I CALCHI DI POMPEI


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BAMBINO (1)

Nella foto (1) c'è un bambino di 3 o 4 anni che tiene le manine sulla pancia, contratto dai dolori della caduta delle macerie e dall'asfissia. Nessuno lo ha soccorso perchè tutti erano colpiti, nessuno l'ha tenuto tra le braccia, nessuno ha potuto accogliere il suo ultimo respiro. E' morto da solo, come nessun bambino dovrebbe morire, ed è morto ancora bambino. Non è sopravvissuto ai genitori, ma nemmeno i genitori sono sopravvissuti a lui. Fu una strage.

"Ha aperto al pubblico il 27 maggio la mostra “Pompei e l’Europa 1748 – 1943”, con due siti espositivi. Presso il Salone della Meridiana al Museo Archeologico di Napoli, sono esposte opere provenienti da musei italiani e stranieri. Questa esposizione ripercorre l’influenza che il mito di Pompei ha avuto sull’arte italiana ed europea, dalla sua scoperta, con l’inizio degli scavi del 1748 al bombardamento del 24 agosto 1943. 

Presso l’Anfiteatro degli scavi di Pompei, invece, sembra di rivivere gli ultimi istanti di vita della popolazione, grazie agli oltre 20 calchi in gesso, appartenenti agli 86 realizzati dopo il ritrovamento dei corpi. Questi calchi sono stati preparati per la mostra, grazie al lavoro dei restauratori sui reperti archeologici, che testimoniano la tragedia di quel giorno, quando la città fu sorpresa e sopraffatta dalla terribile eruzione del Vesuvio del 79 d.c.."

UOMO SOFFERENTE (2)

I CALCHI DI POMPEI SONO UNA TRAGEDIA IN ATTO

La foto (2) mostra un uomo adulto con un braccio sollevato come a riparare il viso, ma già caduto in terra sotto i colpi dei crolli e delle ceneri e lapilli. Ha le labbra tirate per il dolore, come mostra l'arcata dentaria inferiore scoperta mentre le labbra sono tirate sull'arcata superiore dei denti. E' un uomo in agonia, Non sa nulla di quel che accade, tutto è stato repentino e devastante.

Ha pensato che potessero esserci dei terremoti, nemmeno terribili, come quello accaduto una decina d'anni prima, ma nulla di più. Forse non voleva lasciare la casa a cui era affezionato, o temeva lo sciacallaggio, o non sapeva dove andare. Ma restare gli è stato fatale.


"L’invenzione del metodo dei calchi:  I corpi sono rimasti sepolti in 9 metri di cenere per oltre 1900 anni! Il 5 febbraio del 1863 mentre si sgombrava un vicolo, il Fiorelli, il direttore degli Scavi, venne avvertito dagli operai che avevano incontrato una cavità, in fondo alla quale si scorgevano delle ossa.

Ispirato da un tratto di genio, il direttore Giuseppe Fiorelli ordinò che si arrestasse il lavoro, fece stemperare del gesso, che venne versato in quella cavità e in altre due vicine. Dopo aver atteso che il gesso fosse asciutto, venne tolta con precauzione la crosta di pomici e di cenere indurita. Eliminati dunque questi involucri, vennero fuori quattro cadaveri.

La cenere, avvolgendo i corpi, ne ha preso la forma. Una volta che il corpo imprigionato all’interno si decompone naturalmente, la cavità che si crea conserva perfettamente le forme di quel corpo, compresa l’espressione del viso."


UNA FAMIGLIA AGONIZZANTE (3)

Calchi di Pompei: gli ultimi istanti di intere famiglie

Ecco un'intera famiglia nella trappola mortale della sua casa, anzi nella trappola di Pompei. Alcuni giacciono svenuti o morti, oppure ancora agonizzanti, altri li guardano impotenti con la disperazione nel cuore, assistendo alla devastazione dei propri cari e alla loro agonia.

I poveri resti sono davvero toccanti, in posizioni che rivelano come le persone siano morte, intrappolate all’interno degli edifici o nel tentativo di proteggere se stessi e i propri familiari. Quest'uomo sembra avere almeno un braccio fracassato (4), e anche il viso sembra colpito violentemente. E' riverso supino, con un ginocchio appena sollevato, ormai incapace di muoversi.

"Grazie alla tecnica utilizzata con il gesso, è possibile così ricreare quel corpo all’interno della cavità; vedere le espressioni angosciate e addolorate di uomini, donne e bambini, ma anche i dettagli delle loro pettinature e dei loro vestiti. Con questi calchi Pompei rivive la tragedia. Come un fermo immagine degli ultimi momenti di vita di un’intera popolazione che si dissolse in un solo giorno."

UN UOMO DEVASTATO DAL CROLLO DEL TETTO E DAI LAPILLI (4)


LA TAC DEI CALCHI 

La scienza medica al servizio dell’archeologia.

LA TAC DI UNA TESTA SPACCATA (5)
"Due calchi delle vittime della tragedia del 79 d.c., un bambino e un adulto sono stati indagati, in diretta per la stampa, attraverso il supporto scientifico della Tac (Tomografia Assiale Computerizzazione multistrato), nell’ambito del più vasto progetto di studi scientifici e antropologi previsto dal cantiere di restauro sui calchi, attualmente in corso.

Il progetto, per la prima volta praticato e dall’alto valore scientifico, è finalizzato a individuare età, patologie mediche, abitudini alimentari e stili di vita degli antichi pompeiani e interessa tutti quei calchi sui quali per dimensione e condizioni è possibile praticare la TAC.

All’appuntamento, che prevede accesso a piccoli gruppi nell’ambiente dove è collocata l’apparecchiatura con il calco, c'è la visione da monitor dell’indagine radiologica e illustrazione del progetto da parte degli specialisti coinvolti."

Le scene sono strazianti: un corpo di donna con un bambino sul grembo, il resto di un bimbo di circa quattro anni, accanto a quello di due adulti maschio e femmina, sicuramente i suoi genitori.
Alcuni teschi hanno i denti perfettamente conservati e possono essere individuati facilmente nelle bocche aperte, che sembrano ancora adesso urlare, mentre la cenere le ricopre.

PADRE MADRE FIGLIO (6)
Questa della fig. (6) è una delle scene più commoventi e disperate: un padre osserva impotente e disperato sua moglie e suo figlio riversi al suolo nell'agonia. Lui si solleva sul busto, come volesse alzarsi per aiutarli, ma non ce la fa, può solo assistere disperato alla scena.

"Sono 1150 i corpi ritrovati negli scavi di Pompei, ma rimane ancora un terzo della città da scavare.
Si spera che un documento così importante per l'umanità intera non si lasci dormire come spesso accade nei siti archeologici italiani. Si tratta ovviamente di un documento unico al mondo, per l'epoca remota, per l'archeologia, per l'aspetto profondamente drammatico e umano.

Sarebbe inoltre importante che questi reperti potessero girare il mondo, anche perchè spesso l'interesse per i siti archeologici può essere sollecitato più da certe immagini di forte impatto che non da musei e libri. Siamo abituati a vedere immagini shoccanti nei film con zombi e mostri di vario genere, ma queste immagini fanno tutt'altro effetto, perchè queste sono vere, non sono una finzione scenica. La cultura, quindi scuola e arte anzitutto, è il principale antidoto alla violenza nel mondo."

IL VESUVIO OGGI


IL VESUVIO 

Ancora oggi fa impressione poter visitare i luoghi vesuviani dove ha avuto luogo la colata di lava.
Un vulcano può essere attivo per milioni di anni, anche se talvolta attraversa periodi di riposo talmente prolungati da farlo ritenere estinto e può risvegliarsi con eruzioni più o meno improvvise.

E' questo il caso del Vesuvio, il cui cono è cresciuto all'interno dei resti di un vulcano più antico, il Monte Somma, negli ultimi 30-35000 anni e la cui ultima eruzione risale al 1944, un tempo troppo breve per poter considerare il vulcano definitivamente spento, ma sufficiente per allentare il timore delle sue devastazioni. Ma se per Pompei fu un'ecatombe per noi posteri è il più grande documento rilasciato dagli antichi romani di 2000 anni fa.

UNA FAMIGLIA IN AGONIA (7)
Le due esposizioni parallele a Pompei – sostiene la Soprintendenza – rappresentano un’ulteriore occasione di valorizzazione del sito e dei suoi reperti, ma soprattutto un’integrazione dell’offerta di visita dalla forte suggestione, che contiamo attrarrà numerosi turisti.

 I calchi delle vittime sono in assoluto una delle attrattive più richieste dai visitatori che avranno in questa occasione la possibilità di goderne in un allestimento originale ed emozionante, possibile grazie a un necessario e contenuto aumento del biglietto”.

Questi due corpi morenti ci rendono spettatori di un fine tragedia che però non è da teatro, è una realtà. Come mai nella vita, almeno per la stragrande maggioranza di noi, possiamo assistere agli ultimi e dolorosi istanti di vita di povere vittime di un cataclisma, Qui, nella fig. (8), un uomo cerca di soccorrere una donna che tenta di rifugiarsi tra le sue braccia, ma gli ricade addosso senza vita.

UN ABBRACCIO PRIMA DI MORIRE (8)


Il restauro dei calchi lo conferma: i pompeiani morirono all'istante durante l'eruzione 

"Ecco il lavoro sui calchi dei corpi carbonizzati dall'eruzione del Vesuvio nel laboratorio di Pompei.I calchi, realizzati dall'archeologo Giuseppe Fiorelli, sono stati restaurati, sottoposti anche a raggi x, ricostruzione con scanner laser ed esami del Dna. Il tutto rientra nel "Grande progetto Pompei" che mira al restauro e alla messa in sicurezza del sito.


MORTO NEL SONNO (9)
Degli 86 calchi ritrovati, 20 saranno in mostra dal 26 maggio nell'Anfiteatro di Pompei per la mostra "Pompei e l'Europa 1748-1943".

Le analisi ai raggi x hanno rilevato che all'interno dei calchi è presente ancora l'intera struttura ossea delle vittime confermando che le persone morirono all'istante: ecco che così ritroviamo i pompeiani proprio nella posizione in cui spirarono nel momento in cui la nube di 300° li colpì, tra cui spiccano una mamma ed un bambino abbracciati.

Qui a lato, nell'immagine n (8), si vede un anziano signore col capo poggiato su un braccio, il suo volto è sereno, forse aveva avuto la fortuna di essere già morto nel sonno, o era talmente saggio da affrontare con grande calma la morte e il dolore.



COME MORIRONO 

Ci siamo sempre sbagliati, si è pensato che tutti gli abitanti morirono durante l’eruzione vulcanica, invece sembra che la maggior parte sia riuscita a fuggire per tempo. La dott.ssa Laura Vigo, archeologa e curatore del Montreal Museum of Fine Arts, ci spiega che solo il 10% dei pompeiani restarono, o perchè bruciati vivi, o soffocati dalla cenere o, nella maggior parte dei casi, colpiti da oggetti o dal crollo degli edifici. Comunque una pessima morte.

"L’esplosione della parte superiore del cratere del Vesuvio, provocò l’immane caduta di lapilli e di cenere, a km di distanza. Fu la cenere caldissima che ricadeva sul suolo e non la lava a coprire la città di Pompei per 1700 anni. Ma la causa di morte degli abitanti che non avevano abbandonato la casa alle prime avvisaglie della catastrofe non furono vittime, come si era finora creduto, delle esalazioni venefiche nè della cenere e dei lapilli.


DOLORE E DISPERAZIONE (10)
La maggior parte delle persone furono schiacciate da crolli, a causa del peso della cenere accumulata sui tetti. Furono uccisi da lesioni e dopo, a causa della mancanza del tetto, coperti di cenere. I segni di gravi lesioni sono emersi da un’accurata osservazione dei corpi, con mezzi tecnologici e accuratissime analisi.

La “perizia necroscopica” è stata possibile grazie a scansioni e ad ingrandimenti digitali dei calchi dei cadaveri.

I corpi dei pompeiani sono calchi in gesso. La cenere, molto fitta, si solidificò, avvolgendo i corpi. All’interno la carne, formata da molta acqua e da tessuti molli, sparì formando una cavità. Le parti non ossee si consumarono, lasciando una cavità, ma lo scheletro ha resistito in sospensione, sorretto alle estremità dalla cenere che era diventata molto compatta.

Gli abitanti, in genere, avevano denti molto sani e non soltanto i giovani; ciò doveva essere possibile grazie a una dieta ricca di frutta e verdura. Con questi rilevamenti, i ricercatori hanno determinato con maggiore precisione l’età, il sesso, le malattie e anche la classe sociale delle vittime. Probabilmente l’epidermide delle creature subì una cottura rapida e si indurì.

Il calore, la mancanza d’ossigeno, le polveri sottili della cenere, crearono condizioni uniche per un certo tensionamento dello scheletro. II forte sbalzo termico potrebbe aver distrutto anche i microorganismi, riducendo l’azione demolitrice. La perdita delle parti molli del corpo e la conservazione delle ossa, intrappolate dalla morsa di cenere hanno consentito il recupero sia della forma dettagliata del corpo stesso che, all’interno, dell’apparato scheletrico. "

(11)

LA TAC NON PER TUTTI 

"Gli scheletri delle vittime della tragedia del 79 d.c. inglobati nel gesso hanno dimensioni diverse e non tutte possono essere sottoposte a Tac di ultima generazione. Per esempio, la madre che abbraccia il figlioletto, della "famiglia" ritrovata nella "Casa del Bracciale d'Oro", non può essere introdotta nell'apertura massima di scansione dell'apparecchiatura, che è di 70 cm. Verrà comunque effettuata la scansione del cranio e del torace.

 Nella Tac è invece entrato il bambino del quale è stato trovato lo scheletro intero. Mediante la misurazione del femore, è stata stabilita la sua età approssimativa: tra i 2 e i tre anni. Ulteriori studi sul polso riveleranno ulteriori particolari del bambino.

''Questa notte - afferma Roberto Canigliula, referente della 'Philips Spa' - abbiamo scoperto che il nodo di un abitino sullo sterno del bimbo, è invece una fibbia, probabilmente d'oro''.

 Lo studio sui denti dei circa 30 resti umani contenuti nei calchi di Pompei ha rivelato che i pompeiani mangiavano sano.
''Il campione è troppo piccolo per generalizzare - frena Giovanni Babino, medico radiologo - ma è vero che i nostri speciali 'pazienti' hanno arcate dentarie perfette''.
''Mangiavano prevalentemente frutta e verdura, e pochi zuccheri - afferma Elisa Vanacore, l'odontoiatra dell'equipe - Lo studio dei denti potrà rivelare molto altro ancora''.

E' costato circa 270 mila euro lo studio di restauro dei calchi e dei reperti di bronzo. ''Con questo progetto continuiamo il nostro 'itinerario della morte' - ha detto il Soprintendente degli Scavi di Pompei, Ercolano e Stabia, vero motore degli studi, Massimo Osanna - con un programma scientifico che sta consentendo di aggiungere straordinari tasselli alla conoscenza che sempre precede la tutela e la valorizzazione''.

L'Italia è un gioiello di archeologia, arte e paesaggi, basterebbe farlo funzionare per far vivere bene gli italiani, aggiungiamo noi, ma non sembra facile farlo capire ai nostri governanti.



 

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