RITROVATO UN ALTRO ARCO DI TITO


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CIRCO MASSIMO
di Valentina Sanesi

Tornano alla luce frammenti di un secondo Arco di Tito Rinvenute durante lavori di restauro del Circo Massimo alcune parti di un secondo Arco di Tito, uno straordinario ritrovamento che apre la strada a future indagini sul sito

Roma, si sa, è un enorme sito archeologico, un'inesauribile fonte di testimonianze del suo antichissimo passato, un grande libro di storia a cielo aperto che ci stupisce ogni giorno regalandoci nuovi tasselli per ricostruire le tappe della sua evoluzione nei secoli.

Davvero speciale è la notizia di ieri che racconta di come alcuni archeologi della Sovrintendenza di Roma abbiano rinvenuto nel corso di uno scavo per i lavori di restauro dell'emiciclo del Circo Massimo, alcuni consistenti frammenti di un secondo Arco di Tito.

RESTI DELL'ARCO

IL RITROVAMENTO

Le parti rinvenute, in marmo lunense, secondo una prima analisi apparterrebbero all'attico e alla trabeazione. Tutt’attorno il pavimento antico in lastre di travertino su cui giacevano, inoltre, tre plinti frontali e una parte del sostegno della quarta colonna.

RICOSTRUZIONE
Complesse le indagini iniziate nel 2015 e tutt’ora in corso, a causa della presenza di una falda acquifera, uno strato che ha però favorito l’isolamento dei reperti consentendone una migliore conservazione. Visibili durante i lavori di scavo anche alcune parti di cinta muraria presumibilmente alto-medievale, altro materiale che sta impegnando gli studiosi.

La storia Grande la gioia per il team di esperti che si è ritrovato davanti preziosi reperti di quello che fu uno dei più imponenti archi dell’antica Roma, dedicato all’imperatore Tito nell’anno della sua morte, l’81 d.c., per celebrarne il valore a seguito della vittoria sui Giudei e la conseguente distruzione di Gerusalemme, era utilizzato per festeggiare il trionfo di generali e imperatori in battaglie di conquista.

Posizionato al centro dell'emiciclo del Circo Massimo, secondo gli studi e le ricostruzioni esso era alto circa 17 metri misurando una profondità di 15 metri e un’altezza di 10 metri ed è probabile che rimase in piedi almeno fino al termine del VIII secolo da quel che ci dice l’iscrizione sull’attico, opera dell'Anonimo di Einsiedeln.

Nel corso del Medioevo (XII secolo) nel fornice venne fatto passare il canale di un acquedotto, quello dell'Acqua Mariana per poi essere ricoperto nei secoli da strutture e caseggiati, poi demoliti nel corso degli scavi nel 1930 liberando la parte centrale del Circo Massimo e riportando alla luce una serie di reperti dell’antica Roma che erano stati, come era abitudine del tempo, riutilizzati per nuove costruzioni di epoca medievale.


L’altro Arco di Tito 

Il primo Arco di Tito troneggia oggi nel cuore del Foro Romano, perfettamente in piedi in tutto il suo splendore. Esso fu costruito nel 69 d.c. a memoria della guerra giudaica combattuta da Tito in Galilea. Una storia travagliata quella di questo sito archeologico, che come tanti luoghi dell’antichità torna adesso, lentamente, al suo originario splendore.



DA REPUBBLICA.it

I resti del grande arco realizzato per l'imperatore Tito. Straordinario ritrovamento Sovrintendenza al Circo Massimo". Un tweet dell'assessore di Roma Capitale alla Cultura Giovanna Marinelli per annunciare l'ultima novità dall'archeologia romana: i resti del grande arco realizzato in onore dell'Imperatore Tito, una seconda opera rispetto a quella che si erge sul lato ovest dei Fori.

E' lo straordinario ritrovamento, da parte degli archeologi della Sovrintendenza capitolina, rinvenuto al Circo Massimo. Durante i lavori di scavo, restauro e valorizzazione dell'emiciclo del Circo sono stati ritrovati alcuni grandi frammenti architettonici in marmo lunense pertinenti alla zona dell'attico e alla trabeazione dell'Arco, realizzato dopo la morte dell'imperatore.

RESTI DELL'ARCO
Le indagini, ancora in corso, sono risultate molto complesse poiché lo scavo è realizzato al di sotto della falda di acqua che ricopre gran parte delle strutture archeologiche. E' stato riscoperto il pavimento antico in lastre di travertino e sono stati messi in luce tre plinti frontali e parte del plinto della quarta colonna. Il potente strato di riporto che copriva parte delle strutture antiche ha permesso anche la conservazione di alcune strutture murarie tardoantiche o altomedievali di particolare importanza, attualmente in fase di studio. 

In attesa delle nuove risorse necessarie per l'eliminazione delle infiltrazioni d'acqua, per la ricostruzione con la tecnica dell'anastilosi dell'arco, nonché per evitare rischi di danneggiamento, tra pochi giorni l'area del ritrovamento sarà reinterrata.

L'ampiezza dell'arco è stata calcolata in circa 17 metri, per una profondità di circa 15, mentre le colonne dovevano sviluppare un'altezza di oltre 10 metri. Un monumento che, nel complesso più piccolo di quello di Settimio Severo (sulla Sacra via), doveva impressionare non poco, per magnificenza e ricchezza di decorazioni, i visitatori che entravano in Roma dalla Via Appia attraverso la vicina Porta Capena. E' attualmente in fase di realizzazione, in collaborazione con il Dipartimento Architettura dell'Università di Roma Tre, la ricostruzione virtuale del monumento.



Dedicato a Tito nell'anno della sua morte, nell'81, per celebrare la sua vittoria sui Giudei e la distruzione di Gerusalemme, l'Arco era posto al centro dell'emiciclo del Circo Massimo. Il monumento era a tre fornici intercomunicanti, con una platea ed una scalinata sulla fronte verso il circo, mentre si collegava con due gradini con il piano di calpestio esterno all'edificio. La fronte era caratterizzata da 4 colonne libere e 4 lesene retrostanti aderenti ai piloni. 

Era sormontato, sull'attico, da una grandiosa quadriga bronzea. L'arco assumeva un ruolo particolarmente importante nel corso delle processioni trionfali che celebravano le vittorie dei generali o degli imperatori. Il lungo corteo trionfale, dopo aver sfilato lungo il Circo Massimo e avere raccolto l'ovazione della folla, passava al di sotto dell'arco e proseguiva il suo cammino diretto al tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio.

Si conservano alcune raffigurazioni antiche di questo monumento, noto soprattutto nella pianta raffigurata sulla Forma Urbis oltre che su varie rappresentazioni datate dal II al IV secolo d. C. Alla fine dell'VIII secolo l'arco doveva essere ancora in piedi, poiché l'Anonimo di Einsiedeln trascrisse l'iscrizione posta sull'attico.


Successivamente, nel XII secolo, il fornice centrale viene occupato, a un livello più alto, dal canale dell'Acqua Mariana, un acquedotto medievale fatto costruire da Callisto II nel 1122, e poco oltre si costruisce la torre cosiddetta "della Moletta". Il canale della Mariana (o "Marrana") è ancora chiaramente visibile al centro dell'area dell'arco, con il suo il fondo costruito con scaglie di basalto e di marmi antichi.

Gli scavi eseguiti nel 1930 demolirono le strutture e i caseggiati che nel tempo si erano sovrapposti a quanto rimaneva della parte centrale dell'emiciclo, riportando alla luce numerosi elementi architettonici riutilizzati anche in epoca medievale. 


COMMENTO

Quanto lavoro e quanta maestria per costruirlo, ma pure quanto lavoro per demolirlo pezzo a pezzo, smontando un gigante per poi frammentarlo il più possibile, e poi seppellirlo nella terra, affinchè si cancellasse pure il ricordo di tanta grandezza e di tanta bellezza.



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