DEVASTAZIONE DI ROMA PRO CHIESE - 3/6



Si deve principalmente alla decorazione delle chiese l'esportazione dei marmi romani, per dedicare al santo protettore un tempio "grande, bello, magnifico, le cui armoniose proporzioni in altezza, larghezza, e lunghezza si legassero tanto perfettamente ai particolari dell' ornato da renderlo decoroso e solenne e degno del culto divino, e della fama della città come in Siena: col campanile che dovesse innalzarsi, come a Spoleto « usque ad sidera " . I più vecchi raccoglitori di epigrafi danno curiosi particolari sull'uso e sull'abuso dei marmi antichi nelle fabbriche delle chiese. -



IL FAMIGERATO SACCO DI ROMA

Il p. Grisar chiama lo scrittore della lettera tal Teodorico Vafer, personaggio di qualche importanza in corte di Roma. Ma la testimonianza del Vafer, per la profanazione della tomba apostolica, sembra contradetta non solo dal silenzio di tutti i contemporanei, ma anche dalla scoperta della croce d'oro avvenuta al tempo di Clemente VIII. Gli archivii e le biblioteche ebbero a soffrire danni irreparabili.
Ma se furono bruciati o dispersi gli archivii notarili, i notari stessi non solo ebbero salva la vita, ma fecero eccellenti affari, stipulando i patti per le taglie. Uno di essi, Domenico de Metti, intitola una carta del 19 maggio, di soli 12 giorni posteriore alla presa della città. « regnante gloriosissimo et invictissimo dfio diio Karolo ».

Non c'è dubbio che negli ultimi giorni precedenti al sacco i cittadini si affrettassero a nascondere nei sotterranei, nei giardini, nelle chiaviche, o nelle soffitte delle loro case gioie, danari e carte di valore: ma non c'è dubbio, al tempo stesso, che questi tentativi di salvataggio ebbero sorte non meno infelice di quella toccata al buon piovano del Manzoni.
Molti cittadini furono costretti a cavar fuori dal nascondiglio i loro averi per riscattare la vita propria e dei congiunti: altri pochi perdettero vita e averi: altri preferirono gettare ogni cosa nel Tevere piuttosto che vederla cadere nelle mani dei saccheggiatori. Questo stato di cose che tanto giova a spiegare la rarità estrema di scoperte riferibili al sacco del 27 — è illustrato da un documento curioso che si trova nel prot. 1012 del not. Marcantonio Mancini a e. 520, e 552 A. S.

V'era in Roma, nella regione di Parione e nella contrada di s. Martinello un banco con fondaco di panni, drappi, e merci diverse, appartenente alla ditta Giovanni Pirovano e Giovanni Bosio da Milano, i quali socii di mercatura "certas summas pecuniarum penes se repcrirent in urbe et fundico huiusmodi, illos, in diversis locis et partibus seu foraminibus domus et fundici occultave(run)t et muraver(un)t " . Lo stratagemma quasi puerile riusci a bene. Segue, infatti, il documento a narrare come morto di contagio il socio Giovanni Pirovano senza lasciare testamento, Giovanni Bosio volle che fosse fatto l'inventario di quanto rimaneva nel fondaco, e che si esplorassero i nascondigli del danaro.

Furono recuperati:
- ducatorum aureorum largorum in auro
- 1181 ducatorum Turchorum
- 21 scutorum solis
- 3 ducatorum mirandolinorum
- 96 ducatorum auri in auro de Camera
- 393 ducatorum auri de Juliis X prò ducato, in tot Juliis
- 600 ducatorum auri de Juliis X prò ducato in tot grossis.
Egli è evidente che se il Bosio avesse perduta la vita nel sacco, come il Pirovano l'aveva perduta per contagio, il tesoro sarebbe rimasto dimenticato chi sa quanti anni o quanti secoli nella casa di s. Martinello. Pochissimi, pertanto, sono i ritrovamenti riferibili con certezza al sacco del 27; anzi, fatta eccezione da quello dei 70000 scudi nelle cantine del palazzo Verospi al Corso, del quale parla il diarista Ceeconi all'anno 1705. Il tesoro scoperto il giorno 10 giugno 1879 nel pozzo nero del palazzo Casali del Drago, in via della Stelletta n. 23, formato in maggior parte di ducati e zecchini anteriori o contemporanei al sacco, conteneva per mala sorte due o tre pezzi di Paolo III posteriori a quell'avvenimento.



LO SPOGLIO DEI MARMI PER LE CHIESE

"Tutti i marmi erano di buona preda, ma tre classi furono prese specialmente di mira per le chiese. La prima è quella dei cippi, il cui ricettacolo quadrato o rotondo si prestava a contenere l'acqua santa, e talvolta anche come fonte battesimale, oppure come vere da pozzo. La seconda le conche  delle terme e delle fontane, nonchè i calici marmorei, posti in parte nelle chiese e in parte nei palazzi romani. La terza delle lastre inscritte per uso dei pavimenti, poi anche travi e architravi scolpiti con fregi o scritture, spesso scalpellati per cancellare gli ornamenti o girati per non mostrare l'epigrafe."

Quando era troppo costoso radere al suolo si innestavano chiese cristiane sui templi antichi, anche per evitare, come accadeva, che la gente andasse a pregare sui templi distrutti, e/o si sostituiva il nome della divinità con uno affine di un santo esistito o meno.
I pavimenti cosmateschi furono eseguiti nelle chiese che sorgevano su templi pagani. Infatti i marmi serpentino e porfido rosso erano cave già esaurite al tempo dei romani. Così per avere un'idea di come fossero i pavimenti degli edifici pubblici romani basta guardare il pavimento del Pantheon, rimasto intatto perchè il tempio venne trasformato in chiesa cristiana.

Bolla Sistina contro i devastatori delle chiese, semidirute o no. "Ad nostrum pervenit auditum quod nonnulli iniquitatis filii de patriarcalibus et aliis ecclesiis et basilicis porphyreticos marmoreos et alios lapides abstulerunt hactenus, et in dies auferre, eosque ad diversa loca per se vel alios asportare praesumunt " . È loro comunicata la scomunica maggiore. 11 documento "Statuta Almae Urbis "  si riferisce però solo ai furti dei marmi nelle chiese, ma tace del tutto i furti di preziosi marmi e decorazioni e statue dei monumenti classici.


ARA COELI - sopra TEMPIO GIUNONE SOSPITA
ARA COELI
- conca di basalte nero morato con quattro teste leonine. Fu costruita sopra il tempio di Giunone Sospita.
- Presso la porta laterale della chiesa verso il Campidoglio si vedeva scritto LOCVS SACER IVSSV Q. BATONI TELESPHORI.
- Cippo romano in Aracoeli.
- conca di porfido  nell'altare di s. Elena in Araceli
Altro esempio dell'uso dei marmi scritti e scolpiti nelle chiese di Roma si ha a proposito dell' Aracoeli. Questi monumenti servivano « prò ara s Angeli, prò altare Annuntiate, prò fulcro altaris divi Georgii, prò fulcro alt. Marie virginis prò fulcro alt. santi Pauli » etc.


CAPPELLA DEL CASALE DI MALBORGHETTO
- calice marmoreo  nella facciata della cappella del casale di Prima Porta, a destra della porta d'ingresso. È un ossuario a doppia ansa che porta scritto a lettere del secondo secolo: iRRVNTIVS IL • HILARIO. eoe X • ANN. XXXX


CAPPELLA DI S. ANDREA
 - È noto l'episodio del sacco del ventisette relativo alla fuga del cardinal del Monte, e dei tre suoi compagni Bartoliui, Pucci e Giberti dal palazzo della Cancelleria, nel quale avevano trovato momentaneo ricetto presso il cardinale Pompeo Colonna di parte imperiale. In memoria di tale liberazione, avvenuta nella notte di
sant'Andrea, e in memoria parimenti del suo ingresso in conclave avvenuto nella stessa ricorrenza, Giulio III volle erigere un tempietto votivo sull'estremo confine dei suoi possedimenti dalla parte di via Flaminia.
Conduttore dei lavori murarli fu Bartolomeo Baronino, architetto il Vignola.
E qui deve notarsi che il sito per l'erezione del tempietto era già consacrato da reminiscenze locali. Ai 12 d'aprile 1462, domenica delle palme, Pio II era venuto in questo luogo per incontrare la testa di s. Andrea apostolo, portata in Roma dai cardinali Bessarione, Olivieri e Piccolomini « e sino ad hoggi ivi è una cappelletta in memoria che ivi sopra un'altare fabbricato per tale effetto stette tale reliquia una notte intera ». Torrigio, Grolle, p. 225. Sembra però che la testa dell'apostolo fosse una testa romana di un qualche personaggio, probabilmente in antico filosofo.
Per soddisfare alle spese di culto Giulio III aveva imposto un balzello ai possessori dei fondi sulla via Flaminia. Gregorio XIU emise nel 1571 un motuproprio « che tutti quelli che hanno le vigne da porta Pia fino a san Pietro debbano pagare ogni anno sei bajocchi per pezza alli capellani o parrocchiani di santo Andrea » . E siccome tale misura parve al Consiglio comunale dovesse « partorire gran danno à particolari » così nella seduta del 16 ottobre fu deciso « eligendos esse aliquos nobiles qui, una cura conservatoribus et Priore, accedant ad S. D. N. eidemque hurailiter supplicent prò revocatione dicti motus proprii ». L'esito dell'ambasceria però è sconosciuto. {Decretor. pò. ro. Credenz. I, tomo XXV, e. 148', A. S. C).


CATTEDRALE DI PISA
- La cattedrale di Pisa cominciata nel 1063, e consacrata nel 1118 da Gelasio II, contiene infiniti marmi di Roma e di Ostia, alcuni dei quali anch' oggi portano il certificato d'origine, come quello del Genio della Colonia Ostiense CIL. XIV, 9, presso l'angolo s. o. della nave transversa.
- Si importarono anche sarcofagi, come quello di Marco Annio Proculo (ibid. 292) scoperto nuovamente l'anno 1742 a piedi dell'aitar maggiore.
- L'officina ove « molte spoglie di marmi stati condotti dall' armata de Pisani » (Vasari) si adattavano alle nuove opere sotto la direzione di Busketo e Ronaldo, fu scoperta fra gli anni 1883 e 1892 nell' orto di Luigi Bottari, contiguo alla piazza del Duomo.


CATTEDRALE DI WESTMINSTER
E come non bastasse la devastazione per Roma, ma quando tutta l'Europa era ancora cattolica: "I porfidi e i serpentini onde sono commessi il sepolcro di Enrico III, parte del pavimento davanti all'altare grande, e certi altri sepolcri nella cattedrale di Westminster furono portati via da Roma dall'abbate Richard of  Ware poco dopo il 1258."


DUOMI VARI
- Dalle cave inesauste « districtus urbis » si cavarono materiali per la costruzione di vari duomi e cattedrali. Per taluni di questi edificii manca la prova scritta, ma la qualità e la condizione dei marmi che li compongono bastano a mostrarne l'origine.
- del duomo di Lucca (1060-1070),
- di Monte Cassino (1066),
- di s. Matteo in Salerno (1084),
- di s. Andrea in Amalfi (XI secolo),
- del duomo di Spoleto,
- del battistero di s. Giovanni in Firenze (1100),
- del monastero di Nostra Signora di Tergu in Sardegna,
- del monastero di s. Fruttuoso a pie del monte di Portofino,
- della chiesa di s. Francesco a Civitavecchia,
- del duomo d'Orvieto (1321-1360).


DUOMO D'ORVIETO
 - Maestro Ciolo di maestro Tommaso d'Amelia faceva spesa in Roma per cavare marmi da un fossato presso lo stesso luogo, e per la polizza di salvacondotto fuori di Roma, e per pagare un notaro che scrisse lettere da parte dei conti dell'Anguillara. In altro documento dello stesso mese sono registrate tutte le spese fatte da lui a maestri e lavoranti che erano a ricercare e a lavorare marmi. La spesa notata per portare ferramenti e altro da Orvieto a Roma, a Castel Galera, e altrove, fa vedere che s'intrapresero i lavori intorno a quel tempo. Nel giugno potevano già essere recati circa venti pezzi di marmo del peso di molte migliaia di libre.
 - Da Roma stessa spedironsene sette da Castel sant'Angelo, oltre quelli che se ne acquistarono da varie persone. Molti ne forni anche la contrada di s. Paolo.
 - Il comm. Fumi cosi parla dei materiali da decorazione per il duomo d'Orvieto:  "Notevole è la quantità di marmi venuti da Roma e dalle sue vicinanze". Già dai ricordi datici dal p. Della Valle si hanno marmi romani arrivati per la via di Orte, ne' primi anni della edificazione della chiesa (giugno 1316).


MONASTERO S AMBROGIO sopra TEMPIO HERCULIS
- Venne costruito sulle rovine del tempio di Herculis Musarum  nei pressi del Circo Flaminio e rispetto al quale, sul lato Nord, (l’attuale via del Portico di Ottavia), si erano andati allineando nel tempo portici e templi che diedero origine ad un assetto urbanistico dove la successiva realizzazione dei teatri di Marcello e di Balbo ne consoliderà il carattere monumentale. A riprova il ritrovamento del piedistallo di una delle muse di Ambraeia, portate in Roma da M. Fulvio Nobiliore in occasione del trionfo etolico dell'anno 565 (CIL. VI, 1307) fu scoperto l'anno 1868, quasi di fronte al portone maggiore del monistero di s. Ambrogio. Vedi de Rossi in Bull. Inst. 1869, p. 9.


MONASTERO S SPIRITO sopra FORO TRAIANO
- 1432. FORVM TRAIANVM. Petronilla Capranica, sorella dei cardinali Angelo e Domenico, fonda in una sua proprietà al foro Traiano il monastero dello Spirito Santo, distrutto l' annuo 1812 in occasione degli scavi napoleonici.


S MARIA AD MARTYRES sopra PANTHEON
- AREA PANTHEI. « Sulla piazza dirimpetto alla chiesa una sepoltura di porfido molto gentile con due lioni, dallato una bella petrina et con due vasetti di porfidodallato», p. 573. 


QUO VADIS sopra TEMPIO DI APOLLO
- Edificata sopra un tempio di Apollo a cui si portavano exvoto per le guarigioni ottenute. La famosa lastra di pietra che avrebbe preso il calco dei piedi di Gesù apparso a S Paolo altro non è che un exvoto scolpito a mano, reperto debitamente riutilizzato.


S AGATA sopra DECEM TABERNAE
- « In quo monte (Quirinali) est ecclesia sauctae Agathae in Subura ubi et decem tabernae fuerunt: ut in tiburtinis lapidibus no vite r effossis apparet », f. 15. Insomma vennero depredate dieci taberne per edificare la chiesa.


S AGNESE
- W. Amelung ha segnalato una terza classe di marmi usati dagli scultori del rinascimento, quella delle « statue antiche trasformate in figure di santi ».Egli cita il S Sebastiano in s. Agnese dei Pamphili, ricavato da un Giove o da un imperatore seduto: la s. Agnese sotto il tabernacolo della basilica nomentana, replica (antica) di una delle due figure femminili di Ercolano, ora nel museo di Dresda.
- S Agnese in Nomentana,  Il card. Giuliano della Rovere restaura il portico di s. Agnese. 1480, 12 giugno con marmi di scavo.


S AGOSTINO su Fabrica Romana
- 1479. STATIO RATIONIS MARMORVM. « Rendendosi angusta la chiesa fabbricata da padri che già in notabil numero erano destinati al servitio di quella, il cardinale Guglielmo Eustotevilla havendola da fondamenti fatta demolire, coir indirizzo di Jacomo da Pielrasanta e Sebastiano Fiorentino fece erger questa che di presente si vede ».
- La chiesa fu fabbricata sopra una collinetta la quale, come il monte Giordano, il monte de' Fiori etc. rappresenta la rovina di un grande edificio: ma non se ne conosce la natura il nome antico.
- Venne costruita utilizzando il travertino proveniente dal Colosseo.
- La statua della Madonna, più grande del vero come in genere le divinità pagane o gli imperiali, seduta con corona e pargolo, sarebbe per alcuni una Grande Madre rimaneggiata. Secondo una tradizione popolare sarebbe invece un'antica effigie di Agrippina che teneva fra le braccia il piccolo Nerone. In ogni caso è di epoca imperiale.


S ANASTASIA
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda  una 
trabeazione romana di marmo spogliata e utilizzata per s. Anastasia.


S ANDREA CATA BARBARA sopra BASILICA DI GIUNIO BASSO
- Questa chiesa fu costruita all'interno della basilica di Giunio Basso, una grande e preziosa aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.c., che prese il nome dall'annesso monastero denominato cata barbara patricia, in ricordo dell'antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine barbara aveva originato la denominazione catà barbarum patricium, ossia presso il barbaro patrizio. Il pavimento era in opus secrile, l'edificato con colonne e marmi.


S ANDREA IN NAZARENO
calice marmoreo  «in pilla marmorea cipo antiquo ubi est aqua benedicta in s. Andrea in Nazareno » presso corte Savella, con 16 colonne romane antiche.


S ANIANO 
 1475 Sixtus pp. rinnova  il tetto e le pareti di s. Aniano, in via de Cerchi, facendo largo uso di materiali antichi.


S ANICETO
- Il duca Giovannangelo Altemps nel 1617 collocò il corpo di s. Aniceto in un'urna di giallo trovata al terzo miglio dell' Appia, e da lui creduta "labrum quod Alexandri Severi imp. sepulcrum fuit".


S ANTONIO ALL'ESQUILINO
- 1481. Il card. Costanzo Guglielmi riedifica (a più alto livello?) la chiesa di s. Antonio all' Esquilino, confinante con la basilica di Giunio Basso, con impiego dei marmi e colonne di questa


S ANTONINO DE PORTOGHESI
- conca di marmo bigio brecciato in s. Antonino dei Portoghesi 


S APOLLINARE sopra TEMPIO APOLLO
S APOLLINARE
Il Mazochio copiò sei iscrizioni antiche in s. Apollinare vecchio, una nelle quali « in urna aquae benedictae » le altre « in pavimento prope rostra chori, in pavimento inter rostra chori, in pavimento a latere dextro chori, in pavimento prope altare maius "
- Calice marmoreo  in s. Apollinare.
- La sola notizia che si ha che s. Apollinare sia stato scelto a titolare dell'attigua chiesa « ut nomen Apollinis, cui antea erat dedicatum facilius deleretur: cuius ingentem quamdam testudinem subterranea m, multis magnisque demolitorum aedificiorum ruderibus obrutam, noviter vidimus, cum fundamenta . . . d. Augustini iacerentur. Erat enim ibi templum » .


S BALBINA sopra   DOMVS CILONIS. 
- 1489. Restauri a s. Balbina per opera di Marco Barbo, card, di s. Marco, nepote di Paolo I. L'iscrizione sopra una trave del tetto ap. Armellini, Chiese, p. 591. I restauri erano stati eseguiti con marmi antichi da maestro Pasquino di Francesco da Pontassieve, il quale, venuto in fin di vita nel settembre, lascia alle eredi i suoi crediti verso il detto cardinale cioè « residuum cuiusdam laborerii quod asseruit fecisse in ecclesia sancti salvatoris in Barbina »


S BARTOLOMEO all'Isola  sopra  TEMPIO DI ESCULAPIO 
La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X secolo) sulle rovine del tempio di Esculapio: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche.
- Furono impiegate nella sua costruzione venti colonne romane di recupero con basi e capitelli di varia maniera. Le quattordici di granito del Foro furono forse trovate sul posto. 
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un antico grifone in s. Bartolomeo all'isola.
. L'imperatore depose il corpo di Bartolomeo apostolo ed altre illustri spoglie in una vasca di porfido, la maggiore delle conosciute, misurando m. 3,34 in lunghezza, 0.90 in larghezza e profondità. Conserva ancora il foro per la chiave di scarico dell'acqua. Il nome di Pasquale è inciso sull'architrave della porta maggiore di s. Bartolomeo, insieme a quello di Ottone III il sanguinario. La data è del 4 aprile 1113.
- La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X sec.) sulle rovine del tempio di Esculapio: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche. Furono impiegate nella sua costruzione venti colonne romane di recupero con basi e capitelli di varia maniera. Le quattordici di granito del Foro furono forse trovate sul posto.


S BASILIO sopra Atrio Romano
- Si ritrova V iscrizione delle « mansiones Saliorum i CIL. 2158 « in fundamentis atrii magni et antiquissimi iuxta s. Basilium .... anno VII Siiti pontificis, quando paene totum interius fuit effossum idem atrium ad extrahenda marmerà, inter qua etiam plura erant pulcherrimis litteris ». Fra Giocondo ricorda pure come « reperta apud s. Basilium et destructa " una tavola lusoria con le parole CRESCO PER CREPAS GAVDEO PER PLORAS INVIDE MORERE


S BENEDETTO IN PISCINULA sopra DOMUS ANICIORUM
 - calice marmoreo in cappella di s. Benedetto a Ponte Quattro Capi. Si tramanda che questa chiesa fosse stata edificata nella Domus Aniciorum alla cui gente appartenne S. Benedetto. 


S BIAGIO 
calice marmoreo  in s. Biagio della Fossa.  


S BONOSA
R. XIV. Si fanno scavi nella chiesa di s. Bonosa, e si trova sotto 1'altare il corpo della santa al piano antico di Roma, tra le pareti abitate dalla santa titolare.  Fra Giocondo trascrisse circa questo tempo più lapidi « Transtiberim iuxta. s. Bonosa in qda pariete » già la suddetta casa aveva svaligiato un cimitero romano. CIL. 662, 22350 etc. 1480 circa.


S BRIGIDA
 - calice marmoreo in s. Brigida. 


S CECILIA 
Calice marmoreo di s. Cecilia, simile a quello del cortile Mattei. 


S CLEMENTE sopra TEMPLUM MITRAE
- La ricostruzione della chiesa di s. Clemente per l'incendio normanno fu incominciata dal card. Anastasio circa il 1125, e condotta a termine dal card. Pietro Pisano il 26 maggio 1128. Gli amboni e i plutei furono tolti dalla basilica sotterrata; le 36 colonne del portico e dell'atrio da più edificii celimontani fatti a pezzi. Formano gruppo 17 fusti di granito bigio, e 6 di cipollino  e le scaglie dei piccoli blocchi già lavorati sono assai minute. Vedi Bull, com., tomo XXVI, a. 1899,
- Cippo romano e colonne di recupero in s. Clemente.  


S COSIMATO
 - Vasca di s. Cosimato. Girato di 180° l'asse della basilica, e trasferitone l' ingresso da oriente ad occidente, il calice rimase probabilmente nel sito primitivo, dove sorsero più tardi le case dei Papazurri, essendovi memoria di un trasferimento fatto nell'anno 1456 il giovedì 29 aprile. È rimasto nel mezzo del secondo chiostro del convento sino al 1892, nel quale anno fu destinato a fungere da vaso di fiori nelle Terme di Diocleziano. 
Fra Giocondo da Verona copiò nel solo s. Cosimato i titoli CIL. VI, 15365, 12996, 22137 etc. 1475, cioè le epigrafi romane usate come lastre.


S CRISOGONO
- Giovanni da Crema riedifica contemporaneamente la eh. di s. Crisogono, sollevandola dal piano antico al moderno. Vedi Bull. com. 1892, p. 304. È probabile che le 22 colonne della nave, di granito orientale, e le due rarissime di porfido sotto l'arco della tribuna, appartengano alla basilica primitiva, a sua volta però edificata con marmi antichi. I marmi del pavimento furono in parte scavati lungo la via campana.




S CROCE IN GERUSALEMME sopra PALAZZO SESSORIO
- conca di basalte nero morato con quattro teste leonine in s. Croce, chiamata dal Ruccellai "concha di paraone molto gentile dove si posa la tavola dell' altare "
- La s. Elena nella cripta di s. Croce in Gerusalemme, altri non è se non la statua di Giunone
-  « In domo Ioannis Ciampolini non loge a campo florido legi infrascriptas litteras in lapide marmoreo multis in locis fracto qui repertus fuit apud ecclesiam sanctae crucis » CIL. 1259, f. 19. Per la chiesa di S. Croce in Gerusalemme vennero usate le lapidi romane.

 - « Nella valle che è fra la villa Madama e Ponte Molle si scoprirono nel 1500 le rovine di un antica chiesa a tre navi in volta, che credesi essere stata fabbricata da Costantino Magno nel luogo medesimo dove questo imperatore vide in aria la Croce ".La notizia è alquanto sospetta. Le collezioni artistiche di palazzo Cesarini sono descritte dall' Aldovrandi a p. 221, il quale nomina « il cortiglio" e tre sale riempite di busti e teste che richiamano alla memoria la scoperta così descritta dal Vacca:  « Dietro le terme Diocleziane, volendo il padrone della vigna fare un poco di casetta . . . scoprì due muri che poco avanzavano sopra terra e cominciando a cavare tra di essi vide un poco di buca . . , fatta a modo di forno e vi trovò diecidotto teste di filosofi che vende per diecidotto scudi al sig. Gio. Giorgio Cesarini » Mem. 104. Nella terza sala eravi « una gaba grande di bronzo lodata molto da Michel Angelo ». Claude Bellièvre di Lione, che visitò Roma nel 1514-15, ricorda una statua di Catone Censore, simile a quella posseduta dai Medici in Firenze. Nel prot. capit. del not. G. B. Garbani a e. 8, si narra come Giuliano, figliuolo di Giorgio, ricomprasse il 30 aprile 1571 da Paolo Giordano Orsino il palazzo vendutogli li 2 maggio 1570 per 3000 scudi. La somma è cosi meschina che non mi sembra essere questione del palazzo principale. L' Ameyden narra del card. Giuliano il vecchio :fu vescovo d'Argentina in Germania. « Fabbricò in Roma una casa d'architettura tedesca, con una torre alta, sopra la quale sta scritto con lettere grandi ARGENTINA et è hoggi posseduta dalla casa ».


S EUSTACHIO sopra TERME ALESSANDRINE
- conca di porfido rosso in s. Eustachio.
- Celestino III riedifica la chiesa di s. Eustachio fra le rovine delle terme alessandrine. Era a tre navi con due ordini di colonne, di diversi marmi, otto per parte. L' iscrizione della conca porfiretica sotto l'altare di mezzo, dice:  «  ego Coelestinus corpora sanctorum et oculis vidi et manibus tentavi et recondidi cum titulo antiquo in mausoleo sub altari » . Vedi De Rossi, Inscr. Chr. tomo II, p. 449, n. 216.


S FILIPPO
 - calice marmoreo  nella sagrestia di s. Filippo fuori porta Pinciana  


S FRANCESCA ROMANA
- conca di marmo africano in s. Francesca Romana.


S GENNARO
- 1563, 10 ottobre. Convenzione tra una società di scavatori e il Capitolo vaticano per ricerche di antichità nel luogo detto san Iennaro, ove deve presumersi la chiesa
« Die X. Octobris 1563. Cum fuerit et sit quod D. Laurentius Gualterius — ut asseruit, obtinuerit a Capitulo et Cauonicis S. Petri de Urbe quandam patentem sive licentiam de excavando et cavas faciendo in loco vulgariter iiuucupato Santo Gennaro ad dictum Capitulum spectante cum conditione de dando de omnibus rebus in d. cavis reperiendis de tribus partibus Unam ipsis Capitulo, et cum Ipse d. laurentius nequeat huiusmodi negocio solus resistere. Hinc est quod idem Laurentius inimisit in societatem Mag. Dùos Angelum de Capranica et Capitaneuni Venturam trositti qui omnes Inter se de venere ad iufrapta pacta » .


S GIACOMO AL COLOSSEO sopra COLOSSEO
S. Giacomo del Colosseo aveva pure il suo bacino, trasferito da Paolo II nella piazza di s. Marco. Conca di Parione : « ad concham Parionis fuit templum Pompei...., , quae concha traslata fuit et stat nunc in Colliseo coram hospitali sancti Jacobi » 
D'esser tirata una conca de serpentino grande nella piazza di san Marco, la quale conca stava dinanzi a san Jacovo del culiseo. e feccia tirare papa Paolo II ». Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti », a. 1875, p. 141. Il trasporto di questa « concha magna marmorea » fu eseguito da Evangelista da Pesaro, ingegnere. Per la quale operazione furono in parte diroccate « domus tam Juliani de Capranica quam Caroli Muti prope sancturn Marcum ». Sulle vicende della conca vedi sopra a p. 4. 1466, giugno. 




S GIACOMO DEGLI SPAGNOLI
- 1450. STADIVM. Don Alfonso Paradinas canonico di Siviglia, rifabbrica sui fornici dello Stadio la chiesa di s. Giacomo degli spagnuoli. Armellini, « Chiese » p. 380.


S GIOVANNI E PAOLO
Continuate dal p. Germano, Passionista, le escavazioni dell'antica casa romana, sulla quale è fondata la chiesa dei ss. Giovanni e Paolo al Celio (cfr. Notizie 1887 p. 532), sono state rimesse in luce altre tredici stanze, di varia dimensione, tutte costruite in laterizio e destinate ai diversi usi domestici. L'edificio conmnicava con la via pubblica {clivus Scauri) con un vestibolo, che nel sec. XI fu ridotto ad oratorio e decorato. In una pittura è rappresentato il Salvatore, con ricco pallio gemmato, con un volume su cui è scritto: "Lux ego sunt mundi, niilu qui cuncta creavi." Ai lati due arcangeli coi  nomi S MIHAEL e S GABRIEL. Sulla destra, un'imagine nel costume della corte bizantina col nome S PAYLV. Un'altra doveva trovarsi dal lato sinistro, col nome s. Johannes.

Dal descritto vestibolo si passa in un corridoio, o fauce, sulla quale hanno l'ingresso due camere, che corrispondono sotto l'abside della chiesa. Una di esse è stata completamente sterrata, di m. 5,60 X 4,00, con l'altezza di circa 6 m. La volta è stata in gran parte troncata: ciò che ne rimane è adorno di buona pittura
rappresentante scene di vendemmia e svariati uccelli. Sulle pareti sono dipinti dodici eroti alati, alti m. 1,00, con una semplice clamide gittata dietro le spalle e sorretta con le braccia. Una serie di grandi encarpi ed uccelli svolazzanti decorano gli spazi intermedi. Cotesti dipinti rivelano l'arte ancora fiorente, e possono attribuirsi all'età, in circa degli ultimi Antonini.
Tre altre stanze, poste in comunicazione fra loro mediante larghi passaggi arcuati, sembrano essere state destinate ad uso di bagni; essendovisi ritrovate condutture per aria calda e per acqua. Quivi fu ricuperata una vasta conca di terracotta. Altre quattro celle sono state pure sterrate in vicinanza di quelle ora descritte; ed in una di esse si è trovato una specie di pozzo quadrilatero costruito in opera laterizia, ed una fontana.
Si rinvennero negli sterri varie anfore e lucerne fittili, alcuni avanzi di decorazioni intagliate in marmo ed una testa parimenti marmorea. Un frammento di anfora vinaria porta, dipinte in rosso, lettere e cifre numeriche relative alla quantità e qualità del vino; sopra le quali fu tracciato, parimenti in rosso, il monogramma A X OJ.
Un altro simile frammento conserva tuttora il collo dell'anfora con la originaria chiusura in gesso: e su questo è improntato un sigillo, che porta in giro i nomi SE.r «VIDI DAYCEI , e nel mezzo, in due righe rettilinee EX VTRe .


S GIOVANNI IN LATERANO sopra PALAZZO LATERANO
-  urna di porfido trovata nelle terme di Agrippa l'anno 1443, e collocata da Clemente XII nella sua cappella Corsini al Laterano.
- BASILICA SALVATORIS IN LAT. -  1490. Circa questi tempi Innocenzo VIII « reparavit ecclesiam sancti Johannis ... et ibi praeparavit duas grossas columnas (antiche) cum lapidibus marmoreis prò faciendo ibi arcu ».
- Calice marmoreo in Battistero Lateranense.
- Nel Campo lateranense, oltre alla ben nota raccolta di bronzi, v'erano sculture marmoree, fra cui due leoni collocati su rozzi piedistalli, a d. ed a s. del simulacro di M. Aurelio.  « In sulla piaza rilevato da terra braccia quattro . .  uno huomo a cavallo tutto di bronzo (p. 571). Item in sulla piazza in sur un pezo di colonna una testa di giogante di bronzo e uno braccio con una palla di bronzo, item una lupa di bronzo pregna con una altra figuretta di bronzo » p. 572.  "Labrum ex porphyrite" ora nella cappella Corsini. Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II (cosmatesco), ricavato da fregi e marmi romani.  
- MAVSOLEVM HELENAE. Anastasio IV scopre il sarcofago porfiretico di Flavia Elena, nel mausoleo della villa ad duas Lauros, a Tor Pignattara, e lo trasferisce al Laterano. Danneggiato nell'incendio di Clemente V, i canonici lo risarcirono nel 1509 « iniuria temporum undique diruptum ac protinus disiectum ». Pio VI lo collocò nella sala della Croce Greca, sotto il n. 589. 1160 circa.
- "Dopo sotto del ponteficato di papa Paulo IV, cavandosi dall'altra parte della suddetta chiesa incontro dell'Hospedale di santa maria in portico, e avante la chiesa di san Salvatore appunto sotto il colle dove soprastava la Rocca capitolina in vico lugario furono trovate altre memorie del portico di esso tempio  di sei colonne di sasso Tivertino stuccate et striate et corinthie come erano quelle ch'erano nella parte di dentro del tempio tanto che quelle della parte di dentro et quelle del portico davanto erano di una misura di una forma et di una altitudine grosse piedi 4 et alte piedi 34 et mezzo eccetto che le colonne angolari erano di una ottava di un piede di più che le altre.... et oltre alle dette colonne rovinate et delle pariete et delle basi che anchora erano in opera havemo veduto quest'altra memoria dell'area di esso tempio che era Herario posta in opera poco discosta al Pronaon.... che demonstrava essere la faccia del tempio incontro alla rupe per l'angolo sinistro, et il destro verso il foro Romano poi che la parte anteriore volgeva verso Borea."
- "Labrum ex porphyrite" ora nella cappella Corsini.
- Chiostro lateranense, opera del Vassalletto II (cosmatesco), ricavato da fregi e marmi romani.
- « Apud basilicam lateranensem prope aquaeductum an. 1575 " fu scoperto, presente il Pighio, il cippo CIL. VI, 267 ^ relativo a rivendicazione di suolo pubblico fatta, al tempo di Tiberio, da una commissione di
senatori presieduta da L. Asprenas cos. a. 6 p. C.
« Sotto lo spedale di s. Gio. in Laterano vi attraversa un fondamento grossissimo, tutto di pezzi di buonissime figure. Vi trovai certi ginocchi e gomiiti di maniera greca : parea tutta la maniera del Laocoonte di Belvedere  »  . Vacca, Mem. 13.
« È ferma opinione che nella via di s. Giovanni in Laterano, particolarmente dietro alla Scala Santa (di Sisto V) verso al mezzo di quelli muri di acquedotti (villa Wolkonsky) vi sieno cose notabili : perchè ivi era un'abitazione principale al tempo delli Goti e altri, vi sono state fatte gran ruine ; e poco si è scoperto  »  Id. Mem. 125.
« In una picciola vigna vicina p fianco alle scale Sante la quale termina coll'acquedotto di Claudio si vede ancora in essere la gran buca riquadrata in forma di camera dove fu nascosta la statua equestre . . . con la quale dicono che vi fossero alcune colonne di alabastro cotognino, delle quali colonne due ne furono cavate, e portate via da Roma, et a tempo nostro in tre vigne di quella contrada, che sono quella de Giustiniani, l'altra della famiglia della Valle... e la 3° ch'era del cardinale Granvela si sono cavati molti marmi mischi e scoperti vestigi di fabrica grande... ». Il sito di queste vigne può essere riconosciuto con l'aiuto del documento che segue, in atti Taracchi, prot. 17o7, e. 446, in data 31 ottobre 1578:
«(Lelio della Valle vende al card. Antonio Perenette card. Granvellano) unam petiam vinee site inter menia urbis prope eccliam Lateranensem incontroversus portam Maiorem, cui ab uno latere est vinea Tiberij Stalle, a duobus via publica, ab alio vinea cardinalis Perenotto cet » per il prezzo di scudi 152 boi. 50. Vedi
anche Cod. Barber. Vat. XXX, 136, e. 74 « Terracotta alla cava della vigna della Valle presso s. Gio: laterano attaccata al p. Giustiniano »


S. GIOVANNINO sopra MITHRAEVM
- Bull. com. tomo XXII, a. 1894, p. 293. I monumenti scritti di s. Giovanni, mitriaci o no, sono riportati a e. 112, 112', 113, 113' e 121. Il gruppo comprende le memorie di iniziazioni etc. CIL. 751, 752 incise « circa basim » o « in basi » di tre colonne: quella n. 749 « in s. Joanne prope s. Silvestrum » e undici titoli sepolcrali probabilmente messi in opera nel pavimento.


S LEONARDO
- cippo romano "in ecclesia s. Leonardi apud forum Judaeorum".


S LORENZO FUORI LE MURA
- Il card. Odoardo sostituì nella « piazza della Conca di s. Marco » come la chiama Marcello Alberini nel suo Diario, un altro vaso di granito rosso il quale, da tempi remoti era stato trasferito da qualche terma imperiale al sepolcreto di s. Lorenzo fuori le mura.
- 1191 Celestino III edifica il chiostro di s. Lorenzo fuori le mura, con materiali antichi e in terreno pieno zeppo di monumenti cristiani. Vedi Cod. vat. 9198, e. 26'. 1197.
- La scheda 1557 del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda i sarcofagi di s. Lorenzo fuori le mura,


S LORENZO IN MIRANDA sopra TEMPIO ANTONINA E FAUSTINA
- Edificato sul tempio di Antonino e Faustina, con 10 grandi colonne di cipollino alte 40 piedi, tutte in blocco unico. Furono risparmate proprio perchè in unico blocco, e quindi impossibile tirarle giù. In origine la cella era rivestita di marmo.
- Esternamente il podio, l’alzata della cella prima delle colonne, è in tufo. Originariamente non era così. I buchi che ora vediamo servivano a fissare tramite delle grappe le lastre di marmo. I templi divennero spesso nel medioevo delle cave; in questo caso i marmi furono utilizzati per fornire il materiale necessario all’abbellimento della basilica lateranense.
- AEDES DIVI PII nn. 202, 202'. Cornici, fregi, imbasamento « nella cava di s. Lorenzo despiciali » .


S LORENZO IN PANISPERNA sopra LAVACRO DI AGRIPPINA
- « (Il Lavacro di Agrippina) fu rinnovato et restaurato da Adriano imperatore, ove era un pino grandissimo et una fonte abbondantissima d'acqua, et onde poco fa fu dissotterrato un marmo, nella salita della prossima valle Quirinale, ove erano intagliate queste lettere (CIL. XV^ 7247). Fu ancora nella valle Quirinale il pozzo di Decia Proba: il quale pozzo fu fatto da essa Proba sotto il tempio prossimo di Santa Agata, et vicino a santa Maria in Campo, ove à rincontro sono scolpite alcune lettere, che ciò dimostrano, à canto all'hospedale degli albanesi »
Il Sabino dice: « prope muros monasterii s. Laurentii panispernae in vinea cura effoderetur, reperta fuerunt simulachra marmorea duo Bacchi, et ibi in loco quadrato fons erat : in canalibus plumbeis qui suberant hoc scriptum erat — in lauacro Agrippinae (retro) imp. caos. Trai. Hadriani aug. sub cur. Trebelli marini, Martialis ser. fecit — Lavacrum Agrippinae restituit Hadrianus, in quo multa simulacra reperta, Apollinis praesertim». L'Albertino determina il luogo della scoperta con maggiore diligenza:
SAN LORENZO IN PANISPERNA
« Vestigia (Lavacri) apiid ecclesiara sancti Laurentii panis pernae visuntur apud thermas Olympiades in ascensu Viminalis non longe a tempio Sancti Vitalis in quo loco fuerunt reperta simulacra duo Bacchi marmorea, cum fonte et fistulis plumbeis cum hac inscriptione etc. ».
- Convien credere che al Lavacro di Agrippina appartengano gli avanzi scavati e scoperti dal Parker l'anno 1865 sulla china del Viminale, che fronteggia la chiesa di Vitale, nell'orto già Stati, dove oggi formano angolo le vie Genova e Nazionale. Si cavò in tempo di Clemente X nell'orto de Signori Stati » dice Pier Sante Bartoli, mem. 27 «ove si scoperse gran parte delli bagni di Agrippina, nelli quali fu trovata una statua di Venere di altezza da 9 palmi (m. 2,00) quasi che intatta, e anche bella quanto la Venere de Medici. Vi furono trovate anche stanze dipinte ed altre lavorate di mosaico con altre statue, busti e frammenti ».
- Negli scavi del 1869-1872 si ritrovarono belli figulini, con la data del 123, e molti pezzi di fregio fittile con spiragli terminati da teste canine, i quali servivano per dare esito e sfogo ai tubi caloriferi.


S LUIGI DE FRANCESI sopra TERME ALESSANDRINE
-  Si sa che la chiesa s. Luigi de' Francesi venne costruita « dove già furono le tenne (terme) d'Alessandro », cavandone marmi e colonne.  


S MARCELLO
- « In s. Marcello, nella seconda cappella a destra è una gran conca di porfido ovale, con testa di leone nella facciata, ma presentemente resta quasi tutta racchiusa, con avere scalpellata la detta testa di leone per appoggiarvi il paliotto " (Ficor.).
- conca di marmo nero sotto l'aitar maggiore di s. Marcello


S MARCO
- Conca di porfido rosso in s. Marco.
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda una base del foro Transitorio in s. Marco.
-  La loggia venne costruita e decorata con marmi sottratti al Colosseo e al Teatro di Marcello e a queste costruzioni si conforma.  Infatti i conti di fabbrica incominciano a registrare peperini di scavo forniti a s. Marco da m° Bonomo di Paolo, sin dal giugno 1466.
- 1466, decembre. I conti parlano di grandi lavori di sterro fatti per ispianare il giardino di s. Marco: anzi, in data 14-17 decembre è detto espressamente: « Antonio di puzo di ave per opere 33 a lavorato luy soy cópagni a cavare tevertine e rispianare del zardino ». Pel gennaio seguente: « maestri manuali che ailo lavorato a cavare tevertini da dreto ala tribuna de s Marcho».
- Altra nel marzo: "maestri scarpelini et manuali ebano lavorato per cavare li fondaménti dietro a sancto marcho et laborare pietre per il portigalo (la loggia della Benedizione) davante a scto marcho".
- 18 ottobre 1470, 7 febbraio. Grandi provviste di travertini per il portico e la loggia della benedizione di s. Marco.
- (Nella chiesa e nel palazzo di s. Marco) « andò una infinità di travertini che furono cavati, secondo che si dice, di certe vigne vicine all'arco di Costantino, che venivano a essere contrafforti de fondamenti di quella parte del Colosseo eh'è oggi rovinata, forse per aver allentato quell'edifizio » Vasari, Giuliano da Maiano, IV, 5. Siccome il Colosseo non è mai venuto a trovarsi « in certe vigne » né ha mai avuto «contrafforti de' fondamenti » è chiaro che si tratta delle sostruzioni del Claudium, fatte a grossi macigni di travertino, e poste sul confine tra le vigne Cornovaglia e dei ss. Giovanni e Paolo, vicine all'arco di Costantino.
- 1467 Fino al principio del sec. la piazza Venezia è rimasta chiusa da un giro di colonnette. L'ultima memoria di scavi per il palazzo di s. Marco è del dicembre 1467, quando si ricordano opere impiegate « in excoprendo, fodiendo, et auriédo tevertinas in salis magnis dictii palatii, et fodiendo terracium de sub voltis ».


S MARGHERITA sopra TEMPLUM VENERIS et CUPIDIS
- SACELLVM S. MARGARITAE. Sisto IV ricostruisce la chiesolina di s. Margherita sull'angolo che le mura della città formano con l'anfiteatro Castrense. Sembra fosse il Tempio di Venere e Cupido. Tra i marmi messi in opera si ricorda il bel cinerario di Flavia Felice CIL. 8488. La cappella fu detta anche di s. Maria del
Buonaiuto.


S MARIA ANTIQVA sopra TEMPLVM  DIVI  AVGVSTI
- 1526, 2 ottobre. Primo ricordo di scavi nel sito di s. Maria Antiqua. « lodictione XV raensis octobris die secimda 1526 sedente Clemente VII. facultatem concedimus districtius inbibentes dilectis filijs francisco tituli sancte Marie in Transtiberini presbitero Car." moderno et nostro Camerario ac diete Camere presidentibus Datum Rome apud sanctum Petrum Anno incarnationis dorainice Millesimo quingentesimo vigesimo sexto, Quinto decimo Kalendas Septembris Pontificatus nostri Anno Tertio ".


S MARIA DE CARDELLIS  
- 1475 - Sixtus pp. rinnova la chiesa di s. Maria de Cardellis facendo largo uso di materiali antichi. - Sarcofago del De Cardellis con divinità pagane. 


S MARIA DE CERCHI sopra CIRCO MASSIMO
- 1494, 27 maggio. L'abate di s. Gregorio Pietio Xouioiii loca a Gabriele de Rossi una parte considerevole delle sostruzioni del Circo Massimo, sotto il Palazzo Maggiore. Esso si riferisce a quella lunga fila di grottoni tuttora esistenti in via de' Cerchi, e precisamente alla parte compresa tra la vigna di Mario Mellini, e quella di maestro Guidone da Viterbo. Se ne può riconoscere la località per mezzo di quella certa « ecclesia existens subtus dictum terrenum « la quale può essere s. Maria de Gradellis (gli « scivolenti " di Flaminio Vacca m. 6), rimodernata dai Cenci nel seicento, sotto il titolo di s. Maria de' Cerchi, e ridotta a mascalcia nel 1886


S MARIA DELLA FEBBRE
-  "Paolino da Binasco e socii fanno scavi nelle due rotonde di s. M. della Febbre, ovvero di s. Andrea, per il seppellimento di Callisto III e di s. Petronilla per il seppellimento di un penitentiero. Il primo scavo, descritto dal Grimaldi, non fruttò scoperte. Nel secondo « si trovò un avello di marmo bellissimo e dentro una cassa grande et una piccola di cipresso coperta d' argento fino d'undici leghe che fu di peso libbre 831. Li corpi ch'erano dentro erano coperti di drappo d'oro fino tanto, che pesò l'oro colato 16 libbre. Tutte queste cose belle il papa mandolle alla sua zecca ».


S. MARIA DE MONTE SERRATO sopra STABULA FACTIONUM IV
-1518. Si demolisce una vecchia chiesetta di s. Nicolao de' Catalani fondata l'anno 1534 da Iacopo Ferrantes da Barcellona, e sul sito si scavano le fondamenta dell'attuale chiesa di s. M. in Monserrato con reperimento marmi perchè si è nelle aree delle Stabula Factionum IV.
 - Calice marmoreo in s. M. di Monserrato,


S MARIA DEL POPOLO 
La cappella Chigi in s. Maria del Popolo, nella quale finirono alcuni marmi del tempio de' Castori (Fea, Notizie, p. 6)  
- « conceditur ad xx annos Mons Auste vulgariter nuncupatiis situs in urbe prope flumen Tyberis ac viam publicam qua transitur ad ecclesiam beate Marie de populo, cum eius pratis ac plateis ab utraque parte usque ad ecclesiam s. Jacobi, de eo prò libitu sua rum voluntatum disponendi durante tempore predicto » (A. S. V. Investiture, tomo VII, p. 141).


S MARIA DELL'ANIMA
- « Le 11 avril 1500 l'ambassadeur imperiai Mathieu Lang posa la première pierre de l'église nationale des Allemands: le 25 novembre 1511 l'édifice fut consacré, bien qua les travaux de l'eitérieur se poursuivissent jiisqu'au 1519 »
Il sito, che cade in piena regione dei marmorarii, era stato donato ai connazionali tedesco-fiamminghi sino dal tempo di Eugenio IV da un Giovanni di Pietro, e da Caterina sua moglie.
« Mi ricordo al tempo di Giulio III tra la Pace e s. Maria dell'Anima vi furono cavati alquanti rocchi di colonne di mischio africano e di porta santa, quali erano abbozzati ad usanza di cava, non mai stati in opera, grossi da sette palmi e li comprò il card, di Montepulciano: e si vede che la porta della chiesa dell'Anima è tutta di porta santa, oltre i due pili dell'acqua santa e credo che in quel luogo fondando la chiesa trovassero detti marmi, e se ne servissero " Vacca, m. 32.


S MARIA DELL'ORTO
- Si riprende la costruzione della chiesa di s. Maria dell' Orto, le sue vicinanze erano cosi ricche di antichità che vi è stato cavato incessantemente sino al tempo di Pio VI.


S MARIA DELLA PACE
- Flaminio Vacca, allievo di Vincenzo, parla del maestro con evidente simpatia, anche per il comune interesse verso le antichità. Il Vincenzo conta fra i pochi discesi a curiosare nella voragine mitriaca del Campidoglio {Mem. 19): e deve anche avere preso interesse negli scavi del tempio di Giove Ottimo Massimo, coi marmi del quale egli scolpì « tutte le statue e profeti » della cappella, che il cardinale Federico Cesi faceva costruire nella chiesa di s. Maria della Pace {Mem. 64).


S MARIA EGIZIACA in TEMPIO PORTUNNO
- Venne costruita utilizzando le strutture del Tempio di Portuno, lungo le sponde del Tevere. Da un’epigrafe scoperta nel 1571 si ricava che l’antico tempio romano venne trasformato in chiesa sotto papa Giovanni VIII, nell’872.
- Cherubino Alberti a e. 42 del tomo II dei disegni ha lasciato ricordo di una sagoma elegante di cornice, accompagnato dalla seguente strana leggenda: « questo cornicene ei tèplum Sante marie eziache sopra a 2 colonne nazi laltare grade, n o e i e più».


S MARIA IN AQUIRO sopra TITOLUS EQUITIS
- Relativamente alle Anitre oggi conservate nella sala dell' Udienza, il Fulvio dice a p. 127 « Essendo edificato in qual luogo (le Equina) la chiesa (di s. Maria in Aquiro) da Anastasio papa, furono ritrovate ne' fondamenti certe anitre di rame, che poco tempo fa si vedevano nel detto tempio » . Curiose e importanti notizie intorno le origini del museo si trovano — oltre che nel classico lavoro del Michaelis — nell'articolo del Geffroy su Pierres Jacques. Mélanges del 1890, (a p. 45 dell'estratto). Le Equina sono il titulus equitus, nella chiesa sono evidenti la cupola romana come (in piccolo) quella del pantheon, le colonne e i marmi romani.


S MARIA IN AVENTINO sopra TEMPIO BONA DEA
- Edificata sopra il tempio della Bona Dea.


S MARIA IN CAPPELLA
. Vedi Fedele, in Arch. S. R. St. Patria, tomo XXI, a. 1898, p. 483. 1090. « men(se) mar(tio) d(ie) XXV dedicata e(stì eccl(esi)a sce marie que appella(tur) ad pinea(m)... tem(pore) Urbani li pape». L'iscrizione che ancora rimane in opera (s. M. in Cappella) parla indirettamente di ricerche fatte nella cripta dei pontefici nelle catacombe di Lucina. 1099-1118.  


S MARIA IN COSMEDIN sopra TEMPIO DI CERERE
- Callisto II nel 1123 collocò una vasca di granito orientale in s. M. in Cosmedin. Il Marangoni, descritta la conca porfiretica, già nel battistero lateranense, aggiunge: "questa più non si vede a cagione delle desolazioni patite da Roma. Bensì nel medesimo battistero fu ed è collocata una bellissima urna di basalto che rassembra metallo, una di quelle che adoperavansi da' gentili nelle loro terme".
- Venne edificata su un tempio di Cerere, e infatti nelle mura della chiesa restano incastrate alcune delle colonne corintie che appartenevano al peristilio del tempio.
- 1516. Girolamo Graziano de' Pierleoni, caporione di s. Angelo, apre una cava di pietra presso s. Maria in Cosmedin. Not. de Messis prot. 1121, e. 15, A. S.
- 23 giugno 1543 « Perchè havendo noi inteso che messer Ottavio Gracco faceva racchiudere un certo loco ad Scola Greca, quale si pensava esser del pubblico li femmo prohibire tale opera, donde lui n'ebbe ricorso in camera apostolica et finalmente poi molte discussioni il detto mess. Ottauio si sia contentato produrre avanti di noi tutte sue ragioni ».
- 29 novembre 1543. « Super differentia vertente inter publicum et d. Octaviuin Graccum in super quodam terreno et illius contìnibus existenti prope Sanctaui Mariani Scole Grece decreverunt ut infra:
- " Che detto messer Ottavio in prima sia obligato lassar una strada conveniente tra detto suo terreno et le mura di Scola greca, et che dopoi lassando tutto il portico di Scola greca libero et di fora possa tirare un muro per diritto sino alla strada di santo Gregorio et dal linimento di detto muro tirare un altro muro per diritto a detta strada di santo Gregorio sino alla prima strada che va all'acqua de Cerchij et questa strada ancora sia la sua che requadri al muro di Scola greca et tutto il resto sino all'acqua sia del publico et che il muro della strada maestra di santo Gregorio si debbia fare al filo delli Maestri di Strada ".
- Nei suoi giardini vi è sotterrato l' AEDES HERCVLIS INVICTI  "Post muros aedificìorum scolae Grecae statini non longe fuit templum Herculis"
- Celso Cittadini asserisce che l' iscrizione dell'edituo P. Vettius Philologus, CIL. VI, 1215, incisa su di un cippo di travertino, sia stata « effossa a. 1590 in Foro Boario Inter aedem rotundam et aedem s. Mariae Scholae Graecae ». 



S MARIA IN DOMNICA sopra II COORTE VIGILORUM
Calice marmoreo a s. M. in Dominica, sul monte Celio, fabbricata sugli avanzi della Stazione della IIcoorte de' Vigili, e restaurata da Leone X con materiali antichi.


S MARIA DI GROTTAPINTA sopra THEATRVM POMPEIANVM 
- 1525. « Nos anno MDXXV post aedem D. Mariae cognomento in Crypta vidimus effodi marmor cum inscriptione VENERIS VICTRICIS » Marliano (Topogr., lib. V, cap. X, p. 101, ed. 1544. CIL. VI, 785). La chiesa è più conosciuta sotto il nome di s. Maria di Grottapinta.


S MARIA IN JULIA 
calice marmoreo  in s. M. in Julia.


S MARIA IN MONTICELLI
-  s. Maria in Monticelli, del 1100, le dieci antiche colonne scanalate di pavonazzetto che dividevano la nave di s. Maria dalle ali, oggi murate in altrettanti pilastri, devono essere state tolte via da una sola fabbrica (Venuti, Roma mod., tomo I, parte II, p. 533).
Calice marmoreo  in s. M. in Monticelli,


S MARIA IN PETROCIA  DELLA FOSSA sopra SACELLUM CERERIS
-   1490, 23 agosto. Innocenzo Vili approva lo statuto della Compagnia di s. Giovanni della Misericordia, e le accorda un luogo sotto il Campidoglio presso il Velabro, chiamato s. M. della Fossa, dov'era già una casa diruta della Compagnia dei Ferrari. Questo nome, che ha senza dubbio valore archeologico, non era soltanto di chiesa ma di contrada. Vedi prot. 1736, e. 19 A. S. : « domus s. cerbinaria in qua de presenti fit macellum in Campitelli in loco q. dr. la fossa in parochia sci. Io. de Mercato ".Santa Cerbinara però sembra fosse un sacello dedicato a Cerere trasformata in santa. 
- In altro documento dell' A. S. C. del not. de Amatis, e dell'a. 1473, si parla similmente di una « domus in r. Campitelli in loco q. d. la fossa — cui retro res condam Pauli de Astallis ante via publica ".
- 1490. Innocenzo incomincia la costruzione della fontana di piazza s. Pietro, in sostituzione del pozzo publico che stava quasi di contro alle Incarcerate di s. Caterina delle Cavallerote. Era composta di due antiche conche marmoree, una delle quali sta ancora in opera nella fontana a destra dell'obelisco. Sono certamente monoliti di scavo ma se ne ignora la provenienza. Nel Diario citato dal Torrigio p. 578 è chiamata « fons marmorea cura lapidibus figuratis "


S MARIA IN PORTICO 
- Gregorio VII, come precisa l'iscrizione, nel 1073, decise la nuova dedica dell'ara funeraria ad altare cristiano per la Chiesa di Santa Maria in Portico, poi distrutta. I simboli vegetali e zoomorfi rimandano ad un apollineo, come l'albero del lauro scolpito sul retro, i girali di acanto sugli altri tre lati utilizzati per la prima volta nell'Ara pacis di Augusto, gli uccelli, la lepre che nella sua tana, sotto il lauro, mangia l'uva, la lucertola  al sole. Oggi l'altare sta nella cappella di S Galla.


S MARIA IN PUBLICOLIS 
fu ricostruita dalle fondamenta nella sua forma presente. Le sole memorie salvate dalla distruzione son quelle raccolte dal Forcella, tomo IV, n. 1109-1118. 1460, 27 gennaio « e fu di lunedi, fini d'esser tirata una conca de serpentino grande nella piazza di san Marco, la quale conca stava dinanzi a san Jacovo del culiseo. e feccia tirare papa Paolo II ». Diario di P. d. Mastro in « Buonarroti », a. 1875, p. 141. Il trasporto di questa « concha magna marmorea » fu eseguito da Evangelista da Pesaro, ingegnere. Per la quale operazione furono in parte diroccate « domus tam Juliani de Capranica quam Caroli Muti prope sancturn Marcum ». 


S MARIA IN TRASTEVERE
- Innocenzo II, Papareschi, ricostruisce dai fomdamenti la chiesa di s. Maria in Trastevere. Tra i materiali di scavo messi in opera nella nuova fabbrica primeggiano i capitelli ionico-compositi delle terme di Caracalla, intorno ai quali vedi  Bull. com. 1883, p. 35. Le due colonne di granito, presso la tribuna, e le quattro colonne di porfido del ciborio vengono forse dallo stesso luogo. 


S MARIA IN TRESPONTINA 
- ALVEVS ET RIPAE TIBERIS. Scoperta del cippo CIL. VI, 1238 « vicino al ponte vaticano » e del n. 1239 e. « drizzato avanti à Santa Maria Traspontina iuxta fontem s. Petri. » p. 72'.


S MARIA IN VALLICELLA sopra TEMPLUM MITRAE
calice marmoreo in s. M. in Vallicella.
- 1555. Questo insigne mitrèo celìmontano fu scavato nel mese di maggio 1555 da Girolamo Altieri. I monumenti tornati in luce in tale occasione sono:
a) base votiva con le immagini delle tre divinità capitoline, e la dedicazione fattane da M. Modius Agatlio {GIL. VI, 81);
b) simile con « bassorilievi in tutte le faccio » e il nome del medesimo dedicante (ivi 82);
e) epistilio marmoreo di edicola, lungo m. 2,07, grosso m. 0,44, dedicato a Giove Reduce " prò salute et reditu » dell' imp. Massimino nell'anno 235 da Domitius Bassus, centurione de' Frumentarii, e sottocomandante dei Peregrini (ivi 428) ; d) « una tavola marmorea dove di mezzo rilevo è un huomo che ammazza un toro, et un cane morde il toro; un serpe li punge il ginocchio, uno scorpione i testicoli. Sono poi a pie' d' uno albero un scorpione, una face, e la testa di un toro. Dalla parte di dietro è una colomba; di sopra è il sole e la luna con molti altri vaghi ornamenti. È una delle belle scolture in marmo, che in tutta Roma si vegga. Vi sono due tavolette marmoree, dove di mezzo rilevo son duo homini (Genii lampadofori mitriaci) co le faci in mano » (Aldovrandi, p. 281).
Il sito preciso degli scavi è indicato con queste formule : « in area mentis Coelii ante templum divae Mariae in Navicella — in area divae Mariae in Coelio monte coguomento in Doranica — nella vigna Magarozzi sul monte Celio presso a s. Stefano " .
È probabile che al mitréo medesimo appartenga la basetta CIL. VI, 86, dedicata « Deo caute da Flavius Antistianus.
- 1588, 21 febbraio. « Licentia effodiendi prò Matheo de Montealto De raand." Tibi nt in Platea Sci Ioannis et Paoli et in regione Navicelle in locis tamen publicis ac in Platea Sci Petri in Vincnla nec non in una que tendit ab ecclia S. Marie Maioris usque ad Vineam TU. D. Leonis strotij subterranea loca et quosciinq. lapides marmoreos porfireticos Tiburtinos fìgiuatos et non ac quascunque Statuas Marmoreas aeneas ab antiqnitatibus spatio decem Cannarum cnm Interventi D. H.' Boarii Corra. 'J: concedimus. Volumus autem tertiam partem (Henricus Caetani camer.)". (Provv.  del Cam.g  Voi. degli anni 1587-88, e. 177').


S. MARIA IN VIA LATA
S MARIA IN VIA LATA
- L'anno 1049 Leone IX collocò altra vasca romana in porfido sotto l'altare grande di s. M. in via Lata, tornata a scoprire nel 1491 (Montfaucon, Iter Ital. e. XVII, p. 240)
- Al centro del vano è posto un'altare, datato al XII secolo; esso fu realizzato riutilizzando un antico cippo nelle cui facce a vista fu inserita una decorazione cosmatesca formata da frammenti di marmi antichi.
- 1491, 23 agosto "Sanctae Mariae in via Lata, videlicet destruere ecclesiam, et aliam novam aedificare cum demolitione arcus triumphalis, supra quem in aliqua parte erat aedificata. In cuius ecclesiae fabricationem fertur papam obtulisse ducatos 400, residuum magistri architectores, cum hoc quod marmora et tiburtini qui reperientur sint ipsorum" . Infessura, Diar., p. 268.
Distrutta la chiesa venne distrutto anche l'arco trionfale su cui in parte poggiava, usando i travertini dell'arco romano per la ricostruzione della chiesa. Furono rinvenuti marmi  con trofei di vittoria sui barbari.


S MARIA LIBERA NOS A POENIS INFERNI -  sopra AEDES VESTAE
- Scoperta del vero tempio di Vesta « ubi nunc est ecclesia s Mariae libera nos a poenis inferni ", f. 46.


S MARIA LIBERATRICE sopra AUGUSTEO
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda gli avanzi dell'Augustéo in s. Maria Liberatrice.


S MARIA MAGGIORE
- conca di porfido sotto l'altare
- conca di porfido nel battistero di s. M. maggiore
- Vedi Ruccellai « sulla piazza di rimpetto alla porta di mezo uno vaso di porfido di uno pezzo, ritratto a modo di tazza in su colonnette, che il diametro suo può essere braccia 4 in 5 »
- Si cita un cippo collocato accanto l'altare grande di s. M maggiore : INGRATAE VENERI SPONDEBAM MVNERA SVPPLEX-EREPTA COIVX VIRGINITATE TIBI.
- Appresso all'altare maggiore quattro belle colonne di porfido delle più belle di Roma, all'entrare della chiesa a mano ritta una bella sepultura di porfido.


S MARIA NOVA  sopra AEDES ROMAE ET VENERIS
-  Ricordo importantissimo di scavi fatti « Romae in s. Maria Nova, apud templum Pacis, intra monasterium »


S MARIA ROTONDA sopra THERMAE AGRIPPAE
- 1525, 22 febbraio.  Grandi scavi e tagli attraverso le terme agrippiane « prò dilatanda construenda et dirigenda via retro ecclesiam sancte marie rotunde qua itur ex dieta platea rotunde per directum ad plateam vulgariter nuncupatam la Sciampella » (Not. Amanni, prot. 73, e. 21 A. S. e Bull. coni. tomo XXIX, a. 1901, p. 11 sg.).
- Marmorario fu per certo quel « Donato d'Alberto da Rezzo il quale avita a Roma ... de Santa Maria Rotonna » e scolpisce « LX pezzi di ciercini »


S MARIA SOPRA MINERVA sopra TEMPIO DI MINERVA
- Come indica il nome sorse sopra il tempio di Minerva, in cui fu reperita la bellissima statua della Dea e parte sull'Iseo Campense. 1451, 23 decembre.  Il Poggio dice: « Aedis Minervae portio conspicitur, ubi nunc est domus praedicatorum, unde et loco Minervae est inditum nomen, juxtaque eam porticus ingens, ruderibus oppressa, effossa humo, multis prostratis ad terram columnis prospexi ". Durante queste opere di scavo e di trasporto Francesco Orsino, prefetto della città, « aedes Mariae supra Minervam iamdiù medio opere interruptas, absolvere curavit ». Iscriz. del 1453 ap. Masetti, Mem. istor. di s. M. s.Minerva, p. 14 e Forcella, tomo I, p. 417, n. 1588.
- ISEVM ET SERAPEVM. « Nei pressi del portico della Minerva giace una statua la cui sola testa è di una grandezza tale che non ha uguali in tutta la città. Fu scoperta facendo un fosso per piantare alberi.». Vedi Bull, com., tomo XI, 1883, p. 37.p. 238.


S MARTINA sopra TEMPIO DELLA PACE
- Sono ancora in piedi dentro à quel cortile, il capo et i piedi di un colosso di marmo et alcune altre reliquie et fragmenti che prima erano lungo il tempio della pace nella via Sacra. Veggonvisi ancora alcun quadro di figurette di marmo, murate in una di quelle facciate, che sono di L. Vero Antonino quando egli trionfò de' Parti . . . levate poco fa del tempio di santa Martina, che è à canto à Marforio.


S MARTINELLA sopra SACELLO PAGANO
1489. "restauro «in ecclesia sancte martinelle prope sanctum petrum, etc." Protoc. 1731, e. 103 A S. Intorno questa chiesuola, nel secolo XVI si leggevano incise sull'architrave della porta le parole "divae Martinellae sacrum" Scrive di essa il Torrigio p. 559: « in Borgo su la piazza di san Pietro, nel palazzo del Priorato è una chiesuola dedicata à Santa Martinella. et il card. Ascoli al tempo di Sisto V, habitandovi, vi faceva far festa il primo di gennaro, giorno di essa santa, la cui effìgie si vede dipinta già da Pietro Perugini, e ristorata sotto Pio V dal card. Bonello : tuttavia nelli scritti veri dell'Archivio di s. Pietro è chiamata ecclesia s. Martini in Pertica ma il volgo ha introdotto che sia detta Martina o Martinella, e cosi nel 1568 fu tolto tal nome".  Però il termine Diva non si dava alle sante, il che, insieme al restauro con antichi marmi, fa supporre un sacello pagano.


S MARTINELLO 
calice marmoreo  in s. Martinello,


S MARTINO AI MONTI sopra TITULUS EQUITIS
La chiesa è ricca di marmi antichi, con quattordici colonne antiche.


S MICHELE IN BORGO sopra PALATIUM NERONIS
-  (7 novembre) Ambrogio da Milano e compagni cavano pietre e pozzolana nel « monte de Nerone ». Questo monte cambiò nome in quello di s. Spirito, come apparì da altre partite del 6 dicembre. Anche nella nota iscrizione carolingica di s. Michele in Borgo, la chiesa si dice fabbricata "supra cripta(m) iuxta Neronis palatium", nel sotterraneo del palazzo di Nerone, nsomma dalla Domus Aurea. Demolite le architetture furono demoliti anche i nomi, possibilmente sostituiti con nomi religiosi.


S NICOLA In Carcere sopra TEMPLI SPES - IUNO SOSPITA
- Era il terzo di tre templi affiancati dedicati a Spes e Iuno Sospita. Nel tempio c'era una statua del dio opera dello scultore greco Skopas, portata a Roma come bottino di guerra: in origine rappresentava un Hermes dicefalo (a doppia testa), ma grazie a una totale doratura era stata trasformata in un Giano bifronte (Plinio).
Nei secoli i templi furono inglobati nella chiesa di San Nicola in Carcere, installata principalmente nel tempio centrale, di Giunone, ma ha sfruttato anche parti dei templi laterali e alcuni palazzetti.
- Il ciborio di mezzo è sostenuto da quattro colonne romane di portasanta
- sotto l'altare, si venerano le reliquie in una antica vasca balneare di basalte verde.


S NICOLAO 
calice marmoreo in s. Nicolao in Agone.


S PANCRAZIO 
Conca di porfido rosso in s. Pancrazio,


S PAOLO ALLE TRE FONTANE
 - calice marmoreo a s Paolo alle tre Fontane.


S PIETRO BASILICA ANTICA
1462 la richiesta di materiale per il pulpito della Benedizione a s Pietro vecchio, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Antoniniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, alla Valca, e a Ponte Molle.
- Conca di porfido rosso in s. Pietro (ss. Processo e Martiniano).
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un capitello corintio e un architrave dorico in s. Pietro.
- MAVSOLEVM AD APOSTOLVM PETRVM. Si scopre il sarcofago con l'epigrafe « Aur. Petronillae filiae dulcissimae » L'arca che Paolo I aveva qui trasferita nell'anno 757 dal cimitero di Domitilla « giacque negletta lungo tempo nella sacrestia, e più tardi nella cappella del Crocifisso. Nel 1574, toltene le reliquie della santa, fu fatta a pezzi e usata come materiale da costruzione nel pavimento della basilica».
-  1506, 18 aprile. Giulio II, fatta celebrare dal Sederini card, di Volterra, una messa all' aitar maggiore di s. Pietro vecchio, depone la prima pietra della nuova fabbrica. Paride de Grassi racconta come il pontefice, accompagnato da tre soli accoliti, si recasse sull'orlo del cavo, passando per s. Petronilla, mentre gli operai cercavano di vincere l' irrompere delle acque per mezzodi pompe e di secchie. Vi fu un momento di panico, minacciando le pareti del cavo di franare: ma poi fattosi coraggio, il papa scese nel fondo del baratro, e deposein un orciuolo dodici medaglie, sul quale orciuolo fu poi collocata la prima pietra. In questo primo scavo, fatto dalla parte del « mosileos » e precisamente nel sito detto Aegj'ptus, devono essere stati scoperti e distrutti avanzi del circo di Nerone. Così grande era la fretta di Giulio e di Bramante di condurre a buon fine i lavori che, nel gettare a terra la metà occidentale della vecchia basilica costantiniana, travolsero nella rovina anche le colonne della nave.
- 11 maggio. S. PIETRO VECCHIO. "ducati xx a madona vergona astalli per costode una petra de marmo per fare due figure cioè s pietro et .s. paulo p le scale" Insomma madonna Astalli vende due blocchi romani piuttosto grandi per raffigurare i due santi. Gli Astalli nobile e antichissima famiglia romana ricordata sin dal XIII sec., ebbero cardinali, oltre a palazzo e terra a Roma.                        
-  7 novembre. a m° p** marmoraro per parte de sue opre date a cavar lo marmo per la figura de sanpiero . - (17 novembre) a m° p° marmoraro per cauar la petra per sanpaulo ", Questa seconda fu posta sul piedistallo
- 27 novembre. I blocchi furono carreggiati a destino da maestro Galasso da Bologna.
- Altro cenno di questo lavoro si trova nella seg. partita del decembre 1462 « A mastro paulo scultore ducati 166 b. X XIIII per costo dele due base lavorate de marmi dove sono a posare le due figure a pede dele scale » più ducati 450 per le due statue (e pel tabernacolo di s. Andrea a ponte Molle). Sembra però che il marmo fornito da Madonna Astalli bastasse per una sola statua. Infatti sotto la data del 12 luglio 1463 un pagamento a Silvestro ser Roberti « per la tiratura del marmo che fu condocto de e a rara per la figura de sanp", da esso loco ala piazza ».. Io credo che il grosso blocco cavato da madonna Virginia Astalli appartenga allo stesso ignoto edificio (Villa pubblica?) dal quale s. Ignazio da Loyola trasse altri materiali ricchissimi l'anno 1540. (Oggi si sa che l'edificio era l'ISEO CAMPENSE)
- 1462 la richiesta di materiale per il pulpito della Benedizione a s Pietro vecchio, si fecero scavi e ricerche di marmi al Colosseo, alle terme Antoniniane, ad Ostia, ai portici di Ottavia, ai ss. Cosma e Damiano, alla Zecca vecchia, alla Valca, e a Ponte Molle.
- Il 1462 è insigne per la bolla di Pio II sulla conservazione dei monumenti antichi (28 aprile). Un esempio di rispetto verso le antichità ai suoi sudditi. Il colonnato orientale dei portici d'Ottavia, il Trullo, e tanti altri edifizii però furono da lui sacrificati per la costruzione del pulpito, distrutto alla sua volta da Paolo V. Gli scavi per il pulpito nell'anno 1463 ebbero per teatro le già tanto malmenate rovine di Ostia, continuando quelli dell'Antoniana, e di s. Angelo in Pescheria.
Pietro Vecchio "pagamento nel giugno 1463 a martino da belazione per portatura di quattro collo(ne) colorate base et capitelli per lo tabernacolo di s. Andrea in san piero"
1464, ottobre. Si scava pel chiavicone maestro « stratae de castro sancti Angeli ad basilicam sancti Petri, noviter erigendae et restaurandae » Mandati 1464-1473 e. 31. 1465.
- 1479. Dedicazione della cappella della Concezione o coro de' canonici in s. Pietro. Vi furono impiegati marmi di scavo. " In ecclesia S. Petri est capella cum choro et pulcherrimis columnis porphir. spolia thermarum Domiani, quae vocatur Syiti capella " Anche il famoso ciborio, i cui avanzi stanno dispersi nelle Grotte, era sostenuto « quatuor splendidissimis porphjdetis columnis integris, quarum duae hodie in altari ss. Simonis et Jiidae, et aliae diiae in altari ss. Processi et Martiniani in novo tempio visiintur » . Grimaldi, Barber. XXXIV, 50, f. 159. Il nome di terme di Domiziano era attribuito, ai tempi dell' Albertini, a quelle di Traiano verso s. Martino ai Monti.
- 1484 1483 « Perino de Cumo magister fabricae palatii fa scavar marmi antichi per (detti) lavori » Bertolotti, Artisti lombardi, tomo I, p. 25. 1483.
-  " In medio rotundi giri erat sepulchrum porfiriticum... quem Innocentius secundus papa levavit hinc inde et voluit sepelliri: quod sepulchrum a dicto Innocenti positum fuit in paradyso s. Petri sub Salvatore musaico et navi apostolorum »  Intorno al quale monumento v. Bonanni, Numismata, p. 101 sg.
- 1513-1515 .  "Chornixe chauata in s. Pietro zoe soto li pinastri. Segue altra Chornice trouata soto terra in roma ". scheda  fra Giocondo.
- Giulio II, fatta celebrare dal Sederini card, di Volterra, una messa all'aitar maggiore di s. Pietro vecchio, depone la prima pietra della nuova fabbrica. Paride de Grassi racconta come il pontefice, accompagnato da tre soli accoliti, si recasse sull'orlo del cavo, passando per s. Petronilla, mentre gli operai cercavano di vincere l'irrompere delle acque per mezzo di pompe e di secchie. Vi fu un momento di panico, minacciando le pareti del cavo di franare: ma poi fattosi coraggio, il papa scese nel fondo del baratro, e depose in un orciuolo dodici medaglie, sul quale orciuolo fu poi collocata la prima pietra. In questo primo scavo, fatto dalla parte del « mosileos » e precisamente nel sito detto Aegj'ptus, devono essere stati scoperti e distrutti avanzi del circo di Nerone. Così grande era la fretta di Giulio e di Bramante di condurre a buon fine i lavori che, nel gettare a terra la metà occidentale della vecchia basilica costantiniana, travolsero nella rovina anche le colonne della nave. « Hanc basilicae ruinam egerrime tulit Michael Angelus Bonarota et ... . Bramantis audaciam accusavit qui .... pretiosas columnas a Constantino erectas temere prosterneret, in plures partes diffractas . . . Praeter veterem basilicam fuit etiam pars Collis imminentis solo acquata » con irreparabile danno del sacro cimiterio della via Cornelia. Su questi ritrovamenti di sepolcri vedi Bonanni, l. e. p. 52, il ms. del Grimaldi sul Sudario alla p. 97.
1479. S. PIETRO VECCHIO. Dedicazione della cappella della Concezione o coro de' canonici in s. Pietro. Vi furono impiegati, va senza il dirlo, marmi di scavo. " In ecclesia S. Petri est capella cum choro et pulcherrimis columnis porphir. spolia thermarum Domiani, quae vocatur Syiti capella " Albertino, Opusc. 84. Anche il famoso ciborio, i cui avanzi stanno dispersi nelle Grotte, era sostenuto "quatuor splendidissimis porphoretis columnis integris"
PONS NERONIANVS, 3 aprile. « opere per le scale di san Pietro a 10 manuali a cavar treuertinj al ponte di santo Spirito » . È probabile si tratti dei muri di sponda della parte di s. Giovanni de' Fiorentini. Altri operai erano occupati contemporaneamente « in cavar fosso per le scale et capare petre ».
- 1464, 18 aprile: « a m" Petro con VII manuali a cavar marmi alo trullo ». L'ultima partita di questo pontificato è del 24 agosto e dice così: « a romano caradonna ouero a sue erede soprastante alo Trullo a cauar marmi de l'anno 1461 da dj p° aprile per tucto giugno anno dectoA di decto  alachian dagustino da roma per nolo de tre lecti dati al trullo quando si cavavan marmi per le scale per uso de li scarpelini . . . a m° ant.° romano falegname per giornate V de lauoro per lo trullo con frate bernardo ». Ora precisamente sulla sponda destra del fiume, a valle della città, nella zona attraversata dalla via Campana si trova ancora il nome del Trullo, sotto la forma scorretta di "piana" e di "Monte del Truglio". La scheda fior. 1999 di L. Donati contiene la pianta di un edifizio tondo, che si chiama el Tuorlo (trullo) ed è fuori di Roma in sul Tevere.
- 1461 (28 giugno) Alberino carrate xxxj de marmi condusse co suoi bufoli da lo trullo . . . (decembre) Silvestro de auere per tiratura de più marmi dalo trullo a fiume ... per carrate VII de marmi condocti da esso trullo per terra co suoi bufoli . . . per tiratura de più marmi da esso trullo a esso fiume ».
- Nell'anno seguente si ripetano le stesse partite p. e. « a li xxv de genaro fino a di ixviiij de dicébre carrate xxv de marmj condocti dal trullo ». Il Trullo stava dunque fuori di Roma, come prova la fornitura di pane e di vino agli operai, speciale a questi casi: stava in sito ugualmente accessibille per via di fiume e per via di terra: e probabilmente sulla sponda destra, se di ciò può trarsi indizio dal fatto che il fornitore del pane stava da questa parte; di più era edificio di mole considerevole essendo occorsi non meno di quattro anni per ispogliarlo de' suoi marmi.


S PIETRO
SAN PIETRO
- 1895.1490. Innocenzo incomincia la costruzione della fontana di piazza s. Pietro, che si vede rappresentata nell'ultimo degli affreschi di Giovanni della Marca nel terzo corridore delle Logge, in sostituzione del pozzo publico che stava quasi di contro alle Incarcerate di s. Caterina delle Cavallerote, e nel quale Giovanni Manno gettò lo stendardo del popolo romano nel 1327. Era composta di due antiche conche marmoree, una delle quali sta ancora in opera nella fontana a destra dell'obelisco. Sono certamente monoliti di scavo ma se ne ignora la provenienza. Nel Diario citato dal Torrigio p. 578 è chiamata " fons marmorea cura lapidibus figuratis " -   "Nel farsi li fondamenti della nuova fontana  in piazza di s. Pietro, da man sinistra  furono trovate alcune arche sepolcrali antiche . . . una delle quali fu portata nel giardino del palazzo del card. Chigi "
- Conca di porfido rosso in s. Pietro (ss. Processo e Martiniano).
- Un capitello corintio e un architrave dorico in s. Pietro.




S PIETRO IN MONTORIO
« Nella vigna di Gabriel Vacca, mio padre, accanto porta Salara, dentro le mura... cavandovi trovò una fabrica di forma ovata (corr. rotonda: è il tempio di Venere Ericino-Sallustiana) con portico attorno ornato di colonne gialle, lunghe palmi 18 scannellate, con capitelli e basi corintie ... ed a ciascuna (delle quattro) entrate vi erano due colonne di alabastro orientale si trasparente, che il sole vi passava senza impedimento... Il cardinale di Montepulciano comprò di quelle colonne, e ne fece fare la balaustrata alla sua cappella in s. Pietro in Montorio. »


S PIETRO IN VINCOLI
- conca di marmo bigio;
- "la chiesa di sancto Pietro in Vincola ha fuori allato alla porta della chiesa uno vaso di granito di lunghezza di braccia 10 et largo braccia quattro et alto braccia quattro, con una figura allato di porfido senza testa".
- Al giardino-museo di s. Pietro in Vinculis si riferiscono le seguenti memorie. Vacca, n. 105: « Mi ricordo che il sig. Gio. Giorgio Cesarini comprò una gran colonna di cipollino la quale ancora stava in piedi nel foro di Traiano in casa di Bastiano Piglialarme: e detta colonna la tirò al suo giardino a s. Pietro in Vincula, la voleva drizzare, e a' piedi ligarvi un orso, e sopra farvi un' aquila di bronzo: denotando queste tre cose le armi sue. Ma la morte interruppe così bel pensiero »
-  Il CIL. VI passim, ricorda molti documenti epigrafici quivi conservati, fra i quali la tariffa sacrificale n. 820, il piedistallo di Lucio Bebio Avito n. 1359, " nel cortile de le galine », il piedistallo di Emilia n. 1674 « all'arco sotto il palazzo », la memoria del ninfeo di Flavio Filippo n. 1728 b, e altri marmi di ugual pregio, i quali tutti sono oggi perduti. Questo « viridarium cum palatio et aliis merabris suis positum prope ecclesiam et monasterium s. Petri ad vincula de urbe » del quale parla l'Hondio a p. 54, fu venduto da Gio. Giorgio al card. Delfino il 10 febbraio 1568.




S PRASSEDE
- 16 colonne di granito
- Due altari di s Prassede sono in realtà due vasche marmoree di porfido romano, e così le quattro colonne di porfido rosso che circondano l'altare, il tutto tratto dalle terme di Caracalla.


S PRISCA
- 14 colonne antiche
- capitello dorico del tempo degli Antonini scavato per fonte battesimale.


S SABA
- cippo romano in. s. Saba,
- ornata di 24 colonne antiche, in granito e due di porfido nero.
- Sotto il portico un grande sarcofago antico con un bassorilievo che rappresenta una cerimonia nuziale.


S SEBASTIANO
- 1551, 9 maggio. Licenza di scavo « in pertinentiis ecclesiae s. Sebastiani extra miiros » accordata ad Andrea di Giovanni da Siena. (A. S. Vat. Divers. tomo 168,e. 160).


S SABINA (Balbina?) sopra  THERMAE ANTONINIANAE
- « Al di sotto di santa Sabina (Balbina?) è stato un magnifico pallacium Antonini (nome allora caratteristico e speciale delle terme) ove adesso si scavano marmi preziosi» p. 260.
- Con ventiquattro colonne di marmo pario, scanalate, che appartenevano al tempio di Diana.
- Grandi tavole antiche di porfido formano l' altare maggiore.


S SILVESTRO AL QUIRINALE sopra DECURIA SACERDOTI BIDENTALI
- 1524. Si ricostruisce dalle fondamenta la chiesa di s. Silvestro al Quirinale, detta anche in Biberatica, degli Arcioni, o dei Caballi, in sito già occupato dal sacello di Semone Sanco, e dalla decuria dei sacerdoti Bidentali (vedi Forcella, tomo IV, p. 35 ; Bull. com. tomo IX, a. 1881, p. 5).


S SALVATORE DE PEDE PONTIS
- ECCLESIAE VRBIS. Sixtus pp. rinnova la chiesa di  s. Salvatore de pede pontis facendo largo uso di materiali antichi. La chiesa si trovava accanto al Ponte Rotto.


S SALVATORE IN PRIMICERIO 
- vicino a piazza Fiammetta, si conserva ancora la memoria del fondatore, Pasquale II. Il catalogo delle reliquie deposte sotto l'altare è indizio di ricerche fatte nei cimiterii suburbani. 


S SIMEONE
- Calice marmoreo  in s. Simeone.


S SISTO IN PISCINA sopra le TERME
- Cioè sulle terme. 1488. Il card. Pietro Ferrici restaura la chiesa di s. Sisto in Piscina coi marmi antichi. La condizione nella quale trovavasì l' edifìcio è descritta nel seguente brano di documento ap. Torrigio, citato dall'Armellini, p. 519: « Tomaso Todesco tiene una vigna nostra posta in s. Sisto vegio nella quale è lo campanile e rovine di s. Sisto vegio » . La infezione dell'aria condusse all'abbandono definitivo del sito, regnante Pio V. 


S STEFANO DE MORI
- 1462  Il registro Edifici publici, contiene la seguente partita in data 26 gennaio:  "Silvestro de giuglano due. 18 sono per portatura de la petra et marmo da ripa cioè da la torre de porta portese a s. Stefano (de' Mori) dreto la tribuna de sanpietro ». Questi materiali non furono raccolti sul posto, ma venivano dal Porto di Ostia. Vedi a. 1463, 26 gennaio. 1462, febbr.
1475. « In ecclia Indorum (s. Stefano di Mori): Sixtus pp. iiii. anno iobilei » Cod. Regina 770, e. 21'. Grandi lavori di restauro fatti con marmi antichi.


S STEFANO DEL CACCO sopra il TEMPIO DI ISIDE
- Fu edificata sopra al tempio di Iside, l'iseo campense. Provengono dall'Iseo vari oggetti bronzei, come la famosa Pigna oggi in Vaticano, numerosi obelischi, la Madama Lucrezia di piazza S. Marco, il piede di via del Pie' di Marmo, la gatta di Palazzo Grazioli, i leoni neri alla base del Campidoglio.


S STEFANO IN CELIOMONTE o ROTONDO sopra TEMPIO DI MITRA
- Innocenzo II costruisce il portichetto d'ingresso alla chiesa di s. Stefano in Celiomonte, coi marmi del Macellum R II (in Monumenti Lincei, tomo I, puntata 3, a. 1891). 
- conca di giallo numidio in s. Stefano rotondo
- MACELLVM R. II. "Sancto Stefano ritondo . . . con una cappella antica dallato con musaico et con tavolette et tondi di porfido et serpentino et con fogliami di nachere et grappoli d'uue et tarsie et altre gentileze " tutte cose asportate per decorare chiese e palazzi nobiliari.


S SUSANNA sopra DOMUS ROMANA
- Nelle strutture della chiesa sono stati osservati resti di un edificio romano di epoca imperiale.  Nell'ECCLESIAE VRBIS. Sixtus pp. rinnova la chiesa di s. Susanna ad duas demos usando reperti romani.


S TEODORO
- calice marmoreo nell'atrio di s. Teodoro.


S TOMMASO AL MONTE DEI CENCI
« .... e quibus (equis marmoreis) caput cum collo uniiis nidi fractum apud ecclesia s. Thomae non longe a platea iudeoru », f. 61. [E possibile che questo frammento di cavallo marmoreo appartenga al gruppo dei Dioscuri, ora incapo alla cordonata di Campidoglio, che si dice scoperto al tempo di Pio IV nelle fondamenta della sinagoga, in piazza delle Scuole, vicinissima alla chiesa di s. Tommaso al monte de' Cenci, e al teatro di Balbo. Vedi Vacca, Schreiber, n. 52. Nell'iscrizione dei Conservatori, sui piedistalli del gruppo a destra della cordonata, il teatro di Balbo è detto per errore teatro di Pompeo. L'Helbig crede che i due gruppi ornassero un ingresso monumentale.


S URBANO sopra TEMPIO EGERIA
- Vicino alla grotta della ninfa Egeria. É un antico tempio probabilmente innalzato al culto della ninfa, secondo altri in onore delle Muse. Il porticato fu distrutto all’epoca della trasformazione in chiesa cristiana.


S VITO IN MACELLO sopra MACELLUM
- Anche nel risarcimento della chiesa di s. Vito in Macello fu fatto uso di marmi scritti del foro esquilino. Vedi Odescalchi e Diaconia dei ss. Vito e Modesto, Roma, Aureli, 1837, p. 29.


SANTA SOFIA
Notevole il trasporto delle colonne porfiretiche dal tempio del Sole Quirinale a s. Sofìa di Costantinopoli, attribuito al regno di Giustiniano.       


SCALA SANTA
- Appresso al detto Sancto Sanctorum in uno certo andito sono due sedie di porfido d' uno pezo, nelle quali quando il papa è creato di nuovo vi si pone a sedere » p. 571.  Le due catedre, una delle quali è al Vaticano nel Gabinetto delle Maschere, n. 439, altra al Louvre, sono intagliate non in porfido, ma in rosso antico. Ve ne era una terza di marmo bianco. Stavano nell'andito della cappella di s. Silvestro.
- Calice marmoreo in Sancta Sanctorum.
- Lo studio di restauro scoperto nel 1776 alle Mendicanti è legato col museo-giardino Silvestri-De Medici. Il cantiere della scala santa può avere relazione coi lavori del Vassalletto nel chiostro Lateranense del 1230 circa, o con quelli di Nicolao di Angelo di Paolo nel portico della stessa basilica del 1175 circa. Un cantiere pieno di marmi per uso di chiese e di chiostri fu trovato nel 1885 quando si tagliava l'orto dei Passionisti alla Scala Santa per lo sbocco del viale Emmanuele Filiberto in piazza di s. Giovanni. E delineato nella tav. XXII della Forma Urbis.  


SOLIA THERMARVM 
 - « Sono ancora alcuni vasi di marmo nel cortile et piazza di santo Pietro et cosi dinanzi à santo Salvatore del lauro, dinanzi à san Eustachio, dinanzi al Panteo, dietro à santo Marco, dinanzi à santo Pietro in Vincola . . . oltre à ciò vi sono calici di marmo dinanzi à santa Maria Maggiore, dinanzi à Santi Apostoli, dinanzi à santa Cecilia in Trastevere, et infinite statue di marmo per tutta Roma trasformate in diverse cose », p. 184. Per rispetto alle quali cose annota il Ferrucci : « Li vasi che scrive 1' autore essere nel cortile di s. Pietro hora nò vi sono più; ma sono stati trasferiti in altri luoghi, solo vi si vede presso il portico il sepolcro che dicono essere di Ottone III senza alcuna inscrittione. La conca grade di granito eh'era dinazi s. Salvatore del Lauro, il signor card. Ferdinado de Medici la fece trasferire al suo giardino nel mote Pincio, ottenuta da signo. Orsini padroni del detto vaso .... la conca grande eh' era dinanzi à s. Pietro in Vincola (1' ebbe il medesimo) » . 
 

SS APOSTOLI
SS APOSTOLI
- Stefano V, riedificando la basilica dei ss. Apostoli nell'SlG, « in conca porphyretica recondidit » i corpi di Eugenia, Claudia, e di XII martiri tratti dalle catacombe di via Latina, ed in altro simile labro le spoglie di s. Savino.
La conca di porfido naturalmente apparteneva a delle terme, i romani non le usavano per i defunti, anche perchè una conca, o vasca, valeva una fortuna  (Ficoroni, R. A., p. 191) .
- Un calice di grande pregio istorico e topografico, ma la stoltezza dei nostri tempi ci ha privato anche di questa bella memoria dei tempi passati, il celeberrimo « calii marmoreus " posto nell' atrio della vetusta basilica dei ss. Apostoli, e quivi descritto sin dagli anni 560-573 da Giovanni III.
« Via ubi est calix marmoreus, et lapis marmoreus magnus in gradibus eicavatus » cioè la scala del tempio del Sole.
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda un ossuario di Gaio Cesare in ss. Apostoli. 


SS COSMA E DAMIANO sopra il tempio dei Dioscuri
- 1069 Papa Alessandro consacra la chiesa "ss. Cosmo et Damiani in vico aureo intra urbem Ravennantium scilicet Transtiberim" restaurata dall'abbate Odemondo. Chiesa e monastero occupano un suolo pieno di rovine di case private, con pavimenti di mosaico ed ornamenti marmorei.
- Secondo alcuni giace sopra il tempio della Pace, secondo altri, i più credibili, sopra un tempio dei Dioscuri.
1475 ricostruisce da' fondamenti ss. Cosma e Damiano in Mica Aurea usando marmi pagani.
Molte scoperte quivi fatte di recente sono rimaste inedite. La chiesa di Alessandro II era dove è oggi il refettorio dell'ospizio.
- La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda  gli ornati del templum sacrae Urbis in ss. Cosma e Damiano


SS GIOVANNI E PAOLO sopra DOMUS ROMANA
- Prima del rinnovamento dei ss. Giovanni e Paolo per opera del card. Fabrizio Paolucci, nel 1725, si conservava in ima cappella in fondo alla chiesa altra urna preziosa. Benedetto XIII la trasferì all'altare grande,
e toltene le reliquie di s. Saturnino, vi depose quelle dei santi titolari. L'urna, cioè un sarcofago romano, aveva prima contenuto parte delle spoglie dei martiri scillitani.
- Sallustio Peruzzi ha delineato nella Seh. jìor. 655 la pianta di un elegante ninfeo semicircolare, decorato all'iiigiro con colonne di mistio bellissimo il cui sito è determinato dalla seguente postilla: - questo lavacrio fu trovato passato il coliseo Marangoni, Mera, anfit. Flavio; andiue a sau Giovauui laterauo la prima vigna a la mau destra ". È possibile che si tratti del « nymphium sordium squalore foedatiim et màrmorum niiditate deforme » che Flavio Filippo prefetto della città « ad cultiim pristinum revocavit » sulla prima metà del sec. V. L'anonimo Einsiedlense dice di averne veduta l'iscrizione « intus Romae ": ma il Suarez ne ritrovò un frammento ai Ss. Giovanni e Paolo cioè nel sito istesso dove Sallustio Peruzzi dichiara aver tolta la pianta del ninfeo.


SS NEREO E ACHILLEO
- Il ciborio della chiesa è sostenuto da quattro colonne antiche di marmo africano, cioè romane antiche.


SS PROCESSO E MARTINIANO
- due colonne di porfido rosso dalle Terme di Traiano " et aliae diiae in altari ss. Processi et Martiniani in novo tempio visiintur


SS QUARANTA sopra LUCUS FURINAE
- Scavi sotto Callisto II per la costruzione della chiesa dei ss. Quaranta (s. Pasquale Baylon) che occupa il sito dell' insula Bolaniana, CIL. VI, 67. Fu scoperta, forse, in questa occasione l'ara n. 422 indicante il sito del Lucus Furinae. Fra Giocondo copiò nel pavimento molte lapidi, alcune delle quali provenienti dal sepolcro di un Pomponius Atimetus. 


SS QUATTRO CORONATI sopra TEMPLUM CERERIS ET PRORPINAE
SEPVLCHRVM FAMILIAE CANINIAE
- 1550-1555. Di questa scoperta fatta prima del 1555 nella vigna Ercolani si parla nel Cod. Vai. 3439, f. 27, ma in modo assai confuso, e caratteristico degli imbrogli ligoriani. Vi sono due piante di edificio rotondo, che si affermano rappresentare una parte ipogea, e nna parte sopraterra. Questa seconda è intitolata « ichnographia templi plut. cereris proserp. in caelio monte Inter forraas et ecclesiam ss. 4... ordinis ionici apud quod sunt fons et sepulchrura familiae Caniniae ».
Più sotto dice che il preteso tempio di Plutone era « fabricatù sup. monum. Caniniae familiae » del quale si dà pure un abbozzo di pianta con la leggenda « Familiae Caniniae sepulchrum in monte caelio prope templù plutonis a via a caelio ad porta lateranensé prope templù plutonis a quo tempio in hoc sepulchrù ascendebatur in quo hoc epi- taphiù... ».
A me sembra che tutto queste, o falsificazioni, o alterazioni di verità abbiano per fondamento e punto di partenza la scoperta della insigne lapide CIL. tomo I, n. 1012; tomo VI, 2, 14338, la cui importanza dal punto di vista topografico non è stata sin qui apprezzata. Circa la metà del secolo, durante il soggiorno in Roma di Stefano Vinando Pighio (1547-1555), fu difatto scoperta « in monte Coelio propre templum sanctorum quattuor in vinca lulii Herculani . . . presso la porta Asiniana » una tavola di marmo, alta m. 0,75 lunga m. 1,05 con r iscrizione e poemetto di Caius Caninius Labeo, la cui alta anticliità affermata dal Buecheler [Anthol. epigr. lat. spec. I, n. 34) vien messa in dubbio dal Mommsen, tomo I, n. 1052.
- Questa parte del Celio, su cui sorgono la chiesa e il monastero dei ss. Quattro Coronati, fu largamente scavata nel secolo XVI. « Cavandosi innanzi ai ss. Quattro in certi canneti, si scopersero quantità di epitafi, tra i quali sentii dire, che ve ne era uno di Ponzio Pilato, ed appresso a questo luogo vi era ima vigna piena di frammenti di ligure, e opere di quadro accatastate ; e cavando il padrone vi scoperse molte calcare fatte da antichi e moderni; e credo che detti frammenti fossero ivi per farne calce ».
- Vacca, Mem. 12. « Ho veduto cavare da s. Stefano Rotondo sino allo spedale di s. Giovanni in Laterano e trovare molte stufe plebee e muri graticolati con alcuni condotti di piombo, e molte urne con ceneri » Id. Mem. 106. « Nelle vignie di santi. 4. si cavarono queste cornici Colone base e capitelli iùna gran cava co molte altre cose queste cornici girava in tondo lavorate di fora e drente bellissimi fogliami i suli fregi sono di tutta gradezza questi nienbri le cornici erano di questa misura lóge p. 12. o. 10 luna e p questo si coprède le corone giravano cosi. . . al presente sono minate e guaste " Gio : Alberti, Cod. Borgo s. Sepolcro, ce. 41' 42.
Anche Cherubino, fratello di Giovanni (ivi, tomoi, ce. 44' 49'), ha lasciato ricordo di marmi scavati « a sa. 4, i lavignia " cioè cornicioni, basi intagliate, e capitelli di maniera ionica, pilastri rettangoli coronati da capitello ionico composito, con isfingi alate, con le zampe nascoste nelle volute e le faccio rivolte ad una candeliera che occupa il mezzo della composizione.
- 1565 1 maggio. Il pontetìce Pio IV, avendo ordinato al cardinal Francese Gonzaga del titolo di s. Lorenzo in Lucina « arcus... quem Portugallie vocant, pahitio tituli et ecclesie s. Laurentii contigui roliquias conservare et conservare et fiilcire " e tenendo in memoria il fatto « in fronte dicti arcus duos sublimes columnas erigemlas esse - gli da licenza di prenderle nella cliiesa dei ss. Quattro ((|uas ex pluril»us maluerit). anche contro la volontà del titolare e legittimo, il cardinale Enrico, infante di Portogallo.
 Ora il Gonzaga, che doveva compiere il prospetto nord dell'arco, aggiungendo alle due colonne di verde, già in opera, la coppia dei ss. Quattro, nioii poclie settimane dopo aver ricevuto il motuproprio di Pio IV. e così il progetto non ebbe esedizione. Qualcuno, nondimeno, deve essersi approfittato della concessione pontificia,
perchè nella chiesa e nel monastero dei ss. Quattro non esistono più colonne di verde.
- Le due destinate all'arco stavano forse nella cappella interna, sul lato meridionale del chiostro, ove ancora ne rimangono i fulcri e gli abachi, negli angoli della crociera. Pio IV, del resto, conosceva assai bene la chiesa celimontana, avendola fatta risarcire a sue spese.
- Nel 1560 egli fece dono del monastero, un tempo abitato dai Camaldolesi, alle zitelle orfane di padre e di madre, già allogate nell' isola tiberina. Vedi Bull. com. tomo XXIV, a. 1896, p. 243.

- L'anno 1625, restaurandosi dal card. Millini la confessione dei ss. Quattro, furono scoperte quattro conche ben grandi, due di porfido, una di serpentino, una di metallo, nelle quali Leone IV e Pasquale II avevano riposto reliquie.Edificato sopra un tempio di Mitra.
La ricostruzione dei ss. Quattro, incendiata dai Normanni, incominciò nel 1109. Tre anni dopo Pasquale II "iussit cavare sub altare, quod prius combustum et confractum fuerat, et invenit duas concas, una ara porphireticam, et aliam ex proconnesso, in quibus erant recondita sacra corpora". Fra i marmi da lui adoperati si contano 16 colonne di granito bigio, e più centinaia di lapidi, intere o in pezzi, che servirono per aggiustare il pavimento. Gregorio e Petrolino pittori dipinsero la conca dell' abside: ed io ricordo questa notizia (dal Bull. Crist. 1891, p. 93) perchè il nome di Petrolino si leggeva pure nella tribuna di s. Stefano del Cacce, indizio di altro lavoro di Pasquale II in terreno strettamente archeologico.
- Vasto museo lapidario cemeteriale dei ss. Quattro, per le depredazioni delle lapidi, fu il primo in Roma studiato dal De Rossi.
La scheda 1557  del pittore Baldassarre nello schedario che va dall'anno 1530 al 36, ricorda una cornice intagliata in ss. Quattro Coronati. 1528.


SS SERGIO E BACCO
- ECCLESIAE VRBIS. Sixtus pp. rinnova la chiesa di s. Sergio e Bacco facendo largo uso di materiali antichi. La Chiesa fu ricordata nel 796 da papa Leone III come "Oratium sanctorum Sergi et Bacchi quod ponitur in Calinico". Un antico manoscritto greco, la "Passio antiquior Ss. Sergii et Bacchi" descrive Sergio come "dolce compagno e amante" di Bacco. il che, unito al fatto che vennero costretti a sfilare vestiti da donna, dette il sospetto si trattasse di due omosessuali.


SS SIMONE E GILDA
- Due colonne romane di porfido rosso cavate dalle Terme di Traiano "quarum duae hodie in altari ss. Simonis et Jiidae"


SS TRINITA' DE PELLEGRINI
- Calice marmoreo in ecclesia s. Benedicti in platea Tagliacotii reg. Arenulae (la Trinità de' pellegrini).

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1 comment:

Anonimo ha detto...

Che rabbia, la chiesa ha tolto la gioia di vivere, la civiltà e pure i beni artistici, ma quando la smetteremo di avvilirci alle chiacchiere di quelli che ingrassano sulle nostre miserie?

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