MARCO VITRUVIO POLLIONE ( 80 - 23 a.c.)



L'UOMO VITRUVIANO (Leonardo da Vinci)


Nome latino: Marcus Vitruvius Pollio
Attività: architetto e scrittore romano
Nascita: 80-70 a.C.
Morte: 23 a.C.


"Archimede ha fatto una quantità di scoperte straordinarie ed eccezionalmente geniali. Fra esse voglio parlare soprattutto di una che porta i segni di una grande intelligenza. Quando Gerone regnava in Siracusa, per le sue fortunate imprese volle offrire ad un certo santuario una corona d'oro che aveva ammirato. Decise il prezzo dell'opera con un artista e gli consegnò la quantità di oro necessaria. A suo tempo la corona finita fu consegnata, con piena soddisfazione del re, ed anche il peso della corona risultò coincidere con quello dell'oro. Più tardi, però, Cerone ebbe motivo di sospettare che l'artista avesse sottratto una parte dell'oro e l'avesse sostituita con un ugual peso di argento. Indignato per l'inganno, ma non riuscendo a trovare il modo di dimostrarlo, pregò Archimede di studiare la questione. Un giorno che, tutto preso da questo pensiero, Archimede era entrato in un bagno, si accorse che mano a mano che il suo corpo si immergeva, l'acqua traboccava. Questa osservazione gli diede la soluzione del problema. Si slanciò fuori dal bagno e tutto emozionato si precipitò nudo verso casa, gridando con tutte le forze che aveva trovato quel che cercava: "Eureka! Eureka!". (Vitruvio - De architectura)

Marco Vitruvio Pollione, ovvero Marcus Vitruvius Pollio, fu un grande architetto, un ingegnere militare e un interessante scrittore romano del I sec. a.c., ma soprattutto il primo e più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.

ISCRIZIONE DI VITRUVIO
Già ingegnere bellico sotto Giulio Cesare, ottenne da Ottaviano Augusto la gestione e la revisione delle macchine belliche di cui erano dotate le legioni romane. Infatti il X libro del De Architectura, La Meccanica, raccoglie notevoli informazioni riguardo le macchine da attacco e da difesa. Grazie ad Ottavia, sorella dell’imperatore, Vitruvio ricevette numerosi incarichi nella realizzazione di molte opere.

Per secoli la sua opera è stata una insostituibile fonte per l’architettura occidentale; a Vitruvio, infatti, si riconosce la capacità di aver trasformato l’architettura in un nuovo sapere tecnico capace di elevare la tecnica ad una vera e propria scienza.
Descrisse anche le proporzioni del corpo umano e Leonardo da Vinci le immortalò col suo disegno ormai famoso in tutto il mondo chiamato "Il Vitruviano".

Non si sa dove sia nato, chi dice a Roma, chi a Fano, Fondi, Verona, Formia, l'area campana in genere e addirittura in Numidia. Nacque comunque nell'80 a.c. e morì il 23 a.c. Anche della sua vita si sa poco, e quel poco è dedotto dalle autobiografiche inserite nel suo trattato. Sembra fosse un ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto-ingegnere sotto Augusto, anche se l'unica opera che lui stesso si attribuisce è la basilica di Fano.



DE ARCHITECTURA

L'importanza di Vitruvio è dovuta al suo trattato De architectura (Sull'architettura), in 10 libri, dedicato ad Augusto che gli aveva concesso un vitalizio. Scritto tra il 29 e il 23 a.c. venne editato negli anni in cui Augusto progettava un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica. Era un'occasione per pubblicizzare la sua rara conoscenza, per proporre il nuovo stile e per entrare nelle grazie dell'imperatore,

CITTA' VITRUVIANA
Vitruvio si rivolge direttamente ad augusto in ciascuna delle introduzioni preposte ad ogni libro, ma ciò non deve scandalizzare perchè la dedica di un libro a un potente c'è stata in ogni parte del mondo fin circa alla fine del 1800. Chi scriveva aveva bisogno di un mecenate o almeno che il potente non si opponesse allo scritto.

De architectura (Sull'architettura) è un trattato scritto in latino, l'unico testo sull'architettura giunto integro dall'antichità per cui è il fondamento teorico dell'architettura occidentale, dal Rinascimento fino alla fine del XIX sec. L'opera costituisce una delle fonti principali sui metodi costruttivi degli antichi romani, della progettazione di strutture, sia grandi (acquedotti, edifici, bagni, porti) che piccole (macchine, strumenti di misurazione, utensili).

E' l'unico integro testo latino di architettura tra i pochi giunti, non integri fino a noi; l'influenza sulla cultura occidentale è dovuta a questo e alla sua genialità se perfino Raffaello non disdegnò di studiarla.

Del libro ne è pervenuta un'unica copia, priva delle illustrazioni, proveniente dalle isole britanniche e portata da Alcuino alla corte di Carlo Magno dove suscitò un interesse esclusivamente filologico. Copiato in vari esemplari a partire dalla copia originaria oggi persa, pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza, sull'architettura per tutto il medioevo, sebbene un manoscritto del De Architectura a Oxford rechi glosse al margine di mano di Petrarca, e Boccaccio ne possedesse una copia. Altre copie sono documentate, anche in Italia, a fine Trecento.

L'opera fu dedicata all'imperatore Augusto, auspicio di un rinnovamento generale dell'edilizia pubblica. L'influenza di Vitruvio nell'antichità sembra sia stata però limitata, e pure le opere non furono molte, dato che nel trattato si attribuisce solo la basilica di Fano.

Nel suo trattato Vitruvio definisce la scenografia come lo schizzo della facciata e dei lati in scorcio con la convergenza di tutte le linee del centro: "La geometria poi offre molti aiuti all’architettura, ed innanzitutto insegna l’uso della riga e del compasso, mediante i quali si possono disegnare con grande facilità nel piano piante di edifici, schizzi di livellamento e linee perpendicolari". L'idea della convergenza delle linee al centro o in diversi punti sarà studiata particolarmente da Leonardo nei suoi quadri, soprattutto nella battaglia di Anghiari.

TRATTO DAL "DE ARCHITECTURA"
Tuttavia il suo trattato giunse in un momento in cui l'architettura romana voltava pagina con le grandi costruzioni in laterizio e l'utilizzo di volte e cupole, di cui Vitruvio, praticamente non si occupa. Ma la sua autorità in campo tecnico e architettonico è indiscussa anche se ignorata per tutto il medioevo, che d'altronde fu una regressione in molte scienze.

La riscoperta di Vitruvio si ebbe dal XV sec. in poi, soprattutto grazie ad architetti e umanisti come Lorenzo Ghiberti, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Raffaello, di Francesco, di Giorgio Martini che la tradusse in volgare, e di Raffaello che la fece tradurre da Fabio Calvo per poterla studiare, Paolo Giovio, fra Giocondo da Verona. Nel 1490 il trattato fu pubblicato a stampa per la prima volta da Sulpicio da Veroli. Nel 1521 uscì la prima edizione tradotta in italiano da Cesare Cesariano.
A partire dal XV secolo il trattato è stato uno dei fondamenti teorici dell'architettura occidentale fino alla fine del XIX secolo.



IL CONTENUTO

L'opera è suddivisa in dieci libri, ciascuno con una prefazione:

  • Libro I: definizione dell'architettura, dell'architetto e delle sue competenze.
  • Libro II: materiali, murature e tecniche edificatorie, con la famosa esposizione sull'origine dell'architettura, in un mondo primitivo in l'uomo scopre il fuoco e costruisce i primi ripari in legno, dando vita al mito della "capanna primigenia" e della colonna lignea come origine del tempio dorico e di tutte le forme architettoniche.
  • Libro III e IV: edifici sacri e ordini architettonici.
  • Libro V: edifici pubblici con particolare riferimento al foro, alla basilica ed ai teatri.
  • Libri VI e VII: edifici privati (luogo, tipologia, intonaci, pavimenti).
  • Libro VIII: Idraulica.
  • Libro IX: orologi solari, digressione astronomica e astrologica.
  • Libro X: Meccanica, con le tre apparecchiature per il sollevamento di pesi in cantiere attraverso combinazioni di carrucole, paranchi e verricelli, con la vite senza fine ed altre macchine idrauliche e belliche.

Vitruvio chiama l'architettura una scienza, anzi il primato delle scienze, in quanto raccoglie in sì tutte le altre scienze. Quindi l'architetto deve intendersi di:

PROGETTAZIONE DI VITRUVIO
  • geometria: per conoscere le forme con cui lavora;
  • matematica: per tutti i calcoli specifici che servono per la stabilità dell'edificio;
  • anatomia e medicina: poiché si costruisce per l'uomo, si devono conoscere le proporzioni umane, nonché i problemi di illuminazione, arieggiamento e salubrità di città ed edifici;
  • ottica ed acustica: specie nei teatri e nei luoghi pubblici;
  • legge: per rispettare le norme vigenti;
  • teologia: affinché i templi risultino graditi agli Dei;
  • astronomia: alcuni edifici, specie i luoghi di culto, dovevano tenere conto della posizione degli astri;
  • meteorologia: le caratteristiche dell'edificio devono tener conto del clima locale.

L'architettura è imitazione della natura, per cui l'edificio deve inserirsi armoniosamente nell'ambiente naturale.
Vitruvio, nei proemi, mira anche a conferire all'architetto prestigio culturale e sociale solitamente negato ai tecnici antichi.



I PRINCIPI VITRUVIANI

PROGETTO DELLA BASILICA
IDEALE DI VITRUVIO
Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza. Avranno solidità quando le fondamenta, costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all'uso; bellezza, infine quando l'aspetto dell'opera sarà piacevole per l'armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l'avveduto calcolo delle simmetrie.

Da questo passo tratto dal III libro, nel XVII fu tratta, da Claude Perrault, una famosa triade vitruviana per cui l'architettura deve soddisfare tre categorie:
  • firmitas (solidità);
  • utilitas (funzionalità);
  • venustas (bellezza).
Nel "De Architectura" ci sono studi e splendidi schemi grafici come:
  • la costruzione di un teatro latino (basato sulla stella a dodici punte), 
  • la costruzione dello gnomone, 
  • la costruzione di un organo musicale idraulico


I BRANI

"Cosi' infatti la natura formò il corpo dell'uomo, la parte dal mento alla sommità della fronte e la radice più bassa del capello è la parte decima, e cosi pure la mano stesa dalla giuntura all'estremità del dito altrettanto il capo dal mento all'estremità, l'ottava, mentre nella parte posteriore del collo dalla parte più alta del petto verso le più basse radici dei capelli la sesta.
Poi, proprio all'altezza della bocca è la terza parte, dalla base del mento verso la parte più bassa delle narici, il naso, dalle più basse narici verso la metà delle sopracciglia la medesima quantità, ,da questo limite verso le più basse radici dei capelli si forma la fronte e così pure la terza parte. Il piede poi per l' altezza del corpo, la sesta, il gomito la quarta, il petto ugualmente la quarta. Anche le altre membra hanno i loro rapporti simmetrici con i quali antichi pittori e noti scultori ottennero grandi ed infinite lodi."

MACCHINARIO VITRUVIANO
Vitruvio alla fine del primo libro De Architectura quando descrive i requisiti occorrenti per fondare una città fa presente che il sito non è uno spazio tecnico, economico o geometrico, ma è molto. Il sito è innanzi tutto relazione tra la Terra e il Cielo, ciascuno distinto da proprietà e carattere che determinano il microclima clima, l'aspetto e gli esseri viventi. Nel sito, in cui tutti i sensi sono coinvolti, c'è un’esperienza di umori, sapori, odori, suoni; degli effetti che provocano, sulla materia e sul corpo degli uomini e degli animali, le forze della natura e l’incontrarsi e combinarsi degli elementi. Un’esperienza di una totalità significativa che l’uomo deve considerare e rispettare quando costruisce un luogo artificiale.

"Così, il centro del corpo è naturalmente l'ombelico. Infatti, se si collocasse un uomo supino con le mani e i piedi aperti e si mettesse il centro del compasso sull'ombelico, descrivendosi una circonferenza si toccherebbero tangenzialmente le dita delle mani e dei piedi. Ma non basta: oltre lo schema del circolo, nel corpo si troverà anche la figura del quadrato. Infatti, se si misura dal piano di posa dei piedi al vertice del capo, e poi si trasporta questa misura alle mani distese, si troverà una lunghezza uguale all'altezza, come accade nel quadrato tirato a squadra."


Pitagora, e tanti altri filosofi dell'epoca dissero che gli elementi primordiali della natura erano quattro: aria, fuoco, terra, acqua, che combinandosi tra di loro secondo le leggi di natura, producevano tutte le forme e le qualità dell'universo.
Vitruvio concorda e sostiene che senza l’energia proveniente dai quattro elementi nulla può crescere e vivere; per questo una intelligenza divina ne ha reso facile la reperibilità. L’acqua, in particolare, “est maxime necessaria et ad vitam et ad delectationes et ad usum cotidianum”, e per giunta, come dice Vitruvio,  è gratuita.

PROGETTAZIONE DI UN ACQUEDOTTO
Dedicato all’idrologia e all’idraulica, il libro VIII del De Architectura di Vitruvio tratta i metodi per scoprire le fonti d’acqua, le proprietà delle acque, le tecniche di conduzione e la rete idrica urbana. Tutte nozioni utili alla formazione degli architetti, visto anche che lo stesso Vitruvio fu consulente di Agrippa quando questi ricoprì l’incarico di curator aquarum:

Gli autori greci, Teofrasto, Timeo, Posidonio, Egesia, Erodoto, Aristide, Metrodoro, con grande cura ed attenzione, hanno reso noto le proprietà delle acque, la natura delle zone geografiche in base al clima, le caratteristiche dei luoghi. Ed io, seguendo le loro orme, ho annotato quanto ho ritenuto sufficiente circa i vari tipi di acque, affinché fosse più facile per la gente scegliere le fonti dalle quali poter condurre acque correnti per l’uso nelle città e nei municipi.
Tutti gli esseri viventi , sia pur privati del frumento o dei frutti o della carne o del pesce o anche di qualsiasi altro nutrimento del genere, potranno mantenersi in vita utilizzando altre sostanze alimentari, ma senza acqua nessun organismo vivente può nascere o mantenersi o essere in attività. 
E per questo che, con grande zelo, bisogna cercare e scegliere le fonti, avendo di mira la salute dell’umanità. Chi va alla ricerca dell’acqua deve rivolgere la propria attenzione ai diversi tipi di terreno, poiché è in determinati terreni che essa nasce. 
Nell’argilla la quantità è esigua, sottile e poco profonda. Il suo sapore non sarà particolarmente buono. Nella sabbia di grana rossa sarà ugualmente esigua, ma si troverà ad una maggiore profondità. Sarà limacciosa e di sapore sgradevole. Nella terra nera, invece, si trovano umori e gocce sottili che si raccolgono in seguito alle tempeste invernali e si depositano nelle zone compatte e consistenti.Questi hanno un sapore ottimo.Nella ghiaia poi si trovano vene d’acqua modeste e irregolari. Anch’esse hanno un gusto veramente squisito.
Nel sabbione argilloso e nella sabbia e nella terra rossastra si trovano quantità più sicure e più costanti, e in più hanno un sapore gradevole. Nella roccia rossa se ne trovano tanto abbondanti quanto buone, se non si disperdono scolando attraverso gli interstizi.
(Vitruvio - De Architectura, Libro VIII)
Vari tipi di tubazioni domestiche, dall’edizione di Cesare Cesariano del De Architectura

TIPI DI TUBAZIONI PROGETTATE DA VITRUVIO
Se poi si scavasse in terreno duro, oppure non si trovasse a qualunque profondità vena d’acqua, allora debbonsi raccogliere acque, o dai tetti, o da altri luoghi alti, nelle cisterne con lastrico di smalto. I lastrichi poi debbonsi costruire con questa composizione: cioè che prima si abbia arena ben tersa, e più aspra che si può, ed i cementi siano di selce, né ciascuno più pesante di una libbra: la calcina sia della più gagliarda, e nel mortaio la mistura sia composta di cinque parti di arena e due di calcina; e con codesta mistura, e con cementi si faccia una fodera ai muri della fossa, profondata fino a quel piano che richiede l’altezza destinatavi, e si battano con pestelli di legno ferrati. Pestato che sia codesto smalto addossato alle pareti, lo spazio poi di mezzo occupato di terra si vuoti fino al del fondo delle dette pareti, e, spianato il suolo, si cuopra colla stessa mistura e si batta il pavimento fino a quella grossezza che sarà destinata. Codeste conserve d’acqua, ove si costruiscano duplicate o triplicate, in modo che dall’una all’altra si possano tramutare colando le acque, ne renderanno assai più salubre l’uso; imperocché se vi è un luogo al fondo ove depositi il fango, rimarrà più limpida l’acqua, e senza odore, e conserverà il suo natural sapore: in caso diverso fa d’uopo che essa sia purificata col porvi del sale.” (De Archiectura - Libro VIII)

L'OROLOGIO DI VITRUVIO
"Quando la tua divina mente, e Nume, o Imperatore Cesare, acquistava l'impero del mondo, e con invitto valore abbattuti tutti i nimici, i cittadini gloriavansi del trionfo, e della vittoria tua, e le nazioni tutte soggiogate dipendevano dal tuo cenno, ed il popolo romano, ed il senato liberato dal timore, veniva governato da' tuoi altissimi pensamenti, e consigli; io non ardiva pubblicare questi trattati dell'Architettura, da me spiegati, sul dubio, che trovandoti grandemente occupato, venissi fuor di tempo a frastornarti, onde poi incorressi lo sdegno del tuo animo.
Ma poiché sonomi accorto, che tu non solamente prendi cura della comune salvezza di tutti, e dello stabilimento de'pubblici negozj, ma eziandio della commodità degli edifizj pubblici, affinché col tuo favore non solo la città venga fatta maggiore collo stato, ma che ancora la maestà dell'impero ottenga il bellissimo adornamento delle fabbriche pubbliche; per lo che ho pensato non essere più tempo a differire il presentar a te, alla prima occasione, questi trattati.
E ciò primieramente per la ragione, che io era già cognito al tuo padre, della cui virtù sono stato ammiratore. Ma avendo il concilio degli Dei celesti decretata l'apoteosi di lui, per innalzarlo alle sedi dell'immortalità, ed essendo nel poter tuo trasferito l'impero del padre, il mio medesimo studio che continua ad avere una certa venerazione alla sua memoria, da te ora ripete la protezione.
Quindi io fui mandato insiem con M. Aurelio, e con Publio Numidio, e Gn. Cornelio all'ammanimento delle baliste e degli scorpioni, ed al riattamento delle altre macchine belliche, e ne ricevei egualmente che essi il soldo, il quale così come l'ebbi da principio me l'hai confermato a titolo di gratificazione, a riguardo di tua sorella, che a te mi raccomandò.
Ed essendo io per quel benefizio assai tenuto, poiché per tutto il tempo di mia vita non avrò timore di verun disagio, mi posi a scrivere queste cose per te. E perché avvertii, che avevi incominciato ad edificare di molto, e che seguitavi pure a fabbricare, e che saresti per aver sempre cura in avvenire alle fabbriche si pubbliche, che private, a proporzione delle tue grandi intraprese, affinché a' posteri ne rimanesse la memoria, ho scritti questi canoni precisi, che ho di già terminati; ed in modo che riflettendovi da te medesimo potessi giudicare sul merito delle opere fatte innanzi, e di quelle che dipoi verranno fatte; perciocchè in questi libri ho dichiarato apertamente tutte le ragioni degli ammaestramenti d'Architettura."

Vitruvio prima e Leonardo poi eseguirono studi sulle proporzioni dell'uomo all'interno di una stella a 6 punte.

Ed esiste anche uno studio di Vitruvio strutturato su una pianta a stella con 12 punte.
"L'Architettura è una scienza, ch' è adornata da più dottrine, e da varie erudizieni, col sentimento delle quali giudica di tutte quelle opere, che sono perfezionate dalle arti rimanenti. Ella nasce dall'esperienza non meno che dal raziocinio. L'esperienza è una continua, e consumata riflessione sull'uso, la quale sì perfeziona coll'operare sulla materia di qualunque genere, necessaria e giusta per l'idea del disegno.
Il raziocinio poi è quello che può dimostrare le cose fabbricate, e manifestarle con prontezza, e con la proporzione dei rapporti. Per lo che quegli Architetti, che senza lettere avevano tentato di operare sulla materia, non hanno potuto arrecare tanto di credito alle loro fatiche, che n'acquistassero fama; e quelli poi che nel raziocinio, e nella sole lettere fidati, l'ombra, non già la cosa, sembra che abbiano seguitata.
Ma quelli che fondatamente appresero l'una e l'altra, come uomini provveduti d'ogni sorta d'armi, son giunti assai più presto a conseguire col credito il loro intento.
Conciosiache in tutte le cose, e soprattutto nell'Architettura, sonovi due parti, la cosa significata cioè, e quella che è significante. La cosa significata è quella dì cui si parla; quella ch'è poi significante, si è la dimostrazione sciolta colle ragioni delle dottrine. Sicchè sembra, che debba essere nell'una e nell'altra parte esercitato chi fa professione d'Architetto.
Laddove bisogna che egli sia uom di talento, e riflessivo nella dottrina; perciocchè nè talento senza disciplina, nè disciplina senza talento possono rendere perfetto un'artefice. Sia perciò egli letterato, prattico nel disegno, erudito nella geometria, e non ignorante d'ottica, istruito nell'arimmetica, siangli note non poche istorie, abbia, udito con diligenza i filosofi, saprà di musica, non dee ignorare la medicina, avrà cognizione delle leggi dei giurisprudenti, intenda l'astronomia, e i moti del cielo; e perchè la bisogna vada così, eccone qui le cagioni.


MACCHINARIO VITRUVIANO
Egli è necessario che l'Architetto sappia di lettere, perché leggendo, e notando in iscritto si faccia la memoria più ferma. In appresso abbia disegno, perché egli sia capace a potere cogli esemplari miniati mostrare ogni qualunque forma voglia fare d'alcun'opera. La geometria reca poi molti soccorsi all' Architettura; e in prima ella insegna l'uso della riga, e delle seste, co'quali strumenti soprattutto si formano più facilmente le piante degli ediflzj, si conducono le linee rette i livelli, e gli angoli a squadra. Parimente mediante l'ottica si prendono negli edifizj i lumi drittamente da' dati aspetti del cielo. Coll'arimmetica si calcolano le spese dsgli edifizj, si dimostrano i conti delle misure, e si sciolgono col metodo arimmetico i difficili problemi delle proporzioni. Bisogna che eglì abbia notizìa di molte istorie; poichè sovente gli Architetti disegnano nelle opere molti adornamenti, de' cui soggetti debbono eglino, a chi ne domanda, renderne la ragione del perché ve gli abbiano introdotti.
Siccome se alcuno avesse a luogo delle colonne alluogate statue di marmo, di donne vestite di stola, che cariatidi vengono chiamate, e sopra esse abbia collocati i modiglioni, e le cornici; cosi, a chi ne domandasse, renderà codesta ragione. Caria città del Peloponneso fece lega co' Persiani per invadere la Grecia. Quindi i Greci ottenuta la vittoria, e gloriosamente liberali da ccdesta guerra, di comune consiglio la intimarono a' Cariati. Presa dunque la città, uccìsi i maschi, spianata la città, ne condussero schiave le loro matrone; e non permisero ch'elleno deponessero le vesti, e gli ornamenti da matrone, affinché non fossero per una volta sola condotte in trionfo, ma con un'eterno esempio di schiavitù da grave scorno oppresse, sembrassero portare la pena per la loro città. Pertanto gli Architetti che fiorirono in quel tempo rappresentarono ne' pubblici edifìzi i ritratti di quelle matrone alluogate a reggere pesi, acciocché passasse a posteri la memoria della nota pena del fallo de' Cariati.
Cosi pure i Lacon sotto il comando di Pausania figliuolo di Agesipolide avendo nel fatto d'arme di Platea con poca gente superato un numero infinito di Persiani, e con gloria trionfato delle spoglie, e della preda, col ritratto dal bottino fatto con lode, e valore de'cittadini, eressero il portico persiano come per trofeo e segno della vittoria, da tramandarsene la memoria a' posteri; ed ivi alluogarono i simulacri degli schiavi coll'ornamento barbaro della loro veste, che sostenendo l'intavolato, venisse a codesta foggia punita la loro superbia col meritato affronto, e perché così anche gl'inimici abbattuti pel timore della loro fortezza, si atterrissero, ed i cittadini rimirando codesto esempio di valore, animati dalla gloria, fossero pronti a difendere la libertà.
Per lo che da questo fatto ne avvenne che molti alluogarono nelle fabbriche le statue persiane per sostenere gli architravi coi loro adornamenti, onde ne nacque che da tal soggetto aggiungessero alle opere fabbricate degli ornamenti vari di gusto squisito. Vi sono parimente delle altre storie di simil sorta, delle quali 1'architetto dee averne contezza."

Per Vitruvio l'architetto doveva dunque essere un uomo di lettere, in grado di catalogare e raccogliere le nozioni utili a svolgere il suo lavoro; doveva poi essere un ottimo disegnatore e conoscere le leggi della prospettiva per presentare le sue proposte con artistici disegni colorati; la geometria era indispensabile per tracciare la pianta degli edifici, con la matematica poteva calcolare il materiale e il lavoro occorrente, stabilire quanto e cosa si dovesse ordinare e fare preventivi di costo e di tempo. Veniva poi l'idraulica, un altro dei campi indispensabili per l'architetto, tanto più che da giovane Vitruvio aveva seguito le opere di Frontino, autore di un ottimo trattato sugli acquedotti, e capo di tutta l'idraulica del I sec. d.c..
Doveva inoltre intendersi di medicina per scegliere luoghi salubri per i propri edifici; doveva poi essere un astronomo per orientare con esattezza gli ambienti, e pure un buon avvocato per sistemare in modo inattaccabile proprietà, confini, uso delle acque e servitù, e in tal modo evitare le liti e controversie.

Doveva avere inoltre un buon orecchio musicale, e non solo per progettare teatri dall'acustica perfetta, ma anche perché, dovendo occuparsi di questioni militari, doveva controllare che le funi di balistae, catapultae e scorpiones, fossero ben tese e perciò emettessero il giusto suono se usate.
Ma l'architetto doveva essere ineccepibile anche nella moralità, perciò onesto e sincero.


PROGETTO DI VITRUVIO SULLE TERME
L’architettura viene divisa da Vitruvio in sei categorie: 
  • Ordine (Ordinatio), 
  • Disposizione (Dispositio), 
  • Armonia (Eurythmia), 
  • Proporzione (Symmetria), 
  • Decoro (Decor), 
  • Distribuzione (Distributio).
"L'Ordinazione è una moderata, e proporzionata quantità, presa separatamente, per determinare le parti dell'opera, ed è la eguaglianza delle parti nella proporzione del tutto insieme per istabilirne la simmetria; questa si mette in assetto colla quantità, che in greco si dice posathes.
La Quantità poi è la giusta distribuzione de' moduli presi dalla stessa opera, ed un dicevole effetto ad ogni membro di ciascuna parte della medesima. La Disposizione poi è una propria situazione dalle cose, ed un'elegante effetto dell'opera negli accordi, per la totalità.
Le spezie della Disposizione, le quali in greco si chiamano idee, sono la Pianta, l'Alzato, e la Sezione.
La Pianta contiene in poco l'uso delle seste, e della riga, secondo la quale si formano nel piano delle aree le figure delle Piante.
L'Alzato poi è l'aspetto della facciata come va innalzata, ed un disegno in piccolo colorito, colle misure corrispondenti all'opera futura.
La Sezione è un abozzo della fronte in profilo, e de' fianchi che ritiransi, ed una corrispondenza di tutte le linee all'apertura delle seste. Tutte e tre queste nascono dal ritrovamento, e dall'invenzione.
II Ritrovamento è un pensiero pieno di diligenza d'arte, e vigilanza, col piacere, che si ha della riuscita dell'opera proposta.
L'Invenzione poi è la soluzione de' problemi oscuri, rendendosene la ragione della cosa nuova scoperta da una virtù docile. Codesti sono i limiti della Disposizione.
L'Euritmia è la bella forma, ed il facile aspetto cagionato dallo assettamento delle membra. Questa si produce quando di dette membra corrisponde l'altezza colla larghezza, e la larghezza colla lunghezza, ed in somma che tutte le cose corrispondano alla loro proporzione.
Così la Simmetria è un'accordo uniforme fra le membra della medesima opera, ed una corrispondenza di ciascuna delle medesime, prese separatamente, a tutta la figura intiera; secondo la proporzione che le comete; siccome nel corpo umano vi ha simmetria tra il braccio, il piede, il palmo, il dito, e le altre parti cosi anche adjviens nella squisitezza delle epere. E primieraniente ne' templi sacri dalla grossezza delle colonne, ovvero dal triglifo si prende il modulo; cosi anche nelle baliste dal foro, che i Greci chiamano pemreton; nelle navi dal interscalmio.
La Disposizione poi è una propria situazione dalle cose, ed un'elegante effetto dell'opera negli accordi, per conto della totalità. L'invenzione poi è la soluzione de' problemi oscuri, rendendosene là ragione della cosa nuova scoperta da una virtù docile. Codesti sono i limiti della Disposizione propri, siccome modificati nella sodezza usata da' dorici, e nella delicatezza de' corinti."

SISTEMA DI RISCALDAMENTO PROGETTATO DA VITRUVIO
"Le parti deli' Architettura sono tre; Fabbricazione, Gnomonica, e Meccanica.
La Fabbricazione è divisa in due parti, ma delle quali la situazione delle mura, e di tutte le opsre pubbliche, e l'altra dichiara gli edifizi privati. Ne'pubblici v'ha tre distribuzioni; la prima riguarda la difesa, l'altra la religione, la terza il commodo.
Per riguardo alla difesa si hanno le mura, le torri, e le porte, ritrovate par resistere sempre agli assalti de' nemici. Riguarda la religione la collocazione de'templi, ossiano i sacri edifìzi degl'immortali Dii.
Riguarda finalmente il commodo, la disposizione di tutti que' luoghi, che sono per uso del ben pubblico, quali sono i porti, i bagni, i teatri, i passeggi, ed altri luoghi, che per i medesimi motivi si destinano tra i luoghi pubblici. In tutte queste cose che si hanno a fare deesi avere per iscopo la fermezza, il commodo, e la bellezza.
La stabilità si riguarderà dal calare le fondamenta fino al sodo, e fare senza avarizia un'esatta scelta de' materiali qualunque siansi. Il commodo dipenderà dall'esatta distribuzione de' siti dell'edilìzio, senza che ne resti impedito l'uso, e siane la distribuzione, commoda, e necessaria, che abbia ciascuno aspetto, suo proprio. La bellezza finalmente si ha dalla gradevolezza e dalla elegante forma dell'opera, e le misure delle parti abbiano i giusti rapporti della simmetria."




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1 comment:

Anonimo ha detto...

io sto traducendo una sua versione di latino e non si capisce un cazzo ma come cazzo scrivevi mbriacon

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