LUDI SAECULARES


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I Ludi Saeculares (Giochi Secolari) furono dei giochi che facevano parte di una importante cerimonia religiosa derivante da una più antica detta Ludi Tarentini. Questa cerimonia comprendeva formule sacre, sacrifici animali e spettacoli teatrali, che si susseguivano per tre giorni e tre notti.

Questi Ludi particolari si svolgevano alla fine di un saeculum (secolo) determinando anche  l'inizio del secolo successivo.

Un saeculum, presumibilmente la massima lunghezza possibile della vita umana, era considerato durare tra i 100 ed i 110 anni.

Alcuni autori antichi hanno riportato indietro nel tempo le celebrazioni ufficiali dei Giochi al 509 a.c., ma le uniche celebrazioni chiaramente attestate sotto la Repubblica romana ebbero luogo nel 249 e nel 140 a.c. circa.

I Giochi si svolsero ancora nel 17 a.c., voluti e assistiti dall'imperatore Augusto, mentre gli imperatori successivi tennero celebrazioni negli anni 88 e 204, ad intervalli di circa 110 anni. I giochi si svolsero anche sotto Claudio nell'anno 47 per celebrare l'ottocentesimo anniversario dalla fondazione di Roma, che condusse ad un secondo ciclo di Giochi, nel 148 e nel 248, che vennero infine abbandonati con l'avvento degli imperatori cristiani.

MONETA CELEBRATIVA DEI LUDI SAECULARES

REPUBBLICA

Nella tradizione romana i Ludi Saeculares ebbero origine con un nobile antenato sabino della Gens Valeria chiamato Valesius o Volusus. Il praenomen Valesus diede poi origine al nomen Valesius (testimoniato da epigrafi del VI sec. a.c.), trasformatosi successivamente in Valerius.

LUDI TERENTUM
Questi sarebbe venuto dalla Sabina (Dion. Hal. 2, 46) a Roma assieme a Tito Tazio. Quando i figli di Valesus si ammalarono gravemente, egli pregò gli Dei di curarli, offrendo in cambio la propria vita. Udì allora una voce che gli disse di portare i bambini a Tarentum e di dargli da bere l'acqua del fiume Tevere, scaldata su un altare di Dis Pater (Dite) e di Proserpina, la versione romana della Dea greca Persefone o Kore, il cui nome potrebbe derivare dal latino proserpere ("emergere") a significare la crescita del grano. Infatti, in origine, fu senza dubbio una dea agreste, successivamente divinità degli inferi.

« La totalità della sostanza terrestre considerata nella pienezza delle sue funzioni fu invece affidata a Dis Pater che è lo stesso che direDives (il ricco), il Ploutos dei Greci; denominazione giustificata dal fatto che ogni cosa ritorna alla terra e da essa trae origine. A Dis Pater si ricollega Proserpina (il nome è di origine greca, trattandosi di quella dea che i Greci chiamano Persefone) che simboleggerebbe il seme del frumento e che la madre avrebbe cercata dopo la sua scomparsa.… »
(Marco Tullio Cicerone, De natura deorum II, 66)

LUDI REPUBBLICANI
Pensando di dover viaggiare fino alla colonia greca di Taranto, nel sud del suolo italico, si pose in viaggio navigando navigando lungo il Tevere, ma giunto a Campo Marzio, nel luogo chiamato Tarentum. la voce gli intimò di fermarsi. 

Il Tarentum (o Terentum) era una parte del Campo Marzio i cui confini erano costituiti dall'altare di Dite e Proserpina (rinvenuto presso la Chiesa Nuova nel 1888) e il Tevere.
Per la presenza di fonti sulfuree, quindi sotterranee e calde il luogo venne collegato agli Inferi e al culto di Dite e di Proserpina.

In occasione dei Ludi saeculares vi venivano offerti sacrifici a Dite.
Velusius scaldò l'acqua del fiume e la diede ai bambini, che subito si riebbero e si addormentarono.

Quando si svegliarono, narrarono al padre che in sogno qualcuno aveva ordinato di fare sacrifici a Dite e Proserpina. 

Valesius, seguendo le istruzioni, scavò il suolo e rinvenne un altare dedicato alle due divinità. Compì allora il rituale come indicato e la guarigione fu completa.

In nome del miracolo accaduto a Valesius vennero istituiti i primi Ludi Secolari.

Le celebrazioni dei Giochi sotto la Repubblica romana sono scarsamente documentate. Anche se alcuni storici romani li fanno risalire indietro nel tempo al 509 a.c., alcuni studiosi moderni considerano che la prima celebrazione ben documentata ebbe luogo nel 249 a.c., durante la I guerra punica.

Secondo Varrone, ( I sec. a.c.), i Giochi vennero introdotti dopo che una serie di presagi condusse alla consultazione dei Libri Sibillini da parte dei quindecimviri.

Secondo questi libri, vennero offerti sacrifici a Tarentum, presso il Campo Marzio, per tre notti, alle divinità infernali di Dite e Proserpina.

Varrone aggiunge anche che venne fatto il voto di far ripetere i Giochi ogni cento anni, ed effettivamente un'altra celebrazione ebbe luogo nel 149 o nel 146 a.c., al tempo della III guerra punica..

Gli studiosi Beard, North e Price suggeriscono che i Giochi del 249 e quelli del 140 a.c. si tennero entrambi sotto la pressione diretta della guerra, e che fu solamente in quest'ultima occasione che vennero ad essere considerati come una celebrazione centennale regolare. Questa sequenza avrebbe condotto ad una celebrazione nell'anno 49 a.c., ma le guerre civili lo impedirono.

TAVOLA MARMOREA CHE CELEBRA I LUDI SAECULARES

IMPERO

Nel 17 a.c. i Giochi vennero rieditati dall'imperatore Augusto. La data fu motivata da un oracolo riportato nei Libri Sibillini, che imponeva che i Giochi venissero celebrati ogni 110 anni, e da una nuova ricostruzione della storia repubblicana dei Giochi che ne colloca la prima celebrazione nel 456 a.c..

Prima dei Giochi stessi, degli araldi andarono in giro per la città ad invitare il popolo ad "uno spettacolo a cui non avevano mai assistito e mai avrebbero rivisto in futuro". I quindecimviri si riunirono sul Campidoglio e nel tempio di Apollo Palatino, e distribuirono gratuitamente ai cittadini torce, zolfo ed asfalto, da bruciare come mezzo di purificazione (questi rituali potrebbero esser stati mutuati da quelli in uso nei Parilia, le feste per l'anniversario della fondazione di Roma). Vennero offerti anche grano, orzo e fagioli.

Il Senato decretò che un'iscrizione dei Giochi dovesse essere realizzata al Tarentum, affinché restasse una documentazione del loro procedimento. I sacrifici notturni non venivano fatti alle divinità infere Dite e Proserpina, ma alle Parche (o Fatae), ad Ilizia (la Dea del parto) e a Tellus (la Madre Terra). Queste erano "divinità più benefiche, che ciononostante condividevano con Dite e Proserpina la duplice caratteristica di essere greche nella classificazione linguistica e senza culto nello stato romano". Questi sacrifici notturni alle divinità greche del Campo Marzio si avvicendavano con i
sacrifici diurni alle divinità romane sui colli Campidoglio e Palatino.

- 31maggio   - Notte       - Campo Marzio       - Parche       - 9 agnelli femmine e 9 capre femmine
- 1º giugno   -  Giorno    - Campidoglio          - Giove        -  2 tori
- 1º giugno   - Notte       - Campo Marzio       - Ilizia          -  27 libum* (9 pezzi per ognuno dei 3 tipi)
- 2 giugno    - Giorno     - Campidoglio           - Giunone    -  2 mucche
- 2 giugno    - Notte       -  Campo Marzio      - Tellus         -  1 scrofa gravida
- 3 giugno    - Giorno     - Palatino         - Apollo e Diana   -  27 libum (9 pezzi per ognuno dei 3 tipi)

Il Libum era una focaccia romana, realizzata impastando formaggio di pecora con la farina ed un uovo, che veniva cotto posto su foglie di alloro. La ricetta è fornita da Catone nel De agricultura.
Questa focaccia veniva usata come offerta durante le feste dei Matralia ed  più tardi nei Ludi Saeculares.
I ruoli chiave vennero svolti da Augusto e dal suo genero Marco Vipsanio Agrippa, in qualità di membri dei quindecimviri; Augusto partecipava da solo ai sacrifici notturni ma era accompagnato dal genero in quelli diurni. Sembra che ad Agrippa mancassero le forse per sostenere tanto lavoro anche di notte, mentre il cagionevole di salute Ottaviano sostenne da solo un'attività molto impegnativa di giorno e di notte.
Dopo i sacrifici del 3 giugno, cori di ventisette ragazzi e ventisette ragazze cantavano il Carmen Saeculare, composto per l'occasione dal poeta Orazio e veniva cantato sia sul Palatino che poi sul Campidoglio

Ogni sacrificio era seguito da spettacoli teatrali. Una volta che i sacrifici di maggior rilievo erano terminati, i giorni tra il 5 e l'11 giugno erano dedicati alle commedie greche e latine, mentre il 12 giugno si svolgevano le corse dei carri e l'esposizione dei trofei di caccia.

CARMINA

CARMEN SAECULARE

Febo e Diana dea delle foreste, 
splendido decoro del cielo, da venerare 
e sempre onorati, esaudite le cose che desideriamo 
in questi giorni solenni 
in cui i versi sibillini prescrissero 
che vergini e fanciulli scelti e puri 
cantino un inno per gli Dei che hanno 
cari i sette colli! 
Sole divino, che sul cocchio luminoso dischiudi 
e nascondi il giorno sempre nuovo e uguale 
sorgi, e nulla maggior di Roma 
Possa tu vedere! 
Tu, che sai propizia fai schiudere i maturi parti 
come conviene, Ilizia, e che proteggi le madri, 
o che voglia essere chiamata Lucina 
o Genitale. 
O Diva, fa' crescere la prole e 
prospera i decreti dei Padri per le muliebri 
nozze, e per la legge maritale di nuova 
prole feconda, 
onde il giro fissato di cento e dieci anni 
riconduca i ludi e i cantici, affollati tre volte 
nel chiaro giorno, e tre volte nella 
notte gioconda. 
Voi che veraci annunziaste, o Parche, 
una volta per sempre ciò 
che il fato disse, e ciò 
che i sicuri eventi confermeranno, aggiungete 
fati ai fatti antichi buoni già compiuti! 
La terra fertile di messi e greggi 
Offra a Cerere corone di spighe; 
nutrano i frutti l'acque salubri 
e le aure di Giove! 
Placido e mite, ora che hai riposto il dardo, 
ascolta, Apollo, i supplici fanciulli; 
Luna, bicorne dea degli astri, ascolta 
tu le fanciulle! 
Se Roma è opera vostra, e se le schiere 
Troiane approdarono all'etrusco 
lido con l'ordine di cambiare dei e città 
con un viaggio favorevole, 
cui senza infamia tra le fiamme d'Ilio 
il casto Enea, superstite della patria, 
aprì un cammino libero per dare ai rimasti 
sorte più grande, 
Dei, date buon costume ai giovani sottomessi 
e ai vegliardi placida quiete, 
e date alla gente di Romolo la potenza, 
la discendenza ed ogni gloria; 
e quanto, offrendo bianchi buoi, l'illustre 
sangue d'Anchise e Venere vi chieda, 
egli l'ottenga, egli nell'armi altero, 
mite col nemico vinto. 
Già teme il Medeo la sua mano, potente 
per terra e in mare, e le latine scuri; 
già Sciiti ed Indi, poco fa ribelli, 
chiedono leggi. 
Già Fede e Pace, e Onore e il Pudore prisco 
e la Virtù negletta osano tornare; 
e già beata col suo corno pieno 
viene l'Abbondanza. 
Se Apollo, adorno dello splendido arco, 
augure e amico delle nove Muse, 
che ristora le membra stanche 
con l'arte salutare, 
guardi benigno i colli Palatini, 
di lustro in lustro proroghi lo stato romano 
ed il Lazio a tempi 
sempre migliori, 
e Diana, che possiede l'Algido e l'Aventino, 
si curi delle preghiere dei quindecemviri 
ed ascolti le suppliche dei giovinetti. 
Io porto a casa la buona e sicura speranza 
che Giove e tutti i Numi sentano questo, 
io dotto nel cantare i canti di Febo 
e le lodi di Diana.
(Orazio)



LE DATE

Le più antiche sono molto incerte perchè le fonti danno date diverse.

 - 509 a.c. - alcuni storici riferiscono a questa data l'inizio dei seculares.

 - 449 - questa data ci è fornita dallo storico Valerio Massimo

 - 348 - questa data ci è fornita dallo storico Valerio Massimo

 - 249 a.c.  - è una delle date certe, ben attestata dalle fonti.

 - 149 0 146 a.c. - ce ne informa Varrone, si era al tempo della III guerra punica.

 - 22 a.c. - Ottaviano, molto attento alle antiche tradizioni,  decide di rinverdire i Ludi Saeculares cui attenderà egli stesso offrendo una visibilità, una spiritualità e un'abnegazione, celebrando ininterrottamente giorno e notte, avvolto nella sua candida toga e il manto pontificale, dando un'immagine di sè che manda in visibilio le folle.
I Giochi continuarono ad essere celebrati sotto i successivi imperatori, ma vennero usati due diversi sistemi di calcolo per determinarne le date.

 - 47 - Claudio tenne i ludi secolari nell'anno 47, per celebrare l'ottocentesimo anno dalla fondazione di Roma. Narra Svetonio che all'annuncio degli araldi di un spettacolo "che nessuno mai aveva visto prima o mai avrebbe visto in futuro" stupì e rallegrò i romani, alcuni dei quali avevano già presenziato ai Giochi svolti sotto Augusto..
Sotto gli imperatori successivi, i Giochi vennero celebrati sia col sistema di Augusto che col sistema di Claudio: I riti però in entrambi i casi sono ripetuti fedelmente a quelli eseguii da Augusto.  Ciò comportò dei rituali svolti al Tempio di Venere e Roma invece che al Tarentum, e la data fu probabilmente cambiata al 21 aprile, i Parilia.

 - 88 - Domiziano fa eseguire i Ludi nell'anno 88, presumibilmente 110 anni dopo una celebrazione augustea prevista nel 22 a.c. Si celebra  a maggio e giugno nel Terentum.

 - 148 - Antonino Pio segue la celebrazione di Claudio per la fondazione di Roma. Si celebra ogni 100 anni (più o meno) al 21 aprile (festa Parilia)  nel Tempio di Venere e Roma.

 - 204 - Settimio Severo nel 204, 220 anni dopo la celebrazione AugusteaSi celebra ogni 110 anni a maggio e giugno nel Terentum.

- 248 - Filippo l'Arabo segue la celebrazione di Claudio per la fondazione di Roma. Si celebra ogni 100 anni  al 21 aprile (festa Parilia) nel Tempio di Venere e Roma.

 - 314 -  110 anni dopo i Giochi di Settimio Severo, Costantino un po' cristiano e un po' no, non indice più i Ludi Saeculares. Lo storico pagano Zosimo (fl. 498-518), che scrive il resoconto esistente più particolareggiato dei Giochi, dà la colpa della decadenza dell'Impero romano all'abbandono di questo rituale tradizionale. Costantino si barcamena tra paganesimo e cristianesimo, perchè in realtà fa festeggiare ogni anno a dicembre il Dies Natalis Solis Invicti in onore di Mitra.


Domiziano: Æ Asse
IMP CAESAR DOMIT AUG GERM P M TR P VIII IMP XVIII  testa laureata COS XIIII LVD SAEC FEC, Domiziano a sinistra,  in mano una patera. sacrifica su un altare; suonatori di arpa e di flauto, tempio sullo sfondo; S C
coniato nell'88 
Domiziano: Denario
IMP CAESAR DOMIT AUG GERM P M TR P VIII IMP XVIII  testa laureata  Una colonna con sopra scritto: COS XIIII LVD SAEC FEC; un araldo  con un copricapo piumato,  un bastone ed uno scudo.
coniato nell'88.


















ROBERTO LANCIANI

ARA DI DIS E PROSERPINA

"Il 20 settembre del 1890, gli operai addetti alla costruzione del collettore principale sulla riva sinistra del Tevere, tra Ponte S. Angelo e la Chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, trovarono un muro medievale costruito con materiali presi a caso dalle vicine rovine. Tra loro, c’erano uno o più frammenti che descrivevano la celebrazione dei Ludi Saeculares durante l’Impero. 

Alla fine della giornata erano stati recuperati 17 pezzi, sette dei quali appartenevano alle testimonianze dei giochi celebrati sotto Augusto nell’anno 17 a.c., gli altri quelli celebrati da Settimio Severo e Caracalla nell’anno 204 d.c. Successive ricerche portarono alla scoperta di altri 96 frammenti, per un totale di 113, di cui 8 sono del tempo di Augusto, 2 del tempo di Domiziano ed il resto può essere datato a quello di Severo.

I frammenti del 17 a.c., ricomposti, formano un blocco alto tre m contenente 168 linee scritte fittamente. Questo monumento, oggi esposto alle Terme di Diocleziano, aveva la forma di un pilastro quadrato coronato da una cornice aggettante, con base e capitello di ordine tuscanico, ed era alto, in origine, quattro m. 

Credo che non ci sia alcuna iscrizione, tra le trentamila raccolte nel volume VI del “Corpus”, che impressioni o colpisca di più l’immaginazione di questo rapporto ufficiale di una cerimonia di stato che ebbe luogo più di millenovecento anni fa alla presenza degli uomini più illustri del tempo. 


Le sue connessioni con i Ludi Secolari

L’origine dei ludi secolari sembra essere questa: agli albori di Roma la parte nord occidentale del Campus Martius, sulle rive del Tevere, si distingueva per le testimonianze di attività vulcanica. 

PILASTRO DEI
LUDI SECULARES
Era presente una pozza chiamata Tarentum o Terentum, alimentata da sorgenti sulfuree calde, il cui valore terapeutico è attestato dalla cura cui si sottopose Voleso, il Sabino, e la sua famiglia, come raccontato da Valerio Massimo. 

Forti vapori si levavano sopra le sorgenti e lingue di fiamme si sprigionavano da fratture del terreno. 

La località divenne nota con il nome di campo infuocato (campus ignifer), e la tradizione popolare lo mise in relazione con il regno degli inferi. 

Un altare agli dei degli inferi fu eretto sulle rive della pozza, e giochi in onore di Dis e Proserpina venivano indetti periodicamente, con il sacrificio di un toro e di una mucca neri. 

La tradizione attribuiva questa usanza allo stesso Voleso, che, grato per la guarigione dei suoi tre figli, offrì sacrifici a Dis e Proserpina, officiò lectisternia, o processioni di lettighe per i simulacri degli Dei precedute da tavole imbandite, e celebrò giochi per tre notti, una per ogni figlio che era stato rimesso in sesto. 

In epoca repubblicana furono chiamati Ludi Tarentini, dal nome della pozza, ed erano celebrati con lo scopo di scongiurare la ricorrenza di qualche grave calamità da cui si era stati colpiti. Dal momento che le calamità erano contingenze che nessun uomo poteva prevedere, appare evidente che la celebrazione dei Ludi Tarentini non era connessa ad alcun particolare ciclo temporale, come ad esempio il saeculum.

Non molto dopo la presa del potere da parte di Augusto, i Quindecemviri sacris faciundis (un collegio di sacerdoti cui era stata assegnata la conduzione di questi giochi da tempo immemorabile) annunciarono che c’era la volontà degli Dei di far celebrare i Ludi Saeculares e, male interpretando e distorcendo eventi e date, tentarono di provare che la cerimonia si doveva tenere regolarmente con un intervallo di 110 anni, che si supponeva dovesse essere la lunghezza di un saeculum. 

I giochi per i quali i Quindecemviri fecero questa asserzione erano i Tarentini, istituiti per uno scopo diverso, ma il loro suggerimento piacque troppo ad Augusto ed al popolo per essere disatteso. Mettendo da parte ogni disputa sulla cronologia e la tradizione, la celebrazione fu fissata per l’anno 17 a.c.


La scoperta di un’iscrizione che li descrive, nel 1890

Quale era l’esatta ubicazione delle sorgenti di acqua sulfurea, il Tarentum, e dell’altare degli Dei degli inferi? Ho ragione di considerare la scoperta dell’altare di Dis e Proserpina come la più soddisfacente che io abbia fatto, specialmente perché la feci, se così posso esprimermi, lontano da Roma per una lunga assenza. 

SEIONE DELL'ALTARE DI DIS E PROSERPINA
Ebbe luogo nell’inverno tra il 1886 ed il 1887, durante la mia visita in America. In quel tempo i lavori di apertura e sbancamento di Corso Vittorio Emanuele avevano raggiunto un luogo che era considerato terra incognita dai topografi, e indicato con una macchia vuota nelle mappe archeologiche della città. 

Parlo della zona tra la Vallicella (la Chiesa Nuova, il Palazzo Cesarini, etc.) e le rive del Tevere vicino S. Giovanni dei Fiorentini. I rapporti parlano in maniera vaga del ritrovamento di cinque o sei muri paralleli, costruiti in conci di peperino, di gradini in marmo al centro di questo singolare monumento, di porte con stipiti ed architravi in marmo, che immettevano negli spazi tra i sei muri paralleli e, infine, di una colonna istoriata con fogliame. 

Al mio ritorno a Roma, nella primavera del 1887, ogni traccia del monumento era scomparsa sotto Corso Vittorio Emanuele. Interrogai i capomastri, gli operai; consultai i registri delle imprese; ogni giorno visitavo i cantieri ancora attivi su ogni lato del Corso per la costruzione dei palazzi Cavalletti e Bassi: infine esaminai la “colonna istoriata con fogliame” che, nel frattempo era stata trasferita nel cortile del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio. 

Questo frammento di marmo, l’unico sopravvissuto agli scavi, mi ha dato la chiave per risolvere il mistero. Non era una colonna, era un pulvinus, o capitello, di un colossale altare marmoreo, degno di essere paragonato, per dimensioni e valore artistico, all’Ara Pacis scoperta sotto Palazzo Fiano, nonché a quella degli Antonini scoperta sotto Monte Citorio ed ad altre strutture monumentali simili. 

Non ci fu allora esitazione nel determinare la natura delle scoperte fatte a Corso Vittorio Emanuele: era stato trovato un altare e questo altare doveva essere quello consacrato a Dis e Proserpina, dal momento che nessun altro altare è menzionato nella storia nel versante nord occidentale del Campo Marzio.

I disegni che illustrano la mia tesi, provano che l’altare si innalzava su una base di 10 mq, circondata su tutti i lati da tre o quattro gradini marmorei; che la base e l’altare erano circondati da tre setti murari posti ad un intervallo di 10 m l’uno dall’altro e che sul lato est della piazza scorreva l’ euripus, o canale, largo circa tre m e mezzo, profondo un m e venti e delimitato da blocchi di pietra, la cui pendenza verso il Tevere era di 1:100. 

PIANTA DELL'ALTARE DI DIS E PROSERPINA
Quest ultimo dettaglio prova che quando il rozzo altare di Voleso Sabino fu in seguito sostituito da una struttura più nobile, la pozza era stata drenata, e le sorgenti che l’alimentavano canalizzate nell’euripus, cosicché i pazienti intenzionati a curare i propri malanni potevano più agevolmente bagnarsi o bere l’acqua miracolosa. 

Non si diede comunque particolare risalto alla scoperta nel momento in cui ebbe luogo. Invece di raggiungere il livello antico, gli scavi per il condotto fognario principale di Corso Vittorio Emanuele si fermarono nel posto sbagliato, cioè a 90 cm dal manto stradale; quindi, se frammenti dell’altare o iscrizioni o opere d’arte giacciono sul pavimento marmoreo, vi resteranno per sempre dal momento che la costruzione dei palazzi su entrambi i lati del Corso ed il Corso stesso con le sue costose fognature, marciapiedi etc. hanno reso impossibili ulteriori ricerche, almeno con i mezzi attuali.

Riguardo alla celebrazione che ebbe luogo intorno a questo altare nel 17 a.c., possedevamo già ampie informazioni da fonti come l’oracolo della Sibilla, cui si riferisce Zosimo, il Carmen Saeculare di Orazio e le legende ed i disegni sulle medaglie coniate per l’occasione; ma il rapporto ufficiale, scoperto il 20 settembre del 1890, impressiona in maniera completamente differente; ci consente quasi di prendere parte realmente alla processione, di seguire con passione Orazio quando guida un coro di 54 fanciulli e fanciulle di stirpe patrizia che cantano l’inno da lui composto per l’occasione.

Nelle operazioni che precedettero, costituirono e seguirono la celebrazione, c’è un tono di buon senso e semplicità, a dimostrazione del rapporto e del mutuo rispetto tra Augusto, il Senato ed i Quindecemviri; lo si evince dalle risoluzioni adottate dai diversi organi dello Stato, dai proclami indirizzati al popolo e dall’organizzazione delle festività, per le quali si attendeva più di un milione di spettatori; i moderni Governi potrebbero trarre insegnamento di dignità civica da questo rapporto .

Il rapporto ufficiale inizia, o meglio iniziava (le prime linee sono mancanti), con la richiesta dei Quindecemviri al Senato di prendere in considerazione la loro proposta e di garantire i fondi necessari, seguita da un decreto del Senato che accetta la proposta ed invita Augusto ad assumere la direzione delle celebrazioni. La richiesta fu indirizzata al Senato il 17 febbraio da Marco Agrippa, presidente dei Quindecemviri, in piedi di fronte agli scranni dei Consoli. 

Che scena a poterla testimoniare! Possiamo immaginarci i due Consoli, Gaio Furnio e Giunio Silano, vestiti dei loro abiti ufficiali, che ascoltano il discorso del grande statista supportato da venti colleghi, tutti ex Consoli scelti tra i più nobili, ricchi e valorosi patrizi del tempo. Il Senato conviene che la preparazione della celebrazione, la costruzione dei palchi, degli ippodromi e delle tribune temporanee, sarebbe stata eseguita da appaltatori (redemptores) e che l’Erario avrebbe fornito i fondi.

Le linee 1-23 contengono una lettera di Augusto ai Quindecemviri che dettaglia il programma delle cerimonie, il numero ed il livello delle persone che vi avrebbero preso parte, le date e gli orari, il numero ed il tipo delle vittime sacrificali. Due passi del manifesto imperiale sono particolarmente degni di nota. Il primo, che durante i tre giorni di Giugno dall’1 al 3, i tribunali sarebbero stati chiusi, e la Giustizia non sarebbe stata amministrata. Il secondo, che le donne che portavano il lutto, avrebbero dovuto togliere quel segno di dolore per quell’occasione. Il decreto è datato 24 marzo.

Ricevuto il documento, i Quindecemviri votano e approvano diverse decisioni: che le regole da seguire durante le cerimonie si sarebbero dovute pubblicare con un avviso (albo propositae); che le mattine del 26, 27, e 28 maggio si sarebbero destinate alla distributio suffimentorum, con la quale i Quindecemviri avrebbero distribuito torce, zolfo e bitume per le purificazioni; e che le mattine del 29, 30, e 31 di maggio, sarebbero state destinate alla frugum acceptio, o distribuzione di farina, orzo, e fagioli. 

Per evitare affollamenti sono definiti quattro centri di distribuzione, ognuno dei quali è posto sotto la supervisione di quattro membri del collegio, per un totale di sedici delegati. I luoghi indicati nel programma sono: la sommità del Campidoglio, l’area prospiciente il tempio di Giove Tonante, il Portico delle Danaidi sul Palatino, ed il tempio di Diana sull’Aventino.

Il 23 maggio il Senato vota nei Septa Julia, le cui rovine esistono ancora oggi sotto il Palazzo Doria e la Chiesa di S.Maria in Via Lata, ed approva due risoluzioni. L’inno di Orazio allude alla prima, vv.17-20,:
"O dea, sia che tu scelga il titolo di Lucina o Genitale, moltiplica la nostra prole e proteggi il decreto del Senato che favorisce i matrimoni e le sue leggi".

Tra le sanzioni che colpivano gli uomini o le donne che non si sposavano tra le età di venti e cinquanta anni, c’era il divieto di presenziare a festività pubbliche o cerimonie di Stato. Il Senato, considerando l’occasione eccezionale dei Ludi Saeculares, che nessuno tra i viventi avrebbe rivisto, rimosse questo divieto. 

MONETA CELEBRATIVA DEI LUDI SAECULARES
La seconda decisione decretò l’erezione di due colonne commemorative, una di bronzo, l’altra in marmo, sulle quali si sarebbe inciso il rapporto ufficiale della celebrazione. La colonna in bronzo è probabilmente persa per sempre, ma quella in marmo è quella recuperata sulle sponde del Tevere il 20 settembre del 1890, l’iscrizione che sto cercando di illustrare.

La celebrazione vera e propria ebbe inizio all’ora seconda della notte del 31 maggio. Si offrirono sacrifici ai Fati sugli altari eretti tra il Tarentum e le sponde del Tevere, nel luogo dove oggi sorge S. Giovanni dei Fiorentini; altre cerimonie si officiarono su palchi in legno illuminati da fiaccole e fuochi. Questo teatro temporaneo non era provvisto di posti a sedere e le testimonianze lo definiscono un "palco senza teatro".

Nelle manifestazioni del giorno successivo e in quelle del 2 giugno che si tennero sul Campidoglio e sul Palatino, si osservò il seguente ordine nella processione cerimoniale; prima veniva Augusto in qualità di Imperatore e Pontifex Maximus, di seguito i Consoli, il Senato, i Quindecemviri ed altri collegi di sacerdoti, quindi seguivano le Vergini Vestali ed un gruppo di centodieci matrone (tante quanti gli anni nel saeculum) scelte tra le matres familiae più esemplari di oltre venticinque anni di età.

Era previsto che ventisette ragazzi e ventisette ragazze di stirpe patrizia, i cui genitori erano ancora in vita (patrimi et matrimi), cantassero il 3 giugno l’inno appositamente composto da Orazio, stando a quanto dice il rapporto (riga 149): "Carmen composuit Q. Horatius Flaccus". Le prime stanze della stupenda composizione furono cantate durante la marcia della processione dal Tempio di Apollo a quello di Giove Capitolino, la parte centrale sul Campidoglio, l’ultima al ritorno verso il Palatino. 

Gli accompagnamenti furono suonati dall’orchestra e dai trombettieri del coro ufficiale (tibicines et fidicines qui sacris publicis praesto sunt). Possiamo vedere come in un sogno la ricchezza dello sfarzo e della bellezza cui i Romani assistettero la mattina del 3 giugno del 17 a.c., ed è difficile darne una descrizione. Immaginate il gruppo di 54 patrizi vestiti delle loro tuniche candide come la neve, coronati di fiori e sventolanti ramoscelli di alloro guidati da Orazio lungo il Vicus Apollinis (la strada che conduce dalla Summa Sacra Via alla casa di Augusto sul Palatino) e la Sacra Via, cantando le lodi degli dei immortali:  "Quibus septem placuere colles!"

Durante quei giorni e quelle notti, Augusto diede prova di un’encomiabile forza fisica e d’animo, presenziando sempre ad ogni cerimonia e celebrando personalmente i sacrifici. Agrippa mostrò meno resistenza del suo amico e Principe. Si fece vedere solo di giorno, aiutando l’Imperatore nel rivolgere le suppliche agli Dei ed ad immolare le vittime sacrificali. "

(Roberto Lanciani - Ara di Dis e Proserpina)



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