LA MONETA PER L'ADE




In via Fabrizio Luscino al Tuscolano, Roma, nel corso di lavori per la posa di cavi è stato scoperto il basolato di una strada romana con a fianco alcune tombe con tegole disposte in piano.

La via in basolato, del II sec. d.c. collegava la via Latina ad altezza Villa delle Vignacce alla Casilina; e uno dei defunti rinvenuti nella tomba aveva una moneta (un sesterzio) in bocca.

Secondo Plutarco, gli Spartani avevano un obolo di ferro del valori di quattro chalkus, secondo altri ne valeva otto.



GLI INFERI

Plutarco:“molte persone sono abituate a fare offerte ai defunti alla fine del giorno e alla fine del mese.”

Che gusto c'era ad andare nell'Ade? Nessuno, niente paradiso, niente visioni beate. L'Ade per i romani era la continuazione della vita terrena pertanto la sorte riservata alle anime dei morti non dipendeva dalle azioni “buone o cattive”, ma dall’ira o dal favore degli Dei. Per cui se si era stati "pius" cioè si era onorati gli Dei, si era più o meno alla pari con gli altri defunti.

Insomma per i romani non esisteva l'inferno, cioè il luogo di pena, ma solo gli Inferi, cioè il Mondo dei Morti, buoni o cattivi che fossero. Il problema per i morti era come raggiungere questo mondo, abbisognando per questo di funerali, ma soprattutto di avere la moneta da dare a Caronte per attraversare il fiume. Senza la moneta non riuscivano ad attraversare il fiume, ed erano condannati a vagare disperati lungo la riva per il resto dei tempi.

Tutto quello che i parenti del defunto potevano fare per lui era fargli una decente sepoltura, magari costruirgli o dipingergli la porta per il suo personale ingresso agli inferi, o semplicemente dargli la moneta per Caronte, il traghettatore dei morti.

Si sa però che venivano usati altri soggetti usati per le tombe dei cittadini comuni. I più frequenti sono :

- il "pavone" (uccello sacro a Giunone, che ogni anno perdeva le piume per riaverle in primavera. Il simbolo di rinascita e' anche nella sua coda che "sembra un cielo stellato", oppure che sembra abbia cento occhi), Se ne usava l'immagine oppure una piuma inserita nella tomba tra le mani del defunto.
- la fenice (felix fenix= la felice fenice) che risorgeva ogni cento anni dalle sue ceneri.
- l'"aquila" (che trasporta l'anima del defunto verso il cielo). Era l'immagine preferita dei romani ed era sacra a Giove.
- il "sette stelle" (sette pianeti collocati attorno ad un crescente lunare, "ogni cosa scompare per tornare a splendere di nuovo").
- si usavano pure le "lucerne", con soggetti legati all'ambito funerario. La lucerna doveva servire infatti al defunto per "illuminare" l'aldila'."
- i chiodi, uno o tanti a funzione opotropaica, ma pure per evitare il ritorno dei morti come fantasmi.

SEPOLTURA INDIVIDUALE

SALARIA ASCOLI-PICENO

"Generalmente gli oggetti di corredo rituale sono posizionati ai piedi dello scheletro, ma non mancano collocazioni diverse; chiodi con funzione apotropaica si sono rinvenuti tanto all’interno di piccole olle quanto deposti sulla nuda terra all’altezza dei piedi o tra i femori del defunto. 

Come da foto del reperto scheletrico indicato come “T.8. Sepoltura individuale”, consistente in un cranio che stringe ancora fra le mascelle l’Obolo per Caronte. La moneta in bronzo, veniva in genere collocata sulla bocca o sulle ossa frontali o nei pressi dello sterno. Un tributo per garantirsi un degno post mortem."

Tutto ciò indica che gli antichi popoli italici credevano nella reincarnazione,al contrario dei Romani. Questi popoli arcaici tanto vi credevano che alla morte del parente istituivano feste e banchetti (anche gli etruschi lo facevano. Nel banchetto veniva sacrificata una pecora al defunto, "pecus" da cui la parola pecunia, in quanto gli acquisti importanti venivano fatti anche dai romani arcaici barattando le pecore. Pertanto si suppone che la moneta sia la rappresentazione del sacrificio della pecora agli Dei dell'oltretomba.

E' interessante notare però che i romani vestivano i morti di bianco, ma i parenti vestivano di grigio o di nero, a indicare che il morto andava nella luce mentre essi restavano nell'ombra. Il che farebbe pensare appunto a un retaggio di reincarnazione, tanto più che il cimitero romano si chiamava pure "Novo Die", "Nuovo Giorno", chiara allusione alla rinascita.

CARONTE, IL TRAGHETTATORE DI ANIME

CARONTE

Caronte ("ferocia illuminata") era lo psicopompo, il traghettatore delle anime nell'Ade. Trasportava cioè le anime dei morti da una riva all'altra del fiume Acheronte (fiume dell'afflizione), un ramo del fiume Stige che scorre nel mondo sotterraneo dell'oltretomba. Secondo altre tradizioni i fiumi erano Cocito (fiume dei lamenti) e Stige, (fiume dell'odio).

Cocito era un immenso fiume che delimitava il confine tra il regno dei vivi e quello dei morti, in continuità con il più noto Acheronte, di cui era un affluente.

HERMES PSICOPOMPO
Molte altre tradizioni, comunque, attribuiscono il ruolo di spartiacque al fiume Stige, ed altre ancora al Flegetonte (fiume del fuoco) e al Lete (fiume dell'oblio).

Il culto dell'obolo è antichissimo, nei vasi funerari attici del V e IV sec. a.c.

Caronte è rappresentato come un rozzo un marinaio ateniese, trasandato, vestito di rosso-bruno, con un remo nella mano destra e la sinistra protesa a ricevere il defunto.

Comunque Caronte traghettava le anime solo se i loro cadaveri avevano ricevuto i rituali onori funebri. oppure, in un'altra versione, se disponevano di un obolo per pagare il viaggio.

Chi non aveva ricevuto nulla di ciò era costretto a errare in eterno senza pace tra le nebbie del fiume (o, secondo alcuni autori, per cento anni).

Caronte, nella mitologia greca, è figlio delle divinità primigenie Erebo (Oscurità dell'Ade) e Notte (Notte terrestre), con chiara allusione al mondo oscuro dei morti. viene citato nell'Eneide da Virgilio nell'Eneide:
"Caronte custodisce queste acque e il fiume e, orrendo nocchiero, a cui una larga canizie invade il mento, si sbarrano gli occhi di fiamma, sordido pende dagli omeri il mantello annodato." (Virgilio - Eneide, Libro VI) 

eppoi:

« Egli, vegliardo, ma dio di cruda e verde vecchiaia, spinge la zattera con una pertica e governa le vele e trasporta i corpi sulla barca di colore ferrigno. »
(Virgilio - Eneide)

Caronte compare come Dio della morte in Plauto, Lucrezio ed Orazio, che lo presenta come un “dio che miete le sue vittime in alto ed in basso e non si lascia vincere da loro” (Orazio - Epistole) .

Diodoro Siculo fa provenire Caronte dall’Egitto, per altri sarebbe una divinità pelasgica, altri ancora lo identificano con la divinità “Mantus” degli etruschi, indicato anche con il nome di “Charus o Charùn” , con tratti a volte normali a volte orridi (spaventosi nell'ultimo periodo, quando gli etruschi stavano perdendo le battaglie con i romani).

THANATOS DIO DELLA MORTE
Caronte è connesso con Charopòs “dagli occhi luminosi” (Virgilio - VI libro - Eneide) “ con gli occhi di brace”, molto grato al popolo come emerge nei dialoghi di Luciano, per l’obolo che si poneva in bocca al morto come prezzo del tragitto.

Nel Caronte di Luciano di Samosata, Hermes, interrogato a proposito di usanze funebri, risponde: 
"le persone credono che i morti siano evocati da sotterra per banchettare, e che essi si aggirino intorno al fumo e bevano il miele versato nella fossa

E le divinità dell'Oltretomba, o Tartaro, o Ades?
Oltre ad Ade e Proserpina, la coppia regale degli inferi, vi sono varie divinità minori, ma solo perchè non seguite nell'impero ma solo in alcune aree.
- " Dei Mani " - Il culto degli antenati, gli spiriti dei defunti divinizzati. Di solito protettivi dei pronipoti.
- " Thanatos " - nella mitologia greca, la personificazione della morte, figlio della Notte (o di Astrèa, Dea Vergine stellare della Giustizia) per partenogenesi (o da Erebo), nonché fratello gemello di Ipno, Dio del sonno. Detto "Colui che governa la morte" e "Legione Suprema". Fa paura ai vivi ma non compete ai morti.
- " Letus " -  nella mitologia romana Dio della morte e della vecchiaia. E' un Dio italico precedente alla cultura ellenica. E' il Dio fatale temuto dai vivi ma non riguarda i morti.
- " Eternitas " - Dea con in mano una fenice, simbolo di resurrezione dopo la morte.
- " Spes " - la speranza, definita Perpetua in alcuni casi. E' l'ultima Dea.
- " Felicitas " - Dea dell'abbondanza, della ricchezza e del successo, ma solo dopo la morte.
- " Pax " (Eterna) - Come fine dell'eterno conflitto dell'uomo..
- " Tranquillitas " (Beata) - Come fine delle angosce.
- " Quies " (Quiete) - Fine dell'affannarsi.
- " Salus ", la salute - Nell'Aldilà niente malattie.
- " Vesta ", protettrice del focolare domestico - Dea del fuoco sacro che distrugge e rinnova il mondo..

MUSEO DI PESTUM

LA MONETA PER L'ADE

"Il parente più prossimo chiude gli occhi e la bocca del defunto, dopo avervi posto la moneta per Caronte (la prima istanza è nelle Rane di Aristofane 140; 279: due oboli; cfr. Hesych. s.v. danake et naulon). “

DANAKE
"Danake: questo è il nome di una moneta che nei tempi antichi davano ai defunti quando li seppellivano, come tariffa per la nave attraverso Acherousia. Acherousia è un lago/palude nell’Ade che i morti attraversano, ed essi lo attraversano dando la sopracitata moneta al traghettatore.” (Suda s.v. danake) 

La Danake era una moneta persiana che si usava come obolo dei morti, non è pertanto da escludere che i greci abbiano preso l'usanza di munire i defunti di una moneta dai costumi persiani. Ma d'altronde questa usanza è riscontrata nella maggior parte delle antiche civiltà in varie parti del mondo.


In Grecia

Nella Grecia antica c'era infatti la tradizione di introdurre una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. Secondo un'altra tradizione il prezzo era di due monete, poste sopra gli occhi del defunto.

OBOLO GRECO
Il rito greco dell'obolo di Caronte si estese a Roma ma con qualche differenza. La presenza di questa usanza a Roma attestata al 405 a.c., è il caso più antico, di epoca però più tarda rispetto alle prime sepolture. Questo ci fa comprendere che dovevano esistere vari riti prima dell'adozione dell obolo di Caronte. Secondo molti studiosi la moneta di Caronte, l'obolo, equivaleva a un sesto di dracma (0,568 g).

Il nome deriva dai pani di bronzo o di rame usati nei primordi come moneta, Obelos erano dei segmenti tra due punti (posti sopra e sotto al centro del segmento) che si scrivevano per correggere i testi. Sui pani si poneva lo stesso segno a indicare che ne era stato verificato il peso. L'obolo era coniato in argento, qualche volta in oro e in epoca più tarda anche in bronzo.


A Roma

Anticamente la moneta romana era l'aes grave (bronzo pesante), delle monete molto pesanti in bronzo dei primi tempi della repubblica. Oltre a Roma, diverse altre città e popolazioni dell'Italia centrale e meridionale emettono l'aes grave. Troviamo questa moneta in Umbria e in Etruria, soprattutto a Volaterrae (Volterra). L'aes veniva usato come obolo di Caronte. Questo evitava l'oro e l'argento perchè i ladri a Roma, paese multietnico, abbondavano ed entrare in un colombario non era tanto difficile.

Prima di questa data al posto delle monete venivano deposti nelle tombe semplici pezzi di ferro ( a volte avevano valore di premonetale, altri invece acquisivano valenza magica e recavano iscrizioni di maledizioni o di richieste magiche all'oltretomba).

Secondo alcuni studiosi la deposizione di una moneta nella tomba e' legata al voler "pagare" i misfatti del defunto per evitare che gli si ritorcessero contro. La moneta può dunque esercitare funzione apotropaica, allontana cioè il male dalla morte.

Il fatto che le monete venissero usate per "pagare" il traghettatore dell'aldila', può essere ricercato proprio nell'usanza dell'obolo di Caronte: ci sono fonti che rivelano che "quando Caronte accetta la moneta il defunto non può più tornare in vita"; inoltre dalla bocca secondo gli antichi usciva l'anima, per questo depositare una moneta sulla bocca del defunto era una garanzia di non ritorno in vita del defunto stesso.

Le monete hanno inoltre funzione talismanica,  a volte nelle sepolture erano presenti amuleti per proteggere il sepolcro da ladri, streghe e negromanti che eseguivano riti sui cadaveri.
Tacito ci mette al corrente di un rito sulle spoglie di Germanico, da parte di un negromante che ne aveva utilizzato i pezzi.

La tomba era un luogo di collegamento tra il mondo dei morti e quello dei vivi. A volte erano presenti condotti fittili vicino ad esse proprio per avere un certo "contatto", per permettere al visitatore di introdurre delle lastre di metallo con incise delle maledizioni (chiedendo aiuto e collaborazione ai defunti, prima dell'introduzione della moneta) o monete stesse.
Plinio, nella Naturalis Historia, ci riferisce come "le monete, essendo di metallo, sono in grado di mettere in comunicazione il mondo vivente con quello dei morti poiché il metallo viene estratto dalla Terra sede degli inferi".

INTRODUZIONE DELLA MONETA

Talvolta le monete sono ormai disciolte ma se ne coglie il verderame sulle mascelle o sui denti.  Le monete potevano essere deposte, nel caso di inumazione:
  • - sulla bocca - un richiamo all'obolo di Caronte, per non far uscire l'anima del defunto che si pensava uscisse dalle labbra. Ma pure uno scongiuro perché il morto non parlasse nel mondo dei vivi onde non turbare il loro sonno. Sia dentro la bocca, cioè sotto la lingua, sia poggiata sopra le labbra.
  • - sopra alla fronte - l'obolo pronto per la consegna, ben visibile per il rapido passaggio.
  • - a sinistra del cranio - mentre il lato destro era considerato attinente ai vivi, il lato sinistro era considerato un lato oscuro attinente ai morti.
  • - nella zona della testa - in luogo non imprecisato ma all'altezza della testa. 
  • - all'altezza del bacino - soprattutto nei paesi orientali
  • - a metà tomba o al centro della tomba - non dimentichiamo che leggeri movimenti tellurici possono aver spostato degli oggetti nelle varie tombe.
  • - ai piedi o fra i piedi dell'inumato.
  • - fra oggetti capovolti, cioè di un utilizzo nell'aldilà. L'oggetto capovolto (a volte spezzato) indicava l'inibizione ad usare l'oggetto nel mondo dei vivi, ma di proseguirne l'uso nel mondo dei morti.
  • - sugli occhi - alcune monete si ritrovano nel terriccio all'interno del cranio, durante la pulitura. Secondo Macrobio,  il metallo era in grado di neutralizzare gli influssi negativi che potevano provenire dagli occhi. Chiudere gli occhi del morto è a tutt'oggi considerato un gesto di pietà, ma anticamente era pure un gesto di scongiuro affinché il morto andasse nell'aldilà e non tornasse nel di qua..
  • - sul torace, come dire sul cuore.
  • - tra la mandibola (la moneta era collocata anche in bocca. specie sotto la lingua)
  • - nella mano -generalmente destra o sotto le mani incrociate sul petto (soprattutto nelle sepolture di bambini)

Le monete in caso di incinerazione:
  • -  i ritrovamenti sono per lo più nell'urna cineraria tra le ossa calcinate, in nicchie accanto all'urna o sotto altri oggetti di corredo.
La moneta non è mai correlata allo status del defunto, si trova nelle tombe ricche come in quelle povere. Sembra che l'Asse fosse la moneta sufficiente per pagare il traghetto e pertanto la più usata.

La moneta e' stata ritrovata insieme anche a fibule o chiodi in qualche caso (il chiodo aveva valenza magica, serviva ad "inchiodare" l'anima del defunto perché non uscisse dalla tomba (v.sepoltura donna romana alla cappuccina, Museo Guarnacci di Volterra; o l'urna di Vercelli, che era circondata da chiodi).

Le monete deposte nelle tombe degli imperatori erano "monete celebrative", di "consacrazione" (v. divi augusti, morte/rinascita, oppure soggetti legati alla morte dell'imperatore che "rinasce da divinità", condotto da un'aquila in cielo).

Alcune monete ritrovate in particolare nelle tombe di bambini presentavano dei fori. Questo significa che nella tomba potevano esserci "crepitacula" (ossia un gioco sonoro che nell'antica Roma era dato ai bambini: era formato da un bastoncino con una anello di ferro nel quale venivano inserite monete forate, una sorta di sonaglio..queste monete avevano raffigurate divinità protettrici femminili, probabilmente una scelta delle madri che volevano affidare l'anima del figlio nelle mani di una Dea pietosa.




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