IL PUTEAL ROMANO SACRO E PROFANO


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PUTEAL ALBANI CON FIGURE ELEUSINE

Numerosi puteali scolpiti, di provenienza varia, si trovano in musei e collezioni pubbliche e private. Ma la forma cilindrica e cava non è sempre sufficiente a definire la natura di quegli oggetti come "vere da pozzo".

Nella religione romana fosse frequente il caso di inibire l'uso di certe aree di terreno considerate sacre per qualche motivo speciale, specialmente quei luoghi dove si era abbattuta la folgore, e come il punto considerato sacro venisse perciò isolato e protetto mediante un recinto, vero e proprio puteale (oidental o puteal).
  • Notissimo nel Foro repubblicano di Roma il puteal Libonis o puteal Scribonianum, eretto dal magistrato Scribonio Libone per ordine del Senato, e riprodotto su un denaro argenteo del 54 a.c. Rimane controverso il punto dove sorgeva.                                           Il Puteal Scribonianum o Puteal Libonis era una struttura del Foro romano, un classico recinto in pietra, in genere tondo ma talvolta quadrato, che si metteva sopra al pozzo aperto per impedire che la gente ci cadesse dentro.

    Esso fu dedicato o restaurato da un membro della familia Libo. Probabilmente fu il Lucius Scribonius Libo, forse pretore nel 204 e comunque tribuno della plebe nel 149 ac..

    Il Tribunale dei pretori era stato convocato nelle vicinanze, essendo stato rimosso dal Comizio nel II sec. ac. diventando così un luogo dove si riunivano i litiganti, gli usurai e gli uomini d'affarii.

    Qui infatti Scribonius, membro di una famiglia senatoriale. accusò Servius Sulpicius Galba di oltraggi contro i Lusitani. Egli fu inoltre lo Scribonius che consacrò il Puteal Scribonianum spesso menzionato dalle antiche fonti, che fu posto nel Foro presso l' Arcus Fabianus. Esso fu chiamato Puteal perchè era aperto in cima come un pozzo. Anni più tardi fu riparato e dedicato da un altro Libo, pretore nell' 80 ac.

    Secondo le antiche fonti i Puteal Scriboniano era un bidentale, cioè un punto che era stato colpito da un fulmine. Prese il nome dal cordolo in pietra o bassa recinzione che lo recingeva, simile a quella che si pone attorno a un pozzo, e si trovava tra il Tempio di Castore e Polluce e il Tempio di Vesta, nei pressi del Porticus Julia e dell' Arcus Fabiorum. Non ci sono resti di questo puteale, o almeno, non sono stati scoperti. Un tempo si pensava che un cerchio irregolare di blocchi di travertino nei pressi del tempio di Castore facesse parte del puteale, ma questa idea è stata abbandonata nei primi anni del XX sec.

    Una moneta emessa nel 62 ac. da Lucio Scribonio Libo, console nel 34 ac., descrive questo puteale, che egli aveva fatto restaurare. Assomiglia un cippo (monumento sepolcrale) o un altare, con corone di alloro, due arpe e un paio di pinze o tenaglie sotto le corone.                                 Le pinze possono essere quelli di Vulcano, colui che forgiava il fulmine, l'arpa sembrerebbe l'emblema di Apollo, ma non sappiamo a che titolo.
PUTEAL DI MONCLOA
  • Anche l'ubicazione del leggendario Lacus Curtius del Foro era indicata in età storica per mezzo di un puteal. Secondo Tito Livio, il sabino Mevio Curzio (Mettius Curtius), dopo aver ucciso in duello il romano Osto Ostilio, e inseguito da Romolo desideroso di vendetta, trovò scampo nella palude (lacus Curtius) ove in seguito sarebbe sorto il Foro Romano. Per Plutarco siccome era straripato il fiume si era formata una melma densa, Curzio non se ne accorse e perse il proprio cavallo inghiottito dalla melma, e per poco anche la vita.

    Per Terenzio Varrone, invece si tratterebbe di un luogo dichiarato sacro, secondo l'usanza romana, perché colpito da un fulmine, e la cui consacrazione avvenne nel 445 a.c. sotto il consolato di Gaio Curzio Filone.

    A memoria del fatto resta un bassorilievo marmoreo rinvenuto nel 1553 nei pressi della Colonna di Foca, rappresentante il cavaliere Marco Curzio mentre si getta nella voragine.

    Secondo una terza versione di Tito Livio, il luogo ricorderebbe una profonda voragine apertasi al centro del Foro. Secondo gli auguri, la voragine si sarebbe colmata soltanto gettandovi la cosa più preziosa del popolo romano. Allora il giovane cavaliere Marco Curzio, ritenendo che la cosa più preziosa del popolo romano fosse il coraggio dei suoi soldati, armatosi di tutto punto montò a cavallo e si consacrò agli dei Mani gettandosi nella spaventosa voragine, "e una folla di uomini e donne gli lanciò dietro frutti e offerte votive"          
  • Infine davanti all'edicola di Giuturna, presso il tempio dei Dioscuri, si conserva un puteale vero e proprio, marmoreo, con dedica scolpita sul giro e ripetuta sul piano dell'orlo.                                                                                                                                                Quando un puteal si trovava in un santuario, era anch'esso sacro; un esempio è quello coll'iscrizione dedicatoria davanti all'edicola di Giuturna sul Foro Romano.                                    Puteal o corpi formalmente corrispondenti a bocche di pozzo furono adibiti al coronamento di pozzi sacri d'indole speciale od alla recinzione di luoghi sacri, sia per tenere il luogo aperto al cielo o per impedire che venisse calpestato, sia per immetterci sacrifici ed offerte.
Non si può perciò sempre definire con assoluta sicurezza la natura e la destinazione, sacra o profana, di parecchi puteali antichi scolpiti: la cui importanza intrinseca, del resto, risiede nella loro decorazione sculturale.
  • È famoso il puteale di Madrid (Collezione Medinaceli), con la scena, a bassorilievo, della nascita di Atena, ispirata dal frontone orientale del Partenone.
  • Un altro puteale pure artisticamente importante è quello di Marbury Hall (Inghilterra), istoriato col mito di Elena e Paride.
  • Altri interessanti puteali scolpiti si trovano nella Collezione Albani (Roma): uno con figure di divinità eleusine, copia di un originale greco del IV sec. a.c. 
  • e un altro della collezione Albani con scena di pigiatura dell'uva.
  • Una scena affine si osserva su un puteale del museo di Napoli.
  • Due puteali del Museo Vaticano sono decorati con scene ispirate dal mondo infero.
Con particolare frequenza s'incontrano scolpite, intomo a puteali classici, teorie e processioni di divinità olimpiche:
  • come si vede intorno a un puteale del Museo Capitolino,
  • in uno del museo di Napoli (di provenienza Farnese) 
  • e in un terzo in Inghilterra, proveniente da Corinto: tutti di arte neoattica.
Bibl.: J. A. Hild, in Daremberg e Saglio, Dictionnaire s. v. Puteal; R. Cagnat e V. Chapot, Manuel d'archéol. romaine, II, Parigi 1920, p. 169 segg.; L. Paschetto, Ostia, colonia romana, Roma 1912, p. 252 segg.; A. Mau, Pompeji, 2ª ed., Lipsia 1913, p. 139; A. Maiuri, Pozzi e condutture d'acqua nell'antica città di Pompei, in Notizie scavi, 1929, p. 414; 1931, p. 546 segg.; D. Vaglieri, ibid., 1912, p. 440; per i putealia del Foro v. H. Thédenant, Le Forum Romain, Parigi 1908, passim; L. Du Jardin, I pozzi della valle del Foro Romano, in Rend. Pont. Acc. di Arch., VII (1932), pp. 129-191; per i puteali scolpiti: S. Reinach, Répert. de Reliefs, II e III, alle località citate.



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