dei più antichi e prestigiosi templi dedicati alla Dea Demetra.

Tuttavia, in occasione delle feste in onore della Dea Cerere/Demetra, celebrate a Roma tra il 12 e 19 aprile, molte sacerdotesse furono fatte giungere anche da Velia, città federata della Sicilia, non ancora provincia romana, rivelando un retaggio matriarcale del culto che s'era già sbiadito tra i romani.

La processione si svolgeva dapprima da Eleusi ad Atene, dove venivano portati gli oggetti sacri, e sei giorni dopo da Atene ad Eleusi.

Partecipavano iniziati, iniziandi ed efebi. Ancora nel III sec. d.c. si trovano raccomandazioni per il magistrato responsabile degli efebi sulla correttezza della cerimonia.

Ogni giorno aveva le sue cerimonie: quelle del primo, secondo e terzo costituivano la preparazione. Il quarto un carro con ruote senza raggi, a tamburo, veniva tirato da buoi ed era seguito da donne le quali gridavano: Buongiorno Madre di Dio!, con ceste contenenti focacce, lana bianca, melograni e papaveri. A questa processione partecipavano solo gli Iniziati, mentre i profani dovevano ritirarsi anche dalle finestre al passaggio del corteo.

Il quinto giorno s’andava in giro camminando tutta la notte, per imitare la ricerca che Cerere fece di Proserpina, sua figlia, rapita da Plutone.

Il sesto giorno si trasportava da Eleusi ad Atene la statua di Iacco, un giovane uomo coronato di mirto, con in mano una fiaccola mentre si gridava di gioia e si danzava.



IL MITO

Il mito è identico, per Demetra e Persefone o Cerere e Core. Una Dea madre e una giovane Dea figlia. La figlia spensierata coglie papaveri in un campo di grano, d'un tratto la terra si spalanca e compare il cupo dio dell'Averno, Ade, che la ghermisce e la porta a forza nel suo mondo oscuro. Core (letteralmente: la fanciulla) non c'è più, sua madre la cerca e non la trova.

ECATE
E' disperata, vaga per tutti gli angoli della terra cercando la figlia ma nessuno l'ha vista, va a cercarla tra gli Dei ma neppure loro sanno nulla. Demetra è disperata e piena d'ira, se non tornerà sua figlia il mondo morirà, le piante non fioriranno, gli animali non avranno nè figli nè latte, e così le donne, e la natura si coprirà di gelo e di neve. Subentra un inverno perenne e adesso Giove si preoccupa, se moriranno gli uomini chi sacrificherà per gli Dei?

E' la Dea Ecate, conoscitrice dei misteri dell'oltretomba, a svelare a Demetra il rapimento di sua figlia.  Ora Giove pensa di dover fare qualcosa e manda Mercurio a trattare con suo fratello Ade, cioè Plutone, il Dio dei morti. Così l'alato messaggero va da Ade e richiede Persefone, ma il Dio risponde che restituirà la fanciula solo se non abbia mangiato nulla che appartenga al mondo dei morti.

Invece Persefone vagando disperata nell'Ade ha trovato un giardino e un giardiniere, è assetata e il giardiniere le ha offerto un frutto di melograno, quel melograno tanto sacro ai Romani.

La fanciulla ne mangia esattamente sette grani, per cui ha mangiato il frutto della conoscenza, e ora sa. Demetra è disperata e minaccia di non dare più frutti alla terra, ma Persefone, che nel frattempo si è innamorata di Ade, promette che per sei mesi all'anno starà sulla terra con sua madre, e per sei mesi nell'oltretomba col marito.

Ma ci sono altri particolari del racconto, ad esempio che Demetra nella disperata ricerca va ad Eleusi, accolta dai regnanti, fingendosi una nutrice. In realtà non lo allatta ma nottetempo fa un rito sul figlio minore del re, passandogli il corpo tra le fiamme per renderlo immortale.

La regina la scopre e grida e Demetra adirata si rivela, ora che ha interrotto l'incanto suo figlio resterà mortale, ma poichè è una Dea generosa fa un altro regalo e stavolta a tutti gli uomini, affinchè tutti possano godere dell'immortalità, cioè istituisce i Sacri Misteri.

Questo mito nasce in era matriarcale e perdura nel patriarcato, ma con riti segreti. La caratteristica della Dea Madre è che se gli uomini disobbediscono lei li premia, se disobbediscono al Dio Padre lui li punisce. Per Demetra non si può mangiare la fava, ma a chi trasgredisce lei regala la via della salvezza: i Sacri Misteri.

Per il Dio di Abramo non si può mangiare la mela, e a chi trasgredisce c'è la punizione per lui e tutti i suoi discendenti. In comune hanno che sia i semi del melograno sia la mela sono i frutti dell'albero della conoscenza, un'occasione per i Sacri Misteri, una colpa per un peccato originale nel cristianesimo. Per i pagani la conoscenza era una strada che solo pochi erano in grado di percorrere, per il cristianesimo pretendere di sapere è peccato.

Qualcuno ha scritto che questi misteri mirassero solo a spiegare il volgere delle stagioni. In realtà è un viaggio dell'anima. Demetra per scendere nell'Ade dona i propri occhi e diventa cieca, e si sa che la cecità era il simbolo della seconda vista, quella interiore. Tutte le antiche Dee compiono un viaggio nell'Ade, come Inanna o Astarte, e pure la Psiche di Apuleio, perdendo vestiti e gioielli o altro, per poi tornare trionfanti sulla terra.

Purtroppo questa antica saggezza è andata perduta, almeno nelle istituzioni, oggi la religione promette la salvezza obbedendo alle leggi dei sacerdoti, ma l'uomo non può e non deve capire nulla. Nei Sacri Misteri non c'era da obbedire, ma da esperire e comprendere.


2000 anni di Misteri

La festa dei Mysteria ad Eleusi si svolgeva due volte l'anno e durò dal XV sec. a.c. al 396 d.c.... quasi 2000 anni! Come sono potuti sparire senza lasciare un'eredità? Possibile che nessuno sia mai rimasto deluso dei misteri, o che non abbia mai tradito e divulgato? O le religioni successive hanno distrutto abilmente tutto perché non ne restasse traccia?

Vi partecipavano uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari. Non ricevevano solo un insegnamento, ma avevano soprattutto una esperienza del divino che cambiava la loro coscienza e ottenevano la certezza della vita dopo la morte. Non era una cosa appresa da altri, era vissuta e sperimentata, per cui non restavano dubbi. Le religioni  in genere trasmettono un sapere basato sull'ascolto e la suggestione, i Sacri Misteri erano una sperimentazione.

Il percorso era lungo e difficile, richiedeva grande coraggio e molti non riuscivano a portarlo a termine, ma chi arrivava in fondo perdeva la paura della morte. Da questo abbiamo dedotto che credessero e sperimentassero un dopo morte, ma in realtà non lo sappiamo.
Proclo scrisse che i Misteri "provocano consonanza delle anime con il rito (dromena) in una maniera a noi incomprensibile e divina, di modo che alcuni degli inziandi sono presi dal panico, colmi come sono di divino orrore; altri si assimilano ai simboli sacri, abbandonano la loro identità, acquistano familiarità con gli dei, e sperimentano la possessione divina"

Demetra era la Madre Terra e Core era il soffio vitale presente nel grano. I morti tornavano nel grembo della Madre Terra, spighe d'oro venivano seppellite con i morti. La spiga di grano presentata dallo ierofante rappresentava il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita. Ma i Misteri erano molto più che discorsi, erano "un'esperienza". Dopo l'esperienza interiore tornavano a vivere la vita di ogni giorno, non come membri di una setta religiosa, ma come uomini liberi dal timore della morte.

I Mysteria Minori erano celebrati da metà febbraio a metà marzo ad Agrai, un sobborgo di Atene. Avevano la funzione di purificazione preliminare con abluzioni nel fiume Ilisso. I Mysteria Maggiori erano celebrati da metà settembre a metà ottobre ad Eleusi, il luogo prescelto dalla Dea Demetra. Pertanto non fu possibile diffondere il culto al di fuori del luogo consacrato. Infatti un altro culto misterico delle Dea e di sua figlia sorsero in Sicilia, simile ma autonomo dall'altro.



LE TESMOFORIE


I misteri di Cerere si celebravano nelle Tesmoforie, chiamate Misteri a causa del segreto a cui erano tenuti gli iniziati, come scrive Erodoto “De Cereris quoque iniziazione, quam Greci Termoforia vocant, a ferendis legibus, absit ut eloquar, nisi quatemus sanctum est de illa dicere.” 

I Misteri di Cerere erano due specie: i Grandi Misteri e i Piccoli Misteri; in entrambi si era tenuti a custodire il segreto. I Piccoli Misteri servivano di noviziato preliminare prima d’essere ammesso ai Grandi Misteri, e si celebravano ad Agra nelle vicinanze di Atene, i Grandi invece ad Eleusi. 

Il tempo della prova solo per essere ammessi durava cinque anni in cui si doveva osservare assoluta castità. Dopo aver subito molte prove si diventava Misto o candidato Epopta, il che significa che si poteva assistere alle cerimonie segrete.

La festa dell’Iniziazione durava nove giorni. Una strada, detta Via Sacra, univa Eleusi ad Atene; ai piedi dell'acropoli c'era un santuario, l'Eleusinion, dove si svolgevano i riti dei Mysteria. La processione si svolgeva dapprima da Eleusi ad Atene, dove venivano portati gli oggetti sacri, e sei giorni dopo da Atene ad Eleusi. Partecipavano iniziati, iniziandi ed efebi. Ancora nel III sec. d.c. si trovano raccomandazioni per il magistrato responsabile degli efebi sulla correttezza della cerimonia.  

Ogni giorno aveva le sue cerimonie: quelle del primo, secondo e terzo costituivano la preparazione. Il quarto un carro con ruote senza raggi, a tamburo, veniva tirato da buoi ed era seguito da donne le quali gridavano: Buongiorno Madre di Dio!, con ceste contenenti focacce, lana bianca, melograni e papaveri. A questa processione partecipavano solo gli Iniziati, mentre i profani dovevano ritirarsi anche dalle finestre al passaggio del corteo. 

Il quinto giorno s’andava in giro camminando tutta la notte, per imitare la ricerca che Cerere fece di Proserpina, sua figlia, rapita da Plutone. Il sesto giorno si trasportava da Eleusi ad Atene la statua di Iacco, un giovane uomo coronato di mirto, con in mano una fiaccola mentre si gridava di gioia e si danzava.



2000 ANNI DI MISTERI

La festa dei Mysteria ad Eleusi si svolgeva due volte l'anno e durò dal XV sec. a.c. al 396 d.c.... quasi 2000 anni! Come sono potuti sparire senza lasciare un'eredità? Possibile che nessuno sia mai rimasto deluso dei misteri, o che non abbia mai tradito e divulgato? O le religioni successive hanno distrutto abilmente tutto perché non ne restasse traccia?

DEMETRA E PERSEFONE
Vi partecipavano uomini e donne, liberi e schiavi, greci e barbari. Non ricevevano solo un insegnamento, ma avevano soprattutto una esperienza del divino che cambiava la loro coscienza e ottenevano la certezza della vita dopo la morte.
Non era una cosa appresa da altri, era vissuta e sperimentata, per cui non restavano dubbi. Le religioni  in genere trasmettono un sapere basato sull'ascolto e la suggestione, i Sacri Misteri erano una sperimentazione.

Il percorso era lungo e difficile, richiedeva grande coraggio e molti non riuscivano a portarlo a termine, ma chi arrivava in fondo perdeva la paura della morte. Da questo abbiamo dedotto che credessero e sperimentassero un dopo morte, ma in realtà non lo sappiamo.

Proclo scrisse che i Misteri "provocano consonanza delle anime con il rito (dromena) in una maniera a noi incomprensibile e divina, di modo che alcuni degli inziandi sono presi dal panico, colmi come sono di divino orrore; altri si assimilano ai simboli sacri, abbandonano la loro identità, acquistano familiarità con gli dei, e sperimentano la possessione divina

Demetra era la Madre Terra e Persefone era il soffio vitale presente nel grano. I morti tornavano nel grembo della Madre Terra, spighe d'oro venivano seppellite con i morti. La spiga di grano presentata dallo ierofante rappresentava il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita. Ma i Misteri erano molto più che discorsi, erano "un'esperienza". Dopo l'esperienza interiore tornavano a vivere la vita di ogni giorno, non come membri di una setta religiosa, ma come uomini liberi dal timore della morte.

I Mysteria Minori erano celebrati da metà febbraio a metà marzo ad Agrai, un sobborgo di Atene. Avevano la funzione di purificazione preliminare con abluzioni nel fiume Ilisso. I Mysteria Maggiori erano celebrati da metà settembre a metà ottobre ad Eleusi, il luogo prescelto dalla Dea Demetra. Pertanto non fu possibile diffondere il culto al di fuori del luogo consacrato. Infatti un altro culto misterico delle Dea e di sua figlia sorsero in Sicilia, simile ma autonomo dall'altro.



I MISTERI SICELIOTI

Diodoro : " le suddette dee (Demetra e Core) apparvero per la prima volta in quest’isola e la Sicilia per prima produsse il frutto del grano grazie alla fertilità della sua terra… E infatti nella piana di Lentini e in molti altri luoghi della Sicilia nasce anche ora il così detto grano selvatico. Insomma se si facesse un’indagine sulla scoperta del grano, cioè in qual parte della terra esso sia apparso per la prima volta, è verosimile che si riconosca il primato alla terra più fertile. Conformemente a quanto si è detto, è possibile constatare che le dee che hanno scoperto il grano sono straordinariamente venerate dai Sicelioti."

IL RITORNO DI PERSEFONE
eppoi : "Dopo il ratto di Kore, Demetra, poiché non riusciva a trovare la figlia, accese le fiaccole dai crateri dell’Etna, si recò in molti luoghi della terra abitata e beneficò gli uomini che le offrirono la migliore ospitalità, dando loro in cambio il frutto del grano. 

Gli Ateniesi accolsero la dea con grandissima cortesia, e a loro per primi, dopo i Sicelioti, Demetra donò il frutto del grano, in cambio di ciò il popolo di Atene onorò la dea molto più degli altri, la onorò con famosissimi sacrifici e con i misteri eleusini, i quali, superiori per antichità e sacralità, divennero famosi presso tutti gli uomini… 

Gli abitanti della Sicilia, avendo ricevuto per primi la scoperta del grano per la loro vicinanza con Demetra e Kore, istituirono in onore di ciascuna delle dee, sacrifici e feste cui dettero il nome di quelle e la cui data di celebrazione indicava chiaramente i doni ricevuti. 

Fissarono, infatti, il ritorno di Kore sulla terra nel momento in cui il frutto del grano si trova ad essere perfettamente maturo. Scelsero per il sacrificio in onore di Demetra il periodo in cui si incomincia a seminare il grano. Celebrano per dieci giorni la festa che prende il nome della dea, una festa splendidissima per la magnificenza dell’allestimento, durante la cui celebrazione si attengono all’antico modo di vita. In questi giorni hanno l’abitudine di rivolgersi frasi oscene durante i colloqui, poiché la dea, addolorata per il ratto di Kore, scoppiò a ridere a causa di una frase oscena.".

Diodoro Siculo narra della Dea disperata che vaga in cerca della figlia rapita, accende le fiaccole dai crateri dell’Etna, incontra il vecchio Celeo ad Eleusi e qui istituisce i misteri.
Gli Ateniesi accolsero la dea con grandissima cortesia, e a loro per primi, dopo i Sicelioti, Demetra donò il frutto del grano. In cambio di ciò il popolo di Atene onorò la dea molto più degli altri con famosissimi sacrifìci e con i misteri eleusini, i quali superiori per antichità e sacralità, divennero famosi presso tutti gli uomini.

Ovidio nei Fasti: "La Dea raccolse dalla terra papaveri saporiferi e immemore n’assaporò e ruppe il digiuno, senza volere. Poiché finì il digiuno al crepuscolo, l’ora del cibo per gli iniziati, è quella in cui appaiono le stelle".

Cicerone - In Verrem: "Esiste un’antica credenza che si fonda su antichissimi documenti e su testimonianze greche, che tutta l’isola siciliana sia consacrata a Cerere e Libera. Non è una profonda persuasione, a tal punto da sembrare insito e connaturato nel loro animo. Infatti credono che queste dee siano nate in quei luoghi e le messi in quella terra per prima siano nate in quella terra per prima siano state scoperte, e che Libera, che chiamano Proserpina, sia stata rapita da un bosco degli Ennesi."



I MISTERI FEMMINILI

Per Erodoto - II libro delle Storie - le figlie di Danao hanno fatto conoscere alle «donne pelasgiche» la telete «quella che i Greci chiamano Thesmoforia»; egli dichiara che può riferire ciò che è lecito narrare, sottolineando l’aspetto esoterico delle cerimonie introdotte nel Peloponneso, ma solo in Arcadia si sono tramandate le tradizioni da generazione in generazione, per via femminile. Le feste infatti sono delle donne.

CERERE E FIGLIA
In effetti esiste un’iscrizione arcadica del VI sec. a.c. con le prescrizioni rituali dedicate a "Demetra Thesmoforos". Inoltre le figlie di Danao sono quelle che sfuggite dall’Egitto perché avrebbero dovuto sposare i cugini, si rifugiarono ad Argo, dove costrette a nozze indesiderate uccisero gli sposi.

Per questo furono condannate nell'Ade a versare acqua in recipienti bucati. E' evidente l'allusione alla costrizione della donna a legarsi in matrimonio. Sicuramente vi furono ribellioni su vasta scala, e probabilmente l'amazzonismo derivò da questo, ma tutto fu cancellato dalla violenza e dalla memoria.

Lattanzio - Divinae Institutiones -
"le detentrici e depositarie dei segreti cioè degli aporrheta tesmoforici, sono le sacerdotesse, le donne rappresentano il fulcro del cerimoniale e le custodi della statua della divinità. Polemone riferisce che in Sicilia erano presenti due statue di Demetra, una nota come Sitos (grano), l’altra come Imalis (dea dei mulini), madri quindi del grano e del nutrimento, in parole povere la Dea Terra. 
In più Eraclide narra che a Siracusa si confezionavano pani di sesamo e miele a forma dei genitali femminili chiamati mylloi."

In un’iscrizione del V sec. a.c. del santuario di Batalemi a Gela, si attesta la riunione in tende delle donne durante la durata delle feste e in altri santuari tesmoforici sono state rinvenute tracce di piccoli edifici più arcaici, dimore stabili per tutta la durata delle cerimonie per le donne (Thesmophoriozousai). 

Dunque le donne abbandonavano famiglie e case per celebrare i Misteri, il che dimostra un certo grado di residua libertà e rispettabilità. Nemmeno oggi le nostre donne potrebbero allontanarsi senza il marito per celebrazioni religiose.

I culti demetrici a Siracusa furono tanti, attestati dai molteplici ritrovamenti di Dea con porcellino, fiaccola e cesta, a Enna, dove si pone la sua origine, a Gela, Agrigento, Siracusa. Le cerimonie duravano vari giorni e si svolgevano di notte, vista la onnipresente fiaccolata nelle raffigurazioni di Demetra e Kore e le moltissime lucerne rinvenute nei santuari. Ai Thesmoforia erano presenti per lo più donne e le riunioni notturne avvenivano in un sacro recinto (temenos) vicino a un boschetto. 

Le partecipanti erano spose e madri, mentre le fanciulle erano escluse dagli “orgia”, come si afferma in un frammento callimacheo ma non sempre perchè Cicerone (Verrine) parla di un sacrario a Catania dove: 
"Nella parte più interna si trovava un’antichissima statua di Cerere, che le persone di sesso maschile non solo non conoscevano nel suo aspetto fisico, ma di cui ignoravano persino l’esistenza. Infatti a quel sacrario gli uomini non possono accedere: la consuetudine vuole che le celebrazioni dei riti sacri avvenga per mezzo di donne sia maritate che nubili."

Le Orgia non avevano a che fare col sesso ma con un abbandono e un'estasi, un rito di invasamento, facilitato forse da allucinogeni o bevande alcoliche. Che durante le feste dedicate a Demetra si svolgessero sacrifici e anche un banchetto, è attestato anche dai ritrovamenti archeologici.

Nel santuario di Bitalemi (Gela), VII sec. a.c., sono stati rinvenuti i resti di un focolare con vasellame sparso e ossa di porcellino,  e nella parte arcaica del santuario di Iasos, VI sec. a.c., statuette fittili femminili con porcellino, fiaccola, lucerne e piccoli vasi che avvalorano la tradizione per cui nelle Termophorie si eseguisse il banchetto rituale, il pasto sacro, l'Agape. 

Furono trovate inoltre nello stesso santuario e in quello di Malophoras a Selinunte statue di Cibele con leoncino e con un personaggio maschile con diadema, il paredro della Dea ad essa subordinato; di conseguenza anche nel cerimoniale la donna è elemento principale e più importante delle funzioni religiose.

Sempre in Sicilia i Sacri Misteri di Castelvetrano presso Selinunte si praticavano nel santuario della Malophoros (portatrice di mele o melograno), area sacra da tempi antichissimi, vicino alla foce del fiume Selino o Modione. Il santuario è protetto agli occhi profani dal temenos (recinto dell'area sacra) con un alto muro di cinta che delimita un quadrilatero di 60 metri x 50, dimensioni di tutto rispetto che danno l'idea dell'importanza del culto.

Una struttura circolare tipica dei culti eleusini di Sicilia introduce un ingresso monumentale, o propileo, del V sec. a.c., cui si accede con quattro gradini, con due muri ai lati e due portici coperti ornati da quattro colonne. Ai lati dei propilei, fuori del recinto sacro del temenos, stava il piccolo Hekotaion dedicato a Ecate Triformis (la Dea della religione eleusina inviata da Giove alla ricerca di Persefone nell'Ade), e nell'angolo Nord, subito dopo una Stoà con sedili per il riposo dei fedeli, il piccolo Meilicheion, recinto di Zeus Meilichios, nume pre-greco che prende il nome dal fico sacro, legato alla religione eleusina.
A Zeus Meilichios, Dio ctonio molto lontano dall'olimpico Zeus ma più vicino al Dio Ades o Dioniso dei Misteri di Samotracia, si sacrificavano piccoli animali la cui pelle favoriva la pioggia e che come "piccolo vello di Zeus" era purificatrice. 

TRASMISSIONE DEI MISTERI
All'esterno del recinto di Zeus Malichios erano poste le stele votive di Zeus Mailichios e Demetra Malophoros. Dinanzi all'Hekataion il grande altare dei sacrifici, con resti calcinati di animali sacrificati.

Nei pressi dell'altare 12 mila figurine votive di terracotta di Dee (che confermano come il culto fosse femminile e dedicato a una Dea madre) o di offerenti (VII fino al V sec. a.c.), oltre un bassorilievo con Ade che rapisce Persefone, più avanti il Megaron di Demetra Malophoros, con pronao, cella e adjton.

I misteri Eleusini si celebravano in settembre, dal 14 al 23, per la discesa di Persefone nell'Ade. Dopo tre giorni di preparativi, al grido: "Misti al mare!", (misti era l'equivalente moderno di mistici) ognuno correva al mare per prendervi un bagno purificatore; si immergeva nell'acqua anche il porcello mistico che sarebbe stato offerto in olocausto all'alba del giorno 19, dopo l'arrivo nel santuario.

I misti trascorrevano due giorni di segregazione e digiuno che s'interrompeva ingerendo il Kikieon, la mistura di Demetra: acqua, farina, miele, vino, formaggio ed erbe, per ricevere la rivelazione trasmessa dai Dromena, una sacra rappresentazione dei vagabondaggi di Demetra in cerca della figlia scomparsa. 

Pindaro "felice è chi ha ricevuto tale visione prima di scendere sotto terra. Egli conosce cosa sia la fine della vita; ne conosce il principio donato da Zeus". L'iniziato è, in altre parole, uno che quando muore sa che è bene morire e di questa verità può avere coscienza soltanto finché è in vita; gli altri, invece, morranno senza avere saputo perché si nasce e si muore o, peggio, convinti che morire sia un male.

L'iniziato, o Mjstes, doveva dedicarsi a oggetti sacri e recitare formule attinenti a un simbolismo sessuale, analoghi a quelli delle tesmoforie, i famosi Mjloi, pani di sesamo e miele a forma di genitali femminili, che si facevano e si portavano in giro in onore di Demetra e Persefone. Il mito di Demetra e Kore con la discesa nell'Ade non era più di Demetra ma dell'iniziando stesso.



LA CONOSCENZA

La danza, le invocazioni, gli strumenti musicali: crotali, cembali e flauti, le grida e i lamenti per il dolore della scomparsa della figlia, facevano parte integrante della festa che si concludeva nell'Eterno ritorno della Figlia alla Madre, ricongiunzione misterica dell'anima al suo principio vitale. Non raccomandavano del resto gli alchimisti di riporre (mettere di nuovo) il mercurio fuggitivo (l'anima) nella sua matrix (matrice, madre)?

L’aspetto esoterico-iniziatico era nel cerimoniale riservato a pochi, e senza la demos (dimostrazione pubblica) presente nei sacrifici privati, come l’immersione del toro nella fonte Ciane, istituita da Eracle. Più ristretta doveva essere la cerchia di coloro che assistevano ai misteri nei vari gradi iniziatici, più alto era il grado, minore il numero degli addetti per la difficltà del conseguimento. Lo svelamento della cesta o della spiga come ultimo stadio di apprendimento era riservato a pochi che potessero essere in grado, dato il livello di conoscenza, di avvicinarsi e conoscere l’illuminazione riservata solo ai puri.

L'iniziato ai Sacri Misteri era pertanto colui che, non contentandosi delle spiegazioni e dei miti propinati dalla religione, desiderava andare a conoscere il mondo invisibile coi suoi mezzi, attraverso una guida spirituale, ma eseguendo un percorso soggettivo ed esperienziale fatto per gli audaci, in quanto non scevro da pericoli. Il fatto che al termine del cammino tornassero ad essere persone qualsiasi e non si sentissero di classe diversa dagli altri, fa capire che in questo cammino dovesse esserci del vero.

Peccato che le religioni monoteiste abbiano poi abolito questi aspetti misterici delle antiche religioni, fondando l'insegnamento sull'obbedienza e non sul conosci te stesso.




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