
Nome originale: Aulus Postumius Albus Regillensis
Nascita: IV secolo a.c.
Morte: V a.c.
IL DICTATOR
Ovvero Aulus Postumius Albus Regillensis, membro della gens Postumia, fu un console romano del V secolo a.c.. che venne nominato Dictator cioè Dittatore, titolo di comando supremo dello stato per un periodo di sei mesi. Aulo combatté contro Tarquinio il Superbo, che vinse, nella storica battaglia del Lago Regillo.
Il Lago Regillo, un tempo sito nell'agro tuscolano e prosciugato nel V o inizio IV secolo a.c. prendva il nome dal santuario di Giunone Regina (Regilla). Il lago, formatosi nel cavo di un antico cratere vulcanico, si trova nei pressi di Frascati, vicino a Monteporzio Catone, ad est di Roma. L'anno in cui si svolse la battaglia non è certo, perchè alcuni lo pongono nel 496 a.c., ma Varrone pone Aulo Postumio Dittatore nel 499 a.c., con Tito Ebuzio console e Magister Equitum, probabilmente in primavera o estate, quando si riprendevano le ostilità fra le popolazioni confinanti.
LA LEGA LATINA
Già l'anno precedente, nel 498 a.c. nella Selva Ferentina, i popoli invitati a combattere insieme a Roma si riunirono l'alleanza della Lega Latina, cui aderirono ben trenta città decise a sbarazzarsi di Roma. L'anno successivo i Latini conquistarono la fortezza di Corbium. Infine, nel 496 a.c., le formazioni della Lega e una coorte di fuoriusciti romani al seguito dei Tarquini mossero guerra con circa 40.000 fanti e 3.000 cavalieri.
Dopo la cacciata dei re Tarquinio Prisco si era rifugiato a Tusculum, presso il genero di tarquinio, Mamilio Ottaviano, che aveva raccolto contro Roma la Lega Latina, organizzando un potente esercito che potesse battere Roma.
Sotto il consolato di Tito Ebuzio Helva e Gaio Veturio Gemino, secondo Varrone la Lega Latina nel 499 a.c. assediò Fidene, conquistò Crustumerio e Preneste defezionò dalla Lega Latina passando al campo avversario.
Tito Livio:
"Al timore di una nuova guerra sabina si aggiungeva la notizia, abbastanza certa, che trenta città si erano strette in giuramento sotto l'impulso di Ottavio Mamilio. Fu così che si affacciò per la prima volta l'idea di creare un dittatore."
Allora il Senato di Roma nominò dittatore Aulo Postumio che reclutò le solite 4 legioni di 24.000 fanti e 3.000 cavalieri. Metà delle legioni furono appostate fra Roma e Tuscolo al comando di Postumio per controllare i movimenti dei Latini che scorgendo l'esiguo numero di Romani iniziarono lo spostamento il nemico. Postumio fece venire da Roma il resto dell'esercito e dispose i sui uomini fra il lago Regillo e il monte, in una strettoia più facilmente difendibile. Entrambi gli eserciti attesero rinforzi e quando si sentirono sicuri, i latini sferrarono l'attacco.
Tito Livio:
"Quando i Romani seppero che i Tarquini facevano parte dell'esercito dei Latini, furono spinti dall'ira ad attaccare immediatamente battaglia. E dunque questo scontro risultò più duro e sanguinoso di ogni altro: basti pensare che i comandanti non si limitarono a dirigere le operazioni... Perfino Tarquinio Superbo che pure era appesantito e indebolito dall'età stava in prima fila... Il comandante latino fece avanzare una coorte di esuli di Roma comandata dal figlio di Lucio Tarquinio. E proprio grazie ad essa poté rialzare per un po' il livello dello scontro..."
LA BATTAGLIA
Tarquinio il Superbo si scagliò contro Postumio ma fu ferito a un fianco e prontamente tratto in salvo dai suoi. Ebuzio, capitano della cavalleria all'ala opposta, si scontrò direttamente con Ottavio Mamilio ed entrambi rimasero feriti, Ebuzio al braccio, l'altro al petto, e dovettero ritirarsi dietro le prime linee.
Mamilio, comunque ritornò a combattere guidando la coorte dei fuoriusciti assieme al figlio di Tarquinio. Marco Valerio, fratello di Valerio Publicola, scorto il giovane Tarquinio, spronò il cavallo lanciandoglisi contro con la lancia in resta, ma Tarquinio che si ritirò fra i suoi. Valerio lo inseguì, ma venne ferito al fianco da un soldato nemico e poco dopo morì. L'ala di Ebuzio cominciò a vacillare, allora Postumio diede ordine di trattare come nemici i cavalieri che si fossero dati alla fuga. I romani, stretti fra i nemici e la coorte delle guardie del Dittatore, interruppero la fuga e ripresero il combattimento aiutati proprio da quella coorte. Uomini freschi annientarono i nemici già stanchi, gli esuli furono quasi circondati. Mamilio fece intervenire i manipoli di riserva e il combattimento riprese. Il legato Tito Erminio, individuato mamilio, gli si lanciò contro e lo uccise con un colpo poi, colpito a sua volta, rientrò fra i ranghi dove morì.
La battaglia era lunga e i Romanoi allo stremo. Postumio allora chiese ai cavalieri di scendere dai cavalli e aiutare i fanti nelle loro azioni. Una tattica che un giorno userà anche Giulio Cesare.
Livio:
"Essi obbedirono all'ordine; balzati da cavallo volarono nelle prime file e andarono a porre i loro piccoli scudi davanti ai portatori di insegne. Questo ridiede morale ai fanti, perché vedevano i giovani della nobiltà combattere come loro e condividere i pericoli. I Latini dovettero retrocedere e il loro schieramento dovette ripiegare."
LA LEGGENDA
Postumio, oltre all'aiuto dei cavalieri chiese un aiuto ai Dioscuri, i divini Castore e Polluce, facendo voto, come si usava, di dedicare loro un tempio in cambio dell'aiuto che portasse alla vittoria. Si videro allora comparire due giovani guerrieri che nessuno dei Romani conosceva. Montati su cavalli bianchi si lanciarono nelle prime file trascinando i Romani alla vittoria. Al termine della battaglia scomparsero riapparendo dentro le mura di Roma per portare ai cittadini la notizia della vittoria, poi, dopo aver abbeverato i cavalli alla fonte Giuturna, scomparvero. Questo episodio portò per la prima volta nell'Urbe il culto dei Dioscuri (Dei Obscuri).
I cavalieri romani risalirono sui loro destrieri e inseguirono senza tregua i nemici in fuga. La fanteria tenne dietro. Era la vittoria sui Latini.
Postumio ed Ebuzio entrarono a Roma in trionfo; Postumio poi sciolse il voto innalzando presso la fonte Giuturna un tempio a Castore e Polluce. Il vecchio re Tarquinio comunque non solo la scampò ma esiliato, terminò tranquillamente i suoi giorni alla corte di Aristodemo, tiranno di Cuma.
La lega dei Latini dovette riconoscere la supremazia di Roma. Ma i Romani furono saggi e clementi con le popolazioni assoggettate, tanto che qualche anno dopo, verso il 462 a.c., i tuscolani furono i più fedeli alleati di Roma quando la città, stremata da una micidiale pestilenza, ne ricevette l'aiuto contro le popolazioni degli Equi e dei Volsci.
Questa vittoria donò il trionfo ad Aulo Postumo, che lo dedicò a Cerere e da allora egli aggiunse al suo nome quello di Regillense. Fu console ancora nel 496 a.c.., e nel 493 a.c. fondò sull'Aventino il santuario di Cerere, Libero e Libera.


1 comment:
niente a che vedere con Annia Regilla?
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