TERME DI DIOCLEZIANO



RICOSTRUZIONE GRAFICA


LA STORIA

Le terme furono iniziate nel 298 a.c. dall'imperatore Massimiano, nominato Augustus di occidente da Diocleziano, ed aperte nel 306, con un'estenzione straordinaria, di quasi quattordici ettari.

Erette tra il Viminale ed il Quirinale, le Terme di Diocleziano sono le più grandi di Roma e del mondo romano. Per costruirle, furono demoliti numerosi edifici e fu modificata la rete stradale.

Per l'approvvigionamento idrico fu realizzata una diramazione dell'Aqua Marcia. I lavori, iniziati nel 298 da Massimiano e Diocleziano, furono completati nel 305-306 da Galerio e Costanzo Cloro.

RICOSTRUZIONE DEGLI AMBIENTI
Le Terme furono abbandonate dopo il taglio degli acquedotti a opera dei Goti di Vitige, nel 537, e le devastazioni degli armati di Totila, nel 546. Da allora il sontuoso edificio divenne una cava di materiali di reimpiego, ma ancora nel XV e XVI secolo conservava parte della sua decorazione marmorea.
Nel 1561 Pio IV decise di realizzare all'interno delle terme una basilica dedicata a Santa Maria degli Angeli.
Nel 1575 Gregorio XIII trasformò gli ambienti a ovest del calidarium in granai.
Nel 1754 Benedetto XIV installò nell'ambiente adiacente all'aula Ottagona la chiesa di S. Isidoro in thermis.

Nell’Ottocento gli ex granai divennero sede del Pio Istituto Generale di Carità, e singole parti dell'edificio furono cedute a privati.

Con le trasformazioni urbanistiche legate alla proclamazione di Roma capitale, il complesso subì ulteriori gravi mutilazioni.

Nel 1500 dall'ambiente precedentemente adibito a Tepidarium venne ricavata la chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri: la dedica ai martiri venne aggiunta perchè, secondo l'agiografia cristiana, le terme furono costruite dai Cristiani resi schiavi, ma non ne esiste alcuna documentazione storica.

Risale infatti al periodo di impero di Diocleziano l'ultima persecuzione sui Cristiani, e la Chiesa afferma che Diocleziano impiegasse per sette anni 40000 Cristiani per la costruzione di questo superbo edificio, ma non c'è notizia storica di questa schiavitù.

La chiesa, che già aveva deturpato e saccheggiato per la sua costruzione le terme romane, subirà ulteriori modifiche nel 1700, in quanto alcuni ambienti vennero invece usati dai papi come magazzini del grano, compresa purtroppo la sala ottagona.

Dove una volta, inoltre, era ubicato il convento dei Certosini, allestito da Michelangelo, ora si trova una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano, nato per ospitare i reperti provenienti dalle città, datati tra il V secolo a.c. e il III d.c.

Apparteneva al recinto perimetrale anche la grande esedra, anticamente adibita a teatro e in epoca moderna trasformata in Piazza della Repubblica.
La facciata della chiesa di S. Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica é infatti l'esedra di una delle sale delle Terme di Diocleziano



DESCRIZIONE

"Nella piazza dei Cinquecento, compresa tra le Terme di Diocleziano e la Stazione; Termini, scavi occasionali avvenuti in varie occasioni - tra il secolo scorso e il 1950 - hanno permesso di rilevare un intero quartiere, del quale oggi più nulla è visibile. Esso comprendeva, tra l'altro, un notevole edificio termale del IV sec. d.c. (mosaici strappati da questi edifici sono ora esposti nei sottopassaggi tra la stazione e la Metropolitana).


Una enorme quantità di strutture e di materiali antichi fu scoperta a partire dal 1861, quando, per la costruzione della vecchia stazione, fu demolito il cosiddetto Monte della Giustizia, una collinetta artificiale di circa 15 m, formatasi nel Medioevo nel punto dove sono i resti della Porta Viminale.
Oltre vari tratti delle Mura Serviane, fu allora scoperto un castello di divisione di età repubblicana (il cosiddetto ”bottino”): un piccolo edificio circolare in pietra gabina e travertino, del diametro di m 3,05, con due fori nel lato nord, destinati alla fuoriuscita delle fistule. E' probabile che il castello fosse in rapporto con gli acquedotti della Marcia, della Tepula e della Giulia.


Sul lato opposto della piazza, per la costruzione dell'ex Istituto Massimo (angolo tra largo di Villa Peretti e piazza dei Cinquecento) furono scoperti in situ, nel 1883, due cippi di travertino con iscrizioni che indicano in questo luogo il limite degli Horti Lolliani, appartenuti a Lollia Paulina la rivale di Agrippina, e che, dopo la disgrazia della prima, passarono al demanio imperiale sotto Claudio, nel 49 d.c."

Le terme furono costruite per servire i popolosi quartieri del Quirinale, del Viminale e dell'Esquilino. Arrivando da piazzale dei Cinquecento, il grande piazzale antistante la stazione Termini, ci troviamo davanti dei giardini con all'interno delle antichità romane.

Esse costituiscono il più grande stabilimento termale dell’antichità è di circa 140.000 metri quadrati, escludendo la cisterna rinvenuta in Piazza dei Cinquecento, alimentata da un ramo dell'Aqua Marcia. Costruite in mattoni, furono erette da Massimiano e Diocleziano fra il 298 e il 306 d.c.

Questo enorme edificio termale era costituito da un complesso centrale con calidarium, tepidarium e natatio disposti lungo l'asse minore. Lungo l'asse maggiore erano disposte le palestre, con un grande recinto circostante adibito a giardino, con alberi, piante, sentieri e statue.

La gigantesca costruzione, che poteva ospitare contemporaneamente più di 3.000 persone, occupa un’area di m 380 x 370. Il lato di fondo presentava al centro una grande esedra con gradinate, forse utilizzata per spettacoli teatrali, mentre ai lati del vasto emiciclo, due vani rettangolari ospitavano le Biblioteche.

L'edificio misurava circa m 250 x 180 e si articolava, secondo lo schema solito delle terme imperiali, attorno all'asse centrale minore comprendente la grande piscina (natatio), il frigidarium, il tepidarium e il calidarium. Allineate con il calidarium erano due aule ottagone, una delle quali, l'ex Planetario, ospita oggi un'esposizione di sculture provenienti da terme. La costruzione era riccamente decorata, con sculture, vasche di granito, di porfido verde di Laconia e la grande vasca monolitica di porfido, attualmente ai Musei Vaticani.
Su piazza della Repubblica, la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri fu eseguita da Michelangelo che trasformò l'aula principale delle terme in una chiesa, che è già di per sè immensa, il che dà l'idea delle proporzioni.


ALBERTINI

« Diocletianus inchoatum opus absolverat ... Secuti principes posuere ibi statuas et seniorum et novorum imperatorum, quorum capita integra et fragmenta reliqua corporum erui ex subterranea testudine . . . vidimus et partim in Capitolium delata, partim Florentiam missa». Albertini, de Mirab. ed. 1515 e. 21 Dall'Albertini pende Bernardo Ruccellai, Liber de Urbe Roma ed. Beccucci, e. 42.


LANCIANI (scavi di Roma 1902)

THERMAE DiOCLETIANAE
« I principi che di poi seguitarono (Diocleziano) deposero le statue de' vecchi et de' nuovi imperatori, i capi de quali et alcuni frag- menti de' loro corpi, dissotterrati d'una muraglia, che era sotterra in volta, conser- vatasi in quel luogo dopo le rovine delle terme, furono parte portati in Campidoglio, et parte mandati à Fiorenza » p. 90.




LA CHIESA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI E DEI MARTIRI

Appena si entra nella chiesa, ci si trova in un ambiente molto diverso da quello abituale delle Basiliche cristiane: dilatata lateralmente, anzichè longitudinalmente, all'ingresso ha un vestibolo circolare ed un profondo presbiterio.

"Queste Terme di Diocleziano furono le più grandi, le più magnifiche, e le più celebri di tutte. Occupavano tutta la gran piazza, la Chiesa, ed il Convento della Certosa, quello di S. Bernardo, i Granaj, e le case vicine, in tutto formavano il giro di 1200 passi, cioè di un miglio e un quinto; in esso erano portici magnifici, una celebre Biblioteca, una Galleria bellissima, Giuochi, Scuole, Passeggiate, e Bagni ne' quali potevano bagnarsi 3200 persone tutte in una volta.
Il numero delle statue trovate, le incrostature marmoree, le grandi colonne delle quali si sono serviti i Certosini per ornare la Chiesa, e le rovine, che vi si veggono ancora non permettono di dubitare della ricchezza, e magnificenza di queste Terme, una gran parte delle quali è stata convertita in Tempio Sagro, che si chiama Chiesa di Santa Maria degli Angeli."

A parte la chiesa e il museo passeggiando attorno all'area sono ancora visibili i resti di altri ambienti delle terme: ad esempio, da via Parigi alle spalle dell' aula ottagona e su via Volturno, dove si può vedere quello che rimane della grande cisterna.

INTERNI DELLA CHIESA EX TERME
"Sopra gli avanzi delle Terme di Diocleziano il Papa Pio IV. fece costruire la Chiesa presente; il celebre Michelangelo si servì del Salone exedra amplissima, e di qualche altra sala delle Terme, cambiandovi poche cose, per formare in questo spazio una croce Greca; fino al tempo di quel Pontefice un edifizio si bello era restato in abbandono, contentandosi di toglierne le colonne i marmi, e tutti gli ornamenti senza far caso della maestà delle proporzioni, e dell'uso, che se ne poteva fare.

In seguito colla direzione dell'architetto Vanvitelli nel 1749 fu ridotta nello stato attuale, chiudendo l'ingresso fattovi da Michelangelo, e formandovi un Altare; e allora la porta laterale divenne la principale, dalla quale si entra presentemente in una rotonda, ove si vedono fra quattro depositi quello di Salvator Rosa celebre pittore e poeta, e l'altro di Carlo Maratta.



La rotonda comunica alla nave traversa, che formava il gran Salone delle Terme, e che ha una maestà, che subito impone; questa è decorata da 16 colonne enormi, otto delle quali sono di un sol pezzo di granito di Egitto, le medesime che già ornavano l'antico salone, e le altre otto sono state fatte di mattoni colle stesse proporzioni per accompagnare: ma siccome per togliere l'umidità il Bonarroti rialzò il Pavimento, così le antiche basi, e piccola parte delle colonne restò sotto terra, e bisognò sostituire nuove basi di marmo al piano presente, che ridussero le colonne all'altezza di soli 43. piedi, compresa base e capitello, benché abbiano 16 piedi di circonferenza, malgrado ciò non compariscono sproporzionate."



CHIESA DI SAN BERNARDO A TERMINI

Le Terme erano racchiuse da un ampio recinto perimetrale, al cui interno, immersi tra i giardini, si trovavano gli edifici veri e propri, la cui disposizione culminava nella grande esedra dal lato sud.

Le pareti interne erano decorate, fino ad una certa altezza, con lastre di marmo, quindi con affreschi e stucchi colorati, combinati con paste vitree policrome e sfoglie dorate, che illuminavano anche i soffitti cassettonati, mentre la pavimentazione proponeva un tripudio di mosaici sia policromi che bianchi e neri.

"In uno di que' due rotondi edifizj posti negli angoli del recinto delle Terme Diocleziane, che dalla forma si sono chiamati Calidarj, fu stabilita questa Chiesa nell'anno 1598; in essa vi è da notare la volta antica, che si conserva intieramente. 


Nel giardino, che resta dietro la Chiesa, vi sono altri avanzi dell'antico recinto delle Terme, e dello Stadio semicircolare in forma di teatro con gradi per gli spettatori di tutti coloro che in bassa si esercitavano nella ginnastica."



IL MUSEO

Una sezione dell’edificio termale è inglobata nelle strutture del vicino Museo delle Terme di Diocleziano, che, recentemente rinnovato, ospita nella cornice dello straordinario Chiostro di Michelangelo le sezioni di protostoria ed epigrafia del Museo Nazionale Romano.

Nelle Grandi Aule, la struttura ospita spesso mostre temporanee e di grande prestigio.
Il Museo, uno dei più belli di roma antica, ricco di statue, decorazioni architettoniche, marmi e mosaici, oggi propone al suo esterno gli splendidi Giardini dei Cinquecento, nei quali è sistemata una prima esposizione di materiale archeologico immerso nel verde.
All’interno del Museo, in dieci sale tematiche le prime cinque di carattere storico romano, le altre dedicate ad uno specifico argomento, è organizzata la Collezione Epigrafica, che raccoglie ogni tipologia di iscrizione e di supporto.



PROGETTI ODIERNI 

Corriere della Sera, 20/12/2005
Finalmente si progetta come recuperare le zone chiuse da anni del Museo delle Terme di Diocleziano. «Aule» alte 25 metri, come Massenzio, piene di magnifici sarcofagi. Più il cinquecentesco chiostro Ludovisi...
restaurare e riaprire al pubblico ciò che giace chiuso e abbandonato nelle grandiose Terme di Diocleziano. È un secondo museo, l'altra metà se non di più di quello attualmente aperto, chiamiamola la metà oscura.

Sono chiuse al pubblico le 14 grandi, grandissime «Aule» che in anni lontani hanno ospitato esposizioni e mostre, per poi cadere in un lungo oblio da cui non sembrano più in grado di riemergere. Solo come pavimentazione si superano i 2500 metri quadri. Ma la vera bellezza è in altezza, in metri cubi.

Il Museo nazionale romano che è aperto al pubblico resiste dal 1889 abbarbicato nelle sale prospicienti il bellissimo «Giardino dei Cinquecento» dirimpettaio della Stazione Termini . Immette, dopo la visita al suo vastissimo dipartimento epigrafico (la più grande raccolta di epigrafi romane ma anche greche che ci sia al mondo, con quindicimila «pezzi» di straordinario rilievo) e alla sezione della Protostoria romana, nel Chiostro di Michelangelo, una passeggiata nel silenzio di centinaia di reperti allineati sotto i portici come «edicole», statue, erme. È ciò che resta di patrimonio dopo la fuoriuscita di molte opere che sono state trasferite a Palazzo Altemps (la collezione Ludovisi) o al vicino Palazzo Massimo.

Sembra già molto, eppure non lo è appena si schiudono le porte di tutto ciò che è oggi off limits. Basta farsi aprire la porta che immette nel secondo Chiostro del Museo, il Chiostro Ludovisi, che giace chiuso e in precarie condizioni (salvo il tetto a capriate rifatto da poco tempo) accanto al chiostro maggiore michelangiolesco.

STAMPA SETTECENTESCA
Lì le pareti mostrano le iniezioni nere di cemento, i vetri rotti indicano il cielo, tutta la struttura cinquecentesca mostra ciò che questo luogo potrebbe diventare insieme al primo piano che per le progettiste potrebbe ospitare in futuro uno spazio espositivo di migliaia di oggetti oggi chiusi nei depositi.

«Ci riferiamo agli instrumenta domestica - dicono Tornei e Magnani - Le suppellettili della vita quotidiana romana, vetri, lucerne, piatti, bronzi, bronzetti, gioielli ma anche arnesi da lavoro. Trabocchiamo di materiali non esposti. Nel solo caveau di Palazzo Massimo sono stati trasferiti ben 55.000 frammenti...».

Ma la meraviglia è subito dopo, nelle «Aule», che fanno parte della struttura originaria ideata per le più grandi Tenne dell'antichità, i bagni di Diocleziano sorti tra il 298 e il 306 dell'era volgare. L'ingresso oggi è alla rovescia, rispetto alla numerazione ideata nel 1911.

Si parte dall'aula XI e si va verso la I, passando per ciò che resta della «natatio», la grandiosa piscina in cui si dice entrassero anche tremila romani insieme. Alla prima occhiata si capisce subito perché queste Terme, che erano state progettate con i lati di quasi 400 metri di lunghezza, siano state considerate un portento fin dall'antichità affascinando poi generazioni di artisti, dal Petrarca che in una famosa lettera (Epistole familiari) se ne mostra totalmente affascinato al Bramante, ai Sangallo, al Peruzzi, ad Andrea Palladio.

«Queste aule possono diventare un museo di se stesse», sostengono convinte Tomei e Magnani indicando tutto ciò che è già incredibilmente disseminato da una sezione all'altra fino alla grande distesa di sarcofagi che riempiono l'aula I (uno mostra un incredibile e struggente giovinetto finemente adagiato con le gambe intrecciate e una veste ondulata che lo accarezza, mentre alla sua mano si avvicina minaccioso un serpentello marmoreo).

L'aula XI, forse la più maestosa, è lunga una quarantina di metri, l'altezza è di 25. Vicino c'è l'Aula IX, a cielo aperto, e due esedre contrapposte. La IV contiene ancora un tempietto tetrastilo corinzio di Torrenova, del II secolo d.c. La VI mostra la riproduzione altissima in gesso della porta del tempio di Roma ed Augusto ad Ancyra. Fuori ci sono le piscine, poi il percorso torna al coperto. Sembra incredibile che tutto ciò non possa essere messo a frutto.














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