SEGOBRIGA (Spagna)


0 comment
VEDUTA AEREA DI SEGOBRIGA

Il Parco Archeologico di Segóbriga è il più importante complesso archeologico della meseta spagnola. un altopiano della regione di Castiglia-La Mancia.Saelices, in provincia di Cuenca.

Segobriga fu una città romana della Spagna Tarraconense appartenente al conventus Carthaginensis. facente parte della Hispania Citerior (Spagna Citeriore)

Esso è un bene di interesse culturale nonchè patrimonio Storico, ed è stato dichiarato Monumento Nazionale il 3 giugno 1931.
Segobriga divenne poi municipium romano della provincia Tarraconense, ubicato a Saelices y Almonacid del Marquesado, Cuenca, Castilla-La Mancha,

Oggi l'antica città fa parte di un grande parco archeologico, con all'entrata un piccolo museo all'interno del quale sono conservati i reperti più preziosi e delicati, quali statue e mosaici.

A partire del I sec. d.c., in epoca romana divenne un nodo di strade di comunicazione, un importante centro agricolo e commerciale, nonchè la capitale amministrativa di un ampio territorio, fino al suo abbandono dopo la conquista islamica.

Il Parco archeologico fu anche un importante giacimento celtíbero e romano situato intorno ad una collina chiamata Cerro de Cabeza de Griego (collina di testa di greco).

Il nome di Segóbriga deriva da due termini di origine celtíberica, da Sego, che significa vittoria e del suffisso briga, che significa città, pertanto "Città della Vittoria" o "Città Vittoriosa".

Fu dunque originariamente un castro celtiberico e le prime notizie di Segóbriga sono del geografo greco Strabone 60 a.c. - 24 d,c.), che indica Bílbilis e Segóbriga i luoghi dove avrebbe combattuto Metello Pio, mandato in Spagna come proconsole, per reprimere la rivolta di Quinto Sertorio, parente di Gaio Mario.
Lo scrittore romano Sexto Julio Frontino (40-103), nella sua opera Strategemata, menziona Segobriga descrivendo l'attacco da parte del lusitano Viriato contro Segóbriga ( 146 a.c.), alleata con Roma durante la conquista della Hispania:

RICOSTRUZIONE
- Viriato disponendo le sue truppe per un'imboscata, inviò un paio dei suoi a rubare del bestiame ai segobrigenses; e come quelli partirono in gran numero per castigarli essi si dettero alla fuga per farsi inseguire..  Viriato tornò sui suoi passi ed attaccò invece i segobrigenses ignari, intenti ad operare i loro sacrifici agli Dei. -

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, definisce Segobriga e la sua area come "caput celtiberiae" (capo Celtiberio), precisando che la zona di Segóbriga era il confine tra i Celti e Carpetanos. Inoltre indica che Segóbriga era un città tributaria di quel Conventus.

Inoltre nella sua Naturalis Historia Plinio menziona lo sfruttamento di lapis specularis (pietra speculare) che egli definisce "lapis duritia marmoris, candidus atque translucens"una varietà di gesso speculare traslucido apprezzato per fare finestre di vetro, una parte importante dell'economia Segóbriga.

Narra plinio che questo minerale è stato estratto trovato in "100.000 passaggi intorno Segóbriga" e assicura che "il più trasparente di questa pietra si ottiene nei pressi della città di Segóbriga, estratto da pozzi profondi".

LAPIS SPECULARIS
Dopo la conquista romana agli inizi del II sec. a.c.., nelle Guerre celtibere, Segobriga divenne un oppidum o città celtibérica.

Inoltre la città venne completamente demolita e ricostruita. Per riprodurre la tipica città romana si dovette procedere al terrazzamento dei terreni, ancora conservati nel parco archeologico.

Durante le guerre di Sertorio, nell' 80 e a. c., divenne il centro della meseta, con il controllo di un vasto territorio.

Sotto Augusto, circa 12 a.c.., cessò di essere città tributaria e divenne un municipium, città governata da cittadini romani, assegnato alla tribù Galería e governato da quattuorviri ed edili. Godette così di un crescente status economico della città e un grande programma di costruzioni monumentali che terminerò in in età flavia, 80 d.c., a cui si debbono gli splendidi edifici pubblici.

Al termine del mandato di Vespasiano la città era al suo punto massimo, avendo già completato le opere di teatro e dell'anfiteatro, ed essendosi completamente integrata socialmente ed economicamente nell'Impero Romano. Sembra che l numero dei suoi abitanti fosse di circa 5000 abitanti.

L'importanza e la ricchezza di Segóbriga derivarono dall'attività agricola, pastorizia e soprattutto mineraria. Qui si estraeva il "lapis specularis" una pietra di gesso cristallizzata e trasparente di alta qualità, che lasciava filtrare la luce e i romani lo usarono tanto per i vetri dei loro edifici quanto per decorare pavimenti e pareti.

Inoltre questa pietra venne utilizzata, tritata e mescolata alla sabbia, in teatri e circhi per far brillare la superficie del terreno e quindi rendere le prestazioni più impressionanti. Le miniere erano sparse in un raggio di 148 km intorno alla città. Un'altra miniera si trovava nella città di Torrejoncillo, circa 35 km a nordest, con circa 50 km di gallerie in totale. Si sta studiando di rendere visitabili al pubblico parte di queste gallerie.

La sua felice posizione geografica la rese luogo di passaggio di diverse strade romane; il più importante collegamento tra Carthago Nova con Complutum e la sua connessione con Toletum e Segontia (Cartagena, Alcalá de Henares, Toledo e Sigüenza).

I reperti archeologici indicano che nel III sec. esisteva ancora in Segóbriga importanti personaggi che vivevano in città, ma nel IV sec. ebbe un inesorabile declino e la sua progressiva trasformazione in un centro rurale.

Dopo la Riconquista, la popolazione si spostò nell'attuale città di Saelices, a 3 km più a nord, nei pressi della fontana dell'acquedotto che aveva fornito l'antica città di Segóbriga. La città trasformò il nome in "Capo dei Greci", con una popolazione dipendente da villa Uclés, a soli 10 km, costruita utilizzando le pietre delle rovine per costruire il loro convento-fortezza.

A causa della crisi dell'Impero Romano iniziò il suo declino economico nel IV secolo e la la sua trasformazione in un centro rurale. Da allora il suo abbandono fu continuo e graduale, fino a che solo la piccola cappella costruita sulle antiche Terme Monumentali, restò l'ultima testimonianza dell'antica città conservata fino ad oggi. Vennero abbandonate le sue principali attrazioni, il teatro e l'anfiteatro che vennero sfruttate per uso agricolo.

Le parti scavate del parco sono oggi appena il 10% della superficie stimata dell'antica Segobriga.



LE MURA

Le mura di Segobriga proteggevano tutto il perimetro della collina per circa 1.300 m comprendendo un'estensione quadrata di circa 10 ettari. Non aveva torri ma aveva tre porte: a est, a nord e a nord est.

BLOCCHI DELLE MURA
Le mura consistevano in due paramenti di pietra riempiti di terra e piccole pietre. 

Nei luoghi più importanti la parete è realizzata con pietre e opera cementizia con uno spessore di 2,5 a 3 m e un'altezza di 4 a 6 m. 

Si ritiene che le mura furono costruite quando la città divenne municipio romano.

La porta d'ingresso, o Porta Nord, portava al cardo massimo e stava presso il Teatro e l'Anfiteatro.
Sorgeva su una base di opera cementizia profonda m 1,50 m ed era edificata in blocchi di pietra. Non aveva torri ed era alta come le mura.



IL FORO

Il foro di Segobriga a tutt'oggi è ancora oggetto di scavo, ed è formato da una piazza pavimentata estesa per m 38,60 da nord a sud e  32,70 m da est a ovest, per una superficie totale di 1.262 mq.

L'area pavimentata, di cui si è recuperato oltre la metà della pavimentazione, è delimitata da una linea perimetrale di pietre, leggermente elevata, attraverso cui si accedeva ai portici laterali. Uno degli accessi, quello da ovest, proveniva dal cardo massimo attraverso una scalinata monumentale  e un portico presieduto da un gruppo scultoreo in bronzo, di cui sono stati recuperati alcuni elementi.

Al centro del foro si elevava un grande monumento di forma quadrata munito di scalinate, con varie statue, probabilmente tutte della famiglia imperiale, come dimostra una delle statue dissotterate.

Questo monumento conserva la prima fila dei blocchi e tracce della seconda fila. Questo complesso era delimitato da una ringhiera di pietra (balteus) con sostegni tra i blocchi di bronzo e ferro.

Di fronte a questo monumento nella parte occidentale venne rinvenuta un'iscrizione che purtroppo è stato rubato. Il testo consisteva di lettere in bronzo di circa 32 cm. inserite in alveoli. Questa tecnica di intagliare la pietra per inserire le lettere e che rimangano a filo con la lastra onde evitare inciampi ai pedoni.

 "Proculus Spantamicus Laus forum sternundum d (e) s (ua) p (ecunia) c (uravit -erunt)". Da cui si deduce che Proculo Spantamicus aveva finanziato di sua tasca la costruzione del forum e ci permette di datare il foro al regno di Augusto. E 'noto che il forum è stato completamente costruito prima dell'anno 14, quando Augusto concesse alla città il rango municipale. Questo proculo doveva essere davvero ricco per permettersi tanta beneficenza, per quel fenomeno di "evergetismo" che spingeva i ricchi romani a farsi apprezzare attraverso costose opere pubbliche a favore della popolazione, usanza poi totalmente scomparsa.

Alcuni dei monumenti equestri che si trovavano nel forum, erano persone importanti della città. Inoltre sono state numerose iscrizioni dei governatori di Segobriga come C. Calvisius Sabino, che governò la Hispania Citerior.

Sui lati del foro ci sono stati altri monumenti, un altare dedicato all'imperatore Augusto, che presidiava il portico a sud. Accanto vi era un monumento con due statue dedicato alla famiglia Calventios nativa di Segobriga. Nel portico orientale invece venne collocata una statua equestre dedicata al nativo Manlio.

Interessante è anche il pozzo della piazza orientato con gli assi solari, esso fu il  mundus di Segobriga, quando la città fu fondata venne scavato un pozzo dove vennero poste delle reliquie sacra alla profondità di otto metri. 

Venne però derubato diverse volte ed ora ha solo un riempitivo.

A nord del forum cerano due criptoportici di cui uno sotterraneo di m 35.54 x 9,89 di cui restano le basi quadrate che sostenevano il portico superiore. Nella Basilica si svolgevano le attività amministrative della città.

Attraverso la sua soglia si accedeva ai portici che dovevano funzionare come archivio cittadino. Al piano superiore della basilica si svolgeva invece il governo di Segóbriga.

Questo piano era dipinto di rosso con colonne a motivi quadrati e circolari, e qui sono state rinvenute varie lastre di marmo a scopo decorativo, oltre a iscrizioni, un piccolo piedistallo, una bambola d'avorio, una statua vestita, e la testa in marmo di Agrippina, la madre di Caligola.

A nord del criptoportico settentrionale stava la Curia, le cui pietre vennero saccheggiate durante il Rinascimento.

Oggi è un criptoportico di 18,36 x 11,76 m e si presume che entrambi i criptoportici fossero uniti da un arco.
Il Foro venne usato fino al XVI e XVII secolo, secolo in cui avvenne il saccheggio per edificare il monastero.

RICOSTRUZIONE DEL TEATRO

IL TEATRO

Il teatro doveva già far parte dei progetti di Augusto, ma la sua costruzione iniziò probabilmente in epoca di Tiberio. Infatti la cavea e parte delle statue della scena. di cui una è del prefetto dei fabbri M. Octavius Novatus, probabilmente segobrigense. sono dell'età di Tiberio o di Claudio.


La dedica dell'iscrizione monumentale è a Vespasiano e Tito e cita un discendente di Ottavio Novato, che fu ufficiale della Legio XXI Rapax e prefetto di Aquitania nel 76-79 d.c.

Il che fa supporre che la costruzione ebbe termine ai tempi di Vespasiano, verso il 79 d.c.

Il teatro era quasi addossato alla cinta muraria, dalla quale era separato da una via coperta a volta che univa le porte nord est e nord  della città. Su questa volta doveva poggiare pertanto il summum maenianum, ormai inesistente.

STATUA DEL TEATRO
La cavea, di 60 m, è semicircolare con 5 scale e fornita di vomitoria. Le sue gradinate, ben conservate, si dividevano in tre parti, separate per differenziare per classe sociale gli spettatori. 

La media e la ima cavea, accoglievano 5 file di sedili ciascuna, tutte intagliate nella roccia e separate da baltei.

Tre gradini di roccia, riservati all'ordine dei decurioni, separano la cavea dall'orchestra, che dà sulle pàrodoi ( passaggi all'aperto che permettevano al coro di raggiungere l'orchestra) e su un ricco pulpito (palco) mistilineo.

Il proscenio, di legno, poggiava sulla roccia e su blocchi parallelepipedi e la scenae frons era scandita da colonne corinzie e da decorazioni vegetali.

Tre aperture davano sul proscenio, quella centrale all'interno di una nicchia semicircolare, fiancheggiata da due colonne tortili.

Una statua della Dea Roma doveva occupare la parte superiore.

La scena era decorata da quattro statue di Muse e da altre raffiguranti personaggi togati della famiglia imperiale.

Dietro la scena si snoda un lungo corridoio retto da contrafforti, con al centro un'aula trapezoidale, con un altare all'esterno, forse adibito al culto imperiale. Sembra potesse contenere circa 2500 spettatori.

RICOSTRUZIONE DELL'ANFITEATRO

L'ANFITEATRO

Costruito di fronte al teatro, l'anfiteatro era situato come il precedente all'entrata della città. La sua forma ellittica irregolare e i suoi 75 metri di lunghezza ne fanno il maggiore monumento del complesso archeologico, con capacità per circa 5500 spettatori.

La sua facciata si innalzava fino a raggiungere i 18 m di altezza, mentre l'arena ha una forma ellittica di 42 m x 34. Contrariamente a quanto accade in altri anfiteatri romani, l'anfiteatro di Segobriga non possedeva sotterranei. L'unica infrastruttura sotterranea è una fogna che drenava le acque piovane e di deflusso all'esterno dell'edificio.

La galleria è divisa in tre settori distinti, da anticamera, a tre arcate che mantengono una larghezza costante di 2 m. Parallela ad essa, ma separato, si snoda un corridoio di servizio di 90 cm. larghezza comunicante con un altro corridoio di servizio che corre dietro il podio sul lato nord. La porta occidentale ha una larghezza di 4 m nella sua parte esterna e 3,20 m verso l'arena.



Questa galleria con volta a botte era suddivisa in tre diversi settori attraverso molti archi in muratura. La comunicazione tra l'esterno e l'interno dell'edificio avveniva tramite una o più rampe di scale in parte scavate nella roccia. In questa galleria si apre un piccolo vano sotto il livello della cavea, che potrebbe essere identificato con un piccolo sacello o recinto sacro. 

Si apriva direttamente sull'arena, a sud dell'asse minore, una stanza di piccole dimensioni, scavata nella roccia e coperta con una volta a botte, forse il Carcer, per la sistemazione di delle bestie che facevano parte dello spettacolo.

All'arena si può accedere attraverso due ingressi alle estremità dell'asse maggiore. L'ingresso che si trova a est è il più grande, potrebbe essere considerata la Porta Triumphalis e comunica con il Teatro circostante e il tratto finale della strada che conduce alla porta principale della città. 

Il pavimento del corridoio ha una leggera pendenza che colma il divario tra il pavimento della dimensione esterna e il livello della sabbia. Questo era coperto da una volta a botte lungo la sua lunghezza (frammenti opera cementizia che appartengono a queste volte può essere visto oggi nello stesso luogo in cui sono caduti dopo il crollo del palazzo).

Il corridoio coperto ha una larghezza che va da 6 m nella sua parte più esterna, fino a 4,5 m nella parte più vicina all'arena.

L'arena è delimitata da un podio, a sud scavato nella roccia, a nord costruita con grandi pietre. Il Podium e il balteus (la ringhiera) raggiungono 3,20 m sopra il livello dell'arena, stuccati in modo da simulare un rivestimento in marmo.

Sopra al podio si levava la cavea divisa in due parti: ima cavea (vicino all'arena) e summa cavea (più in alto). La separazione tra un settore e l'altro avveniva tramite passerelle e ringhiere. Ogni cavea era divisa a sua volta in sezioni più piccole con corridoi e scale in una rete di distribuzione che facilitava l'accesso, la circolazione e l'evacuazione degli spettatori.

Gli spettatori accessibili ai vari vomitoria presentano entrambi archi esterni e interiori. Questi vomitoria erano coperti da volte a botte attualmente scomparse.




LE TERME

Le terme vennero costruite in epoca augustea fra le mura e il decumano. Si trattava di terme doppie, in quanto i due sessi vennero separati, di cui si è conservata, però, soltanto la parte riservata agli uomini. 

IL COMPLESSO DELLE TERME
Lo spogliatoio aveva un lungo sedile modanato e alcune nicchie entro cui dovevano giacere delle divinità solitamente protettive delle acque. Inoltre vi è stata rinvenuta un'iscrizione in opus signinum in cui si legge:

- (B)esso Abiloq(um) Velcile(sis a}rtifex a fundame(ntis). cioè Besso Abiloqun Velcilesis è l'artefice (della sala o delle terme?) fin dalle fondamenta.

Dallo spogliatoio si passava a un laconicum circolare (una sauna) con vasca, e al caldarium con piscina rettangolare. Si arrivava poi alla fornace per il riscaldamento passando presso le latrine situate accanto alla postierla (piccola porta riservata alle guardie) delle mura.

A est erano dislocate la piscina all'aperto con peristilio e una grande aula rettangolare con dieci pilastri ionici, fungente da criptoportico del complesso monumentale terme-piscina-teatro. 

Inoltre il summum maenianum, o balconata superiore, la più alta del teatro, comunicava con il peristilio della natatio, attraverso un'aula situata sul criptoportico.

Di solito nei palchi in alto (la cosiddetta piccionaia) sedeva la gente più povera, il poterla far defluire direttamente nella piscina scoperta permetteva da un lato di evitare il contatto tra gente di alto rango con gente umile, dall'altro evitava la calca della gente, probabilmente fluente in modo più ordinato tra  i più abbienti e colti, e più disordinato tra i popolani.




IL TEMPIO DEL CULTO IMPERIALE

All'epoca di Vespasiano venne costruito un tempio dedicato al culto dell'imperatore che sorse al centro della città, ad est del foro. accedendovi tramite una scala direttamente dal cardo massimo.
Esso ha una pianta rettangolare di m 35,81 x 19,53. Sorge sulla roccia con fondamenta di un m di larghezza. 

RESTI DEL TEMPIO
L'interno è a tre navate separate da due colonnati centrali di 10 colonne ciascuno, con fusti scanalati e modanature convesse su basi attiche e uno zoccolo quadrato.

Nel suo scavo sono stati rinvenuti inoltre nove grandi capitelli corinzi. Nel colonnato est, all'interno della navata, vi sono due plinti che una volta sostenevano piedistalli e statue. Pur essendovi chiari segni di pavimentazione, non vi è traccia di lastre evidentemente asportate anticamente.

E' stata pure rinvenuta la testa in marmo di una persona anziana identificata con l'imperatore Vespasiano, che a sua volta aveva riutilizzato un vecchio ritratto di Nerone. E 'anche apparso un altare dedicato alla dea Fortuna.
Le navate laterali sono rettangolari, mentre l'abside centrale, accessibile con tre gradini, termina in un mosaico bianco e nero, a cui si accede attraverso un piccolo spazio rettangolare. 



OSCULATORIO UCCELLI

Questa è la riproduzione di un strumento di origine romana, di cui l'originale si trova nel Museo di Segobriga.

L'osculatorio è stato trovato nel forum della città, il suo anello è di una sezione rettangolare ed è decorata con un piccolo cerchio sulla parte esterna.
L'asta è di sezione circolare e presenta superiormente un'apertura. Il pezzo è coronato da l'immagine di due uccelli.

Con questo strumento si prelevava un olio denso e profumato per spalmarselo sul corpo.


LO SCANDALO

Il Parco Archeologico di Segobriga è minacciato dalla costruzione imminente di un parco eolico vicino, promosso dalla società Wind Energy Basin. Il sito sarà modificato con l'installazione di turbine eoliche alte da 14 a 121 m. Le stesse cose che accadono in Italia, ma....

COSA ASPETTA L 'EUROPA DICHIARARE QUESTO SITO PATRIMONIO MONDIALE DELL'UNESCO E A SALVARLO DAL BRIGANTAGGIO DELLE SOCIETA' COLLUSE CON LE AMMINISTRAZIONI LOCALI?













Related Posts with Thumbnails

Link amici

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero