PONTE D'AEL (Val d'Aosta)


0 comment


Presso il modesto ma grazioso villaggio di Pondel, in Val d'Aosta, sorge il Pont d’Aël, un impressionante ponte-acquedotto risalente all’anno 3 a.c., frutto dell’ingegno e dell’operosità del padovano Caius Avillius Caimus, durante il Xiii consolato di Ottaviano Augusto (CIL V 6899)

Il ponte scavalca il torrente Grand Eyvia, corso d’acqua che nasce dal Gran Paradiso e scorre con direzione sud est – nord ovest gettandosi nella Dora Baltea nei pressi di Aymaville.

Il ponte risale all'epoca del tredicesimo consolato di Ottaviano Augusto) dal patavino CAIUS AVILLIUS CAIMUS. Opera privata. (CIL,V,6899O) Oltrepassando il villaggio appare una sponda rocciosa che scende ripidissima nel torrente Grand Eyvia che va alla valle di Cogne.

Qui appare un’unica arcata monumentale, ampia quasi 15 metri, che scavalca la forra ad un’altezza di 56 metri dal corso d’acqua sottostante.  

IL PASSAGGIO INTERNO
Il ponte era strutturato su tre livelli: nella sua parte più elevata fungeva da acquedotto essendo composto da un canale impermeabilizzato con malta idraulica.

Sotto al canale correva una galleria con pavimento in assi di legno per il transito di persone e animali, e nel canale ancora più basso, suddiviso da setti murari perpendicolari alle pareti esterne, non passava nessuno ma serviva ad alleggerire la struttura e a risparmiare materiale.

Tutt’intorno pareti rocciose a strapiombo ricoperte di fitte edere e boschi. E’ il Pont d’Ael. Il Pons Avilli,qui realizzato da un ricco dominus padovano, un ingegnere di oltre 2000 anni fa.

Il monumento aveva una funzione di ponte-acquedotto.
Si presenta, infatti, suddiviso in due livelli: un condotto superiore pavimentato in grosse lastre litiche squadrate (lo specus).

PASSAGGIO DELLE ACQUE OGGI DIVENUTO PEDONALE
Originariamente era impermeabilizzato con la malta idraulica, che consentiva il passaggio dell’acqua, e un camminamento inferiore, largo circa un metro e opportunamente aerato ed illuminato.

Si tratta di una grandiosa opera idraulica, probabilmente voluta per incanalare l’acqua verso le cave di marmo di Aymavilles, un ardito ponte-acquedotto suddiviso su due livelli: un percorso scoperto superiore, oggi percorribile a piedi, ma che in origine costituiva il canale idrico dove passava l’acqua; un altro sottostante, coperto, dove transitavano uomini e animali.

Un’opera privata, come precisa l’epigrafe ancora in posto al centro della facciata che guarda verso valle, eseguita per necessità e pure procurarsi la gloria, e magari un redditizio posto politico dove occorreva ovviamente essere eletti.
Quell'opera era infatti una eterna pubblicità del suo costruttore, perchè era ogni giorno sotto gli occhi di chi transitava sul ponte, e in cuor suo non ci si poteva che complimentare di chi procurava acqua e strada del tutto gratuite ai cittadini.

Si tratta di una gigantesca opera in muratura e blocchi di pietra da taglio, alta circa m 56  e lunga quasi 51 costruita nell'anno 3 a.c., molto ben conservata e disponibile al pubblico, grazie ai fantastici lavori di restauro conservativo eseguiti nel 2011-2012.

IL FONDO DEL PONTE
Il ponte-acquedotto congiunge le profonde e scoscese pareti rocciose a picco sul torrente Eyvia che scorre nel fondo dell'orrido.

Probabilmente serviva a portare ad Aymavilles l’acqua attinta dal Grand Eyvia stesso con un’opera di presa ancor oggi esistente circa 2.5 km più a monte del ponte.

La presa alimentava un canale scavato nella roccia ed ancor oggi in parte visibile ed il cui tracciato è visibile nella foto di cui sopra.

Inoltre dopo aver percorso circa 3.5 km sulla sinistra del torrente ed esser disceso a circa 600 m a valle di Pont D’Ael, il canale formava un tornante che portava l’acqua allo stesso livello del ponte, che veniva poi raggiunto e alimentato.

Scavalcato il torrente, l’acqua alimentava un ulteriore canale appositamente scavato sulla destra e raggiungeva Aymavilles.

Qui l'ipotesi più ovvia è che venisse impiegata in una cava di marmo bardiglio di proprietà dell’imprenditore che aveva costruito il ponte, pur non potendosi escludere un uso dell’acqua per irrigare gli appezzamenti coltivati circostanti ad Aymavilles.

La cosa più probabile è che servisse ad entrambi, per cui se ne giovavano tanto Caius Avillius quanto i contadini e i proprietari terrieri.
Il transito pedonale realizzato nell'opera di restauro avviene ove un tempo c’era il canale dell’acqua, mentre il passaggio di persone/animali avveniva nel condotto interno, oggi ancora percorribile dai turisti.

La costruzione dell’opera avvenne a spese di un privato tale Caius Avillius Caimus, di origine padovana che fece incidere nome, anno di costruzione e proprietà privata sulla lapide presente sull’arcata del ponte:

IMP(PERATORE) CAESARE AUGUSTO XIII CO(N)S(ULE) DESIG(NATO)
C(AIUS) AVILLIUS C(AI) F(ILIUS) CAIMUS PATAVINUS
PRIVATUM

"Imperatore Cesare Augusto nell'anno del suo 13° consolato (3 a.c.)
Caius Avillius Caimus, figlio di Caius, Padovano
Privato"

In quanto a Caio Avilio Caimo, il costruttore del ponte, si sa che apparteneva ad una ricca famiglia padovana con antenati etruschi e greci.

Aveva interessi commerciali nella gestione di fondaci nella città di Spina, (attuale provincia di Rovigo).
La famiglia approfittò dell’espansione romana verso il Piemonte e la Val d’Aosta, svoltasi contro le popolazioni liguri-galliche (i Salassi), che peraltro spesso attaccabano e depredavano i territori romani di confibe, per avviare attività di cava di marmi nelle valli piemontesi a sud del Gran Paradiso.

Di qui si portarono poi a Nord del Gran Paradiso stesso, nella valle di Cogne, ove sfruttarono la cava di marmo bardiglio di Aymavilles, il cui nome richiama quello di Avilio.



IL PERCORSO

Praticamente il visitatore passa nello “specus“, cioé nell’antico condotto idrico, dove scorreva l'acqua sorgiva, risalendo a ritroso rispetto all’originario senso di corrente dell’acqua.
Si scendono poi alcuni scalini per raggiungere uno dei due ingressi originali del camminamento coperto pedonale.

Una vista da mozza fiato: si percorrono i 50 m di lunghezza del ponte su un camminamento di vetro illuminato aldisotto. Poi si supera l’altro accesso d’origine, rimasto per tanti secoli chiuso e inutilizzato, e si esce di nuovo sul vuoto.
Infatti un tempo i Romani passavano su un ampio sentiero ritagliato nel banco roccioso che poi è franato nel torrente, ma oggi al suo posto c’è una panoramica passerella in acciaio che consente di ripercorrere il loro tragitto.

La passerella conduce poi all’interno di un piccolo edificio che, da rudere dismesso, è ora un piccolo ed accogliente centro visitatori.



IL RESTAURO

I recenti lavori di ricerca, restauro e valorizzazione del monumento, finanziati con fondi della Comunità europea, sono consistiti, oltre che in una serie di campagne di scavo archeologico effettuate sia sul camminamento superiore sia lungo la sponda in sinistra orografica, anche nel completo restauro conservativo del ponte-acquedotto, nella realizzazione di un percorso di visita e nel recupero di un piccolo fabbricato adiacente posto a servizio del sito.

Il progetto di valorizzazione ha permesso la ricostituzione dell’originario percorso ad anello, consentendo così ai visitatori, dopo aver transitato nel condotto superiore, di entrare nel livello pedonale attraverso l’accesso in sponda sinistra e uscire guadagnando la sponda destra, dove, grazie ad una passerella in acciaio, si è ripristinato il percorso dell’antica strada romana di servizio ricavata nella roccia naturale, oggi in parte non più visibile a causa della natura scistosa e friabile della roccia locale.

Complessa l'ideazione e la messa in opera che ha sfruttato solo le buche pontaie già esistenti ed ha usato quanto si poteva i materiali originari che erano crollati, permettendo la distinzione interna di ciò che è originale da quello che non lo è.

Il camminamento pedonale sotto lo specus.




 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero