LUCIO CORNELIO SILLA




Nome originale: Lucius Cornelius Sulla
Nascita: 138 a.c. Roma
Morte: 78 a.c. Cuma
Coniuge: Giulia Elia, Cecilia Metella, Dalmatica Valeria
Figli: Lucio Cornelio Silla e Cornelia Silla; Fausto Cornelio Silla e Fausta Cornelia Silla; Postumia Cornelia Silla
Incarico politico: 82-72 a.c.


LE ORIGINI

Sallustio:
Ebbe un ingegno il più profondamente simulatore che immaginare si possa; fu il più fortunato degli uomini ma la sua attività non fu mai inferiore alla fortuna

Lucio Cornelio Silla, ovvero Lucius Cornelius Sulla Felix, nacque a Roma nel 138 a.c. dalla famiglia patrizia dei Cornelii, tuttavia da un ramo povero senza alcuna prospettiva. In che modo potè entrare in politica senza mezzi non si sa, anche se alcuni hanno raccontato dell'eredità di un'anziana e ricca che l'avesse mantenuto fino ad oltre i trent'anni.

Silla fu uomo intelligente ma soprattutto astuto, capace di convincere e di farsi ben volere, con una assoluta mancanza di scrupoli che lo spingeva a tradire gli amici, o a eliminare crudelmente chi avrebbe potuto un giorno forse tradirlo, solo per un sospetto. Fu abilissimo generale, ma spesso anzichè alla strategia ricorse alla corruzione e il suo esercito lo seguiva non per fedeltà e stima ma solo per le alte promesse di guadagno, promesse che poi in effetti manteneva sempre.



LA CARRIERA

Nel 107 a.c. Silla ottenne comunque la nomina a questore di Gaio Mario, avendo egli sposato la sorella minore della moglie di Mario, Giulia, quando Mario era al comando della logorante spedizione contro Giugurta, re della Numidia. Questa guerra si protraeva da molti anni finchè Mario, nel 106 a.C., riuscì a vincere, soprattutto grazie a Silla, che riuscì a catturare Giugurta convincendo i familiari a tradirlo e a consegnarlo ai Romani.

Ne trasse molti onori ma pure la gelosia di Mario, cionostante Silla continuò a servire Mario come suo legato durante la campagna in Gallia contro Cimbri e Teutoni (104 – 103 a.c.), dimostrando ancora una volta la sua abilità, aiutando il console Quinto Lutazio Catulo, rivale di Mario, a sconfiggere i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli, nel 101 a.c. Tornato a Roma, Silla si fece eleggere pretore urbano nel 94, non senza l'accusa, forse fondata, di aver corrotto molti elettori. L'anno successivo gli fu assegnato il governo della Cilicia, in Turchia.



IL CONSOLATO

Nel 92 Silla rientrò a Roma, unendosi agli aristocratici oppositori di Gaio Mario. Da diversi anni divampava a Roma la Guerra Sociale (91-88 a.c.) tra optimates, patrizi e populares, plebei. Questi ultimi avevano sostenuto Mario al punto d'aver ottenuto il consolato per 5 anni di seguito, dal 104 al 100 a.c. Nella repressione della ribellione delle popolazioni italiche alleate di Roma, Silla si dimostrò geniale stratega, eclissando sia Mario che l'altro console Gneo Pompeo Strabone.

Famosa fu la cattura di Aeclanum, capitale degli Irpini, ottenuta incendiando il muro di legno che difendeva la città assediata. Così nell'88 a.c., ottenne per la prima volta il consolato, insieme a Quinto Pompeo Rufo.



SILLA CONTRO MARIO

"Lucio Sullae consuli in agro Nolano hostiam immolanti subito ab ara serpens apparuerat; haruspicis hortatu continuo exercitum in expeditionem eduxit ac fortissima Samnitium castra cepit."

"A Lucio Silla, console nel territorio nolano, mentre sacrificava una vittima, era apparso all' improvviso un serpente dall' ara; subito per esortazione dell' aruspice condusse fuori il suo esercito per una spedizione e conquistò i fortissimi accampamenti dei sanniti"

Intanto Mitridate, re del Ponto, regno situato nei pressi di Pergamo e della Bitinia minacciava da tempo questi territori insidiandone la supremazia romana. Senato ed equites non erano d'accordo: gli equites come comandanti militari volevano una soluzione militare e Mario con loro; i senatori prendevano tempo sperando in una soluzione pacifica.
La situazione precipitò quando Mitridate nell'88, fece uccidere i mercanti italici residenti nella zona del Ponto. A questo punto il Senato assegnò a Silla la provincia asiatica col compito di ristabilire la pace.
A Roma intanto cavalieri e popolari, sotto la guida di Sulpicio Rufo, si allearono tra loro politicamente, sostenuti anche dagli Italici e a capo venne posto Mario, cui si voleva dare il comando delle operazioni militari in Asia. Su questo dissidio scoppierà la prima guerra civile.

Plutarco ricorda la spietatezza di Silla verso i nemici di Roma: dopo aver convinto tremila sanniti a combattere contro altri sanniti, provocando una lotta fratricida, radunò i seimila superstiti nel
circo e li fece massacrare tutti. E' logico che gli italici non lo amassero. Dopo avere concluso la guerra sociale con la presa di Nola, Silla voleva andare a combattere Mitridate.

Mario, anche se vecchio, voleva avere il comando dell'esercito contro Mitridate VI, così, eletto console per la 7° volta nell'86 a.c., aveva costituito un governo popolare e convinse il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo a convocare una seduta del Senato per annullare il comando a Silla. Appresa la notizia Silla, accampato in Campania dove stava per imbarcarsi per la Grecia, scelse le 6 legioni a lui più fedeli e si diresse a Roma, violando con l'esercito il perimetro della città, il sacro pomerio. Molti dei suoi comandanti, spaventati dal sacrilegio, si rifiutarono di seguirlo, ma Silla li obbligò con la forza.
Mario ed i suoi fuggirono dalla città rifugiandosi in Africa, mentre Silla si atteggiò in senato a vittima di una congiura. Poi, fatta una spaventosa strage dei suoi oppositori, rientrò nei suoi accampamenti militari per la campagna contro Mitridate. A Roma fece abrogare le leggi promulgate contro di lui e lasciò il senato nelle mani dei consoli Ottavio e Cinna.

Intanto a Roma, Mario e Cinna ripresero in mano la situazione, eliminarono fisicamente un gran numero di sostenitori di Silla, e furono eletti consoli per l'anno 86 a.c. Mario morì pochi giorni dopo l'elezione e Lucio Valerio Flacco fu nominato console suffectus al suo posto, mentre Cinna fu rieletto console negli anni successivi. Silla, dopo una guerra di 3 anni aveva costretto Mitridate ad un armistizio nell'84 facendolo rinunciare ai sogni d'occupazione. Alla notizia della morte di Mario, tornò e a Brindisi nell'83, sconfisse i seguaci di Mario e Cinna a Porta Collina presso Roma, e l'esito della battaglia dipese molto dalla defezione dalle forze consolari di Marco Licinio Crasso, e dall'aiuto del giovane Gneo Pompeo Magno.
Ma l'omicidio di Cinna (84), a opera dei suoi stessi soldati, stravolse nuovamente la situazione, determinando una svolta intransigente all'interno del movimento popolare. Così il ritorno di Silla determinò la seconda guerra civile.
Sbarcato a Brindisi nell'83 difatti, Silla tentò inutilmente una riconciliazione con i popolari, iniziò così un'altra guerra civile, ancora più sanguinosa della prima, dal momento che essa coinvolse questa volta anche le popolazioni italiche.
Ma Silla entrò a Roma, vinse e si impadronì nuovamente della città con crudeli rappresaglie sugli oppositori e sulle loro famiglie; a sua volta G. Pompeo Magno sconfisse gli ultimi resti dell'esercito di Mario in Sicilia e in Africa.



DICTATOR

Nominato nell' 82 a.c. "dictator republicae costituendae" a tempo indeterminato, prese nelle sue mani tutti i poteri. Questa investitura era ammessa per soli 6 mesi ed in situazioni di estremo pericolo per la salvezza dello stato, come, ad esempio, durante la seconda guerra punica. Ciò contravvenì a un principio fondamentale della Repubblica Romana, la sottrazione della libertas come era avvenuto all'epoca dei sette Re di Roma.


Le liste di proscrizione

Silla instaurò il regno del terrore, offrendo ricompense a chi avesse ucciso i suoi oppositori politici, o facendoli uccidere egli stesso. Fece uccidere ben 2.600 equites, da sempre ostili a Silla, alienandoli dei loro beni, ponendoli all'asta a prezzi irrisori, che furono acquistati dai suoi sostenitori.
Il giovane Gaio Giulio Cesare, come genero di Cinna, fu costretto a fuggire precipitosamente, scampando alla morte ma non all'esilio, e aveva solo 16 anni, ma fu salvato per intercessione della cugina Cornelia, figlia di Silla, e del marito di lei Mamerco Emilio Lepido, princeps senatus, ma soprattutto per intercessione delle Vestali. Sembra che Silla rispondesse alle Vestali che gli facevano notare come fosse solo un ragazzo: "Tenetevelo se volete, ma dentro questo ragazzo ci sono venti Marii."
Insieme a Quinto Cecilio Metello Pio, ebbe il consolato nell'anno 80. Ormai al sicuro, Silla attuò una serie di riforme:
  • un ampliamento della base senatoria, con introduzione degli equestri e degli italici, come aveva loro promesso, passandoli da trecento a seicento, naturalmente i nuovi trecento erano suoi sostenitori.
  • una drastica diminuzione dei poteri dei tribuni, cui viene tolto il diritto di veto, proibita l'assunzione di altre cariche politiche, assoggettando preventivamente al senato le leggi da presentare ai comizi e il potere giudiziario per le cause di concussione e per quelle di lesa maestà, di peculato e violenza.
  • l'aumento del numero dei pretori (magistrati di rango immediatamente inferiore ai consoli, deputati ad amministrare le colonie) al fine di una migliore distribuzione delle cariche, contro il loro possibile accentramento in poche mani.
  • separò il potere militare da quello civile, prescrivendo che i consoli e i pretori in carica non potessero avere comandi militari.
  • la nomina a senatore divenne di fatto al raggiungimento della carica di questore, mentre prima era scelta dai censori.
  • un limite minimo di età per le magistrature: trent'anni per i questori, quaranta per i pretori, etc.
  • la confisca di molti terreni, soprattutto campani, che assegna poi ai veterani del proprio esercito. Questo dopo aver distrutto sia Nola che Stabia in territorio campano.
  • per guadagnarsi i favori di buona parte dei municipi italici, garantì loro il rispetto dei diritti precedentemente acquisiti con un'alleanza tra i ceti dirigenti romani e i ceti dirigenti locali.
Tutto per restituire al partito aristocratico il controllo della città.


I matrimoni e i figli

Dalla prima moglie Giulia, sorella minore della Giulia moglie di Mario, nonché zia di Cesare, ebbe Lucio Cornelio Silla, morto in giovane età, e Cornelia Silla, e madre di Pompea Silla, seconda moglie del prozio Giulio Cesare.
Dalla seconda moglie, Elia, non ebbe figli.
Dalla terza moglie Cecilia Metella Dalmatica ebbe Fausto Cornelio Silla e Fausta Cornelia Silla, sua gemella.
Dalla quarta moglie Valeria ebbe Postumia Cornelia Silla, nata dopo la sua morte.



LA MORTE

Si era guadagnato l'antipatia sia del popolo che del senato. Un suo liberto accusato di corruzione fu condannato per la notevole arringa di un giovane e valente oratore: Cicerone. Ma poco dopo, nel 79 a.c. Silla stupì tutti dichiarando di abbandonare il consolato e di volersi ritirare a vita privata per scrivere le sue memorie.

Quando si ritirò pare che traversando la folla sbigottita uno dei passanti lo ingiuriò.
"Imbecille!" rispose Silla "Dopo questo gesto, non ci sarà più alcun dittatore al mondo disposto ad abbandonare il potere"

Si narra amasse circondarsi di attori, ballerini e prostitute, fra cui un certo Metrobio, famoso attore conosciuto in gioventù. Nel suo ultimo discorso al Senato, Silla dichiarò che costui era stato suo amante per tutta la vita, lasciando di stucco l'assemblea scandalizzata. In compagnia di questa allegra brigata, Silla visse e morì nel 78 a.c., forse di cancro, nella sua villa di Cuma in Campania.
Nell'epitaffio da lui stesso dettato fu scritto: "Nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno"

Da Silla in poi la vita politica e civile dello Stato sarà condizionata dall'esercito: disporre di un esercito da usare contro i nemici per la salvezza della patria e per guadagnarsi la gloria, il plauso e la carriera politica, ma nel caso contro le istituzioni, divenne l'obiettivo principale dei più ambiziosi. L'esempio di Silla, sostenitore dei patrizi optimates, trovò presto un imitatore d'eccezione proprio in un uomo che aveva carattere opposto e della opposta fazione dei plebei populares:
Giulio Cesare.

Nel 78 a.c. muore di cause naturali in Campania nella sua villa di Cuma (qualcuno invece sostiene di cancro, ma non è provato). Il suo funerale fu splendidamente apprestato da Pompeo e da 120.000 veterani di Silla diventati coloni.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero