TERME DI TRAIANO E LE SETTE SALE



RICOSTRUZIONE A CURA DI www.katatexilux.com

LA STORIA DELLE TERME

I primi edifici termali furono costruiti in Campania nel II sec. a.c.; forse in orgine alimentati da sorgenti termali, ma ben presto si sviluppò un sistema di riscaldamento a legna, basato sul passaggio dell'aria calda sotto pavimenti di cemento rialzati su spensurae di mattoni, e in seguito anche attraverso i mattoni forati delle pareti, che terminavano in sfiatatoi sul tetto.

Il sistema era essenzialmente simile a quello dei bagni turchi. C'erano stanze di calore graduato per le varie piscine, spogliatoi, latrine e una palestra. L'architettura termale adottò inoltre l'uso della volta in calcestruzzo.



LE TERME DI TRAIANO

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Le terme di Traiano, costruite sulle rovine dell'ala residenziale della Domus Aurea, che scomparve così appena quarant'anni dopo la sua costruzione, erano un'opera molto più ambiziosa delle prime terme romane.

Furono erette tra il 104 e il 109 d.c. da Traiano e costruite non solo sulla Domus Aurea interrata a seguito della Damnatio Memoriae di Nerone, ma su altri edifici, come quello dell’affresco della “Città Dipinta”, ed in parte edificate, con un nuovo e rivoluzionario orientamento sud-ovest per maggiore luce e calore.

Furono il prototipo delle terme imperiali, e il più grande edificio termale esistente allora al mondo, con un'estensione di ben 4 ettari.

Come riportato nei Fasti Ostiensi, il 22 giugno 109 d.c. Traiano aprì al pubblico il grandioso impianto termale edificato sul versante meridionale del colle Oppio, che forse occupava anche una parte dei vicini giardini di Mecenate.

Dione Cassio informa che il suo architetto fu Apollodoro di Damasco, il geniale costruttore del Foro di Traiano. Il complesso misurava 330 x 315 m, con la sola parte centrale di 190 x 212 m.

Che fossero progettate o meno già sotto Domiziano, la faccenda è controversa, ma le Terme di Traiano furono comunque costruite nel 109, dopo pochi anni dall'incendio del 104 che aveva distrutto parte della Domus Aurea neroniana.

A seguito di ciò vennero sfruttati gli edifici neroniani sottostanti per scaricare le enormi macerie provocate dall’incendio e per costituire una solida base su cui impostare il gigantesco complesso.



Le innovazioni

Il progetto era innovativo rispetto ai precedenti, non solo per l'orientamento, ma per l’ampia area verde racchiusa in un recinto porticato, che circondava su tre lati l'edificio centrale con gli ambienti destinati ai bagni e alla cura del corpo.

Le terme cambiarono l'orientamento del complesso neroniano, le terme private di Nerone destinate poi al pubblico e restaurate da Alessandro Svero.

Per una migliore esposizione al sole e ai venti, ad esempio il calidarium venne disposto in modo da avere la migliore posizione al sole da mezzogiorno al tramonto.

In seguito tutti gli edifici termali di Roma copiarono questa disposizione, dalle terme di Caracalla, a quelle di Diocleziano e di Decio.

Aggiungiamo che le terme disponevano di finestre con vetri che, aperte d'estate e chiuse d'inverno, procuravano entro queste un piacevole clima.
Ed è da notare che all'epoca le vetrate erano un lusso che solo i ricchi romani potevano permettersi.



DESCRIZIONE

Anche se i resti sono scarsi e soprattutto scavati solo in piccola parte, la planimetria si può ricostruire, oltre che sui disegni rinascimentali, dai resti ancora esistenti nel parco del Colle Oppio, creato nel 1936, nonchè da alcuni frammenti della Forma Urbis, la grande pianta marmorea degli inizi del III secolo d.c., che ne riportano una parte.

L'ingresso principale e monumentale con un propileo era posto a nord. Da qui si accedeva alla natatio, la grande piscina a temperatura naturale, che sui lati dava accesso, a destra e a sinistra, a due sale rotonde confinanti a sud con due palestre.

Al centro si ergeva la grande basilica confinante con la natatio a nord e il calidarium a sud, che sporgeva dal corpo dell'edificio, costituito da una grande aula rettangolare con absidi. In conessione si trovavano anche il tepidarium e il frigidarium.

Una serie di sotterranei di servizio e di collegamento univano le varie parti delle terme. Vari ingressi permettevano comunque di entrare nel recinto termale su tutti i lati.Rispetto alle Terme di Tito.

Un'importante aggiunta allo schema delle terme di Tito fu la grande piscina a nord del frigidarium che fu spostato al centro dell'edificio, nell'incrocio dei due assi principali. Sia dal punto di vista architettonico che quello funzionale il frigidarium divenne il punto principale del complesso.

Sull'asse traverso principale, ai lati del frigidarium erano posti due peristili rettangolari, le palestre, mentre ai lati della piscina i due ambienti circolari, inseriti in un rettangolo suddiviso in piccole celle, erano gli spogliatoi. Sebbene nelle terme di Traiano le forme curvilinee fossero più numerose che in quelle di Tito, ci fu maggior rispetto delle esigenze funzionali.Altre novità importanti furono le file di finestre lungo la facciata meridionale, tutte a vetro, per la luce e il sole d'inverno, ma aperte e ombreggiate da tende d'estate per il fresco.

Essendo poi gli ambienti del settore centrale allineati sulll’asse longitudinale delle terme, mentre sui due lati si sviluppava un duplice e simmetrico giro di stanze di passaggio, si consentiva ai frequentatori dei bagni di scegliere due percorsi, evitando l'affollamento, che dagli spogliatoi li conduceva al caldarium, situato all’estremità meridionale dell’edificio.

Da qui potevano poi passare al tepidarium al frigidarium e poi alla grande piscina situata all’estremità settentrionale.

Oltre ai settori collettivi, vi erano numerose altre stanze per bagni particolari, massaggi, cure di bellezza, trucco e saune. Inoltre le terme furono concepite per la prima volta come un centro commerciale ante litteram, forse meglio attrezzati di quelli odierni, e comunque di straordinaria bellezza, per i giardini, le fontane le statue, i marmi, gli affreschi e gli stucchi, dotando tutto il perimetro esterno di sale di convegno, ninfei, gallerie di scultura, sale di spettacolo, biblioteche, centri di ristoro e negozi.

I due edifici un tempo distinti, le terme e il ginnasio, si fusero. E di qui in poi questi enormi complessi divennero i grandi centri popolari della vita sociale, tanto a Roma che nelle Provincie.



I RESTI

Del complesso termale oggi restano alcuni frammenti sparsi sul colle Oppio ma la pianta è nota attraverso la Forma Urbis Severiana. La disposizione verso i punti cardinali delle precedenti terme della Domus Aurea, riemerge in alcuni punti, come nelle cisterne, le cosiddette "sette sale".

Appartengono all'edificio centrale i resti dell'esedra della palestra orientale e un'aula sul lato sud dove è stata posta una pianta moderna delle terme, oltre alle fondazioni della grande esedra sul recinto meridionale e della grandiosa cisterna detta delle "Sette sale", sul lato opposto dell'attuale via delle Terme di Traiano.

Nel contesto delle antiche terme, a parte le numerose statue rinvenute in periodo rinascimentale, sono stati rinvenuti diversi mosaici ed affreschi. Questi ultimi in alcune gallerie sotterranee, fra cui quelli della "città dipinta".

Nelle vicinanze sono emerse parte di murature inglobate in una piccola costruzione, già casino di caccia dei Brancaccio. Del recinto esterno sono ancora oggi visibili il grandioso emiciclo centrale del lato sud, di cui è tuttora perfettamente conservato il livello inferiore.

Dalle numerose epigrafi rinvenute, conosciamo i nomi di alcuni personaggi addetti all’amministrazione del grande complesso e apprendiamo che nelle Terme di Traiano furono ammesse per la prima volta anche le donne. Numerosissime dovevano essere le opere d’arte di ogni tipo che adornavano i vari ambienti.

Tra i rinvenimenti più importanti possiamo ricordare la statua del Laocoonte dei Musei Vaticani, la grande vasca di granito che si trova nel Cortile del Belvedere e un’ara di Giove con la dedica a Vespasiano.




LE TERME

Traiano celebrò l'apertura delle sue gloriose terme nel 109 d.c. stupendo Roma e il mondo con la grandiosità e preziosità dell'opera, ma c'era anche una parte molto bella ma invisibile al pubblico di allora e purtroppo ancora di oggi: la cisterna delle 7 sale, così denominata fin dal medioevo, quando era ancora visibile.

Sembra però che prenotando si riesca a visitare il luogo suggestivo, dove si potrebbe giare un film fantasy per quanto misterioso e irrealistico, che tanti autori, tra cui Pinelli incisero o immortalarono su tela secoli fa.

Infatti alcuni ambienti della cisterna, rimasti visibili nei secoli anche dopo la fine delle terme, nel V sec. d.c., fu utilizzato nel medioevo come luogo di sepoltura: nello scavo operato nel 1967 ne sono emersi infatti più di mille scheletri.




LE SETTE SALE

Ora Traiano aveva bisogno di molta acqua per le sue grandiose terme, aveva l'acquedotto, quello traiano, ma non bastava, per cui fece costruire un'enorme cisterna denominata Sette Sale fin dal Medioevo. Aveva una capacità di oltre 8 milioni di litri e, ancora ben conservata, si trova accanto al Parco del Colle Oppio, con accesso in via delle Terme di Traiano.

E' formata da nove ambienti paralleli, tutti larghi m 5,3, ma di lunghezza variabile da un minimo di 29,3 a un massimo di 39,75, a causa dell'andamento curvilineo della parete perimetrale orientale, con pareti in calcestruzzo idraulico e aperture ad arco in diagonale, per evitare il formarsi di correnti o il ristagno d'acqua.

L'edificio, in cementizio rivestito di mattoni, ha due livelli: quello inferiore, che poggia direttamente sul terreno, con la funzione di sopraelevare e sostenere il piano superiore, cioè il serbatoio, formato da nove ambienti a volta, rialzato per la pendenza necessaria alla pressione all'acqua per le Terme.

La risorsa idrica era un ramo dell'acquedotto che entrava nella città da Porta Maggiore sull'Esquilino, riversando nella cisterna attraverso un condotto che entrava al centro della parete posteriore ricurva.

Nella 3° e 7° sala c'erano le aperture per i controlli e la pulizia dell'edificio. Il piano superiore aveva delle nicchie con le finestre per l'areazione, corrispondenti in quelle inferiori ai condotti per l'uscita dell'acqua che si riversava in un grande collettore, la cui prosecuzione è stata rinvenuta davanti all'esedra nord-est del recinto termale.

L'interno della cisterna è rivestito di cocciopesto, per l'uso riempito, per quasi un metro, da un deposito di limo stratificato. Si pensò a lungo che la struttura servisse alle terme del la vicina Domus Aurea, ma i bolli dei mattoni hanno dimostrato la stessa epoca delle terme di Traiano.

L'edificio fu parzialmente incassato nel terreno, in modo che la parete posteriore ricurva e le due laterali fossero in parte coperte dal terrapieno, mentre la parete frontale rettilinea era in vista, con nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari.

Il complesso archeologico sul Colle Oppio soffre dell´uso improprio delle architetture ideate dal grande Apollo di Damasco, tra cui la cisterna delle Sette Sale: in tutto nove ambienti chiusi al pubblico da una decina di anni per la caduta di frammenti dalle volte. Si cerca uno sponsor perchè mancano i soldi, come al solito.
Il sovrintendente è contrario a campagne di scavo nell´area centrale, «costa tantissimo farli e, soprattutto, tenerli aperti». Eppure manca poco per completare lo sterro dell´edificio pubblico, precedente e sottostante alle Terme, che conserva in facciata l'affresco con la Città dipinta.

«Ci auguriamo che tra un anno circa, completati gli interventi di messa in sicurezza delle opere, e delle visite guidate, anche la Città dipinta entrerà a far parte del tour tra le meraviglie di Colle Oppio». E il magnifico mosaico della Vendemmia? Si tirerà fuori anche quello, magari trasportato in un museo dove si conserva meglio, data la delicatezza e la bellezza dell'opera.



DOMUS DELLE 7 SALE

Scavi condotti tra il 1966-67 e nel 1975 riportarono in luce sulla terrazza sovrastante la cisterna delle Sette Sale i resti di una domus, due parti distinte. Quella occidentale con murature di opera mista di reticolato e laterizio di età traianea, due file di ambienti regolari in opera mista, forse per alloggiare il personale addetto alla manutenzione della cisterna. La costruzione, di età traianea in base ai bolli laterizi, conserva tracce di pavimenti a mosaico bianco e nero.

Nel IV secolo queste strutture vennero inglobate in una domus, con murature in laterizio e opera vittata, cioè filari alternati di mattoni e blocchetti di tufo, e conservate per un'altezza di molto inferiore al metro, tutte conservate per un'altezza non superiore ai 50 cm. L'edificio è diviso in due settori da un corridoio con pavimento di mosaico a tessere nere.

Una grande sala formata da sei ambienti, 4 absidati e 2 rettangolari, disposti a raggiera intorno ad un vano centrale esagonale, presenta pavimenti di piastrelle e lastre di marmi colorati con disegni geometrici. Poi un'aula absidata, probabilmente con copertura a capriate lignee, col pavimento decorato in marmi colorati a grandi riquadri con cerchi e quadrati. Sontuosa anche la decorazione marmorea parietale, con partizioni architettoniche e fregi floreali. Addossata a questa sala era una grande fontana-ninfeo, affacciata su uno spazio evidentemente a giardino.

La ricca Domus patrizia disponeva pure di piccole terme private delle quali rimangono tracce di un frigidarium e di un caldarium con una piccola cisterna per l'approvvigionamento idrico. Il prestigio della domus emerge dalla ricchezza della decorazione in marmi policromi in opus sectile parietale e pavimentale, oltre che dalla vastità degli sale. La domus doveva avere un'estensione maggiore di quella rinvenuta, ma le strutture a est e a ovest sono andate completamente distrutte.

Nelle "Sette sale", sopra le terme di Traiano, è stata restaurata un'ampia sala absidata del recinto esterno, a ovest, identificata con una biblioteca.


LANCIANI - SCAVI DI ROMA


THERMAE TRAIANAE - Sopra le terme Titiane, vicino à santo Martino in monte furono già le terme di Traiano ove poco fa furono ritrovate due statue del fanciullo Antinoo molto amato d'Adriano, statevi poste per comandamento di esso Adriano, tale che ancora hoggidì il detto luogo si chiama Adrianello. Le predette statue furono poste da Leone X nel Vaticano » p. 89 Venuti, Antichità di R. (voi. I, p. 200).


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1 comment:

Anonimo ha detto...

eccezionale, anche le cisterne erano capolavori, questi romani sono insuperabili.

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