IL COSTRUTTORE DI PONTI
Il pontefice era un sacerdote della Religione romana. L'etimologia della parola pontifex (pontem facere) significa "costruttore di ponti", è erroneamente attribuito al fatto che in Grecia ci fossero i sacerdoti gephyraei, con lo stesso significato di "costruttore di ponti". Il che deriverebbe dal fatto che in Tessaglia le immagini degli Dei venissero poste sopra il ponte sul fiume Peneus. I gephyraei erano una famiglia, forse un clan, e non una casta.Inoltre i sacerdoti greci adoravano Dei sul ponte, non costruivano ponti. Viceversa l'arte di costruire ponti, che i Romani appresero dagli Etruschi, perchè i Romani non conoscevano l'arco ma gli Etruschi si, era considerata un'arte sacra, segreta e tramandata attraverso una casta, un po' come i costruttori delle cattedrali gotiche nella Francia medievale.
Il Pontifex era l'artefice di ponti, colui che sa costruire i ponti, attraverso incastellazioni di legno su cui si ponevano le pietre rastremate e infine il cuneo centrale. Il legno, curvato a caldo e opportunamente legato, veniva posto in loco dove si doveva montare l'arco, e sopra questo si ponevano le pietre leggermente rastremate con il tao più stretto verso il suolo. Infine una pietra più grossa e più rastremata delle altre, detta cuneo, si poneva sul culmine dell'arco, ora il tutto si teneva per forza di gravità che scaricava sui pilastri laterali, e il legno veniva tolto.
Il segreto dell'arco su cui si basava la costruzione di ponti e acquedotti, derivava dal popolo etrusco, tramandato attraverso una casta che si trasmetteva l'arte di costruire e di organizzare le cose sacre. Così come il cuneo sosteneva l'arco il pontifex maximus sosteneva l'arco religioso della cura dei vari Dei. La corporazione dei costruttori di ponti scorse nell'architettura di questi un'espressione divina, per cui i costruttori di ponti furono riveriti come sapienti e collegati col divino.
In ambiente latino arcaico rimane il collegamento tra i pontefici ed i ponti: il primo ponte di Roma, il Sublicius, era infatti restaurato a cura del collegio pontificale.
DEI DELLO STATO
Gli Dei romani erano Dei di stato, essi appartenevano allo stato e il loro rapporto con esso si basava su un negozio giuridico, il che toglieva fanatismo o sensi di colpa. Nella fondazione dello stato veniva stipulato un contratto con gli Dei secondo cui gli uomini, sia lo stato sia il singolo, si obbligavano a certi servizi attraverso i quali si ottenevano dalla divinità servizi corrispondenti.
Si riteneva che gli altri stati avessero altri Dei ugualmente validi per quello stato. Spesso infatti i soldati romani invocavano gli Dei dei popoli con cui erano in guerra, di passare dalla loro parte promettendogli culti e templi a Roma. Il che evitava le guerre di religione e il pericoloso integralismo.
REX SACRORUM
Nella Roma più arcaica il re era contemporaneamente il sacerdote, poi i compiti si divisero, anche per dividerne l'onere.
Il capo dei pontefici divenne il Rex Sacrorum, l'addetto al culto e alle feste religiose, il cui compito principale era quello di indicare e suggerire, alle autorità e ai privati, il modo corretto per adempiere agli obblighi religiosi affinché fosse salvaguardata la Pax Deorum. Secondo alcuni invece fu creato alla caduta dei re di Roma, per sostituire il compito sacro dei re.
Comunque sia, alla caduta nella monarchia o prima, i Romani separarono il potere sacro da quello profano, principio alla base di ogni vera civiltà. Anche quando, durante l'impero, la figura dell'imperatore venne divinizzata, i due poteri non coincisero.
Con rare eccezioni, gli imperatori intervennero solo per modificare alcune leggi minori o per guidare virtualmente in una cerimonia, senza mai sottrarre culto agli Dei esistenti. La divinizzazione di un imperatore non lo equiparava agli altri Dei, nè li sostituiva. Nella mentalità romana era equiparabile a un eroe, ovvero a un semidio.
L'antico sacerdote non era l'interprete dei testi sacri, a meno si trattasse di oracoli o prodigi accaduti, in qualità però di custodi delle volontà divine e dell'ordine dell'Urbe, era interprete della giustizia e del rispetto del diritto. Potevano pertanto pronunciarsi in una questione di diritto o di applicazione della legge.
SACERDOZIO MASCHILE E FEMMINILE
Anticamente esistevano un sacerdozio maschile e uno femminile:
- rex sacrorum - pontifex maximus - pontifices da una parte,
- regina sacrorum - virgo Vestalis maxima - virgines Vestales dall’altra. Poi il potere del sacerdozio femminile scemò e passò sotto la giurisdizione del sacerdozio maschile.
Che le virgines Vestales facciano parte degli elementi più antichi della religione romana e che esse siano più antiche dei pontifìces, si nota anche dal rigoroso rituale del loro servizio.
PONTIFICES
La nomina dei pontifices avveniva o per cooptatio o per captio.
La captio avveniva sulla base del potere imperiale del pontifex maximus e doveva assolutamente essere accettata anche contro la volontà del prescelto, solo per le vestali potevano esserci validi motivi per rifiutare, in quanto era rigorosamente richiesta la verginità. Riguardava vestali, flamines e rex.
La cooptatio riguardava tutti gli altri sacerdoti, eletti in modo che ogni membro del sacerdozio proponesse il nome di un candidato sotto giuramento di voler nominare solo il più degno.
Poi venne introdotta la nominatio, in cui si sceglieva, fra tanti candidati proposti dai sacerdoti, per mano del pontifex Maximus.
Al Rex Sacrorum si aggiunsero:
- 15 flamines maiores:
- flamen Dialis,
- flamen Martialis
- flamen Quirinalis.
- 12 flamines minores: solo di 10 sappiamo il nome:
- flamen Volturnalis,
- Palatualis,
- Furrinalis, della Dea Furrina.
- Floralis, della Dea Flora.
- Salacer, della Dea Salacia.
- Pomonalis, della Dea Pomona.
- Volcanalis, del Dio Vulcano.
- Cerialis, della Dea Cerere.
- Carmentalis, della Dea Carmenta.
- Portunalis, del Dio Portunno.
- 2 collegium degli augures. Così importanti da essre trasferiti trasferiti anche alle coloniae. Erano addetti all’augurium, cioè alla richiesta agli Dei del loro consenso per una determinata impresa, e ad assistere i magistrati nella richiesta degli auspicia, aiutandoli nelle difficoltà e i dubbi.
- Sodalità sacerdotali, che si distinguono dai collegi perchè compiono azioni di culto in comune, mentre all’interno dei collegi le funzioni cambiano e nelle azioni di culto operano solo i singoli. Inoltre i collegi hanno anche il compito di discutere preventivamente i decreti del senato che si riferiscono a cose sacre. Le sodalità degli Arvali e dei Titii, ormai estinta, fu reinverdita da Augusto:
- i Salii: 12 Salii Collini o Agonensis, addetti al culto di Quirino, e 12 Salii Palatini, addetti al culto di Marte. Dalle fonti si sa che avevano un praesul (primo ballerino) e un vates (primo cantore)
- i Luperci: 12 Luperci Quinctiales, della familia Quintilia, 12 Luperci Fabiani, della familia Fabia, e i Luperci Iulii, introdotti nell’anno 44 a,c, in onore di Cesare, tutti addetti al culto del Dio Fauno, in origine una Dea Lupa.
- 12 fratres Arvales, probabilmente con rituali segreti ed iniziatici, addetti al culto della Dea Cerere.
- i sodales Titii, probabilmente derivanti dal re sabino Tito Tazio, che governò accanto a Romolo nella prima monarchia romana.
- 20 Fetiales, o feciales, come gli auguri, eletti per cooptazione, prima solo tra i patrizi e successivamente anche tra i plebei. Il collegio, era presieduto dal magister fetialum e creava e custodiva lo ius fetiale associabile al nostro diritto internazionale pubblico. Sulla stipula di un contratto o una dichiarazione di guerra, entravano in azione sempre due feziali, uno dei quali, in qualità di pater patratus, conduceva il dibattito, l’altro, il verbenarius, portava le erbe sacre raccolte sulla rocca. Il Collegium diminuì di importanza a causa dell’ampliamento dello stato romano, aggiunto ai sodalizi quando il concetto di Collegium si restrinse ai 4 Collegia maxima.
Il loro compito era di valutare se far aprire o cessare le guerre, eseguendo le formalità giuridiche e religiose; inoltre si occupavano dei trattati di alleanza e si pronunciavano sulle estradizioni sollecitate da Roma o richieste da governi stranieri.
Le loro ambascerie ( composta di due o quattro membri) guidate da un pater patratus populi romani, operante, cioè, in nome del popolo romano, provvedevano alla dichiarazione di guerra con il lancio di un giavellotto oltre il confine del nemico. Con il tempo il rito divenne simbolico e il lancio del giavellotto avveniva in un terreno allestito nel tempio della Dea Bellona, fuori dall'Urbe. Il collegio dopo essere stato soppresso da Augusto venne ripristinato da Claudio, ma svuotato dei suoi poteri e così sopravvisse fino al IV secolo d.c. - I Viri sacri faciundis, per sopperire al culto degli Dei greci, tra cui: i Duovri sacri faciundis, che si crede siano stati creati da Tarquinio Prisco, i Triunviri sacri faciundis dell'età repubblicana, i Septemviri epulones, creati nel 196 a.c. per il ludorum epulare sacrificium, i Decemviri sacri faciundis creati da Silla.
- i sacerdotes Laurentes.
- i sacerdotes Lavinates, di Lavinio.
- i sacerdotes Albani, di Albano.
- i sacerdotes Caeninenses,
- i sacerdotes Gabenses, di Gabi.
- i sacerdotes Suciniani.
- i sacerdotes Lanuvini, di Lanuvio.
- i sacerdotes Tusculani, di Tuscolo.
- 21 sodales Augustales, per il culto di Augusto, nel 14 d.c. per creare un’analogia con i sodales Titii, destinati alla cura del culto di Tito Tazio. La stessa sodalità fu incaricata anche del culto di Claudio e si chiamò sodales Augustales Claudiales. In modo simile furono introdotti i sodales Flaviales (dopo la morte di Tito, sodales Flaviales Titiales), Hadrianales e Antoniniani.
- i pontifices Solis per il culto del Sol invictus, introdotto da Aureliano

Il Rex fu il vero successore legale del re, che poco a poco fu derubato di tutto il potere profano e anche di quasi tutto quello sacro. Il suo sacerdozio non ebbe molta importanza. Al suo fianco stava la moglie, la Regina sacrorum, colei che succedeva alla regina.
Già all’epoca dei re i compiti del re e della regina furono in gran parte trasferiti ai sacerdoti. Si deve supporre che le più importanti azioni di culto del re siano passate al Collegium dei pontifìces. Questi avevano assunto le azioni di culto di una sola persona perché, pur nella loro totalità, simboleggiavano solo una persona rappresentata dal capo del Collegium, il Pontifex maximus.
L’innovazione più importante in epoca repubblicana è l’introduzione dell’elezione popolare per Pontifices, augures, viri sacris faciundis e viri epulones.
LA DURATA DEL SACERDOZIO
La dignità sacerdotale era conferita a vita. Essa si perdeva, eccetto che per gli augures e i fratres Arvales, solo per una condanna penale con la perdita dei diritti civili. Ogni membro del collegio pontificale poteva però essere dimesso dal pontifex maximus per gravi offese all’ordinamento sacrale.
Una rinuncia volontaria alla dignità sacerdotale si sa solo per i Salii che entravano in altro sacerdozio, ma le vestali potevano dimettersi dopo un periodo di servizio di trent’anni.
Solo per le vestali era prescritta una determinata età: per assumere la carica esse dovevano avere come minimo 6 anni e al massimo 10. Anche nei Salii furono presi dei giovani, come le vestali.
Tutti gli altri sacerdozi, nel vecchio stato che privilegiava i casati nobili, hanno probabilmente preteso una discendenza patrizia come premessa per l’assunzione. Sono rimasti sempre patrizi il rex, i tre grandi flamines, ai quali si aggiungono poi i flamines divorum, e i Salii. I plebei ottennnero l’accesso ai sacerdozi con la Lex Ogulnia dell’anno 300, con la quale cinque dei 9 posti del pontificato e dell’augurato vennero riservati ai plebei.
In epoca imperiale da uomini di rango senatorio vengono occupati i quattro grandi collegi e le sodalità, compresa quella per il culto dell’imperatore, ma senza i Luperci che, con i pontifices minores, flamines minores, tubicines e gli antichi culti municipali, spettano ai cavalieri (senatorii Laurentes Larinates ).
I diritti sacerdotali
In certe circostanze era lecita la riunione di parecchi sacerdozi in una sola mano (cumulatio). Era proibito rivestire contemporaneamente due sacerdozi appartenenti al collegio pontificale. Cesare fu pontifex maximus e augur.
I sacerdoti avevano l'esenzione militare e lo ius publice epulandi, cioè del diritto di banchettare a spese dello stato nelle festività del loro Dio. I Flamen Dialis avevano seggio in senato.
Solo i Flamen Dialis e le virgines Vestales avevano l'accompagno di un lictor a testa.
PONTIFEX MAXIMUS
Ancora oggi il capo della religione cattolica usa il termine Pontifex Maximus, Sommo Pontefice, ereditato dal culto romano.
L’istituzione del collegio dei pontefici, inizialmente e fino al 300 a.c. in numero di cinque, fu istituito da re Numa Pompilio, il riformatore della religione romana. L'interpretatio pontificum (interpretazione pontificale) dava pertanto al pontefice un'autorità che a volte limitava il potere del re.
Il Pontifex Maximus, presidente e rappresentante del collegio, ancora verso la fine della repubblica rivestiva il quinto posto del potere sacerdotale, venendo dopo il Rex Sacrorum ed i tre Flamini maggiori: il Dialis, il Martialis ed il Quirinalis.
Pian piano il potere del ponifex Maximus esautorò quello del Rex Sacrorum assumendo giurisdizione sui Flamini e sulle Vestali. Tutto il collegio aveva diritto alla toga praetexta, ai littori ed alla sella curulis. Molte delle pronunce pontificali sono state tramandate oralmente per molto tempo, fino ad essere inserite, in una sorta di giurisprudenza, nella legge delle XII tavole nel 451-450 a.c.
Per quanto concerne la nomina dei pontefici veniva usato il sistema della cooptatio fino al 104 a.c., quando la legge Domizia introdusse l’elezione popolare.
Soprattutto il Pontefice Maximo vegliava affinchè i sacrifici e le cerimonie fossero svolte correttamente, per il principio secondo cui gli Dei si ritenevano soddisfatti se venivano salvaguardate le prescrizioni nei loro confronti, mentre poco riguardava il buon comportamento degli uomini, a meno che non compissero sacrilegi. In questo caso il crimine riguardava tutti, nel senso che occorreva una purificazione collettiva.
Lista incompleta dei Pontefici Massimi
- 753-712 a.c. – tutti i re di Roma
- 712 a.c. - Numa Marcio, secondo altre fonti lo stesso Numa Pompilio
- dal 616 - al 579 a.c. - Sesto Papirio
- 509 a.c. - Gaio Papirio Massimo
- 490 a.c. - Mario Papirio
- 449 a.c. - Quinto Furio
- 431 a.c. - Aulo Cornelio Cosso
- 420 a.c. - Spurio Minucio
- 390 a.c. - Marco Follio Flaccinatore
- 332 a.c. - Publio Cornelio Callissa
- 304 a.c. - Cornelio Scipione Barbato
- 254 a.c. - Tiberio Coruncanio, primo Pontefice Massimo plebeo
- 243-221 a.c. - Lucio Cecilio Metello, che si demise o fu rimosso nel 237
- 237 a.c. - Lucio Cornelio Lentulo Caudino, morto 213
- 212 a.c. - Publio Licinio Crasso Dives (morto nel 183
- 183 a.c. - Gaio Servilio Gemino, morto nel 180
- 180 a.c. - Marco Emilio Lepido, morto nel 152
- 150 a.c. - Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo, morto nel 141
- 141 a.c. - Publio Cornelio Scipione Nasica Serapione, morto nel 132
- 132 a.c. - Publio Licinio Crasso Dive Muciano, ucciso in battaglia nel 131
- 130 a.c. - Publio Muzio Scevola, morto nel 115
- 115 a.c. - Lucio Cecilio Metello Dalmatico
- 103 a.c. - Gneo Domizio Enobarbo, morto nel 88
- 89 a.c. - Quinto Muzio Scevola, ucciso nell'82 nel tempio di Vesta
- 81 a.c. - Quinto Cecilio Metello Pio, morto nel 63 a.c.
- 63 – 44 a.c. - Gaio Giulio Cesare
- 44 a.c. - Marco Emilio Lepido, morto nel 13 a.c.
- 6 marzo 12 a.c. - Ottaviano Augusto
- 12 a.c. al 376 – I doveri e i poteri concernenti la carica appartennero agli imperatori
- dal 376 a oggi - a partire dalla rinuncia dell'imperatore Graziano il titolo venne trasmesso ai papi cristiani di Roma
TOLLERANZA RELIGIOSA
La religione romana riconosceva anche altri Dei, oltre ai propri, anche stranieri. Anzi attraverso la evocatio lo stato assumeva su si sé, perfino in caso di distruzione di una città, i doveri sacri di quella. Dunque non si vietava a nessuno di sacrificare a Dei stranieri. Di questo permesso fecero uso soprattutto i molti forestieri che risiedevano a Roma.
Però questi culti, nonostante la tolleranza dello stato, non erano statali ma privati. Se però un culto privato aveva assunto una dimensione maggiore o se veniva introdotto da famiglie influenti, anche lo stato provvedeva ad esso e assegnava il suo governo o a uno dei sacerdozi già esistenti oppure ne fondava uno nuovo.
Con l’assegnazione di sempre nuovi incarichi ai sacerdozi già esistenti, il carico di lavoro di questi ultimi diventò considerevolmente più gravoso e fu più volte necessario aumentare il numero dei sacerdoti. Così quello dei pontifices e degli augures salì da 3 a 6, 9, 15, 16, quello delle virgines Vestales da 4 a 6.
Lista incompleta di pontefici non massimi di epoca repubblicana:
- 509 a.c. Marco Orazio Pulvillo
- 390 Gaio Fabio Dorsuo
- 340 Marco Valerio
- 300 Publio Decio Mure - Publio Sempronio Sofo - Gaio Marcio Rutilio - Marco Livio Denter
- 217 Marco Pomponio Matho - Lucio Emilio Paolo - Tito Otacilio Crasso - Publio Scantinio
- 216 Quinto Elio Peto - Quinto Fabio Massimo Cunctator - Tito Manlio Torquato - Quinto Fulvio Flacco - Quinto Cecilio Metello
- 213 Gaio Papirio Maso - Marco Cornelio Cethego - Gneo Servilio Cepione
- 211 Gaio Livio Salinatore
- 203 Servilio Sulpicio Galba - Gaio Sempronio Tuditano - Gaio Sulpicio Galba
- 177 Marco Claudio Marcello





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