CULTO DI CAMA


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LE CAMENE

Il culto della Dea Cama sarebbe stato introdotto in Roma. come narra Macrobio, da lunius Brutus, il fondatore della repubblica romana. Tertulliano chiama Fanum Camae il suo tempio, citato peraltro anche da Ovidio nei Fasti, di cui sembra dificile determinare il luogo preciso; secondo il Gilbert (2 p. 23 cf. p. 19 segg.) però esso sorgeva sulla parte occidentale del colle Celio.

Sembra veritiero perchè al centro dell'immagine di cui sopra, nella ricostruzione dell'antica Roma, appunto nell'angolo occidentale del Celio, si apriva la Valle delle Camene con il suo Lucus Camenae, il Bosco Sacro entro cui zampillava uma fonte che nasceva da una grotta.
Infatti le prime colonizzazioni sul suolo di Roma, secondo Gilbert, riguardarono due o tre immigrazioni successive da Falerii e da TuscuImn. Alla piu antica, a quella da Falerii, corrisponderebbe l'occupazione della parte occidentale del Celio, e il culto della dea Cama sarebbe stata propria di questa colonizzazione.

Veniva rappresentata come una giovane e leggiadra Dea dai lunghi capelli ondulati, a loro volta decorati con un vegetale e rigoglioso diadema di foglie pennate, di fiori bianchi macchiati di nero e baccelli di fave, ed avente ai suoi piedi un’arpa, a simboleggiare le sue capacità profetiche, con le quali prediceva il destino del neonato. Era colei infatti che aveva predetto la grandezza di Roma e che prevedeva il futuro dei neonati romani.



DA DEA A NINFE

TEMPIO DELLE CAMENE (Stampa del 1770)
Le Camene erano ninfe profetiche, che derivavano da un antico culto italico. Il loro nome latino era Camnae o Casmenae o Carmenae, ed erano, nella religione romana, ninfe delle sorgenti, ma noi sappiamo che molte divinità femminili arcaiche, le cosiddette Grandi Madri, vennero in seguito declassate a ninfe.

Delle Camene si conoscono solo quattro nomi o più propriamente appellativi: Egeria, Carmenta, Antevorta e Postvorta. A loro venivano talvolta attribuite facoltà profetiche oppure facevano da ispiratrici ai poeti, come le Muse.

Ciò che ne fa supporre il ruolo di Grande Madre Cama, poi divenuta Camene, è che queste furono anzitutto divinità protettrici del focolare arcaico, quindi arcaica come Vesta, una Dea del Fuoco Sacro. 



EGERIA

Egeria fu la ninfa ispiratrice del secondo re di Roma, Numa Pompilio, di stirpe sabina, pertanto si suppone una derivazione sabina, e fu lei a suggerirgli il buon governo, la pace tra sabini e romani, le riforme e soprattutto le leggi. Siamo tra il VII e il VI secolo a.c.

Ma il nome Egeria, viene sicuramente da ager (la terra da coltivare) e agger (il terrapieno di difesa), quindi una divinità femminile potente, Dea delle messi e della difesa cittadina, che ispira al re della nuova città saggezza, concordia e pacificazione. 



ANTEVORTA POSTVORTA

Ci sono poi Antevorta (che guarda avanti) e Postvorta (che guarda indietro) Dee del parto, della luce e della nascita di uomini e animali.



CARMENTA CAMENA

Altro nome era Carmenta (Carmentis), soprattutto dalle qualità oracolari, e da cui si faceva derivare il termine "carmen", (canto, racconto epico, poesia), personificazione romana delle Muse, come mostra Livio Andronico, schiavo greco e poi romano liberto, traduttore in latino dell'Odissea, che nell'invocazione alle muse dell'ispirazione invoca non le ninfe Camene ma la Dea Camena : "Virum mihi, Camena, insece versutum", e cioè: L'uomo versatile narrami, o Camena.

CARMENTA
Ma Carmenta è compresa nel gruppo dei Di indigetes ("dei indigeni") un gruppo di divinità e spiriti della religione preromana, non adottati da altre religioni, dove il numero delle Dee spera di molto quello degli Dei. Protettrice della gravidanza e della nascita e patrona delle levatrici, è lei stessa madre di Evandro secondo Virgilio.

Secondo altri invece è la moglie di Evandro, morta vecchissima a 110 anni, e suo figlio l'avrebbe seppellita ai piedi del Campidoglio presso la Porta Carmentale, appunto.

La dea possedeva il dono della profezia e veniva chiamata anche al plurale: Carmentes antevorta et postvorta ("che conosce il passato e che conosce l'avvenire"), aspetti della stessa dea che in seguito diverranno due figure distinte.

Era venerata anche come l’inventrice dell'alfabeto latino. Il suo tempio a Roma, in cui era proibito indossare abiti ed oggetti di pelle, per rispetto degli animali di cui la Dea era protettrice, era sito vicino alla Porta Carmentalis, presso il Campidoglio.



PORTA CARMENTALIS

Inoltre a Roma esisteva la Porta Carmentalis che si apriva nella valle tra le alture del Campidoglio e del Palatino, nei pressi di quello che ancora oggi si chiama Vico Jugario.



CARMENTALIA

Alle Camene Numa Pompilio aveva consacrato il bosco presso la fonte di Egeria, fuori Porta Capena, dove si celebravano in gennaio, con offerte incruente di latte e acqua, le feste Carmentalia, durante le quali le Vestali venivano ad attingere l'acqua per i loro riti.
I Carmentalia erano una festività romana che si celebrava l'11 e il 15 gennaio in onore della ninfa Carmenta, o della Dea Cama, che aveva un tempio oracolare alle pendici del Campidoglio, presso la porta Carmentale, istituita fin dai tempi di Romolo e Tito Tazio, dal che si desume che la Dea esisteva ben prima di Iunio Bruto, e che veniva adorata almeno all'inizio della monarchia, probabilmente una Dea sabina portata dal sabino re Tito Tazio.

Questa festività era organizzata dalle donne e osservata principalmente dalle donne; Plutarco riferisce che alcuni ritenevano che Carmenta fosse la Moira addetta alla procreazione degli uomini, per questo molto venerata dalle madri. Altri invece pensano fosse la madre di Evandro, una profetessa in versi in realtà chiamata Nicostrata. Un'altra versione sembra a Plutarco più plausibile, e cioè che Carmenta significhi priva di senno, a causa dei deliri provocati dall'essere posseduta dagli Dei, da Carere essere carente, e mentem la mente.

Al culto di Carmenta era preposto il flamine carmentale ed in suo onore, l'11 gennaio, si festeggiavano i Carmentalia, quando si svolgeva un sacrificio a Carmenta nel campo di Giuturna, con offerte rigorosamente di origine vegetale.. A questi, successivamente, si aggiunse il 15 gennaio come secondo giorno di festa voluto dalle matrone romane per onorare la Dea che le aveva favorite nella battaglia contro il Senato che aveva proibito loro l'uso delle carrozze. Per non essere costrette a casa o ad estenuanti camminate, le donne si coalizzarono negando ai propri mariti il piacere dei sensi finché le agitazioni e le proteste costrinsero il Senato a tornare sulle sue decisioni.



SANTA MARIA IN TEMPULO

La chiesa di Santa Maria in Tempulo è una chiesa sconsacrata di Roma, proprio in via Valle delle Camene, alle pendici del Celio, che è sorta su un antico tempio romano come si evince da fuori guardando delle arcate chiuse che appena spuntano dal suolo, mostrando il livello molto più basso, diversi metri tenendo conto del podio, che la denuncia di epoca romana.

Secondo alcuni potrebbe essere il tempio delle Camene in quanto la posizione sembrerebbe corretta.



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