TEATRO DI POMPEO





Giuseppe Vasi 1761 su Palazzo Pio:

"Siede questo sopra le rovine del celebre teatro di Pompeo il Grande, e ne vedemmo già la cavea nella parte posteriore di esso, ed ancora nelle cantine si osservano le volte e muri di quel magnifico edifizio, nelle quali fu da primi Cristiani fatto un oratorio, o cappella dedicata prima al ss. Salvatore, e poi alla ss. Vergine, che fu detta Crypta pincta, ed ora la diciamo di Grotta Pinta.

Fu quivi da Pompeo Magno edificato quel magnifico Teatro, perchè quì presso ebbe la sua prima casa, e però dopo aver difesa la Patria, ed aver tre volte trionfato sopra i nemici di essa, 699. anni dopo l'edificazione di Roma volle far decorosa la contrada, ove egli nacque, erigendovi fra gli altri edifizj un teatro tutto di marmo capace di trenta mila spettatori, e fu il primo, che in Roma si facesse stabile, essendo per l'addietro solito farsi di legno ogni qual volta che si avessero a rappresentare giuochi scenici. Vogliono alcuni, che Pompeo lo principiasse, e poi da Cajo Calligola fosse terminato, altri che Calligola lo rinnovasse. Nerone però in un sol giorno fecelo mettere a oro, per fare splendida pompa a Tiridate Re degli Armeni quando venne in Roma.

Appresso a questo, cioè da quella parte verso la chiesa di s. Andrea della Valle, edificò il medesimo Pompeo la Curia, acciò in tempo delli spettacoli vi si tenesse Senato; ed in questa fu Giulio Cajo Cesare ucciso da' Congiurati, cadendo a piè della statua di Pompeo. Per lo che fu chiusa e poi per astio abbruciata dal Popolo. Eravi unitamente un magnifico portico sostenuto da 100. colonne, ed ornato di pitture, e fontane con varie fiere fatte in marmo."


Dunque il Teatro di Pompeo, oggi non più esistente, è stato il primo teatro di Roma costruito in muratura, accanto al luogo dove Pompeo era nato e che lui, ormai famoso e ricchissimo, voleva nobilitare.

Il tempio si ergeva nella zona del Campo Marzio, edificato a spese del console Pompeo, probabilmente su terreno di sua proprietà, come regalo ai romani, tra il 61, anno del suo terzo trionfo e il 55 a.c. anno del suo secondo consolato. Per Roma fu un' innovazione storica perchè la legge vietava la costruzione di teatri in muratura.
Come narrano Livio e Tacito, la costruzione di teatri stabili nell’Urbe era vietata e nel 154 a.c. il Senato aveva fatto abbattere un teatro in muratura “in quanto inutile e dannoso per i costumi della città.” Gli spettacoli si eseguivano su palcoscenici di legno, smontati subito dopo le rappresentazioni e in piedi, perchè sono proibiti anche i sedili. Si disse che si doveva mantenere il carattere religioso del teatro tradizionale greco; infatti i teatri provvisori in legno venivano eretti solo vicino a luoghi di culto. In realtà gli spettacoli teatrali erano osceni e pieni di satira contro i politici, e il pubblico romano era abituato a manifestarsi con grida, tamburi, battere di piedi e fischi. I teatri potevano scatenare sommosse, cosa che i senatori temevano quasi quanto una guerra.

Ma nel 55 a.c. il console Pompeo era un eroe, vincitore degli schiavi ribelli di Spartaco, dei pirati del Mediterraneo, dei Siriani, Armeni e Palestinesi, l’uomo che ha portato le legioni romane fino al mar Caspio ed ha triplicato le entrate dello Stato. Pompeo dunque aggirò la legge e fornì a roma il teatro.

Costruì pertanto su un podio rialzato un tempio dedicato a Venere vincitrice, con una gradinata d'accesso ad esedra davanti al tempio, praticamente una classica cavea semicircolare, a ridosso di una scena monumentale lunga ben 90 m, sistema utilizzato successivamente dai romani per la costruzione di altri teatri in muratura. Le scale di accesso al tempio, edificate a forma di cavea, erano dunque diventate le gradinate del teatro, che diventava pertanto sacro. Su quei gradini la gente sedette mirando gli spettacoli e voltando le spalle al tempio, proprio comesi fa oggi sulla scalinata di Piazza di Spagna. Infine fu edificato il palcoscenico di legno.



LE FONTI

Del più grande teatro di Roma antica ci sono parecchie tracce nelle fonti letterarie.
La conformazione planimetrica del teatro e dell’intero complesso si evince attraverso frammenti della pianta marmorea severiana, che la configura nell’area circoscritta dalle vie dei Giubbonari, di Torre Argentina, del Sudario, da Piazza del Paradiso e Via del Biscione.

Cicerone, presente alla festa dell'inaugurazione, la descrive ad un suo amico anche se con toni critici e un po' snob. La festa indetta da Pompeo durò cinque giorni. Nel teatro si rappresentarono commedie campane e tragedie greche, a cui parteciparono 600 muli, militi di fanteria e cavalleria con l'impiego di ben 3000 recipienti per di vino offerto al pubblico.

Ovidio ricorda lente passeggiate al riparo dalla calura estiva “sotto l’ombra di Pompeo”, alludendo ai boschi di platani e al porticato, che consiglia a uomini e donne desiderosi di incontri.

Marziale racconta di un certo Selio che per evitare la magra cena di casa propria va disperatamente alla ricerca di qualcuno che lo inviti. Entra nelle terme, assiste ai culti egizi, attraversa i recinti dove la gente va a votare e si avventura sotto i portici di Pompeo.
Tacito riferisce che dopo più di un secolo dalla costruzione Nerone invita al teatro di Pompeo illustri ospiti barbari per strabiliarli con la grandiosità del monumento.
Gli autori cristiani condannano il tempio come luogo di perdizione e Tertulliano lo definisce “reggia di tutti gli scandali”.



DESCRIZIONE

L’edificio teatrale era rivolto verso est ed esternamente aveva splendidi rivestimenti in pietra gabina, materiale vulcanico di colore scuro, alternata al travertino, materiale calcareo di colore chiaro, creando un piacevole contrasto di toni. Davanti all'entrata del treatro erano le due gigantesche statue dei Dioscuri con i cavalli, i semidei che aiutarono i Romani nella battaglia del lago Regillo combattendo per loro, oggi visibili all'entrata della piazza del Campidoglio, come è ricordato nelle epigrafi dei basamenti.

La cavea. del diametro di 150 m, era costituita da una doppia serie di muri radiali collegati tra loro da strutture curvilinee che formavano i cosiddetti cunei, coperti da volta a botte, che avevano il compito di sostenere le gradinate: All’interno la cavea era organizzata su due ordini di gradinate, il cui andamento è oggi ricalcato dalla via di Grotta Pinta, realizzata con un sistema di sostruzioni in muratura, con una serie di cunei in opus reticulatum di tufo.

Le gradinate erano di eccezionale ampiezza e potevano ospitare fino a 30.000 persone. La scena era articolata nella parte anteriore da tre esedre colonnate, delle quali la centrale era rettangolare mentre le due laterali semicircolari.

Dietro il palcoscenico c'era un immenso portico con colonne di granito di m.180 x 135, con quattordici enormi statue delle nazioni da lui sottomesse, e una zona aperta con fontane, giardini, ninfei e due boschetti di platani. Il quadriportico, dove ci si poteva riparare in caso di pioggia, terminava con la Curia di Pompeo per le periodiche riunioni del Senato, dominata da una sua grande statua, che tiene un globo nella mano destra. Qui Cesare fu pugnalato, ai piedi della statua monumentale di Pompeo.



I RESTAURI

Le fonti ricordano il restauro del teatro di Augusto nel 32. a.c. e quello successivo di Tiberio a seguito di un incendio nel 21 d.c.

POSIZIONAMENTO ORIGINARIO DEL TEATRO VISTO DA
PIAZZA CAMPO DE FIORI
Un grosso incendio divampò poi nell’80 d.c. con notevoli rifacimenti di Domiziano, ma l’incendio peggiore fu quello sotto Carino, nel 291 d.c., anche questo rimediato con costose riparazioni. Gli ultimi interventi risalgono a Diocleziano e Massimiano, ed proprio durante questi ultimi lavori le due parti che componevano il portico furono intitolate a Iovia e Herculia. Una gigantesca statua di Ercole in bronzo dorato fu infatti qui rinvenuta nel XVI sec., oggi conservata a palazzo Spada. Il teatro di Pompeo fu restaurato ancora nel VI secolo da Teodorico, un imperatore barbaro ma molto romanizzato.



I RESTI ARGHEOLOGICI

Del tempio di Venere sono visibili i resti di parte del podio nelle cantine del Palazzo Pio Righetti (ex Palazzo Orsini), quell’alto edificio che si affaccia su Piazza Campo dei Fiori, costruito proprio sulle sostruzioni del tempio.

Della scena, che in gran parte occupava l’area dov’è ora la Chiesa di S.Andrea della Valle, è stata trovata a notevole profondità una parte del primo tratto sotto la Chiesa di S.Barbara in Largo dei Librai.

Della cavea si conserva la forma della curva interna nel semicerchio descritto dalle case di Piazza dei Satiri e di via di Grottapinta, mentre quella esterna si può osservare nell’andamento di via del Biscione e di Piazza Pollaiola.

Resti delle sostruzioni e dei cunei di accesso alle gradinate sono visibili nei negozi di via dei Giubbonari e nelle cantine degli stabili di Piazza Grottapinta, Piazza del Paradiso e di Via del Biscione.

Notevoli i resti visibili sotto i ristoranti “Da Pancrazio” di Via del Biscione e “Da Costanza” in Piazza del Paradiso. La denominazione “Grotta Pinta” allude probabilmente ai resti sotterranei degli ambienti pompeiani trovati nella zona.

Oggi, parte della curia è visibile sul limite occidentale dell’Area Sacra e non resta più nulla del portico, se non nel lato orientale degli scavi dell’Area Sacra, nel comprensorio tra Largo Argentina e via dei Chiavari e tra via del Sudario e via di Sant’Anna.

Il porticato, che delimitava un’area compresa tra le attuali Vie dei Chiodaroli, di S.Anna, di Torre Argentina, del Sudario, Piazza Vidoni e Largo dei Chiavari partendo dai templi repubblicani dell’attuale Largo Argentina, si individua nel tracciato attraverso la fotografia aerea.
Sotto il Teatro Argentina c’è una colonna granitica del porticato e resti delle fontanelle che erano nei giardini boscosi del quadriportico.

Due statue di Satiri, ora al Museo Capitolino, si sono trovate nella piazza che dai satiri prende nome.
Altre due statue alte 4 metri sono ora rispettivamente al Louvre di Parigi ed ai Musei Vaticani, che ospitano un gigantesco Ercole in bronzo proveniente dal complesso pompeiano.

Della Curia resta un grandioso basamento in opera quadrata di tufo visibile alle spalle dei templi B e C di Largo Argentina. Osservando questo reperto dal parapetto situato davanti al moderno teatro Argentina possiamo localizzare con grande approssimazione il luogo in cui è stato assassinato Giulio Cesare.

Oggi i resti di queste murature sono ancora visibili nelle cantine di molti edifici, abitazioni private e sotterranei di locali come nel caso del Ristorante “Grotte di Pompeo”, il cui ingresso è localizzato in Piazza del Biscione, del Ristorante “da Pancrazio”, dell’albergo “Teatro di Pompeo” e nel garage interrato dell’albergo “Sole”.



LA DECADENZA

Benché Augusto avesse fatto murare la Curia come "locus sceleratus" (luogo maledetto) a causa dell'assassinio di Cesare, lasciò in uso il teatro che venne restaurato dagli imperatori successivi fino al V sec. d.c. Al tempo del re goto Teodorico, un suo cancelliere romano ricordava con ammirazione il Teatro di Pompeo, per i suoi marmi, le sculture e gli affreschi, con “caverne coperte a volta con pietre pendenti collegate in forme bellissime”. Ma nel medioevo divenne cava di marmi e materiali edilizi, usato poi come fondamenta per nuovi edifici.

Le sostruzioni del Tempio di Venere Vincitrice sono servite da base per la costruzione di Palazzo Pio Righetti a Campo dè Fiori. Le sostruzioni del tempio di Pompeo fanno da sostegno all'attuale Teatro de satiri.
Sulle sue rovine sorsero, fra gli altri, le case degli Orsini e la Chiesa di Santa Barbara dei Librai.

Il profilo della cavea è ancora riconoscibile nelle vie di Grottapinta, per la parte interna, e nel percorso via del Biscione e via dei Giubbonari per la parte esterna. Resti delle murature e delle arcate del portico, emergono nelle cantine degli edifici successivi e in alcuni locali della zona, tra i quali un albergo che dal teatro ha preso il nome.


NEL 500

OPERA POMPEI.

1562. 10 giugno « Licentia effodiendi D. Julio Gallo ci ro: Regione Parionis . . . ante domus tuas sitas in urbe prope ecclesiam s. Laurentii in Damaso, in via publica quae ex dextero angulo dictae ecclesiae, et domo tua maiore quam nunc habitas, recte ducit ad viam maiorem Parionis et Plateam Pasquini » Arch. Secr. vat. Divers tomo 209, e. 74.

L' esito di questi scavi è descritto dal Vacca, Mem. 30, benché egli sembri volerli riferire al pontificato, non di Pio IV, ma di Gregorio XIII: « sotto la casa dò Galli mi ricordo vedervi cavare un gran pilo di marmo, e fu trasportato in piazza Navona. Vi furono trovati ancora certi capitelli scolpiti con targhe, trofei, e cimieri, che davano segno vi fosse qualche tempio dedicato a Marte."
Presentemente detti capitelli sono in casa di detti Galli nella via de Leutari di fianco alla Cancelleria. Uno di questi capitelli diviso in due pezzi, e trasferito al palazzo Massimi alle Colonne, è descritto dal Winckelmann-Fea, Storia, tomo III, p. 95 e 523.

Ricordo come nella stessa « via, dove abitano li Leutari, presso il palazzo della Cancelleria nel tempo di papa Giulio III » cioè prima dell' anno 1555, era stata trovata la celeberrima statua eroica creduta di Pompeo Magno, ora al palazzo Spada. Vedi Vacca, Mem. 57. Helbig, Guide, tomo II, p. 170, n. 953.

Il cronografo dell'anno 354 dice di Diocleziano e Massimiano « bis imper. multae operae publicae fabricatae suiit: senatum, forum Caesaris, basilica Julia, scaena Pompei, porticos II   »  Una scoperta fatta nel giugno dell'anno 1554, nella via de Chiavari dietro al teatro di Pompeo, ha permesso ai topografi di interpretare rettamente la notizia relativa ai due portici, poiché il piedistallo di marmo CIL. VI, 255 trovato in quest'occasione, e dedicato al Genio di Diocleziano, parla appunto di una « lovia porticus eius a fundaraentis absoluta ». Nel secolo seguente, essendosi tornato a scavare sotto le vicine case dei Cavalieri, si ritrovò la base gemella, ivi 25G, dedicata al Genio di Massimiano, per aver egli « Herculea (m) porticu (m)eius a fundamentis absoluta(m) ».

Le seguenti notizie si riferiscono ai due templi, rotondo l'uno, rettangolo-perittero-esastilo l'altro, confinanti col recinto dei portici pompeiani dalla parte di oriente, templi delineati nel frammento della Forma Urbis Jordan, tav. XVI, n. 110, 110', e che io ho ricongiunto per la prima volta al gruppo di Pompeo negli Annali dell' Institulo, a 1883. Il tempio rotondo è quello di Ercole grande custode del circo Flaminio, tuttora in piedi nel cortile dell"antico convento di san Nicolò dei Cesarini. Il secondo, quadrato, è quello descritto da Antonio da Sangallo nella scheda fiorentina 1140 con le parole che seguono: « tempio dietro al cardinale ceserino fatto di tufo coperto di stucho ne fatto una chiesetta che si domanda sto (Nicolao) apresso al ditto ce ne uno tondo similm(en)te fatto di tufo e stucho  »
Ne rimanevano allora in piedi sei colonne della fronte, tre della fiancata sinistra, e un angolo della cella. Queste importanti reliquie devono essere state abbattute nella ricostruzione della chiesa di s. Nicolò. Ad esse, che nei tempi di Cola di Rienzo portavano il nome di « templum Veneris in calcarario » appartiene il frammento di iscrizione de Rossi, Ball. Com. tomo XXI, a. 1893, p. 192, il quale ricorda restauri fatti nel secolo IV al tempio stesso, o al vicino Ecatostilo (portico con 100 colonne).
A questo gruppo monumentale si riferisce la notizia Vacca, Afem. 20 " Dopo il palazzo del sig. Giuliano Cesarini ho visto un tempio antico di forma tonda con colonne di peperino. Credo che fossero coperte di stucchi. Vi sono ancora gran muraglie di quadri pur di peperino: grande edifizio mostra certamente essere stato, ed in molte cantine si vede che seguita la medesima fabbrica".
Questo secondo ricordo {Mem. 60) si riferisce all' Ecatostilo:
« nella piazza che si diceva di Siena, ove ora i Teatini fabbricano la chiesa di s. Andrea (della Valle) nel fare li fondamenti vi trovarono un pezzo di colonna di granito dell' Elba lungo palmi quaranta e di grossezza circa sei palmi, e sotto ad essa una selciata antica. Giudico però che detta colonna vi fosse stata trasportata, non essendo in detto piano altri vestigi di antichità e seguitando a cavare quasi vicino la creta, si trovò un gran nicchione il quale dava segno di antico e superbo edifizio. Della colonna si fecero pezzi: ed uno di essi l'hanno posto per soglia della porta grande di detta
chiesa ".

Le vestigia del teatro sono ricordate dal Marliano, nel passo già riferito nel procedente volume a p. 244: (theatri vestigia in cella vinaria et in stabulo Ursinorum in campo Florae adliuc cernuntur. Ego vero anno ni. d. x i v. post aedom S. Lucia cognomento in crypta pietà, vidi effodi marmor in quo erat (iscrizione di Veuus
Victrix CIL. VI, 788). Intorno a questo palazzo Orsini e alle suo vicende nel secolo XVI, vicende connesse più o meno con la sorte del Theatrum lapidorum, si potrebbero trarre dai nostri archivii notizie di particolare interesse. Fra quelle già da me raccolte negli atti di Stefano Amanni, merita osservazione la vendita temporanea del palazzo, fatta, ai 27 di febbraio del 1513, da Giovan Giordano Orsini a Francesco cardinale Sorrentino assente, ed in suo nome ad Agostino Chigi mercante senese, salvo lo ius della parrocchia, per ducati tremila d'oro.

Le due statue di Pan, che si trovano a destra e a sinistra del Marforio capitolino, furono trovate presente il Pighio, e perciò circa la metà del secolo, nella piazza de Satiri, il cui sito i topografi fanno coincidere con quello della scena del teatro. I due simulacri passarono al palazzo della Valle, dove furon visti e delineati dal Cavalieri, e dai suoi imitatori. Vedi Helbig, Guide, tomo I, p. 294, n. 403 e 404, il quale li riconosce simili ad altre figure scoperte al Pireo, e quindi copie di originali attici.

Si crede inoltre che la Musa colossale farnesiana (Winckelmann, Storia, tomo I, p. 322) e l'altra che prima stava nel cortile della Cancelleria e ora nel museo Pio-clementino (Visconti, tomo li, p. 26), sieno state trovate dentro l'ambito del portico-giardino annesso al teatro. Tale congettura ha ricevuta conferma dalla scoperta di una terza figura di Musa, fatta l'anno 1888 nei lavori della via Arenula presso alla chiesa di san Carlo de' Catinari. Questa figura è ora conservata nell'Antiquarium Comunale al Celio.


NELL'800

"Il primo teatro edificato in Roma con stabile costruzione di pietra fu quello che Pompeo fece erigere con somma magnificenza a poca distanza del descritto circo Flaminio verso il Campo Marzio, dal quale rimangono diversi avanzi alquanto disgiunti tra loro, ma sono peraltro ben sufficienti per farci concepire la intiera forma dell'edifizio. 
A ricercare questi molta diligenza mi sono presa in compagnia di erudite persone, e si può dire di averne ritrovati in maggior numero di quelli che per l'avanti si conoscevano. Col soccorso poi del grande frammento della antica Pianta di Roma N. XI. in cui sta incisa la forma di questo teatro, ho potuto idearne la sua intiera struttura, siccome si dimostra con disegni in grande nell'accennata opera dell'architettura antica. 

Dalla situazione degli avanzi che rimangono di questo teatro sotto al palazzo Pio, nelle case annesse al medesimo, e nel fabbricato situato lungo la via del Paradiso, si trova che la cavea del teatro stava decisamente rivolta verso Oriente, e l'edifizio tutto posto secondo la direzione meridionale delle antiche fabbriche del Campo Marzio. Al di sotto della parte del suddetto palazzo Pio situata verso la piazza di Campo di Fiore, riconobbi per la prima volta alcuni resti delle sostruzioni fatte per reggere il tempio, che Pompeo, onde connestare la grande spesa che portava la costruzione del teatro con un titolo pio, fece edificare nel mezzo della parte superiore dalla cavea, affinchè i sedili della medesima, sembrando servire come di scalinata al tempio, lo facessero figurare sopra ogni altra parte dell'edifizio, e dedicollo a Venere Vincitrice. 

La indicata situazione di questo tempio si trova anche confermata da ciò che si vede rappresentato nel suddetto frammento della Pianta Capitolina. Dietro la scena del teatro vi stava, come accenna Vitruvio, il portico che doveva servire al popolo di ricovero in tempo delle intemperie. Parte di questo portico sta disegnata nel medesimo frammento; ed ivi si vede indicato essere stato diviso in due parti da quattro file di colonne, tra le quali vi erano piantati i boschetti prescritti dallo stesso Vitruvio, e più chiaramente ancora a questo riguardo dai seguenti versi di Properzio.


Scilicet umbrosis sordet Pompeja columnis Porticus aulaeis nobilis Attalicis:
Et creber pariter platanis surgentibus ordo Flumina sopito quaeque Marone cadunt.
Et leviter Nymphis tota crepitantibus Urbe. Cum subito Triton ore recondit aquam.


Dai quali versi ancora si mostra esservi stato tra i verdeggianti platani un fonte con un Tritone che gettava acqua; come pure esservi state delle fiere di pietra si deduce da Marziale. E dal medesimo scrittore con i seguenti versi si conferma essere stati precisamente due i boschetti in tale portico.

Inde petit centum pendentia
tecta columnis Illinc Pompeii
dona, nemusque duplex

Solo ho potuto aver cognizione che si siano trovati di questo portico alcuni pochi rocchi di colonne di granito bianco e nero, ed uno di questi di considerabile lunghezza fu ultimamente scoperto nel fare le fondamenta della nuova casa situata di faccia al teatro Argentina; ove pure vidi un pezzo di muro costrutto colla stessa opera retticolata impiegata nelle altre parti del teatro di Pompeo, il quale dovea appartenere al recinto del descritto portico. Similmente sembrano avere partecipato della costruzione di tale edifizio i molti pezzi di cornicioni, rocchi di colonne e capitelli trovati sotto il palazzo della Valle al tempo di Pio IV; come pure le altre antichità rinvenute nel fare i fondamenti della vicina chiesa di S. Andrea.


CURIA DI POMPEO

"Avanti al medesimo teatro di Pompeo si conosce da Appiano esservi stata la Curia, nella quale Cesare fu ucciso dai congiurati a piedi della statua dello stesso Pompeo. E questa stava situata probabilmente nella parte d'avanti al teatro ch'era rivolta verso la Cancelleria; imperocchè da tale parte fu rinvenuta la pretesa statua di Pompeo. Benchè, come si conosce dal medesimo Appiano, tale statua sia stata da Augusto trasportata in un Giano di marmo, è da credere peraltro che questo arco, dovendo essere evidentemente situato vicino alla nominata Curia, stasse ivi pure prossima agli edifizj Pompejani."





RINASCE IL TEATRO DI POMPEO IN UN HOTEL

"Un vero e proprio archeo hotel nel cuore di Roma. L’Hotel Lunetta, 4 stelle superiore nel Rione Parione di Roma, ha inaugurato, la scorsa settimana, la nuova area archeologica: una sorta di museo dove ammirare i resti delle antiche mura del Teatro di Pompeo rivenute durante i lavori di ristrutturazione durati 4 anni. Gli ospiti di questo tempio dell’ospitalità romana, si immergono nella millenaria storia della città con un percorso emozionale che si snoda dal piano seminterrato – trasformato grazie ad un certosino restauro in una sorta di galleria dove ammirare le antiche mura in tutto il loro splendore - alla Spa di 300 mq dove gli altri antichi resti sono custoditi da pannelli di cristallo. Al primo piano dell’hotel fa bella mostra di sé, sulle pareti bianche, l’opus reticulatum: raro esempio visibile ad un altezza di oltre 5 metri dal livello stradale. “L’intenzione della proprietà dell’Hotel – dichiara il general manager Luca Rombi – è di dotare l’area archeologica, in un prossimo futuro, di ulteriori strumenti che possano illustrare la storia del Teatro di Pompeo offrendo, così, un servizio in più che vada oltre l’ospitalità in senso stretto e possa arricchire le conoscenze dei nostri ospiti sulla storia della Città eterna“. "

di Sonia Rondini



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2 comment:

Anonimo ha detto...

impressionante e magnifico

Anonimo ha detto...

Il modello di teatro a cui fece riferimento Pompeo, fu quello di Bononia (Bologna) del 88 a.C., che fu il primo della storia dell' architettura romana ad essere costruito in muratura con struttura autoportante e una fitta serie di murature radiali e concentriche, proprio come si vede nello "spaccato" del teatro di Pompeo.

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