SPEDIZIONI ROMANE IN AFRICA



CARTA DELLE PRINCIPALI LOCALITA' E VIE DELL'AFRICA NORD OCCIDENTALE
ESPLORATE DAI ROMANI TRA IL I SEC. A.C. ED IL I SEC D.C.
La provincia romana d'Africa, che divenne poi l'Africa Proconsolare, inizialmente interessò il territorio intorno a Cartagine e si estese successivamente verso il regno di Numidia, lungo le coste del Maghreb, comprendendo i territori occupati oggi dalla Tunisia, tranne la parte desertica, la costa orientale dell'Algeria e quella occidentale della Libia.

I primi navigatori del mediterraneo furono senz'altro i fenici, seguiti poi dai greci, dagli etruschi e dai romani. Mentre i greci erano ormai di casa avendo occupato tutta la Magna Grecia e non avevano più grandi velleità coloniche in Italia, anche perchè erano controllati dai confinanti sanniti, etruschi e fenici erano un grosso pericolo per Roma, soprattutto per la concorrenza commerciale.

RICOSTRUZIONE DEL PORTO DI CARTAGINE

CARTAGINE

Una volta sgominati e soprattutto inglobati gli etruschi, i romani si rivolsero alla potenza fenicia: i cartaginesi. I romani sapevano che per vincere un nemico occorreva studiarlo, pertanto cominciarono a organizzare spedizioni in Africa, soprattutto nei dintorni di Cartagine, rivolgendosi pertanto al territorio del nord Africa occidentale.

Cartagine venne fondata da coloni fenici provenienti dalla città di Tiro. Venuta a conflitto con Roma per rivalità commerciali venne rasa al suolo al termine delle Guerre Puniche, che iniziarono nel 264 a.c. e terminarono nel 146 a.c.. 

- 122 a.c., - il tribuno della plebe Gaio Sempronio Gracco, capo dei populares, fondò una colonia sul territorio dell'antica Cartagine (Colonia Iunonia Karthago, l'unica esistente fuori dell'Italia). Le terre distribuite ai coloni consistettero in 300.000 ettari, il che fa pensare ad una loro dispersione all'interno della provincia. 

- 121 a.c. -  il movimento di colonizzazione subì un arresto, quando Gracco venne assassinato e il partito dei populares venne sostituito da quello degli optimates, ossia degli aristocratici..

Tuttavia sul territorio della ex Cartagine la nuova città crebbe e divenne la seconda città nella parte occidentale dell'Impero Romano e la città principale della Provincia romana d'Africa.

- 46 a.c. - Gaio Giulio Cesare vi fondò una colonia romana di veterani nel 46 a.c., in qualità di colonia era autonoma ma legata da vincoli di eterna alleanza con Roma.

Ora i romani sanno e soprattutto Cesare sa che in Africa ci sono animali stranissimi e belve feroci, e che quest'ultima sono un'ottima attrazione per le venationes e i combattimenti gladiatori.
Cesare sa benissimo che i romani vogliono,ansiosamente due sole cose, come disse Giovanale:
« duas tantum res anxius optat: panem et circenses » il pane e il circo. E Cesare procura ai romani il grano egizio per il pane e per 175 giorni all'anno fornisce gli spettacoli al circo.

Per questo occorrono avventurieri che vadano in Africa a catturare belve feroci. E già che ci stanno catturano o uccidono uccelli dalle lunghe piume colorate che alle romane piace tanto mettere sui cappellini.

Ma catturano o uccidono pure gli animali da pelliccia, che in parte vengono ai circhi dove sono state uccise, ma non bastano, perchè i romani mettono pellicce ovunque nelle loro case: sulle sedie, sulle poltrone, sui divani, sulle panche e sui letti, ma pure in terra, dentro casa e negli androni, talvolta anche sotto ai porticati.

Insomma l'Africa diventa un business, anche perchè i romani amano l'avorio e per questo si ammazzano gli elefanti. L'avorio si incastona nei letti, sui panchetti, sui troni e sulle poltrone. Ma amano anche l'ebano africano, un legno nero e duro così adatto alle incisioni. 

Il porto di Alessandria, fondato nel 334 a.c., era il principale nodo di scambio del Mediterraneo. Ma in Africa c'erano pure le pietre preziose e semipreziose: smeraldi, granati, zirconi, ametiste, turchesi, cristallo di rocca, la famosa amazonite che somiglia allo smeraldo, e pure coralli e perle.

Plinio il Vecchio, piuttosto scandalizzato dallo sfarzo delle romane, riferì che la terza moglie di Caligola, Lollia Paolina, si presentò in pubblico, con vari gioielli che a occhio e croce dovevano valere circa 40.000.000 di sesterzi, come dire una cinquantina di milioni di euro.
Erodoto racconta delle spedizioni dei Cartaginesi che nei monti dell'Atlante scambiano merci per oro. Che la vera ricchezza dell’Atlante fossero i suoi metalli era stato compreso presto dai Punici, tanto da essere inserito nelle rotte mercantili dell’Estremo Occidente. Però una volta distrutta Cartagine sono i romani a commerciare per acquistare oro e pietre preziose.

CACCIA AFRICANA (Piazza Armerina)

NUMIDIA

Era la parte del Nordafrica compresa tra la Mauretania (attuale Marocco) e i territori controllati da Cartagine (zona dell'attuale Tunisia).
La Mauretania era una provincia romana, divisa tra Mauretania Tingitana, a occidente nell'attuale Marocco, la Mauretania Sitifense (la più orientale, ai confini della Numidia) e la Mauretania Cesariense (situata ad est del fiume Mulucha).

- 149 a.c. - Polibio fa un viaggio in Africa seguendo Scipione l'Africano esplorando le coste dell'Atlantico. Plinio, nella Historia Naturalis, narra che ancora Polibio, scrittore e storico greco che visse a Roma per 17 anni.

- 146 a.c - Polibio torna ad esplorare l'Africa e assiste alla caduta di Cartagine, che poi descrisse. Ovviamente con Scipione Polibio c'era il seguito delle legioni romane e come d'uso, frequentemente venivano mandati dei legionari a esplorare i territori adiacenti. Questi non solo facevano poi da battitori alle legioni ma esploravano territori sconosciuti riferendo poi ai generali che a loro volta riportavano ai senatori. Questi ultimi, in base alle notizie acquisite e alle mappe stilate dai legionari stabilivano dove fosse opportuno stabilire contatti commerciali o conquistare i territori.

- 112 - 105 a.c. - Durante la guerra che dal 112 al 105 a.c. Giugurta combatté contro i Romani, il re di Mauretania si schierò dalla parte dei Romani divenendone alleato e ottenendo una parte dello sconfitto regno di Numidia.

POSIZIONE DELLA NUMIDIA NELL'IMPERO ROMANO
- 103 a.c. - Durante la guerra contro Giugurta, il console Mario aveva ingaggiato nel suo esercito dei "proletari", contadini privi di terre. Divenuto capo dei populares a Roma, per ricompensarli della loro fedeltà, fece votare nel 103 a.c. una legge che concedeva ad ogni veterano 252 ettari di terreno. Anche gli ausiliari reclutati presso la popolazione nomade dei Getuli ricevettero questi doni insieme alla cittadinanza romana. 
I Getuli erano grandi allevatori di cavalli, e secondo Strabone avrebbero avuto 100,000 puledri in un solo anno. Vestivano di pelli, vivevano di carne e di latte e il solo prodotto artigianale connesso col loro nome è un colorante color porpora che divenne di moda a partire dall'epoca di Augusto, e veniva prodotta dalla conchiglia purpurea Murex brandaris. I veterani vennero stanziati nelle regioni che erano state incorporate all'ager publicus nello sconfitto regno di Numidia, consolidando inoltre la frontiera. Lo stanziamento riguardò tra le 6 e le 10.000 persone, sebbene sul territorio non venisse fondata alcuna colonia.

- 88 a.c. - Durante la guerra civile tra Mario e Silla , l'Africa costituì una roccaforte dei sostenitori di Mario, anche grazie alla presenza di questi veterani del suo esercito.

- 81 a.c. - i seguaci di Mario in Africa detronizzarono il re della Numidia orientale Iempsale II, figlio di Gauda e partigiano di Silla. Furono però sconfitti da un'alleanza che comprendeva il re mauro Bocco e il luogotenente di Silla, Pompeo.

- 80 a.c. - Iempsale recuperò il trono. I sillani gli riconobbero perfino una giurisdizione sui Getuli, fatti cittadini romani da Mario.

- 75 a.c. - I populares impedirono il ritorno in seno alla Numidia dei territori annessi nel 105 a.c.,

- 64 a.c. - Venne riconosciuta a Iempsale l'indipendenza delle sue terre rispetto all'ager publicus. Il re numida si trovò così alleato degli optimates e dei pompeiani, successori dei sillani.

- 50 a.c. - Alla morte di Iempsale, il tribuno cesariano Curione propose l'annessione della Numidia orientale, spingendo il nuovo re Giuba I tra i seguaci di Pompeo.

- 49 a.c. - Nel corso della guerra civile tra Cesare e Pompeo, una prima spedizione condotta da Curione venne sbaragliata dalle truppe numide. 

- 48 a.c. - Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo i due figli del re che si erano divisi il regno, si schierarono dalla parte di Cesare e dopo la sua vittoria ottennero una parte della Numidia occidentale. Dopo la sconfitta di Pompeo a Farsalo nello stesso anno, i dirigenti del partito pompeiano si rifugiarono in Africa, dove formarono, insieme all'esercito numida, una forza di oltre 70.000 uomini, ultimo ostacolo alla vittoria di Cesare. 


AMMAEDARA
- 47 a.c. - Cesare sbarcò in Africa. con sei legioni, contando inoltre sull'alleanza col re di Mauretania e con i Getuli, sottoposti ai Numidi dall'80 a.c.

- 46 a.c. - Un condottiero campano esule in Mauretania, Publio Sittio, originario di Nuceria Alfaterna, riuscì, con l'appoggio dei Mauretani, a sconfiggere il re della Numidia occidentale,Massinissa II, impegnato al fianco del cugino Giuba. I Numidi e i pompeiani furono presi tra due fuochi e vennero sconfitti nella battaglia di Tapso. Il re Giuba si suicidò, così come Catone Uticense, capo del partito pompeiano.
Cesare riorganizzò i territori africani: il regno della Numidia occidentale viene per metà annesso al regno di Mauretania e per metà assegnato a Sittio. 
Il regno di Numidia orientale divenne invece una nuova provincia: l'Africa Nova (con capitale Zama e di cui Gaio Sallustio Crispo fu il primo governatore). I territori che già costituivano la provincia d'Africa presero allora il nome di Africa Vetus. ("Africa vecchia")

- 45 a.c. - Continuando la stessa politica di Mario, Cesare riprese la fondazione di colonie in Africa inviando veterani italici, ma anche gallici o africani, a fondare nuove città sulla costa africana. Si trattava dei centri di Cartagine, Thabraca, Hippo Diarrhytus, Thuburbo Minor, Uthina (nei pressi di Cartagine), Clupea, Carpis, Curubis e Neapolis (in Tunisia). Questa politica gli permise di insediare i suoi veterani, ma anche di controllare le rotte di cabotaggio delle navi che trasportavano il grano africano, necessario per l'approvvigionamento di Roma.

- 44 a.c. - Le ulteriori vicende belliche durante la lotta dei triumviri Marco Antonio, Ottaviano e Lepido contro i cesaricidi interessarono ancora la provincia africana. Il principe numida Arabione, figlio dell'ultimo re della Numidia occidentale eliminò Sittio e riconquistò il trono.

- 41 a.c. - Il governatore dell'Africa Nova, Tito Sestio, partigiano dei triumviri, si impadronì anche dell'Africa Vetus, il cui governatore si era schierato con i cesaricidi, e riuscì ad eliminare anche Arabione, sebbene fosse suo alleato..

- 40 a.c. - Nella successiva suddivisione delle sfere di influenza dei triumviri, l'Africa riunita venne affidata nel 40 a.c. a Lepido

- 36 a.c. - Lepido perde l'Africa, a causa dei contratti con Ottaviano, tuttavia  riuscì a fondare altre tre nuove colonie in Africa e Numidia (a Sicca Veneria, Cirta e Utica) ed altre quattro nella "futura" provincia romana di Mauretania Tingitana.

- 33 a.c. - Durante la guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio un figlio si schierò per Antonio e il suo regno passò al fratello. L'altro figlio si schierò per Ottaviano e, alla sua morte nel 33 a.c., lasciò il suo regno in eredità a Roma.

- 25 a.c. - Ottaviano vi stabilì numerose colonie. Nel 25 a.c. il regno venne attribuito a Giuba II della stirpe reale numida, che ne trasformò la capitale, mutandone il nome in Cesarea, sposando una figlia di Marco Antonio e Cleopatra.

- 23. a.c. - Tiberio incorpora Leptis Magna nella nuova provincia romana dell'Africa, quando un certo Calpurnio Pisone cominciò a restaurare i suoi vecchi quartieri e a costruirne di nuovi a sue spese.

- 17 d.c.. - Leptis Magna costruì la sua prima strada romana interna. Dagli scavi archeologi italiani si scopre un cippo, alto quasi 2 m e del diametro di 44 cm, su cui si legge che sotto l'imperatore Tiberio un certo Elio Lamia costruì nell'anno 15 d.c. 44 ml di strada nell'arido deserto dell'interno. 
I miliaria di questa Via Lamia risalgono invece al regno di Caracalla. La nuova strada permise di distruggere completamente la fauna selvaggia e di respingere le tribù del deserto.

- 40 d.c. - Nel 40 la Mauretania passò sotto il controllo diretto di Roma.

- 42 d.c. - In Mauretania vi fu una rivolta e l'imperatore Claudio vi inviò il generale Gneo Osidio Geta, che, a capo della Legio IX Hispana, sconfisse il nemico in due scontri, poi lo inseguì i fuggiaschi nel deserto dopo essersi approvvigionato d'acqua come poteva. Ma le provviste d'acqua non furono sufficienti e Geta non era più in grado nè di avanzare nè di tornare indietro. 
Cassio Dione racconta:
« Allora Geta non sapendo cosa si doveva fare, un indigeno che stava dalla parte dei Romani, lo persuase a richiedere incantesimi, dicendo che con queste cose spesso al suo popolo era stata data acqua in abbondanza; all'improvviso piovve tanta acqua da dissetare i soldati romani e contemporaneamente da lasciare sbigottiti i nemici, che credettero che una divinità fosse giunta in aiuto di Geta »
(Cassio Dione, Storia romana)

ANFITEATRO DI EL-JEM

SPEDIZIONI ROMANE VERSO IL LAGO CIAD E IL FIUME NIGER

Le prime spedizioni romane in Africa verso il Lago Ciad e il fiume Niger furono le prime esplorazioni compiute in territori sub-sahariani al tempo dell'Impero romano, tra il I sec. a.c. ed il I sec. d.c.. I legionari romani non temevano di avventurarsi in luoghi assolutamente sconosciuti. 

Essi avevano a proprio vantaggio una coesione di gruppo ed un addestramento che li rendevano una potente macchina da guerra, e in più una capacità di cambiamento sulla base di apprendimenti nuovi. I romani copiavano dagli altri qualsiasi idea apparisse adatta a migliorare la situazione. In terra africana avevano tolto le armature di metallo e lo zaino pesante. Avevano alleggerito le quantità di cibo integrandole con frutta e piante locali per non incorrere nella disidratazione.

In età imperiale si avevano notizie, parte vere e parte leggendarie, sull'arcipelago indonesiano, sull'Arabia, sul fiume Niger, il principale fiume dell'Africa occidentale, e sui laghi equatoriali al centro del continente africano.

Queste esplorazioni avvennero insieme alla edificazione del limes romano nell'Africa settentrionale. In seguito, infatti, al consolidamento del potere romano nell'Africa mediterranea, tra il 146 a.c. ed il 42 d.c., iniziarono gli attriti con la bellicosa tribù nomade dei Garamanti che viveva nell'attuale regione del Fezzan, la vasta area del Deserto del Sahara appartenente all'attuale Libia.

I Garamanti erano nomadi che vivevano di commercio ed erano situati tra la regione Subsahariana (Niger, Ciad, Sudan, Mali, Burkina Faso, Benin) ed i possedimenti mediterranei greci (Cirene, Philaimon Bomoi) e pure con Cartagine, cui subentrò Roma al termine della III guerra punica.

Siccome il dazio dei nomadi sulle merci in transito era sempre più esoso, i commercianti italici chiesero ed ottennero una  spedizione contro i Garamanti che li liberasse definitivamente dalle pesanti gabelle.

Garama era la capitale del regno dei Garamanti (odierna Germa) famosa sia ai Greci che ai Romani per le cronache degli storici Erodoto, Plinio il Vecchio e Tacito.Sappiamo da Erodoto che nella Fasania, l'odierno Fezzan, viveva ai suoi tempi, vale a dire nel V sec. a. c., una popolazione, i Garamanti, che possedeva strane usanze ed era quanto mai bellicosa e fiera. 

Essi coltivavano con l'aratro dopo aver cosparso di terra fertile il sottostante terreno salato, i loro buoi pascolavano a ritroso per non conficcare nel suolo le lunghe corna e a bordo di carri trainati da quattro cavalli i Garamanti cacciavano gli Etiopi trogloditi, gli uomini più veloci nella corsa.

GERMA
Si trattava di quegli stessi Garamanti che nel 19 a c. il console Cornelio Balbo, attraversato con una colonna di 20.000 uomini lo sconfinato deserto rosso, raggiunse nel cuore del loro paese sconfiggendoli e facendoli di poi alleati di Roma. 
Un piccolo mausoleo sorge ancora nel luogo ove una volta esisteva l’antica capitale dei Garamanti, Garama (l’attuale Germa nell’Uadi el Agial),  il resto romano più meridionale all'interno dell'Africa, a testimoniarci l’impresa del del proconsole Lucio Cornelio Balbo nel 19 d.c. contro i Garamanti.

Scopo della spedizione romana era la conquista di questa città, l'eliminazione dei tributi dovuti ai nomadi del Sahara, nonché la conquista delle piste carovaniere per controllare la popolazione e magari guadagnare sulle gabelle in modo oculato. Queste spedizioni portarono i Romani al di là del Sahara in quelle terre che le carte geografiche rinascimentali riporteranno con la famosa dicitura "Hic sunt leones" (qui ci sono i leoni, cioè zona sconosciuta e pericolosa). 

Il che significa che anche queste imprese romane erano sconosciute all'epoca, vista l'ignoranza in cui era caduta la popolazione a causa della chiusura delle scuole voluta dalla religione cristiana.

Le origini della più antica rotta carovaniera del Sahara furono scoperte dall'archeologo francese Henry Lhote, che, tra il 1935 ed il 1950 studiò a fondo le pitture rupestri neolitiche della regione compresa tra la Libia meridionale, l'Algeria meridionale, il Niger settentrionale ed il Ciad settentrionale.

La rotta traversava le regioni dei Garamanti e dei Trogloditi. Lhote scoprì un graffito vicino ai pozzi di Arlit nell'attuale Niger nel Sahara meridionale, con un carro di oggia cretese in uso ai Garamanti, confermata da un ritrovamento analogo vicino ai pozzi di Ti-m-Missao sull' antica pista tra l'Hoggar e l'Adrar des Iforhas in Mali.

Si trattava della più antica rotta carovaniera del Sahara che lo traversava dalla costa libica della Sirte fino al fiume Niger, del I millennio a.c., Successivamente (1955), monete romane e ceramica italica vennero rinvenute sino in Costa d’Avorio.

Le ricerche di Lhote scoprirono che i legionari romani seguirono l'antica pista carovaniera attraverso il Sahara fino al fiume Niger. Impresa eccezionale, in quanto i Romani non possedevano la bussola, nè la reale estensione del Sahara, nè le eventuali oasi..

Avranno usato guide locali, probabilmente Garamanti, ma i romani non erano usi mettersi totalmente nelle mani degli altri, per cui avranno sicuramente inviato prima esploratori. Avranno rinunciato all'armatura per il clima torrido, e avranno lasciato molti dei pesi dello zaino per limitarsi ad armi, cibo e soprattutto acqua. I Romani peraltro pensavano che il Niger fosse parte del fiume Nilo.

LEPTIS MAGNA

LE STRADE ROMANE IN AFRICA

In Africa le strade furono soprattutto viae glareae, strade ghiaiate, avendo come fondo la roccia del deserto e non la terra. Si costruivano pertanto con una gettata di pietrame, comprimendolo senza pavimentarlo. Nei tratti che traversavano le città venivano invece coperte con spesse lastre rettangolari di pietra calcarea, levigata e bianca, intarsiate a spina di pesce. Le strade romane del Nordafrica permisero l'instaurarsi della civiltà romana.

Queste permettevano alle legioni di arrivare velocemente ovunque su un passaggio inadatto ai cammelli, per cui impedivano le incursioni delle tribù del deserto, inoltre i coltivatori berberi potevano portare velocemente ai mercati i loro prodotti: grano, vino e olive. 
Inoltre collegavano le città costruite dai Romani, ma conducevano soprattutto alle grandi proprietà dove l'agricoltura veniva praticata su larga scala.

 Un secolo dopo la conquista romana del Nordafrica e l'arrivo della III Legione Augusta, la Numidia (Algeria) e la Mauretania erano percorse da 4000 miglia romane di strade.



LUCIO CORNELIO BALBO (fiume Niger)

Nato a Cadice in Spagna, apparteneva alla Gens Cornelia, una delle più gloriose e ricche gentes aristocratiche dell'antica Roma. Fu pensatore e letterato, abile generale, politico e Pontefice Massimo.

- 19 a.c - Lucio Cornelio Balbo con il titolo di proconsole d'Africa nelle terre prima dei Getuli e poi Garamanti eseguì una ardita spedizione nella Libia sahariana. La spedizione partiva dal Golfo della Sirte nella Libia mediterranea, con un esercito di una decina di migliaia di uomini per 1.600 km nel profondo del deserto del Sahara, uno dei luoghi più caldi del pianeta, raggiungendo prima l'oasi di Cydamus (oggi Ghadames), ove lasciarono un presidio militare.

Quindi, dopo una marcia di circa 550 km, piegando poi ad angolo retto verso sud per altri 650 – 700 km attraverso l'Hamada el - Hamra, diedero battaglia per occupare i più importanti centri della regione, come Debris (odierna Adri) e Baracum (Al Biraq) nello Wadi Shati e Tabidium (Awbari), e la capitale dei Garamanti, Garama (Germa).

Da qui potrebbe inoltre, avrebbe inviato una spedizione esplorativa fino nel Fezzan, raggiungendo l'ansa del fiume Niger nell'attuale Mali, tra le odierne città di Gao e Timbuctù Pertanto aveva traversato l'intero Sahara sull'antica pista carovaniera aperta mille anni prima.

Per questi successi tornato a Roma ottenne il Trionfo nel Foro romano come risulta anche nei Fasti triumphales, e fu il primo cittadino romano non nato a Roma a ricevere questo onore.

CORNELIO BALBO MINOR
In seguito fece edificare a sue spese un nuovo teatro a Roma: il teatro di Balbo con l'annessa Crypta Balbi (nel 13 a.c.).

La conquista ha diverse fonti. Narra Plinio che la III Legio Augusta, al comando di Cornelio Balbo, scese verso sud, passando per Alasi (Abalessa nell'Hoggar ) e Balsa (Ilezy), sino a toccare diversi fiumi, tra i quali il fiume Dasibari.

Secondo Lhote, lo studioso ed esploratore francese, Balbo avrebbe percorso l'antica carovaniera lungo la sponda orientale del Bahr Attla, il "Mare di Atlantide", citato anche in un libro della Bibbia.

Lungo quella strada sono frequenti le raffigurazioni dei carri dei Garamanti.

I Romani passarono per la regione odierna di Tamanrasset per costeggiare l'attuale confine tra Algeria e Niger.

Sicuramente da questo itinerario giungevano a Roma avorio, oro, diamanti, lapislazzuli, animali esotici e pure schiavi. Per questa impresa gloriosa ma pure molto redditizia, Balbo ed i suoi legionari, tornati a Roma, ottennero il trionfo.



VALERIO FESTO

- 70 d.c. - Il legato della III Legione Augusta, Valerio Festo, verso la fine del regno di Vespasiano, apre un'altra strada verso il territorio dei Garamanti ripercorrendo la via di Cornelio Balbo.

Le orme di Cornelio Balbo, secondo Henri Lhote, furono seguite anche da una legione romana, quella del legato Valerio Festo, che si spinse nel profondo Sud del Sahara, giungendo al fiume Niger da un'altra direzione.

Questa antica via doveva essere nota alle guarnigioni romane insediate a Ghadames in Libia. Plinio il Vecchio elencando i luoghi della spedizione di Festo cita le medesime località dell'Algeria meridionale toccate da Cornelio Balbo: Alasi, l'antica Abalessa dell'Hoggar e cita anche Balsa, trascrizione  in lingua Tuareg di Ilezy. Poi, però, non attesta i fiumi incontrati da Cornelio Balbo, il che fa supporre che Valerio Festo abbia deviato dal percorso del suo predecessore.

Dalla regione algerina di Tamanrasset,  i Romani piegarono lungo il Tassili per entrare nell'odierno Niger sul Plateau Djiado, nel Deserto del Tenerè. Si diressero al Massiccio dell'Air, passando per l'attuale Arlit fino all'attuale Agadez, costeggiando la piana di Gadoufaoua. Di qui, proseguirono in linea retta per entrare in Mali, dove incontrarono il "Fiume Girin", cioè il fiume "Dasibari" di Cornelio Balbo.

La Tavola Peutingeriana registra un Flumen Girin  con l'annotazione "Questo fiume da alcuni chiamato Grin è da altri chiamato Nilo, si dice infatti che scorra da sotto la terra degli Etiopi [Africani] nel Lago Nilo".

Valerio in questa spedizione scoprì una via che permetteva di risparmiare 4 giorni di viaggio per raggiungere il paese di Garamanti. Gli abitanti di Oea avevano assalito Leptis Magna che aveva invocato l'aiuto dei Garamanti. Questi ultimi assalirono le terre di Leptis ma i romani fecero a tempo a inseguirli e ricacciarli, proprio grazie alla nuova via che scende da Trpoli a Murzuc tagliando il deserto roccioso presso la sua estremità orientale. Percorso seguito tutt'oggi dalle carovane.

LAGO CIAD


SPEDIZIONI DI SETTIMIO FLACCO E GIULIO MATERNO AL LAGO CIAD

Il Lago Ciad è il lago residuo di un lago fossile assai più vasto che, 10.000 - 12.000 anni or sono copriva gran parte dei territori degli attuali Ciad e Niger, giungendo a nord fino al massiccio del Tassili algerino, ad est fino al Bahr el Ghazal nel Sudan, ad ovest fino all'arco del fiume Niger ed a sud fino alla Repubblica Centrafricana.

Il lago, che tra il 1963 ed il 2001 si è ridotto del 90 % della  superficie, passando da 25.000 a meno di 1.500 Kmq, è compreso tra Ciad, Niger, Camerun e Nigeria. Altri quattro paesi, Repubblica Centrafricana, Algeria, Sudan e Libia, condividono il bacino idrologico del lago, e ne dipendono.

Al tempo delle spedizioni romane del I secolo d.c. il lago era ancora piuttosto vasto, mentre il Deserto Libico, traversato dai Romani per giungere al Lago Ciad, era ed è uno dei luoghi più aridi e desolati del pianeta.

Tra il 76 e l'86 d.c., sotto gl'Imperatori della Dinastia Flavia, Tito e Domiziano, due spedizioni militari, una guidata da Settimio Flacco, l'altra da Giulio Materno, con l'intento di penetrare nel favoloso regno dei Pigmei, raggiungono il "Paese dei rinoceronti", come lo descrive il cartografo Claudio Tolomeo, arrivando a stanziare una guarnigione sul "Lago degli ippopotami", a tre - quattro mesi di cammino (1.500 - 2.000 km.) in direzione sud rispetto al massiccio del Tibesti, attualmente al confine tra Libia e Ciad.

Durante il regno di Domiziano, Giulio Materno accompagnò il Re dei Garamanti. in quel momento evidentemente in buoni rapporti con Roma, in una spedizione militare contro gli etiopi. La penetrazione dalle coste libiche verso l’interno perseguita durante il I sec. d.c. comporta una costruzione di reti stradali, la pacificazione delle popolazioni del deserto e la ricerca di rapporti amichevoli con il regno dei Garamanti.

Ancora una volta il movente delle spedizioni romane fu la punizione di popolazioni nomadi che razziavano i territori romani della Sirte. Tolomeo racconta che, secondo quanto aveva appreso da Martino di Tiro, Settimio Flacco era partito dalle coste libiche (probabilmente da Leptis Magna) per recarsi nelle terre dei Garamanti, da dove raggiunse in tre mesi "la terra degli Etiopi" che "vivevano sulle rive del lago degli ippopotami".

LIBIA ROMANA
Sappiamo dalla stessa fonte che Giulio Materno era invece partito da Leptis Magna per Garama, dove si era unito al re dei Garamanti per raggiungere "dopo quattro mesi di viaggio la regione di Agisymba, che è popolata da rinoceronti e nella quale vivevano gli Etiopi",  e giunse fino al Agisymba regio, a circa 2500 km da Garama un paese montuoso dei massicci dell’Air, del Djado e del Tibesti oggi zone di confine fra Libia e Ciad. .

Qui infatti dovevano necessariamente passare le carovane provenienti dall’Africa nera, documentato dalle attestazioni di Garama attraverso i sontuosi mausolei romani della regione. Il commercio di oro, avorio e animali esotici è testimoniato dal forte dell’oasi di Abalessa nell’Hoggar alerino (1600 km a sud di Algeri) in uso forse già dall’alto impero e in grande auge nel IV sec. d.c.
Materno vi trovò ampie distese di savana predesertica popolata da un gran numero di specie animali, tra cui il rinoceronte nero bicorne ignoto all’epoca ai romani – che conoscevano solo il rinoceronte bianco ad un solo corno diffuso in Nubia e già noto nell’Egitto tolemaico. Compaiono infatti le immagini del rinoceronte nero sulle monete di Domiziano, evidentemente l’arrivo dei primi esemplari di questa specie sconosciuta aveva fatto notevole impressione aveva impressionato Roma.



TOLOMEO su - "Trattato Di Geografia" di Marino Tirio

"Settimio Flacco, conducendo l'esercito dalla Libia. arrivò dai Garamanti agli Ethiopi in tre mesi, camminando verso Mezogiorno. Et che Giulio Materno della gran Lepti, andando da Garame, insieme col re de' Garamanti incontra gli Ethiopi, camminando verso Mezzogiorno, arrivò in quattro mesi ad Agisimba. paese o provincia degli Ethiopi, ove si radunano i rinoceronti. Delle quai cose dette da Marino, nè l'una nè l'altra son da credere, si, perchè gli Ethiopi più adentro, non sono separati tanto dai Garamanri, che ne sieno lontani tre mesi di viaggio, essendo pur ancor essi più Ethiopi, 
o negri, che quei d'Agisimba, stando sotto il medesimo Re che hanno essi, si ancora per esser cosa del tutto ridicola, si che il viaggio degli eserciti del Re si facesse tutto verso una sola distanza, cioè dal Settentrione al Mezzogiorno, essendo quei popoli molti distesi o sparsi, di là o di qua verso Oriente, o verso Occidente, o che similmente detto esercito non si fosse fermato in alcun luogo, che si dovesse farne memoria o conto, in quello proposito della lunghezza del suo viaggio.

Laonde era convenevole a dire, che o coloro, che riferiron il viaggio, dicesser la bugia, o che dicendo verso Mezzogiorno, intendesser in quella guisa, che sogliono i paesani dir verso l'Austro, o verso l'Africo, usando impropriamente di nominar la parte principale, o maggiore, senza mirar sottilmente o con diligenza al proprio sito de' luoghi, che essi dicono."


L'itinerario

Non si hanno notizie particolareggiate dell'itinerario seguito dai due generali, ma sembra che da Leptis Magna si siano prima diretti a Ghadames presso gli alleati Garamanti. La spedizione di Flacco potrebbe aver preso la direzione occidentale in direzione di Sebha per giungere a Tmassah.

TOLOMEO ".... il paese di Agisymba, laddove si radunano rinoceronti, gazzelle ed antilopi è sottomesso al regno dei Garamanti ed è separato da esso da un'elevata catena montuosa",
Flacco sarebbe allora passato per le odierne Aozou e Bardai per giungere fino a Faya Largeau. Da qui, avrebbe poi piegato verso la depressione del Bodele e, dirigendosi ad Ovest, avrebbe incontrato il Lago Ciad e poi i fiumi in cui trovarono ippopotami e coccodrilli e sulle cui rive pascolavano rinoceronti, elefanti, giraffe, zebre, struzzi, antilopi e gazzelle (fiume Bahr Ergig), fiume Chari e fiume Logone.
Viceversa, la spedizione di Materno pare che - assieme ai Garamanti - abbia puntato dritto sull'Oasi di Cufra per entrare nell'Ennedi ciadiano. Di qui sarebbe sceso a Fada, all'Oasi di Archei, avrebbe attraversato la piana di Abechè per raggiungere i fiumi presso i quali erano stanziati elefanti e leoni (fiume Bahr Salamat e Bahr Aouk) al confine con l'attuale Repubblica Centrafricana.

LIBIA

SPEDIZIONE ROMANA ALLE FONTI DEL NILO

Non tutti sanno che già ai tempi dei romani, essendo già l'Africa del nord e parte dell'Africa centrale largamente esplorata. si cercavano le fonti del Nilo. La spedizione fu ordinata da Nerone, nel 62 o 67, per scoprire le sorgenti del Nilo.

Diverse spedizioni romane vennero organizzate tra il 19 a.c. e l'86 d.c., per esplorare e assicurare a Roma le vie carovaniere verso l'Africa subsahariana, come la spedizione romana verso il Lago Ciad e il fiume Niger. Roma infatti penetrò profondamente nell'Africa subsahariana e solo nel secolo XIX fu surclassata da esploratori contemporanei.

La spedizione venne affidata a due legionari, che risalirono il Nilo verso l'Africa equatoriale partendo da Meroe, vicino a Khartum (oggi capitale del Sudan).


Lucio Anneo Seneca

Seneca riporta che, intorno al 62, Nerone mandò alcuni legionari verso la città di Meroe in Nubia, al fine di esplorare tutto il Nilo a sud di quella capitale. La spedizione voleva informazioni sull'Africa equatoriale e sulle sue possibili ricchezze.
Seneca riferisce di aver udito da due Pretoriani il racconto del loro tentativo di scoprire il «caput Nili» (fonte del Nilo).e su questo tema scrisse un trattato: De Nubibus di "Naturales Quaestiones", che fornisce i dettagli della spedizione inviata da Nerone (62 d.c.), «caput mundi investigandum» (per esplorare la cima del mondo).

A Meroe, capitale del regno Meroe, a 200 km a nord della moderna Khartum e a 800 km a sud di Assuan, i due legionari ricevettero - come scrisse Seneca - le istruzioni del re Meroito e le lettere di raccomandazione per i re che avrebbero incontrato all'interno dell'Africa («A Rege Aethiopiae instructi Ausilio commendatique proximis regibus annuncio ulteriora»).

Partiti da Meroe, dopo molti giorni i legionari raggiunsero una palude immensa coperta di erbacce d'acqua, così fitta che né un uomo né una grande barca potevano passare, ad eccezione di qualche piccola barca con un uomo a bordo.

I romani esplorarono il Nilo Bianco da Meroe  fino in Uganda La descrizione data da Seneca è, secondo lo studioso Giovanni Vantini, anche ai nostri giorni un chiaro riferimento al Lago No, una palude immensa e malsana (infestata dalla malaria e dalla malattia del sonno, di 5,2 m di profondità, formata dalla confluenza del Bahr el Ghazal con il Nilo proveniente dall'equatore, e in certi tratti impenetrabile per i fitti arbusti e le sabbie mobili.

Per Vantini, che ha comparato gli scritti latini e la topografia attuale del Nilo, non è da escludersi che la guardia pretoriana sia arrivata anche in Uganda. Effettivamente, nella storia di Seneca si trova scritto: "Abbiamo visto due rocce, dalle quali la forza del fiume fuorusciva con potenza»  Lo scenario sarebbe quello di Murchison Falls, oggi Kabalega, dove il Nilo dal Lago Vittoria si immerge nel Lago Alberto, con un salto di quasi 50 m, in una gola con soli 10 m di larghezza.

Infatti nella parte superiore di Murchison Falls, il Nilo scorre attraverso un varco nella roccia di soli 7 m, lanciandosi per 43 m, per poi scorrere verso ovest nel lago Alberto. La corrente originata dal Lago Vittoria invia circa 300 mc al secondo di acqua sopra le cascate, strette in una gola con meno di 10 m di larghezza. « … (Il fiume Nilo) proviene da un lago molto grande delle terre » (Seneca: De Terrae Motu, NQ VI, 8,5)

I legionari dissero a Seneca che l'acqua del Nilo, che saltava tra le due rocce, proveniva da un lago molto grande della terra africana. E questo lago non può essere - secondo Vantini - che il Lago Vittoria, il lago più grande dell'Africa: l'unico fiume che lascia il lago, il Nilo Bianco (noto come Nilo Vittoria quando esce dal lago), lo fa a Jinja, nell'Uganda, sulla costa nord del lago e dopo vari km precipita nelle cascate Murchison.

Vantini ha scritto, nella pubblicazione Nigrizia del 1996, che i legionari hanno fatto un viaggio esplorativo, da Meroe fino in Uganda, di oltre 2.000 km.
Un'impresa encomiabile se si considera che navigarono su piccole barche per poter sorpassare le paludi del Sudd, infestate da coccodrilli.

IL NILO

Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio riferisce di un'altra spedizione del 67, forse per raccogliere informazioni per un'eventuale conquista da parte di Nerone del territorio dell'attuale Sudan. Così scrisse nel 70 di una spedizione di Nerone in vista di una guerra di conquista in Etiopia, che per i Romani erano tutte le terre a sud dell'Egitto romano.

Forse si tratta della medesima spedizione, comunque la prima nella Storia a partire dall'Europa verso l'Africa equatoriale. Probabilmente duro' diversi mesi, superando le paludi sudanesi chiamate Sudd durante la stagione secca e poi raggiungendo la zona del nord Uganda.


Diogene

Sicuramente il resoconto della spedizione era noto ai mercanti greci e romani che risiedevano in Egitto, tant'è che un mercante greco-romano vissuto tra il 70 e il 130 d.c., tal Diogene, si spinse lungo la costa orientale del Sinus Arabicus (l'attuale Mar Rosso verso la Terra di Punt (probabilmente la costa dell'attuale Somaliland) e sbarcò ad Adulis, un emporio frequentato nell'attuale Eritrea.

Di lì proseguì sempre via mare per Rhapta, un estremo emporio (citato anche dall'opera "Periplus Maris Erythraei") che era situato sulla costa dell'attuale Tanzania, presso la città di Mitwara, non distante dal confine col Mozambico, da dove marciò per venticinque giorni nell'interno del continente, fino a due grandi laghi dietro i quali si ergevano imponenti le montagne innevate da dove sorgeva - a suo dire - il Nilo. Egli chiamò rispettivamente Monti della Luna le vette innevate dei Monti Meru e del Kilimangiaro, Laghi della Luna il Lago Vittoria, il Lago Eyasi e il Lago Natron e Altopiani della Luna tutta l'area dell'attuale Parco nazionale del Serengeti.


Marino di Tiro

Successivamente, il geografo Marino di Tiro ripropose l'epopea della spedizione di Diogene, finché questa non venne fissata anche da Claudio Tolomeo, il quale attestò che al centro continente africano vi erano sicuramente quei grandi laghi dai quali usciva il Nilo sceso da monti imbiancati di neve e di ghiacci come Montagne della Luna. Tolomeo pone i Lunae Montes 7° a S dell'Equatore, mentre in realtà si trovano in sua prossimità:
 « Ai loro piedi vi erano dei laghi che corrispondono al bacino alimentatore del Nilo »
probabilmente descrisse col nome di Montagne della Luna il gruppo del Ruwenzori.


Età Augustea

Le Campagne augustee lungo il fronte africano ed arabico degli anni 30 a.c.- 6 d.c. permisero all'impero romano di occupare buona parte delle coste orientali del bacino del Mediterraneo e di aprire nuove vie commerciali tra il Mar Mediterraneo e gli imperi orientali fino all'estremo oriente.

Sotto Augusto, "si vis pacem para bellum" (se vuoi la pace prepara la guerra) furono coinvolte quasi tutte le frontiere, dall'oceano settentrionale fino alle rive del Ponto, dalle montagne della Cantabria fino al deserto dell'Etiopia.

Le campagne di Augusto miravano a consolidare i confini annettendo nuovi territori. Ora per la frontiera meridionale africana, ad oriente, dopo la conquista nel 30 a.c., Augusto fece dell'Egitto la prima provincia imperiale, retta da un prefetto di rango equestre, il prefetto d'Egitto, a cui Ottaviano aveva delegato il proprio imperium sul paese, con ben tre legioni di stanza (III Cyrenaica, VI Ferrata e XXII Deiotariana).

Ad occidente la provincia d'Africa e la Cirenaica conobbero diverse guerre contro le popolazioni nomadi del deserto del Sahara come i Garamanti dell'attuale Libia, o i Nasamoni della Tripolitania, o i Musulami della regione di Theveste, o i Getuli ed i Marmaridi delle coste mediterranee centrali. 

Augusto schierò nel corso del trentennio di guerre:

- per il fronte africano occidentale: la Legio III Augusta;
- per il fronte egizio: la Legio III Cyrenaica, la Legio VI Ferrata, la Legio XII Fulminata e la Legio XXII Deiotariana.

I popoli combattuti e battuti dai romani nel sud dell'Egitto:

- i Blemmi e i Megabari, che vivevano lungo la sponda orientale del Nilo ed erano soggetti ai Kushiti;
- i Trogoditi che vivevano sulle montagne lungo la costa del Mar Rosso;
- i Nobati (indipendenti dai Meroiti) e che vivevano sulla sponda occidentale del Nilo;
- i Kushiti dei regni di Napata e Meroë.

ALGERI - TIPASA

FRONTE AFRICANO ORIENTALE

La provincia romana dell'Egitto, cioè Alexandreae et Aegyptus, fu istituita da Augusto, dopo le morti di Cleopatra e Cesarione. L'Egitto  provincia imperiale governata da un prefetto scelto dall'Imperatore nell'ordine equestre: il praefectus Alexandreae et Aegypti.
Il principale interesse romano per l'Egitto era costituito dalla approvvigionamento di grano per la città di Roma.

- 29 a.c. - Il primo prefetto d'Egitto, Cornelio Gallo, dovette reprimere un'insurrezione nel sud della provincia e condurre un esercito a sud per stabilire un protettorato (zona cuscinetto), sulle terre comprese tra la prima e la seconda cataratta del Nilo.
- Nella parte settentrionale della Nubia (la regione del Triakontaschoinos, che si estendeva per 300 km a sud di Philae) fu quindi posto un tyrannus quale "sovrano cliente" dei Romani.

- 25 a.c. - Il nuovo prefetto d'Egitto, Elio Gallo, fu inviato da Augusto attraverso l'Arabia Felix fino al regno di Saba, a sottomettere i ricchi territori degli Arabi, prendendo così possesso delle vie di comunicazione commerciale con il golfo Persico.

Il viaggio si rivelò, però, pieno di insidie per il mancato aiuto di Silleo, posto a capo degli alleati Nabatei, il quale non fornendo adeguate informazioni sui territori esplorati e le strade da percorrere, costrinse i Romani a soffrire oltremodo fame, sete, stanchezza e numerose malattie.

Gallo inoltre commise un errore, facendo costruire 80 grandi navi, tra biremi e triremi, oltre ad alcune navi più leggere, sebbene non vi fossero battaglie navali, tanto più che gli Arabi non erano abili, negli scontri terrestri nè in quelli marittimi.

Quando capì l'errore, fece costruire altre 130 navi da carico, su cui salpò con 10.000 fanti della guarnigione romana d'Egitto, e truppe di alleati romani, tra cui 500 ebrei (inviati da Erode) e 1.000 Nabatei (inviati dal re Obodas II).

Dopo un viaggio difficile di 14 giorni, giunse sulle coste arabe, nella terra dei Nabatei, avendo perduto molte delle sue imbarcazioni insieme al loro equipaggio, a causa della navigazione difficoltosa. Ciò fu causato dal tradimento di Silleo, il quale aveva sostenuto non vi fosse modo per un esercito di arrivarvi via terra, sebbene vi fossero numerose vie carovaniere che conducevano dall'Egitto a Petra in tutta sicurezza.

PETRA (Giordania)
D'altronde il re dei Nabatei, Obodas II, non si curava degli affari pubblici nè di quelli militari (caratteristica di molti re arabi, come tramanda Strabone), lasciando tutto nelle mani di Silleo.

Quest'ultimo esplorò il paese insieme ai Romani, lasciando a loro la distruzione di città e popolazioni, per poi affermarsi come unico dominatore sulle genti, dopo aver tolto di mezzo anche i Romani, provati da fame, fatica e malattie. Gallo fu costretto a fermarsi per tutto il 25 a.c., in attesa di recuperare i malati.

- 24 a.c. - La colonna romana si rimise in marcia, lungo le rotte per l'India, costringendo i Romani a trasportare l'acqua sui cammelli, per la scarsa conoscenza dei luoghi da parte della guide. Il viaggio durò ben trenta giorni, ma alla fine furono raggiunti i territori del "re dei Tamudeni", un certo Areta accolse i Romani in modo amichevole offrendo a Gallo doni di benvenuto.

Il paese successivo  apparteneva a tribù nomadi ed era totalmente desertico. Si chiamava Ararenê ed impiegò 50 giorni per attraversarlo, poiché non esistevano strade. Giunse, quindi, alla città di Negrani il cui territorio era pacifico e fertile, ed il cui re era fuggito, lasciando la città ai romani.

Raggiunse un fiume dopo sei giorni, dove gli Arabi attaccarono battaglia lasciando sul campo ben 10.000 morti, contro due soli morti Romani, non avendo armi adeguate e non essendo abituati a combattere.

Dopo Gallo occupò la città  Asca, anche questa abbandonata dal re. poi la città Athrula, che si arrese senza condizioni, dove Gallo pose una sua guarnigione per predisporre le forniture di grano.
Arrivò poi a Marsiaba, che assediò per sei giorni, ma dovette rinunciare per mancanza d'acqua. Gallo fu così costretto a fermarsi a soli due giorni di marcia dal paese che produceva spezie, raggiunto a caro prezzo dopo sei lunghi mesi di marce in territori inospitali, soprattutto a causa della guide corrotte.

Accortosi finalmente del tradimento di Silleo, riportò l'esercito decimato in Egitto. A Negrani ebbe luogo una nuova battaglia. Poi raggiunse Hepta Phreatae, che possedeva ben sette pozzi. Da qui, marciando attraverso un paese pacifico, arrivò nel villaggio Chaalla, e di nuovo in un altro villaggio chiamato Malotha, vicino a un fiume. Traversò un paese deserto con pochi luoghi irrigati, fino al villaggio Egra sul mare. Sessanta giorni per tornare, contro i sei mesi dell'andata.

Qui predispose una nuova flotta e attraversò il Mar Rosso raggiungendo Myoshormos, Coptos, e infine Alessandria d'Egitto, dove Silleo fu processato e decapitato. Terminava così l'amara avventura romana nella penisola arabica, dopo aver raggiunto lo Yemen.

Intanto i Kushiti del nord dell'attuale Sudan attaccarono la provincia egiziana, in particolare le città/forti di Syene, Elefantina e Philae, intervenne il nuovo prefetto d'Egitto, Gaio Petronio, che
con le forze rimaste a difesa della provincia ( 10.000 armati), sconfisse un esercito di 30.000 Kushiti costringendoli a ritirarsi a sud di Pselchis.

Non contento di aver fatto numerosi prigionieri e di aver occupato Pselchis, decise di compiere una campagna nel paese dei Kushiti. Occupò la città di Qasr Ibrim, si spinse ancora più a sud fino a Napata, una delle loro due capitali, distruggendola completamente e rendendo schiavi i suoi abitanti.

Al contrario la seconda capitale, Meroe, riuscì invece a salvarsi dall'assedio romano. Di queste due ultime campagne ne parla lo stesso Augusto nelle sue Res Gestae:
« Per mio comando e sotto i miei auspici due eserciti furono condotti, all'incirca nel medesimo tempo, in Etiopia e nell'Arabia detta Felice, e grandissime schiere nemiche di entrambe le popolazioni furono uccise in battaglia e conquistate parecchie città. In Etiopia arrivò fino alla città di Nabata, di cui è vicinissima Meroe. In Arabia l'esercito avanzò fin nel territorio dei Sabei, raggiungendo la città di Mariba. »

- 22 a.c. - In seguito ad un nuovo attacco da parte dei Kushiti della regina Candace, il prefetto d'Egitto Petronio tornò a condurre le proprie armate e li sconfisse. La regina Candace, costretta da Petronio al pagamento di pesanti tributi, ottenne da Augusto, un trattato di pace ed amicizia.
Frattanto Petronio lasciava a guardia dei confini meridionali un'unità ausiliaria di 500 armati nella fortezza collinare di Primis a circa 200 km a sud di Syene.

- 15 a.c. - Augusto nominò proconsole della provincia di Creta e Cirenaica un certo Publio Sulpicio Quirinio. L'incarico in Cirenaica potrebbe essere stato necessario per far fronte alle continue scorrerie delle tribù berbere di Garamanti e Marmaridi, due tribù del deserto del Sahara libico che abitavano a sud di Cirene.

PIAZZA ARMERINA

Il Periplo del Mare Eritreo

La scoperta dei cicli monsonici rappresentò per i romani la possibilità di intrattenere rapporti commerciali diretti con l’Impero Kusana e con gli stati indiani in un momento in cui la pressione parthica sulla Via della seta si faceva sempre più stringente.

Il “Periplo del Mare Eritreo” è una sorta di manuale compilato ad uso dei marinai che compivano i viaggi verso l’India partendo dai porti egiziani con l’indicazione dei principali empori, della distanza fra essi, delle migliori stagioni in cui viaggiare e delle principali merci commerciate nei singoli centri. Esso risalirebbe alla metà del II sec. d.c. o almeno all’età severiana.

Un ruolo centrale in queste linee marittime era rappresentato dai porti del corno d’Africa e dell’Arabia meridionale dove la presenza romana appare sicuramente attestata. Adulis sulla costa eritrea ( 60 km a sud di Massaua) doveva essere il centro principale dei commerci romani, una ricca città con edifici monumentali, nota per il commercio dei vetri egiziani come per il vino e l’olio mediterraneo.

Qui vi sono tracce di una frequentazione romana dal II d.c. all’età bizantina, con frammenti di anfore, frammenti vitrei di tazze a squame e coppe baccellate, vasi di porfido e vetri millefiori.. Probabilmente tramite Adulis gli stessi materiali sono penetrati sugli altopiani etiopici fino ad Aksum.

Ancora più a sud a Port Durnford nella regione somala del Bur Gao quasi al confine keniota nel 1912 è stato scoperto un tesoretto di monete, con emissioni di Nerone, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Costantino, Costantino II e Costante. Questo fatto conferma i dati dell’India meridionale e di Ceylon che vedono nel IV secolo il periodo di maggior attivismo romano sulle linee commerciali dell’Oceano Indiano.

Si rammenta che nel suo studio sulle monete romane in Africa Charlesworth riporta saltuari ritrovamenti di monete in Madagascar e Zimbabwe fino al Natal e alla regione del Capo e che si tratta nella quasi totalità di emissioni di età tetrarchica e costantiniana.



FRONTE AFRICANO OCCIDENTALE

Ad occidente la provincia d'Africa e la Cirenaica combatterono numerose guerre contro i nomadi:

- 29/28 a.c. - Lucio Autronio Peto, console suffetto del 33 a.c., ottenne un nuovo trionfo ex Africa nel 28 a.c. per i successi ottenuti l'anno precedente contro le popolazioni attorno alla provincia romana;

- 22/21 a.c. - Lucio Sempronio Atratino, console suffetto del 34 a.c., ottenne il suo trionfo ex Africa il nel 21 a.c.;

ARCO DI TRIONFO DI PALMIRA
DISTRUTTO DALL'ISIS
- 20 a.c. - Lucio Cornelio Balbo, partito da Sabrata, occupò la capitale dei Garamanti, Garama, e si addentrò fino al Fezzan, nel profondo deserto del Sahara, raggiungendo prima l'oasi di Cydamus dopo una marcia di circa 550 km, piegando poi ad angolo retto verso sud per altri 650-700 km attraverso l'Hamada el-Hamra, ed infine riuscendo ad occupare i più importanti centri della regione (come Debris e Baracum nell'odierno distretto di Wadi al-Shatii e Tabidium) e la capitale dei Garamanti, Garama (Germa).

Da qui sembra avere, inoltre, inviato una spedizione esplorativa al comando di Septimus Flaccus fino nel Fezzan meridionale ed oltre, probabilmente raggiungendo l'ansa del fiume Niger. Per questi successi meritò il Trionfo nel Foro romano come risulta anche nei Fasti triumphales.

- 1 a.c.-2 d.c. - È forse a questi anni che potrebbero attribuirsi nuove campagne vittoriose (forse ancora del proconsole Publio Sulpicio Quirinio, come suggerisce Dione), contro il popolo dei Marmaridi a sud della provincia di Creta et Cyrene.
Ottenne importanti successi contro le popolazioni dei Nasamoni, costrette al termine delle operazioni militari a pagare un tributo all'impero. In seguito a queste operazioni le legioni III e XXII presero l'appellativo di Cyrenaica.

- 3-5 d.c. - Il console Lucio Passieno Rufo, divenuto governatore della provincia dell'Africa proconsolare, otteneva gli ornamenta triumphalia per aver sconfitto le popolazioni nomade di Getuli e Musulami. A causa di questi eventi, fu necessario aumentare il contingente romano della provincia d'Africa a 2 legioni: vale a dire la legio XII Fulminata, posizionata a Thugga, insieme alla legio III Augusta.

- 5-6 d.c. - Il console Cosso Cornelio Lentulo batteva prima i Musulami e poi i Getuli, ottenendo gli ornamenta triumphalia ed il cognomen trasmissibile anche ai figli di Gaetulicus (Getulico).

La conquista del settore strategico del fronte africano, grazie all'occupazione “diretta” delle coste orientali del bacino del Mediterraneo e quella “indiretta” (tramite rapporti di clientela) della parte occidentale (Mauretania),  rese questo bacino, un mare interno all'impero romano (chiamato per l'appunto dai Latini "mare internum nostrum").

Queste campagne permisero, inoltre, alle armate augustee di penetrare all'interno dei deserti del Sahara ed arabico, per migliorare le vie commerciali tra il Mar Mediterraneo, la Mesopotamia, l'altopiano iranico, l'India, fino all'estremo oriente (impero cinese), grazie all'intermediazione degli Arabi Lakhmidi.




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