SESTO ELIO PETO CATONE



Nome: Sextus Aelius Paetus Catus
Nascita: -
Morte: Canne 216 a.c.
Professione: Politico, scrittore, giurista


LE ORIGINI

Ovvero Sextus Ailius Paitus Catus , dove Cato sta per "di Catone" oppure per "il saggio", il figlio più giovane superstite di Quinto Elio Peto, un pretore che era uno dei molti senatori romani uccisi a Canne nel mese di agosto del 216 a.c.

Peto Catone proveniva da una nobile famiglia con rami plebei, suo padre era dunque il pretore Quinto Elio Peto, e suo fratello maggiore è stato un altro console, Publio Elio Peto.

Era membro della gens Aelia, i cui membri avevano già vantato  alte cariche, come Publio Elio Peto, che fu console nel 337 a.c., e Gaio Elio Peto, console nel 286 a.c..

Questi consoli possono essere stati gli antenati o parenti collaterali di Sesto, ma la connessione non è menzionata dallo storico romano Tito Livio.

L'anziano fratello Peto divenne Master Equitum nel 202 a.c., e console l'anno successivo.
Altri membri della famiglia, compreso il figlio di Publio, salìrono al consolato negli anni successivi.



LA CARRIERA

Comunque dovette fare una brillante carriera militare perchè sappiamo che nel 209 ottenne la prestigiosa carica di Pontifex Maximus. Successivamente, nel 200 fu edile curule, come cita Tito Livio., quando dovette importare grano dall'Africa, una rapida carriera perchè dopo due anni, nel 198 fu eletto console con il collega Tito Quinzio Flaminino.

Le fonti riportano di lui che nel 198 il console Sex. Elio Paito Cato non poté congedare i soldati e impiegò con loro un intero anno per riportare a forza i coloni a Piacenza., Liv. XXXII 26, quindi si trovò in guerra nello stesso anno del consolato.
D'altronde spesso un romano veniva eletto console proprio per le sue qualità di generale in vista delle molteplici guerre e battaglie che roma dovette affrontare.



IL GIURISTA

Secondo un elaborato di Oxford sui giuristi romani, la rapida carriera di Catus da edile curule al consolato e la censura non è stata causata dalla morte di suo padre o del fratello maggiore, nè tanto dai suoi successi in battaglia, quanto dalla sua attitudine per la legge.

Oggi infatti, egli è più noto per la sua interpretazione delle leggi delle dodici tavole, di cui sappiamo solo attraverso la lode di Cicerone.
L'appellativo si "catus" che significa "intelligente" o "furbo" sarebbe in riconoscimento delle sue capacità giuridica.

Un pregevole studio di Oxford ritiene che egli possa essere stato il primo professionista giurista  nella storia di Roma.
Non è chiaro se i giuristi precedenti non fossero professionisti, ma un pater di familia romana di rango e di status, o i figli cresciuti,  per difendere la famiglia, dovevano pur intendersi di materia giuridica.

Forse la guerra punica, ha fatto sì che come molti clienti fossero troppo lontani da Roma, e incapaci di gestire le questioni legali.

Suo fratello Publio Elio Peto era stato console tre anni prima, nel 201 a.c., e fu eletto censore 199 a.c. il successo Publio Sesto potrebbe avere contribuito al consolato nel 198 a.c., ma fu messo in ombra dal suo fine più famoso e più giovane collega patrizio, Tito Quinzio Flaminino, poi all'età di soli trent'anni.

Sesto non si distinse militarmente durante il suo consolato, in cui tutti gli onori, tra cui le campagne greche in Macedonia, andarono al suo collega più giovane Flaminio.

I suoi sforzi proprio nella sua provincia non sono contrassegnati con molto successo. Tuttavia, egli venne ancora eletto censore nel 194 a.c. con Gaio Cornelio Cetego, forse per rispetto alle sue doti di giurista, forse rispetto per il suo fratello maggiore, un ex censore.



LE OPERE

Sia Elio Peto che suo fratello Publio Elio Peto (console 201 a.c.) erano giuristi. Ma fu Sesto l'autore dell'opera Tripartita Commentaria o Tripertita, che illustra le XII Tavole, le commenta, e ne deriva le varie leggi. Un altro lavoro chiamato Ius Aelianum divenne base di diritto consultato anche da Cicerone, che lo menziona al suo amico Tito Pomponio Attico. Non si sa quando sia scomparso.

Quest'opera era divisa in tre parti:
una trattava le "XII Tavole",
la seconda l' "interpretatio pontificium" (interpretazione pontificale),
la terza riguardava le "legis actiones".

Un'analisi del diritto di quell'epoca, per cui Sesto Elio viene ritenuto il primo vero giurista romano da cui poi nacque la giurisprudenza romana poiché i precedenti scritti che si perdono nella tradizione si limitano a elencare i vari atti normativi mentre lui è il primo a fare una vera e propria analisi comparata.



INTERPRETATIO PONTIFICIUM

Il pontefice era l'unico interprete dell'ordinamento giuridico e del diritto, facendo da mediatore tra l'ordinamento giuridico e la società. Le delibere dei pontefici si pronunciavano sul diritto del caso concreto, alla fattispecie contingente (interpretatio pontificum). .

Il pontifex maximus, presidente e rappresentante del collegio, ancora verso la fine della repubblica rivestiva gerarchicamente il quinto posto, dopo il rex sacrorum, ed i tre Flamini maggiori: il Dialis, il Martialis ed il Quirinalis.

Il suo potere divenne tale da subordinare il rex sacrorum e da consentirgli giurisdizione sui Flamini e sulle Vestali.
Molte pronunce pontificali sono state tramandate oralmente, fino ad essere inserite nella legge delle XII tavole nel 451-450 ac.



LE XII TAVOLE

Erano un corpo di leggi compilato nel 451-450 a.c. dai decemviri legibus scribundis, per volontà dei plebei al tempo delle lotte tra patrizi e plebei all'inizio dell'epoca repubblicana.
Esse furono considerate dai Romani come fonte di tutto il diritto pubblico e privato (fons omnis publici privatique iuris)

Nel 451 a.c. fu istituita una commissione di decemviri legibus scribundis scelti tra gli ex-magistrati patrizi;

sempre T. Livio ce ne fornisce i nomi:

- Appio Claudio Crasso, console;
- Tito Genucio Augurino, console;
- Tito Veturio Crasso Cicurino;
- Gaio Giulio Iullo;
- Aulo Manlio Vulsone;
- Servio Sulpicio Camerino Cornuto;
- Publio Sestio Capitone;
- Publio Curiazio Fisto Trigemino;
- Tito Romilio Roco Vaticano;
- Spurio Postumio Albo Regillense.

Le Dodici Tavole vennero affisse nel foro, dove rimasero fino al sacco ed all'incendio di Roma del 390 a.c.
Cicerone narra che ancora ai suoi tempi (I secolo a.c.) e Livio confema definendole “fonte di tutto il diritto pubblico e privato [fons omnis publici privatique iuris]”.
Erano così indibiduate:

Tavola I (procedura civile)
Tavola II (procedura civile)
Tavola III (procedura esecutiva)
Tavola IV (genitori e figli)
Tavola V (eredità)
Tavola VI (proprietà)
Tavola VII (mantenimento delle strade)
Tavola VIII (illeciti)
Tavola IX (principi del processo penale e controversie)
Tavola X (regole per i funerali)
Tavola XI (matrimonio)
Tavola XII (crimini)



LEGES ACTIONES

Le azioni che ebbero in uso gli antichi erano chiamate legis actiones, o perché erano state introdotte da leggi, o perché erano state adattate alle parole delle leggi, e perciò venivano osservate come immutabili al pari delle leggi.




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1 comment:

Giancarlo Ortolan on 11 gennaio 2016 17:34 ha detto...

Tutto stupendo ed interessante. Vi auguro una buona continuazione, sto apprendendo.

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