LOLLIANO MAVORZIO


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Nome: Quintus Flavius Maesius Egnatius Lollianus
Nascita: 300 d.c.
Morte: 356 d.c.
Professione: Militare e politico

MAVORZIO
Quinto Flavio Mesio Egnazio Lolliano detto Mavorzio, ovvero Quintus Flavius Maesius Egnatius Lollianus; 300 – 356) è stato un politico e militare romano, di età imperiale.

Lolliano era pagano nonchè un uomo colto e interessato all'archeologia, tanto che incoraggiò lo scrittore siciliano di rango senatoriale Giulio Firmico Materno a scrivere un trattato astrologico, il Matheseos libri VIII, che infatti gli fu poi dedicato.

- Fu un valente generale, numerose iscrizioni ci attestano il suo cursus honorum, e in quanto tale, ma pure per l'enorme simpatia e stima che l'imperatore aveva di lui, venne nominato da Costantino Comes Orientis dal 328 al 335. 
La diocesi d'Oriente riuniva le province del Medio Oriente occidentale, tra il mar Mediterraneo e la Mesopotamia. 

Era molto importante dal punto di vista militare, in quanto al confine con i Sasanidi e con le tribù nomadi del deserto.
La diocesi d'Oriente rientrava nella Prefettura del pretorio d'Oriente e aveva come capitale Antiochia, dove risiedeva il governatore, il quale aveva il titolo speciale di Comes Orientis.

Un incarico molto prestigioso e Costantino dovette apprezzarlo molto con tutto che fosse pagano. Del resto Costantino privilegiò la religione cristiana eleggendola a religione consentita e sovvenzionata dallo stato, ma lui stesso continuava a professare riti pagani, come ad esempio quello del Sol Invictus, nè mai si convertì al cristianesimo, nemmeno in punto di morte. 

- Lolliano venne poi nominato Proconsul Africae nel 335 fino al 337 d.c.. Con poteri persino superiore al vicario della diocesi corrispondente, questi diventava:l'unico proconsole d'Africa ( moderna Tunisia) nell'Impero romano d'occidente.

- Successivamente, ma prima del 339, fu nominato consularis Campaniae (governatore della Campania), una zona molto ricca.

- Divenne poi "praefectus urbi" nel 342. In pratica era il prefetto di Roma.

- Fu poi praefectus praetorio dal 354 al 355. I prefetti del pretorio all’epoca di Costantino e dei suoi successori svolgevano le seguenti funzioni:
1) la suprema amministrazione della giustizia e delle finanze.
2) l’applicazione e la modifica degli editti generali.
3) il controllo dei governatori delle province, che poteva destituire o punire per negligenza o corruzione.
Inoltre il tribunale del prefetto poteva giudicare ogni questione importante, civile o penale, e la sua sentenza era considerata definitiva, al punto che neanche gli imperatori osavano lamentarsi della sentenza del prefetto.

- Secondo Firmico Materno, già Costantino gli doveva aver promesso, prima del 337, il consolato, carica che gli arrivò come consul ordinarius nel 355.

Ebbe contemporaneamente altri incarichi amministrativi e di controllo come:

- consularis albei Tiberis et cloacarum, addetto alla manutenzione dell'alveo del Tevere e delle fognature.

Ma ricoprì anche cariche nel palazzo: 

- comes Flavialis,  direttore della corte imperiale dei Flavii
- comes nostrorum Augustorum et Caesarum, cioè sacerdote del culto degl'imperatori.
- comes intra palatium, amministratore dei conti imperiali,
- vice sacra iudicans, cioè prefetto interno alla corte,
- comes ordinis primi intra palatium; cioè primo magistrato all'interno del palazzo,
- le iscrizioni costantiniane gli attribuiscono il titolo di augur publicus populi Romani Quiritium, taciuto tuttavia nelle iscrizioni del periodo di Costanzo.



CURIOSITA'

Nel 1704 fu scavata a Pozzuoli, per l'edificazione della chiesa di san Giuseppe e nel giardino dell'exvicerè D. Pietro di Toledo, detto "della malva", una statua acefala alta 9 palmi, su una base alta 5, dedicata a Lolliano.
Come d'uso all'epoca, il capo mancante fu reintegrato, ma da una testa sproporzionatamente piccola rispetto al corpo che conferiva alla statua un'aria imbambolata.

MAMOZIO
Posta nella piazza della città, l'iscrizione Mavortivs, le valse il nome popolare di Mamozo, o Mamozio, ancora in uso per designare una grossa e goffa scultura, anche se la statua, per quanto frammentaria, sia di elegante fattura.

Un'altra statua, anch'essa acefala, alta m 1,85, fu scavata nel 1885; anch'essa aveva sulla base l'iscrizione con il nome dello stesso console. Tanto in questo caso quanto nel precedente le basi erano state reiscritte; anche le statue, cui le teste erano state applicate, erano sicuramente più antiche e trasformate in Lolliano.

La statua venne collocata nella piazza del mercato, nelle vicinanze di una statua raffigurante il vescovo Martín de León Cárdenas, e veniva chiamata dal popolo con il nome di "santo Mamozio", che divenne un po' il protettore dei verdummari (gli ortolani) del luogo, i quali gli rivolgevano suppliche e pare anche che gli lanciassero, quando la stagione era propizia, offerte di fichi e pomodori.
Un aneddoto narra che un contadino che aveva portato un cesto di fichi per ingraziarsi il santo, gli lanciò una manciata di fichi. 

Vide allora che quelli maturi si erano appiccicati alla statua, mentre quelli acerbi cadevano ai suoi piedi, per cui disse, nel suo dialetto:

« Santo Mamozio, quelli buoni te li mangi e quelli più duri me li rendi »

Questi gesti frequenti indussero le autorità nel 1918 a spostare la statua nell'anfiteatro flavio di Pozzuoli per proteggerla da possibili danni.

Da allora questo titolo è stato trasferito alla statua del vescovo spagnolo presente nella stessa piazza. Ed ecco dunque San Mamozio che fa l'ok al popolo. 

Di Sauro Troniello 1814. Olio su tela. Convento di San Mamozio in Peano.


Mamozio oltre Pozzuoli

A Procida la tradizione popolare usava il nome Mamozio per un mascherone sul portone del palazzo Emanuele del XIX secolo.

A Ponza prese il nome di Mamozio una statua romana del 1700, decapitata nel 1809 da un soldato francese, reintegrata nel 1844 da uno scultore locale, e poi rimossa definitivamente.

A Isernia, a guardia dell'arco che traversa la torre campanaria della Cattedrale, in zona di mercato, si trovano quattro statue romane, originariamente acefale e in seguito integrate da teste più piccole pertanto grottesche, e conosciute nella tradizione locale come Mamozi.



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