DEVASTAZIONE PRO PALAZZI - 5/6





I CANTIERI

Le opere dei marmorarii di Roma e delle province si collegano alla storia degli scavi per tre motivi. In primo luogo essi "prescelsero per le fasce ed i meandri dell' opus tessellatum dei pavimenti, degli amboni e d' ogni altra marmorea decorazione, le pietre cemeteriali, e ne fecero lo sciupo e la strage che nelle romane basiliche tuttora vediamo. La varia sottigliezza di quelle lastre e la loro forma oblunga assai si prestavano all' uopo dell'opera predetta. Così alle romane catacombe in tanti modi spogliate e devastate toccò anche la sventura d'essere ai marmorarii romani quasi miniera di lastre"

Cantieri di scavo = palazzi di principi e cardinali ripiastrellati con marmi romani, ornati di colonne romane e impreziositi da statue romane, in genere a pezzi, talvolta restaurate da scalpellini dell'epoca che rabberciavano i pezzi o ricostruivano quelli mancanti. Oppure si accomodava una testa mozzata su un corpo acefalo, in genere una soluzione poco felice. Possiamo dire che più o meno all'epoca tutti i palazzi usufruirono dei resti romani, visto che a Roma non c'era una via libera  da edifici pubblici o privati, a parte i famosi horti che comunque avevano, edifici a parte, balaustre, statue, colonne e fontane.

- P. E. Visconti, descrivendo le scoperte del 1823 ai Quattro Cantoni, crede che la bottega appartenesse a restauratori di statue « di tempi più ai nostri che agli antichi vicini» e che sia andata a male nelle luttuose calamità che afflissero Roma nel secolo XVI » cioè nel sacco del 1527. Che cosa abbian da fare le luttuose calamità di quei tempi con le sei statue scoperte ai 4 Cantoni è difficile di indagare. e perchè mai fossero state interrate le statue è ancor più difficile comprendere, resta invece il fatto che, a poca distanza dal sito di quella bottega, il card. di s. Angelo, Giuliano Cesarini, aveva inaugurato il 20 maggio 1500, il primo museo-giardino statuario aperto al pubblico in Roma. Forse la bottega rinascimentale doveva aggiustare le statue romane.
- Anche lo studio di restauro scoperto nel 1776 alle Mendicanti è legato col museo-giardino Silvestri-De Medici. Insomma si scavavano vigne e, bene che andava, si abbellivano palazzi, o peggio si vendevano all'estero i reperti romani, il che rendeva più che produrre vino, o, ancora peggio, si calcinavano marmi, anche questo più redditizie delle vigne.
- Un  cantiere pieno di marmi per uso di chiese e di chiostri fu trovato nel 1885 quando si tagliava l'orto dei Passionisti alla Scala Santa per lo sbocco del viale Emmanuele Filiberto in piazza di s. Giovanni. E delineato nella tav. XXII della Forma Urbis.  Il cantiere della scala santa può avere relazione coi lavori del Vassalletto nel chiostro Lateranense del 1230 circa, o con quelli di Nicolao di Angelo di Paolo nel portico della stessa basilica del 1175 circa. Però aveva pure una calcinara che solitamente non aveva a che fare coi marmisti.
Non c'era limite all'ossessione di distruggere:
 - 1519, 4 settembre. VIA TIBVRTINA. Leone X concede « Capitaneo militum et prioribus et communitati civitatis Tybur » cinquanta rubbia di sale all'anno in compenso del permesso datogli di distruggere 4600 metri della doppia sostruzione di via Tiburtina (la Quadrara), a grandi massi di travertino, formanti un volume di 22.000 metri cubi, e ciò in servigio « fabrice principis apostolorum de urbe ». Vedi documento, descrizione, particolari e pianta in Bull, com., tomo XXVII, a. 1899, p. 22 sg. ove ho pubblicato un secondo atto del 18 giugno 1518 relativo a questa faccenda dei travertini della Quadrara, che furono condotti a Roma da Ippolito Mattei, e consegnati al fabbriciero Giuliano Leni. La vigna di Tommaso Inghirami occupava parte del n balneum Imperatoris »

Per quanto concerne i giardini e le ville aperte in terreni archeologici, basti citare quelle del Fedra, del Mattei, del Turini da Pescia, e del Perrerio. La vigna di Tommaso Inghirami occupava parte del n balneum Imperatoris » a confine con quella di Pietro Mellini, e fu venduta il 22 gennaro 1533 a Marcello Crescenzi. L'Albertini vi osservava brani di antiche pitture (vedi Mittheil. tomo IX, a. 1894, p. 15).




SPOGLIO PER USI PROFANI


AULA REGIA
- Il passaggio pei pedoni e per le bestie da soma tra la piazza Montanara e il ponte quattro capi, passaggio oggi rappresentato dalla via di Monte Savello, attraversava nel cinquecento i bellissimi avanzi dell'Aula Regia di destra: e che i predetti avanzi servivano di sostegno e di fondamento ad una casaccia a finestre bifore. Cresciuto il traffico della città, e fattasi sentire la necessità di migliorare il valico tra la piazza e il ponte, si propose in Consiglio di buttare a terra l'Aula Regia, con la sua soprastruttura medievale.
Ma la Congregazione delle strade adunatasi il 3 dicembre 1593 decretò « prò conservatione antiquitatù urbis » che non s'avesse a distruggere « l'arco de' Savelli, sotto a Monte Savello, vicino alla porta di dietro di s Nicola in Carcere et hoggi è del sig. Aless. delli Atti ». Il decreto di protezione ebbe temporaneo effetto, perchè nelle vignette del principio del seicento, p. e. in quella di Alò Giovannoli II, 31, i viandanti passano
ancora tra le colonne e sotto le volte dell'aula, mentre in quelle posteriori il taglio già apparisce eseguito.
Se ne hanno per fortuna eccellenti ricordi architettonici nelle schede fior, del Sangallo giuniore 930, 932, 1107, 1122, 1270; nel disegno del Palladio R. I. B. A., cartella XIV, tav. XI; nella scheda 626 di B. Peruzzi, ma sopratutto in quella segnata 1668 di Battista da Sangallo. Vedi anche Sangallo il vecchio,
Barb. f. 4, 37, 39, 71 (« basa trovata di nuovo • apio delquliseo • de saveli » forse del tempio di Apollo), e Siena 8, IV, 5, 14; volume Geymuller, Br. Mus. n. 52; Berlino, Kunstgew. Mus. gross. Samm. A, 377, 2 ; Cherubino Alberti, Cod. Borgo San Sepolcro, I, 29'-31, il quale trova la voluta del capitello ionico «fastidiosa a giralla co lo conpasso » , e dice di aver preso i disegni del teatro « cogra diligetia enpiricolo » .


FRASCATI  SOPRA TUSCOLO
Se si richiama alla mente il fatto che Frascati giace sopra le rovine di una sola antica villa imperiale, appare certo che gli architetti preposti al lavoro devono avere raccolto, per conto di casa Farnese, larga messe di antichità. Ulisse Aldovrandi ricorda tra i marmi farnesiani  « una spoglia o trofeo bellissimo con una Medusa . . . grifoni e teste di arpie e di leoni con un panno avvolto in spalla ... un trofeo spoglia armata all'antica di porfido ... un candeliere triangolare con vittorie alate ed una donna trionfante a lato, e arpie giù ai piedi » opere tutte ritrovate a Frascati. E qui giovi ripetere a illustrazione delle cose dette il passo del Cod. Tusc. 14, I, 11, e. 146:

« La villa dove oggi è fondata la città di Frascati non dubito che fosse la più ampia e spaziosa del territorio Tusculano, e se ne vedono sino ad ora le vestigie sotto la porta Romana, e si stendeva sino al giardino e palazzo dei sigg. Cherubini che poi comprò il colonnello Guaina, e questo signore, nel cavare che fece, vi trovò alcune statue di molta consideratione che trasferì in Roma nel suo palazzo.  ».


CASA DEI FILIPPINI
- conca di porfido verde nella casa dei Filippini


CASTELLO DI OSTIA
- Sisto IV visita le rovine di Ostia, e mostra interesse per le discussioni istorìche e topografiche sorte fra i suoi famigliari. Visita anche gli avanzi del porto olaudio-traiano (Muratori, Script., tomo XXIIl, p. 191). Egli si serviva per queste dilettevoli navigazioni di un bucintoro costruito in sul cantiere di Pisa, ed a lui offerto in dono dal card. Giuliano della Rovere, il futuro Giulio II. In questo medesimo anno il cardinale dà principio alla costruzione del castello di Ostia il quale non contiene mattone o pietra o marmo che non sia stato tolto dagli edificii della colonia. Architetto della fabbrica Baccio Pontelli, il cui nome è inciso su 1' architrave della porta principale interna. Vedi Tommasetti, Arch. S. R. St. Patria, 1897, p. 84. È probabile che i monumenti lapidarli CIL. XIV, 99, 246, 47 sieno tornati all' aperto sotto questo pontefice. Il primo era inciso « in quodam marmore delato Roma ex civitate portuensi » : il secondo, ostiense, era finito nel giardino Colonna ai ss. Apostoli : il terzo, pure ostiense, fu trascritto dal Giocondo « in tempio prope . . . viam Ripensem ubi venditur caseus Sardus » e. 37' e 118' del cod. Chatsworth. 1484, 15 luglio.
- Domenico scarpellino e compagni ricevono la cospicua somma di 205 fiorini per fattura di palle e di bombarde con marmi e pietre di scavo.
- Avendo re Ladislao distrutto quel pochissimo che rimaneva di Ostia, abattute le mura del borgo, e disfatta la chiesa sino quasi all'abside, Eugenio IV restaurò ogni cosa, a spese, s'intende, dei monumenti antichi. Si fecero scavi nella chiesa stessa sotto l' aitar maggiore : « Sub (ara malori) Eugenio sedente, pleraque sanctorum ossa reperta sunt, Inter quae divae Mouachae Aurelii Augustini matris, corpus inventum cet » Pio II, Comment. ed. 1614, XI, p. 301. Molte gentili sculture si veggono ancora commesse nelle parti esteriori della fabbrica e molti marmi scritti furono in essa copiati dai primi collettori. -  E qui giovi riferire il passo dei Commentarii, lib. XI, p. 302 relativo ad Ostia « ubicumque effoderis, marmerà invenias, et statuas, et columnas ingentis magnitudinis ».
- 1451, 27 luglio - 1454, 10 settembre. OSTIA. Opere varie « a la chasa del sale  (rifatta coi tufi della piscina descritta Not. scav. 1885, p. 580),  per lo ponte novo (costrutto sui piloni dell'acquedotto illustrato Bull. Com. a. 1892, p. 293) e per lo cavare delo fosso de la rocha   ».


DOMUS FERRERI
- 9 gennaio 1522-14 settembre 1523 - La " Domus rev. do. Stephani Ferreri pedemontani car. Bononien. apud equos marmoreos cum hortulo et pulcherrimis habitationibus "nominata dall' Albertino a e. 26, occupava l'angolo estremo occidentale delle terme di Costantino, nel sito della Consulta.
I Ferrerie avevano probabilmente acquistato tale sito da un loro compatriota, Antonio da Vercelli (vedi Bull. com. tomo XXIII, a. 1895, p. 104). Da Giovanni Stefano, vescovo di Bologna e cardinal dei ss. Sergio e Bacco, ereditò il nipote Bonifacio,  il quale ingrandì la villa quirinale acquistando un attiguo orto con giardino da Francesca figliuola del qd. Mariano de Doxis della Palma. Morto Bonifacio nel 1543, la villa passò al card. Pier Francesco, e più tardi al celebre card. Guido, il quale, pur serbando la sua « domus solite residentie " nel rione di Borgo, si dilettava oltre ogni dire di questo salubre recesso quirinale. La vignetta 32 di Stefano du Perac mostra "i vestigi delle terme di Costantino qualli per essere molto minate non vi si vede adornamenti ma solo grandissime muraglie et stantie massimamente nel giardino del car. di Vercello".


S LORENZO FUORI LE MURA
- « Innanzi a. s. Lorenzo fuori delle mura ... vi era una fabbrica antica-moderna che fu disfatta per far piano alla chiesa. Nelle mura e fondamenti furono trovate dicidotto venti teste, tutti ritratti d'imperatori » (Vacca, Mem. 14). 
- Ho riportato a p. 169-170, del tomo precedente un'altro passo del medesimo autore relativo alla scoperta di un grande sepolcreto cristiano sopra terra, nella vigna di Andrea di Gerardo da Brescia, posta tra la porta di s. Lorenzo e la basilica : il quale sepolcreto conteneva un grandissimo numero di sarcofagi, che furono donati al card. Alessandro Farnese. Il Ferrucci, nella nota 1, alla p. 184, del Fulvio, parla di una « conca trovata in una vigna presso santo Lorenzo » della quale il cardinale si valse per fare il paio con « la conca grande ch'era nella piazza di s. Marco » .
- Mi ricordo aver sentito dire che il magnifico Metello Vaci, maestro di strade, fece condurre dalla via (Tiburtina) fuori di porta s. Lorenzo, quel leone di mezzo rilievo che, risarcito da Giovanni Sciarano scultore da Fiesole, ora sta nella loggia del giardino del Gran duca, il quale, per accompagnarlo, fece fare da me
l'altro di tutto rilievo » (Vacca, Mem. 75). 
-  a. 1555. Si fanno scavi nella vigna dell'abbazia di s. Lorenzo fuori le mura, e si trovano, fra le altre cose, un pavimento strato di mattoni della fornace Claudiana, e alcune iscrizioni integre o frammentate, delle quali si ha la copia nel cod. paris. résidu St. Germain, 1293, p. 145. 
-  Ulisse Aldovrandi fornisce il catalogo di trentatre opere d'arte in marmo ed in bronzo da lui descritte « in casa di M. Paulo Po(n)ti à la strada del Popolo » fra le quali « il Cinghiaro vinto da Meleagro molto grande: e giace con le gambe stese à dietro con le orecchie appizzate ... et è così bello animale, come si vegga in Roma ne ha il padrone trovato cinquecento scudi d'oro, e non ha voluto darlo » .
Tutte le sopradette statue e frammenti sono state da M. Paolo ritrovate in una sua vigna, che é dirimpetto à la Chiesa di san Lorenzo fuor delle mura » Ed. Mauro, p. 193-197. L'indicazione topografica è, tuttavia, erronea, poiché la vigna Ponti deve essere collocata nel sito degli orti Liciniani, vicino alla cosidetta Minerva
Medica. Vedi a pag. 160.


MUSEO PIO CLEMENTINO
- « Non è molto » scriveva il Fea nel 1790 « che nel recinto (delle terme antoniniane) furono trovate le due bellissime urne di basalto verde, una, e l'altra ferrigno, comprate da Pio VI che le ha collocate nel museo pio-clementino. Vi furono trovati dentro cadaveri ».


PALAZZO ALBANI - DEL DRAGO 
PALAZZO ALBANI 
Come la maggior parte dei palazzi romani nacque nel '500 con largo impiego di marmi e pezzi romani, conserva una fontana formata da un mascherone che getta acqua nel sottostante sarcofago strigilato. L'interno si arricchì con lo splendido patrimonio di statue antiche che venne poi trasferito nella villa di famiglia sulla via Salaria. Un pavimento in opus sectile provuene dalla chiesa di s Andrea Carabarbara, ma  che in realtà era stata costruita nella basilica romana di Iunio Bruto utilizzandone il prezioso pavimento.


PALAZZO ALBERINI-CICCIAPORCI
- costruito, l'anno 1521, sulla linea estrema delle Porticus Maximae.


PALAZZO ALTEMPS
- Il duca Giovannangelo Altemps nel 1617 collocò il corpo di s. Aniceto in un'urna di giallo numidio trovata al terzo miglio dell'Appia, e da lui creduta "labrum quod Alexandri Severi imp. sepulcrum fuit"
- Conca di portasanta nel palazzo Altemps.


PALAZZO APOSTOLICO
- Marco Sieder in CIL. VI. 9626, ricorda scavi nella vigna di Stefano Margano fuori porta Pinciana. Ligorio, Torin. XV e. 89'. « Nel tempo che papa Julio secondo edificava il palazzo di santo apostolo in Roma, diede nelle rovine del tempio di Venere Placida e Felice » (ove dice trovate le iscrizioni ostiensi CIL. tomo VI, 5, nn. 672-674, e tomo XIV, n. 252). Il palazzo, fondato da Martino V, conteneva opere d'arte. Vedi Albertini, ed. 1515, f. 85. Panvinio, cod. Vat. 9141 e. 226 e sg. (appunti di origine ligoriana) dice essere stati ritrovati, al tempo di Giulio II, un capitello e l'epistilio del tempio di Ercole trionfale, siccome Pirro avea appreso da schizzi di Baldassarre. Il tempio è collocato  « extra portam Trigeminam non longe a liberi ». Negli stessi appunti si parla di una « statua Milonis inventa in ruinis templi ppe molem hadriani in vinea Nicolai de Pallis ».


PALAZZO BARBERINI
- Conca di granito rosso preso da terme romane.

PALAZZO BUZI
- Palazzo Buzi, vicina alla piazza degli Altieri, sulla facciata della quale il medesimo artista aveva dipinto i dodici Cesari, scene della vita del divo Giulio, e i ritratti di tutti i cardinali allora viventi. Questa casa è nominata due volte dall' Albertini : a e, 30 « domus . . . Buti . . . variis pictmis et statuis adornata » e a e. 54 b « in aedibus Butii est vas porphireticum cum puteo marmoreo variis coloribus mixto ».


PALAZZO CAFFARELLI
- Il palazzo Caffarelli-Vidoni eretto sulla linea dell'Ecatostylon nel 1518, con conseguente riutilizzo dei suoi marmi. Secondo il pensiero di Lorenzetto, gli si attribuisce pure il cortile-museo del cardinale Andrea della Valle dall'altra banda della via pape.


PALAZZO CARDELLI - DOMUS MAGNA
Il palazzo fu costruito, su parte dei giardini di Ascanio Sforza ed altri piccoli appezzamenti, nel 1530. La famiglia Cardelli, fin dal XI sec., è segnalata in Roma nel rione Parione. Grande riuso di marmi.


PALAZZO COLONNA
PALAZZO COLONNA
- Sorse all'incirca nell'anno 1000 su una serie di insediamenti sorti a loro volta sul Serapeo, il grandioso tempio posto sotto alla Villa Colonna e in parte sotto piazza del Quirinale. Da qui proverrebbero le statue dei due fiumi poste oggi in Campidoglio, oltre ai numerosi marmi, colonne e statue con cui venne edificato il palazzo.
- 1440 circa. TEMPLVM SOLIS. Il card. Prospero Colonna eseguisce lavori importanti a pie del tempio del Sole Quirinale, fra le rovine che il Biondo chiama « hortorum Maecenatis aedificia ». ove descrivendo il palazzo maggiore dei Colonnesi. posto sull'erta del colle verso la Torre Mesa e le Terme degli Arcioni, dice che il « magnanimo cardinale, regnando Eugenio IV, volle tornare in qualche onore l'avita casa e tra le cose degne che vi fece fu l'aver discoperta e racconcia un'antica scalea, (del tempio del Sole?) che incrostata di marmi a colore ed egregiamente commessi a disegno, ricordava il fasto di Roma imperiale ».


PALAZZO DALL'AQUILA
- La casa di Giambattista dall'Aquila cameriere di Leone X, che i documenti del tempo dicono posta sulla via retta Alessandrina, dirimpetto alla via Lucida e al palazzo di Piero Strozzi, edificata con marmi romani.


PALAZZO DEL MONTE (MADAMA)
- Il cardinale Innocenzo del Monte, figlio di un'accattona di Piacenza e di padre ignoto, fu impiegato da giovinetto nella casa del card. Gianmaria Ciocchi del Monte, legato di Bologna, futuro creatore della villa Giulia e futuro papa, il quale gli pose affezione così esagerata da farlo adottare per figlio dal suo proprio fratello Baldovino. Da questo fatto è nato forse il sospetto della nascita bastarda d' Innocenzo, poi creato cardinale a soli 17 anni dal novello pontefice Giulio III nel concistoro del 1550, tra le proteste unanimi del sacro Collegio. Ma Giulio III gli mandò il proprio berretto cardinalizio e lo legittimò dopo avergli conferiti 36 m. scudi annui di beneficii.

PALAZZO DEL MONTE
Il cardinale, dissoluto e crudele, fu rinchiuso in Castello da Paolo IV, rilegato a Tivoli da Pio IV, e a Montecassino da Pio V.  Gregorio XIII, non si sa per qual motivo, volle restituirlo in libertà, della quale potè avvantaggiarsi per assai breve tempo, essendo morto nel 1577 di soli 46 anni, vilipeso e sprezzato da tutti.
Ecco parte dei beni antichi accumulati soprattutto tramite scavo, o per mercantato di oggetti antichi:
- dodici teste de Imperadori de marmo piccole.

. un sileno piccolo integro
- una testa piccola con un busto dell'imperatrice Faustina vecchia
-  una figurina picela de un Escu1apio
-  un busto con testa de faustina picolo
- una testa con un busto de un geta Imperatore
- una testa con busto de una dea pala de
- una testa de un giovene antico con il busto con zazzera et beretioo in testa (forse Mercurio)
- un satiro piedino con una capra
- un termine con busto testa et braccia piccolo
- un cupido con una facella
- una testa de un adone con suo busto piccia
- un bacco picolo intero
- una statua picolina vestita de spoglia intera
- un nano de pietra tutto intero (forse dio Bes)
- un sileno tutto intero picolo
- una testa de un ne rene
- una testa de una (sic) senaca
- una statuina de un ermofrodito a giacere
- una statuina picela de una Cleopatra
- una testolina de un cupido che dorme
- una testa de Faustina con suo petto
- una testolina de douna picela con suo petto
- unaltra testolina con suo petto de un Caraca11a
- doi statuette attacate insieme do un venere et marte
- una testa cm suo petto de una giulia mamea
- un cupido che dorme con le spoglie dercule picolo
- un cupido che dorme in un tondo de mischio
- tre statuette picele insieme
- una testa con il manto in capo
- una figurina picela dun autinoo intera
- un erculetto picolo intero
- un Erculetto picolo intero
- una testa di giove con suo petto
- una testolina de una diana con il suo petto
- una testolina de un 111'"" con suo petto piccola
- una testolina de un Socrate con suo petto
- una aquila intera de pietra
- una testolina de un Ercole con suo petto
- una testolina de un galba con il suo petto de mischio piccia
- una venere et un cupido in un ovato corniciato de legno
- una statuetta con una lira in mano con un cane de tre teste a piedi
- doi cavalieri picoli de bronzo con doi figure a cavallo
- una statuetta do un marte integra de marmo
- un Ercoletto picolo de bronzo
- una statuetta picolina de una donna de bronzo
- una testolina picela de una donna de bronzo
- una statuetta de un Homo delicato con fiamme de foco in mano
- un calamaro de bronzo con una testa di donna et un anello.
- una statuetta de bronzo con un corno de divitia
- una statuina de un orso de bronzo
- una statuina de un bacco de bronzo
- una statuina picolina de un giove
- una statua de una donna de bronzo piccia
- una statuina piccia de un marte de bronzo
- una lupa de bronzo grandotta  con doi putti liomulo et Remulo
- un cavalletto de bronzo piedino in uno cassetino de corame
- una statuetta piccia de un satirino de bronzo
-una statuetta piccia de una fortuna de bronzo
- una testolina de un cavallo de bronzo
- un pezzo de un lione de bronzo
- una matrona de bronzo a uso di lucerna
- figurine overo statuine picole de bronzo
-un pezzo de un pastorino con un angello in spalla de bronzo piccolino (Mitra)
- un serpe de ferro piedino
- una testiciola con un pezzo de una donna de bronzo
- una testiciola con tre altre figurine de bronzo
- una statuetta con un lione et altri animali detta la dea della natura de marmo (Cibele)
- una mano de marmo con un dito rotto


PALAZZO DELLA CANCELLERIA
PALAZZO DELLA CANCELLERIA
- Ceduto al Vaticano, quindi zona extraterritoriale, non è più italiano. Sorge su un mitreo romano non visitabile. Il suo cortile fu realizzato tra il XV e il XVI sec., e tutte le colonne e le decorazioni in porfido rosso furono asportate dal Teatro di Pompeo. Il porfido rosso fu estratto da cave egizie in era imperiale, ed oggi tali cave sono esaurite. Il travertino della facciata fu invece prelevato dal Colosseo. Sisto V la abbellì saccheggiando interamente ciò che restava della Domus Severiana.


PALAZZO FARNESE- Palazzo cinquecentesco che utilizzò sulla piazza le due conche, o fontane tratte dalle terme di Caracalla, e che trasse dalle sue vigne, tra le varie sculture, l'Ercole Farnese oggi conservato al Museo di Napoli. Gran parte dei materiali destinati alle decorazioni furono recuperati, come consuetudine dell'epoca, dai palazzi imperiali ed in particolar modo dalle Ville di Tivoli, dalle rovine di Ostia ed, in città, dalle Terme di Caracalla e dal tempio di Serapide sul Quirinale.


PALAZZO FONSECA
- Negli scavi Strozza, dei quali mi sto occupando, ossia, come dice Ligorio. [cod. uap. 1. 34. e. 159) « nella vigna di M. Roberto Strozzi di Maiitua nel M. Colio ";. venne di fatto scoperto l'angolo sinistro superiore di una base di statua onoraria {CIL. 1453), recaute il nome di Mario Massimo. E che il frammento appartenesse veramente alla fabbrica scavata, e indicasse il nome del suo possessore, lo provano le scoperte del 12-14 febbraio del 1708 descritte dal Bianchini, le quali restituirono due altri piedistalli in sitii, il primo, n. 1450, dedicato a Massimo dal legato della terza legione Cirenaica M. Julius Artemidorns, il secondo, n. 1451, da un suo ufficiale di ordinanza, Pompeius Alexander. Si può da questi fatti ragionevolmente argomentare che anche la base 1452, vista dal Pighio, quando già era stata trasferita alla villa Giulia, provenga dalla vigna Strozza, e sia stata donata al pontefice dallo scopritore, come sappiamo essere avvenuto delle altre basi celimontane nn. 1682, e 1717.

- Per ciò che spetta alle opere d'arte raccolte da Mario Massimo nella sua casa, basti la testimonianza del Bartoli, Mem. 52 : « partendosi dall'ospedale di s. Giovanni in Laterano nell'andare verso s. Stefano Rotondo, nella villa de' Fonseca vi fu, tra le altre belle statue, trovato il bellissimo centauro, che in oggi si vede alla villa Borghese ». Il Fea, Misceli, tomo I, p. 235, n. a, parla di « altre cose trovate nello stesso luogo " e promette parlarne « fra le notizie de' nostri tempi » , promessa che sembra essere stata dimenticata. E probabile che i seguenti ricordi di Cassiano dal Pozzo (ed. Lumbroso, p. 50), abbiano relazione topografica con la villa Strozza-Fonseca, e servano ad illustrare la testimonianza del Bartoli.
« Per la strada che va da s. Giovanni Laterano a S. Quattro, in una vigna a mano manca, furono trovate in occasione di cava statue diverse di bellissima maniera, e tra l'altre, due di Fauni, in atto di saltare con i crotali, e non so che a piedi ; statue veramente riguardevoli : furon vendute a monsignor Mazzarino; oltre a questo furon trovati canali di pietra da condur acqua da un luogo all'altro, che fece creder, vista la diligenza con che erano lavorati, che fusse anticamente luogo di delitia " .


PALAZZO INGHIRANI
- La vigna di Tommaso Inghirami, con relativo palazzo, occupava parte del balneum Imperatoris 153. Riutilizzo degli antichi marmi.


PALAZZO ISOLANI 
- Anno 1426, la Camera, concedendo ad una compagnia di calciaiuoli i travertini della basilica Giulia, si riserva la metà del prodotto, che poi cede a favore del cardinale di s. Eustachio, Giacomo Isolani. Gli Isolani avevano accumulato un poderoso patrimonio fondiario comprendente il palazzo Isolani in centro a Bologna, costruito con molti pezzi di recupero e con una vasta galleria di reperti.


PALAZZO LANTE
- l'anno 1521, Palazzo Lante ai Caprettari, venne costruito sulla linea estrema delle Porticus Maximae, nell'area dello Stagnum Agrippae. Riutilizzo dei marmi.


PALAZZO MASSIMO ALLE COLONNE
- Palazzo Massimo fu costruito nel XV sec., sui resti dell'Odeon di Domiziano. Il nome del palazzo sembra infatti che derivi dalle colonne presenti in quel luogo fin da prima della costruzione dell'edificio e delle quali, nella retrostante piazza dei Massimi, sopravvisserro alcuni resti: infatti è ancora visibile una colonna dell'antica struttura romana. Questo primo edificio è conosciuto anche come palazzo di Pirro, in quanto negli scavi di fondazione fu rinvenuta una statua del dio Marte erroneamente ritenuta una raffigurazione del condottiero Pirro. I marmi e le colonne dell'Odeon vennero naturalmente riciclati nel palazzo.



PALAZZO ORSINI- Il magistrato edificò sull'estremità rettilinea dello STADIUM, cioè tra l'Agone e la via Papale, il palazzo sulla porta del quale era incisa la memoria « Francisci de Ursinis, Urbis praefecti, filiorumq ". Vedi Contelori, de Praef. Urbis, ad ann. 1435 p. 25: il Sansovino, Historia di casa Orsina, p. 97: e Adinolfi, Via Sacra, p. 20 etc. Flaminio Vacca ricorda che « dove è oggi la Torre degli Orsini, dicono vi fosse trovato Pasquino » ma la scoperta del Torso pare debba attribuirsi al card. Oliviero Caraffa. Grandi abbellimenti con marmi e reperti romani.


PALAZZO RIARIO
- Nel 1492 Raffaele Sansoni Riario, Cardinale titolare della chiesa di S. Giorgio al Velabro e nipote di Papa Sisto IV della Rovere, acquistò una vigna posta sulla via della Lungara. A partire dal 1511 si iniziò a costruire il palazzo, valendosi dei numerosissimi reperti trovati nella vigna: marmi lavorati, colonne, bassorilievi, statue. Oggi è Palazzo Corsini.


PALAZZO  PALLAVICINI-ROSPIGLIOSI
- La costruzione occupa il luogo in cui sono stati rinvenuti i ruderi delle Terme di Costantino, di cui restano ancora i resti nello scantinato del Casino. Il palazzo fu costruito dal cardinale Scipione Borghese, nipote del papa Paolo V,
- I Rospigliosi hanno avuto il soglio pontificio con Clemente IX, il che permise loro grandi ricchezze e grandi spogli, tra cui la bellissima conca di verde antico nella galleria Rospigliosi.


PALAZZO S MARCO
- I conti parlano di grandi lavori di sterro fatti per ispianare il giardino di s. Marco: anzi, in data 14-17 decembre è detto espressamente: « Antonio di puzo di ave p ope 33 a lavorato luy soy cópagni a cauare teuertine e rispianare del zardino » . Altra simile partita nel gennaio se- guente: « maestri manuali che ailo lauorato a cauare teuertini da dreto ala tribiTa dest" Marcho». Altra nel marzo: » maestri scarpelini et manuali ebano lauorato p cauare li fodaméti dietro a scto marcho et lauorare pte (pietre) p il portigalo (la loggia della Benedizione) dauate a scto marcho ». Il 1467 travertini è quello del « palazzotto alla ripresa de' Barbeii, che occupava anche l'area della presente piazza di Venezia, ancora gravata di servitù verso Casa d'Austria». Fino al principio del secolo la piazza è rimasta chiusa da un giro di colonnette. Vedi la vignetta del Piranesi nell'album di Fausto Amidei del 1745 (esemplare del British Museum, Maps, 118 e. 19). L'ultima memoria di scavi per il palazzo di s. Marco è del dicembre 1467, quando si ricordano opere impiegate « in excoprendo, fodiendo, et auriédo teuertinas in salis magnis dictii palatii, et fodiendo terracium de sub voltis ».
- 1470, 7 febbraio. Grandi provviste di travertini per il portico e la loggia della benedizione di s. Marco. Xon ne è indicata la origine: ma in una nota presentata a Sisto IV dai creditori della Camera per lavori eseguiti nel tempo di Pio li e Paolo II al palazzo di san Marco, e alla chiesa dell'Araceli, come pure per il gettito di alcune case, trovo le indicazioni seguenti: (1471, 19 decembre) compenso a Francesco da Bracciano , n. XLI, 1901, p. 11. sgg.


PALAZZO MASSIMO
- Le domus sulla via Papalis – via che fu identificata (5 dic. 1503) come «de Menico de’ Massimo» (Mariani, p. 10) – ospitavano una delle più antiche collezioni d’antichità di Roma, segno dell’ambizione sociale e del culto della Romanitas della famiglia. La collezione comprendeva lapidi, cippi funerari, statue e busti antichi.


PALAZZO SANTACROCE
- Quasi a metà dell'odierna via del Pianto c'è il palazzo dei Santacroce “prope Iudaeorum forum” palazzo abbattuto per ordine di Sisto IV (1471-84) , per avere i Messer Jovio Santacroce assalito “la dimora” dei della Valle, fu poi riedificato circa il 1501, ed abbellito con bugne a punte di diamanti.. « Avanti al carcere Tulliano giace hoggi una statua di marmo nominata Marforio .... Ma una statua molto simigliante, senza capo, posta medesimamente in uno scoglio, si vede dinanzi alle case di quei di Santa Croce, nobilissima famiglia Romana» p. 156'. L’interno presenta due cortili, un tempo adorni di bassorilievi e statue ora disperse, tutte scavate in zona ».


PALAZZO SPADA
- dove è la famosa statua di Pompeo Magno, che fu nella sua basilica, e che sotto il Pontificato di Giulio III fu ritrovata nel vicolo dei Leutari vicino alla Cancellieria.

PALAZZO SPADA
Vi si trovano anche busti antichi, statue, e otto bassirilievi eccellenti, trovati presso la chiesa di S. Agnese fuori le mura; e nell'ultima stanza vi è la bella antica statua di Antistene sedente, due colonne doriche di granito bigio, un sarcofago che serve per fontana, su cui è un busto di Giunone. Tra le finestre vi sono 8 statue di Trajano, Gneo Pompeo, Fabio Massimo, Romolo, Numa, Marcello, Cesare ed Augusto. I bassorilievi sono bellissime imitazioni romane di originali del periodo alessandrino, rappresentano:
- Paride pastore con a lato Amore;
- l'eroe Bellerofonte che abbevera il cavallo Pegaseo;
- Apollo e Mercurio;
- il giovinetto Archemore divorato dal serpente;
- Paride ed Elena in procinto d'imbarcarsi;
- Ulisse e Diomede che rapiscono il Palladio;
- Meleagro guerriero e cacciatore;
- Pasifae e Dedalo.
- Finalmente due gessi di bassorilievi conservati nel Museo Capitolino.


PALAZZO STATI
- l'anno 1521, il Palazzo Stati-Cenci-Maccarani alla Dogana venne costruito sulla linea estrema delle Porticus Maximae, nell'area dello Stagnum Agrippae.


PALAZZO TOMMASO REGIS
- Agli ultimi anni del pontificato di Leone X spetta pure la costruzione del palazzetto di Tommaso le Roy o Regis sul cantone di via de Baullari, cui servono di fondamento gli avanzi quasi intatti di una ricca casa romana (Vedi Bull. com. tomo XXVIII a. 1900).


PALAZZO VALENTINI
- Edificato alla fine del Cinquecento su iniziativa del Cardinale Michele Bonelli, nipote del papa Pio V, sopra una serie di ricche domus patrizie di età imperiale, con mosaici, pareti decorate, pavimenti policromi, basolati e altri reperti, i cui marmi e statue andarono ad abbellire il nuovo edificio depredando e rovinando il sito archeologico. Vi si rinvennero statue importanti come quelle di Afrodite-Arianna, di Marco Aurelio, Caracalla e Pertinace poi poste nel cortile del Palazzo.


PRIMA COLONNA MILIARE
- 1584. « S. P. Q. R. columnam milliariam primi ab urbe lapidis indicem ab vu ai-iia impp. Vespasiano et Nerva restitutam de ruinis suburbanis viae appi a e iu capitolium transtulit anno mdlxxxiv r, . Questa memoria, che si legge incisa nel piedistallo moderno della colonna, sulla balaustrata di Campidoglio, afferma chiaramente essere stata la colonna ritrovata nei tempi addietro fuori della porta s. Sebastiano. Cosi pure il Fabretti la dice « reperta ... in vinca nobilium de Naris, quae prima est ad dexterara exeuntibus a recenti porta Sancti Sebastiani ». Da ultimo il Kevillas afferma che « il signor abate Valesio . . . crede d'avere molti anni sono osservata, nel muro che cinge la suddetta vigna, scolpita in marmo . . . una memoria la quale indicava esser quello il luogo del ritrovamento della colonna ".
Però sembra strano che la doviziosa famiglia Naro, avendo scoperto contemporaneamente alla colonna la celeberrima iscrizione del Clivus Martis CIL. VI, 1270, abbia venduto o donato al Comune di Roma uno solo e il meno interessante dei due monumenti, ritenendo per sé proprio quello nel quale era fatto espresso ricordo del " senatus populusque romanus "  Eppoi Flaminio Vacca, Afem. G7, dice che la colonna era stata trovata ai suoi tempi « alle radici del Tarpeo verso il teatro di Marcello ... e stava in opera in quel loco dove fu ritrovata ». In terzo luogo perchè anche Pirro Ligorio dice d'averla vista " in una casa privata ch'è circa alla parte di dietro di sant Agnolo in Pescaria ». Il Dessau, vagliati questi argomenti, conchiude essere « probabile che l'ignoto autore dell'iscrizione capitolina del 1584 abbia indovinato il vero, e che essa abbia veramente una volta marcato il primo miglio della via Appia.
Per conto mio osservo che il primo miglio di quella strada, da me misurato metro a metro circa dieci anni or sono, cade nell' intervallo tra il cosidetto arco di Druso e la porta di san Sebastiano, dentro il suolo delia città di Aureliano: e che per conseguenza la colonna non può essere stata trovata nella vigna Naro, che ne è fuori.
La tabella commemorativa della pretesa scoperta, fatta affiggere di recente al muro della vigna, dovrebbe essere tolta via per non prolungare più oltre l'equivoco.


THEATRVM MARCELLI -  LE CENTO FENESTRE 
 - 1550, 10 dicembre.
« Die decima decembris MDL. Ut. et R. D. Flamini us Sabellus domicellus romauus domiijus et patronus prò quarta parte palatij quod vulgariter dicitur palazzo Savello siti in urbe iuxta plateam montanariam et alios suos fines Ratificando in primis venditionem uuius alterius quarte partis dicti palatij factam per d. ascaniuni saldonium procuratorio nomine 111. d. h ostilii sabelli sui fratris dicto Ut. D. Joanni baptiste sabello sub die 18 octobris 1544 vendidit dicto Ut. D. Joauni baptiste sabello dictara quartam partem palatij sabelli ad ipsum Itt. d. Flaminium spectantem cum monte ac omnibus iuribus membris et pertinentijs suis usibus et
commoditatibus et adiacentijs universis que et quas dictum palatium prò dieta quarta parte habet et e converso cum quarta parte stabuli magni siti apud dictum palatium mediante platea dicti palatij et iuxta flumen tiberis et claustri et aliarum domuncularum et casalenorum et unius horti ibi annexi et aliorum membrorum et pertinentiarum dicti stabuli quod vulgariter dicitur cento fenestre quod est et semper fuit de iurisdictione et pertinentijs dicti palatij prò pretio scutorum mille septingentorum Actiim Romae in edibus prefati lìì. et R. d. Flaminij in palatio apiico ». (Not. Ludovico Reydet, prot. 6154, e. 626).
Insomma i Savelli fecero edificare il palazzo tuttora esistente sopra le arcate del Teatro Marcello, per cui nessuno mosse un dito, anzi,  nel XVIII sec. ne divennero proprietari gli Orsini, fino agli espropri degli anni '30 e ai successivi lavori di liberazione (1926-1932), per eliminare le numerose botteghe e abitazioni che occupavano le arcate e lo spazio circostante.


VILLA ALBANI
- La villa Albani venne costruita sulla via Salaria per il cardinale Alessandro Albani, nipote di papa Clemente XI, nel 1758, divenendo uno dei centri della cultura del mondo occidentale. Il complesso comprendeva oltre alla villa un giardino all'italiana, fontane ed edifici minori, tra cui i resti di un tempio e finte rovine realizzate assemblando numerosissimi e veri pezzi archeologici.
- Pur essendo settecentesca il cardinale Albani vi conservò e riunì una vasta collezione di antichità, decidendo di non seguire la disposizione tipica dell'epoca, ammassando i reperti su scaffali, ma creando percorsi estetici, panoramici ed emozionali disponendo le antichità secondo un elaborato percorso, tanto più che la villa era riservata ad una ristretta cerchia di visitatori di un certo gusto. I sarcofagi, le colonne e le sculture furono poi cedute per alterne fortune, ma il famoso bassorilievo di Antinoo è tuttora conservato nella villa. Vi è inoltre menzione di una Conca di marmo cipollino sottratta a terme romane, come del resto tutta la collezione.


VILLA ALDOBRANDINI
Nel 1566 monsignor Giulio Vitelli acquistò una vigna, con orti ed alcuni edifici a Monte Magnanapoli. Qui edificò una villa comprendente, secondo lo schema cinquecentesco, un edificio, un giardino segreto e un parco che si estendeva fino al palazzo del cardinale Scipione Borghese.

VILLA ALDOBRANDINI
I viali del giardino furono arredati con molti reperti romani: statue (oggi in copia), vasi, cippi, sedili, alcune fontane e una peschiera (oggi non più esistente). Ai piani superiori del palazzo era ospitata una ricchissima collezione di opere d'arte lasciate in eredità al cardinale nel 1598 dalla duchessa di Urbino, Lucrezia d'Este. Il palazzo e parte del giardino, oggi recintati e chiusi al pubblico, furono assegnati all'Istituto Internazionale per l'Unificazione del Diritto Privato; il resto del parco, con i tre padiglioni, è passato al Comune di Roma. Nel padiglione cinquecentesco era collocata la pittura di epoca romana raffigurante una scena nuziale, universalmente nota come "Nozze Aldobrandine", venuta in luce nel 1601 "a Santo Giuliano", nel Rione Esquilino ed ora conservata ai Musei Vaticani.


VILLA GIULIA
- Labro porfiretico trovato a sant'Adriano negli scavi del Comizio « et postea ad villa(m) lulia(m) translatum », del quale parla il Panvinio nel codice vaticano ligoriano 3439.
- La statua di Giunone che il Boissai'do accenna come già esistente nel portico di Ottavia, e che riporta incisa in rame
- La statua della dea Silvia, turrita, velata, polimammia, formata ad uso di termine, accennata dal Boissardo e dallo Scotto
- La statua di Cerere riportata dal P. Montfaucon 
- La statua di Venere col cigno, riportata dallo stesso
- La statua di Ercole venuta da Civita Lavinia, mentovata nei conti camerali 
- La testa di Caracalla mentovata nei medesimi conti
- L'Erma d'alabastro orientale bianchissimo col petto di marmo cotognino e variegato,
lodato da Boissardo
- Le colonne di verde mischio trovate alle acque Albule
- calice di marmo imezio
-  l'Erma di Eraclito, d'Aristofane, d' Isocrate, di Milziade e di Carneade.
- Ligorio, Torin. II, parlando dei monumenti di Albalonga, riferisce una coppia d'iscrizioni spurie « trovate presso la porta dell' anfhitheatro di Alba, et furono donate dal signore antonello gabelli signore dela città al cardinal di carpi : et egli le dono à papa Iulio terzo per ornare la sua villa lulia et dindi dalli successori sono state alienate »


VILLA MATTEI
- La villa Mattei sarebbe stata fondata tra gli avanzi della casa Augustana e del portico delle Danaidi nell'anno 1515 (Gregorovius, tomo VIII, p. 459); già nel 1563, la vigna o villa Mattei occupava l'altipiano del Cespio, tra s. Pietro in Vincoli la via della Polveriera e la via del Colosseo, altipiano oggi tagliato dalla nuova via de' Serpenti, e coperto in gran parte dalla scuola municipale Vittorino da Feltro. I Mattei l'avevano ingrandita nel 1561, acquistando una vigna di quattro pezze da Alessandro Colonna, con grande riutilizzo di marmi.e alcuni anni più tardi, quella di Cristoforo Stati.
- 1553, 28 settembre. « Emptio vince ad sanctam mariara navicelle facta per d. .Tacobum de mattheis a duo sabba de paluzellis prò scutis (mille) auri in auro.
« In nomine Domini. Anno millesimo quingentesimo quinquagesimo tertio indictione xij die lovis vigesima octava mensis septerabris In presentia mea personaliter Constitutus Mag. D. sabba s quondam pauli depaluzellis Patritius Romanus in presentiarum regionis parionis ad quem spectat et pertinet vinca quondam d. Antonij de paluzellis sui germani fratris dudum defuncti sita intra urbis menia in regione montium seu alia veriori
regione urbis ultra a m p h i t h e a t r u ra vulgariter nuncupatum e o 1 o s s e u m et propre ecclesia m s. marie navicelle et cuius quidem vinee confinia idem d. sabbas asseruit esse infrasciipta videlicet ab uno latere versus septemtrionem seu aliam verioreiu partem est ecclesia predicta navicelle ab alio versus orientem et meridiem respective seu alias veriores partes est vinca domini christiani de rubeis, ab alijs vero lateribus sunt vie public e vigore successionis ipsius d. sabbe in liereditate et bonis prefati quondam d. antonij sui fratris vendidit etc. Mag.'° D. lacobo quondam petri antonij de mattheis patritio Romano regionis s. Angeli vineam predictaiii petiarum undecim vel circa cum domo, turri. lovio, vasca, tino et mansionibiis et edificijs quibuscumque in illa eiistentibus liberam et exemptam ab omni onoro preterquam ab annua responsione quatuor barilium musti solvi solita ecclesie predicte s marie de navicella. Hanc autem venditionem etc. fecit prefatus d. sabbas dicto d. lacobo prò pretio scutorum mille auri in auro ad rationem Iiiliorum undecim prò qiiolibet sento.» Actum Rome in regione pontis in domo et solita habitatione d. lulij bonaventura videlicet in aula eiusdem domus ». (Not. Lucantonio Buzi, prot. 308, e. 77-85).
- « La famiglia Mattei è antica romana trasteverina, come apparisce dalla casa che al di d'hoggi si vede di veneranda antichità con l'arme di Scacchisenza l'aquila. Doppo (il 1372) si trasferirono in Roma alcuni della famiglia e fondarono casa poco lontano dalla prima habitazione nel rione della Regola molto magnifica a quei tempi e la piazza avanti essa fu chiamata la piazza de' Mattei, come al di d'hoggi, ornata con una fontana di quattro figure di bronzo di molta stima.
« I Mattei della Regola diventarono ogni giorno più ricchi, comprarono tutta l'isola ove di poco prima poser li piedi ; e sendo divenuti ricchissimi de stabili e denarosi de contanti, Ciriaco et Alessandro fratelli fabricarono in dotta isola, in competenza, duo suntuosissimi palaggi, come hoggi si veggono e superarono di longo lamfabrica che fece prima Mario Mattei.
« L'altro ramo ò cugino dei sopradetti Mattei che ancor egli haveva la sua parte nella detta isola, anzi la più antica. Non havcndo sito di potersi allargare, per compiacere a Sisto V, ch'aprì la strada di santa Maria maggiore, fabricò nel quadrivio detto le Quattro Fontane un palazzo magnifico, hoggi posseduto da' suoi nepoti ».
Si hanno dunque tre rami e tre gruppi di residenze della famiglia, cioè i Mattei v. mattki di Trastevere, quelli di Calcarara o del circo Flaminio, e quelli del Quirinale.


Mattei del Quirinale:
- Ai Mattei del Quirinale si riferisce la memoria 37 del Vacca: " mi ricordo che nella via che parte da Monte Cavallo e va a Porta Pia, al tempo di Sisto V vi furono fatte quattro fontane, di una delle quali (quella oggi Albani-dei Drago) è padrone Muzio Mattei, che fabricando in quel luogo vi trovò
- un sacrifizio con il vitello,
- ed alcuni leviti, un Bacco due volte maggiore del naturale, con un Fauno che lo sostenta, ed una tigre ai piedi che mangia dell'uve,
- una Venere,
- ed altre statue di buoni maestri.
E perchè detto luogo fa capocroce alla strada che va a Santa Maria Maggiore, volendo la gente fabbricar case, si sono scoperte molte fabriche povere, che piuttosto tenevano di stufe plebee ".


Mattei di Calcarara
Per ciò che riguarda il ramo principale dei Mattei di Calcarara, grandi collettori di monumenti scritti e scolpiti, il cui cui nome è legato al palazzo di contro a santa Caterina de' Funari, alla villa Celimontana detta della Navicella, e alle raccolte illustrate da Ridolfino Venuti e dall'abate Amaduzzi, nei tre ponderosi tomi delle Monumenta Mattheiana, incomincio col pubblicare il testamento del fondatore di tutte queste meraviglie, Ciriaco Mattei, al quale, in attestato di gratitudine pei servigi resi alla cosa pubblica, i Conservatori del pò. ro. avevano fatto dono dell'obelisco capitolino sino dall' 11 di settembre del 1582. 11 testamento abbonda di notizie interessanti per la storia della famiglia, e de' suoi possedimenti territoriali e artistici.
« Nel Nome della S. et Individua Trinità Io Ciriaco Mattliei figlio della bo: me: S Alessandro Matthei ho deliberato fare et stabilire questo mio testamento et voi unta nel modo et forma che segue. Ordino et voglio che il mio corpo subito spirata l'anima sia portato nella chiesa di S. Lucia mia parrocchia et di là positivamente portato senza pompa alcuna di notte nella chiesa d'Araceli, et sia sepellito nella mia capella accanto alla sepoltura della bo:me:S. Cardinale mio fratello con una lapide di marmo con iscrittione semplice et di quella maniera che parerà alli mie heredi infrascritti.
- item lascio alla S Claudia mia moglie in casa et nel mio palazzo habitatione a sua satisfattione. Et di più li lascio per particolare amorevolezza doi delli miei quadri di devotione a sua electione che se li goda et tenga per amor mio.
- Item lascio li miei Anelli et Diamanti alla S. Claudia S. Croce mia nera se li goda per Amor mio con tutte altre cose d'oro che ho appresso di me come catene et anelli.
- Item lascio a Donna Benedetta mia Nepote un quatro di devotione ad elettione della S. Claudia sua Matre et a sor Maria Cecilia fatta monaca in Viterbo un'altro quadro di devotione pure ad elettione di detta S. Claudia, et così tutte l'altre figlie di detta S. Claudia che si faranno monache lascio il medesimo legato.
- Item dechiaro bavere tra le molte robbe, et beni che è piaciuto a sua divina Maestà concedermi in questo Mondo, il Palazzo edificato dalla bo: me: d'Alessandro Matthei mio Padre nel quale io con i miei figliuoli habbito, et quale è stato da me notabilmente accresciuto, et ornato, et al presente anco se accresce di nuova
fabrica, qual Palazzo è posto nel Rione di S. Angelo, confina davanti con la piazzetta della detta chiesa di S. Lucia mia parrocchia, da fianco con la strada che va al Monastero et chiesa di S. Caterina della Rosa et dietro con li beni del S/ Asdrubale Matthei mio fratello, et con la casa vecchia et altri confini.
- Item il Giardino nominato della Navicella confina con la chiesa di S. Maria in Domnica alias della Navicella, et devanti, et da lati con le vie publiche, confina anche con un' horto pur mio che sin da questo Anno santo prossimo passato se ben mi ricordo comprai dalli heredi del quondam Antonio Albi, et confina finalmente con un poco di vigna horto con casa del S. Thomaso Mazzei quale intendo comprare per vigore della Bolla luris congrui per incorporarlo con detto Giardino et reddurre ogni cosa in Isola, et de già pende lite avanti all'Ill S. Camerlengo, et S. Maestri di strada. Qual giardino per prima et da quaranta anni sonno era vigna, et io con molta spesa et sollecitudine et tempo l'ho redutto in forma di giardino con haverci fatte molte et diverse statue pili tavole intarziate. Vasi, Quadri di pitture et diversi marmi, et fattovi all'anni addietro condurre l'Acqaa felice et fattovi varie et diverse fontane et redduttolo in quel buon stato nel quale al presente si trova nel che dico, et confesso realmente haver speso più di sessanta mila scudi come appare per testimonij esaminati ad perpetuam rei memoriam da Ms Ottavio Capogallo già notare Capitolino reposti nel mio Archivio qual giardino è stato anco di molta mia recreatione, et trattenimento, et di esercitio di virtuosi et di reputatione non poca della casa essendo visto, et visitandosi giornalmente non solo da personaggi et gente di Roma ma da forastieri con buona lode, et fama il che sia detto senza ostentatione et vanagloria ma solo per la verità et per essortatione delli miei posteri a conservarlo.
- Item la metà delli quattro Castelli cioè Giove, S. Pietro, Rocca Sinibalda et Belmonte posseduti prò indiviso con il S Asdrubale mio fratello ; quali Palazzo, Giardino, et metà di detti quattro Castelli con altri Castelli
che io comprassi ho pensato et deliberato per riputatione maggiore della Casa et famiglia Matthei lasciarli in titolo di primogenitura et perpetuo fideicommisso conforme alla primogenitura eretta et constituita dal detto bo: me: S Car. Matthei v. mattei mio fratello nella donatione. Inter vivos da lui fatta a me et al detto S Asdrubale il di 17 di agosto 1600.
- Per tanto a detto fine detto Palazzo con tutti suoi membri et pertinenze et con tutte le fabbriche, ornamenti et meglioramenti in esso fatti et da farsi, et il detto Giardino con tutti suoi membri et pertinenze, et con tutte et singole statue, vasi, pili, Teste, Busti, tavole intarziate, quadri di pitture adobaraenti, et supellettili con tutti
ornamenti di qualsivoglia sorte tanto fatti come da farsi, et tanto fissi et murati come non fissi et amovibili di tutte qualità et quantità et tanto antichi quanto moderni nessuna cosa eccettuata, assiemi con il detto horto già compro et quello che intendo comprare; Et anco la metà delli detti quattro Castelli li lascio do, et concedo al detto Giovanni Battista mio figliuolo, et dopo lui a tutti suoi figli nepoti et pronepoti et altri descendenti in infinitum maschi legitimi et naturali primogeniti, et de primogenito in primogenito secondo il grado et prerogativa della primogenitura.
- Con che però voglio Mons. Alessandro mio figliuolo habbia in vita sua l'habitatione in detto Palazzo nel medesimo modo et nel medesimo stato che l'ha, et gode et l'habbita hoggi. Voglio anche che detto Mons. durante sua vita sia usufruttuario del detto Giardino, et che lo goda communemente con detto Giovanni Battista, esortandoli, et pregandoli a tenerne conto et a più tosto augumentarlo che a deteriorarlo, certificandoli et assicurandoli che li sarà di non poca reputatione, et gusto, et mentre lo goderanno communemente, voglio che 1' utili, et la spesa sia commune ; et per alleggerirli dalla spesa et a ciò detto Giardino habbia per sempre qualche dote dechiaro et voglio che detto horto già da me compro, et anco l'altro che intendo comprare, et quando non lo comprassi io in vita mia voglio che se compri dalli miei heredi infrascritti siano, et s' intendine membri del detto giardino et debbano soggiacere et essere sottoposti alla detta primogenitura fideicommisso, et prohibitione di alienare in tutto e per tutto come detto giardino eccetto che voglio si possono locare et affittare, et li affitti et pegioni spenderli et impiegarli in mantener detto giardino o per dir meglio per aiuto di mantenerlo.
- Et voglio ancora che detto Giovanni Battista et Mons.'" al più lungo fra un mese dopo la mia morte debbano far fare per mano di notaro, diligente inventario et descrittione di tutte et singole statue, petti, teste, tavole, pili, vasi, quadri, et altri qualsivoglia marmi et ornamenti amovibili, et anco di mobili et suppellettili che stanno ia detto giardino tanto per il giardino come nelle fontane et dentro l'habitationi, et mancando uno di loro lo possa far fare l'altro, et mancando tutti doi (il che non credo) possa farlo fare l' infrascritto essecutore testamentario, et questo a fin che si possa conservare et fare conservare da posteri il detto giardino nel stato che si ritrova.
- Et soggiungo clie la primogenitura, fideicommisso et prohibitione di alienare non solo s' intenda nel giardino cioè nel fondo o solo, et fabriche, et cose intisse. ma anco in tutte le statue, ornamenti mobili et suppellettili, in altre cose dette di sopra, talmente che se detti miei figli (salvo quello dirò appresso) o loro desceudenti
tentassero o ardissero di vendere o alienare qualsivoglia statue, busti o teste, tavole altri marmi, o pitture, o qualsivoglia altro ornamento di qualsiasi qualità o valore (etiam che fusse di poco valore), ipso iure, et ipso facto caschi et s' intendi cascato et privato della proprietà et usufrutto, et da ogni commodo di detto Giardino et suoi membri et pertinenze, et mia dispositiono, et in esso succeda, et debba succedere quello che succede et vien chiamato alla detta primogenitura come se il detto alienante, et contrafaciente fusse realmente morto et per tale s'habbia et reputi, et sia lecito al successore pigliarne il possesso di propria autorità.
- Voglio anco che sia lecito a quelli che sonno chiamati alla detta primogenitura interpellare li possessori del detto Giardino tanto giuditialmeute quanto extragiuditialmeute a custodire conservare et mantenere, et resarcire detto giardino fabriche, et ornamenti nel loro buono stato, et forma, et ottenere da qualsivoglia giu-
dici ordiuarij mandati de associando, et fare restaurare, et resarcire il detto Giardino sue fabriche, et ornamenti a spese del possessore et costrengerlo alla conservatione, et manutentione et quando anco il possessore fussi restio, et negligente levarlo di possesso a fatto come se havesse alienato, et contravenuto, et ciò possa farsi tante volte quante verrà il caso.
- Voglio anco che non obstante detta Primogenitura, et fideiccommisso et proliibitione di alienare detti Giovanni Battista, et Mons. unitamente, et d'accordo sin che saranno vivi (ma non però loro heredi, et successori ne altri chiamati alla detta primogenitura) possine et veglino vendere et alienare detto giardino con tutti suoi membri tutto assiemi nel modo che si ritrova con tutte statue pitture, et altri ornamenti, et ogni altra cosa in una vendita sola, et non in più vendite, ne a pezzo per pezzo; dechiarandomi meglio che volendo detto Giovanni Battista et Mons. in vita loro vendere detto Giardino ce debba concurrere il consenso, et voluntà de Ambidue, et il prezzo se lo possino dividere, et partire communemente, et disporne a loro piacere liberamente, et non concorrendoci la volontà, et consenso di tutti doi in vita loro resti inalienabile, et morendo alcuno di loro non possa il sopravivente più venderlo ne alienarlo etiam che ce intervenisse il consenso delli heredi del defonto, ma resti come ho detto inalienabile, et sogetto alla detta primogenitura et perpetuo fideicommisso.
- In tutti et singoli altri miei beni mobili stabili, et semoventi nomino miei heredi universali li suddetti Giovanni Battista, et Mons.'' Alessandro per egual portione.
Essecutore del presente mio testamento faccio il detto S^ Asdrubale mio fratello. Et in fede ho fatto scrivere il presente testamento in Roma nel mio Palazzo questo di 26 di luglio 1610 " [Net. Ottavio Capogalli, prot. 486, ce. 344'-369].
L'inventario delle collezioni d'arte esistenti nella villa Celimontana fu eseguito quattro anni dopo la volontà espressa da Ciriaco nel testamento predetto. Queste furono le proprietà in cui si erano scavati i reperti:

1. Casale Vacca rese (Maccarese) sul quale Ciriaco il. impose un censo di se. 160 a favore di Ludovico Patrizi, ai 25 agosto 1554. Conteneva gli avanzi di Fregene, di Santa Ninfa, di ville del littorale. Nel 1569 Paolo Mattei costruì attorno al casale quattro piccoli bastioni, come attesta ancor oggi l'iscrizione murata nella
cortina verso mezzogiorno.
2. Casale Pantanelle sul quale Giulio M. impose un censo di se. 24 in favore di Lavinia M. ai 21 ottobre del 1553.
3. Casale Castelmalnome, comperato da Ciriaco il vecchio ai 19 gennaio del 1517.
4. Casale Torre Bufalara, oggi le Vignole, al XIV miglio della via Portuense venduto da Giulio M. a Giovantilippo Serlupi, agli 8 di ottobre 1561.
5. Casale Campo de' Meroli, sul quale Ludovico M. impose un censo di se. 80 a favore delle monache di Panisperna, ai 28 maggio 1565.
6. Casale del Maschio fuori di porta san Pancrazio, sul quale Paluzzo M.impose un censo di se. 70 a favore dei figliuoli di Ludovico Cenci, ai 4 di luglio del 1586.
7. Il Casaletto fuori di porta Portese. dato in enfiteusi ad Antonino Frasconi, ai 16 ottobre 1553.
8. Casale Lucchese, assegnato come parte di dote ad Ortensia M. sposa di Giacomo Santacroce; 15 aprile 1538.
9. Casale la Villa fuori la porta san Pancrazio, acquistato dalla famiglia sino dal 1476.
10. Casale Bravi, confinante con quelli di san Pancrazio e di san Crisogono in via Aurelia, acquistato da Ludovico M., ai 5 d'aprile 1482.
11. Casale Vergano, confinante col territorio di Civitacastellana, descritto in un atto del 12 aprile 1519.
12. Casale Galera, con tenutete col Campo Salino, dato come parte di dute a Giulia M. moglie di Gregorio Serlupi, agli 11 luglio 1531.
13. Casale Petronella nelle parti di Pratica di Mare, ricordato in un atto del 15 ottobre 1555.
14. Vigna in Palazzo Maggiore, descritta nel tomo precedente a e. ;M. 37. 48, 132.
15. Circo Flaminio sul quale erano piantati i quattro palazzi di Calcarara.
16. Case varie nella Scola Greca (1555). in Pescheria (1555). nella parrocchia di san Valentino (1484), ecc.
17-20. Fuori del distretto di Roma i Mattei possedevano il marchesato «li Roccasinibalda e di Belmonte, e il ducato di Giove e di san Pietro.»


E questi erano i reperti:

- In primis Nella loggia del Palazzo rincontro la fontana principale
- Doi statue di doi Zengare di marmoro negro vestite di Alabastro cotognino dentro li nicchi che sonno dalle bande di detta loggia
- Quattro Teste con petti di marmo con li loro peducci dentro li ovati sopra li Nicchi et fen estro
- Una Testa di Bronzo o marmoro negro con petto di marmoro bianco et suo peduccio sopra la porta principale di detto palazzo
- Doi Colonne di Breccia rossa et bianca alte palmi 15 stanno dritte ma non in opera vicino alli stipiti della detta porta
- Una Conca grande d'ottone con pallette a torno per attaccarci li fiaschi sopra quattro leoncini che la reggono
Dentro il detto Palazzo nella sala
- Un'Antonino Pio di Marmo armato con il suo piedistallo sotto di altezza di palmi XI
- Un Apollo di Palmi nove di altezza con il suo piedistallo il tutto di marmo.
- Un'Antonino Pio con il suo petto alla greca sopra a un scabellone di noce.
- Una Testa di una sabina con il suo petto di marmo di grandezza maggiore del naturale con il piedistallo sotto
- Un Settimio Severo con il suo petto di marmo, et scabellone di noce
- Una Testa con il suo petto antica di marmo che somiglia ad ottone con il suo
scabello di noce.
- Un Marco Aurelio giovane con il suo petto et scabellone di noce
- Un altro Marco Aurelio più giovane sbarbato con mezzo petto di marmo
- Un Ottaviano Augusto giovane con il suo petto di marmo et scabello di
noce
- Una Giulia Pia giovane con il suo petto di marmo bianco
- Una testa d'un sileno con mezzo petto et pieduccio
- Una Testa di Decio Traiano di bronzo con il suo pieduccio di marmo sopra
un scabello di noce
- Una Testa con petto di Giove di marmo scuro o selce
- Un vaso di marmo mischio cioè aflfricano
- Una Testa di Marco Aurelio con il suo petto con Abbito secolare
- Un'altra testa pure di Marco Aurelio con il collo senza petto sopra un
peduccio
Nella Prima Stanza attaccata alla detta sala
- Una Cerrere a sedere vestita con il suo piedistallo sotto di marmo
- Una Testa di Cicerone con mezzo petto sopra un piedistallo di marmo giallo et bigio coperta detta testa con drappo di damasco verde, et con essa vi è una medaglia d'argento dell' istesso Cicerone per autenticare detta testa qual medaglia detto S/ Giovanni Battista disse tenerla appresso di se
- Una imperatrice vestita dritta alta palmi cinque in circa con una colonnetta di granito rosso per suo Piedistallo
- Un Apollo dritto dell'istessa grandezza con una colonnetta di Porfido negro per suo Piedistallo
- Un fauno dell'istessa grandezza che dorme appoggiato sopra un'otro con piedistallo di noce scorniciato
- Doi mezze statue unite insiemi di moglie et marito che se dice essere Bruto et Porti a con il piedistallo di Manno lavorato da piedi
- Una fortuna vestita dritta di palmi 3 con il suo scabello di noce
- Un cupido piccolo a sedere che dorme sta sopra il tavolino
Nell'altra stanza che segue al piano della detta sala
- Un Bacco che sta a cavallo sopra un somaro con una colonnetta di bigio per piedistallo
- Una medaglia con doi teste di basso rilievo sopra il cammino
- Un fauno a giacere con un satiro che li cava la spina dal piede con ima colonnetta di verde per piedistallo
- Un Vaso tondo di giallo
- Un Tavolino d'Alabastro scuro con fregio di broccatello, et cornice di marmo negro
- Un Vaso di Alabastro alto palmi uno et mezzo
Nel Giardinetto secreto, et sua loggia
- Un fauno di marmo alto palmi sette et mezzo con una scudella per mano
- Un'Apollo dell'istessa grandezza
- Un Marco Aurelio giovane ignudo ^ tutte di marmo
- Una figura d'imperatrice a sedere vicino al cipresso
- Una cassa di marmo con angeletti di mezzo rellievo tutta intagliata
- Una figura in piedi con un mascherino in mano pur di marmo
- Un Gattomammone di marmo biscio
- Una figura d'un pastore o Dio dell" Horti alta palmi doi et mozzo di marmo.
- Quattro termini di marmo nella facciata della fontana
- Doi altri termini di marmo alla porta del detto Giardinetto
- Doi Teste di lano bifronte sopra la porta predetta una per banda
- Un leone di marmo a sedere appoggiato all'acipresso
. Una figura di basso rellievo murata sotto al specchio
Sotto la detta loggia del detto Giardinetto
- Un Apollo che scortica Marsìa di altezza di palmi sei in circa con suo piedistallo intagliato con festoni, et base sotto et sopra ogni cosa di marmo et il tutto mordono (moderno?)
- Doi figurine con il viso di maschera a sedere con li loro scabelli di noce
- Un vaso tondo scannellato di marmo con lettere, et il suo coperchio, et sopra esso un'altro vaso piccolo pur di marmo con il suo coperchio
- Una statua d'un griovanetto ignudo con l'accetta in mano che fa sacrificio con il suo peduccio di porfido, et base di marmo sotto et sopra
- Un putto Dio delle nozze alto palmi cinque con la tazzetta in mano sopra al scabello di noce
. Una venere con la testa di Giulia alta palmi otto con panno a torno le coscio svolazzante con il piedistallo di marmo intagliato con lettere
- Un Catone vestito con le mano giunte di palmi cinque con il suo scabello di noce
- Doi teste con busti nelli tondi sopra le porte
- Un Montone morto con il suo Piedistallo tutto in un pezzo con il suo pieduccio di porfido negro, et base di marmo sotto et sopra
- Una statua ignuda dell'Amicitia alta palmi 8 con un piedistallo intagliato atorno con una iscrittione in bronzo attaccata al piedistallo
- Un'Aquila in piedi con l'Ale sollevate sopra un piedistallo con lettere
- Una Cassetta di marmo quatra intagliata
- Un vaso di marmo tondo con il suo coperchio sopra detta cassetta.
- Un piedistallo quatro intagliato et sopra esso una cassettina quatra intagliata
- Un Gallo de marmo di grandezza del naturale sopra detta cassettina
Fuori del palazzo et loggia cioè atorno al palazzo
- Cinque statue di donne con li loro piedistalli, cioè nel cantone della facciata o pilastro della detta loggia una imperatrice con il suo piedistallo semplice,
- Una musa vestita appoggiata sopra certi instnimenti con il piedistallo semplice nel pilastro vicino al cantone
- Una Bacchetta vestita con il suo piedistallo intagliato nell'altro pilastro
- Una Imperatrice ovvero Iginia figlia di Esculapio che tiene in mano la tazza con il serpe con il suo piedistallo intagliato nell'altro pilastro
- Un'altra Bacchetta o Baccante con la tazza in mano con il piedistallo nel quale è murato una testa di bassorilievo
- Un Apollo alto palmi cinque nel Nicchio del vascone che da l'Acqua alle fontane qual vascone sta poco lontano dalla detta facciata del detto palazzo
Nella facciata de fianco del detto palazzo verso il prato cinque statue diverse alte palmi nove l'una cioè
- Un Marco Aurelio o più tosto un hit io vero giovane con habbito consolare con una tazzetta in mano con piedistallo intagliato
- Una Imperatrice vestita con un Cornucopia in mano con un piedistallo intagliato
- Un Marco Aurelio di prima barba vestito in habbito consolare con una tazza in mano con piedistallo semplice sotto
- Un'altra Imperatrice nell'ultimo pilastro vestita con un papavero in mano
- Mezza figura di marmo bigio grande con la testa di marmo bianco dietro alla fon-
tana del giardinetto secreto
- Una testa di una S a b b i n a con il suo petto nell'ovato della facciata del palazzo
verso il prato
- Un Settimio moderno con il petto di Alabastro nell'altro ovato di detta
facciata
- Una testa d'un filosofo sopra la soglia della fenestra murata di detta facciata
- Dui piedistalli tondi istoriati di figure di bassorilievo incontro alla loggia della
fontana
- Doi Terminj di marmo nell'entrare della detta loggia della fortuna coperti con
pelle di leone
- Una fortuna in mezzo detta loggia con doi ale et una corona in mano vestita
- Doi termini di marmo a capo il viale principale incontro alla fontana grande
- Un Vaso di marmo grande tutto scannellato alto con il suo piedistallo palmi dieci con il suo coperchio sopra, et una figura d'un sileno sopra detto coperchio alta palmi 4 in mezzo all'entrata del prato fra li doi leoni
- Una Testa grande di Alessandro Magno con il petto di trevertino a capo al prato con una i scritione sotto
- Un Ercole di marmo alto palmi nove dietro alla detta testa d'Alessandro
- Quattordici cassette di marmo di diverse maniere antiche sopra le scale che vanno da basso sotto l'ucelliere
- Una statua di marmo rappresentante Cerrere a capo al viale dell'ucelliere alta palmi tredici con il suo piedistallo semplice sotto con una iscritione in faccia
- Una statua d'imperatore con un cornucopia in mano dentro a una nicchia grande quasi tutto ignudo con un poco di manto a torno vicino a detta statua nel detto viale dell' Ucelliere
- Una Diana a capo al viale del prato per andare alla loggia di S. Sisto vestita alta palmi XI con un mascarone di marmo sotto
- Due Tigre di marmo verso la detta loggia di S. Sisto sopra li murelli che guardano il Boschetto
- Un pezzo di marmo con tre teste di mezzo rellievo con li lor busti nella piazza della loggia di S. Sisto
- Un altro pezzo di marmo con cinque teste di mezzo rellievo con li loro busti nell'istessa piazza
- Un Apollo a sedere in detta loggia che è posto sopra li horci da basso con un piedistallo tutto intagliato
- Sei statue di donne nella facciata denanzi delle stanze di S. Sisto con li loro piedistalli sotto alte palmi 8 l'una cioè,
- Doi Diane una da capo, et l'altra da piedi nelli pilastri di dette stanze
- Tre Imperatrici nelli pilastri dimezzo di dette stanze
- Un'altra Imperatrice nel pilastro attaccato alla porta nell'entrare a mano dritta
- Doi Ercoli alle porte del Laberinto incontro alle dette stanze di S. Sisto o più tosto un'Ercole, et un Gladiatore
- Un Preggione di marmo giallo alto palmi 10 7 con la testa, et mani negre sopra li murelli che guardano nelli liorti da basso nella parte di S. Sisto con il suo piedistallo sotto
- Un pezzo di trevertino con quattro teste di mezzo rellievo con li lor petti sopra li murelli verso il boschetto delli animali
- Un'altro pezzo di marmo con tre teste di mezzo rellievo sopra li detti murelli verso il detto boschetto
Dentro la loggia stanze di S. Sisto cioè nella sala
- Un'Amazzone alta palmi nove con il suo piedistallo historiato
- Un'Ermafrodito ignudo alto palmi 7 con un bastone in mano con certe biscie con il suo piedistallo intagliato
- Un Apollo ignudo alto palmi 8 con il suo piedistallo sotto intagliato
- Una testa di Adriano con il suo petto antico et scabello di noce
- Una testa con il suo petto antico con il suo sgabbellone di noce, tenuta per un Siila
- Una Testa di lutiovero con il suo petto di marmo et scabello di noce
- Una Testa con il suo petto antico tenuta per Eliogabalo con un scabello di noce
- Una testa d'un filosofo con il petto di Alabastro dentro un'ovato sopra la porta delle stanze
- Una Testa con petto d'Antonino Pio moderna in un ovato sopra la fenestra di mezzo
- Sei Colonne di mischio cioè quattro di mischio di Portovenere, et doi de Affri- cano tutte di altezza di palmi 12
- Una Tavola grande intarsiata di diverse sorte di Alabastri, et pietre nobili longa palmi 12. larga palmi 6 con il suo piede di noce intagliato con aquile et altri intagli coperti di panno turchino
- Un Tavolino d'Alabastro con fregio intarziato di pietre de varij colori con cornice de marmo rosso et suoi piedi di noce o vero di pero
- Un putto di marmo di palmi 3. et mezzo sopra al detto tavolino
- Un Tondo di marmo negro con cornice di marmo gialdo con tre putti di marmo
bianco aggruppati insieme con il suo piede di noce
- Una medaglia di marmo con un sileno imbriaco clie s'appoggia sopra doi figurine con cornice di pero
Nell'altro camerino incontro al detto
- Un Quadro di marmo di palmi tre per ogni verso con cornice di poro tinto negro con più figurine di mezzo rellievo
- Un Tavolino d'Alabastro Cotognino con fregio gialdo et cornice do pietra de portovenere con suo telaro et piede di noce sopra la quale vi è una testa con collo d'un giovane di bronzo
- Una Cerere a sedere o vero una Dea Cibelo in faccia del viale vicino al Boschetto delli Animali alta palmi 7
- Un'Antino moderno dell'istessa grandezza ivi vicino
- Un Giove con un cornucopia in mano alto palmi 7^ sopra l'horto delli Carciofi nel detto boschetto
- Un Pilo grande di marmo antico alto palmi 5. longo palmi 11, con le nove
muse et altre figure quasi di tutto rellievo che posa sopra doi mezzi leoni, et sopra vi sono doi teste di mezzo rellievo
- Un console nei Nicchio del muro della spalliera de merangoli vicino al detto pilo
- Doi termini incontro alla porta principale del Giardino con li suoi piedi di trevertino
- Un Traiano a sedere in una nicchia dietro la chiesa della Navicella alto palmi 7
- Una statua de una Giulia in una nicchia a capo al viale dietro alla detta chiesa alta palmi 9 con una testa di ViteIlio con il petto sopra detta nicchia
- Doi figurine dalle bande nell'entrare la porta del giardino delli Merangoli alte palmi 6 r una
- Una Diana sopra la porta del detto giardino alta palmi 6
- Una Imperatrice dentro al detto giardino in faccia alla porta alta palmi 8 et sopra l'arme di casa Matthei
- Una testa con il suo petto dentro a detto Giardino sopra alla porta che va alla reniessa
- Un basso rellievo dentro una Nicchia dentro detto giardino in faccia a detta porta
- Una testa con mezzo petto sopra la detta nicchia
- Una Imperatrice nel muro della spalliera de gesmini alta palmi 8
- Doi Mascaroni di marmo nella cerchiata che buttano acqua
- Doi Tavolini tondi di Affiicano con li peducci di biscio sotto detta cerchiata
- Un'Ercole sopra la balaustrata che guarda alla peschiera alto palmi 7
- Un'Aquila di marmo con un serpe sotto vicina alla detta balaustrata
- Un Mascarone murato sotto un vaso di peperino vicino a detta balaustrata
- Un'Augusto a sedere nella nicchia sforata nel viale della Cercua o Quercia con un'Aquila di trevertino sopra
- Doi tigre di granito sopra doi piedistalli rincontro al detto nicchio di Augusto.
- Doi termini nell'entrare del giardinetto segreto del palazzo
- Una sfinge di marmo negro o selce vicino alla porta del detto giardinetto
- Doi statue una per banda dentro alla porta da basso incontro alla peschiera dell'Atlante cioè un'Ermafrodito, et un'Imperatrice alte palmi 6 l'una
- Doi altre statuo una per banda nella fontana grande sotto al giardinetto segreto alte palmi 8 l' una cioè doi imperatrici
- Doi bassirilievi sopra dette statuo in detta fontana uno con doi giganti et un Tritone con una Diana, et l'altro con certe Sabbine con cavalli et figure
- Un pezzo de basso rellievo con doi putti che s'attaccano ad un'arboro de frutti con un pozzo di marmo con tre teste de mezzo rellievo murate in una nircliia in faccia della fontana della matre della natura o più tosto Dea della natura sotto la loggia della fama o vittoria
- Un Fauno grande al naturale in una nicchia a capo la scala che va alla ragnara sotto la loggia di detta Vittoria
- Una mascaretta che butta acqua nella catena (?) nel biischetto da basso
- Un basso rellievo con un Nettuno alto palmi 6
- Qnattio termini nelli pilastri sotto la loggia fatta a musaico
- Doi statuino alte palmi 5 1' una cioè un fan n o, et un Bacchetto con suoi piedistalli sotto dentro a due nicchie nel muro delle iscrittioni antiche
- Un'Appello alto palmi 9 nella nicchia grande nel viale delle iscrittioni
- Un Consolo alto palmi 9 con il suo piedistallo con un consoletto di basso rellievo posto in mezzo del boschetto delle ragiuiie
- Doi Minerve armate nella fontana del tiume alte palmi 6 l'una in doi niccliie sfondate
- Un termine di trevertino con tre teste di marmo sopra attaccate insiemi di mezzo rellievo con un ornamento di marmo sopra dette teste a capo del viale delle ragnaie
- Una colonnetta tutta intagliata con fogliami et ucelletti con un Apol1o sopra a sedere con il suo piedistallo sotto
- Un Gladiatore sopra la Conigliera in faccia del viale della cerchiata che va al diluvio con piedistallo di peperino
- Doi toste con il suo petto alla fontana del bollore sopra li muri che stanno di qua et di là a detta fontana
- Una statua a modo di termine dentro alla fontana del fiuiiie alta palmi S
- Un Idolo (li granito roselo dentro al boschetto del bollore
- Un Tavolino tondo di marmo rosso o portasanta alla fontana del hullore
- Doi statue una di un sileno et l'altra ignuda di palnii 7 in circa dalle bande della fontana del Diluvio
- Una tazza di marmo dove casca l'acqua della fontana principale qual tutte cose inventariate se dichiara essere de marmoro.
Seguitano le statue, Animali, vasi et altri ornamenti di Peperino
- In primis nella fontana del Diluvio una statua d' Ercole con l' idra
- Doi termini con il colore di marmo in capo del viale delli colsi
Nel giardinetto segreto
- Doi satiri di peperino dritti che buttano acqua da un'otre con un canestro di frutti in testa
- Un'Aquila di peperino sopra l' istessa fontana.
- Una Sirena di peperino con una conchiglia in testa dove li casca l'acqua dentro con uu vaso di sperone fatto a conchiglia doppia
- Una statua di peperino colorata al naturale che rappresenta un tal Emanuele portughese quasi moro homo che buffoneggia
Nella loggia avanti alla fontana principale
- Sei scabelli di peperino intagliati con figure, et Aquile indorati et dipinti
- Tredici termini di peperino alla piazza del palazzo con le base di trevertino sotto
- Un Mercurio di Peperino sopra la loggia del detto Palazzo
- Doi leoni grandi di peperino nell'entrata del prato
- Quattro satiri di peperino intorno alla loggia di color di bronzo
- Doi Vasi di peperino uno per banda sotto alla Diana a capo al viale del prato
- Doi Galli d' india di peperino uno da capo, et l'altro da piedi nella piazza delle stanze di S. Sisto sopra muriccioli del boschetto
- Doi Gattipardi di peperino sopra doi piedistalli al laberinto
- Doi lettucci di peperino con li suoi cuscini, et sirene da capo nell'entrare del detto laberinto
- Un Drago di Peperino in mezzo al detto laberinto
- Doi piedestalli di basso rellicvo di peperino alle cantonate del detto laberinto con una palla in cima
- Doi capre che cozzano assiemi di peperino nel boschetto dell'Animali
- Un Cervo di peperino coleo nel detto boschetto et un Caprio che pasce pur di peperino
- Un Caprone detto becco coleo in dotto boschetto, et una Volpe pur di peperino colca
- Una Capra di peperino in piedi con la testa alta in detto boschetto
- Un porco cignale di peperino a sedere in detto luoco
- Un pastore di peperino alto palmi 9 in detto boschetto
- Un cane mastino a giacere ai piedi di detto pastore
- Un Montone di peperino che pasce in detto loco
- Doi Sfinge di peperino all'entrare della porta principale del Giardino
- Doi vasi di peperino colorati uno per banda della porta del giardino quando s' entra
- Otto vasi di peperino avanti la porta del giardino delli Melangoli con li suoi piedistalli sotto intagliati pur di peperino
- Qnattro vasi di peperino nella cerchiata sopra certi Mascaroni di tcnacottii
- Doi Delfini de basso rellievo che buttano acqua nella cerchiata con un vaso di peperino dove casca l'acqua et un vaso di sprone sotto
- Un vaso di peperino vicino alla balaustrata clie guarda alla peschiera
- Un Atlante con una palla sopra di peperino che butta l'Acqua nella peschiera
- Entrando nella (villa) vedesi a settentrione un viale nel di cui muro son situate quantità di urnette di marmo
con sue iscrizioni, due di queste sono particolari, la prima per esser fatta a guisa di un tempio ricoperto di tegole, la seconda per esservi scolpito un porco; vi sono bellissime fontane fra le quali sono degno di ammirazione quelle di Atlante . . . delle Colonne, dell'Ercole... coll'idra, e dei Mostri marini. In mezzo di un ameno teatro vi è eretto un obelisco... e nel prospetto di esso un busto colossale di Alessandro il Macedone, ed un bellissimo sepolcro ornato di un bassorilievo rappresentante le nove Muse. Mirasi nella medesima un labirinto di busso, molti sepolcri e termini antichi... una singolare colonna di porfido verde, di grana finissima molto alta, ed è unica in Roma; oltre queste se ne contano altre 27 di marmi mischi; nel palazzo eranvi molte statue e busti di una rarità inestimabile molte delle quali vedonsi nel nuovo Museo Clementine al Vaticano. Nell'entrare del medesimo vederete sopra la porta al di fuori la testa di Nerone di bronzo. Quivi vedonsi le vestigia delle antiche mura di Roma".
- L'Araaduzzi, a e. XXXIV del tomo I, già lamenta « hortos praestantioribus monuraentis spoliatos atque undique collabentos » cosicché il disilluso visitatore avrebbe potuto ripeter di loro « iam seges est ubi Troia fuit ! »
Dirò soltanto che, fino dal secolo XVII, Alessandro Mattei aveva donato molte iscrizioni a Raffaele Fabretti, e che il marmo Ebuziano era passato al museo Capitolino sotto Benedetto XIV.
- Nell'archivio del museo vaticano, fondo Visconti, u. 70, v'è una nota o prezzo (scudi 5863) delle statue et altri monumenti antichi esistenti nella villa Mattei — nel viale grande — nello stazzo presso la fontana incontro le terme Autoniaue — nella piazza del Trucco — incontro la Guglia — nel portico ò sia atrio — nelle
stanze ».
- L'Amazzone «translata de schola medicorum " vi è stimata se. 80 : la testa di Treboniano Gallo in bronzo se. 80 : il cippo di C. Poraponius Evandei' se. 15: la testa di Nerone in bronzo se. 80 : e il bassorilievo con iscrizione di Aurelius Mucianus se. 8.
- Il Fea, nelle schede esistenti nella biblioteca della Scuola Francese di Roma, ricorda altri particolari: « la casa Mattei in maggio 1801 vendè all'incisore Piroli. con AVallis, la tavola isiaca del cortile del palazzo in Roma, a cui fu surrogata una copia moderna: un bassorilievo fisso accanto alla fontana sotto al palazzo della città
nell'angolo quando si scende a mano destra giù: la testa colossale d'Augusto meglio creduta d'Alessandro: e ciò pretese in vigore di un chirografo di Clemente XIV.
dei 1770. S.S. disse al Commiss, delle Antichità che permetteva hi vendila ma non mai l'estrazione da Roma, sebbene in tal chirografo fosse aoeonhita. Furono comprati alli .... di 1801 dal sig. Wallis por ir)00 piastre e col rimettere le copie al luogo. S. S. poi avendo ricomprato tutto allo stesso prezzo, a dì 13 gennaro 1802, feci portare al museo pio-clementino i due bassirilievi ».

Per ciò che spetta ai marmi scritti registrati nella parte I del VI volume del CIL. i nn. 44, 245, 285, 529, 638, 646, 639, 2604 migrarono al Vaticano: l'erma ciceroniana 1326 al palazzo Wellington in Londra, il n. 1589 a luce Hall.
 - A -  « Nota delli antichi Monumenti da acquistarsi dalla villa Mattei ».
Prima stanzza terrena 6 basi (n. 21, 18, 17, 28, 31, 24)
— Terza stanzza n. 68 Bassor. in gran parte moderni di Baccanti e fauni
— Quarta stanza
- n. 94 colonnetta di granito verde —
- n. 85 Base di granito verde
- Base di basalto verde
- Si aggiunge una mezza figura in bassorilievo di una sacerdotessa
Sono sparse per le sudette stanze  29 iscrizioni e una cristiana concordata se. 60.
Nella Piazza detta di Belvedere
- una statua con molti restauri che rasebra un Gladiatore se. 70
-  n. 24 ara ded. a Ercole da Felice optio exactor
- n. 21 ara di Pomponio Evandro
- n. 18 ara tonda ded. da Sbratonica al genio Deiuria
- n. 17 ara quadrata con buone sculture di Baccanti
- n. 28 base greca dedicata da' Sacerdoti a Baccho
- n. 31 ara di L. Emilio Epaphrodito
- La mezza figura è di Laberia Felicia Sac. max. matris deor ».

 -  B -   1783 circa. « Pezzi di porfido che esistono nel atrio del casino della Villa...Mattei.
- Pezzo di colonna che resta dalla parte del Fauno ...
- Altro pezzo di colonna incontro alla sopra descritta ...
- Due sedili di porfido ...
- Due altri pezzi di colonne sono nella terza stanzza
Nota de Prezzi del Bassorilievo esistente nella terza stanza nel sito dove erano collocate le
- mezze figure di Bruto e Porzia: del Busto del Imperatore Adriano posto nel ultima stanzza, doue è il colosso
di Marco Aurelio, del Fauno nella nicchia laterale del Portico, e delle due figure situate nella piazza detta di bel vedere.
- Statua di un guerriero clamidato con elmo e corazza à lato posta nella Piazza se. 50
- Statua della Pudicizia posta nel sito med. se, 40
- Statuina di Fauno posta nella nicchia del atrio del casino se. 45
- Bassorilievo nella Terza stanza n. LXVIII se. 50
- Busto del Imperatore Adriano n. CVIII se. 120
Sommano le sudette scolture se. 305 ».

 -  C -  1790, 5 agosto. 11 barone di Hermannsdorf estrae da Roma « di commissione di S. M. il re di Prussia » molti marmi fra i quali una statua sedente di ninfa
« già della villa Mattei di dove passò al museo pio-clementino, poi creduta non adattata per quella raccolta, non so per quale ragione fu cambiata con altra statua » . Lo stesso personaggio ottiene altra licenza il 12 agosto per estrarre una statua di Traiano maggior del vero, con testa adattata: una testa colossale di Vespasiano: una statuetta di ninfa « non che i due busti del Bernini già esistenti in Villa Negroni ». Cod. Vai. 10308, e. 91-93.



AD ORNAMENTO ESTERNI

- Sulla piazza del Campidoglio... una sepoltura di porfido molto gentile con due lioni, dallato una  bella petrina, et con due vasetti di porfido dallato.
- Due fontane di granito, lunghe m. 5,57 scoperte nelle terme stesse. La prima era stata collocata da Paolo II in piazza di s. Marco, l'altra da Paolo III davanti il suo palazzo.

Restituita l'acqua traiana da Paolo V nel 1612, il card. Odoardo Farnese riunì le due conche insieme, trasformandole in fonti copiosissime d'acqua. A una di esse si riferisce l'appunto del Ruccellai, in Arch. Storia Patria, tomo IV, p. 579, ove dichiara di aver visto nel 1450 "uno vaso o vero conca in una vigna presso alle terme d'Antonino Pio, lunga braccia quindici larga braccia V alta braccia 3 di granito o vero serpentino".
- Il card. Odoardo pose nella « piazza della Conca di s. Marco » come la chiama Marcello Alberini nel suo Diario, un altro vaso di granito rosso il quale, da tempi remoti era stato trasferito da qualche terma imperiale al sepolcreto di s. Lorenzo fuori le mura. Pio IX l'ha fatto collocare nella seconda risvolta del viale del Pincio, dietro la tribuna di s. M. del Popolo.  
- Si possono ricordare anche le marmoree bagnarole (fontane) di piazza Navona, di piazza di s. Marta, della fontana di papa Giulio, di villa Madama, di villa Albani, e quelle « in platea s. Salvatoris de Lauro, et Eustachii, maximae capacitatis » descritte dall'Albertino.
- « La spira di sotto e delle colonne dell'ordine composito del portico del tempio di Tellure tolta et guasta dalle reliquie che a questi di sono cavate di sotto terra havante alla piazza di Torre de' Conti... le colonne erano di marmo bianco pentellico ». Questo ricordo del Ligorio si riferisce agli scavi eseguiti in Tellure al tempo di Pio IV per la ricerca di materiali destinati alla costruzione della porta Pia. Naturalmente tutto venne smantellato e distrutto, compresi statue ed ex voto in bronzo o argilla.



LE CAVE DELL'URBE

Non solo i marmi servirono da cava, ma pure da ricettacolo per gli ingombri:  "Il documento che segue offre interessanti particolari sullo stato del mausoleo di Augusto nell'anno 1542. Si tratta della concessione di 45 canne quadrate di suolo, fatta da Bernardino del Bufalo ad un certo Tantera, barilaio di professione, nel sito che si chiamava lo ponte dell'Austa (cf. il ponticulus di s. Maria Liberatrice), e precisamente davanti l' ingresso alla cripta sepolcrale, dentro la quale il locatario si obbliga a scaricare le terre provenienti dallo spianamento del campicello." 
Tanto contava un monumento romano. cioè niente perchè tutto ciò che era pagano era diabolico, del "tempo de' li dei falsi e bugiardi", come fa dire arbitrariamente Dante a Virgilio.



LA CALATA DEI BARBARI 

Il sacco di Roma può interessare la storia degli scavi e dei musei sotto due soli punti di vista: per i danni arrecati allora a collezioni d' arte e di antichità, a blioteche, e sopratutto ad archivi: e pei nascondimenti di oggetti di valore, che poi, di tempo in tempo, sono tornati e tornano alla luce. Quanto alle distruzioni di oggetti collezioni d'arte e di antichità io sono interamente d'accordo col Giegorovius nel ritenere l'accusa, che i Tedeschi di deliberato proposito abbiano infranto le più belle statue, siccome contradetta dal fatto che tutte le grandi opere allora esistenti cosi dell'antichità che del rinascimento, si conservarono intatte e pervennero insino a noi, testimoni i marmi del Belvedere e i bronzi dei Conservatori, e cento altri capolavori di dominio publico o privato. Perirono invece, o furono rubati o gettati nel fiume, perchè non cadessero nelle mani dei rapitori, infiniti oggetti di valore, specie utensili sacri, niellati e smaltati in metalli preziosi, come pure il vasellame ereditario delle grandi case patrizie.

Il Tevere rigurgitava e rigurgita di reperti, ma per quei misteri amministrativi che non ci è dato conoscere il fiume non viene dragato. All'inizio della II metà del '900 il comune di Roma acconsentì a fae dragare il Tevere ad una società americana che si offrì di farlo senza chiedere pagamento, e così fu. Insomma una società viene dall'America per dragare il Tevere per accaparrarsi i reperti ma il comune di Roma non lo fa. Per anni la gente  è andata a setacciare le rive recuperando anelli, pietre, vasetti ecc, ma il comune ha provveduto solo a chiudere il passaggio alle rive.

Uno dei pochi oggetti sfuggiti al depredamento della chiesa di s. Pietro fu il crocefisso di Leone IV, che il lib. pont. descrive fatto di 52 libre e mezza d' argento, e posto a sinistra dell'ingresso « Inter columnas magnas ». La figura misurava m. 1,54 di altezza: opera preziosissima che i canonici, più barbari dei Lanzichenecchi del Borbone, fecero fondere nel 1550. Pare anche certo che i saccheggiatori di s. Pietro non abbiano violato il sepolcro stesso dell'apostolo, né toccata la famosa croce d'oro deposta da Costantino sull'avello di bronzo. Da un brano di lettera di Teodorico Vafer, alias Gescheid, con la data del 17 giugno 1528: «prophanarunt omnia tempia, et homines supra aram divi Petri interfecerunt: urnam sive tumbam in qua requiescebant ossa s. Petri effregerunt et ipsas reliquias prophanarunt » .

E' risaputo: "Ciò che non fecero i barbari fecero i Barberini", più estesamente, ciò che non fecero i barbari fece la chiesa coi suoi papi.
  • (Nel settembre 1325) Lorenzo di Pietrangiolo sandalario romano recò per Tevere dal porto di Foglia in Sabina quarantun pezzi di marmo, del peso di 23.450 libre.
  • Ne recò altri tredici Cola Caroso, altro sandalario romano, del peso di 15.500. 
  • Cola Capozucchi camarlingo della Camera di Roma, rilasciò polizza di pedaggio per 54 pezzi, a ragione di dodici denari provisini per ognuno.
  • 1360, 5 maggio. Documenti CCCXI, CCCXIII e CCCXIV relativi alle statue. Si tratterebbe di vere e proprie statue classiche da adattarsi al tipo cristiano, come quelle riconosciute e descritte dall'Amelung.
  • La strage non cessò nei tempi di mezzo, anzi divenne più feroce col risorgimento delle arti. Una delle più autorevoli testimonianze su questo fatto è quella del Chrysoloras, il maestro del Poggio: "le statue giacciono infrante oppure sono ridotte in calce o impiegate in funzione di pietre : per buona ventura ancora se ne adoperano in officio di predella per montare a cavallo, o di zoccoli di muraglie, o di mangiatoie nelle stalle"
  • Poggio Bracciolini in altre lettere ricordate dal Muntz, tomo II, p. 167, n. 3, egli accenna a « statuae noviter repertae » ad un « caput marmoreum muliebre cum pectore incorruptum " scoperto, fondandosi una casa nella campagna di Cassino etc. 
  • 1460 - Cronica di Niccolò della Tuccia, 14 agosto. « Magistro Petro marmorario fl. 30 prò certis marmoribus et expensis factis in portando ipsos marmores ». Mand., 1457-1458, f. 119.
Poi ci sono le sparizioni, prima c'era un monumento ora non c'è più:
  • Ricordo di una collina fuori la porta viminale (Nomentana, di s. Agnese) formata di cocci, come il Testaccio, o come il Monte Secco nei prati di Castello. f. 31. Poi totalmente sparita.  
  • HORTI ACILIORVM. « Nella sommità del detto colle (Pincio) vicino alle mura vi è una mezza macchina, over mole, che ha forma sferica et ritonda, à guisa del Panteon, ma è molto minore et più rovinata » p. 65 (Vedi Bull. com. tomo XVIII, 1891, p. 132 segg. e Itiner. Einsiedl. p. 26) 
  • VIA SALARIA. « Extra urbem uia Salaria prope porta est sepulchrum quoddam in uinea ad similitudinem templi constructum, in quo Caereris et Bacchi picturae cum uitibus et uasibus hjdriarù depictae uisunt. quae omnia Petms Paulus de Symeonib. ro. mihi ofidit apud uinea non lògo a porta Salaria », f. 63'. Mi par certo che si tratti, non del cosidetto tempio di Bacco che sta in via Nomentana, ma di un ipogeo sepolcrale della Salaria. Anch'esso misteriosamente sparito.  
  • DOMVS TITI. Ara, CIL. 369, scoperta presso le Sette Sale ed altro marmo scolpito, f. 22. R. XIII. Scavi nella vigna di Raffaele Volterrano sull'Aventino, f. 22. 
  • VILLA HADRIANI Nel tomo I, p. 164, ho riportato un passo dell'Alveri II, 105 relativo alla vendita delle statue trovate in Villa Adriana, fatta dagli Altoviti ai duchi di Savoia nella prima metà del seicento. Vedi anche tomo II, p. 116. Alcuni ricordi di questo negozio sono stati pubblicati dal Fiorelli nel tomo li dei Docum. pp. 408-409. Una lettera dell'ambasciatore conte di Vische al principe di Piemonte, in data 28 maggio 1611, dice: «ho fatto chiamar li Sig. Altoviti per saper l'ultimo prezzo delle statue et altre robbe date in lista... si sono abbassati sin alli sette milla scudi » . Non ostante la viltà del prezzo, la corte di Torino trascinò le cose cosi in lungo che, un anno dopo, ai 16 giugno, il povero ambasciatore tornava a scongiurare il Duca « che per propria riputatione massime dopo tante dilationi . . . accettasse il partito delli 6000 contanti ". Ma essendosi i venditori accontentati di una caparra, i primi marmi poterono essere imbarcati a Ripa nel 1614. 

INNOCENZO VIII. 29 agosto 1484-25 luglio 1492. "Les souvenirs de l'antiquité paienne avaient le privilège d'inquieter, d'effrayer l'esprit timore d'Innocent Vili. Le musée du Capitole ne s' accrut que de deux morceaux interessants, le sarcophage trouvé en 1485 sur la voie Appienne et les fragments d'une statue colossale trouvée près de la basilique da Constantia ... La cour pontificale n'imitait pas le rigorisme du pape. Dès lors, les reliques de l'antiquité tendaient a détróner les chefs d'oeuvre nouveaui. Elles occupaient une place d'hoaneur dans les palais des prelats ou des grands seigneurs, dans les maisons des bourgeois, les ateliers des artistes. Et pendant qu'Innoceut VIII négligeait ces trésors, Laurent le magnique mettait en coupé réglée non seulement les ruines de la ville Eternelle, mais encore celles d'Ostie". Muntz » les Arts " 1898, Innocent Vili, p. 19 sgg. 1484.

Innocenzo VIII, come del resto gli altri papi, era piuttosto inquieto di possedere statue pagane. Il museo capitolino venne creato per togliere dal Vaticano le statue suddette, che inoltre facevano concorrenza alle statue rinascimentali ordinate dai papi ai grandi scultori dell'epoca. Così Lorenzo il Magnifico, grande cultore ed estimatore d'arte, si acquistò non pochi capolavori sia di Roma che di Ostia. E fu un bene perchè ne assicurò la conservazione.

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